La Luce e lo Scontro – Lettera Aperta al Partito Radicale Transnazionale

Carissimi Cappato / Pannella / Perduca / Mecacci / Bonino / D’Elia / Stango / Mellano / Vecellio e compagni radicali tutti

Noto con dispiacere che ci sono vari punti in maniera di politica a livello globale, sui quali non vado assolutamente d’accordo con quanto espresso da vari esponenti Radicali.

Non essendomi possibile, per esigenze di lavoro, la partecipazione a Bruxelles al Consiglio Generale del Partito Radicale Nonviolento Transpartito Transnazionale (11-13 dicembre), mando quindi alcuni spunti su quanto avrei detto in quella occasione.

La mia preoccupazione principale e’ nel non capire ne’ il senso ne’ le motivazioni, da Radicali, di un certo generale irrigidimento su piu’ fronti, contro chi ci appare come “nemico”: un irrigidimento di cui non vedo lo scopo, anche perche’ non capisco in base a quale strategia si pensi che questo modo di atteggiarsi potrebbe portare ad alcun risultato, se non rendere i “nemici” ancora piu’ “nemici”.

Ci ritroviamo cosi’ ad avere cuori caldi e a portare teste alte, ma a coloro per i quali diciamo di lottare, che cosa potra’ mai loro importare del nostro stato d’animo se non otteniamo niente di concreto per loro?

Peggio: sembra che anche per i Radicali come un po’ per tutti, ci siano popoli oppressi di Serie A e altri popoli oppressi di Serie B, di cui non ci importa un classico fico secco. Che senso ha tutto questo?

Per chiarezza, nel seguito trattero’ di due esempi: la Russia e l’Iran. Comincio con una premessa ispirata dall’intervento di Matteo Mecacci alla Camera, nel Novembre scorso, in un dibattito sulla politica estera e la crisi in Georgia:

“È evidente che il Presidente del Consiglio italiano, Silvio Berlusconi, ha scelto un certo tipo di politica estera sicuramente diversa da quella degli anni precedenti nella scorsa legislatura”

A me sembra invece evidente che Berlusconi stia continuando la politica estera che fu di De Gasperi, di Andreotti, di Craxi, e anche di Prodi. Con uno stile fra il giullare e lo spregiudicato, ma “ovviamente” lungo le stesse linee guida.

Perche’? Perche’ l’Italia, chiunque sia al Governo, e’ e rimane una “Potenza di serie B” (sempreche’ il termine “Potenza” abbia ancora validita’). Cosa venga deciso a Roma e’ in generale di nessun interesse per la vasta maggioranza delle Nazioni e dei Popoli del Pianeta Terra.

Per tenere contenti gli Italiani e il loro Amor Patrio, a parte qualche insipido summit UE e un vacuo voto nelle decisioni NATO, l’unico modo per far finta che l’Italia abbia un considerevole peso internazionale sta nel dimostrare ogni tanto indipendenza e spregiudicatezza, rifuggendo dalla previdibilita’ almeno nelle decisioni non eccessivamente importanti.

C’e’ nessuno che ricordi quanto fece Craxi lasciando libero Abu Abbas a Sigonella nel 1985, o la capacita’ di Andreotti, nel 1991, di essere l’unico e solo Capo di Governo al mondo che ricevette telegrammi di ringraziamento sia da parte di Gorbachov, sia da parte dei “Dodici” golpisti sovietici?

Inutile quindi notare “una politica estera molto spericolata che cerca rapporti…anche con la Libia di Gheddafi”. I quali fra l’altro sono una scelta obbligata, visto che persino gli USA si avviano alla normalizzazione e non c’e’ vantaggio alcuno a tenersi a distanza.

Continua Mecacci:

“(in Russia) si è scelta la via militare anche per fare i conti con la Georgia, che è solo l’esempio di un Paese che vuole integrarsi nell’Unione europea, che ha una cultura profondamente europea, così come l’Ucraina”

Il consenso fra gli specialisti invece e’ che “Misha” Saakashvili abbia attaccato per primo, lo scorso agosto.

In generale, il comportamento della Georgia post-URSS non e’ mai stato ne’ democratico, ne’ conciliatorio, ne’ liberale nei confronti delle minoranze, a cominciare da Zviad Gamsakhurdia, che dopo aver proclamato l’indipendenza georgiana nel 1991 decise di eliminare ogni autonomia a Osseti e Abkhazi.

Ricordiamoci che Saakashvili stesso ha non troppo tempo fa organizzato la solenne traslazione della bara di Gamsakhurdia (giusto per sottolineare le prospettive di liberta’ di Osseti e Abkhazi sotto il nuovo Governo…). E dopo aver bastonato gli oppositori, si e’ preso tutte le stazioni televisive. Come scrivono in occasioni separate Robert English e George Friedman sulla New York Review of Books, la Georgia lungi dal dimostrare una “cultura profondamente europea”, si comporta nel Caucaso come una “Piccola Russia”.

O in alternativa: se e’ europea la Georgia, perche’ non e’ europea anche la Russia?

Riguardo l’Ucraina, e’ ormai democraticamente e ripetutamente appurato che meta’ del Paese e’ russo e si sente russo. Non sono parte dello Stato Ucraino pure essi? Che messaggio abbiamo da dir loro, se la nostra politica e’ caricare a testa bassa contro qualunque cosa faccia o dica la Russia? E’ questo un punto forse ancora piu’ importante da chiarire. Perche’ non dimostriamo alcun interesse nel destino di certi popoli, per esempio se hanno la buona o cattica sorte di essere appoggiati dalla Russia?

E infatti, sentiamo Mecacci di nuovo:

“Il Presidente del Consiglio ha dichiarato in questi giorni che occorre evitare il ritorno alla guerra fredda. Credo che occorra che qualcuno in quest’aula ricordi che la guerra fredda va rivendicata dal momento che è ciò che ha consentito all’europa decenni di pace”

Ma non e’ stata la Guerra Fredda a consentire la “pace”. E’ stata l’adesione di Stalin agli accordi di Yalta. Nessuna (neanche una) democrazia liberale e occidentale e’ stata fatta sviluppare se non laddove gia’ stabilito da Roosevelt, Churchill e Stalin, e nessuna rivoluzione comunista ha avuto successo se non dove gia’ deciso a priori.

Il destino di ogni Paese, Italia inclusa, e’ stato scritto nel 1945 e non e’ cambiato di una virgola, neanche laddove dopo la guerra l’insurrezione comunista fosse fu piu’ forte (Grecia), o la societa’ non-comunista piu’ solida (Ungheria).

La Guerra Fredda non ha impedito ai Sovietici di conquistare l’Europa (come se gli USA e il Regno Unito sarebbero rimasti a guardare) ma ha impedito ai polacchi, ai cecoslovacchi, ai rumeni, ai bulgari etc etc di sviluppare le loro democrazie liberali e occidentali. Anche il destino delle repubbliche baltiche (e in misura minore, della Finlandia a liberta’ limitata, vittoriosa contro l’URSS ma abbandonata a Stato satellite) lo dimostra chiaro e tondo.

Andiamo a chiedere a loro quanto c’e’ da rivendicare, della guerra fredda.

E sulla minaccia che si ritorni ai vecchi confronti a muso duro con i russi: non dimentichiamoci che la Russia contemporanea, anche quella di Yeltsin, e’ sempre stata trattata dai “nostri” come una minaccia, e l’allargamento della NATO e’ stato sempre sottinteso come una difesa contro la Russia, da quegli Stati dimenticati sessanta e piu’ anni fa oltre la cortina di ferro.

Non meravigliamoci quindi se si comporti come se si senta minacciata (diciamocelo chiaro e tondo: lo e’), e quindi ritenga opportuno cercare di aumentare la propria sfera d’influenza. E’ di dialogo e rispetto che c’e’ bisogno, non di minacce o indignazione. Dice Nicholas Kristof poche settimane fa sul New York Times: stuzzicare un orso irritabile non e’ un sostituto per della seria diplomazia.

Ci sono altri argomenti che mi vedono fuori dalla linea politica internazionale di parecchi dirigenti radicali.

Il piu’ eclatante e’ l’Iran, che alcuni fra noi vedono come la reincarnazione del male assoluto. Di nuovo, scegliendo il conflitto aperto (se non addirittura, auspicando quello armato, rendendo in tal modo inevitabili sia un ulteriore inasprimento della gia’ dura repressione interna, sia il completamento della costruzione di una o piu’ bombe atomiche), laddove niente e’ comprensibile se non si esplorano seriamente le ragioni di tutti.

C’e’ un unico motivo infatti per cui l’Iran cerca di costruire la bomba atomica: per garantire la sicurezza nazionale. Questa e’ un’opinione diffusa fra tutti gli esperti di strategia internazionale. Prova anche ne sia il fatto che il programma atomico e’ stato cominciato da ben prima della Rivoluzione Islamica di Khomeini, ai tempi dello Shah Reza Pahlavi.

L’Iran non e’ certo il solo o il primo Stato a proseguire su quella strada. Gia’ India e Pakistan hanno sviluppato la Bomba per difendersi l’una dall’altro. Non e’ poi un caso che le guerre convenzionali contro Israele siano cessate allorquando e’ stata resa nota l’esistenza di ordigni atomici sotto controllo del Governo di Tel Aviv/Gerusalemme.

Il fatto poi che la Corea del Nord, con la sua micro-atomica, non sia stata ne’ invasa ne’ attaccata dagli USA, sorte invece toccata al nuclearmente disarmato Iraq di Saddam Hussein, non puo’ che spronare le autorita’ di Teheran a premere l’acceleratore affinche’ anche una sola Bomba sia disponibile al piu’ presto: per salvare la propria vita, piu’ che per attaccare chicchessia.

E invece: cosa proponiamo noi? Antonio Stango su Notizie Radicali del 18 giugno 2008 invita a

“[non] concedere tempo agli ayatollah al potere [e pretendere] entro pochi mesi, un governo iraniano che tuteli le libertà e i diritti umani, fermi la corsa all’arma nucleare e rinunci alle manovre terroristiche all’estero“

A parte che mi sembra avessimo smesso di sognare di esportare la democrazia…possibile che non ci rendiamo conto che non c’e’ bisogno di essere amici degli Ayatollah per capire che una volta messi all’angolo con il rischio di essere eliminati da un momento all’altro, faranno quanto di piu’ logico e metteranno davvero insieme una bomba nucleare, magari rudimentale, magari “sporca” ma ovviamente pronta all’uso?

Dov’e’ la Noviolenza in tutto questo? Non e’ quasi banale dire che per uscire fuori da questo circolo vizioso, ed evitare un conflitto di qualsivoglia genere, bisogna andare alle radici del problema, che rimane la questione della sicurezza per l’Iran stesso, islamico o democratico che sia?

Chi lo dice? Lo dice il famoso Hans Blix. Lo dicono George Perkovich, Direttore del Programma di Nonproliferazione al Carnegie Endowment for International Peace, e Pierre Goldschmidt, gia’ vice Direttore della International Atomic Energy Agency. Lo dice Zbigniew Brzezinski, gia’ consigliere di Carter. Lo dice lo scrittore e giornalista Christopher de Bellaigue. Lo dice il New York Times, in un editoriale senza firma del 28 Maggio 2008.

L’unico modo per evitare la tragedia di una guerra e’ condurre dei negoziati seri con l’Iran: e l’unico modo per essere seri e’ garantire all’Iran che l’Europa, e gli USA smettano di appoggiare tentivi piu’ o meno segreti di colpo di Stato violento in Iran.

Ogni altro atteggiamento portera’ a morti e distruzione. Ovviamente, e logicamente. In barba alla nonviolenza.

E infine, riguardo la Cina. Non e’ stato possibile convincere nessun Radicale della necessita’ di non far finta di niente dopo il terribile terremoto del Maggio scorso.

Mi e’ stato detto che un terremoto e’ una tragedia non politica: al che rispondo che prima di tutto a uccidere le persone in caso di terremoto sono gli edifici che crollano, e non il tremore della terra. E cosa c’e’ di piu’ politico, e di piu’ colossale esempio di assenza dei piu’ minimi controlli democratici, che l’incuria da parte di Governi un po’ in tutto il mondo (Cina, e Italia incluse, ovviamente)? I quali Governi permettono l’edificazione fuori norma, magari proprio di quelle scuole dove ci sono i bambini e quindi il futuro di innumerevoli famiglie.

Se ne e’ accorto nessuno, fra una bandiera tibetana e l’altra, che il Primo Ministro cinese Wen Jiabao si e’ fatto fotografare piu’ volte seriamente impegnato a lavorare per aiutare i terremotati? Davvero tutto cio’ e’ stato fatto senza che avesse valenza politica?

Mentre di noi che impressione sara’ rimasta, se non di cinici, barbari e cattivi, tutti presi a difendere i tibetani calpestando i morti altrui (e adesso, impegnati a viso aperto nel fomentare movimenti nazionali di resistenza dentro lo Stato cinese, manco fossimo a un remake delle lotte russo-giapponesi riguardo la Manciuria).

Cosa vogliamo ottenere, dalla Cina? Una capitolazione ignominiosa? Tante scuse e il ritiro immediato dal Tibet? Chissa’: se cosi’ fosse, cio’ spiegherebbe il deserto assoluto nei nostri cuori, incapaci di manifestare alcuna solidarieta’ di fronte a migliaia di morti.

Ma se cosi’ fosse, qualcuno mi puo’ spiegare di che strategia si tratti? Qual’e’ l’idea di fondo, come vogliamo ottenere quanto vogliamo ottenere, dalla Cina, presentandoci noi stessi a muso duro, indifferenti, miopi e agitatori pronti a tirare nel mucchio?

In ultilma analisi, anche l’indignazione, come dice in risposta a una lettera il gia’ citato George Friedman riprendendo il noto giornalista e politico statunitense Strobe Talbott scrivendo su Time Magazine del 1979 non a caso dell’Iran, non e’ una politica estera.

Questo e’ il tema di fondo. E allora con l’essere Radicali cosa c’entra l’agire da nemici “giurati a prescindere” della Russia, il manifestare noncuranza contro Abkhazi e Osseti meridionali, il considerare l’Iran come il Male, lo sputare metaforicamente negli occhi di centinaia di milioni di cinesi di etnia Han, per non parlare del disprezzo palese contro la Serbia (e di nuovo l’assenza di considerazione per i serbi del Kosovo)?

Anche sul Libano, cosa abbiamo da dire se non le solite generiche accuse contro Hezbollah, come se quelli fossero alieni venuti dallo spazio e non una parte molto consistente della popolazione locale?

A chi giova lo scontro frontale e senza possibilita’ di compromesso? Cosa c’entra, con la Nonviolenza, con Gandhi, con il carattere Transnazionale di un Partito che aspirerebbe anche ad avere in se’ persone provenienti da Paesi in grave e perdurante conflitto fra loro, e tuttavia capaci di rimanere all’interno dello stesso gruppo politico, e di gestire gli inevitabili conflitti senza la evitabile violenza?

Ecco, e’ questo che non capisco. Continuero’ a sforzarmi. Speriamo pero’ che qualcuno mi dia una mano a chiarire cosa vogliamo per il nostro futuro.

UE e Clima: Commento al Blog di Antonello Pasini

(commento al blog di Antonello Pasini del Sole24Ore “Battaglie di retroguardia e CO2“)

Luca Lombroso dice che il Pacchetto sul Clima non e’ tanto sul Clima, quanto sull’energia (risparmio, diversificazione).

Allora sarebbe bello se qualcuno lo chiamasse semplicemente Pacchetto sull’Energia e ci fosse meno fissazione intorno alla riduzione delle emissioni di CO2; che non si capisce bene se sia importante dal punto di vista climatico, o strumentale per forzare il cambiamento energetico.

Il sospetto della strumentalita’ aumenta vedendo come di fronte alla recentissima crisi economica mondiale, adesso si propone l’”energia verde” come speranza per il futuro (come se appunto, si trattasse di una soluzione in cerca di un problema; e appena compare un problema, subito l’”energia verde” venga additata come soluzione).

Dubito che abbia senso dire che “i Paesi in via di sviluppo ci copiano”: se la UE dimostrera’ che bisogna spendere quattrini a palate per ridurre le emissioni del 20%, quanti di quei Paesi se lo potranno permettere? E siamo sicuri di poter giustificare almeno 60 miliardi di euro di costi all’anno per la UE (se non 120) con la vaga speranza che forse qualcun altro si accodera’, in futuro?

Poniamo anche che la UE convinca tutti gli altri di fare lo stesso. Stiamo parlando allora di spendere almeno 300/400 miliardi di euro all’anno a livello mondiale per tagliare le emissioni del 20%? Non pensavo fossimo cosi’ ricchi.

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Per Pasini: grazie del link a RealClimate (ho due commenti li’, il 10 e il 76).

Sono ovviamente tutt’orecchi per sapere da chi puo’ fare i conti meglio di me, di quanto si ridurra’ la temperatura globale nel 2020 grazie al pacchetto 20-20-20. Anche Lomborg sul Sole24Ore recentemente ha parlato di centesimi di grado, nel 2100.

Se io fossi comunque preoccupato per la CO2 nell’atmosfera, non penso che pochi centesimi di grado in piu’ o in meno cambierebbero le mie preoccupazioni. Anzi, mi chiedo se davvero non ci sia altro che si possa fare, se non il 20-20-20?

Perche’ allora in quel caso, anche chi si preoccupa della CO2 ha poco senso che si preoccupi, visto che alla fine, a parte un miracolo come estrarre petrolio dell’aria non c’e’ davvero niente di concreto che possa evitare l’inevitabile

Bielorussia, Un Po’ Meno Disperazione

Sto ascoltando alla radio della BBC un servizio sorprendentemente speranzoso sui possibili “cambiamenti” in corso in Bielorussia, dove si vota domenica 28 settembre in un’atmosfera che sara’ comunque dominata dal Dittatore-Presidente Lukashenko.

Se non altro, quest’anno il Governo sta cercando di far finta di essere piu’ democratico e meno violento delle altre volte. Aspettiamoci che queste “aperture” si traducano in qualcosa di concreto, come un’opposizione di nuovo organizzata. Seguira’ una nuova repressione e/o la caduta dell’”Ultimo Dittatore d’Europa”.

ps le malelingue diranno che la Bielorussia sta facendo le fusa all’Europa per poter avere un po’ piu’ di peso nei suoi rapporti con Mosca

Chi Ha A Cuore La Civilta’ Occidentale, Cominci A Rispettarla

(ringrazio Ricky Filosa per aver pubblicato questa lettera sul portale d’informazione “Italia Chiama Italia” a proposito di un articolo pubblicato recentemente)

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Caro Direttore

Certo che per un musulmano vivere non deve essere molto semplice, oggigiorno.

In Pakistan, l’unico Stato al mondo dove basta la fede islamica per ottenere la cittadinanza, i “difensori” di al-Qaeda gli tirano le bombe. Idem in Iraq, in Afghanistan. Allora magari dira’, vado in Europa dove dicono di volere “giustizia, prosperita’ e armonia tra i popoli“. E che gli succede invece?

Trova quelli che lo considerano un “nemico” senza mai averlo visto ne’ conosciuto: come si evince dall’attacco di Susana Luján Crea all’”Islam” in quanto “sistema politico con delle sfumature religiose“, un attacco che fa davvero riflettere (“Il vero nemico: l’Islam“, ItaliaChiamaItalia, 21 Set 2008).

Cominciamo intanto con il correggere alcune imprecisioni. Della storia del “ragazzino cristiano di Rotterdam” e’ difficile trovare conferme.

La vicenda della “ragazzina di Londra” e’ molto diversa da quanto riportato: a Croydon, nel sud della capitale britannica, ci fu in effetti un tentativo da parte di una scuola di proibire la Croce al collo, nel maggio 2007, ma la comunita’ islamica locale si uni’ alle altre Fedi religiose per condannare tale iniziativa (dal Daily Express).

Quindi non mi sembra quello un buon esempio per dimostrare il futuro avvento dell”‘Eurabia”, anzi semmai mostra proprio il contrario.

Anche la storia del poliziotto inglese che si sarebbe rifiutato di montare la guardia davanti all’Ambasciata Israeliana a Londra, non corrisponde a quanto scritto dalla Sig.ra Luján Crea. Si tratto’ di una “semplice richiesta“, come riportato ufficialmente da Scotland Yard, legata al fatto che in quei giorni era in corso l’attacco israeliano in Libano. Quel poliziotto, che aveva dei parenti siriani e libanesi, temeva che potessero subire ritorsioni, qualora egli fosse stato visto di turno proprio davanti all’Ambasciata del Governo di Gerusalemme (dalla BBC).

Se cio’ sia permesso o no dalla legge britannica, e se sia una scelta moralmente corretta o no, sono entrambi giudizi che nulla hanno a che fare con la problematica dell’Islam in Europa.

Insomma con delle premesse cosi’ lontane dal vero e’ difficile concordare con il resto dell’articolo. Ad esempio, la Sig.ra Luján Crea teme che l’Europa rischia addirittura di morire. Nel “riaffermare e rivendicare i nostri valori assoluti” io sottolineo che trovo anzi offensivo della dignita’ nazionale italiana, e culturale europea, il pensare che bastino un po’ di immigrati per far scomparire la nostra civilta’.

Cio’ che ci sentiamo in dovere di difendere, infatti, e’ ovvio che lo consideriamo estremamente debole, al punto da aver bisogno che qualcuno lo difenda. E’ sicura, la Sig.ra Luján Crea, che sia questa l’immagine dell’Europa che vuole trasmettere al mondo? Davvero ritiene che “le basi democratiche, la tradizione cristiana e le libertà individuali” siano cosi’ poco in salute da scomparire al primo assalto?

Non ricordiamo che simili discorsi sono stati fatti ripetutamente nella Storia, come decenni anni fa quando negli USA c’era la paura che le orde di immigrati avrebbero rovinato la societa’? Quegli immigrati da temere erano italiani. E forse si parla italiano, adesso, alla Casa Bianca? Certo che no. Perche’ alla fine la forza della cultura e della societa’ americana e’ stata tale da poter non solo interagire con i nuovi arrivati (i quali, scandalo degli scandali, erano perfino…Cattolici!!!), ma addirittura sono riuscite a diventare ancora piu’ forti.

La Sig.ra Luján Crea cita anche l’Arcivescovo Giuseppe Bernardini che avrebbe riferito delle parole di un “autorevole personaggio musulmano“: “Grazie alle vostre leggi democratiche, vi invaderemo, grazie alle vostre leggi religiose, vi domineremo“. Chissa’ – anche Lenin era convinto che i capitalisti gli avrebbero venduto la corda con cui li avrebbe impiccati. Sappiamo bene com’e’ finita.

Mi chiedo anche io: “dove sta andando l’Europa che vogliamo per i nostri figli?“. La mia risposta e’ che non ho alcuna intenzione di farla andare nella direzione di una lotta senza quartiere con “nemici” costruiti a tavolino per l’unico motivo che sono “diversi”: “nemici” a cui qualcuno vorrebbe dire che addirittura l’intera loro religione sarebbe da buttare via, incompatibile con l’Europa stessa.

Lamentarsi della diversita’ ha poco senso, per un un italiano che vive a Londra come me, cosi’ come non e’ una posizione logica per una italiana che vive in Spagna. E cosa pretendiamo, poi, dalle persone di Fede islamica? Che rinuncino a tutto? Su che basi? Per arrivare a cosa?

La “grinta del passato” auspicata dalla Sig.ra Luján Crea ha portato l’Europa giudaico-cristiana al suicidio nel 1914-18, e poi al genocidio di una parte fondamentale della sua cultura nel 1933-45 (troppi Paesi e troppi popoli europei si unirono volenterosi al massacro, per poter circoscrivere la Shoah a una sola nazione, e a un solo credo politico). Perche’ non proviamo invece per una volta a dimostrare quanto davvero crediamo nella nostra “tradizione cristiana“?

Cominciamo quindi con l’applicare quel Discorso della Montagna dove mi sembra che Qualcuno abbia “suggerito”, fra l’altro, di amare i propri nemici. E di essere “operatori di pace“.

saluti
maurizio morabito

ps sono seriamente preoccupato del fatto che a Callosa d’Ensarria sia considerato un problema avere un bambino a scuola di nome Pavel. Che poi vuol dire…”Paolo”.

Razzismo in Italia e in Europa: Oltre La Politica

Abdul William Guibre e’ morto da poco e sui giornali si parla di omicidio a sfondo razzista (ahime’, vista la qualita’ del giornalismo italiano, e’ quindi probabile che “a sfondo razzista” quell’omicidio non sia stato…).

Comunque visto che saltano gia’ fuori quelli pronti alla polemica politica, traduco una recente lettera all’International Herald Tribune, pubblicata l’11 luglio 2008 e firmata Anita Inder Singh, Professore a Nuova Delhi presso il Centro per la Pace e la Risoluzione dei Conflitti: una lettera per ricordare che il problema del razzismo e di come convivere con il “diverso” e’ un problema non solo della Lega Nord, e non solo dell’Italia, ma di tutta la cultura europea:

Razze ed Europa

Il razzismo, la xenofobia, l’islamofobia e la xenofobia stanno tornando in auge in Europa per una serie di motivi.

Partiti politici e leader non-estremisti stanno giocando la carta della razza e della xenofobia per ottenerne vantaggi politici. In Gran Bretagna, il miope assecondare dei Laburisti nei confronti degli xenofobi ha portato alla sconfitta dei primi nelle ultimi elezioni locali. E durante la campagna elettorale presidenziale francese lo scorso anno, Nicolas Sarkozy ha rubato la retorica anti-immigrazione a Jean-Marie Le Pen.

In Europa, manca una qualsiasi sfida politica significativa contro il razzismo, l’islamofobia, la xenofobia e le divisioni sociali che ne derivano.

Cittadini discendenti da immigrati sono un fatto della vita in ogni paese europeo, ma nessun partito politico sta seriamente tentando di creare una politica inclusiva. Nessun Paese europeo sembra essere orgoglioso della propria diversità.

Il contrasto con gli Stati Uniti e’ molto forte: li’, la nazione si congratula con se stessa per le sue radici nell’immigrazione. E’ forse quella una delle ragioni per cui gli Stati Uniti sono riusciti meglio dei Paesi europei a rendere i propri immigrati dei cittadini leali?

Lo scorso anno, una relazione da parte dell’”Eurobarometro” ha rivelato che la discriminazione esiste in ogni Stato membro dell’Unione Europea. Questo è possibile perché è politicamente e socialmente accettabile discriminare in base alla razza o alla religione. Finanche la cortesia piu’ ordinaria – per non parlare della tolleranza – manca dai messaggi di propaganda che annebbiano i canali politici e sociali.

E i jihadisti europei hanno solo peggiorato la situazione: l’intolleranza di partiti estremisti e non, semplicemente si alimenta e si ingrassa su quella di tenore islamico.

L’intolleranza etnica non è estranea all’Europa. Infatti, quelli che erano stati classificati eufemisticamente come “problemi delle minoranze europee,” hanno scatenato due guerre mondiali.

Spero che partiti politici e leader lanceranno una sfida al razzismo e alla xenofobia nel 21° secolo in Europa. Spero che la “tradizione” europea di intolleranza non venga alla superficie di nuovo in una nuova veste, e che la diversità europea diventi un fattore capace di arricchire la vita di molti, che sia o meno capitato loro di essere cittadini di Paesi europei.

Gli Italiani Sono Europei Geneticamente Atipici

E’ ufficiale: gli Italiani sono geneticamente atipici, fra gli Europei. Queste le interessanti rivelazioni dalla Mappa Genetica Europea, prodotta dall’Erasmus University Medical Center di Rotterdam, e pubblicata sulla rivista scientifica Current Biology (7 Agosto). Ne parla anche il New York Times in un articolo

Mappa Genetica Europea

Mappa Genetica Europea

Gli Italiani risultano vicini ai Portoghesi e in misura minore ai Catalani a ai Serbi. Con buona pace della Lega Nord, le altre popolazioni europee appaiono molto lontane.

E’ curioso che solo i Finnici sono piu’ lontani degli Italiani dal resto dell’Europa. Chissa’ come mai, questa peculiarita’ italica? Le spiegazioni che ho letto finora (come un eventuale barriera dovuta alle Alpi) non mi soddisfano.

Lo Strano Caso delle Candidature Estero per il PDL

Riguardo la Circoscrizione Estero, su La Repubblica si sono dimenticati del PDL. Anche sul Corriere.

La fraseologia dei due suggerisce che abbiano ripreso una notizia d’agenzia dove, appunto, qualcuno ha “dimenticato” il PDL. Infatti per esempio sull’ANSA non c’e’ traccia di “Raffaele Fantetti” (Senato) e di “Guglielmo Picchi” (Camera dei Deputati).

Comunque, neanche su Il Giornale ci sono granche’ dettagli. Su La Stampa, neanche a parlarne. E manco su La Padania.

Per trovare un elenco completo bisogna cercarselo apposta. A parte il sito PDL nel mondo (ma quanti elettori andranno li’, soprattutto fra gli indecisi?), ecco finalmente l’elenco completo su News Italia Press.

L’Equivalenza Morale Tra Hamas e Israele (e noi)

Un altro giorno, un’altra serie di notizie su decine di morti, morenti e feriti in Israele e nei territori palestinesi.

Lascerò a chi ha tempo da perdere il decidere su chi ne vada incolpato.

E’ vero, ci sono più vittime dal lato palestinese, indicando che la risposta israeliana e’ stata schiacciante e sproporzionata, come se il valore di una vita umana dipendesse dalla nazionalità (una considerazione inspiegabimente accettata anche dalla leadership palestinese: gli scambi di prigionieri solitamente vedono una manciata di israeliani contro decine di palestinesi).

D’altra parte che scopo può mai esserci nel lancio dei razzi nel mucchio, da parte di Hamas, a caso verso luoghi abitati da civili? Nessuno, tranne il voler uccidere e terrorizzare, proprio perché sono civili: come se un comportamento del genere abbia mai fatto vincere una guerra.

L’apice della stupidita’ reciproca è rappresentata dal fatto che coloro che comandano da entrambi i lati sono determinati a brutalizzare la popolazione “nemica”. Allo stesso tempo, rappresaglia dopo rappresaglia, hanno come abdicato ogni speranza di recuperare la loro propria umanità… all’apparizione improvvisa di un comportamento virtuoso proprio fra i loro nemici.

È evidente che qualunque siano le cause della loro follia, sono quelli tutti direttamente responsabili di chissa’ quanti problemi e tragedie anche futuri che affliggeranno i loro propri bambini.

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Che cosa dovrebbe essere fatto per portare la pace a israeliani e palestinesi? È più che e’ evidente, e’ ormai una noia. Che la smettano di pensare che gli “altri” possano semplicemente andare via. Che capiscano che la terra è di entrambi le popolazioni e anche del resto dell’umanità. Che si distacchi Israele dalle fantasie messianiche, entrando nell’Unione Europea.

Ma quello non sembra suscitare l’interesse di nessuno. La speranza principale è che la situazione e’ peggiorata dal quasi-accordo del Presidente Clinton nel 2000, perché quando ognuno sa la pace è davvero vicina, ognuno cerca di arraffare tutto quello che puo’.

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Ma si tratta di un’analisi troppo facile.

Chi altri sta brutalizzando civili nel tentativo inutile di ottenere vantaggi militari e quindi politici in una guerra senza fine, e che e’ peggiorata esattamente perché e da quella brutalizzazione?

Siamo noi, della NATO.

Le vittime civili sono in Afghanistan, al giorno d’oggi e probabilmente ma meno evidentemente in Irak.

E non si tratta di una novità. Anche senza considerare la famosa, inutile strage di decine di migliaia a Dresda durante la seconda guerra mondiale, appena cinquanta anni fa il governo francese provo’ quasi con leggerezza a difendere il sanguinoso bombardamento di un villaggio tunisino di frontiera, durante la guerra d’Algeria.

Malgrado le nostre illusioni, le cose non sono cambiate da allora. Stiamo tuttora eliminando esseri umani come noi senza pensarvici troppo. Ecco qui la NATO fiera di usare i soldi dei contribuenti americani ed europei per uccidere operai che lavoravano alla costruzione di una strada. Mai, o quasi mai, notizie da caratteri cubitali.

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Sarebbe davvero ora che lasciassimo da parte le discussioni un po’ facete sugli affari degli altri, per dedicarci di piu’ e meglio alla nostra propria idiozia.

Sarkozy…e gli Atei Devoti

Segnalo le pesantissime parole di Bernard Henry-Lévy nei confronti del Presidente francese Sarkozy, riportate sul Corriere della Sera del 16 gennaio 2008 in un articolo intitolato “Il cinismo religioso di Monsieur Sarkozy“:

“Possiamo infine dare atto al Presidente di sapere, molto precisamente, quello che dice; e allora non potremo evitare di fare l’accostamento con l’unica grande ideologia fran­cese che ha pensato il cattolice­simo come «cultura» alla qua­le non si è costretti a credere ma che come nessun’altra sug­gella, se solo le viene data in subappalto, la coesione di un legame sociale: il maurrassismo.”

Suggeriscono, quelle parole, che la brutta faccia della “devozione atea” possa stare tornando in auge in Francia come in Italia (dove pero’ Ferrara e Pera non sono Presidenti della Repubblica, almeno per il momento).

Henry-Lévy richiama il maurrassismo, ma avrebbe potuto riferirsi a de Maistre, Saint-Simon, e altri in una specie di “carrellata dell’infamia” di tutto lo sbagliato generato nel pensiero politico post-illuminista. Sono convinto che il passaggio dalla devozione atea al fascismo non solo sia breve, ma obbligato (quand’anche si tratti del fascismo relativamente “dolce” come quello di Salazar in Portogallo).

E che la “devozione atea” stessa sia un’offesa, anche per il credente, uno svuotamento del “contenuto della fede dalle sue radici vere” come detto dal Cardinale Mario F Pompedda nel numero di Jesus del Marzo 2006, riducendola “solo a una realtà esteriore.

E’ una sfida, quella lanciata dagli atei devoti e dai loro compagni di merenda clericali, che sembra non aver mai fine. E’ fatta di persone che per farne un paradiso rendono il mondo un inferno: ed e’ una sfida contro la quale ci tocchera’ comunque (e sempre?) combattere.

Ma Che Si Sono Ammazzati a Fare?

La guerra civile jugoslava degli anni ’90 passera’ forse alla Storia come una delle piu’ grandi idiozie mai perpetrate…

ANSA (2008-01-12 21:32): Il Parlamento croato ha votato questa sera la fiducia al rinnovato governo di centro-destra di Ivo Sanader, impegnato a far compiere alla Croazia l’ultimo balzo verso l’adesione a Ue e Nato [...] La novità più rilevante rispetto al governo uscente è la partecipazione di un rappresentante della minoranza serba, Slobodan Uzelac, che ricoprirà la carica di vicepremier [...]

Le guerre che hanno visto dissolversi la Jugoslavia dopo il 1991 hanno causato 140mila morti e piu’ di un milione di rifugiati.

Puglia: Biondi Slavoni?

Il blog strange maps pubblica la “Mappa dei Biondi d’Europa“:

Mi sembra evidente che il primo “mutante biondo” e’ nato da qualche parte fra la Svezia centrale e la Finlandia meridionale. Fra le curiosita’: la Galizia (nordovest della penisola iberica) dove si vede che i Celti ci sono davvero rimasti (come in Bretagna, in Galles, nel sudovest inglese); il deciso salto fra Lombardia e Veneto (in barba alle fantasticherie della propaganda leghista); e la Puglia, misteriosamente piu’ bionda di quasi tutto il resto della Penisola.

E perche’ mai? La prima spiegazione che mi viene in mente e’ che la migrazione degli Slavoni del X secolo DC dall’attuale confine Serbo-Croato deve essere stata davvero importante…

Calcio: Dalle Palle Alle Pallottole

La stagione calcistica europea e’ appena cominciata, ma la violenza e’ gia’ ai massimi livelli sia sul campo che fuori dagli stadi

Gli ultra’ e non solo sono fin troppo pronti a usare i coltelli se non peggio. I giocatori si impegnano a far del male gli uni agli altri. Gli allenatori si lamentano, mentre arbitri e autorita’, sempreche’ onesti, sembrano non avere idea su cosa mai fare.

C’e’ una certezza pressocche’ assoluta che diverse persone moriranno per niente, vicino a uno o piu’ stadi.

Che limite c’e’, al peggio? Speriamo solo che nessun calciatore venga ucciso in diretta TV.

90 Anni Dopo Il Proprio Suicidio, l’Europa Deve Scegliere

(pubblicato su Notizie Radicali del 4 Luglio 2007)

Fra un summit UE e l’altro, e’ facile perdere di vista quanto i problemi da affrontare siano ben piu’ importanti che in passato.

Essendosi espansa a includere i Paesi precedentemente dietro la cortina di ferro, la UE deve infatti trovare un modo per funzionare malgrado i suoi Stati membri vivano in periodi storici differenti.

Chiamatela quindi “Costituzione”, chiamatelo “Trattato”, chiamatelo “Paperino” ma un nuovo insieme di regole e’ necessario per una prospettiva futura invece che un’implosione. E definirlo compiutamente non sara’ semplice.

Il vecchio nucleo occidentale e’ parecchio in avanti rispetto ai nuovi membri orientali, riguardo alla convivenza di interessi nazionali in una Unione di molti Stati. Non che i Polacchi o i Cechi siano lenti di comprendonio: il fatto e’ che dopo aver messo sotto ghiaccio il loro sviluppo nazionale sotto la dominazione sovietica, e’ per essi fin troppo naturale rimettere sul tappeto questioni storiche e di difesa strategica che potrebbero apparire a noi reliquie da seconda guerra mondiale.

E infatti e purtroppo, quelle sono esattamente le domande che non possono interessare alle loro controparti occidentali. Poiche’ per questi ultimi, per noi, la Storia e’ nel migliore dei casi un fastidio.

L’Europa e la cultura europea si sono suicidate quasi esattamente 90 anni fa, piu’ o meno nei giorni della grande, inutile strage della battaglia della Somme.

Tutti gli imperi che iniziarono baldanzosi la Prima Guerra Mondiale furono danneggiati irreparabilmente entro tre anni ed in tutti i Paesi partecipanti soltanto i nazionalisti piu’ biechi non provarono orrore di fronte alla carneficina superflua. A complicare la situazione, milioni erano andati a combattere ispirati da un patriottismo entusiastico, aromatizzato spesso da riferimenti religiosi. E questo in Gran Bretagna, in Francia, in Germania, in Russia, in Italia, dappertutto seguendo modelli molto simili: hanno marciato contenti di uccidersi l’un l’altro, apparentemente ignari delle loro straordinarie somiglianze.

Gli Europei hanno continuato a pugnalare se stessi per altri 30 anni: forse una conseguenza ovvia, con il senno di poi, perche’ la loro guerra non poteva concludersi, vista la sostanziale equivalenza sociale, culturale, economica e storica dei combattenti, che in un suicidio totale, dei corpi e della cultura.

Gli USA entrarono ufficialmente in guerra il 2 aprile 1917. Quel giorno per l’Europa, direbbe Hemingway, suono’ a lutto la campana .

Saltiamo velocemente al 1947. Decisi a distruggersi, gli Europei erano riusciti a completare la Grande Guerra con una Seconda e ancora piu’ grande. Un enorme pezzo di continente fu allora consegnato dalla Storia a quell’esperimento guasto chiamato Comunismo Sovietico.

Un altro grande pezzo, a Ovest, decise invece di rinunciare alla memoria, e far finalmente riposare i suoi fantasmi. Basta nazionalismo violento, basta con il desiderio di schiacciare il vicino, basta con le discussioni su come riparare questo o quel torto storico e quindi, avanti a a tutto vapore con un’Unione di Stati sovrani, abbandonando per strada la religione e altre vecchie abitudini (dal “padre padrone” a “il posto della donna e’ in cucina”).

Alcuni la chiamano “modernita’”. Sessanta anni piu’ tardi, il processo e’ quasi completo.

Non esiste aspetto della vita europea (occidentale) contemporanea che non sia stato influenzato dalla modernita’. Il rinnovamento artistico degli anni ’20 ha generato una varietà incredibile di movimenti. La religione e’ in declino, particolarmente la religione organizzata. E’ diventato perfettamente normale praticare l’omosessualità e allevare bambini senza madre o padre, cose considerate devianti non piu ‘ di 30 anni fa.

E’ irragionevole immaginare i pronipoti di chi fu mandato a morire sulla Marna o a Caporetto, accettare le iniziative dei loro governi senza molto scetticismo.

Ma quella non e’ l’esperienza altrove sul continente . Per esempio la “liberazione” delle donne occidentali e’ riconducibile direttamente alla necessita’ di far funzionare l’economia anche se gli uomini erano al fronte. In paesi comunisti invece, il desiderio di “liberare” uomini e donne e’ stato storpiato sinonimo di trasformare i cittadini in Servi dello Stato.

L’esperienza in Medio Oriente e’ ancora piu’ diversa. Chissa’, forse senza Prima Guerra Mondiale ci sarebbe ancora adesso da lottare per il suffragio universale e femminile… nelle democrazie liberali! (Gli USA, naturalmente, sono un soggetto a parte).

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E così il nuovo gruppo di Paesi orientali non può semplicemente entrare nell’Unione Europea senza urla, calci e pugni: particolarmente, la Polonia, un antico impero dal Baltico al Mar Nero, smembrato e spostato con forza verso ovest dai potenti vicini.

I negoziati sempre in corso saranno fruttuosi? Speriamo ci si ricordi, che i fallimenti scompaiono dalla memoria. Speriamo invece che venga lasciato un segno nella storia. Immaginiamo la Germania riconoscere il diverso percorso storico della Polonia, per esempio, riuscire poi a convincere Varsavia a transformarsi in traino dell’Unione: chiudendo finalmente 13 secoli di inimicizia.

Se la UE riuscira’ davvero ad accomodare in maniera razionale tanti Paesi con una tal varieta’ di esperienze, desideri e preoccupazioni, sara’ pronta per un’espansione ulteriore: Turchia, Ucraina, Israele, Marocco, Tunisia… e perche’ no? Trasformandosi in una specie di nuove, spontanee Nazioni Unite , l’Unione diventera’ allora il primo regalo all’Umanità da parte di un’Europa risorta piu’ pacifica.

Immigrazione: L’Incapacita’ Europea

Il famoso commentatore del Boston Globe HDS Greenway lascia come esercizio per il lettore il completamento del suo ragionare sulle attitudini europee riguardo l’integrazione degli immigrati (”Europe’s integration problems“, “I problemi di integrazione dell’Europa“, International Herald Tribune, 4 Maggio).

Che vorrebbe dire se gli Europei accettassero “che la loro e’ una societa’ di immigranti cosi’ come l’America e’ sempre stata“?

In quella circostanza (comunque altamente improbabile), gli Europei riconoscerebbero pubblicamente che nessuna nazione proviene da un’unica tradizione, e che per secoli gli immigrati hanno positivamente aggiunto alle culture delle loro nazioni di nuova residenza.

Sarebbe davvero il momento che le societa’ europee abbandonassero finalmente il loro complesso di superiorita’ per permettere agli immigrati di contribuire culturalmente e socialmente cosi’ come economicamente.

Per sfortuna pero’, niente del genere e’ permesso nei due “modi di integrazione” prevalenti, l’”assimilazione totale” alla francese o la “conservazione delle diversita’” alla britannica. E quindi non si parla neanche di Marocchini-Francesi o Indiani-Britannici mentre invece e’ comunissimo riferire di Irlandesi-Americani e Italo-Americani.

Anche il Presidente francese Sarkozy non e’ e non puo’ essere Ungaro-Francese….egli e’, e deve essere, semplicemente Francese.

Altrimenti la sua societa’ stessa lo rifiuterebbe.