Repressione In Iran? Andiamoci Piano!

Sono passati vari giorni, e ancora non mi e’ ben chiaro cosa potremmo o dovremmo fare riguardo l’Iran.

L’espulsione (o il mancato rinnovo dei visti, che e’ un po’ diverso) dei giornalisti stranieri, ha senso nel quadro paranoico del pensiero di governo in Iran (e come dar loro torto…).

La liberta’ di informazione, con tutto quello che ci sta arrivando, non mi sembra che sia in gioco. Ci sono anche particolari che ci dicono come non si tratti della solita storia di repressione, come i continui richiami di Khamenei alla legalita’ e alla democrazia, e il fatto che dopo tutti questi giorni si sente parlare di polizia che usa i lacrimogeni.

Quando uno allora manifesta in Europa “in appoggio ai manifestanti a Teheran”, puo’ essere sicuro di chi o cosa stia appoggiando? Penso proprio di no (io i proclami osannanti Khomeini da parte degli intellettuali europei me li ricordo ancora…).

Per questo direi che il piu’ grande favore che ci possiamo fare e’ seguire l’Iran in maniera intelligente, senza bruciare alcun ponte e aspettando che si risolvano le loro beghe da soli. L’unico proclama da fare e’ che vengano rispettate le leggi della Repubblica Islamica in materia elettorale. Su quello ci sarebbe molto da chiedere, anzi pretendere.

Per un confronto con altre situazioni, quelle si’ di repressione brutale, pensiamo all’Uzbekistan, alle sue elezioni presidenziali, e al massacro di Andijan del 2005. Tutta roba che non e’ arrivata a Twitter, su Facebook, su YouTube. Peggio per gli Uzbeki?

Il Matrimonio Omosessuale In Italia Come Diritto Sancito Dalla Costituzione

Come gia’ detto in passato, ritengo praticamente ovvio che la difesa del Matrimonio passi dall’allargamento del diritto a ogni coppia di adulti che lo richieda.

Dire agli omosessuali che loro del matrimonio possono anche farne a meno, significa infatti dirlo anche agli eterosessuali.

Tanto varrebbe allora abolire tout-court l’Istituzione del Matrimonio e trasformarla in un contratto di rescissione preventivo da esercitare in caso di divorzio (la tradizione romana, piu’ o meno, e in vigore anche in altre culture).

E in Italia le basi perche’ il Matrimonio venga consentito a tutti (chiamatelo pure Partneraiato Civile se preferite, come hanno fatto nel Regno Unito) sono gia’ scritte nella Costituzione.

Consideriamo infatti il paradosso che, mentre una coppia omosessuale non puo’ adesso sposarsi, la stessa coppia (le stesse identiche persone) lo potrebbe fare se uno dei due (paradossalmente, e’ ovvio) si sottoponesse al bisturi e…cambiasse sesso!

Si tratterebbe insomma di ne’ piu’ ne’ meno che un “ricatto chirurgico” con violazione dell’Art.3 della Costituzione. La quale per l’appunto non si interessa di quali siano gli apparati riproduttivi dei cittadini, anzi dice proprio che “hanno pari dignità sociale e [uguaglianza] davanti alla legge, senza distinzione di sesso“: mentre il cambiamento di sesso al momento, rende diverso l’individuo davanti alla legge (matrimoniale) , visto che il diritto a sposarsi o meno con il proprio partner dipende da un’operazione chirurgica.

Come tollerare e giustificare una situazione del genere? Immaginiamoci l’orrore che susciterebbe un sistema di diritto civile che consentisse il matrimonio solo agli amputati…

Pakistan, Taleban, Pashtun – Conoscere Invece Di Impaurire

Adriano Sofri trascrive su Facebook un articolo da Repubblica a firma Guido Rampoldi, dal titolo “Nella trincea del Pakistan assediata dai Taliban“. Sofri nota:

Vi si tratta anche dell’agghiacciante prospettiva di un “emirato atomico” talibano-militare in Pakistan (dov’è stipato un centinaio di testate atomiche!). Segnalo il passaggio sulla minaccia di attentati kamikaze nell’università di Peshawar, che prendano a bersaglio le ragazze che osano studiare.

L’articolo l’ho letto e come al solito trovo che e’ difficile sovrastimare la capacita’ di Repubblica di dipingere una situazione a tinte molto fosche.

Qualcuno per esempio si prenda la briga di vedere come sono disposte le varie etnie in Pakistan (e in Afghanistan).

Etnie in Pakistan

Etnie in Pakistan

Il conflitto attuale infatti puo’ anche essere visto come l’episodio numero n della lotta irredentista Pashtun per abbattere l’artificialissima Durand Line che li ha divisi dal 1893 (tutto merito dell’Impero Britannico). Ora, i Taleban provengono per la maggior parte dell’etnia Pashtun, ma le armi nucleari sono (se ci sono…) nella zona del Pakistan a maggioranza Punjabi, dove i Taleban appunto non troverebbero appoggio di alcun tipo da parte della popolazione.

E la cultura Pashtun (e quindi, Taleban) non e’ semplice. C’e’ su Internet una citazione di Churchill che suona piu’ o meno cosi’:

Le tribu’ Pathan tribes sono sempre impegnate in guerre pubbliche o private. Ogni uomo e’ un guerriero, un politico e un teologo. Ogni edificio grande e’ una vera fortezza feudale….Ogni famiglia cova la sua vendetta; ogni clan, la sua faida….Niente e’ mai dimenticato e pochissimi debiti non sono riscossi

Ne parlava anche l’Economist nel dicembre 2006 e di nuovo citando Churchill sui Pashtun

Il loro sistema di etica, secondo il quale tradimento e violenza sono virtu’ invece che vizi, ha prodotto un codice d’onore cosi’ strano e inconsistente da essere incomprensibile per una mente logica

L’articolo completo e’ disponibile (in inglese) a questo link e lo consiglio a tutti coloro che vogliano andare oltre i cliche’s anti-Pashtun. Per esempio si scopre come il Pashtun d’onore sia obbligato dal suo codice a dare ospitalita’ e protezione a chiunque lo richieda (paradossalmente, anche all’omicida di un componente della propria famiglia).

Mi sembra evidente che il nostro rapporto con una cultura cosi’ aliena e “ributtante” dimostrera’ se siamo tolleranti come sognamo di essere.

La Luce e lo Scontro – Lettera Aperta al Partito Radicale Transnazionale

Carissimi Cappato / Pannella / Perduca / Mecacci / Bonino / D’Elia / Stango / Mellano / Vecellio e compagni radicali tutti

Noto con dispiacere che ci sono vari punti in maniera di politica a livello globale, sui quali non vado assolutamente d’accordo con quanto espresso da vari esponenti Radicali.

Non essendomi possibile, per esigenze di lavoro, la partecipazione a Bruxelles al Consiglio Generale del Partito Radicale Nonviolento Transpartito Transnazionale (11-13 dicembre), mando quindi alcuni spunti su quanto avrei detto in quella occasione.

La mia preoccupazione principale e’ nel non capire ne’ il senso ne’ le motivazioni, da Radicali, di un certo generale irrigidimento su piu’ fronti, contro chi ci appare come “nemico”: un irrigidimento di cui non vedo lo scopo, anche perche’ non capisco in base a quale strategia si pensi che questo modo di atteggiarsi potrebbe portare ad alcun risultato, se non rendere i “nemici” ancora piu’ “nemici”.

Ci ritroviamo cosi’ ad avere cuori caldi e a portare teste alte, ma a coloro per i quali diciamo di lottare, che cosa potra’ mai loro importare del nostro stato d’animo se non otteniamo niente di concreto per loro?

Peggio: sembra che anche per i Radicali come un po’ per tutti, ci siano popoli oppressi di Serie A e altri popoli oppressi di Serie B, di cui non ci importa un classico fico secco. Che senso ha tutto questo?

Per chiarezza, nel seguito trattero’ di due esempi: la Russia e l’Iran. Comincio con una premessa ispirata dall’intervento di Matteo Mecacci alla Camera, nel Novembre scorso, in un dibattito sulla politica estera e la crisi in Georgia:

“È evidente che il Presidente del Consiglio italiano, Silvio Berlusconi, ha scelto un certo tipo di politica estera sicuramente diversa da quella degli anni precedenti nella scorsa legislatura”

A me sembra invece evidente che Berlusconi stia continuando la politica estera che fu di De Gasperi, di Andreotti, di Craxi, e anche di Prodi. Con uno stile fra il giullare e lo spregiudicato, ma “ovviamente” lungo le stesse linee guida.

Perche’? Perche’ l’Italia, chiunque sia al Governo, e’ e rimane una “Potenza di serie B” (sempreche’ il termine “Potenza” abbia ancora validita’). Cosa venga deciso a Roma e’ in generale di nessun interesse per la vasta maggioranza delle Nazioni e dei Popoli del Pianeta Terra.

Per tenere contenti gli Italiani e il loro Amor Patrio, a parte qualche insipido summit UE e un vacuo voto nelle decisioni NATO, l’unico modo per far finta che l’Italia abbia un considerevole peso internazionale sta nel dimostrare ogni tanto indipendenza e spregiudicatezza, rifuggendo dalla previdibilita’ almeno nelle decisioni non eccessivamente importanti.

C’e’ nessuno che ricordi quanto fece Craxi lasciando libero Abu Abbas a Sigonella nel 1985, o la capacita’ di Andreotti, nel 1991, di essere l’unico e solo Capo di Governo al mondo che ricevette telegrammi di ringraziamento sia da parte di Gorbachov, sia da parte dei “Dodici” golpisti sovietici?

Inutile quindi notare “una politica estera molto spericolata che cerca rapporti…anche con la Libia di Gheddafi”. I quali fra l’altro sono una scelta obbligata, visto che persino gli USA si avviano alla normalizzazione e non c’e’ vantaggio alcuno a tenersi a distanza.

Continua Mecacci:

“(in Russia) si è scelta la via militare anche per fare i conti con la Georgia, che è solo l’esempio di un Paese che vuole integrarsi nell’Unione europea, che ha una cultura profondamente europea, così come l’Ucraina”

Il consenso fra gli specialisti invece e’ che “Misha” Saakashvili abbia attaccato per primo, lo scorso agosto.

In generale, il comportamento della Georgia post-URSS non e’ mai stato ne’ democratico, ne’ conciliatorio, ne’ liberale nei confronti delle minoranze, a cominciare da Zviad Gamsakhurdia, che dopo aver proclamato l’indipendenza georgiana nel 1991 decise di eliminare ogni autonomia a Osseti e Abkhazi.

Ricordiamoci che Saakashvili stesso ha non troppo tempo fa organizzato la solenne traslazione della bara di Gamsakhurdia (giusto per sottolineare le prospettive di liberta’ di Osseti e Abkhazi sotto il nuovo Governo…). E dopo aver bastonato gli oppositori, si e’ preso tutte le stazioni televisive. Come scrivono in occasioni separate Robert English e George Friedman sulla New York Review of Books, la Georgia lungi dal dimostrare una “cultura profondamente europea”, si comporta nel Caucaso come una “Piccola Russia”.

O in alternativa: se e’ europea la Georgia, perche’ non e’ europea anche la Russia?

Riguardo l’Ucraina, e’ ormai democraticamente e ripetutamente appurato che meta’ del Paese e’ russo e si sente russo. Non sono parte dello Stato Ucraino pure essi? Che messaggio abbiamo da dir loro, se la nostra politica e’ caricare a testa bassa contro qualunque cosa faccia o dica la Russia? E’ questo un punto forse ancora piu’ importante da chiarire. Perche’ non dimostriamo alcun interesse nel destino di certi popoli, per esempio se hanno la buona o cattica sorte di essere appoggiati dalla Russia?

E infatti, sentiamo Mecacci di nuovo:

“Il Presidente del Consiglio ha dichiarato in questi giorni che occorre evitare il ritorno alla guerra fredda. Credo che occorra che qualcuno in quest’aula ricordi che la guerra fredda va rivendicata dal momento che è ciò che ha consentito all’europa decenni di pace”

Ma non e’ stata la Guerra Fredda a consentire la “pace”. E’ stata l’adesione di Stalin agli accordi di Yalta. Nessuna (neanche una) democrazia liberale e occidentale e’ stata fatta sviluppare se non laddove gia’ stabilito da Roosevelt, Churchill e Stalin, e nessuna rivoluzione comunista ha avuto successo se non dove gia’ deciso a priori.

Il destino di ogni Paese, Italia inclusa, e’ stato scritto nel 1945 e non e’ cambiato di una virgola, neanche laddove dopo la guerra l’insurrezione comunista fosse fu piu’ forte (Grecia), o la societa’ non-comunista piu’ solida (Ungheria).

La Guerra Fredda non ha impedito ai Sovietici di conquistare l’Europa (come se gli USA e il Regno Unito sarebbero rimasti a guardare) ma ha impedito ai polacchi, ai cecoslovacchi, ai rumeni, ai bulgari etc etc di sviluppare le loro democrazie liberali e occidentali. Anche il destino delle repubbliche baltiche (e in misura minore, della Finlandia a liberta’ limitata, vittoriosa contro l’URSS ma abbandonata a Stato satellite) lo dimostra chiaro e tondo.

Andiamo a chiedere a loro quanto c’e’ da rivendicare, della guerra fredda.

E sulla minaccia che si ritorni ai vecchi confronti a muso duro con i russi: non dimentichiamoci che la Russia contemporanea, anche quella di Yeltsin, e’ sempre stata trattata dai “nostri” come una minaccia, e l’allargamento della NATO e’ stato sempre sottinteso come una difesa contro la Russia, da quegli Stati dimenticati sessanta e piu’ anni fa oltre la cortina di ferro.

Non meravigliamoci quindi se si comporti come se si senta minacciata (diciamocelo chiaro e tondo: lo e’), e quindi ritenga opportuno cercare di aumentare la propria sfera d’influenza. E’ di dialogo e rispetto che c’e’ bisogno, non di minacce o indignazione. Dice Nicholas Kristof poche settimane fa sul New York Times: stuzzicare un orso irritabile non e’ un sostituto per della seria diplomazia.

Ci sono altri argomenti che mi vedono fuori dalla linea politica internazionale di parecchi dirigenti radicali.

Il piu’ eclatante e’ l’Iran, che alcuni fra noi vedono come la reincarnazione del male assoluto. Di nuovo, scegliendo il conflitto aperto (se non addirittura, auspicando quello armato, rendendo in tal modo inevitabili sia un ulteriore inasprimento della gia’ dura repressione interna, sia il completamento della costruzione di una o piu’ bombe atomiche), laddove niente e’ comprensibile se non si esplorano seriamente le ragioni di tutti.

C’e’ un unico motivo infatti per cui l’Iran cerca di costruire la bomba atomica: per garantire la sicurezza nazionale. Questa e’ un’opinione diffusa fra tutti gli esperti di strategia internazionale. Prova anche ne sia il fatto che il programma atomico e’ stato cominciato da ben prima della Rivoluzione Islamica di Khomeini, ai tempi dello Shah Reza Pahlavi.

L’Iran non e’ certo il solo o il primo Stato a proseguire su quella strada. Gia’ India e Pakistan hanno sviluppato la Bomba per difendersi l’una dall’altro. Non e’ poi un caso che le guerre convenzionali contro Israele siano cessate allorquando e’ stata resa nota l’esistenza di ordigni atomici sotto controllo del Governo di Tel Aviv/Gerusalemme.

Il fatto poi che la Corea del Nord, con la sua micro-atomica, non sia stata ne’ invasa ne’ attaccata dagli USA, sorte invece toccata al nuclearmente disarmato Iraq di Saddam Hussein, non puo’ che spronare le autorita’ di Teheran a premere l’acceleratore affinche’ anche una sola Bomba sia disponibile al piu’ presto: per salvare la propria vita, piu’ che per attaccare chicchessia.

E invece: cosa proponiamo noi? Antonio Stango su Notizie Radicali del 18 giugno 2008 invita a

“[non] concedere tempo agli ayatollah al potere [e pretendere] entro pochi mesi, un governo iraniano che tuteli le libertà e i diritti umani, fermi la corsa all’arma nucleare e rinunci alle manovre terroristiche all’estero“

A parte che mi sembra avessimo smesso di sognare di esportare la democrazia…possibile che non ci rendiamo conto che non c’e’ bisogno di essere amici degli Ayatollah per capire che una volta messi all’angolo con il rischio di essere eliminati da un momento all’altro, faranno quanto di piu’ logico e metteranno davvero insieme una bomba nucleare, magari rudimentale, magari “sporca” ma ovviamente pronta all’uso?

Dov’e’ la Noviolenza in tutto questo? Non e’ quasi banale dire che per uscire fuori da questo circolo vizioso, ed evitare un conflitto di qualsivoglia genere, bisogna andare alle radici del problema, che rimane la questione della sicurezza per l’Iran stesso, islamico o democratico che sia?

Chi lo dice? Lo dice il famoso Hans Blix. Lo dicono George Perkovich, Direttore del Programma di Nonproliferazione al Carnegie Endowment for International Peace, e Pierre Goldschmidt, gia’ vice Direttore della International Atomic Energy Agency. Lo dice Zbigniew Brzezinski, gia’ consigliere di Carter. Lo dice lo scrittore e giornalista Christopher de Bellaigue. Lo dice il New York Times, in un editoriale senza firma del 28 Maggio 2008.

L’unico modo per evitare la tragedia di una guerra e’ condurre dei negoziati seri con l’Iran: e l’unico modo per essere seri e’ garantire all’Iran che l’Europa, e gli USA smettano di appoggiare tentivi piu’ o meno segreti di colpo di Stato violento in Iran.

Ogni altro atteggiamento portera’ a morti e distruzione. Ovviamente, e logicamente. In barba alla nonviolenza.

E infine, riguardo la Cina. Non e’ stato possibile convincere nessun Radicale della necessita’ di non far finta di niente dopo il terribile terremoto del Maggio scorso.

Mi e’ stato detto che un terremoto e’ una tragedia non politica: al che rispondo che prima di tutto a uccidere le persone in caso di terremoto sono gli edifici che crollano, e non il tremore della terra. E cosa c’e’ di piu’ politico, e di piu’ colossale esempio di assenza dei piu’ minimi controlli democratici, che l’incuria da parte di Governi un po’ in tutto il mondo (Cina, e Italia incluse, ovviamente)? I quali Governi permettono l’edificazione fuori norma, magari proprio di quelle scuole dove ci sono i bambini e quindi il futuro di innumerevoli famiglie.

Se ne e’ accorto nessuno, fra una bandiera tibetana e l’altra, che il Primo Ministro cinese Wen Jiabao si e’ fatto fotografare piu’ volte seriamente impegnato a lavorare per aiutare i terremotati? Davvero tutto cio’ e’ stato fatto senza che avesse valenza politica?

Mentre di noi che impressione sara’ rimasta, se non di cinici, barbari e cattivi, tutti presi a difendere i tibetani calpestando i morti altrui (e adesso, impegnati a viso aperto nel fomentare movimenti nazionali di resistenza dentro lo Stato cinese, manco fossimo a un remake delle lotte russo-giapponesi riguardo la Manciuria).

Cosa vogliamo ottenere, dalla Cina? Una capitolazione ignominiosa? Tante scuse e il ritiro immediato dal Tibet? Chissa’: se cosi’ fosse, cio’ spiegherebbe il deserto assoluto nei nostri cuori, incapaci di manifestare alcuna solidarieta’ di fronte a migliaia di morti.

Ma se cosi’ fosse, qualcuno mi puo’ spiegare di che strategia si tratti? Qual’e’ l’idea di fondo, come vogliamo ottenere quanto vogliamo ottenere, dalla Cina, presentandoci noi stessi a muso duro, indifferenti, miopi e agitatori pronti a tirare nel mucchio?

In ultilma analisi, anche l’indignazione, come dice in risposta a una lettera il gia’ citato George Friedman riprendendo il noto giornalista e politico statunitense Strobe Talbott scrivendo su Time Magazine del 1979 non a caso dell’Iran, non e’ una politica estera.

Questo e’ il tema di fondo. E allora con l’essere Radicali cosa c’entra l’agire da nemici “giurati a prescindere” della Russia, il manifestare noncuranza contro Abkhazi e Osseti meridionali, il considerare l’Iran come il Male, lo sputare metaforicamente negli occhi di centinaia di milioni di cinesi di etnia Han, per non parlare del disprezzo palese contro la Serbia (e di nuovo l’assenza di considerazione per i serbi del Kosovo)?

Anche sul Libano, cosa abbiamo da dire se non le solite generiche accuse contro Hezbollah, come se quelli fossero alieni venuti dallo spazio e non una parte molto consistente della popolazione locale?

A chi giova lo scontro frontale e senza possibilita’ di compromesso? Cosa c’entra, con la Nonviolenza, con Gandhi, con il carattere Transnazionale di un Partito che aspirerebbe anche ad avere in se’ persone provenienti da Paesi in grave e perdurante conflitto fra loro, e tuttavia capaci di rimanere all’interno dello stesso gruppo politico, e di gestire gli inevitabili conflitti senza la evitabile violenza?

Ecco, e’ questo che non capisco. Continuero’ a sforzarmi. Speriamo pero’ che qualcuno mi dia una mano a chiarire cosa vogliamo per il nostro futuro.

Omosessualita’, ONU e Vaticano

Notizie non molto edificanti, ovviamente, dal fronte omosessualita’-ONU-Vaticano, dopo l’intervista a Mons. Celestino Migliore, Osservatore Permanente della Santa Sede presso le Nazioni Unite (disponibile qui in italiano e nell’originale francese), che ha detto che il Vaticano non firmera’ la proposta francese/UE di dichiarazione ONU contro la discriminazione degli omosessuali (qui nella versione “originale” in inglese).

Intanto inviterei Mons. Migliore a essere un portavoce migliore, che eviti pronunciamenti straordinariamente sibillini come il seguente

Dans une déclaration ayant une valeur politique et signée par un groupe de pays, il est demandé aux Etats et aux mécanismes internationaux d’application et de contrôle des droits de l’homme d’ajouter de nouvelles catégories devant être protégées contre la discrimination, sans tenir compte que, en cas d’adoption, elles créeront de nouvelles et terribles discriminations

Certe dichiarazioni e certe prese di posizione andrebbero spiegate MOLTO BENE e PRIMA e non lasciate a un affannoso gioco di contropiede come si vede in questi giorni. Ha seminato vento, povero Monsignore, che cosa si poteva aspettare, se non la cagnara che e’ scoppiata in Italia?

E pur tuttavia, neanche fra i vociferi antivaticanisti mi sembra di vedere granche’ di buono. Notiamo come il casino sia stato quasi tutto italiano, e notiamo anche quanti siano saltati immediatamente sulle quattro parole di Mons. Migliore…come se ci fosse un nervo scoperto (*). O come se ci fossero avvoltoi sempre in agguato, al minimo sentore di qualcosa che puzzi.

E perche’, viste come sono andate le cose ultimamente (Sapienza inclusa) gli antivaticanisti devono ri-cascarci e, buttandosi a capofitto contro il Vaticano, rimettersi in condizione di essere dipinto come “laicisti d’attacco”? Come si dice, se siedi al tavolo del poker e non sai chi e’ lo stupido…

Infine non puo’ il Vaticano dire come la pensa? Quando lavoravano per far passare la mozione sulla pena di morte, hanno forse i Radicali concentrato i loro sforzi nel denunciare chi non era d’accordo?

Che si trovino i voti per far passare la mozione francese, e del resto chi se ne importa…

L’impressione finale, che magari e’ sbagliata, e’ che tutto questo seguire cosa si dice in fondo a via della Conciliazione sia una forma di omaggio dei Radicali (e non solo) all’autorita’ del Papa e dei Vescovi.

(*) Niente links per Repubblica.it, che a quanto dice news.google.it ne sarebbe piena, visto che continua il mio sciopero della lettura

Sull’Aborto, Una Scelta Cristiana Perfettamente Ragionevole

Le affermazioni che vado a riportare mi sembrano andare quasi oltre l’ovvio. E invece ci sono tanti che per qualche motivo pensano altrimenti. In Italia poi, con una Conferenza Episcopale che si occupa non di anime ma di politica, le speranze sono nulle.

Dalla pagina “Aborto e Contraccezione” sul sito della Chiesa Metodista:

  • l’aborto è un male
  • ci sono dei casi in cui l’interruzione della gravidanza può essere il minore dei mali

In particolare:

  • alla madre vanno chiaramente comunicate le alternative all’aborto
  • l’aborto deve essere evitato se possibile, offrendo assistenza alle ragazze madri durante la gravidanza, e l’adozione dei loro figli se, dopo il parto, la madre non può offrire una casa al bambino
  • il risultato dell’unione di uno spermatozoo umano con un ovulo umano è ovviamente umano
  • il diritto dell ‘embrione al pieno rispetto [come essere umano] aumenta durante la gravidanza
  • sarebbe fortemente auspicabile che, attraverso progressi nella scienza medica e del welfare sociale, tutti gli aborti diventassero inutili
  • aborti in stadi avanzati della gravidanza vanno ammessi solo in rare eccezioni
  • se l’aborto diventasse nuovamente un reato, vi sarebbe un aumento dei rischi di problemi di salute e di numero dei morti, a causa di pasticciati aborti clandestini
  • rifiutare di considerare la possibilita dell’aborto in tutti i casi significa condannare alcune donne e bambini a sofferenze terribili e a morte crudele in nome di un assolutismo che la natura stessa non osserva

Serie di Articoli per Capire un po’ di piu’ la Cina

Tutti in inglese, ecco un gruppo di articoli recentissimi che possono aiutare a capire un po’ di piu’ cos’e’ questa cosi’ vituperata Cina dell’anno 2008:

(a) The Economist: The illusion of calm in Tibet (10 Luglio): dove l’inviato si chiede se in fondo in fondo il problema sia l’incompetenza delle autorita’ cinesi, politicamente impreparate a fronteggiare i problemi del Tibet, e quindi propense a reagire eccessivamente o addirittura, come nel caso dei disordini del 14 Marzo, incapaci di organizzare alcunche’

(b) IHT: Smoke and Mirrors (15 Luglio): le memorie di un’insegnante/giornalista indiana che vive in Cina rivelano una societa’ impegnata a migliorare il proprio tenore di vita, al punto che la “democrazia” puo’ diventare una minaccia per chi vede finalmente avverare il sogno di una vita agiata se non ricca. I problemi pero’ esistono, anche se nascosti sotto il tappeto

(c) IHT: Success of ‘Kung Fu Panda’ touches a cultural nerve in China (17 Luglio): il successo in Cina del cartone animato americano “Kung Fu Panda”, cosi’ intriso di valori tipicamente cinesi, fa riflettere il commentatore Richiard Bernstein sul deleterio effetto in Cina della censura e in generale del coinvolgimento della politica. Alcuni progetti creativi sono abbandonati a causa dell’eccessivo numero di richieste che li costringerebbero a perdere ogni creativita’

(d) IHT: Out of Mao’s shadow (17 Luglio): recensione del libro di Philip P Ban, recante lo stesso titolo, dove di nuovo si dice che la prosperita’ e’ stata usata per evitare la democratizzazione, e tutto il sistema politico attuale e’ imperniato nel perpetuare il monopolio del Partito. Pur tuttavia, c’e’ speranza nel numero di persone che hanno sfidato il governo, a volte anche riuscendo nel loro intento pur dovendone pagare le conseguenze

I problemi della Cina prima o poi verrano al pettine. Sara’ interessante vedere come evolveranno, e se porteranno a una qualche forma di Democrazia. Di sicuro pero’, ogni interferenza dall’estero sara’ controproducente.

Esplosiva Ipotesi Sulla Sessualita’

Adam Phillips fa la recensione sull’ultima London Review of Books del libro “Sexual Fluidity: Understanding Women’s Love and Desire” (“Fludita’ Sessuale: Comprendere Desiderio e Amore nelle Donne”) di Lisa Diamond: un libro frutto di una pluriennale ricerca personale dell’autrice nel campo dell’omosessualita’ femminile.

Ci sarebbero da fare un po’ di critiche all’approccio della Diamond, e quindi anche a quello di Phillips: per esempio c’e’ un po’ troppa insistenza nelle presunte differenze fra la sessualita’ (e l’omosessualita’) maschile e le loro corrispondenti femminili. A parte il fatto che alla fine siamo tutti della stessa specie, non viene in mente alla Diamond, e a Phillips, che se la nuova ricerca sovverte pregiudizi sulla sessulita’ femminile, forse anche una nuova ricerca sulla sessualita’ maschile potrebbe portare a delle sorprese?

In ogni caso, questi sono i risultati principali della ricerca: (a) le donne intervistate lungo un arco di 10 anni hanno cambiato continuamente il loro orientamento sessuale; (b) c’e’ stato un aumento della consapevolezza della possibilita’ di cambiamento; (c) le prime esperienze sessuali non danno alcuna indicazione su quali saranno gli orientamenti futuri.

Il punto fondamentale del libro, e della recensione, e’ quindi questo (mia traduzione):

La Diamond crede che finora c’e’ stato “un modello troppo rigido della omosessualita’” e della sessualita’ femminile in generale. Questo modello – il quale, dice, e’ alla base di quanto riportato sia nei libri di testo, sia nei mass media – ipotizza che l’orientamento sessuale femminile si sviluppi presto, e che sia piu’ o meno fisso poi per sempre. La sua ricerca ha invece rivelato che tale orientamento “puo’ emergere piu’ tardi in eta’ adulta” e che le “sensazioni sessuali” possono cambiare “sia improvvisamente, sia gradualmente nel tempo”.

Si tratta di una visione davvero rivoluzionaria: da un lato permette di andare oltre i soliti discorsi sull’omosessualita’ come malattia o diversita’; dall’altro puo’ addirittura riconciliare il pensiero di chi considera la scelta sessuale come qualcosa di personale, con il fatto che alcuni dicano di aver appreso come ritornare ad essere eterosessuali.

Semplicemente, c’e’ tutta una serie di fattori da considerare, e il risultato e’ una “sessualita’ fluida” che si puo’ solo accettare, cosi’ come si puo’ solo accettare il modo in cui una persona si vesta, o l’auto che abbia acquistato. L’aspetto “religioso” e’ praticamente irrilevante.

L’unica cosa che importa, e’ non farsi etichettare.

Nella Sudditanza del PD, la Speranza Liberale e Libertaria e’ Della Vedova

Buono l’intervento del 7 giugno di Benedetto Della Vedova, l’anima liberale/libertaria del PDL, il quale ha detto al Corriere che “Il Pdl non può diventare il partito del Papa” e che deve invece essere “quello che ha detto Berlusconi in campagna elettorale: un partito anarchico (cioè liberale) sul piano dei valori, un partito che rifugge da un’etica di Stato e quindi da un’etica di partito“.

Anarchico” mi sembra proprio la definizione giusta del PdL, almeno quello definito in campagna elettorale da Berlusconi (quando le dichiarazioni contavano) come “[senza] una posizione ufficiale su molti temi di rilevanza etica” e che quindi “lascia tutto alla libertà di coscienza dei singoli” (e infatti fu rimproverato da Famiglia Cristiana).

Anzi, a rivedere quello che e’ successo negli ultimi giorni, considerando anche il fatto che Berlusconi non dovra’ presentarsi agli elettori, mi sembra chiaro che non sia il PDL ad essersi inchinato alla CEI, ma il contrario. Cosa ha detto infatti il Papa, se non che e’ contento di lasciare tutto in mano al Primo Ministro?

E nel PD? Se ne accorgeranno? E come si muoveranno di fronte al Silvio Pigliatutto? Nel frattempo sono in completa balia dei “cattolici”

I Radicali, chissa’? Dovevano mettere a soqquadro il Parlamento, e invece sono incastrati nella logica degli schieramenti.

A quando lo scioglimento nel PD, cosi’ smettiamo di prenderci il giro?

Ziganopedocleptia Relativistica

Un’interessantissima serie dedicata da Lisa, l’autrice del blog Paniscus, “alla Zingara Rapitrice perpetua, quella che si aggira senza requie tra gli orli e le cuciture della storia come il Kowalsky dei Gang e l’eterno soldato di Roberto Vecchioni“.

Proprio lei, sempre la stessa: quella che in tutti i centri commerciali d’Italia, o in tutte le piazze affollate di città turistiche, periodicamente tenta di sequestrare un bambino nostrano” spesso manifestando almeno sui giornali, delle doti di ubiquita’ e rapidita’ da fisica relativistica, se non addirittura oltre i limiti del paranormale…

Come scrive Lisa:

Mai ‘na volta che ci riuscisse: puntualmente messa in fuga dalle grida disperate della madre, bloccata dai passanti, spesso ritrovata all’ultimo momento nel bagno del supermercato con la piccola vittima nascosta sotto la lunga gonna, solitamente scomparsa, qualche volta arrestata ma rilasciata subito, mai dimostrata colpevole, mai condannata esemplarmente per un reato così grave; e però, ogni volta,  immortalata e cristallizzata nella memoria collettiva, ed eletta a mito da qualche migliaio di persone in più, che da quel giorno in poi saranno prontissime a spergiurare che “…è dimostrato che questi fattacci esistono, me lo ricordo bene io quel caso che successe una volta tre anni fa che ne parlarono tutti i giornali per una settimana!

C’e’ quindi abbastanza materiale per far si’ che le “ipotesi” qui sotto non siano affatto azzardate:

  1. Ulteriori storie di rapimenti o tentati rapimenti di bambini da parte di Rom sono da considerare false fino a prova contraria
  2. Il numero di rapimenti di bambini da parte di Rom e’ zero. Altrimenti alla prima prova/condanna ci sarebbe un martellamento mediatico senza precedenti
  3. Il pregiudizio contro i Rom in Italia si manifesta sotto forma di razzismo
  4. Alcuni giornalisti sono incapaci o indegni (bella scoperta!)

Rifacciamoci gli occhi quindi con una semplice riflessione da parte di una persona seria:

Quando leggo di due casi tanto simili e spaventosi nell’arco di pochi giorni, in questo clima da caccia all’untore, le mie pur vecchie antenne di cronista si rizzano. Possibile che questi Rom proprio adesso, mentre sanno di essere sotto il fuoco incrociato e non metaforico di governo e di popolazione, si lancino in massa a rapire bambini italiani, il peggiore dei reati possibili, penalmente e psicologicamente? Poi inciampo in una storia che nessun TG, certamente non l’orrido TG1 autocelebratorio del momento, vi racconterà, dopo avere dato ampio credito alla mamma sconvolta, una storia che apre qualche dubbio almeno sulla vicenda di Ponticelli che ha scatenato il pogrom e che potete leggere in inglese sul sito dell’organizzazione per i diritti civili Gruppo EveryOne o, in italiano su http://www.annesdoor.com/club.html#195082, grazie a Luca Sofri e al suo “Wittgenstein”. Non so, perché sono sempre scettico (non cinico) se questa sia la verità o se sia soltanto la versione della difesa, ma so, e così rispondo anche a lei, che prima di aprire la botola, far correre le palline di cianuro, fare pulizie con le molotov o pompare la siringa, occorre sempre fermarsi e pensare. Non sempre le cose sono quello che appaiono. (Vittorio Zucconi, La Repubblica, 21 Maggio 2008)

 

Capitalismo Autoritario in Cina: Meglio della Democrazia Liberale?

(la risposta e’: no, non lo e’: cosi come provare a guadagnarsi da vivere al tavolo da gioco non e’ meglio dell’avere uno stipendio, anche se i potenziali ritorni economici sono molto piu’ alti)

Il capitalismo autoritario della Cina e’ forse meglio della democrazia liberale (come “condizione necessaria e motore dello sviluppo economico”)? E’ piu’ o meno quanto si chiede Slavoj Žižek, co-Direttore del Centro Internazionale per gli Studi Umanistici al Birkbeck College, una delle Universita’ di Londra, nella sezione delle lettere sulla London Review of Books (volume 30 no. 8, datato 24 aprile 2008), dopo aver descritto in maniera straordinariamente equilibrata le relazioni passate e presenti fra Tibet e Cina (che, a proposito, non sono una storia di buoni e cattivi). Scrive Žižek:

Fareed Zakaria ha indicato come la democrazia “attecchi” solo nei Paesi economicamente sviluppati: se un Paese in via di sviluppo e’ “democratizzato prematuramente”, il risultato e’ un populismo che si conclude nella catastrofe economica ed nel despotismo politico. Nessuna sorprese quindi nel notare che i Paesi del terzo mondo economicamente piu’ riusciti (Taiwan, Corea del Sud, Cile) hanno optato per una democrazia completa solo dopo un periodo autoritario.
Seguento questo stesso percorso, la Cina ha fatto uso di un sistema autoritario per gestire i costi sociali della transizione al capitalismo. La combinazione bizzarra del capitalismo e del potere politico comunista e’ risultata essere non un ridicolo paradosso, ma una benedizione. La Cina si e’ sviluppata così velocemente non nonostante l’autoritarismo comunista, ma grazie ad esso.

In realta’ c’e’ da mettere i “puntini sulle i” a questo discorso. In primo luogo, Taiwan, la Corea del Sud ed il Cile si sono transformati “Paesi del terzo mondo economicamente piu’ riuscitidopo avere superato il “periodo autoritario“. Con quelli come esempi, sembra che una dittatura possa fare da gestante ad un’economia di successo, ma che l’autoritarismo si trasforma poi in una madre soffocante, se non in una cattiva matrigna.

Ancora piu’ importante, la Cina in se e’ in un certo senso soltanto la piu’ recente manifestazione di una “verità”: una dittatura (economicamente) illuminata puo’ essere molto piu’ efficiente di cumulo di trucchi e trucchetti conosciuti come “democrazia”. Voltaire probabilmente ha creduto in questo, e anche Platone e tantissimi altri, ed anche se il tutto suona come un concetto elitista, e’ pur tuttavia ovvio: un Principe intelligente, che si preoccupa del suo Stato e dei suoi sudditi, politicamente ed economicamente saggio può decidere la cosa migliore per tutti nel giro di minuti, invece che sprecando mesi provando a convincere e negoziare, magari forse in interminabili Commissioni Parlamentari.

Un tal principe può anche garantire decenni di buon governo, davvero una benedizione per il suo popolo. C’e’ un piccolo aspetto pero’. Immaginiamo che il Principe sia Ottaviano Augusto, e la pace e la prosperità sono di tutti.

Dopo viene Tiberio, e le cose cominciano a peggiorare con la sua paranoia. Tocca quindi a Caligola, e a Nerone non manca molto.

Le cose non sono cambiate granche’ durante i passati 2.000 anni. Il problema dell’autoritaritarismo, e quindi del capitalismo autoritario, non e’ la sua capacità di generare prosperità: piuttosto, la perfettamente analoga capacità di degenerare, rapidamente perché quasi senza controllo, arrivando quindi a impedire lo sviluppo della prosperita’ se non ad ucciderla completamente.

Come si dice nel mondo finanziario: cosi’ come un nuovo Amministratore Delegato puo’ far risorgere o distruggere un’azienda, analogamente un Principe despotico (o un Comitato di Principi, altrimenti detto “Comitato Centrale del Partito Comunista della Cina”) e’ una ricetta per nuove opportunita’ di guadagno e, per gli stessi motivi, per un aumento del rischio. E cio’ andrebbe decisamente considerato, quando si vuol dare un giudizio circa che cosa scegliere come “la condizione necessaria ed il motore di sviluppo economico”.

Dopo tutto, chi desidera scommettere continuamente tutta la sua ricchezza?

Militari Cinesi Vestiti da Monaci???

Circola su internet una foto che sembrerebbe ritrarre dei soldati cinesi che si accingerebbero a travestirsi da monaci tibetani, per accusare questi ultimi di fomentare disordini (eccola su un sito di Libero).

Consiglierei di fare molta attenzione, perche’ le strumentalizzazioni sono molto facili.

A quanto ne so, quella immagine non e’ ancora passata nei maggiori newsmedia, e non e’ stata corroborata da organizzazioni come Amnesty International e Human Rights Watch.

Anche Libero dice che “circola in rete” e passa oltre. Ce ne e’ poi una sola, di foto, mentre si immagina che il fotografo ne abbia scattate altre. La gente sullo sfondo e’ singolarmente disinteressata, e francamente se i militari cinesi si sono fatti beccare cosi’ facilmente possiamo conquistare il Regno di Mezzo domani sera usando un rimorchiatore e una scaccia-cani.

La verita’ non si difende abbassando la soglia critica per quello che ci fa comodo.

Pro-Tibet, Ma Non Ciecamente

Polizia ed esercito che sparano ad altezza d’uomo, picchiando bambini di scuola media nel tempo libero, non sono certamente cose da lasciar passare come se nulla fosse. Ma la situazione in Tibet e’ piu’ complicata: sicuramente, piu’ complicata che quella in Birmania alcuni mesi fa.

I monaci birmani si sono ribellati all’ennesima vessazione da parte della Giunta Militare. La rivolta tibetana sembra invece pianificata per coincidere con l’anniversario di quella di venti anni fa, rischiando di imbarazzare il Governo di Pechino durante quello che doveva essere il festoso preludio alle Olimpiadi di Agosto 2008.

Sul fatto che le “forze di sicurezza” cinesi avrebbero reagito brutalmente c’era infatti la quasi assoluta certezza: anzi, se i morti saranno alcune decine o centinaia, saranno molto meno di quanti furono eliminati in repressioni passate. Non e’ poi che “certe cose” le facciano solamente in Tibet…

Anche i sentimenti di forte antipatia dell’attuale Presidente della Repubblica Popolare Cinese, Hu Jin Tao, contro il Tibet e i tibetani sono noti, dal tempo in cui era Segretario del Partito in quel di Lhasa: e che quel clima, e quella gente proprio non riusciva a sopportare.

La stessa storia dei rapporti fra la Cina comunista e il corrente Dalai Lama non e’ molto semplice, e si potrebbe dire che la cacciata di quello dopo l’improvvida rivolta nobiliare del 1956-1959 e’ stata davvero la liberazione di grandi settori della popolazione tibetana dalla servitu’ della gleba. Infine, giusto per dare un esempio dei problemi che ci sono dietro, c’e’ la determinazione cinese affinche’ il Tibet non faccia la fine della Mongolia, che riusci’ a strappare l’indipendenza grazie all’appoggio sovietico quando la Cina passava da una guerra civile all’altra nella prima meta’ del XX secolo.

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Insomma anche se la repressione e’ criminale, c’e’ da chiedersi perche’ sia stata evocata/provocata proprio adesso con una ribellione e dei disordini. Chi aveva davvero voglia di verificare se l’Esercito di Liberazione del Popolo avrebbe evitato di usare la forza? E per quale motivo…cioe’, quale sara’ mai la strategia a medio/lungo termine da parte dei Tibetani?

Se non sappiamo rispondere a queste domande, non possiamo che limitarci ai soliti appelli alla calma e alla moderazione: rimanendo ad assistere da spettatori al dramma dell’ennesima mossa e contromossa nel distruttivo rapporto fra il Governo centrale Cinese e la popolazione indigena Tibetana. E per il Governo Cinese la strategia piu’ logica e’ chiara: reprimere senza esagerare troppo.

Insomma, una semplice questione mediatica.

Tibet: Oltre il Boicottaggio

Dal Messaggero, un’intervista per capire perche’ “boicottare i Giochi Olimpici“, qualunque sia la situazione in Tibet, non sia una scelta particolarmente saggia:

Nel 1980 non potè partecipare alle Olimpiadi a Mosca e oggi afferma che quel «boicottaggio non servì a nulla». Secondo Daniele Masala, glorie dell’atletica leggera italiana, «si fa presto a dire boicottiamo: ma le ragioni di chi suda, si sacrifica e trascorre la breve vita sportiva con il solo obiettivo di andare ai Giochi, le valutate? E soprattutto: alla causa dei diritti umani serve non andare alle Olimpiadi di Pechino?». Nel 1980 la soluzione trovata in Italia per non andare a pieno titolo a Mosca (i sovietici avevano invaso l’Afghanistan, gli Usa premevano per il boicottaggio) fu quella di inviare una squadra chiamata «Coni» e di lasciare a casa gli atleti militari. E lui, che era un poliziotto, restò a Roma pur essendo il favorito nella prova di pentathlon moderno. «E nel mondo – spiega – dopo tutto andò come se il boicottaggio non ci fosse mai stato». E la mancata partecipazione fu un duro colpo: «Smisi per 4-5 mesi di allenarmi, volevo cambiare vita: ero tristissimo». «Non possiamo fare dei Giochi una grande festa mentre i cinesi uccidono i monaci tibetani e giustiziano la gente. Noi dobbiamo andare, gareggiare e mentre ci premiano mandare il messaggio forte: siamo contro le esecuzioni capitali, siamo contro l’invasione in Tibet. E se proprio dobbiamo punire qualcuno, boicottiamo il Cio che questa sede l’ha scelta. Lasciamo in pace atleti e tecnici».

Da Dharamsala, intanto, un appello da parte dell’On. Sergio D’Elia, gia’ li’ da alcuni giorni dimostrando quindi che qualcuno si occupava del Tibet anche in tempi non sospetti:

TIBET: SERGIO D’ELIA CHIEDE CHE IL PARLAMENTO DISCUTA LA DRAMMATICA EMERGENZA

Dharamsala, 16 marzo 2008

COMUNICATO STAMPA

Sergio d’Elia, deputato radicale, ha inviato la seguente lettera ai Presidenti della Camera e del Senato e ai Presidenti delle Commissioni esteri

Dharamsala 15 marzo 2008

Alla c. a.
Presidente del Senato Franco Marini
Presidente della Camera dei Deputati Fausto Bertinotti
Presidente della Commissione esteri del Senato Lamberto Dini
Presidente della Commissione esteri della Camera Umberto Ranieri

Cari Presidenti,

come forse saprete sono a Dharamsala insieme ai Vice Presidenti del Partito Radicale Nonviolento, Matteo Mecacci e Marco Perduca, per sostenere la causa tibetana che in queste ore vede un drammatico sviluppo per quanto sta accadendo purtroppo in Tibet.

Lo scorso 10 marzo abbiamo partecipato alle cerimonie ufficiali del Governo tibetano in esilio nel corso delle quali sono intervenuti il Dalai Lama, Karma Chopel, Presidente del Parlamento Tibetano e Samdhong (Lobsang Tenzin) Rinpoche, Primo Ministro del Governo tibetano in esilio.

Con il Presidente del Parlamento ed il Primo Ministro abbiamo avuto anche incontri ufficiali ed un lungo colloquio nei giorni scorsi nel corso del quale abbiamo insieme approfondito l’analisi dell’iniziativa lanciata da Marco Pannella, nel quadro del Primo Satyagraha Mondiale per affermare “ovunque, a livello istituzionale e personale, per tutte e tutti” il valore, troppo spesso smarrito, della “parola data” e dei patti, nei rapporti internazionali e personali, obiettivo che coinvolge naturalmente anche la realtà italiana e globale, per dare una soluzione politica strutturale alle crisi dello Stato di Diritto, della democrazia e dei diritti umani.

Il 10 marzo, in omaggio anche della qualità di parlamentare italiano, membro della Commissione esteri della Camera dei Deputati, ho avuto l’onore di aprire la Marcia nonviolenta partita da Darmanshala fino al Tibet in occasione dell’anniversario della rivolta nonviolenta tibetana del 1959 contro l’occupazione cinese. Tale manifestazione nei giorni successivi è stata interrotta dalle autorità indiane con un fermo di polizia di 14 giorni a 100 monaci, attualmente nel centro di detenzione di Yateri Niwas, per essersi rifiutati di firmare un impegno a non proseguire la Marcia.

Ritengo opportuno e urgente che il Parlamento italiano trovi il modo di discutere quanto sta avvenendo in Tibet ed anche in altre regioni cinesi, dove pure si consumano gravi violazioni dei diritti umani come nei confronti degli uiguri del Turkestan orientale, che non sono in questo momento sotto i riflettori della pubblica opinione.

Non solamente in vista dei Giochi Olimpici, chiedo formalmente di aiutare la Cina a dare al mondo un’immagine ben diversa da quella che emerge tragicamente in queste ore e di convocare una riunione congiunta del Parlamento italiano, o quanto meno delle Commissioni esteri, affinché il Governo possa, a Parlamento sciolto come avvenuto per il Kossovo, discutere di questa drammatica emergenza.

Con i miei più cari saluti,

On. Sergio d’Elia

p.s. Naturalmente, quando c’e’ da prendere una posizione semplicista e populista, nessuno puo’ battere Beppe Grillo.

Nel PD, Avanzano i Diritti degli Omosessuali

Avanzano, nel senso che non c’e’ mica posto nel PD per chi si dichiara omosessuale. Colpa, si dice, dei soliti pretaioli.

Ma e’ mai possibile che il futuro di Radicali Italiani passi dal secondo partito clericale d’Italia???

Al confronto di Veltroni, Berlusconi e’ un novello Voltaire…

AGGIORNAMENTO: Wow! C’e’ spazio per almeno un’omosessuale: Paola Concia di “Gay Left”.  Sembra un po’ la storia dei “valori della Resistenza” ricuperati a fuor di popolo

Gaudio e tripudio? Vedremo se c’e’ spazio per almeno un altro…

Nasce a Roma il 1 Marzo l’Associazione Radicale ‘Certi Diritti’

Roma, 13 febbraio 2008

Caro Maurizio,

come forse già saprai il prossimo 1 marzo nascerà a Roma l’Associazione radicale ‘Certi diritti‘ che ha, tra i suoi obiettivi, anche quello di battersi per l’accesso all’istituto del matrimonio per le persone omosessuali. Abbiamo ricevuto già molte risposte positive alla prima mail che annunciava l’iniziativa.

L’Associazione oltre a battersi sui temi della liberazione sessuale, in particolare sulle iniziative politiche, giuridiche e culturali per la promozione e la tutela dei diritti civili in materia di identità di genere, intende caratterizzare il suo impegno in favore di campagne informative sull’educazione sessuale, contro la violenza omofobica, contro la penosa, umiliante e discriminatoria legge 40 sulla fecondazione assistita e per promuovere campagne contro la violenza domestica sulle donne.

Si tratta anche di organizzarsi contro lo strapotere del Vaticano che tenta in tutti i modi di entrare nei nostri letti, nelle nostre mutande, nella nostra libertà e responsabilità.

Con questi e altri obiettivi l’Associazione intende essere protagonista della Conferenza permanente per la Riforma del Diritto di Famiglia e ispirerà il suo impegno alle lotte nonviolente di quanti hanno combattuto e vinto il razzismo, la segregazione e la discriminazione per garantire l’universalità dei diritti civili. Anche per questo vogliamo dedicare la nostra iniziativa alla memoria di Makwan Moloudzadeh (il ragazzo di 21 anni impiccato in Iran il 5 dicembre 2007 perché accusato di aver commesso atti omosessuali) e a coloro che hanno sofferto abusi , discriminazioni e violenze a causa della propria condizione sessuale.

Vogliamo qui ricordare il tuo impegno al Manifesto per l’eguaglianza dei diritti, che puoi continuare a far firmare ad amici e conoscenti al sito www.matrimoniodirittogay.it, anche per questo ti invitiamo a partecipare alla nascita dell’Associazione ‘Certi Diritti’. Ci occorre aiuto e sostegno e ogni contributo è importante.

Vogliamo crescere e lavorare insieme a tutte le Associazioni locali e nazionali che si occupano in modo specifico dei temi lgbt nella speranza di raggiungere i comuni obiettivi di conquiste civili. Intendiamo sostenere e collaborare anche con la Rete Lenford, organizzazione di avvocati che vuole dedicare alle questioni Lgbt(e) il proprio impegno, ai lavori parteciperà anche uno dei suoi fondatori, l’Avvocato Francesco Bilotta.

Ci auguriamo di incontrarti in occasione della nascita dell’Associazione, di seguito trovi le informazioni tecniche per partecipare e l’elenco delle relazioni previste. I lavori sono aperti a tutti e ci si può iscrivere anche presso la sede congressuale.

Grazie per l’attenzione, a presto,

Maria Gigliola Toniollo
 Sergio Rovasio

INFORMAZIONI LOGISTICHE SUL CONGRESSO COSTITUTIVO:

I lavori si svolgeranno sabato 1 marzo, a Roma, dalle ore 9.30 alle ore 20, presso la Sala delle Bandiere del Parlamento Europeo, Via Quattro Novembre, 149 (tra Via Nazionale e Piazza Venezia).

Per partecipare e votare al Congresso costitutivo – con inclusa l’iscrizione all’Associazione per il 2008 – occorre versare la quota minima di 30 Euro (o quella dei sostenitori di almeno 50 Euro) con le seguenti modalità: bonifico bancario (o bollettino postale) sul Conto Corrente postale intestato a Associazione Radicali Roma Via di Torre Argentina, 76 – 00186 Roma, numero Conto Corrente 61539227. CIN: Y ABI 7601 CAB 3200 IBAN IT 97 Y 07601 03200 000061539227. Specificare nella causale del versamento: Congresso costitutivo Certi Diritti. Dateci notizia della vostra partecipazione (e del versamento effettuato) alla seguente e-mail: certidiritti@radicali.it

Nell’ambito del Congresso sono previste le seguenti relazioni:

- Conferenza permanente per la Riforma del Diritto di Famiglia, Bruno De Filippis, Giurista;

- Le famiglie nella Costituzione, cosa non dice l’art. 29. Trucchi e manipolazioni nel dibattito pubblico; Mario Di Carlo, Avvocato;

- La rete Lenford, avvocatura per i diritti LGBT Associazione italiana di avvocati che si occupa della tutela giudiziaria delle persone (e coppie) omosessuali. Francesco Bilotta, Avvocato, Docente di Diritto Privato presso l’Università di Udine.

- Il movimento di liberazione sessuale, alcune proposte di azione , Enzo Cucco, Direttore Fondazione Sandro Penna di Torino;

- L’ Europa dei diritti, di Ottavio Marzocchi, radicale, funzionario del Gruppo Alde del Parlamento Europeo;

- Le adozioni per le persone gay, perchè no? di Chiara Lalli;

- Il no al registro delle unioni civili a Roma, di Massimiliano Iervolino, Segretario Radicali Roma;

23/02/08 Firenze: Inaugurazione Lapida Ernesto Rossi

(durante la campagna elettorale interrompo momentaneamente il limite autoimposto di un blog al giorno)

(ricevo e ri-pubblico volentieri)

Comune                                                  fRS FONDAZIONE
di Firenze                                              ERNESTO ROSSI
                                                                GAETANO SALVEMINI

Sabato 23 febbraio 2008

ore 10.30 – Centro Anziani – Viale Ugo Bassi, 29
Lettere di Elide e Ernesto con Antonella Braga, Elena Croce e Daniele Lamuraglia

ore 12 – Via delle Cento Stelle 48
Cerimonia d’inaugurazione della lapide

ERNESTO ROSSI
ECONOMISTA, POLITICO, GIORNALISTA
ESPONENTE DI GIUSTIZIA E LIBERTA’
SOSTENUTO DALLA MADRE ELIDE VERARDI
FECE DI QUESTA CASA LUOGO DI LOTTA ANTIFASCISTA
AL PREZZO DI CARCERE, CONFINO ED ESILIO

Interverranno:

Cristina Bevilacqua, Assessore Comune di Firenze
Alessandro Figà Talamanca, Fondazione Rossi-Salvemini
Gianluca Paolucci, Presidente Quartiere 2
Piero Piccardi, via delle Cento Stelle 48
Valdo Spini, Fondazione Circolo Rosselli

La famiglia Rossi si trasferì della casa di via delle Cento Stelle 48 nella primavera del 1929. Elide Verardi (Bologna 1870 – Firenze 1957) vi abitò fino al 1938. Fu la destinataria di circa 500 lettere dal figlio in carcere, parzialmente raccolte in Elogio della Galera (1968, 1997) e Nove anni sono molti (2001). Una scelta di pagine dalle lettere della madre fu pubblicata nei Quaderni del Ponte (Lettere a Ernesto, 1958).

Nell’ultima lettera al figlio, 29 marzo 1945:
Non è davvero il caso di rallegrarci della presente situazione, perché ancora troppi fascisti ammorbano l’aria: a furia di raccomandazioni o dopo aver voltato la giubba nell’ultimo anno, moltissimi sono riusciti a infiltrarsi anche nei partiti che si avrebbe diritto di pretendere fossero composti di persone per bene e conscie di adempiere al più sacro dei doveri: quello di non tradire le speranze che sono state riposte in noi. Per mia disgrazia, sono un’intransigente, e vorrei che ognuno dei nostri comprendesse di quali responsabilità ci siamo dovuti caricare le spalle. Ora più che mai il nostro motto dev’essere: non mollare.

Ernesto Rossi (Caserta 1897 – Roma 1967) fu antifascista nell’Italia fascista, laico ed anticlericale nell’Italia democristiana, critico implacabile dei “padroni del vapore”, l’oligarchia della grande industria e dell’alta finanza che nel nostro Paese ha prosperato con la “politica della privatizzazione dei profitti e della socializzazione delle perdite“.

Fu, coerentemente, anticomunista, quando il PCI era inserito in un sistema che faceva capo all’Unione Sovietica. Cresciuto e formatosi a Firenze, si considerò sempre fiorentino; nel 1915 prese la licenza liceale al “Galileo”. Volontario nel 1916, “non interventista intervenuto”, mutilato, nel 1919 conobbe Salvemini al Circolo di Cultura e, per suo mezzo, i Rosselli, Calamandrei e molti altri amici.

Nel 1920 si laureò in giurisprudenza all’Università di Siena. Negli anni 1920 e 1921 lavorò nell’Italia meridionale con Zanotti Bianco, all’Associazione per gli Interessi del Mezzogiorno. Segretario dell’Associazione agraria di Firenze, diresse fino al 1925 anche Il giornale degli agricoltori toscani, nel quale pubblicò scritti di economia agraria e finanziaria, ispirati ai maestri Pareto e Einaudi.

Negli anni 1924 e 1925 fu incaricato dell’insegnamento di materie economiche nell’Istituto Tecnico di Firenze. Dopo l’assassinio di Matteotti, fu con Bocci, Rochat, Rosselli, Traquandi e Vannucci tra i dirigenti di Italia Libera, associazione segreta fra ex combattenti antifascisti, ed aderì all’Alleanza Nazionale diretta da Giovanni Amendola.

Insieme a Salvemini, ai Rosselli, a Traquandi, Pilati e agli altri amici fiorentini, pubblicò e diffuse il primo giornale clandestino d’Italia, il Non mollare. Denunciato dal tipografo Pinzi, nel giugno 1925 si rifugiò in Francia. Quattro mesi dopo, nascosto dal comunissimo cognome, concorse ad una cattedra di materie economiche, riuscendo primo. Scelse di insegnare a Bergamo, per continuare l’attività cospirativa.

Nel 1929, con Parri, Rosselli, Salvemini, Lussu, Bauer, Tarchiani, fu tra i fondatori del movimento repubblicano antifascista Giustizia e Libertà e rimase nel comitato direttivo di tale organizzazione segreta fino al suo arresto. Dal 1925 al 1930 collaborò a Riforma Sociale, diretta da Einaudi, ed alla stampa clandestina di GL.

Il 30 ottobre 1930, venduto da Del Re, fu arrestato con tutti i capi in Italia di GL. Trascorse 9 anni nei reclusori di Pallanza (dove il 24 ottobre 1931 sposò civilmente Ada Rossi, sua collega nell’Istituto tecnico di Bergamo), di Piacenza e di Roma (dove fu trasferito nel 1933 dopo un terzo tentativo di fuga). Alla fine del 1939 fu assegnato al confino per un periodo di cinque anni.

Autore con Spinelli e Colorni del “Manifesto per un’Europa libera ed unita”, scritto nel 1941 a Ventotene, promosse le battaglie del Movimento federalista europeo durante gli anni dell’esilio svizzero (1943-1945) e fino al 1954, con la sconfitta del progetto di costituente legato alla Comunità europea di difesa.

Dal 1945 al 1958 è presidente dell’Azienda Rilievo Alienazione Residuati, incarico ricevuto da Parri e confermato da De Gasperi. Nell’Italia dei furbi, Rossi chiede che la sua indennità non sia superiore allo stipendio di docente; l’ARAR è protagonista della ricostruzione e della ripresa economica ed è rimasta esempio di buon governo. Dal 1949 al 1962 è l’editorialista e il giornalista d’inchiesta de Il Mondo.

Nel dicembre del 1955 è tra i fondatori del Partito Radicale, insieme a Leo Valiani. Dal 1957 al 1962 dirige la collana “Stato e Chiesa”, per l’editore Parenti. Dopo la morte di Salvemini, nel settembre del 1957, ne promuove e segue l’edizione completa delle Opere, presso l’editore Feltrinelli. Nel 1962 è tra i fondatori del “Movimento Gaetano Salvemini” e del settimanale L’Astrolabio, al quale collabora attivamente.

Nel 1966 è insignito dall’Accademia dei Lincei del premio “Francesco Saverio Nitti” per i suoi studi di politica economica e di scienza delle finanze. Muore a Roma, in seguito ad un intervento chirurgico, il 9 febbraio 1967.

Associazione Radicale Antiproibizionista

(durante la campagna elettorale interrompo momentaneamente il limite autoimposto di un blog al giorno)

Giuliano Zincone ha scritto su un recente supplemento domenicale de IlSole24Ore, in un articolo intitolato: “Il divieto non ferma le stragi

“il proibizionismo non ha mai prodotto risult decenti. anzi: e’ una fontana perenne di contrabbandi, di delinquenze, di trasgressioni demenziali, di commerci inquinati e velenosi. Proibire e’ facilissimo, ma (spesso) e’ inutile

Ricevo dunque e giro volentieri il seguente messaggio:

=====================================================

In previsione di una prossima assemblea costituente dell’ Associazione Radicale Antiproibizionista, ti inviamo una sintesi delle intenzioni che la motivano, invitandoti:

  1. a farci pervenire le tue osservazioni

  2. a dichiarare la tua eventuale disponibilità ad iscriverti e a partecipare

  3. ad esprimere la tua posizione rispetto all’iniziativa.

       Attendiamo le tue risposte per inviarti una bozza di Statuto e di lettera di convocazione e ti chiediamo di inoltrare questa comunicazione a tutti coloro che pensi possano essere interessati.
      
       Grazie per l’attenzione
,

Rispondere a antiproibizionistiradicali@gmail.com

       *******************

       Premesso che:
      
       la storica battaglia antiproibizionista radicale da molti anni sostiene la strategia antiproibizionista e nonviolenta applicata al governo dei fenomeni sociali; dal dibattito sulla legalizzazione delle droghe leggere sollevato nel 1975 dall’arresto di Marco Pannella a seguito di uno spinello fumato in pubblico, alle decine di processi per disobbedienza civile che vedono coinvolti, con Marco Pannella e Rita Bernardini, decine di dirigenti e militanti radicali, passando per l’esperienza del Coordinamento Radicale Antiproibizionista e dei referendum, costituisce un patrimonio di iniziative e di esperienze che non devono essere disperse, bensì rilanciate;

       da troppi anni il dibattito pubblico e l’iniziativa legislativa sono impantanati in una riduttiva ripetizione di luoghi comuni e errati, come l’obbligatorietà di una escalation da droghe leggere a pesanti, l’importanza delle “cattive compagnie”, ecc.;

       la legge Iervolino Vassalli prima, la Giovanardi Fini poi, non solo non sono servite ad arginare la diffusione di fenomeni drammatici come le gravi tossicodipendenze, la microcriminalità correlata, la gestione da parte della malavita organizzata di un enorme e redditizio mercato, ma ne hanno permesso l’aggravamento; sono in costante aumento la diffusione di droghe clandestine e incontrollabili, i processi e la carcerazione di cittadini coinvolti a vario titolo; le comunità di recupero godono di ingenti finanziamenti assegnati senza controllo sufficiente sul loro operato;

       è’ urgente la ripresa della battaglia antiproibizionista radicale, l’unica in grado di sollevare un serio dibattito e di produrre iniziative popolari e legislative tendenti a un radicale cambiamento di rotta.   
      
       Si intende:

       recuperare e studiare la storia dei processi per disobbedienza civile in Italia, con particolare attenzione alla perdita dei diritti elettorali passivi, alla schizofrenia delle sentenze applicate, alla giurisprudenza maturata;

       porre l’attenzione sulla convergenza “droghe come farmaci”, una duplicità che si è mantenuta nella parola inglese drug, allo stesso tempo farmaco e droga, e che ritorna chiara nelle definizioni dei manuali farmacologici e della Organizzazione Mondiale della Sanità, seconda la quale si dicono farmaci e droghe “ tutti i composti che introdotti in un organismo vivente possono modificarne una o più funzioni” e sviluppare, in sede di studio, di dibattito e di iniziativa politica, i temi: cannabis terapeutica, psicofarmaci, doping, somministrazione di eroina controllata;

       analizzare le nuove diffusioni di sostanze stupefacenti: cocaina, pasticche, ecc., e delle droghe legali come alcool, tabacco e caffeina, consolidando un discorso e un dibattito organico e strutturato sull’uso e l’abuso di sostanze psicoattive;

       allargare il punto di vista in senso transnazionale sui problemi inerenti la coltivazione, il commercio e le legislazioni internazionali, in accordo e in collaborazione con la Lega Internazionale Antiproibizionista, anche attraverso la stesura di un rapporto annuale sul rapporto costi/benefici di politiche e strategie;  

       sostenere l’antiproibizionismo anche su altri temi, come politica di sviluppo sociale e come argine ai fenomeni clandestini incontrollati: prostituzione, aborto, ricerca scientifica, immigrazione ecc.

Mio Commento (con Foto) sul sito della BBC News

Un mio commento e’ apparso oggi (con foto) sul sito della BBC News.

Maurizio Morabito - Commento e foto sul sito della BBC News

E’ stato selezionato fra oltre 17,000 pervenuti alla BBC stessa riguardo la proposta dell’Arcivescovo di Canterbury Dr. Rowan Williams di permettere la legalizzazione di “tribunali islamici” alla stregua degli esistenti “tribunali ebrei-ortodossi” (in UK) e “tribunali tribali Inuit” (in Canada).

E’ una proposta a tutta prima assurda, ma in realta’ molto ragionata e anche sensata, la comprensione della quale pero’ presuppone la lettura attenta di otto fitte pagine scritte dal Dr. Williams stesso (un esercizio mentale che apparentemente supera le capacita’ dei piu’, visto che il 99% delle persone non ci hanno capito niente…).

Il testo dell’Arcivescovo e’ tutto da tradurre. Per ora mi limito, appunto, al mio commento:

Dr. Rowan Williams, Arcivescovo di Canterbury, ha scritto un saggio estremamente penetrante riguardo “L’Islam e la Legge Inglese”.

E’ un pezzo che tutti dovrebbero leggere, perche’ e’ intelligente, pensato, umile e descrive praticamente da solo le basi sulle quali risolvere la Questione Islamica nelle societa’ occidentali, una volta per tutte.

Puo’ inoltre essere visto come l’ispirazione per una riscrittura della Dichiarazione Universale ONU dei Diritti dell’Uomo, per renderla ancora piu’ universale che al momento.

Il Dr. Williams non esita a entrare nei dettagli e ad analizzare i possibili svantaggi del permettere che venga usata la Legge Islamic (ma non solo) nel quadro della legge (secolare) inglese, e offre sfide e soluzioni in tutte le circostanze. Accenna persino alle regole gia’ presenti per le comunita’ Inuit in Canada, come esempio da seguire.

Io dico, raramente ho visto un documento più profondamente Cristiano di questo, nel senso migliore della parola. Eppure (o… Naturalmente!) le reazioni sono state profondamente negative!!!.

Il numero e la virulenza dei malinformati attacchi contro il Dr. Williams sono un’indicazione chiara di quanto la Islamofobia sia ormai diventata “accettabile” e “mainstream”.

Cercasi Alternative al Massacro degli Animali da Laboratorio

Dal blog “Oca Sapiens” di Sylvie Coyaud:

Mi piacerebbe se trovassimo il modo di rendere se non proprio famosi, almeno visibili i ricercatori che scoprono alternative al massacro degli animali di laboratorio. Per ora in Europa se ne uccidono 12,1 milioni all’anno, dice l’ultimo e quinto rapporto (dati 2005). [...] Pensavo a una medaglia di cioccolato uguale a quella del premio Nobel, ma con il profilo di un topolino invece che di Alfred, data ogni anno da un’associazione ambientalista diversa il 4 ottobre, giorno mondiale degli animali. Se avete idee, sono benvenute.

Il Modo Sbagliato di Discutere di Pena di Morte negli USA

(una versione ridotta del testo sotto e’ pubblicata nella sezione Lettere sull’International Herald Tribune del 10 Gennaio 2008)

Alla Corte Suprema americana si discute in questi giorni se la procedura di esecuzione dei condannati a morte in Kentucky, basata su tre iniezioni, puo’ essere definita “punizione crudele e inusuale” e quindi incostituzionale (in base all’Ottavo Emendamento).

In realta’, e molto curiosamente, quanto sopra non e’ strettamente vero. Quello che si chiede alla Corte e’ di accettare o rigettare la proposta di due condannati a morte in Kentucky, che vorrebbero morire dopo un’iniezione singola.

In una situazione supremamente ridicola, l’avvocato dei condannati sta cercando di dimostrare la bonta’ del morire dopo la somministrazione di un singolo composto chimico…

Alcuni dei membri della Corte hanno problemi con quel modo di ragionare…e a ragione! Cosa impedirebbe per esempio un condannato in futuro dal chiedere di cambiare ancora, dopo aver detto che anche l’iniezione singola e’ incostituzionale?

E perche’ non continuare a usare qualcosa di ben noto (le tre iniezioni) visto che non c’e’ (ancora) prova che quella singola sia meno crudele o meno inusuale?

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In realta’ il problema di fondo e’ che l’intera questione e’ veramente mal posta.

La Costituzione dice “[...] punizioni crudeli e inusuali [non saranno] inflitte“.  Non suggerisce di usare il metodo “meno crudele” e/o “meno inusuale”.

Se la procedura a tre iniezioni e’ crudele/inusuale, allora ipso facto non va usata: anche se e’ il metodo meno crudele e meno inusuale che sia stato escogitato al momento.

E l’onere di trovare un modo per applicare la pena di morte in maniera costituzionale deve naturalmente pesare su chi vuole che la pena di morte venga applicata (e non con l’avvocato di due condannati). Il resto, e’ proprio insensato.

Un SMS per “Nessuno Tocchi Caino”

Sostieni anche tu la Campagna di Nessuno tocchi Caino “Dalla Moratoria Onu delle esecuzioni all’Abolizione della pena di morte in Africa”.
Per donare 1 euro invia un SMS al 48584 da telefonino personale TIM, Vodafone, Wind e 3 e da telefono fisso abilitato di Telecom Italia.
Per donare 2 euro chiama il 48584 da telefono fisso di Telecom Italia.
La raccolta fondi parte il 17 dicembre e continua fino al 1° gennaio 2008.
Fermiamo la pena di morte. Per fare giustizia non è necessario uccidere.

E Auguri di Buon Natale a tutti!!

Moratoria Pena di Morte: Rassegna Stampa Estera

Una breve rassegna su come la notizia dell’approvazione all’ONU della Moratoria sulla Pena di Morte sia stata trattata sulla stampa estera, con esempi in varie lingue: inglese, francese, tedesco, spagnolo, portoghese, russo (e giapponese).

(n.b.: mi limito ad articoli che vadano al di la’ del riportare semplicemente la notizia)

(1) Sul Los Angeles Times, un commento in inglese dal titolo “Il Colpo alla Morte da parte delle Nazioni Unite” di Louise Arbour, l’Alto Commissario ONU per i diritti umani.

(2) Sul sito BBC News, un Rapporto Speciale in inglese  intitolato “L’ONU vota per un congelamento della pena di morte” con interviste agli Ambasciatori di Singapore e del Messico all’ONU e il piccolo “dettaglio” che solo 51 nazioni mantengono ancora il diritto di usare la pena di morte

(3) Su Euronews, un articolo in francese dal titolo “L’Italia e’ stata fortemente coinvolta in favore di una moratoria sulla pena di morte” e un po’ di altri dettagli su coloro che hanno lottato per ottenere la Moratoria

(4) Sulla Sueddeutsche Zeitung, un pezzo in tedesco intitolato “Le Buone Persone da Roma” sulla Comunita’di Sant’Egidio, anch’essa impegnatasi per la moratoria

(5) Sul Tageseinzeiger svizzero, un editoriale in tedesco dal titolo “Un Atto della Civilta’” che menziona alcune ovvieta’ incluso il fatto che i criminali pericolosi vadano messi in carcere, e che la pena di morte, che piaccia o no, e’ un’azione arrogante e arcaica

(6) In Argentina, su El Mundo un commento in spagnolo “Una vittoria italiana contro la pena di morte” da parte dell’Ambasciatore d’Italia a Buenos Aires, Stefano Ronca.

(7) Sul Diário Digital portoghese, un articolo ben dettagliato “ONU: l’Assemblea Generale approva un appello per una moratória nell’applicazione della pena di morte“, in cui si spiega l’origine del nome “Nessuno Tocchi Caino”.

(8) Sul New York Times, un editoriale in inglese dal titolo “Una Pausa dalla Morte” da me tradotto ieri, in cui si fa riferimento anche alla situazione negli USA.

Ci saranno sicuramente molti altri articoli in altre lingue (per es. in russo), ma per ora mi fermo qui.

Per finire un paio di curiosita’:

(9) Notizia principale (in giapponese) sembra essere stata l’illuminazione (per la Moratoria) del Colosseo.

(10) Su Al Jazeera in inglese la redazione ha aperto per l’occasione un forum dove si discute della abolizione della pena di morte, ma si e’ “dimenticata” di passare la notizia della moratoria.

Moratoria Pena di Morte all’ONU: Editoriale Sul New York Times

Una Pausa dalla MorteNew York Times - 20 Dicembre 2007 
In Fila contro la Pena di MorteInternational Herald Tribune – 21 Dicembre 2007

L’Assemblea Generale dell’ONU ha votato martedì per una moratoria globale sulla pena di morte. La risoluzione e’ non-vincolante; il suo peso simbolico e’ stato a mala pena un soffio nel grande vento delle notizie negli USA, dove il diritto dei governi di uccidere chi ha ucciso e’ incastonato nella legge e nelle abitudini.

Ma per coloro che stanno cercando di allontanare il mondo dall’avere la vendetta mortale come politica governativa, quel voto e’ stato una pietra miliare. La risoluzione falli’ ripetutamente negli anni 90, ma questo volta il voto e’ stato 104-54, con 29 astenuti. Il progresso e’ venuto dall’Europa ed dall’Africa. Nazioni come il Senegal, il Burundi, il Gabon – persino il Ruanda, marchiato dalla vergogna del genocidio – hanno deciso di rigettare la pena di morte come barbarismo ufficiale.

Gli USA, come di consueto, si sono allineati dall’altra parte, con l’Iran, la Cina, il Pakistan, il Sudan e l’Irak. Questa fratellanza di sangue comprende più del 90 per cento delle esecuzioni nel mondo, secondo Amnesty International. La devozione di questi Paesi alla loro sovranita’ e’ rigida, come e’ la loro fede perversa nell’esecuzione come fattore dissuasivo dal crimine ed uno strumento di giustizia civilizzata. Ma al di la’ del Texas, dell’Ohio, della Virginia, del Myanmar, di Singapore, dell’Arabia Saudita e dello Zimbabwe, aumenta il numero di coloro che si aspettano di meglio dall’umanita’.

Molti di quelli non sono nazioni o stati ma gruppi di persone, organizzazioni come la Comunita’ di Sant’Egidio, un movimento cattolico laico cominciato in Italia il cui lavoro ha fatto molto per determinare la riuscita questa settimana del voto nell’Assemblea Generale.

Sono motivati dalla speranza – e ce n’e’ un po’ anche negli USA. La Corte Suprema si occupera’ presto del dibattito sulla crudelta’ delle esecuzioni per iniezioni letali. Lunedi’, il New Jersey e’ diventato il primo Stato USA in 40 anni ad abolire la pena di morte.

Anche quell’evento non e’ stato molto notato in questa nazione. Ma all’estero, i voti a Trenton [New Jersey] e alle Nazioni Unite sono stati considerati notizie meravigliose. Roma ha continuato una tradizione per contrassegnare le vittorie contro la punizione capitale: ha illuminato il Colosseo, dove i Cristiani una volta erano dati in pasto ai leoni, in una luce dorata.

Mancano i necessari riferimenti al Partito Radicale e a Nessuno Tocchi Caino, che hanno dato origine al tutto. Ma rimane comunque significativo che un quotidiano come il NYT (e di concerto, l’IHT che gli appartiene) dedichi un editoriale a quanto alcune anime candide continuano a sostenere essere “una vittoria inutile” se non peggio.

A Che Serve La Moratoria

Si sentono in giro le solite lagne sul “gesto vuoto e inutile” che sarebbe la Moratoria sulla Pena di Morte appena approvata all’ONU.

Si potrebbe rispondere “Ma perche’ e’ stato cosi’ difficile allora far passare quel documento?“.

Proviamo invece a calmare quelle “anime belle” grazie a un dalemanissimo articolo su “La Repubblica:

[La risoluzione fornisce] un importante strumento di legittimazione politica ai numerosi Governi che vorrebbero applicare la moratoria o addirittura abolire la pena di morte, ma sono ostacolati dall’opinione pubblica interna o da alcuni movimenti politico-religiosi [...]

D’ora in poi la questione della pena capitale è iscritta automaticamente all’ordine del giorno di ogni Assemblea Generale, per essere discussa ogni anno [...]

D’ora in poi i vari organi dell’ONU sono automaticamente autorizzati a “lavorare” ed operare su questo tema. E già si sa che l’Alto Commissario per i Diritti Umani intende istituire una “task force”, anche per assistere i paesi che vogliono gradualmente introdurre serie limitazioni alla comminazione della pena capitale [...]

Ogni anno il Segretario Generale dell’ONU dovrà presentare all’Assemblea Generale un rapporto sull’attuazione della risoluzione approvata ieri: per elaborare questo rapporto, egli dovrà ottenere dagli Stati membri dati e informazioni sulle esecuzioni capitali, sui reati per cui sono state effettuate, nonché sui casi di sospensione dell’esecuzione [...]

Moratoria all’ONU: Natale con una Settimana di Anticipo

Il SIGNORE mise un segno su Caino, perché nessuno, trovandolo, lo uccidesse. Genesi 4, 15

104 voti a favore, 54 contro, 29 astenuti. Abbiamo finalmente la Moratoria ONU sulle esecuzioni capitali.

E’ un’occasione davvero straordinaria, con forse l’unica iniziativa politica italiana che abbia mai davvero attraversato l’arco parlamentare, con il Governo Berlusconi a presentare la prima risoluzione nel 1994 e quello Prodi a vederne l’approvazione nel 2007.

Al culmine dell’ecumenismo, il Vaticano ha commentato positivamente quella che e’ stata in ultima analisi l’iniziativa del Partito Radicale.

Come ho gia’ scritto, questo e’ stato il maggior successo della politica estera italiana in 140 anni. Finalmente, si potra’ dire che l’Italia ha dato qualcosa alla politica internazionale, dopo aver inventato il fascismo.

ONU. ASSEMBLEA GENERALE DICE SI ALLA MORATORIA

NESSUNO TOCCHI CAINO: CON APPROVAZIONE RISOLUZIONE ONU INIZIA IL CONTO ALLA ROVESCIA PER PORRE FINE ALLO STATO CHE UCCIDE. DA SUBITO MOBILITATI PER SUA APPLICAZIONE CONCRETA

MORATORIA. PANNELLA, E’ UN SUCCESSO DI TUTTI

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Adesso tocca all’abolizione, naturalmente. E’ partita da ieri 17 dicembre la campagna dell’SMS solidale 48584 a sostegno della campagna di “Nessuno tocchi Caino” “Dalla Moratoria Onu delle esecuzioni all’Abolizione della pena di morte“.

Per donare 1€ invia un SMS al 48584 dal telefonino personale. Per donare 2€ invia il 48584 da telefono fisso Telecom. La campagna è attiva fino al 1° gennaio 2008.

Buon Natale a tutti!

Martedi’ 18 Dicembre: Voto Moratoria ONU sulla Pena di Morte

Era il 1994 quando, per iniziativa dell’Associazione “Nessuno Tocchi Caino” e del Partito Radicale Transnazionale, il Governo Italiano fece votare per la prima volta l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite una risoluzione in cui si chiede una Moratoria sulle esecuzioni capitali nel mondo.

A quel voto, perduto per soli 8 voti, sono seguiti quasi quattordici anni di alti e bassi. Finalmente, il 15  novembre scorso, la Terza Commissione dell’Assemblea Generale ha votato in favore della risoluzione per 99 a 52.

Se la maggior parte di quei 99 non cambieranno idea martedi’ prossimo quando ci sara’ il nuovo voto in Plenaria (intorno alle 16 ora italiana), potremo festeggiare quello che sarebbe forse il maggior successo della politica estera italiana dai tempi del Conte di Cavour.

Maurizio e…i Cambiamenti Climatici

In una mailing list italiana un noto personaggio televisivo mi ha chiesto “perche’ hai una posizione aggressiva in materia di cambiamenti climatici (peraltro ben esplicitata da quanto scrivi nel tuo blog)?”. Di seguito la mia risposta:

In realta’ scrivo tanto sui Cambiamenti Climatici (CC) ma si tratta di un effetto collaterale del mio atteggiamento scettico un po’ per istinto, un po’ per apprendimento.

Ai miei tempi mi sono formato in campo scientifico anche dietro a Skeptic Magazine, e James Randi e’ lassu’ nel mio Pantheon, assieme a Penn&Teller, Michael Shermer e tanti altri. A suo tempo leggevo anche la mailing list del Cicap.

Di astrologi e veggenti mi sono un po’ rotto, pero’, anche se trovo divertenti le pareidolie periodicamente fatte a pezzi dal Bad Astronomer (BA e’ un blog che consiglio di leggere, anche se sul clima io e Phil Plait la pensiamo molto diversamente)

Comunque, mi piace molto tenermi aggiornato dal punto di vista scientifico, sia da Scientific American, sia da Le Scienze, sia da American Scientist (piu’ una caterva di siti web di riviste varie. Ma New Scientist non lo sopporto, come stile).

Quando c’e’ bisogno mi leggo gli originali, anche se l’accesso da quando ho lasciato l’ambiente accademico e’ molto piu’ ristretto.

Se uniamo le due cose, otteniamo un tizio (me) che legge articoli scientifici con un occhio scettico, in maniera critica cioe’, perche’ quello che pretendiamo dal primo cafone illusionista lo dobbiamo richiedere anche a Lancet e Nature.

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Il CC da questo punto di vista e’ la “Tempesta Perfetta” per vari motivi.

Prima di tutto, francamente tanti studi sono campati in aria, tante affermazioni sono senza base scientifica, e tante previsioni sono solo lugubre paure del futuro. Non dico che la climatologia moderna vada buttata al macero, pero’ trovo difficile pensare che siano cose serie piu’ di una minima parte delle 428 e piu’ previsioni di cambiamento dovuto al riscaldamento globale.

Per far luce sulla situazione “vera”, proprio in questi giorni sto spulciando l’AR4-WG2 dell’IPCC pagina per pagina, per cercare finalmente di capire quali conseguenze del CC siano gia’ successe o stiano succedendo proprio adesso.

La prima cosa che salta all’occhio pero’ e’ che dei 26’200 cambiamenti riportati “consistenti con il riscaldamento” , ben 25mila siano relativi a sistemi biologici in Europa. Si tratta del 95.5% tutti da un continentino piccolo piccolo. E chissa’ quanti di quei cambiamenti sono legati fra di loro.

Insomma ci sono quasi tre volte piu’ cambiamenti “INconsistenti con il riscaldamento” in Europa (3’100) che cambiamenti “consistenti con il riscaldamento” nel resto del mondo (1’177)

E poi mi si chiede perche’ resto scettico? Che ci posso fare, se chiedo di “vedere per credere”? E cosa sbaglio?

Dei modelli del clima, non parlo neanche.

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Non si tratta comunque di attenzioni che riservo solo al CC. Ecco qui il mio commento in inglese a una fesseria pubblicata su The Lancet, l’ennesima associata alla Food Standards Agency britannica.

Questo poi e’ un mio articolo sempre in inglese sulla diatriba riguardo le linee elettriche e il cancro.

E infine una collezione di errori madornali e non, trovati sulle pagine di Astronomy Magazine.

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Ma e’ facile notare che tanti dei miei pezzi parlano di Cambiamento Climatico. Un grosso problema che ho con l’allarmismo climatico e’ infatti dovuto al suo debordare nella politica. Al momento e’ il carrozzone su cui sale chiunque vuole mangiarsi un po’ della nostra liberta’, cercando di pilotarci grazie alle paure (vedi Ban Ki-Moon e le sue stupidaggini sul Darfur).

Queste pero’ naturalmente sono considerazioni politiche per cui ciascuno la pensi come vuole.

Liberiamo le Donne

L’ex inviato ONU Stephen Lewis di U.N. ha detto al sedicesimo congresso internazionale sull’AIDS a Toronto, Canada, nel 2006:

Vi sfido a entrare nella lotta conto l’ineguaglianza fra i sessi. Non esiste obiettivo piu’ onorevole o piu’ produttivo. Non c’e’ niente di piu’ imporante a questo mondo. Tutte le strade conducono dalla emancipazione delle donne al cambiamento sociale.

Sono d’accordissimo. Ma la relativa liberta’ contemporanea delle donne occidentali e’ stata quasi di sicuro un incidente della Storia, causato dalle tragedie delle guerre mondiali che hanno assorbito enormi quantita’ di uomini. C’e’ della speranza e dei mezzi per fare che accada altrove, l’emancipazione delle donne, ma senza forzare le varie societa’ a vivere molto tempo senza gran parte della mano d’opera maschile?

E non accenno neanche alla futilita’ di provare ad inculcare dall’esterno la liberta’ per meta’ dell’umanita’.