Sulla Decrescita

Un racconto brevissimo di Guido Botteri apparso come commento su “Climate Monitor:

Una sera, ad Amalfi, seduto su una panchina di fronte al mare calmo, aspettando l’autobus per tornare a Ravello, incontrai un tizio. Non so come il discorso finì su quel punto, ma lui mi disse, ad un certo punto:

“La ricchezza è come la materia, sparsa per l’universo. Qua e là si addensa, ma dove si addensa di più e dove di meno. C’è giustizia nell’universo ? E’ forse giusto che il Sole sia tanto più piccolo di Aldebaran ? E’ forse giusto che l’elefante sia più grande del pipistrello, e che Bolt sia più veloce di me ? E’ forse giusto che io non abbia gli occhi azzurri, e la voce di Celentano ? O che le viole non siano rose, e che ci sia chi abbia diamanti, o petrolio sotto i piedi, senza aver fatto nulla per averli ? No, non c’è giustizia nell’universo, ma forse è meglio così, perché se ci fosse, se tutti i fiori fossero rose, e tutte le donne alte, bionde e con gli occhi azzurri, e tutti avessero la voce di Celentano o Mina….questo mondo sarebbe di una noia mortale. Credo che per questo Dio, o chi per lui, non l’ha voluto “giusto”. E per tornare alla nostra materia, che così ingiustamente si addensa dove sì e dove no, essa poi continua nella sua ingiustizia, perché proprio chi ha di più, per legge di gravità, attira ancora di più ed aumenta il gap [ allora non si era ancora diffuso il termine "spread" ] tra chi ha di più e chi ha di meno, e chi ha di più ha sempre di più, e aumenta la sua differenza con chi ha di meno. Così è per la ricchezza. Chi è ricco, se non fa cavolate, diventa sempre più ricco, per legge di natura. E allora, decrescere può solo far diventare più poveri, perché diminuisce la “forza di gravità economica”. La decrescita non è quindi paragonabile a quel che si perde, ma molto più ripida e dannosa. E’ giusto tutto questo ? Ora, se vogliamo tendere ad una maggiore giustizia, che tenda a diminuire quei divari, cosa stiamo facendo, un’opera di politica economica o un’opera morale ? Non confondiamo l’etica con l’economia, perché poi un’economia povera non può garantire i diritti, che senza una copertura finanziaria sono aria fritta. Quindi un’economia senza una correzione etica crea eccessivi divari, ma se azzera i divari crea solo povertà, e quindi meno diritti per tutti. Tra tutti uguali, ed eccessivi divari si deve cercare un compromesso che non sia troppo ingiusto e non sia troppo antieconomico.”

Detto questo mi salutò, perché era arrivato il suo autobus, e non ebbi nemmeno la prontezza di chiedergli come si chiamasse.

La Sindrome di Scassandra

no, il titolo non e’ un refuso…un’altra versione: “Accusiamo i catastrofisti di complicita’ in genocidio?

Proviamo un “se voi foste il giudice”…siamo al processo contro una babysitter perche’ il bambino cui stava badando e’ finito in ospedale cadendo da un tavolo. La babysitter dichiara di non aver fatto personalmente del male al bambino, e tutti sono d’accordo sull’argomento. Pur tuttavia si sa anche che la babysitter, pur consapevole del fatto che il bambino stesse giocando al gioco dei contrari, gli ha intimato di non salire sul tavolo perche’ preoccupata, appunto, che cadesse da quell’altezza.

Se voi foste il giudice…pensereste che la babysitter fosse innocente?

Io no.

Come commentare allora coloro i quali, pur nutrendo ragionevolissime preoccupazioni riguardo argomenti come l’evoluzione del clima, o il picco del petrolio, continuano a ripetere argomentazioni ed azioni gia’ dimostratesi fallimentari, nonostante la consapevolezza (di tutti) che tutto cio’ non abbia mai portato, e quindi mai potra’ portare da nessuna parte? Sono “colpevoli”, evidentemente anche loro…e colpevoli poi di “complicita’ in genocidio”, perche’ a loro dire qualora non si facesse niente ci aspetta un futuro di morte a livello, appunto, di genocidio.

L’unica loro possibilita’ di salvezza dall’accusa di “complicita’ in genocidio” sara’ dimostrare allora che non abbiano comunque troppo sale in zucca (e non dico che cio’ sarebbe difficile…).

Esiste evidentemente un problema di comunicazione fra chi nutre certe preoccupazioni ed il mondo esterno. E’ chiaro anche a tutti che il mondo esterno non accetta il primo profeta che capita. Piu’ straordinarie siano poi le affermazioni, piu’ straordinarie dovranno essere le prove a supporto. Maggiore la richiesta di cambiamento sociale e/o addirittura psicologico, maggiore sara’ il fronte di coloro che si dimostreranno recalcitranti al cambiamento (e meno male, altrimenti saremmo tutti gia’ morti dietro questo o quel profeta di morte).

Si tratta di nozioni gia’ stra-note e al limite del banale. Eppure continuiamo a vedere questo stesso cozzare di teste contro gli stessi muri per le stesse ragioni.

Peggio: alcuni fra quella serie di teste prossime all’auto-danneggiamento, invece di acquisire consapevolezza della situazione e provare un registro piu’ efficace, hanno elaborato una loro psicosociofantasia fra lo strambo e il patetico, rifugiandosi fra le confortevoli braccia della “Sindrome di Cassandra“.

L’idea e’ molto semplice…piu’ di uno e’ convinto di conoscere il futuro (=sapere esattamente come andra’) ma di essere condannato a rimanere inascoltato come, appunto, Cassandra. Ci sono vari aspetti a livello psicologico, in proposito, fra i quali:

  • Le preoccupazioni per il futuro diventano una certezza che capitera’ il peggio
  • Il problema dell’essere inascoltati in passato diventa la convinzione che nessuno ascoltera’ mai

Al catastrofismo piu’ orripilante si accoppia quindi il rigetto del mondo esterno, un rigetto tanto piu’ illogico quanto piu’ la soluzione del problema (cambiamenti climatici, o picco del petrolio) comporta il lavorare assieme al mondo esterno.

E se dietro tutto questo ci fosse una specie di “desiderio di morte” (di nuovo, rendendo appropriata l’accusa di complicita’ in genocidio)? Il Prof. Giampiero Tre Re, “docente di filosofia, psicologia e scienze sociali, [...] dottore di ricerca in Diritti dell’Uomo presso l’Università di Palermo e [...] specialista di bioetica” descrive la situazione cosi’ nel suo blog “Terra di Nessuno” (“Ecologia e psicologia. Profezie che si autoavverano: la sindrome di Cassandra“, 8 Marzo 2007):

[...] Il dibattito pubblico sulla crisi dell’ecosistema, muovendosi tra rimozioni e catastrofismi, assume l’andamento oscillatorio di una sindrome psicosociale, che ricorda il personaggio omerico di Cassandra [...] una sindrome da fine del mondo (o, almeno, di certi mondi) tipica dei passaggi di crisi culturali. [...] è la rivelazione stessa che, mentre annuncia la catastrofe, la rende ineluttabile per cause connesse, in definitiva, non al problema in sé ma ai modi della comunicazione e delle dinamiche dell’organizzazione sociale. [...] Il complesso esita in una profonda frustrazione per l’incapacità di agire tempestivamente ed efficacemente, mentre Cassandra finisce per distruggere se stessa: mentre trova conferma della propria ideologia di salvezza, provoca, proprio per questo, la catastrofe collettiva annunciata.

Da notare che il Prof. Tre Re non e’ certo da annoverare fra coloro che non ritengano essere in corso una crisi ecologica. Ma i suoi suggerimenti per il futuro sono ben diversi dalle solite stupidaggini catastrofiste riguardo masse ignoranti o complotti malvagi:

Se non si troverà il modo di cogliere scientificamente il nesso tra la globalità della crisi dell’ecosistema e il carattere globale dell’interazione culturale uomo-natura il grido di Cassandra non basterà a scongiurare la catastrofe ed anzi, suo malgrado, si presterà a strumentalizzazioni e manipolazioni politiche. [...] Occorre una visione ecofilosofica profonda e al tempo stesso profondamente umanistica, senza inutili e dannosi catastrofismi. Una riflessione epistemologica che si ponga l’obiettivo d’individuare l’eventuale punto di contatto tra una nuova gestalt ecologica ed un antropocentrismo non dispotico nei confronti della natura

Sottolineo: “il grido di Cassandra non basterà a scongiurare la catastrofe ed anzi, suo malgrado, si presterà a strumentalizzazioni e manipolazioni politiche“. Appunto.

E dire che invece qualcosa si potrebbe davvero fare. Pochi giorni fa ne hanno parlato gli esperti convenuti per parlare di “Evidence-based decision making” (“Decidere sulla base delle prove scientifiche“) all’University College of London. A una precisa domanda in argomento, cosa possono fare i cambioclimatisti invece di rifugiarsi nella Sindrome di Cassandra?, hanno dato i seguenti suggerimenti:

  • Impegnarsi nello studiare tecniche implementative, fare tesoro di esperienze passate (come la campagna per la lotta all’AIDS)
  • Parlare con tutti, essere aperti e coinvolgere quante piu’ persone possibile, costruire networks di persone che abbiano lo stesso obiettivo, indipendentemente dalle motivazioni di ognuno
  • Non partire dal presupposto che nessuno ci ascolti, aiutare anzi chi lo fa ad acquisire visibilita’
  • Iniziare con un progetto dimostrativo che accetti invece di negare le obiezioni raccolte

Il guaio e’ che tutto questo “dura fatica”…molto piu’ facile crogiolarsi in un’interpretazione semplicistica del mito di Cassandra. Un po’ come rimprovera Garrison Keillor dalle pagine del New York Times ai Democratici USA:

Credo ancora nel lavorare faticosamente. È più divertente ed è un modo di vita migliore. Non ho molta pazienza per i Democratici che afferrano la sconfitta e trovano in essa la loro ragion d’essere. Sognano di essere una eroica voce che urla nel deserto contro l’egoismo e la crudeltà e affronta nobilmente la sconfitta, e necrologi che dicano che erano visionari e in anticipo sui tempi. Preferirei che si trovino nel loro tempo invece che in anticipo, e che si mettano al lavoro.

Lavoro? Figuriamoci…il cassandrista medio cerca nemici, in modo da non dover far niente di concreto, rendendo assolutamente inutili gli sforzi sui cambiamenti climatici, e sul picco del petrolio.

In un clima perennemente da Fortezza Bastiani, costituzionalmente incapaci di rapportarsi con il mondo esterno, i cassandristi sono pronti a offendere e denigrare, trincerarsi dietro l’autorita’ altrui, impermeabili a una qualunque discussione che non sia fra iniziati, bravi solo a cercare il pelo nell’uovo altrui.

In Italia ovviamente la citazione finale puo’ essere una sola…”continuiamo cosi’, facciamoci del male“.

2008: L’Anno In Cui Le Banche Hanno Perso

Niente da celebrare a fine anno in campo finanziario. Come commenta Floyd Norris sull’International Herald Tribune in “L’anno in cui il sistema si e’ rotto“:

I tassi di interesse a lungo termine sono ai loro livelli più bassi in mezzo secolo. I tassi di interesse a lungo termine sono ai livelli più elevati in quasi 20 anni. Quello passato si delinea come l’anno peggiore in sette decenni per il mercato azionario. Dei 10 giorni migliori per il mercato azionario durante questi ultimi 70 anni, sei sono accaduti nel 2008. Un eroe di Wall Street che ha costretto anni fa la Grande Finanza a trattare meglio gli investitori, ora ammette di aver frodato una generazione successiva di investitori per 50 miliardi di dollari. Un famoso avvocato ha detto di essersi appropriato di centinaia di milioni vendendo valori mobiliari fasulli a una serie di “hedge funds”. Gli economisti sono preoccupati per la deflazione. Gli economisti sono anche timorosi per l’inflazione. Il governo degli Stati Uniti presta denaro a imprese che prima non avrebbero mai potuto avere in prestito. Tutti temono un’ondata di fallimenti societari se le aziende non possono prendere in prestito denaro per risanare i prestiti in pagamento.

Questo è stato l’anno in cui il sistema finanziario ha smesso di funzionare. Quasi tutte le contraddittorie dichiarazioni sopra possono essere fatte risalire a questo fatto. [...]

il settore bancario non era in grado di assumersi il proprio ruolo storico di finanziatore che pazientemente attende che i prestiti vengano rimborsati. Al contrario, le banche non hanno fiducia né nei propri bilanci, né in quelli di altre banche. Per una parte significativa dell’economia, il governo è diventato la prima e unica fonte di prestiti.

Per la maggior parte del 2008, la Federal Reserve e il Tesoro degli Stati Uniti non si sono resi conto che il sistema bancario si trovava di fronte a una crisi di solvibilità piuttosto che a una di liquidità. Gli sforzi volti a fornire liquidità si sono rivelati inefficaci perché nessuno aveva [o ha] fiducia nei valori delle enormi quantità di prodotti derivati e cartolarizzati che le banche possiedono.

È più o meno evidente che è l’intero sistema bancario che ha bisogno di essere rivisto. Non appena le cose si sono messe male, e’ praticamente scomparso alla vista, a parte poche eccezioni degne di nota (e nessuno scommetterebbe che quelle eccezioni non saranno a loro volta in difficoltà nei prossimi mesi, se non settimane …).

Forse dovremmo semplicemente accettare il fatto che cosi’ come stanno le cose, tutte le banche sono in ultima analisi di proprietà statale. E un po ‘come la maggior parte delle grandi compagnie aeree degli Stati Uniti, le banche saranno periodicamente capaci di fare un grande, grande pasticcio con i loro conti.

Il problema è che fanno il pasticcio con il denaro degli altri…

Sonni Tranquilli sulla Catastrofe Finanziaria In Corso

E come si fa? Si fa, si fa. Perche’ in realta’ ci sono due (se non piu’) modi di intendere cosa sia una catastrofe. C’e’ la “catastrofe” secondo la definizione piu’ comune (chiamiamola “di tipo a”), un avvenimento o una serie di avvenimenti che portano a sfacelo e distruzione. Ma c’e anche la “catastrofe” nel senso di Thom e della teoria delle catastrofi (di tipo “b”), e cioe’ un “mutamento discontinuo” che porti un sistema a una condizione completamente nuova.

In campo finanziario, una catastrofe “di tipo a” vedrebbe lunghe file al monte dei pegni e alle distribuzioni di pasti caldi e gratuiti, con la nascita di baraccopoli nei parchi pubblici: una ripetizione del ’29, insomma, anzi di quasi tutti gli anni ’30 del XX secolo negli USA. E’ questa la catastrofe che ritengo assai improbabile: se non altro perche’ nel 1929 non c’era alcuna esperienza…del 1929; mentre noi abbiamo avuto circa 80 anni per pensarci su’, e magari se sbaglieremo sara’ per qualcos’altro e non una ripetizione idiota degli stessi errori dell’epoca.

La catastrofe finanziaria in corso e’ invece sicuramente “di tipo b”. Se e quando ne usciremo fuori, la situazione sara’ completamente diversa rispetto a quella in vigore fino all’Agosto 2008: niente piu’ bizzarrie diffuse fra le banche di investimento, molte meno opportunita’ di registrazioni “fuori bilancio”, un diverso ruole per le Banche Centrali, meno cene, colazioni e festini per coloro che regolano i mercati finanziari assieme a coloro che dovrebbero essere regolati. Ma il mio e’ solo un timido elenco: chi si fidera’ mai piu’ di chi ha rischiato di giocare le camicie di milioni di persone pur di guadagnare quel mezzo punto percentuale in piu’, e poi ha dovuto presentarsi capello alla mano per chiedere l’elemosina al Governo?

Inutile perdere il sonno, su quest’ultimo tipo di catastrofe. L’unica cosa da pregare e’ che la “correzione di rotta” non porti troppi danni essa stessa. Ma tanto, siamo tutti sulla stessa barca. Se uno diventa povero, il problema e’ suo. Se cento milioni diventano poveri, il problema e’ del Governo…

Crollo Borse: Dove Sono Finiti Tutti Quei Soldi?

(mia traduzione di “Where has all the money gone“, BBC News, 15 Ottobre 2008. Originale © BBC MMVIII):

Miliardi di sterline sono state cancellate dalle quotazioni immobiliari, e i prezzi in borsa rimangono molto variabili, mentre istituti di credito sovraccarichi di debiti vengono salvati dalla bancarotta. Ma dove sono finiti tutti quei soldi? Lo spiega l’economista John Sloman.

Il denaro è costituito da due componenti principali.

Il primo è il denaro contante (banconote e monete). L’importo totale del denaro nel Regno Unito è poco più di 50 miliardi di sterline, con circa £43 miliardi in circolazione al di fuori delle banche e £7 miliardi nelle banche (cassette di sicurezza, sportelli e bancomat).

Ma il contante è una parte relativamente piccola dell’ammontare totale di denaro. Il resto, la maggior parte del denaro, è in forma di depositi bancari a cui non corrisponde denaro contante.

Il totale in UK ammonta a circa £1.800 miliardi. Il punto è che lo scopo principale del denaro e’ l’acquisto. E per la maggior parte dei grandi acquisti – e anche per molti di quelli di piccole dimensioni – noi non utilizziamo contanti.

Invece, abbiamo accesso al denaro nei nostri conti utilizzando carte bancomat, addebiti diretti, e assegni. Quando paghi per qualcosa con il tuo bancomat al supermercato, l’ammontare risulta addebitato al tuo conto bancario, e accreditato a quello del supermercato. Il denaro viene trasferito tra i due conti – ma non c’e’ stato utilizzo di contanti.

La situazione e’ simile con le carte di credito. Quando si acquista qualcosa con una carta di credito, il conto del negozio è accreditato. A te arriva una fattura mensile e quando la si paga, al tuo conto bancario viene addebitato il totale. La maggior parte del denaro, quindi, è semplicemente un registro dei depositi – voci nei resoconti.

Ma non è, tutto questo, molto preoccupante? La risposta è: non in tempi normali. Naturalmente, i tempi non sono stati “normali” di recente. Quindi, guardiamo prima a cosa le le banche fanno in tempi normali e poi diamo un’occhiata ai tempi anormali degli ultimi giorni e settimane.

La Peggiore delle Ipotesi

Le banche non sono gigantesche cassette di sicurezza. Quando depositi £100 in contanti, la banca non si limita a conservare il denaro, in attesa che tu lo ritiri. Le banche sanno che in tempi normali, solo una piccola parte del denaro depositato verra’ ritirato in contanti.

La maggior parte dei saldi dei conti delle persone rimarrà lì. Anche quando spendono, per la maggior parte si tratta di bancomat o carte di credito, o di trasferimenti elettronici, non contanti. Anche quando alcuni ritirano denaro contante, altri nello stesso momento stanno depositando contanti.

Che cosa fanno dunque le banche con i depositi? La risposta è che prestano a persone e imprese, e le une alle altre. Quando le persone spendono questi prestiti – per esempio nei negozi – i negozi poi depositano i soldi nelle banche.

Questi depositi a loro volta vengono utilizzati come base di ulteriori prestiti ad altre persone. Questi, a loro volta, generano più depositi e ancora più prestiti.

E così il processo continua. Più e più depositi vengono generati. E questi depositi contano come denaro. E’ così che cresce il denaro. Ma non il denaro contante.

Preoccupato? Non devi esserlo, per due motivi:

1. Le banche sono normalmente attente a conservare abbastanza denaro per soddisfare le esigenze dei loro clienti
2. Se cominciasse a mancare loro denaro contante, possono prenderlo in prestito dalla Banca d’Inghilterra

Tutto cio’ in tempi normali. E in tempi anormali? Che cosa succede se la gente inizia a preoccuparsi che la loro banca non abbia abbastanza denaro, o peggio ancora, che possa fallire? Che cosa succede se le banche smettono di fare credito le uni alle altre, temendo che potrebbero non recuperare piu’ i loro soldi?

La peggiore delle ipotesi è un “assalto alla banca “. Questo è ciò che è accaduto con la Northern Rock nel 2007. La gente si e’ messa in coda per ritirare il loro denaro. Alla fine, spetta al Governo e alle Banche Centrali (la Banca d’Inghilterra, nel caso del Regno Unito garantire che i depositi siano al sicuro.

E questa è quanto sta accadendo in questi ultimi giorni.

Le Banche Centrali stanno prestando ingenti somme di denaro al sistema bancario. Le Banche Centrali sono sostenute dai Governi e possono sempre stampare denaro sufficiente per soddisfare tutte le esigenze.

I Governi stessi stanno pompando somme da capogiro nelle banche mediante l’acquisto di azioni. Nel Regno Unito, il Governo ha promesso di acquistare £37 miliardi di nuove azioni in banche se tale somma non può essere ottenuta da investitori privati – £20 miliardi nella sola Royal Bank of Scotland.

Inoltre, il Governo ha garantito tutti i depositi nelle banche fino a £50.000. In pratica, come e’ accaduto con Northern Rock e Bradford & Bingley, il Governo procederebbe quasi certamente a garantire tutti i depositi, di qualunque ammontare, se una banca fosse in difficoltà. Anche i depositi privati nelle fallite banche islandesi sono stati garantiti dal Governo del Regno Unito.

La Ricchezza Che Scompare

Quindi, dove sono finiti tutti quei soldi? Il tuo denaro è ancora lì. Quindi non devi preoccupartene.

Tuttavia, il valore del denaro viene eroso dall’inflazione. £100 possono acquistare solo circa il 95% di ciò che potevano un anno fa, e solo circa la metà di quanto avrebbero potuto 20 anni fa. Questo è uno dei motivi per cui vogliamo ricevere interessi, se mettiamo dei soldi da parte.

Ma per quanto riguarda i cosiddetti debiti “sub-prime”? Quel denaro è stato prestato a persone che difficilmente saranno in grado di restituirlo. Il problema è che i prestiti sono stati fatti principalmente per acquistare case, e le case sono diminuite in valore. Pertanto, se le persone vendessero la loro casa, non otterrebbero quanto hanno speso.

È lo stesso con titoli e azioni. Se avessi acquistato un valore di £1000 di azioni un anno fa, avrebbero un valore di circa £670 oggi.

Ma case e azioni non sono soldi. Sono beni il cui valore varia con le forze di mercato. Se la domanda aumenta e/o l’offerta diminuisce, il loro prezzo salirà. In caso di calo della domanda e/o aumento dell’offerta, il loro prezzo scenderà. Non vanno dimenticate mai le avvertenze di solito stampate in piccolo: “i prezzi possono scendere così come salire”.

Quindi il tuoi denaro nei depositi bancari non e’ scomparso. Ma parte della tua ricchezza lo ha fatto.

Ma il declino della ricchezza ha effetti sulla creazione di denaro. Se le banche sono preoccupate per i crediti inesigibili, non possono prestare piu’ di tanto. Con una crisi del credito sempre piu’ profonda, ci potrebbero essere meno spese e meno soldi depositati da negozi e imprese. Ci sarebbe dunque ancora meno prestito e l’economia potrebbe cadere in recessione.

Dopo tutto, meno spesa significa meno produzione e meno occupazione. Non c’è da stupirsi che i Governi abbiano ritenuto di dover agire. Non c’è da stupirsi che ingenti somme vengano pompate nel sistema bancario.

John Sloman è Direttore dell’Economics Network, il centro didattico per l’Economia alla Accademia di Insegnamento Superiore, basato presso l’Università di Bristol. E ‘autore di Economics, Essentials of Economics e vari altri libri di testo.

L’Unione Europea Pronta a Risolvere il Problema Immigrazione

E come fara’ l’UE a risolvere il problema dell’immigrazione? Ma e’ semplice: adottando criteri stringenti e costosissimi per combattere il “riscaldamento globale”, proprio adesso che c’e’ la crisi finanziaria.

Con l’economia in rovina, immigrati non ne verranno piu’. E quindi almeno quel problema sara’ risolto.

Al Solito, Beppe Grillo Non Capisce Un Bel Niente

Adesso la crociata di Grillo e’ “a favore degli azionisti“. E cosa chiede? Che vengano pubblicati gli elenchi dei “pregiudicati” e di quelli “in attesa di giudizio” al comando delle aziende quotate in Borsa.

Ma questi azionisti non sono capaci di ragionare da soli? E investono senza informarsi?

Sara’ un caso ma tutte le vote che Grillo parla di qualcosa che gia’ conosco, non fa che dire stupidaggini.

Il Momento Giusto per Banche Low-Cost?

Ricompense gonfiate, fallimenti periodici, inefficienze gigantesche, sempre pronte a chiedere aiuti governativi … sono le caratteristiche condivise dalle compagnie aeree di bandiera, e da un incredibile numero di banche.

C’e’ nessuno che stia considerando la possibilità di fondare una banca “low-cost”? Una specie di Ryanair della finanza?

Forse uno o due dei super-ricchi Fondi Sovrani o magnati del petrolio ci provera’. Sono quelli che hanno i soldi, dopo tutto … e che hanno appena visto tantissimi dei loro soldi venire bruciati da banchieri professionisti.

Crisi Finanziaria…Speriamo Non Un Remake Della Cura di Re Carlo II

C’e’ da incrociare le dita…dopo gli interventi senza criterio da parte di politici europei senza ragione, speriamo che la “crisi finanziaria” non somigli alle “cure” somministrate al povero Re Carlo II d’Inghilterra, Scozia e Irlanda, sottoposto fra il 2 e il 6 febbraio 1685 a una quantita’ spropositata di dissanguamenti, diuretici, emetici e clisteri, piu’ una medicina per starnutire a piu’ non posso.

Purtroppo per lui, a un certo punto si risveglio’ pure, e questo fu preso dai suoi medici come segno che occorrevano ulteriori dissanguamenti…

Mutatis mutandis, potrebbe essere un buon segno se i mercati continuano a scendere: altrimenti a qualcuno verra’ pure in mente l’idea che comprare titoli spazzatura senza poterli valutare come si deve, e garantire centinaia e centinaia di miliardi di depositi, possano essere delle buone idee.

Catastrofismo Finanziario, Non Catastrofe (per ora)

Un grande articolo (in inglese) dal blog misto inglese / italiano blog “noisefromAmerika” con David K. Levine e Michele Boldrin che spiegano i motivi in base ai quali non sembra che il sistema finanziario mondiale stia per crollare domani.

A meno che la coppia Bernanke&Paulson in America  non dicano tutta la verità …

Tutto ciò spiega anche l’altrimenti assurdo comportamento di tanti politici americani, che dichiarano un imminente Armageddon con una mano, e litigano su quello che al confronto sarebbero solo sciocchezze, con l’altra.

Come di consueto, l’unica cosa di cui aver paura è la paura stessa (e una soluzione troppo affrettata). A questo ritmo, la cosa migliore che può accadere è che nulla di sostanziale sia fatto fino a dopo le elezioni presidenziali. Manca poco piu’ di un mese. Se il Presidente Bush è davvero preoccupato, può imporre un mese di ferie bancarie forzate, come fece Franklin D. Roosevelt per qualche giorno, tanti anni fa.

[...] il valore complessivo dei mutui in sospeso è di $11mila miliardi [...] mentre il valore dei contratti di assicurazione scritti su di essi è di circa cinque volte più grande. Chiaramente, le Mortgage Backed Securities (MBSs), i CDOs e così via, sono stati utilizzati come garanzia per un sacco di altri prestiti [...] Ciò spiega perché sia il valore di quei mutui a poter far cadere l’intero castello di carte [...]

Il problema nel settore bancario è la possibilità di fallimenti a cascata, con le banche insolventi che fallendo trascinano giù le banche piu’ solide [...]

Qual è la soluzione? Una è far intervenire il Governo perche’ acquisti titoli, come proposto nel piano di salvataggio [appena bocciatio dal] Congresso USA.

[Se tali titoli non sono adeguatamente valutati, il governo potra' ottenere] solo titoli a valore inferiore [a quanto stimato] con i contribuenti a dover pagare la differenza. Si noti che quelli che raccolgono i frutti sono i possessori di titoli senza valore [...] In effetti, per evitare che le banche peggiori trascinino con loro quelle migliori, salviamo le banche peggiori.

Ci sono molti sistemi alternativi a quello proposto dal Tesoro USA:

  • Richiedere alle banche di effettuare aumenti di capitale. [In quel caso] le perdite sono a carico delle banche migliori piuttosto che del contribuente
  • Scambiare debiti con partecipazioni azionarie. [E' noto che] regimi di “remissione del debito” hanno aiutato nella risoluzione di crisi finanziarie, in passato.
  • Fare comprare allo Stato USA immobili per il valore del credito ipotecario
  • Forzare una liquidazione ordinata dei titoli derivati basati sui mutui [...]

E’ vero: ci possono essere fallimenti a catena e cio’ è una cosa negativa. Ma tutto quello non avviene istantaneamente, non domani, non la prossima settimana, non il mese prossimo [...]

Alla fine della fiera, in un futuro immediato la situazione è questa. La Federal Reserve Bank e le sue agenzie-sorelle [...] possiedono già forti strumenti per gestire fallimenti nel sistema bancario. [...] Non abbiamo visto fallire le banche migliori, né abbiamo visto fallimenti a catena. Non ci è stato dato alcun motivo per pensare che qualcosa del genere sia imminente. [...]

Il fatto che le banche siano riluttanti a prestare le une alle altre non ha molto impatto sulla loro capacità di prestare a breve termine ai clienti. [...]

Se la Federal Reserve Bank e il Tesoro USA dispongono di informazioni in base alle quali le cose stanno peggio di quanto riferito da Bernanke, essi dovrebbero dirci quali siano quelle informazioni. In caso contrario dovrebbero dire chiaramente che l’Apocalisse non è dietro l’angolo.

Miserabilifico

miserabilìfico (agg.): si dice di persona che, convinta che stia andando tutto a rotoli, passa il suo tempo a rimproverare chiunque la pensi diversamente, nel malcelato tentativo di approfittare del “mal comune, mezzo gaudio”. Spesso associato a un complesso di superiorita’ (nel qual caso la pronuncia viene modificata in miserabilifìco. Vedi anche: riscaldamento globale, crisi finanziaria del 2008, fine del mondo nel 2012.

Sonni Tranquilli sulla Crisi Finanziaria

Visto che Repubblica ne parla come se domani dovesse arrivare il Giudizio Universale, possiamo dormire sonni tranquilli riguardo la crisi finanziaria che ha visto Lehman Brothers dichiarare fallimento (che negli USA e’ un passo un po’ meno drammatico che in Italia).

Anzi, e’ positivo il fatto che il governo USA non e’ voluto intervenire. Spendere soldi pubblici per tenere su’ delle ditte fallimentari porta solo alla stagnazione, come in Giappone e naturalmente in Italia.

(nota: la discussione prosegue a questo link: Catastrofismo Finanziario, Non Catastrofe (per ora))

Ben Bernanke e la Sindrome del “Troppo Grande per Fallire”

Sono lieto di vedere che la Federal Reserve (la “Banca Centrale” conosciuta anche come “Feds”) degli USA e l’Amministrazione Bush stanno dando chiare istruzioni su come avere successo nel mondo degli affari in America.

Apparentemente, tutto ciò che bisogna fare è rendere la propria Ditta “troppo grande per fallire” (TGPF).

Se poi un giorno le cose cominceranno ad andare male, sarà Ben Bernanke, Presidente della Feds, a salvare la situazione. Anche se è stato tutto colpa di quella Ditta. Anche se quelli della Feds sono stati fermi a non fare niente, mentre la Ditta’ è diventata TGPF.

I direttori delle TGPF sono sicuramente molto soddisfatti all’idea delle opportunità di profitto futuro illimitato, accompagnate da probabilità vicine allo zero che le loro ditte dichiarino bancarotta, o addirittura chiudano l’attività.

Una nuova ondata di acquisizioni senza alcun ritegno è sicuramente in arrivo. L’obesità paga, negli Stati Uniti, nel mondo imprenditoriale.

L’Importanza Relativa dei Nostri Discendenti del 2100

Discussione sul blog Oca Sapiens sul “tasso di preferenza intertemporale” (tecnicamente, PRTP), una serie di paroloni che significano “quanta importanza diamo ai nostri contemporanei rispetto alle persone del futuro, per esempio del 2100?”.

Un PRTP uguale a zero, vuol dire dare a tutti la “stessa importanza”. Maggiore di zero, vuol dire dare “maggiore importanza” ai contemporanei, e poi via via sempre meno “importanza” man mano che si va nel futuro.

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Mi e’ stato detto che il PRTP deve essere zero “per motivi etici”. Lo dice anche un professor Heal della Columbia University.

A me invece sembra un’affermazione straordinaria, che ovviamente avrebbe bisogno di prove e dimostrazioni straordinarie. Il fatto poi che certi discorsi provengano praticamente esclusivamente da “cambioclimatisti” e “economisti ambientali” non provvede granche’ fondamenta al concetto.

Usare un PRTP maggiore di zero infatti non vuol dire “chi se ne frega del 2100″ ma e’ semplicemente riconoscere la naturale, eticissima preferenza verso coloro che esistono rispetto a quelli che potrebbero esistere. Ci sono vari aspetti riguardo questo:

(1) la nostra e’ una specie tribale, e l’importanza nella nostra vita di familiari, vicini, amici e conoscenti e’ diversa da quella di completi sconosciuti. Allo stesso modo, la vita e il benessere di chi e’ nostro contemporaneo sono piu’ importanti di quelli di persone future

(2) mentre l’esistenza dei contemporanei e’ un dato di fatto, l’esistenza delle “persone future” e’ “solo” una possibilita’, e di questo bisogna tenere conto. L’esempio che ho fatto in passato e’ quello del genitore che si ritrova con il figlio malato e una medicina introvabile e/o costosissima a disposizione: che senso avrebbe non dare quella medicina a quel figlio, per tenerla da parte nel caso che in futuro nasca un altro figlio che potrebbe forse averne bisogno?

(3) e’ molto difficile prevedere, specie il futuro, ha piu’ o meno detto qualcuno prima di me. E’ molto divertente rivedere documentari di venti o cinquanta anni fa, in cui si cercava di descrivere la “vita negli anni Duemila”, proprio perche’ c’hanno azzeccato poco o niente. Non si capisce perche’ improvvisamente adesso dovremmo essere piu’ bravi a vedere nel futuro: e quindi perche’ fare finta che possiamo scegliere noi in maniera sensata per i terrestri del 2100? E se piu’ si cerca di prevedere lontano nel tempo, meno si puo’ essere sicuri, allora e’ perfettamente logico (ed etico) introdurre un “fattore di preferenza intertemporale” che vada a diminuire con la nostra sicurezza.

Purtroppo Heal rimanda, riguardo l’ultimo punto, a un suo lavoro che non e’ disponibile su Internet.

Positiva Moderazione sul “Mutuo Tremonti”

Il Consiglio dei Ministri parte gagliardo a Napoli e Tremonti annuncia la possibilita’ di “ristrutturare” il mutuo tornando ai tassi del 2006, che diventano fissi. Un’idea perlomeno innovativa e che molti potranno trovare allettante, visto che la rata mensile puo’ abbassarsi decisamente.

Anche se non sono un consulente finanziario, e queste mie riflessioni non vanno assolutamente prese come consigli o suggerimenti d’investimento, penso a voce alta e dico che i soldi gratis non esistono, e se la Banche con una mano danno, con l’altra naturalmente prendono.

Chi optasse per la ristrutturazione, infatti, praticamente passerebbe da un mutuo fisso a tasso variabile a un mutuo variabile a tasso fisso.

Alla scadenza infatti se e’ vero che la Banca potrebbe restituire dei soldi (nel caso i tassi di interesse siano stati inferiori al tasso fisso del 2006), e’ anche vero che il mutuo stesso potrebbe essere esteso anche per anni e anni (nel caso i tassi di interesse rimangano alti rispetto a quelli del 2006).

Insomma chi avesse 50 anni oggi con un mutuo fino al 2018, potrebbe ritrovarsi a doverlo pagare fino al 2020 o 2025, quindi abbondantemente dopo essere andato in pensione.

Prima di ristrutturare quindi bisognerebbe valutare quali siano i rischi possibili di “sforamento” della scadenza. Per il cinquantenne sopra menzionato, per esempio, sara’ la pensione sufficiente al pagamento delle rate?

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Il “Mutuo Tremonti” e’ una soluzione al problema del “flusso di cassa” degli italiani. E’ particolarmente vantaggioso per salariati e pensionati, i quali si troveranno piu’ soldi in tasca potendo far affidamento su un pagamento mensile fisso del mutuo, almeno momentaneamente “protetti” dagli inopinati aumenti dei tassi da parte dell’odiosa Banca Centrale Europea.

E’ anche una soluzione preventiva che dovrebbe allontanare il pericolo che decine di migliaia di famiglie si trovino da un momento all’altro a dover scegliere fra il pagamento del mutuo, e il mangiare dignitosamente.

Speriamo pero’ che qualcuno chieda all’associazione bancaria ABI (la quale, per essere d’accordo con un sistema del genere, deve avere pochissima fiducia nelle capacita’ di pagamento dell’italiano medio, nel caso i tassi continuino a salire), la garanzia che a ogni “ristrutturante” verranno spiegati in dettaglio tutti i rischi cui va incontro.

Capitalismo Autoritario in Cina: Meglio della Democrazia Liberale?

(la risposta e': no, non lo e': cosi come provare a guadagnarsi da vivere al tavolo da gioco non e’ meglio dell’avere uno stipendio, anche se i potenziali ritorni economici sono molto piu’ alti)

Il capitalismo autoritario della Cina e’ forse meglio della democrazia liberale (come “condizione necessaria e motore dello sviluppo economico”)? E’ piu’ o meno quanto si chiede Slavoj Žižek, co-Direttore del Centro Internazionale per gli Studi Umanistici al Birkbeck College, una delle Universita’ di Londra, nella sezione delle lettere sulla London Review of Books (volume 30 no. 8, datato 24 aprile 2008), dopo aver descritto in maniera straordinariamente equilibrata le relazioni passate e presenti fra Tibet e Cina (che, a proposito, non sono una storia di buoni e cattivi). Scrive Žižek:

Fareed Zakaria ha indicato come la democrazia “attecchi” solo nei Paesi economicamente sviluppati: se un Paese in via di sviluppo e’ “democratizzato prematuramente”, il risultato e’ un populismo che si conclude nella catastrofe economica ed nel despotismo politico. Nessuna sorprese quindi nel notare che i Paesi del terzo mondo economicamente piu’ riusciti (Taiwan, Corea del Sud, Cile) hanno optato per una democrazia completa solo dopo un periodo autoritario.
Seguento questo stesso percorso, la Cina ha fatto uso di un sistema autoritario per gestire i costi sociali della transizione al capitalismo. La combinazione bizzarra del capitalismo e del potere politico comunista e’ risultata essere non un ridicolo paradosso, ma una benedizione. La Cina si e’ sviluppata così velocemente non nonostante l’autoritarismo comunista, ma grazie ad esso.

In realta’ c’e’ da mettere i “puntini sulle i” a questo discorso. In primo luogo, Taiwan, la Corea del Sud ed il Cile si sono transformati “Paesi del terzo mondo economicamente piu’ riuscitidopo avere superato il “periodo autoritario“. Con quelli come esempi, sembra che una dittatura possa fare da gestante ad un’economia di successo, ma che l’autoritarismo si trasforma poi in una madre soffocante, se non in una cattiva matrigna.

Ancora piu’ importante, la Cina in se e’ in un certo senso soltanto la piu’ recente manifestazione di una “verità”: una dittatura (economicamente) illuminata puo’ essere molto piu’ efficiente di cumulo di trucchi e trucchetti conosciuti come “democrazia”. Voltaire probabilmente ha creduto in questo, e anche Platone e tantissimi altri, ed anche se il tutto suona come un concetto elitista, e’ pur tuttavia ovvio: un Principe intelligente, che si preoccupa del suo Stato e dei suoi sudditi, politicamente ed economicamente saggio può decidere la cosa migliore per tutti nel giro di minuti, invece che sprecando mesi provando a convincere e negoziare, magari forse in interminabili Commissioni Parlamentari.

Un tal principe può anche garantire decenni di buon governo, davvero una benedizione per il suo popolo. C’e’ un piccolo aspetto pero’. Immaginiamo che il Principe sia Ottaviano Augusto, e la pace e la prosperità sono di tutti.

Dopo viene Tiberio, e le cose cominciano a peggiorare con la sua paranoia. Tocca quindi a Caligola, e a Nerone non manca molto.

Le cose non sono cambiate granche’ durante i passati 2.000 anni. Il problema dell’autoritaritarismo, e quindi del capitalismo autoritario, non e’ la sua capacità di generare prosperità: piuttosto, la perfettamente analoga capacità di degenerare, rapidamente perché quasi senza controllo, arrivando quindi a impedire lo sviluppo della prosperita’ se non ad ucciderla completamente.

Come si dice nel mondo finanziario: cosi’ come un nuovo Amministratore Delegato puo’ far risorgere o distruggere un’azienda, analogamente un Principe despotico (o un Comitato di Principi, altrimenti detto “Comitato Centrale del Partito Comunista della Cina”) e’ una ricetta per nuove opportunita’ di guadagno e, per gli stessi motivi, per un aumento del rischio. E cio’ andrebbe decisamente considerato, quando si vuol dare un giudizio circa che cosa scegliere come “la condizione necessaria ed il motore di sviluppo economico”.

Dopo tutto, chi desidera scommettere continuamente tutta la sua ricchezza?

Io, Lavoro

Il mio lavoro consiste nel supporto e implementazione dell’applicativo MUREX, un nome noto nelle Investment Banks (ma anche Hedge Funds, etc) in tutto il mondo come prodotto leader mondiale da svariati anni nella gestione del trading (equities, derivatives, commodities, credit derivatives) un po’ a tutti i livelli incluso il risk management. In pratica faccio in modo che funzioni, e funzioni meglio, laddove e’ gia’ “in produzione”, e che venga implementato al meglio, laddove sia partito un progetto per installarlo.

Mi occupo del lato tecnico (software, UNIX, SQL, ma anche gestione della memoria, co-ordinamento testing, etc).

In questi anni (dal settembre 1998 in poi) ho sviluppato dei report per MUREX per il back office e lavorato ad espandere le capacita’ del sistema (alla Commerzbank), supportato i traders ed estratto informazione non-standard da MUREX (HSBC), definito la strategia di testing per un upgrade del sistema (Standard Chartered), sviluppato i workflow interni (Standard Bank of South Africa), gestito tutto l’ambiente MUREX (“environment management”) sia per production che per development (ABN AMRO, Bank of America), e guidato il dipartimento per cui lavoravo fino al go-live con MUREX (JP Morgan). Tutto questo come Consultant per una ditta (gia’ City Practitioners, ora Capco), tranne che alla Commerzbank (dove pero’ sono stato anche manager di un gruppo fino a 15 persone).

Insomma ho fatto un po’ di tutto un po’ da tutte le parti. Sono stato presso i clienti per il 95% del tempo se non di piu’. Prossimo incarico alla Swiss Re, sempre per la Capco, per un’analisi del sistema attuale volta a renderlo piu’ veloce e meno prono a intoppi.

Nel frattempo sto sviluppando delle lezioni brevi (30min-1h) per i miei colleghi, e organizzando la documentazione MUREX ma non solo per tutta la ditta Capco (sede di Londra) tramite un applicativo wiki (“Confluence” della Atlassian), lo stesso usato in molte banche di investimento nella City.

Anche l’Economist, dopo Obama e Tremonti

Ormai il consenso riguardo la necessita’ di regolare meglio i mercati finanziari e’ pressocche’ unanime. Dopo Obama e Tremonti, ecco il liberalissimo Economist:

Adesso che le Banche di Investimento sono tenute in piedi dallo Stato, devono essere regolamentate di nuovo. Con attenzione

Obama come Tremonti

Barack Obama dagli USA parla come Giulio Tremonti.

Che dira’, adesso, Uolter?

Obama ha addossato gran parte della colpa per la crisi su gruppi lobbystici e politici che hanno smantellato le strutture di controllo che governavano l’energia, le telecomunicazioni ed servizi finanziari [... ] Obama, Democratico dell’Illinois, ha proposto di rimettere in piedi una struttura di controllo senza soffocare troppo l’innovazione economica. Ma non ha risparmiato nessuno dicendo che gruppi lobbyistici dal settore privato e deboli legislatori hanno fallito nel gestire i rischi di un sistema finanziario sempre più complesso. “Invece di stabilire delle regole nuove per il XXI secolo, abbiamo semplicemente smantellato quelle vecchie,” ha detto [...]

Tremonti: Quando il Mercato Non Basta

L’esponente del PDL Giulio Tremonti, gia’ due volte Ministro dell’Economia con Berlusconi, ha rilasciato al Messaggero un’intervista a proposito della crisi finanziaria internazionale in cui dice che “il mercato non basta“.

Sorprendente, da parte di un “liberista”? Non mi sembra proprio.

Quando infatti Bernanke, Presidente della Federal Reserve (la “Banca Centrale” USA) salva la banca di investimenti Bear Sterns perche’ “e’ troppo grande per fallire“, e’ evidente che l’ideologia del laissez-faire, del libero mercato con pochi controlli, e’ stata applicata in maniera troppo asinina…

…altrimenti, sarebbe stata definita in anticipo la “taglia massima” di una banca, oltre la quale non andrebbe consentita alcuna crescita. In quel modo, la Bear Sterns avrebbe potuto essere lasciata scomparire, a scapito dei soli azionisti e dirigenti.

Insomma un po’ di leadership, come la chiama Tremonti, di capacita’ di guida guardando al futuro, con il senno di poi sarebbe stata davvero necessaria.

Quello che succede adesso invece e’ che i soldini per salvare gli investment bankers che pasteggiano a champagne fra un panfilo e un’isola tropicale, li tirano fuori “per forza” i contribuenti che vivono di stipendio.

Non e’ certo questo, il il liberismo economico da auspicare.

Una Crescita Diversa (dall’Economist)

Mai finire di stupirsi: adesso e’ dalle pagine dell’Economist che si puo’ leggere che (1) la vera crescita in benessere e’ piu’ legata al PIL (Prodotto Interno Lordo) pro-capite che al PIL assoluto, per cui la diminuzione della popolazione non e’ per forza un dramma da evitare a tutti i costi (anzi!); e (2) per assicurarsi contro l’apocalisse finanziaria, invece che comprare divise o rifugiarsi nell’oro, la cosa migliore da fare e’ acquistare terreni agricoli.

Sul Signoraggio

Chi guadagna dallo stampare i soldi (signoraggio)? E’ una questione di cui si e’ occupata la Cassazione nel 2006.

Ecco le risposte di qualcuno che ne sa piu’ di me:

In definitiva, il seignorage include una tantum il valore di tutte le banconote emesse, piu’ l’interesse su di esse. E va solo alla banca centrale, che in genere lo passa in gran parte al Tesoro. Leggevo tempo fa che in USA rappresenta circa il 2% delle entrate federali, e in Hong Kong circa il 3% (ma mon ho sottomano i riferimenti).

Ecco invece una vecchia intervista del 2001 a Tommaso Padoa-Schioppa (TPS), che tra l’altro discute su come i paesi della zona Euro se ne dividono i proventi:

ROLNICK: Negli USA il signoraggio, cioe’ il profitto che deriva dal monopolio che il Congresso ha dato alla Federal Reserve per la stampa della moneta, e’ passato al Tesoro. Come dividete i profitti della Banca Centrale Europea (ECB) tra le nazioni che usano l’Euro?

PADOA-SCHIOPPA: Visto che abbiamo una sola moneta, c’e’ un solo signoraggio, e quindi e’ come una grossa torta creata dalla politica monetaria dell’Euro. Quella torta e’ suddivisa tra le banche centrali nazionali che costituiscono il sistema.

ROLNICK: Ma come e’ suddivisa? Per capita?

PADOA-SCHIOPPA: E’ un po’ un incubo [da capire] ma semplificando, alla fine e’ suddivisa in base al capitale delle banche centrali nazionali. [...] In ogni caso, torna a loro e fa parte del profitto di ciascuna banca centrale nazionale. Ciascuna di esse poi ha i suoi accordi nazionali riguardo come, quanto e in quali forme i profitti vengono passati al Tesoro [nazionale]. [...].

Vedo che la questione di come dividersi la torta a suo tempo e’ stata parecchio controversa (da cui gli incubi TPS): l’abstract di questo articolo del Novembre 2000 dice che in base all’Articolo 32 del Protocollo No.18 dello Statuto del Sistema Europeo di Banche Centrali e della Banca Centrale Europea del Trattato di Maastricht, dall’1 Gennaio 2002 la Germania avrebbe perso 30 miliardi di Euro e la Francia guadagnato 31 miliardi di Euro. Portugal +3.9 miliardi, Spagna -11 miliardi. Pro-capite, il Lussemburgo, la Finlandia e la Francia avrebbero guadagnato rispettivavemnte 1.309, 627 and 527 Euro, mentre un Tedesco ne avrebbe persi 366 and uno Spagnolo 287. Probabilmente una redistribuzione che e’ una conseguenza non voluta del Trattato di Maastricht.

Comunque, pare che anche in Italia ci siano i “riappropriatori del signoraggio” che cercano di averlo ridistribuito ai cittadini, ma con scarso successo. Una sentenza che dava loro ragione e’ stata cancellata l’anno scorso in Cassazione.

Ti segnalo questo ottimo articolo (in Italiano) sul signoraggio e i miti cospirazionisti che esso spesso evoca. In particolare, sulla tesi (popolare a sinistra) che le banche private traggano beneficio dal signoraggio, l’autore fa notare:

“Data la descrizione del processo di moltiplicazione dei depositi, è possibile affermare che le banche commerciali godano di un “pasto gratis” rappresentato dalla remunerazione dei prestiti concessi a partire dall’originario deposito in contropartita della banca centrale? Non esattamente. Si ricordi che le banche commerciali ricevono effettivamente una remunerazione sui prestiti, ma devono anche remunerare i depositi che il processo moltiplicativo genera. Nell’esempio precedente, ipotizzando una remunerazione media sugli impieghi pari al 6 per cento ed un costo medio dei depositi del 4 per cento, il sistema beneficia di un differenziale di circa l’1,55 per cento sul totale degli impieghi, il cosiddetto margine di interesse. Tale margine, che rappresenta la remunerazione del rischio d’impresa nell’intermediazione creditizia, entra nella determinazione dell’utile della banca, sul quale vengono prelevate le imposte. Nulla di così scandaloso o illusionistico, con buona pace delle leggende metropolitane sulla creazione di credito da parte delle banche commerciali.”

…che e’ appunto quanto dico io sopra: le banche ovviamente fanno soldi prestando a interessi superiori a quelli che pagano sui depositi, ma questo non c’entra nulla col signoraggio — che e’ percepito unicamente dalla banca centrale, e solo sulle emissioni “M0″ (banconote e monete metaliche, quindi in misura indipendente dal moltiplicatore della massa monetaria).

Per quel riguarda i beneficiari: questa e’ una questione aspramente dibattuta tra BCE e banche centrali nazionali. Pare che per il 2006 la prima abbia lasciato le seconde a becco asciutto:

“D’accordo, ma insomma, a quanto ammonta l’utile da signoraggio? Leggendo a pag. 312 della Relazione al bilancio 2006 della Banca d’Italia si scopre che “il Consiglio direttivo della BCE ha deciso, come per il 2005, di non riconoscere alle BCN partecipanti l’intero ammontare del reddito da signoraggio della BCE, pari a 1.319 milioni, dei quali 241 riferibili all’Istituto (158 nel 2005). La somma è stata destinata ad alimentare un fondo diretto a fronteggiare i rischi di cambio, di tasso di interesse e di prezzo dell’oro“. Quindi, non solo l’utile da signoraggio della Banca Centrale Europea è minimo, rispetto a dimensioni e funzioni dell’istituto di Francoforte, ma addirittura la distribuzione di tale utile alle Banche Centrali Nazionali (BCN) non è proprio avvenuta.”

In realta’ e’ una tassa come tutte le altre, dato che la banca centrale e’ un organo dello Stato, che ha il monopolio dell’emissione di moneta (almeno nella valuta ufficiale).

Ha Senso Votare? Si’, Ha Senso

Ha senso andare a votare? Tim Harford del Financial Times dice no.

E sbaglia.

Come segnalato nella recensione del nuovo libro del Harford “L’Economista in Incognito” sul New York Times:

Non ha senso votare.. come atto puramente logico. Se realmente desiderate “fare la differenza“, comprate biglietti della lotteria – le vostre probabilità di vincere sono approssimativamente uguali alle vostre probabilità di decidere da soli un’elezione – e dedicate i soldi vinti a fare del lobbying politico.

E non preoccupatevi nemmeno di tenervi informati su cio’ che si decide, con le elezioni. “Poiché la probabilità che il voto di un individuo qualunque cambi il risultato è molto piccola, i benefici di trasformare un voto non-informato in un voto informato sono anch’essi molto piccoli,” scrive Harford. “Razionalmente parlando, a che pro la seccatura di andare a votare?

Per saperne di più circa la saggezza dietro queste dichiarazioni, si puo’ visitare il sito web di Tim Harford stesso, in particolare l’articolo “Il Vostro Voto Non Conta“, pubblicato il 10 novembre 2007:

Notoriamente, il voto di un individuo non fa differenza alcuna. Secondo David Boothroyd, il britannico che studia le elezioni, in 24 elezioni politiche dal 1918, ognuna con centinaia di seggi parlamentari in gioco (più recentemente, 646), c’e’ stato solo un’elezione valida dove il vostro voto avrebbe potuto “fare la differenza

Trovo un tal ragionamento piuttosto deludente. Le elezioni non sono decise da ciascuno elettore individuale, ma dal comportamento di molti elettori individuali: e a quello bisogna riferirsi quando si voglia capire cosa possa “fare la differenza“.

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Pensiamo dunque se sia opportuno andare a votare oppure no: immaginate che (a) la maggior parte della gente la pensi a riguardo come voi. Se decidete allora (a.1) di votare, sapete che la maggior parte della gente penserà la stessa cosa ed andrà a votare. In quelle circostanze, la gente che non vota è in minoranza ed ha poco senso unirsi a questi ultimi: il voto è la scelta logica.

Se decidete (a.2) di non votare, sapete che la maggior parte della gente non andrà a votare neanch’essi. Ma in quel caso le opinioni di chi vota hanno un più grande peso del solito: il voto è, ancora una volta, la scelta logica.

Immaginate ora che (b) la maggior parte della gente non la pensi come voi. Se decidete (b.1) di votare, sapete che la maggior parte della gente non andrà a votare. Motivo in piu’ di andare alle urne: il voto è, per la terza volta, la scelta logica.

Infine se decidete (b.2) di non votare, la maggior parte della gente voterà. Ovviamente, invece di rimanere sperduti con la minoranza, avrà senso seguire la maggioranza: e così votare è… la scelta logica.

Il voto è sempre la scelta logica: indipendentemente dalla “differenza” che un singolo voto possa o non possa fare.

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Quanto sopra è liberamente ispirato da “Metamagical Themas” di Douglas Hofstadter, una meravigliosa collezione di saggi da Scientific American dove il famose autore di “Goedel, Escher, Bach” studia (nell’ultima sezione “Saggezza & Sopravvivenza“) alcuni modi non immediatamente evidenti di risolvere i “dilemmi della cooperazione“.

Magari Tim “Economista in Incognito” Harford avesse il libro di Hofstadter ed espanso il suo proprio ragionamento per includere… i modi in cui si ragiona, invece di limitarsi, da economista, ai meri numeri delle elezioni.

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Ci è una possibilità ancora non analizzata: il cosiddetto “sciopero degli elettori“, dove la gente decide di protestare in blocco sperando che la loro assenza sarà notata.

In questo caso, ci sono due risultati potenziali: (c) poca gente partecipa allo sciopero o (d) molte, molte persone rifiutano di votare.

Se accade (c) lo sciopero è un disastro, e votare ha decisamente più senso. E se accade (d), visto che poche persone votano, è definitivamente tempo di farlo (come in a.2 ed in b.1 qui sopra).

Non si puo’ proprio scampare dal fatto che votare e’, da un punto di vista logico, l’unica opzione.

Associazione Radicale Antiproibizionista

(durante la campagna elettorale interrompo momentaneamente il limite autoimposto di un blog al giorno)

Giuliano Zincone ha scritto su un recente supplemento domenicale de IlSole24Ore, in un articolo intitolato: “Il divieto non ferma le stragi

“il proibizionismo non ha mai prodotto risult decenti. anzi: e’ una fontana perenne di contrabbandi, di delinquenze, di trasgressioni demenziali, di commerci inquinati e velenosi. Proibire e’ facilissimo, ma (spesso) e’ inutile

Ricevo dunque e giro volentieri il seguente messaggio:

=====================================================

In previsione di una prossima assemblea costituente dell’ Associazione Radicale Antiproibizionista, ti inviamo una sintesi delle intenzioni che la motivano, invitandoti:

  1. a farci pervenire le tue osservazioni

  2. a dichiarare la tua eventuale disponibilità ad iscriverti e a partecipare

  3. ad esprimere la tua posizione rispetto all’iniziativa.

       Attendiamo le tue risposte per inviarti una bozza di Statuto e di lettera di convocazione e ti chiediamo di inoltrare questa comunicazione a tutti coloro che pensi possano essere interessati.
      
       Grazie per l’attenzione
,

Rispondere a antiproibizionistiradicali@gmail.com

       *******************

       Premesso che:
      
       la storica battaglia antiproibizionista radicale da molti anni sostiene la strategia antiproibizionista e nonviolenta applicata al governo dei fenomeni sociali; dal dibattito sulla legalizzazione delle droghe leggere sollevato nel 1975 dall’arresto di Marco Pannella a seguito di uno spinello fumato in pubblico, alle decine di processi per disobbedienza civile che vedono coinvolti, con Marco Pannella e Rita Bernardini, decine di dirigenti e militanti radicali, passando per l’esperienza del Coordinamento Radicale Antiproibizionista e dei referendum, costituisce un patrimonio di iniziative e di esperienze che non devono essere disperse, bensì rilanciate;

       da troppi anni il dibattito pubblico e l’iniziativa legislativa sono impantanati in una riduttiva ripetizione di luoghi comuni e errati, come l’obbligatorietà di una escalation da droghe leggere a pesanti, l’importanza delle “cattive compagnie”, ecc.;

       la legge Iervolino Vassalli prima, la Giovanardi Fini poi, non solo non sono servite ad arginare la diffusione di fenomeni drammatici come le gravi tossicodipendenze, la microcriminalità correlata, la gestione da parte della malavita organizzata di un enorme e redditizio mercato, ma ne hanno permesso l’aggravamento; sono in costante aumento la diffusione di droghe clandestine e incontrollabili, i processi e la carcerazione di cittadini coinvolti a vario titolo; le comunità di recupero godono di ingenti finanziamenti assegnati senza controllo sufficiente sul loro operato;

       è’ urgente la ripresa della battaglia antiproibizionista radicale, l’unica in grado di sollevare un serio dibattito e di produrre iniziative popolari e legislative tendenti a un radicale cambiamento di rotta.   
      
       Si intende:

       recuperare e studiare la storia dei processi per disobbedienza civile in Italia, con particolare attenzione alla perdita dei diritti elettorali passivi, alla schizofrenia delle sentenze applicate, alla giurisprudenza maturata;

       porre l’attenzione sulla convergenza “droghe come farmaci”, una duplicità che si è mantenuta nella parola inglese drug, allo stesso tempo farmaco e droga, e che ritorna chiara nelle definizioni dei manuali farmacologici e della Organizzazione Mondiale della Sanità, seconda la quale si dicono farmaci e droghe “ tutti i composti che introdotti in un organismo vivente possono modificarne una o più funzioni” e sviluppare, in sede di studio, di dibattito e di iniziativa politica, i temi: cannabis terapeutica, psicofarmaci, doping, somministrazione di eroina controllata;

       analizzare le nuove diffusioni di sostanze stupefacenti: cocaina, pasticche, ecc., e delle droghe legali come alcool, tabacco e caffeina, consolidando un discorso e un dibattito organico e strutturato sull’uso e l’abuso di sostanze psicoattive;

       allargare il punto di vista in senso transnazionale sui problemi inerenti la coltivazione, il commercio e le legislazioni internazionali, in accordo e in collaborazione con la Lega Internazionale Antiproibizionista, anche attraverso la stesura di un rapporto annuale sul rapporto costi/benefici di politiche e strategie;  

       sostenere l’antiproibizionismo anche su altri temi, come politica di sviluppo sociale e come argine ai fenomeni clandestini incontrollati: prostituzione, aborto, ricerca scientifica, immigrazione ecc.

Marx e Nietzsche sui Comunisti Invidiosi

(a completamento del mio precedent blog: “Socialisti? Comunisti? Invidiosi!“)

(mille grazie ai mie amici M ed E per queste segnalazioni)

Sul tema dell’invidia come la base del socialismo e del comunismo come vengono intesi adesso (e anche: come sono stati implementati nei “Paesi Socialisti”, e nella forma che ricorre oggi sotto la forma dell'”ecologismo verde-rosso”), cominciamo da Karl Marx, che riguardo alle proposte egualitariste come quelle di Babeuf, rispondeva (nei “Manoscritti Economico-Filosofici del 1844“):

Il comunismo rozzo non è che il compimento di questa invidia e di questo livellamento partendo dalla rappresentazione minima. Esso ha una misura determinata e limitata. Proprio la negazione astratta dell’intero mondo della cultura e della civiltà, il ritorno alla semplicità innaturale dell’uomo povero e senza bisogno, che non solo non è andato oltre la proprietà privata ma non vi è neppure ancora arrivato, dimostrano quanto poco questa soppressione della proprietà privata sia un’appropriazione reale

Ecco invece Friedrich Nietzsche nell’Anti-cristo (#57):

Chi detesto di piu’ fra gli agitatori di oggi? Gli agitatori socialisti, gli apostoli del Chandala [da un nome per gli "intoccabili" dell'India], che minano l’istinto, il piacere, il senso di soddisfazione del lavoratore con la sua piccola esistenza-che lo rendono invidioso, che gli insegnano la vendetta. La fonte del torto non è mai diritti disuguali ma la richiesta di diritti ‘uguali’“.

Nietzsche si occupa del socialismo anche negli aforismi 446 e 473 del libro “Umano, troppo umano”.

Socialisti? Comunisti? Invidiosi!

Michael Shermer scrive sul Los Angeles Times:

“Preferiresti guadagnare $50,000 all’anno mentre gli altri ne guadagnano $25,000 oppure $100,000 all’anno quando gli altri ne ricevono $250,000? Ipotizza per il momento che non ci siano variazioni di prezzi nei due casi.

Sorprendentemente – incredibilmente, infatti – recenti studi mostrano che la maggior parte delle persone sceglie la prima opzione; vogliono cioe’ guadagnare il doppio degli altri, anche se cio’ significa guadagnare la meta’ di quanto avrebbero potuto. Quanta irrazionalita’ c’e’ in quel comportamento?”

E quindi adesso abbiamo le prove che il Socialismo (e il Comunismo, evidentemente) inteso come il credere che le societa’ umane debbano essere “giuste ed eque” significa piu’ che altro assicurarsi che nessuno guadagni piu’ di te.

C’e’ quindi poco da meravigliarsi del fatto che le “economie socialiste” non abbiano mai arricchito alcuna popolazione: l’obiettivo di tutti era…fare in modo che nessuno volasse piu’ in alto degli altri!

La Pregiudiziale Ottimista

Libera traduzione di un’importante passo scritto da Julian Simon, l’economista che vinse una famosa scommessa con Paul Ehrlich pronosticando che i prezzi di alcune materie prime sarebbero scesi con il passare del tempo:

“L’aumento del numero di persone e del reddito, rende le risorse piu’ scarse sul breve termine. Tale penuria induce i prezzi ad aumentare. I prezzi piu’ alti sono un’opportunita’, e ispirano inventori ed imprenditori a cercare soluzioni. Molti falliscono nella ricerca, a loro stesso discapito. Ma in una società libera, prima o poi delle soluzioni vengono trovate. Ed a lungo termine i nuovi sviluppi ci pongono in condizioni migliori che se i problemi non si fossero presentati. In altre parole, i prezzi alla fine si abbassano a valori inferiori a quelli che c’erano prima della penuria.”

Il pensiero di Simon e’ un ottimo contraltare al pessimismo sempre piu’ diffuso, dal riscaldamento globale alla sovrappopolazione alle basi stesse dell’economia.

D’altronde, se la mente umana fosse davvero capace di vedere nel futuro, sarebbe anche capace di risolvere i problemi in anticipo.

Svizzera, Europa e Inutili Spot Pubblicitari Anti-Immigrati

Massimo Gramellini si congratula con la Svizzera per aver “diffuso uno spot sulle tv africane per scoraggiare gli abitanti di quei Paesi dal trasferirsi nella Confederazione elvetica” (spot, a quanto ne so, pagato anche dall’Unione Europea)

Avendo visto il video per il Cameroon “sento” invece grosse contraddizioni di fondo.

Per esempio, siamo sicuri che lo spot sia stato costruito per fare effetto sugli africani, e non piuttosto sugli elettori in Svizzera (e in Europa)?

Non e’ infatti strano che il linguaggio pubblicitario sia tale da rendere quello spot efficace agli occhi di un Europeo che di emigrare non ha nessuna voglia? Penso che nessun professionista della pubblicita’ farebbe mai un errore del genere, se non intenzionalmente.

Dal punto di vista del potenziale Africano immigrante, l’impressione puo’ essere molto diversa da quello che a parole e’ il messaggio dello spot. Insomma, se qualcuno chiude un cassetto a chiave, lo sanno tutti che dentro c’e’ qualcosa di prezioso.

Quindi gli Svizzeroti disperati al punto di pagare pur di tener lontani i Nigeriani, in un certo qual modo stanno dicendo che in Svizzera si sta davvero molto bene (altrimenti, nessuno ci vorrebbe andare, e soprattutto, non ci sarebbe bisogno di buttare i soldi in pubblicita’ per dimostrare che li’ si sta male) .

Anzi: “se” davvero gli immigrati stanno peggio in Svizzera che a casa loro, andrebbero favoriti i loro metodi per comunicarlo in patria. Telefonate gratuite per descrivere le pessime condizioni di vita, invece che spot pubblicitari.

Se“, appunto…

Quanto e’ vicina alla realta’ poi l’immagine del ragazzo che e’ scappato in Europa da una bella casa ordinata con i quadri alle pareti, il padre comodamente in poltrona a leggere e i fratellini pronti per andare a scuola?

Evidentemente per evitare accuse di razzismo e stereotipaggine, i produttori dello spot hanno dovuto dipingere la vita “in Africa” letteralmente a rose e fiori. L’effetto che cio’ avra’ sul supposto “target” quale potra’ essere allora?

Il messaggio apparente e’ allora “se sei ricco a casa tua, non ti muovere”. Amen. Chi sta bene a casa sua pero’, gia’ ora non parte certo per fare l’immigrato clandestino…

E se invece sei povero?

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Invece naturalmente gli elettori in svizzera, visto lo spot, saranno tutti soddisfatti del loro governo, il quale di fronte alle rinnovate immigrazioni potra’ dire “che ci possiamo fare? abbiamo anche detto loro di non venire, e vengono lo stesso“. Bravi polli.

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Proviamo a fare un discorso piu’ serio invece. Perche’ mai un Africano dovrebbe pensare di rischiare la vita per emigrare in Europa? Naturalmente, perche’ in Europa puo’ stare meglio che a casa sua. Ma non sara’ certo mostrando le vite d’inferno di chi non ce la fa a vivere dignitosamente che convinceremo i potenziali immigrati a non trasferirisi.

Il punto infatti e’ in quel piccolo dettaglio, quel “puo’” (o meglio, “potrebbe, se gli va bene“) che sottolinea la Speranza, il grande attrattore di tutta l’Umanita’.

E’ la Speranza a far emigrare, legalmente o illegalmente, e l’unico modo per fermare l’immigrazione e’ uccidere quella Speranza. Solo che se davvero la uccidiamo per loro, la uccidiamo anche per noi: perche’, molto lapalissianamente, gli immigrati non vanno dove si sta male.

E quindi  se non vogliamo immigrati, non ci resta che rovinare la nostra economia.

Usciamo dall’Euro per Risolvere il Problema Immigrazione

Non capisco perche’ agitarsi tanto contro l’immigrazione, quando c’e’ un modo semplice semplice per risolvere il problema: uscire dall’area dell’Euro, reintroducendo la Lira.

Dopo un breve periodo di iperinflazione, infatti, l’Italia si troverebbe con l’economia in ginocchio, e troppo povera per attrarre nuovi immigrati.

Anzi, anche gli immigrati gia’ esistenti se ne andrebbero alla prima occasione, e cosi’ di rumeni, di rom, di polacchi, di marocchini, di senegalesi etc etc non se ne parlerebbe piu’.

Chissa’ quanti italiani si ritroverebbero a fare la fila per comprare il pane, ma contenti e soddisfatti che’ di stranieri in giro ce ne sarebbero pochi se non nessuno?