Svizzera, Europa e Inutili Spot Pubblicitari Anti-Immigrati

Massimo Gramellini si congratula con la Svizzera per aver “diffuso uno spot sulle tv africane per scoraggiare gli abitanti di quei Paesi dal trasferirsi nella Confederazione elvetica” (spot, a quanto ne so, pagato anche dall’Unione Europea)

Avendo visto il video per il Cameroon “sento” invece grosse contraddizioni di fondo.

Per esempio, siamo sicuri che lo spot sia stato costruito per fare effetto sugli africani, e non piuttosto sugli elettori in Svizzera (e in Europa)?

Non e’ infatti strano che il linguaggio pubblicitario sia tale da rendere quello spot efficace agli occhi di un Europeo che di emigrare non ha nessuna voglia? Penso che nessun professionista della pubblicita’ farebbe mai un errore del genere, se non intenzionalmente.

Dal punto di vista del potenziale Africano immigrante, l’impressione puo’ essere molto diversa da quello che a parole e’ il messaggio dello spot. Insomma, se qualcuno chiude un cassetto a chiave, lo sanno tutti che dentro c’e’ qualcosa di prezioso.

Quindi gli Svizzeroti disperati al punto di pagare pur di tener lontani i Nigeriani, in un certo qual modo stanno dicendo che in Svizzera si sta davvero molto bene (altrimenti, nessuno ci vorrebbe andare, e soprattutto, non ci sarebbe bisogno di buttare i soldi in pubblicita’ per dimostrare che li’ si sta male) .

Anzi: “se” davvero gli immigrati stanno peggio in Svizzera che a casa loro, andrebbero favoriti i loro metodi per comunicarlo in patria. Telefonate gratuite per descrivere le pessime condizioni di vita, invece che spot pubblicitari.

Se“, appunto…

Quanto e’ vicina alla realta’ poi l’immagine del ragazzo che e’ scappato in Europa da una bella casa ordinata con i quadri alle pareti, il padre comodamente in poltrona a leggere e i fratellini pronti per andare a scuola?

Evidentemente per evitare accuse di razzismo e stereotipaggine, i produttori dello spot hanno dovuto dipingere la vita “in Africa” letteralmente a rose e fiori. L’effetto che cio’ avra’ sul supposto “target” quale potra’ essere allora?

Il messaggio apparente e’ allora “se sei ricco a casa tua, non ti muovere”. Amen. Chi sta bene a casa sua pero’, gia’ ora non parte certo per fare l’immigrato clandestino…

E se invece sei povero?

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Invece naturalmente gli elettori in svizzera, visto lo spot, saranno tutti soddisfatti del loro governo, il quale di fronte alle rinnovate immigrazioni potra’ dire “che ci possiamo fare? abbiamo anche detto loro di non venire, e vengono lo stesso“. Bravi polli.

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Proviamo a fare un discorso piu’ serio invece. Perche’ mai un Africano dovrebbe pensare di rischiare la vita per emigrare in Europa? Naturalmente, perche’ in Europa puo’ stare meglio che a casa sua. Ma non sara’ certo mostrando le vite d’inferno di chi non ce la fa a vivere dignitosamente che convinceremo i potenziali immigrati a non trasferirisi.

Il punto infatti e’ in quel piccolo dettaglio, quel “puo’” (o meglio, “potrebbe, se gli va bene“) che sottolinea la Speranza, il grande attrattore di tutta l’Umanita’.

E’ la Speranza a far emigrare, legalmente o illegalmente, e l’unico modo per fermare l’immigrazione e’ uccidere quella Speranza. Solo che se davvero la uccidiamo per loro, la uccidiamo anche per noi: perche’, molto lapalissianamente, gli immigrati non vanno dove si sta male.

E quindi  se non vogliamo immigrati, non ci resta che rovinare la nostra economia.

Usciamo dall’Euro per Risolvere il Problema Immigrazione

Non capisco perche’ agitarsi tanto contro l’immigrazione, quando c’e’ un modo semplice semplice per risolvere il problema: uscire dall’area dell’Euro, reintroducendo la Lira.

Dopo un breve periodo di iperinflazione, infatti, l’Italia si troverebbe con l’economia in ginocchio, e troppo povera per attrarre nuovi immigrati.

Anzi, anche gli immigrati gia’ esistenti se ne andrebbero alla prima occasione, e cosi’ di rumeni, di rom, di polacchi, di marocchini, di senegalesi etc etc non se ne parlerebbe piu’.

Chissa’ quanti italiani si ritroverebbero a fare la fila per comprare il pane, ma contenti e soddisfatti che’ di stranieri in giro ce ne sarebbero pochi se non nessuno?

Bush, l’Orologio e la Vergogna

(messaggio spedito a Vittorio Zucconi de La Repubblica)

Caro Direttore

Mi dispiace che lei prenda cosi’ alla leggera il vergognoso comportamento de La Repubblica sulla storia dell’orologio che (non) e’ stato rubato a Bush dalla folla a Tirana.

Vergognoso perche’ la redazione, almeno sul web, non ha avuto remore a distribuire le titillanti immagini che “dimostravano” due sicuri pregiudizi dei lettori: la dabbenaggine del Presidente USA e peggio, molto peggio, la predisposizione al furto da parte degli albanesi.

Sul fatto che tali immagini, come si e’ poi venuto a sapere, non avessero dimostrato ne’ l’una e soprattutto neanche l’altra cosa, neanche una parola da parte de La Repubblica (l’unica citazione sembra essere una pagina quasi invisibile con due righe copiate dal Corriere)

Naturalmente le do atto di aver ospitato la lettera del signor Zefi nella rubrica del 19 giugno. Spero che quel messaggio abbia chiarito come stanno le cose a me e a tanti altri.

Pero’ non puo’ non dirmi che in questi tempi dove le paure vengono rinvigorite quasi da ogni parte, c’e’ niente da essere fieri quando si dedica parte del proprio sito web a quella che in ultima analisi e’ una propaganda di odio che puo’ solo aggiungere un altro mattone ai muri che ci stiamo/stanno costruendo.

saluti
maurizio morabito

Immigrazione: L’Incapacita’ Europea

Il famoso commentatore del Boston Globe HDS Greenway lascia come esercizio per il lettore il completamento del suo ragionare sulle attitudini europee riguardo l’integrazione degli immigrati (”Europe’s integration problems“, “I problemi di integrazione dell’Europa“, International Herald Tribune, 4 Maggio).

Che vorrebbe dire se gli Europei accettassero “che la loro e’ una societa’ di immigranti cosi’ come l’America e’ sempre stata“?

In quella circostanza (comunque altamente improbabile), gli Europei riconoscerebbero pubblicamente che nessuna nazione proviene da un’unica tradizione, e che per secoli gli immigrati hanno positivamente aggiunto alle culture delle loro nazioni di nuova residenza.

Sarebbe davvero il momento che le societa’ europee abbandonassero finalmente il loro complesso di superiorita’ per permettere agli immigrati di contribuire culturalmente e socialmente cosi’ come economicamente.

Per sfortuna pero’, niente del genere e’ permesso nei due “modi di integrazione” prevalenti, l’”assimilazione totale” alla francese o la “conservazione delle diversita’” alla britannica. E quindi non si parla neanche di Marocchini-Francesi o Indiani-Britannici mentre invece e’ comunissimo riferire di Irlandesi-Americani e Italo-Americani.

Anche il Presidente francese Sarkozy non e’ e non puo’ essere Ungaro-Francese….egli e’, e deve essere, semplicemente Francese.

Altrimenti la sua societa’ stessa lo rifiuterebbe.

A Proposito Di Emigrazione

Chissa’ se qualcuno ricorda quel magnifico film “Pane e Cioccolata“, che dovrebbe essere visto in tutte le scuole dell’obbligo?

In quel film Nino Manfredi interpreta un emigrato italiano in Svizzera agli inizi degli anni ’70, il quale sul treno di ritorno in Italia ascolta lo struggente canto di un altro emigrato.

E’ una canzone della terra e degli affetti lontani, della vita dura dell’emigrato, etc etc.

Una canzone lombarda

Nessun ulteriore commento e’ necessario

ps dopo aver ascoltato quel pianto, il personaggio di Manfredi scende dal treno e ritorna in Svizzera…

pps quanto sopra e’ stato pubblicato il 2 Maggio fra le Lettere al Direttore de La Repubblica