A Proposito Di Creazionismo Ed “Intelligent Design”

Da credente, provo una naturale sensazione di disgusto per gli sforzi creazionisti-ID-et-similia che suonano blasfemi, almeno alle mie orecchie.

“Tentare” il Padre perche’ dimostri la Sua presenza e’ uno dei peggiori peccati, perche’ mina ogni relazione di fiducia. E tentare di provare l’esistenza oggettiva di Dio e’ un attentato all’idea stessa della Fede.

Detto questo, attendo il giorno in cui qualcuno verra’ fuori con una teoria scientifica migliore di quella di Darwin e derivati. Prima o poi succedera’: anche Newton non le aveva azzeccate tutte. E sara’ un momento che definire eccitante sara’ poco. Magari capitera’ fra mille anni…per il momento, trovo le agitazioni creazioniste-ID-et-similia una gran perdita intellettuale di tempo (e senza includere la blasfemia di cui sopra).

Anche le teorie sul perche’ gli aereoplani riescano a volare hanno grossi buchi e margini di miglioramento, ma gli aereoplani volano lo stesso.

Con buona pace di Fratus, poi, il creazionismo che arriva a noi adesso (a noi in quanto societa’…poi ognuno si puo’ fare la cultura che vuole), e’ ovviamente quello americano di William Jennings Bryan, che aveva i suoi buoni motivi (non nasce come “anti-darwinismo” ma come “anti-darwinismo_sociale”)

Perche’ dico questo? Perche’ senza i creazionisti americani di certa roba non si parlerebbe piu’.

L’ideale egualitario di WJB si e’ poi purtroppo ulteriormente populistizzato, trasformandosi nel tentativo di insegnare panzane a scuola, al punto di arrivare a infangare la Bibbia con una lettura letterale che sarebbe dovuta morire dopo la pubblicazione della Hexapla di Origene. Ma tant’e’…

Senza Dio, Senza Cervello?

In risposta a questo blog “L’ateismo è più diffuso di quanto si creda” su Universi Paralleli:

(nota ai lettori di Universi Paralleli: questo commento e’ stato li’ censurato. Spero che qualcuno sara’ gentile al punto di farmi sapere quando l’autore di UP si svegliera’ dal sonno della ragione e decidera’ di rispondere. grazie)

Chiedete a un cristiano perché i musulmani credono che ogni beato maschio riceverà in paradiso 72 vergini: il cristiano vi dirà che purtroppo i musulmani sono stati educati a crederlo.

Chiedete a un musulmano perché i cristiani sono convinti di essere macchiati dal peccato originale: vi dirà che purtroppo glielo hanno insegnato da bambini.

Tutti sono atei sugli dei degli altri.

Intanto bisognerebbe trovare un cristiano e un musulmano a cui fare davvero quelle domande, invece di inventarsene due cosi’ tanto per dire.

Secondo il cristiano e il musulmano, a meno che non siano incredibilmente ignoranti o con il prosciutto sugli occhi, dovranno riconoscere che il Dio in cui pregano e’ uno solo, quello di Abramo: per cui non avrebbero senso che si dessero dell’”ateo” l’un l’altro.

Magari un cristiano dira’ che un musulmano e’ una specie di eretico, e vice-versa: ma l’eresia non e’ certo l’ateismo.

La faccenda e’ molto piu’ complessa di quanto le cretinate di Dawkins lascino pensare. Per esempio quante volte e’ stato detto che islamismo e induismo sono assolutamente incompatibili? E poi si va invece a scoprire che c’e’ almeno una popolazione indiana che pratica sostanzialmente entrambi (per non parlare dei Sikh, che hanno elementi islamici e induisti nel loro Credo).

Anche se non nutro alcuna speranza che quanto ho appena scritto aiutera’ nessuno a chiarirsi le idee, mi permetto un piccolo suggerimento: non parlate di cose che per definizione non conoscete.

Se non avete una fede religiosa, parlando di fede religiosa non potrete infatti che dire sciocchezze: a meno che non riusciate a immedesimarvi con coloro che a quanto pare disprezzate.

Sulla Natura di Dio

(Dio) ti lascia (apposta) il dubbio…se ti dicesse la verita’, “ci sono”/”non ci sono”: finisce il mondo!
Roberto Benigni

Ma dove sara’ mai questo Dio (o dei) che puo’ ispirare passioni cosi’ intense non solo fra i credenti, ma anche in quelli con il dichiarato scopo di opporsi all’idea stessa che una cosa come la Fede esista? E perche’ Egli (o Ella) non si rivela una buona volta davanti a tutti e rispondere alle domande sulla Sua esistenza, invece di sembrare quasi ossessionato a dissimularsi?

Una risposta puo’ essere elaborata a partire da due ipotesi: (1) Dio esiste realmente; (2) e’ il Creatore dell’Universo (o del Multiverso).

Di conseguenza, Dio non fa parte dell’Universo/Multiverso, perche’ ovviamente il Creatore non puo’ creare Se stesso.

Di conseguenza, non ha senso riferirsi a Dio scientificamente, cioe’ in maniera oggettiva, osservabile e misurabile sotto condizioni ripetibili e controllate: in una parola, impersonale.

Quindi, e’ uno spreco di tempo cercare nella Natura una prova dell’esistenza di Dio. La fisica, la chimica, l’astronomia, la biologia non mostreranno mai niente del genere, cosi’ come la forchetta non riesce a tirar su la minestra.

E cosi’ come le onde radio non si “nascondono” dall’occhio umano, ma semplicemente possono essere trasformate in immagini e suono con un apparecchio TV: così Dio non si “nasconde” dalla ricerca scientifica, ma puo’ soltanto essere esperito per mezzo dello strumento adatto.

Tale strumento e’ la Fede, un’attivita’ molto personale, fatta di credere, aver fiducia, impegno e convinzione in una combinazione che e’ tutto tranne che impersonale e obiettiva

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Dio Creatore, se esiste, e’ estraneo alla realta’ scientifica. Vuol forse dire che a tutti gli effetti, Dio non esista affatto?

Mi esprimerei contro una cosi’ forte prese di posizione scientista.. La Scienza per definizione puo’ solo occuparsi di cio’ che e’ scientifico.

Ma molto di quanto ci accade ogni giorno non puo’ essere ripetuto né scritto circa in un articolo scientifico: probabilmente, la maggior parte della nostra vita e definitivamente, tutti i nostri sogni.

Mi dispiace ma non posso ripetere i miei sogni in una condizione controllata.

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Come puo’ allora la Fede funzionare, fra una Divinita’ che e’ letteralmente non di questo mondo ed il nostro cervello fisico?

Un soggetto che meritera’ un proprio blog.

Le Catene di Pio XII sull’Olocausto

Senza esclusione di colpi la puntata di VivaVoce su Radio24, dedicata alle annose polemiche sul comportamento di Papa Pio XII riguardo l’Olocausto (La verità che divide: Pio XII e gli ebrei, 16 Aprile 2007).

Ora, checche’ ne cerchi di dire in trasmissione l’On. Buttiglione, ci sono ancora molte ambiguita’ sul sostanziale silenzio papale mentre veniva compiuto quell’immane delitto – ambiguita’ confermata dal fatto che continuiamo a discutere dei motivi dietro tale comporatamento ben 60 anni dopo.

Il problema e’ composto dal fatto che Pio XII quando ancora Cardinale Pacelli fu proprio il Nunzio Apostolico che negli anni ’30 firmo’ un Concordato con la Germania di Hitler: una serie di accordi che i Nazisti non applicarono mai, se non come propaganda per convincere i Cattolici tedeschi a non contrastare la Dittatura Criminale che si era stabilita a Berlino.

Tutto sommato, Pacelli commise all’epoca lo stesso errore dei conservatori tedeschi cui era molto vicino, pensando di poter trattare Herr Adolf come un politico qualunque, anzi un caposaldo nella lotta contro il Comunismo: visto questo come il Diavolo al punto da abbandonare gli Ebrei tedeschi convertiti al cattolicesimo a un destino di discriminazione, accettando che per lo Stato nazista quelli fossero classificati come Ebrei e non come Cattolici (questo, quando in verita’ di camere a gas e sterminio ancora non se ne parlava).

Una questione di calcolo politico, sacrificando parte del gregge per proteggere il resto? Piu’ o meno quanto Buttiglione ha detto riguardo l’assenza di condanne vaticane durante la guerra delle deportazioni prima (inclusa quella degli Ebrei romani), dei campi di concentramento dopo e finanche della Shoah alla fine.

Perche’ quel  silenzio, allora, che ha portato il Museo dell’Olocausto di Gerusalemme a descrivere il Papa Pio XII come assente alla tragedia? Secondo Buttiglione, il Papa voleva proteggere i Cattolici, inclusi quelli che salvarono davvero migliaia di Ebrei. Forse ha ragione.

E’ possibile immaginare un terribile ricatto nazista, palese o velato, contro la persona del Papa o la Chiesa tutta, con minacce di distruzione totale del piccolissimo Colle Vaticano che la Wehrmacht avrebbe potuto completare in mezzo pomeriggio.

Oppure la minaccia di pubblicazione di documenti degli anni ’30 che avrebbero potuto compromettere definitivamente il Papa proprio mentre Americani ed Inglesi risalivano la Penisola.

Quest’ultima ipotesi, ad oggi ovviamente campata in aria, spiegherebbe pero’ perche’ la Chiesa Cattolica si sia cosi’ impegnata a salvare tanti Nazisti, aiutandone l’esodo in Sudamerica dopo la guerra: un argomento che tutti conoscono ma di cui non si vuole parlare.

E’ proprio difficile trovare come riscattare il Papato degli anni dal 1939 al 1958. Per fortuna o provvidenza, e’ arrivato dopo Giovanni XXIII a cambiare un po’ di cose.

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Una prospettiva storica e’ certo necessaria: dire che Pio XII era un antisemita non ha senso quando il Primo Ministro inglese Chamberlain non aveva remore a far parte di un Club che non accettava Ebrei.

Ma come dice Benedetto XVI, non si puo’ relativizzare tutto dal punto di vista morale.

E il Vangelo, a proposito, non parla certo a favore della scelta descritta da Buttiglione: “Perché chi vorrà salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia e del vangelo, la salverà” (Marco, 8:35).

Non si puo’ stare zitti quando milioni vengono uccisi in maniera industriale: neanche per salvare la Chiesa tutta.

Viva il Papa (2)

In visita alla Moschea Blu, ha pregato come un Musulmano, in direzione della Mecca, per due minuti

Benedetto XVI prega in direzione della Mecca

Significative le parole scritte nel Libro d’Oro a Santa Sofia: “Nelle nostre diversità ci troviamo davanti alla fede del Dio unico, che Dio ci illumini e ci faccia trovare la strada dell’amore e della pace

I Quattro Cavalieri dell’Ateismo

Raccolgo i miei arti superiori da terra dopo aver letto il recentissimo contributo di Maurizio Ferraris (“Non Sapendo A Chi Credere”, Domenicale Sole24Ore, 29 Ottobre): un contributo che oserei dire dis-arm-ante se mi si perdona il doppio senso e lo strano neologismo misto-inglese

Sono sicuro che altri (come Ravasi) riusciranno a rispondere alle provocazioni filosofiche del Ferraris meglio di quanto io possa mai permettermi di pensare (ma qualcuno lo dica, al Ferraris, che avventurarsi in palesi falsita’ come “la maggior parte dei conflitti coinvolg[e] ora le religioni abramiche” non e’ un buon segno riguardo la presunta fattualita’ dell’intera sua polemica)

Ne approfitto allora per tentare, partendo dal punto di vista del Credente, una classificazione dell’Ateo Contemporaneo in quattro categorie: Indifferente, Devoto, Remoto ed Economico

(1) L’Ateo Indifferente e’ quella persona a cui, appunto, della Divinita’ e della Religione non importa niente: cui cui il Credente potra’ avere un dialogo, ma magari sullo sport, il cinema o la televisione

(2) L’Ateo Devoto e’ colui che vede nella religione una serie di precetti morali da usare per manipolare questa o quella riforma sociale: e per questo assomiglia piu’ all’Anticristo che a un interlocutore serio per chi ha fede. Come dice il Ferraris, la religione e’ qualcosa di piu’

(3) L’Ateo Remoto e’ il tipo alla Ferraris: il quale pur non avendo fede, ritiene di poterne parlare alla stregua della storiellina per bambini e/o idioti. Accomuna cosi’ Gesu’ Cristo a Babbo Natale; esce fuori con perle del tipo “Chi crede in una cosa infinita crede in qualsiasi cosa”; riduce l’appartenenza a una tradizione religiosa a una forma di contabilita’, con una serie di dogmi da seguire alla lettera per non essere “eretici” (una ingenuita’ che suonera’ vetusta per i Cattolici, e completamente estranea per Ebrei, Musulmani, Induisti, etc etc). C’e’ da aspettarsi che il Ferraris, messo di fronte a un Credente, non possa bonta’ sua trattenersi dalle risa: e meno male che dovrebbe rappresentare il meglio della razionalita’ (Ferraris non e’ solo: si veda Richard Dawkins in “L’Illusione di Dio” e Daniel C Dennett in “Rompere l’Incantesimo: La Religione come Fenomeno Naturale“)

(4) L’Ateo Economico infine, e’ quello che ha capito che un serio Ateismo non-indifferente e che quindi desideri almeno capire il perche’ esistano i Credenti, deve imparare dalla recente rivoluzione in campo economico: nella quale, come dice Matteo Mortellini sul Domenicale Sole24Ore del 15 Ottobre (“Charlie Brown decide cosi’”), il fantomatico Homo Economicus iper-razionalista delle vecchie teorie e’ stato finalmente sostituito da una persona che segue “una logica diversa da quella matematica, ma non meno sistematica

Ed e’ solo con quest’ultimo che ha senso, per il Credente, discutere di religione. L’Ateo Economico infatti non avra’ per ipotesi che la Fede sia sinonimo di irrazionalita’, e sara’ davvero aperto allo scambio di idee

Il discettare degli altri in tema di religione, vale quanto una toilette per sole donne sul Monte Athos
 

Il Mito Iperrazionalista Di Dawkins et al.

Richard Dawkins ha appena pubblicato “L’Illusione di Dio“. Daniel C Dennett ha dedicato il  suo tempo a scrivere “Rompere l’Incantesimo: La Religione come Fenomeno Naturale

In entrambi i casi, scrittori dichiaratamente atei hanno voluto dire la loro opinione sulla “religione”. E a quanto sembra in entrambi i casi, il messaggio e’ un’esortazione a liberarsi da divinita’ e religiosita’, per camminare liberi e sereni verso un luminoso futuro privo di leggende e superstizioni

Questa visione riduttiva all’estremo del mito (per non parlare del rito) non solo e’ assurda, e’ inumana: perche’ pensare che la religiosita’ sia un giochino di fantasie e suggestione personale e collettiva significa negare l’esistenza non di un dio, ma dell’umanita’ di ciascuna persona

Esiste nessuno che viva senza un mito? “Mito” in senso positivo, magari l’archetipo simbolo di cio’ che e’ la nostra aspirazione verso l’essere o l’avere qualcosa di meglio?

A chi pensa che il razionalismo sia l’unica strada logica vorrei dire: anche Voltaire aveva le sue meschinita’: che ne so, magari si puliva il naso con i mignoli.

Vuol dire che chi si fa guidare dal pensiero di Voltaire, si pulisce anche il naso con i mignoli? Certo che no

Non e’ il “Voltaire vero” la guida, e’ il “Voltaire mito”. E questo basta, naturalmente. Non avra’ mai detto la celebre frase sul difendere le idee altrui fino alla morte, ma chi se ne importa?

Quella frase fa parte del mito di Voltaire

Parigi valeva bene una messa? Il regno venne dato via per un cavallo? Perdersi a cercare convalide di quelli e altri “miti” e’ interessante storicamente ma significa perdere di vista il significato originale

Non sarebbe una sciocchezza cestinare 2001 – Odissea nello Spazio perche’ di parallelipedi neri non ce ne sono, intorno a Giove?

L’assurdita’ di un atteggiamento contemporaneo iperrealista (e quindi, curiosamente, completamente immaginario) era gia’ stata individuata nel curioso episodio della Merda d’Artista di Piero Manzoni

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Sono sicuro che i miti greci stessi, adesso letti come favolette, avessero in origine dei significati e dei messaggi importanti.

E’ allora un peccato che la parola “mito” e all’idea della divinita’ si associ il concetto di un popolino incolto, imbelle, imbecille e facilmente manipolabile: “Per cui ora possiamo farne a meno”

A pensarci bene, e’ un mito pure quello