La Sindrome di Scassandra

no, il titolo non e’ un refuso…un’altra versione: “Accusiamo i catastrofisti di complicita’ in genocidio?

Proviamo un “se voi foste il giudice”…siamo al processo contro una babysitter perche’ il bambino cui stava badando e’ finito in ospedale cadendo da un tavolo. La babysitter dichiara di non aver fatto personalmente del male al bambino, e tutti sono d’accordo sull’argomento. Pur tuttavia si sa anche che la babysitter, pur consapevole del fatto che il bambino stesse giocando al gioco dei contrari, gli ha intimato di non salire sul tavolo perche’ preoccupata, appunto, che cadesse da quell’altezza.

Se voi foste il giudice…pensereste che la babysitter fosse innocente?

Io no.

Come commentare allora coloro i quali, pur nutrendo ragionevolissime preoccupazioni riguardo argomenti come l’evoluzione del clima, o il picco del petrolio, continuano a ripetere argomentazioni ed azioni gia’ dimostratesi fallimentari, nonostante la consapevolezza (di tutti) che tutto cio’ non abbia mai portato, e quindi mai potra’ portare da nessuna parte? Sono “colpevoli”, evidentemente anche loro…e colpevoli poi di “complicita’ in genocidio”, perche’ a loro dire qualora non si facesse niente ci aspetta un futuro di morte a livello, appunto, di genocidio.

L’unica loro possibilita’ di salvezza dall’accusa di “complicita’ in genocidio” sara’ dimostrare allora che non abbiano comunque troppo sale in zucca (e non dico che cio’ sarebbe difficile…).

Esiste evidentemente un problema di comunicazione fra chi nutre certe preoccupazioni ed il mondo esterno. E’ chiaro anche a tutti che il mondo esterno non accetta il primo profeta che capita. Piu’ straordinarie siano poi le affermazioni, piu’ straordinarie dovranno essere le prove a supporto. Maggiore la richiesta di cambiamento sociale e/o addirittura psicologico, maggiore sara’ il fronte di coloro che si dimostreranno recalcitranti al cambiamento (e meno male, altrimenti saremmo tutti gia’ morti dietro questo o quel profeta di morte).

Si tratta di nozioni gia’ stra-note e al limite del banale. Eppure continuiamo a vedere questo stesso cozzare di teste contro gli stessi muri per le stesse ragioni.

Peggio: alcuni fra quella serie di teste prossime all’auto-danneggiamento, invece di acquisire consapevolezza della situazione e provare un registro piu’ efficace, hanno elaborato una loro psicosociofantasia fra lo strambo e il patetico, rifugiandosi fra le confortevoli braccia della “Sindrome di Cassandra“.

L’idea e’ molto semplice…piu’ di uno e’ convinto di conoscere il futuro (=sapere esattamente come andra’) ma di essere condannato a rimanere inascoltato come, appunto, Cassandra. Ci sono vari aspetti a livello psicologico, in proposito, fra i quali:

  • Le preoccupazioni per il futuro diventano una certezza che capitera’ il peggio
  • Il problema dell’essere inascoltati in passato diventa la convinzione che nessuno ascoltera’ mai

Al catastrofismo piu’ orripilante si accoppia quindi il rigetto del mondo esterno, un rigetto tanto piu’ illogico quanto piu’ la soluzione del problema (cambiamenti climatici, o picco del petrolio) comporta il lavorare assieme al mondo esterno.

E se dietro tutto questo ci fosse una specie di “desiderio di morte” (di nuovo, rendendo appropriata l’accusa di complicita’ in genocidio)? Il Prof. Giampiero Tre Re, “docente di filosofia, psicologia e scienze sociali, [...] dottore di ricerca in Diritti dell’Uomo presso l’Università di Palermo e [...] specialista di bioetica” descrive la situazione cosi’ nel suo blog “Terra di Nessuno” (“Ecologia e psicologia. Profezie che si autoavverano: la sindrome di Cassandra“, 8 Marzo 2007):

[...] Il dibattito pubblico sulla crisi dell’ecosistema, muovendosi tra rimozioni e catastrofismi, assume l’andamento oscillatorio di una sindrome psicosociale, che ricorda il personaggio omerico di Cassandra [...] una sindrome da fine del mondo (o, almeno, di certi mondi) tipica dei passaggi di crisi culturali. [...] è la rivelazione stessa che, mentre annuncia la catastrofe, la rende ineluttabile per cause connesse, in definitiva, non al problema in sé ma ai modi della comunicazione e delle dinamiche dell’organizzazione sociale. [...] Il complesso esita in una profonda frustrazione per l’incapacità di agire tempestivamente ed efficacemente, mentre Cassandra finisce per distruggere se stessa: mentre trova conferma della propria ideologia di salvezza, provoca, proprio per questo, la catastrofe collettiva annunciata.

Da notare che il Prof. Tre Re non e’ certo da annoverare fra coloro che non ritengano essere in corso una crisi ecologica. Ma i suoi suggerimenti per il futuro sono ben diversi dalle solite stupidaggini catastrofiste riguardo masse ignoranti o complotti malvagi:

Se non si troverà il modo di cogliere scientificamente il nesso tra la globalità della crisi dell’ecosistema e il carattere globale dell’interazione culturale uomo-natura il grido di Cassandra non basterà a scongiurare la catastrofe ed anzi, suo malgrado, si presterà a strumentalizzazioni e manipolazioni politiche. [...] Occorre una visione ecofilosofica profonda e al tempo stesso profondamente umanistica, senza inutili e dannosi catastrofismi. Una riflessione epistemologica che si ponga l’obiettivo d’individuare l’eventuale punto di contatto tra una nuova gestalt ecologica ed un antropocentrismo non dispotico nei confronti della natura

Sottolineo: “il grido di Cassandra non basterà a scongiurare la catastrofe ed anzi, suo malgrado, si presterà a strumentalizzazioni e manipolazioni politiche“. Appunto.

E dire che invece qualcosa si potrebbe davvero fare. Pochi giorni fa ne hanno parlato gli esperti convenuti per parlare di “Evidence-based decision making” (“Decidere sulla base delle prove scientifiche“) all’University College of London. A una precisa domanda in argomento, cosa possono fare i cambioclimatisti invece di rifugiarsi nella Sindrome di Cassandra?, hanno dato i seguenti suggerimenti:

  • Impegnarsi nello studiare tecniche implementative, fare tesoro di esperienze passate (come la campagna per la lotta all’AIDS)
  • Parlare con tutti, essere aperti e coinvolgere quante piu’ persone possibile, costruire networks di persone che abbiano lo stesso obiettivo, indipendentemente dalle motivazioni di ognuno
  • Non partire dal presupposto che nessuno ci ascolti, aiutare anzi chi lo fa ad acquisire visibilita’
  • Iniziare con un progetto dimostrativo che accetti invece di negare le obiezioni raccolte

Il guaio e’ che tutto questo “dura fatica”…molto piu’ facile crogiolarsi in un’interpretazione semplicistica del mito di Cassandra. Un po’ come rimprovera Garrison Keillor dalle pagine del New York Times ai Democratici USA:

Credo ancora nel lavorare faticosamente. È più divertente ed è un modo di vita migliore. Non ho molta pazienza per i Democratici che afferrano la sconfitta e trovano in essa la loro ragion d’essere. Sognano di essere una eroica voce che urla nel deserto contro l’egoismo e la crudeltà e affronta nobilmente la sconfitta, e necrologi che dicano che erano visionari e in anticipo sui tempi. Preferirei che si trovino nel loro tempo invece che in anticipo, e che si mettano al lavoro.

Lavoro? Figuriamoci…il cassandrista medio cerca nemici, in modo da non dover far niente di concreto, rendendo assolutamente inutili gli sforzi sui cambiamenti climatici, e sul picco del petrolio.

In un clima perennemente da Fortezza Bastiani, costituzionalmente incapaci di rapportarsi con il mondo esterno, i cassandristi sono pronti a offendere e denigrare, trincerarsi dietro l’autorita’ altrui, impermeabili a una qualunque discussione che non sia fra iniziati, bravi solo a cercare il pelo nell’uovo altrui.

In Italia ovviamente la citazione finale puo’ essere una sola…”continuiamo cosi’, facciamoci del male“.

Pakistan, Taleban, Pashtun – Conoscere Invece Di Impaurire

Adriano Sofri trascrive su Facebook un articolo da Repubblica a firma Guido Rampoldi, dal titolo “Nella trincea del Pakistan assediata dai Taliban“. Sofri nota:

Vi si tratta anche dell’agghiacciante prospettiva di un “emirato atomico” talibano-militare in Pakistan (dov’è stipato un centinaio di testate atomiche!). Segnalo il passaggio sulla minaccia di attentati kamikaze nell’università di Peshawar, che prendano a bersaglio le ragazze che osano studiare.

L’articolo l’ho letto e come al solito trovo che e’ difficile sovrastimare la capacita’ di Repubblica di dipingere una situazione a tinte molto fosche.

Qualcuno per esempio si prenda la briga di vedere come sono disposte le varie etnie in Pakistan (e in Afghanistan).

Etnie in Pakistan

Etnie in Pakistan

Il conflitto attuale infatti puo’ anche essere visto come l’episodio numero n della lotta irredentista Pashtun per abbattere l’artificialissima Durand Line che li ha divisi dal 1893 (tutto merito dell’Impero Britannico). Ora, i Taleban provengono per la maggior parte dell’etnia Pashtun, ma le armi nucleari sono (se ci sono…) nella zona del Pakistan a maggioranza Punjabi, dove i Taleban appunto non troverebbero appoggio di alcun tipo da parte della popolazione.

E la cultura Pashtun (e quindi, Taleban) non e’ semplice. C’e’ su Internet una citazione di Churchill che suona piu’ o meno cosi’:

Le tribu’ Pathan tribes sono sempre impegnate in guerre pubbliche o private. Ogni uomo e’ un guerriero, un politico e un teologo. Ogni edificio grande e’ una vera fortezza feudale….Ogni famiglia cova la sua vendetta; ogni clan, la sua faida….Niente e’ mai dimenticato e pochissimi debiti non sono riscossi

Ne parlava anche l’Economist nel dicembre 2006 e di nuovo citando Churchill sui Pashtun

Il loro sistema di etica, secondo il quale tradimento e violenza sono virtu’ invece che vizi, ha prodotto un codice d’onore cosi’ strano e inconsistente da essere incomprensibile per una mente logica

L’articolo completo e’ disponibile (in inglese) a questo link e lo consiglio a tutti coloro che vogliano andare oltre i cliche’s anti-Pashtun. Per esempio si scopre come il Pashtun d’onore sia obbligato dal suo codice a dare ospitalita’ e protezione a chiunque lo richieda (paradossalmente, anche all’omicida di un componente della propria famiglia).

Mi sembra evidente che il nostro rapporto con una cultura cosi’ aliena e “ributtante” dimostrera’ se siamo tolleranti come sognamo di essere.

Senza Dio, Senza Cervello?

In risposta a questo blog “L’ateismo è più diffuso di quanto si creda” su Universi Paralleli:

(nota ai lettori di Universi Paralleli: questo commento e’ stato li’ censurato. Spero che qualcuno sara’ gentile al punto di farmi sapere quando l’autore di UP si svegliera’ dal sonno della ragione e decidera’ di rispondere. grazie)

Chiedete a un cristiano perché i musulmani credono che ogni beato maschio riceverà in paradiso 72 vergini: il cristiano vi dirà che purtroppo i musulmani sono stati educati a crederlo.

Chiedete a un musulmano perché i cristiani sono convinti di essere macchiati dal peccato originale: vi dirà che purtroppo glielo hanno insegnato da bambini.

Tutti sono atei sugli dei degli altri.

Intanto bisognerebbe trovare un cristiano e un musulmano a cui fare davvero quelle domande, invece di inventarsene due cosi’ tanto per dire.

Secondo il cristiano e il musulmano, a meno che non siano incredibilmente ignoranti o con il prosciutto sugli occhi, dovranno riconoscere che il Dio in cui pregano e’ uno solo, quello di Abramo: per cui non avrebbero senso che si dessero dell’”ateo” l’un l’altro.

Magari un cristiano dira’ che un musulmano e’ una specie di eretico, e vice-versa: ma l’eresia non e’ certo l’ateismo.

La faccenda e’ molto piu’ complessa di quanto le cretinate di Dawkins lascino pensare. Per esempio quante volte e’ stato detto che islamismo e induismo sono assolutamente incompatibili? E poi si va invece a scoprire che c’e’ almeno una popolazione indiana che pratica sostanzialmente entrambi (per non parlare dei Sikh, che hanno elementi islamici e induisti nel loro Credo).

Anche se non nutro alcuna speranza che quanto ho appena scritto aiutera’ nessuno a chiarirsi le idee, mi permetto un piccolo suggerimento: non parlate di cose che per definizione non conoscete.

Se non avete una fede religiosa, parlando di fede religiosa non potrete infatti che dire sciocchezze: a meno che non riusciate a immedesimarvi con coloro che a quanto pare disprezzate.

5a Festa del Libro di Montereggio, 29-31 Agosto

Appuntamento a Montereggio, Paese dei Librai, da venerdì 29 a domenica 31 agosto per la 5° Festa del Libro con: Oliviero Beha, Marina Catena, Alfredo Chiappori, Margherita Hack, Amos Luzzatto, Marco Travaglio…

Per consultare il programma cliccare qui

Obama E’ Piu’ Conosciuto dei Beatles

Era 42 anni fa che John Lennon faceva scalpore dichiarando che i Beatles erano piu’ grandi, piu’ popolari cioe’ di Gesu’ Cristo.
 
Chissa’ cosa avrebbe detto a vedere l’ascesa di Barack Obama?
 
Adesso su Google, una ricerca per “Obama” ritorna 131 milioni di pagine. Per “Beatles”, “solo” 52milioni e mezzo.
 
Il candidato Democratico alle Presidenziali USA 2008 e’ molto piu’ di un Candidato alle Presidenziali. E’ un fenomeno pop, probabilmente globale.
 
ps “Jesus” su Google ha 176 milioni di pagine. Vuol dire che a Obama gliene mancano solo 45 milioni…

Ancora sulle Scie Chimiche

Si riparla di “scie chimiche” (qui il mio blog “Scie Chimiche? Splendide Nuvole“), questa volta sul blog dell’astronomo Gianni Comoretto: “Scie Chimiche” (sulle troppe affermazioni, e sullo scarso desiderio di fornire prove tangibili da parte di chi crede che esista una cospirazione internazionale per spargere veleni per tutta l’atmosfera); “Scie Chimiche 2” (con varie risposte per entrare nei dettagli, ed alcune osservazioni molto semplici e molto chiare); e infine “Complotti” (visto che chi crede nelle “scie chimiche” finisce sempre con il parlare, appunto, di cospirazioni internazionali).

Pletora di commenti, e pletora di insulti contro Comoretto, ovviamente…

Come superare l’impasse? Innanzitutto, chi crede nelle “scie chimiche” dovrebbe mettere bene in chiaro quali “prove” e “condizioni” gli farebbero cambiare idea. Se tali prove e condizioni non esistono, allora e’ inutile discutere.

Naturalmente occorre qualcosa del genere anche da parte di chi non crede. Io comincerei con il richiedere prove documentate di “scie” da aereoplani in giorni in cui l’atmosfera non e’ nelle condizioni adatte perche’ tali scie vengano prodotte naturalmente ad esempio come suggerisce qui sotto Comoretto:

un campionamento di una scia. Non e’ cosi’ difficile: i sostenitori del complotto dicono che le scie vengono rilasciate a meno di 2000 metri di quota, durano ore, e sono formate da sostanze chimiche non naturali (sicuramente non vapore al 99%). Noleggiare un aereo da turismo, in grado di raggiungere quelle scie e raccoglierle è perfettamente fattibile, e non troppo costoso. Lo stesso volo dimostrerebbe senza dubbi che la scia è alla quota suddetta, e non molto più in alto.

Sarebbe quantomeno un buon inizio davvero un bel colpo contro gli “scettici”…

ps All’argomento dedichera’ una serata il CICAP Lombardo, il prossimo 24 maggio, alle 17, a Milano

Vattimo, o La Faccia Brutta dell’Antisemitismo

Gianni Vattimo…c’e’ oppure “ci fa”? boh? Eccolo a dire fesserie riguardo l’invito a Israele come Paese ospite alla Fiera del Libro di Torino 2008:

Dita puntate contro un grande complotto non solo mediatico, Vattimo evoca persino i Protocolli dei savi di Sion, e cioè il famoso libello confezionato dalla polizia zarista all’origine dell’antisemitismo moderno, dicendo che non ci ha mai creduto, ma ora comincia a ripensarci

Di due cose non c’e’ davvero dubbio…primo, Vattimo e’ un sicuro candidato al premio “Nicola Palumbo” (il dimenticabilissimo personaggio dell’intellettualoide interpretato da Stefano Satta Flores nell’indimenticabile “C’eravamo tanto amati“). Secondo, che se non e’ condizione necessaria, l’essere antisemiti, per inneggiare al boicottaggio di Israele, certo e’ condizione sufficiente: come si puo’ evincere dagli interventi questa mattina alla trasmissione “Boicottare Israele“, a VivaVoce, su Radio24.

Film Anti-Corano? La Liberta’ di Parola Non C’Entra Niente

Cosa dire riguardo Fitna, il film “anti-Corano” del deputato olandese di estrema destra Gert Wilders che sta avendo i suoi cinque minuti di fama in questi giorni?

Prima di tutto, la liberta’ di parola non significa andarsele a cercare: anzi, come e’ stato gia’ scritto, la “polemica per la polemica” e’ solo segno di conformismo.

Io difendo Rushdie quindi (il quale scrive letteratura, per poi scoprire di aver offeso), ma del film Fitna (che e’ nato all’unico scopo di offendere) non me ne importa un tubo.

D’altronde e’ storicamente accertato che mentre Cristiani ed Ebrei hanno potuto prosperare in stati islamici, non si puo’ certo dire il contrario (anzi! figuriamoci, lo stesso genocidio degli armeni e’ posteriore alla de-islamizzazione dello stato ottomano). Il Corano parla chiaro:

2,62: In verità coloro che credono, siano essi giudei, nazareni o sabei, tutti coloro che credono in Allah e nell’Ultimo Giorno e compiono il bene riceveran no il compenso presso il loro Signore. Non avranno nulla da temere e non saranno afflitti.

5,69: Coloro che credono, i Giudei, i Sabei o i Nazareni e chiunque creda in Allah e nell’Ultimo Giorno e compia il bene, non avranno niente da temere e non saranno afflitti.

22,17: E certamente, nel Giorno della Resurrezione, Allah giudicherà tra coloro che hanno creduto, i giudei, i sabei, i cristiani, i magi e coloro che attribuiscono associati ad Allah. In verità Allah è testimone di ogni cosa.

Al contrario, per esempio l’assoluta esclusivita’ cattolica (secondo la quale, almeno fino al Concilio Vaticano II, nessuno ma proprio nessuno non-cattolico avrebbe potuto salvarsi) ha portato a una incredibile quantita’ di eccidi. Curioso, a questo proposito, il testo coranico, che oserei dire ecumenico:

2,135: Dicono: “Siate giudei o nazareni, sarete sulla retta via”. Di’: “[Seguiamo] piuttosto la religione di Abramo, che era puro credente e non associatore.
2,136: Dite:”Crediamo in Allah e in quello che è stato fatto scendere su di noi e in quello che è stato fatto scendere su Abramo, Ismaele, Isacco, Giacobbe e sulle Tribù, e in quello che è stato dato a Mosè e a Gesù e in tutto quello che è stato dato ai Profeti da parte del loro Signore, non facciamo differenza alcuna tra di loro e a Lui siamo sottomessi”.
2,137: Se crederanno nelle stesse cose in cui voi avete creduto, saranno sulla retta via; se invece volgeranno le spalle, saranno nell’eresia. Ma Allah ti basterà contro di loro. Egli è Colui che tutto ascolta e conosce.
2,138: Questa è la tintura di Allah! Chi mai può tingere meglio che Allah? Noi Lo adoriamo.
2,139: Di’: “Volete polemizzare con noi a proposito di Allah, Che è il nostro e vostro Signore? A noi le nostre opere e a voi le vostre! Noi ci diamo solo a Lui.
2,140: Vorreste forse sostenere che Abramo e Ismaele e Isacco e Giacobbe e le Tribù erano giudaizzati o nazareni?”. Di’: “Ne sapete forse più di Allah?”. Chi è peggior empio di chi nasconde qualcosa che ha ricevuto da Allah? Ma Allah non è incurante di quello che fate.

A chiunque parli quindi di islam come una forma di “fascismo” posso quindi dire che lo puo’ anche scrivere sulla Luna, ma l’unica cosa che dimostrera’ e’ che non si e’ informato. E magari, che non si vuole informare.

Scie Chimiche? Splendide Nuvole

Occupatasene recentemente la trasmissione Voyager su Rai2, le “scie chimiche” che si dice sarebbero usate per diabolici esperimenti di guerra metereologica sono tornate di moda su internet.

Ecco alcune pagine contro: Il Disinformatico (qui e qui), MD80 (qui e qui) e anche il famoso Giuliacci. A favore il sito Scie Chimiche (ovviamente).

Ma invece di citare quelli, mi permetto (dopo sua autorizzazione) a postare un bellissimo commento da parte dell’agrometereologo (PhD) Tore Cocco:

…ho iniziato a studiare meteorologia a 15 anni, e ricordo ancora il bel libro di Francesco Di Franco che assicurava che una volta studiato il libro il lettore avrebbe visto le nubi con occhi diversi e avrebbe saputo distinguerne i vari generi; ebbene io pensai tra me: “certo come no” ma in effetti qualche giorno dopo vedevo le nubi come mai prima di allora…

perche racconto tutto questo? tra poco sarò chiaro…l’anno seguente mi iscrissi ad un corso di meteorologia, o meglio operatore meteorologico di 4° livello (non so se ne esistono ancora) e una delle cose che ci disse un vecchio meteorologo che preparava i bollettini per l’aviazione civile era che alla fine del codice che riassume le condizioni meteo, i più avveduti in caso di presenza di scie di condensazione finivano il codice con la parola “cotra” che significa condensation trail.

Perche? Le scie di condensazione si formano grazie alle polveri che provengono dai motori dell’aereo, tali polveri fungono da nuclei di condensazione per il vapore presente nella parte alta della troposfera, ed ora viene il bello…in condizioni di stabilità (a quelle quote) le scie di condensazione si dissolvono rapidamente, mentre in condizioni di instabilità le scie permangono e spesso si trasformano in altri generi di nubi, e per la precisione nei vari generi di cirri.

In realtà il cielo in quota è spesso sgombro di nubi per il semplice fatto che non ci sono abbastanza nuclei di condensazione (polvere di tutti i generi) per la formazione di nubi, quindi quando un aereo rilascia nuclei al suo passaggio magicamente il vapore condensa; ma da il fatto che le scie si dissolvano o no i meteorologi capiscono se ci sono condizioni per lo sviluppo di cumulonembi, in pratica se vedi piccole nubi cumuliformi alle basse quote e anche le scie di condensazione che non si dissolvono allora l’atmosfera è semplicemente instabile e se un cumulus mediocris (quelle nubi tipo panna montata) riesce ad arrivare a quote superiori troverà le condizioni di instabilità idonee ad un ulteriore rapido sviluppo verso il cumulonimbus (nube temporalesca) che è il re di tutte le nubi.

Riassumendo se l’atmosfera è instabile allora le scie di condensazione non si dissolveranno, e con i vari aerei che passano si formeranno dei vari disegni a scacchiera o a cerchi (virate degli aerei spesso in attesa di pista libera o manovre di atterraggio e decollo) che gli ignoranti crederanno essere formati da ufo o da complotti internazionali per il controllo del clima…

…. perche ho raccontato la prima parte? certo, molte delle belle foto [distribuite su internet], altro non sono che vari generi di nubi che trovi su qualsiasi atlante delle nubi anche di 50 anni fa. Per citarne alcune si vedono un classico cumulonimbus capillatus incus, poi alla base del cumulonembo si vedono le “mamma” che sono un segno di instabilità intensa (quei grappoli che in meteorologia vengono chiamati mamma perche sono come le mammelle), poi si vedono le nubi lenticolari che sono tipo vari dischi sovrapposti che spesso vengono scambiati per avvistamenti ufo ma che sono solo il risultato del mescolamento a strati di aria secca e satura e che indicano un cambiamento delle condizioni meteo (sempre nella meteorologia classica) e potrei continuare e descriverti ogni genere di nube presente e le cause che le generano, perche vedi non c’è niente di nuovo sotto il sole e sopra le nostre teste…

Un’altra cosa, il quadrilatero presente sull’Adriatico è un fenomeno comune ed è dovuto ai venti di ponente che per via della catena appenninica fomano dal lato tirrenico le nubi per effetto stau e dal lato adriatico si dissolvono per l’effetto foen (favonio per gli antichi romani), poi il vento proseguendo verso occidente incontra le coste dalmate e via nuovamente effetto stau, e magicamente il lato adriatico rimane sereno…insomma se hai il gusto di guardare immagini dal satellite queste cose le vedrai spessissimo….

Dimenticavo non si controllerebbe il clima ma casomai il meteo, anzi in tal senso dal dopoguerra gli esperimenti di inseminazione delle nubi (come studiai sempre da ragazzo sui testi sacri di Louis J. Battan) si fanno con ioduro d’argento o con del semplice sale da cucina (che è quello che fa piovere da sempre sulle nostre teste) e gli esperimenti servivano a far piovere in momenti di intensa siccità; tali esperimenti son stati condotti anche in Sardegna e nel resto del mondo molti anni fa ( e mi pare ancora in Puglia), ma con scarsi risultati pratici (le nubi si dissolvono in breve tempo se inseminate).

Il progetto più audace mai provato è stato quello di cercare di diminuire la forza distruttiva degli uragani cercando di creare un secondo occhio inseminando le nubi con ioduro d’argento, ma i risultati son stati ridicoli e ancora oggi a distanza di 50 anni gli uragani devastano dove passano.

Un’ultima cosa che ho voluto in questa mail è la lunghezza, perche si perde spesso molto tempo dietro a sciocchezze incredibili, ma talvolta se ci fermiamo anche solo per 5 minuti a parlare di scienza vera allora svaniscono le teorie complottistiche e paranoiche dei caproni che credono che lo sbarco sulla luna non sia mai avvenuto, che gli USA abbiano fatto saltare le torri gemelle con la dinamite e che i governi vogliano cambiare il clima con le scie di condensazione.

e chi più ne ha più ne metta…

La Luna e…i Rifiuti

Hans Blumenberg (autore di “Juenger: Non Sporcate la Luna“, supplemente Domenicale del Sole24Ore, 17/2/2008) sembra essere riuscito nell’impresa di sbagliarle tutte o quasi.

Contrario alla preoccupazione di Juenger che le missioni abitate lunari avrebbero lasciato spazzatura sul nostro satellite naturale, Blumenberg scrive che sulla Luna non sono state lasciate tracce di “bisogni” terrestri, come le lattine di Coca-Cola.

Sara’, ma sicuramente ci sono molte tracce di “bisogni” lunari: come per esempio i rottami distrutti degli ultimi stadi del lanciatore Saturno, e delle cabine abitate dei moduli lunari (“LEM“), regolarmente mandati a impattare la Luna dopo aver svolto il loro compito. Chissa’ quanti pezzetti di plastica e metallo sono li’, sparsi a luccicare per miliardi di anni a venire.

Blumenberg sbaglia anche quando dice che, a differenza della “classica spedizione degli esploratori“, le spedizioni Apollo non soffrivano di “scarsita’ dell’equipaggiamento“.

In realta’, per raggiungere la Luna in meno di un decennio, e farlo prima dei Sovietici, alla NASA hanno davvero dovuto tirare tutto fino all’osso: evitando, appunto, “ogni grammo di bagaglio superfluo“.

Un esempio per tutti: come ben descritto da Andrew Chaikin in “A Man on the Moon“, libro ahime’ ancora non tradotto in italiano, nella progettazione del LEM la massa di materiale usato e’ stata pensata e ripensata piu’ volte, eliminando tutto il superfluo (piu’ di una tonnellata in totale, inclusi 57 chilogrammi nella disperatamente denominata “Operazione Raschiatura“).

Via le finestre panoramiche, via i sedili, via ogni struttura non strettamente necessaria: alla fine il portello di uscita, spesso pochi millimetri di alluminio, tendeva a bombare verso l’esterno a causa delle pressione atmosferica nella cabina, in maniera definita “inquietante” dagli stessi astronauti.

A ben pensarci comunque, anche una “classica spedizione degli esploratori” non e’ mai stata come descritto da Blumenberg. Amundsen, Scott, Shackleton non avevano certo remore ad abbandonare lungo il percorso le latte dei cibi in scatola che si erano portati dietro. I grandi alpinisti del passato non perdevano certo tempo “ripulendo” le pareti appena scalate da corde, chiodi, e ogni altro equipaggiamento che aveva gia’ fatto la sua parte.

E perche’ quelle latte, quei chiodi e quelle corde non potrebbero essere qualificate come “resti culturali“? Non sono forse tutti oggetti figli del loro tempo, facilmente identificabili anche storicamente a seconda del materiale e della fattura?

Aveva perfettamente ragione Juenger, quindi: si’, l’uomo continua a manifestarsi nei suoi “rifiuti“. E si’, era giusta la prognosi che “l’uomo nel cosmo si sarebbe comportato come se fosse a casa“.

Solo, “i resti culturali piu’ evidenti” non sono sempre gli stessi, ovunque. Una “natura altra” accogliera’ semplicemente le tracce dei resti di “altri bisogni“: prima ancora di essre una rampa di lancio per il ritorno, il “rifiuto” piu’ evidente che gli astronauti hanno lasciato sulla Luna era la base, il motore e i piedi del modulo di allunaggio.

E il fondo della bottiglia di Coca Cola che si butta via a Milano e Roma, viene messo capovolto a proteggere i paletti nei campi della Lunigiana. Quanti scarponi da neve ci sono nella spazzatura in Tanzania? E quante creme di protezione solare nei rifiuti dei siberiani?

A proposito: Blumenberg parla anche di una presunta “assurdita’ di un marchio di fabbrica speciale che contraddistingua l’ossigeno migliore per i turisti lunari“. Ed e’ quasi sicuramente in errore di nuovo, perche’ invece non e’ difficile pensare che fornitori diversi potranno vendere bombole di ossigeno di design, ingombro, peso a vuoto differenti (per non parlare del loro “mix” di ossigeno puro, aria e vapor d’acqua), in una situazione analoga a quella dell’acqua minerale in bottiglia.

Storia d’Autostrada

Quando guido fino in Italia, tutte le sante volte il benvenuto nel Belpaese mi viene dato da chi viaggia a ben piu’ di 130km/h. Ecco perche’ ho deciso di cominciare a denunciare l’imbecillita’.

Ricordo pero’ una volta di aver “risolto” il problema almeno momentaneamente. Fu quando a me (che pur tuttavia le evoluzioni al volante di solito le evito, per istinto paterno) capito’ di superare una fila di autotreni sulla A12 verso Carrara, in direzione Sud, con codazzo di fissati della velocita’ che sfanalavano non proprio allegramente (uno ha cercato di superarmi due volte a destra, solo che sarebbe andato a sbattere contro un camion).

Certo puo’ sempre capitare che qualcuno sia in ritardo per il matrimonio o stia per partorire in automobile o abbia reciso la carotide proprio in quel momento e trenta secondi in piu’ sarebbero fatali: ma mi sembrava curioso che cosi’ tante persone con cosi’ tanti problemi cosi’ tanto urgentissimi, si fossero tutte raccolte proprio li’ dietro di me, proprio per una volta che arrivavo dall’Inghilterra.

“Sbadatamente” mi capito’ quindi di decelerare, piano piano naturalmente, cosi’ che a un certo punto ci fu una lampeggia-lampeggia generalizzato a 110km/h (e solo perche’ mi sentivo buono). Furono cosi’ contenti della mia iniziativa, che quando la bonta’ prese proprio il sopravvento e mi scostai, mi salutarono strombazzando.

Mio Commento (con Foto) sul sito della BBC News

Un mio commento e’ apparso oggi (con foto) sul sito della BBC News.

Maurizio Morabito - Commento e foto sul sito della BBC News

E’ stato selezionato fra oltre 17,000 pervenuti alla BBC stessa riguardo la proposta dell’Arcivescovo di Canterbury Dr. Rowan Williams di permettere la legalizzazione di “tribunali islamici” alla stregua degli esistenti “tribunali ebrei-ortodossi” (in UK) e “tribunali tribali Inuit” (in Canada).

E’ una proposta a tutta prima assurda, ma in realta’ molto ragionata e anche sensata, la comprensione della quale pero’ presuppone la lettura attenta di otto fitte pagine scritte dal Dr. Williams stesso (un esercizio mentale che apparentemente supera le capacita’ dei piu’, visto che il 99% delle persone non ci hanno capito niente…).

Il testo dell’Arcivescovo e’ tutto da tradurre. Per ora mi limito, appunto, al mio commento:

Dr. Rowan Williams, Arcivescovo di Canterbury, ha scritto un saggio estremamente penetrante riguardo “L’Islam e la Legge Inglese”.

E’ un pezzo che tutti dovrebbero leggere, perche’ e’ intelligente, pensato, umile e descrive praticamente da solo le basi sulle quali risolvere la Questione Islamica nelle societa’ occidentali, una volta per tutte.

Puo’ inoltre essere visto come l’ispirazione per una riscrittura della Dichiarazione Universale ONU dei Diritti dell’Uomo, per renderla ancora piu’ universale che al momento.

Il Dr. Williams non esita a entrare nei dettagli e ad analizzare i possibili svantaggi del permettere che venga usata la Legge Islamic (ma non solo) nel quadro della legge (secolare) inglese, e offre sfide e soluzioni in tutte le circostanze. Accenna persino alle regole gia’ presenti per le comunita’ Inuit in Canada, come esempio da seguire.

Io dico, raramente ho visto un documento più profondamente Cristiano di questo, nel senso migliore della parola. Eppure (o… Naturalmente!) le reazioni sono state profondamente negative!!!.

Il numero e la virulenza dei malinformati attacchi contro il Dr. Williams sono un’indicazione chiara di quanto la Islamofobia sia ormai diventata “accettabile” e “mainstream”.

Distanza di Sicurezza: 4 Colpevoli

I conducenti dei seguenti veicoli sono stati visti non rispettare la distanza di sicurezza su alcune autostrade italiane, fra il 26 dicembre e il 5 gennaio:

DD521PF
AX423FC
DJ179WC
CH396EE

Ricordiamo che la distanza di sicurezza causa intorno al 9.7% degli incidenti, in Italia. I 4 incoscienti di cui sopra fanno parte insomma di quell’esercito di folli al volante che causano forse 23mila incidenti stradali all’anno, 560 morti, e 33mila feriti. La probabilita’ che vengano comunque “beccati” e’ praticamente zero, quindi che puo’ mai importare loro?

Buonanotte!

La Maledizione del Benestante

Quando tutto e’ dovuto, qualunque cosa che vada a mancare e’ fonte di tragedia

Come e’ mai possibile che le societa’ piu’ ricche siano quelle dove il timore del futuro si transforma in una specie di Fobia Collettiva delle Novita’, mescolata con un fascino morboso per le fantasticherie sulle proprie, quantunque improbabili, catastrofi?

E invece, che cosa ispira persone anche molto povere a mantenere alte le loro speranze per il futuro? Se potessimo limitarsi puramente per all’analisi del rischio, l’opposto sarebbe vero.

I ricchi hanno un gran numero di “ammortizzatori” metaforici che proteggono le loro cadute, a cominciare dall’acquisto di un’assicurazione. Per molti invece, essere povero significa domandarsi se ci sara’ qualche cosa mangiare per cena.

Ma e’ nel ricco Occidente, piu’ il Giappone che palesi assurdita’ come il Principio di Precauzione sono alla moda. E non voglio neanche parlare di quanta gente e’ dipende quasi psicologicamente dal proprio credere im toto alla interminable serie di rapporti ambientali catastrofici che grazia al giorno d’oggi i giornali quasi comunemente quanto i pettegolezzi.

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Un modo per capire un tale paradosso e’ attraverso quella che puo’ essere chiamata la ” Maledizione del Benestante”. Gli esseri umani infatti, animali istintivamente portati all’accumulo sfrenato, non hanno problemi a illudere loro stessi che tutto quanto capiti loro fra le mani sia loro dovuto.

Di conseguenza, quanto piu’ possiedono, tanto piu’ alto il loro timore che possano perdere qualcosa.

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Immaginiamo che uno guadagni €25,000/anno. Dopo una serie di successi sul lavoro, uno ottiene una promozione e uno stipendio di €40.000.

La felicita’ che cio’ porta sparisce pero’ rapidamente ed l’anno seguente il nuovo livello sara’ considerato un qualcosa di dovuto, non un successo da assaporare. Presto si cominciera’ a desiderare ancora di piu’. Non soltanto: il nuovo reddito certamente avra’ portato un po’ piu’ lusso nella vita. Perdere quello sarebbe una terribile tragedia: e quindi comincera’ l’ansia per il futuro.

Se lasciata incontrollata, quell’ansia aumentera’ piu’ e piu’ con stipendi sempre piu’ e piu’ alti.

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Se applichiamo la stessa linea di pensiero ad una societa’ di persone, allora possiamo capire perche’ tanti soffrano nel timore di perdere il loro essere benestanti, invece che essere felici nel provare a godersi quello che hanno.

Se tutto e’ dovuto, per forza di cose qualunque cosa che vada mancare e’ in se’ una tragedia (funziona anche in senso opposto: se niente e’ dovuto, qualunque cosa sia ottenuta e’ un motivo per celebrare).

Al limite allora, una nazione intera di gente benestante puo’ pure smettere di funzionare, ognuno di loro paralizzati dal timore di perdere anche solo uno dei loro innumerevoli lussi, vita inclusa.

E cosi’ mentre una bolla di Decadenza pessimista cresce sempre piu’ grande, il Progresso viene passato a quelli che non sono ancora ricchi abbastanza. E così via.

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Per liberare le societa’ ricche dai loro timori, in primo luogo la Gestione del Rischio andrebbe insegnata a scuola, come la letteratura o la matematica. Inoltre, alla gente va ricordato per esempio nei musei delle terribili condizioni della vita non-ricca.

In generale, qualche cosa che ci esponga alle difficolta’ di essere davvero poveri sara; definitivamente di aiuto.

Cosi’ come (naturalmente!) la diffusione di un concetto molto semplice: che l’accumulazione infinita puo’ solo uccidere tutte le speranze.

Liberiamo le Donne

L’ex inviato ONU Stephen Lewis di U.N. ha detto al sedicesimo congresso internazionale sull’AIDS a Toronto, Canada, nel 2006:

Vi sfido a entrare nella lotta conto l’ineguaglianza fra i sessi. Non esiste obiettivo piu’ onorevole o piu’ produttivo. Non c’e’ niente di piu’ imporante a questo mondo. Tutte le strade conducono dalla emancipazione delle donne al cambiamento sociale.

Sono d’accordissimo. Ma la relativa liberta’ contemporanea delle donne occidentali e’ stata quasi di sicuro un incidente della Storia, causato dalle tragedie delle guerre mondiali che hanno assorbito enormi quantita’ di uomini. C’e’ della speranza e dei mezzi per fare che accada altrove, l’emancipazione delle donne, ma senza forzare le varie societa’ a vivere molto tempo senza gran parte della mano d’opera maschile?

E non accenno neanche alla futilita’ di provare ad inculcare dall’esterno la liberta’ per meta’ dell’umanita’.

Il Futuro del Matrimonio

Il futuro del matrimonio religioso e’ in mano alle autorita’ religiose, e ai fedeli.

Il futuro del matrimonio civile e’ invece il ritorno a quanto gia’ succedeva nell’Antica Roma: dove le coppie non si rivolgevano alle autorita’ civili per benedire l’unione, ma per gestire l’eventuale distacco.

A cosa serve infatti lo Stato se non a fare in modo che tutti abbiano gli stessi diritti in situazione di conflitto?

Se faccio amicizia con il mio vicino di casa, non vado certo ad informarne il Comune o il Tribunale. Ma se invece litigo con chi abita alla porta accanto, o nell’appartamento al piano di sopra, c’e’ l’opzione di far intervenire la Legge: la Polizia, nei casi piu’ gravi, altrimenti si va dall’avvocato e si comincia una causa civile. In questo modo il diritto, in caso di litigio, non e’ del piu’ forte, ma (almeno in teoria) uguale per tutti.

Analogamente se due persone vogliono convivere. All’inizio, quando vanno d’amore e d’accordo, perche’ dovrebbe interessarsene il Sindaco? Facciano un po’ come preferiscono. E’ alla fine, se arriva una fine del rapporto di fiducia e di affetto, che lo Stato deve intervenire. E alla parte piu’ debole fra le due, ad esempio alla persona che ha rinunciato a una carriera e a un lavoro piu’ remunerato per stare a casa, bastera’ dimostrare il rapporto di convivenza more uxorio “come moglie e marito”, per ottenere l’aiuto della Legge.

E quand’anche si volesse favorire la vita di coppia (come se fosse facile essere single…), di nuovo invece di costringere le due persone a quella specie di scimmiottamento del matrimonio religioso che e’ il rito civile, basterebbe chiedere loro le prove che sono una coppia stabile, ad esempio da due o tre anni.

E cosi’ terremmo anche separati Dio e Mammone, come ha gia’ detto Qualcuno prima di me…

Bush, l’Orologio e la Vergogna

(messaggio spedito a Vittorio Zucconi de La Repubblica)

Caro Direttore

Mi dispiace che lei prenda cosi’ alla leggera il vergognoso comportamento de La Repubblica sulla storia dell’orologio che (non) e’ stato rubato a Bush dalla folla a Tirana.

Vergognoso perche’ la redazione, almeno sul web, non ha avuto remore a distribuire le titillanti immagini che “dimostravano” due sicuri pregiudizi dei lettori: la dabbenaggine del Presidente USA e peggio, molto peggio, la predisposizione al furto da parte degli albanesi.

Sul fatto che tali immagini, come si e’ poi venuto a sapere, non avessero dimostrato ne’ l’una e soprattutto neanche l’altra cosa, neanche una parola da parte de La Repubblica (l’unica citazione sembra essere una pagina quasi invisibile con due righe copiate dal Corriere)

Naturalmente le do atto di aver ospitato la lettera del signor Zefi nella rubrica del 19 giugno. Spero che quel messaggio abbia chiarito come stanno le cose a me e a tanti altri.

Pero’ non puo’ non dirmi che in questi tempi dove le paure vengono rinvigorite quasi da ogni parte, c’e’ niente da essere fieri quando si dedica parte del proprio sito web a quella che in ultima analisi e’ una propaganda di odio che puo’ solo aggiungere un altro mattone ai muri che ci stiamo/stanno costruendo.

saluti
maurizio morabito

Diritti civili Alle Coppie Non Eterosessuali

A sentire quanto pubblicato oggi su La Repubblica, non ci siamo proprio…si arriva al 40% di intervistati che non vogliono estendere diritti per se stessi cosi’ importanti, a chi non sia (almeno “ufficialmente” ) rigorosamente eterosessuale

La “battaglia per i DICO” sembra inutile e quasi persa con la legge che non va da nessuna parte. E se non lo dicessi io, lo direbbero le pietre che il Family Day e’ in realta’ la manifestazione degli omofobi.

Bisogna avere il coraggio di lottare perche’ il matrimonio sia un’opzione aperta a tutti. Chissa’ se qualcuno ci pensera’, a Piazza Navona, a parte i soliti noti…

Immigrazione: L’Incapacita’ Europea

Il famoso commentatore del Boston Globe HDS Greenway lascia come esercizio per il lettore il completamento del suo ragionare sulle attitudini europee riguardo l’integrazione degli immigrati (”Europe’s integration problems“, “I problemi di integrazione dell’Europa“, International Herald Tribune, 4 Maggio).

Che vorrebbe dire se gli Europei accettassero “che la loro e’ una societa’ di immigranti cosi’ come l’America e’ sempre stata“?

In quella circostanza (comunque altamente improbabile), gli Europei riconoscerebbero pubblicamente che nessuna nazione proviene da un’unica tradizione, e che per secoli gli immigrati hanno positivamente aggiunto alle culture delle loro nazioni di nuova residenza.

Sarebbe davvero il momento che le societa’ europee abbandonassero finalmente il loro complesso di superiorita’ per permettere agli immigrati di contribuire culturalmente e socialmente cosi’ come economicamente.

Per sfortuna pero’, niente del genere e’ permesso nei due “modi di integrazione” prevalenti, l’”assimilazione totale” alla francese o la “conservazione delle diversita’” alla britannica. E quindi non si parla neanche di Marocchini-Francesi o Indiani-Britannici mentre invece e’ comunissimo riferire di Irlandesi-Americani e Italo-Americani.

Anche il Presidente francese Sarkozy non e’ e non puo’ essere Ungaro-Francese….egli e’, e deve essere, semplicemente Francese.

Altrimenti la sua societa’ stessa lo rifiuterebbe.

La Fisica dei Miracoli e del Libero Arbitrio

Una scoperta scientifica pubblicata alcuni mesi fa sulla rivista Physical Review Letters e segnalata su The Economist potra’ avere presto come conseguenza un rinnovato interesse religioso sulla Fisica:

Il 5% del magnetismo del Protone è dovuto non dai quark al suo interno ma da quark virtuali che appaiono e scompaiono dal nulla dentro il Protone stesso

E’ un dato perfettamente ragionevole. Infatti la Fisica Quantistica corrente

“predice che i cosiddetti “quark virtuali”, insieme ai loro corrispettivi fatti di antimateria, emergano continuamente dal vuoto per poi scomparire, come conseguenza del principio di incertezza del Heisenberg. Così, mentre un Protone ha tre quarks residenti fissi, ha anche altri ospiti di molto breve durata”.

Una tal scoperta puo’ pero’ anche preannunciare delle conseguenze affascinanti.

In primo luogo, 5% non e’ esattamente una quantita’ trascurabile.

In secondo luogo, la misura e’ ovviamente una media. Un protone otterra’ una piccola spinta in un senso, un altro protone una spinta un po’ piu’ grande o piu’ piccola in un altro sensom, e cosi’ via. Senza effetto macroscopico… ma soltanto nella misura in cui le particelle virtuali appaiano a caso nei protoni.

In terzo luogo, se questo accade per un genere di particella, e’ estremamente probabile che esso accadra’ per tutti i generi di particelle, non solo protoni.

Quarto, se questo accade per un genere di forza, è altamente probabile che accadra’ per tutti i generi di forze, non solo il magnetismo.

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Il risultato finale è che quando potremo controllare dove, quando e come le particelle virtuali si materializzano all’interno delle particelle reali, saremo capaci di fare tutta una serie di azioni al momento impossibili.

Immaginiamoci di poter “mettere a fuoco” un magnete in modo che attragga un oggetto metallico particolare, anziche’ tutti gli oggetti all’interno di un certo raggio….improvvisamente, ecco che spostiamo oggetti specifici a distanza. Quella e’ Telecinesi.

Oppure pensiamo a campi gravitazionali rinforzati, indeboliti, focalizzati a volonta’. Quella e’ Levitazione. E il volo spaziale e le automobili volanti si transformeranno in giochi da ragazzi da costruire e pilotare.

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Si tratta solo di sogni al momento, di impossibilita’, che potremmo denominare Miracoli se dovessimo esserne testimoni (secondo il famoso detto di A.C. Clarke: Una Tecnologia sufficientemente avanzata e’ indistinguibile dalla Magia).

Ma che cosa impedirebbe a Dio di usare quegli stessi quark virtuali per effettuare… Miracoli? (a parte la non-esistenza, naturalmente…ma ammettiamo per un attimo che Dio esista).

La Levitazione permette di camminare sull’acqua e il volo da Mecca a Gerusalemme, e la Telecinesi la divisione del Mare Rosso. Un certo controllo della “forza forte” e della meccanica dei quark facilita la trasformazione di acqua in vino. Ecc ecc.

Le particelle virtuali che appaiono dappertutto possono quindi essere il Meccanismo di Dio di Controllo da Dietro Le Quinte: invisibile e intangibile ma dalle vaste conseguenze: una Fisica dei Miracoli.

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Per il Teista, tutto cio’ ha senso.

Dio avrebbe creato un Universo che puo’ prendersi cura di se’ ma non e’ completamente impermeabile ai cambiamenti.

Inoltre l’obiezione principale contro i Miracoli, decadrebbe, visto che nella Fisica dei Miracoli la Divinita’ puo’ intervenire senza intaccare le leggi naturali scritte nell’Universo.

Proprio come la luce e’ fatta di onde E di particelle, potremmo dire che l’Universo è allo stesso tempo deterministico E casuale.

Anche l’Evoluzione puo’ allora essere una camminata casuale E la rivelazione guidata di un certo programma di fondo.

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E noi (SE esistiamo)? Possediamo un Libero Arbitrio o siamo nelle mani di una figura onnipotente (Dio, o il Fato, o il Caso) che decide per noi? Entrambi.

I Quattro Cavalieri dell’Ateismo

Raccolgo i miei arti superiori da terra dopo aver letto il recentissimo contributo di Maurizio Ferraris (“Non Sapendo A Chi Credere”, Domenicale Sole24Ore, 29 Ottobre): un contributo che oserei dire dis-arm-ante se mi si perdona il doppio senso e lo strano neologismo misto-inglese

Sono sicuro che altri (come Ravasi) riusciranno a rispondere alle provocazioni filosofiche del Ferraris meglio di quanto io possa mai permettermi di pensare (ma qualcuno lo dica, al Ferraris, che avventurarsi in palesi falsita’ come “la maggior parte dei conflitti coinvolg[e] ora le religioni abramiche” non e’ un buon segno riguardo la presunta fattualita’ dell’intera sua polemica)

Ne approfitto allora per tentare, partendo dal punto di vista del Credente, una classificazione dell’Ateo Contemporaneo in quattro categorie: Indifferente, Devoto, Remoto ed Economico

(1) L’Ateo Indifferente e’ quella persona a cui, appunto, della Divinita’ e della Religione non importa niente: cui cui il Credente potra’ avere un dialogo, ma magari sullo sport, il cinema o la televisione

(2) L’Ateo Devoto e’ colui che vede nella religione una serie di precetti morali da usare per manipolare questa o quella riforma sociale: e per questo assomiglia piu’ all’Anticristo che a un interlocutore serio per chi ha fede. Come dice il Ferraris, la religione e’ qualcosa di piu’

(3) L’Ateo Remoto e’ il tipo alla Ferraris: il quale pur non avendo fede, ritiene di poterne parlare alla stregua della storiellina per bambini e/o idioti. Accomuna cosi’ Gesu’ Cristo a Babbo Natale; esce fuori con perle del tipo “Chi crede in una cosa infinita crede in qualsiasi cosa”; riduce l’appartenenza a una tradizione religiosa a una forma di contabilita’, con una serie di dogmi da seguire alla lettera per non essere “eretici” (una ingenuita’ che suonera’ vetusta per i Cattolici, e completamente estranea per Ebrei, Musulmani, Induisti, etc etc). C’e’ da aspettarsi che il Ferraris, messo di fronte a un Credente, non possa bonta’ sua trattenersi dalle risa: e meno male che dovrebbe rappresentare il meglio della razionalita’ (Ferraris non e’ solo: si veda Richard Dawkins in “L’Illusione di Dio” e Daniel C Dennett in “Rompere l’Incantesimo: La Religione come Fenomeno Naturale“)

(4) L’Ateo Economico infine, e’ quello che ha capito che un serio Ateismo non-indifferente e che quindi desideri almeno capire il perche’ esistano i Credenti, deve imparare dalla recente rivoluzione in campo economico: nella quale, come dice Matteo Mortellini sul Domenicale Sole24Ore del 15 Ottobre (“Charlie Brown decide cosi’”), il fantomatico Homo Economicus iper-razionalista delle vecchie teorie e’ stato finalmente sostituito da una persona che segue “una logica diversa da quella matematica, ma non meno sistematica

Ed e’ solo con quest’ultimo che ha senso, per il Credente, discutere di religione. L’Ateo Economico infatti non avra’ per ipotesi che la Fede sia sinonimo di irrazionalita’, e sara’ davvero aperto allo scambio di idee

Il discettare degli altri in tema di religione, vale quanto una toilette per sole donne sul Monte Athos
 

Democrazia, Deimocrazia e il Surriscaldamento Intorno ad Al Gore

Lettera da Londra a “Notizie Radicali” e Valter Vecellio

(riguardo la recente proposta di annoverare fra i “miti” radicali anche l’attivita’ ecologista dell’ex-vice presidente americano, Al Gore, ora nelle sale con il documentario “Una Verita’ Scomoda” sul riscaldamento globale)

Caro Direttore,

L’amletico dibattito “Gore si’-Gore no” in casa radicale ha valenza strategica e come tale non puo’ ridursi all’argomentare sull’effetto di questa o quella concentrazione di anidride carbonica

E’ vero che quando si parla di cambiamento climatico si deve parlare di “scienza”. Ma e’ ben piu’ importante capire la compatibilita’ fra un certo modo di pensare e fare la politica, e una eventuale introduzione dell’ex vicepresidente americano nel Pantheon di una organizzazione liberale, liberista e libertaria

E’ quindi opportuno fare alcune considerazioni di base soprattuto riguardo il terreno minato che fa da interfaccia fra questa e la politica: con da una parte l’assurda cagnara manipolativa dell’“al lupo-al lupo” che sempre piu’ minaccia la liberta’ della persona; e dall’altra la traduzione, spesso poco saggia e consapevole, del linguaggio scientifico sul terreno della politica

Al Gore fa cilecca su entrambi i fronti

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E’ stato detto riguardo Jim Hansen, famoso climatologo della NASA molto impegnato nella “lotta” contro il cambiamento climatico: “o Hansen è un “terrorista” prezzolato (da chi?), e se me lo si spiega, sono disposto a crederci. Oppure quantomeno penso che quello che dice val la pena di prenderlo in considerazione”

Ma quella dicotomia non e’ completa: perche’ nel mondo di oggi non occorre essere “terroristi” ne’ “prezzolati” (e neanche bugiardi) per perorare la propria causa usando un linguaggio apocalittico: il linguaggio dello zeitgeist, paradossalmente, di _inizio_ millennio

Siamo circondati da notizie da fine del mondo: dall’AIDS, alla SARS, alla Guerra al Terrore, alla Sovrappopolazione, all’Invasione dei Barbari Immigrati Clandestini fino appunto al Cambiamento Climatico. Non passa quasi giorno senza che qualcuno dichiari la nostra specie in via di estinzione, il pianeta prossimo a diventare un mucchietto di cenere, o anche il nostro agiato stile di vita pronto a scomparire a causa dell’al-Qaeda di turno

E adesso a quelle voci si e’ unito Al Gore, rimproverandoci una colpevole inerzia mondiale a livello di popoli, governi ed individui, destinati ad alluvioni, siccita’, uragani, ondate di caldo e freddo, fame, miseria, etc etc (incluse, naturalmente, le cavallette), solo per fare ricche un po’ di multinazionali del petrolio

Questa sottile e cosi’ alla moda sostituzione della Democrazia, del potere del Popolo, con la “_Deimocrazia_”, il potere della Paura (per non abusare del termine Terrore), non e’ certo un modo intelligente di fare politica: prova ne siano i continui attacchi alla Costituzione e alle Leggi Internazionali permessi ad un’Amministrazione USA pronta ad agitare i suoi babau preferiti pur di giustificare nuovi accaparramenti di potere

“A volte aver paura e’ salutare”: ma quand’e’ che abbiamo abbiamo abbandonato i vecchi strumenti della politica, per abbracciare la Paura come unico strumento di persuasione? Perche’ credere che l’unico modo per proteggere l’ambiente, per difendersi dal terrorismo suicida, per ricondurre il numero di umani a dimensioni piu’ ragionevoli, sia far credere agli elettori che devono “farsela sotto”, magari a causa di fantasmi sempre piu’ mostruosi?

E’ tutto cio’ forse ad uso e consumo di un presunto “popolo bue” da circuire con l’eccitazione pornografica della tragedia e del disastro? Ma se la pensiamo cosi’, c’e’ da buttare al macero il concetto stesso di Democrazia

Oppure, ci sara’ da accettare, cinicamente, che l’”Homo Sapiens” e’ piu’ che altro “Homo Insanus”, e reagisce solo quando sbatte il naso contro il problema? Ma allora lasciamo perdere i discorsi, i programmi, i progetti: semplicemente facciamo la “Politica del Giorno Dopo”, e inseguiamo i problemi cosi’ come appaiono stampati sulle prime pagine dei giornali (ahinoi, sembra che ci sia gia’ chi lo segue, quel principio)

In realta’, Jim Hansen, che non parla d’altro che delle previsioni peggiori in caso di cambiamento climatico; Tim Flannery, lo scienziato australiano che scrive che bruciare carbone significhera’ forse la fine dell’umanita’; Jared Diamond, l’ex-scettico che ha sposato l’inossidabile pessimismo di Paul Ehrlich per incolpare di consumismo e anti-ecologismo gli schiavizzati e decimati abitanti dell’Isola di Pasqua: ebbene, costoro non usano che un certo politichese adesso troppo diffuso e pernicioso, legato sempre alla tragedia annunciata, allo spaventare l’interlocutore, al costringerlo in maniera molto anti-libertaria ad accettare che siamo in condizioni disperate, e che quindi vanno prese misure disperate

E non solo: la politica della “_Deimocrazia_” portata al parossismo assume chiari stampi religiosi: un po’ perche’ millenarista, un po’ perche’ il linguaggio di certa religione e’ sempre piu’ comune, come nelle “crociate” anti-terrorismo; nei discorsi da “il mio Dio e’ meglio del tuo”; nelle insinuazioni anti-islamiche (tutte cose centellinate piano piano, con tanti distinguo e tante scuse inutili, e che stanno inculcando nel mondo Occidentale l’idea che la persona di fede islamica e’ un terrorista, imbecille, imbroglione o fannullone…magari in vista di un prossimo pogrom?)

Anche il dibattito sul riscaldamento globale e’ stato trasformato in una dichiarazione di fede. Michael Chricton ha provato a dirlo e ci ha rinunciato, dopo aver subito attacchi personali ed aver visto anche tele-evangelisti alla Pat Robertson predire la Fine della Natura nell’ecatombe climatica. L’editorialista del britannico Guardian, George Monbiot dice chiaro e tondo che Lui (Monbiot) Ci Guarda. Margo Kingston ha scritto sull’australiano Daily Briefing che chi nega l’esistenza del riscaldamento globale commette un crimine contro l‘umanita’. Altri hanno suggerito che chi non e’ d’accordo sul fatto che ci sia un cambiamento climatico, andra’ processato in futuro come i Nazisti a Norimberga

Curiosamente dietro questa nuova religione c’e’ anche un nuovo Mercato delle Indulgenze. L’Al Gore che ci dice di volare meno mentre saetta per i cieli di tutto il mondo fra alberghi di lusso e cene da nababbo, ci assicura di stare azzerando i suoi danni con larghe donazioni a questa o quella NGO, che pianta alberi o fa altre azioni benefiche volte a ridurre la CO2 atmosferica (vorra’ dire che quando mi compro il SUV ci faro’ crescere un melo sul cofano, per dormire il sonno del giusto)

Che differenza allora fra il linguaggio di chi dice che se non smettiamo di produrre anidride carbonica entro dieci anni, il mondo e’ alla frutta; e quello di chi passa di casa in casa a prevedere che se noi peccatori non ci pentiamo e non cambiamo per seguire quanto imposto da un qualche comitato di saggi che ne sanno divinamente piu’ degli altri, non faremo parte degli apocalittici 144 mila?

Che ironia pazzesca sarebbe allora che proprio i Radicali abbracciassero un modo di pensare cosi’ fondamentalmente illiberale!

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Certo, Jim Hansen va comunque preso in considerazione.

Personalmente, su molte delle sue conclusioni sono abbastanza scettico, alla Carl Sagan: catastrofi cosi’ straordinarie saranno sicuramente preannunciate da avvenimenti, “prove” altrettanto straordinarie

Non ho pero’ alcun timore a dire che le previsioni del meglio dell’intelletto investigativo umano, rappresentato da scienziati giustamente rispettati come Hansen e Flannery, sono una cosa ben diversa dalle visioni mistiche di chi prevede la fine del mondo giovedi’ pomeriggio alle due. E’ qui pero’ che interviene il secondo ostacolo nella strada fra la scienza e la politica

La scienza e’ fatta di teorie da confutare: “teorie” ma naturalmente in senso positivo, come modelli verosimili della realta’, il piu’ possibile oggettivi e completi, e che funzionano fino a prova contraria. Compito dello scienziato e’ espandere tali modelli, dimostrando la loro applicabilita’ in altri campi (attivita’ di solito noiosa) o confutandoli magari per portare avanti un modello nuovo e piu’ preciso (attivita’ di solito da Premio Nobel). Il dibattito scientifico non puo’ chiudersi: altrimenti, non e’ piu’ scientifico

In politica il discorso e’ molto diverso. Una volta intrapresa una strada, per esempio estendere l’obbligo scolastico fra i 4 e i 18 anni, anche se e’ possibile cambiare idea se i risultati sono palesemente negativi, la strada alternativa non sara’ semplicemente tornare indietro, o provare un’ipotesi differente: non fosse altro perche’ gli effetti sociali non sono quasi mai trascurabili (in questo caso, la diminuzione della disponibilita’ economica nelle famiglie piu’ povere; e l’aumento del lavoro nero fra i quasi-maggiorenni); inoltre, l’elettorato difficilmente si fara’ tirare per il naso piu’ di una volta in questa o quella direzione: l’opinione, conta.

Come passare quindi dai risultati “oggettivi” della scienza alle decisioni “d’opinione” della politica? La scienza non vuole essere basata sulle opinioni: ma al contempo e’ difficile pubblicare qualcosa che vada contro il “senso comune” fra gli scienziati del proprio tempo: le riviste scientifiche si nutrono di credibilita’, e nessun editore vuole apparire un credulone.

In realta’ nel mondo scientifico ci sono varie pulsioni in direzioni non sempre compatibili: e’ piu’ facile per esempio ottenere fondi per ripetere gli esperimenti altrui che per dimostrare qualcosa di nuovo, ma il piacere e la gloria non sono certo nelle repliche.

E’ anche vero che esistono dei meccanismi compensativi, come il cosiddetto peer review, la revisione dei manoscritti da parte di piu’ esperti del settore, di solito senza nomi e cognomi proprio per evitare qualunque interferenza, magari causata da antiche rivalita’

Il risultato finale e’ che il Mare Magnum della scienza e’ un oceano in ebollizione, dove I partecipanti fanno a gare (di solito, positivamente) per scoprire nuove caratteristiche del mondo che ci circonda, e venire a galla per “mostrare la via” ai colleghi

Il voler riportare questo a un livello politico implica una serie di problemi. Mi limitero’ ad illustrarne quattro: tecnicismo; manipolazione; inazione e monomania.

Il tecnicismo e’ l’interpretazione di una ricerca scientifica come definitiva parola su un argomento: per esempio, l’eugenetica quando era di moda un secolo fa, e non era affatto considerata un orrore da genocidio. Ma se la selezione di un’orchidea perfetta attraverso l’eliminazione delle sue 25 mila sorelle (meno perfette) e’ un’impresa tecnicamente mirabile, le proposte, e le decisioni in campo eugenetico umano, presentate come scientifiche all’epoca, non possono che essere considerate azzardate da noi, grazie al senno di poi (alcuni milioni di morti dopo, cioe’)

La manipolazione, cugina del tecnicismo, avviene quando il politico sceglie la scienza che piu’ pare e piace, e trascura ogni altro argomento, per fini precisi e prestabiliti. Pensiamo alle politiche americane degli anni ’20 volte ad escludere gli immigrati dal Sud Europa per motivi razziali, ma ufficialmente perche’ dotati di un’intelligenza inferiore (tutto naturalmente dimostrato scientificamente, dati alla mano). Anche in questo caso la “scienza” venne usata per zittire il dissenso; e anche in questo caso il progresso scientifico si e’ poi mosso ben al di la’ di certe affermazioni piu’ che assurde

Speculare alla manipolazione e altrettanto perniciosa e’ l’inazione, ahime’ tipica di piu’ di un Governo, di fronte a quanto tecnici e scienziati continuano a predire. Rimaniamo all’America, e perche’ no: e alle dighe che dovevano proteggere New Orleans da un colpo diretto di un uragano di categoria 3. La famigerata Katrina (uragano, appunto, di categoria 3), ha addirittura “mancato” la citta’, ma le dighe hanno ceduto lo stesso: perche’ erano fatte male e nessuno si e’ preso la briga di finanziarne la (ri-)messa in opera nonostante l’opinione espressa in tal senso da innumerevoli esperti

E’ forse quello, il modello piu’ vicino all’attuale discorso sul cambiamento climatico? Solo all’apparenza. E’ qui che si reintroduce il discorso allarmista/catastrofista, il pericolo della “_Deimocrazia_”: la quale, se associata a una monomania impervia alle complicazioni del mondo, puo’ portare al terribile connubio di una _politica scientista_ che calpesta tutto e tutti, e di una _scienza politicante_ che intromette ovunque l’ideologia di turno

Ovviamente a volte la monomania serve: pensiamo agli sforzi di Henri Dunant che portarono alla Croce Rossa e al primo consolidamento legislativo internazionale. Ma il problema delle _monomania scientista_ non e’ tanto il fatto che non veda altro: e’ che tutto ingloba e tutto spiega con una sola causa. E quindi come politica non puo’ lasciare spazio a nient’altro, mentre come scienza non puo’ che riscoprire le stesse cose, ovunque esplori

Ad esempio di quest’ultima condizione riporto (prometto di non citarne altri) dal recentissimo “Risposte culturali all’aridita’ nel Medio Olocene e aumento della complessita’ sociale” (Nick Brooks, Quaternary International 151 (2006) 29–49): “Nel mondo odierno sempre piu’ globalizzato, gli stili di vita tradizionali sono sotto pressione a causa della liberalizzazione economica, della monetizzazione delle economie locali e dei programmi di sviluppo basati in gran parte sui modelli occidentali”

Belle parole ma che c’entrano con lo studio sociale riguardo l’aridita’ del Medio Olocene? C’entrano, solo se si pensa al cambiamento climatico odierno come a una piovra ammazzatutto, che causa ogni problema e va fermata ad ogni costo, incluse citazioni negative piu’ diffuse del prezzemolo (o delle ortiche)

E quale esempio migliore di _politica scientista_ che il piu’ recente Al Gore? I ghiacciai del suo film recedono, le inondazioni devastano, la natura muore etc etc: e tutto viene ricondotto al riscaldamento globale. E’ particolarmente notevole il fatto che non esiste nessuna “pistola fumante”, nessun uragano su cui sia scritto “riscaldamento globale”: ma questo non ha alcuna importanza per l’autore di Una Verita’ Scomoda, perche’ nella cultura del riscaldamento globale ogni fenomeno atmosferico e’, naturalmente, riconducibile ad esso

Le conseguenze negative di questo modo di vedere il mondo non sono solo nella noia mortale di centinaia di messaggi che descrivono prossime distruzioni e catastrofi da decine di giornali, riviste, tribune politiche (e pulpiti)

Da una parte, la soluzione di Gore e’ un nuovo statalismo: visto che gli individui si sono dimostrati recalcitranti, tocca ai governanti mostrare “leadership”, che in questo caso significa votare misure impopolari qualunque sia il pensiero dei cittadini
D’altronde, se ogni problema e’ causato da un fenomeno come il cambiamento climatico, infatti, ciascun Governo potra’ lavarsene le mani. Non sappiamo infatti che le uniche soluzioni effettive saranno quelle che coinvolgeranno tutti gli Stati, e soprattutto quelli piu’ inquinatori? Cosa’ potra’ fare allora, una singola Nazione?

Potra’, anzi potrebbe, se non potesse nascondersi cosi’ facilmente. Prendiamo ad esempio l’Australia, recentemente sulle pagine dei giornali perche’ sofferente per il sesto anno consecutivo per la “siccita’” (naturalmente, subito imputata al riscaldamento globale). Ebbene, proprio mentre ero a Sydney nel settembre 2006 (il _piu’_ piovoso da tantissimi anni, guarda caso) ho potuto seguire il dibattito locale sulla mancata realizzazione dell’infrastruttura necessaria a raccogliere la finalmente copiosa acqua piovana, per far fronte alla summentovata siccita’

Qual’e’ la vera questione, dunque: il “cambiamento climatico” o la mancata gestione del patrimonio idrico? Dobbiamo davvero chiedere all’umanita’ di non produrre piu’ CO2…per salvare (forse) il Governo australiano dalla sua inettitudine? O qualunque altro Governo, sempre pronto a un nuovo spreco, e a una nuova incompetenza?

La monomania scientista che tutto causa e tutto spiega e’ uno strumento di propaganda statalista utile soprattutto a rimuovere dalla vista le malgestioni governative, e a procrastinare le soluzioni vere dei nostri problemi. E’ davvero questa, la strada che vogliamo seguire?

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Ulteriore prova, se occorresse, delle motivazioni poco scientifiche dietro una certa frenesia apocalittica: all’incessante martellamento sulla necessita’ di vivere parsimoniosamente per evitare il possibile riscaldamento globale, non corrisponde altrettanta spinta per evitare un disastro prossimo venturo, su cui davvero tutti gli scienziati sono d’accordo: la caduta di un piccolo asteroide o di una minuscola cometa su una zona abitata. Quello e’ un argomento che non viene ripreso e men che meno ingigantito, appunto perche’ non puo’ essere manipolato a fini di ingegneria sociale

Insomma, in materia di riscaldamento climatico (e Al Gore) rischiamo panglossianamente di vederci allegramente recapitare il peggiore dei mondi possibili, con una scienza a senso unico perche’ contaminata dal linguaggio dell’ideologia, e una politica a senso unico costruita per essere senza dibattito e senza scelta.

Non esiste analisi delle priorita’, nel mondo della Verita’ Scomoda. La scienza, ci viene detto, ha previsto certe cose: e noi zitti, dobbiamo considerare quelle previsioni come oro colato. O peggio per noi!

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Udite! Udite! La Royal Society ha bacchettato le dita della Exxon, cattivona multinazionale colpevole di finanziare “le lobby anti-ambientaliste per minimizzare i rischi legati al cambiamento climatico” (piu’ precisamente: alcune associazioni che propagandano l’idea che il cambiamento climatico non ci sara’ o non sara’ catastrofico; sul loro ecologismo o meno non possiamo pronunciarci)

Siamo sicuri che tutto cio’ sia un trionfo della Scienza contro chi vorrebbe manipolarla? Come mai la Royal Society non ha fatto mai niente del genere fino ad ora, e si e’ mossa proprio nell’ambito di quel riscaldamento globale che abbiamo visto non riesce mai ad esulare dal catastrofismo?

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Non sara’ quella l’ennesima prova di un atteggiamento anti-libertario fra chi ha fatto del cambiamento climatico un articolo di fede?  Da quand’e’ che applaudiamo agli attacchi contro la liberta’ di espressione? E quale punto di contatto potra’ mai avere, questo modo di pensare, con la tradizione liberista, liberale e libertaria?

Al massimo, sara’ un ottimo strumento per toglierla di mezzo

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Esiste un altro pericolo nel passaggio fra scienza e politica, forse ancora piu’ grande: e se i disastri annunciati non accadranno, cosa diranno quei politici che hanno fatto di quelle previsioni l’unico o principale cavallo di battaglia? Daranno la colpa “agli scienziati”? Ma non lo sapevano che ne’ il mondo, ne’ il mondo scientifico sono cosi’ semplici?

La pubblicazione scientifica, e men che meno la press release che la accompagna spesso con titoli ad effetto, non possono certo mostrare l’infinito dettaglio del discorso scientifico. E’ scritta da scienziati per scienziati, dopotutto. E non si tratta di un problema volumetrico, risolvibile pubblicando altri cento articoli sullo stesso argomento: perche’ la scienza e’ sempre pronta a lasciare il vecchio modello per il nuovo, mentre la societa’ deve vivere con le conseguenze delle scelte passate

Se infatti il dibattito politico fosse davvero circoscrivibile da quello scientifico, molto semplicemente, ci faremmo governare solo e unicamente da Tecnocrati (con buona pace, ancora una volta, della Democrazia). Ma quella e’ una soluzione improponibile anche e soprattutto perche’ la consapevolezza che il cervellone, lo studioso, lo scienziato possono sbagliare, e di grosso

Si tratta di una convinzione sicuramente molto piu’ vero nella mitologia del senso comune, che nella realta’ dell’attivita’ scientifica. E forse e’ proprio quello il punto: esistono grossi problemi di comunicazione non solo fra scienza e politica, ma anche fra scienza e pubblico non-scientifico.

E ancora una volta e’ apparente la disutilita’ di un certo ecologismo: che non solo e’ ormai moribondo in America a causa delle catastrofi continuamente annunciate e mai avveratesi (come scrisse sul New York Times nel marzo 2005 Nicholas D Kristof, personaggio al di sopra di ogni sospetto); ma e’ anche riuscito ad infilarsi come tramite principale fra la scienza e la popolazione, la quale a furia di dichiarazioni al-lupate (mi si perdoni il gioco di parole) da tregenda prossima ventura, comincera’ presto a pensare che i rinoceronti non siano in pericolo di estinzione; che le tigri siberiane siano in grandissimi numeri; e magari che si puo’ inquinare quanto si vuole, senza tante storie.

La vera catastrofe dell’ecologismo _deimocratico_ potra’ davvero essere la…fine dell’ecologia

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Perche’ questa lettera? Il mio unico desiderio e’ che non ci si riduca mai a politichette sempliciste e messaggini da quattro soldi, incaponendosi magari su facili discorsi da Politica della Paura: cominciando con il “tutto sta andando a rotoli”, per passare a decisioni illiberali e anti-liberiste che finiranno magari con lo slogan “respirate meno per produrre meno anidride carbonica”

Le priorita’ sono tante e tanto difficili da mettere in fila: davvero dobbiamo intraprendere scorciatoie monomaniache alla idiot savant, lastricate di propaganda deimocratica?

O per dirla con un’analogia: Osama bin Laden esiste, e le Torri Gemelle sono davvero state abbattute da un gruppo di fanatici terroristi pronti a uccidere migliaia di innocenti. Questo non significa pero’ che dobbiamo idolatrare George W Bush e seguirlo dovunque ci porti

Allo stesso modo, Al Gore, Jim Hansen e gli altri possono anche aver ragione sul riscaldamento globale: pur tuttavia i loro metodi di propaganda e di azione politica rimangono da rigettare, per principio

L’Al Gore di Una Verita’ Scomoda nel mio Pantheon proprio non riesco a vederlo

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Qual’e’ l’alternativa alla “_Deimocrazia_” scientista? Temo di dover ammettere che e’ un’alternativa molto meno sexy dell’Armageddon catastrofista, perche’ imperniata su un dibattito fatto di analisi e ri-analisi di ideali, obiettivi, risultati e priorita’. E’ un sistema dove le varie ricerche scientifiche sono analizzate in tutto il loro contesto prima di essere applicate in campo politico. Ed e’ un sistema dove ogni obiettivo va definito e raggiunto perche’ risolve un problema, e non solo perche’ altrimenti c’e’ la Fine del Mondo.

Insomma: la propria casa va tenuta pulita perche’ e’ meglio cosi’ da tanti punti di vista: e non solo perche’ altrimenti c’e’ il rischio di ammalarsi di SARS o Peste Nera.. E cosi’ i Diritti Umani per esempio vanno stabiliti e tutelati per il loro valore intrinseco, e non facendo credere che l’unica alternativa sarebbe subire un genocidio. I rigassificatori sono uno dei piccoli passi per consumare sempre meno petrolio: e di questo ne va consumato sempre meno, non per evitare siccita’ e incendi (e il fuoco della Geenna…) ma perche’ si possono fare meraviglie con la plastica, e l’aria satura di composti del carbonio bruciati male sarebbe insalubre anche se priva di CO2.

Che sia ben inteso: quelli sono solo degli spunti. I Radicali, come gli appartenenti a ogni altro partito o associazione, siano liberi di fare quello che vogliono: e Viva la Democrazia!

Dissociamoci pero’ fermamente dai discorsi da “Politica dello Spavento”. Abbasso la _Deimocrazia_!

ps Rinviamo a un’altra volta il dibattito su Tony Blair, il Primo Ministro che mi ha governato per otto anni, e che si e’ rivelato demagogo, centralista, amante di un premierato presidenzialista, dirigista e piramidale, e sempre pronto a “stabilire quello che è giusto e quel che è sbagliato” come i piu’ biechi bacchettoni di qua e di la’ dell’Atlantico: e la cui presenza quindi fra i Miti Radicali mi lascia perplesso, a meno che non sia limitata al Blair Liberista e Progressista sapientemente disegnato dall’agiografia laburista di inizio mandato

Salviamo La Chiesa Cattolica dagli Atei Devoti

L’idea che la Chiesa Cattolica italiana consideri “normale” avvicinarsi ai cosiddetti “Atei Devoti” al punto di parlare quasi con la loro stessa voce, non riesco a digerirla

Gli Atei Devoti sono coloro che, come Marcello Pera, nonostante non credano in Dio vogliono agganciarsi alla Chiesa Cattolica come riferimento socio-culturale

Com’e’ possibile che nessuno trovi niente di sbagliato nell’invitare quei Lupi nell’Ovile Cattolico, solo perche’ indossano un maglione di lana?

E che senso avrebbe per un non-Credente appoggiarsi alla dottrina della Chiesa, se non per oscure, reazionarie motivazioni di manipolazione sociale, come gia’ accaduto per secoli?

Gli “Atei Devoti” non hanno alcun motivo di diffondere la fede, la carita’ o la speranza cristiana. Anzi, come detto dal Cardinale Mario F Pompedda nel numero di Jesus del Marzo 2006:

non manca un grande rischio e l’aspetto fortemente negativo di questo fenomeno. Non vorrei, cioè, che sotto questa spinta si svuotasse il contenuto della fede delle sue radici vere. L’accettazione di questi valori universali di tipo etico e morale, se distaccati dalla loro fede ispiratrice, rischia di far venir meno la stessa fede nel suo nucleo centrale, per ridurla solo a una realtà esteriore

Gli “Atei Devoti”, dice Rossana Rossanda sullo stesso numero, sono “una trovata politico-mediatica di bassa lega“. Lasciamoli ai loro idoli di pezza

Il Mito Iperrazionalista Di Dawkins et al.

Richard Dawkins ha appena pubblicato “L’Illusione di Dio“. Daniel C Dennett ha dedicato il  suo tempo a scrivere “Rompere l’Incantesimo: La Religione come Fenomeno Naturale

In entrambi i casi, scrittori dichiaratamente atei hanno voluto dire la loro opinione sulla “religione”. E a quanto sembra in entrambi i casi, il messaggio e’ un’esortazione a liberarsi da divinita’ e religiosita’, per camminare liberi e sereni verso un luminoso futuro privo di leggende e superstizioni

Questa visione riduttiva all’estremo del mito (per non parlare del rito) non solo e’ assurda, e’ inumana: perche’ pensare che la religiosita’ sia un giochino di fantasie e suggestione personale e collettiva significa negare l’esistenza non di un dio, ma dell’umanita’ di ciascuna persona

Esiste nessuno che viva senza un mito? “Mito” in senso positivo, magari l’archetipo simbolo di cio’ che e’ la nostra aspirazione verso l’essere o l’avere qualcosa di meglio?

A chi pensa che il razionalismo sia l’unica strada logica vorrei dire: anche Voltaire aveva le sue meschinita’: che ne so, magari si puliva il naso con i mignoli.

Vuol dire che chi si fa guidare dal pensiero di Voltaire, si pulisce anche il naso con i mignoli? Certo che no

Non e’ il “Voltaire vero” la guida, e’ il “Voltaire mito”. E questo basta, naturalmente. Non avra’ mai detto la celebre frase sul difendere le idee altrui fino alla morte, ma chi se ne importa?

Quella frase fa parte del mito di Voltaire

Parigi valeva bene una messa? Il regno venne dato via per un cavallo? Perdersi a cercare convalide di quelli e altri “miti” e’ interessante storicamente ma significa perdere di vista il significato originale

Non sarebbe una sciocchezza cestinare 2001 – Odissea nello Spazio perche’ di parallelipedi neri non ce ne sono, intorno a Giove?

L’assurdita’ di un atteggiamento contemporaneo iperrealista (e quindi, curiosamente, completamente immaginario) era gia’ stata individuata nel curioso episodio della Merda d’Artista di Piero Manzoni

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Sono sicuro che i miti greci stessi, adesso letti come favolette, avessero in origine dei significati e dei messaggi importanti.

E’ allora un peccato che la parola “mito” e all’idea della divinita’ si associ il concetto di un popolino incolto, imbelle, imbecille e facilmente manipolabile: “Per cui ora possiamo farne a meno”

A pensarci bene, e’ un mito pure quello

La Cultura di Cacciari e i Deliri Generici di Pera

Riporto su una delle piu’ efficaci “Difese della Cultura Occidentale”, nelle parole di Massimo Cacciari, filosofo e sindaco di Venezia a Viva Voce, su Radio 24, il 28 Settembre 2006: “Autocensura: Berlino cancella Mozart” (una trasmissione centrata sulla decisione da parte della Deutsche Oper di cancellare una produzione operistica per il timore di eventuali proteste violenti da parte di persone di fede islamica)

Cacciari si e’ espresso con parole molto schiette contro i “deliri” di Pera e della Fallaci, contro la demonizzazione da parte del Papa della vita moderna e secolarizzata, e a favore dei migliori strumenti a nostra disposizione: tolleranza, comprensione, apertura mentale, curiosita’, analisi

Il file audio e’ disponibile al seguente link (RealAudio)

Intorno al 22mo minuto di quel file: alla domanda se “vicende come queste, danno ragione a posizioni controverse come quella di Marcello Pera e della Fallaci, che dicono la Cultura Occidentale e l’Identita’ Occidentale sta perdendo se stessa, ha se stessa in odio e questo la rende vulnerabile, friabile rispetto a una cultura cosi’ possente [come quella Islamica]“, Cacciari ha risposto (l’enfasi e’ mia):

Non so. Questi sono deliri. Chi mai ha la propria cultura in gran dispetto. Ognuno di noi ha posizioni diverse su questo o quell’altro aspetto delle nostre tradizioni culturali. Non c’entra nulla. L’atteggiamento dei personaggi come Pera o pace all’anima sua, della Fallaci non esprime alcun riconoscimento, alcun apprezzamento delle altre culture.

Esprimere il riconoscimento e l’apprezzamento per le altre culture non e’ diminuire la propria o abbandonarla o secedere da essa. Non ha nulla a che fare con tutto cio’. Anzi ritengo che sia una delle proprieta’ piu’ profonde, piu’ caratteristiche, piu’ da salvaguardare proprio della nostra cultura, questo atteggiamento di apertura, e di curiosita’ anche nei confronti dell’altro.

E di analisi, di non fare appunto di ogni erba un fascio. Di non fare sempre la notte in cui tutte le vacche sono nere. Islam, Oriente, Occidente: la nostra cultura ci ha abituato all’analisi, alla distinzione, al gusto della differenza, alla curiosita’.

E’ questa la nostra Cultura. E quindi non c’entra assolutamente nulla con i discorsi generici di un Pera e di una Fallaci

Naturalmente interviene subito un ascoltatore a dimostrare appunto, che quelli “orgogliosi della propria cultura” ne dimostrano proprio poca

Pochi minuti dopo (intorno al 32mo minuto del file), Cacciari interviene di nuovo riguardo il lamento del Papa che l’Occidente si stia ateizzando, desacralizzando

Ritengo che sia un pregio del nostro atteggiamento culturale quello di criticare una manifestazione culturale, artistica nella quale si ridicolizzano, si bestemmia per dirla in maniera piu’ forte, aspetti della rivelazione cristiana e si giudica e si critica senza per questo anatemizzare, demonizzare, impedire che questa espressione venga anche sulle scene, venga resa pubblica

Questo secondo me e’ un nostro valore, non un nostro disvalore. Conosco grandi credenti che hanno questo atteggiamento nei confronti di rappresentazioni [come quella oggetto della trasmissione]. Perche’ mai questo di per se’ dovrebbe essere segno di ateizzazione? Semmai un segno della secolarizzazione che e’ carne e sangue della nostra civilta’.

Mica roba degli ultimi decenni. La distinzione fra politica e religione, fra etica e politica: noi procediamo per distinzioni, per differenziazioni. Questa e’ la quintessenza della nostra civilta’, senza di cui non si capirebbe la scienza, la tecnica, nulla.

Questo non c’entra niente con l’ateizzazione. Dei perfetti credenti possono essere, anzi secondo me da un punto di vista cristiano debbono essere secolari nei confronti appunto di politica, scienza, tecnica, etc.

Questo e’ quintessenziale per una comprensione completa del Cristianesimo, con buona pace ripeto dei Pera che continuano a combinare colossali danni nel rapporto con le altre religioni, perche’ si pongono appunto esattamente come si pongono i fondamentalisti dall’altra parte. Questo e’ il dramma

Noi potremmo convincere e persuadere del nostro atteggiamento, della nostra forma di prassi e atteggiamento altre culture e altre civilta’ solo se noi valorizziamo [quegli] aspetti della nostra cultura. E non altri: non certamente quelli da Crociati, insomma

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Mi sembra che un unico punto importante sia sfuggito alla trasmissione: il fatto che sia stata la Polizia ad arrendersi di fronte alla (singola) minaccia, praticamente lavandosi le mani in largo anticipo. E’ bastata una sola telefonata anonima per far loro alzare le mani di fronte a una minaccia che non e’ mai esistita se non sulla linea telefonica

Non e’ certo di questa Polizia troppo cauta, meschina e “alla Ponzio Pilato” che abbiamo bisogno, qualunque sia la nostra cultura

Il problema David Irving

scrive Michael Shermer sul bollettino del 3 Maggio 2005 di eSkeptic ("Enigma: L'affare Faustiano di David Irving"):

Se realmente desiderate fare tacere David Irving, non parlatene.

Sono d'accordo, fino ad un punto: perché un problema con Irving e' la libertà di espressione e questo merita chiarificazione. Dovrebbero, coloro cui tiene quella liberta', organizzare quello che Christopher Hitchens ha denominato il Comitato per Regole Giuste per David Irving?

Forse no.

E non sono d'accordo con il Dr. Shermer, che in risposta alla decisione austriaca di imprigionare Irving, ha suggerito di "lasciare David Irving andar via" nel bollettino eSkeptic del 2 Marzo 2006 ("Diamo al diavolo i suoi meriti")

Ancora la parola a Shermer:

L'enigma emerge dal fatto che [Irving] è, contemporaneamente, brillante e bellicoso, molto intelligente e diabolicamente ingannevole-uno che avrebbe potuto "arrivare" ma che ha preferito "fingere"… un grande e diabolico spreco di talento. Come e perchè questo è accaduto? A mio parere, Irving si e' autosuggestionato da quando e' entrato nel Cerchio Magico [ cioè, i confidants di Hitler ancora vivi]. [... ] Hitler, ha spiegato, "aveva attratto gente istruita e ad alto livello intorno lui. Le segretarie erano segretarie di classe superiore. I consiglieri erano gente che aveva fatto l'università o la scuola del personale ed avevano fatto carriera con le loro proprie abilità fino ai livelli superiori del servizio militare." Questi intimi di Hitler erano istruiti ed parlavano altamente bene del loro Führer. Chi era Irving per non creder loro?

Come esempio si dia uno sguardo giusto alla storia segnalata da Shermer nella parte inferiore di quello stesso bollettino "Post Scriptum su Irving & i diari di Eichmann": nel quale è spiegato come Irving ha trovato un modo di negare l'esistenza di un ordine diretto da Hitler per l'Olocausto in faccia di una frase molto chiara scritta da Adolf Eichmann nelle sue memorie: "il Führer ha ordinato lo sterminio degli ebrei"

Libertà di espressione non significa libertà di ingannare

Il Multiculturalismo, la Tolleranza e…il Test del Cricket

Il Regno Unito, e in particolare l’Inghilterra e la zona di Londra, sono il laboratorio dove il futuro multiculturale dell’Europa viene sperimentato e i suoi problemi risolti con discreto successo.

Definiamo multiculturale: una societa’ fatta di persone che convivono pacificamente anche se in forte, irreconciliabile disaccordo sui “valori”, gli ideali per i quali sono disposti a (metaforicamente) combattere. Non quindi solo l’idea che “se al mio vicino non piacciono le rose rosse, piantero’ le rose gialle”. “Multiculturalismo” significa risolvere il problema: “al mio vicino non piacciono le rose, ma io non posso neanche pensare di lasciare il giardino senza quei fiori”. Non bastano buona volonta’ e un romanesco “Volemose bbene!”: ci sono questioni fondamentali di tolleranza reciproca.

Come suggerito dal filosofo Kwame A. Appiah della prestigiosa Princeton, e’ quanto gia’ avviene anche in piccole comunita’: per esempio certuni sono favorevoli all’aborto libero, altri lo praticano addirittura invece dei metodi anticoncezionali, mentre altri ancora lo considerano un omicidio, anzi piu’ grave perche’ praticata su un esserino indifeso. C’e’ chi ritiene l’omosessualita’ un “atto contro natura”, nell’intimita’ dei suoi pensieri o nelle smorfie rivolte a uomini (o donne) che camminano mano nella mano: i quali vivono magari il loro rapporto come simbolo dell’Amore che fa girare il Mondo, altro che abominio. Valori irreconciliabili ed irreconciliati, ma la cui esistenza non causa violente sommosse o la rovina della societa’.

Nell’uso contemporaneo, la parola multiculturalismo si riferisce all’esistenza in uno Stato di usi e tradizioni che si ispirano a religioni diverse. Vista da alcuni come nuova, diversa e pericolosa, questa situazione e’ il pane quotidiano per il Regno Unito, dove la maggioranza, di tradizione Cristiana (senza molti praticanti) e’ differenziata in Cattolici (Riformati/Anglicani, e Romani/Papisti) e Protestanti (Luterani, Metodisti, e altri), con solide comunita’ Ebraiche, Musulmane e Induiste: il risultato di un espansionismo commerciale globale e continuato, dalla pirateria autorizzata da Elisabetta I alla crisi di Suez del 1956. Quando un secolo fa le terre emerse appartenevano in gran parte all’Impero britannico, merci, ricchezza e sudditi gravitarono verso il centro. Dopo la fine del colonialismo, l’immigrazione e’ continuata, grazie all’Unione Europea e soprattutto alla uso dell’Inglese come lingua franca di quasi tutte le attivita’ umane.

Alcune questioni riguardo i “nuovi arrivi” vengono poste spesso: sono ospiti, o lavoratori, o cittadini? Risiedono per concessione, o acquisiscono diritti grazie al sudore della fronte? Quali diritti: liberta’ personale, o anche la possibilita’ di eleggere il Governo locale o della nazione? E poi, questi “estranei” cosa cambieranno, magari contro le aspirazioni degli indigeni? Problemi discussi per secoli da fior di intellettuali, filosofi e scienziati, senza una risposta teorica soddisfacente: pero’, l’esperimento chiamato United Kingdom sta gia’ dando risultati interessanti. Guardiamo infatti alla attuale “seconda generazione”, per lo piu’ figli di coloro che immigrarono negli anni ’50 e ’60.

Come testimoniato dai vari conduttori radiotelevisivi, gli accenti originari sono quasi scomparsi. Fra i giovani, le mode non sembrano avere confini cultural-religiosi, ne’ nel vestirsi, ne’ nel gergo, ne’ infine nella musica: al fallimento dei canali specializzati di musica “asiatica” e “afro-caraibica” della BBC, si contrappone il contributo culturale dato da artisti di ogni tradizione al panorama musicale britannico. Anche a livello politico sembrano esistere poche barriere, fino ai livelli ministeriali.

C’e’ pero’ un aumento della separazione sociale a seconda delle origini, con interi quartieri monoculturali. Un fenomeno sostanzialmente naturale (pensiamo a Little Italy, la piccola Italia di New York) che potrebbe preludere alla ghettizzazione. Pensiamo allo sport professionistico, con calciatori di origine afro-caraibica, e giocatori di cricket di famiglia indo-pakistana, comunita’ sottorappresentate nel nuoto o nell’hockey su ghiaccio. Al bando assurdi discorsi basati su presunte incapacita’ razziali: quanti ragazzini (e ragazzine!) indo-britannici potrebbero eccellere, per esempio, nel tennis, e non lo fanno perche’ tale attivita’ non e’ considerata “indiana” dalla comunita’ in cui vivono? Passando a livelli ben piu’ seri, quanti potenziali scrittori, educatori, giornalisti non diventano tali a causa di pressioni sociali su giovani e giovanissimi?

Un triste esempio e’ la tragedia delle case popolari: nei pressi di Londra una settantina di anni fa e’ sorto il complesso residenziale pubblico di Becontree, il piu’ grande del mondo con 27mila appartamenti ospitanti 100mila persone: ma nella maggior parte delle innumerevoli iniziative governative per dare una casa a tutti, si e’ creato un ambiente poverissimo sia socialmente che igienicamente, dove, diabolici idoli per le nuove generazioni, pochi ma violenti criminali e drogati in cerca di soldi facili terrorizzano il quartiere.

L ‘emarginazione economica nutre quella sociale, e viceversa, e a cio’ si aggiunge l’emarginazione culturale degli immigrati. Ma non e’ corretto mischiare culture e poverta’ britanniche: alcuni discendenti di famiglie islamiche o di colore sono perfettamente integrati, anglo-musulmani, o anglo-africani, mentre coetanei con radici simili sono ai margini della societa’. Un recente studio mostra che le famiglie afro-caraibiche “fortunate” che ottennero una casa popolare sono piu’ povere di quelle che ebbero la “sventura” di dover sistemarsi per conto loro. Come dire che la cattiva sorte di oggi e’ figlia della buona sorte di ieri.

Forse anche per questo la societa’ inglese e’ restia all’ ingegneria sociale, una “difesa” dei poveri che si trasforma spesso nella loro rovina. Tutti i giornali protestano contro pur timidi interventi governativi nella vita privata dei sudditi, accusando il Primo Ministro di voler creare il Nanny State, lo Stato-Tata che controlla, guida, rimprovera e castiga i Sudditi-Bambini. Un rimarchevole risultato di questo modo di pensare e’ l’assenza di polemiche per la recente istituzione dei matrimoni omosessuali, un concetto che continua ad ispirare battaglie feroci: in America, Bush si oppone al punto da voler cambiare la Costituzione; in Spagna, Zapatero ha dovuto far fronte a migliaia di dimostranti; e in Italia, certi partiti offrono un incerto appoggio ai minimalisti PACS pur di non spaventare gli elettori.

In Inghilterra nessuna dimostrazione contro, ne’ a favore: come se il matrimonio gay (Civil Partnership, la Coppia Civile senza differenza pratica con il matrimonio) fosse la cosa piu’ normale del mondo, invece che alternativamente una conquista sociale o la picconata finale contro la societa’. Chiediamoci perche’ nessuno dei tanti contrari a una novita’ del genere si sia sentito minacciato al punto da scendere in piazza. E se fosse questa capacita’ di tollerare e disapprovare, la risposta che ci puo’ dare l’Esperimento Gran Bretagna? E’ quella, la via al multiculturalismo? Parafrasando quanto scritto da Remo Bodei poche settimane fa sul Domenicale del Sole 24Ore,  ha una societa’ finalmente preso coscienza del suggerimento semplice e profondo di Michel de L’Hopital “Non importa quale sia la vera religione, ma come si possa vivere insieme”?

E se fosse ipocrisia? La polizia inglese ha radiato delle reclute che rivelarono in un documentario televisivo un razzismo spregevole ed indegno, tenuto consciamente nascosto in pubblico. Tempo fa certi preconcetti erano certo piu’ diffusi: lo stesso Primo Ministro Chamberlain negli anni ’30 non faceva remore di esser membro di un Gentlemen’s Club ufficialmente chiuso agli Ebrei (per non parlare, naturalmente, dei doppiamente alieni, i Cattolici Irlandesi). Al giorno d’oggi, certi pregiudizi prendono aria “legalmente” in due partiti: l’UKIP, il Partito per l’Indipendenza del Regno Unito (che vorrebbe espellere tutti gli immigrati; che dite, mi restituiranno nove anni di tasse?); e il BNP, Partito Nazionale Britannico, (loschi, a volte incravattati figuri cosi’ xenofobi da far sembrare progressista il Le Pen del Fronte Nazionale francese).

Si tratta anche ma non solo dei “prodotti” di una certa sottocultura purtroppo in auge di qua’ della Manica, il cosiddetto movimento degli Yobs, che potremmo vagamente tradurre con il dialettale Trucidi: bianchi, rasati, pronti a ridursi ad ogni bassezza per sfogare una luciferina, presunta mascolinita’, la cui dimostrazione per qualche motivo include picchiare/accoltellare anche bambini dalla pelle o atteggiamento “sbagliati”. Un’emarginazione fra coloro che in teoria fanno parte della cultura “indigena”, e che nella sua violenza inutile e disutile fa il paio con l’al-Qaeda casareccia responsabile delle bombe del 7 Luglio 2005, e formata da cittadini inglesi di discendenza pachistana e afro-caraibica, apparentemente piu’ pronti a un suicidio stupido che all’integrarsi nelle loro stesse comunita’, figuriamoci nella societa’ inglese tutta.

Questi “rifiuti del multiculturalismo” sono fenomeni pericolosi da analizzare, prevedere e contenere: ma se difficili da evitare, non vanno certo ingigantiti oltre il dovuto, dando una mano agli estremisti. Perche’ la speranza di una sana societa’ multiculturale del XXI secolo e’ gia’ nella reazione di Londra, degna del Nobel per la Pace, dove in risposta agli attentati di Luglio tutti si sono uniti, quale che fosse la loro origine e la loro cultura, per continuare la loro vita e dimostrare che la migliore arma contro il terrore e’ la normalita’ della consapevolezza, che non si fa vincere dalla paura che il suicida/omicida di turno abbia deciso che e’ il tuo momento.

Londra: da piu’ di mezzo millennio la Citta’ Multiculturale grande argomento contro i profeti di sventura odierni: prima i sassoni, i danesi, poi i banchieri lombardi, gli ebrei, gli ugonotti, i giacobini, poi ancora gli irlandesi e tanti italiani, e infine gli indiani, i pakistani, gli egiziani e gli ugandesi: oggi i “volti nuovi” sono Lituani e Polacchi, in lavori adesso umili ma gia’ portatori di ricchezza per il Regno per il semplice fatto che devono mangiare, vestirsi…e divertirsi anche loro.

Una citta’ “meticcia”: termine che e’ un insulto solo per chi culla un irresponsabile ed anacronista culto della razza. Un luogo dove prendono corpo i principi del Cosmopolitanismo recentemente auspicati in un libro di Appiah. D’altronde quale sarebbe l’alternativa? Quale “monocultura a base religiosa” potrebbe mai imporsi su Londra, sull’Inghilterra, sull’Europa, quando le stesse tradizioni Cristiane sono cosi’ variegate, e hanno imparato a suon di cannonate e stragi il valore della tolleranza? L’uniculturalismo suona piu’ come l’imposizione esterna di un conformismo stantio, invece che un progetto per il futuro.

Il proverbio dice, “Chi e’ stanco di Londra e’ stanco della vita”…la coesistenza pacifica nella tolleranza quasi totale lungo il Tamigi, suggesisce che “chi e’ stanco del multiculturalismo” e’ stanco in primis della propria cultura. Ma se il Londinese e’ un individuo costretto a, e capace di riconciliare il proprio stile di vita con le centinaia di stili di vita che lo circondano, chi e’, allora, l’Inglese?

In un tacito e incontrovertibile abbraccio per il multiculturalismo, Tony Blair ha risposto con una scelta all’americana,. Chi volesse prendere la cittadinanza ha bisogno di dimostrare una certa conoscenza dei moderni usi e costumi della non piu’ perfida Albione. Niente di trascendentalmente difficile e oscuro, per coloro che perfettamente integrati non solo imparano e si adattano a tali tradizioni, ma contibuiscono alla loro evoluzione.

Tempo fa un potente politico conservatore propose in maniera semiseria di usare il cosiddetto Test del Cricket: la dimostrazione del proprio essere cittadini sarebbe, per esempio durante un match fra Pakistan e Inghilterra, tifare anima e corpo per i rappresentanti isolani. La risposta sembra invece essere che un Inglese puo’ tifare Pakistan, e rimanere 100% inglese. Asiatico, ed inglese.