Il Modo Sbagliato di Discutere di Pena di Morte negli USA

(una versione ridotta del testo sotto e’ pubblicata nella sezione Lettere sull’International Herald Tribune del 10 Gennaio 2008)

Alla Corte Suprema americana si discute in questi giorni se la procedura di esecuzione dei condannati a morte in Kentucky, basata su tre iniezioni, puo’ essere definita “punizione crudele e inusuale” e quindi incostituzionale (in base all’Ottavo Emendamento).

In realta’, e molto curiosamente, quanto sopra non e’ strettamente vero. Quello che si chiede alla Corte e’ di accettare o rigettare la proposta di due condannati a morte in Kentucky, che vorrebbero morire dopo un’iniezione singola.

In una situazione supremamente ridicola, l’avvocato dei condannati sta cercando di dimostrare la bonta’ del morire dopo la somministrazione di un singolo composto chimico…

Alcuni dei membri della Corte hanno problemi con quel modo di ragionare…e a ragione! Cosa impedirebbe per esempio un condannato in futuro dal chiedere di cambiare ancora, dopo aver detto che anche l’iniezione singola e’ incostituzionale?

E perche’ non continuare a usare qualcosa di ben noto (le tre iniezioni) visto che non c’e’ (ancora) prova che quella singola sia meno crudele o meno inusuale?

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In realta’ il problema di fondo e’ che l’intera questione e’ veramente mal posta.

La Costituzione dice “[...] punizioni crudeli e inusuali [non saranno] inflitte“.  Non suggerisce di usare il metodo “meno crudele” e/o “meno inusuale”.

Se la procedura a tre iniezioni e’ crudele/inusuale, allora ipso facto non va usata: anche se e’ il metodo meno crudele e meno inusuale che sia stato escogitato al momento.

E l’onere di trovare un modo per applicare la pena di morte in maniera costituzionale deve naturalmente pesare su chi vuole che la pena di morte venga applicata (e non con l’avvocato di due condannati). Il resto, e’ proprio insensato.

L’Italia dall’Antifascismo al Cata-fascio

(e’ curioso che cata- in catafascio voglia dire “contro”…)

Lettera inviata a due noti giornalisti italiani:

Caro Direttore e Caro Direttore

Da oramai semi-antico lettore mi permetto di farVi una domanda sul catafascio-Italia.

Nel “XXX” sul YYY di oggi 9 dicembre si legge citando Giuseppe De Rita della “poltiglia sociale” e della “degenerazione antropologica“. Nelle pagine del giornale, nel “ZZZ” si descrive la palese incapacita’ di riformare da parte di un Governo “asserragliato” mentre tutte le parti sociali (ma proprio tutte) sono interessate solo a mantenere il _proprio_ status quo.

Naturalmente non posso che essere d’accordo con entrambi. A parte gli ovvi obbrobri politici e sociali italiani, ovvi almeno a chi vive almeno 10 mesi all’anno all’estero, l’illegalita’ intrinseca alla nostra societa’, giusto per fare un esempio, mi ha fatto e fara’ sicuramente buttare via un mucchio di soldi, per una faccenda privata nella quale in un Paese piu’ Paese non sarei costretto a versare un solo soldo.

Ma se e’ forse vero che solo il Padreterno ci salvera’, se la speranza dell’Italia “e’ affidata alle nuove generazioni“, a quali generazioni andrebbe allora chiesto conto della situazione attuale?

Alla mia, dei quarantenni incapaci se non di lagnarsi che le briciole lasciate dai Potenti non siano abbastanza? Ai cinquantenni o ai sessantenni che si sono adeguati all’andazzo? Ai settantenni che si sono adeguati prima di loro? Oppure, e sarebbe quasi inaudito, agli ottantenni, almeno quelli ancora abbastanza arzilli?

Certo additare a questi o a quelli e’ di solito un esercizio inutile. Ma ci sara’ pure un modo di fare esperienza di cosa abbia portato il Bel Paese nella triste situazione in cui e’.

Almeno, per provare a fare qualcosa di diverso, appena ne capitera’ l’occasione…

Ibernazione o Cretinismo?

(mia lettera pubblicata sull’International Herald Tribune il 27 Novembre 2007)

I sogni di Graham Robb circa la capacita’ di alcuni abitanti di villaggi francesi capaci di dormire per tutto l’inverno in condizioni igieniche straordinariamente disastrose in compagnia di suini e bovini potrebbero forse essere considerati solo delle fantasie da perdigiorno. (“Perche’ lavorare quando ci si puo’ ibernare?“, IHT, 26 Novembre).

In realta’ e’ anche peggio. Ha sentito il sig. Robb parlare mai del “cretinismo alpino”, una condizione che porta le persone a a perdere il tono e la coordinazione muscolare, limita la loro altezza e ne impedisce notevolmente lo sviluppo cognitivo?

Il “cretinismo alpino”, come dice il nome, era endemico in gran parte delle Alpi fino a tempi molto recenti, quando finalmente le diete si sono arricchite in iodio.

Piuttosto che esercitarsi nella “dimenticata arte di non fare assolutamente niente per mesi e mesi”, quella gente forse non era letteralmente in grado di fare alcunche’.

C’e’ una “lezione da imparare da quegli antenati che si ibernavano”? Certo, una c’e’: va assunta la dose necessaria di iodio, tutti i giorni!

Stampa Surriscaldata e il Povero Gio_c_acchino

To: lettere@lastampa.it

Cara Redazione del quotidiano La Stampa

Antonio Scurati, bonta’ del suo nome, tratteggia il clima a tinte fosche su La Stampa di oggi (“Apocalypse Gore”), per poi dirci che bisogna passare dalle ansie ai fatti, prima che compaia l’atmoterrorismo.

Scurati sembra particolarmente entusiasta dell’idea che tutto cio’ inspiri una “missione generazionale” in coloro abituati alla “pappa pronta”.

Ma io che ho quaranta anni, ce l’ho gia’, le mie missioni generazionali.

Una e’ quella di mandare a quel paese chi passa il suo tempo nella paura e nell’impaurire. Che si prenda un Prozac, il sig. Scurati.

L’altra missione e’ diminuire gli incidenti di battitura sui giornali. E quindi se vi perdono per aver scritto “Giocchino Murat” (ultimo paragrafo, seconda frase) proprio non posso fare a meno di brontolare per quel “Giocacchino Murat” scritto a quattro righe dalla fine dell’articolo di Scurati.

saluti
maurizio morabito

Terrorismo da parte de La Repubblica

Lettera inviata a La Repubblica

To: “Lettere al Direttore Repubblica” , “Redazione La Repubblica”

Caro Direttore, cara Redazione

Negli ultimi giorni, a seguito dei presunti attentati di Londra, “La Repubblica” non ha fatto altro che parlare di paura, paura e paura.

Paura a Londra, paura per il concerto di Diana, paura a Glasgow.

Ora, non sono sicuro chi sia il vostro corrispondente da Londra ma fatelo rientrare in Italia perche’ se ha tanta paura e’ meglio che se ne vada.

Io ero a Londra il 7 luglio 2005, ero a Londra giovedi’ scorso e continuo a vivere a Londra. NON vivo in alcuna paura di attentati, e anche se sono consapevole che possono capitare, piu’ che non trascurare pacchi e valigie sospette non posso.

E quindi vado a lavorare in treno, in autobus, in taxi, in metropolitana, a piedi, come sempre.

Professionisti o dilettanti che siano, ci sono dei tizi che vogliono spaventare. Aver paura significa quindi aver perso. E quindi io non ho paura. Amen.

E questo non perche’ io sia piu’ speciale degli altri. Sono in compagnia di centinaia di migliaia di persone. Venite pure a vederli, tutti a fare il loro mestiere come al solito, altro che “paura e paura”. Amen di nuovo.

Trovatemi un Londinese che abbia paura. A parte quelli che scrivono per La Repubblica, naturalmente.

Il vostro comportamento non e’ un problema trascurabile. Grazie a voi e a tanta stampa e TV italiana, devo passare ore interminabili a tranquillizzare i miei genitori.

Possibile che non abbiate meglio da fare che terrorizzare due pensionati? E non avete miglior modo di scrivere che titillare i sentimenti piu’ primitivi dei lettori?

Fatevene una ragione di vita. In questo periodo della storia possono esserci attentati. Possono anche esserci incidenti stradali, fughe di gas, rapine a mano armata, infarti, tumori, e non e’ mai trascurabile il numero di persone che muore scivolando in bagno.

Chi e’ terrorizzato dalla toilette, smetta di lavarsi.

saluti
maurizio morabito

Immigrazione: L’Incapacita’ Europea

Il famoso commentatore del Boston Globe HDS Greenway lascia come esercizio per il lettore il completamento del suo ragionare sulle attitudini europee riguardo l’integrazione degli immigrati (”Europe’s integration problems“, “I problemi di integrazione dell’Europa“, International Herald Tribune, 4 Maggio).

Che vorrebbe dire se gli Europei accettassero “che la loro e’ una societa’ di immigranti cosi’ come l’America e’ sempre stata“?

In quella circostanza (comunque altamente improbabile), gli Europei riconoscerebbero pubblicamente che nessuna nazione proviene da un’unica tradizione, e che per secoli gli immigrati hanno positivamente aggiunto alle culture delle loro nazioni di nuova residenza.

Sarebbe davvero il momento che le societa’ europee abbandonassero finalmente il loro complesso di superiorita’ per permettere agli immigrati di contribuire culturalmente e socialmente cosi’ come economicamente.

Per sfortuna pero’, niente del genere e’ permesso nei due “modi di integrazione” prevalenti, l’”assimilazione totale” alla francese o la “conservazione delle diversita’” alla britannica. E quindi non si parla neanche di Marocchini-Francesi o Indiani-Britannici mentre invece e’ comunissimo riferire di Irlandesi-Americani e Italo-Americani.

Anche il Presidente francese Sarkozy non e’ e non puo’ essere Ungaro-Francese….egli e’, e deve essere, semplicemente Francese.

Altrimenti la sua societa’ stessa lo rifiuterebbe.

Meno Paroloni sul Fascismo Islamico

(Lettera pubblicata su Notizie Radicali del 6 Aprile 2007)

Sulla scia di una trasmissione televisiva, Federico Punzi lancia i suoi strali in “Il Fascismo Islamico in Casa” (Notizie Radicali, 3 Aprile), scagliandosi contro la “legge coranica” che starebbe prendendo sempre piu’ piede in Italia a cominciare dalla sottomissione delle donne musulmane.

Del fenomeno non vengono forniti dettagli per stabilirne correttamente l’urgenza e la gravita’. Per carita’: che si aiutino le “donne picchiate e segregate dai mariti” (anche quando questi non sono fondamentalisti maomettani, pero’!).

Ma che senso avrebbe affrontare certi problemi in una maniera alquanto militante e antagonista, come naturalmente caro a Santoro e curiosamente suggerito dal Punzi? A meno che quella che vogliamo sfoggiare sia solo la nostra ipocrisia.

La nostra Memoria dovrebbe infatti sconsigliare l’Italia e gli Italiani dal salire su un qualunque pulpito in tema di laicita’ e condizione femminile. Poco piu’ di una generazione fa il “Divorzio all’italiana” passava per l’eliminazione fisica della coniuge; il nuovo Diritto di Famiglia, che ha rimosso almeno sulla carta la dittatura del padre/marito padrone, e’ solo del 1975; la Corte Costituzionale ha stabilito l’equivalenza fra adulterio della moglie e quello del marito solo nel 1968; il “delitto d’onore” e’ stato finalmente cancellato dal codice penale solo nel 1981; il diritto all’aborto vige da 32 anni ma chi ne e’ contrario non si e’ perso d’animo, anzi.

La societa’ italiana e’ tuttora profondamente maschilista come si puo’ notare dalle statistiche sui salari, e partecipando a un qualunque organismo politico direttivo (tranne uno); siamo anche un “esempio di laicita’” cosi’ forte che la Chiesa cattolica detta letteralmente legge in Parlamento.

Non dimentichiamo neanche che a onta perpetua, il Fascismo lo abbiamo inventato noi. Marchiare chiunque altri in quel modo e’ tutto sommato equivalente al dichiararci sepolcri imbiancati. Come se un barbone facesse la doccia e si vestisse di nuovo per poi andare a sputare sui suoi “colleghi” senzatetto della sera precedente…

Meno paroloni, quindi, contro il “fascismo islamico” e la “legge coranica”. Piu’ aiuto a chi e’ perseguitato, a qualunque sesso e religione appartenga. E piu’ dialogo per far comprendere e diffondere le ragioni “laiche” e liberali di un certo modo di pensare egualitario fra uomini e donne che ci e’ ancora molto nuovo.

Lasciamo certa fraseologia, le annesse crociate e i loro risultanti controproducenti ai tipi come George W. Bush.

Climatologia del Mito

A quanto pare, il coordinatore della Conferenza Nazionale sul Clima del prossimo Settembre a Roma ha bisogno di aggiornarsi.

Se il buongiorno si vede dal mattino, immaginiamoci che Conferenza che sara’…

(segue mia Lettera alla Redazione del “Venerdi’ di Repubblica)

E’ con rammarico che leggo che Vincenzo Ferrara, climatologo dell’Enea e futuro coordinatore della Conferenza Nazionale sul Clima, non e’ esattamente aggiornato e proprio in materia di scienza climatica.

Nell’intervista di Luca Fraioli pubblicata sul numero del Venerdi’ del 16 Marzo 2007, Ferrara riesce infatti a fare due errori in una sola risposta, quando dice a proposito di “una nuova glaciazione in Gran Bretagna e in parte del Nord Europa“:

E’ uno degli scenari possibili. Se [...] fara’ cosi’ caldo che si scioglieranno i ghiacci della Groenlandia [cio'] causera’ l’interruzione della Corrente del Golfo.

Ferrara insomma riporta come veri due miti della climatologia: infatti, (1) la Corrente del Golfo non puo’ essere interrotta dallo scioglimento dei ghiacci della Groenlandia, (2) non e’ la Corrente del Golfo a proteggere la Gran Bretagna e il Nord Europa da una glaciazione.

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Riguardo (1) consiglierei a Ferrara, Fraioli e tutti quanto scritto da Carl Wunsch, Cecil and Ida Green Professor of Physical Oceanography al celeberrimo MIT di Cambridge, Massachusetts (USA) in risposta ad affermazioni simili riportate su The Economist:

The Gulf Stream is a wind-driven phenomenon (as explained in a famous 1948 paper by Henry Stommel). [...] Shut-off would imply repeal of the law of conservation of angular momentum [...] focusing on near-impossible Gulf Stream failure is an unproductive distraction

La Corrente del Golfo e’ un fenomeno dettato dai venti (come spiegato da Henry Stommel in un famoso articolo scientifico del 1948). [...] Un’interruzione significherebbe una violazione della legge di conservazione del momento angolare [...] concentrarsi su una fine quasi impossibile della Corrente del Golfo e’ una distrazione improduttiva

La lettera e’ disponibile in toto su Internet.

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A proposito di (2), sul ruolo (o meglio, pressocche’ mancato ruolo) della Corrente del Golfo nel mitigamento del clima britannico e nordeuropeo, c’e’ un interessantissimo articolo di Richard Seager su “Le Scienze” di Febbraio 2007: “Le ragioni del clima europeo” dal sottotitolo “La teoria per cui il clima relativamente mite dell’Europa sarebbe dovuto agli effetti della Corrente del Golfo è un mito che va sfatato“.

Invito davvero a leggere anche quell’articolo, dove il Seager dice fra l’altro che si tratta di una conclusione basata su vecchie ricerche che pero’ nessuno aveva finora “messo assieme“.

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Considero assolutamente preoccupante il fatto che il Coordinatore della Conferenza Nazionale sul Clima non si sia preso la briga di leggere ne’ articoli del 1948, ne’ le piu’ recenti…riscoperte (!) della climatologia.

Mi aspetto una vostra rettifica immediata, per bloccare per quanto possibile certa disinformazione almeno voi.

Saluti
Maurizio Morabito

Opus Dei, Ruini e Cattolici italiani

Una breve riflessione sulle recenti picconate palesemente anti-cristiane da parte di Cesare Cavalleri dell’Opus Dei e del Cardinale Ruini, vendicativi e spietati nei confronti di ha sofferto ed e’ morto, ma soprattutto della moglie e della madre di Welby, abbandonate nella tragedia dalla loro Comunita’, Ecclesia, Chiesa

Fondamentalmente il problema risiede nel campo dei Cattolici italiani, e nel loro (nostro) permettere di farsi guidare da persone dalle dubbie tendenze caritatevoli

Ma per l’Italia tutta forse il vero dramma e’ nel servilismo dei “politici Cattolici” i quali davvero non muovono foglia senza l’approvazione di Camillo R o Cesare C, in un atteggiamento assurdo, anche perche’ assolutamente non necessario

Qui nel Regno Unito ci sono svariati parlamentari Cattolici che non ci pensano due volte a votare secondo coscienza, invece che secondo dottrina

E lo dichiarano pubblicamente, senza tanti anatemi o scomuniche da quel di Roma: piu’ di un esempio proprio in questi giorni, nel dibattito sul permettere o meno alla agenzie di adozione cattoliche di rifiutarsi di considerare coppie omosessuali

E’ roba che nel Bel Paese, forse sara’ materia da XXII secolo. Intanto finanche il Ministro per le Comunita’ Ruth Kelly, molto vicina a Blair e addirittura ella stessa membro dell’Opus Dei (!), ha detto che la sua religione non le impedira’ di lottare contro ogni tipo di discriminazione

Perche’ quelli dovrebbero essere piu’ liberi dei “nostri”? A meno che non fosse tutto cio’ prova del fatto che il Potere Temporale, ahime’, stia ritornando in auge

Quella si’, se mi si permette la battuta, una “resurrezione” di cui non si sentiva alcun bisogno

(Lettera inviata a “Notizie Radicali”)

L’Iran e la nostra propaganda

(Lettere spedita a Notizie Radicali)

Cara Redazione

Piu’ che “approfondimento giornalistico”, l’articolo “Iran ed Hezbollah, grazie alla Russia, mettono in stallo l’ONU” (Matteo Mecacci, NR, 13 novembre) mi sembra un comunicato stampa stilato dal Segretario di Stato USA o dal Foreign Secretary britannico

In particolare la fraseologia associante “Iran” a “regime”

Se e’ vero che la democrazia della Repubblica Islamica e’ men che perfetta (e quale lo e’?), sarebbe lecito aspettarsi considerazioni meno sbrigative per un “approfondimento”: considerando, per esempio, che la partecipazione popolare alle elezioni non e’ trascurabile, cosa ben diversa dalle dittature in Medio Oriente e altrove; e che il potere effettivo del vocifero Presidente non e’ certo paragonabile a quello dei suoi corrispettivi in America o in Francia

Trovo anche semplicistico il riferimento alla “comunita’ internazionale” che dovrebbe respingere “in modo unito il suo [Iraniano] tentativo di acquisire armi nucleari”

La situazione e’ ben piu’ complessa: i cinque Big del club nucleare non sanno spiegare perche’ non possano fare a meno delle loro armi (specialmente, la Gran Bretagna e la Francia); e’ ormai un fatto storico che chi fa esplodere la Bomba puo’ aspettarsi un trattamento di riguardo (Pakistan, North Korea) mentre chi non ce la fa, e’ letteralmente condannato alla forca (Iraq); l’Iran fa ancora parte del Trattato di Non-Proliferazione Nucleare; Mohamed ElBaradei, famoso capo dell’Ente Internazionale per l’Energia Atomica e Premio Nobel per la Pace 2005, ha confermato all’inizio del 2006 che non ci sono prove che Teheran abbia devoluto alcuno sforzo alla costruzione di armi nucleari; etc etc

L’Iran, checche’ ne dica il Presidente Ahmadinejad, non ha mai attaccato nessuno per vari secoli: difficile pensare che lo faccia proprio adesso rischiando l’obliterazione. 

D’altronde, le continue interferenze britanniche ed americane negli ultimi decenni, e le minacce mai smentite di imminenti attacchi ed invasioni da parte americana e israeliana non possono che spingere i dirigenti iraniani verso la Bomba (o anche solo la Minaccia di Costruire la Bomba) come soluzione difensiva di straordinaria efficacia

Riuscira’ l’ONU ad andare al di la’ delle pulsioni interne del momento dei Membri Permanenti del Consiglio di Sicurezza, per costruire una pace vera ed effettiva fra l’Iran e gli Stati Uniti, basata prima di tutto sul ripudio e la prevenzione dell’aggressione armata come strumento di risoluzione dei conflitti? Lo spero fortemente, e ne dubito con analoga forza

Ma se pure un minimo di speranza ci rimane, cerchiamo di non ucciderla noi stessi diventando cassa di risonanza per considerazioni troppo semplici e di parte Per ulteriori approfondimenti, rimando a due articoli di Christopher de Bellaigue sulla New York Review of Books: “Iran and the Bomb“, 27 Aprile; e “Defiant Iran“, 2 Novembre 2006

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Sull’argomento mi e’ stata pubblicata l’immancabile lettera sull’IHT (29 Gennaio 2006):

C’e’ una ipocrisia occidentale non menzionata da Philip Bowring nel suo articolo ‘Chi ha paura dell’Iran grosso e cattivo?’ (IHT, 19 Gennaio). Nazioni come la Francia e la Gran Bretagna hanno i loro arsenali nucleari, e nessuna intenzione di abbandonarli nel prossimo futuro. Come possono proprio esse, fra tutte le Nazioni, predicare agli altri di rimanere senza armi atomiche? Perche’ il Primo Ministro Blair e il Presidente Chirac non mostrano a tutti la strada maestra eliminando prima di tutto le loro capacita’ nucleari?

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ADDENDUM

Ecco le mie risposte a un paio di commenti a quanto sopra sul Gruppo Yahoo “radicali-toscana“:

L’Iran, come Israele e l’Uganda, e’ un po’ il mio pallino in tema di relazioni internazionali

[...] La tradizione democratica iraniana precede la rivoluzione islamica, con la quale e’ vero che si e’ stabilita una teocrazia (o meglio, una clero-crazia) che ha fra l’altro rotto l’antico tabu’ che voleva i mullah fuori dalla politica: ma la quale teocrazia non puo’ fare a meno del chiamare i cittadini al voto

Non e’ quindi solo la solita dittatura alla europea anni Venti, basata sul consenso implicito delle masse. Ed e’ molto piu’ aperta e dinamica della commedia egiziana

Com’e’ simile, e com’e’ diversa, la situazione iraniana con quella vietnamita: nell’una il movimento di liberazione nazionale ha dovuto vendersi ai preti, nell’altra ai comunisti. Pero’ ad Hanoi si vota poco

Insomma, a voler considerare la societa’ iraniana come tuttora sofferente del trauma del colpo di stato CIA-Shah contro il democraticissimo Mossadeq, e’ probabilmente naturalissimo aspettarsi questo stato presente di “democrazia sospesa” che chiede la protezione divina per difendere la Nazione

[...] Finanzia, rifornisce: ma [l'Iran] non ha mai appoggiato “in pubblico”. Hanno anche organizzato la farsa delle Brigate Suicide, volatilizzatesi quando c’era da inviarle davvero in Libano. Sembrano gli aiuti USA ai “movimenti democratici” di tutto il mondo: tante e soprattutto chiacchiere

[...] io invito all’approfondimento ulteriore [...] E critiche non ne risparmio mai a quel semi-idiota religioso di Ahmadinejad (curiosissimo caso di Vita Parallela con tal Dubya?)

[...] Insomma, il dipingere l’Iran a tinte fosche utilizzando un modo di parlare tipico dell’Amministrazion e USA, se non e’ propaganda, ne e’ vittima sicuramente

[...] La legittimita’ [dell'ONU] e’ stata per decenni quella del piu’ forte e dell’equilibrio delle superpotenze. Gli altri si sono adeguati, difficile che possano sgattaiolare via adesso.

Non e’ pero’ un caso che le riforme dell’ONU e del Consiglio di Sicurezza non siano piu’ abortite sul nascere: non e’ solo il Clown di Caracas ad accorgersi che non si possa andare avanti secondo antiche logiche. Se il CDS pensa di mettere quattro sanzioni contro l’Iran e poi di “vincere le menti e i cuori” o fare come se nulla fosse, allora stanno freschi

[...] se ad indicare Teheran sono le potenze nucleari degli USA (che hanno invaso dalla Guerra Messicana del 1848 in avanti chi e’ loro parso e piaciuto, e non hanno ancora finito); del Regno Unito (detentore del
record mondiale di “partecipazione a guerre” probabilmente in qualsiasi periodo degli ultimi due secoli); e della Francia (che si tiene ancora stretta gran parte dell’Africa, ha supportato il genocidio rwandese, e
non ha la Legione Straniera per giocare a boccette)… allora permettimi di dire che la “minaccia iraniana”, piu’ che la Luna, sembra un piccolo asteroide! E quel dito [...] sembra troppo sporco per fare da accusatore

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[...] e’ troppo diffuso il desiderio di cancellare le nostre marachelle.

Io lo vedo come la storia della pagliuzza e della trave. La trave e’ nei “nostri” occhi e mi occupo di quella. Sono occidentale, liberale, italiano, europeo, cristiano

Fossi stato Iraniano, probabilmente “tuonerei” (in modalita’ differente, immagino) contro i pretunzoli sciiti al potere

[...] e’ chiaro che [quella iraniana] e’ una “democrazia” diversa. Loro non hanno avuto la mattanza collettiva della Prima Guerra Mondiale, a noi nessuno ci ha silurato il Primo Ministro con i Servizi Segreti. Loro sono una minoranza religiosa, noi la sede della Caput Mundi. etc etc etc

Non ricadiamo per favore nei soliti discorsi da “trapianto della democrazia”. Il modo di fare politica dipende dalla societa’, e dalla storia locale. I diritti umani fondamentali, no. Infatti esiste una Dichiarazione di quelli, ma non di quella

[...] il problema non e’ affatto se “il mondo” e’ piu’ sicuro: il problema e’ che “l’Iran” e’ piu’ sicuro

E quindi, vista la storia alle spalle, e’ logico che perseguano una certa strada

Se vogliamo fermarli, dobbiamo rispondere alle loro esigenze primarie di sicurezza. Esigenze che [continuiamo a ribadire] noi per le nostre societa’ e nazioni

Altrimenti, perdiamo tempo e/o prepariamo una guerra che non fara’ che confermare la bonta’ strategica dell’atomica iraniana…dal punto di vista degli Iraniani

[...] Il primum movens non e’ ne’ eliminare Israele, ne’ invadere l’Arabia Saudita. Lo sanno anche i pulcini che l’atomica non e’ un’arma d’attacco, ma di difesa

[... gli europei] gigioneggiano pregando che arrivi il Deus-Ex-Machina

[...] l’Iraq e’ stato invaso perche’ NON poteva nuocere. E’ cosi’ chiaro, non farmelo spiegare troppo…

Noi, il Male

(o L’Orrore Chiamato Politica Estera)

Per la fortunatissima serie radiofonica BBC “From Our Own Correspondent” (“Dal Nostro Inviato”), David Loyn ha preparato pochi giorni fa un servizio che spiega quanto ci sia di sbagliato in quella che e’ anche la nostra politica estera (“In viaggio con i Taleban”, 21 Ottobre 2006)

Loyn mostra come tutti i soldi spesi finora non hanno portato a granche’ di meglio dal punto di vista pratico. Ottimo pessimo esempio: le strade, come al solito dissestate e infestate da soldati in cerca di guadagni facili (cioe’ pronti all’estorsione) sotto lo sguardo speriamo solo disattento della NATO. E mentre la corruzione viene istituzionalizzata, la NATO stessa conduce campagne aeree distruggendo case e moschee ovunque ci sia il minimo sentore di presenza Taleban

Ebbene si’: “campagne aeree” il cui risultato principale e’ la distruzione di case, persone incluse. Naturalmente non viene fatto un conteggio serio di vittime, civili e innocenti, e tutto viene giustificato con il presunto vantaggio del far fuori esponenti della resistenza armata talebana, e quindi oscurantista, al governo di Kabul

Non e’ certo la prima volta che Forze Armate (e quindi, Governi) occidentali decidono che per “salvare” i cittadini di questo o quel Paese, occorre bombardarli e ucciderli. Magari poi si nascondono (ci nascondiamo) dietro il dito criminale chiamato “danni collaterali” (le vittime civili, appunto): come nel famoso aforisma coniato (o riportato) da Peter Arnett riguardo la cittadina di Ben Tre in Vietnam: “Abbiamo distrutto il villaggio per salvarlo [dal Comunismo]

Che senso ha agitarsi tanto per risollevare le sorti delle donne afghane quando pensiamo di risolvere tutto lanciando materiale esplosivo da un aeroplano? Invece, tristemente e ovviamente, “Trucida l’Innocente” e’ ormai il nostro sport piu’ praticato in Iraq, non solo da folli terroristi pronti ad immolarsi

Ed e’ di oggi la notizia della Scuola Islamica distrutta da elicotteri vicino Khar, in Pakistan, con 80 studenti morti probabilmente senza alcun preavviso o possibilita’ di scampo. Ammettiamo per pura ipotesi che fossero tutti cugini cattivi di Osama bin Laden: da quand’e’ che abbiamo accettato l’omicidio di massa come una tecnica di risoluzione dei conflitti?

Come se qualcuno seriamente potesse appoggiare, in nome della Lotta alla Mafia, il bombardamento di Secondigliano a Napoli, di Bagheria e Corleone in Sicilia e di larga parte della Calabria

Tutto cio’ e’ piu’ che scandaloso: e’ stupido, perche’ danneggia gli altri ma anche noi stessi. Ci rende partecipi e complici del Male, quando le uniche alternative dovrebbero essere fra un intervento serio di ricostruzione di uno Stato _o_ il ritiro immediato delle nostre truppe

E’ un vero peccato che la Comunita’ Internazionale, noi tutti inclusi, si ostini a non voler imparare da quel successo per la Pace che fu l’intervento ONUMOZ in Mozambico fra il 1993 e il 1995, forse l’unico vero esempio di peacebuilding mai messo in pratica

Invece, c’e’ da chiedersi se ci rendiamo conto del fatto che proprio in questo momento, in nostro nome e con i nostri soldi, vengono organizzati bombardamenti a tappeto in cui vengono rasi al suolo interi villaggi

Hai voglia a meravigliarsi quando l’”Occidente” viene odiato da milioni di persone. Immagino l’entusiasmo di quei bambini per i quali NATO e’ il nome della morte. Cosa diremo alla Storia: che non ne sapevamo niente? Che non era colpa nostra? Che quello che faceva la NATO non ci interessava?

Probabilmente, la verita’ e’ che della vita di chi non e’ cittadino di un “Paese Sviluppato” non ci importa un fico secco

E con quale faccia andiamo allora in giro per il mondo facendo finta di incoraggiare la democrazia e per difendere i diritti umani? Con la faccia degli Ipocriti, naturalmente

Democrazia, Deimocrazia e il Surriscaldamento Intorno ad Al Gore

Lettera da Londra a “Notizie Radicali” e Valter Vecellio

(riguardo la recente proposta di annoverare fra i “miti” radicali anche l’attivita’ ecologista dell’ex-vice presidente americano, Al Gore, ora nelle sale con il documentario “Una Verita’ Scomoda” sul riscaldamento globale)

Caro Direttore,

L’amletico dibattito “Gore si’-Gore no” in casa radicale ha valenza strategica e come tale non puo’ ridursi all’argomentare sull’effetto di questa o quella concentrazione di anidride carbonica

E’ vero che quando si parla di cambiamento climatico si deve parlare di “scienza”. Ma e’ ben piu’ importante capire la compatibilita’ fra un certo modo di pensare e fare la politica, e una eventuale introduzione dell’ex vicepresidente americano nel Pantheon di una organizzazione liberale, liberista e libertaria

E’ quindi opportuno fare alcune considerazioni di base soprattuto riguardo il terreno minato che fa da interfaccia fra questa e la politica: con da una parte l’assurda cagnara manipolativa dell’“al lupo-al lupo” che sempre piu’ minaccia la liberta’ della persona; e dall’altra la traduzione, spesso poco saggia e consapevole, del linguaggio scientifico sul terreno della politica

Al Gore fa cilecca su entrambi i fronti

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E’ stato detto riguardo Jim Hansen, famoso climatologo della NASA molto impegnato nella “lotta” contro il cambiamento climatico: “o Hansen è un “terrorista” prezzolato (da chi?), e se me lo si spiega, sono disposto a crederci. Oppure quantomeno penso che quello che dice val la pena di prenderlo in considerazione”

Ma quella dicotomia non e’ completa: perche’ nel mondo di oggi non occorre essere “terroristi” ne’ “prezzolati” (e neanche bugiardi) per perorare la propria causa usando un linguaggio apocalittico: il linguaggio dello zeitgeist, paradossalmente, di _inizio_ millennio

Siamo circondati da notizie da fine del mondo: dall’AIDS, alla SARS, alla Guerra al Terrore, alla Sovrappopolazione, all’Invasione dei Barbari Immigrati Clandestini fino appunto al Cambiamento Climatico. Non passa quasi giorno senza che qualcuno dichiari la nostra specie in via di estinzione, il pianeta prossimo a diventare un mucchietto di cenere, o anche il nostro agiato stile di vita pronto a scomparire a causa dell’al-Qaeda di turno

E adesso a quelle voci si e’ unito Al Gore, rimproverandoci una colpevole inerzia mondiale a livello di popoli, governi ed individui, destinati ad alluvioni, siccita’, uragani, ondate di caldo e freddo, fame, miseria, etc etc (incluse, naturalmente, le cavallette), solo per fare ricche un po’ di multinazionali del petrolio

Questa sottile e cosi’ alla moda sostituzione della Democrazia, del potere del Popolo, con la “_Deimocrazia_”, il potere della Paura (per non abusare del termine Terrore), non e’ certo un modo intelligente di fare politica: prova ne siano i continui attacchi alla Costituzione e alle Leggi Internazionali permessi ad un’Amministrazione USA pronta ad agitare i suoi babau preferiti pur di giustificare nuovi accaparramenti di potere

“A volte aver paura e’ salutare”: ma quand’e’ che abbiamo abbiamo abbandonato i vecchi strumenti della politica, per abbracciare la Paura come unico strumento di persuasione? Perche’ credere che l’unico modo per proteggere l’ambiente, per difendersi dal terrorismo suicida, per ricondurre il numero di umani a dimensioni piu’ ragionevoli, sia far credere agli elettori che devono “farsela sotto”, magari a causa di fantasmi sempre piu’ mostruosi?

E’ tutto cio’ forse ad uso e consumo di un presunto “popolo bue” da circuire con l’eccitazione pornografica della tragedia e del disastro? Ma se la pensiamo cosi’, c’e’ da buttare al macero il concetto stesso di Democrazia

Oppure, ci sara’ da accettare, cinicamente, che l’”Homo Sapiens” e’ piu’ che altro “Homo Insanus”, e reagisce solo quando sbatte il naso contro il problema? Ma allora lasciamo perdere i discorsi, i programmi, i progetti: semplicemente facciamo la “Politica del Giorno Dopo”, e inseguiamo i problemi cosi’ come appaiono stampati sulle prime pagine dei giornali (ahinoi, sembra che ci sia gia’ chi lo segue, quel principio)

In realta’, Jim Hansen, che non parla d’altro che delle previsioni peggiori in caso di cambiamento climatico; Tim Flannery, lo scienziato australiano che scrive che bruciare carbone significhera’ forse la fine dell’umanita’; Jared Diamond, l’ex-scettico che ha sposato l’inossidabile pessimismo di Paul Ehrlich per incolpare di consumismo e anti-ecologismo gli schiavizzati e decimati abitanti dell’Isola di Pasqua: ebbene, costoro non usano che un certo politichese adesso troppo diffuso e pernicioso, legato sempre alla tragedia annunciata, allo spaventare l’interlocutore, al costringerlo in maniera molto anti-libertaria ad accettare che siamo in condizioni disperate, e che quindi vanno prese misure disperate

E non solo: la politica della “_Deimocrazia_” portata al parossismo assume chiari stampi religiosi: un po’ perche’ millenarista, un po’ perche’ il linguaggio di certa religione e’ sempre piu’ comune, come nelle “crociate” anti-terrorismo; nei discorsi da “il mio Dio e’ meglio del tuo”; nelle insinuazioni anti-islamiche (tutte cose centellinate piano piano, con tanti distinguo e tante scuse inutili, e che stanno inculcando nel mondo Occidentale l’idea che la persona di fede islamica e’ un terrorista, imbecille, imbroglione o fannullone…magari in vista di un prossimo pogrom?)

Anche il dibattito sul riscaldamento globale e’ stato trasformato in una dichiarazione di fede. Michael Chricton ha provato a dirlo e ci ha rinunciato, dopo aver subito attacchi personali ed aver visto anche tele-evangelisti alla Pat Robertson predire la Fine della Natura nell’ecatombe climatica. L’editorialista del britannico Guardian, George Monbiot dice chiaro e tondo che Lui (Monbiot) Ci Guarda. Margo Kingston ha scritto sull’australiano Daily Briefing che chi nega l’esistenza del riscaldamento globale commette un crimine contro l‘umanita’. Altri hanno suggerito che chi non e’ d’accordo sul fatto che ci sia un cambiamento climatico, andra’ processato in futuro come i Nazisti a Norimberga

Curiosamente dietro questa nuova religione c’e’ anche un nuovo Mercato delle Indulgenze. L’Al Gore che ci dice di volare meno mentre saetta per i cieli di tutto il mondo fra alberghi di lusso e cene da nababbo, ci assicura di stare azzerando i suoi danni con larghe donazioni a questa o quella NGO, che pianta alberi o fa altre azioni benefiche volte a ridurre la CO2 atmosferica (vorra’ dire che quando mi compro il SUV ci faro’ crescere un melo sul cofano, per dormire il sonno del giusto)

Che differenza allora fra il linguaggio di chi dice che se non smettiamo di produrre anidride carbonica entro dieci anni, il mondo e’ alla frutta; e quello di chi passa di casa in casa a prevedere che se noi peccatori non ci pentiamo e non cambiamo per seguire quanto imposto da un qualche comitato di saggi che ne sanno divinamente piu’ degli altri, non faremo parte degli apocalittici 144 mila?

Che ironia pazzesca sarebbe allora che proprio i Radicali abbracciassero un modo di pensare cosi’ fondamentalmente illiberale!

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Certo, Jim Hansen va comunque preso in considerazione.

Personalmente, su molte delle sue conclusioni sono abbastanza scettico, alla Carl Sagan: catastrofi cosi’ straordinarie saranno sicuramente preannunciate da avvenimenti, “prove” altrettanto straordinarie

Non ho pero’ alcun timore a dire che le previsioni del meglio dell’intelletto investigativo umano, rappresentato da scienziati giustamente rispettati come Hansen e Flannery, sono una cosa ben diversa dalle visioni mistiche di chi prevede la fine del mondo giovedi’ pomeriggio alle due. E’ qui pero’ che interviene il secondo ostacolo nella strada fra la scienza e la politica

La scienza e’ fatta di teorie da confutare: “teorie” ma naturalmente in senso positivo, come modelli verosimili della realta’, il piu’ possibile oggettivi e completi, e che funzionano fino a prova contraria. Compito dello scienziato e’ espandere tali modelli, dimostrando la loro applicabilita’ in altri campi (attivita’ di solito noiosa) o confutandoli magari per portare avanti un modello nuovo e piu’ preciso (attivita’ di solito da Premio Nobel). Il dibattito scientifico non puo’ chiudersi: altrimenti, non e’ piu’ scientifico

In politica il discorso e’ molto diverso. Una volta intrapresa una strada, per esempio estendere l’obbligo scolastico fra i 4 e i 18 anni, anche se e’ possibile cambiare idea se i risultati sono palesemente negativi, la strada alternativa non sara’ semplicemente tornare indietro, o provare un’ipotesi differente: non fosse altro perche’ gli effetti sociali non sono quasi mai trascurabili (in questo caso, la diminuzione della disponibilita’ economica nelle famiglie piu’ povere; e l’aumento del lavoro nero fra i quasi-maggiorenni); inoltre, l’elettorato difficilmente si fara’ tirare per il naso piu’ di una volta in questa o quella direzione: l’opinione, conta.

Come passare quindi dai risultati “oggettivi” della scienza alle decisioni “d’opinione” della politica? La scienza non vuole essere basata sulle opinioni: ma al contempo e’ difficile pubblicare qualcosa che vada contro il “senso comune” fra gli scienziati del proprio tempo: le riviste scientifiche si nutrono di credibilita’, e nessun editore vuole apparire un credulone.

In realta’ nel mondo scientifico ci sono varie pulsioni in direzioni non sempre compatibili: e’ piu’ facile per esempio ottenere fondi per ripetere gli esperimenti altrui che per dimostrare qualcosa di nuovo, ma il piacere e la gloria non sono certo nelle repliche.

E’ anche vero che esistono dei meccanismi compensativi, come il cosiddetto peer review, la revisione dei manoscritti da parte di piu’ esperti del settore, di solito senza nomi e cognomi proprio per evitare qualunque interferenza, magari causata da antiche rivalita’

Il risultato finale e’ che il Mare Magnum della scienza e’ un oceano in ebollizione, dove I partecipanti fanno a gare (di solito, positivamente) per scoprire nuove caratteristiche del mondo che ci circonda, e venire a galla per “mostrare la via” ai colleghi

Il voler riportare questo a un livello politico implica una serie di problemi. Mi limitero’ ad illustrarne quattro: tecnicismo; manipolazione; inazione e monomania.

Il tecnicismo e’ l’interpretazione di una ricerca scientifica come definitiva parola su un argomento: per esempio, l’eugenetica quando era di moda un secolo fa, e non era affatto considerata un orrore da genocidio. Ma se la selezione di un’orchidea perfetta attraverso l’eliminazione delle sue 25 mila sorelle (meno perfette) e’ un’impresa tecnicamente mirabile, le proposte, e le decisioni in campo eugenetico umano, presentate come scientifiche all’epoca, non possono che essere considerate azzardate da noi, grazie al senno di poi (alcuni milioni di morti dopo, cioe’)

La manipolazione, cugina del tecnicismo, avviene quando il politico sceglie la scienza che piu’ pare e piace, e trascura ogni altro argomento, per fini precisi e prestabiliti. Pensiamo alle politiche americane degli anni ’20 volte ad escludere gli immigrati dal Sud Europa per motivi razziali, ma ufficialmente perche’ dotati di un’intelligenza inferiore (tutto naturalmente dimostrato scientificamente, dati alla mano). Anche in questo caso la “scienza” venne usata per zittire il dissenso; e anche in questo caso il progresso scientifico si e’ poi mosso ben al di la’ di certe affermazioni piu’ che assurde

Speculare alla manipolazione e altrettanto perniciosa e’ l’inazione, ahime’ tipica di piu’ di un Governo, di fronte a quanto tecnici e scienziati continuano a predire. Rimaniamo all’America, e perche’ no: e alle dighe che dovevano proteggere New Orleans da un colpo diretto di un uragano di categoria 3. La famigerata Katrina (uragano, appunto, di categoria 3), ha addirittura “mancato” la citta’, ma le dighe hanno ceduto lo stesso: perche’ erano fatte male e nessuno si e’ preso la briga di finanziarne la (ri-)messa in opera nonostante l’opinione espressa in tal senso da innumerevoli esperti

E’ forse quello, il modello piu’ vicino all’attuale discorso sul cambiamento climatico? Solo all’apparenza. E’ qui che si reintroduce il discorso allarmista/catastrofista, il pericolo della “_Deimocrazia_”: la quale, se associata a una monomania impervia alle complicazioni del mondo, puo’ portare al terribile connubio di una _politica scientista_ che calpesta tutto e tutti, e di una _scienza politicante_ che intromette ovunque l’ideologia di turno

Ovviamente a volte la monomania serve: pensiamo agli sforzi di Henri Dunant che portarono alla Croce Rossa e al primo consolidamento legislativo internazionale. Ma il problema delle _monomania scientista_ non e’ tanto il fatto che non veda altro: e’ che tutto ingloba e tutto spiega con una sola causa. E quindi come politica non puo’ lasciare spazio a nient’altro, mentre come scienza non puo’ che riscoprire le stesse cose, ovunque esplori

Ad esempio di quest’ultima condizione riporto (prometto di non citarne altri) dal recentissimo “Risposte culturali all’aridita’ nel Medio Olocene e aumento della complessita’ sociale” (Nick Brooks, Quaternary International 151 (2006) 29–49): “Nel mondo odierno sempre piu’ globalizzato, gli stili di vita tradizionali sono sotto pressione a causa della liberalizzazione economica, della monetizzazione delle economie locali e dei programmi di sviluppo basati in gran parte sui modelli occidentali”

Belle parole ma che c’entrano con lo studio sociale riguardo l’aridita’ del Medio Olocene? C’entrano, solo se si pensa al cambiamento climatico odierno come a una piovra ammazzatutto, che causa ogni problema e va fermata ad ogni costo, incluse citazioni negative piu’ diffuse del prezzemolo (o delle ortiche)

E quale esempio migliore di _politica scientista_ che il piu’ recente Al Gore? I ghiacciai del suo film recedono, le inondazioni devastano, la natura muore etc etc: e tutto viene ricondotto al riscaldamento globale. E’ particolarmente notevole il fatto che non esiste nessuna “pistola fumante”, nessun uragano su cui sia scritto “riscaldamento globale”: ma questo non ha alcuna importanza per l’autore di Una Verita’ Scomoda, perche’ nella cultura del riscaldamento globale ogni fenomeno atmosferico e’, naturalmente, riconducibile ad esso

Le conseguenze negative di questo modo di vedere il mondo non sono solo nella noia mortale di centinaia di messaggi che descrivono prossime distruzioni e catastrofi da decine di giornali, riviste, tribune politiche (e pulpiti)

Da una parte, la soluzione di Gore e’ un nuovo statalismo: visto che gli individui si sono dimostrati recalcitranti, tocca ai governanti mostrare “leadership”, che in questo caso significa votare misure impopolari qualunque sia il pensiero dei cittadini
D’altronde, se ogni problema e’ causato da un fenomeno come il cambiamento climatico, infatti, ciascun Governo potra’ lavarsene le mani. Non sappiamo infatti che le uniche soluzioni effettive saranno quelle che coinvolgeranno tutti gli Stati, e soprattutto quelli piu’ inquinatori? Cosa’ potra’ fare allora, una singola Nazione?

Potra’, anzi potrebbe, se non potesse nascondersi cosi’ facilmente. Prendiamo ad esempio l’Australia, recentemente sulle pagine dei giornali perche’ sofferente per il sesto anno consecutivo per la “siccita’” (naturalmente, subito imputata al riscaldamento globale). Ebbene, proprio mentre ero a Sydney nel settembre 2006 (il _piu’_ piovoso da tantissimi anni, guarda caso) ho potuto seguire il dibattito locale sulla mancata realizzazione dell’infrastruttura necessaria a raccogliere la finalmente copiosa acqua piovana, per far fronte alla summentovata siccita’

Qual’e’ la vera questione, dunque: il “cambiamento climatico” o la mancata gestione del patrimonio idrico? Dobbiamo davvero chiedere all’umanita’ di non produrre piu’ CO2…per salvare (forse) il Governo australiano dalla sua inettitudine? O qualunque altro Governo, sempre pronto a un nuovo spreco, e a una nuova incompetenza?

La monomania scientista che tutto causa e tutto spiega e’ uno strumento di propaganda statalista utile soprattutto a rimuovere dalla vista le malgestioni governative, e a procrastinare le soluzioni vere dei nostri problemi. E’ davvero questa, la strada che vogliamo seguire?

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Ulteriore prova, se occorresse, delle motivazioni poco scientifiche dietro una certa frenesia apocalittica: all’incessante martellamento sulla necessita’ di vivere parsimoniosamente per evitare il possibile riscaldamento globale, non corrisponde altrettanta spinta per evitare un disastro prossimo venturo, su cui davvero tutti gli scienziati sono d’accordo: la caduta di un piccolo asteroide o di una minuscola cometa su una zona abitata. Quello e’ un argomento che non viene ripreso e men che meno ingigantito, appunto perche’ non puo’ essere manipolato a fini di ingegneria sociale

Insomma, in materia di riscaldamento climatico (e Al Gore) rischiamo panglossianamente di vederci allegramente recapitare il peggiore dei mondi possibili, con una scienza a senso unico perche’ contaminata dal linguaggio dell’ideologia, e una politica a senso unico costruita per essere senza dibattito e senza scelta.

Non esiste analisi delle priorita’, nel mondo della Verita’ Scomoda. La scienza, ci viene detto, ha previsto certe cose: e noi zitti, dobbiamo considerare quelle previsioni come oro colato. O peggio per noi!

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Udite! Udite! La Royal Society ha bacchettato le dita della Exxon, cattivona multinazionale colpevole di finanziare “le lobby anti-ambientaliste per minimizzare i rischi legati al cambiamento climatico” (piu’ precisamente: alcune associazioni che propagandano l’idea che il cambiamento climatico non ci sara’ o non sara’ catastrofico; sul loro ecologismo o meno non possiamo pronunciarci)

Siamo sicuri che tutto cio’ sia un trionfo della Scienza contro chi vorrebbe manipolarla? Come mai la Royal Society non ha fatto mai niente del genere fino ad ora, e si e’ mossa proprio nell’ambito di quel riscaldamento globale che abbiamo visto non riesce mai ad esulare dal catastrofismo?

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Non sara’ quella l’ennesima prova di un atteggiamento anti-libertario fra chi ha fatto del cambiamento climatico un articolo di fede?  Da quand’e’ che applaudiamo agli attacchi contro la liberta’ di espressione? E quale punto di contatto potra’ mai avere, questo modo di pensare, con la tradizione liberista, liberale e libertaria?

Al massimo, sara’ un ottimo strumento per toglierla di mezzo

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Esiste un altro pericolo nel passaggio fra scienza e politica, forse ancora piu’ grande: e se i disastri annunciati non accadranno, cosa diranno quei politici che hanno fatto di quelle previsioni l’unico o principale cavallo di battaglia? Daranno la colpa “agli scienziati”? Ma non lo sapevano che ne’ il mondo, ne’ il mondo scientifico sono cosi’ semplici?

La pubblicazione scientifica, e men che meno la press release che la accompagna spesso con titoli ad effetto, non possono certo mostrare l’infinito dettaglio del discorso scientifico. E’ scritta da scienziati per scienziati, dopotutto. E non si tratta di un problema volumetrico, risolvibile pubblicando altri cento articoli sullo stesso argomento: perche’ la scienza e’ sempre pronta a lasciare il vecchio modello per il nuovo, mentre la societa’ deve vivere con le conseguenze delle scelte passate

Se infatti il dibattito politico fosse davvero circoscrivibile da quello scientifico, molto semplicemente, ci faremmo governare solo e unicamente da Tecnocrati (con buona pace, ancora una volta, della Democrazia). Ma quella e’ una soluzione improponibile anche e soprattutto perche’ la consapevolezza che il cervellone, lo studioso, lo scienziato possono sbagliare, e di grosso

Si tratta di una convinzione sicuramente molto piu’ vero nella mitologia del senso comune, che nella realta’ dell’attivita’ scientifica. E forse e’ proprio quello il punto: esistono grossi problemi di comunicazione non solo fra scienza e politica, ma anche fra scienza e pubblico non-scientifico.

E ancora una volta e’ apparente la disutilita’ di un certo ecologismo: che non solo e’ ormai moribondo in America a causa delle catastrofi continuamente annunciate e mai avveratesi (come scrisse sul New York Times nel marzo 2005 Nicholas D Kristof, personaggio al di sopra di ogni sospetto); ma e’ anche riuscito ad infilarsi come tramite principale fra la scienza e la popolazione, la quale a furia di dichiarazioni al-lupate (mi si perdoni il gioco di parole) da tregenda prossima ventura, comincera’ presto a pensare che i rinoceronti non siano in pericolo di estinzione; che le tigri siberiane siano in grandissimi numeri; e magari che si puo’ inquinare quanto si vuole, senza tante storie.

La vera catastrofe dell’ecologismo _deimocratico_ potra’ davvero essere la…fine dell’ecologia

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Perche’ questa lettera? Il mio unico desiderio e’ che non ci si riduca mai a politichette sempliciste e messaggini da quattro soldi, incaponendosi magari su facili discorsi da Politica della Paura: cominciando con il “tutto sta andando a rotoli”, per passare a decisioni illiberali e anti-liberiste che finiranno magari con lo slogan “respirate meno per produrre meno anidride carbonica”

Le priorita’ sono tante e tanto difficili da mettere in fila: davvero dobbiamo intraprendere scorciatoie monomaniache alla idiot savant, lastricate di propaganda deimocratica?

O per dirla con un’analogia: Osama bin Laden esiste, e le Torri Gemelle sono davvero state abbattute da un gruppo di fanatici terroristi pronti a uccidere migliaia di innocenti. Questo non significa pero’ che dobbiamo idolatrare George W Bush e seguirlo dovunque ci porti

Allo stesso modo, Al Gore, Jim Hansen e gli altri possono anche aver ragione sul riscaldamento globale: pur tuttavia i loro metodi di propaganda e di azione politica rimangono da rigettare, per principio

L’Al Gore di Una Verita’ Scomoda nel mio Pantheon proprio non riesco a vederlo

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Qual’e’ l’alternativa alla “_Deimocrazia_” scientista? Temo di dover ammettere che e’ un’alternativa molto meno sexy dell’Armageddon catastrofista, perche’ imperniata su un dibattito fatto di analisi e ri-analisi di ideali, obiettivi, risultati e priorita’. E’ un sistema dove le varie ricerche scientifiche sono analizzate in tutto il loro contesto prima di essere applicate in campo politico. Ed e’ un sistema dove ogni obiettivo va definito e raggiunto perche’ risolve un problema, e non solo perche’ altrimenti c’e’ la Fine del Mondo.

Insomma: la propria casa va tenuta pulita perche’ e’ meglio cosi’ da tanti punti di vista: e non solo perche’ altrimenti c’e’ il rischio di ammalarsi di SARS o Peste Nera.. E cosi’ i Diritti Umani per esempio vanno stabiliti e tutelati per il loro valore intrinseco, e non facendo credere che l’unica alternativa sarebbe subire un genocidio. I rigassificatori sono uno dei piccoli passi per consumare sempre meno petrolio: e di questo ne va consumato sempre meno, non per evitare siccita’ e incendi (e il fuoco della Geenna…) ma perche’ si possono fare meraviglie con la plastica, e l’aria satura di composti del carbonio bruciati male sarebbe insalubre anche se priva di CO2.

Che sia ben inteso: quelli sono solo degli spunti. I Radicali, come gli appartenenti a ogni altro partito o associazione, siano liberi di fare quello che vogliono: e Viva la Democrazia!

Dissociamoci pero’ fermamente dai discorsi da “Politica dello Spavento”. Abbasso la _Deimocrazia_!

ps Rinviamo a un’altra volta il dibattito su Tony Blair, il Primo Ministro che mi ha governato per otto anni, e che si e’ rivelato demagogo, centralista, amante di un premierato presidenzialista, dirigista e piramidale, e sempre pronto a “stabilire quello che è giusto e quel che è sbagliato” come i piu’ biechi bacchettoni di qua e di la’ dell’Atlantico: e la cui presenza quindi fra i Miti Radicali mi lascia perplesso, a meno che non sia limitata al Blair Liberista e Progressista sapientemente disegnato dall’agiografia laburista di inizio mandato

Mostruosa Eugenetica

L’altrimenti ottimo Armando Massarenti semplifica un po’ troppo il discorso sull’eugenetica nella sua rubrica “Filosofia Minima” sul Domenicale del Sole24Ore, il 10 Settembre scorso (nell’articolo “Tutti iscritti alla stupidita’ hitleriana“)

Massarenti scrive “Non necessariamente [l'] eugenetica [assume] le forme mostruose adottate dai nazisti

Ebbene, come discusso in un saggio di Stephen Jay Gould sulle coltivazioni di fiori, occorre seguire due principi fondamentali se si vuole praticare un’eugenetica seria (capace di migliorare una specie, e non solo alcuni rappresentanti):

1. Selezionare gli esemplari migliori, e farli procreare

2. Eliminare gli altri

E’ solo cosi’ che si puo’ togliere di mezzo caratteristiche non gradite. Come esempio pratico, basta pensare alla selezione del cane a partire dal lupo, o molto piu’ recentemente all’esperimento che sta selezionando topini mansueti e topini feroci

Non basta supportare i cuccioli piu’ docili e amorevoli: per ottenere risultati, bisogna davvero uccidere tutti gli altri cuccioli

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E quindi non vedo come l’eugenetica possa mai avere applicazioni non mostruose in campo umano

Razzolamenti ed Isterie Climatiche – Due Lettere Pubblicate

In tema di cambiamento climatico (tanto…per cambiare!) sono state pubblicate due mie lettere, una su La Repubblica e l’altra sull’International Herald Tribune

La Repubblica – Lettere al Direttore Vittorio Zucconi – 11 Ottobre 2006

Titolo: SPORT UTILITY VANITY

Caro Direttore
anche se fosse vero che siamo “in debito ecologico” e che dovremmo “modificare i nostri stili di vita oggi eccessivi”, che senso potrebbero mai le affermazioni di un Al Gore che vola in lungo e in largo per dirci di volare meno, o di un Jeffrey Sachs che parla di sviluppo sostenibile da un opulentissimo pulpito newyorkese? Più che aspettare di “sbattere il naso”, immagino che adesso sarebbe un buon segno se qualcuno cominciasse a razzolare come predica
saluti
Maurizio Morabito
UK

[Risponde Zucconi:] Io razzolo malissimo. Ho un Suv, pago più tasse degli altri (in the US of A, non nella terra dei noti bolscevichi alla Padoa Schioppa) e non mi sento un San Sebastiano perseguitato. Semmai un pirla che ha comperato qualcosa di inutilmente e vanitosamente dispendioso.

International Herald Tribune – Letters to the Editors – 16 Ottobre 2006

Titolo: Isteria sul Clima

Il vostro editoriale critica il senatore USA James Inhofe per aver considerato irrilevante l’”isteria” dei mass-media riguardo il riscaldamento globale (“Isterici Dubbiosi del Clima”, 13 ottobre)

Ma articoli da panico e agitazione circa il riscaldamento globale sono davvero la norma, con un fuoco di sbarramento riguardo specie che scompaiono, parassiti incontrollabili, mari sempre piu’ alti, inondazioni, siccita’, ondate di calore, incendi, tempeste violente, mancanza di cibo e previsioni di milioni di morti umane

La “isteria per il riscaldamento globale” è purtroppo cio’ che compare quotidianamente in innumerevoli pagine di giornali, e tantissime pubblicazioni

Il vero dibattito semmai e’ se quella isteria e’ giustificata e se ha uno scopo, oltre a spaventare la gente

Maurizio Morabito
England

Matematica Genetica

Date: Wed, 26 Jul 2006 16:42:23 -0700 (PDT)
From: “Maurizio Morabito”
Subject: Questioni di Matematica genetica – riguardo il Fermo Posta “Sardi ed Etruschi” (Guido Barbujani, Domenicale Sole24Ore, 25 Giugno 2006)
To: guido barbujani, fermoposta@ilsole24ore.com
   
Caro Barbujani

Probabilmente non ho capito niente, o i tagli editoriali hanno fatto una nuova vittima, ma trovo difficile da seguire quanto scrive nel Fermo Posta “Sardi ed Etruschi” (Domenicale Sole24Ore, 25 Giugno 2006)

In particolare quando estrapola dal “ciascuno di noi ha meta’ del DNA della mamma e meta’ di quello del papa’” per mostrare che ciascun nostro antenato di 500 anni fa “ci ha trasmesso, in media, un milionesimo del suo…Dna

I problemi sono due: le presunte differenze fra il Dna dei genitori; e l’effetto degli antenati in comune

(1) Se fosse vero che semplicemente prendiamo meta’ Dna da un genitore, e meta’ dall’altro, allora per assurdo, risalendo di 1,000 anni _nessuno_ dei nostri antenati ci avrebbe trasmesso _neanche_ una base (stimando a 3 miliardi le basi nel Dna umano, e a menod di un bilionesimo la frazione di Dna trasmessaci da ciascun antenato dopo 40 generazioni)

Figuriamoci cosa mai possiamo aver ereditato dai nostri antenati, umani come noi, di dieci o ventimila anni fa. Da ciascuno dei toscani di 2,500 anni fa, i discendenti avrebbero ricevuto meno di 1 parte su dieci alla trentesima potenza. Forse, neanche un atomo?

In realta’ papa’ e mamma hanno sempre vasti tratti di Dna in comune, e cosi’ ciascun nostro antenato Homo sapiens, anche di 40mila anni fa, condivide con noi un’enorme percentuale di materiale genetico (speriamo piu’ che il 98.4% che si dice condividiamo con i bonobo…)

E questa condivisione non e’ anche “trasmissione”? Altrimenti, per esempio, come possiamo mai distinguere fra due geni identici in due persone diverse?

(2) L’altro problema e’ che tornando indietro nel tempo il numero di antenati deve per forza diminuire, e non aumentare esponenzialmente.

Anche se i nostri rispettivi 8 bisnonni e 16 trisnonni fanno probabilmente parte di gruppi distinti, risalendo di qualche centinaio di anni saremmo quasi certi di trovare antenati in comune fra me, Lei, e Cristoforo Colombo.

E le specificita’ genetiche di questi antenati in comune saranno state trasmesse a noi tre, per forza di cose, in maniera molto piu’ marcata che una frazione con una potenza di due al denominatore

saluti
 

Etica e Carbone

Buona o cattiva notizia? Ho avuto appena la mia settima lettera pubblicata sulle pagine dell’International Herald Tribune (28 giugno 2006)

“La Falsa Promessa Del Carbone”

Jeff Goodell cade in un ragionamento circolare quando scrive che il problema piu’ grande legato all’uso del carbone e’ “che cosa fa alle nostre menti. Mantiene l’illusione che non dobbiamo cambiare le nostre vite”(“Coal’s false promise to America,” Views, June 24).

Se il carbone è abbondante e disponibile, come Goodell segnala, certamente ci sono pochi motivi per preoccuparsi per la fine dell’era del petrolio a basso costo? E se il carbone causa i problemi ambientali a causa dell’estrazione antiquata e del modo in cui viene bruciato, non è il problema uno di migliorare tecnologie e processi, piuttosto che abbandonare il carbone del tutto?

Uno è lasciato con l’impressione che la campagna contro il carbone è giusta un’altra impresa moralizzatrice, che approfitta delle pretese scarsita’ di risorse per costringerci a vivere una vita “più etica”.

Maurizio Morabito Orpington, Inghilterra

Scrivero’ altri blog riguardo le altre sei lettere pubblicate finora (e tutte quelle mai stampate), ma per ora una lista e’ disponibile cercando “maurizio morabito” a questo link

La Repubblica del Pollame

(lettera spedita alla redazione de La Repubblica)

Cara Redazione

Ma perche’ cascate come dei polli alle provocazioni del Provocatore di Spiegel?

Mi riferisco all’articolo “Italiani, i soliti parassiti – Spiegel
prepara la semifinale” di Cristina Nadotti
(27 Giugno)

Il caro Achim Achilles e’ pagato per essere “scorretto” (date un’occhiata al suo materiale piu’ recente), e non potra’ che farsi quattro risate pensando al tempo che avete perduto a rispondere piccati e a descrivere i suoi cosiddetti insulti

Non penso proprio che arrabbiarsi di fronte al pagliaccio sia un
comportamente serio e adulto

saluti

I Confini Geografici Piu’ Importanti

In "A Muro Duro" (Marco Belpoliti, La Stampa, 20 Giugno 2006) fra l'altro viene detto:

In realtà il vero discrimine geografico nella Penisola non è quello tra Nord e Sud, ma quello tra Est e Ovest. Lo Stivale è molto più inclinato di come appaia in molte delle carte appese nelle aule scolastiche, e si può andare da Nord a Sud nel versante adriatico senza varcare alcuna montagna: da Venezia a Bari non c'è confine di separazione netto, se non il Po, il quale non è però un vero divisore tra Nord e Sud (l'Emilia e la Romagna sono regioni del Sud?). I geografi ci hanno spiegato da tempo che la vera differenza geografica in Italia è quella determinata dai due versanti: l'Adriatico e il Tirreno, anche se è evidente che le culture seguono le quote geografiche, e le differenze tra i paesi collocati sul versante est e quello ovest dell'Apennino non sono mai nette.

Non si tratta di un fenomeno solo dell'Appennino

Pensiamo alle Alpi stesse, dove le culture si sono diffuse fra le montagne: distribuendosi quindi a cavallo degli spartiacque, invece di considerarli come linee di confine

E non solo: piu' o meno per tutto il pianeta (si veda il Caucaso, l'Himalaya, le Montagne Rocciose) il crinale di una catena montuosa, che a uno sguardo moderno appare come un "confine naturale", si e' dimostrato la maggior parte delle volte una linea di unione, e non di separazione

Un "discrimine geografico" con conseguenze a livello sociale molto piu' importanti esiste, ed e' il confine fra chi ha accesso a grandi vie di comunicazione, e chi ne e' lontano o alla periferia: per cui alla ricchezza della Val Padana si contrappone la poverta' storica delle comunita' montane circostanti; alla potente economia del Nord Italia vicino all'Europa, la perenne crisi del Sud cosi' lontano; e per guardare all'estero, all'opulenza di Parigi e Londra si contrasta l'emarginazione delle loro periferie

Inesattezza sul National Geographic Magazine

La National Geographic Society ha appena riconosciuto via e-mail un error che ho trovato su uno degli articoli pubblicati sul loro famoso Magazine

L'articolo è "Last Days of the Ice Hunters", di Gretel Ehrlich, pubblicato nell'edizione originale nel mese di gennaio del 2006

La Ehrlich scrive: "[...] Mentre la luce sbiadisce intorno alle 23, ci dirigiamo verso la costa [... ] A circa mezzanotte il Sole è una palla rossa all'orizzonte. Mentre l'oscurita' avanza, la temperatura scende a -40°C. La notte sarà breve – in alcune ore il Sole sorgera' di nuovo[... ] "

In realta', dal contesto dell'articolo sappiamo che quanto descritto sopra è accaduto il 19 o 20 Marzo di ("[...] 21 Marzo, equinozio primaverile e nostro quarto giorno sul mare ghiacciato [... ]"): così vicino all'equinozio, quando come ben sappiamo ci sono 12 ore di luce e 12 ore di buio sull'intero globo (Groenlandia inclusa).

Ciò mette in dubbio il Sole "palla rossa all'orizzonte a mezzanotte" riportato nell'articolo

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Per verificare la situazione, ho utilizzato il sito del Dipartimento di Applicazioni Astronomiche dell'Osservatorio Navale USA, che può essere utilizzato in linea a partire da Weatherimages.org

Ho usato come posizione per Qaanaaq (la città da dove scriveva la Ehrlich) Longitudine Ovest 69° 00min, Latitudine Nord 77° 40min

Ho supposto inoltre che Qaanaaq, come il resto della Groenlandia, usa GMT-2 come fuso orario

Questi i risultati:

Sabato 19 Marzo 2005         GMT – 2h
Inizio crepuscolo civile 06:56
Sorgere del Sole 08:36
Transito solare al meridiano 14:44
Tramonto 20:55
Fine crepuscolo civile 22:38

Domenica 20 Marzo 2005         GMT – 2h
Inizio crepuscolo civile 06:39
Sorgere del Sole 08:21
Transito solare al meridiano 14:35
Tramonto 20:54
Fine crepuscolo civile 22:38

Venerdi' 19 Marzo 2004         GMT – 2h
Inizio crepuscolo civile 06:46
Sorgere del Sole 08:26
Transito solare al meridiano 14:36
Tramonto 20:49
Fine crepuscolo civile 22:32

Sabato 20 Marzo 2004         GMT – 2h
Inizio crepuscolo civile 06:37
Sorgere del Sole 08:19
Transito solare al meridiano 14:35
Tramonto 20:56
Inizio crepuscolo civile 22:40

Da quanto riportato si capisce che, contrariamente a quanto segnalato dalla Ehrlich:

  1. La luce si è sbiadita di conseguenza ai livelli di sotto-penombra fra 20 e 30 minuti prima delle 23
  2. Quindi, circa a mezzanotte il Sole non era visibile, invece di essere "una palla rossa all'orizzonte"
  3. Le notti non erano brevi (duravano fra 11h20m e 11h40m)

E' da notare che circostanze come segnalate dalla Ehrlich possono essere sperimentate in Qaanaaq intorno al 12 aprile

Lunedi' 12 Aprile 2004         GMT – 2h
Sorgere del Sole 05:03
Transito solare al meridiano 14:29
Tramonto 00:04 il giorno dopo

E non e' un problema di fuso orario. Con il Sole che transita alle 14:30, l'orologio a Qaanaaq e' gia' 2 ore in avanti rispetto al tempo solare locale

Ricapitolando, Ms.Ehrlich ha segnalato in modo errato di aver visto un tramonto molto più tardi di quando è accaduto

Ciò sarebbe un incidente secondario in tutte le riviste a parte National Geographic. Ma visto che si presume che quella pubblicazione riporti effettivamente cio' che accade nel mondo cosi' come accade, uno puo' solo sperare che i loro processi editoriali siano migliorati per evitare errori elementari come quello qui sopra

Media Oriente: i nostri peggiori difetti, a nudo

o "Accecati dalla nostra stessa propaganda, incolpiamo gli Altri se non ci amano"

Sul Domenicale del Sole24Ore (6 Novembre 2005) Riccardo Chiaberge si chiede se la continua espansione dei mezzi di comunicazione di massa non portera' i popoli mediorientali a rigettare i loro "regimi fondamentalisti" ed abbracciare l'Occidente come ideale futuro: alla maniera dei giovani cecoslovacchi o tedeschi orientali, per i quali i Paesi oltre la cortina di ferro rappresentavano

il futuro, il paradiso promesso da Lenin e poi capovolto nell'inferno totalitario

L'articolo si conclude pessimisticamente:

I giovani pasdaran di oggi, le auto le imbottiscono di tritolo, sperando di volare piu' in fretta nel paradiso di Allah. Per troppi di loro, gli eroi hanno il pallore ascetico di Osama, gli occhi gelidi di Atta. E la tv, invece di proporre modelli alternativi, non fa cha amplificarne le gesta

Non sono assolutamente d'accordo.

Il bisogno di informazione e democrazia nel Medio Oriente e’ reale e lo dimostra il successo di Al Jazeera.

Invece di preoccuparci sempre dei quattro gatti che si rivestono di tritolo, chiediamoci perche’ in una informazione aperta e “libera” i nostri ideali occidentali non risplendano come aspettato.

E magari potremo rispondere che quei fantomatici ideali sono calpestati da noi stessi in nome della ragion di stato, davanti agli occhi di tutti e quindi anche di coloro che non possono rifuggire da cotanta ipocrisia (a meno che non siano circondati, come noi stessi, dalla nostra propaganda)

D'altronde era molto semplice vedere l'Occidente a tinte belle, per un cecoslovacco o un polacco che da quell'Occidente non erano ne' invasi, ne' sfruttati

La Repubblica: pesci all’amo del signor Berlusconi?

Non mi riferisco certo ad improbabili, possibili iniziative di controllo nazionale, una specie di super-Calciopoli con “calcio” sostituito da “mass media” e “Moggi” da “Berlusconi”

La trappola preparata dal signor Berlusconi e’ molto piu’ sofisticata (ed onesta: ma cio’ non significa che sia necessario cascarci dentro)

Prendiamo a spunto quanto scritto da Alexander Stille sul NYRB del 25 Maggio
http://www.nybooks.com/articles/18998

[His] wild comments were much lampooned in the foreign press as further signs of Berlusconi's buffoonery. But the press misunderstood Berlusconi's strategy.
In Berlusconi's world of celebrity politics there is no such thing as bad publicity—just getting attention enlarges one's audience and raises ratings. And Berlusconi's constant appearances in January and February helped him slash his center-left opponent's lead from 8 percent to about 3 percent. If you were to look back over the front pages of the major opposition newspaper, La Repubblica, the word that appeared most often in its banner headlines between January and April was overwhelmingly "BERLUSCONI."

Per fare un paragone calcistico: La Repubblica pensa ancora che per vincere bisogna fare goal. Berlusconi ha capito che al momento basta toccare la palla. Anzi, ogni prima, seconda, terza, quintultima pagina “Berlusconi” e’ un punto in piu’ in classifica per Forza Italia (anche  “Berlusconi non riesce a segnare a porta vuota contro una squadra di Suore Ottuagenarie”)

Da La Repubblica potranno rispondere che i lettori stessi “vogliono” sentire l’ultima combinata dalla “macchietta”. Sicuramente e’ vero

In effetti, La Repubblica, a parole contraria alla rielezione dell’ex PdC, non riesce ad esimersi dal pubblicare qualcosa che fa notizia. E un cane che morde Berlusconi non fa notizia: mentre Berlusconi e’ pronto a mordere un cane (o paragonarsi a Gesu, o chissa’ cos’altro) pur di apparire su giornali e TV.

E quindi “mordendo il cane”, creando la notizia cattura la prima pagina de La Repubblica, e di un mucchio di altri mezzi di comunicazione di massa. Figuriamoci cosa succede su quei giornali e telegiornali che non hanno appoggiato l’opposizione dal 2001 al 2006: di certo l’Ex PdC non ha bisogno di “sporcarsi le mani” a fare pressione su questo o quell’altro perche’ parlino di lui.

Da La Repubblica potranno rispondere che il giornalista deve svolgere la sua professione, e riportare le notizie. Sicuramente e’ vero

Le notizie “vere” pero’, appunto da professionisti, diversi dagli imbelli pronti a scodinzolare dal Moggi di turno.

Perche’ non cercare di essere un po’ piu’ intelligenti di un pesce che non puo’ esimersi dall’abboccare all’amo?  Quanto e’ difficile distinguere le situazioni ad effetto dagli imbarazzi seri? Da un lato, le false cimici elettroniche denunciate anni fa in conferenza stampa (tutto finto, a quanto pare); dall’altro l’imbarazzante insistenza a farsi fotografare con una bella operaia russa, di fronte all’esterrefatto Putin.

Nel primo caso, bisognerebbe tacere in Prima, e riportare, nella pagina degli spettacoli, la notizia che a certe manipolazioni non ci si presta piu’

Nel secondo caso la prima pagina dovrebbe essere occupata non dal nome del “tapino”, ma da un’intervista all’Ambasciatore russo in Italia, con vaghi accenni all’ultima fesseria di un tale in visita in quel di Mosca

Dopo l’estetica della politica (leggi: i rituali fascisti di massa), l’Italia ha inventato 12 anni fa lo spettacolo della politica. E se lo spettacolo e’ a livello di Freak Show (vedi il trash che impazza in TV), in politica comandera’ il Freak, l’Anormale, lo Svitato. Quello che va al Parlamento Europeo da Presidente delll’Unione per insultare i presenti; promette stupidaggini alla fine di un dibattito televisivo; decide coscientemente di non essere normale neanche nel lasciare il Palazzo, e parlera’ per mesi di brogli elettorali come un malato paranoico. Cosi’ Anormale e Svitato che finanche gli amici piu’ amici (eg Biondi) ammettono che Berlusconi ha uno stile tutto suo particolare, che evidentemente gli permette di dare del coglione mentre guai ne colga a chi pensa di dirgliene quattro.

Per difendersi dall’estetica della politica, l’Italia ha dovuto guardare collettivamente in faccia la bruttura della guerra. Come liberarsi allora dalla tirannia dello spettacolo? Guardandolo per quello che e’, uno strumento politico invece che stupidita’ o intrattenimento

Ps Questi discorsi si applicano naturalmente anche all’attuale maggioranza, i cui componenti dimostreranno un certo IQ a due o piu’ cifre se eviteranno per cinque anni di reagire alle dichiarazioni dell’Ex. Chissa’ se possiamo sperare in tanto!

Perche’ tifero’ Messico

(Lettera a Vittorio Zucconi/Repubblica: letteredirettore@aol.com)

Caro Direttore

Ma come poter tifare Italia ai prossimi Campionati del Mondo? Magari la squadra fosse ritirata, almeno per pudore

Figuriamoci di cosa si parlera' tutte le volte che giochera' la squadra di Lippi (!!!)

Il Messico ha la bandiera bianca, rossa e verde, e il mio appoggio incondizionato per Germania 2006

saluti

ps Francamente, io juventino da quando avevo sei anni nel 1973, vedrei con favore un campionato bianconero di C2 per il 2006-2007, in modo da poter "risorgere" davvero (sempreche' la societa' non chiuda battenti definitivamente)

New Orleans: un disastro annunciato da molto piu’ di una settimana

(Lettera a Vittorio Zucconi/Repubblica: letterealdirettore@aol.com)

Caro Direttore

C'e' da meravigliarsi molto della assoluta impreparazione specie da parte del Sindaco e del Governatore, proprio perche' la situazione di New Orleans era nota da molti anni (due riferimenti in calce a questo messaggio)

Da questo punto di vista il parallelo con lo tsunami di Natale 2004 e' molto chiaro: la gran parte dei danni sono da imputare al comportamento irresponsabile di chi abita e invita ad abitare luoghi mal protetti dalle forze idrogeologiche; e non c'e' niente di piu' pericoloso dell'incompetenza e dell'ignavia di chi si affanna tanto per comandare, ma solo allo scopo di acchiappare una Poltrona

Tirem innanz, aspettando le grida di dolore della prossima catastrofe tutta umana "waiting to happen" (come ce ne sono tante nell'Italietta del Ponte sullo Stretto)

(WASHINGTON POST SEP 15 2004)
http://davidappell.com/archives/00000328.htm

"Ivan and New Orleans"
Most scientists, engineers and emergency managers agree that if Ivan does spare southern Louisiana this time, The One is destined to arrive someday. The director of the U.S. Geological Survey has warned that New Orleans is on a path to extinction. Gregory W. Stone, director of the Coastal Studies Institute at Louisiana State University, frets that near misses such as Hurricane Georges — a Category 2 storm that swerved away from New Orleans a day before landfall in 1998 — only give residents a false sense of security. The Red Cross has rated a hurricane inundating New Orleans as America's deadliest potential natural disaster — worse than a California earthquake. "I don't mean to be an alarmist, but the doomsday scenario is going to happen eventually," Stone said. "I'll stake my professional reputation on it."

(SCIENTIFIC AMERICAN OCT 2001)
http://tinyurl.com/awy3c
Drowning New Orleans; October 2001; by Mark Fischetti; 10 page(s)
THE BOXES are stacked eight feet high and line the walls of the large, windowless room. Inside them are new body bags, 10,000 in all. If a big, slow-moving hurricane crossed the Gulf of Mexico on the right track, it would drive a sea surge that would drown New Orleans under 20 feet of water. "As the water recedes," says Walter Maestri, a local emergency management director, "we expect to find a lot of dead bodies."
New Orleans is a disaster waiting to happen. The city lies below sea level, in a bowl bordered by levees that fend off Lake Pontchartrain to the north and the Mississippi River to the south and west. And because of a damning confluence of factors, the city is sinking further, putting it at increasing flood risk after even minor storms. The low-lying Mississippi Delta, which buffers the city from the gulf, is also rapidly disappearing. A year from now another 25 to 30 square miles of delta marsh-an area the size of Manhattan-will have vanished. An acre disappears every 24 minutes. Each loss gives a storm surge a clearer path to wash over the delta and pour into the bowl, trapping one million people inside and another million in surrounding communities. Extensive evacuation would be impossible because the surging water would cut off the few escape routes. Scientists at Louisiana State University (L.S.U.), who have modeled hundreds of possible storm tracks on advanced computers, predict that more than 100,000 people could die. The body bags wouldnÆt go very far.