La Sindrome di Scassandra

no, il titolo non e’ un refuso…un’altra versione: “Accusiamo i catastrofisti di complicita’ in genocidio?

Proviamo un “se voi foste il giudice”…siamo al processo contro una babysitter perche’ il bambino cui stava badando e’ finito in ospedale cadendo da un tavolo. La babysitter dichiara di non aver fatto personalmente del male al bambino, e tutti sono d’accordo sull’argomento. Pur tuttavia si sa anche che la babysitter, pur consapevole del fatto che il bambino stesse giocando al gioco dei contrari, gli ha intimato di non salire sul tavolo perche’ preoccupata, appunto, che cadesse da quell’altezza.

Se voi foste il giudice…pensereste che la babysitter fosse innocente?

Io no.

Come commentare allora coloro i quali, pur nutrendo ragionevolissime preoccupazioni riguardo argomenti come l’evoluzione del clima, o il picco del petrolio, continuano a ripetere argomentazioni ed azioni gia’ dimostratesi fallimentari, nonostante la consapevolezza (di tutti) che tutto cio’ non abbia mai portato, e quindi mai potra’ portare da nessuna parte? Sono “colpevoli”, evidentemente anche loro…e colpevoli poi di “complicita’ in genocidio”, perche’ a loro dire qualora non si facesse niente ci aspetta un futuro di morte a livello, appunto, di genocidio.

L’unica loro possibilita’ di salvezza dall’accusa di “complicita’ in genocidio” sara’ dimostrare allora che non abbiano comunque troppo sale in zucca (e non dico che cio’ sarebbe difficile…).

Esiste evidentemente un problema di comunicazione fra chi nutre certe preoccupazioni ed il mondo esterno. E’ chiaro anche a tutti che il mondo esterno non accetta il primo profeta che capita. Piu’ straordinarie siano poi le affermazioni, piu’ straordinarie dovranno essere le prove a supporto. Maggiore la richiesta di cambiamento sociale e/o addirittura psicologico, maggiore sara’ il fronte di coloro che si dimostreranno recalcitranti al cambiamento (e meno male, altrimenti saremmo tutti gia’ morti dietro questo o quel profeta di morte).

Si tratta di nozioni gia’ stra-note e al limite del banale. Eppure continuiamo a vedere questo stesso cozzare di teste contro gli stessi muri per le stesse ragioni.

Peggio: alcuni fra quella serie di teste prossime all’auto-danneggiamento, invece di acquisire consapevolezza della situazione e provare un registro piu’ efficace, hanno elaborato una loro psicosociofantasia fra lo strambo e il patetico, rifugiandosi fra le confortevoli braccia della “Sindrome di Cassandra“.

L’idea e’ molto semplice…piu’ di uno e’ convinto di conoscere il futuro (=sapere esattamente come andra’) ma di essere condannato a rimanere inascoltato come, appunto, Cassandra. Ci sono vari aspetti a livello psicologico, in proposito, fra i quali:

  • Le preoccupazioni per il futuro diventano una certezza che capitera’ il peggio
  • Il problema dell’essere inascoltati in passato diventa la convinzione che nessuno ascoltera’ mai

Al catastrofismo piu’ orripilante si accoppia quindi il rigetto del mondo esterno, un rigetto tanto piu’ illogico quanto piu’ la soluzione del problema (cambiamenti climatici, o picco del petrolio) comporta il lavorare assieme al mondo esterno.

E se dietro tutto questo ci fosse una specie di “desiderio di morte” (di nuovo, rendendo appropriata l’accusa di complicita’ in genocidio)? Il Prof. Giampiero Tre Re, “docente di filosofia, psicologia e scienze sociali, [...] dottore di ricerca in Diritti dell’Uomo presso l’Università di Palermo e [...] specialista di bioetica” descrive la situazione cosi’ nel suo blog “Terra di Nessuno” (“Ecologia e psicologia. Profezie che si autoavverano: la sindrome di Cassandra“, 8 Marzo 2007):

[...] Il dibattito pubblico sulla crisi dell’ecosistema, muovendosi tra rimozioni e catastrofismi, assume l’andamento oscillatorio di una sindrome psicosociale, che ricorda il personaggio omerico di Cassandra [...] una sindrome da fine del mondo (o, almeno, di certi mondi) tipica dei passaggi di crisi culturali. [...] è la rivelazione stessa che, mentre annuncia la catastrofe, la rende ineluttabile per cause connesse, in definitiva, non al problema in sé ma ai modi della comunicazione e delle dinamiche dell’organizzazione sociale. [...] Il complesso esita in una profonda frustrazione per l’incapacità di agire tempestivamente ed efficacemente, mentre Cassandra finisce per distruggere se stessa: mentre trova conferma della propria ideologia di salvezza, provoca, proprio per questo, la catastrofe collettiva annunciata.

Da notare che il Prof. Tre Re non e’ certo da annoverare fra coloro che non ritengano essere in corso una crisi ecologica. Ma i suoi suggerimenti per il futuro sono ben diversi dalle solite stupidaggini catastrofiste riguardo masse ignoranti o complotti malvagi:

Se non si troverà il modo di cogliere scientificamente il nesso tra la globalità della crisi dell’ecosistema e il carattere globale dell’interazione culturale uomo-natura il grido di Cassandra non basterà a scongiurare la catastrofe ed anzi, suo malgrado, si presterà a strumentalizzazioni e manipolazioni politiche. [...] Occorre una visione ecofilosofica profonda e al tempo stesso profondamente umanistica, senza inutili e dannosi catastrofismi. Una riflessione epistemologica che si ponga l’obiettivo d’individuare l’eventuale punto di contatto tra una nuova gestalt ecologica ed un antropocentrismo non dispotico nei confronti della natura

Sottolineo: “il grido di Cassandra non basterà a scongiurare la catastrofe ed anzi, suo malgrado, si presterà a strumentalizzazioni e manipolazioni politiche“. Appunto.

E dire che invece qualcosa si potrebbe davvero fare. Pochi giorni fa ne hanno parlato gli esperti convenuti per parlare di “Evidence-based decision making” (“Decidere sulla base delle prove scientifiche“) all’University College of London. A una precisa domanda in argomento, cosa possono fare i cambioclimatisti invece di rifugiarsi nella Sindrome di Cassandra?, hanno dato i seguenti suggerimenti:

  • Impegnarsi nello studiare tecniche implementative, fare tesoro di esperienze passate (come la campagna per la lotta all’AIDS)
  • Parlare con tutti, essere aperti e coinvolgere quante piu’ persone possibile, costruire networks di persone che abbiano lo stesso obiettivo, indipendentemente dalle motivazioni di ognuno
  • Non partire dal presupposto che nessuno ci ascolti, aiutare anzi chi lo fa ad acquisire visibilita’
  • Iniziare con un progetto dimostrativo che accetti invece di negare le obiezioni raccolte

Il guaio e’ che tutto questo “dura fatica”…molto piu’ facile crogiolarsi in un’interpretazione semplicistica del mito di Cassandra. Un po’ come rimprovera Garrison Keillor dalle pagine del New York Times ai Democratici USA:

Credo ancora nel lavorare faticosamente. È più divertente ed è un modo di vita migliore. Non ho molta pazienza per i Democratici che afferrano la sconfitta e trovano in essa la loro ragion d’essere. Sognano di essere una eroica voce che urla nel deserto contro l’egoismo e la crudeltà e affronta nobilmente la sconfitta, e necrologi che dicano che erano visionari e in anticipo sui tempi. Preferirei che si trovino nel loro tempo invece che in anticipo, e che si mettano al lavoro.

Lavoro? Figuriamoci…il cassandrista medio cerca nemici, in modo da non dover far niente di concreto, rendendo assolutamente inutili gli sforzi sui cambiamenti climatici, e sul picco del petrolio.

In un clima perennemente da Fortezza Bastiani, costituzionalmente incapaci di rapportarsi con il mondo esterno, i cassandristi sono pronti a offendere e denigrare, trincerarsi dietro l’autorita’ altrui, impermeabili a una qualunque discussione che non sia fra iniziati, bravi solo a cercare il pelo nell’uovo altrui.

In Italia ovviamente la citazione finale puo’ essere una sola…”continuiamo cosi’, facciamoci del male“.

Il Modo Sbagliato di Discutere di Pena di Morte negli USA

(una versione ridotta del testo sotto e’ pubblicata nella sezione Lettere sull’International Herald Tribune del 10 Gennaio 2008)

Alla Corte Suprema americana si discute in questi giorni se la procedura di esecuzione dei condannati a morte in Kentucky, basata su tre iniezioni, puo’ essere definita “punizione crudele e inusuale” e quindi incostituzionale (in base all’Ottavo Emendamento).

In realta’, e molto curiosamente, quanto sopra non e’ strettamente vero. Quello che si chiede alla Corte e’ di accettare o rigettare la proposta di due condannati a morte in Kentucky, che vorrebbero morire dopo un’iniezione singola.

In una situazione supremamente ridicola, l’avvocato dei condannati sta cercando di dimostrare la bonta’ del morire dopo la somministrazione di un singolo composto chimico…

Alcuni dei membri della Corte hanno problemi con quel modo di ragionare…e a ragione! Cosa impedirebbe per esempio un condannato in futuro dal chiedere di cambiare ancora, dopo aver detto che anche l’iniezione singola e’ incostituzionale?

E perche’ non continuare a usare qualcosa di ben noto (le tre iniezioni) visto che non c’e’ (ancora) prova che quella singola sia meno crudele o meno inusuale?

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In realta’ il problema di fondo e’ che l’intera questione e’ veramente mal posta.

La Costituzione dice “[...] punizioni crudeli e inusuali [non saranno] inflitte“.  Non suggerisce di usare il metodo “meno crudele” e/o “meno inusuale”.

Se la procedura a tre iniezioni e’ crudele/inusuale, allora ipso facto non va usata: anche se e’ il metodo meno crudele e meno inusuale che sia stato escogitato al momento.

E l’onere di trovare un modo per applicare la pena di morte in maniera costituzionale deve naturalmente pesare su chi vuole che la pena di morte venga applicata (e non con l’avvocato di due condannati). Il resto, e’ proprio insensato.

Sentirsi Bene nel Credere al Riscaldamento Globale

Quanto e’ piu’ semplice credere al Riscaldamento Globale, e pensare che le temperature, i cambiamenti delle coste, gli uragani, tutto quello che riguarda il Clima sia legato alle attivita’ umane?

Si chiedeva il New York Times il 13 Marzo del 1898: Perche’ il tempo metereologico e’ cosi’ inesplicabile?

Centonove anni dopo, eccoci qui allora con una larga fetta dell’umanita’ che si sente capace di dare una risposta, tutti sicuri che quella bestia selvaggia che chiamiamo Clima sia stata domata, e si muova proprio nella direzione che stiamo impartendo noi.

Secoli fa, avremmo visto sorgere come funghi, templi al Dio del Tempo dove sacrificare bovini e ovini. Adesso, ci viene chiesto di essere “climaticamente virtuosi”, e il sacrificio e’ magari acquistare automobili a emissione ridotta, e donare i nostri soldini dopo aver commesso l’atto impuro di volare in aeroplano.

Facciamoci coraggio, prima o poi passera’ anche questa.

Cattolici al Family Day: E i Cristiani?

Difficilmente il 12 maggio 2007 potra’ essere ricordato nella storia del Cattolicesimo senza molti distinguo e un bel po’ di rossore in viso.

Migliaia di persone a quanto sembra scenderanno in piazza per dimostrare la incapacita’ di capire delle attuali gerarchie cattoliche italiane, il loro sulfureo gioco con la politica del Bel Paese e in ultima analisi l’assenza dal mainstream di Santa Romana Chiesa Italiana di quell’Amore cui tanta importanza da’ il Papa stesso.

E’ ancora e rimarra’ per sempre inspiegabile il perche’ difendere la Famiglia significhi negarla a chi non usa i genitali fra adulti consenzienti secondo norme prestabilite. E nel negar quello si getta fango su tutti i Matrimoni senza figli, su ogni rapporto umano che non soddisfa delle regole legalistiche che annullano la dignita’ della Persona (altro tema che almeno a parole sembra centrale alla vita moderna della Chiesa).

Si pretende poi di portare avanti un discorso di “diritto naturale” non rendendosi conto che bastano due ore di aeroplano e un giro in Inghilterra per capire come i pregiudizi contro gli omosessuali sono antichi retaggi di cui vergognarsi, altro che occasione per portare i bambini a una manifestazione.

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Io sono Cattolico e tale rimango. Il problema sembra piu’ profondo: come possono dei Cristiani manifestare per il loro odio e il loro rigetto del diverso?

Il problema e’ loro, non mio.

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Ci sono alcuni punti che fanno sperare.

Il Papa non ci sara’, guarda caso e’ appena partito per il Sudamerica.

Visto che un Papa non fa le valigie all’ultimo momento e’ chiaro che manca il Suggello Massimo all’ignobile Family Day. I “fedeli” andranno a far baccano sotto una finestra vuota.

Il Papa stesso ha detto che la Chiesa non fa politica. Perche’ lo ha detto? Perche’ e’ andato a convincere i Sudamericani a mettere definitivamente da parte la Teologia della Liberazione, il rivoluzionario miscuglio di cristianesimo e marxismo.

C’e’ chi tenta di fare delle distinzioni fra la TdL e la campagna politico-mediatica della Conferenza Episcopale Italiana per dimostrare la propria importanza e potenza negando i diritti civili alle coppie non eterosessuali.

Ma alla fine dei conti se “Cristo non e’ una figura politica“, come disse Papa Giovanni Paolo II, allora lo si lasci in pace sia a proposito di marxismo, sia a proposito di legislazione civile.

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Se potessi essere a Roma andrei alla manifestazione dell’”Orgoglio Laico” a Piazza Navona piu’ che altro per fare numero.

Ma prima chissa’ se mi sarebbe permesso osservare il corteo del Family Day dal marciapiede con un piccolo striscione: Dov’e’ il vostro Amore, Cristiani?

Quaderni dell’Eterodossia – III – Aborto

(terzo articolo in una serie di riflessioni morali, sociali e politiche contemporanee)

  1. Quaderni dell’Eterodossia – Introduzione
  2. Quaderni dell’Eterodossia – II – Religione
  3. Quaderni dell’Eterodossia – III – Aborto
  4. Quaderni dell’Eterodossia – IV – Famiglia

Sono favorevole alla difesa della liberalizzazione dell’aborto.

Pero’ ne sono anche rattristato, soprattutto quando e’ usato in sostituzione della contraccezione.

Considero i discorsi sull’anima del Feto mal posti: con tutti quelli abortiti naturalmente, bisognerebbe pensare a un Dio che assurdamente crea nuove anime, e le spedisce sulla Terra solo per farle morire senza mai vedere la luce.

E’ di Diade Madre/Feto che bisogna parlare. E se e’ vero che la Madre ha il dovere di non fare del male al Feto fumando, o drogandosi, o bevendo alcolici, e’ anche vero che la Diade e’ un diritto oneroso della Madre, unica a possedere uno spirito cosciente e a poter valutare tutte le circostanze in atto.

Portare a termine la gravidanza e’ un obbligo morale, ma solo per chi lo ritenga tale: la risposta non puo’ che essere nella libera scelta di ciascuna Madre, perche’ tutti gli altri sono per definizione estranei alla Diade.

Magari la Chiesa lavorasse a pratiche alternative (una educazione sessuale molto molto seria e sincera, per esempio) invece di perdere il tempo in crudeli proibizioni…