Sulla Decrescita

Un racconto brevissimo di Guido Botteri apparso come commento su “Climate Monitor:

Una sera, ad Amalfi, seduto su una panchina di fronte al mare calmo, aspettando l’autobus per tornare a Ravello, incontrai un tizio. Non so come il discorso finì su quel punto, ma lui mi disse, ad un certo punto:

“La ricchezza è come la materia, sparsa per l’universo. Qua e là si addensa, ma dove si addensa di più e dove di meno. C’è giustizia nell’universo ? E’ forse giusto che il Sole sia tanto più piccolo di Aldebaran ? E’ forse giusto che l’elefante sia più grande del pipistrello, e che Bolt sia più veloce di me ? E’ forse giusto che io non abbia gli occhi azzurri, e la voce di Celentano ? O che le viole non siano rose, e che ci sia chi abbia diamanti, o petrolio sotto i piedi, senza aver fatto nulla per averli ? No, non c’è giustizia nell’universo, ma forse è meglio così, perché se ci fosse, se tutti i fiori fossero rose, e tutte le donne alte, bionde e con gli occhi azzurri, e tutti avessero la voce di Celentano o Mina….questo mondo sarebbe di una noia mortale. Credo che per questo Dio, o chi per lui, non l’ha voluto “giusto”. E per tornare alla nostra materia, che così ingiustamente si addensa dove sì e dove no, essa poi continua nella sua ingiustizia, perché proprio chi ha di più, per legge di gravità, attira ancora di più ed aumenta il gap [ allora non si era ancora diffuso il termine "spread" ] tra chi ha di più e chi ha di meno, e chi ha di più ha sempre di più, e aumenta la sua differenza con chi ha di meno. Così è per la ricchezza. Chi è ricco, se non fa cavolate, diventa sempre più ricco, per legge di natura. E allora, decrescere può solo far diventare più poveri, perché diminuisce la “forza di gravità economica”. La decrescita non è quindi paragonabile a quel che si perde, ma molto più ripida e dannosa. E’ giusto tutto questo ? Ora, se vogliamo tendere ad una maggiore giustizia, che tenda a diminuire quei divari, cosa stiamo facendo, un’opera di politica economica o un’opera morale ? Non confondiamo l’etica con l’economia, perché poi un’economia povera non può garantire i diritti, che senza una copertura finanziaria sono aria fritta. Quindi un’economia senza una correzione etica crea eccessivi divari, ma se azzera i divari crea solo povertà, e quindi meno diritti per tutti. Tra tutti uguali, ed eccessivi divari si deve cercare un compromesso che non sia troppo ingiusto e non sia troppo antieconomico.”

Detto questo mi salutò, perché era arrivato il suo autobus, e non ebbi nemmeno la prontezza di chiedergli come si chiamasse.

I Limiti della Decrescita

Da Libération del 02 Marzo 2007:

Dans le domaine agricole, il faudrait rompre avec les filières verticales de production et de consommation, donc combattre la grande distribution, organiser la production et la consommation alimentaire à des petites échelles de territoire. En d’autres termes, il s’agit de relocaliser l’économie.

Jean Claude Besson-Girard, direttore della rivista “Entropia”, spiega perché la nozione di “decrescita” è urtante per l’immaginario occidentale, basato sul mito del progresso.

Nel campo agricolo, bisognerebbe rompere con le filiere verticali di produzione e consumo, quindi combattere la grande distribuzione, organizzare la produzione ed il consumo alimentare su piccola scala territoriale. In altri termini, bisogna ri-localizzare l’economia

Penso sara’ su questo che crollera’ il mito della decrescita, se non rivisto adeguatamente.

La distribuzione non e’ un corollario eliminabile: la distribuzione e’ tutto. E’ il cibo, l’acqua, i soldi, i vestiti, il riscaldamento, ogni cosa sotto il Sole che non voglia essere debole e continuamente a rischio.

La distribuzione e’ la societa’ stessa in cui viviamo. Se non c’e’ distribuzione, non esiste niente. Crollo’ l’Impero Romano d’Occidente, e si mori’ di fame nella Berlino Anno Zero.

Senza distribuzione non siamo morti, ma quasi. Se nell’economia ri-localizzata la zona A si trova improvvisamente senza cibo per un qualunque motivo, mentre nella zona B ce n’e’ tanto, come faranno quelli di B ad aiutare quelli di A, se non c’e’ la distribuzione? Male,
molto male.

Cosa terra’ allora assieme A e B, se non riescono neanche ad aiutarsi? E cosa impedira’ a quelli di A di andare a prendersi la roba di B (con una “guerra”) invece di morire di fame?