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Note dal dibattito al King’s College con il Sen. Fantetti e altri candidati per l’Europa alle Elezioni italiane 2013

Note gettate “dal vivo” durante il dibattito del 13/2 al King’s College con il Sen. Fantetti e altri candidati per l’Europa alle Elezioni italiane 2013:

  • Biondi piede rotto entrata da soubrette
  • Niente Bille’ arriva Tagliaretti da Stoccarda
  • Niente Grillo
  • 1825: si comincia
  • Andrea Gori moderatore
  • Comincia in inglese senza accento
  • Ha viaggiato molto
  • Futuro UE
  • Focalizza su “reliability” come modo per essere efficaci
  • Art 54 costituzione
  • Leggi sull’impiego
  • Rendite di posizione
  • Possibile social disruption
  • Historia magistra vitae
  • Dice che Italia ha tutti gli ingredienti
  • Articolo in cds con severgnini
  • Tagliaretti (Monti) alle 1835
  • Lamenta assenza dibattito fra leaders in Italia
  • Parla inglese senza accento marcato
  • Lavora alla ECB
  • Dice c’erano idee ma non un’agenda
  • In Cina c’è energia nelle persone che manca in Europa
  • Un po’ monotono naturalmente
  • 11 minuti
  • Fantetti (PDL) alle 1850
  • Usa vicenda Di Girolamo per fare lo spiritoso
  • Europa: 55% Italiani all’estero
  • Parla di esperienza con Associazione di Altiero Spinelli
  • UE non è quella sognata
  • Italia paga per il rebate britannico
  • Sconto ottenuto da Monti non basta
  • Rispettabilità Monti pagata dagli Italiani
  • Modifiche Porcellum
  • Dettagli legge elettorale
  • Attacca PD sul Porcellum
  • Biondi non appare divertito
  • Fantetti dice che non accetterà tagli nel numero di parlamentari dall’estero
  • Caste non solo i politici
  • Contro sindacati e caste locali
  • Urbani dalle 1904
  • Parla della “porcata”
  • Gori menziona che Porcellum prima in Toscana
  • Non si presenta, non dice chi sia
  • Dice che FARE è contro tutte le caste
  • Va a braccio
  • Europa
  • Euro ha fatto risparmiare 700B euros
  • Labour laws
  • Job Security che aumenti nel tempo
  • Biondi dalle 1×915 ha avuto incidente oggi
  • Vuole applicare best-practice dall’Europa in Italia
  • Accalorato – anche lui a braccio
  • Dice che la flessibilità non è importante come si dice
  • Fine primo round alle 1925
  • Fantetti parla contro i sindacati
  • Urbani specifica non solo flessibilità importante ma anche processi
  • Q&A – comincio io – Biondi si dissocia dal passato (del PD)
  • Monti con Bersani? Tagliaretti dice che Monti non lo consulta – dice che non ha pregiudizi
  • Fantetti – solita disgrazia dei Centristi che con pochi voti vogliono comandare
  • Tagliaretti dice tante cose in comune con PD
  • Q: Nessuno prende responsabilità?
  • Accelerare il Declino vince di nuovo: Gori sbaglia e dice “Fare per fermare il futuro”
  • Urbani dice che il parlamento era sovrano
  • Biondi parla di nuovo bene del sistema inglese
  • Q: Stagnazione?
  • Tagliaretti semplificazione burocratica – attrarre investimenti – creare ambiente per ricerca e sviluppo
  • Fantetti problema leggi sul lavoro fa esempio Fiat 6 – bisogno di Mrs Thatcher per rompere i monopoli
  • Gori sindacati? Perché non ha cambiato il governo? RF sindacati troppo potenti
  • Pubblico rumoreggia
  • Urbani molte cose da fare – tasse, spese – protezione della proprietà privata
  • Biondi non sindacati ma mancata implementazione direttive europee
  • Accusa il PDL di non aver fatto le riforme
  • Q: Perché PD e PDL dopo venti anni senza riforme?
  • Fantetti d’accordo – parlamento fatto di maggioranze – grande coalizione per eliminare gli estremi
  • Biondi responsabilità più nel PDL che nel PD – dice che ha visto molte persone piene di speranza – spera che stavolta le.cose vadano meglio
  • Tagliaretti maggioranze assolute mai viste – parlamento sempre complesso
  • Q: Maggioranza PDL la più forte nel 2008? Prima legge di ciascuno?
  • Fantetti molte riforme implementate
  • Tagliaretti prima legge tagliare spese politica
  • Urbani vendita proprietà statali come ENEL
  • Q: Fiscal compact un.disastro per il futuro?
  • Biondi può essere interpretato differentemente – propone qualche escamotage
  • Urbani fare ha un piano molto dettagliato per tagli alla spesa senza toccare previdenza e pensioni
  • Fantetti va rinegoziato – includere ricchezza totale – IMU restituita per far ripartire i consumi

(il dibattito si è concluso pochi minuti dopo)

Voto e Italiani all’Estero: Piccoli Partiti Perdono

Centratissimo post di Stefano Fugazzi oggi sul tema “POLITICHE 2013: RICOMPATTARE IL CENTRODESTRA ALL’ESTERO“.

Per il voto degli Italiani all’Estero infatti solo un bipolarismo secco ha senso e significato – chi divide, distrugge. Chi fosse contrario a questo sta semplicemente chiedendo ai suoi elettori di votare per non ottenere niente. Peggio: chi desse priorità a ciò che ci divide a Roma invece che a quanto di unisce in Provincia, non ha evidentemente a cuore gli interessi di noi abitanti della Provincia.

Il problema di ogni Piccolo Partito è politico. Pochi capiscono come i meccanismi all’estero siano diversi da quelli in Italia, ma provo a spiegare. Un Piccolo Partito non può ottenere altro che nutrire la vanità di un paio di individui.

Pensiamo infatti se facesse “cappotto” e facesse eleggere tutti i deputati e senatori all’estero. Purtroppo all’estero abbiamo però solo una manciata di persone da eleggere. In Parlamento ci sarebbe del Piccolo Partito comunque uno sparuto manipolo incapace di ottenere molto se non fortunato come ai bei tempi di Prodi e del governo sempre a rischio di cadere (e che infatti durò pochissimo).

Ma naturalmente è impossibile acchiapparsi tutti i seggi. Al massimo il Piccolo Partito avrà uno o due eletti. Costoro da soli in Parlamento varranno meno di zero.

Quindi il Piccolo Partito ha bisogno di allearsi. Niente PD o PDL (altrimenti non ha ragione di esistere), rimane (all’estero) l’UDC. Il partito del 6% o meno. Il partito di Monti e dei preti. Altro che “italiani all’estero”.

Facciamo allora che il Piccolo Partito abbia il suo deputato e il suo senatore nell’UDC. Per far passare una loro proposta dovranno convincere i propri, poi sperare che quelli dell’UDC siano convinti abbastanza da convincere di quella proposta anche gli altri partiti con cui saranno al governo, sempreché siano al governo. Quindi il deputato Piccolo Partito e il senatore Piccolo Partito saranno praticamente comprimari anche nelle loro stesse proposte di legge.

Alla fine votare per partitucoli all’estero significa far eleggere un candidato PD se sei di destra e PDL se sei di sinistra. Con l’aggiunta di dividere l’elettorato e togliere importanza anche a quelli eletti nei partiti maggiori.

Tutto questo per cosa? Per la vanità di presentarsi come candidati, l’hubris di andare a Roma come eletti per poi passare cinque anni alla ricerca di qualcosa o qualcuno cui aggrapparsi per non tornare alla vecchia vita. Con tanti saluti ai problemi degli Italiani all’estero.

Chi ha a cuore i problemi degli italiani all’estero, rompa ogni indugio quindi e torni al PDL. Il resto, è vanità.

Sulla centralizzazione del coordinamento globale dei partiti politici italiani

A settimane di distanza, quanto ho detto a YouDem resta ancora valido:

  • I Grandi Coordinatori Mondiali di tutti i partiti non hanno portato a granché sul lato IMU, mandrie di Carneadi sconosciuti forse anche ai loro familiari.
  • Noi intanto facciamo benissimo con o senza un Grande Coordinatore Mondiale (p.es., la lettera agli Ambasciatori indiani).
  • Chi sta ad aspettare che Qualcuno da Roma invii la Nomina, probabilmente non dovrebbe essere nominato.
  • E il Grande Coordinatore che riesca davvero a gestire l’innumerevole diversità della presenza italiana nel mondo da un ufficio, lo vorrei vedere nel prossimo film accanto a Thor, Iron Man e gli altri Supereroi.

Il posto di Grande Coordinatore Mondiale, per quello che importa a “chi fa”, è evidentemente fittizio e dipende da “chi fa”, non il contrario. A meno che, naturalmente, non vogliamo mettere in mezzo Incitatus, il cavallo di Caligola. Oppure giocare a riempire le caselline, fare una struttura tipo PCUS e mettere tutte le pedine al loro posto.

Otto italiani, otto nazioni, otto Ambasciatori d’India

COMUNICATO STAMPA: Otto italiani, otto nazioni, otto Ambasciatori d’India – iniziativa europea in appoggio ai marò italiani, fucilieri Massimiliano Latorre e Salvatore Girone

Londra/Berlino/Parigi/Vienna/Malta/Budapest/Berna/Bruxelles&Lussemburgo
– 19 Aprile 2012:

Otto italiani residenti in otto nazioni d’Europa hanno scritto fra ieri e oggi a otto Ambasciatori d’India nel Vecchio Continente, chiedendo un intervento a favore dei marò italiani, i Fucilieri Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, attualmente detenuti in India, sospettati nella morte di due cittadini locali nel corso di un’operazione anti-pirateria.

Il coordinatore dell’iniziativa, Maurizio Morabito (Londra) ha dichiarato: “Siamo un gruppo di italiani in Europa e come tali, sentiamo particolarmente sia la situazione di Latorre e Girone, sia le sue conseguenze presenti e potenzialmente future.” “È una questione d’onor patrio – ha continuato Morabito – anche e soprattutto come prova tangibile dell’appoggio totale a tutti gli italiani che si trovino in difficoltà, dovunque si trovino.

Abbiamo voluto raggiungere gli Ambasciatori d’India nei Paesi di nostra residenza. Come tutti gli italiani, – ha concluso Morabito – vogliamo che nessuno sforzo venga risparmiato, e nessuna strada lasciata inesplorata, perché Latorre e Girone rientrino in Italia al più presto possibile.

Nella lettera inviata da Morabito e altri sette connazionali, menzionata la tragica morte dei cittadini indiani, i firmatari sottolineano come la situazione attuale non sembri evolvere positivamente, e ricordano le tante gravissime crisi in corso a livello internazionale e le potenziali devastanti conseguenze della detenzione di Latorre e Girone sulle operazioni di peacekeeping.

L’esortazione è perché gli Ambasciatori d’India aggiungano la loro voce per una rapida risoluzione della crisi, compreso il ritorno in Italia di Latorre e Girone.

Dell’iniziativa, messa in atto da iscritti e simpatizzanti del Popolo della Libertà residenti in Austria, Belgio/Lussemburgo, Francia, Germania, Malta, Ungheria e Regno Unito, sono stati informati gli Ambasciatori d’Italia nei Paesi interessati.

Contatto:
Maurizio Morabito
maurizio CHIOCCIOLA morabito PUNTO name

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(segue elenco firme – sono disponibili anche le versioni italiana e inglese della lettera inviata agli Ambasciatori d’India)

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FIRMATARI

Roberto Basili, Buch am Erlbach, Germany
Carlo Bauleo, Winterthur, Switzerland
Rosario Cambiano, Köln, Germany
Marzia Carissimo Gibbs, London, UK
Vincenzo Catalano, Malta
Mario Ferrera, Berlin, Germany
Maurizio Morabito, London, UK
Vincenzo Orlando, Budapest, Hungary
Carmelo Pignataro, Stuttgart, Germany
Angela Piscitelli & Leonardo Cammarano, Sainte Vertue, Yonne, France
Vittorio Porta Frigeri, Luxembourg
Enrica & Sergio Valentini, Vienna, Austria
Mario Spanó, Wolfsburg, Germany

Mio intervento oggi su Youdem.tv

Include foto di “qualche” anno fa…

I partiti italiani all’estero: come operano Pd e Pdl?

ps per le malelingue…avevo inviato anche la foto con Boris, fatta tre giorni fa!!!

Incontro di Franco Frattini con la Comunità Italiana In Europa del 29 Marzo 2012 – live microblogging

Di seguito il resoconto dell’incontro di Franco Frattini (Deputato del Pdl, Presidente della Fondazione A. De Gasperi e della SIOI. Già ministro degli esteri, commissario e vicepresidente della Commissione UE – TwitterFacebook) con la Comunità Italiana in Europa del 29 Marzo 2012 – cosí come scritto dal vivo e riportato da me su Twitter – @mmorabito67: (nota: il mio account Twitter principale rimane @omnologos)

(ogni errore ed omissione nel seguito, colpa del sottoscritto...)

(introduzione del sen. Raffaele Fantetti)

  • Fantetti elogia le iniziative di Carlo Presenti, Direttore Istituto Italiano di Cultura di Londra.
  • presente punta iceberg emigrazione italiana in Europa
  • emigrazione in crescita 70-100mila all’anno fenomeno attuale
  • nuovi emigrati non distaccati dall’Italia.

(intervento dell’On. Franco Frattini)

  • elogia Carlo Presenti, Direttore dell’Istituto di Cultura Italiana a Londra
  • “occasioni come queste sono poche”
  • legge elettorale va cambiata.
  • dovremmo essere in quattro ma uno ha tradito.
  • c’è rete italiani nemici del Paese in odio a un Governo.
  • personaggi sconosciuti dati spazio su giornali prestigiosi per criticare l’Italia.
  • occorre rete persone che amano l’Italia e i cui sforzi positivi vinceranno su quelli negativi.
  • in tutto il mondo professionalità italiane ben radicate.
  • provocatoriamente da non-Ministro…aneddoto riguardo ministro nord europa.
  • italia non solo corruzione.
  • futuro politico. #Berlusconi ha dovuto fare passo indietro. Problema opposizione distruttiva.
  • riforme Monti le avrebbe dovute fare Berlusconi. Lega contraria riforme importanti.
  • parte del PDL ha tradito per votare con Bersani.
  • sorte Italia in mano a deputati sconosciuti.
  • Berlusconi ha cambiato l’Italia in 17 anni.
  • maggioranza parlamentare non politica
  • Monti liberale che conosce il mondo. Considerato degno di rispetto dal 1994
  • nostro sostegno riforme Monti crea problemi a #Bersani.
  • campagna elettorale adesso responsabilità gravissima anche Bersani l’ha capito.
  • giro europa incontrando vecchi amici e conoscenze. Menziona on. @guglielmopicchi .
  • occorre Partito Moderati Italiani fra chi fa riferimento al PPE.
  • Partito Moderati avrebbe due terzi dei voti.
  • Fioroni, Letta nel PD ma cominciano a capire non è il loro spazio.
  • Costituente Popolare Italiana come ha indicato Alfano.
  • isolamento europeo Tories lo sconteranno.
  • politica ha problema credibilità – bisogna lavorare perché classe dirigente abbia onestà e correttezza morale.
  • esponenti locali partito coinvolti in scandali. Dalle politiche in poi chi.ha problemi non va incluso.
  • Berlusconi non tollera chi.è in politica per prendere soldi.
  • altra caratteristica l’aver contribuito alla società – come Forza Italia agli inizi
  • Fantetti e @guglielmopicchi hanno esperienze prima della politica come me.
  • legge elettorale: preferenze, piccoli collegi, liste scelte da elettori, candidato Premier, squadra governo
  • ultima cosa. Vendola e soci vogliono colpire ricchezza non alleviare povertà.
  • dice Vendola vuole bloccare BOT. Provocazione? Nel dubbio…
  • Presidente Associazione De Gasperi dopo Andreotti.
  • De Gasperi: politico pensa prox elezioni. Statista.pensa prox generazioni. Tutti ora diciamo grazie a DG.
  • (continua a nominare Vendola)
  • chi ha il passaporto dovrebbe credere ed essere legato all’Italia. Circoscrizione Europa va rimessa al centro.

(domande dal pubblico)

  • Sviluppo non solo tasse? Manovre fiscali per fermare emorragia. Già partiti liberalizzazioni e semplificazioni.
  • Bertali chiede più organizzazione nel partito per l’estero
  • (il mio intervento) – Ho chiesto che il partito e l’Italia “sfruttino” i milioni di anni-uomo di esperienza disponibili specie in Europa.
  • Dalla Svizzera richiesta di aiutare chi voglia tornare.
  • Da Bruxelles @Simoneceramicol invita a fare delle elezioni all’estero una cosa seria. Compravendita buste mai più.
  • Dalla Germania brontolii contro la disorganizzazione del partito a Roma. Troppe cose fanno vergognare
  • Da Vienna invito simile al mio. Michele Capaccioli dei Riformisti chiede riforme per invogliare giovani rientrare

(risposte dell’On.Frattini)

  • ritorno apprendistato. Meglio dei CoCoCo.
  • legge lavoro prima dell’estate
  • nomine passate per l’estero nel partito sbagliate, sottovalutata importanza.
  • chiederò rivitalizzazione settore.
  • se fosse stata usato il criterio del merito scelta su Fantetti e @guglielmopicchi
  • adesso spinta online
  • dice che farà suo il mio suggerimento…
  • forum+ per l’europa da presentare in Direzione partito.
  • ricerca e innovazione per rientro in Italia tramite defiscalizzazione
  • rete cooperazione internazionale fra centri di.ricerca incluso reingresso in Italia per chi voglia.
  • colpito da riferimento a pochezza conoscenza linguistiche. Anche funzionari non sanno inglese e francese
  • italia rischia perdere competizione qualità in europa
  • italiani spesso non “fanno sistema” all’estero
  • approccio funzionari potrebbe essere aiutato da chi vive all’estero
  • parla di seggio De Gasperi al Parlamento austriaco
  • punto telematico ascolto per elettori e simpatizzanti

L’incontro si è tenuto all’Istituto Italiano di Cultura di Londra, ed è stato organizzato dal sen. Raffaele Fantetti e dall’On. Guglielmo Picchi, entrambi eletti nel PDL per la Circoscrizione Europa e residenti nella capitale britannica.

Perché ho rispedito indietro l’International Herald Tribune

(originale su Il Predellino)

Affezionato lettore dell’International Herald Tribune da più di un quarto di secolo, e abbonato fisso da almeno 12 anni, il 14 febbraio 2011 ho fatto una cosa che non avrei mai pensato di fare. Ho messo il giornale in una busta, con una bella letterina di accompagnamento, e l’ho rimandato indietro (direttamente a Parigi). Perché quando è troppo, è troppo.

dal nostro corrispondente a Londra, Maurizio Morabito
Tutto è cominciato quando durante la tradizionale lettura mattutina del giornale, ho notato un articolo a pagina 3, bello in evidenza e accompagnato da una foto gigante della manifestazione “Se non ora quando” del 13 febbraio a Roma. Titolo dell’articolo, «Angry voices rise against Berlusconi», «Voci arrabbiate si alzano contro Berlusconi»

E fin qui niente di strano: a parte un rarissimo articolo di Rachel Donadio del 22 gennaio scorso, l’IHT non ha mai fatto molto per far comprendere ai suoi lettori neanche le basi del “fenomeno Berlusconi” e del “caso Italia”, preferendo le solite macchiette e mezze verità.

Ma la stessa Donadio, in compagnia della coautrice dell’articolo sulla manifestazione romana, Elisabetta Povoledo, ha stavolta superato se stessa, scrivendo un pezzo di propaganda spicciola e neanche tanto velata. L’articolo in inglese è infatti di 784 parole, delle quali 766 sono contro Berlusconi. E solamente 18, a favore, nel senso che è stata infilata una insensata frasetta a forza:

«Mr. Berlusconi and his defenders have dismissed the demonstrations as purely political, calling his critics “moralists” and “puritans”», ovvero «Berlusconi e chi lo difende hanno rigettato i cortei come puramente politici, etichettando i suoi critici come “moralisti” e “puritani”». Nient’altro. Meno del 2.4% del totale dell’articolo, per chi volesse fare due conti.

Niente spazio quindi ad alcuna critica alle manifestazioni, anzi ad alcun ragionamento che possa andare al di là delle solite lamentazioni. Niente spazio neanche ad una voce non certo berlusconiana come quella di Beppe Severgnini, visto che la manifestazione l’ha criticata per suoi motivi anche lui.

E allora lo dicano forte e chiaro, all’International Herald Tribune/New York Times. Dicano di non avere intenzione di pubblicare notizie dall’Italia, e di preferire intervenire a cervello spento e con la propaganda a mille, quasi volessero imitare un qualsiasi giornalucolo egiziano filogovernativo dei tempi di Mubarak.

E se quello è il caso, allora si tengano il giornale. Per intanto, come ho detto, l’ho rimandato indietro, al Servizio Clienti però, chiedendo loro di mandarmi l’edizione giusta, quella scritta professionalmente e giornalisticamente, invece che l’edizione delle stupidaggini. Chissà.

Piccolo Grande Freddo

(articolo pubblicato su Il Predellino)

Il periodo fra oggi e la riapertura dei lavori della Camera per il fatidico voto del 14 dicembre si riempirà di elaborate elucubrazioni riguardo il futuro della politica italiana, fantasie da fantapolitica e imperscrutabili insinuazioni riguardo più o meno tutti i principali personaggi impegnati nella tenzone.

Avremo un governo tecnico forte, a breve? Allora, che vada alle elezioni per dimostrare la sua forza. E un governo tecnico stabile? Allora, perché non è stato formato prima? Questo stesso periodo di “calma piatta” permette però anche di riflettere su quanto sia avvenuto finora.

E in particolare, fa risaltare quanto la strategia della terra bruciata da parte dei Futuristi/Finiani/Filini sia assolutamente insensata, a meno che la loro base elettorale non siano gli elettori Pd e Idv. E non è detto che non lo sia. E quindi Fli potrebbe anche arrivare alle doppie cifre, ma senza prendere che voti marginali al Pdl.

Assistiamo infatti quotidianamente a un curioso comportamento di attacco a testa bassa contro sia il Presidente Berlusconi che il Popolo della Libertà. Ipotizzando che non si tratti di questioni di carattere personale, l’unica alternativa logica è che dietro tutto questo ci sia un desiderio smodato di quella che gli inglesi chiamano la Usp (“unique selling proposition”), la voglia di “differenziarsi”: a furia di insulti e accuse però.

Solo che differenziarsi a base di insulti e accuse contro Berlusconi e affini non può che attirare in Fli chi è scontento di Berlusconi in partenza, cioè chi votava Pd e Idv, visto che di antiberlusconiani nel Pdl ce ne sono stati sempre pochi.

Pensare allora che la situazione arrivi a vedere un travaso consistente di voti se non maggioritario dal Pdl a Fli significa immaginarsi l’accadere di un numero vastissimo di piccoli miracoli, l’improvviso cambiare idea di chi ha seguito fino ad oggi il Presidente Berlusconi nella direzione di un vacuo Fini (e già sarebbe abbastanza!) e addirittura di quei giganti della politica che sono Casini e Rutelli.

A spingere Fli verso insulti e accuse è il semplice fatto che dal punto di vista politico non esiste alcuna proposta nuova di stampo Fli. Non esiste un vero e proprio “programma Fli”, anzi non è neanche il momento di parlare di programma.

L’intero discorso politico italiano non è imperniato sui programmi, ma sulla persona-Berlusconi, in barba appunto a ogni programma, vuoi per mandarlo a casa, vuoi per lasciarlo dov’è. E a ridurre la situazione così è stato chi ha incentrato tutto sulla lotta a Berlusconi come persona, i vari D’Alema, Rutelli, Veltroni, Bersani, Di Pietro, e adesso Fini.

Che successo hanno avuto quelli prima di Fini? Zero. Chi ha vinto contro Berlusconi? Due volte, Prodi, che non è antiberlusconiano. Quali sono le probabilità che questa volta vinca Fini? Zero. Quindi adesso toccherebbe a Fini e Filini di venire allo scoperto con un programma.

Si tratta pero’ per loro di un campo minato, che rischia in ogni caso di eliminare ogni ragion d’essere (politica) di Fli: se riusciranno infatti a mostrare un programma che non sia un programma Pdl, si saranno piazzati chiaramente a sinistra, per cui addio a ogni ambizione di centrodestra; ma se il loro programma fosse invece da Pdl, perché non far confluire le due compagini insieme, come già accaduto con Fi e An?

Magari un giorno gli ex-colleghi di partito decideranno di disarzigogolizzarsi: nel frattempo, se per sciagura scomparisse Berlusconi dalla scena politica, ci troveremmo tutti guidati da dei microbi della politica.

Che prospettiva entusiasmante! E tutto, perché’ qualcuno per l’ennesima volta sta cercando di togliere di mezzo il Presidente Berlusconi.

Una mattina mi son svegliato e ho trovato..i Filini!

(articolo apparso su ItaliaChiamaItalia e su Il Predellino)

E fu così’ che un bel giorno anche nel PdL Uk venimmo a sapere che improvvisamente bisognava scegliere se stare “di qui” o “di li'”, con un nuovo “li'” rappresentato dalla terza carica dello Stato.

Addirittura. E quel bel giorno vide un bel pezzo (nel senso di numericamente consistente, non nel senso delle fattezze fisiche) della dirigenza PdL nel Regno Unito decidere di “andare di li'”.

Inutile nascondere la sorpresa, il disappunto, il generale colpo all’entusiasmo e il senso di improvviso vuoto, che per quanto grande o piccolo che sia si fa sicuramente sentire. Avere un mignolo fasciato, si sa, significa scoprire l’importanza del mignolo. Averne uno di colpo mozzato, significa imparare a farne a meno.

Cosa facevano, quei mignoli? Si occupavano di rapporti con la “vecchia emigrazione”. Ora ci dicono, voi non avete nessuno che si occupi di “vecchia emigrazione”. E bravi! Come se un generale d’altri tempi avesse dato il comando della la cavalleria a uno dei suoi ufficiali, e questi, dopo aver disperso la cavalleria e disertato, incolpasse il generale di..non avere più la cavalleria.

Anzi, di non avere più un esercito, come se la presenza sul territorio si svolgesse secondo un canale unico, solo e soletto. Cosa c’era da fare, allora, “passare di li'”?

Ma parliamo un po’ dei Filini: chiamati così perché quelli di Futuro e Libertà si dicono “futuristi”, forse andrebbero indicati come finiani, o fliniani, ma a me ricordano invece l’occhialuto, troppo entusiasta, inconcludente e pasticcione ragioniere dei film di Fantozzi.

A tutta prima, i Filini si sono adoperati in un voltafaccia improvviso e ingiustificato, che porterà gran parte della loro rappresentanza in Parlamento a un ritorno alla vita civile alle prossime elezioni. In inglese si dice, ecco i tacchini che votano per Natale: in Italia si potrebbe dire, ecco gli agnelli che votano per anticipare la Pasqua.

Cosa vogliono, i Filini? Di sicuro, non vogliono rispettare il mandato degli elettori. Non saranno i primi, non saranno gli ultimi nell’Italia del trasformismo, pratica ottocentesca che hanno deciso di rinverdire per il ventunesimo secolo (sarebbe forse questo, il “Futuro”!!!).

Dicono i Filini, voi avete Cosentino. Ma se andiamo oltre gli slogan, qualcuno mi può spiegare perché l’on. Cosentino non era un problema, fino a poche settimane fa? Si dice in Calabria, ecco i “porci puliti”, che fino a ieri si rotolavano nel fango e adesso improvvisamente si danno l’aria dei gran signori.

A noi che ci sporchiamo ancora rimarrà la consolazione del pensare che chi ritenga che la malavita organizzata sia un problema di questo o di quel parlamentare, di questo o di quel partito, o anche di questa o di quella regione, si vede che non ha affrontato, studiato, capito il problema della malavita organizzata e farebbe meglio a occuparsi delle sue bambole di stoffa, e delle sue figure di cartone.

Dicono i Filini, non c’era democrazia nel Pdl. Magari lo “dimostrano” per poi accusare questo o quel Parlamentare del Pdl di non aver votato troppo spesso con il Governo (eh? Ma allora, la democrazia interna esisteva, ed esiste…).

La logica suggerirebbe comunque che uno prima faccia delle proposte, poi se le veda insabbiate e censurate, e solo allora denunci che non ci sia democrazia. I futuristi invece, vivendo nel futuro, vogliono darla a bere che abbia senso fare le cose al contrario, cominciando dalla denuncia.

Dulcis in fundo, adesso troviamo i cari Filini sempre disponibili a manifestare, in una specie di supermercato del consenso dove tutto va bene purché vada contro il Governo.

Purtroppo pero’ si tratta storicamente dei tratti caratteristici di chi non sa governare (le differenze dei toni e delle azioni del presidente Fini rispetto ai Filini, sono finanche troppo evidenti).

Cosa vogliono, i Filini? Non ho capito, e penso non l’abbia capito nessuno. Sembra evidente che non vogliono essere loro gli ultimi con il “cerino” in mano, quelli che saranno additati al pubblico ludibrio per aver causato le elezioni anticipate, e questa preoccupazione del cerino prende in loro la precedenza rispetto a tutto, incluso l’improvviso odio antiberlusconiano.

A proposito…a sinistra intanto, tanto per cambiare, si parla solo di Berlusconi. Ecco, se io fossi un fanatico berlusconiano mi iscriverei al Pd immediatamente, perché come lo adorano da quelle parti, dove viene descritto alla pari con l’Onnipotente se non di più, è roba che non si vedrebbe neanche a un convegno di acerrimi cloni Brambilla/Bondi. E all’Idv, è anche peggio.

Cosa resta da fare, dunque? Naturale, a livello Pdl Uk, il rinforzare il legame con i nostri due Parlamentari, l’on. Guglielmo Picchi e il Sen. Raffaele Fantetti, entrambi residenti a Londra. Chissà quanti sognano di avere un Deputato e un Senatore residenti e spesso disponibili in pochi minuti, altro che settimane di attesa per velocissimi convegni o incontri con la Comunità.

I soliti incontentabili diranno che non si tratta di Ministri o Sottosegretari: ma anche noi siamo dei vasi di coccio, e chi vuole mettersi a inseguire questo o quel politico in base all’ammontare di potere che ha, si accomodi pure.

Noi altri, rendiamoci conto una buona volta che la maggior parte delle volte che si presenta a Roma un sedicente rappresentante di una comunità di italiani, questi lo fa con la mano tesa e aperta aspettando di ricevere finanziamenti. E tanti, troppi fra coloro che sono politicamente attivi da fuori dei confini dell’Italia, dimostrano nelle loro missive problemi vuoi con la logica, vuoi con la salute mentale.

Aggiungiamo a tutto ciò la catastrofe che è stata l’elezione di tal Nicola Di Girolamo (catastrofe che ho denunciato dal primo giorno causandomi non poche difficoltà), mescoliamo la vacuità litigiosa del Consiglio Generale degli Italiani all’Estero (CGIE), e poi sarà facile capire perché gli Italiani all’estero si trovino politicamente nello stato in cui si trovano (altro che improbabili successi da parte di nuove leve che si presentino in liste dal 7% di consenso).

Ognuno naturalmente avrà la sua storia politica, e quindi a parte alcuni “casi umani” conviene considerare le scelte di tutti come dotate di una loro logica interna. Ma in queste condizioni, per il Pdl Uk i valori fondamentali sono la fedeltà e la fiducia con i nostri Parlamentari, non il discettare sulle quisquilie (o sul niente, come vorrebbero i Filini).

Questo significa appoggiare Il Governo…certo, le riforme sono poche, ma chi le vuole, in Italia? La riforma Gelmini manca poco che veda una sommossa (e tragiche inciampature di attempati e allampanati leader politici in giro per i tetti come tanti Aristogatti).

Che il Governo sia a destra o sinistra, qualunque cambiamento dello status quo significa confrontarsi con migliaia di italiani decisi a mantenere i loro privilegi, nonostante tutto. Nel frattempo, l’Italia dei conti disastrati ha tenuto molto bene di fronte alla crisi mondiale, e nonostante i tanti vituperi ricevute dai soliti noti il “tributarista di Sondrio”, al secolo Giulio Tremonti rimane la miglior scelta nell’intero panorama politico come Ministro dell’Economia.

Analogamente non è possibile pensare persona migliore al Ministero degli Esteri di Franco Frattini, e la lista potrebbe continuare. Certo non e’ sempre facile, fornire questo appoggio, di fronte all’ennesima sciocchezza detta in questo o quel raduno leghista, o alla incredibile piaggeria di cui si rendono protagonisti certi personaggi, aspiranti sotto-giullari alla Corte di Arcore.

Ma non bisogna avere la foto del Cavaliere in tasca per comprendere come non esista un’alternativa: i motivi per appoggiare il Governo Berlusconi restano (la superiorità’ in tutti i settori: competenza, visione, ottimismo, capacità di fare).

Potremmo avere di meglio? Certo, come potremmo essere tutti ricchi, giovani e belli. Quindi, e oso concludere a nome di tutti gli attivisti Pdl nel Regno Unito, noi proseguiamo sull’antica strada.

Ecco quello che resta da fare. I figliol prodighi Filini, però, quando torneranno faranno bene a portarsi quanto servirà’ a organizzare il banchetto per festeggiare il loro ritorno. Noi, non sentiremo alcun dovere di pagare.

Mercoledi’ al Circolo Presidenziale degli Scacchi: Silvio Kasparov vs Gianfranco Karpov

Cosa vuol dire quando anche un Sottosegretario del Governo in carica diventa solo una piccola pedina in un gioco molto piu’ grande? Vuol dire che siamo tutti su una scacchiera, e stiano attenti i pedoni!

In attesa dunque che la caliente estate di Caliendo raggiunga il suo apice in un pomeriggio agostano di Roma (sono previsti, fuori da Montecitorio, 29.5C, vento moderato), invece di abbandonarsi alla solita dietrologia e scervellarsi sui motivi reconditi di certe scelte, puo’ risultare utile analizzare in che situazione si trovino i contendenti, a cominciare dai due Gran Maestri (di scacchi, eh, non facciamo i maliziosi…).

Da un lato c’e’ Silvio “Kasparov” Berlusconi. L’indiscutibile vincitore di elezioni, capace di risollevare il PdL da un disastro incalcolabile nel Lazio fino addirittura alla vittoria netta; circondato come sempre da fedelissimi; e determinato allo scontro duro con chi gli si opponga in maniera netta: ieri, i Comunisti, oggi, il Presidente della Camera. Eppure, e’ adesso solo.

Cosa altro aspettarci da chi e’ “disceso” in politica, non “entrato”? Nel suo approcciarsi alla politica in una maniera appunto di continua sfida anticonformista, non c’e’ da meravigliarsi nel vedere il Presidente Berlusconi senza molto supporto nel conflitto con il Presidente Fini. Finanche l’on. Ghedini e il Sottosegretario Letta hanno fatto sapere, prima della fatidica Direzione del PdL del 29 luglio, di preferire un documento molto piu’ conciliatore di quello che e’ poi stato firmato.

Non che quel supporto sia assolutamente necessario: anche perche’ a lasciare i gruppi parlamentari del PdL sono stati in pochi (non abbastanza pochi, ma sempre pochi). Il Primo Ministro si e’ esposto pero’ a rischi non trascurabili, incluso il problema di scontarsi con un gruppo politico che ha fatto della lealta’ un valore fondativo. Gli e-AN convinti a cambiare casacca, insomma, abbandonando il leader storico, saranno per forza di cose gli stessi pronti a cambiare casacca anche in futuro, abbandonando il leader di turno.

C’e’ chi corre rischi molto piu’ grandi pero’. Dall’altra parte della scacchiera, ecco infatti Gianfranco “Karpov” Fini, anch’egli solo, dalla sua parte, anche perche’ perche’ a lasciare i gruppi parlamentari del PdL sono stati in pochi (non troppo pochi, ma sempre pochi)

Probabilmente da troppi anni in politica per non essere accusabile di contraddizione e bizantinismo, il Presidente della Camera, per chi non se ne fosse accorto, ha detto di essere stato espulso dal PdL, ma come quei calciatori cui non sembra importare del cartellino rosso, non e’ per niente andato via dal partito. Anzi, ha definito i suoi gruppi parlamentari come modi per “manifestare la protesta”. Niente nuovo partito, dunque, almeno per il momento, ma un turbinio di difficile comprensione.

Cosa ha portato alla guerra contro Berlusconi, infatti? Il problema, qualunque esso sia, non e’ politico. I “finiani” rimangono in maggioranza, alcuni addirittura nel Governo: ma allora non ci sono questioni di carattere operativo neanche al livello dell’attivita’ giornaliera del Governo stesso.Si parla tanto dell’importanza della liberta’ di dissenso: ma allora dove sono le settimane di voti contrari, da parte dei “finiani”, che avrebbero dovuto poi portare alla scissione dei gruppi parlamentari? Adesso si vocifera di una astensione sulla fiducia a Caliendo, un comportamento a meta’ fra il Ponzio Pilato e il Circolo degli Ignavi e probabilmente altrettanto entusiasmante per l’elettorato.

Il rischio con l’elettorato e’ che il Presidente Fini venga definito come capace di scontrarsi su problemi di carattere filosofico-esoterico (e non politico) in un momento che tutti definiscono difficile, sia a livello nazionale che internazionale: un elettorato che si aspetta che alle elezioni poi tutti vadano uniti, come al solito. Dieci su dieci per l’intrattenimento estivo, ma cinque in condotta per “Futuro e Liberta'”.

C”e un lato molto positivo in tutto questo, comunque, per Il Presidente della Camera: ha dimostrato a tutti quale sia il livello del suo contendere. Mai per esempio ha detto una parola o si e’ esposto a un tu-per-tu con personaggi potenzialmente importanti anche in prospettiva futura come il Ministro Tremonti. Se uno e’ definito soprattutto dai nemici che sceglie, il Presidente Fini puo’ direttamente nutrirsi di molta dell’energia di Silvio Berlusconi stesso.

E noi altri? Altro che luce riflessa…e’ buio, e probabilmente l’oscurita’ aumentera’ quando calera’ la mano dello scacchista che voglia spostarci da questa o quella parte (ricordiamo che spesso, alcuni pezzi vanno ahime’ sacrificati). La cosa piu’ utile e’ notare chi siano i “guastatori” dell’una e dell’altra parte, perche’ le banderuole si nascondono fra loro. Per quanto riguarda l’estero, e’ anche peggio: l’aria e’ da solitudine post-“inverno nucleare”.

Cosa direbbero un gruppo di interisti sperduti su un isolotto in Micronesia, se Moratti dicesse loro di tifare Balotelli? Se il referente, il tramite fra il centro del partito e la tua periferia si mette in contrapposizione a quel centro, chi e’ adesso il tuo referente? Se un domani ti dira’ “Fai questo, fai quello” potrai fidarti oppure dovrai dolorosamente ragionare da solo, confrontare sempre se quello che ti viene chiesto faccia parte di un “pensiero di corrente”? Ragionamento analogo, purtroppo, anche per qualunque nuovo “referente”…

Visto che siamo tutti soli allora, il modo piu’ logico per affrontare la situazione e’ di restare uniti (anche perche’, all’estero il numero di attivisti politici italiani e’ per forza di cose molto basso). Chi voglia seguire Fini lo segua, chi voglia seguire Berlusconi lo segua, tanto non andremo nessuno, per il momento, da nessuna parte.

Più che le motivazioni o anche la coerenza quello che deve interessare è la franchezza e l’onestà. Anche perchè la porta rimane sempre aperta per ogni figliol prodigo, aspettando che fini-sca la partita a scacchi.

E come fini-ra’? Non occorre essere Sun Tzu per capire come non convenga lanciare una sfida quando non si ha la forza per sostenere e magari anche vincere il duello. Sul carro dello sconfitto, come si sa, non vuole salirci proprio nessuno. Tutte ovvieta’ che Silvio e Gianfranco conoscono sicuramente bene.

Speriamo solo che a furia di picconarsi a vicenda, nessun anonimo scriva di loro come del Valentino (Borgia, non Rossi), che

non si conobbe e con la sua ignoranza
cascò d’altezza in gran calamità.
Così val senza ragion possanza.

Fra un tira e molla e l’altro, ecco cosa rischia (positivamente) il Popolo della Liberta’

(questo testo e’ apparso anche su ItaliaChiamaItalia e su L’Occidentale)

E’ ovviamente difficile seguire il turbinio di dichiarazioni e controdichiarazioni che provengono in queste settimane dal PdL. Ed e’ ancora piu’ difficile quando bisogna farlo da circa 1200km di distanza. Sembra non passare giorno senza che qualcuno, compiaciuto o meno, annunci la fine dell’esperimento politico inaugurato con la Convention di Roma del Marzo 2009, mentre dall’altro lato si sentono i mormorii soddisfatti di un’opposizione che non vedrebbe l’ora di veder implodere il lavoro di Silvio Berlusconi, misteriosamente ignara del fatto che non esistendo alcuna alternativa seria toccherebbe all’Italia un periodo particolarmente buio e difficile.

Diciamoci allora: davvero stanno per suonare le campane a lutto per il Popolo della Liberta’! E’ vicino il capolinea, buonanotte suonatori, e l’ultimo chiuda la porta!

Anzi, no. Chiediamoci invece: i cambiamenti che tutti sanno essere necessari a livello economico e sociale, possono davvero essere raggiunti da soporosi gruppi di persone categoricamente sempre d’accordo su tutto (leggi, il PD) o succubi al Leader su tutto (leggi, l’IdV)? E dunque: e se tutti i segnali di sconvolgimento dall’interno del PdL non fossero altro che la prova che il PdL stesso sia un partito (anche troppo!) vitale, e che si trovi alla vigilia di una fase di sviluppo e capacita’ di riforma davvero fuori dal comune per un Paese come l’Italia?

E’ proprio questo, dopotutto, che viene indicato dalle teorie di psicologia sociale. In particolare quanto sta accadendo ricorda molto da vicino il modello di evoluzione della vita di gruppo proposto nel 1965 dall’americano Bruce Tuckman, sulla base della sua esperienza come psicologo nella Marina degli Stati Uniti, modello successivamente modificato fino a includere cinque stadi di sviluppo:

  1. Formazione (=”forming” nell’originale)
  2. Conflitto (=”storming”)
  3. Strutturazione (=”norming”)
  4. Attivita’ (=”performing”)
  5. Trasformazione (=”transforming”)

Cosa significano i vari stadi? Inizialmente (la “Formazione”), il gruppo e’ creato dalla volonta’ in tal senso dei suoi membri. Non vengono quindi discussi gli argomenti piu’ scottanti, ma ci si concentra sullo stabilire i meccanismi e le regole necessarie al funzionamento del gruppo stesso. Questo e’ il periodo piu’ tranquillo, del “volemose bene”, e anche se non vengono ottenuti molti risultati pratici, i partecipanti hanno l’occasione di conoscersi meglio l’un l’altro.

A un certo punto pero’ i nodi arrivano al pettine e si passa al “Conflitto”. Quali sono le priorita’? Come verranno coordinate? Come potranno essere riconciliati aspetti e prospettive individuali a tutta prima inconciliabili? Come reagiranno i vari membri alle situazioni difficili? Questo e’ il periodo meno tranquillo, quando la tolleranza, il rispetto e la pazienza reciproci sono messi a durissima prova. C’e’ chi si vuole allontanare, altri che vogliono allontanare, ogni tanto qualcuno inspiegabilmente sembra impegnarsi a distruggere tutto e tutti.

Alcuni gruppi non sopravvivono allo stadio del “Conflitto”, ma secondo Tuckman non e’ possibile lavorare insieme in maniera efficiente e fattiva senza passare per lo stadio del “Conflitto”: anzi, un eccessivo uso della diplomazia a questo punto puo’ risultare, paradossalmente, nell’autodistruzione del gruppo stesso. Il gruppo che invece sopravvive si trova poi nell’invidiabile situazione di avere finalmente individuato un unico e chiaro scopo comune, a cui tutti cominciano a lavorare in maniera responsabile per il successo di tutti (=”strutturazione”). Si puo’ quindi passare all'”attivita'”, dove i problemi vengono risolti praticamente senza piu’ conflitto interno, e dunque alla “trasformazione”, incidendo in maniera efficace e significativa sul mondo.

Non si tratta di idee campate in aria, visto che sono applicate (ed esperite!) da 45 anni con poche modifiche. E se e’ vero che Tuckman pensava a gruppi piccoli, e’ anche vero che i meccanismi della politica italiana significano che in un partito come il PdL la dinamica piu’ appropriata da osservare e’ quella fra la manciata di personalita’ di spicco. A che punto siamo dunque, secondo il modello di Tuckman? Piu’ o meno dall’autunno 2009, il PdL e’ ovviamente entrato nella fase del “conflitto”: il che vuole anche dire che la struttura di partenza e’ stata messa insieme con una rapidita’ straordinaria. Comunque, c’e’ poco di che lamentarsi nell’attuale tempesta, che anzi deve essere la benvenuta: il PdL sta attraversando uno sviluppo assolutamente naturale, dietro il quale non esiste altra regia che quella della natura umana.

Il rischio e’ che il partito scompaia da un giorno all’altro, semmai le “corde” vengano troppo tirate, o le parole risultino troppo forti, o le dichiarazioni di mutua inimicizia diventino troppo roboanti. Ma questo e’ il prezzo da pagare per un “rischio” ben piu’ grande e positivo, quello di diventare come PdL quel gruppo di riformatori, liberalizzatori e modernizzatori che tutti aspiriamo essere.

A questo punto, e’ solo una questione di tempo…

COMUNICATO di Raffaele Fantetti (1 Marzo 2010)

(ricevo e rimando)

Come è facile immaginare, da quando è scoppiato il caso Di Girolamo, sia io che i miei legali siamo tempestati di richieste di interviste. Mi è parso opportuno non parlare fino alla conclusione della vicenda. Ritengo, però, di rispondere ad alcuni articoli che mi riguardano e riportano diverse inesattezze tendendo a dare un messaggio non condivisibile.

Si dice che lavoro come funzionario a Roma del Ministero dello Sviluppo Economico, ex Commercio Estero. In realtà -come appare sul mio sito (www.fantetti.org)- sono un esperto ex Legge 56/2005 con contratto a tempo determinato, selezionato in base al superamento di un concorso pubblico per l’implementazione dei c.d. “sportelli unici” all’estero al quale ho concorso come residente all’estero. Quella dell’istituzione degli sportelli unici fu una brillante intuizione dell’allora Ministro Urso, portata avanti ed approvata dal precedente Governo Berlusconi ma la cui implementazione è stata molto osteggiata e procede a rilento

Nelle more della destinazione istituzionale all’estero, ho proceduto ad un commuting regolare tra l’Italia ed il Regno Unito (Londra, dove ho dimora, residenza e dove sono emigrato nel 1992). Ho debitamente segnalato la cosa alle autorità sia italiane che inglesi. Da un punto di vista fiscale, non mi avvalgo del Trattato contro la doppia imposizione. In passato, durante la mia esperienza professionale a Washington DC, mi ero comportato nello stesso modo, segnalando il tutto alle autorità competenti ed operando un commuting regolare tra affetti e lavori al di qua ed al di là dell’Atlantico.

Noi giovani Italiani della cosiddetta “NEP: Nuova Emigrazione Professionale” (espressione di cui rivendico la paternità per averla coniata in un convegno pubblico sulla materia organizzato dal giornale “Pensiero Londinese” presso l’Istituto Italiano di Cultura a Londra molti anni prima che la legge 459/2001 fosse approvata), siamo così. Costretti ad uscire dal Paese a causa dell’imperante gerontocrazia e mancanza di meritocrazia, cerchiamo lavoro e/o un lavoro migliore altrove e giriamo di continuo. Io sono stato in Belgio e Francia prima di approdare sulle bianche scogliere di Dover e non ho proceduto a cambiare ogni volta i termini della mia iscrizione AIRE: poi ho anche scoperto che non ne ero tenuto (ex art.1, comma 8, Lg. 470/1988).

Da anni, l’ottimo rapporto “Italiani nel Mondo” della Fondazione Migrantes conferma che la maggioranza degli iscritti all’AIRE, specie in Europa, ha meno di 40 anni e ciò non fa che confermare la nostra intuizione dei primi anni Novanta.
Leggete le varie rubriche degli Italians su Internet per farvi un’idea di chi sono e di come vivono in giro per il mondo. Ritengo che la mia storia, nel suo piccolo, sia significativa di tali attualità. In Italia non avevo sbocchi nonostante un ottimo curriculum di studi.
Ho sempre diviso il mio tempo professionale tra le tematiche dell’internazionalizzazione delle imprese italiane e quelle degli Italiani all’estero (queste ultime mai dietro compenso): per questo sono ben conosciuto in entrambi gli ambiti.

In tempi non sospetti mi sono iscritto a Forza Italia, poi ho fondato il Circolo della Libertà U.K. (io vice e Presidente l’amico ingegner Bertali di AN): ora collaboro -sempre su base volontaria- con il Settore Italiani nel Mondo del PDL e ho contribuito a diverse manifestazioni nel Regno Unito (tra cui la famosa consegna di lettere di protesta ai Direttori Responsabili del “Financial Times” e del “Times” per articoli infamanti contro l’Italia ed il Governo da loro pubblicati), in Svizzera, Germania e Rep. Ceca.

Vado fiero del mio risultato elettorale (oltre 20.400 preferenze) che è tutto voto di opinione.
Non mi sono sposato “nell’abbazia di Westminster” … grazie ai buoni uffici del mio parroco oggi vescovo ausiliario di Roma Sud”. Mi sono sposato nella cattedrale con due officianti, il parroco locale ed il mio parroco di Roma. Non sono rappresentante del Registro Navale di Dominica: lo sono stato per circa tre mesi nel 2005. Sono arrivato ottantasettesimo su 500 alla prova di selezione di un concorso pubblico per dirigente del commercio internazionale che non prevedeva neanche un esame di lingua estera. L’anonimo dirigente del Ministero ha fatto molta confusione. Nutro stima e gratitudine per l’intero team di giovani legali (Giovanna Mazza, Antonio Labate e Alessandro Tozzi) che mi ha assistito nelle lunghe e complesse fasi del ricorso al Senato.

Potrei continuare con le precisazioni ma credo che, data la situazione, non sia il caso. Dico solo che negli ultimi mesi sono stato oggetto di diversi scriteriati ed infondati attacchi da parte di anonimi su Internet e che per questo abbiamo presentato istanze di querela per diffamazione alla competente polizia postale.

Raffaele Fantetti

Beppe Severgnini A Londra

(originariamente pubblicato su ItaliaChiamaItalia)

Italiani all’estero, Severgnini a Londra
“Di fronte a una sala gremita da un centinaio di persone Beppe Severgnini ha presentato il 4 febbraio alla LSE su invito della locale associazione studentesca Italian Society la sua interpretazione del successo del Presidente del Consiglio, on. Silvio Berlusconi.
di Maurizio Morabito, corrispondente di ItaliachiamaItalia da Londra

Il titolo della presentazione (tutta in inglese, per una volta!) era gia’ tutto un programma: «Signor B: An Italian Mirror». Il noto giornalista e blogger del Corriere della Sera voleva insomma chiedere a se stesso e ai presenti se il Presidente Berlusconi sia uno specchio dell’Italia e degli italiani. Ma e’ poi andato anche oltre : il leit-motiv della serata e’ stata infatti la « decostruzione » del Presidente del Consiglio per individuare i fattori che spieghino perche’ a dominare la politica italiana degli ultimi sedici anni sia stato proprio un personaggio come Silvio Berlusconi.

Una parentesi e’ doverosa: a chi va spiegato, il motivo del successo berlusconiano? Evidentemente, a chi non lo ha capito…cioe’, alla stragrande maggiorana di chi vota a sinistra, e in special modo di chi vota Partito Democratico. Da questo punto di vista la pur profonda analisi di Severgnini non e’ sembrata aver particolare successo : gran parte dell’audience e’ sembrata divertirsi alle parole del giornalista gia’ corrispondente da Londra per il Giornale ai tempi di Montanelli, ma non c’e’ stato granche’ segno che abbiano poi colto il senso degli sforzi di Severgnini, e cioe’ l’invito ad andare al di la’ della ingenua illusione che il Presidente Berlusconi abbia vinto tre elezioni perche’ gli italiani sarebbero mezzi imbecilli ignoranti ammaliati da semivestite signorine sui canali TV targati Mediaset.

Eppure Severgnini ha provato a cestinare una tale visione che dire sbagliata e’ dire poco. Ha cominciato quasi in perfetto orario, in un’aula dove e’ stato necessario portare altre sedie visto il successo di pubblico, molto all’inglese con una serie di battute, dichiarando poi di voler capire le cause della dominazione politica del Presidente del Consiglio al di fuori di valutazioni personali e soprattutto di parte (politica).

Ha iniziato parlando del fattore « Umano », di Silvio Berlusconi come specchio della Nazione, leader populista che quindi segue le aspirazioni e i gusti dei votanti facendo loro in pratica « l’occhiolino ». Secondo fattore, quello « Spirituale », con il seguire i precetti della Chiesa Cattolica in maniera almeno ufficiale. Poi un fattore « Bruce Willis », quello cioe’ di una Destra che si e’ fatta con Berlusconi spazio (vedi lottizzazione RAI) in maniera ancora piu’ spregiudicata della gia’ cinicissima Sinistra italiana.

Tocca dunque a un fattore « Truman Show », con la vita che si trasforma in spettacolo televisivo, il conflitto d’interessi, il desiderio di controllare il defluire delle notizie soprattutto a livello dei telegiornali della sera. C’e’ anche un fattore « Zelig » nella capacita’ del Presidente Berlusconi di essere quello che l’interlocutore desideri, ancora meglio di Clinton e Blair, pro-russo con Putin, pro-americano con Obama, pro-israeliano con Netanyahu, etc etc.

Severgnini ha poi parlato di un fattore « Maggie », da Margaret Thatcher, con Silvio Berlusconi capace di mettere insieme un Governo stabile, non in balia dei Sindacati, con figure popolari e rispettate da tutti come il Ministro degli Interni Roberto Maroni ; un fattore « Foot », gioco di parole in inglese con il nome di un vecchio leader laburista e che potremo tradurre come « Zappa » nel senso di zappa che la Sinistra italiana continua da anni a gettarsi sui piedi ; un fattore « Medici », con Silvio Berlusconi che ha trasformato lo Stato in una « Signoria » come quelle rinascimentali ; un fattore « Palio », che riguarda tutti coloro che piu’ che votare per il Presidente Berlusconi, votano contro la Sinistra italiana ; e infine un fattore « Perroncel », dal nome della modella francese che ha conquistato i cuori di mezza squadra del Chelsea ed e’ al momento al centro dell’ultima tranche di scandali sessuali britannici.

Alla fine di tale monologo proferito con dovizia di verve, Severgnini ha accettato di rispondere solo brevissimamente a una serie di domande. Fra le risposte piu’ interessanti, il suo paragonare il Presidente Berlusconi a un mix fra « Peron, Putin e Sinatra « ; l’indicazione che il Berlusconi del futuro sara’ un leader anche digitale e non solo « analogico » ; e il lamentarsi della scarsa sensibilita’ del Presidente del Consiglio di fronte ai possibili danni all’immagine dell’Italia all’estero quando agisce in modi che fanno anche crescere il consenso fra gli Italiani.

Il tutto e’ finito con un regalo dalla Italian Society, chissa’ perche’ un cappello che fa assomigliare Severgnini a un Michael Moore molto dimagrito (se ne sconsiglia vivamente l’uso in pubblico…).

Certo uno puo’ essere d’accordo o no in tutto o in parte con questa analisi della leadership berlusconiana : ma alla fine lo stesso Severgnini deve essersi reso conto di aver titillato la maggior parte del pubblico ma solo in maniera superficiale, ritrovandosi a dover sottolineare che anche gli aspetti piu’ piccanti della vita pubblica del Presidente del Consiglio vanno analizzati seriamente e non con le solite risatine e sguardi verso il cielo. L’impressione e’ stata proprio che l’uditorio non-berlusconiano non sia capace di muoversi oltre un generico e cieco odio contro la figura del Presidente Berlusconi, neanche se invitato ad andare oltre da un giornalista di indubbia intelligenza, capacita’ di analisi e di presentazione delle proprie idee e a cui Berlusconi non sta certo molto simpatico.

Se, come dice Severgnini, in tanti ancora si trastullano con Beppe Grillo con l’idea che in Italia ci sia un ristretto gruppo di cattivoni con a capo il Presidente del Consiglio, e cinquanta milioni di pecorelle che attendono con ansia di essere salvate, non sembra esserci molto da sperare per il futuro del dibattito politico (anche fra gli Italiani a Londra).

Incontro in Ambasciata A Londra Per i Senatori Quagliariello E Casoli (PdL) il 17 Novembre

I Senatori si sono dimostrati particolarmente interessati a comprendere sia i meccanismi interni della politica britannica, sia il modo in cui i mass-media locali si pongono da intermediari fra il Governo e l’opinione pubblica

Cliccare qui per leggere il resto del mio articolo su ItaliaChiamaItalia.

Di Biagio vs. The Times: le 24 ore che hanno stupito Londra

(originale uscito su ItaliaChiamaItalia: “Italiani all’estero, Di Biagio (PdL) vs. The Times: le 24 ore che hanno stupito Londra“)

(cliccare qui per una Rassegna Stampa sull’iniziativa “Protesta al Times”)

Esponenti del PdL e dell’associazione “Sicilia in Europa” hanno momentaneamente occupato una sezione di marciapiede davanti all’ingresso di News International, “casa madre” del Times.

E’ possibile organizzare con successo in ventiquattro-ore-ventiquattro una “Instant Demonstration”, una protesta con minimissimo preavviso contro l’ennesima manipolazione dell’informazione da parte di una famosa testata giornalistica, purtroppo ultimamente nota piu’ per la pletora di articoli contro l’Italia e gli Italiani che per la qualita’ dei contenuti? Si’, e’ possibile. Ed e’ il risultato della “sfida” lanciata dall’on. Aldo Di Biagio, Responsabile italiani nel mondo del PdL, ai simpatizzanti residenti a Londra (e Manchester).

L’obiettivo della “sfida” consisteva nel riuscire a consegnare una lettera di protesta contro il Times, direttamente nella sede di Virginia St./Pennington St. in un solo giorno e per una volta personalmente, in questa epoca dove la posta elettronica la fa da padrona. Personalmente, e quindi dimostrando, per il semplice fatto di esserci, quanto una questione venga ritenuta importante; anzi, personale.

Naturalmente, tutto cio’ non poteva risolversi nel semplice accelerare quanto normalmente fatto dal postino. E quindi, fra l’una del pomeriggio del giovedi’, e l’una del pomeriggio del venerdi’ quando la dimostrazione e’ cominciata, la “sfida” e’ consistita nel preparare il materiale e i comunicati necessari; allertare stampa e televisione; identificare il posto e l’ora migliore in cui dimostrare; ottenere l’autorizzazione della Polizia, e infine raccogliere un numero sufficiente di adesioni, nonostante il giorno feriale (ma non troppe, per evitare problemi, appunto, con l’autorizzazione).

Alla fine (di fronte a cinque poliziotti che forse si aspettavano qualcosa di diverso da un gruppo di persone decise ma tranquille, in giacca e cravatta) esponenti del PdL e di “Siciliani in Europa” hanno momentaneamente occupato una sezione di marciapiede davanti all’ingresso di News International, “casa madre” del Times. Sono state sventolate bandiere italiane, mostrati cartelloni di protesta e distribuiti a incuriositi giornalisti e altri lavoratori dell’informazione volantini dove veniva chiesto in maniera accorata di ridare supremazia a un giornalismo che rispecchi fatti e opinioni in maniera equa. Nel frattempo, l’on. Di Biagio, in compagnia di una troupe televisiva RAI e di un gruppo piu’ ristretto di persone, si recava poco piu’ avanti, alla Times House, per consegnare la lettera di protesta come preannunciato in una cerimonia informale e amichevole.

Difficile che al Times si aspettassero di vedere improvvisamente apparire cosi’ presto l’on. Di Biagio e altri esponenti della comunita’ italiana, quasi prima che si asciugasse lo stesso inchiostro di stampa delle infamanti accuse contro successivi Governi italiani. Certo, il Times stesso aveva causato giorni prima una protesta ufficiale da parte dell’Ambasciatore d’Italia a Londra, riguardo i commenti della testata sul Lodo Alfano. Pur tuttavia, non e’ roba di tutti i giorni neanche nella Londra delle mille nazionalita’, vedersi arrivare un agguerrito e accompagnato Parlamentare straniero, deciso a manifestare il suo “disgusto” per quanto pubblicato. Significativo in proposito il tono della risposta del Direttore Responsabile del Times, James Harding, e il suo voler sottolineare di aver preso la manifestazione “con grande serieta’”, arrivando ad augurarsi di non aver perso lettori a causa di quest’ultima polemica.

Un grande pregio dell’iniziativa dell’on. Di Biagio (mediaticamente riuscita, con spazi su varie testate giornalistiche, incluse ItaliaChiamaItalia e La Repubblica, e anche al Tg2) e’ insomma consistito nel sottolineare, con la presenza fisica, come al centro della dialettica politica internazionale ci siano in ultima analisi delle persone.

Le polemiche, infatti, continueranno. Ma chi gestisce un giornale specie cosi’ famoso, si e’ dovuto rendere per una volta conto che le sue parole possono davvero avere conseguenze anche pesanti: perche’ dall’altra parte non ci sono personaggi di fantasia, categorie dello spirito, o finanche solo Istituzioni impersonali, ma persone, in questo caso un uomo politico italiano, e gli Italiani residenti in Gran Bretagna, determinati a non subire supinamente la continua grancassa che non smette mai di tuonare contro Silvio Berlusconi, e quindi contro l’Italia tutta. Una lezione, questa per The Times, che se compresa appieno puo’ finanche cambiare le “regole del gioco”.

E adesso Berlusconi e’ il Presidente del Consiglio di tutti (ma proprio tutti)

(articolo originariamente apparso su ItaliaChiamaItalia)

E’ necessario esprimere il proprio appoggio e solidarietà al Presidente Berlusconi, dopo la sentenza della Corte Costituzionale sul “Lodo Alfano” il 7 ottobre scorso? In realtà, sembra quasi superfluo. Per una serie di motivi:

(1) Tale sentenza, apparsa su tutti i giornali, spesso in prima pagina, e in tutti i canali radiotelevisivi, sia in Italia che all’estero (ha occupato il “ticker” di Sky News in Gran Bretagna per un po’ di ore), ha reso ormai il Presidente del Consiglio popolarmente noto a livello mondiale alla pari di Barack Obama, un vero e proprio “fenomeno culturale” dei nostri tempi. E vista la sua longevita’ politica (il doppio, ormai, degli otto anni max concessi all’inquilino della Casa Bianca), c’e’ da chiedersi se questi anni saranno ricordati in futuro, in tutto il mondo, davvero come “L’Eta’ di Berlusconi”.

(2) La sibillina sentenza della Corte Costituzionale (che bisogna augurarsi in futuro senta il bisogno se non la necessita’ di usare la piu’ limpida chiarezza) ha purtroppo emarginato la posizione del Presidente della Repubblica, il cui giudizio in materia costituzionale è stato duramente bocciato dalla Consulta a pochi giorni dalle accuse di “viltà” riguardo la firma sullo scudo fiscale. Tutto cio’ non puo’ che polarizzare ulteriormente lo scenario politico nazionale, a tutto vantaggio appunto del Presidente Berlusconi.

(3) Le reazioni al limite dello scandalizzato da parte di tanta stampa contro le parole di fuoco pronunciate dal Presidente del Consiglio riguardo lo “sputtanamento”, rivelano in ultima analisi sia l’incapacita’ da parte di tale stampa di ricevere invece che solo dare critiche, come se si trattasse di Lesa Maesta’ nei confronti del Quarto Potere; sia l’impegno politico che caratterizza la “linea narrativa giornalistica” piu’ alla moda dei nostri tempi, con il “mostro” Silvio cui rispondere sul piano, appunto, politico invece che professionale.

(4) Infine, nei confronti del Presidente Berlusconi si e’ levato fin dall’indomani della sentenza della Corte Costituzionale un coro di appelli affinche’ non si dimetta, anche e soprattutto dalla opposizione (persino Di Pietro si e’ rifugiato in un timidissimo richiamo strettamente “tecnico, non politico”): un comportamento che ribadisce una volta di piu’ come non ci sia alternativa alcuna all’attuale Governo.

E allora speriamo che finalmente ci si renda conto di una semplicissima verita’ di ogni democrazia liberale come quella italiana: e cioe’ di come Berlusconi sia, davvero, il Presidente di tutti (ma proprio tutti).

Berlusconi lo Sfacciato. A difesa del Primo Ministro italiano – di William Ward

(articolo originariamente apparso su ItaliaChiamaItalia)

Newsweek di questa settimana pubblica una “difesa di Berlusconi” (in inglese).

Qui di seguito, ItaliachiamaItalia vi propone la traduzione a cura di Maurizio Morabito, connazionale residente nel Regno Unito.

Fra le infinite esasperazioni da parte di commentatori stranieri, una consistente maggioranza di elettori italiani continua ad ignorare i loro rimproveri e i loro allarmi circa il Primo Ministro Silvio Berlusconi. Ma comunque bizzarre le sue dichiarazioni pubbliche, e comunque non-politicamente-corretta la sua vita privata, sulla scena politica gli italiani continuano a preferire questo coriaceo Don Giovanni di 73 anni a chiunque altro.

Strana come possa sembrare questa preferenza ad estranei, ci sono diversi motivi molto italiani per il continuo potere politico interno di Berlusconi. Per cominciare, i politici italiani hanno una lunga tradizione di nascondere agli elettori la loro vita privata e i loro subdoli accordi. Il risultato e’ che le persone raramente sanno per cosa stiano votando. Prima del 1993 (l’inizio dell’era Berlusconi) coalizioni su coalizioni continuavano a succedersi, e da allora a oggi la debolezza della sinistra ha portato ambiguità nella sua linea politica (a parte la sua opposizione a Berlusconi). Con lui, almeno, quello che vedi è quello che è. Anzi, si potrebbe dire che la sua virtù più grande sia il fatto che i suoi vizi siano così chiaramente e spudoratamente in mostra.

Mentre i suoi avversari possono disprezzare il cattivo gusto dimostrato dal personaggio pubblico che è il Primo Ministro (gli abiti sgargianti, la petulanza, gli indelicati commenti riguardo altri leader mondiali) e la sua noiosa auto-glorificazione (si e’ paragonato a Napoleone e Gesù), gli elettori italiani hanno, in tre elezioni, scelto quanto ben conoscono invece che i suoi avversari a sinistra, grigi e affaticati.

Non è solo una questione di capacità mediatica; gli italiani apprezzano anche il suo lavoro duro come politico attento al dettaglio, e come stratega elettorale. Berlusconi non solo ha reso lodevolmente chiaro il suo piano antiburocratico e favorevole al “business”, in un Paese dove non esistono Manifesti di Partito, ma ha anche messo insieme una efficace coalizione fatta da elementi disparati, a volte ostili fra di loro, nel centro-destra. Nessun altro politico conservatore ha avuto la pazienza, l’astuzia, o il carisma per fare lo stesso. E questa capacità di tenere insieme una coalizione ha dato i suoi frutti. Berlusconi è il solo Premier del dopoguerra italiano ad aver governato per una durata totale di cinque anni. Che non è solo un record, ma ha anche contribuito alla stabilità dell’Italia e alla sua coerenza.

Questo aiuta a spiegare perché, nonostante una lunga campagna estiva da parte della stampa di sinistra (che include tre dei primi quattro quotidiani d’Italia, uno dei suoi due maggiori periodici, e due dei sette canali televisivi nazionali) e volta a esporre le sue “prodezze” con ragazze squillo e stelline minorenni, secondo i sondaggi gli italiani a maggioranza hanno deciso che a loro tutto cio’ non importa, e continuano dunque a concedergli il “beneficio del dubbio”.

E consente inoltre di spiegare la persistente disponibilità degli italiani a tollerare i suoi altri difetti. Sì, Berlusconi tenta in modo grossolano e miope di mettere a tacere i suoi avversari, e di mettere in evidenza i suoi successi sui mezzi di comunicazione di massa – compresi i tre canali TV di sua proprietà, quelli di proprietà dello Stato a da lui quindi controllati come Primo Ministro, il suo quotidiano e il suo periodico. Ma in questo è solo l’erede di una ben consolidata tradizione italiana. Basta esaminare vecchie registrazioni dai canali statali RAI, quando la sinistra era al potere, per notare un comportamento molto simile.

Che dire allora delle accuse che Berlusconi abbia giocato al limite e oltre il limite della Legge quando stava costruendo il suo impero commerciale? E del suo impegno come Primo Ministro per abbreviare i termini di prescrizione dei reati e di concedere l’immunità a se stesso nei confronti di tai accuse (un tentativo spettacolarmente rovesciato dalla Corte Costituzionale) ? L’immunità in sé non era così insolita; molte altre democrazie europee la concedono ai loro leader, almeno per il periodo durante il quale sono in carica. E sì, è possibile che il Primo Ministro non abbia esattamente seguito vie strettamente legali. Ma le suoi frequenti denunce che i Magistrati in Italia (un gruppo molto politicizzato e a schiacciante maggioranza di sinistra) lo stiano perseguitando non sono del tutto irragionevoli. Qualsiasi osservatore spassionato del tempo che certi giudici-crociati dedicano a Berlusconi, e la poca attenzione che sembrano concedere ai suoi
numerosi rivali in affari, è sufficiente a convincere molti italiani che sotto sotto qualcosa di strano ci sia davvero.

E quindi gli italiani continuano a sostenere Berlusconi, che rende chiaro cosa pensa ed è lodevolmente diretto nel suo astuto modo di fare. Una figura polarizzante e divisiva non è necessariamente una cosa negativa in un Paese dove i partiti politici hanno tradizionalmente fatto i loro accordi a porte chiuse. Se i Giudici in Italia ora riuscissero a farlo dimettere, andrebbero contro almeno la metà degli elettori italiani. E una lotta costituzionale è l’ultima cosa di cui ha bisogno l’Italia in un periodo di crisi.

William Ward è un giornalista che si occupa dell’Italia dal Regno Unito, corrispondente da Londra per Panorama e Il Foglio.

All’Armi Siam Dipietristi!

(originariamente pubblicato su ItaliaChiamaItalia il 10 luglio)

In che cosa crede Antonio Di Pietro? E’ quanto viene da chiedersi mentre ci guarda dal paginone acquistato sull’International Herald Tribune del 9 luglio (“Appello alla Comunita’ Internazionale – La Democrazia e’ in pericolo in Italia“). E con quale obiettivo ha deciso di “alzare la posta” riguardo il Lodo Alfano rivolgendosi “urbi et orbi”?

Dunque cominciamo. Possiamo essere sicuri che l’on. Di Pietro non crede (niente congiuntivo) nel Governo. Come ripete ormai spesso, lo considera “regime piduista fascista razzista”. Di Pietro non crede neanche nel Parlamento (d’altronde, se pensa che in Italia ci sia un “regime”, che senso avrebbe?), perche’ di indignazioni l’ex-Magistrato se ne riempie la bocca ma poi in materia di proposte di legge concrete e fattibili non brilla certo per iniziativa.

L’on. Di Pietro non crede neanche nei Giudici e nella Giustizia. Ci avesse creduto di piu’, probabilmente non sarebbe passato da uno dei Poteri dello Stato a un altro, fondando addirittura il suo Partito. La sua fiducia nella Magistratura italiana e’ cosi’ bassa, da aver fatto recentemente ricorso alla immunita’ parlamentare europea, invece di provare la sua innocenza che tutti dichiarano palese. E come non notare che anche De Magistris, novello parlamentare europeo dell’IdV, continua a ripetere che come giudice non lo hanno fatto lavorare? Suggerendo, appunto, che la Giustizia in Italia non funziona piu’ (a parte, forse, quando insegue Silvio Berlusconi).

Il fondatore dell’Italia dei Valori non crede neanche piu’ nella Presidenza della Repubblica, dove Giorgio Napolitano, un leader internazionalmente riconosciuto come appena sancito dal Presidente Obama, viene ripetutamente liquidato dall’on. Di Pietro con frasi poco gentili, come “a volte il suo giudizio ci appare poco da arbitro e poco da terzo” (seguito da un famoso “il silenzio e’ mafioso” poi frettolosamente ritrattato); e “[c’e’] un golpe e Napolitano usa la piuma”. Tanto per dirne due.

Quanto sta accadendo in questi giorni rivela anche che l’on. Di Pietro non crede nella Corte Costituzionale. Non e’ solo un problema legato alla “cena galeotta e carbonara” di Manzella e Paolo Maria Napolitano (ma i Carbonari si facevano davvero beccare a cena da estranei?). La Corte Costituzionale, che dovra’ giudicare entro alcuni mesi sul Lodo Alfano, e’ composta da quindici giudici, e si puo’ anche dubitare sul significato e l’efficacia di un eventuale tentativo di influenzare le decisioni di appena due di essi, peraltro gia’ noti esponenti della parte politica del premier Berlusconi.

L’on. Di Pietro non crede neanche negli elettori italiani. E’ stata appena fatta una nuova tornata elettorale, e francamente solo in Italia ottenere il favore dell’ 8% dell’elettorato (una persona su tredici, anzi considerato il numero di votanti una persona su venti) viene considerato un successo. In altre realta’ qualcuno si sarebbe reso conto che non sono certo quelli i numeri per andare al Governo, e quindi il futuro per chi crede davvero nelle proprie idee sarebbe il confluire in una formazione politica piu’ grande. Ma per l’on. Di Pietro queste cose sicuramente sono quisquilie di scarsa importanza, visto che lui sta difendendo la Democrazia (e gli elettori si sono fatti imbonire dal monopolio radiotelevisivo del Primo Ministro). Non aveva annunciato un referendum per abrogare il Lodo Alfano, qualora questo venisse approvato dalla Corte Costituzionale? Perche’ allora cercare di coinvolgere la Comunita’ Internazionale ben prima che possa essere tentato un meccanismo legale e democratico grazie al quale gli elettori italiani possono cancellare leggi ritenute ingiuste o inique?

Non abbiamo finito. L’on. Di Pietro non crede neanche negli elettori italiani all’estero. Se avesse avuto un minimo di senso civico nei loro confronti, non li avrebbe sottoposti all’imbarazzo di vedere un politico di un Paese democratico pagare un’intera pagina per un appello per la Democrazia, per fare un appello poi a chi italiano non e’, come se ogni altra strada fosse ormai preclusa e gli Ayatollah iraniani, il Partito Comunista Cinese o il Governo nordcoreano stessero facendo abbeverare i loro cavalli di fronte a San Pietro. Praticamente, un modo per dire che secondo l’on. Di Pietro, non e’ possibile piu’ credere neanche all’Italia. La quale Italia andrebbe salvata richiamando i Lanzichenecchi, pardon, volevo dire trasformandola magari in un protettorato ONU o mettendola sotto la tutela della Unione Europea (non e’ dato sapere quale sia la preferenza del leader dell’IdV).

Ma siamo sicuri che l’on. Di Pietro creda nella Comunita’ internazionale? Anche li’ i dubbi sono prossimi al livello delle certezze. Per esempio nel 2006 il Consiglio d’Europa ha dichiarato che in Italia “nonostante la concentrazione della proprieta’ [delle televisioni nazionali], c’e’ considerabile varieta’ di contenuti nei giornali nazionali e negli altri mezzi di comunicazione di massa”.

Smentisce le dichiarazioni di Di Pietro anche il recente rapporto di Freedom House che ha declassato l’Italia da “Libera” a “Parzialmente Libera”, rapporto commentato da tanti ma letto praticamente da nessuno (la bozza della relazione sull’Italia e’ gia’ disponibile ma solo su richiesta). Le preoccupazioni di Freedom House non si limitano certo a Mediaset e alla RAI, e includono le leggi italiane sulla diffamazione (che nessun partito sembra interessato a cambiare), la crisi che ha investito La7, le minacce a Saviano da parte della camorra, e gli attacchi a Roma di gruppi di stampo fascista contro i giornalisti che volevano scrivere articoli sulle loro attivita’ soprattutto xenofobe. Tutto cio’ riguardo la liberta’ di stampa (viene anche fatto notare come il blog di Grillo sia uno dei piu’ frequentati al mondo..e questo sarebbe “regime”?): ma se guardiamo a un altro rapporto della stessa Freedom House, l’Italia e’ (ovviamente) indicata come politicamente
libera.

E poi, a chi e’ rivolto l'”appello alla Comunita’ internazionale”? Non certo alle Istituzioni, come l’Unione Europea, la NATO, l’ONU o qualunque altra ci possa mai venire in mente come possibile recipiente di un appello fatto attraverso le pagine di un giornale, invece che tramite i canali appropriati inclusi quelli diplomatici. Chi leggera’ mai un “appello” che puzza molto di bega esoterica di politica interna, rispetto ai morti in Iraq, Afghanistan e Pakistan, in Tibet e Xinjiang in Cina, e rispetto al golpe in Honduras, alle manifestazioni in Iran?

A parte sconcertati emigrati italiani, leggeranno solo persone che gia’ sono interessate all’Italia, e quindi probabilmente si sono gia’ fatte un’idea che non sara’ cambiata da questo o quell’annuncio pubblicitario. Insomma e’ come se il Tonino nazionale avesse detto al mondo: “Fissati antiberlusconiani di tutto il mondo, unitevi”. E avesse poi continuato: “Non credo a niente delle Istituzioni e fondamenta democratiche dell’Italia. Non credo nel Governo, nel Parlamento, nella Magistratura, nella Presidenza della Repubblica, nella Corte Costituzionale, negli elettori in Italia e all’estero. Non credo nell’Italia e non credo nel Consiglio d’Europa. Non credo a Freedom House, e non credo alle Istituzioni internazionali”.

Ma proviamo a riflettere: se per l’on. Di Pietro le istituzioni democratiche e repubblicane non sono importanti, almeno non quanto la sua personale interpretazione della Costituzione; e se verra’ deciso altrimenti da quella, e la Corte Costituzionale lascera’ in vigore il Lodo Alfano; e se mancheranno interventi dall’estero; e se il referendum fallira': essendo in pericolo a suo dire la Democrazia in Italia, cosa gli restera’ da fare? Di fronte al piu’ classico “a mali estremi”, quale potra’ mai essere la risposta?

E non e’ necessario che sia proprio l’on. Di Pietro a lanciarsi apertamente e consapevolmente per quella strada. Chissa’ quanti sono pronti a completare il proverbio, a esplicitare il sillogismo in sua vece.

Qualcuno controlli i traffici d’armi. Furono quelli i primi segnali della guerra in Jugoslavia

Trascinandosi Stancamente, Fra Uno Scandalo Inconcludente E L’Altro…

In preparazione per il G8, si prevede una nuova raffica di scandali grandi e piccoli con al centro Silvio Berlusconi. Un film gia’ visto? Ahinoi, da quindici anni. Visto come ha funzionato bene tirar fuori scandali riguardo Berlusconi per quindici anni, eccoci a ripetere l’esperienza.

Che furbata, eh?

In realta’, a furia di essere posto davanti a uno scandalo dietro l’altro, tutti invariabilmente senza alcun successo, all’elettore medio italiano degli scandali non importa piu’ di tanto.

Se odia Berlusconi, lo odiava anche prima, non c’e’ certo bisogno di un nuovo scandalo. Se non odia Berlusconi, dopo un po’ si stufa della politica degli scandali (e della indignazione) e non sara’ l’ennesimo scandalo a fargli cambiare idea.

Anzi.

Tu Quoque, Barack….Dramma Al Loft!

Roma, 15 Giugno (MNN) – La notte capitolina si preannuncia molto impegnata al Loft, la sede del Partito Democratico scelta vicino alla Chiesa di Santa Anastasia in modo da aiutare anche i piu’ incaponiti peccatori a criticare la vita privata altrui dopo essersi lavata la coscienza.

Barack Obama e Silvio Berlusconi - 15 Giugno 2009
Barack Obama e Silvio Berlusconi - 15 Giugno 2009

Centinaia di attivisti sono stati convocati nella tarda serata di oggi per aiutare a rimuovere fotografie e gigantografie dell’ennesimo Traditore della Causa Persa Del Partito Democratico (che magari fosse partito, perche’ almeno, in quel caso, qualcuno lo avrebbe rimpianto).

Basta con Barack“, ha cominciato a cantare tale Uolter, presentatosi come “fondatore e affondatore del PD“. “Una volta ammiravamo il suo ‘Ies ui can’“, ha continuato l’esagitato rimuovitore di poster prima di minacciare di andare a lavorare in Africa, “Adesso non lo sopportiamo piu’ viste le sue nuove amicizie“.

Il portiere/autista/maggiordomo/segretario del PD, al secolo “Franceschiellinielluccio”, non ha voluto confermare ne’ smentire se gli scantinati del Loft fossero ormai pieni dei ritratti rimossi dell’amico americano di Silvio. Nessuno e’ riuscito comunque a fermare l’irrompente Debora Serracchiani, che ha dichiarato che lei in Berlusconi non ci vede niente di “Bello“.

In altre notizie: “Obama riceve Berlusconi: «Bello vederti, amico mio»

ps ma il traduttore chi era, l’Uomo Invisibile??

Silvio, Rimembri Ancora… (contro i borghesucci)

A Silvio
testo (quasi) di Maurizio Morabito
——————————————-

Silvio, rimembri ancora
quel tempo, poi non così lontano,
quando nella cultura splendea
contro l’ipocrisia la lotta ridente e fuggitiva,
e tutti, capaci e pensosi, il limitar
di giudicar gli altri coltivavano?

Sonavan le poco quiete
canzoni, e i film d’intorno,
a quel perpetuo canto,
allor che all’opre civili intenti
sedeano, davvero assai contenti
di quel vago dimostrar che in mente aveano.
Erano i borghesucci dolorosi: e si sollevava
la meschinita’ di far la morale.

Che pensieri soavi,
che speranze, che cori, o Silvio mio!
Quale allor ci apparia
la vita umana e il fato!
Quando sovviemmi di cotanta speme,
un affetto mi preme
acerbo e sconsolato,
e tornami a doler di nostra sventura.
O natura, o natura umana,
perché non rendi poi
quel che promettesti allor? perché di tanto
inganni i figli tuoi?

Quelli adesso che lor inaridisce il verno,
del pensiero, in chiuso morbo combattuto e vinto,
politicamente vuoti, e tenerelli. E non vedon
che l’odio verso te;
non molce lor il core
la dolce speme or delle idee la fonte,
or delle analisi appassionate e aperte;
né assieme a compagne ed a compagni
ragionan d’altro che di te.

Anche perìa fra poco
la speranza nostra dolce: negli anni nostri
anche negaro i fati
un parlar piu’ serio. Ahi come,
come passata e’,
un’opposizione senza
neanche piu’ lacrimata speme!
Questo è il mondo? questi
i dibattiti, i partiti, l’opre, gli eventi,
onde cotanto l’Italia ragionar dovrebbe?
questa la sorte delle umane genti?
All’apparir del vero
loro, miseri, caddero: e con la mente
la fredda e politica morte di tutto cercano
e quattro foto ignude
mostrate di lontano.

(*) “borghesucci” che in altri tempi sarebbe stati chiamati “farisei”

Dopo Silvio, Il Diluvio?

Alessio Altichieri scrive sul suo blog del Corriere a proposito de “Il segreto che l’Italia non dice: è pericoloso sostituire Berlusconi?:

l’opinione più sconcertante è venuta da Tim Parks, il raffinato scrittore inglese che vive in Italia, il quale ha dichiarato al “New York Times” che Berlusconi, anche se “chiunque capisce che s’è comportato male”, è al momento insostituibile: “E’ troppo pericoloso e troppo faticoso sostituirlo. Perciò conta poco quanto lo scandalo sia grave”.

[…] c’è un segreto che si tocca con mano: perché sarebbe mai “pericoloso” sostituire Berlusconi alla guida del governo? Che succederebbe mai se un esponente del centro-destra, lo schieramento che ha vinto le elezioni, sostituisse l’imbarazzante Berlusconi alla presidenza del Consiglio? Qualcuno potrebbe pensare di opporsi con la forza o con la forzatura delle regole a un tale sviluppo politico? Meglio aprire gli occhi subito

E allora? Manca il pezzo finale o sbaglio? Tim Parks poteva alludere a ben altro che un futuro golpe, come per esempio alla fratturazione del PdL in assenza di Berlusconi, con conseguente atomizzazione della politica italiana in un momento in cui il PD e’ un fantasma; oppure al pericolo che, senza Silvio da mettere in croce, gli Italiani debbano affrontare il problema dei propri difetti.

Cosa fa propendere Altichieri per la sua interpretazione?

Da Berlusconi a…Piero Manzoni!

La Süddeutsche Zeitung ha pubblicato un commento ieri argomentando che nel caso di Silvio Berlusconi, “Il Privato e’ Politico”

Das Private als Politikum – 03.06.2009, 16:28 – Ein Kommentar von Hans-Jürgen Jakobs

Silvio Berlusconi hat sein Intimleben einst dreist vermarktet. Und wer Wein, Weib und Gesang mit Regierungs-PR verwechselt, muss mit den Folgen leben – auch politisch.

Silvio Berlusconi ha usato la sua vita privata per del marketing spregiudicato. E chi confonde il vino, le donne e le canzoni con le pubbliche relazioni di un Governo, deve vivere con le conseguenze – anche politicamente.

Sara’ pur vero pero’…siamo sicuri che non ci siano confini?

Cosa succedera`in futuro, verra’ giustificata al grido di “Il Privato e’ Politico” anche la pubblicazione di foto scattate segretamente in bagno, con il politico di turno che si fa la barba…o peggio?

Tutto cio’ che fa un personaggio pubblico, diventa ipso facto un fatto pubblico e quindi politico? Cos’e’, un aggiornamento della “Merda d’Artista”?

Piero Manzoni ne sarebbe fiero!!

Stagione di “Caccia Al Berlusconi” Aperta Sulla Stampa Britannica

Se ne saranno accorti, alla gongolante Repubblica, della campagna stampa, vera e propria stagione di “caccia al Berlusconi” che e’ in corso da queste parti?

Quotidiani diversissimi come il Financial Times, il Daily Mail, il Times e non solo concordano improvvisamente nello sparare metaforicamente ad alzo zero contro il Presidente del Consiglio italiano.

Eccoli dunque, tutti dagli ultimissimi giorni:

Times

Daily Mail

Financial Times

Financial Times (2)

Guardian (1)

Guardian (2)

Independent

Ovviamente non si sono messi d’accordo, chi mai potrebbe pensare qualcosa del genere? E non c’e’ nessun tentativo di influenzare le elezioni europee del prossimo fine settimana, come osare finanche immaginarlo?

Ed e’ anche un caso che tutto cio’ accada all’indomani dello scandalo dei rimborsi spese ai parlamentari di Sua Maesta’.

Si vede che un certo “pensiero unico”, l’odio contro Silvio e la voglia di vendere copie facendo appello ai piu’ bassi istinti dei lettori, sono davvero contagiosi…

Curiose anche certe risposte di una parte della comunita’ italiana, che vanno dal “Berlusconi non e’ il mio presidente” ad appelli accorati perche’ accorrano nella Penisola gli Europei a salvarci da Berlusconi.

A quando i nostalgici dei Lanzichenecchi?

Il Vero Schifo Della Politica Italiana…

…non e’ Franceschini che si dipietrizza ogni giorno di piu’, tanto che ci manca poco vada a sputare sulle tombe dei genitori di Berlusconi, ma e’ vedere la politica trasformata in una processione di Catoni pronti a richedere l’integerrimita’ del Leader, mentre invece i milioni di evasori fiscali e quelli che si vendono a fine anno per un panettone invece di fare il loro lavoro, per esempio, magicamente non esistono piu’.

Saro’ smemorato ma non ricordo che gli Italiani fossero ispirati a cosi’ tanta onesta’ quando c’erano De Gasperi o Pertini…chissa’…

Comunicato Stampa: Documento fondativo Coordinamento Cittadino per Londra – Popolo della Liberta’

COORDINAMENTO CITTADINO PER LONDRA
COORDINAMENTI PER LA GRAN BRETAGNA
POPOLO DELLA LIBERTA’

COMUNICATO STAMPA

DOCUMENTO FONDATIVO

La nostra Italia e’ davanti alla prima grande sfida politica del terzo millenio, una sfida che vogliamo vincere: e’ nato il piu grande partito moderato che la Storia repubblicana ricordi. Talmente grande da chiamarsi Popolo e non piu’ partito.

Il Popolo della Liberta’ e’ nato dalla liberta’, nella liberta’ e per la liberta’, perche’ l’Italia sia sempre piu’ moderna, libera, giusta, prospera, autenticamente solidale. Un’Italia dove la politica sia al servizio dei cittadini e non i cittadini al servizio della politica. Dove la politica sia fondata piu’ sui valori che sugli interessi. Dove l’attivismo politico sia dedicato alla virtu’, al senso civico, allo Stato di Diritto.

Anche a Londra e nella Gran Bretagna, crocevia della globalizzazione, i rappresentanti del Popolo della Liberta’ hanno deciso di dar vita a una serie di Coordinamenti Cittadini locali. Forti del sostegno istituzionale garantito dalla nomina dell’On. ALDO DI BIAGIO a Responsabile per gli Italiani nel Mondo per il PdL, e forti del contributo quotidiano dell’On. Guglielmo Picchi, eletto per il PdL nella Circoscrizione Europa, abbiamo intrapreso dunque il nostro lavoro stabilendo di intervenire in tutte le espressioni della Comunita’ Italiana .

A tal fine, come rappresentanti locali del Popolo della Liberta’, riuniti in data 28 Aprile 2009 nella prima sessione della Fase Costituente, abbiamo affidato alle seguenti persone i relativi incarichi componenti il Coordinamento Cittadino di Londra:

Cav. Vincenzo Zaccarini – coordinatore;
Dott. Ezio Fabiani – vice-coordinatore;
Ing. Maurizio Morabito – addetto stampa e comunicazioni;
Ing. Lorenzo Casarosa – tesoriere;
Dott. Marzia Carissimo Gibbs – segretario.

E’ stato anche accordato l’affidamento di deleghe tematiche in base alle qualita’ espresse dai membri del nuovo soggetto politico:

Ing. Maurizio Morabito e Mr. John Maddalena: stampa, comunicazione e web;
Comm. Girolamo Cancilla: immigrazione e affari sociali;
Cav. Vincenzo Zaccarini: rapporti istituzionali;
Dott. Ilaria Filippi e Mr. Anselmo Mura: professionisti e business club;
Marchese Lanfranco Lepri: imprenditoria;
Dott. Filippo Gaddo: energia e ambiente;
Dott. Marzia Carissimo Gibbs: scuola, donne e pari opportunita';
Dott. Ezio Fabiani: giovani, cultura e sport.

Il Comitato Cittadino di Londra si occupera’ della zona meridionale dell’Inghilterra, a Sud di una linea ideale che va da Londra a Bristol. Per il resto della Gran Bretagna gli incarichi sono i seguenti:

Birmingham (e Inghilterra centrale, piu’ il Galles):
Comm. Girolamo Cancilla – coordinatore

Manchester (e Inghilterra settentrionale):
Ing. Alberto Bertali – coordinatore

Scozia:
Ing. Alberto Bertali – coordinatore

Come da Statuto, come Coordinamento Cittadino ci affidiamo adesso all’On. ALDO DI BIAGIO per la nomina del Delegato Nazionale per il Regno Unito.

Riconoscendo inoltre il fondamentale ruolo dell’On. Mirko Tremaglia, sia per la sua battaglia decennale per i diritti di voto degli Italiani all’estero, sia per la fondazione di un’importante realta’ per la comunita’ degli Italiani nel Mondo (il Comitato Tricolore Italiani nel Mondo – CTIM), come Coordinamento Cittadino chiediamo altresi’ supporto al CTIM, nella persona del Coordinatore Europeo Cons. Oreste Motta, al fine di dare vita alla la “CONSULTA SOCIALE”, che sappia raccogliere la migliore espressione dell’Associazionismo Italiano a Londra.

Tale Consulta dovra’ includere un rappresentante di ogni associazione italiana presente a Londra che abbia interesse a stabilire un dialogo con il PdL per la formulazione delle iniziative sociali, culturali e di scambio internazionale, ed adottera’ un regolamento indipendente e un coordinamento autonomo dal PdL.

La Consulta (che auspichiamo si riunisca con decorrenza trimestrale) permettera’ al Coordinamento Cittadino di mantenere costante il rapporto con la comunita’, in qualunque sua espressione sociale, culturale e/o professionale: perche’ noi, Popolo della Liberta’, donne ed uomini di Londra, orgogliosi di essere cittadini di uno dei Paesi piu’ avanzati del mondo, contiamo di consolidare, con il nostro personale e libero contributo, il nostro doppio legame: con l’Italia e con gli italiani ovunque essi si trovino.

La Consulta (che auspichiamo si riunisca con decorrenza trimestrale) permettera’ al Coordinamento Cittadino di mantenere costante il rapporto con la comunita’, in qualunque sua espressione sociale, culturale e/o professionale: perche’ noi, Popolo della Liberta’, donne ed uomini di Londra, orgogliosi di essere cittadini di uno dei Paesi piu’ avanzati del mondo, contiamo di consolidare, con il nostro personale e libero contributo, il nostro doppio legame: con l’Italia e con gli italiani ovunque essi si trovino.

Londra, 20 maggio 2009
Coordinamento Cittadino Per Londra
Coordinamenti Per La Gran Bretagna – Popolo Della Liberta’

Per ulteriori informazioni:
Cav. Vincenzo Zaccarini – coordinatore –
vincenzo_zaccarini@hotmail.com

Ing. Maurizio Morabito – addetto stampa e comunicazioni –
maurizio@morabito.name

Se La Classe Operaia Vota Centro-Destra…

Un interessante editoriale di Valter Vecellio da “Notizie Radicali” del 4 maggio:

Se La Classe Operaia Vota Centro-Destra…

Popolo della Libertà oltre il 50 per cento dei consensi, Partito Democratico attestato intorno al 26 per cento. I dati del sondaggio Ipsos-“Sole 24 Ore” non sono di per sé una novità, piuttosto una ulteriore conferma. Tra i professionisti e gli autonomi il consenso alla coalizione guidata da Silvio Berlusconi assume connotati “bulgari”: raggiungerebbe punte intorno al 70 per cento; ma dove la “ferita” sanguina maggiormente è quando si analizzano i dati di quella parte di elettorato tradizionalmente legato alla sinistra, gli operai: qui il consenso di PdL e Lega oltrepasserebbe il 43 per cento, mentre il PD si attesterebbe a un assai più modesto 22,4 per cento. […]

è incontestabile il consenso che Berlusconi ha saputo strappare al centro-sinistra. Una tendenza in questo senso era già visibile l’indomani delle elezioni del 13 e 14 aprile scorso. “Itanes” (Italian Election Studies), un gruppo di ricerca avviato nei primi anni ‘90 dall’Istituto Cattaneo di Bologna e guidato da un “allievo” di Giovanni Sartori, il professor Giacomo Sani, a suo tempo elaborò un utilissimo rapporto, “Vincitori e vinti nelle elezioni del 2008”. Emergono verità sorprendenti e scomode (beninteso, per gli sconfitti, non certo per i vincitori) […]

“il PD perde a favore dei partiti del centro-destra circa il 10 per cento di coloro che avevano votato nel 2006 per l’Ulivo” […]

Se ne ricava che la tradizionale base elettorale del centrosinistra ha oggi più fiducia nell’azione di governo di Berlusconi che in quella di oppositore del PD; ma non può essere solo questo. E’ sufficiente leggersi un libro documentato come “Razza padana” di Adalberto Signore e Alessandro Trocino; racconta i venticinque anni della Lega di Umberto Bossi, e anche qui le sorprese non mancano: a fronte delle folkloristiche e “rumorose” uscite dei leader della Lega, corrisponde, dicono gli autori, un partito composto da “quadri” che – nelle amministrazioni locali – la cui azione viene apprezzata dagli elettori, a prescindere dalla fascia sociale a cui appartengono. Al punto che non è più una bizzarria, in Lombardia o in Piemonte, che iscritti alla CGIL siano anche iscritti alla Lega o comunque non abbiano problemi a votare per esponenti del centro-destra.

La novità è che il fenomeno si è consolidato e ulteriormente diffuso. C’è tutto un mondo che non vota più a sinistra, stanco di litigi, demagogie, inconcludenti dichiarazioni d’intenti. […]

PdL Perche’

Un interessante scambio da noisefromAmerika. Dove Mario Seminerio dice:

Se Libertiamo è nel Pdl è perché evidentemente ritiene che, malgrado tutto, in quel contesto esistano maggiori possibilità per promuovere, sia pure in una traversata del deserto, un’agenda liberale o almeno alcuni punti qualificanti di essa.

Dieci Spunti Dal Congresso del PdL

Grazie all’invito da parte dell’On. Guglielmo Picchi, ho partecipato al Congresso di fondazione del PdL a Roma dal 27 al 29 Marzo in qualita’ di Delegato per gli Italiani all’Estero.

E’ stata un’esperienza molto positiva (no, non mi sono commosso e non ho sventolato nessuna bandiera. La prossima volta ne porto una con la mia foto…). E’ stata un’esperienza  che mi ha fatto anche esperire lo straordinario spessore trasversale dell’intero movimento fondato e ispirato da Silvio Berlusconi.

L’Italia, senza tutte queste persone, non si puo’ governare.

Di note ne ho prese tante, ma per il momento mi voglio limitare a dieci spunti molto veloci:

1. Senza Confini

Il PdL e’ stato costruito in modo che chiunque possa trovarcisi a suo agio. Chiunque. C’e’ spazio per tutti, a patto che si riescano a mettere insieme almeno una trentina di altri iscritti, e formare una Associazione. Non e’ dato ovviamente sapere cosa succederebbe in caso di conflitto con le alte gerarchie: ma da Statuto, un’Associazione puo’ esistere motu proprio, e non solo in dipendenza dell’accettazione da parte del resto del partito. Da questo punto di vista, a parte qualche increspatura (ma che ci fanno i Probiviri in un partito post-ideologico???), il PdL contiene davvero il principio della liberta’ di pensiero e di azione, e ricorda molto piu’ Radicali Italiani e la loro “Galassia” che un partito vecchio stampo.

2. La Vera Sfida E’ Per I Missionari

Dubito che il Delegato medio abbia compreso fino in fondo il significato del messaggio di Berlusconi quando ha parlato di “diventare missionari”. Andarsene in giro a raccontare il Verbo trasformerebbe il PdL in una specie di versione politica dei Testimoni di Geova, raggiungendo punte di ridicolo invece che la maggioranza assoluta dei voti degli Italiani. Quello che i “missionari” dovrebbero fare e’ applicare per esempio la Carta dei Valori, non chiacchierarci sopra.

3. Un Partito Monarchico

Il PdL e’ straordinariamente centrato sul suo vertice. Non si muove (quasi…) foglia che Silvio non voglia, e la struttura ricorda quasi quella del Paradiso di Dante, con tutte le “anime” ugualmente beate ma pur sempre gerarchicamente divise. Con il mio tesserino blu potevo passare il primo e secondo cielo, ma durante i momenti clou mi era impedito ogni accesso al palco e a volte anche alla prima ventina di file. Insomma per cambiare analogia, mi sono sentito un po’ Vassallo e un po’ Valvassore…

4. In Una Kermesse, Niente Riunioni

Non solo non c’era alcuna Commissione e alcun dibattito, non c’era neanche alcuno spazio usufruibile da parte dei Delegati per delle riunioni fra di loro. Per un motivo o per l’altro, e’ stato deciso che questo non e’ il periodo del confronto fra le idee. Non e’ detto che non sia una scelta molto saggia, anche perche’ opposta a quella del PD dove per mantenere l’unita’ si e’ deciso di far addirittura finta di non avere proprio alcuna idea di alcun tipo.

5. Tocca Alle Idee

Piu’ di uno dei relatori e’ ritornato sul problema delle idee. E’ inutile che il PdL continui a lamentarsi dell’egemonia intellettuale della sinistra se non viene dato spazio alla analisi e alla sintesi comune delle idee. Questo lo sanno piu’ o meno tutti, ma qualcuno lassu’ deve avere il coraggio di lasciare le idee libere di misurarsi l’una con l’altra. Se tutto o quasi il mondo delle think-tank si limita pero’ alla Fondazione Magna Carta o giu’ di li’, allora restiamo fermi al punto di partenza.

6. La Consapevolezza Fra I Colonnelli

C’e’ ovviamente un forte stampo conservatore nel PdL. Ma ogni tanto si sentiva qualcuno dei relatori anche esprimere la consapevolezza della necessita’ di atteggiamenti a volte diversi, con richiami al miglior liberalismo. Forse fra una coltellata e un morso l’uno contro l’altro (un’organizzazione monarchica e’ sempre ed ovviamente anche un covo di vipere), anche i Colonnelli si rendono in fondo conto di quello che andrebbe fatto.

7. Il Pericolo Fini

Gianfranco Fini e’ “pericoloso”. Per il PD, che ovviamente non capisce niente e si accanisce nelle solite storie su Berlusconi. Fini fini…ra’ davvero per beccarsi piu’ del 50% dell’elettorato. I “suoi” ex-AN ormai sappiamo che lo seguiranno in capo al mondo, anche quando non sono completamente d’accordo. Gli ex-FI comincia gia’ a lavorarli ai fianchi, finche’ acclameranno pure lui. Basta allora aggiungere un po’ di leghisti, gli UDC e una spolveratina di elettori di sinistra, e la maggioranza e’ sua: mentre Silvio e’ difficile pensare che possa raccogliere piu’ consensi di quelli che gia’ ha.

8. “Faccione” Per Pochi Secondi, Del “Caso Umano” Neanche L’Ombra

Il Sen. De Gregorio si e’ visto per pochi secondi sul palco. Poi e’ scomparso per rimaterializzarsi in Sud America, manco fosse la Strega Cattiva dell’Ovest dal Mago di Oz. E’ stato un bene cosi’ non ho dovuto pensare a quale scarpa far finta di tirare a un tipo come lui, che ha preferito gettare discredito su milioni di italiani all’estero pur di appoggiare il sig. Nicola Di Girolamo, definito finanche da De Gregorio come un “caso umano”. Come si sa Di Girolamo, anche se riceve lo stipendio di senatore, lo e’ come io sono il segretario del Papa. E anche Di Girolamo non si e’ fatto vedere, partito per l’Argentina lui “eletto” in Europa (figuriamoci) e ben consapevole che ogni sua parola sarebbe stata accolta da urla e fischi (e non la scarpa gli avrei tirato, ma il passaporto dove e’ scritto che io davvero sono “italiano all’estero”)

9. L’Unico A Rompere La Coreografia

Magari mi sbaglio, ma ho l’impressione che l’unico intervento al microfono nella sala del Congresso (Padiglione 8 ) che non fosse previsto da alcuna scaletta preventiva, e’ stato quello del sottoscritto, a difesa (applaudita, ma vana)di un emendamento allo Statuto che avrebbe garantito un po’ di risorse e autonomia in piu’ per il PdL all’estero. E c’e’ chi si e’ lamentato del mio “rompere” (giustamente, immagino!).

Il video con il mio intervento (nella serata della seconda giornata) e’ disponibile per qualche settimana scaricando questo file e ascoltando dal minuto 29’57” al minuto 31’20”. Il video e’ anche disponibile in modalita’ streaming.

10. La Politica del Dispetto

In ultimo una considerazione solo all’apparenza umoristica. Per qualche motivo, sia Berlusconi che Fini che tanti relatori hanno fatto l’elenco di quello che dovrebbe fare il Partito Democratico per poter diventare alternativa di Governo al PdL. Se Franceschini e compari fossero politicamente furbi se non politicamente intelligenti (ne dubito) prenderebbero carta e penna e ricopierebbero tutti i suggerimenti per applicarli domani stesso. Ma Silvio sa benissimo che pur di fargli un dispetto, al PD sbatterebbero le proprie teste sul muro fino a sanguinare: per cui dice loro cosa dovrebbero fare sapendo benissimo che quelli faranno il contrario, lasciando quindi il PD nella solita confusione sconclusionata in cui e’ impantanato.

Prove Tecniche Di Addio Al Partito Democratico

[…] “Mi sembra di poter dire che tutte le parti fondamentali, costituenti l’intervento, il programma, il progetto politico di Gianfranco Fini hanno una parentela diretta e patente con l’essenziale della storia radicale”, ha aggiunto Pannella […]