Crogiolarsi Nella Illusione Anti-Berlusconiana, Farsi Del Male

L’articolo di Massimiliano Boschi “Meritocrazia ad personam” sul blog de Il Fatto Quotidiano e’ l’ennesimo tentativo di dipingere Silvio Berlusconi come la personificazione del Male, colui cioe’ che ha portato l’Italia ad essere quella che e’ con tutte le sue brutture e tutti i suoi problemi. E come ogni altro suo compare, il risultato e’ stupido, nel senso che non porta alcun vantaggio apparente ne’ a chi lo scrive, ne’ tanto meno all’Italia che si vorrebbe “salvare” dalle grinfie berlusconiane, e che invece si ritrova sempre piu’ lontana dal comprendere se stessa e i propri problemi.

Boschi scrive infatti che

Il migliore non sarà mai riconoscente per una promozione, perché crede di avere solo quello che gli spetta. Se, invece, si promuove un incapace questo sarà sempre al servizio del capo perché sa di dovergli tutto. Questo ha fatto nascere una sorta di clientelismo “ad personam”, una massa di inetti ha occupato posti che toccherebbero a gente più abile e preparata. Si è costruito un voto di scambio per cui gli incapaci fedeli al capo hanno i posti migliori, al posto degli spiriti liberi e degli efficienti. Ed il danno non è, quindi, solo alla democrazia e alla cultura, ma anche all’economia di un paese”

Si tratta dunque di qualcosa che e’ piovuto addosso agli Italiani dopo che Silvio Berlusconi e’ entrato in politica intorno al 1993? E’ la stessa tesi ripetuta a Londra dall’eurodeputato IdV De Magistris, secondo il quale la meritocrazia e’ scomparsa piu’ o meno in quel periodo.

L’idea sembra dunque molto semplice e sono sicuro che trovera’ terreno fertile in molti cuori: la colpa e’ di Berlusconi. Liberiamoci di Berlusconi, dunque, e anche in Italia scorrera’ il latte e il miele (e l’onesta’)?

In realta’ quella mi sembra una straordinaria operazione millantatoria. Chiunque ritenga che prima del 1994 in Italia non ci fosse clientelismo di ogni ordine e grado, non sa quello che sta dicendo, e se lo sa, e’ consapevole di stare raccontando monumentali panzane. E poi mi si chiede perche’ Travaglio e soci non li sopporto…

Non e’ difficile saperne di piu’, anche per coloro che sono nati dagli anni ’70 in poi. Tanto per non annoiarsi, basta darsi alla cinematografia. Due film per tutti: “Le mani sulla citta’” (e’ del 1963, come e’ stato fatto notare a De Magistris); e “Il divo“. E poi quasi tutti i film di Alberto Sordi. E naturalmente “C’eravamo tanto amati“. Etc etc etc.

E chi volesse vedere cosa succede dopo decenni e decenni di clientelismo, si faccia un giro in alcune facolta’ Universitarie (da dove magari certi Professoroni radical-chic ululano contro Silvio, dopo aver partecipato alla spartizione del potere anche loro).

Cosa va invece ora di moda? “Videocracy“, altro tentativo di incolpare Berlusconi di tutto. Qualcuno dica al povero Erik Gandini che spazzatura come il Grande Fratello e l’Isola dei Famosi non e’ stata inventata in Italia…il fenomeno della fama istantanea apparendo in TV non e’ solamente o specialmente italiano, non e’ nato con Berlusconi, etc etc.

Di persone famose nonostante non abbiano alcun talento particolare di alcun tipo, il Regno Unito ne e’ pieno (vengono chiamate di solito come “C-list celebrities”).

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Chi vuole crogiolarsi in tali stupidaggini contro Berlusconi lo faccia pure. Ma si rendera’ conto della loro pericolosita’, in uno Stato insanguinato da una serie interminabile di omicidi politici? E che speranza c’e’ di risolvere un problema se se ne individua la causa sbagliata?

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Nell’attuale situazione, anzi, la presenza di Berlusconi e’ una componente liberatoria. Il politico “bacchettone” di una volta e’ quantomeno improponibile, e le vecchie ipocrisie, con gli accordi fatti sottobanco non hanno piu’ ragion d’essere. Chi vuole tornare all’epoca in cui le decisioni interne alla RAI e non solo, erano ignote ai piu’?

O come al solito, era meglio quando stavamo peggio?

Film Anti-Corano? La Liberta’ di Parola Non C’Entra Niente

Cosa dire riguardo Fitna, il film “anti-Corano” del deputato olandese di estrema destra Gert Wilders che sta avendo i suoi cinque minuti di fama in questi giorni?

Prima di tutto, la liberta’ di parola non significa andarsele a cercare: anzi, come e’ stato gia’ scritto, la “polemica per la polemica” e’ solo segno di conformismo.

Io difendo Rushdie quindi (il quale scrive letteratura, per poi scoprire di aver offeso), ma del film Fitna (che e’ nato all’unico scopo di offendere) non me ne importa un tubo.

D’altronde e’ storicamente accertato che mentre Cristiani ed Ebrei hanno potuto prosperare in stati islamici, non si puo’ certo dire il contrario (anzi! figuriamoci, lo stesso genocidio degli armeni e’ posteriore alla de-islamizzazione dello stato ottomano). Il Corano parla chiaro:

2,62: In verità coloro che credono, siano essi giudei, nazareni o sabei, tutti coloro che credono in Allah e nell’Ultimo Giorno e compiono il bene riceveran no il compenso presso il loro Signore. Non avranno nulla da temere e non saranno afflitti.

5,69: Coloro che credono, i Giudei, i Sabei o i Nazareni e chiunque creda in Allah e nell’Ultimo Giorno e compia il bene, non avranno niente da temere e non saranno afflitti.

22,17: E certamente, nel Giorno della Resurrezione, Allah giudicherà tra coloro che hanno creduto, i giudei, i sabei, i cristiani, i magi e coloro che attribuiscono associati ad Allah. In verità Allah è testimone di ogni cosa.

Al contrario, per esempio l’assoluta esclusivita’ cattolica (secondo la quale, almeno fino al Concilio Vaticano II, nessuno ma proprio nessuno non-cattolico avrebbe potuto salvarsi) ha portato a una incredibile quantita’ di eccidi. Curioso, a questo proposito, il testo coranico, che oserei dire ecumenico:

2,135: Dicono: “Siate giudei o nazareni, sarete sulla retta via”. Di’: “[Seguiamo] piuttosto la religione di Abramo, che era puro credente e non associatore.
2,136: Dite:”Crediamo in Allah e in quello che è stato fatto scendere su di noi e in quello che è stato fatto scendere su Abramo, Ismaele, Isacco, Giacobbe e sulle Tribù, e in quello che è stato dato a Mosè e a Gesù e in tutto quello che è stato dato ai Profeti da parte del loro Signore, non facciamo differenza alcuna tra di loro e a Lui siamo sottomessi”.
2,137: Se crederanno nelle stesse cose in cui voi avete creduto, saranno sulla retta via; se invece volgeranno le spalle, saranno nell’eresia. Ma Allah ti basterà contro di loro. Egli è Colui che tutto ascolta e conosce.
2,138: Questa è la tintura di Allah! Chi mai può tingere meglio che Allah? Noi Lo adoriamo.
2,139: Di’: “Volete polemizzare con noi a proposito di Allah, Che è il nostro e vostro Signore? A noi le nostre opere e a voi le vostre! Noi ci diamo solo a Lui.
2,140: Vorreste forse sostenere che Abramo e Ismaele e Isacco e Giacobbe e le Tribù erano giudaizzati o nazareni?”. Di’: “Ne sapete forse più di Allah?”. Chi è peggior empio di chi nasconde qualcosa che ha ricevuto da Allah? Ma Allah non è incurante di quello che fate.

A chiunque parli quindi di islam come una forma di “fascismo” posso quindi dire che lo puo’ anche scrivere sulla Luna, ma l’unica cosa che dimostrera’ e’ che non si e’ informato. E magari, che non si vuole informare.

Ambiente: Maledette Iperboli

Greenpeace ha annunciato che prendera’ le vie legali per fermare la decisione del Governo britannico di ricominciare a costruire centrali nucleari. Chissa’ quanti soldi saranno spesi in inutili avvocati…

Personalmente, a quelli di Greenpeace mi verrebbe da dire come Bart Simpson, “ciucciatevi il calzino!!!”.

Cosa si aspettavano? Greenpeace e tante altre organizzazioni di ogni genere e specie che piacciono sicuramente molto al nostro Pecoraro Scanio, non sono forse venute fuori anni fa con proclami del tipo “il cambiamento climatico (CC) e’ la piu’ grande sfida dell’umanita’” e “il riscaldamento globale (RG) e’ la piu’ grande minaccia alla sopravvivenza (del pianeta, di solito)”?

Perche’ abbiano deciso di parlare per iperboli penso di saperlo: non hanno saputo resistere alla ghiotta occasione di occupare il palco nel teatro delle decisioni politiche. O almeno, cosi’ la pensavano.

Ora, naturalmente chi era un po’ furbo ha fatto due piu’ due e capito che se CC e RG vengono davanti a tutto il resto, e’ chiaro che anche l’etanolo e l’uranio (e l’ETS europeo con i soldi aggratisse) sono soluzioni “vendibili”: e infatti sono state vendute e anche acquistate.

Per definizione, se OGNI altro problema ambientale e’ INFERIORE a quello del CC e del RG, allora e’ preferibile e puo’ essere scelto. Sono sicuro che non abbiamo ancora visto l’ultima furbata.

D’altronde, se sei nella padella e stai per morire anche la brace ti sembrera’ invitante.

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Questa “lobby ambientalista” tatticamente e strategicamente imbelle e’ sicuramente il miglior nemico che uno possa mai sognare di avere.

Idioti: perche’ se invece di isterismi politicamente dubbi (non si sa perche’, tutte le soluzioni sembrano invocare un aumento della presenza statale?) Greenpeace avesse POSTO LA DOMANDA GIUSTA, vale a dire la questione ambientale/antropica (occupazione del territorio; abuso del “bene comune” ambientale; demografia; poca differenziazione delle fonti energetiche; etc), ALLORA il NUCLEARE e l’ETANOLO NON SAREBBERO STATI proponibili come soluzioni. E non saremmo qui a lamentarcene.

Guarda caso, invece, i negoziati sul contenimento delle emissioni vanno a rilento, l’accordo di Kyoto era una presa in giro, quasi nessuno e’ riuscito a rispettarlo, etc etc.

Se adesso (puta caso) si scopre poi che il RG e il CC non ci sono o comunque non sono poi dei problemi cosi’ gravi, Greenpeace e gli altri, che hanno messo tutte le loro uova nello stesso cesto perderanno ogni credibilita’.

E chi se ne approfittera’, se non quelli che se ne sono gia’ approfittati fino ad adesso?

Nel frattempo, la questione ambientale/antropica non se la impippera’ nessuno. E noi, cui anni fa la benzina senza piombo era stata propagandata come “verde”, e adesso ci viene detto di comprare la lavatrice “verde”, rimarremo qui ad aspettare la prossima trovata sempre piu’ fortissimamente e inutilissimamente “verde”…

Maurizio e…i Cambiamenti Climatici

In una mailing list italiana un noto personaggio televisivo mi ha chiesto “perche’ hai una posizione aggressiva in materia di cambiamenti climatici (peraltro ben esplicitata da quanto scrivi nel tuo blog)?”. Di seguito la mia risposta:

In realta’ scrivo tanto sui Cambiamenti Climatici (CC) ma si tratta di un effetto collaterale del mio atteggiamento scettico un po’ per istinto, un po’ per apprendimento.

Ai miei tempi mi sono formato in campo scientifico anche dietro a Skeptic Magazine, e James Randi e’ lassu’ nel mio Pantheon, assieme a Penn&Teller, Michael Shermer e tanti altri. A suo tempo leggevo anche la mailing list del Cicap.

Di astrologi e veggenti mi sono un po’ rotto, pero’, anche se trovo divertenti le pareidolie periodicamente fatte a pezzi dal Bad Astronomer (BA e’ un blog che consiglio di leggere, anche se sul clima io e Phil Plait la pensiamo molto diversamente)

Comunque, mi piace molto tenermi aggiornato dal punto di vista scientifico, sia da Scientific American, sia da Le Scienze, sia da American Scientist (piu’ una caterva di siti web di riviste varie. Ma New Scientist non lo sopporto, come stile).

Quando c’e’ bisogno mi leggo gli originali, anche se l’accesso da quando ho lasciato l’ambiente accademico e’ molto piu’ ristretto.

Se uniamo le due cose, otteniamo un tizio (me) che legge articoli scientifici con un occhio scettico, in maniera critica cioe’, perche’ quello che pretendiamo dal primo cafone illusionista lo dobbiamo richiedere anche a Lancet e Nature.

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Il CC da questo punto di vista e’ la “Tempesta Perfetta” per vari motivi.

Prima di tutto, francamente tanti studi sono campati in aria, tante affermazioni sono senza base scientifica, e tante previsioni sono solo lugubre paure del futuro. Non dico che la climatologia moderna vada buttata al macero, pero’ trovo difficile pensare che siano cose serie piu’ di una minima parte delle 428 e piu’ previsioni di cambiamento dovuto al riscaldamento globale.

Per far luce sulla situazione “vera”, proprio in questi giorni sto spulciando l’AR4-WG2 dell’IPCC pagina per pagina, per cercare finalmente di capire quali conseguenze del CC siano gia’ successe o stiano succedendo proprio adesso.

La prima cosa che salta all’occhio pero’ e’ che dei 26’200 cambiamenti riportati “consistenti con il riscaldamento” , ben 25mila siano relativi a sistemi biologici in Europa. Si tratta del 95.5% tutti da un continentino piccolo piccolo. E chissa’ quanti di quei cambiamenti sono legati fra di loro.

Insomma ci sono quasi tre volte piu’ cambiamenti “INconsistenti con il riscaldamento” in Europa (3’100) che cambiamenti “consistenti con il riscaldamento” nel resto del mondo (1’177)

E poi mi si chiede perche’ resto scettico? Che ci posso fare, se chiedo di “vedere per credere”? E cosa sbaglio?

Dei modelli del clima, non parlo neanche.

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Non si tratta comunque di attenzioni che riservo solo al CC. Ecco qui il mio commento in inglese a una fesseria pubblicata su The Lancet, l’ennesima associata alla Food Standards Agency britannica.

Questo poi e’ un mio articolo sempre in inglese sulla diatriba riguardo le linee elettriche e il cancro.

E infine una collezione di errori madornali e non, trovati sulle pagine di Astronomy Magazine.

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Ma e’ facile notare che tanti dei miei pezzi parlano di Cambiamento Climatico. Un grosso problema che ho con l’allarmismo climatico e’ infatti dovuto al suo debordare nella politica. Al momento e’ il carrozzone su cui sale chiunque vuole mangiarsi un po’ della nostra liberta’, cercando di pilotarci grazie alle paure (vedi Ban Ki-Moon e le sue stupidaggini sul Darfur).

Queste pero’ naturalmente sono considerazioni politiche per cui ciascuno la pensi come vuole.

Stampa Surriscaldata e il Povero Gio_c_acchino

To: lettere@lastampa.it

Cara Redazione del quotidiano La Stampa

Antonio Scurati, bonta’ del suo nome, tratteggia il clima a tinte fosche su La Stampa di oggi (“Apocalypse Gore”), per poi dirci che bisogna passare dalle ansie ai fatti, prima che compaia l’atmoterrorismo.

Scurati sembra particolarmente entusiasta dell’idea che tutto cio’ inspiri una “missione generazionale” in coloro abituati alla “pappa pronta”.

Ma io che ho quaranta anni, ce l’ho gia’, le mie missioni generazionali.

Una e’ quella di mandare a quel paese chi passa il suo tempo nella paura e nell’impaurire. Che si prenda un Prozac, il sig. Scurati.

L’altra missione e’ diminuire gli incidenti di battitura sui giornali. E quindi se vi perdono per aver scritto “Giocchino Murat” (ultimo paragrafo, seconda frase) proprio non posso fare a meno di brontolare per quel “Giocacchino Murat” scritto a quattro righe dalla fine dell’articolo di Scurati.

saluti
maurizio morabito

Terrorismo da parte de La Repubblica

Lettera inviata a La Repubblica

To: “Lettere al Direttore Repubblica” , “Redazione La Repubblica”

Caro Direttore, cara Redazione

Negli ultimi giorni, a seguito dei presunti attentati di Londra, “La Repubblica” non ha fatto altro che parlare di paura, paura e paura.

Paura a Londra, paura per il concerto di Diana, paura a Glasgow.

Ora, non sono sicuro chi sia il vostro corrispondente da Londra ma fatelo rientrare in Italia perche’ se ha tanta paura e’ meglio che se ne vada.

Io ero a Londra il 7 luglio 2005, ero a Londra giovedi’ scorso e continuo a vivere a Londra. NON vivo in alcuna paura di attentati, e anche se sono consapevole che possono capitare, piu’ che non trascurare pacchi e valigie sospette non posso.

E quindi vado a lavorare in treno, in autobus, in taxi, in metropolitana, a piedi, come sempre.

Professionisti o dilettanti che siano, ci sono dei tizi che vogliono spaventare. Aver paura significa quindi aver perso. E quindi io non ho paura. Amen.

E questo non perche’ io sia piu’ speciale degli altri. Sono in compagnia di centinaia di migliaia di persone. Venite pure a vederli, tutti a fare il loro mestiere come al solito, altro che “paura e paura”. Amen di nuovo.

Trovatemi un Londinese che abbia paura. A parte quelli che scrivono per La Repubblica, naturalmente.

Il vostro comportamento non e’ un problema trascurabile. Grazie a voi e a tanta stampa e TV italiana, devo passare ore interminabili a tranquillizzare i miei genitori.

Possibile che non abbiate meglio da fare che terrorizzare due pensionati? E non avete miglior modo di scrivere che titillare i sentimenti piu’ primitivi dei lettori?

Fatevene una ragione di vita. In questo periodo della storia possono esserci attentati. Possono anche esserci incidenti stradali, fughe di gas, rapine a mano armata, infarti, tumori, e non e’ mai trascurabile il numero di persone che muore scivolando in bagno.

Chi e’ terrorizzato dalla toilette, smetta di lavarsi.

saluti
maurizio morabito

Democrazia, Deimocrazia e il Surriscaldamento Intorno ad Al Gore

Lettera da Londra a “Notizie Radicali” e Valter Vecellio

(riguardo la recente proposta di annoverare fra i “miti” radicali anche l’attivita’ ecologista dell’ex-vice presidente americano, Al Gore, ora nelle sale con il documentario “Una Verita’ Scomoda” sul riscaldamento globale)

Caro Direttore,

L’amletico dibattito “Gore si’-Gore no” in casa radicale ha valenza strategica e come tale non puo’ ridursi all’argomentare sull’effetto di questa o quella concentrazione di anidride carbonica

E’ vero che quando si parla di cambiamento climatico si deve parlare di “scienza”. Ma e’ ben piu’ importante capire la compatibilita’ fra un certo modo di pensare e fare la politica, e una eventuale introduzione dell’ex vicepresidente americano nel Pantheon di una organizzazione liberale, liberista e libertaria

E’ quindi opportuno fare alcune considerazioni di base soprattuto riguardo il terreno minato che fa da interfaccia fra questa e la politica: con da una parte l’assurda cagnara manipolativa dell’“al lupo-al lupo” che sempre piu’ minaccia la liberta’ della persona; e dall’altra la traduzione, spesso poco saggia e consapevole, del linguaggio scientifico sul terreno della politica

Al Gore fa cilecca su entrambi i fronti

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E’ stato detto riguardo Jim Hansen, famoso climatologo della NASA molto impegnato nella “lotta” contro il cambiamento climatico: “o Hansen è un “terrorista” prezzolato (da chi?), e se me lo si spiega, sono disposto a crederci. Oppure quantomeno penso che quello che dice val la pena di prenderlo in considerazione”

Ma quella dicotomia non e’ completa: perche’ nel mondo di oggi non occorre essere “terroristi” ne’ “prezzolati” (e neanche bugiardi) per perorare la propria causa usando un linguaggio apocalittico: il linguaggio dello zeitgeist, paradossalmente, di _inizio_ millennio

Siamo circondati da notizie da fine del mondo: dall’AIDS, alla SARS, alla Guerra al Terrore, alla Sovrappopolazione, all’Invasione dei Barbari Immigrati Clandestini fino appunto al Cambiamento Climatico. Non passa quasi giorno senza che qualcuno dichiari la nostra specie in via di estinzione, il pianeta prossimo a diventare un mucchietto di cenere, o anche il nostro agiato stile di vita pronto a scomparire a causa dell’al-Qaeda di turno

E adesso a quelle voci si e’ unito Al Gore, rimproverandoci una colpevole inerzia mondiale a livello di popoli, governi ed individui, destinati ad alluvioni, siccita’, uragani, ondate di caldo e freddo, fame, miseria, etc etc (incluse, naturalmente, le cavallette), solo per fare ricche un po’ di multinazionali del petrolio

Questa sottile e cosi’ alla moda sostituzione della Democrazia, del potere del Popolo, con la “_Deimocrazia_”, il potere della Paura (per non abusare del termine Terrore), non e’ certo un modo intelligente di fare politica: prova ne siano i continui attacchi alla Costituzione e alle Leggi Internazionali permessi ad un’Amministrazione USA pronta ad agitare i suoi babau preferiti pur di giustificare nuovi accaparramenti di potere

“A volte aver paura e’ salutare”: ma quand’e’ che abbiamo abbiamo abbandonato i vecchi strumenti della politica, per abbracciare la Paura come unico strumento di persuasione? Perche’ credere che l’unico modo per proteggere l’ambiente, per difendersi dal terrorismo suicida, per ricondurre il numero di umani a dimensioni piu’ ragionevoli, sia far credere agli elettori che devono “farsela sotto”, magari a causa di fantasmi sempre piu’ mostruosi?

E’ tutto cio’ forse ad uso e consumo di un presunto “popolo bue” da circuire con l’eccitazione pornografica della tragedia e del disastro? Ma se la pensiamo cosi’, c’e’ da buttare al macero il concetto stesso di Democrazia

Oppure, ci sara’ da accettare, cinicamente, che l’”Homo Sapiens” e’ piu’ che altro “Homo Insanus”, e reagisce solo quando sbatte il naso contro il problema? Ma allora lasciamo perdere i discorsi, i programmi, i progetti: semplicemente facciamo la “Politica del Giorno Dopo”, e inseguiamo i problemi cosi’ come appaiono stampati sulle prime pagine dei giornali (ahinoi, sembra che ci sia gia’ chi lo segue, quel principio)

In realta’, Jim Hansen, che non parla d’altro che delle previsioni peggiori in caso di cambiamento climatico; Tim Flannery, lo scienziato australiano che scrive che bruciare carbone significhera’ forse la fine dell’umanita’; Jared Diamond, l’ex-scettico che ha sposato l’inossidabile pessimismo di Paul Ehrlich per incolpare di consumismo e anti-ecologismo gli schiavizzati e decimati abitanti dell’Isola di Pasqua: ebbene, costoro non usano che un certo politichese adesso troppo diffuso e pernicioso, legato sempre alla tragedia annunciata, allo spaventare l’interlocutore, al costringerlo in maniera molto anti-libertaria ad accettare che siamo in condizioni disperate, e che quindi vanno prese misure disperate

E non solo: la politica della “_Deimocrazia_” portata al parossismo assume chiari stampi religiosi: un po’ perche’ millenarista, un po’ perche’ il linguaggio di certa religione e’ sempre piu’ comune, come nelle “crociate” anti-terrorismo; nei discorsi da “il mio Dio e’ meglio del tuo”; nelle insinuazioni anti-islamiche (tutte cose centellinate piano piano, con tanti distinguo e tante scuse inutili, e che stanno inculcando nel mondo Occidentale l’idea che la persona di fede islamica e’ un terrorista, imbecille, imbroglione o fannullone…magari in vista di un prossimo pogrom?)

Anche il dibattito sul riscaldamento globale e’ stato trasformato in una dichiarazione di fede. Michael Chricton ha provato a dirlo e ci ha rinunciato, dopo aver subito attacchi personali ed aver visto anche tele-evangelisti alla Pat Robertson predire la Fine della Natura nell’ecatombe climatica. L’editorialista del britannico Guardian, George Monbiot dice chiaro e tondo che Lui (Monbiot) Ci Guarda. Margo Kingston ha scritto sull’australiano Daily Briefing che chi nega l’esistenza del riscaldamento globale commette un crimine contro l‘umanita’. Altri hanno suggerito che chi non e’ d’accordo sul fatto che ci sia un cambiamento climatico, andra’ processato in futuro come i Nazisti a Norimberga

Curiosamente dietro questa nuova religione c’e’ anche un nuovo Mercato delle Indulgenze. L’Al Gore che ci dice di volare meno mentre saetta per i cieli di tutto il mondo fra alberghi di lusso e cene da nababbo, ci assicura di stare azzerando i suoi danni con larghe donazioni a questa o quella NGO, che pianta alberi o fa altre azioni benefiche volte a ridurre la CO2 atmosferica (vorra’ dire che quando mi compro il SUV ci faro’ crescere un melo sul cofano, per dormire il sonno del giusto)

Che differenza allora fra il linguaggio di chi dice che se non smettiamo di produrre anidride carbonica entro dieci anni, il mondo e’ alla frutta; e quello di chi passa di casa in casa a prevedere che se noi peccatori non ci pentiamo e non cambiamo per seguire quanto imposto da un qualche comitato di saggi che ne sanno divinamente piu’ degli altri, non faremo parte degli apocalittici 144 mila?

Che ironia pazzesca sarebbe allora che proprio i Radicali abbracciassero un modo di pensare cosi’ fondamentalmente illiberale!

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Certo, Jim Hansen va comunque preso in considerazione.

Personalmente, su molte delle sue conclusioni sono abbastanza scettico, alla Carl Sagan: catastrofi cosi’ straordinarie saranno sicuramente preannunciate da avvenimenti, “prove” altrettanto straordinarie

Non ho pero’ alcun timore a dire che le previsioni del meglio dell’intelletto investigativo umano, rappresentato da scienziati giustamente rispettati come Hansen e Flannery, sono una cosa ben diversa dalle visioni mistiche di chi prevede la fine del mondo giovedi’ pomeriggio alle due. E’ qui pero’ che interviene il secondo ostacolo nella strada fra la scienza e la politica

La scienza e’ fatta di teorie da confutare: “teorie” ma naturalmente in senso positivo, come modelli verosimili della realta’, il piu’ possibile oggettivi e completi, e che funzionano fino a prova contraria. Compito dello scienziato e’ espandere tali modelli, dimostrando la loro applicabilita’ in altri campi (attivita’ di solito noiosa) o confutandoli magari per portare avanti un modello nuovo e piu’ preciso (attivita’ di solito da Premio Nobel). Il dibattito scientifico non puo’ chiudersi: altrimenti, non e’ piu’ scientifico

In politica il discorso e’ molto diverso. Una volta intrapresa una strada, per esempio estendere l’obbligo scolastico fra i 4 e i 18 anni, anche se e’ possibile cambiare idea se i risultati sono palesemente negativi, la strada alternativa non sara’ semplicemente tornare indietro, o provare un’ipotesi differente: non fosse altro perche’ gli effetti sociali non sono quasi mai trascurabili (in questo caso, la diminuzione della disponibilita’ economica nelle famiglie piu’ povere; e l’aumento del lavoro nero fra i quasi-maggiorenni); inoltre, l’elettorato difficilmente si fara’ tirare per il naso piu’ di una volta in questa o quella direzione: l’opinione, conta.

Come passare quindi dai risultati “oggettivi” della scienza alle decisioni “d’opinione” della politica? La scienza non vuole essere basata sulle opinioni: ma al contempo e’ difficile pubblicare qualcosa che vada contro il “senso comune” fra gli scienziati del proprio tempo: le riviste scientifiche si nutrono di credibilita’, e nessun editore vuole apparire un credulone.

In realta’ nel mondo scientifico ci sono varie pulsioni in direzioni non sempre compatibili: e’ piu’ facile per esempio ottenere fondi per ripetere gli esperimenti altrui che per dimostrare qualcosa di nuovo, ma il piacere e la gloria non sono certo nelle repliche.

E’ anche vero che esistono dei meccanismi compensativi, come il cosiddetto peer review, la revisione dei manoscritti da parte di piu’ esperti del settore, di solito senza nomi e cognomi proprio per evitare qualunque interferenza, magari causata da antiche rivalita’

Il risultato finale e’ che il Mare Magnum della scienza e’ un oceano in ebollizione, dove I partecipanti fanno a gare (di solito, positivamente) per scoprire nuove caratteristiche del mondo che ci circonda, e venire a galla per “mostrare la via” ai colleghi

Il voler riportare questo a un livello politico implica una serie di problemi. Mi limitero’ ad illustrarne quattro: tecnicismo; manipolazione; inazione e monomania.

Il tecnicismo e’ l’interpretazione di una ricerca scientifica come definitiva parola su un argomento: per esempio, l’eugenetica quando era di moda un secolo fa, e non era affatto considerata un orrore da genocidio. Ma se la selezione di un’orchidea perfetta attraverso l’eliminazione delle sue 25 mila sorelle (meno perfette) e’ un’impresa tecnicamente mirabile, le proposte, e le decisioni in campo eugenetico umano, presentate come scientifiche all’epoca, non possono che essere considerate azzardate da noi, grazie al senno di poi (alcuni milioni di morti dopo, cioe’)

La manipolazione, cugina del tecnicismo, avviene quando il politico sceglie la scienza che piu’ pare e piace, e trascura ogni altro argomento, per fini precisi e prestabiliti. Pensiamo alle politiche americane degli anni ’20 volte ad escludere gli immigrati dal Sud Europa per motivi razziali, ma ufficialmente perche’ dotati di un’intelligenza inferiore (tutto naturalmente dimostrato scientificamente, dati alla mano). Anche in questo caso la “scienza” venne usata per zittire il dissenso; e anche in questo caso il progresso scientifico si e’ poi mosso ben al di la’ di certe affermazioni piu’ che assurde

Speculare alla manipolazione e altrettanto perniciosa e’ l’inazione, ahime’ tipica di piu’ di un Governo, di fronte a quanto tecnici e scienziati continuano a predire. Rimaniamo all’America, e perche’ no: e alle dighe che dovevano proteggere New Orleans da un colpo diretto di un uragano di categoria 3. La famigerata Katrina (uragano, appunto, di categoria 3), ha addirittura “mancato” la citta’, ma le dighe hanno ceduto lo stesso: perche’ erano fatte male e nessuno si e’ preso la briga di finanziarne la (ri-)messa in opera nonostante l’opinione espressa in tal senso da innumerevoli esperti

E’ forse quello, il modello piu’ vicino all’attuale discorso sul cambiamento climatico? Solo all’apparenza. E’ qui che si reintroduce il discorso allarmista/catastrofista, il pericolo della “_Deimocrazia_”: la quale, se associata a una monomania impervia alle complicazioni del mondo, puo’ portare al terribile connubio di una _politica scientista_ che calpesta tutto e tutti, e di una _scienza politicante_ che intromette ovunque l’ideologia di turno

Ovviamente a volte la monomania serve: pensiamo agli sforzi di Henri Dunant che portarono alla Croce Rossa e al primo consolidamento legislativo internazionale. Ma il problema delle _monomania scientista_ non e’ tanto il fatto che non veda altro: e’ che tutto ingloba e tutto spiega con una sola causa. E quindi come politica non puo’ lasciare spazio a nient’altro, mentre come scienza non puo’ che riscoprire le stesse cose, ovunque esplori

Ad esempio di quest’ultima condizione riporto (prometto di non citarne altri) dal recentissimo “Risposte culturali all’aridita’ nel Medio Olocene e aumento della complessita’ sociale” (Nick Brooks, Quaternary International 151 (2006) 29–49): “Nel mondo odierno sempre piu’ globalizzato, gli stili di vita tradizionali sono sotto pressione a causa della liberalizzazione economica, della monetizzazione delle economie locali e dei programmi di sviluppo basati in gran parte sui modelli occidentali”

Belle parole ma che c’entrano con lo studio sociale riguardo l’aridita’ del Medio Olocene? C’entrano, solo se si pensa al cambiamento climatico odierno come a una piovra ammazzatutto, che causa ogni problema e va fermata ad ogni costo, incluse citazioni negative piu’ diffuse del prezzemolo (o delle ortiche)

E quale esempio migliore di _politica scientista_ che il piu’ recente Al Gore? I ghiacciai del suo film recedono, le inondazioni devastano, la natura muore etc etc: e tutto viene ricondotto al riscaldamento globale. E’ particolarmente notevole il fatto che non esiste nessuna “pistola fumante”, nessun uragano su cui sia scritto “riscaldamento globale”: ma questo non ha alcuna importanza per l’autore di Una Verita’ Scomoda, perche’ nella cultura del riscaldamento globale ogni fenomeno atmosferico e’, naturalmente, riconducibile ad esso

Le conseguenze negative di questo modo di vedere il mondo non sono solo nella noia mortale di centinaia di messaggi che descrivono prossime distruzioni e catastrofi da decine di giornali, riviste, tribune politiche (e pulpiti)

Da una parte, la soluzione di Gore e’ un nuovo statalismo: visto che gli individui si sono dimostrati recalcitranti, tocca ai governanti mostrare “leadership”, che in questo caso significa votare misure impopolari qualunque sia il pensiero dei cittadini
D’altronde, se ogni problema e’ causato da un fenomeno come il cambiamento climatico, infatti, ciascun Governo potra’ lavarsene le mani. Non sappiamo infatti che le uniche soluzioni effettive saranno quelle che coinvolgeranno tutti gli Stati, e soprattutto quelli piu’ inquinatori? Cosa’ potra’ fare allora, una singola Nazione?

Potra’, anzi potrebbe, se non potesse nascondersi cosi’ facilmente. Prendiamo ad esempio l’Australia, recentemente sulle pagine dei giornali perche’ sofferente per il sesto anno consecutivo per la “siccita’” (naturalmente, subito imputata al riscaldamento globale). Ebbene, proprio mentre ero a Sydney nel settembre 2006 (il _piu’_ piovoso da tantissimi anni, guarda caso) ho potuto seguire il dibattito locale sulla mancata realizzazione dell’infrastruttura necessaria a raccogliere la finalmente copiosa acqua piovana, per far fronte alla summentovata siccita’

Qual’e’ la vera questione, dunque: il “cambiamento climatico” o la mancata gestione del patrimonio idrico? Dobbiamo davvero chiedere all’umanita’ di non produrre piu’ CO2…per salvare (forse) il Governo australiano dalla sua inettitudine? O qualunque altro Governo, sempre pronto a un nuovo spreco, e a una nuova incompetenza?

La monomania scientista che tutto causa e tutto spiega e’ uno strumento di propaganda statalista utile soprattutto a rimuovere dalla vista le malgestioni governative, e a procrastinare le soluzioni vere dei nostri problemi. E’ davvero questa, la strada che vogliamo seguire?

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Ulteriore prova, se occorresse, delle motivazioni poco scientifiche dietro una certa frenesia apocalittica: all’incessante martellamento sulla necessita’ di vivere parsimoniosamente per evitare il possibile riscaldamento globale, non corrisponde altrettanta spinta per evitare un disastro prossimo venturo, su cui davvero tutti gli scienziati sono d’accordo: la caduta di un piccolo asteroide o di una minuscola cometa su una zona abitata. Quello e’ un argomento che non viene ripreso e men che meno ingigantito, appunto perche’ non puo’ essere manipolato a fini di ingegneria sociale

Insomma, in materia di riscaldamento climatico (e Al Gore) rischiamo panglossianamente di vederci allegramente recapitare il peggiore dei mondi possibili, con una scienza a senso unico perche’ contaminata dal linguaggio dell’ideologia, e una politica a senso unico costruita per essere senza dibattito e senza scelta.

Non esiste analisi delle priorita’, nel mondo della Verita’ Scomoda. La scienza, ci viene detto, ha previsto certe cose: e noi zitti, dobbiamo considerare quelle previsioni come oro colato. O peggio per noi!

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Udite! Udite! La Royal Society ha bacchettato le dita della Exxon, cattivona multinazionale colpevole di finanziare “le lobby anti-ambientaliste per minimizzare i rischi legati al cambiamento climatico” (piu’ precisamente: alcune associazioni che propagandano l’idea che il cambiamento climatico non ci sara’ o non sara’ catastrofico; sul loro ecologismo o meno non possiamo pronunciarci)

Siamo sicuri che tutto cio’ sia un trionfo della Scienza contro chi vorrebbe manipolarla? Come mai la Royal Society non ha fatto mai niente del genere fino ad ora, e si e’ mossa proprio nell’ambito di quel riscaldamento globale che abbiamo visto non riesce mai ad esulare dal catastrofismo?

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Non sara’ quella l’ennesima prova di un atteggiamento anti-libertario fra chi ha fatto del cambiamento climatico un articolo di fede?  Da quand’e’ che applaudiamo agli attacchi contro la liberta’ di espressione? E quale punto di contatto potra’ mai avere, questo modo di pensare, con la tradizione liberista, liberale e libertaria?

Al massimo, sara’ un ottimo strumento per toglierla di mezzo

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Esiste un altro pericolo nel passaggio fra scienza e politica, forse ancora piu’ grande: e se i disastri annunciati non accadranno, cosa diranno quei politici che hanno fatto di quelle previsioni l’unico o principale cavallo di battaglia? Daranno la colpa “agli scienziati”? Ma non lo sapevano che ne’ il mondo, ne’ il mondo scientifico sono cosi’ semplici?

La pubblicazione scientifica, e men che meno la press release che la accompagna spesso con titoli ad effetto, non possono certo mostrare l’infinito dettaglio del discorso scientifico. E’ scritta da scienziati per scienziati, dopotutto. E non si tratta di un problema volumetrico, risolvibile pubblicando altri cento articoli sullo stesso argomento: perche’ la scienza e’ sempre pronta a lasciare il vecchio modello per il nuovo, mentre la societa’ deve vivere con le conseguenze delle scelte passate

Se infatti il dibattito politico fosse davvero circoscrivibile da quello scientifico, molto semplicemente, ci faremmo governare solo e unicamente da Tecnocrati (con buona pace, ancora una volta, della Democrazia). Ma quella e’ una soluzione improponibile anche e soprattutto perche’ la consapevolezza che il cervellone, lo studioso, lo scienziato possono sbagliare, e di grosso

Si tratta di una convinzione sicuramente molto piu’ vero nella mitologia del senso comune, che nella realta’ dell’attivita’ scientifica. E forse e’ proprio quello il punto: esistono grossi problemi di comunicazione non solo fra scienza e politica, ma anche fra scienza e pubblico non-scientifico.

E ancora una volta e’ apparente la disutilita’ di un certo ecologismo: che non solo e’ ormai moribondo in America a causa delle catastrofi continuamente annunciate e mai avveratesi (come scrisse sul New York Times nel marzo 2005 Nicholas D Kristof, personaggio al di sopra di ogni sospetto); ma e’ anche riuscito ad infilarsi come tramite principale fra la scienza e la popolazione, la quale a furia di dichiarazioni al-lupate (mi si perdoni il gioco di parole) da tregenda prossima ventura, comincera’ presto a pensare che i rinoceronti non siano in pericolo di estinzione; che le tigri siberiane siano in grandissimi numeri; e magari che si puo’ inquinare quanto si vuole, senza tante storie.

La vera catastrofe dell’ecologismo _deimocratico_ potra’ davvero essere la…fine dell’ecologia

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Perche’ questa lettera? Il mio unico desiderio e’ che non ci si riduca mai a politichette sempliciste e messaggini da quattro soldi, incaponendosi magari su facili discorsi da Politica della Paura: cominciando con il “tutto sta andando a rotoli”, per passare a decisioni illiberali e anti-liberiste che finiranno magari con lo slogan “respirate meno per produrre meno anidride carbonica”

Le priorita’ sono tante e tanto difficili da mettere in fila: davvero dobbiamo intraprendere scorciatoie monomaniache alla idiot savant, lastricate di propaganda deimocratica?

O per dirla con un’analogia: Osama bin Laden esiste, e le Torri Gemelle sono davvero state abbattute da un gruppo di fanatici terroristi pronti a uccidere migliaia di innocenti. Questo non significa pero’ che dobbiamo idolatrare George W Bush e seguirlo dovunque ci porti

Allo stesso modo, Al Gore, Jim Hansen e gli altri possono anche aver ragione sul riscaldamento globale: pur tuttavia i loro metodi di propaganda e di azione politica rimangono da rigettare, per principio

L’Al Gore di Una Verita’ Scomoda nel mio Pantheon proprio non riesco a vederlo

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Qual’e’ l’alternativa alla “_Deimocrazia_” scientista? Temo di dover ammettere che e’ un’alternativa molto meno sexy dell’Armageddon catastrofista, perche’ imperniata su un dibattito fatto di analisi e ri-analisi di ideali, obiettivi, risultati e priorita’. E’ un sistema dove le varie ricerche scientifiche sono analizzate in tutto il loro contesto prima di essere applicate in campo politico. Ed e’ un sistema dove ogni obiettivo va definito e raggiunto perche’ risolve un problema, e non solo perche’ altrimenti c’e’ la Fine del Mondo.

Insomma: la propria casa va tenuta pulita perche’ e’ meglio cosi’ da tanti punti di vista: e non solo perche’ altrimenti c’e’ il rischio di ammalarsi di SARS o Peste Nera.. E cosi’ i Diritti Umani per esempio vanno stabiliti e tutelati per il loro valore intrinseco, e non facendo credere che l’unica alternativa sarebbe subire un genocidio. I rigassificatori sono uno dei piccoli passi per consumare sempre meno petrolio: e di questo ne va consumato sempre meno, non per evitare siccita’ e incendi (e il fuoco della Geenna…) ma perche’ si possono fare meraviglie con la plastica, e l’aria satura di composti del carbonio bruciati male sarebbe insalubre anche se priva di CO2.

Che sia ben inteso: quelli sono solo degli spunti. I Radicali, come gli appartenenti a ogni altro partito o associazione, siano liberi di fare quello che vogliono: e Viva la Democrazia!

Dissociamoci pero’ fermamente dai discorsi da “Politica dello Spavento”. Abbasso la _Deimocrazia_!

ps Rinviamo a un’altra volta il dibattito su Tony Blair, il Primo Ministro che mi ha governato per otto anni, e che si e’ rivelato demagogo, centralista, amante di un premierato presidenzialista, dirigista e piramidale, e sempre pronto a “stabilire quello che è giusto e quel che è sbagliato” come i piu’ biechi bacchettoni di qua e di la’ dell’Atlantico: e la cui presenza quindi fra i Miti Radicali mi lascia perplesso, a meno che non sia limitata al Blair Liberista e Progressista sapientemente disegnato dall’agiografia laburista di inizio mandato