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Scoperta Un’Altra Falsita’ Olimpica

Di questo passo, fra recitazioni nascoste e antidoping fasullo, la credibilita’ delle Olimpiadi scendera’ a livelli inferiori persino di quella dei Reality Show…

Un’altra finzione di livello olimpico e’ stata rivelata in Australia. L’orchestra che suono’ all’inaugurazione delle Olimpiadi di Sydney nel 2000 fece solo finta di suonare. I “pezzi” erano stati tutti pre-registrati, onde evitare imbarazzanti “stecche”…

Perche’ I Neri Corrono Piu’ Veloci Dei Bianchi?

Perche’ i neri corrono piu’ veloci dei bianchi? Si chiede qualcuno. Una domanda che si puo’ mostrare sia priva di fondamento.

Prima di tutto occorre rendersi conto che esiste un “passato” su questo tema. In generale, isogna sempre cercare di vedere cosa c’e’ dietro questa o quella teoria scientifica, soprattutto quando parla di persone, e non di ammassi globulari o le abitudini predatorie dei ragni della Patagonia.

E purtroppo, dietro gli “studi” su base razziale c’e’ una storia molto brutta, e ripetuta, di abusi della “scienza” da parte di chi ha voluto e vuole portare avanti le sue teorie razziali. Si finisce sempre con il cercare di classificare quale razza sia meglio dell’altra, e da questo alle discriminazioni il passo e’ troppo breve per non mettere dei paletti molto alti, che tutte le teorie in argomento devono essere capaci di superare prima di poter essere accettate.

Il libro di Stephen Jay Gould “The Mismeasure of Man” e’ pieno zeppo di esempi di teorie che oggi troviamo razziste o sessiste, ma alla loro epoca erano accettate quasi come verita’ rivelate. Prima la capacita’ cranica, poi la forma della faccia, poi il quoziente intellettivo. Al giorno d’oggi, quando lo sport e’ di moda, si parla di prestazioni sportive.

Non va trascurato neanche il fatto che studi “razziali” o “sessisti” saranno fatti soprattutto da coloro che hanno gia’ idee “razziali” o “sessiste”, che’ altrimenti probabilmente non si porrebbero neanche il problema. Voglio dire: se mi viene detto di mettere nello stesso gruppo un senegalese e un mozambicano perche’ “neri” io mi metto a ridere. Se viene detto lo stesso a un razzista convinto, accettera’ senza fiatare. Chi dei due intraprendera’ e pubblichera’ studi che comparino quei due “neri” con i “bianchi”? Non certo io.

Il fatto e’ che gli afro-americani sono originari di una larga fetta dell’Africa occidentale. Ora, e’ proprio in Africa che esiste di gran lunga la piu’ grande variabilita’ genetica, per cui c’e’ da aspettarsi che ci sia una grandissima variabilita’ anche fra gli afro-americani.

E’ vero che dal tempo della schiavitu’ ad ora c’e’ stato del “rimescolamento” visto che la maggior parte di loro faceva figli con altri afro-americani, ma il numero di generazioni e’ cosi’ piccolo da non far ritenere che tale rimescolamento abbia inciso sulla variabilita’ genetica (e non parlo neanche del gran numero di “misti”, con antenati europei, indiani d’america, etc etc).

E’ vero anche che hanno in genere la pelle di colore piu’ scuro, gli afro-americani, ma questo, in Africa, e’ dovuto a una convergenza evolutiva fra popolazioni geneticamente diverse ma che vivono sotto lo stesso Sole. In pratica, il colore della pelle non e’ una indicazione di vicinanza o somiglianza genetica, cosi’ come nessuno dira’ che Etiopi e Cingalesi sono da considerare “una razza” solo perche’ il colore della pelle e’ straordinariamente simile.

Quindi parlare di “neri” come distinti dai “bianchi” come se ci fossero dei tratti genetici tipici dei “neri” e non dei “bianchi” appunto, distinguendo quindi due “razze”, e’ assolutamente improprio, fino a prova contraria.

Come fare poi su queste basi cosi’ traballanti a tirar fuori le “cause” della presunta capacita’ di correre, proprio non riesco a capirlo. Ma non e’ la prima volta che succede: fino a pochissimi anni fa era proibito alle donne correre la Maratona, e c’era anche chi diceva che “scientificamente” il calcio e il ciclismo non erano adatti alle femmine della nostra specie, per questa o quella caratteristica del bacino.

Tutte panzane, naturalmente, ma che hanno ritardato quegli sport per decenni.

Come mai allora tanti sprinters sono neri? E’ questa una domanda a cui non si puo’ dare risposta. Come ho detto sopra, non esiste “il nero”, e quindi non ci si puo’ chiedere perche’ “i neri” facciano questo o quello. Quanti campioni della boxe (pesi massimi) sono stati “neri”? C’e’ forse anche li’ qualcuno che suggerisce che il colore della pelle aiuti nello sviluppare i pugni, e (addirittura!) nel sopportarli?

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Fra l’altro, giusto per rifarci alle zone dell’Africa e delle Americhe dove “geneticamente” dovrebbero essere piu’ simili agli afro-americani…dove sono tutti i corridori (sprinters, stiamo parlando di corse brevi) brasiliani, nigeriani, ghanesi, toghesi, beniniani, senegalesi, gambiani, cubani etc etc etc?

E che, forse quelli non sono “neri” abbastanza?

La Giamaica e’ solo un’isola fra tante…ma da Trinidad esce un tizio ogni tanto, cosi’ come dalle Barbados, mentre da un gran numero di altre isole lo zero assoluto. I cubani poi per esempio non sono secondi a nessuno in termini di infrastrutture sportive. Correre soprattutto lo sprint breve e’ anche uno sport che non ha bisogno di infrastrutture, ma solo di un rettilineo di 100 metri o poco piu’. Infine, nel mondo globalizzato non e’ difficile trovare esempi di atleti che gareggiano per una nazione ma hanno borse di studio in un’altra, come gli USA ma anche l’Italia.

Per cui anche un ghanese o un cameruniano o un tizio di St.Lucia veloci non avrebbero troppe difficolta’ a farsi vedere sulla scena internazionale.

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Il problema di fondo e’ ovviamente che in Ghana come in Camerun, come a Cuba, lo sprint non e’ lo sport nazionale. I potenziali talenti nella corsa non vengono scoperti semplicemente perche’ non corrono.

Se nessuno gioca a pallamano, e’ ovvio che non verra’ fuori nessun super giocatore di pallamano. In India tutti adorano il cricket, e tutti gli eroi sportivi giocano a cricket. Chi vuole diventare un eroe e pergiunta ricco pratica il cricket. In Italia, fa il calciatore, non certo la pallamano o il baseball. In Armenia e Georgia, gli eroi sono lottatori e sollevatori di pesi. etc etc.

Questo discorso su base sociale e culturale basta e avanza per spiegare perche’ i Giamaicani corrono in fretta, e i Finlandesi no (quelli, fanno l’hockey su ghiaccio e il giavellotto). Perche’ infilarci su delle ipotesi razziali che come detto sopra non hanno base genetica, non lo so.

Ma qualcuno dira': e i Kenyani che vincono le corse di fondo e mezzofondo? I kenyani, appunto. Non i “neri”. I kenyani che vincono sono poi quelli degli altipiani, ed e’ relativamente semplice verificare che hanno piu’ globuli rossi/emoglobina degli altri, abituati a vivere dove c’e’ meno ossigeno.

Al che uno si dovrebbe chiedere, dove sono i Peruviani maratoneti? Ma di nuovo, in Peru’ non si pratica la corsa campestre, e quindi non si possono scoprire “campioni di corsa campestre”. I peruviani giocano a calcio.

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Un ottimo esempio dell’effetto delle convenzioni sociali riguarda il nuoto. A parole, e’ da piu’ di quaranta anni che i neri d’America possono fare il bagno in piscina con i bianchei. Nella pratica e’ un’altra faccenda. Prima devono avere l’idea di andare in piscina; poi devono trovare una piscina che li accetti senza tante storie o boicottaggi; poi devono avere l’idea che si puo’ gareggiare; poi devono trovare un allenatore che li accetti senza tante storie o boicottaggi o pregiudizi; poi devono praticare lo sport in maniera massiccia, al punto da poter individuare i campioni. Etc etc.

Ci vuole molto tempo perche’ qualcosa del genere accada in pratica. E’ quanto si dice “costruire un movimento” in cui poi eccellono i campioni. E infatti Cullen Jones, nero del Bronx, ha vinto l’oro quest’anno, nella 4×100 stile libero, secondo afro-americano USA ad esserci riuscito (il primo era stato nel 2000). Un periodo insomma di circa 40 anni dal 1964, poco piu’ di una generazione, che e’ quanto ci si potrebbe aspettare.

Pensiamo anche al superuomo Usain Bolt: se non avesse trovato un allenatore coraggioso che lo ha accettato come corridore quando tutti dicevano che era troppo alto per lo sport. Adesso va piu’ veloce degli altri perche’ ha le gambe piu’ lunghe, ma chi glielo dice a tutti i giamaicani rigettati dalle associazioni sportive perche’ oltre un limite arbitrario e, sappiamo oggi, assurdo?

E quanti “bianchi” veloci vengono rifiutati dalle scuole di sprint perche’ “lo sanno tutti che i neri sono piu’ veloci”, cosi’ come prima di Bolt lo sapevano tutti che “quelli bassi corrono piu’ in fretta”?

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Insomma: se uno non impara, non impara. E quindi non ci sono campioni del cricket francesi o spagnoli o italiani. Magari io o tu saremmo potuti essere dei recordmen assoluti in quello sport, ma non lo sapremo mai, perche’ non ci sono ne’ le infrastrutture, ne’ le esperienze, ne’ la voglia di giocare a cricket.

Questo ultimo esempio mi sembra che _dimostri_ che con la prestazione sportiva, la genetica c’entra proprio poco, a parte casi particolari come i kenyani corridori.

Alle Olimpiadi, Puzza di Marcio

Non sembra quasi di sentirlo, l’orribile tanfo dell’antidoping alle Olimpiadi di Pechino?

Fino ad ora, 4 atleti sono risultati positivi per sostanze vietate. Questo può sembrare un buon risultato, una decisa tendenza al ribasso dopo che più di una dozzina di persone risultarono positive al doping ad Atene 2004. Ma in realtà, è vero il contrario.

Persino il Capo del Comitato Olimpico Internazionale Jacques Rogge aveva dichiarato, a fine luglio, che si aspettava che la massiccia lotta contro il doping messa in campo per “Beijing 2008″ riuscisse a scovare fino a 40 atleti-bari.

Al ritmo attuale, sarà un successo se si troveranno 10 casi di doping entro la fine dei Giochi Olimpici.

Le alternative, che il movimento sportivo in tutto il mondo abbia finalmente deciso di smettere di usare sostanze vietate, o che gli imbroglioni siano scovati prima di andare alle Olimpiadi, sono in pratica entrambe al di là del ridicolo… prova ne sia il fatto che uno dei 4 “positivi a Pechino” è una ragazza vietnamita che tutti credono abbia assunto un farmaco vietato per errore.

Non c’e’ proprio nessun altro che commetta errori, a Pechino? Proprio nessuno? 

Vi sono anche altri noti indicatori di “marcio nel doping”. L’esperto dell’antidoping Dick Pound ha detto prima della data di inizio dei Giochi Olimpici: “Se un gruppo di atleti di cui nessuno ha mai sentito parlare compare alle Olimpiadi e vince medaglie d’oro, cio’ sarà la cosa peggiore per la reputazione della CIna“.

Ed ecco, appunto, un’atleta del genere: la nuotatrice Liu Zige.

Si guardi anche il nuotatore francese Alain Bernard con i suoi muscoli giganti nella parte superiore del corpo, e lo si confronti con i suoi concorrenti. Si può finanche vedere una vena del braccio, proprio come nei “bodybuilders” di tanti anni fa.

Alcuni esperti stanno iniziando ad esprimere le loro preoccupazioni (come su queste pagine del New York Times) che nel complesso, Beijing 2008 sarà una sconfitta nella guerra contro il doping. Ma è davvero probabile che quasi tutti gli atleti abbiano trovato come evitare di essere scoperti, e/o che quasi tutti i laboratori di test abbiano deciso di optare per un’estrema cautela prima di dichiarare un campione di sangue come “positivo”?

Cosa sta forse succedendo? Tutti sanno che il doping porta con sé imbarazzo, soprattutto per il Paese ospitante, soprattutto se gli atleti-bari provengono dal Paese ospitante.

D’altra parte queste sono le Olimpiadi in cui l’età di una ragazza cinese di 14 anni è stata “leggermente spinta” a diventare 16 sul il suo passaporto per permetterle di competere. Ci sarebbe poco di che stupirsi quindi se, dietro le quinte, “piccoli” casi positivi di doping venissero appositamente “leggermente spinti” verso la negativita’, soprattutto quando riguardano campioni di sangue provenienti da atleti cinesi.

Al fine di preservare l’armonia, quindi, tutti o quasi i “piccoli” casi positivi sarebbero trattati allo stesso modo, con alcuni sfortunati individui smascherati solo per mantenere le apparenze.

Il risultato? Una diffusa disonestà e ipocrisia in un disastro di proporzioni davvero olimpiche, con il doping l’unica cosa di cui tutti sanno e di cui nessuno osa parlare.

Per amore di onestà e correttezza tra i concorrenti, è sicuramente il momento giusto per accettare un doping sportivo pulito, trasparente, sicuro: cosi’ come alcuni anni fa, alla professionalismo è stato infine consentito di venire superficie, dopo una sua lunga e sofferta storia olimpica anch’essa di disonestà e ipocrisia.

Falsita’ Olimpiche

Quante storie perche’ una bambina di 9 anni ha fatto finta di cantare in TV durante l’inaugurazione di Pechino 2008, mentre un’altra cantava per davvero. E poi e’ stato “scoperto” che la serie di fuochi d’artificio era fatta al calcolatore.

Ma se da una parte bisognerebbe chiedersi che senso abbia lamentarsi che qualcosa in televisione sia finto (come se uno spettacolo potesse mai essere “vero”…), ricordiamoci anche di un paio di episodi precedenti di “finzione olimpica”:

Chissa’ quanti altri “trucchi” ci sono stati nel corso degli anni.

Insomma la Cerimonia di Apertura e’ uno spettacolo, la televisione e’ spettacolo, e lo spettacolo non deve necessariamente essere iper-realista.

Basta lasciare una telecamera ferma e accesa per capire quanto sia noiosa da vedere, la realta’.

Delegazione Italiana Alternativa per Pechino 2008

In spirito di continuita’ con l’abituale indecisione e cerchiobottismo, l’Italia ha ieri garantito alla Cina che l’8 Agosto ci sara’ una “personalita’ di alto livello” a capeggiare la nostra delegazione a Pechino.

I dettagli sono stati naturalmente lasciati alle misteriose nebbie del futuro. In prima analisi comunque, il particolare dell’altezza sembrerebbe escludere l’attuale Primo Ministro.

Chi avra’ l’onore del viaggio a spese dei contribuenti? La trasmissione Jefferson Ming su Radio24 ha chiesto consigli agli ascoltatori. Suggerimenti fino a questo momento:

(a) il Gabibbo
(b) Paolini (il “disturbatore” )
(c) Rocco Siffredi
(d) Elio (senza Storie Tese)

Ulteriori candidature sono ancora ben accette. Peccato per Maurizio Costanzo…forse c’e’ qualche speranza ancora per Ferrara, Pera o Vattimo?

Dopotutto, non e’ stato ancora precisato se la delegazione sara’ poi fatta rientrare in Italia.

Pistorius: Le Conseguenze (Positive)

Provero’ a spiegare perche’ non sono d’accordo con coloro che vedono negativamente l’autorizzazione data a Pistorius a provare a qualificarsi per le Olimpiadi. E non usero’ argomenti di carattere emotivo.

Bisogna prima di tutto chiarire quali siano le obiezioni. C’e’ chi dice che le gambe artificiali di Pistorius portino dei vantaggi sleali: benissimo, allora non gli si impedisca e basta di gareggiare, ma lo si aiuti a progettare delle gambe artificiali senza quei vantaggi sleali.

Altri sono contrari all’uso di equipaggiamento non-naturale alle Olimpiadi: ma allora, che si vietino anche i costumi da bagno hi-tech nelle gare di nuoto, e le scarpette super-specializzate in tutta l’atletica. O quantomeno, si imponga a tutti l’uso di un solo tipo di costume, e di un solo tipo di scarpe.

Esiste gia’, in realta’, un ausilio “meccanico” che permette a persone portatrici di handicap di gareggiare con tutti gli altri: si tratta degli occhiali. Chi scrive e’ estremamente miope: sarei praticamente privo se non dei rudimenti della vista, se non avessi la fortuna di essere nato in un’epoca in cui sono gia’ disponibili lenti capaci di correggere completamente questo mio difetto fisico. Purtroppo molti altri, per esempio costretti su sedie a rotelle, non hanno (ancora) questa fortuna.

Ora, c’e’ qualcuno disposto a dire che i miopi non debbano gareggiare per esempio nel tiro con l’arco, visto che indossano occhiali che potrebbero fornire vantaggi sleali rispetto ai “normodotati”? Dopotutto, la capacita’ di mettere a fuoco a distanze ragguardevoli e’ importantissima, in certi sport: e puo’ capitare (come a me e’ capitato) che gli occhiali o le lenti a contatto correggano la vista a 11/10.

Anni fa, fra l’altro, un’arciere pote’ gareggiare da una sedia a rotelle…

Cosa c’e’ di diverso, nel caso di Pistorius? C’e’ che gli occhiali sono noti e accettati da tutti, anche nella vita di tutti i giorni, mentre per sfortuna le gambe artificiali sono buone al momento solo per la corsa, risultano “estranee” ai piu’ e quindi suscitano una certa “paura del nuovo e del diverso”.

Ma allora il problema non e’ di Pistorius, ma di chi non ha ancora accettato la possibilita’ che se per correre ci vogliono due gambe, non per forza quelle gambe devono essere le stesse presenti alla nascita.

Alcuni dicono di essere preoccupati che il caso-Pistorius diventi un precedente, e che il CIO abbia aperto una porta che non si sa a cosa potra’ portare. Questo “principio della precauzione” e’ pero’ sia in generale molto pericoloso (non bisognerebbe andare in bagno in casa, per esempio, visto che e’ il luogo dove accadono la maggior parte degli incidenti); sia nel caso particolare troppo riduttivo.

Cosa succedera’ infatti, adesso che Pistorius ha acquisito il diritto di provare a qualificarsi per le Olimpiadi? Succedera’ che altri amputati proveranno a fare lo stesso, e il CIO e la Federazione Internazionale di Atletica saranno finalmente costretti a definire gli standard necessari perche’ una protesi sia “omologata”, e quindi “accettata” (nella sentenza di Losanna, si fa accenno proprio all’assenza di alcuna regolamentazione in proposito).

E quindi la ricerca scientifica e tecnologica portera’ a protesi da gara sempre piu’ sofisticate e simili alle gambe naturali, che in tutta probabilita’ si tradurranno in modelli migliori, destinati all’uso nella vita quotidiana.

Al di la’ di tutte le considerazioni emotive intorno alla partecipazione di portatori di handicap agli stessi eventi sportivi che i “normodotati”. permettiamoci dunque di dire “viva Pistorius!”, come anni fa si disse “viva Bosman!” per il coraggioso e tenace calciatore il cui caso cambio’ tutto il sistema dello schiavismo, volevo dire della compravendita dei calciatori nell’Unione Europea

Evviva Pistorius!

Applausi al TAS che oggi a Losanna ha ristabilito un po’ di decenza nel movimento Olimpico permettendo a Oscar Pistorius di provare a qualificarsi per i 400m, a Pechino o anche a Londra nel 2012.

Molto si e’ detto riguardo le protesi di Pistorius, che gli fornirebbero un “vantaggio” nella corsa. Quello che pero’ non e’ stato chiarito fino ad oggi era se si trattasse di un problema (a) filosofico (“corre solo chi ha entrambe le gambe con cui e’ nato”) oppure (b) di carattere tecnico (“le protesi di Pistorius sono troppo efficienti”).

Con questa decisione, il TAS (e il CIO, accettando la decisione dell’Arbitrato) ha finalmente accettato che il possedere protesi non e’ di per se’ un impedimento a gareggiare con il resto dell’umanita’. E che le particolari protesi di Pistorius vanno bene cosi’ come sono.

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Immagino che tanti siano comunque contrari. Io mi chiedo quanti accetterebbero che i miopi fossero esclusi per esempio dal tiro con l’arco, visto che le “protesi” (gli “occhiali”) potrebbero portare dei vantaggi rispetto a chi vede bene senza alcun ausilio.

Aghi nel Colletto: Propaganda Anti-cinese sul Corriere Semplicione

Promette bene, il sito del Corriere della Sera. “Soldati cinesi, gli aghi nel colletto – Foto choc pubblicate dal Daily Mail: ecco come il regime fa stare sull’attenti i militari“: un articolo corredato da primo piano di un collo a cui e’ appoggiato quello che appare un oggetto appuntito.

Dimostrazione della ferocia dell’esercito di Pechino, o della credulonita’, se non propaganda intenzionale da parte della vetusta testata milanese?

Bastano pochi minuti in Google infatti per capire meglio di cosa si tratti: una serie di fotografie di natura propagandistica/pubblicitaria, scattate e distribuite ovviamente dal governo di Pechino, tramite la Reuters (e non il Daily Mail!!!), per dimostrare quanto le Olimpiadi siano prese seriamente, da quelle parti.

Gli aghi nei colletti sarebbero a scopo d’addestramento (e dove sarebbe lo scandalo e lo choc? come se diventare militari in Cina fosse roba per mammolette.. .), e comunque li si vede solo al collo di un malcapitato (mentre le croci alla schiena sono ben diffuse)

In generale, comunque: mai, dico MAI prendere per buono quanto scritto sul Daily Mail. Al confronto, la Padania e’ la Divina Commedia, e il Manifesto un covo di libertari

Contro Gli Assalti Alla Torcia Olimpica

A cosa porteranno, gli imbarazzanti assalti contro la Torcia Olimpica?

  1. Modifica del percorso in modo da renderlo puramente cerimoniale, con “bagni di folla” rigorosamente controllata (se non finta)
  2. Senso di repulsione contro queste iniziative allorquando uno dei tedofori sara’ portato in ospedale. O peggio
  3. Proibizione ufficiosa del possesso di bandiere tibetane, nel senso che chiunque si faccia trovare con una al seguito, sara’ immediatamente classificato come potenziale assalitore di corridore disarmato
  4. Progressivo isolamento della Cina, nel senso di chiusura a riccio contro i poco sensati e umilianti assalti di un mondo che, di solito, soprassiede come se nulla fosse a eccidi ben peggiori di quanto si sia visto ultimamente in Tibet; con conseguente, disutile innalzamento della tensione internazionale, mentre le forze piu’ retrive e oppressive si rafforzano nella Cina stessa, facendo leva sul nazionalismo
  5. L’avvio di un processo di democratizzazione in Cina incluso il Tibet, e l’organizzazione di un referendum sull’indipendenza di quest’ultimo

La probabilita’ e’ altissima per i punti da 1 a 4.

Zero, invece, per il punto 5. Alzi la mano chi mai, trovatosi al posto dei leader cinesi, abbasserebbe la testa di fronte a una serie di assalti evidentemente organizzati. Anzi, la reazione da aspettarsi e’ esattamente quella contraria.

E poi mi chiedo: da dove saltano fuori, tutti questi attivisti pro-Tibet cosi’ determinati, e un po’ maneschi? Lasciamo anche perdere l’associazione Free Tibet e le sue vignette che puzzano di razzismo. A me, tutto mi sembrano, questi assalitori di Torce, tranne che individui nonviolenti che vedono nel Dalai Lama la loro guida spirituale.

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E chi saremmo, noi Occidentali, che ci ergiamo a giudici per condannare l’intera Cina? Quelli che bombardano donne e bambini, in Afghanistan, per poi chiedere al massimo scusa del “tragico errore” (se non per far finta di niente, come al solito).

Il mondo e’ un vero schifo: il Darfur, la Somalia, il Chad, il nord-est dell’ex-Zaire; lo Sri Lanka, il nord-est dell’India, la Birmania; il Tibet, il territorio degli Uighuri; il Kashmir, le zone tribali del Pakista, l’Afghanistan, l’Iraq; le regioni iraniane a prevalenza araba, e quelle turche a prevalenza kurda; etc etc etc.  

Concentrarsi su uno di questi problemi, in una maniera cosi’ eclatante come quella di cercare di prendere la Torcia Olimpica, mi sembra quanto meno strano. Di piu': il desidero di “liberare il Tibet”, davvero non basta a giustificare quanto sta accadendo.

Tutto l’odio che si vede ha probabilmente anche altre radici: calcoli politici (nessuno perdera’ mai voti, in Occidente, per aver appoggiato la causa tibetana); odio razziale (contro il “pericolo giallo” del miliardo di cinesi); il desiderio di “rimettere la Cina al suo posto”.

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Il problema del Tibet esiste. La Cina si comporta li’ davvero come una potenza coloniale, e il Governo di Pechino con le sue azioni mina ogni ragionamento che veda il Tibet come parte integrante della Cina stessa. Esistono grossi problemi di democrazia, e colossali violazioni dei diritti umani.

Si risolvera’ tutto cio’, spegnendo/rapendo la Torcia Olimpica?

Pechino e il Boicottaggio

Pechino, 31 Mar (MNN) – Le autorita’ radiotelevisive cinesi hanno annunciato il boicottaggio “di tutte le partite dei campionati di calcio italiani” in segno di protesta “contro la sanguinaria repressione tra la tifoseria” e “a sostegno del popolo italiano non-tifoso fra i quali presto ci scappera’ un altro morto calcistico se non verra’ appoggiata una necessaria causa di pace“.

Non è accettabile – ha aggiunto il Presidente dell’ente televisivo di stato cinese – che i nostri figli e le nostre famiglie siano confusi dalle immagini provenienti da un Paese che fa scempio del gioco del calcio, della libertà civile di assistere a una partita senza timore di perdere la vita e del legittimo diritto a tifare chi ci pare senza per questo diventare bersagli mobili per spranghe, catene e proiettili“.

Un Paese come l’Italia – ha concluso – dove ormai i morti per calcio non sono neanche piu’ notizia principale della giornata“.

NOTA: Si tratta di una notizia falsa. Il fatto pero’ che in tanti siano cascati in questo pesce d’aprile dovrebbe far riflettere…

Tibet: Oltre il Boicottaggio

Dal Messaggero, un’intervista per capire perche’ “boicottare i Giochi Olimpici“, qualunque sia la situazione in Tibet, non sia una scelta particolarmente saggia:

Nel 1980 non potè partecipare alle Olimpiadi a Mosca e oggi afferma che quel «boicottaggio non servì a nulla». Secondo Daniele Masala, glorie dell’atletica leggera italiana, «si fa presto a dire boicottiamo: ma le ragioni di chi suda, si sacrifica e trascorre la breve vita sportiva con il solo obiettivo di andare ai Giochi, le valutate? E soprattutto: alla causa dei diritti umani serve non andare alle Olimpiadi di Pechino?». Nel 1980 la soluzione trovata in Italia per non andare a pieno titolo a Mosca (i sovietici avevano invaso l’Afghanistan, gli Usa premevano per il boicottaggio) fu quella di inviare una squadra chiamata «Coni» e di lasciare a casa gli atleti militari. E lui, che era un poliziotto, restò a Roma pur essendo il favorito nella prova di pentathlon moderno. «E nel mondo – spiega – dopo tutto andò come se il boicottaggio non ci fosse mai stato». E la mancata partecipazione fu un duro colpo: «Smisi per 4-5 mesi di allenarmi, volevo cambiare vita: ero tristissimo». «Non possiamo fare dei Giochi una grande festa mentre i cinesi uccidono i monaci tibetani e giustiziano la gente. Noi dobbiamo andare, gareggiare e mentre ci premiano mandare il messaggio forte: siamo contro le esecuzioni capitali, siamo contro l’invasione in Tibet. E se proprio dobbiamo punire qualcuno, boicottiamo il Cio che questa sede l’ha scelta. Lasciamo in pace atleti e tecnici».

Da Dharamsala, intanto, un appello da parte dell’On. Sergio D’Elia, gia’ li’ da alcuni giorni dimostrando quindi che qualcuno si occupava del Tibet anche in tempi non sospetti:

TIBET: SERGIO D’ELIA CHIEDE CHE IL PARLAMENTO DISCUTA LA DRAMMATICA EMERGENZA

Dharamsala, 16 marzo 2008

COMUNICATO STAMPA

Sergio d’Elia, deputato radicale, ha inviato la seguente lettera ai Presidenti della Camera e del Senato e ai Presidenti delle Commissioni esteri

Dharamsala 15 marzo 2008

Alla c. a.
Presidente del Senato Franco Marini
Presidente della Camera dei Deputati Fausto Bertinotti
Presidente della Commissione esteri del Senato Lamberto Dini
Presidente della Commissione esteri della Camera Umberto Ranieri

Cari Presidenti,

come forse saprete sono a Dharamsala insieme ai Vice Presidenti del Partito Radicale Nonviolento, Matteo Mecacci e Marco Perduca, per sostenere la causa tibetana che in queste ore vede un drammatico sviluppo per quanto sta accadendo purtroppo in Tibet.

Lo scorso 10 marzo abbiamo partecipato alle cerimonie ufficiali del Governo tibetano in esilio nel corso delle quali sono intervenuti il Dalai Lama, Karma Chopel, Presidente del Parlamento Tibetano e Samdhong (Lobsang Tenzin) Rinpoche, Primo Ministro del Governo tibetano in esilio.

Con il Presidente del Parlamento ed il Primo Ministro abbiamo avuto anche incontri ufficiali ed un lungo colloquio nei giorni scorsi nel corso del quale abbiamo insieme approfondito l’analisi dell’iniziativa lanciata da Marco Pannella, nel quadro del Primo Satyagraha Mondiale per affermare “ovunque, a livello istituzionale e personale, per tutte e tutti” il valore, troppo spesso smarrito, della “parola data” e dei patti, nei rapporti internazionali e personali, obiettivo che coinvolge naturalmente anche la realtà italiana e globale, per dare una soluzione politica strutturale alle crisi dello Stato di Diritto, della democrazia e dei diritti umani.

Il 10 marzo, in omaggio anche della qualità di parlamentare italiano, membro della Commissione esteri della Camera dei Deputati, ho avuto l’onore di aprire la Marcia nonviolenta partita da Darmanshala fino al Tibet in occasione dell’anniversario della rivolta nonviolenta tibetana del 1959 contro l’occupazione cinese. Tale manifestazione nei giorni successivi è stata interrotta dalle autorità indiane con un fermo di polizia di 14 giorni a 100 monaci, attualmente nel centro di detenzione di Yateri Niwas, per essersi rifiutati di firmare un impegno a non proseguire la Marcia.

Ritengo opportuno e urgente che il Parlamento italiano trovi il modo di discutere quanto sta avvenendo in Tibet ed anche in altre regioni cinesi, dove pure si consumano gravi violazioni dei diritti umani come nei confronti degli uiguri del Turkestan orientale, che non sono in questo momento sotto i riflettori della pubblica opinione.

Non solamente in vista dei Giochi Olimpici, chiedo formalmente di aiutare la Cina a dare al mondo un’immagine ben diversa da quella che emerge tragicamente in queste ore e di convocare una riunione congiunta del Parlamento italiano, o quanto meno delle Commissioni esteri, affinché il Governo possa, a Parlamento sciolto come avvenuto per il Kossovo, discutere di questa drammatica emergenza.

Con i miei più cari saluti,

On. Sergio d’Elia

p.s. Naturalmente, quando c’e’ da prendere una posizione semplicista e populista, nessuno puo’ battere Beppe Grillo.

L’Assurdita’ del Boicottaggio delle Olimpiadi di Pechino

Il rito della richiesta di boicottare le Olimpiadi si ripete come al solito, nonostante la palese assurdita’.

In questi giorni c’e’ chi invoca l’assentarsi da Pechino2008 a causa della disastrosa situazione dei diritti umani in Cina, dell’enorme numero di esecuzioni capitali, e/o  della colonizzazione forzata del Tibet (dei problemi degli Uigur, sembra che non si interessi nessuno).

Ne ha parlato in Italia recentement il Prof. Alberto Asor Rosa prima via stampa, poi alla trasmissione Viva Voce su Radio24. La’ gli ha risposto l’On. Mario Pescante (Forza Italia), membro del Comitato Internazionale Olimpico.

Pescante ha posto da parte sua una domanda cui tutto sommato andrebbe data una risposta: perche’ chiedere allo Sport di ovviare alle mancanze della Politica e dell’Economia, e rifiutare sdegnosamente l’invito ad andare in Cina proprio mentre sembra al boom dei rapporti commerciali sembra che non ci sia fine?

D’altronde, a che serve un boicottaggio se non a pulire la coscienza di chi lo chiede?

Chi avrebbe vinto, se a Berlino 1036 Jesse Owens avesse deciso di restare a casa invece di andare a battere tutti i Corridori Ariani di fronte all’imbarazzatissimo Hitler?

E chi si ricorda quali Paesi boicottarono Citta’ del Messico 1968 o Montreal 1976 e perche’?

E invece, chi non ricorda l’immagine di Tommie Smith e John Carlos con il pugno guantato di nero puntato al cielo durante la premiazione della finale dei 200 metri proprio nella Olimpiade del 1968?

Boicottare in generale non porta alcun risultato, ed e’ dunque assurdo, perche’ gli assenti non parlano e vengono presto dimenticati.

Al massimo si puo’ ottenere a qualcosa quando la decisione e’ presa all’ultimo istante e da piu’ delegazioni, come appunto a Montreal 1976: impossibilitati a cambiare la cerimonia di inaugurazione, gli organizzatori si troverebbero costretti a mandare in giro per il mondo le immagini dei vuoti laddove dovevano sfilare i boicottanti.

O magari sarebbe servita una campagna a favore dei diritti umani in Cina, ma continuativa e sostenuta sin dal 2001, quando la sede dell’Olimpiade venne assegnata.

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Ci sono sicuramente modi piu’ efficaci per dimostrare il proprio appoggio a questa o quella causa, magari a livello individuale e non nell’anonimato di un gruppo.

Come hanno mostrato Smith e Carlos quasi 40 anni fa, lo sportivo che volesse approfittare della situazione farebbe bene ad ispirarsi alla nonviolenza, escogitando metodi di protesta che in caso di vittoria o podio avrebbero il maggior impatto mediatico possibile.

Ad esempio Peter Norman, l’australiano che si vede sul podio con Smith e Carlos, decise di mostrare sulla tuta il distintivo del “Progetto Olimpico per i Diritti Umani“.

Chissa’ se qualcuno fara’ niente del genere.

Apriamo al Doping

Quanto tempo dovra’ passare ancora prima che ci decidiamo a gettare la spugna nella commedia chiamata “antidoping”?

Specialmente da quando e’ arrivato il professionismo, solo dei mostri potrebbero rimanere in cima al mondo senza fare uso di “rinforzanti”. E quindi questi verranno usati nel futuro, cosi’ come sono stati usati nei decenni passati.

E perche’ no? Il pubblico assiste per vedere qualche risultato straordinario. Ma ormai ogni limite per il corpo solo leggermente allenato, e’ stato raggiunto e superato da anni, per cui da dove mai arriverebbero tutti quei record? Forse Londra 1948 e’ stata l’ultima Olimpiade dove uno spettatore qualunque avrebbe potuto gareggiare con qualche possibilita’ seppure remota di fare bella figura.

E dunque l’antidoping e’ solo una grande e ipocrita perdita di tempo, degna figlia della caccia alle streghe degli anni ’50 e ’60 contro tutti coloro che non erano “dilettanti”.

Perche’ non facciamo venire fuori tutto rendendolo legale? Dopotutto i controlli sono molto piu’ facili, alla luce del sole. Chi c’era invece quando tutti quei ciclisti morirono d’infarto a vent’anni?