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L’Impero (Britannico) Del Male

Si dice che a grandi capacita’ corrispondano grandi responsabilita’: una frase evidente nelle conseguenze ancora attuali dell’Impero Britannico e del suo disfacimento.

L’Impero Britannico, che occupo’ a un certo punto la maggior parte delle terre emerse e della popolazione umana, probabilmente il piu’ grande che sara’ mai esistito, impegnato idealmente in una missione civilizzatrice e mercantilistica, e’ insomma la causa di una vasta quantita’ dei problemi affliggono il nostro tempo.

C’e’ un legame praticamente diretto fra le decisioni prese in nome e per conto di quell’Impero decenni fa, e quanto avviene in questo momento in Israele/Palestina, in Iraq, in Afghanistan, a Cipro, in Sudafrica e in Zimbabwe, in Egitto e in Sudan, in India e Pakistan, in Birmania, in Iran, in Malesia e in Indonesia.

Prendiamo ad esempio l’Iraq. Facile dare la colpa all’impreparazione e imperizia degli occupanti Americani per le continue carneficine: ma tutto cio’ non spiega perche’ cosi’ tanti Iracheni siano cosi’ tanto intenzionati ad uccidere i loro connazionali.

Riflettiamo su questo ultimo sostantivo. “Connazionali” implica che ci sia qualcosa in comune fra un abitante di Mosul nel Nord, uno di Baghdad nel centro e uno di Bassora nel Sud dell’Iraq. Ne siamo sicuri? Esiste una “nazione irachena”, cosi’ come esiste una nazione “italiana”?

No. Perche’ l’Iraq che conosciamo e’ stato messo insieme fra il 1921 e il 1926 unendo tre province del vecchio Impero Ottomano, smembrato dopo la Grande Guerra dalle Potenze Vincitrici. L’accordo segreto franco-britannico Sykes-Picot nel 1916 aveva affidato gran parte dell’area del Tigri e dell’Eufrate al Governo di Londra, che aveva creato un ufficio apposito per recuperare antiche toponomastiche e mettere un’etichetta ai nuovi Stati, come “Iraq” e “Giordania”.

L’Iraq affidato poi al Re Faisal all’indipendenza nel 1932 conteneva almeno tre Nazioni forzate insieme: i Kurdi di Mosul, i Musulmani Sunniti di Baghdad, i Musulmani Sciiti di Bassora. Cosa c’e’ di strano, in questa logica distorta, se poi Saddam Hussein ha deciso di invadere il ricchissimo Kuwait, i cui confini erano stati tagliati artificialmente nel 1932, naturalmente dal britannico Sir Percy Cox, per impedire all’Iraq di avere un porto profondo abbastanza da essere sfruttabile?

E’ stato tristemente naturale che, in assenza di una qualunque motivazione di solidarieta’ fra i vari gruppi, piano piano l’Iraq scendesse in una situazione di odio interetnico, tenuto insieme solo dalla ferocia del regime di Saddam. Dietro le bombe di oggi, palesi testimonianze del fatto che tanti Iracheni non vedono tanti altri Iracheni come persone umane, ma come oggetti di odio da uccidere in massa, c’e’ quindi il cinico calcolo dell’Impero Britannico che 80 anni fa decise di creare uno Stato dal nulla. Un discorso simile anche se non identico si puo’ fare riguardo l’Afghanistan, l’India e il Pakistan.

Ci sono volute infatti tre guerre, la prima addirittura persa nel 1839/1842, perche’ l’Impero Britannico avesse ragione dei recalcitranti Afghani, il cui regno paradossalmente non era considerato sufficentemente solido per resistere a un eventuale assalto da parte dello Zar di Russia. Il fatto e’ che il subcontinente indiano era considerato davvero la Perla dell’Impero, a Londra, e quindi tutto era subordinato a fare in modo che niente e nessuno potesse minacciarlo, e soprattutto la Russia che dal Baltico era gia’ arrivata al Pacifico e magari pensava di mandare i cosacchi ad abbeverare i cavalli nel Gange.

Fu quella la fonte in Asia di un secolo di guerra di prossimita’ fra i due enormi Imperi, che duro’ dall’epoca di Napoleone fino alla vigilia della Prima Guerra Mondiale. All’Afghanistan fu quindi imposta finalmente nel 1893 la perdita delle regioni orientali, circa la meta’ del territorio che forma oggi il Pakistan, separato da un nuovo confine chiamato la Linea Durand. Senonche’ l’etnia Pashtun si trovo’ un po’ di qua e un po’ di la’: e da quella etnia provengono i Taleban.

C’e’ da meravigliarsi, se mostrano ancora segni di recalcitranza? Gia’ Churchill aveva definito i Pashtun come dotati di “un codice d’onore cosi’ strano e inconsistente da risultare incomprensibile a una mente logica”, visto che “il loro sistema etico considera le trappole e la violenza come virtu’ invece che vizi”. Forse uno pensera’ male, ma non sara’ stato forse il caso che la Linea Durand sia stata messa li’ secondo l’antico Divide et Impera, per evitare che i Pashtun potessero fare guerra per l’ennesima volta ai Britannici? E infatti quando ci hanno riprovato, nel 1919, hanno perso.

In Pakistan intanto le aree Pashtun non sono considerate alla stregua di regioni “normali”, ma classificate come “aree tribali” dove lo Stato ammette di non poter fare piu’ di tanto. D’altronde lo stesso Pakistan, l’unico Stato al mondo dove basta essere musulmani per essere cittadini, e’ stato appiccicato insieme, mettendo appunto un pezzo di Afghanistan con un pezzo di India, nel 1947, secondo il piano di Muhammad Ali Jinnah incoraggiato, neanche a farlo apposta, dal Vicere’ Britannico Lord Mountbatten. E alla creazione del Pakistan, come si sa, si puo’ far risalire le stragi del 1948 e innumerevoli guerre contro la Repubblica Indiana; la terribile guerra d’indipendenza del Bangladesh nel 1970; la disseminazione di segreti atomici verso loschi figuri negli anni ’80 e ’90; la nascita e il finanziamento dei Taleban stessi, e quindi la crescita del movimento di Osama bin Laden. E dunque al-Qeada, le Torri Gemelle, tantissimo sangue in tutto il mondo inclusi i terribili giorni di Mumbai a fine novembre 2008.

Potremmo continuare per molto. C’e’ lo zampino britannico dietro l’instabilita’ e quindi il pugno di ferro siriani; il fondamentalismo della casa regnante saudita; il conflitto senza fine fra Israeliani e Palestinesi; la mentalita’ d’assedio dell’Iran e il tentativo di procurarsi la Bomba (non e’ un caso se gli inglesi siano piu’ odiati, in Iran, degli americani); le situazioni di crisi del Sudan, da quella con l’Egitto (separatosi nel 1956 allo scopo di allontanare i britannici), alle guerre interne contro i cristiano-animisti del Sud e i poveri Darfuriani nell’Ovest; la guerra interetnica di Cipro, e decenni di nervi tesi fra Grecia e Turchia; le continue incomprensioni e stragi in Nigeria; il regime razzista in Sudafrica, quello in Rhodesia, la guerra che ha fatto nascere lo Zimbabwe e adesso l’involuzione di quel Paese; la durissima dittatura militare in Birmania, altro “Stato fantoccio” messo insieme per proteggere l’India Britannica; l’assurda divisione fra Malesia e Indonesia con diverse isole tagliate inspiegabilmente in due; e naturalmente, quel disastro che e’ la situazione del Tibet in Cina (le prime mappature segrete di quell’antico regno sono del 1865, ovviamente da parte di agenti britannici, cui segui’ nel 1903 una spedizione militare guidata da Sir Francis Younghusband, che porto’ il saluto di Re Edoardo VII a suon di stragi).

Sembra quasi che a salvarsi sia il solo Canada, ex-colonia britannica che bonta’ sua non ha mai fatto pasticci con nessuno (l’Australia ha una lunga storia di maltrattamento dei nativi).

Potremmo definirlo un vero e proprio Impero del Male, dunque, quello nato all’epoca corsara di Elisabetta I e concluso con la fine degli anni 1960. Al quale, occorre dirlo, si sono affiancati imperi altrettanto funesti per la situazione attuale, come quello francese (si vedano i confini assurdi fra gli Stati africani), o quello belga (cui si puo’ far risalire finanche il genocidio in Rwanda). Ma fare la morale al passato, tutto sommato un posto a noi alieno come il futuro, non serve a molto.

Quello che occorre e’ imparare dalla Storia, per non rifare gli stessi errori continuamente. E la lezione da ricavare dall’Impero Britannico e’ presto condensata: se pensiamo a risolvere solo i nostri problemi, e solo per l’oggi, non stiamo facendo altro che uccidere i nostri nipoti Se i Sudditi di Sua Maesta’ avessero avuto il coraggio di fare gli interessi anche dei popoli che via via assoggettavano, probabilmente ogggi non staremo a piangere su Iraq o Afghanistan o India o chissa’ quanti altri posti pieni di lutti e rovine.

Rispondere ad Ahmadinejad

Come rispondere in maniera seria ed efficace alle uscite del Presidente iraniano Ahmadinejad, come quella su Israele e il razzismo alla Conferenza di Ginevra?

E’ chiaramente semplice polemica (invece che politica) contribuire al baccano intorno alle sue dichiarazioni. Il Presidente iraniano sappiamo benissimo cosa e’ andato a fare in Svizzera (guadagnare consensi in Patria per le elezioni presidenziali) e quale e’ stata la sua strategia per ottenere quell’obiettivo (causare reazioni e gesti plateali per presentarsi come difensore dell’onore persiano di fronte a un mondo coalizzato contro l’Iran).

Non per caso, e’ tornato a Teheran da trionfatore.

Non ha quindi alcun senso aggiungere alle reazioni e ai gesti plateali gia’ visti, se non il senso di affiancarli nel rafforzare politicamente Ahmadinejad stesso. Molto piu’ efficace sarebbe descrivere il suo intervento per quello che e': un episodio di teatralita’ a fini elettorali, che potrebbe anche essere preso per una buffonata: la quale, lungi dal fare di Ahmadinejad un vero eroe, e’ l’ennesima sua picconatura contro il buon nome internazionale del grande popolo iraniano.

L’Ironia (Senza Confini) Della Sorte

Un po ‘di storia degli attentati suicidi nel mondo islamico, come riportata sulla Suedeutsche Zeitung partendo dal libro di Gilles Kepel “Terreur et martyre”):

  1. Negli anni 1980, durante la straordinariamente lunga guerra Iran-Iraq, la quasi esausta Repubblica Islamica ha da Teheran inizia a inviare bambini per ripulire i campi minati (con i loro corpi, pero’), rifacendosi a una tradizione sciita riguardo l’auto-immolazione
  2. Intorno al 1993, la propaganda iraniana insegna l’uso della tecnica a Hezbollah, i loro alleati libanesi (ancorche’ sunniti), ovviamente solo e soltanto per lottare contro l’occupazione israeliana della Palestina, e spostando quindi la fraseologia da “auto-immolazione” a “operazione di martirio”
  3. Inizialmente, i teologi sunniti non sono stati a favore delle “operazioni di martirio”. Ma cio’ e’ cambiato circa intorno al 1996, con il “bonus aggiunto” di classificare i civili israeliani “obiettivi legittimi” (si sa, la maggior parte di loro sono stati e sono tuttora tenuti a servire nell’esercito a un certo punto della loro vita)
  4. Dopo una serie di sanguinosi attentati suicidi che hanno afflitto Israele per un po ‘di tempo, il top è stato raggiunto, ovviamente, con il 9 / 11 la distruzione delle Twin Towers
  5. Dopo l’invasione dell’Iraq pero’, e’ arrivato il momento della tragedia anche per i piu’ convinti, con terroristi sunniti impegnatissimi in attentati suicidi contro gli sciiti …!

Insomma il cerchio si e’ chiuso, con un supremo senso di ironia da parte del Fato (o di Dio). Ma non dimentichiamo un barlume di speranza per concludere: nonostante le bombe di Madrid e di Londra, più altra in Kenya e altrove, gli organizzatori di attentati suicidi e’ un po’ che vedono le loro opportunita’ in peggioramento.

Deve essere piuttosto difficile sostenere la legittimità dell’uso di di attentati suicidi, una tecnica originariamente sciita, proprio per uccidere altri sciiti. E che tipo di “combattente islamico per la libertà” puo’ mai pensare che il modo migliore per liberare i musulmani sia ucciderli?

La Mediorientalizzazione di Israele

Uno Stato multietnico e multireligioso, dove: una “etnia” domina su tutte le altre; il senso di appartenenza al proprio gruppo supera la lealta’ civica comune; ci sono partiti su base etnica, e/o disinteressati ai problemi di chi non e’ “dalla stessa parte” ; interi villaggi “sconvenienti” per il Governo sono abbandonati senza praticamente alcun servizio statale, da decenni; i confini sono per lo piu’ completamente artificiali; i militari sono un po’ troppo importanti e lavorano un po’ troppo in segreto; non mancano certo i fondamentalisti; una “religione di Stato” controlla tante parti della vita e della morte di tutti i cittadini, anche quelli di un’altra religione.

E’ questo l’Israele descritto da Adam LeBor nel commentare sull’International Herald Tribune il nuovo libro “The Hebrew Republic” di Bernard Avishai.

Insomma, dopo 60 anni Israele si e’ mediorientalizzato, uno Stato fra i tanti minati dalla propria storia. A distinguere lo Stato ebraico dai vicini piu’ immediati sono rimasti solo un potere giudiziario indipendente, una stampa libera e vociante, e una robusta societa’ civile.

Ma sopravvirerebbero quelli, a un conflitto interno tipo quelli del Libano, o addirittura a un confronto fra i coloni piu’ duri e puri, e il resto (ebraico) del Paese?

Fra Debolezza e Confusione, l’Insostenibile Leggerezza Politica della “Jihad Islamica”

Alcune considerazioni riguardo l’intervista rilasciata da Ramadan Shallah, Segretario Generale dell’organizzazione “Jihad Islamica”, ai quotidiani Watan (Oman) e Sharq (Qatar), il 19 Maggio 2008.

L’intervista completa (tradotta in francese) e’ disponibile presso il CIREPAL (Centre d’Information sur la Résistance en Palestine). Purtroppo non sono riuscito a trovare altre fonti al riguardo, quindi dovro’ prendere per buona quella traduzione.

Da notare che il CIREPAL stesso, nella prefazione alla traduzione, non sposa le tesi di Shallah, a meta’ fra il terribile e il disperato: tesi che molto curiosamente, piu’ di una volta si presentano speculari e simili a quelle di Israele cosi’ come presentate da Shallah.

Quasi come se questi vedesse se stesso nello Stato Ebraico. Tanto che uno si chiede: e se il Jihadismo moderno fosse in realta’ non nemico, ma debitore del Sionismo?

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R. Shallah : A notre avis, concernant la vision israélienne relative à l’existence de l’entité israélienne dans la région, nous pouvons distinguer trois étapes essentielles : la première est celle du refus absolu d’Israël, où le conflit était dénommé conflit arabo-israélien. Cette étape fut caractérisée par l’unanimité de la nation à refuser l’existence d’Israël, malgré les failles […]

Descrive abbastanza realisticamente la situazione. Considera pero’ la nazione araba come una sola, nonostante la storia che c’e’ dietro. Piu’ tardi confondera’ nazione araba e Umma islamica, mischiando gli Iraniani con gli altri.

Mais il y a aussi une autre étape…celle de l’admission d’Israël volontairement…comme un Etat normal, voisin, ami, comme tout autre pays arabe ou musulman […] le projet de règlement dont il a rêvé pour parvenir à la troisième étape […] l’étape du refus absolu d’Israël. […] l’entité sioniste a reçu des coups douloureux lors de la victoire de la résistance au Liban en 2000, le déclenchement de l’intifada al-Aqsa en 2000 et la défaite cuisante lors de la guerre de juilllet 2006, au Liban […]

Primo segno del fatto che Shallah e’ intrappolato nella sua ideologia. Anche se non ha vinto in Libano nel 2006, e anche se l’esercito ha fatto una brutta figura, Israele non ha subito alcuna disfatta, e rimane potente come prima.

Le sentiment d’être étranger dans la région et la peur de l’avenir rendent Israël incapable de payer le moindre prix pour la paix à laquelle les Arabes ont appelé par le biais de l’initiative arabe. […]

Prima pero’ aveva detto che Israele e’ disposto a “pagare il prezzo”, per diventare uno “Stato Normale” nella sua regione.

réaliser un alliance américano-israélo-arabe pour faire face aux forces de la résistance et du refus, représentées par l’Iran, la Syrie, le Hezbollah, Hamas, le Jihad islamique et les autres organisations de la résistance en Palestine […]

Parte per la tangente, mischiando l’Iran e Hezbollah con gli altri. Anche la posizione della Siria non e’ cosi’ automaticamente pro-Palestinese…

En résumé, nous pouvons dire qu’Israël, soixante ans après sa création, se prépare à mener de nouvelles guerres, non à faire la paix. […]

Una affermazione assolutamente gratuira, indimostrata e solo ricavata “logicamente” in base alla sua visione ideologica. Troppo vago per essere operativamente utile: per dire che Israele prima o poi fara’ una guerra non occorre essere geni o indovini. O politici.

le projet sioniste, qui est un projet de déni de l’autre, qui a fondé son entité d’une part sur des mythes, et de l’autre, sur le feu, le fer et le sang, la violence et la terreur. […]

Non voglio disquisire se questa sia una realistica interpretazione del Sionismo, ma e’ interessante notare come questa “negazione dell’altro” basata su miti, conflitti, terrore sia un aspetto fondamentale anche del pensiero politico di Ramadan Shallah: il quale per sua stessa definizione quindi, si presenta come una specie di Islamico Simil-sionista.

Israël refuse la paix, comme l’a prouvé l’expérience. Il a refusé tous les projets de règlement malgré leur bas niveau et les concessions obtenues.  […]

Questo punto e’ poco chiaro. Israele a suo dire rifiuta la pace, anche tutte quelle proposte ad esso molto favorevoli. E perche’ dovrebbe fare cosi’? Quali vantaggi ulteriori avrebbe, Israele, a rifiutare qualcosa di molto favorevole?

Sembrerebbe quasi che gli obiettivi strategici di Israele e quelli della Jihad Islamica combacino…

il est devenu clair que « l’Etat palestinien » supposé dont ils parlent est « l’Etat des intérêts sionistes »  […]

Si aspetterebbe dunque, Ramadan Shallah, di vedere i negoziatori israeliani sedersi al tavolo delle trattative per fare gli interessi dei Palestinesi?

L’image du Super Israël, implanté dans la terre comme si cela était un décret divin auquel nul ne peut s’opposer, dans l’esprit de ceux qui en ont peur, de lui et des Etats-Unis […]

Curioso, di nuovo, questo rispecchiare del pensiero “sionista” in quello di Ramadan Shallah: il quale e’ tutto sommato a capo di un’organizzazione chiamata Jihad Islamica e quindi di “decreti divini” sara’ sicuramente un esperto.

il ne nie pas être entré dans la phase de vieillesse, dont les signes apparaissent dans les défaites, même limitées, qu’il a subi au Liban et en Palestine […]

Nuovo allontanamento dalla realta’. Invece di pensare come rafforzare la propria posizione, Ramadan Shallah si affida alla speranza che sia Israele ad indebolirsi. In pratica, politicamente se ne dichiara vassallo.

Goldberg dans une série d’articles, disant : « je suis inquiet sur l’avenir d’Israël au cours des dix ou quinze prochaines années » […]

Se questi sono i segni del declino…dubito che Ramadan Shallah sia abituato a seguire il dibattito all’interno di una societa’ democratica.

« Pour Israël, la confiance en la possibilité de demeurer est devenue très mince » !  […]

Uno piu’ scaltro penserebbe di usare questi “segni di debolezza” a proprio vantaggio, per esempio stabilendo dei contatti con gli Israeliani “non-Sionisti” ma ahime’ di questo non c’e’ traccia.

Le puissant Israël, qui possède la plus forte armée dans la région, y compris les armes nucléaires, a perdu et a été humilié au cours de la guerre de juillet/août 2006 face à la résistance des combattants du Hizbullah et de la résistance islamique. […]

Siamo ai vaneggiamenti. Israele dal Nilo all’Eufrate? Ma allora e’ Sionista davvero? Insomma, se si vuole illudere, si illuda pure.

Israël aujourd’hui n’est plus celui de Ben Gourion, de Dayan, de Rabin et des autres, mais c’est un Israël qui n’a pas de dirigeants politiques et militaires. Certains ont affirmé que Sharon fut le dernier roi d’Israël, et après lui, le pays est tombé… […]

Vuol forse dire che con quell’Israele giovane, sarebbe stato possibile trattare?

Si l’armée israélienne a perdu son prestige, que reste-t-il d’Israël ? Nous savons qu’Israël est une caserne militaire, un Etat militaire dans son organisation et sa vie, l’armée est la population, et la population est l’armée […]

Mentre invece, in campo Palestinese, tutti angeli del Paradiso…

Cet unipolarisme est cependant en train de craquer et les rapports de force changeront ; le rêve de l’empire américain, après son échec et sa défaite en Iraq, […]

Qui si rende a tutti gli effetti vassallo dell’America: perche’ rende le sue azioni completamente dipendenti da quelle degli americani.

Le refus absolu de sa présence se développe de pair avec le développement des courants islamistes, des mouvements de la résistance islamique en Palestine, au Liban et en Iraq, et du soutien dont ils bénéficient dans la région. […]

L’ennesimo parallelo con il “sionismo”: a una visione religiosa, se ne contrappone un’altra

Pour nous, Israël subira le même sort subi par toutes les entités étrangères implantées par les guerres des Francs, les croisés, dans nos pays et il disparaîtra comme elles ont disparu. […]

Questo e’ un mito importante da considerare. I Regni Latini in Terrasanta dopo la Prima Crociata durarono 200 anni, Israele c’e’ solo da 60. Potra’ essere necessario un altro secolo e mezzo prima che qualcuno si convinca che Israele non scomparira’.

En d’autres termes, si la nature du pouvoir en Israël était dictatorial ou fasciste, est-ce que cela change notre vision, nous, les Arabes et les musulmans ? Et à l’intérieur du système démocratique lui-même, quelle est la différence pour nous si arrive à la tête du pouvoir Olmert, Barak ou Netanyahu ? Ceux qui ont parié sur l’arrivée de Barak après Netanyahu ont récolté l’amertume de l’effondrement des négociations de Camp David II […]

Ma se Barak avesse detto di si’, e Arafat avesse detto di si’, forse Ramadan Shallah sarebbe stato contento? E se gli Israeliani sono tutti gli stessi (un’idea pericolosamente vicina al razzismo), perche’ perdere tempo prima a citare quelli che pensano che Israele sia in crisi?

Est-ce que la démocratie à l’intérieur peut-elle coexister avec un esprit expansionniste et belliqueux envers l’extérieur, qu’Israël met en pratique depuis sa fondation? […]

Finalmente una bella domanda…

Israël est-il conforme à la manière occidentale et coloniale pratiquée par les Etats occidentaux coloniaux, […]

Ricordiamo comunque che il democraticissimo (per i suoi tempi) Regno Unito non ebbe problemi a comportarsi da potenza colonialista.

Israël est-il un Etat pour tous ses citoyens ou un Etat pour les citoyens juifs seulement ? En d’autres termes, Israël est-il réellement un Etat « démocratique » ou un Etat «religieux » ? […]

Si tratta di domande molto pertinenti e l’assassinio di Rabin dimostra quanto ci sia da “mettere a posto” in Israele. Non si vede pero’ perche’ dovrebbero essere segnali della prossima fine? Gli USA, in crisi, sopravvissero a una guerra civile, dopotutto.

les Etats-Unis, dans leur comportement avec les autres, considèrent que leurs propres intérêts constituent le premier critère pour formuler leur politique… […]

Qui Ramadan Shallah ha ragione. Ma non vuol forse dire proprio che e’ possibile essere democratici a casa propria, e politicamente spregiudicati in altre materie, senza per questo autodistruggersi?

Finalement, il est probable que la démocratie permet à l’entité israélienne d’avoir un mécanisme meilleur pour la passation du pouvoir et l’administration de son conflit dans la région… […]

Finalmente, il riconoscimento che Israele possa essere piu’ solido di quanto descritto

que si Israël et les Etats-Unis ont accepté la solution de deux Etats, avec les conditions israéliennes évidemment, c’est par crainte d’arriver à l’Etat unique, surtout que l’équilibre démographique en Palestine sera bientôt favorable aux Palestiniens, certainement et clairement, à partir de 2010, selon certaines estimations. […]

Un’idea condivisible, quella di Shallah. Il doppio-Stato e’ fattibile ma sembra molto artificiale.

D’abord, elle accorde à Israël et aux Juifs la légitimité de leur présence sur la terre de la Palestine, légitimité qu’ils n’ont pas. La nation a lutté, dès le début, sur la base de l’illégitimité de la présence sioniste en Palestine.  […]

Come gia’ detto, ci saranno persone dai pensieri ossificati in questo sogno, per almeno un altro secolo e mezzo

propager cette alternative supprime la culture de la lutte et de la résistance, et propage la culture de la soumission au fait accompli et à se préparer à vivre avec Israël, au moment où Israël refuse cette question […]

Idem

notre terre et notre patrie la Palestine deviennent une seconde Andalousie, où Israël se consolide sur ses ruines en tant qu’Etat stable et sûr, en n’ayant pour d’autre but ou espoir que le fait d’y être acceptés, en tant que sujets, même de dixième zone ! […]

Ma non era un Israele vecchio e in crisi? Boh?

je ne pense pas que la laïcité peut régler ce conflit saturé de symboles religieux, des deux côtés… […] Le bagage religieux constitue, pour les deux parties, une force de mobilisation importante dans le conflit, du côté […]

Sta forse suggerendo che Israeliani e Palestinesi sono molto simili? E perche’ allora non potrebbero risolvere il conflitto?

Que fait la laïcité de l’Etat unique avec l’arabité et l’islamité de la Palestine dans les cœurs et les consciences arabes et islamiques ? Comment se débarrasse-t- elle de « la judaïté » de l’Etat dans la conscience israélienne et le projet sioniste ?  […]

Ma questo mi sembra un ottimo argomento a favore della soluzione dei due-Stati. Povero Shallah!

La solution est, à notre avis, de poursuivre le conflit, même par les moyens les plus simples, jusqu’à relever la nation et modifier le rapport de force..  […]

Questa e’ una barzelletta triste. Del tipo “Visto che battendo la testa contro il muro non lo abbiamo spostato, continuiamo a batterla finche’ vinciamo noi

que nos enfants ont lapidé Israël avec des pierres et le châtiment de la lapidation, dans notre culture et notre loi, est réservé à l’adultère. Israël est, aux yeux des peuples de la région, celui qui a commis l’adultère envers notre géographie, notre histoire et il mérite la lapidation et le châtiment jusqu’à la mort et la disparition de la carte de la région, pour que la Palestine revienne dans la géographie et l’histoire. […]

E poi uno si chiede perche’ Israele abbia l’atomica…

Je ne pense pas que les Etats-Unis, dans les conditions régionales et internationales actuelles, puissent être autrement que dans le rang israélien et je doute qu’ils puissent l’être dans tous les cas,  […]

E quindi niente contatti neanche con loro. Pur tuttavia, ha detto prima che la “vittoria” dipendera’ da Washington

Israël est presque le 51ème Etat américain au Moyen-Orient.  […]

Non penso cio’ sia lontanissimo dal vero. E quindi Shallah da’ un’altra picconata contro le sue idee sulla “crisi israeliana”

le régime arabe, dans sa majorité, se pose lui-même dans le panier américain et constitue avec lui une alliance et un partenariat dans la région, dont la principale priorité consiste à protéger l’existence et la sécurité d’Israël. […]

Giusto nel caso avesse troppi amici, ha dato del “sionista” a tutti gli Stati arabi tranne forse la Siria (che poi tanto “araba” non e'; magari andrebbe definito, “arabizzata”)

Il n’y a pas, malheureusement, de stratégie palestinienne ou arabe pour affronter Israël […]

E meno male che lo riconosce! Ma lui dov’e’ stato, in tutti questi anni, e cosa ha fatto?

positions, nous devons d’abord parler de la stratégie israélienne en cette étape… […]

Per l’ennesima volta, non dimostra capacita’ di azione, ma solo di reazione. Ogni suo pensiero e’ subordinato a quanto fa Israele

Celui qui souhaite faire la paix ne doit pas laisser tomber le choix de la guerre, mais doit s’y préparer, comme le fait Israël !  […]

Ecco perche’ penso che sotto sotto, Shallah sia un grosso ammiratore di Israele

La stratégie américano-sioniste est un projet colonial pour faire exploser la région… La liquidation des forces […]

Non ha senso. Far esplodere??

que le déluge est prochain, le moment de vérité et l’explosion de la région sont prochains. Celui qui conscience arabe. C’est le premier pas réclamé pour formuler une stratégie arabe et palestinienne officielles […]

Spera, come sempre, che Israele faccia qualcosa, per poter poi farsi venire in mente come “resistervi”. Shallah e’, in ultima analisi, completamente nelle mani di Israele

L’essentiel au début est de définir où poser les pieds, tu es avec ton peuple et ta nation ou avec ses ennemis ? C’est la question posée et qui attend la réponse de toutes les parties dans le régime arabe, aujourd’hui. […]

Insomma, per riassumere il pensiero politico di Ramadan Shallah: “boh, non so cosa fare, speriamo che Israele ci dia qualche suggerimento“…

Vattimo, o La Faccia Brutta dell’Antisemitismo

Gianni Vattimo…c’e’ oppure “ci fa”? boh? Eccolo a dire fesserie riguardo l’invito a Israele come Paese ospite alla Fiera del Libro di Torino 2008:

Dita puntate contro un grande complotto non solo mediatico, Vattimo evoca persino i Protocolli dei savi di Sion, e cioè il famoso libello confezionato dalla polizia zarista all’origine dell’antisemitismo moderno, dicendo che non ci ha mai creduto, ma ora comincia a ripensarci

Di due cose non c’e’ davvero dubbio…primo, Vattimo e’ un sicuro candidato al premio “Nicola Palumbo” (il dimenticabilissimo personaggio dell’intellettualoide interpretato da Stefano Satta Flores nell’indimenticabile “C’eravamo tanto amati“). Secondo, che se non e’ condizione necessaria, l’essere antisemiti, per inneggiare al boicottaggio di Israele, certo e’ condizione sufficiente: come si puo’ evincere dagli interventi questa mattina alla trasmissione “Boicottare Israele“, a VivaVoce, su Radio24.

L’Equivalenza Morale Tra Hamas e Israele (e noi)

Un altro giorno, un’altra serie di notizie su decine di morti, morenti e feriti in Israele e nei territori palestinesi.

Lascerò a chi ha tempo da perdere il decidere su chi ne vada incolpato.

E’ vero, ci sono più vittime dal lato palestinese, indicando che la risposta israeliana e’ stata schiacciante e sproporzionata, come se il valore di una vita umana dipendesse dalla nazionalità (una considerazione inspiegabimente accettata anche dalla leadership palestinese: gli scambi di prigionieri solitamente vedono una manciata di israeliani contro decine di palestinesi).

D’altra parte che scopo può mai esserci nel lancio dei razzi nel mucchio, da parte di Hamas, a caso verso luoghi abitati da civili? Nessuno, tranne il voler uccidere e terrorizzare, proprio perché sono civili: come se un comportamento del genere abbia mai fatto vincere una guerra.

L’apice della stupidita’ reciproca è rappresentata dal fatto che coloro che comandano da entrambi i lati sono determinati a brutalizzare la popolazione “nemica”. Allo stesso tempo, rappresaglia dopo rappresaglia, hanno come abdicato ogni speranza di recuperare la loro propria umanità… all’apparizione improvvisa di un comportamento virtuoso proprio fra i loro nemici.

È evidente che qualunque siano le cause della loro follia, sono quelli tutti direttamente responsabili di chissa’ quanti problemi e tragedie anche futuri che affliggeranno i loro propri bambini.

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Che cosa dovrebbe essere fatto per portare la pace a israeliani e palestinesi? È più che e’ evidente, e’ ormai una noia. Che la smettano di pensare che gli “altri” possano semplicemente andare via. Che capiscano che la terra è di entrambi le popolazioni e anche del resto dell’umanità. Che si distacchi Israele dalle fantasie messianiche, entrando nell’Unione Europea.

Ma quello non sembra suscitare l’interesse di nessuno. La speranza principale è che la situazione e’ peggiorata dal quasi-accordo del Presidente Clinton nel 2000, perché quando ognuno sa la pace è davvero vicina, ognuno cerca di arraffare tutto quello che puo’.

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Ma si tratta di un’analisi troppo facile.

Chi altri sta brutalizzando civili nel tentativo inutile di ottenere vantaggi militari e quindi politici in una guerra senza fine, e che e’ peggiorata esattamente perché e da quella brutalizzazione?

Siamo noi, della NATO.

Le vittime civili sono in Afghanistan, al giorno d’oggi e probabilmente ma meno evidentemente in Irak.

E non si tratta di una novità. Anche senza considerare la famosa, inutile strage di decine di migliaia a Dresda durante la seconda guerra mondiale, appena cinquanta anni fa il governo francese provo’ quasi con leggerezza a difendere il sanguinoso bombardamento di un villaggio tunisino di frontiera, durante la guerra d’Algeria.

Malgrado le nostre illusioni, le cose non sono cambiate da allora. Stiamo tuttora eliminando esseri umani come noi senza pensarvici troppo. Ecco qui la NATO fiera di usare i soldi dei contribuenti americani ed europei per uccidere operai che lavoravano alla costruzione di una strada. Mai, o quasi mai, notizie da caratteri cubitali.

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Sarebbe davvero ora che lasciassimo da parte le discussioni un po’ facete sugli affari degli altri, per dedicarci di piu’ e meglio alla nostra propria idiozia.

Con Israele, con l’Iran

Quando si parla di Medio Oriente, di Israele e di Iran si deve purtroppo fare ancora piu’ fatica del solito per riuscire a non farsi ingannare dai diluvi di retorica e prosopopea che forse da quaranta anni mai cessano di arrivare da piu’ fronti.

Ma possiamo almeno provare, comprendendo il perche’ del comportamento iraniano, tranquillizzandoci sulle probabilita’ di uso della bomba atomica, e analizzando le tre possibilita’ di intervento dell’Unione Europea (UE): per stabilire un clima di mutuo rispetto con l’Iran, far entrare Israele nella UE, e dimostrare al mondo che si puo’ fare a meno delle armi atomiche.

- Perche’ l’Iran Vuole la Bomba

Bertrand Kouchner, il Ministro degli Esteri Francese, si e’ recentemente ritagliato uno spazio su moltissimi giornali annunciando una linea dura contro la possibilita’ che l’Iran costruisca una bomba atomica. Per l’occasione Kouchner non ha pero’ detto perche’ mai la Francia non dia l’esempio togliendo di mezzo i suoi ordigni nucleari.

Se infatti il problema e’ la proliferazione delle bombe atomiche, prima appannaggio delle Cinque Potenze (USA, Russia, Cina, Regno Unito e Francia) e adesso in mano a molte (troppe) altre nazioni, cio’ non e’ che la conseguenza logica della decisione delle Cinque Potenze stesse di non rinunciare alle loro bombe.

Perche’? Perche’ l’Atomica e’ il segno dell’essere una Potenza Mondiale, per chi ce l’ha. Per chi non ce l’ha, e’ il biglietto di ingresso nel Club dei Potenti e soprattutto degli Intoccabili. L’Iraq senza Bomba e’ stato invaso, il Pakistan con la Bomba gode di ottimi rapporti con gli USA. E come nel gioco USA-URSS durante la Guerra Fredda, fra India e Pakistan le armi nucleari sono una garanzia di pace ed equilibrio.

Anche per Israele non e’ difficile notare che, chissa’ perche’, l’acquisizione della bomba atomica ha piu’ o meno coinciso con la fine delle invasioni arabe nel 1973..

E quindi, in barba a tutte le minacce e tutti i ricatti Europei ed Americani, nell’assurda logica del nostro Mondo e’ naturale che anche un Paese come l’Iran, circondato da potenziali nemici e continuamente minacciato da lontano, voglia avere la Bomba.

- Perche’ l’Iran non bombardera’ Israele

Il programma nucleare iraniano e’ cosi’ strategico da essere iniziato ai tempi dello Shah, quando naturalmente era incoraggiato dagli USA. Ma non e’ questa l’unica indicazione che l’idea che l’Iran bombardi Tel Aviv fa acqua da tutte le parti. Infatti:

(1) Nessuno ha mai usato le bombe atomiche, perche’ i rischi di ritorsione sono troppi. E’ vero che la ritorsione viene dopo: ma gli USA e Israele hanno abbastanza capacita’ tecniche da bombardare non con una, ma con dieci bombe Teheran e in maniera automatica in caso di attacco. Come possa l’Iran dalla storia plurimillenaria scegliere il suicidio collettivo garantito, non e’ dato sapere.

(2) Bombardare Israele significa quasi sicuramente lanciare un missile. E non e’ l’Iran possa rischiare di sbagliare e invece distruggere Gerusalemme o polverizzare i Palestinesi e poi mandare le proprie scuse da un bunker nel Deserto Settentrionale. L’alternativa e’ far esplodere l’ordigno atomico in una nave in un porto israeliano, facendo finta di non saperne niente, o contrabbandarlo via terra in un modo o nell’altro: entrambi scenari realistici solo per un film di James Bond.

(3) Essere capaci di costruire un’atomica e’ solo un passo dei tanti. Poi bisogna fare dei test, e ogni volta naturalmente costruire una bomba nuova. Il fallito petardo atomico della Corea del Nord del 9 Ottobre 2006 (forse quattro volte meno potente del previsto) ha dimostrato che non si tratta di niente di facile. Una volta completati test decennali, poi, per anni l’Iran avrebbe solo un paio di ordigni pronti, se lanciati un’atrocita’ tremenda ma certo non abbastanza per “cancellare Israele”.

(4) L’Iran non ha mai attaccato nessuno negli ultimi due secoli. Non si capisce perche’ dovrebbe farlo proprio adesso e a rischio totale della propria esistenza. In compenso non sono mancate le aggressioni: inclusa quella dell’Iraq, di nuovo sponsorizzata dagli USA (e dall’Europa) e costata un milione di morti. E’ vero che soldi e armi arrivano da Teheran a Hamas e Hezbollah, ma non dobbiamo commettere l’errore di pensare che la propaganda esista solo da noi: nel 2006 l’Iran ha promesso di mandare in Libano un “battaglione suicida” e lo ha fatto comparire agguerrito in televisione, ma poi non e’ partito nessuno.

(5) Al confine del Mare di Sabbia Araba dal Marocco a Baghdad, checche’ ne dicano gli ayatollah l’Iran Sciita e’ un ovvio alleato di Israele, cosi’ come lo e’ la Turchia anch’essa Musulmana non-Araba. Non e’ una faccenda di religione ma di alleanza contro il pan-arabismo che continua a cercare di alzare la testa, e che non puo’ tollerare ne’ Ebrei, ne’ Turchi/Ottomani, ne’ naturalmente Persiani Sciiti.

(6) Nonostante la repressione e la censura l’Iran e’ uno dei pochi posti nell’area dove le elezioni vengano organizzate senza che il risultato sia preordinato. Ci sara’ pure un motivo? Il motivo e’ che la societa’ iraniana e’ complessa e matura e ha bisogno di democrazia, ancorche’ soggiogata. Il regime dei preti semplicemente non puo’ tenersi in piedi da solo, e per questo il sistema politico Iraniano e’ molto complesso, con pochi dei classici segni delle dittature centraliste e dirigiste.

(7) Come si puo’ gia’ evincere da quanto sopra, se a volte l’Iran si comporta in maniera paranoica e’ perche’ e’ stato minacciato, usato, invaso e turlupinato per tantissimo tempo. La stessa, originale democrazia non-clearicale Iraniana fu inopinatamente fatta fuori dallo Shah e dalla CIA con la complicita’ britannica nel 1953. A chi si chiede perche’ avvenimenti vecchi di cinquanta anni debbano essere ancora rivelanti ricordo che l’Europa non ha ancora finito di sistemare tutti i problemi legati alla Prima Guerra Mondiale, un avvenimento finito novanta anni fa.

(8) Il Presidente Ahmadinejad chiacchiera tanto ma il suo potere e’ limitato. A comandare e’ il Papa Iraniano, il Leader Supremo Grand Ayatollah Ali Khamenei. Il Presidente non comanda le Forze Armate, e ha scelte limitate riguardo i Ministri dello Spionaggio e della Difesa. E in contrasto alle ambiguita’ di Ahmadinejad sull’Olocausto, la TV di Stato dell’Iran ha ottenuto un enorme successo con lo sceneggiato “Svolta di Zero Gradi” (“Madare sefr darajeh”), la storia di uno studente iraniano che si innamora (addirittura!) di una Ebrea francese a Parigi e tramite lei vede crescere il dramma della Shoah.

C’e’ dunque motivo di ritenere che se la situazione non cambiera’, l’Iran costruira’ una bomba atomica ma non la usera’. E se questa puo’ essere una buona notizia per chi abbia a cuore Israele, certo non lo e’ abbastanza per l’Umanita’ intera, perche’ l’Iran Nucleare sara’ l’ennesimo aumento della proliferazione atomica. La Siria, l’Egitto, l’Arabia Saudita e la Turchia certo non potranno esimersi dal seguire l’esempio.

Lo vogliamo davvero, un mondo dove le bombe atomiche sono come il prezzemolo?

- Tre Opportunita’ per l’Europa

La situazione pero’ e’ ancora fluida, e per l’Europa ci sono tre chiare opportunita’ di leadership: recuperare un rapporto con l’Iran al di fuori della logica americana autolesionista degli Stati Canaglia; cominciare i negoziati per l’ingresso di Israele nell’Unione; e avere il coraggio di mostrare al mondo che si puo’ vivere senza l’Atomica.

(i) Dialogo e Rispetto con l’Iran
La politica estera dell’Amministrazione Bush, che certo non ha mai mostrato lungimiranza, ha uno dei suoi cardini nella demonizzazione dell’Iran, anni fa appunto incluso in quella lista del cosiddetto Asse del Male, addirittura con la Corea del Nord. Questa demonizzazione viene perorata in una propaganda cosi’ pervasiva da aver trasceso i confini politici fra destra e sinistra, conservatori e “liberals”.

Nonostante la debacle in Iraq, si fanno apertamente e seriamente piani per attaccare, invadere e/o bombardare uno Stato Sovrano in barba a ogni trattato internazionale. La figura di Ahmadinejad e’ usata correntemente come esempio di Cattivo Mondiale, e anche chi lo ha invitato alla Columbia University si e’ sentito in dovere di insultare il proprio ospite, in barba a duemila anni di tradizione “Occidentale”.

Tanti hanno sottolineato come Ahmadinejad abbia improbabilmente affermato che in Iran non ci sono omosessuali. Nessuno si e’ chiesto come mai il Presidente Iraniano avesse deciso di andare li’, e se Saddam Hussein o il nordcoreano Kim Jong-Il per esempio avrebbero mai potuto fare niente del genere. E nonostante l’Iran non c’entri assolutamente niente ne’ con al-Qaeda, ne’ con i Taleban, ne’ con gli attentati dell’11 Settembre, al Presidente in visita e’ stato negato l’accesso al sito delle Torri Gemelle, quasi che le avesse buttate giu’ personalmente.

Quale reazione possiamo mai aspettarci di ritorno se non un arroccamento a difesa anche del programma atomico?

A Teheran lo sanno anche le pietre che se l’Iran decidesse domani unilateralmente di rinunciare all’Atomica, la probabilita’ di un attacco USA, se non di un golpe appoggiato da Washington, aumenterebbe vertiginosamente, e rimarebbe alta anche dopo il cambio della guardia in America nel Gennaio 2009: questo perche’ la fiducia reciproca e’ zero, e l’Iran ha gia’ imparato piu’ volte a sue spese che tutti i discorsetti sui Diritti e la Democrazia sono stupidaggini che gli USA o il Regno Unito non hanno timore a mettere da parte quando fa loro comodo.

In una frase: l’Atomica e’ uno strumento di difesa della Nazione contro minacce ed interferenze esterne, e solo quando queste finiranno sara’ possibile immaginare la fine anche della Bomba Iraniana.

Il punto riguardo l’Iran e’ che se non si rinuncia alle caricature e alle demonizzazioni, non si puo’ sperare in un dialogo serio. Un’Europa seria avrebbe allora cominciato da tempo a ricostruire la fiducia con l’Iran, cominciando con il prendere seriamente Ahmadinejad e Khamenei. Niente e’ perduto, ma grazie guarda caso alla Francia, invece, le carte migliori sono in mano alla Russia e a quel Putin di cui ormai conoscono tutti il viaggio a Teheran, dopo le presunte minacce alla sua vita.

(ii) Ingresso di Israele nella UE
Un’altra iniziativa Europea che avrebbe dovuto essere gia’ intrapresa anni fa e’ invitare Israele nell’Unione, mandando cosi’ un segnale molto chiaro al Mondo Arabo ma anche e soprattutto a Teheran, e cioe’ che la difesa di Israele e’ la difesa dell’Europa. Chi avra’ sogni velleitari di “annientare Israele” avra’ quindi l’impossibile compito di dover annientare un intero Continente. Riaprendo inoltre l’Europa alle sue radici di cultura ebraica cosi’ inopinatamente recise settanta anni fa, l’ingresso di Israele sarebbe la chiosa suprema per seppellire secoli di antisemitismo, i pogrom, e la Shoah.

E perche’ no, vorrebbe dire anche avere un peso non zero nell’aiutare gli amici Israeliani a correggersi dove sbagliano, nelle discriminazioni anti-Palestinesi, nella tortura di Stato, nella strategia distruttiva della colonizzazione: perche’ in Europa puo’ solo entrare l’Israele dove, nelle parole di Adam LeBor sul New York Times, “non ci sono strade separate per Arabi ed Ebrei”, “villaggi resi inaccessibili dai bulldozer dell’Esercito”; “posti di blocco”; e “uno steccato di sicurezza che separa gli agricoltori dalla loro terra, e i bambini dai loro luoghi di gioco”.

(iii) Rottamazione delle atomiche europee
Israele nell’UE non basta pero’, perche’ come detto all’inizio il problema della proliferazione degli ordini atomici e’ globale. In Europa le testate sono di proprieta’ della Francia e del Regno Unito: riuscira’ qualcuno a far dire loro per davvero perche’ mai ne dovrebbero aver bisogno? Per esempio, potrebbe mai esserci un attacco atomico all’Europa con un’America indifferente? E in ogni caso, se c’e’ un motivo per cui due Potenze relativamente minori hanno “il diritto alla Bomba” cosa impedirebbe di applicare le stesse argomentazioni piu’ o meno a ogni Stato di media grandezza, Iran incluso?

Non si tratta di argomenti facili, e Parigi e Londra si aggrapperanno alle loro disutili bombe con le unghie e con i denti. Il discorso da fare e’ che proprio perche’ i due ex-Imperi non vogliono rinunciare ai loro giocattoli, c’e’ il rischio di centinaia di migliaia se non milioni di morti in un attacco atomico da qualche parte nel mondo.

Lo status quo e’ quello di un’Europa codarda e ipocrita, le cui minacce e pontificazioni mai potranno liberare l’Umanita’ dal pericolo della Bomba.  Anzi, il numero di Paesi dotati o pronti a dotarsi della Atomica continuera’ a crescere.

E con esso il rischio che qualche idiota faccia esplodere una citta’ per stupidita’ o imperizia.