Pakistan, Taleban, Pashtun – Conoscere Invece Di Impaurire

Adriano Sofri trascrive su Facebook un articolo da Repubblica a firma Guido Rampoldi, dal titolo “Nella trincea del Pakistan assediata dai Taliban“. Sofri nota:

Vi si tratta anche dell’agghiacciante prospettiva di un “emirato atomico” talibano-militare in Pakistan (dov’è stipato un centinaio di testate atomiche!). Segnalo il passaggio sulla minaccia di attentati kamikaze nell’università di Peshawar, che prendano a bersaglio le ragazze che osano studiare.

L’articolo l’ho letto e come al solito trovo che e’ difficile sovrastimare la capacita’ di Repubblica di dipingere una situazione a tinte molto fosche.

Qualcuno per esempio si prenda la briga di vedere come sono disposte le varie etnie in Pakistan (e in Afghanistan).

Etnie in Pakistan

Etnie in Pakistan

Il conflitto attuale infatti puo’ anche essere visto come l’episodio numero n della lotta irredentista Pashtun per abbattere l’artificialissima Durand Line che li ha divisi dal 1893 (tutto merito dell’Impero Britannico). Ora, i Taleban provengono per la maggior parte dell’etnia Pashtun, ma le armi nucleari sono (se ci sono…) nella zona del Pakistan a maggioranza Punjabi, dove i Taleban appunto non troverebbero appoggio di alcun tipo da parte della popolazione.

E la cultura Pashtun (e quindi, Taleban) non e’ semplice. C’e’ su Internet una citazione di Churchill che suona piu’ o meno cosi':

Le tribu’ Pathan tribes sono sempre impegnate in guerre pubbliche o private. Ogni uomo e’ un guerriero, un politico e un teologo. Ogni edificio grande e’ una vera fortezza feudale….Ogni famiglia cova la sua vendetta; ogni clan, la sua faida….Niente e’ mai dimenticato e pochissimi debiti non sono riscossi

Ne parlava anche l’Economist nel dicembre 2006 e di nuovo citando Churchill sui Pashtun

Il loro sistema di etica, secondo il quale tradimento e violenza sono virtu’ invece che vizi, ha prodotto un codice d’onore cosi’ strano e inconsistente da essere incomprensibile per una mente logica

L’articolo completo e’ disponibile (in inglese) a questo link e lo consiglio a tutti coloro che vogliano andare oltre i cliche’s anti-Pashtun. Per esempio si scopre come il Pashtun d’onore sia obbligato dal suo codice a dare ospitalita’ e protezione a chiunque lo richieda (paradossalmente, anche all’omicida di un componente della propria famiglia).

Mi sembra evidente che il nostro rapporto con una cultura cosi’ aliena e “ributtante” dimostrera’ se siamo tolleranti come sognamo di essere.

La Luce e lo Scontro – Lettera Aperta al Partito Radicale Transnazionale

Carissimi Cappato / Pannella / Perduca / Mecacci / Bonino / D’Elia / Stango / Mellano / Vecellio e compagni radicali tutti

Noto con dispiacere che ci sono vari punti in maniera di politica a livello globale, sui quali non vado assolutamente d’accordo con quanto espresso da vari esponenti Radicali.

Non essendomi possibile, per esigenze di lavoro, la partecipazione a Bruxelles al Consiglio Generale del Partito Radicale Nonviolento Transpartito Transnazionale (11-13 dicembre), mando quindi alcuni spunti su quanto avrei detto in quella occasione.

La mia preoccupazione principale e’ nel non capire ne’ il senso ne’ le motivazioni, da Radicali, di un certo generale irrigidimento su piu’ fronti, contro chi ci appare come “nemico”: un irrigidimento di cui non vedo lo scopo, anche perche’ non capisco in base a quale strategia si pensi che questo modo di atteggiarsi potrebbe portare ad alcun risultato, se non rendere i “nemici” ancora piu’ “nemici”.

Ci ritroviamo cosi’ ad avere cuori caldi e a portare teste alte, ma a coloro per i quali diciamo di lottare, che cosa potra’ mai loro importare del nostro stato d’animo se non otteniamo niente di concreto per loro?

Peggio: sembra che anche per i Radicali come un po’ per tutti, ci siano popoli oppressi di Serie A e altri popoli oppressi di Serie B, di cui non ci importa un classico fico secco. Che senso ha tutto questo?

Per chiarezza, nel seguito trattero’ di due esempi: la Russia e l’Iran. Comincio con una premessa ispirata dall’intervento di Matteo Mecacci alla Camera, nel Novembre scorso, in un dibattito sulla politica estera e la crisi in Georgia:

“È evidente che il Presidente del Consiglio italiano, Silvio Berlusconi, ha scelto un certo tipo di politica estera sicuramente diversa da quella degli anni precedenti nella scorsa legislatura”

A me sembra invece evidente che Berlusconi stia continuando la politica estera che fu di De Gasperi, di Andreotti, di Craxi, e anche di Prodi. Con uno stile fra il giullare e lo spregiudicato, ma “ovviamente” lungo le stesse linee guida.

Perche’? Perche’ l’Italia, chiunque sia al Governo, e’ e rimane una “Potenza di serie B” (sempreche’ il termine “Potenza” abbia ancora validita’). Cosa venga deciso a Roma e’ in generale di nessun interesse per la vasta maggioranza delle Nazioni e dei Popoli del Pianeta Terra.

Per tenere contenti gli Italiani e il loro Amor Patrio, a parte qualche insipido summit UE e un vacuo voto nelle decisioni NATO, l’unico modo per far finta che l’Italia abbia un considerevole peso internazionale sta nel dimostrare ogni tanto indipendenza e spregiudicatezza, rifuggendo dalla previdibilita’ almeno nelle decisioni non eccessivamente importanti.

C’e’ nessuno che ricordi quanto fece Craxi lasciando libero Abu Abbas a Sigonella nel 1985, o la capacita’ di Andreotti, nel 1991, di essere l’unico e solo Capo di Governo al mondo che ricevette telegrammi di ringraziamento sia da parte di Gorbachov, sia da parte dei “Dodici” golpisti sovietici?

Inutile quindi notare “una politica estera molto spericolata che cerca rapporti…anche con la Libia di Gheddafi”. I quali fra l’altro sono una scelta obbligata, visto che persino gli USA si avviano alla normalizzazione e non c’e’ vantaggio alcuno a tenersi a distanza.

Continua Mecacci:

“(in Russia) si è scelta la via militare anche per fare i conti con la Georgia, che è solo l’esempio di un Paese che vuole integrarsi nell’Unione europea, che ha una cultura profondamente europea, così come l’Ucraina”

Il consenso fra gli specialisti invece e’ che “Misha” Saakashvili abbia attaccato per primo, lo scorso agosto.

In generale, il comportamento della Georgia post-URSS non e’ mai stato ne’ democratico, ne’ conciliatorio, ne’ liberale nei confronti delle minoranze, a cominciare da Zviad Gamsakhurdia, che dopo aver proclamato l’indipendenza georgiana nel 1991 decise di eliminare ogni autonomia a Osseti e Abkhazi.

Ricordiamoci che Saakashvili stesso ha non troppo tempo fa organizzato la solenne traslazione della bara di Gamsakhurdia (giusto per sottolineare le prospettive di liberta’ di Osseti e Abkhazi sotto il nuovo Governo…). E dopo aver bastonato gli oppositori, si e’ preso tutte le stazioni televisive. Come scrivono in occasioni separate Robert English e George Friedman sulla New York Review of Books, la Georgia lungi dal dimostrare una “cultura profondamente europea”, si comporta nel Caucaso come una “Piccola Russia”.

O in alternativa: se e’ europea la Georgia, perche’ non e’ europea anche la Russia?

Riguardo l’Ucraina, e’ ormai democraticamente e ripetutamente appurato che meta’ del Paese e’ russo e si sente russo. Non sono parte dello Stato Ucraino pure essi? Che messaggio abbiamo da dir loro, se la nostra politica e’ caricare a testa bassa contro qualunque cosa faccia o dica la Russia? E’ questo un punto forse ancora piu’ importante da chiarire. Perche’ non dimostriamo alcun interesse nel destino di certi popoli, per esempio se hanno la buona o cattica sorte di essere appoggiati dalla Russia?

E infatti, sentiamo Mecacci di nuovo:

“Il Presidente del Consiglio ha dichiarato in questi giorni che occorre evitare il ritorno alla guerra fredda. Credo che occorra che qualcuno in quest’aula ricordi che la guerra fredda va rivendicata dal momento che è ciò che ha consentito all’europa decenni di pace”

Ma non e’ stata la Guerra Fredda a consentire la “pace”. E’ stata l’adesione di Stalin agli accordi di Yalta. Nessuna (neanche una) democrazia liberale e occidentale e’ stata fatta sviluppare se non laddove gia’ stabilito da Roosevelt, Churchill e Stalin, e nessuna rivoluzione comunista ha avuto successo se non dove gia’ deciso a priori.

Il destino di ogni Paese, Italia inclusa, e’ stato scritto nel 1945 e non e’ cambiato di una virgola, neanche laddove dopo la guerra l’insurrezione comunista fosse fu piu’ forte (Grecia), o la societa’ non-comunista piu’ solida (Ungheria).

La Guerra Fredda non ha impedito ai Sovietici di conquistare l’Europa (come se gli USA e il Regno Unito sarebbero rimasti a guardare) ma ha impedito ai polacchi, ai cecoslovacchi, ai rumeni, ai bulgari etc etc di sviluppare le loro democrazie liberali e occidentali. Anche il destino delle repubbliche baltiche (e in misura minore, della Finlandia a liberta’ limitata, vittoriosa contro l’URSS ma abbandonata a Stato satellite) lo dimostra chiaro e tondo.

Andiamo a chiedere a loro quanto c’e’ da rivendicare, della guerra fredda.

E sulla minaccia che si ritorni ai vecchi confronti a muso duro con i russi: non dimentichiamoci che la Russia contemporanea, anche quella di Yeltsin, e’ sempre stata trattata dai “nostri” come una minaccia, e l’allargamento della NATO e’ stato sempre sottinteso come una difesa contro la Russia, da quegli Stati dimenticati sessanta e piu’ anni fa oltre la cortina di ferro.

Non meravigliamoci quindi se si comporti come se si senta minacciata (diciamocelo chiaro e tondo: lo e’), e quindi ritenga opportuno cercare di aumentare la propria sfera d’influenza. E’ di dialogo e rispetto che c’e’ bisogno, non di minacce o indignazione. Dice Nicholas Kristof poche settimane fa sul New York Times: stuzzicare un orso irritabile non e’ un sostituto per della seria diplomazia.

Ci sono altri argomenti che mi vedono fuori dalla linea politica internazionale di parecchi dirigenti radicali.

Il piu’ eclatante e’ l’Iran, che alcuni fra noi vedono come la reincarnazione del male assoluto. Di nuovo, scegliendo il conflitto aperto (se non addirittura, auspicando quello armato, rendendo in tal modo inevitabili sia un ulteriore inasprimento della gia’ dura repressione interna, sia il completamento della costruzione di una o piu’ bombe atomiche), laddove niente e’ comprensibile se non si esplorano seriamente le ragioni di tutti.

C’e’ un unico motivo infatti per cui l’Iran cerca di costruire la bomba atomica: per garantire la sicurezza nazionale. Questa e’ un’opinione diffusa fra tutti gli esperti di strategia internazionale. Prova anche ne sia il fatto che il programma atomico e’ stato cominciato da ben prima della Rivoluzione Islamica di Khomeini, ai tempi dello Shah Reza Pahlavi.

L’Iran non e’ certo il solo o il primo Stato a proseguire su quella strada. Gia’ India e Pakistan hanno sviluppato la Bomba per difendersi l’una dall’altro. Non e’ poi un caso che le guerre convenzionali contro Israele siano cessate allorquando e’ stata resa nota l’esistenza di ordigni atomici sotto controllo del Governo di Tel Aviv/Gerusalemme.

Il fatto poi che la Corea del Nord, con la sua micro-atomica, non sia stata ne’ invasa ne’ attaccata dagli USA, sorte invece toccata al nuclearmente disarmato Iraq di Saddam Hussein, non puo’ che spronare le autorita’ di Teheran a premere l’acceleratore affinche’ anche una sola Bomba sia disponibile al piu’ presto: per salvare la propria vita, piu’ che per attaccare chicchessia.

E invece: cosa proponiamo noi? Antonio Stango su Notizie Radicali del 18 giugno 2008 invita a

“[non] concedere tempo agli ayatollah al potere [e pretendere] entro pochi mesi, un governo iraniano che tuteli le libertà e i diritti umani, fermi la corsa all’arma nucleare e rinunci alle manovre terroristiche all’estero“

A parte che mi sembra avessimo smesso di sognare di esportare la democrazia…possibile che non ci rendiamo conto che non c’e’ bisogno di essere amici degli Ayatollah per capire che una volta messi all’angolo con il rischio di essere eliminati da un momento all’altro, faranno quanto di piu’ logico e metteranno davvero insieme una bomba nucleare, magari rudimentale, magari “sporca” ma ovviamente pronta all’uso?

Dov’e’ la Noviolenza in tutto questo? Non e’ quasi banale dire che per uscire fuori da questo circolo vizioso, ed evitare un conflitto di qualsivoglia genere, bisogna andare alle radici del problema, che rimane la questione della sicurezza per l’Iran stesso, islamico o democratico che sia?

Chi lo dice? Lo dice il famoso Hans Blix. Lo dicono George Perkovich, Direttore del Programma di Nonproliferazione al Carnegie Endowment for International Peace, e Pierre Goldschmidt, gia’ vice Direttore della International Atomic Energy Agency. Lo dice Zbigniew Brzezinski, gia’ consigliere di Carter. Lo dice lo scrittore e giornalista Christopher de Bellaigue. Lo dice il New York Times, in un editoriale senza firma del 28 Maggio 2008.

L’unico modo per evitare la tragedia di una guerra e’ condurre dei negoziati seri con l’Iran: e l’unico modo per essere seri e’ garantire all’Iran che l’Europa, e gli USA smettano di appoggiare tentivi piu’ o meno segreti di colpo di Stato violento in Iran.

Ogni altro atteggiamento portera’ a morti e distruzione. Ovviamente, e logicamente. In barba alla nonviolenza.

E infine, riguardo la Cina. Non e’ stato possibile convincere nessun Radicale della necessita’ di non far finta di niente dopo il terribile terremoto del Maggio scorso.

Mi e’ stato detto che un terremoto e’ una tragedia non politica: al che rispondo che prima di tutto a uccidere le persone in caso di terremoto sono gli edifici che crollano, e non il tremore della terra. E cosa c’e’ di piu’ politico, e di piu’ colossale esempio di assenza dei piu’ minimi controlli democratici, che l’incuria da parte di Governi un po’ in tutto il mondo (Cina, e Italia incluse, ovviamente)? I quali Governi permettono l’edificazione fuori norma, magari proprio di quelle scuole dove ci sono i bambini e quindi il futuro di innumerevoli famiglie.

Se ne e’ accorto nessuno, fra una bandiera tibetana e l’altra, che il Primo Ministro cinese Wen Jiabao si e’ fatto fotografare piu’ volte seriamente impegnato a lavorare per aiutare i terremotati? Davvero tutto cio’ e’ stato fatto senza che avesse valenza politica?

Mentre di noi che impressione sara’ rimasta, se non di cinici, barbari e cattivi, tutti presi a difendere i tibetani calpestando i morti altrui (e adesso, impegnati a viso aperto nel fomentare movimenti nazionali di resistenza dentro lo Stato cinese, manco fossimo a un remake delle lotte russo-giapponesi riguardo la Manciuria).

Cosa vogliamo ottenere, dalla Cina? Una capitolazione ignominiosa? Tante scuse e il ritiro immediato dal Tibet? Chissa': se cosi’ fosse, cio’ spiegherebbe il deserto assoluto nei nostri cuori, incapaci di manifestare alcuna solidarieta’ di fronte a migliaia di morti.

Ma se cosi’ fosse, qualcuno mi puo’ spiegare di che strategia si tratti? Qual’e’ l’idea di fondo, come vogliamo ottenere quanto vogliamo ottenere, dalla Cina, presentandoci noi stessi a muso duro, indifferenti, miopi e agitatori pronti a tirare nel mucchio?

In ultilma analisi, anche l’indignazione, come dice in risposta a una lettera il gia’ citato George Friedman riprendendo il noto giornalista e politico statunitense Strobe Talbott scrivendo su Time Magazine del 1979 non a caso dell’Iran, non e’ una politica estera.

Questo e’ il tema di fondo. E allora con l’essere Radicali cosa c’entra l’agire da nemici “giurati a prescindere” della Russia, il manifestare noncuranza contro Abkhazi e Osseti meridionali, il considerare l’Iran come il Male, lo sputare metaforicamente negli occhi di centinaia di milioni di cinesi di etnia Han, per non parlare del disprezzo palese contro la Serbia (e di nuovo l’assenza di considerazione per i serbi del Kosovo)?

Anche sul Libano, cosa abbiamo da dire se non le solite generiche accuse contro Hezbollah, come se quelli fossero alieni venuti dallo spazio e non una parte molto consistente della popolazione locale?

A chi giova lo scontro frontale e senza possibilita’ di compromesso? Cosa c’entra, con la Nonviolenza, con Gandhi, con il carattere Transnazionale di un Partito che aspirerebbe anche ad avere in se’ persone provenienti da Paesi in grave e perdurante conflitto fra loro, e tuttavia capaci di rimanere all’interno dello stesso gruppo politico, e di gestire gli inevitabili conflitti senza la evitabile violenza?

Ecco, e’ questo che non capisco. Continuero’ a sforzarmi. Speriamo pero’ che qualcuno mi dia una mano a chiarire cosa vogliamo per il nostro futuro.

Pro-Tibet, Ma Non Ciecamente

Polizia ed esercito che sparano ad altezza d’uomo, picchiando bambini di scuola media nel tempo libero, non sono certamente cose da lasciar passare come se nulla fosse. Ma la situazione in Tibet e’ piu’ complicata: sicuramente, piu’ complicata che quella in Birmania alcuni mesi fa.

I monaci birmani si sono ribellati all’ennesima vessazione da parte della Giunta Militare. La rivolta tibetana sembra invece pianificata per coincidere con l’anniversario di quella di venti anni fa, rischiando di imbarazzare il Governo di Pechino durante quello che doveva essere il festoso preludio alle Olimpiadi di Agosto 2008.

Sul fatto che le “forze di sicurezza” cinesi avrebbero reagito brutalmente c’era infatti la quasi assoluta certezza: anzi, se i morti saranno alcune decine o centinaia, saranno molto meno di quanti furono eliminati in repressioni passate. Non e’ poi che “certe cose” le facciano solamente in Tibet…

Anche i sentimenti di forte antipatia dell’attuale Presidente della Repubblica Popolare Cinese, Hu Jin Tao, contro il Tibet e i tibetani sono noti, dal tempo in cui era Segretario del Partito in quel di Lhasa: e che quel clima, e quella gente proprio non riusciva a sopportare.

La stessa storia dei rapporti fra la Cina comunista e il corrente Dalai Lama non e’ molto semplice, e si potrebbe dire che la cacciata di quello dopo l’improvvida rivolta nobiliare del 1956-1959 e’ stata davvero la liberazione di grandi settori della popolazione tibetana dalla servitu’ della gleba. Infine, giusto per dare un esempio dei problemi che ci sono dietro, c’e’ la determinazione cinese affinche’ il Tibet non faccia la fine della Mongolia, che riusci’ a strappare l’indipendenza grazie all’appoggio sovietico quando la Cina passava da una guerra civile all’altra nella prima meta’ del XX secolo.

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Insomma anche se la repressione e’ criminale, c’e’ da chiedersi perche’ sia stata evocata/provocata proprio adesso con una ribellione e dei disordini. Chi aveva davvero voglia di verificare se l’Esercito di Liberazione del Popolo avrebbe evitato di usare la forza? E per quale motivo…cioe’, quale sara’ mai la strategia a medio/lungo termine da parte dei Tibetani?

Se non sappiamo rispondere a queste domande, non possiamo che limitarci ai soliti appelli alla calma e alla moderazione: rimanendo ad assistere da spettatori al dramma dell’ennesima mossa e contromossa nel distruttivo rapporto fra il Governo centrale Cinese e la popolazione indigena Tibetana. E per il Governo Cinese la strategia piu’ logica e’ chiara: reprimere senza esagerare troppo.

Insomma, una semplice questione mediatica.

Un SMS per “Nessuno Tocchi Caino”

Sostieni anche tu la Campagna di Nessuno tocchi Caino “Dalla Moratoria Onu delle esecuzioni all’Abolizione della pena di morte in Africa”.
Per donare 1 euro invia un SMS al 48584 da telefonino personale TIM, Vodafone, Wind e 3 e da telefono fisso abilitato di Telecom Italia.
Per donare 2 euro chiama il 48584 da telefono fisso di Telecom Italia.
La raccolta fondi parte il 17 dicembre e continua fino al 1° gennaio 2008.
Fermiamo la pena di morte. Per fare giustizia non è necessario uccidere.

E Auguri di Buon Natale a tutti!!

Moratoria Pena di Morte: Rassegna Stampa Estera

Una breve rassegna su come la notizia dell’approvazione all’ONU della Moratoria sulla Pena di Morte sia stata trattata sulla stampa estera, con esempi in varie lingue: inglese, francese, tedesco, spagnolo, portoghese, russo (e giapponese).

(n.b.: mi limito ad articoli che vadano al di la’ del riportare semplicemente la notizia)

(1) Sul Los Angeles Times, un commento in inglese dal titolo “Il Colpo alla Morte da parte delle Nazioni Unite” di Louise Arbour, l’Alto Commissario ONU per i diritti umani.

(2) Sul sito BBC News, un Rapporto Speciale in inglese  intitolato “L’ONU vota per un congelamento della pena di morte” con interviste agli Ambasciatori di Singapore e del Messico all’ONU e il piccolo “dettaglio” che solo 51 nazioni mantengono ancora il diritto di usare la pena di morte

(3) Su Euronews, un articolo in francese dal titolo “L’Italia e’ stata fortemente coinvolta in favore di una moratoria sulla pena di morte” e un po’ di altri dettagli su coloro che hanno lottato per ottenere la Moratoria

(4) Sulla Sueddeutsche Zeitung, un pezzo in tedesco intitolato “Le Buone Persone da Roma” sulla Comunita’di Sant’Egidio, anch’essa impegnatasi per la moratoria

(5) Sul Tageseinzeiger svizzero, un editoriale in tedesco dal titolo “Un Atto della Civilta’” che menziona alcune ovvieta’ incluso il fatto che i criminali pericolosi vadano messi in carcere, e che la pena di morte, che piaccia o no, e’ un’azione arrogante e arcaica

(6) In Argentina, su El Mundo un commento in spagnolo “Una vittoria italiana contro la pena di morte” da parte dell’Ambasciatore d’Italia a Buenos Aires, Stefano Ronca.

(7) Sul Diário Digital portoghese, un articolo ben dettagliato “ONU: l’Assemblea Generale approva un appello per una moratória nell’applicazione della pena di morte“, in cui si spiega l’origine del nome “Nessuno Tocchi Caino”.

(8) Sul New York Times, un editoriale in inglese dal titolo “Una Pausa dalla Morte” da me tradotto ieri, in cui si fa riferimento anche alla situazione negli USA.

Ci saranno sicuramente molti altri articoli in altre lingue (per es. in russo), ma per ora mi fermo qui.

Per finire un paio di curiosita':

(9) Notizia principale (in giapponese) sembra essere stata l’illuminazione (per la Moratoria) del Colosseo.

(10) Su Al Jazeera in inglese la redazione ha aperto per l’occasione un forum dove si discute della abolizione della pena di morte, ma si e’ “dimenticata” di passare la notizia della moratoria.

Moratoria Pena di Morte all’ONU: Editoriale Sul New York Times

Una Pausa dalla Morte – New York Times – 20 Dicembre 2007 
In Fila contro la Pena di MorteInternational Herald Tribune – 21 Dicembre 2007

L’Assemblea Generale dell’ONU ha votato martedì per una moratoria globale sulla pena di morte. La risoluzione e’ non-vincolante; il suo peso simbolico e’ stato a mala pena un soffio nel grande vento delle notizie negli USA, dove il diritto dei governi di uccidere chi ha ucciso e’ incastonato nella legge e nelle abitudini.

Ma per coloro che stanno cercando di allontanare il mondo dall’avere la vendetta mortale come politica governativa, quel voto e’ stato una pietra miliare. La risoluzione falli’ ripetutamente negli anni 90, ma questo volta il voto e’ stato 104-54, con 29 astenuti. Il progresso e’ venuto dall’Europa ed dall’Africa. Nazioni come il Senegal, il Burundi, il Gabon – persino il Ruanda, marchiato dalla vergogna del genocidio – hanno deciso di rigettare la pena di morte come barbarismo ufficiale.

Gli USA, come di consueto, si sono allineati dall’altra parte, con l’Iran, la Cina, il Pakistan, il Sudan e l’Irak. Questa fratellanza di sangue comprende più del 90 per cento delle esecuzioni nel mondo, secondo Amnesty International. La devozione di questi Paesi alla loro sovranita’ e’ rigida, come e’ la loro fede perversa nell’esecuzione come fattore dissuasivo dal crimine ed uno strumento di giustizia civilizzata. Ma al di la’ del Texas, dell’Ohio, della Virginia, del Myanmar, di Singapore, dell’Arabia Saudita e dello Zimbabwe, aumenta il numero di coloro che si aspettano di meglio dall’umanita’.

Molti di quelli non sono nazioni o stati ma gruppi di persone, organizzazioni come la Comunita’ di Sant’Egidio, un movimento cattolico laico cominciato in Italia il cui lavoro ha fatto molto per determinare la riuscita questa settimana del voto nell’Assemblea Generale.

Sono motivati dalla speranza – e ce n’e’ un po’ anche negli USA. La Corte Suprema si occupera’ presto del dibattito sulla crudelta’ delle esecuzioni per iniezioni letali. Lunedi’, il New Jersey e’ diventato il primo Stato USA in 40 anni ad abolire la pena di morte.

Anche quell’evento non e’ stato molto notato in questa nazione. Ma all’estero, i voti a Trenton [New Jersey] e alle Nazioni Unite sono stati considerati notizie meravigliose. Roma ha continuato una tradizione per contrassegnare le vittorie contro la punizione capitale: ha illuminato il Colosseo, dove i Cristiani una volta erano dati in pasto ai leoni, in una luce dorata.

Mancano i necessari riferimenti al Partito Radicale e a Nessuno Tocchi Caino, che hanno dato origine al tutto. Ma rimane comunque significativo che un quotidiano come il NYT (e di concerto, l’IHT che gli appartiene) dedichi un editoriale a quanto alcune anime candide continuano a sostenere essere “una vittoria inutile” se non peggio.

A Che Serve La Moratoria

Si sentono in giro le solite lagne sul “gesto vuoto e inutile” che sarebbe la Moratoria sulla Pena di Morte appena approvata all’ONU.

Si potrebbe rispondere “Ma perche’ e’ stato cosi’ difficile allora far passare quel documento?“.

Proviamo invece a calmare quelle “anime belle” grazie a un dalemanissimo articolo su “La Repubblica:

[La risoluzione fornisce] un importante strumento di legittimazione politica ai numerosi Governi che vorrebbero applicare la moratoria o addirittura abolire la pena di morte, ma sono ostacolati dall’opinione pubblica interna o da alcuni movimenti politico-religiosi [...]

D’ora in poi la questione della pena capitale è iscritta automaticamente all’ordine del giorno di ogni Assemblea Generale, per essere discussa ogni anno [...]

D’ora in poi i vari organi dell’ONU sono automaticamente autorizzati a “lavorare” ed operare su questo tema. E già si sa che l’Alto Commissario per i Diritti Umani intende istituire una “task force”, anche per assistere i paesi che vogliono gradualmente introdurre serie limitazioni alla comminazione della pena capitale [...]

Ogni anno il Segretario Generale dell’ONU dovrà presentare all’Assemblea Generale un rapporto sull’attuazione della risoluzione approvata ieri: per elaborare questo rapporto, egli dovrà ottenere dagli Stati membri dati e informazioni sulle esecuzioni capitali, sui reati per cui sono state effettuate, nonché sui casi di sospensione dell’esecuzione [...]

Moratoria all’ONU: Natale con una Settimana di Anticipo

Il SIGNORE mise un segno su Caino, perché nessuno, trovandolo, lo uccidesse. Genesi 4, 15

104 voti a favore, 54 contro, 29 astenuti. Abbiamo finalmente la Moratoria ONU sulle esecuzioni capitali.

E’ un’occasione davvero straordinaria, con forse l’unica iniziativa politica italiana che abbia mai davvero attraversato l’arco parlamentare, con il Governo Berlusconi a presentare la prima risoluzione nel 1994 e quello Prodi a vederne l’approvazione nel 2007.

Al culmine dell’ecumenismo, il Vaticano ha commentato positivamente quella che e’ stata in ultima analisi l’iniziativa del Partito Radicale.

Come ho gia’ scritto, questo e’ stato il maggior successo della politica estera italiana in 140 anni. Finalmente, si potra’ dire che l’Italia ha dato qualcosa alla politica internazionale, dopo aver inventato il fascismo.

ONU. ASSEMBLEA GENERALE DICE SI ALLA MORATORIA

NESSUNO TOCCHI CAINO: CON APPROVAZIONE RISOLUZIONE ONU INIZIA IL CONTO ALLA ROVESCIA PER PORRE FINE ALLO STATO CHE UCCIDE. DA SUBITO MOBILITATI PER SUA APPLICAZIONE CONCRETA

MORATORIA. PANNELLA, E’ UN SUCCESSO DI TUTTI

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Adesso tocca all’abolizione, naturalmente. E’ partita da ieri 17 dicembre la campagna dell’SMS solidale 48584 a sostegno della campagna di “Nessuno tocchi Caino” “Dalla Moratoria Onu delle esecuzioni all’Abolizione della pena di morte“.

Per donare 1€ invia un SMS al 48584 dal telefonino personale. Per donare 2€ invia il 48584 da telefono fisso Telecom. La campagna è attiva fino al 1° gennaio 2008.

Buon Natale a tutti!

Martedi’ 18 Dicembre: Voto Moratoria ONU sulla Pena di Morte

Era il 1994 quando, per iniziativa dell’Associazione “Nessuno Tocchi Caino” e del Partito Radicale Transnazionale, il Governo Italiano fece votare per la prima volta l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite una risoluzione in cui si chiede una Moratoria sulle esecuzioni capitali nel mondo.

A quel voto, perduto per soli 8 voti, sono seguiti quasi quattordici anni di alti e bassi. Finalmente, il 15  novembre scorso, la Terza Commissione dell’Assemblea Generale ha votato in favore della risoluzione per 99 a 52.

Se la maggior parte di quei 99 non cambieranno idea martedi’ prossimo quando ci sara’ il nuovo voto in Plenaria (intorno alle 16 ora italiana), potremo festeggiare quello che sarebbe forse il maggior successo della politica estera italiana dai tempi del Conte di Cavour.

NATO: La Storia Perduta

Sara Chayes avra’ anche ragione nel difendere il contributo della NATO alla guerra in Afghanistan sulle pagine del New York Times, e nel sottolineare come gli USA abbiano preso sottogamba le offerte di aiuto da parte dei loro alleati dopo l’11 Settembre.Ma uno non puo’ incolpare della situazione un’Amministrazione americana dura e pistolera.

All’epoca del conflitto in Kosovo, infatti, la NATO non fu certo messa da parte, anzi gli USA fecero piu’ del possibile per condurre la campagna sotto l’effettiva egida dell’Alleanza Atlantica.

Sfortunatamente pero’, quasi nessuno fra gli altri membri della NATO sembro’ capirci niente di strategia militare, e tutti preferirono giocare per le sole loro politiche interne. Il risultato fu un incubo per i comandanti americani, evidentemente piu’ avvezzi a combattere il nemico che ad accomodare tutte le richieste piu’ strampalate e i veti dei loro alleati.

Avendo quindi la NATO dimostrato di essere un gruppo troppo chiacchierone e quasi completamente disutile, c’e’ poco da meravigliarsi se fu messa da parte quando ci fu da invadere l’Afghanistan.

90 Anni Dopo Il Proprio Suicidio, l’Europa Deve Scegliere

(pubblicato su Notizie Radicali del 4 Luglio 2007)

Fra un summit UE e l’altro, e’ facile perdere di vista quanto i problemi da affrontare siano ben piu’ importanti che in passato.

Essendosi espansa a includere i Paesi precedentemente dietro la cortina di ferro, la UE deve infatti trovare un modo per funzionare malgrado i suoi Stati membri vivano in periodi storici differenti.

Chiamatela quindi “Costituzione”, chiamatelo “Trattato”, chiamatelo “Paperino” ma un nuovo insieme di regole e’ necessario per una prospettiva futura invece che un’implosione. E definirlo compiutamente non sara’ semplice.

Il vecchio nucleo occidentale e’ parecchio in avanti rispetto ai nuovi membri orientali, riguardo alla convivenza di interessi nazionali in una Unione di molti Stati. Non che i Polacchi o i Cechi siano lenti di comprendonio: il fatto e’ che dopo aver messo sotto ghiaccio il loro sviluppo nazionale sotto la dominazione sovietica, e’ per essi fin troppo naturale rimettere sul tappeto questioni storiche e di difesa strategica che potrebbero apparire a noi reliquie da seconda guerra mondiale.

E infatti e purtroppo, quelle sono esattamente le domande che non possono interessare alle loro controparti occidentali. Poiche’ per questi ultimi, per noi, la Storia e’ nel migliore dei casi un fastidio.

L’Europa e la cultura europea si sono suicidate quasi esattamente 90 anni fa, piu’ o meno nei giorni della grande, inutile strage della battaglia della Somme.

Tutti gli imperi che iniziarono baldanzosi la Prima Guerra Mondiale furono danneggiati irreparabilmente entro tre anni ed in tutti i Paesi partecipanti soltanto i nazionalisti piu’ biechi non provarono orrore di fronte alla carneficina superflua. A complicare la situazione, milioni erano andati a combattere ispirati da un patriottismo entusiastico, aromatizzato spesso da riferimenti religiosi. E questo in Gran Bretagna, in Francia, in Germania, in Russia, in Italia, dappertutto seguendo modelli molto simili: hanno marciato contenti di uccidersi l’un l’altro, apparentemente ignari delle loro straordinarie somiglianze.

Gli Europei hanno continuato a pugnalare se stessi per altri 30 anni: forse una conseguenza ovvia, con il senno di poi, perche’ la loro guerra non poteva concludersi, vista la sostanziale equivalenza sociale, culturale, economica e storica dei combattenti, che in un suicidio totale, dei corpi e della cultura.

Gli USA entrarono ufficialmente in guerra il 2 aprile 1917. Quel giorno per l’Europa, direbbe Hemingway, suono’ a lutto la campana .

Saltiamo velocemente al 1947. Decisi a distruggersi, gli Europei erano riusciti a completare la Grande Guerra con una Seconda e ancora piu’ grande. Un enorme pezzo di continente fu allora consegnato dalla Storia a quell’esperimento guasto chiamato Comunismo Sovietico.

Un altro grande pezzo, a Ovest, decise invece di rinunciare alla memoria, e far finalmente riposare i suoi fantasmi. Basta nazionalismo violento, basta con il desiderio di schiacciare il vicino, basta con le discussioni su come riparare questo o quel torto storico e quindi, avanti a a tutto vapore con un’Unione di Stati sovrani, abbandonando per strada la religione e altre vecchie abitudini (dal “padre padrone” a “il posto della donna e’ in cucina”).

Alcuni la chiamano “modernita'”. Sessanta anni piu’ tardi, il processo e’ quasi completo.

Non esiste aspetto della vita europea (occidentale) contemporanea che non sia stato influenzato dalla modernita’. Il rinnovamento artistico degli anni ’20 ha generato una varietà incredibile di movimenti. La religione e’ in declino, particolarmente la religione organizzata. E’ diventato perfettamente normale praticare l’omosessualità e allevare bambini senza madre o padre, cose considerate devianti non piu ‘ di 30 anni fa.

E’ irragionevole immaginare i pronipoti di chi fu mandato a morire sulla Marna o a Caporetto, accettare le iniziative dei loro governi senza molto scetticismo.

Ma quella non e’ l’esperienza altrove sul continente . Per esempio la “liberazione” delle donne occidentali e’ riconducibile direttamente alla necessita’ di far funzionare l’economia anche se gli uomini erano al fronte. In paesi comunisti invece, il desiderio di “liberare” uomini e donne e’ stato storpiato sinonimo di trasformare i cittadini in Servi dello Stato.

L’esperienza in Medio Oriente e’ ancora piu’ diversa. Chissa’, forse senza Prima Guerra Mondiale ci sarebbe ancora adesso da lottare per il suffragio universale e femminile… nelle democrazie liberali! (Gli USA, naturalmente, sono un soggetto a parte).

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E così il nuovo gruppo di Paesi orientali non può semplicemente entrare nell’Unione Europea senza urla, calci e pugni: particolarmente, la Polonia, un antico impero dal Baltico al Mar Nero, smembrato e spostato con forza verso ovest dai potenti vicini.

I negoziati sempre in corso saranno fruttuosi? Speriamo ci si ricordi, che i fallimenti scompaiono dalla memoria. Speriamo invece che venga lasciato un segno nella storia. Immaginiamo la Germania riconoscere il diverso percorso storico della Polonia, per esempio, riuscire poi a convincere Varsavia a transformarsi in traino dell’Unione: chiudendo finalmente 13 secoli di inimicizia.

Se la UE riuscira’ davvero ad accomodare in maniera razionale tanti Paesi con una tal varieta’ di esperienze, desideri e preoccupazioni, sara’ pronta per un’espansione ulteriore: Turchia, Ucraina, Israele, Marocco, Tunisia… e perche’ no? Trasformandosi in una specie di nuove, spontanee Nazioni Unite , l’Unione diventera’ allora il primo regalo all’Umanità da parte di un’Europa risorta piu’ pacifica.

Moratoria ai Bombardamenti in Afghanistan

Sulla scia delle proteste del Governo Afghano, anche il Ministro Parisi si e’ svegliato all’omicida realta’ delle continue stragi di civili in Afghanistan, causate dai bombardamenti NATO.

Parisi si illude di ottenere “assicurazioni definitive”. Non prendiamoci in giro. Vuole andare oltre le solite inchieste? Si legga un libro di Storia.

L’esperienza da Guernica in poi e’ che tirare nel mucchio bombe (quand’anche “intelligenti”) uccide civili inermi e innocenti. Punto.

Decidiamo quindi: restiamo complici e co-colpevoli delle stragi, e smettiamo di piangere sui corpi dei bambini che tutto sommato vogliamo uccidere.

OPPURE mettiamo al bando i bombardamenti aerei di civili: cominciando con il SOSPENDERE IMMEDIATAMENTE quelli in Afghanistan.

Non c’e’ Osama bin Laden che tenga, come scusa per continuare quelli che sono omicidi considerati perfettamente accettabili.

Afghanistan: A Chi Credere?

Titolo da L’Unita': La Nato bombarda Lashkar Gah, 40 talebani uccisi

Prima versione: Il portavoce del comandante della polizia afgana di Helmand, Habibullah, ha raccontato che dall’alba i soldati occidentali hanno attaccato i miliziani fedeli al mullah Omar con due distinti assalti, ognuno dei quali ha goduto della copertura aerea. Habibullah ha precisato che nel primo confronto sono morti almeno undici miliziani fondamentalisti, 27 in quello successivo; nessuna perdita invece dall’altra parte, cioè nel contingente Isaf.

Seconda versione: sul sito Peacereporter di Emergency [...] si dice che sono i talebani ad aver lanciato un’offensiva accerchiando la città di Lashkar Gah. «Questa mattina abbiamo già ricevuto dieci feriti, vittime dei bombardamenti della Nato e degli scontri ormai vicinissimi», raccontano dall’ospedale di Emergency. Tra i morti, secondo il sito ci sarebbero anche un bambino di un anno e un soldato afgano.

Notevole che adesso anche l’Unita’ prema a piu’ non posso perche’ i lettori credano alla verita’ “ufficiale”. Ustica, addio!

Mettiamo al Bando i Bombardamenti Aerei di Civili

Si potra’ mai fare un discorso serio sull’intervento in Afghanistan, senza le stupidaggini “pacifiste” dell’estrema sinistra, e anche senza calarsi le brache di fronte a una pluriennale azione militare che non va da nessuna parte e ci sta rendendo complici di innumerevoli
stragi di civili Afghani (quella, ieri, ed eccone oggi subito un’altra)?

Diventa in realta’ sempre piu’ pressante il riconoscere l’uso dell’aviazione per bombardare civili come crimine di guerra e crimine contro l’umanita’.

Da una parte significa trucidare persone inermi sparando letteralmente “nel mucchio”, e dall’altra elimina ogni traccia di umanita’ in chi sgancia le bombe.

Il bombardamento di civili e’ un orrore gia’ riconosciuto dal pioniere del volo Santos-Dumont (che si suicido’ per questo) e da Pablo Picasso nel suo “Guernica”.

Questo problema e’ adesso esacerbato dall’evoluzione verso la guerriglia dei conflitti armati moderni, con la presenza sempre piu’ solita di piccole unita’ di attacco molto mobili invece che grosse armate a fronteggiarsi (si veda la guerra fra Israele e Hizbullah nel 2006).

Queste unita’ per forza di cose viaggiano fra un luogo popolato e l’altro, a parte quando e’ disponibile un’alternativa, come una fitta giungla dove nascondersi.

Nessuno sognerebbe di radere al suolo Corleone per eliminare i mafiosi: la vita degli innocenti ha un valore troppo grande per giustificare azioni cosi’ brutali. E allora perche’ tollerare un simile comportamento in tempo di guerra?

Dulcis in fundo, il bombardamento aereo e’ pressocche’ inutile dal punto di vista militare, e per una Serbia che accetta di abbandonare il Kosovo dopo i bombardamenti ci sono tantissimi altri esempi contrari, come il Vietnam, la Cambogia, il Laos, l’Afghanistan, l’Iraq, la Germania, la Gran Bretagna, il Giappone e cosi’ via. (Il Giappone si arrese dopo due bombe atomiche, ma l’uso di quelle e’ sostanzialmente illegale di per se’)

Se ci sono forti sospetti che questo o quel pezzo da novanta di Al Qaeda sia in questo o quel villaggio afghano, che si mandino delle truppe di terra a catturarlo, invece di sparare e bombardare da lontano come tanti idioti. Altrimenti il risultato e’ che bombardiamo regolarmente innocenti in giro per il globo, solo per poi accusare altri di “terrorismo”.

E’ la nostra umanita’ che sta andando perduta.

Pensare l’Impensabile: I Bombardamenti come Crimini di Guerra

Le vite dei civili nemici hanno già poca importanza, a parte che in ipocrite dichiarazioni per la stampa

L’aumento progressivo nel rapporto fra le vittime civili e quelle militari è stato una tendenza molto triste durante la storia bellica della nostra specie. Insieme al generale aumento di efficienza omicida delle nostre armi, cio’ significhera’ che fra pochi decenni se non anni, le guerre saranno combattute con zero morti fra i guerrieri e milioni, nel resto dell’umanità

Addirittura, il fatto che le guerre principalmente uccidano e feriscano gente senza armi, senza nessuna intenzione di usare armi e che non pone assolutamente nessun pericolo per il nemico, è considerato cosa logica e ragionevole. Ed e’ accettato.

Mentre in realta’, non ha senso

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Mi sono sorpreso questa settimana al sollievo di ascoltare che infine soldati Israeliani hanno marciato in Libano, anziché i soliti giri di aeroplani militari che provano a distruggere “chirurgicamente” e nel frattempo uccidono centinaia di innocenti (senza accennare alle vite storte e rovinate degli innumerevoli bambini che vivono nel terrore del suono dei bombardieri)

Finalmente, ho pensato, ci sara’ la’ un combattimento reale fra persone, senza l’intermediazione di bombe lontane

E così ci sarà la speranza che un soldato non ucciderà un gruppo di bambini, al contrario di un pilota di aeroplano: forse, per il solo fatto che il soldato dovra’ guardare chi sta uccidendo, mentre il pilota da’ via la sua anima via ad un assassino robotizzato chiamato “bomba intelligente”

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Può un bombardamento essere qualche cosa d’altro che un crimine di guerra?

Poniamo che sei un combattente di Hizbullah che spara razzi verso Israele. Li stai mirando a qualche cosa in particolare? Altrimenti, tutto e ciascuno sono i tuoi “obiettivi”. Ma allora che vantaggi militari sono guadagnati nell’uccidere madri e bambini, cosa che certamente capitera’? E se ci non sono vantaggi, cosa fai sparando quei razzi se non un’uccisione indiscriminata, un crimine allora contro le regole della guerra?

Pensa invece di essere un pilota israeliano che libera una “bomba astuta” per distruggere una costruzione da dove ti e’ stato detto che razzi vengono sparati da Hizbullah. Ora immagina che la bomba colpisca realmente tale edificio, non uno vicino. E pensa se dieci bambini sono uccisi. Anche se qualcuno potesse dimostrare i vantaggi militari guadagnati nel fare quello che si e’ fatto, chi lo fara’ mai? Che tribunale indipendente controllera’ il tuo comportamento? Ed ancora, se ti dispiacesse per quei bambini, che cosa ti renderà meno responsabile di una persona altrettanto dispiaciuta, colpevole di omicidio colposo?

Una brutta storia che non è limitata a Israele e nel Libano. Gli Stati Uniti ed altre nazioni hanno periodicamente giustificato bombardamenti di villaggi in Irak e  Afghanistan, come un modo giustificato per eliminare terroristi di Al-Qaeda.

Cosi’ come in Vietnam, uccidiamo delle vite per “liberarle”

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Non ho nemmeno accennato all’uso delle bombe “a cluster”, allegramente galleggianti verso terra mentre attraggono bambini piccoli perche’ le tocchino – e muoiano

Che cosa facciamo con gli assassini ed i colpevoli di omicidio colposo nella vita “normale”? E perchè dovrebbe tutto cio’ essere differente in guerra, a parte che quando tutti i partecipanti siano combattenti (e quindi abbiano deciso di “sottomettersi” alle “regole del gioco”)?

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Che genere di civilizzazione e’ la nostra: una che imparato dalla distruzione dei Nazisti di Guernica in Spagna durante la guerra civile locale?

Stiamo identificandoci forse ai tanto disprezzati Nazisti? Quale altra politica o strategia Nazista e’ sopravvissuta fino ad oggi, a parte la “guerra totale”?

Ma per qualche motivo tutti la vogliono, la “guerra totale”, dove ogni passeggino ed ogni letto di ospedale nelle mani del nemico deve essere bombardato come una portaerei o una fabbrica di bombe sporche

Per salvaguardare le nostre vite, diamo a Governi che abbiamo scelto liberamente la licenza di colpire altre persone, comunque innocenti, per quanto giovani o vecchi.

Quanto e’ piacevole dormire bene con la nostra insanguinata coscienza a posto.

Davvero i Cancelli del Cielo si aprono solo per pochissimi

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Che cosa dovrebbe fare uno Stato allora, per combattere un altro Stato o milizia? Che usi un metodo “nuovo e rivoluzionario”: invii la fanteria allo scopo preciso di trovare, disperdere, distruggere i soldati nemici!

Perderai abbondanza di soldati (se non puoi digerire l’idea, arrenditi immediatamente): ma concentrerai la sua potenza fuoco nell’eliminazione delle capacità del nemico di nuocere il tuo Paese.

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Come puo’ qualcos’altro essere considerato come “ragionevole”?

Che cosa penseremmo di un corridore automobilista che sprechi il combustibile per investire tutti i meccanici delle altre squadre e le loro famiglie, invece di focalizzare sulla vincita della corsa con lo sforzo minimo possibile?

Un’analogia più completa sarebbe: che cosa penseremmo di un corridore automobilista che (1) eliminasse tutti i meccanicii delle altre squadre e le loro famiglie, (2) rendesse la corsa degli altri guidatori più facile e (3) allineasse i suoi propri meccanici affinche’ vengano buttati giu’ dagli altri piloti?

Infatti i bombardamenti hanno sempre rinvigorito il patriottismo di chi li subisce.

E ogni civile che muore come “danni collaterali” è un argomento in favore del fare esplodere bombe terroriste in mezzo a folle ignare: in entrambi i casi, i civili sono considerati obiettibi legittimi

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Dunque, le convenzioni di Ginevra dovrebbero essere espanse per proibire tutti i generi di guerra a distanza, cominciando dai bombardamenti, a parte circostanze eccezionali (come il bombardamento di installazioni militari)

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Dobbiamo proteggere i civili nel nostro proprio interesse, poiché l’idea che i bambini e gli anziani possono essere considerati per un momento come obiettivi legittimi o persino danni collaterali accettabili, e’ certamente ripugnante per tutti tranne che per assassini sanguinari

Ed è le nostre vite che stanno diventando più e più a buon mercato, quasi un materiale di consumo. Dobbiamo tornare ai confronti militari fra forze militari? Chiunque tocchi in combattimento una persona che non sta combattendo, dovrebbe essere considerato un criminale di guerra e trattato come tale

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E’ fattibile, tutto cio’? Sappiamo che potremmo vincere le guerre annichilendo ogni persona fra la popolazione nemica. Lo abbiamo fatto per migliaia di anni, ma adesso siamo riuscito a proscrivere un tal crimine contro umanità.

Molte nazioni possono avere accesso ad armi chimiche dagli orrori incomprensibili e un enorme potenziale omicida. Molti le hanno usate, fino alla seconda guerra mondiale. Ma siamo riusciti a rendere fuorilegge anche quel crimine contro umanità

Analogamente per le bombe atomiche

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L’unica cosa ci che impedisce di vedere i bombardamenti e tutti i altri generi “di guerra a distanza” per i crimini che sono, e’ la stessa cosa che ha impedito ai nostri antenati di capire che ci sono regole anche in guerra: i quali antenati quindi non si sono mossi finche’ non e’ stata fondata la Croce Rossa, con il suo trattamento sanitario per tutti i soldati nemici ferriti, le baionette aggiustate su un modello privo di inutili danni

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Pensa l’impensabile: Considera ogni Bombardamento un Crimine di Guerra