Il Modo Sbagliato di Discutere di Pena di Morte negli USA

(una versione ridotta del testo sotto e’ pubblicata nella sezione Lettere sull’International Herald Tribune del 10 Gennaio 2008)

Alla Corte Suprema americana si discute in questi giorni se la procedura di esecuzione dei condannati a morte in Kentucky, basata su tre iniezioni, puo’ essere definita “punizione crudele e inusuale” e quindi incostituzionale (in base all’Ottavo Emendamento).

In realta’, e molto curiosamente, quanto sopra non e’ strettamente vero. Quello che si chiede alla Corte e’ di accettare o rigettare la proposta di due condannati a morte in Kentucky, che vorrebbero morire dopo un’iniezione singola.

In una situazione supremamente ridicola, l’avvocato dei condannati sta cercando di dimostrare la bonta’ del morire dopo la somministrazione di un singolo composto chimico…

Alcuni dei membri della Corte hanno problemi con quel modo di ragionare…e a ragione! Cosa impedirebbe per esempio un condannato in futuro dal chiedere di cambiare ancora, dopo aver detto che anche l’iniezione singola e’ incostituzionale?

E perche’ non continuare a usare qualcosa di ben noto (le tre iniezioni) visto che non c’e’ (ancora) prova che quella singola sia meno crudele o meno inusuale?

========

In realta’ il problema di fondo e’ che l’intera questione e’ veramente mal posta.

La Costituzione dice “[...] punizioni crudeli e inusuali [non saranno] inflitte“.  Non suggerisce di usare il metodo “meno crudele” e/o “meno inusuale”.

Se la procedura a tre iniezioni e’ crudele/inusuale, allora ipso facto non va usata: anche se e’ il metodo meno crudele e meno inusuale che sia stato escogitato al momento.

E l’onere di trovare un modo per applicare la pena di morte in maniera costituzionale deve naturalmente pesare su chi vuole che la pena di morte venga applicata (e non con l’avvocato di due condannati). Il resto, e’ proprio insensato.

L’Italia dall’Antifascismo al Cata-fascio

(e’ curioso che cata- in catafascio voglia dire “contro”…)

Lettera inviata a due noti giornalisti italiani:

Caro Direttore e Caro Direttore

Da oramai semi-antico lettore mi permetto di farVi una domanda sul catafascio-Italia.

Nel “XXX” sul YYY di oggi 9 dicembre si legge citando Giuseppe De Rita della “poltiglia sociale” e della “degenerazione antropologica“. Nelle pagine del giornale, nel “ZZZ” si descrive la palese incapacita’ di riformare da parte di un Governo “asserragliato” mentre tutte le parti sociali (ma proprio tutte) sono interessate solo a mantenere il _proprio_ status quo.

Naturalmente non posso che essere d’accordo con entrambi. A parte gli ovvi obbrobri politici e sociali italiani, ovvi almeno a chi vive almeno 10 mesi all’anno all’estero, l’illegalita’ intrinseca alla nostra societa’, giusto per fare un esempio, mi ha fatto e fara’ sicuramente buttare via un mucchio di soldi, per una faccenda privata nella quale in un Paese piu’ Paese non sarei costretto a versare un solo soldo.

Ma se e’ forse vero che solo il Padreterno ci salvera’, se la speranza dell’Italia “e’ affidata alle nuove generazioni“, a quali generazioni andrebbe allora chiesto conto della situazione attuale?

Alla mia, dei quarantenni incapaci se non di lagnarsi che le briciole lasciate dai Potenti non siano abbastanza? Ai cinquantenni o ai sessantenni che si sono adeguati all’andazzo? Ai settantenni che si sono adeguati prima di loro? Oppure, e sarebbe quasi inaudito, agli ottantenni, almeno quelli ancora abbastanza arzilli?

Certo additare a questi o a quelli e’ di solito un esercizio inutile. Ma ci sara’ pure un modo di fare esperienza di cosa abbia portato il Bel Paese nella triste situazione in cui e’.

Almeno, per provare a fare qualcosa di diverso, appena ne capitera’ l’occasione…

Ibernazione o Cretinismo?

(mia lettera pubblicata sull’International Herald Tribune il 27 Novembre 2007)

I sogni di Graham Robb circa la capacita’ di alcuni abitanti di villaggi francesi capaci di dormire per tutto l’inverno in condizioni igieniche straordinariamente disastrose in compagnia di suini e bovini potrebbero forse essere considerati solo delle fantasie da perdigiorno. (“Perche’ lavorare quando ci si puo’ ibernare?“, IHT, 26 Novembre).

In realta’ e’ anche peggio. Ha sentito il sig. Robb parlare mai del “cretinismo alpino”, una condizione che porta le persone a a perdere il tono e la coordinazione muscolare, limita la loro altezza e ne impedisce notevolmente lo sviluppo cognitivo?

Il ”cretinismo alpino”, come dice il nome, era endemico in gran parte delle Alpi fino a tempi molto recenti, quando finalmente le diete si sono arricchite in iodio.

Piuttosto che esercitarsi nella “dimenticata arte di non fare assolutamente niente per mesi e mesi”, quella gente forse non era letteralmente in grado di fare alcunche’.

C’e’ una “lezione da imparare da quegli antenati che si ibernavano”? Certo, una c’e': va assunta la dose necessaria di iodio, tutti i giorni!