L’Autodistruzione della Climatologia – Rapporto Climategate Tradotto Per L’Istituto Bruno Leoni

Ho avuto ieri l’onore di fare da tramite fra la britannica Global Warming Policy Foundation (GWPF) di Lord Lawson e Benny Peiser, e l’Istituto Bruno Leoni di Carlo Stagnaro. Questi ha infatti pubblicato il rapporto GWPF “The Climategate Inquiries“, scritto da Andrew Montford/Bishop Hill e tradotto in italiano (“L’inchiesta sul Climategate“) da tal Maurizio Morabito.

Cosa significa realmente il climategate? Le principali indagini hanno scagionato gli scienziati dell’Università della East Anglia, ma un nuovo rapporto mostra quanto esse siano state parziali e fuorvianti

Mille grazie a tutti i coinvolti, inclusi Guido, David e Piero.

Ho anche scritto la Prefazione all’edizione italiana del rapporto, intitolata “L’autodistruzione della Climatologia” e ne includo qui alcuni estratti:

La scienza del riscaldamento globale antropogenico (AGW) è in agonia, così ridotta da quei ‘pasdaran del clima’ che ne hanno fatto un feticcio ideologico, spingendosi a tramare dietro le quinte per difenderne a tutti i costi i dogmi. Proprio alcuni dei personaggi più importanti hanno commesso il peccato più grande: si sono fatti ‘scoprire’ quando qualcuno (uno di loro?) ha deciso di distribuire via internet, nel Novembre 2009, un ‘tesoretto’ di documenti ed email riguardo l’Unità per la Ricerca Climatica (CRU) dell’Università dell’East Anglia (UEA). Documenti e messaggi il cui contenuto è adesso noto come ‘lo scandalo del Climategate’.

Il risultato, più che l’intaccare la scienza, è stata la frantumazione dell’interfaccia fra scienza e politica, con conseguenze che coinvolgono la scienza stessa, autosconfittasi e dunque adesso più subalterna che rilevante, per la politica. Per quanto siano inattaccabili le loro prove, difficilmente in futuro gli scienziati potranno convincere i politici ad agire in maniera concertata riguardo un qualunque problema a livello planetario, a meno che il problema non sia imminente se non attuale, immediatamente rilevante e più che certo. In altre parole, la gestione del rischio globale a medio e lungo termine, grazie ai pasdaran del clima, è scomparsa ancora prima di nascere.

[…] Cosa dice il rapporto di Montford? Possiamo individuare quattro filoni principali: i problemi riconosciuti da tutti; le furberie e il ‘muro di gomma’ dell’Establishment britannico; le domande e accuse tuttora inevase; e lo sbriciolamento della scienza del cambiamento climatico.

Il Climategate, come ampiamente documentato da Montford, ha rivelato errori ed omissioni su cui tutti sono d’accordo […] C’è poi la questione dei ‘furbetti’, con innumerevoli esempi di piccoli aggiustamenti nell’interpretazione, e qualche piccola omissione qui e là […] È contro questo ‘muro di gomma’ che si stagliano tutte le domande e tutte le accuse rimaste inevase e che, in quanto tali, impediscono che lo scandalo Climategate possa dichiararsi chiuso […] il Climategate ha cambiato tutto. L’IPCC è nata all’interfaccia fra scienza e politica e produce non un’enciclopedia, ma un rapporto che vuole e deve essere rilevante per le politiche di risposta al cambiamento climatico antropogenico, e che quindi contiene quanto scienziati (e politici: non per nulla si chiama ‘intergovernativo’ e non ‘interaccademico’ o ‘interdisciplinare’) ritengano via via indispensabile dichiarare riguardo quelle politiche stesse. Il Climategate ha però distrutto tale interfaccia, mostrando come gli stessi scienziati che scrivevano cautamente i loro articoli su riviste professionali (140) passavano invece a dichiarazioni roboanti nei rapporti IPCC e in altre pubblicazioni politiche e divulgative (131, 167). L’IPCC stesso è insomma stato, finanche nelle parole di una delle mansuetissime Commissioni d’inchiesta, colpevole di semplificazioni eccessive e di omissioni delle incertezze pur presenti nella letteratura scientifica. Dopo il Climategate la politica non può più fidarsi di una scienza schiava della necessità di essere sempre utile, utilizzabile, sempre corretta, concentrata sulle emissioni di CO2 di origine umana e mai smentita. Tale scienza finisce quindi con il trovarsi in posizione subalterna:

Piccolo Grande Freddo

(articolo pubblicato su Il Predellino)

Il periodo fra oggi e la riapertura dei lavori della Camera per il fatidico voto del 14 dicembre si riempirà di elaborate elucubrazioni riguardo il futuro della politica italiana, fantasie da fantapolitica e imperscrutabili insinuazioni riguardo più o meno tutti i principali personaggi impegnati nella tenzone.

Avremo un governo tecnico forte, a breve? Allora, che vada alle elezioni per dimostrare la sua forza. E un governo tecnico stabile? Allora, perché non è stato formato prima? Questo stesso periodo di “calma piatta” permette però anche di riflettere su quanto sia avvenuto finora.

E in particolare, fa risaltare quanto la strategia della terra bruciata da parte dei Futuristi/Finiani/Filini sia assolutamente insensata, a meno che la loro base elettorale non siano gli elettori Pd e Idv. E non è detto che non lo sia. E quindi Fli potrebbe anche arrivare alle doppie cifre, ma senza prendere che voti marginali al Pdl.

Assistiamo infatti quotidianamente a un curioso comportamento di attacco a testa bassa contro sia il Presidente Berlusconi che il Popolo della Libertà. Ipotizzando che non si tratti di questioni di carattere personale, l’unica alternativa logica è che dietro tutto questo ci sia un desiderio smodato di quella che gli inglesi chiamano la Usp (“unique selling proposition”), la voglia di “differenziarsi”: a furia di insulti e accuse però.

Solo che differenziarsi a base di insulti e accuse contro Berlusconi e affini non può che attirare in Fli chi è scontento di Berlusconi in partenza, cioè chi votava Pd e Idv, visto che di antiberlusconiani nel Pdl ce ne sono stati sempre pochi.

Pensare allora che la situazione arrivi a vedere un travaso consistente di voti se non maggioritario dal Pdl a Fli significa immaginarsi l’accadere di un numero vastissimo di piccoli miracoli, l’improvviso cambiare idea di chi ha seguito fino ad oggi il Presidente Berlusconi nella direzione di un vacuo Fini (e già sarebbe abbastanza!) e addirittura di quei giganti della politica che sono Casini e Rutelli.

A spingere Fli verso insulti e accuse è il semplice fatto che dal punto di vista politico non esiste alcuna proposta nuova di stampo Fli. Non esiste un vero e proprio “programma Fli”, anzi non è neanche il momento di parlare di programma.

L’intero discorso politico italiano non è imperniato sui programmi, ma sulla persona-Berlusconi, in barba appunto a ogni programma, vuoi per mandarlo a casa, vuoi per lasciarlo dov’è. E a ridurre la situazione così è stato chi ha incentrato tutto sulla lotta a Berlusconi come persona, i vari D’Alema, Rutelli, Veltroni, Bersani, Di Pietro, e adesso Fini.

Che successo hanno avuto quelli prima di Fini? Zero. Chi ha vinto contro Berlusconi? Due volte, Prodi, che non è antiberlusconiano. Quali sono le probabilità che questa volta vinca Fini? Zero. Quindi adesso toccherebbe a Fini e Filini di venire allo scoperto con un programma.

Si tratta pero’ per loro di un campo minato, che rischia in ogni caso di eliminare ogni ragion d’essere (politica) di Fli: se riusciranno infatti a mostrare un programma che non sia un programma Pdl, si saranno piazzati chiaramente a sinistra, per cui addio a ogni ambizione di centrodestra; ma se il loro programma fosse invece da Pdl, perché non far confluire le due compagini insieme, come già accaduto con Fi e An?

Magari un giorno gli ex-colleghi di partito decideranno di disarzigogolizzarsi: nel frattempo, se per sciagura scomparisse Berlusconi dalla scena politica, ci troveremmo tutti guidati da dei microbi della politica.

Che prospettiva entusiasmante! E tutto, perché’ qualcuno per l’ennesima volta sta cercando di togliere di mezzo il Presidente Berlusconi.

Una mattina mi son svegliato e ho trovato..i Filini!

(articolo apparso su ItaliaChiamaItalia e su Il Predellino)

E fu così’ che un bel giorno anche nel PdL Uk venimmo a sapere che improvvisamente bisognava scegliere se stare “di qui” o “di li'”, con un nuovo “li'” rappresentato dalla terza carica dello Stato.

Addirittura. E quel bel giorno vide un bel pezzo (nel senso di numericamente consistente, non nel senso delle fattezze fisiche) della dirigenza PdL nel Regno Unito decidere di “andare di li'”.

Inutile nascondere la sorpresa, il disappunto, il generale colpo all’entusiasmo e il senso di improvviso vuoto, che per quanto grande o piccolo che sia si fa sicuramente sentire. Avere un mignolo fasciato, si sa, significa scoprire l’importanza del mignolo. Averne uno di colpo mozzato, significa imparare a farne a meno.

Cosa facevano, quei mignoli? Si occupavano di rapporti con la “vecchia emigrazione”. Ora ci dicono, voi non avete nessuno che si occupi di “vecchia emigrazione”. E bravi! Come se un generale d’altri tempi avesse dato il comando della la cavalleria a uno dei suoi ufficiali, e questi, dopo aver disperso la cavalleria e disertato, incolpasse il generale di..non avere più la cavalleria.

Anzi, di non avere più un esercito, come se la presenza sul territorio si svolgesse secondo un canale unico, solo e soletto. Cosa c’era da fare, allora, “passare di li'”?

Ma parliamo un po’ dei Filini: chiamati così perché quelli di Futuro e Libertà si dicono “futuristi”, forse andrebbero indicati come finiani, o fliniani, ma a me ricordano invece l’occhialuto, troppo entusiasta, inconcludente e pasticcione ragioniere dei film di Fantozzi.

A tutta prima, i Filini si sono adoperati in un voltafaccia improvviso e ingiustificato, che porterà gran parte della loro rappresentanza in Parlamento a un ritorno alla vita civile alle prossime elezioni. In inglese si dice, ecco i tacchini che votano per Natale: in Italia si potrebbe dire, ecco gli agnelli che votano per anticipare la Pasqua.

Cosa vogliono, i Filini? Di sicuro, non vogliono rispettare il mandato degli elettori. Non saranno i primi, non saranno gli ultimi nell’Italia del trasformismo, pratica ottocentesca che hanno deciso di rinverdire per il ventunesimo secolo (sarebbe forse questo, il “Futuro”!!!).

Dicono i Filini, voi avete Cosentino. Ma se andiamo oltre gli slogan, qualcuno mi può spiegare perché l’on. Cosentino non era un problema, fino a poche settimane fa? Si dice in Calabria, ecco i “porci puliti”, che fino a ieri si rotolavano nel fango e adesso improvvisamente si danno l’aria dei gran signori.

A noi che ci sporchiamo ancora rimarrà la consolazione del pensare che chi ritenga che la malavita organizzata sia un problema di questo o di quel parlamentare, di questo o di quel partito, o anche di questa o di quella regione, si vede che non ha affrontato, studiato, capito il problema della malavita organizzata e farebbe meglio a occuparsi delle sue bambole di stoffa, e delle sue figure di cartone.

Dicono i Filini, non c’era democrazia nel Pdl. Magari lo “dimostrano” per poi accusare questo o quel Parlamentare del Pdl di non aver votato troppo spesso con il Governo (eh? Ma allora, la democrazia interna esisteva, ed esiste…).

La logica suggerirebbe comunque che uno prima faccia delle proposte, poi se le veda insabbiate e censurate, e solo allora denunci che non ci sia democrazia. I futuristi invece, vivendo nel futuro, vogliono darla a bere che abbia senso fare le cose al contrario, cominciando dalla denuncia.

Dulcis in fundo, adesso troviamo i cari Filini sempre disponibili a manifestare, in una specie di supermercato del consenso dove tutto va bene purché vada contro il Governo.

Purtroppo pero’ si tratta storicamente dei tratti caratteristici di chi non sa governare (le differenze dei toni e delle azioni del presidente Fini rispetto ai Filini, sono finanche troppo evidenti).

Cosa vogliono, i Filini? Non ho capito, e penso non l’abbia capito nessuno. Sembra evidente che non vogliono essere loro gli ultimi con il “cerino” in mano, quelli che saranno additati al pubblico ludibrio per aver causato le elezioni anticipate, e questa preoccupazione del cerino prende in loro la precedenza rispetto a tutto, incluso l’improvviso odio antiberlusconiano.

A proposito…a sinistra intanto, tanto per cambiare, si parla solo di Berlusconi. Ecco, se io fossi un fanatico berlusconiano mi iscriverei al Pd immediatamente, perché come lo adorano da quelle parti, dove viene descritto alla pari con l’Onnipotente se non di più, è roba che non si vedrebbe neanche a un convegno di acerrimi cloni Brambilla/Bondi. E all’Idv, è anche peggio.

Cosa resta da fare, dunque? Naturale, a livello Pdl Uk, il rinforzare il legame con i nostri due Parlamentari, l’on. Guglielmo Picchi e il Sen. Raffaele Fantetti, entrambi residenti a Londra. Chissà quanti sognano di avere un Deputato e un Senatore residenti e spesso disponibili in pochi minuti, altro che settimane di attesa per velocissimi convegni o incontri con la Comunità.

I soliti incontentabili diranno che non si tratta di Ministri o Sottosegretari: ma anche noi siamo dei vasi di coccio, e chi vuole mettersi a inseguire questo o quel politico in base all’ammontare di potere che ha, si accomodi pure.

Noi altri, rendiamoci conto una buona volta che la maggior parte delle volte che si presenta a Roma un sedicente rappresentante di una comunità di italiani, questi lo fa con la mano tesa e aperta aspettando di ricevere finanziamenti. E tanti, troppi fra coloro che sono politicamente attivi da fuori dei confini dell’Italia, dimostrano nelle loro missive problemi vuoi con la logica, vuoi con la salute mentale.

Aggiungiamo a tutto ciò la catastrofe che è stata l’elezione di tal Nicola Di Girolamo (catastrofe che ho denunciato dal primo giorno causandomi non poche difficoltà), mescoliamo la vacuità litigiosa del Consiglio Generale degli Italiani all’Estero (CGIE), e poi sarà facile capire perché gli Italiani all’estero si trovino politicamente nello stato in cui si trovano (altro che improbabili successi da parte di nuove leve che si presentino in liste dal 7% di consenso).

Ognuno naturalmente avrà la sua storia politica, e quindi a parte alcuni “casi umani” conviene considerare le scelte di tutti come dotate di una loro logica interna. Ma in queste condizioni, per il Pdl Uk i valori fondamentali sono la fedeltà e la fiducia con i nostri Parlamentari, non il discettare sulle quisquilie (o sul niente, come vorrebbero i Filini).

Questo significa appoggiare Il Governo…certo, le riforme sono poche, ma chi le vuole, in Italia? La riforma Gelmini manca poco che veda una sommossa (e tragiche inciampature di attempati e allampanati leader politici in giro per i tetti come tanti Aristogatti).

Che il Governo sia a destra o sinistra, qualunque cambiamento dello status quo significa confrontarsi con migliaia di italiani decisi a mantenere i loro privilegi, nonostante tutto. Nel frattempo, l’Italia dei conti disastrati ha tenuto molto bene di fronte alla crisi mondiale, e nonostante i tanti vituperi ricevute dai soliti noti il “tributarista di Sondrio”, al secolo Giulio Tremonti rimane la miglior scelta nell’intero panorama politico come Ministro dell’Economia.

Analogamente non è possibile pensare persona migliore al Ministero degli Esteri di Franco Frattini, e la lista potrebbe continuare. Certo non e’ sempre facile, fornire questo appoggio, di fronte all’ennesima sciocchezza detta in questo o quel raduno leghista, o alla incredibile piaggeria di cui si rendono protagonisti certi personaggi, aspiranti sotto-giullari alla Corte di Arcore.

Ma non bisogna avere la foto del Cavaliere in tasca per comprendere come non esista un’alternativa: i motivi per appoggiare il Governo Berlusconi restano (la superiorità’ in tutti i settori: competenza, visione, ottimismo, capacità di fare).

Potremmo avere di meglio? Certo, come potremmo essere tutti ricchi, giovani e belli. Quindi, e oso concludere a nome di tutti gli attivisti Pdl nel Regno Unito, noi proseguiamo sull’antica strada.

Ecco quello che resta da fare. I figliol prodighi Filini, però, quando torneranno faranno bene a portarsi quanto servirà’ a organizzare il banchetto per festeggiare il loro ritorno. Noi, non sentiremo alcun dovere di pagare.

Una mattina mi son svegliato e ho trovato..i Filini!

di Maurizio Morabito

(articolo apparso su ItaliaChiamaItalia e su Il Predellino)

E fu così’ che un bel giorno anche nel PdL Uk venimmo a sapere che improvvisamente bisognava scegliere se stare “di qui” o “di li'”, con un nuovo “li'” rappresentato dalla terza carica dello Stato.

Addirittura. E quel bel giorno vide un bel pezzo (nel senso di numericamente consistente, non nel senso delle fattezze fisiche) della dirigenza PdL nel Regno Unito decidere di “andare di li'”.

Inutile nascondere la sorpresa, il disappunto, il generale colpo all’entusiasmo e il senso di improvviso vuoto, che per quanto grande o piccolo che sia si fa sicuramente sentire. Avere un mignolo fasciato, si sa, significa scoprire l’importanza del mignolo. Averne uno di colpo mozzato, significa imparare a farne a meno.

Cosa facevano, quei mignoli? Si occupavano di rapporti con la “vecchia emigrazione”. Ora ci dicono, voi non avete nessuno che si occupi di “vecchia emigrazione”. E bravi! Come se un generale d’altri tempi avesse dato il comando della la cavalleria a uno dei suoi ufficiali, e questi, dopo aver disperso la cavalleria e disertato, incolpasse il generale di..non avere più la cavalleria.

Anzi, di non avere più un esercito, come se la presenza sul territorio si svolgesse secondo un canale unico, solo e soletto. Cosa c’era da fare, allora, “passare di li'”?

Ma parliamo un po’ dei Filini: chiamati così perché quelli di Futuro e Libertà si dicono “futuristi”, forse andrebbero indicati come finiani, o fliniani, ma a me ricordano invece l’occhialuto, troppo entusiasta, inconcludente e pasticcione ragioniere dei film di Fantozzi.

A tutta prima, i Filini si sono adoperati in un voltafaccia improvviso e ingiustificato, che porterà gran parte della loro rappresentanza in Parlamento a un ritorno alla vita civile alle prossime elezioni. In inglese si dice, ecco i tacchini che votano per Natale: in Italia si potrebbe dire, ecco gli agnelli che votano per anticipare la Pasqua.

Cosa vogliono, i Filini? Di sicuro, non vogliono rispettare il mandato degli elettori. Non saranno i primi, non saranno gli ultimi nell’Italia del trasformismo, pratica ottocentesca che hanno deciso di rinverdire per il ventunesimo secolo (sarebbe forse questo, il “Futuro”!!!).

Dicono i Filini, voi avete Cosentino. Ma se andiamo oltre gli slogan, qualcuno mi può spiegare perché l’on. Cosentino non era un problema, fino a poche settimane fa? Si dice in Calabria, ecco i “porci puliti”, che fino a ieri si rotolavano nel fango e adesso improvvisamente si danno l’aria dei gran signori.

A noi che ci sporchiamo ancora rimarrà la consolazione del pensare che chi ritenga che la malavita organizzata sia un problema di questo o di quel parlamentare, di questo o di quel partito, o anche di questa o di quella regione, si vede che non ha affrontato, studiato, capito il problema della malavita organizzata e farebbe meglio a occuparsi delle sue bambole di stoffa, e delle sue figure di cartone.

Dicono i Filini, non c’era democrazia nel Pdl. Magari lo “dimostrano” per poi accusare questo o quel Parlamentare del Pdl di non aver votato troppo spesso con il Governo (eh? Ma allora, la democrazia interna esisteva, ed esiste…).

La logica suggerirebbe comunque che uno prima faccia delle proposte, poi se le veda insabbiate e censurate, e solo allora denunci che non ci sia democrazia. I futuristi invece, vivendo nel futuro, vogliono darla a bere che abbia senso fare le cose al contrario, cominciando dalla denuncia.

Dulcis in fundo, adesso troviamo i cari Filini sempre disponibili a manifestare, in una specie di supermercato del consenso dove tutto va bene purché vada contro il Governo.

Purtroppo pero’ si tratta storicamente dei tratti caratteristici di chi non sa governare (le differenze dei toni e delle azioni del presidente Fini rispetto ai Filini, sono finanche troppo evidenti).

Cosa vogliono, i Filini? Non ho capito, e penso non l’abbia capito nessuno. Sembra evidente che non vogliono essere loro gli ultimi con il “cerino” in mano, quelli che saranno additati al pubblico ludibrio per aver causato le elezioni anticipate, e questa preoccupazione del cerino prende in loro la precedenza rispetto a tutto, incluso l’improvviso odio antiberlusconiano.

A proposito…a sinistra intanto, tanto per cambiare, si parla solo di Berlusconi. Ecco, se io fossi un fanatico berlusconiano mi iscriverei al Pd immediatamente, perché come lo adorano da quelle parti, dove viene descritto alla pari con l’Onnipotente se non di più, è roba che non si vedrebbe neanche a un convegno di acerrimi cloni Brambilla/Bondi. E all’Idv, è anche peggio.

Cosa resta da fare, dunque? Naturale, a livello Pdl Uk, il rinforzare il legame con i nostri due Parlamentari, l’on. Guglielmo Picchi e il Sen. Raffaele Fantetti, entrambi residenti a Londra. Chissà quanti sognano di avere un Deputato e un Senatore residenti e spesso disponibili in pochi minuti, altro che settimane di attesa per velocissimi convegni o incontri con la Comunità.

I soliti incontentabili diranno che non si tratta di Ministri o Sottosegretari: ma anche noi siamo dei vasi di coccio, e chi vuole mettersi a inseguire questo o quel politico in base all’ammontare di potere che ha, si accomodi pure.

Noi altri, rendiamoci conto una buona volta che la maggior parte delle volte che si presenta a Roma un sedicente rappresentante di una comunità di italiani, questi lo fa con la mano tesa e aperta aspettando di ricevere finanziamenti. E tanti, troppi fra coloro che sono politicamente attivi da fuori dei confini dell’Italia, dimostrano nelle loro missive problemi vuoi con la logica, vuoi con la salute mentale.

Aggiungiamo a tutto ciò la catastrofe che è stata l’elezione di tal Nicola Di Girolamo (catastrofe che ho denunciato dal primo giorno causandomi non poche difficoltà), mescoliamo la vacuità litigiosa del Consiglio Generale degli Italiani all’Estero (CGIE), e poi sarà facile capire perché gli Italiani all’estero si trovino politicamente nello stato in cui si trovano (altro che improbabili successi da parte di nuove leve che si presentino in liste dal 7% di consenso).

Ognuno naturalmente avrà la sua storia politica, e quindi a parte alcuni “casi umani” conviene considerare le scelte di tutti come dotate di una loro logica interna. Ma in queste condizioni, per il Pdl Uk i valori fondamentali sono la fedeltà e la fiducia con i nostri Parlamentari, non il discettare sulle quisquilie (o sul niente, come vorrebbero i Filini).

Questo significa appoggiare Il Governo…certo, le riforme sono poche, ma chi le vuole, in Italia? La riforma Gelmini manca poco che veda una sommossa (e tragiche inciampature di attempati e allampanati leader politici in giro per i tetti come tanti Aristogatti).

Che il Governo sia a destra o sinistra, qualunque cambiamento dello status quo significa confrontarsi con migliaia di italiani decisi a mantenere i loro privilegi, nonostante tutto. Nel frattempo, l’Italia dei conti disastrati ha tenuto molto bene di fronte alla crisi mondiale, e nonostante i tanti vituperi ricevute dai soliti noti il “tributarista di Sondrio”, al secolo Giulio Tremonti rimane la miglior scelta nell’intero panorama politico come Ministro dell’Economia.

Analogamente non è possibile pensare persona migliore al Ministero degli Esteri di Franco Frattini, e la lista potrebbe continuare. Certo non e’ sempre facile, fornire questo appoggio, di fronte all’ennesima sciocchezza detta in questo o quel raduno leghista, o alla incredibile piaggeria di cui si rendono protagonisti certi personaggi, aspiranti sotto-giullari alla Corte di Arcore.

Ma non bisogna avere la foto del Cavaliere in tasca per comprendere come non esista un’alternativa: i motivi per appoggiare il Governo Berlusconi restano (la superiorità’ in tutti i settori: competenza, visione, ottimismo, capacità di fare).

Potremmo avere di meglio? Certo, come potremmo essere tutti ricchi, giovani e belli. Quindi, e oso concludere a nome di tutti gli attivisti Pdl nel Regno Unito, noi proseguiamo sull’antica strada.

Ecco quello che resta da fare. I figliol prodighi Filini, però, quando torneranno faranno bene a portarsi quanto servirà’ a organizzare il banchetto per festeggiare il loro ritorno. Noi, non sentiremo alcun dovere di pagare.

Storia di Charles J Morabito

  • Nato nel 1924 (o 1916, o 1919) a Cuyahoga Falls, Ohio (zona di Cleveland)
  • Figlio di Sam e Mamie
  • Fratello di Frank, Anthony e Frances
  • Completato il primo anno delle superiori (High School)
  • Qualifica di “Semiskilled chauffeurs and drivers, bus, taxi, truck, and tractor” – conducente di automezzi
  • Ultimo indirizzo in America: 9022 Kinsman Rd, Cuyahoga Falls, OH
  • Arruolato al Camp Perry Lacarne a Cuyahoga County, Ohio il 3 marzo 1943, “per il resto della guerra, piu’ 6 mesi” nell’esercito USA con la matricola 35050065
  • Catturato dall’esercito tedesco nel dicembre 1944 durante la “Offensiva delle Andenne”
  • Probabilmente assegnato alla XVIII Divisione di Fanteria, nel Reggimento 106, 109, 110, 111 o 112
  • Passa alcuni mesi in prigionia a Bad Orb, vicino Francoforte, con il numero 35050065.
  • Diventa prigioniero di guerra 25084 al Campo di schiavitu’ e sterminio di Berga dal 18 febbraio 1945
  • Descritto dal compagno di prigionia Joe Mark come “sconsiderato”
  • Tenta la fuga nel Marzo 1945, probabilmente il giorno 15. Viene catturato quando si ferma a mungere una mucca dopo settimane di stenti
  • Muore, probabilmente fucilato sul posto con proiettili di legno
  • I sopravvissuti vengono liberati dopo alterne vicende il 18 aprile 1945
  • La sua tomba a Berga viene fotografata per caso dal NARA. Nel 2006 quella foto verra’ stampata sulle pagine dell’IHT e notata da me
  • Il corpo rientra negli USA intorno al 1948
  • Il funerale con la famiglia e gli amici viene svolto il 14 dicembre 1948
  • Sepolto al Calvary Cemetery di Cuyahoga County

Mancano ancora molti “dettagli”….

Centri di Attivita’ Mafiosa Fotografati dallo Spazio

Test Tweet Pie

Cade La Juventus A Pompei – Elkann: “Non siamo stati noi”

Chissa’ quanti pianti e quanto stridore di denti per il crollo ieri mattina della “Schola Armaturarum Juventus Pompeiani“, con Napolitano addirittura imbufalito. Parleranno in tanti, l’Italia diranno va a rotoli, in tanti ne approfitteranno per dire che l’avevano gia’ detto, a pochi interessera’ investigare le vere cause, verranno fustigati questo o quello, poi non si fara’ niente, e alla prossima!

Intanto per uscire dalla noia generale, ecco alcune foto della “Casa dei Gladiatori” com’era prima del crollo.

Casa dei Gladiatori (1)
Casa dei Gladiatori (1)
Casa dei Gladiatori (2)
Casa dei Gladiatori (2)

Come si vede non era proprio un edificio intatto e completamente originale, E infatti cosa si scopre in pochi minuti su Google?

L’edificio, infatti, aveva già subito i danni della Seconda Guerra Mondiale, quando una bomba aveva mandato in frantumi quel tetto che poi, chiusosi il conflitto, era stato riprodotto ed assestato sulle mura superstiti

Io comincerei subito a fare un giro in tutti gli edifici di Pompei che hanno subito riproduzioni ed assestamenti.

Chissa’.

Si Vede Che Piaccio!!

Dopo l‘Oca (e un certo Fratus tutto svitato e creazionista), tocca a Ugo Bardi focalizzare il suo blog su…il clima che cambia? Nooo. Il petrolio che finisce? Nooo. La politica internazionale? Nooo. La fame nel mondo? Nooo. La crisi finanziaria? Nooo. L’universo o il multiverso? Nooo. Una grande personalita’ dello spettacolo, della cultura o della politica? Nooo.

Bardi sta focalizzando il suo blog…su di me.

Boh. Si vede che piaccio 😎

Mercoledi’ al Circolo Presidenziale degli Scacchi: Silvio Kasparov vs Gianfranco Karpov

Cosa vuol dire quando anche un Sottosegretario del Governo in carica diventa solo una piccola pedina in un gioco molto piu’ grande? Vuol dire che siamo tutti su una scacchiera, e stiano attenti i pedoni!

In attesa dunque che la caliente estate di Caliendo raggiunga il suo apice in un pomeriggio agostano di Roma (sono previsti, fuori da Montecitorio, 29.5C, vento moderato), invece di abbandonarsi alla solita dietrologia e scervellarsi sui motivi reconditi di certe scelte, puo’ risultare utile analizzare in che situazione si trovino i contendenti, a cominciare dai due Gran Maestri (di scacchi, eh, non facciamo i maliziosi…).

Da un lato c’e’ Silvio “Kasparov” Berlusconi. L’indiscutibile vincitore di elezioni, capace di risollevare il PdL da un disastro incalcolabile nel Lazio fino addirittura alla vittoria netta; circondato come sempre da fedelissimi; e determinato allo scontro duro con chi gli si opponga in maniera netta: ieri, i Comunisti, oggi, il Presidente della Camera. Eppure, e’ adesso solo.

Cosa altro aspettarci da chi e’ “disceso” in politica, non “entrato”? Nel suo approcciarsi alla politica in una maniera appunto di continua sfida anticonformista, non c’e’ da meravigliarsi nel vedere il Presidente Berlusconi senza molto supporto nel conflitto con il Presidente Fini. Finanche l’on. Ghedini e il Sottosegretario Letta hanno fatto sapere, prima della fatidica Direzione del PdL del 29 luglio, di preferire un documento molto piu’ conciliatore di quello che e’ poi stato firmato.

Non che quel supporto sia assolutamente necessario: anche perche’ a lasciare i gruppi parlamentari del PdL sono stati in pochi (non abbastanza pochi, ma sempre pochi). Il Primo Ministro si e’ esposto pero’ a rischi non trascurabili, incluso il problema di scontarsi con un gruppo politico che ha fatto della lealta’ un valore fondativo. Gli e-AN convinti a cambiare casacca, insomma, abbandonando il leader storico, saranno per forza di cose gli stessi pronti a cambiare casacca anche in futuro, abbandonando il leader di turno.

C’e’ chi corre rischi molto piu’ grandi pero’. Dall’altra parte della scacchiera, ecco infatti Gianfranco “Karpov” Fini, anch’egli solo, dalla sua parte, anche perche’ perche’ a lasciare i gruppi parlamentari del PdL sono stati in pochi (non troppo pochi, ma sempre pochi)

Probabilmente da troppi anni in politica per non essere accusabile di contraddizione e bizantinismo, il Presidente della Camera, per chi non se ne fosse accorto, ha detto di essere stato espulso dal PdL, ma come quei calciatori cui non sembra importare del cartellino rosso, non e’ per niente andato via dal partito. Anzi, ha definito i suoi gruppi parlamentari come modi per “manifestare la protesta”. Niente nuovo partito, dunque, almeno per il momento, ma un turbinio di difficile comprensione.

Cosa ha portato alla guerra contro Berlusconi, infatti? Il problema, qualunque esso sia, non e’ politico. I “finiani” rimangono in maggioranza, alcuni addirittura nel Governo: ma allora non ci sono questioni di carattere operativo neanche al livello dell’attivita’ giornaliera del Governo stesso.Si parla tanto dell’importanza della liberta’ di dissenso: ma allora dove sono le settimane di voti contrari, da parte dei “finiani”, che avrebbero dovuto poi portare alla scissione dei gruppi parlamentari? Adesso si vocifera di una astensione sulla fiducia a Caliendo, un comportamento a meta’ fra il Ponzio Pilato e il Circolo degli Ignavi e probabilmente altrettanto entusiasmante per l’elettorato.

Il rischio con l’elettorato e’ che il Presidente Fini venga definito come capace di scontrarsi su problemi di carattere filosofico-esoterico (e non politico) in un momento che tutti definiscono difficile, sia a livello nazionale che internazionale: un elettorato che si aspetta che alle elezioni poi tutti vadano uniti, come al solito. Dieci su dieci per l’intrattenimento estivo, ma cinque in condotta per “Futuro e Liberta'”.

C”e un lato molto positivo in tutto questo, comunque, per Il Presidente della Camera: ha dimostrato a tutti quale sia il livello del suo contendere. Mai per esempio ha detto una parola o si e’ esposto a un tu-per-tu con personaggi potenzialmente importanti anche in prospettiva futura come il Ministro Tremonti. Se uno e’ definito soprattutto dai nemici che sceglie, il Presidente Fini puo’ direttamente nutrirsi di molta dell’energia di Silvio Berlusconi stesso.

E noi altri? Altro che luce riflessa…e’ buio, e probabilmente l’oscurita’ aumentera’ quando calera’ la mano dello scacchista che voglia spostarci da questa o quella parte (ricordiamo che spesso, alcuni pezzi vanno ahime’ sacrificati). La cosa piu’ utile e’ notare chi siano i “guastatori” dell’una e dell’altra parte, perche’ le banderuole si nascondono fra loro. Per quanto riguarda l’estero, e’ anche peggio: l’aria e’ da solitudine post-“inverno nucleare”.

Cosa direbbero un gruppo di interisti sperduti su un isolotto in Micronesia, se Moratti dicesse loro di tifare Balotelli? Se il referente, il tramite fra il centro del partito e la tua periferia si mette in contrapposizione a quel centro, chi e’ adesso il tuo referente? Se un domani ti dira’ “Fai questo, fai quello” potrai fidarti oppure dovrai dolorosamente ragionare da solo, confrontare sempre se quello che ti viene chiesto faccia parte di un “pensiero di corrente”? Ragionamento analogo, purtroppo, anche per qualunque nuovo “referente”…

Visto che siamo tutti soli allora, il modo piu’ logico per affrontare la situazione e’ di restare uniti (anche perche’, all’estero il numero di attivisti politici italiani e’ per forza di cose molto basso). Chi voglia seguire Fini lo segua, chi voglia seguire Berlusconi lo segua, tanto non andremo nessuno, per il momento, da nessuna parte.

Più che le motivazioni o anche la coerenza quello che deve interessare è la franchezza e l’onestà. Anche perchè la porta rimane sempre aperta per ogni figliol prodigo, aspettando che fini-sca la partita a scacchi.

E come fini-ra’? Non occorre essere Sun Tzu per capire come non convenga lanciare una sfida quando non si ha la forza per sostenere e magari anche vincere il duello. Sul carro dello sconfitto, come si sa, non vuole salirci proprio nessuno. Tutte ovvieta’ che Silvio e Gianfranco conoscono sicuramente bene.

Speriamo solo che a furia di picconarsi a vicenda, nessun anonimo scriva di loro come del Valentino (Borgia, non Rossi), che

non si conobbe e con la sua ignoranza
cascò d’altezza in gran calamità.
Così val senza ragion possanza.

Fra un tira e molla e l’altro, ecco cosa rischia (positivamente) il Popolo della Liberta’

(questo testo e’ apparso anche su ItaliaChiamaItalia e su L’Occidentale)

E’ ovviamente difficile seguire il turbinio di dichiarazioni e controdichiarazioni che provengono in queste settimane dal PdL. Ed e’ ancora piu’ difficile quando bisogna farlo da circa 1200km di distanza. Sembra non passare giorno senza che qualcuno, compiaciuto o meno, annunci la fine dell’esperimento politico inaugurato con la Convention di Roma del Marzo 2009, mentre dall’altro lato si sentono i mormorii soddisfatti di un’opposizione che non vedrebbe l’ora di veder implodere il lavoro di Silvio Berlusconi, misteriosamente ignara del fatto che non esistendo alcuna alternativa seria toccherebbe all’Italia un periodo particolarmente buio e difficile.

Diciamoci allora: davvero stanno per suonare le campane a lutto per il Popolo della Liberta’! E’ vicino il capolinea, buonanotte suonatori, e l’ultimo chiuda la porta!

Anzi, no. Chiediamoci invece: i cambiamenti che tutti sanno essere necessari a livello economico e sociale, possono davvero essere raggiunti da soporosi gruppi di persone categoricamente sempre d’accordo su tutto (leggi, il PD) o succubi al Leader su tutto (leggi, l’IdV)? E dunque: e se tutti i segnali di sconvolgimento dall’interno del PdL non fossero altro che la prova che il PdL stesso sia un partito (anche troppo!) vitale, e che si trovi alla vigilia di una fase di sviluppo e capacita’ di riforma davvero fuori dal comune per un Paese come l’Italia?

E’ proprio questo, dopotutto, che viene indicato dalle teorie di psicologia sociale. In particolare quanto sta accadendo ricorda molto da vicino il modello di evoluzione della vita di gruppo proposto nel 1965 dall’americano Bruce Tuckman, sulla base della sua esperienza come psicologo nella Marina degli Stati Uniti, modello successivamente modificato fino a includere cinque stadi di sviluppo:

  1. Formazione (=”forming” nell’originale)
  2. Conflitto (=”storming”)
  3. Strutturazione (=”norming”)
  4. Attivita’ (=”performing”)
  5. Trasformazione (=”transforming”)

Cosa significano i vari stadi? Inizialmente (la “Formazione”), il gruppo e’ creato dalla volonta’ in tal senso dei suoi membri. Non vengono quindi discussi gli argomenti piu’ scottanti, ma ci si concentra sullo stabilire i meccanismi e le regole necessarie al funzionamento del gruppo stesso. Questo e’ il periodo piu’ tranquillo, del “volemose bene”, e anche se non vengono ottenuti molti risultati pratici, i partecipanti hanno l’occasione di conoscersi meglio l’un l’altro.

A un certo punto pero’ i nodi arrivano al pettine e si passa al “Conflitto”. Quali sono le priorita’? Come verranno coordinate? Come potranno essere riconciliati aspetti e prospettive individuali a tutta prima inconciliabili? Come reagiranno i vari membri alle situazioni difficili? Questo e’ il periodo meno tranquillo, quando la tolleranza, il rispetto e la pazienza reciproci sono messi a durissima prova. C’e’ chi si vuole allontanare, altri che vogliono allontanare, ogni tanto qualcuno inspiegabilmente sembra impegnarsi a distruggere tutto e tutti.

Alcuni gruppi non sopravvivono allo stadio del “Conflitto”, ma secondo Tuckman non e’ possibile lavorare insieme in maniera efficiente e fattiva senza passare per lo stadio del “Conflitto”: anzi, un eccessivo uso della diplomazia a questo punto puo’ risultare, paradossalmente, nell’autodistruzione del gruppo stesso. Il gruppo che invece sopravvive si trova poi nell’invidiabile situazione di avere finalmente individuato un unico e chiaro scopo comune, a cui tutti cominciano a lavorare in maniera responsabile per il successo di tutti (=”strutturazione”). Si puo’ quindi passare all'”attivita'”, dove i problemi vengono risolti praticamente senza piu’ conflitto interno, e dunque alla “trasformazione”, incidendo in maniera efficace e significativa sul mondo.

Non si tratta di idee campate in aria, visto che sono applicate (ed esperite!) da 45 anni con poche modifiche. E se e’ vero che Tuckman pensava a gruppi piccoli, e’ anche vero che i meccanismi della politica italiana significano che in un partito come il PdL la dinamica piu’ appropriata da osservare e’ quella fra la manciata di personalita’ di spicco. A che punto siamo dunque, secondo il modello di Tuckman? Piu’ o meno dall’autunno 2009, il PdL e’ ovviamente entrato nella fase del “conflitto”: il che vuole anche dire che la struttura di partenza e’ stata messa insieme con una rapidita’ straordinaria. Comunque, c’e’ poco di che lamentarsi nell’attuale tempesta, che anzi deve essere la benvenuta: il PdL sta attraversando uno sviluppo assolutamente naturale, dietro il quale non esiste altra regia che quella della natura umana.

Il rischio e’ che il partito scompaia da un giorno all’altro, semmai le “corde” vengano troppo tirate, o le parole risultino troppo forti, o le dichiarazioni di mutua inimicizia diventino troppo roboanti. Ma questo e’ il prezzo da pagare per un “rischio” ben piu’ grande e positivo, quello di diventare come PdL quel gruppo di riformatori, liberalizzatori e modernizzatori che tutti aspiriamo essere.

A questo punto, e’ solo una questione di tempo…

Catastrofismo, Al Limite Dell’Inumano

I “Quattro incubi energetici” sognati da Michael Klare su Notizie Radicali del 7 luglio scorso sono fantasie basate su informazioni fuorvianti, e al limite dell’inumano.

Prendiamo ad esempio l’incubo numero uno, riguardo un immenso iceberg che colpisce la piattaforma Hibernia al largo di Terranova nel gennaio del 2018 proprio dove la “nave appoggio” Ocean Ranger e’ affondata nel 1982. Peccato che se Klare si fosse informato meglio, avrebbe ovviamente spostato il suo romanzo a febbraio, mese in cui un incidente come quello descritto avrebbe almeno qualche probabilita’ non remota di capitare (la stagione tipica degli iceberg nel Nord Atlantico e’ da febbraio ad agosto).

Basta poco poi per stabilire come la Ocean Ranger fosse una “unita’ mobile semi-sommersa di trivellazione d’alto mare” (“semi-submersible mobile offshore drilling unit”), cioe’ una piattaforma galleggiante, altro che “nave appoggio”. La Hibernia invece e’ tutta un’altra cosa, un’isola a tutti gli effetti, piu’ di 600mila tonnellate appoggiate sul fondo oceanico, e infatti (guarda caso) e’ sempre al suo posto dall’estate del 1997.

Sono passati insomma quindici anni dalla tragedia del 1982 alla produzione nel 1997. Sono cambiate naturalmente tante cose, incluso il concetto stesso di piattaforma per lo sfruttamento del giacimento al largo di Terranova. E invece Klare e’ ancora qui a disinformare.

Prendere tragedie passate ed estenderle al futuro come se nessuno imparasse mai niente e’ un filosofare disutile, perche’ estraneo alla realta’. Se uno la pensa davvero in quel modo, allora e’ inutile discutere di alcunche’, visto che presuppone che non ci sia mai alcun progresso.

La Strada Per l’Inferno E’ Lastricata Di…Articoli Contro Il “Burqa”

La strada per l’inferno, come si sa, e’ lastricata di…articoli contro il “burqa“.

A parte che un che l’obbligo di presentare la faccia al mondo in qualsiasi momento e in ogni occasione non mi sembra un’idea molto libertaria, e che ci vuol poco per ovviare al problema del riconoscimento quando proprio necessario (per esempio, con un luogo appartato in banca dove un’impiegata possa vedere il volto della cliente), invito a leggere gli articoli scritti in Italia cento anni fa, per esempio su La Stampa del dicembre 1908 dove si tessevano le lodi dell’abbigliamento femminile “maomettano”, che rendeva la donna molto piu’ misteriosa ed attraente.

Questo per dire che a far finta di essere per forza nel vero, si rischia solo di creare inutili conflitti e confusione…

Te Lo Do’ Io Il PR…

C’e’ un po’ di discussione riguardo un blog abbastanza ingenuo di Ugo Bardi (fa parte della mai troppo vituperabile serie dove divide il mondo in Buoni e Cattivi), blog dove si vuole passare per buona l’idea che dietro lo scetticismo climatico ci sia la mano cattivona di Big Oil. In particolare vi si puo’ leggere un allegro scambio di idee riguardo la traduzione in italiano dell’About del noto blog cambioclimatista RealClimate.

Pubblico (anche) qui un paio di precisazioni.

Ho scritto “RealClimate e’ stato messo in piedi da una ditta di public relations“. Infatti su RC, in tutta onesta’ ma facendo pieno uso delle sfumature e degli eufemismi tipici del mondo anglosassone ma che evidentemente sfuggono a chi non ci e’ abituato, parlano dello “INITIAL planning” (“pianificazione INIZIALE“, l’enfasi e’ mia).

Se poi qualcuno vuole credere su RC siano ospitati dallo “Science Communications Network” (“dedicated to encouraging environmental public health scientists and medical practitioners to contribute to public discussions about their work through the media“) senza che per mettere su il sito quell'”encouraging” abbia avuto alcuna importanza, e senza che abbiano fatto uso del fior fiore dei professionisti del PR ambientalista, insomma, a questa persona ho un Colosseo da vendere…

Senza SCN/EMS, e senza Fenton, RealClimate sarebbe un’altra cosa (un blog dei tanti che non fanno uso di professionisti del PR, come i miei). E quindi, come ho detto nel mio commento iniziale a Bardi, lamentarsi che nel discorso climatico siano coinvolte organizzazioni di PR, presentando poi il tutto come se il PR fosse solo quello di Big Oil, non mi sembra una cosa molto saggia.

Faccio anche notare come sia in corso la un po’ imbarazzante conferenza Heartland (da cui, come ripeto da anni, mi tengo ben lontano). Qualcuno sa dove sono questi maghi del PR, o quali risultati abbiano ottenuto? Ci sono star del cinema o della TV, o personaggi famosi per qualcos’altro che la loro viscontita’? (domanda)

Infine…sondaggio di questi giorni…il 41% dei britannici e’ scettico “integrale” (non pensano che il riscaldamento sia di origine antropica in nessun modo). Qualcuno conosce quali iniziative di PR di Big Oil o Big Coal abbiano ottenuto cotanto risultato? Anche perche’ io, che in UK ci vivo, non me ne sono accorto.

Sisma Cile, Scienziati dell’Agenzia Spaziale Italiana smentiscono la Nasa

(originariamente pubblicato su ItaliaChiamaItalia)

‘Il movimento tellurico avrebbe spostato l’asse terrestre e modificato la durata del giorno sulla Terra. Tutto vero? Sembra proprio di no…’

di Maurizio Morabito

Fra i grossi titoloni dopo il terremoto in Cile del mese scorso, campeggiavano anche le affermazioni del prestigiosissimo Jet Propulsion Laboratory (JPL) della NASA a Pasadena (California) secondo il quale addirittura il movimento tellurico avrebbe spostato l’asse terrestre e modificato la durata del giorno sulla Terra. Tutto vero? Sembra proprio di no, in base alle precisissime osservazioni del Centro di Geodesia Spaziale (CGS) dell’Agenzia Spaziale Italiana a Matera.

E’ una storia questa che speriamo faccia capire l’importanza di differenziare fra i calcoli teorici e le misurazioni del mondo reale. E’ stato infatti proprio sulla base di modelli al calcolatore che il team statunitense capeggiato da Richard Gross del JPL ha annunciato all’inizio di marzo come l’enorme spostamento di masse all’interno del pianeta in occasione del sisma cileno avrebbe portato a un accorciamento del giorno di 1,26 milionesimi di secondo, e spostato l’asse di rotazione di ben 8 centimetri. Nessuna conseguenza avvertibile nella vita quotidiana, ma a pochi anni da effetti di simile magnitudine dopo il terremoto di Natale del 2004 a Sumatra, abbastanza da richiamare l’attenzione riguardo una Terra che almeno apparentemente spesso si sposterebbe di qua e di la’.

Affermazioni quelle di Gross che fanno il giro del mondo. Cosa che purtroppo non succede invece con chi il pianeta lo misura effettivamente, e non solo nella memoria di un supercomputer che per quanto veloce non puo’ sostituire la realta’. Il 4 marzo esce infatti in sordina e in inglese un comunicato a firma Giuseppe Bianco del CGS, un centro italiano che da Matera e’ ufficialmente riferimento mondiale nelle straordinariamente precise misurazioni laser della posizione del pianeta Terra (lo International Laser Ranging Service, ILRS).

Bianco conferma che “come per ogni evento che produce un movimento di massa della Terra, il recente terremoto estremamente violento in Cile ha anche causato uno spostamento dell’asse terrestre di inerzia rispetto al suo asse di rotazione”. Pero’, continua Bianco,”occorre rilevare che movimenti molto più grandi si verificano di continuo, soprattutto come il risultato di una circolazione atmosferica ed oceanica”.

E cosa dicono i laser dell’ILRS? “I risultati preliminari non mostrano differenze significative, vale a dire superiori […] a circa tre centimetri”. Cosa e’ successo, dunque? La NASA ha parlato troppo presto? “Questa valutazione si differenzia da quelle ottenute con i modelli teorici del pianeta (come quella prodotta dal Jet Propulsion Lab di Pasadena, California), che possono valutare la portata di uno spostamento sulla base dei dati geofisici e sismologici. Questo è il tipo di calcolo utilizzati per le previsioni meteorologiche, che si basano su dati osservati prima di una data particolare, e sui modelli teorici di come si sviluppino i fenomeni atmosferici”.

Sarebbe facile fare dell’ironia dunque sul come tutto cio’ spieghi alcune diciamo cosi’ “imprecisioni” nelle previsioni del tempo. Una cosa e’ comunque certa: il messaggio da Matera e’ che anche i supercomputer della NASA, nel loro piccolo, possono sbagliare. E sbagliano

La Stazione Spaziale Internazionale Transita Su Londra Nella Costellazione di Orione

Questa e’ la Stazione Spaziale Internazionale che transita il 7 marzo verso le 19:00 tra le stelle Alnitak (a sinistra) e Alnilam (a destra) in Orione sopra Londra.

La ISS in Orione
La ISS in Orione

Sorprendentemente, e’ possibile fare queste riprese con macchine fotografiche poco costose, e tenute in mano.

Giorgio Napolitano, Un Uomo Solo Al Comando

Le reazioni al Salvaliste mi ricordano l’atmosfera che regnava in Europa alla vigilia della Prima Guerra Mondiale, con troppa gente che cerca attivamente e romanticamente la lotta (al giorno d’oggi e per il momento, non armata) invece di interessarsi a cosa stia effettivamente accadendo.

Nel frattempo, come qualcuno fra i meno esagitati potra’ cerca di notare, fra le righe scritte dal Presidente della Repubblica in risposta a “due cittadini” c’e’ un bel rimbrotto all’intransigenza del PD, che ha impedito una soluzione politica condivisa che magari sarebbe stata diversa e migliore del Salvaliste:

sappiamo quanto risultino difficili accordi tra governo, maggioranza e opposizioni anche in casi particolarmente delicati come questo e ancor più in clima elettorale: difficili per tendenze all’autosufficienza e scelte unilaterali da una parte, e per diffidenze di fondo e indisponibilità dall’altra parte

Come al solito insomma per questioni elettorali molto meschine e’ stato deciso di lasciare il PdR da solo a trattare con Berlusconi. Ormai Giorgio avra’ capito chi sono i suoi amici, proverbialmente sempre presenti. Anche e soprattutto nel momento del bisogno.

Mentre allora attendo che qualche fine costituzionalista spieghi a questo povero ignorante e sventurato cosa ci sia di così orrendo nel Salvaliste, mi chiedo:

  1. Che differenza di sostanza ci sarebbe stata nelle modalità di compilazione, pubblicazione e attuazione se si fosse scelta la via del rinvio delle elezioni?
  2. Cosa avrebbe dovuto argomentare il Presidente della Repubblica nel respingere questa soluzione?
  3. Quanti italiani capiranno di cosa si parla, e quanti invece seguiranno senza pensarci pericolosi urlatori alla Di Pietro, il cui richiamo alle forze armate evidentemente a qualcuno è piaciuto?
  4. Fare ulteriore confusione servirà a qualcos’altro che a polarizzare l’elettorato (ne sarà contento Formigoni, e la Polverini)?
  5. Perché il comma 2 del Salvaliste non puo’ essere utilizzato per fare piazza pulita da ora in poi delle regolette e regolacce insensate e di derivazione franco-sabauda, come la storia dei timbri tondi e quadrati, e non solo in materie elettorali?
  6. Siamo sicuri che sia…democratico decidere del Primato della Legge sulla Democrazia? Davvero la Repubblica sarebbe più solida se nella Regione più ricca e popolosa il Partito di maggioranza non fosse nelle schede elettorali, considerato anche che la alternativa (il rinvio) avrebbe permesso a Formigoni e i Premi Nobel che gli hanno raccolto le firme di presentarsi comunque?

COMUNICATO di Raffaele Fantetti (1 Marzo 2010)

(ricevo e rimando)

Come è facile immaginare, da quando è scoppiato il caso Di Girolamo, sia io che i miei legali siamo tempestati di richieste di interviste. Mi è parso opportuno non parlare fino alla conclusione della vicenda. Ritengo, però, di rispondere ad alcuni articoli che mi riguardano e riportano diverse inesattezze tendendo a dare un messaggio non condivisibile.

Si dice che lavoro come funzionario a Roma del Ministero dello Sviluppo Economico, ex Commercio Estero. In realtà -come appare sul mio sito (www.fantetti.org)- sono un esperto ex Legge 56/2005 con contratto a tempo determinato, selezionato in base al superamento di un concorso pubblico per l’implementazione dei c.d. “sportelli unici” all’estero al quale ho concorso come residente all’estero. Quella dell’istituzione degli sportelli unici fu una brillante intuizione dell’allora Ministro Urso, portata avanti ed approvata dal precedente Governo Berlusconi ma la cui implementazione è stata molto osteggiata e procede a rilento

Nelle more della destinazione istituzionale all’estero, ho proceduto ad un commuting regolare tra l’Italia ed il Regno Unito (Londra, dove ho dimora, residenza e dove sono emigrato nel 1992). Ho debitamente segnalato la cosa alle autorità sia italiane che inglesi. Da un punto di vista fiscale, non mi avvalgo del Trattato contro la doppia imposizione. In passato, durante la mia esperienza professionale a Washington DC, mi ero comportato nello stesso modo, segnalando il tutto alle autorità competenti ed operando un commuting regolare tra affetti e lavori al di qua ed al di là dell’Atlantico.

Noi giovani Italiani della cosiddetta “NEP: Nuova Emigrazione Professionale” (espressione di cui rivendico la paternità per averla coniata in un convegno pubblico sulla materia organizzato dal giornale “Pensiero Londinese” presso l’Istituto Italiano di Cultura a Londra molti anni prima che la legge 459/2001 fosse approvata), siamo così. Costretti ad uscire dal Paese a causa dell’imperante gerontocrazia e mancanza di meritocrazia, cerchiamo lavoro e/o un lavoro migliore altrove e giriamo di continuo. Io sono stato in Belgio e Francia prima di approdare sulle bianche scogliere di Dover e non ho proceduto a cambiare ogni volta i termini della mia iscrizione AIRE: poi ho anche scoperto che non ne ero tenuto (ex art.1, comma 8, Lg. 470/1988).

Da anni, l’ottimo rapporto “Italiani nel Mondo” della Fondazione Migrantes conferma che la maggioranza degli iscritti all’AIRE, specie in Europa, ha meno di 40 anni e ciò non fa che confermare la nostra intuizione dei primi anni Novanta.
Leggete le varie rubriche degli Italians su Internet per farvi un’idea di chi sono e di come vivono in giro per il mondo. Ritengo che la mia storia, nel suo piccolo, sia significativa di tali attualità. In Italia non avevo sbocchi nonostante un ottimo curriculum di studi.
Ho sempre diviso il mio tempo professionale tra le tematiche dell’internazionalizzazione delle imprese italiane e quelle degli Italiani all’estero (queste ultime mai dietro compenso): per questo sono ben conosciuto in entrambi gli ambiti.

In tempi non sospetti mi sono iscritto a Forza Italia, poi ho fondato il Circolo della Libertà U.K. (io vice e Presidente l’amico ingegner Bertali di AN): ora collaboro -sempre su base volontaria- con il Settore Italiani nel Mondo del PDL e ho contribuito a diverse manifestazioni nel Regno Unito (tra cui la famosa consegna di lettere di protesta ai Direttori Responsabili del “Financial Times” e del “Times” per articoli infamanti contro l’Italia ed il Governo da loro pubblicati), in Svizzera, Germania e Rep. Ceca.

Vado fiero del mio risultato elettorale (oltre 20.400 preferenze) che è tutto voto di opinione.
Non mi sono sposato “nell’abbazia di Westminster” … grazie ai buoni uffici del mio parroco oggi vescovo ausiliario di Roma Sud”. Mi sono sposato nella cattedrale con due officianti, il parroco locale ed il mio parroco di Roma. Non sono rappresentante del Registro Navale di Dominica: lo sono stato per circa tre mesi nel 2005. Sono arrivato ottantasettesimo su 500 alla prova di selezione di un concorso pubblico per dirigente del commercio internazionale che non prevedeva neanche un esame di lingua estera. L’anonimo dirigente del Ministero ha fatto molta confusione. Nutro stima e gratitudine per l’intero team di giovani legali (Giovanna Mazza, Antonio Labate e Alessandro Tozzi) che mi ha assistito nelle lunghe e complesse fasi del ricorso al Senato.

Potrei continuare con le precisazioni ma credo che, data la situazione, non sia il caso. Dico solo che negli ultimi mesi sono stato oggetto di diversi scriteriati ed infondati attacchi da parte di anonimi su Internet e che per questo abbiamo presentato istanze di querela per diffamazione alla competente polizia postale.

Raffaele Fantetti

“Spero che questa situazione si risolva nel migliore dei modi”

Cavallo, Cruciani e Gatti

La Sindrome di Scassandra

no, il titolo non e’ un refuso…un’altra versione: “Accusiamo i catastrofisti di complicita’ in genocidio?

Proviamo un “se voi foste il giudice”…siamo al processo contro una babysitter perche’ il bambino cui stava badando e’ finito in ospedale cadendo da un tavolo. La babysitter dichiara di non aver fatto personalmente del male al bambino, e tutti sono d’accordo sull’argomento. Pur tuttavia si sa anche che la babysitter, pur consapevole del fatto che il bambino stesse giocando al gioco dei contrari, gli ha intimato di non salire sul tavolo perche’ preoccupata, appunto, che cadesse da quell’altezza.

Se voi foste il giudice…pensereste che la babysitter fosse innocente?

Io no.

Come commentare allora coloro i quali, pur nutrendo ragionevolissime preoccupazioni riguardo argomenti come l’evoluzione del clima, o il picco del petrolio, continuano a ripetere argomentazioni ed azioni gia’ dimostratesi fallimentari, nonostante la consapevolezza (di tutti) che tutto cio’ non abbia mai portato, e quindi mai potra’ portare da nessuna parte? Sono “colpevoli”, evidentemente anche loro…e colpevoli poi di “complicita’ in genocidio”, perche’ a loro dire qualora non si facesse niente ci aspetta un futuro di morte a livello, appunto, di genocidio.

L’unica loro possibilita’ di salvezza dall’accusa di “complicita’ in genocidio” sara’ dimostrare allora che non abbiano comunque troppo sale in zucca (e non dico che cio’ sarebbe difficile…).

Esiste evidentemente un problema di comunicazione fra chi nutre certe preoccupazioni ed il mondo esterno. E’ chiaro anche a tutti che il mondo esterno non accetta il primo profeta che capita. Piu’ straordinarie siano poi le affermazioni, piu’ straordinarie dovranno essere le prove a supporto. Maggiore la richiesta di cambiamento sociale e/o addirittura psicologico, maggiore sara’ il fronte di coloro che si dimostreranno recalcitranti al cambiamento (e meno male, altrimenti saremmo tutti gia’ morti dietro questo o quel profeta di morte).

Si tratta di nozioni gia’ stra-note e al limite del banale. Eppure continuiamo a vedere questo stesso cozzare di teste contro gli stessi muri per le stesse ragioni.

Peggio: alcuni fra quella serie di teste prossime all’auto-danneggiamento, invece di acquisire consapevolezza della situazione e provare un registro piu’ efficace, hanno elaborato una loro psicosociofantasia fra lo strambo e il patetico, rifugiandosi fra le confortevoli braccia della “Sindrome di Cassandra“.

L’idea e’ molto semplice…piu’ di uno e’ convinto di conoscere il futuro (=sapere esattamente come andra’) ma di essere condannato a rimanere inascoltato come, appunto, Cassandra. Ci sono vari aspetti a livello psicologico, in proposito, fra i quali:

  • Le preoccupazioni per il futuro diventano una certezza che capitera’ il peggio
  • Il problema dell’essere inascoltati in passato diventa la convinzione che nessuno ascoltera’ mai

Al catastrofismo piu’ orripilante si accoppia quindi il rigetto del mondo esterno, un rigetto tanto piu’ illogico quanto piu’ la soluzione del problema (cambiamenti climatici, o picco del petrolio) comporta il lavorare assieme al mondo esterno.

E se dietro tutto questo ci fosse una specie di “desiderio di morte” (di nuovo, rendendo appropriata l’accusa di complicita’ in genocidio)? Il Prof. Giampiero Tre Re, “docente di filosofia, psicologia e scienze sociali, […] dottore di ricerca in Diritti dell’Uomo presso l’Università di Palermo e […] specialista di bioetica” descrive la situazione cosi’ nel suo blog “Terra di Nessuno” (“Ecologia e psicologia. Profezie che si autoavverano: la sindrome di Cassandra“, 8 Marzo 2007):

[…] Il dibattito pubblico sulla crisi dell’ecosistema, muovendosi tra rimozioni e catastrofismi, assume l’andamento oscillatorio di una sindrome psicosociale, che ricorda il personaggio omerico di Cassandra […] una sindrome da fine del mondo (o, almeno, di certi mondi) tipica dei passaggi di crisi culturali. […] è la rivelazione stessa che, mentre annuncia la catastrofe, la rende ineluttabile per cause connesse, in definitiva, non al problema in sé ma ai modi della comunicazione e delle dinamiche dell’organizzazione sociale. […] Il complesso esita in una profonda frustrazione per l’incapacità di agire tempestivamente ed efficacemente, mentre Cassandra finisce per distruggere se stessa: mentre trova conferma della propria ideologia di salvezza, provoca, proprio per questo, la catastrofe collettiva annunciata.

Da notare che il Prof. Tre Re non e’ certo da annoverare fra coloro che non ritengano essere in corso una crisi ecologica. Ma i suoi suggerimenti per il futuro sono ben diversi dalle solite stupidaggini catastrofiste riguardo masse ignoranti o complotti malvagi:

Se non si troverà il modo di cogliere scientificamente il nesso tra la globalità della crisi dell’ecosistema e il carattere globale dell’interazione culturale uomo-natura il grido di Cassandra non basterà a scongiurare la catastrofe ed anzi, suo malgrado, si presterà a strumentalizzazioni e manipolazioni politiche. […] Occorre una visione ecofilosofica profonda e al tempo stesso profondamente umanistica, senza inutili e dannosi catastrofismi. Una riflessione epistemologica che si ponga l’obiettivo d’individuare l’eventuale punto di contatto tra una nuova gestalt ecologica ed un antropocentrismo non dispotico nei confronti della natura

Sottolineo: “il grido di Cassandra non basterà a scongiurare la catastrofe ed anzi, suo malgrado, si presterà a strumentalizzazioni e manipolazioni politiche“. Appunto.

E dire che invece qualcosa si potrebbe davvero fare. Pochi giorni fa ne hanno parlato gli esperti convenuti per parlare di “Evidence-based decision making” (“Decidere sulla base delle prove scientifiche“) all’University College of London. A una precisa domanda in argomento, cosa possono fare i cambioclimatisti invece di rifugiarsi nella Sindrome di Cassandra?, hanno dato i seguenti suggerimenti:

  • Impegnarsi nello studiare tecniche implementative, fare tesoro di esperienze passate (come la campagna per la lotta all’AIDS)
  • Parlare con tutti, essere aperti e coinvolgere quante piu’ persone possibile, costruire networks di persone che abbiano lo stesso obiettivo, indipendentemente dalle motivazioni di ognuno
  • Non partire dal presupposto che nessuno ci ascolti, aiutare anzi chi lo fa ad acquisire visibilita’
  • Iniziare con un progetto dimostrativo che accetti invece di negare le obiezioni raccolte

Il guaio e’ che tutto questo “dura fatica”…molto piu’ facile crogiolarsi in un’interpretazione semplicistica del mito di Cassandra. Un po’ come rimprovera Garrison Keillor dalle pagine del New York Times ai Democratici USA:

Credo ancora nel lavorare faticosamente. È più divertente ed è un modo di vita migliore. Non ho molta pazienza per i Democratici che afferrano la sconfitta e trovano in essa la loro ragion d’essere. Sognano di essere una eroica voce che urla nel deserto contro l’egoismo e la crudeltà e affronta nobilmente la sconfitta, e necrologi che dicano che erano visionari e in anticipo sui tempi. Preferirei che si trovino nel loro tempo invece che in anticipo, e che si mettano al lavoro.

Lavoro? Figuriamoci…il cassandrista medio cerca nemici, in modo da non dover far niente di concreto, rendendo assolutamente inutili gli sforzi sui cambiamenti climatici, e sul picco del petrolio.

In un clima perennemente da Fortezza Bastiani, costituzionalmente incapaci di rapportarsi con il mondo esterno, i cassandristi sono pronti a offendere e denigrare, trincerarsi dietro l’autorita’ altrui, impermeabili a una qualunque discussione che non sia fra iniziati, bravi solo a cercare il pelo nell’uovo altrui.

In Italia ovviamente la citazione finale puo’ essere una sola…”continuiamo cosi’, facciamoci del male“.

Beppe Severgnini A Londra

(originariamente pubblicato su ItaliaChiamaItalia)

Italiani all’estero, Severgnini a Londra
“Di fronte a una sala gremita da un centinaio di persone Beppe Severgnini ha presentato il 4 febbraio alla LSE su invito della locale associazione studentesca Italian Society la sua interpretazione del successo del Presidente del Consiglio, on. Silvio Berlusconi.
di Maurizio Morabito, corrispondente di ItaliachiamaItalia da Londra

Il titolo della presentazione (tutta in inglese, per una volta!) era gia’ tutto un programma: «Signor B: An Italian Mirror». Il noto giornalista e blogger del Corriere della Sera voleva insomma chiedere a se stesso e ai presenti se il Presidente Berlusconi sia uno specchio dell’Italia e degli italiani. Ma e’ poi andato anche oltre : il leit-motiv della serata e’ stata infatti la « decostruzione » del Presidente del Consiglio per individuare i fattori che spieghino perche’ a dominare la politica italiana degli ultimi sedici anni sia stato proprio un personaggio come Silvio Berlusconi.

Una parentesi e’ doverosa: a chi va spiegato, il motivo del successo berlusconiano? Evidentemente, a chi non lo ha capito…cioe’, alla stragrande maggiorana di chi vota a sinistra, e in special modo di chi vota Partito Democratico. Da questo punto di vista la pur profonda analisi di Severgnini non e’ sembrata aver particolare successo : gran parte dell’audience e’ sembrata divertirsi alle parole del giornalista gia’ corrispondente da Londra per il Giornale ai tempi di Montanelli, ma non c’e’ stato granche’ segno che abbiano poi colto il senso degli sforzi di Severgnini, e cioe’ l’invito ad andare al di la’ della ingenua illusione che il Presidente Berlusconi abbia vinto tre elezioni perche’ gli italiani sarebbero mezzi imbecilli ignoranti ammaliati da semivestite signorine sui canali TV targati Mediaset.

Eppure Severgnini ha provato a cestinare una tale visione che dire sbagliata e’ dire poco. Ha cominciato quasi in perfetto orario, in un’aula dove e’ stato necessario portare altre sedie visto il successo di pubblico, molto all’inglese con una serie di battute, dichiarando poi di voler capire le cause della dominazione politica del Presidente del Consiglio al di fuori di valutazioni personali e soprattutto di parte (politica).

Ha iniziato parlando del fattore « Umano », di Silvio Berlusconi come specchio della Nazione, leader populista che quindi segue le aspirazioni e i gusti dei votanti facendo loro in pratica « l’occhiolino ». Secondo fattore, quello « Spirituale », con il seguire i precetti della Chiesa Cattolica in maniera almeno ufficiale. Poi un fattore « Bruce Willis », quello cioe’ di una Destra che si e’ fatta con Berlusconi spazio (vedi lottizzazione RAI) in maniera ancora piu’ spregiudicata della gia’ cinicissima Sinistra italiana.

Tocca dunque a un fattore « Truman Show », con la vita che si trasforma in spettacolo televisivo, il conflitto d’interessi, il desiderio di controllare il defluire delle notizie soprattutto a livello dei telegiornali della sera. C’e’ anche un fattore « Zelig » nella capacita’ del Presidente Berlusconi di essere quello che l’interlocutore desideri, ancora meglio di Clinton e Blair, pro-russo con Putin, pro-americano con Obama, pro-israeliano con Netanyahu, etc etc.

Severgnini ha poi parlato di un fattore « Maggie », da Margaret Thatcher, con Silvio Berlusconi capace di mettere insieme un Governo stabile, non in balia dei Sindacati, con figure popolari e rispettate da tutti come il Ministro degli Interni Roberto Maroni ; un fattore « Foot », gioco di parole in inglese con il nome di un vecchio leader laburista e che potremo tradurre come « Zappa » nel senso di zappa che la Sinistra italiana continua da anni a gettarsi sui piedi ; un fattore « Medici », con Silvio Berlusconi che ha trasformato lo Stato in una « Signoria » come quelle rinascimentali ; un fattore « Palio », che riguarda tutti coloro che piu’ che votare per il Presidente Berlusconi, votano contro la Sinistra italiana ; e infine un fattore « Perroncel », dal nome della modella francese che ha conquistato i cuori di mezza squadra del Chelsea ed e’ al momento al centro dell’ultima tranche di scandali sessuali britannici.

Alla fine di tale monologo proferito con dovizia di verve, Severgnini ha accettato di rispondere solo brevissimamente a una serie di domande. Fra le risposte piu’ interessanti, il suo paragonare il Presidente Berlusconi a un mix fra « Peron, Putin e Sinatra « ; l’indicazione che il Berlusconi del futuro sara’ un leader anche digitale e non solo « analogico » ; e il lamentarsi della scarsa sensibilita’ del Presidente del Consiglio di fronte ai possibili danni all’immagine dell’Italia all’estero quando agisce in modi che fanno anche crescere il consenso fra gli Italiani.

Il tutto e’ finito con un regalo dalla Italian Society, chissa’ perche’ un cappello che fa assomigliare Severgnini a un Michael Moore molto dimagrito (se ne sconsiglia vivamente l’uso in pubblico…).

Certo uno puo’ essere d’accordo o no in tutto o in parte con questa analisi della leadership berlusconiana : ma alla fine lo stesso Severgnini deve essersi reso conto di aver titillato la maggior parte del pubblico ma solo in maniera superficiale, ritrovandosi a dover sottolineare che anche gli aspetti piu’ piccanti della vita pubblica del Presidente del Consiglio vanno analizzati seriamente e non con le solite risatine e sguardi verso il cielo. L’impressione e’ stata proprio che l’uditorio non-berlusconiano non sia capace di muoversi oltre un generico e cieco odio contro la figura del Presidente Berlusconi, neanche se invitato ad andare oltre da un giornalista di indubbia intelligenza, capacita’ di analisi e di presentazione delle proprie idee e a cui Berlusconi non sta certo molto simpatico.

Se, come dice Severgnini, in tanti ancora si trastullano con Beppe Grillo con l’idea che in Italia ci sia un ristretto gruppo di cattivoni con a capo il Presidente del Consiglio, e cinquanta milioni di pecorelle che attendono con ansia di essere salvate, non sembra esserci molto da sperare per il futuro del dibattito politico (anche fra gli Italiani a Londra).

Ottanta Milioni Di Morti, Due Idioti

E se … la Seconda Guerra Mondiale avesse avuto inizio a causa di un gigantesco errore di calcolo da parte di Hitler (e di von Ribbentrop)? Dopo tutto, e’ un’ipotesi perfettamente compatibile con il pasticcio incredibile che hanno fatto nella gestione dei territori conquistati durante la guerra:

Quando entrai nella stanza accanto Hitler era seduto alla sua scrivania e Ribbentrop in piedi accanto alla finestra. Entrambi alzarono uno sguardo pieno di aspettative quando entrai. Mi fermai a una certa distanza dalla scrivania di Hitler, e poi lentamente tradussi l’ultimatum del governo britannico. Quando ebbi finito, ci fu silenzio. Hitler era seduto immobile, guardando davanti a se’. Non sembrava smarrito, come è stato poi affermato, né arrabbiato, come altri sostengono. Si sedette completamente silenzioso e immobile. Dopo un intervallo che sembrava un’eternità, si rivolse a Ribbentrop, che era rimasto in piedi accanto alla finestra. ‘E adesso?’ Hitler chiese con uno sguardo selvaggio, come a voler insinuare che il suo ministro degli Esteri lo avesse ingannato sulla probabile reazione dell’Inghilterra. Ribbentrop rispose a voce bassa: ‘Suppongo che i francesi ci daranno un ultimatum analogo entro un’ora’.

La Tragedia di Una Sinistra Senza Popolo

Una risposta a “Berlusconi a Teheran” di Slavoj Žižek, pubblicato sulla London Review of Books il 23 luglio 2009

Slavoj Žižek, “filosofo materialista-dialettico e psicanalista lacaniano, co-direttore del Centro Internazionale di ‘Humanities’” al Birkbeck College di Londra e in passato gia’ noto come quasi-supporter del Governo Cinese (un dettaglio che come vedremo, e’ rilevante) ha scritto un articolo dal titolo “Berlusconi a Teheran“, pubblicato sulla London Review of Books il 23 luglio scorso. Partendo dalla crisi post-elettorale iraniana, e procedendo con un paragone (anzi, eguagliando) il Presidente iraniano Mohammed Ahmadinejad al Presidente del Consiglio italiano, Žižek mescola una nutrita serie di attacchi contro Berlusconi a un’altrettanto nutrita serie di inni alla democrazia…intesa pero’ come “skaio-crazia”, dove chi comanda e’ (un gruppo di oligarchi) di sinistra.

Dopo una serie di vicissitudini, una versione della risposta tradotta qui sotto non ha potuto trovare spazio sulla LRB in alcuna forma, nonostante fosse stata “approvata” per la pubblicazione due volte.

Cominciamo con il chiarire a cosa sia interessato l’autore di “Berlusconi a Teheran“. E’ difficile pensare che voglia parlare dell’Iran, argomento trattato troppo sommariamente. Forse non vuole parlare neanche di Berlusconi, una variabile a Žižek praticamente sconosciuta e al cui riguardo si perde in troppe imprecisioni, nonostante il Silvio nazionale sia diventato in termini di riconoscibilita’ probabilmente il secondo uomo politico piu’ importante al mondo dopo Barack Obama.

Il vero obiettivo di Žižek sembra il fare i capricci perche’ dopo il 1989 le società occidentali non vogliono votare pedissequamente per le figure e linee politiche favorite da Žižek stesso. E più che una lagnanza, Žižek fa la parte dell’intellettuale di (antica) sinistra che si atteggia a Vercingetorige, e sconfitto getta le armi ai piedi di Giulio Cesare/Berlusconi (lo so, è una scena tratta da un fumetto … ma se Žižek prende ispirazione dal cartone “Kung Fu Panda”, cosa c’è di sbagliato in “Asterix”?).

Se questo e’ il caso; se un articolo che equipara Ahmadinejad a Berlusconi è il segno finale del crollo del pensiero di sinistra … e se mai ci sia stato un tempo in cui ci fosse bisogno che emergesse una nuova sinistra, con un po’ più di fiducia almeno in quel popolo che afferma di voler sostenere e difendere; allora, è questo, quel tempo..

=========================

Come detto, la mancanza di interesse di Žižek negli affari di Teheran è evidente. L’articolo comincia dai disordini a Teheran, ma finisce per discutere di un presunto razzismo di fondo di Berlusconi. Žižek scrive che “ci sono molte versioni degli eventi del mese scorso (Giugno) a Teheran“, quindi procede a scegliere quella di suo gradimento come se stesse sostenendo una squadra di calcio, semplicemente troppo ansioso di individuare i “buoni” e pronto a star loro dietro sempre e comunque. I Paesi e le società non sono visti come interessanti “esperimenti in corso”, da seguire e analizzare, piuttosto come “parco giochi” per annoiati stranieri con poco o niente da rischiare e l’entusiasmo per farsi gli affari degli altri. Tutto cio’ potrebbe essere divertente ma… è Politica?

E in effetti ci vengono date affermazioni totalmente prive di fondamento, come “Ahmadinejad non è l’eroe degli islamici poveri, ma un corrotto islamo-fascista, una specie di Berlusconi iraniano la cui miscela di atteggiamento clownesco e politica di potenza senza scrupoli sta causando disagio anche tra gli Ayatollah“. Cosa mai vuol dire “islamofascismo“? E come fa un populista a non essere l’eroe dei poveri, almeno nella misura in cui e’ percepito dai poveri? E che tipo di pensiero profondo si nasconde dietro la definizione di Žižek di Berlusconi come “un idiota corrotto”?

L’impressione è che quanto sopra non siano “osservazioni” o il risultato di una qualsiasi analisi, ma piuttosto dei punti speciosi, inventati a sostegno di un’indimostrabile equivalenza tra Berlusconi e Ahmadinejad. Forse Žižek sogna di essere in uno stadio di calcio, indossando una maglietta “Berlusconi è un idiota corrotto” sotto uno striscione “Ahmadinejad è un islamo-fascista”, mentre canta l’Internazionale e getta insulti contro un “dream team” avversario composto da Berlusconi, Ahmadinejad, ma anche Sarkozy, Bush Padre e Figlio, Reagan, e chissà, forse anche Nixon. Sulla panchina dei “nemici”: i fondatori del Ku Klux Klan.

Questo atteggiamento da “tifoso sognante” si vede anche nei paragrafi successivi. In un primo momento Žižek afferma che “è vitale” riconoscere che le manifestazioni iraniane sono state “un grande evento di emancipazione, che non rientra nel quadro di una lotta tra liberali filo-occidentali e fondamentalisti anti-occidentali”. Perché allora ricade subito nella vecchia abitudine di attaccare logore etichette a tutto ciò che si muove? “Se non facciamo [ciò che è vitale etc etc]], noi in Occidente entreremo in una era post-democratica, pronti per i nostri Ahmadinejads. Gli Italiani conoscono già il suo nome: Berlusconi”.

Addirittura.

Dietro a questi ragionamenti c’e’ un concetto un po’ peculiare di “democrazia”, e Žižek se ne rende conto visto che procede con lo spiegarcelo. Perche’ Žižek vuole “il Governo da parte della Sinistra”, una skaio-crazia che purtroppo per lui manca dal mondo reale. Una skaio-crazia che andrebbe applicata comunque, e nonostante, se non interamente contro la volontà delle pecore, pardon, del popolo.

Gli animali di allevamento non sono una metafora ironica: Žižek cita con entusiasmo come “manifestamente vero” il pensiero del giornalista americano Walter Lippmann, il quale, ci viene detto, “come Platone … vedeva il popolo come una grande bestia o una mandria smarrita” che “deve essere disciplinato da ‘una classe specializzata’” capace di vedere lontano.

Ma le parole di Lippmann sono del 1922. Per coincidenza (davvero?), in quello stesso anno Benito Mussolini ha conquistato il potere in Italia, introducendo il mondo ad una forma di governo chiamata fascismo, all’inizio popolare tra le élite occidentali, e probabilmente l’esperimento piu’ completo di governo da parte di una “classe specializzata” prima dell’avvento di Stalin.

E’ davvero doloroso leggere questa approvazione da parte di Žižek di una “democrazia come allevamento di animali”, dopo che un gruppo di “pastori del popolo” auto-nominati hanno ucciso centinaia di milioni di esseri umani, dalla Germania nazista al Grande balzo in avanti di Mao al genocidio di Pol Pot agli assassini politici di massa di Pinochet.

Ed e’ davvero curioso che pensieri di questo genere non si siano mai sopiti. Come dice Frank Furedi nel suo libro “La Politica della Paura“, “le élite politiche [contemporanee], svincolate dalla società e interamente incentrate sul presente, spingono per un’agenda misantropica che sottolinea la vulnerabilità delle persone e vede il comportamento individuale come un problema da gestire, [dimostrando] un forte elemento di disprezzo paternalistico [con la sensazione di fondo che] ci siano tutti questi misteriosi selvaggi là fuori, che hanno bisogno di sentirsi dire cosa fare” in cabina elettorale.

===============

Perché mai qualcuno dovrebbe considerare in modo cosi’ negativo la democrazia rappresentativa? In realtà, Žižek e’ preoccupato con la stessa organizzazione della società contemporanea. Il (secondo) esempio della direzione in cui vede “l’Occidente” evolvere, è Lee Kuan Yew, “il leader di Singapore che ha pensato e messo in pratica un ‘capitalismo con valori asiatici“. Nella “democrazia occidentale”, infatti, Žižek vede la lunga mano del “capitalismo”. E il “progresso capitalistico” viene esplicitamente dichiarato come estraneo a qualunque cosa la “democrazia” significhi.

Seguendo Alain Badiou, ci viene detto che “la democrazia elettorale è rappresentativa nella misura in cui essa è rappresentativa del capitalismo“; e che “le elezioni democratiche … non sono di per sé un’indicazione del vero stato delle cose“(un punto bizzarramente sostenuto utilizzando quel fulgido (si fa per dire) esempio di democrazia elettorale che e’ stata la Francia di Vichy).

===============

Le affermazioni su Berlusconi sono francamente mal argomentate e scritte, una grottesca insalata di inesattezze storiche e di “non sequitur”.

Niente di cui meravigliarsi, ovviamente, visto che la stessa esistenza di un politico/non-politico come Berlusconi e’ benvenuta nel mondo di Žižek come un candelotto lacrimogeno acceso, in una stanza senza porte e finestre:

(a) E’ ovviamente un errore considerare, come fa Žižek, quanto “resta della ‘sinistra’ italiana” come “ormai rassegnato al suo destino” sotto Berlusconi. Piuttosto, la ‘sinistra’ ha trascorso gli ultimi 15 anni, anche quando era al potere, parlando quasi sempre e solo di Berlusconi. I suoi componenti non sono vittime di una “cinica demoralizzazione“, quanto nemici ipnotizzati, incapaci di qualsiasi pensiero politico che non comprenda (odio contro) Berlusconi.

(b) Žižek rimprovera a Berlusconi di aver agito “più o meno spudoratamente” e di “comportarsi in modo tale da minare la sua dignità di Capo del Governo“, perché “la dignità della politica classica deriva dal suo elevarsi sopra il gioco degli interessi particolari della la società civile…nella sfera ideale del ‘citoyen’ in contrasto con la situazione di conflitto di interessi egoistici che caratterizzano il ‘borghese’“(ecco un altro attacco al capitalismo).

Ma come può questo pensiero andare d’accordo con quando lo stesso Žižek descrive cinicamente le ‘elezioni libere’ come il semplice “mostrare un minimo di cortesia” da parte di chi “è al potere [ma temporaneamente] fa finta di non detenere il potere”? I politici allora devono essere elevati rispetto agli elettori o no?

(c) Ci viene detto che “la scommessa dietro le volgarità di Berlusconi è che le persone si identificheranno con lui come rappresentante dell’immagine mitica dell’Italiano medio”. Questo è un mito diffuso, ma totalmente privo di fondamento, ancora una volta ripetuto da Žižek senza alcun elemento di prova a sostegno. Non spiega affatto le due sconfitte elettorali di Berlusconi, e non può essere riconciliato per esempio con la maggioranza relativa acquisita e poi conservata dal partito di Berlusconi tra gli Italiani all’estero, per esempio nel Regno Unito.

(d) Žižek sostiene che Berlusconi ha bisogno di “paura” per rimanere al potere. Eppure l’attuale Governo italiano e’ stato per mesi accusato di minimizzare ogni tipo di problema, dalla crisi finanziaria globale alla situazione delle vittime del terremoto a L’Aquila, ai problemi per il numero crescente di disoccupati o temporaneamente occupati, fino alla Influenza A. Amico e nemici riconoscono come Berlusconi cerchi sempre di presentare un volto felice, a volte anche troppo rilassato. Uno dei suoi ministri è stato rimproverato per aver suggerito che le scuole potrebbero rimanere chiuse se il contagio di influenza A sara’ peggiore del previsto.

Un esempio molto più vero di deimo-crazia, la manipolazione della paura per scopi politici, è in realtà la Gran Bretagna, dove saltiamo letteralmente da un allarme all’altro: quando la preoccupazione per il morbo della mucca inizia a scemare, arriva il Duemila, poi il riscaldamento globale, poi Blair e i suoi “45 minuti all’attacco da parte di Saddam“, poi l’Aviaria, poi una siccita’ da desertificazione, e adesso l’influenza “suina”. Il rischio per terrorismo e’ invariabilmente “Alto”, e chissa’ cosa ci riservera’ il futuro..

(e) Degli ultimi paragrafi su Berlusconi si può solo rabbrividire. La realtà “dello stato di emergenza“, introdotto da Berlusconi, nel luglio del 2008 è “dimostrata” citando un incidente dell’… Agosto 2007! Il che è circa otto mesi PRIMA che Berlusconi sia tornato al potere. Una ridicolaggine insomma, che precede una filippica rattoppata e infondata che include discorsi sull’”anti-semitismo ragionevole“, su violenza contro gli immigrati e sulla “barbarie berlusconiana“. Certo non c’è bisogno di commento quando l’autore di un articolo si toglie da solo ogni credibilita’.

===============

L’impressione generale è che il problema non sia la democrazia occidentale e/o elettorale, o personaggi come Berlusconi, Lee Kuan Yew o addirittura Ahmadinejad. Il problema per Žižek è se stesso, e il suo rapporto con un mondo occidentale post-1989 che non è stato in grado (almeno finora) di produrre un clima di fiducia politica significativa riguardo la “sinistra classica”. Gli elettori con regolarita’ non selezionano come rappresentanti membri di quella “classe specializzata” cui pensa di appartenere Žižek, classe che si presenta come l’unica “legittimata” a difendere i poveri, i lavoratori e in generale chiunque non sia un arco-capitalista.

Agli occhi di Žižek, il mondo intero è sottosopra: “la popolarità di Reagan aumentasa dopo ogni apparizione pubblica, proprio mentre i giornalisti enumeravano i suoi errori“. Ma piuttosto che cercare di capirne il perché, Žižek ha arbitrariamente deciso che le ragioni devono trovarsi all’interno della “mandria disorientata” chiamata popolo, e / o nelle astute, malvagi mani di populisti da tutto il mondo. Pertanto, se e quando il processo democratico anche solo temporaneamente fa languire partiti di sinistra all’opposizione, allora è l’intero processo democratico che va classificato come una manifestazione del capitalismo. La soluzione per Žižek è quindi di sbarazzarsi della democrazia elettorale del tutto. E infatti, le “elezioni democratiche che emanano un momento di verità” sono definite esattamente come quelle in cui le persone votano cosi’come Žižek vorrebbe che votassero.

Žižek non e’ solo. Anche Thomas L Friedman del New York Times ha confessato la sua invidia per il sistema autocratico cinese, cosi’ “efficiente” nell’occuparsi di questioni ambientali visto che non deve “perdere tempo” a dialogare con un’opposizione democratica. Come ha fatto notare Jonah Goldberg, studioso e autore di “Liberal Fascism”, si tratta degli stessi argomenti che negli anni Venti resero Mussolini popolare in Europa e anche negli USA, grazie ai treni che arrivavano in orario e alle paludi pontine che venivano prosciugate.

Il fatto poi che le piu’ grandi catastrofi ambientali, come il prosciugamento del Lago d’Aral, siano legate proprio a sistemi autocratici e per questo incapaci di evitare colossali errori, apparentemente a Žižek o Friedman non interessa.

==========

Tutto sommato, l’articolo di Žižek rappresenta la sconfitta di quella parte della “sinistra classica” che si ritiene come un Sansone collettivo prossimo alla morte (politica) e quindi e’ determinato ad uccidere (politicamente) tutti i Filistei. O usando una metafora forse ancora piu’ appropriata, , o, meglio ancora, come un bambino antipatico che fa i capricci per una e una sola ragione: perché le cose non vanno a modo suo.

“Nessuno sta dalla parte di Rosarno: ecco perchè in Calabria vince la ‘ndrangheta, e perde lo Stato”

Segnalo questo blog sulla situazione a Rosarno, scritto da Peppe Caridi. Non sono d’accordo su tutti i dettagli ma la conclusione e’ straordinaria nel suo centrare l’antico problema della Calabria:

Quella di Rosarno è stata una guerra fra poveri: da un lato c’erano poveri Italiani, dall’altro c’erano poveri Africani. Hanno perso tutti, ma l’intellighenzia culturale del nostro Paese ha deciso che “i negri hanno ragione” e che i cittadini di Rosarno sono “razzisti e xenofobi”. L’hanno detto e l’hanno scritto un pò tutti, tranne la ‘ndrangheta: l’unica organizzazione che ha deciso di stare dalla parte di Rosarno. Gli altri non possono stare dalla parte di Rosarno perchè pensano che Rosarno sia la ‘ndrangheta. Perchè pensano solo a quei 300 affiliati criminali, non certo rappresentativi anche degli altri 15.700 Rosarnesi onesti e sani.
Qualcuno, tra loro, ha detto di voler fondare un circolo della ‘Lega Nord’ a Rosarno: c’è già a Pantelleria, e una ragazza di Scilla, Carmela Santagati, 29 anni, alle ultime elezioni Europee del 6 e 7 giugno 2009 s’è candidata con la ‘Lega Nord’ in Calabria e ha preso quasi duemila voti. Probabilmente sarà candidata anche alle vicine elezioni Regionali nella lista Calabrese della ‘Lega Nord’, che – strano ma vero – in Calabria rappresenta oggi l’ultimo presidio dello Stato contro la ‘ndrangheta, l’unico appiglio possibile per la gente comune rispetto alla ‘ndrangheta, l’unica organizzazione che – come la ‘ndrangheta – in situazioni simili sceglie di stare dalla parte dei cittadini.

Come ci siamo ridotti…da culla della civiltà Mediterranea, a regno dei paradossi. Siamo costretti a scegliere tra la Lega Nord e la ‘ndrangheta perchè tutti gli altri stanno contro di noi.

Nessun Rida!

Consenso A Copenhagen!

Dipende da come uno se la voglia girare, suscitera’ sicuramente delle acrobazie linguistiche per dimostrare quando ci sia da essere comunque ottimisti sulla riduzione delle emissioni, ha gia’ provocato poco igieniche fughe nella paranoia da parte di alcuni commentatori…ma di una cosa tutti sono in fondo d’accordo: 45mila persone sono andate in Danimarca per due settimane piu’ o meno per parlare di cambiamenti climatici, hanno fatto una confusione incredibile, e sono riuscite a non arrivare assolutamente a niente.

Il documento finale firmato da USA, Cina, India, Brasile e (chissa’ perche’) Sudafrica non vale neanche la pena che sia commentato.

Un altro paio di Conferenze cosi’ e la Nazioni Unite fanno una strapessima fine.

Copenhagen: Lo Speranzoso Audace Colpisce Ancora…

Arriva il Presidente Obama e che succede al summit di Copenhagen? Forse, viene raggiunto un accordo globale. Si pensa, che sara’ un accordo significativo. Viene espresso il desiderio, che in futuro vengano messe in atto azioni effettiva per ridurre le emissioni. La soddisfazione e’ nel fatto, che viene compiuto un primo passo nella direzione di evitare un aumento delle temperature oltre i 2C.

D’altronde, cosa possiamo aspettarci dall’intervento del primo Presidente premiato preventivamente per (la) Pace? Speranze, soprattutto speranze. La vera audacia e’ nel mantenersi a galla contando soprattutto sul fatto che la speranza e’ l’ultima a morire.

Cantiamo Insieme Per Copenhagen!

Sono passati un bel po’ di anni dalla canzone di beneficenza degli “Italy for Africa” o come-si-chiamavano (era il Natale 1984 o il 1985?).

Visto che la canzone era “Volare” ma adesso l’interesse e’ tutto sul clima, mi sono consentito una liberta’ di troppo (possa Modugno perdonarmi!) in onore del recente Climategate:

Truccare

Penso un grafico cosi` non ritorni mai piu`,
io ne aggiustavo i primi valori all’ingiu’.
Poi d’improvviso venivan dal cielo rapiti,
e incominciavan a salire pressocche’ infiniti.

Truccare, oh oh,
aumentare, oh oh oh oh.
Nel caldo sempre piu’ su,
felice di vederli lassu`.

E truccavo truccavo felice
piu` caldo del sole ed ancora di piu`
mentre il mondo reale non mi interessava
lontano laggiu`.
Un finanziamento dolce arrivava soltanto per me.

(per il resto della canzone, cliccare qui)

Se I Climatologi Non Si Fanno Capire Dai Meteorologi

Non e’ strano incontrare scienziati convinti cambioclimatisti che giustificano il perdurare dello scetticismo sul riscaldamento globale catastrofico fra i meteorologi con frasi tipo

spesso manca [a chi e’ un professionista del meteo] il background culturale adeguato per comprendere tutte le componenti e le dinamiche del sistema climatico

E’ un discorso semplicistico che non puo’ reggere. Immaginiamo infatti un tizio che sia affetto da una lunga malattia. Mentre e’ in ospedale, nota che gli infermieri che lo seguono e aiutano continuamente sono in generale scettici delle idee dei dottori che stanno si’ lavorando a farlo star bene, ma promettono che cio’ succedera’ solo fra lungo tempo.

Quel tizio, sara’ forse tranquillizzato dal sapere che, secondo i dottori, agli infermieri “spesso manca il background culturale adeguato per comprendere tutte le componenti e le dinamiche del sistema“? Oppure, molto piu’ probabilmente, tutto cio’ gli fara’ pensare che se i dottori non sono capaci di convincere neanche gli infermieri, allora c’e’ qualcosa di strano e imperscrutabile, e dunque potenzialmente errato, nelle idee dei dottori?

Dopotutto, al contrario di quei dottori che promettono guarigioni solo nel futuro e fino ad allora non avranno da giustificare eventuali errori, gli infermieri devono dimostrare la loro professionalita’ tutti i giorni.

Dunque il nostro sfortunato malato, si convincera’ che un bel problema da risolvere per quei dottori esiste, ed e’ un problema che dovrebbero affrontare seriamente invece di inventarsi scuse riguardo “background culturali adeguati”. Le quali scuse, potendo essere appiccicate a molte delle attivita’ umane, non mi sembrano molto serie.

Anche negli scandali finanziari degli ultimi tempi, alla LTCM, alla Enron e da Bernie Madoff gli “esperti” dicevano che coloro che erano scettici nelle loro capacita’ di far soldi, semplicemente non conoscevano abbastanza, e quindi non comprendevano tutte le componenti e le dinamiche del sistema…