Perche’ Rifiuto L’Anonimato

(commento postato su ClimateMonitor riguardo il rifiuto di uno dei migliori commentatori, tale “antistrafalcione“, di fornire alcun dettaglio riguardo la sua vera identita’)

Insomma abbiamo capito che in Itaglia ci sono i vasi di coccio che sanno ragionare, ma hanno troppa paura di essere fatti, appunto, di coccio. D’altronde fatemi spezzare una lancia in favore del “coniglio” che si firma “antistrafalcione” e non vuole comunicare neanche in privato una sua email vera: bisogna avere una pellaccia molto dura, in Itaglia, per tirare avanti dopo “averci messo la propria faccia”.

Io, giusto per fare un esempio, dovrei passare giornate intere a smentire le numerose dichiarazioni false all’estremo fatte nei mie confronti da Sylvie Coyaud in arte Oca Sapiens. Nonostante la mia assenza da lungo tempo dal suo blog, continua infatti a citarmi continuamente e senza indovinarne una. Per i miei fidati lettori: non ho mai seguito il pensiero di Lord Monckton; non sono disoccupato; non ho mai seguito il pensiero di Frigerio. Etc etc.

Ora, e’ chiaro che un “antistrafalcione” qualunque si sentirebbe in difficolta’ di fronte a una campagna incessante fatta di bugie, invenzioni e disinformazione. Direbbe “tengo famiglia”, terrebbe la testa giu’, si occuperebbe di postare nel piu’ rigoroso riserbo magari usando un anonimizzatore (manco l’Italia fosse la Corea del Nord).

Quindi, lo capisco. Invito dunque gli Admin a manifestare la loro solidarieta’ promuovendo il suo commento a blog, per dire a tutte le anime infelici che non sanno come parlare senza aver paura che l’oca di turno si dedichi al carattericidio a mezzo blog, che ClimateMonitor e’ l’isola felice dove ognuno puo’ avere diritto ai suoi cinque minuti di liberta’ di espressione.

Per me, invece, dal basso della mia ingenuita’, tutte quelle attenzioni alla di mia persona devo confessare che titillano l’ego e non poco. Ma cio’ che ritengo piu’ importante e’ il fatto che la prima volta che ho esperito una situazione del genere, e’ stato quando il mio nome e’ apparso in un sito di sciachimisti, dov’ero bollato come Disinformatore. E la mia seconda esperienza del genere e’ stata in un sito di Creazionisti.

So dunque due sole cose: di non sapere, e di aver capito quali forme di pensiero portino delle anime belle a cercare di uccidermi come abitante della Rete, con nome, cognome, faccia, CV e tutto.

Permettetemi dunque di continuare a rifiutare di anonimizzarmi.

Si Vede Che Piaccio!!

Dopo l‘Oca (e un certo Fratus tutto svitato e creazionista), tocca a Ugo Bardi focalizzare il suo blog su…il clima che cambia? Nooo. Il petrolio che finisce? Nooo. La politica internazionale? Nooo. La fame nel mondo? Nooo. La crisi finanziaria? Nooo. L’universo o il multiverso? Nooo. Una grande personalita’ dello spettacolo, della cultura o della politica? Nooo.

Bardi sta focalizzando il suo blog…su di me.

Boh. Si vede che piaccio 8-)

Filippo Facci, o Quando In Italia Si Diffama Anche Non Dicendo Una Parola

Straordinaria sentenza contro il giornalismo, quella pubblicata il 14 maggio 2009 sul Corriere della Sera, di quelle da far tremare tutto l’apparato cardiocircolatorio. E il bello e’ che qualcuno ci gongola pure sopra (cosa non si fa per odio in politica!!):

Il giudice Geo Orlandini del Tribunale civile di Brescia ha condannato per diffamazione la Società europea di edizioni (proprietaria del quotidiano Il Giornale) Maurizio Belpietro (all’epoca direttore) e Filippo Facci (autore della diffamazione) a 50 mila euro di risarcimento nei confronti di Alfredo Robledo, Sostituto procuratore al Tribunale di Milano.

Nella sentenza si legge che il giudice “accerta la natura diffamatoria ai danni del dott. Alfredo Robledo, Sostituto procuratore della Repubblica presso il tribunale di Milano, dell’articolo a firma di Filippo Facci dal titolo “Gli ultimi saranno gli ultimi” pubblicato in data 18/02/2006 sul quotidiano Il giornale”.

Filippo Facci dovrà pagare a titolo di riparazione pecuniaria ex art. 12 legge 47/48 10 mila euro e in solido “con i convenuti a rifondere le spese processuali per 9.500 euro, oltre al rimborso forfettario ex art. 15 ed accessori di legge.

Il giudice obbliga che la sentenza sia pubblicata una volta a caratteri doppi del normale, sulla pagina de “Il giornale” che ospita la cronaca giudiziaria, nonché sui quotidiani “La Repubblica” e “Corriere della sera” entro 60 giorni dalla comunicazione con addebito ai convenuti predetti delle relative spese.

E cosa ha scritto mai, questo Filippo Facci da meritare 50mila euro di risarcimento? L’articolo incriminato e’ disponibile in formato PDF sul sito de Il Giornale, e da li’ l’ho tratto in questa immagine:

Gli ultimi saranno gli ultimi

Gli ultimi saranno gli ultimi

Cosa dice di Robledo il condannato Facci?

  1. Non capisce “per quale ragione al mondo dovrebbe aver fiducia” in lui come magistrato
  2. Sta “formulando l’ennesima richiesta di rinvio a giudizio contro Berlusconi in campagna elettorale, si’
  3. Pensa “tranquillamente che la magistratura, quella in cui aver fiducia eccetera, di” uno come Robledo “potrebbe tranquillamente farne a meno
  4. Conclude su Robledo dicendo che di lui “non voglio dire una parola, perche’ ho il sospetto che ne avrebbe solo piacere

Evidentemente ho vissuto troppi anni in un Paese come l’Inghilterra, perche’ io una diffamazione da 50mila euro (o anche da un centesimo) non riesco a vederla. Specie poi quando uno scrive “non voglio dire una parola“.  E se l’avesse detta che sarebbe successo, una sentenza da milioni di euro?

Comunque preciso che le parole in corsivo sono di Facci, prima che debba sganciare 50 mazzettoni di banconote pure io 8)

Per fortuna mi arriva in soccorso il web. Ecco un’ipotesi su quale sia la frase diffamatoria

credo che l’offesa stia nella parte “i giudici stanno formulando l’ennesima richiesta di rinvio a giudizio di Berlusconi in campagna elettorale

Sedici parole? Da ripagare a un ritmo di 3125€ a parola? Wow!

Certo che uno non pretende mica anche in Italia il Primo Emendamento (troppa grazia!) ma se la diffamazione puo’ essere commessa in forma cosi’ obliqua e comprensibile solo leggendo fra le righe (non si era ancora, all’epoca, in campagna elettorale), tanto vale fare commenti solo sulla musica popolare malese negli anni ’50…

Notevolissimo anche il sottotitolo di un articolo pubblicato sopra quello di Facci: “Toghe misogine“. Chissa’ se quello si sara’ meritato pure lui qualche decina di migliaia di euro per diffamazione?

Freedom House E Il Declassamento Dell’Italia: Appuntamento A Giugno

Tanto e tanto fugace parlare del declassamento dell’Italia a Paese “parzialmente libero” da parte di Freedom House. Prima di stracciarsi le vesti (ed incolpare Berlusconi di tutto) consiglierei pero’ di aspettare qualche settimana, perche’ il rapporto dettagliato sull’Italia, dove si spiegano le ragioni del declassamento, dovrebbe uscire a Giugno 2009.

Per ora esiste solo qualche riga nel Comunicato Stampa generale: dove si parla di un aumento dell’uso di tribunali e delle leggi contro la diffamazione; fisica e “extra-legale” intimidazione in aumento da parte del crimine organizzato e di organizzazioni di estrema destra; e “preoccupazioni” riguardo la proprieta’ e l’influenza esercitata sui media. In particolare:

Il ritorno del magnate delle comunicazioni Silvio Berlusconi come Primo Ministro ha risvegliato paure riguardo la concentrazione delle stazioni radiotelevisive private o di proprieta’ dello Stato sotto la guida di una singola persona”.

Quanta parte del declassamento e’ stata basata su queste “paure”? Staremo a vedere…

Sul Caso Englaro, Il Lucido Ragionamento di Berlusconi

Berlusconi sul caso Englaro si sta comportando politicamente in maniera perfetta (per chi non voglia prendere ne’ l’una ne’ l’altra parte).

E’ praticamente impossibile che sbagli. Se Eluana muore, puo’ dire di aver fatto tutto quello che poteva. Se Eluana non muore, puo’ dire di aver fatto tutto quello che poteva.

A stare fermo si sarebbe beccato un fortissimo “traditore” dai clericali e invece un deboluccio “bravo” da anticlericali e libertari, i quali, soprattutto i primi, tanto non lo voteranno mai comunque.

ps alla fine con il DDL siamo arrivati allo scontro democratico con il ritorno del potere del Parlamento sul Governo. Se ne e’ accorto nessuno?

Da Eluana Al Cibo Gratis

Pasti e bevande stanno per diventare obbligatori in tutta la Penisola e isole comprese

l’alimentazione e l’idratazione, in quanto forme di sostegno vitale e fisiologicamente finalizzate ad alleviare le sofferenze, non possono in alcun caso essere rifiutate dai soggetti interessati

Insomma da domani, tutti a Palazzo Chigi che’ “sse magna aggratisse!!”

ps chi fa lo sciopero della fame rischia la galera, immagino

E Se La Fine della Omofobia Passasse Dal Far Cantare Povia?

Puo’ esserci niente di positivo nel lasciare cantare a Sanremo Povia e la sua “Luca era gay”? Ma certamente!

E’ (sarebbe?) una ghiotta occasione per parlare liberamente del tabu’ della sessualita’ della persona. E per liberarsi di tanti preconcetti.

Infatti: se Luca (e Povia) erano gay, e ora non lo sono piu’, che cosa vuol davvero dire?

Se la sessualita’ di una persona puo’ essere determinata dall’ambiente, e diciamo cosi’, dalle “frequentazioni”, allora non dobbiamo forse pensare che l’essere eterosessuale oppure omosessuale e’ una condizione transiente, che puo’ capitare a tutti e anzi ci accomuna tutti, etero e gay appunto?

Non si tratta di una curiosa immaginazione mia di fine anno: la “fluidita’ sessuale” femminile non dico che e’ dimostrata ma quasi

La…ricerca [di Lisa Diamond] ha…rivelato che [l'orientamento sessuale] “puo’ emergere piu’ tardi in eta’ adulta” e che le “sensazioni sessuali” possono cambiare “sia improvvisamente, sia gradualmente nel tempo”

“Cambiare nel tempo”…omosessuali ed eterosessuali, alcuni nascono, altri lo diventano. In tutte le direzioni. Alcuni anzi cambiano in un senso e poi nell’altro piu’ volte nella vita.

Luca era gay. Luca non e’ gay. Luca forse sara’ gay di nuovo.

L’importante e’ capire che e’ sempre Luca. E a meno che non vogliamo averlo come compagno di vita, che ce ne dovrebbe importare, se e’ stato, e’ o sara’ gay?

La Luce e lo Scontro – Lettera Aperta al Partito Radicale Transnazionale

Carissimi Cappato / Pannella / Perduca / Mecacci / Bonino / D’Elia / Stango / Mellano / Vecellio e compagni radicali tutti

Noto con dispiacere che ci sono vari punti in maniera di politica a livello globale, sui quali non vado assolutamente d’accordo con quanto espresso da vari esponenti Radicali.

Non essendomi possibile, per esigenze di lavoro, la partecipazione a Bruxelles al Consiglio Generale del Partito Radicale Nonviolento Transpartito Transnazionale (11-13 dicembre), mando quindi alcuni spunti su quanto avrei detto in quella occasione.

La mia preoccupazione principale e’ nel non capire ne’ il senso ne’ le motivazioni, da Radicali, di un certo generale irrigidimento su piu’ fronti, contro chi ci appare come “nemico”: un irrigidimento di cui non vedo lo scopo, anche perche’ non capisco in base a quale strategia si pensi che questo modo di atteggiarsi potrebbe portare ad alcun risultato, se non rendere i “nemici” ancora piu’ “nemici”.

Ci ritroviamo cosi’ ad avere cuori caldi e a portare teste alte, ma a coloro per i quali diciamo di lottare, che cosa potra’ mai loro importare del nostro stato d’animo se non otteniamo niente di concreto per loro?

Peggio: sembra che anche per i Radicali come un po’ per tutti, ci siano popoli oppressi di Serie A e altri popoli oppressi di Serie B, di cui non ci importa un classico fico secco. Che senso ha tutto questo?

Per chiarezza, nel seguito trattero’ di due esempi: la Russia e l’Iran. Comincio con una premessa ispirata dall’intervento di Matteo Mecacci alla Camera, nel Novembre scorso, in un dibattito sulla politica estera e la crisi in Georgia:

“È evidente che il Presidente del Consiglio italiano, Silvio Berlusconi, ha scelto un certo tipo di politica estera sicuramente diversa da quella degli anni precedenti nella scorsa legislatura”

A me sembra invece evidente che Berlusconi stia continuando la politica estera che fu di De Gasperi, di Andreotti, di Craxi, e anche di Prodi. Con uno stile fra il giullare e lo spregiudicato, ma “ovviamente” lungo le stesse linee guida.

Perche’? Perche’ l’Italia, chiunque sia al Governo, e’ e rimane una “Potenza di serie B” (sempreche’ il termine “Potenza” abbia ancora validita’). Cosa venga deciso a Roma e’ in generale di nessun interesse per la vasta maggioranza delle Nazioni e dei Popoli del Pianeta Terra.

Per tenere contenti gli Italiani e il loro Amor Patrio, a parte qualche insipido summit UE e un vacuo voto nelle decisioni NATO, l’unico modo per far finta che l’Italia abbia un considerevole peso internazionale sta nel dimostrare ogni tanto indipendenza e spregiudicatezza, rifuggendo dalla previdibilita’ almeno nelle decisioni non eccessivamente importanti.

C’e’ nessuno che ricordi quanto fece Craxi lasciando libero Abu Abbas a Sigonella nel 1985, o la capacita’ di Andreotti, nel 1991, di essere l’unico e solo Capo di Governo al mondo che ricevette telegrammi di ringraziamento sia da parte di Gorbachov, sia da parte dei “Dodici” golpisti sovietici?

Inutile quindi notare “una politica estera molto spericolata che cerca rapporti…anche con la Libia di Gheddafi”. I quali fra l’altro sono una scelta obbligata, visto che persino gli USA si avviano alla normalizzazione e non c’e’ vantaggio alcuno a tenersi a distanza.

Continua Mecacci:

“(in Russia) si è scelta la via militare anche per fare i conti con la Georgia, che è solo l’esempio di un Paese che vuole integrarsi nell’Unione europea, che ha una cultura profondamente europea, così come l’Ucraina”

Il consenso fra gli specialisti invece e’ che “Misha” Saakashvili abbia attaccato per primo, lo scorso agosto.

In generale, il comportamento della Georgia post-URSS non e’ mai stato ne’ democratico, ne’ conciliatorio, ne’ liberale nei confronti delle minoranze, a cominciare da Zviad Gamsakhurdia, che dopo aver proclamato l’indipendenza georgiana nel 1991 decise di eliminare ogni autonomia a Osseti e Abkhazi.

Ricordiamoci che Saakashvili stesso ha non troppo tempo fa organizzato la solenne traslazione della bara di Gamsakhurdia (giusto per sottolineare le prospettive di liberta’ di Osseti e Abkhazi sotto il nuovo Governo…). E dopo aver bastonato gli oppositori, si e’ preso tutte le stazioni televisive. Come scrivono in occasioni separate Robert English e George Friedman sulla New York Review of Books, la Georgia lungi dal dimostrare una “cultura profondamente europea”, si comporta nel Caucaso come una “Piccola Russia”.

O in alternativa: se e’ europea la Georgia, perche’ non e’ europea anche la Russia?

Riguardo l’Ucraina, e’ ormai democraticamente e ripetutamente appurato che meta’ del Paese e’ russo e si sente russo. Non sono parte dello Stato Ucraino pure essi? Che messaggio abbiamo da dir loro, se la nostra politica e’ caricare a testa bassa contro qualunque cosa faccia o dica la Russia? E’ questo un punto forse ancora piu’ importante da chiarire. Perche’ non dimostriamo alcun interesse nel destino di certi popoli, per esempio se hanno la buona o cattica sorte di essere appoggiati dalla Russia?

E infatti, sentiamo Mecacci di nuovo:

“Il Presidente del Consiglio ha dichiarato in questi giorni che occorre evitare il ritorno alla guerra fredda. Credo che occorra che qualcuno in quest’aula ricordi che la guerra fredda va rivendicata dal momento che è ciò che ha consentito all’europa decenni di pace”

Ma non e’ stata la Guerra Fredda a consentire la “pace”. E’ stata l’adesione di Stalin agli accordi di Yalta. Nessuna (neanche una) democrazia liberale e occidentale e’ stata fatta sviluppare se non laddove gia’ stabilito da Roosevelt, Churchill e Stalin, e nessuna rivoluzione comunista ha avuto successo se non dove gia’ deciso a priori.

Il destino di ogni Paese, Italia inclusa, e’ stato scritto nel 1945 e non e’ cambiato di una virgola, neanche laddove dopo la guerra l’insurrezione comunista fosse fu piu’ forte (Grecia), o la societa’ non-comunista piu’ solida (Ungheria).

La Guerra Fredda non ha impedito ai Sovietici di conquistare l’Europa (come se gli USA e il Regno Unito sarebbero rimasti a guardare) ma ha impedito ai polacchi, ai cecoslovacchi, ai rumeni, ai bulgari etc etc di sviluppare le loro democrazie liberali e occidentali. Anche il destino delle repubbliche baltiche (e in misura minore, della Finlandia a liberta’ limitata, vittoriosa contro l’URSS ma abbandonata a Stato satellite) lo dimostra chiaro e tondo.

Andiamo a chiedere a loro quanto c’e’ da rivendicare, della guerra fredda.

E sulla minaccia che si ritorni ai vecchi confronti a muso duro con i russi: non dimentichiamoci che la Russia contemporanea, anche quella di Yeltsin, e’ sempre stata trattata dai “nostri” come una minaccia, e l’allargamento della NATO e’ stato sempre sottinteso come una difesa contro la Russia, da quegli Stati dimenticati sessanta e piu’ anni fa oltre la cortina di ferro.

Non meravigliamoci quindi se si comporti come se si senta minacciata (diciamocelo chiaro e tondo: lo e’), e quindi ritenga opportuno cercare di aumentare la propria sfera d’influenza. E’ di dialogo e rispetto che c’e’ bisogno, non di minacce o indignazione. Dice Nicholas Kristof poche settimane fa sul New York Times: stuzzicare un orso irritabile non e’ un sostituto per della seria diplomazia.

Ci sono altri argomenti che mi vedono fuori dalla linea politica internazionale di parecchi dirigenti radicali.

Il piu’ eclatante e’ l’Iran, che alcuni fra noi vedono come la reincarnazione del male assoluto. Di nuovo, scegliendo il conflitto aperto (se non addirittura, auspicando quello armato, rendendo in tal modo inevitabili sia un ulteriore inasprimento della gia’ dura repressione interna, sia il completamento della costruzione di una o piu’ bombe atomiche), laddove niente e’ comprensibile se non si esplorano seriamente le ragioni di tutti.

C’e’ un unico motivo infatti per cui l’Iran cerca di costruire la bomba atomica: per garantire la sicurezza nazionale. Questa e’ un’opinione diffusa fra tutti gli esperti di strategia internazionale. Prova anche ne sia il fatto che il programma atomico e’ stato cominciato da ben prima della Rivoluzione Islamica di Khomeini, ai tempi dello Shah Reza Pahlavi.

L’Iran non e’ certo il solo o il primo Stato a proseguire su quella strada. Gia’ India e Pakistan hanno sviluppato la Bomba per difendersi l’una dall’altro. Non e’ poi un caso che le guerre convenzionali contro Israele siano cessate allorquando e’ stata resa nota l’esistenza di ordigni atomici sotto controllo del Governo di Tel Aviv/Gerusalemme.

Il fatto poi che la Corea del Nord, con la sua micro-atomica, non sia stata ne’ invasa ne’ attaccata dagli USA, sorte invece toccata al nuclearmente disarmato Iraq di Saddam Hussein, non puo’ che spronare le autorita’ di Teheran a premere l’acceleratore affinche’ anche una sola Bomba sia disponibile al piu’ presto: per salvare la propria vita, piu’ che per attaccare chicchessia.

E invece: cosa proponiamo noi? Antonio Stango su Notizie Radicali del 18 giugno 2008 invita a

“[non] concedere tempo agli ayatollah al potere [e pretendere] entro pochi mesi, un governo iraniano che tuteli le libertà e i diritti umani, fermi la corsa all’arma nucleare e rinunci alle manovre terroristiche all’estero“

A parte che mi sembra avessimo smesso di sognare di esportare la democrazia…possibile che non ci rendiamo conto che non c’e’ bisogno di essere amici degli Ayatollah per capire che una volta messi all’angolo con il rischio di essere eliminati da un momento all’altro, faranno quanto di piu’ logico e metteranno davvero insieme una bomba nucleare, magari rudimentale, magari “sporca” ma ovviamente pronta all’uso?

Dov’e’ la Noviolenza in tutto questo? Non e’ quasi banale dire che per uscire fuori da questo circolo vizioso, ed evitare un conflitto di qualsivoglia genere, bisogna andare alle radici del problema, che rimane la questione della sicurezza per l’Iran stesso, islamico o democratico che sia?

Chi lo dice? Lo dice il famoso Hans Blix. Lo dicono George Perkovich, Direttore del Programma di Nonproliferazione al Carnegie Endowment for International Peace, e Pierre Goldschmidt, gia’ vice Direttore della International Atomic Energy Agency. Lo dice Zbigniew Brzezinski, gia’ consigliere di Carter. Lo dice lo scrittore e giornalista Christopher de Bellaigue. Lo dice il New York Times, in un editoriale senza firma del 28 Maggio 2008.

L’unico modo per evitare la tragedia di una guerra e’ condurre dei negoziati seri con l’Iran: e l’unico modo per essere seri e’ garantire all’Iran che l’Europa, e gli USA smettano di appoggiare tentivi piu’ o meno segreti di colpo di Stato violento in Iran.

Ogni altro atteggiamento portera’ a morti e distruzione. Ovviamente, e logicamente. In barba alla nonviolenza.

E infine, riguardo la Cina. Non e’ stato possibile convincere nessun Radicale della necessita’ di non far finta di niente dopo il terribile terremoto del Maggio scorso.

Mi e’ stato detto che un terremoto e’ una tragedia non politica: al che rispondo che prima di tutto a uccidere le persone in caso di terremoto sono gli edifici che crollano, e non il tremore della terra. E cosa c’e’ di piu’ politico, e di piu’ colossale esempio di assenza dei piu’ minimi controlli democratici, che l’incuria da parte di Governi un po’ in tutto il mondo (Cina, e Italia incluse, ovviamente)? I quali Governi permettono l’edificazione fuori norma, magari proprio di quelle scuole dove ci sono i bambini e quindi il futuro di innumerevoli famiglie.

Se ne e’ accorto nessuno, fra una bandiera tibetana e l’altra, che il Primo Ministro cinese Wen Jiabao si e’ fatto fotografare piu’ volte seriamente impegnato a lavorare per aiutare i terremotati? Davvero tutto cio’ e’ stato fatto senza che avesse valenza politica?

Mentre di noi che impressione sara’ rimasta, se non di cinici, barbari e cattivi, tutti presi a difendere i tibetani calpestando i morti altrui (e adesso, impegnati a viso aperto nel fomentare movimenti nazionali di resistenza dentro lo Stato cinese, manco fossimo a un remake delle lotte russo-giapponesi riguardo la Manciuria).

Cosa vogliamo ottenere, dalla Cina? Una capitolazione ignominiosa? Tante scuse e il ritiro immediato dal Tibet? Chissa’: se cosi’ fosse, cio’ spiegherebbe il deserto assoluto nei nostri cuori, incapaci di manifestare alcuna solidarieta’ di fronte a migliaia di morti.

Ma se cosi’ fosse, qualcuno mi puo’ spiegare di che strategia si tratti? Qual’e’ l’idea di fondo, come vogliamo ottenere quanto vogliamo ottenere, dalla Cina, presentandoci noi stessi a muso duro, indifferenti, miopi e agitatori pronti a tirare nel mucchio?

In ultilma analisi, anche l’indignazione, come dice in risposta a una lettera il gia’ citato George Friedman riprendendo il noto giornalista e politico statunitense Strobe Talbott scrivendo su Time Magazine del 1979 non a caso dell’Iran, non e’ una politica estera.

Questo e’ il tema di fondo. E allora con l’essere Radicali cosa c’entra l’agire da nemici “giurati a prescindere” della Russia, il manifestare noncuranza contro Abkhazi e Osseti meridionali, il considerare l’Iran come il Male, lo sputare metaforicamente negli occhi di centinaia di milioni di cinesi di etnia Han, per non parlare del disprezzo palese contro la Serbia (e di nuovo l’assenza di considerazione per i serbi del Kosovo)?

Anche sul Libano, cosa abbiamo da dire se non le solite generiche accuse contro Hezbollah, come se quelli fossero alieni venuti dallo spazio e non una parte molto consistente della popolazione locale?

A chi giova lo scontro frontale e senza possibilita’ di compromesso? Cosa c’entra, con la Nonviolenza, con Gandhi, con il carattere Transnazionale di un Partito che aspirerebbe anche ad avere in se’ persone provenienti da Paesi in grave e perdurante conflitto fra loro, e tuttavia capaci di rimanere all’interno dello stesso gruppo politico, e di gestire gli inevitabili conflitti senza la evitabile violenza?

Ecco, e’ questo che non capisco. Continuero’ a sforzarmi. Speriamo pero’ che qualcuno mi dia una mano a chiarire cosa vogliamo per il nostro futuro.

“A cercar bene, tutti hanno qualcosa di troppo”

C’e’ una bellissima pubblicita’ che ho sentito alla radio francese in queste settimane, promossa dall’agenzia d’impiego ADIA, contro tutte le discriminazioni: “Urgent: recrutons humains

Ci sono anche dei poster, ma il messaggio che ho sentito mi sembra molto efficace, ed applicabile al di la’ del problema del lavoro:

“Trop noir,
trop vieux,
trop diplômé,
trop maghrébin,
trop athée,
trop jeune,
trop femme,
trop neuf-trois,
trop homosexuel,
trop blanc,
trop musulman,
trop politique,
trop Neuilly-Passy,
trop handicapé,
trop hétérosexuel,
trop juif,
trop ceci,
trop cela…
Finalement, en cherchant bien, tout le monde a quelque chose de trop.
La discrimination c’est le début de la déshumanisation. [...]“

ps ma che vorra’ dire, essere “trop Neuilly-Passy” ? e “trop neuf-trois”?

Capitalismo Autoritario in Cina: Meglio della Democrazia Liberale?

(la risposta e’: no, non lo e’: cosi come provare a guadagnarsi da vivere al tavolo da gioco non e’ meglio dell’avere uno stipendio, anche se i potenziali ritorni economici sono molto piu’ alti)

Il capitalismo autoritario della Cina e’ forse meglio della democrazia liberale (come “condizione necessaria e motore dello sviluppo economico”)? E’ piu’ o meno quanto si chiede Slavoj Žižek, co-Direttore del Centro Internazionale per gli Studi Umanistici al Birkbeck College, una delle Universita’ di Londra, nella sezione delle lettere sulla London Review of Books (volume 30 no. 8, datato 24 aprile 2008), dopo aver descritto in maniera straordinariamente equilibrata le relazioni passate e presenti fra Tibet e Cina (che, a proposito, non sono una storia di buoni e cattivi). Scrive Žižek:

Fareed Zakaria ha indicato come la democrazia “attecchi” solo nei Paesi economicamente sviluppati: se un Paese in via di sviluppo e’ “democratizzato prematuramente”, il risultato e’ un populismo che si conclude nella catastrofe economica ed nel despotismo politico. Nessuna sorprese quindi nel notare che i Paesi del terzo mondo economicamente piu’ riusciti (Taiwan, Corea del Sud, Cile) hanno optato per una democrazia completa solo dopo un periodo autoritario.
Seguento questo stesso percorso, la Cina ha fatto uso di un sistema autoritario per gestire i costi sociali della transizione al capitalismo. La combinazione bizzarra del capitalismo e del potere politico comunista e’ risultata essere non un ridicolo paradosso, ma una benedizione. La Cina si e’ sviluppata così velocemente non nonostante l’autoritarismo comunista, ma grazie ad esso.

In realta’ c’e’ da mettere i “puntini sulle i” a questo discorso. In primo luogo, Taiwan, la Corea del Sud ed il Cile si sono transformati “Paesi del terzo mondo economicamente piu’ riuscitidopo avere superato il “periodo autoritario“. Con quelli come esempi, sembra che una dittatura possa fare da gestante ad un’economia di successo, ma che l’autoritarismo si trasforma poi in una madre soffocante, se non in una cattiva matrigna.

Ancora piu’ importante, la Cina in se e’ in un certo senso soltanto la piu’ recente manifestazione di una “verità”: una dittatura (economicamente) illuminata puo’ essere molto piu’ efficiente di cumulo di trucchi e trucchetti conosciuti come “democrazia”. Voltaire probabilmente ha creduto in questo, e anche Platone e tantissimi altri, ed anche se il tutto suona come un concetto elitista, e’ pur tuttavia ovvio: un Principe intelligente, che si preoccupa del suo Stato e dei suoi sudditi, politicamente ed economicamente saggio può decidere la cosa migliore per tutti nel giro di minuti, invece che sprecando mesi provando a convincere e negoziare, magari forse in interminabili Commissioni Parlamentari.

Un tal principe può anche garantire decenni di buon governo, davvero una benedizione per il suo popolo. C’e’ un piccolo aspetto pero’. Immaginiamo che il Principe sia Ottaviano Augusto, e la pace e la prosperità sono di tutti.

Dopo viene Tiberio, e le cose cominciano a peggiorare con la sua paranoia. Tocca quindi a Caligola, e a Nerone non manca molto.

Le cose non sono cambiate granche’ durante i passati 2.000 anni. Il problema dell’autoritaritarismo, e quindi del capitalismo autoritario, non e’ la sua capacità di generare prosperità: piuttosto, la perfettamente analoga capacità di degenerare, rapidamente perché quasi senza controllo, arrivando quindi a impedire lo sviluppo della prosperita’ se non ad ucciderla completamente.

Come si dice nel mondo finanziario: cosi’ come un nuovo Amministratore Delegato puo’ far risorgere o distruggere un’azienda, analogamente un Principe despotico (o un Comitato di Principi, altrimenti detto “Comitato Centrale del Partito Comunista della Cina”) e’ una ricetta per nuove opportunita’ di guadagno e, per gli stessi motivi, per un aumento del rischio. E cio’ andrebbe decisamente considerato, quando si vuol dare un giudizio circa che cosa scegliere come “la condizione necessaria ed il motore di sviluppo economico”.

Dopo tutto, chi desidera scommettere continuamente tutta la sua ricchezza?

Film Anti-Corano? La Liberta’ di Parola Non C’Entra Niente

Cosa dire riguardo Fitna, il film “anti-Corano” del deputato olandese di estrema destra Gert Wilders che sta avendo i suoi cinque minuti di fama in questi giorni?

Prima di tutto, la liberta’ di parola non significa andarsele a cercare: anzi, come e’ stato gia’ scritto, la “polemica per la polemica” e’ solo segno di conformismo.

Io difendo Rushdie quindi (il quale scrive letteratura, per poi scoprire di aver offeso), ma del film Fitna (che e’ nato all’unico scopo di offendere) non me ne importa un tubo.

D’altronde e’ storicamente accertato che mentre Cristiani ed Ebrei hanno potuto prosperare in stati islamici, non si puo’ certo dire il contrario (anzi! figuriamoci, lo stesso genocidio degli armeni e’ posteriore alla de-islamizzazione dello stato ottomano). Il Corano parla chiaro:

2,62: In verità coloro che credono, siano essi giudei, nazareni o sabei, tutti coloro che credono in Allah e nell’Ultimo Giorno e compiono il bene riceveran no il compenso presso il loro Signore. Non avranno nulla da temere e non saranno afflitti.

5,69: Coloro che credono, i Giudei, i Sabei o i Nazareni e chiunque creda in Allah e nell’Ultimo Giorno e compia il bene, non avranno niente da temere e non saranno afflitti.

22,17: E certamente, nel Giorno della Resurrezione, Allah giudicherà tra coloro che hanno creduto, i giudei, i sabei, i cristiani, i magi e coloro che attribuiscono associati ad Allah. In verità Allah è testimone di ogni cosa.

Al contrario, per esempio l’assoluta esclusivita’ cattolica (secondo la quale, almeno fino al Concilio Vaticano II, nessuno ma proprio nessuno non-cattolico avrebbe potuto salvarsi) ha portato a una incredibile quantita’ di eccidi. Curioso, a questo proposito, il testo coranico, che oserei dire ecumenico:

2,135: Dicono: “Siate giudei o nazareni, sarete sulla retta via”. Di’: “[Seguiamo] piuttosto la religione di Abramo, che era puro credente e non associatore.
2,136: Dite:”Crediamo in Allah e in quello che è stato fatto scendere su di noi e in quello che è stato fatto scendere su Abramo, Ismaele, Isacco, Giacobbe e sulle Tribù, e in quello che è stato dato a Mosè e a Gesù e in tutto quello che è stato dato ai Profeti da parte del loro Signore, non facciamo differenza alcuna tra di loro e a Lui siamo sottomessi”.
2,137: Se crederanno nelle stesse cose in cui voi avete creduto, saranno sulla retta via; se invece volgeranno le spalle, saranno nell’eresia. Ma Allah ti basterà contro di loro. Egli è Colui che tutto ascolta e conosce.
2,138: Questa è la tintura di Allah! Chi mai può tingere meglio che Allah? Noi Lo adoriamo.
2,139: Di’: “Volete polemizzare con noi a proposito di Allah, Che è il nostro e vostro Signore? A noi le nostre opere e a voi le vostre! Noi ci diamo solo a Lui.
2,140: Vorreste forse sostenere che Abramo e Ismaele e Isacco e Giacobbe e le Tribù erano giudaizzati o nazareni?”. Di’: “Ne sapete forse più di Allah?”. Chi è peggior empio di chi nasconde qualcosa che ha ricevuto da Allah? Ma Allah non è incurante di quello che fate.

A chiunque parli quindi di islam come una forma di “fascismo” posso quindi dire che lo puo’ anche scrivere sulla Luna, ma l’unica cosa che dimostrera’ e’ che non si e’ informato. E magari, che non si vuole informare.

23/02/08 Firenze: Inaugurazione Lapida Ernesto Rossi

(durante la campagna elettorale interrompo momentaneamente il limite autoimposto di un blog al giorno)

(ricevo e ri-pubblico volentieri)

Comune                                                  fRS FONDAZIONE
di Firenze                                              ERNESTO ROSSI
                                                                GAETANO SALVEMINI

Sabato 23 febbraio 2008

ore 10.30 – Centro Anziani – Viale Ugo Bassi, 29
Lettere di Elide e Ernesto con Antonella Braga, Elena Croce e Daniele Lamuraglia

ore 12 – Via delle Cento Stelle 48
Cerimonia d’inaugurazione della lapide

ERNESTO ROSSI
ECONOMISTA, POLITICO, GIORNALISTA
ESPONENTE DI GIUSTIZIA E LIBERTA’
SOSTENUTO DALLA MADRE ELIDE VERARDI
FECE DI QUESTA CASA LUOGO DI LOTTA ANTIFASCISTA
AL PREZZO DI CARCERE, CONFINO ED ESILIO

Interverranno:

Cristina Bevilacqua, Assessore Comune di Firenze
Alessandro Figà Talamanca, Fondazione Rossi-Salvemini
Gianluca Paolucci, Presidente Quartiere 2
Piero Piccardi, via delle Cento Stelle 48
Valdo Spini, Fondazione Circolo Rosselli

La famiglia Rossi si trasferì della casa di via delle Cento Stelle 48 nella primavera del 1929. Elide Verardi (Bologna 1870 – Firenze 1957) vi abitò fino al 1938. Fu la destinataria di circa 500 lettere dal figlio in carcere, parzialmente raccolte in Elogio della Galera (1968, 1997) e Nove anni sono molti (2001). Una scelta di pagine dalle lettere della madre fu pubblicata nei Quaderni del Ponte (Lettere a Ernesto, 1958).

Nell’ultima lettera al figlio, 29 marzo 1945:
Non è davvero il caso di rallegrarci della presente situazione, perché ancora troppi fascisti ammorbano l’aria: a furia di raccomandazioni o dopo aver voltato la giubba nell’ultimo anno, moltissimi sono riusciti a infiltrarsi anche nei partiti che si avrebbe diritto di pretendere fossero composti di persone per bene e conscie di adempiere al più sacro dei doveri: quello di non tradire le speranze che sono state riposte in noi. Per mia disgrazia, sono un’intransigente, e vorrei che ognuno dei nostri comprendesse di quali responsabilità ci siamo dovuti caricare le spalle. Ora più che mai il nostro motto dev’essere: non mollare.

Ernesto Rossi (Caserta 1897 – Roma 1967) fu antifascista nell’Italia fascista, laico ed anticlericale nell’Italia democristiana, critico implacabile dei “padroni del vapore”, l’oligarchia della grande industria e dell’alta finanza che nel nostro Paese ha prosperato con la “politica della privatizzazione dei profitti e della socializzazione delle perdite“.

Fu, coerentemente, anticomunista, quando il PCI era inserito in un sistema che faceva capo all’Unione Sovietica. Cresciuto e formatosi a Firenze, si considerò sempre fiorentino; nel 1915 prese la licenza liceale al “Galileo”. Volontario nel 1916, “non interventista intervenuto”, mutilato, nel 1919 conobbe Salvemini al Circolo di Cultura e, per suo mezzo, i Rosselli, Calamandrei e molti altri amici.

Nel 1920 si laureò in giurisprudenza all’Università di Siena. Negli anni 1920 e 1921 lavorò nell’Italia meridionale con Zanotti Bianco, all’Associazione per gli Interessi del Mezzogiorno. Segretario dell’Associazione agraria di Firenze, diresse fino al 1925 anche Il giornale degli agricoltori toscani, nel quale pubblicò scritti di economia agraria e finanziaria, ispirati ai maestri Pareto e Einaudi.

Negli anni 1924 e 1925 fu incaricato dell’insegnamento di materie economiche nell’Istituto Tecnico di Firenze. Dopo l’assassinio di Matteotti, fu con Bocci, Rochat, Rosselli, Traquandi e Vannucci tra i dirigenti di Italia Libera, associazione segreta fra ex combattenti antifascisti, ed aderì all’Alleanza Nazionale diretta da Giovanni Amendola.

Insieme a Salvemini, ai Rosselli, a Traquandi, Pilati e agli altri amici fiorentini, pubblicò e diffuse il primo giornale clandestino d’Italia, il Non mollare. Denunciato dal tipografo Pinzi, nel giugno 1925 si rifugiò in Francia. Quattro mesi dopo, nascosto dal comunissimo cognome, concorse ad una cattedra di materie economiche, riuscendo primo. Scelse di insegnare a Bergamo, per continuare l’attività cospirativa.

Nel 1929, con Parri, Rosselli, Salvemini, Lussu, Bauer, Tarchiani, fu tra i fondatori del movimento repubblicano antifascista Giustizia e Libertà e rimase nel comitato direttivo di tale organizzazione segreta fino al suo arresto. Dal 1925 al 1930 collaborò a Riforma Sociale, diretta da Einaudi, ed alla stampa clandestina di GL.

Il 30 ottobre 1930, venduto da Del Re, fu arrestato con tutti i capi in Italia di GL. Trascorse 9 anni nei reclusori di Pallanza (dove il 24 ottobre 1931 sposò civilmente Ada Rossi, sua collega nell’Istituto tecnico di Bergamo), di Piacenza e di Roma (dove fu trasferito nel 1933 dopo un terzo tentativo di fuga). Alla fine del 1939 fu assegnato al confino per un periodo di cinque anni.

Autore con Spinelli e Colorni del “Manifesto per un’Europa libera ed unita”, scritto nel 1941 a Ventotene, promosse le battaglie del Movimento federalista europeo durante gli anni dell’esilio svizzero (1943-1945) e fino al 1954, con la sconfitta del progetto di costituente legato alla Comunità europea di difesa.

Dal 1945 al 1958 è presidente dell’Azienda Rilievo Alienazione Residuati, incarico ricevuto da Parri e confermato da De Gasperi. Nell’Italia dei furbi, Rossi chiede che la sua indennità non sia superiore allo stipendio di docente; l’ARAR è protagonista della ricostruzione e della ripresa economica ed è rimasta esempio di buon governo. Dal 1949 al 1962 è l’editorialista e il giornalista d’inchiesta de Il Mondo.

Nel dicembre del 1955 è tra i fondatori del Partito Radicale, insieme a Leo Valiani. Dal 1957 al 1962 dirige la collana “Stato e Chiesa”, per l’editore Parenti. Dopo la morte di Salvemini, nel settembre del 1957, ne promuove e segue l’edizione completa delle Opere, presso l’editore Feltrinelli. Nel 1962 è tra i fondatori del “Movimento Gaetano Salvemini” e del settimanale L’Astrolabio, al quale collabora attivamente.

Nel 1966 è insignito dall’Accademia dei Lincei del premio “Francesco Saverio Nitti” per i suoi studi di politica economica e di scienza delle finanze. Muore a Roma, in seguito ad un intervento chirurgico, il 9 febbraio 1967.

Oltre L’Incredibile

Notizie dalla BBC:

insomma…l’ ultima notizia non e’ incredibile, anzi che altro dovremmo aspettarci?

Ogni Giorno, Un Canto di Natale Per l’Anima

Nel classico Canto di Natale di Charles Dickens, Ebenezer Scrooge e’ un uomo invecchiato, attaccato ai soldi e con un animo piu’ secco del peggior deserto, che poi trova la felicita’ e la redenzione morale solo dopo aver incontrato i Fantasmi dei Natali passati, presenti e futuri.

La maggior parte di noi non incontrera’ presenze cosi’ inquietanti: tuttavia, tutti corriamo il rischio di vedere le nostre vite appassire via in una grandinata di irritabilita’ e brontolii.

Fortunatamente, esiste un modo di recuperare come Scrooge la gioventu’ spirituale e l’entusiasmo: guardando pero’ i nostri “Fantasmi” interni, le parti strappate dal nostro Io pezzetto per pezzetto dal Tempo stesso.

========

Mentre gli anni passano, infatti, i vari costituenti della nostra anima perdono la “sincronizzazione” l’uno con l’altro.

Alcune parti del nostro essere interno sopravvivono come retaggi del passato, transformandosi nel Fantasma Interno del Passato, l’”Ego Praeteritus“.

Altri elementi vivono nel Qui-e-Ora, costituendo il Fantasma Interno Attuale, l’”Ego Presens“. Altri ancora hanno loro base in quanto deve ancora venire, formando il Fantasma Interno Futuro, l’”Ego Posterus“.

Per esempio, donne ed automobili, veloci o lente che siano (da una felice battuta di un anonimo anglosassone), forniscono la prova migliore che un elemento importante delle nostre anime effettivamente vive nel presente. Infatti, una componente evidente dell’Ego Presens e’ il senso della moda: contemporaneo all’estremo, e costantemente in cambiamento, con guardaroba il cui contenuto viene rinnovato non solo dei vestiti logori ma anche di cio’ che e’ ormai impossibile da trovare, perche’ considerato “vecchio” di stile, anche se perfettamente “nuovo” di qualita’.

La bellezza femminile in qualche modo significa forme corporee che cambiano ogni decade, piu’ o meno, anche se i proprietari degli occhi che proverbialmente definiscono la bellezza stessa non muoiono tutti cosi’ spesso. Succede esattamente lo stesso per le automobili: date uno sguardo ai veicoli venduti 20 o 30 anni fa ed oltre, e “classici” a parte, vedrete delle scatole di metalle primitive e brutte, non certo le linee lucide, la qualita’ invitante ed i motori superiori delle odierne automobili (ahime’! esse stesse destinate a trasformarsi in brutte scatole di metallo… entro il 2027!).

La politica stessa non e’ immune dallo “spirito dei tempi”, lo Zeitgeist. Grandi dibattiti mondiali sembrano andare e venire, monopolizzanti per un istante, poi noiosi ed antiquati o noiosi ed ovvii a tutti (un’altra definizione dell’”essere alla moda”?).

Nel secolo passato si discuteva di colonialismo, imperialismo, protezionismo, fascismo, comunismo, democrazia e suffragio universale, le preoccupazioni per la Guerra Nucleare, liberta’ civili, poverta’, ambiente: al giorno d’oggi, tocca al l “riscaldamento globale”.

Siamo allora “cittadini dello Zeitgeist“? O “prigionieri dei nostri tempi“, con il nostro Ego Presens socialmente e commercialmente spinto a pensare “liberamente” quello che vuole il Consenso, e “volontariamente” desideroso di acquistare i gadgets piu’ alla moda?

=========

Non completamente.

La faccenda per esempio e’ molto diversa per i gusti musicali. Per qualche motivo, la maggior parte della gente consolida le preferenze melodiche fra le eta’ di 16 e 25 anni. Così se avete 50 anni dovrete probabilmente accettare che la vostra musica preferita e’ stata registrata almeno 25 anni fa ed e’ improbabile che mai riappaia nelle classifiche di vendita se non per periodi brevissimi.

Quello e’ un esempio di quanto costituisca l’Ego Praeteritus, il Fantasma Interno del Passato.

Altri esempi includono le amicizie che durano una vita, forgiate solitamente verso la fine degli anni dell’adolescenza, come chiunque abbia mai lasciato la citta’ natale puo’ facilmente attestare; e la maggior parte delle paure, incluse le fobie vere e proprie, acquisite forse nei primi 3 o 4 anni di vita (cosi’ come i legami familiari: solo una coincidenza?).

E naturalmente, siamo destinati a continuare ad accumulare memorie, quelle immagini e sensazioni condensate (e filtrate) in un bagaglio sempre piu’ pesante, capace di influenzare tutti i nostri pensieri ed azioni. Peggio: alcune parti dell’Ego Praeteritus sembrano diventare letargiche, se non proprio morte, intorno ai 16 anni (come detto da Benjamin Franklin).

Per esempio, a scomparire in tanti da quell’eta’ in poi sono le capacita’ di cambiare ed abbracciare l’innovazione. Che dire poi dell’impressione che l’eccellenza accademica invariabilmente coincida con l’anno della propria laurea; e che la moralita’ sia inevitabilmente in caduta libera dai tempi della propria gioventu’; e che la gioventu’ stessa vada sempre peggio, e mai sembri mostrare lo stesso rispetto di vecchi e genitori come quando uno era giovane?

=========

E’ nell’Ego Futurus che si risiede invece la vita, nei sogni stessi che ci mantengono vivi: come la speranza di arrivare a vedere un altro giorno, o i propri bambini vivere lungamente e prosperare; o anche solo la speranza di poter acquistare una qualunque cosa uno desideri. Qualunque il loro tipo, quei sogni sono l’ultima parte di noi a morire e senza di loro la vita sarebbe assolutamente senza scopo.

Ma le speranze e le aspettative non sono solamente radicate nell’avvenire: appartengono ad esso. L’adempimento dei nostri desideri puo’ essere cio’ cui noi pensiamo di stare aspirando, ma spesso, quando poi si avverano rimane un senso di vuoto. Non c’e’ bisogno di essere un astronauta al termine di una missione lunare, o un Leader mondiale in pensione per chiedersi quella che e’ la piu’ aperta, sconvolgente e disperata delle domande: “E adesso?.

Una domanda che tutti dovremo affrontare.

=========

Mentre il tempo passa, ed i sogni si avverano (o vengono abortiti), l’Ego Posterus, quella parte dell’anima che guarda al futuro puo’ solo sbiadire. Nel frattempo, l’Ego Praeteritus, quello del passato, si sviluppa sempre piu’ grande. Una parte sempre maggiore del nostro essere interno si ancora al passato, con una conseguente progressiva separazione dal “mondo reale” e dall’Ego Presens che sparisce lentamente.

Cio’ puo’ essere la piu’ forte indicazione dell’avere una mente anziana: quando l’anima non ha quasi piu’ nessun collegamento con il presente, o con il futuro.

Tristemente, quello e’ un percorso molto comune. Uno diventa lentamente ma costantemente piu’ “brontolone”, sempre pronto a crogiolarsi nei ricordi, invecchiato nello spirito anziche’ solamente nel corpo.

=========

Come si puo’ evitare di finire cosi’?

Forse una buona capacita’ di cancellare la memoria aiuterebbe. Ci sarebbe piu’ spazio per apprendere nuovi gusti musicali e come diventare una persona diversa.

Un modo piu’ pratico puo’ invece essere di diventare coscienti del fatto che le varie parti della propria anima non vivono necessariamente nella stessa epoca.

Accettando tutte le differenze interne anche ad un livello temporale, possiamo allora confrontare i nostri Ego del passato, presente e futuro, tutti i giorni, in un ringiovanente “viaggio temporale dello spirito”.

=========

E in effetti, sono proprio i Fantasmi del Natale passato, presente e futuro a riportare quel brontolone di Ebenezer Scrooge ad una vita piu’ felice, meglio connessa con il mondo esterno ed in pace con quanto e’ accaduto prima, quanto sta accadendo e quanto deve ancora avvenire.

Luttazzi, Ferrara e il Quarantenne Direttore di Coccio

Chi ci fa la figura peggiore, nella squallida cancellazione di Decameron, il programma del sabato sera di Daniele Luttazzi su La7, ufficialmente per una frase ingiuriosa contro un mucchio di persone ma soprattutto Giuliano Ferrara?

Luttazzi? Ma se lui non ha fatto altro che…il Luttazzi della situazione?

Altrettando dicasi di Ferrara.

Forse l’autore del blog DAW, ospite del sito de La7 e che vorrebbe convincerci a “cambiare il punto di vista” ma lo fa allineandosi al suo ospite e chissa’, magari anche datore di lavoro?

Forse Aldo Grasso, che pontifica dal Corriere su “una battuta infelice” e addirittura invita Luttazzi a “trovare un modo piu’ elegante per infilzare” Ferrara (manco il primo fosse Charlie Chaplin)?

Io invece il Premio “Vaso di Coccio 2007″ lo darei per acclamazione a Antonio Campo dall’Orto, quarantreenne direttore de La7 che prima ha ingaggiato Luttazzi dicendo al mondo che Luttazzi stesso avrebbe potuto fare quello che voleva. E poi alla prima occasione lo ha zittito, mandando un sms dicendo “non posso permettere che nella mia rete un conduttore insulti un altro conduttore“.

Ma cosa vorra’ mai “permettere“, il Campo, dopo una tale figuraccia da impiegatino che permette alle decisioni di essere prese altrove? Permetta me di considerare la sua rete televisiva, che dichiara coraggio che non possiede, una gran pulcinellata. 

O piuttosto, chiarisca con i suoi datori di lavoro se il suo e’ lavoro da Direttore, oppure da burattino. O da vaso di coccio.

Liberiamo le Parole in questo Autunno delle Liberta’

Mentre si fa tanto parlare del DDL anti-blog “sull’editoria” che (forse che si’, forse che no) porterebbe alla chiusura di tutti i blog italiani, e’ opportuno passare in rassegna quegli altri episodi piu’ o meno noti che stanno intristendo questo autunno 2007: episodi sintomatici di un’epoca in cui la Liberta’ (di Parola, di Pensiero, finanche di Lavorare) viene quasi considerata un regalo, invece che un diritto, in Italia ma anche all’estero:

(1) Pino Daniele
Il cantante napoletano e’ stato rinviato a giudizio “per ingiurie” dal giudice per le indagini preliminari di Sanremo per aver detto, durante il Festival di sei anni fa, che (Umberto) “Bossi e’ un pezzo di m…”.
I particolari della vicenda non sono chiari: c’e’ chi dice che la coprolalia e’ stata cantata dal vivo sul palco, mentre altri si ricordano il cantante pronunciare la sua analisi politica al ristorante. In entrambi i casi non si vede quale danno abbia o avrebbe mai potuto arrecare alla carriera o alla persona del leader dei leghisti: c’e’ molto da dubitare per esempio che a Napoli come in Brianza alcun potenziale elettore si sia mai recato alle urne con il pensiero alle opinioni politiche di Pino Daniele.
Per “difendere” quindi una persona da ingiurie infinitesime, un’altra persona sta passando potenzialmente grossi guai (si parla di 500mila euro di multa), e perche’? Per aver detto quello che pensava.

(2) Stefano Surace
Il giornalista Surace, molto noto fra i colleghi, sta subendo in questi mesi un processo per diffamazione per un articolo scritto addirittura nel 1965.
All’epoca dei Beatles e di Martin Luther King, Jr., un colonnello dei carabinieri vice comandante della legione di Napoli fu accusato da Surace di aver fatto rinchiudere in manicomio, benché sana di mente, la vedova di un altro colonnello. Se si tratto’ di diffamazione o no non e’ quasi ormai dato sapere, visto che i dettagli continuano naturalmente a rarefarsi con il tempo che passa. Il nome del “diffamato” mi rifiuto di ricordarlo ai futuri lettori.
Guarda caso pero’ nell’Italia della prescrizione facile, proprio le accuse di diffamazione contro Surace sono longeve quanto Matusalemme. La sua vicenda ha anzi molte delle caratteristiche grottesche del film “Detenuto in Attesa di Giudizio” di Nanny Loi e con Alberto Sordi, inclusi la mancata notifica dell’inizio, della fine e delle deliberazioni del processo in contumacia nonostante l’indirizzo di Surace fosse ben noto, e l’arresto alla frontiera seguito da lunga ed inutile detenzione quando l’ignaro condannato oso’ tornare in Italia.

(3) L’On. Storace
Nei confronti del senatore Francesco Storace, gia’ Ministro della Sanita’e Presidente della Regione Lazio, e la cui appartenenza politica e’ ultimamente troppo fluida per essere ricordata, il ministro della Giustizia Clemente Mastella ha concesso l’autorizzazione a procedere chiesta dal Procuratore della Repubblica di Roma per presunti “apprezzamenti offensivi” nei confronti del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.
Storace, impegnato forse in una campagna mediatica per conquistarsi un posto al sole dopo aver lasciato Alleanza Nazionale, e’ riuscito a farsi dare spazi gratis sui giornali con gli “scherzi goliardici” di alcuni suoi simpatizzanti, che hanno polemizzato con l’appoggio al Governo da parte del Premio Nobel per la Medicina, la 98enne Sen. Rita Levi-Montalcini. Ne’ a Storace ne’ ai suoi detrattori sembra aver fatto male il particolare che la Senatrice sia ebrea.
Quando pero’ il Presidente Napolitano ha dichiarato “Indegno intimidire (la Sen. Levi-Montalcini)”, Storace avrebbe risposto (a quanto sembra, anche la memoria del giorno prima cambia da un giorno all’altro) che l’inquilino del Quirinale e’ a sua volta “fazioso e indegno”.
Ora, qual’e’ il problema di fondo? Quali istituzioni sono in pericolo adesso, dopo che all’epoca di Cossiga una larga parte del Paese e della stampa era convinta che il Presidente non avesse tutte le rotelle a posto?
E perche’ un politico non dovrebbe poter dire quello che pensa? Altrimenti, come potrebbe diffondere il proprio pensiero politico?

(4) Ayaan Hirshi Ali
Dall’estero ci arrivano varie notizie che hanno ricevuto poca attenzione in Italia. Prima di tutto i nuovi sviluppi della vicenda di Ayaan Hirshi Ali, l’autrice dell’autobiografia “Infedele”, di origine somala e ripetutamente minacciata di morte da chi si appropria del Dio Misericordioso di Maometto per fini straordinariamente violenti. Almeno sulla carta cittadina olandese, dopo un anno da emigrata all’American Enterprise Institute a Washington ha visto il Governo di Amsterdam dichiarare pubblicamente di non avere intenzione di prolungare la disponibilita’ della sua scorta. Un “invito a nozze” in piena regola rivolto a coloro che hanno gia’ organizzato l’omicidio di Theo Van Gogh, il regista anch’egli olandese che aveva lavorato con Ali al film “Sottomissione”.
Le ultime notizie danno la scrittrice in viaggio per l’America, alla ricerca di nuovi modi di finanziare la propria incolumita’ (si parla di circa cinque milioni di euro all’anno). Come abbia fatto l’Olanda pero’ a non subire alcuna conseguenza nonostante l’abbandono di una persona-cittadina che dovrebbe avere gli stessi diritti degli altri, non e’ ufficialmente dato sapere. Il problema, in realta’, e’ nel fatto che Hirshi Ali ha detto e scritto quello che pensava e pensa ancora: e dunque anche lei, si trova a pagare con una vita molto grama e insicura il suo diritto di libera espressione.

(5) Regno Unito
Nel frattempo nel Regno Unito della Magna Charta e’ bastato l’attentato del 7 luglio 2005 per permettere al Governo e alla Polizia di fare quello che non era pensabile neanche nei lunghi anni e le decine di morti della guerra nordirlandese.
Il 22 luglio 2005, intanto, l’innocentissimo elettricista brasiliano Jean Charles de Menezes e’ stato ucciso a sangue freddo dai “servizi di sicurezza”. Il processo e’ in corso, ma non per omicidio. La strategia di “sparare a vista per uccidere” in caso di sospetto di terrorismo non e’ stata ancora ufficialmente abrogata.
Al Parlamento a Westminster sono stati invece impegnati nell’approvare due gemme: il Terrorism Act 2006 che dichiara fuorilegge il parlare in maniera positiva di atti di terrorismo “nel passato, nel futuro e in generale”. Insomma, la prima legge che copre la Storia Universale
Come riportato su l’Economist, se un giudice prendesse questa legge alla lettera anche inneggiare a Nelson Mandela potrebbe essere un reato.
Un’altra legge britannica del 2005, poi, criminalizza ogni dimostrazione nel raggio di un chilometro dal Parlamento se non c’e’ un permesso preventivo da parte della polizia (ottenibile in sei giorni). Come risultato pero’, mentre il numero di terroristi arrestati sembra pochissimo se non zero, una donna e’ stata portata in cella per essersi presentata con una torta con su scritto “PACE”, e un’altra per aver osato leggere i nomi dei soldati britannici uccisi in Iraq.
Di nuovo, di fronte a un miserrimo o nullo guadagno in sicurezza, e’ stata tolta una bella fetta di Liberta’ a tutti.

(6) Pensionati forzati
E perche’ no, consideriamo la recente decisione della Corte di Giustizia Europea, che ha dichiarato che la Spagna puo’ costringere i suoi cittadini ad andare in pensione a 65 anni, se c’e’ “una giustificazione” come per esempio “la riduzione della disoccupazione e la stabilizzazione della forza lavoro”.
E’ una decisione incredibile, che in pratica dice che la liberta’ di ciascuno di noi non solo dipende da quella degli altri (come naturalmente deve) ma addirittura e’ subordinata al “bene comune” anche su questioni all’apparenza minori come il diritto di continuare a lavorare se uno se ne sente in grado.

(7) Giornalisti uccisi
Per concludere, Reporters Senza Frontiere, l’organizzazione con sede a Parigi, ha comunicato di aver contato 113 giornalisti e altri operatori della comunicazione uccisi nel 2006, mentre la Federazione Internazionale dei Giornalisti arriva addirittura a 155. In entrambi i casi il 2006 sarebbe forse l’anno peggiore di sempre.

Naturalmente, non si tratta di episodi tutti allo stesso livello, e non tutti i protagonisti sono conosciuti per la propria simpatia o il proprio desiderio di difendere la liberta’ altrui. Ma proprio questo in fondo e’ il punto: la Liberta’ che va difesa e’ quella di tutti, e non solo quella di chi esprime idee ortodosse, o sulle quali comunque siamo d’accordo.

Negare la Liberta’ di espressione a chi non ci va a genio significa minare il nostro stesso diritto di dire quello che pensiamo. E imporre di stare zitti “per il bene comune” o di non lavorare “per il bene comune” e’ solo uno dei pochi passi verso la dittatura, del tiranno o della maggioranza che sia.

A proposito, riguardo il Ddl sulla riforma dell’editoria: non si e’ accorto nessuno del pensiero veterofascista di fondo, che vede fare tanto ridicolo sforzo proprio in Italia dove giornali e telegiornali di ogni colore sono cosi’ ingessati intorno a questo o quel partito da scaricare le notizie meno insulse alle varie Striscie e Iene?

Anche nelle ultime precisazioni governative, rimane sempre evidente la volonta’ di controllare l’informazione, quand’anche solo quella professionale. E perche’ mai, poi? Per “proteggere dalla diffamazione” chi, se non i potenti, in un colossale ossimoro?

Quand’anche io la pensassi come Storace su Napolitano, e lo dicessi e scrivessi in giro, quale offesa mai sarebbe, quale attentato alla Costituzione o alla Nazione? Non ci sarebbe nessuno capace di rispondermi senza dover appellarsi addirittura alla Magistratura?

Forse la societa’ e soprattutto la politica italiana e’ prigioniera di un fenomeno culturale molto pittoresco, quel desiderio un po’ ingenuo e un po’ bambino di “difendere il proprio nome” da tutti ma proprio tutti gli attacchi, anche quelli palesemente assurdi, stupidi, di parte e/o provocatori.

Altro che ingentilire e specificare il nuovo DDL sull’editoria, allora: quello che bisogna fare in Italia e’ liberare le parole, abolire l’Ordine dei Giornalisti, e importare dagli USA quel Primo Emendamento che non mi sembra ne abbia mai minato la Democrazia. Anzi.