Perche’ Non Postare Foto Di Bambini Su Internet? Ecco Perche’

Non e’ giusto pubblicare foto di bambini su internet. E cio’ non ha niente a che fare con la pedofilia.

Ogni volta che si parla di bambini e di internet si finisce con il nominare la pedofilia. ma non e’ su quello che si basa il mio ragionamento.

Il punto e’ che ciascuno deve essere libero di stabilire (al massimo possibile) quale informazione, e quale immagine di se’ finisca nel gran calderone che e’ internet, perche’ appena qualcosa viene postato, viene subito ricopiato in tantissimi server e non c’e’ nessun modo di “cancellarlo”.

Ora, se io facessi delle foto a un tizio e poi le andassi a mettere su un forum qualunque senza neanche dirglielo, quegli potrebbe anche non essere molto contento della mia iniziativa. e giustamente. Mi direbbe che per correttezza dovrei prima chiedergli il permesso, specie se e’ un forum dove egli abitualmente non vada.

Nel caso di un bambino, questa richiesta di permesso e’ impossibile, perche’ per definizione il bambino non puo’ rispondere e dare la propria autorizzazione (non potendo rendersi conto di cosa sia Internet).

E quindi l’unica soluzione se si vuole essere corretti, rispettare il bambino adesso e dargli un po’ piu’ di scelta nel futuro e’ non pubblicare alcuna foto di alcun bambino.

Filippo Facci, o Quando In Italia Si Diffama Anche Non Dicendo Una Parola

Straordinaria sentenza contro il giornalismo, quella pubblicata il 14 maggio 2009 sul Corriere della Sera, di quelle da far tremare tutto l’apparato cardiocircolatorio. E il bello e’ che qualcuno ci gongola pure sopra (cosa non si fa per odio in politica!!):

Il giudice Geo Orlandini del Tribunale civile di Brescia ha condannato per diffamazione la Società europea di edizioni (proprietaria del quotidiano Il Giornale) Maurizio Belpietro (all’epoca direttore) e Filippo Facci (autore della diffamazione) a 50 mila euro di risarcimento nei confronti di Alfredo Robledo, Sostituto procuratore al Tribunale di Milano.

Nella sentenza si legge che il giudice “accerta la natura diffamatoria ai danni del dott. Alfredo Robledo, Sostituto procuratore della Repubblica presso il tribunale di Milano, dell’articolo a firma di Filippo Facci dal titolo “Gli ultimi saranno gli ultimi” pubblicato in data 18/02/2006 sul quotidiano Il giornale”.

Filippo Facci dovrà pagare a titolo di riparazione pecuniaria ex art. 12 legge 47/48 10 mila euro e in solido “con i convenuti a rifondere le spese processuali per 9.500 euro, oltre al rimborso forfettario ex art. 15 ed accessori di legge.

Il giudice obbliga che la sentenza sia pubblicata una volta a caratteri doppi del normale, sulla pagina de “Il giornale” che ospita la cronaca giudiziaria, nonché sui quotidiani “La Repubblica” e “Corriere della sera” entro 60 giorni dalla comunicazione con addebito ai convenuti predetti delle relative spese.

E cosa ha scritto mai, questo Filippo Facci da meritare 50mila euro di risarcimento? L’articolo incriminato e’ disponibile in formato PDF sul sito de Il Giornale, e da li’ l’ho tratto in questa immagine:

Gli ultimi saranno gli ultimi

Gli ultimi saranno gli ultimi

Cosa dice di Robledo il condannato Facci?

  1. Non capisce “per quale ragione al mondo dovrebbe aver fiducia” in lui come magistrato
  2. Sta “formulando l’ennesima richiesta di rinvio a giudizio contro Berlusconi in campagna elettorale, si’
  3. Pensa “tranquillamente che la magistratura, quella in cui aver fiducia eccetera, di” uno come Robledo “potrebbe tranquillamente farne a meno
  4. Conclude su Robledo dicendo che di lui “non voglio dire una parola, perche’ ho il sospetto che ne avrebbe solo piacere

Evidentemente ho vissuto troppi anni in un Paese come l’Inghilterra, perche’ io una diffamazione da 50mila euro (o anche da un centesimo) non riesco a vederla. Specie poi quando uno scrive “non voglio dire una parola“.  E se l’avesse detta che sarebbe successo, una sentenza da milioni di euro?

Comunque preciso che le parole in corsivo sono di Facci, prima che debba sganciare 50 mazzettoni di banconote pure io 8)

Per fortuna mi arriva in soccorso il web. Ecco un’ipotesi su quale sia la frase diffamatoria

credo che l’offesa stia nella parte “i giudici stanno formulando l’ennesima richiesta di rinvio a giudizio di Berlusconi in campagna elettorale

Sedici parole? Da ripagare a un ritmo di 3125€ a parola? Wow!

Certo che uno non pretende mica anche in Italia il Primo Emendamento (troppa grazia!) ma se la diffamazione puo’ essere commessa in forma cosi’ obliqua e comprensibile solo leggendo fra le righe (non si era ancora, all’epoca, in campagna elettorale), tanto vale fare commenti solo sulla musica popolare malese negli anni ’50…

Notevolissimo anche il sottotitolo di un articolo pubblicato sopra quello di Facci: “Toghe misogine“. Chissa’ se quello si sara’ meritato pure lui qualche decina di migliaia di euro per diffamazione?

Con Una Magistratura Cosi’ Perche’ Non Festeggiare?

Com’e’ possibile che per l’ennesima volta i destinatari degli avvisi di garanzia ne vengano a sapere dai giornali? E non c’e’ niente di strano nella concentrazione delle indagini, che misteriosamente vanno a stagioni, prima contro il Pentapartito, poi contro Berlusconi e adesso contro il PD, guarda caso proprio mentre Robespierre-Di Pietro e la sua armata di forcaioli allegri sente di essere molto popolare?

Come al solito, in Italia si finisce con l’avere una cura (magistrati d’assalto, “‘ndo cojo cojo”) che e’ peggio della malattia (corruzione, concussione, etc etc).

La Luce e lo Scontro – Lettera Aperta al Partito Radicale Transnazionale

Carissimi Cappato / Pannella / Perduca / Mecacci / Bonino / D’Elia / Stango / Mellano / Vecellio e compagni radicali tutti

Noto con dispiacere che ci sono vari punti in maniera di politica a livello globale, sui quali non vado assolutamente d’accordo con quanto espresso da vari esponenti Radicali.

Non essendomi possibile, per esigenze di lavoro, la partecipazione a Bruxelles al Consiglio Generale del Partito Radicale Nonviolento Transpartito Transnazionale (11-13 dicembre), mando quindi alcuni spunti su quanto avrei detto in quella occasione.

La mia preoccupazione principale e’ nel non capire ne’ il senso ne’ le motivazioni, da Radicali, di un certo generale irrigidimento su piu’ fronti, contro chi ci appare come “nemico”: un irrigidimento di cui non vedo lo scopo, anche perche’ non capisco in base a quale strategia si pensi che questo modo di atteggiarsi potrebbe portare ad alcun risultato, se non rendere i “nemici” ancora piu’ “nemici”.

Ci ritroviamo cosi’ ad avere cuori caldi e a portare teste alte, ma a coloro per i quali diciamo di lottare, che cosa potra’ mai loro importare del nostro stato d’animo se non otteniamo niente di concreto per loro?

Peggio: sembra che anche per i Radicali come un po’ per tutti, ci siano popoli oppressi di Serie A e altri popoli oppressi di Serie B, di cui non ci importa un classico fico secco. Che senso ha tutto questo?

Per chiarezza, nel seguito trattero’ di due esempi: la Russia e l’Iran. Comincio con una premessa ispirata dall’intervento di Matteo Mecacci alla Camera, nel Novembre scorso, in un dibattito sulla politica estera e la crisi in Georgia:

“È evidente che il Presidente del Consiglio italiano, Silvio Berlusconi, ha scelto un certo tipo di politica estera sicuramente diversa da quella degli anni precedenti nella scorsa legislatura”

A me sembra invece evidente che Berlusconi stia continuando la politica estera che fu di De Gasperi, di Andreotti, di Craxi, e anche di Prodi. Con uno stile fra il giullare e lo spregiudicato, ma “ovviamente” lungo le stesse linee guida.

Perche’? Perche’ l’Italia, chiunque sia al Governo, e’ e rimane una “Potenza di serie B” (sempreche’ il termine “Potenza” abbia ancora validita’). Cosa venga deciso a Roma e’ in generale di nessun interesse per la vasta maggioranza delle Nazioni e dei Popoli del Pianeta Terra.

Per tenere contenti gli Italiani e il loro Amor Patrio, a parte qualche insipido summit UE e un vacuo voto nelle decisioni NATO, l’unico modo per far finta che l’Italia abbia un considerevole peso internazionale sta nel dimostrare ogni tanto indipendenza e spregiudicatezza, rifuggendo dalla previdibilita’ almeno nelle decisioni non eccessivamente importanti.

C’e’ nessuno che ricordi quanto fece Craxi lasciando libero Abu Abbas a Sigonella nel 1985, o la capacita’ di Andreotti, nel 1991, di essere l’unico e solo Capo di Governo al mondo che ricevette telegrammi di ringraziamento sia da parte di Gorbachov, sia da parte dei “Dodici” golpisti sovietici?

Inutile quindi notare “una politica estera molto spericolata che cerca rapporti…anche con la Libia di Gheddafi”. I quali fra l’altro sono una scelta obbligata, visto che persino gli USA si avviano alla normalizzazione e non c’e’ vantaggio alcuno a tenersi a distanza.

Continua Mecacci:

“(in Russia) si è scelta la via militare anche per fare i conti con la Georgia, che è solo l’esempio di un Paese che vuole integrarsi nell’Unione europea, che ha una cultura profondamente europea, così come l’Ucraina”

Il consenso fra gli specialisti invece e’ che “Misha” Saakashvili abbia attaccato per primo, lo scorso agosto.

In generale, il comportamento della Georgia post-URSS non e’ mai stato ne’ democratico, ne’ conciliatorio, ne’ liberale nei confronti delle minoranze, a cominciare da Zviad Gamsakhurdia, che dopo aver proclamato l’indipendenza georgiana nel 1991 decise di eliminare ogni autonomia a Osseti e Abkhazi.

Ricordiamoci che Saakashvili stesso ha non troppo tempo fa organizzato la solenne traslazione della bara di Gamsakhurdia (giusto per sottolineare le prospettive di liberta’ di Osseti e Abkhazi sotto il nuovo Governo…). E dopo aver bastonato gli oppositori, si e’ preso tutte le stazioni televisive. Come scrivono in occasioni separate Robert English e George Friedman sulla New York Review of Books, la Georgia lungi dal dimostrare una “cultura profondamente europea”, si comporta nel Caucaso come una “Piccola Russia”.

O in alternativa: se e’ europea la Georgia, perche’ non e’ europea anche la Russia?

Riguardo l’Ucraina, e’ ormai democraticamente e ripetutamente appurato che meta’ del Paese e’ russo e si sente russo. Non sono parte dello Stato Ucraino pure essi? Che messaggio abbiamo da dir loro, se la nostra politica e’ caricare a testa bassa contro qualunque cosa faccia o dica la Russia? E’ questo un punto forse ancora piu’ importante da chiarire. Perche’ non dimostriamo alcun interesse nel destino di certi popoli, per esempio se hanno la buona o cattica sorte di essere appoggiati dalla Russia?

E infatti, sentiamo Mecacci di nuovo:

“Il Presidente del Consiglio ha dichiarato in questi giorni che occorre evitare il ritorno alla guerra fredda. Credo che occorra che qualcuno in quest’aula ricordi che la guerra fredda va rivendicata dal momento che è ciò che ha consentito all’europa decenni di pace”

Ma non e’ stata la Guerra Fredda a consentire la “pace”. E’ stata l’adesione di Stalin agli accordi di Yalta. Nessuna (neanche una) democrazia liberale e occidentale e’ stata fatta sviluppare se non laddove gia’ stabilito da Roosevelt, Churchill e Stalin, e nessuna rivoluzione comunista ha avuto successo se non dove gia’ deciso a priori.

Il destino di ogni Paese, Italia inclusa, e’ stato scritto nel 1945 e non e’ cambiato di una virgola, neanche laddove dopo la guerra l’insurrezione comunista fosse fu piu’ forte (Grecia), o la societa’ non-comunista piu’ solida (Ungheria).

La Guerra Fredda non ha impedito ai Sovietici di conquistare l’Europa (come se gli USA e il Regno Unito sarebbero rimasti a guardare) ma ha impedito ai polacchi, ai cecoslovacchi, ai rumeni, ai bulgari etc etc di sviluppare le loro democrazie liberali e occidentali. Anche il destino delle repubbliche baltiche (e in misura minore, della Finlandia a liberta’ limitata, vittoriosa contro l’URSS ma abbandonata a Stato satellite) lo dimostra chiaro e tondo.

Andiamo a chiedere a loro quanto c’e’ da rivendicare, della guerra fredda.

E sulla minaccia che si ritorni ai vecchi confronti a muso duro con i russi: non dimentichiamoci che la Russia contemporanea, anche quella di Yeltsin, e’ sempre stata trattata dai “nostri” come una minaccia, e l’allargamento della NATO e’ stato sempre sottinteso come una difesa contro la Russia, da quegli Stati dimenticati sessanta e piu’ anni fa oltre la cortina di ferro.

Non meravigliamoci quindi se si comporti come se si senta minacciata (diciamocelo chiaro e tondo: lo e’), e quindi ritenga opportuno cercare di aumentare la propria sfera d’influenza. E’ di dialogo e rispetto che c’e’ bisogno, non di minacce o indignazione. Dice Nicholas Kristof poche settimane fa sul New York Times: stuzzicare un orso irritabile non e’ un sostituto per della seria diplomazia.

Ci sono altri argomenti che mi vedono fuori dalla linea politica internazionale di parecchi dirigenti radicali.

Il piu’ eclatante e’ l’Iran, che alcuni fra noi vedono come la reincarnazione del male assoluto. Di nuovo, scegliendo il conflitto aperto (se non addirittura, auspicando quello armato, rendendo in tal modo inevitabili sia un ulteriore inasprimento della gia’ dura repressione interna, sia il completamento della costruzione di una o piu’ bombe atomiche), laddove niente e’ comprensibile se non si esplorano seriamente le ragioni di tutti.

C’e’ un unico motivo infatti per cui l’Iran cerca di costruire la bomba atomica: per garantire la sicurezza nazionale. Questa e’ un’opinione diffusa fra tutti gli esperti di strategia internazionale. Prova anche ne sia il fatto che il programma atomico e’ stato cominciato da ben prima della Rivoluzione Islamica di Khomeini, ai tempi dello Shah Reza Pahlavi.

L’Iran non e’ certo il solo o il primo Stato a proseguire su quella strada. Gia’ India e Pakistan hanno sviluppato la Bomba per difendersi l’una dall’altro. Non e’ poi un caso che le guerre convenzionali contro Israele siano cessate allorquando e’ stata resa nota l’esistenza di ordigni atomici sotto controllo del Governo di Tel Aviv/Gerusalemme.

Il fatto poi che la Corea del Nord, con la sua micro-atomica, non sia stata ne’ invasa ne’ attaccata dagli USA, sorte invece toccata al nuclearmente disarmato Iraq di Saddam Hussein, non puo’ che spronare le autorita’ di Teheran a premere l’acceleratore affinche’ anche una sola Bomba sia disponibile al piu’ presto: per salvare la propria vita, piu’ che per attaccare chicchessia.

E invece: cosa proponiamo noi? Antonio Stango su Notizie Radicali del 18 giugno 2008 invita a

“[non] concedere tempo agli ayatollah al potere [e pretendere] entro pochi mesi, un governo iraniano che tuteli le libertà e i diritti umani, fermi la corsa all’arma nucleare e rinunci alle manovre terroristiche all’estero“

A parte che mi sembra avessimo smesso di sognare di esportare la democrazia…possibile che non ci rendiamo conto che non c’e’ bisogno di essere amici degli Ayatollah per capire che una volta messi all’angolo con il rischio di essere eliminati da un momento all’altro, faranno quanto di piu’ logico e metteranno davvero insieme una bomba nucleare, magari rudimentale, magari “sporca” ma ovviamente pronta all’uso?

Dov’e’ la Noviolenza in tutto questo? Non e’ quasi banale dire che per uscire fuori da questo circolo vizioso, ed evitare un conflitto di qualsivoglia genere, bisogna andare alle radici del problema, che rimane la questione della sicurezza per l’Iran stesso, islamico o democratico che sia?

Chi lo dice? Lo dice il famoso Hans Blix. Lo dicono George Perkovich, Direttore del Programma di Nonproliferazione al Carnegie Endowment for International Peace, e Pierre Goldschmidt, gia’ vice Direttore della International Atomic Energy Agency. Lo dice Zbigniew Brzezinski, gia’ consigliere di Carter. Lo dice lo scrittore e giornalista Christopher de Bellaigue. Lo dice il New York Times, in un editoriale senza firma del 28 Maggio 2008.

L’unico modo per evitare la tragedia di una guerra e’ condurre dei negoziati seri con l’Iran: e l’unico modo per essere seri e’ garantire all’Iran che l’Europa, e gli USA smettano di appoggiare tentivi piu’ o meno segreti di colpo di Stato violento in Iran.

Ogni altro atteggiamento portera’ a morti e distruzione. Ovviamente, e logicamente. In barba alla nonviolenza.

E infine, riguardo la Cina. Non e’ stato possibile convincere nessun Radicale della necessita’ di non far finta di niente dopo il terribile terremoto del Maggio scorso.

Mi e’ stato detto che un terremoto e’ una tragedia non politica: al che rispondo che prima di tutto a uccidere le persone in caso di terremoto sono gli edifici che crollano, e non il tremore della terra. E cosa c’e’ di piu’ politico, e di piu’ colossale esempio di assenza dei piu’ minimi controlli democratici, che l’incuria da parte di Governi un po’ in tutto il mondo (Cina, e Italia incluse, ovviamente)? I quali Governi permettono l’edificazione fuori norma, magari proprio di quelle scuole dove ci sono i bambini e quindi il futuro di innumerevoli famiglie.

Se ne e’ accorto nessuno, fra una bandiera tibetana e l’altra, che il Primo Ministro cinese Wen Jiabao si e’ fatto fotografare piu’ volte seriamente impegnato a lavorare per aiutare i terremotati? Davvero tutto cio’ e’ stato fatto senza che avesse valenza politica?

Mentre di noi che impressione sara’ rimasta, se non di cinici, barbari e cattivi, tutti presi a difendere i tibetani calpestando i morti altrui (e adesso, impegnati a viso aperto nel fomentare movimenti nazionali di resistenza dentro lo Stato cinese, manco fossimo a un remake delle lotte russo-giapponesi riguardo la Manciuria).

Cosa vogliamo ottenere, dalla Cina? Una capitolazione ignominiosa? Tante scuse e il ritiro immediato dal Tibet? Chissa': se cosi’ fosse, cio’ spiegherebbe il deserto assoluto nei nostri cuori, incapaci di manifestare alcuna solidarieta’ di fronte a migliaia di morti.

Ma se cosi’ fosse, qualcuno mi puo’ spiegare di che strategia si tratti? Qual’e’ l’idea di fondo, come vogliamo ottenere quanto vogliamo ottenere, dalla Cina, presentandoci noi stessi a muso duro, indifferenti, miopi e agitatori pronti a tirare nel mucchio?

In ultilma analisi, anche l’indignazione, come dice in risposta a una lettera il gia’ citato George Friedman riprendendo il noto giornalista e politico statunitense Strobe Talbott scrivendo su Time Magazine del 1979 non a caso dell’Iran, non e’ una politica estera.

Questo e’ il tema di fondo. E allora con l’essere Radicali cosa c’entra l’agire da nemici “giurati a prescindere” della Russia, il manifestare noncuranza contro Abkhazi e Osseti meridionali, il considerare l’Iran come il Male, lo sputare metaforicamente negli occhi di centinaia di milioni di cinesi di etnia Han, per non parlare del disprezzo palese contro la Serbia (e di nuovo l’assenza di considerazione per i serbi del Kosovo)?

Anche sul Libano, cosa abbiamo da dire se non le solite generiche accuse contro Hezbollah, come se quelli fossero alieni venuti dallo spazio e non una parte molto consistente della popolazione locale?

A chi giova lo scontro frontale e senza possibilita’ di compromesso? Cosa c’entra, con la Nonviolenza, con Gandhi, con il carattere Transnazionale di un Partito che aspirerebbe anche ad avere in se’ persone provenienti da Paesi in grave e perdurante conflitto fra loro, e tuttavia capaci di rimanere all’interno dello stesso gruppo politico, e di gestire gli inevitabili conflitti senza la evitabile violenza?

Ecco, e’ questo che non capisco. Continuero’ a sforzarmi. Speriamo pero’ che qualcuno mi dia una mano a chiarire cosa vogliamo per il nostro futuro.

Cossiga A Ruota Libera Su Radio24

Una intervista di Alessandro Milan a Francesco Cossiga, da non perdere…se continua cosi’ fra poco dira’ anche chi ha fatto uccidere Kennedy:

In breve:

  • il magistrato Trifuoggi di Sulmona e’ un esaurito che vuole apparire su Vanity Fair
  • Il caso-Del Turco e’ un avvertimento al PD
  • Veltroni capisce solo “di cinema e di Africa”
  • Di Pietro e’ un cretino
  • Se Del Turco si suicidasse, avremmo finalmente una riforma della giustizia, e Trifuoggi sarebbe promosso
  • l telefoni di alcuni magistrati andrebbero controllati per “associazione eversiva”

C’e’ anche altro, che pero’ non ho trascritto. Consiglio davvero l’ascolto, si tratta di quindici minuti che passeranno alla storia.

ps al rappresentante IdV quanto sopra non e’ piaciuto

pps ne spara cosi’ tante e cosi’ grosse, che rischia di centrarle quasi tutte

Del Turco: Tortura Made in Italy

TRE GIORNI DI ISOLAMENTO PER OTTAVIANO DEL TURCO E GLI ALTRI ARRESTATI
“Per il Presidente della regione Ottaviano Del Turco e per gli altri arrestati è previsto un isolamento in carcere per tre giorni. Lo ha disposto il Gip nelle ordinanze di custodia cautelare. Gli arrestati in questi tre giorni non potranno incontrare i difensori”.(AGI)

Questo e’ un “dettaglio” molto importante per capire a cosa siamo arrivati, con la “Giustizia” in Italia. Se le prove ci sono perche’ mettere gli imputati in isolamento? O se sono in isolamento e neanche semplicemente in carcere per non inquinare le prove, su quali basi sono stati arrestati?

La carcerazione preventiva e’ un mezzo per “far cantare” gli imputati, al punto da rendere normale un periodo di tre giorni di isolamento la cui durezza. lungi dall’essere considerata una mostruosa tortura, non viene neanche giustificata.

Sui Giudici, Berlusconi non ha torto…mentre Di Pietro dimostra una volta di piu’ il suo desiderio d’onnipotenza giustizialista, e Veltroni come al solito non riesce a pensare niente.

Sui Giudici, Berlusconi Non Ha Torto…

…perche’ sono oggi, 25 anni dall’arresto di Enzo Tortora

• Dichiarazione di Rita Bernardini, Segretaria Nazionale di Radicali Italiani, deputata radicale-PD e membro della Commissione Giustizia alla Camera

Roma, 17 giugno 2008

Oggi 17 giugno ricorre il 25° anniversario del clamoroso arresto di Enzo Tortora, all’interno della maxi-operazione della Procura di Napoli contro la NCO, la Nuova Camorra Organizzata. In quella notte furono arrestate oltre 850 persone, 200 delle quali furono del tutto prosciolte, 90 risultarono coinvolte per “pura omonimia” e del tutto estranee ai fatti contestati. Il polverone che fu alzato dall’impresa di “macelleria giudiziaria” fu tale da “obnubilare” (per usare le parole di Enzo) l’opinione pubblica italiana e distrarre l’attenzione dagli scandali della gestione del terremoto.

Un anno dopo, sempre il 17 giugno 1984, Tortora veniva eletto al parlamento Europeo con oltre 400.000 voti di preferenza personale nelle liste del Partito Radicale, di cui poi divenne Presidente.

Ma la macchina infernale, messa in moto da alcuni magistrati, alcuni giornalisti e un manipolo di pregiudicati “pentiti”, era ormai avviata ed il Tribunale di Napoli nel settembre 1985 emetteva la sua vergognosa sentenza di primo grado, in cui si dichiarava Enzo Tortora colpevole, con esemplare condanna ad oltre 10 anni.

Esattamente a quattro anni dall’infamante arresto, ancora il 17 giugno 1987, la Corte di Cassazione assolverà in via definitiva Tortora da ogni accusa, confermando la sentenza dell’Appello.

A distanza di anni, come radicali, vogliamo ricordare questi coincidenti anniversari, affinché, come disse Leonardo Sciascia e come fu scritto sulla tomba di Tortora al cimitero monumentale di Milano: “non sia un’illusione”. Affinché non sia stata una speranza illusoria la battaglia per la Giustizia Giusta che Enzo ha combattuto, da radicale e che portò alla grande vittoria dei referendum “Tortora” per la responsabilità civile dei magistrati.

A vent’anni dalla prematura morte, nell’anniversario dell’incredibile arresto, accogliamo con soddisfazione la decisione del Sindaco Marta Vincenzi e della sua Giunta di onorare il genovese Enzo Tortora con l’intitolazione della galleria che collega la centralissima “via Roma” con la storica “galleria Mazzini”, all’altezza del Ristorante Europa. Giunge così a conclusione un lungo iter politico e burocratico. Ne siamo felici: la sua Genova, sana ora una colpevole dimenticanza e dà un contributo a ricordare. Ma il “caso Tortora” è stato per noi radicali il “caso Italia”, un episodio eclatante di malagiustizia che, grazie all’impegno ed al sacrificio di Tortora, ha segnato una tappa importante della lotta, quanto mai necessaria ed urgente, per la Giustizia Giusta. Oggi come 25 anni fa.

Tortora, l’odissea di un uomo in un Paese smemorato • dal Secolo XIX del 17 giugno 2008, pag. 16 di Massimiliano Lenzi

Venticinque anni fa, alle quattro e un quarto del mattino del 17 giugno, bussano alla porta di una camera dell’Hotel Plaza di Roma. Spalancato l’armadio, aperta una valigia, sequestrata un’agenda telefonica, guardato dentro ai calzini e spaccato un salvadanaio di ceramica a forma di porcellino (non si sa mai) si portano via un uomo stralunato, che ha appena avuto il tempo di vestirsi e di raccogliere pochi effetti personali in una sacca di tela rossa. (…) All’uomo vengono prese le impronte digitali e scattate le foto di rito: faccia e profilo. La faccia e il profilo di Enzo Tortora”. Leggendo l’incipit del libro di Vittorio Pezzuto (genovese, ex radicale, giornalista sapido e, da alcune settimane, portavoce del ministro “antifannulloni” Renato Brunetta) “Applausi e sputi. Le due vite di Enzo Tortora” (Sperling & Kupfer, 521 pagine, 15 euro), si entra dritti negli incubi del Belpaese attraverso l’odissea giudiziaria di un uomo famoso, buttato giù dal ietto con poche parole: “Lei è in stato di arresto”. “Come?”. “C’è un ordine di arresto della Procura di Napoli”. Era innocente.

E siccome gli incubi non vengono mai da soli, anche i giornali, la carta stampata, con le solite rispettabili eccezioni, inzuppò l’inchiostro nella notizia da prima pagina. Lo fotografarono con le manette ai polsi e scrissero di Tortora Enzo, brillante giornalista ed uomo colto, genio della televisione (tra i suoi programmi il più ricordato è Portobello, una galleria su un popolo di santi, poeti ed inventori ma fu anche un superbo giornalista sportivo) che era “un ligure spendaccione” , “che aveva occhi abilmente lucidi” e chissà “quali debolezze”, aggettivando come in un romanzo di Liala una delle più grandi ingiustizie italiane degli ultimi 30 anni. Nella lingua, nell’uso delle parole, spesso si ritrova l’indole di un popolo. Gli aggettivi non erano veri ma anche se lo fossero stati, ci chiediamo, che colpa è “essere spendaccioni” ?

Leggendo nel libro di Pezzuto le cronache, i dettagli, i corsi del processo, le immagini si accavallano e, a tratti, sembra di essere finiti dentro un film di Dino Risi, una pellicola eterna sui pregiudizi nazionali. Perché “Applausi e sputi”, in un Paese smemorato come l’Italia, ha tanti meriti ma uno su tutti gli altri: ricordare i fatti, le vite di un uomo; il prima (successo, programmi tv, onori) e il dopo (la galera ingiusta, poi l’assoluzione) che si concluderà con la sua morte. Pezzuto, da buon genovese, dopo aver presentato il libro in giro per l’Italia, non ha potuto fare a meno di prendersela con la sua città, la Superba, che per anni si è rifiutata di dedicare una via a Enzo Tortora ed oggi, che si è decisa, “gli ha dedicato un marciapiede, e talmente piccolo che la targa sarà lunga un decimo di tutto il tratto”.

«Gli avrebbero dovuto intitolare» spiega al Secolo XIX «lo spiazzo antistante il carcere di Marassi, che non dà neppure problemi di cambio di numeri civici, con la targa: “Vittima della giustizia”». Forse Pezzuto ha ragione ma a noi la questione della toponomastica appare consolatoria.

Troppe ingiustizie, in Italia, si riparano con l’intitolazione del “Largo tal dei tali..”, magari in periferia, lontano lontano, vicino ai viadotti. No, quello che conta è la memoria, la storia raccontata nel libro e quella telefonata alla figlia Silvia nel maledetto giorno di 25 anni fa: “Ricordati che papà è quello di sempre”. E l’Italia? Chissà se è cambiata l’Italia…

Certa Magistratura Non Si Smentisce

Se qualcuno avesse ancora dubbi sull’operare di certa Magistratura in Italia…

Protezione civile, Bertolaso indagato per l’alluvione di Vibo Valentia

Il capo del Dipartimento della Protezione Civile, Guido Bertolaso è iscritto nel registro degli indagati della procura di Vibo Valentia per l’alluvione che colpì la provincia calabrese il 3 luglio del 2006, provocando la morte di quattro persone. A Bertolaso sarebbe contestata la mancata emissione dell’avviso di avverse condizioni meteo.

Che e’ successo, a Vibo, il lunedi’ 3 luglio 2006? Scrive Andrea Meloni sul sito “Meteogiornale”:

Un temporale che arreca oltre 200 millimetri di pioggia in meno di tre ore su un territorio non abituato a tali piovosita’

Le conseguenze, oltre i 4 morti (uno, in verita’, a causa di un fulmine) e i 22 feriti, si possono vedere in queste foto da La Repubblica.

Continua il Meteogiornale:

Dai dati storici pare che l’evento [...] sia raffrontabile con i 328 mm caduti in 24 ore nel lontano 2 dicembre 1938. In zona sono rarissimi i giorni con oltre o circa 100 millimetri di accumulo di pioggia nelle 24 ore, per altro tutti avvenuti nella stagione delle piogge, ovvero d’inverno.

In risposta all’indagine, in base a quanto dice il sito La Destra:

la Protezione Civile ribadisce che “nessuno dei sistemi di previsione disponibili indicava per il 3 luglio del 2006 la possibilità che si verificasse un evento di così grande intensità”, un evento “di portata eccezionale e di impossibile previsione relativamente alla sua energia.

E quali erano le previsioni quel giorno? Dagli archivi 3bMeteo:

Domani, Lunedi’ 3 Luglio [2006]

Sud: In prevalenza soleggiato in Sicilia, variabilità su peninsulari con rovesci già al mattino su Calabria centro-settentrionale, in intensificazione nel pomeriggio e tendenti ad assumere forma temporalesca, con fenomeni più frequenti su Calabria, Lucania, interne campane e sul Salento. Venti deboli o moderati da NNO, mari poco mossi o mossi al largo, temperature in lieve calo con massime sui 28-32°.

Il punto (e il problema) e’ che, come dice Meloni, “Purtroppo nubifragi così intensi non sono prevedibili“. Possibile? Si’, se si va oltre alla semplicioneria di incolpare la Protezione Civile per la mancata previsione al giorno prima. Scrive Peppe Caridi su “Strilli”:

[...] La vera domanda che ci dobbiamo porre, interrogando le nostre coscienze, è: E’ davvero possibile che con i livelli odierni di progresso, non riusciamo a salvaguardare la nostra vita da fenomeni simili, neanche utilizzando tutti gli strumenti a disposizione? [...]

Perchè in Calabria non esiste ancora un Centro Meteorologico Regionale, che invece c’è in molte altre Regioni d’Italia ?
Perchè in Calabria non esistono radar che permettono un costante monitoraggio della situazione meteorologica ?
Perchè in Calabria non esiste una rete di stazioni di rilevamento atmosferico e ambientale ?
[...]

Sono quelli argomenti per un Giudice? Ed e’ colpa della Protezione Civile? Penso proprio di no.

Panebianco Contro i Forcaioli

DI PIETRO CON VELTRONI
L’ipoteca giustizialista – di Angelo Panebianco

dal Corriere della Sera di oggi:

[...] Riportare la giustizia alla normalità significa anche mettere regole e paletti, e cioè limiti, all’uso che i magistrati possono fare di uno strumento così delicato, che comporta l’intrusione nella sfera privata dei cittadini. Significa mettere la parola fine alle inchieste-mostro fondate sulle intercettazioni selvagge, «di massa» (intercetto mezzo mondo: alla fine qualcosa salterà pur fuori). Ne abbiamo viste fin troppe di inchieste del genere: grande fracasso, tante reputazioni fatte a pezzi, e poi, quasi sempre, una volta giunti in tribunale, tutto finisce in niente. Non è solo una questione di uso politico-mediatico delle intercettazioni. E’, prima ancora, una questione di rispetto delle libertà individuali. Ed è un problema di responsabilizzazione che sempre deve accompagnare e limitare il (grande) potere di chi fa inchieste giudiziarie.[...]

Questo fa il paio con le stupidaggini di Veltroni sulla non-candidatura di chiunque sia stato condannato in primo grado. Ah, come vanno bene le cose!!!