Repressione In Iran? Andiamoci Piano!

Sono passati vari giorni, e ancora non mi e’ ben chiaro cosa potremmo o dovremmo fare riguardo l’Iran.

L’espulsione (o il mancato rinnovo dei visti, che e’ un po’ diverso) dei giornalisti stranieri, ha senso nel quadro paranoico del pensiero di governo in Iran (e come dar loro torto…).

La liberta’ di informazione, con tutto quello che ci sta arrivando, non mi sembra che sia in gioco. Ci sono anche particolari che ci dicono come non si tratti della solita storia di repressione, come i continui richiami di Khamenei alla legalita’ e alla democrazia, e il fatto che dopo tutti questi giorni si sente parlare di polizia che usa i lacrimogeni.

Quando uno allora manifesta in Europa “in appoggio ai manifestanti a Teheran”, puo’ essere sicuro di chi o cosa stia appoggiando? Penso proprio di no (io i proclami osannanti Khomeini da parte degli intellettuali europei me li ricordo ancora…).

Per questo direi che il piu’ grande favore che ci possiamo fare e’ seguire l’Iran in maniera intelligente, senza bruciare alcun ponte e aspettando che si risolvano le loro beghe da soli. L’unico proclama da fare e’ che vengano rispettate le leggi della Repubblica Islamica in materia elettorale. Su quello ci sarebbe molto da chiedere, anzi pretendere.

Per un confronto con altre situazioni, quelle si’ di repressione brutale, pensiamo all’Uzbekistan, alle sue elezioni presidenziali, e al massacro di Andijan del 2005. Tutta roba che non e’ arrivata a Twitter, su Facebook, su YouTube. Peggio per gli Uzbeki?

Il Matrimonio Omosessuale In Italia Come Diritto Sancito Dalla Costituzione

Come gia’ detto in passato, ritengo praticamente ovvio che la difesa del Matrimonio passi dall’allargamento del diritto a ogni coppia di adulti che lo richieda.

Dire agli omosessuali che loro del matrimonio possono anche farne a meno, significa infatti dirlo anche agli eterosessuali.

Tanto varrebbe allora abolire tout-court l’Istituzione del Matrimonio e trasformarla in un contratto di rescissione preventivo da esercitare in caso di divorzio (la tradizione romana, piu’ o meno, e in vigore anche in altre culture).

E in Italia le basi perche’ il Matrimonio venga consentito a tutti (chiamatelo pure Partneraiato Civile se preferite, come hanno fatto nel Regno Unito) sono gia’ scritte nella Costituzione.

Consideriamo infatti il paradosso che, mentre una coppia omosessuale non puo’ adesso sposarsi, la stessa coppia (le stesse identiche persone) lo potrebbe fare se uno dei due (paradossalmente, e’ ovvio) si sottoponesse al bisturi e…cambiasse sesso!

Si tratterebbe insomma di ne’ piu’ ne’ meno che un “ricatto chirurgico” con violazione dell’Art.3 della Costituzione. La quale per l’appunto non si interessa di quali siano gli apparati riproduttivi dei cittadini, anzi dice proprio che “hanno pari dignità sociale e [uguaglianza] davanti alla legge, senza distinzione di sesso“: mentre il cambiamento di sesso al momento, rende diverso l’individuo davanti alla legge (matrimoniale) , visto che il diritto a sposarsi o meno con il proprio partner dipende da un’operazione chirurgica.

Come tollerare e giustificare una situazione del genere? Immaginiamoci l’orrore che susciterebbe un sistema di diritto civile che consentisse il matrimonio solo agli amputati…

Pakistan, Taleban, Pashtun – Conoscere Invece Di Impaurire

Adriano Sofri trascrive su Facebook un articolo da Repubblica a firma Guido Rampoldi, dal titolo “Nella trincea del Pakistan assediata dai Taliban“. Sofri nota:

Vi si tratta anche dell’agghiacciante prospettiva di un “emirato atomico” talibano-militare in Pakistan (dov’è stipato un centinaio di testate atomiche!). Segnalo il passaggio sulla minaccia di attentati kamikaze nell’università di Peshawar, che prendano a bersaglio le ragazze che osano studiare.

L’articolo l’ho letto e come al solito trovo che e’ difficile sovrastimare la capacita’ di Repubblica di dipingere una situazione a tinte molto fosche.

Qualcuno per esempio si prenda la briga di vedere come sono disposte le varie etnie in Pakistan (e in Afghanistan).

Etnie in Pakistan

Etnie in Pakistan

Il conflitto attuale infatti puo’ anche essere visto come l’episodio numero n della lotta irredentista Pashtun per abbattere l’artificialissima Durand Line che li ha divisi dal 1893 (tutto merito dell’Impero Britannico). Ora, i Taleban provengono per la maggior parte dell’etnia Pashtun, ma le armi nucleari sono (se ci sono…) nella zona del Pakistan a maggioranza Punjabi, dove i Taleban appunto non troverebbero appoggio di alcun tipo da parte della popolazione.

E la cultura Pashtun (e quindi, Taleban) non e’ semplice. C’e’ su Internet una citazione di Churchill che suona piu’ o meno cosi’:

Le tribu’ Pathan tribes sono sempre impegnate in guerre pubbliche o private. Ogni uomo e’ un guerriero, un politico e un teologo. Ogni edificio grande e’ una vera fortezza feudale….Ogni famiglia cova la sua vendetta; ogni clan, la sua faida….Niente e’ mai dimenticato e pochissimi debiti non sono riscossi

Ne parlava anche l’Economist nel dicembre 2006 e di nuovo citando Churchill sui Pashtun

Il loro sistema di etica, secondo il quale tradimento e violenza sono virtu’ invece che vizi, ha prodotto un codice d’onore cosi’ strano e inconsistente da essere incomprensibile per una mente logica

L’articolo completo e’ disponibile (in inglese) a questo link e lo consiglio a tutti coloro che vogliano andare oltre i cliche’s anti-Pashtun. Per esempio si scopre come il Pashtun d’onore sia obbligato dal suo codice a dare ospitalita’ e protezione a chiunque lo richieda (paradossalmente, anche all’omicida di un componente della propria famiglia).

Mi sembra evidente che il nostro rapporto con una cultura cosi’ aliena e “ributtante” dimostrera’ se siamo tolleranti come sognamo di essere.