TwentyEightGate – il mio scoop giornalistico che ha fatto il giro del mondo

Breve excursus sul TwentyEightGate, il mio ultimo..ahem..secondo voglio dire “scoop” che ha fatto il giro del mondo essendo un bello (e legale!) sgambetto al bulletto chiamato BBC.

È uno “scoop” importante abbastanza da aver portato quasi 21mila visitatori su questo blog in un giorno solo (13 Novembre).

In poche parole: la BBC ha combattuto per cinque anni contro un pensionato (il blogger Tony Newbery ad Harmless Sky) per impedirgli di ottenere una lista di nomi di partecipanti a un seminario sul cambiamento climatico, tenuto il 26 gennaio 2006. Io ho trovato quella lista (in maniera perfettamente legale, già su internet) e ne ho facilitato la lettura.

Maurizio 1 – BBC 0. In altre parole, Gente Comune 1 – Bulletti 0.

Che quella lista fosse importante non lo dico io, lo dicono le 140mila sterline (175mila euro) spese in QUATTRO GIORNI dalla BBC stessa per avere SEI, dico SEI avvocati in tribunale a difenderne il segreto, mentre Newbery era presente senza avvocato, e con la moglie, avendosi dovuto sobbarcare un viaggio da fuori Londra.

Di fronte a tale bullismo di bassa caratura, una volta che il Tribunale ha dato ragione alla BBC (e te pareva!), come si dice “non c’ho visto più” e mi sono messo di buona lena a cercare la lista su internet. Ho pensato che visto il numero di partecipanti (una sessantina) a qualcuno potesse essere “sfuggita”.

Infatti ho trovato una pagina di uno degli organizzatori (lo IBT) dove per farsi belli come si suol dire hanno un bel giorno deciso di mettere online la lista di tutti i partecipanti ai seminari con la BBC dal 2004 al 2007.

Il file PDF non era più su quel sito, ma bene in vista sulla “Wayback Machine”, un sito dove vengono conservate copie di tante pagine su internet.

Qui il link originale al mio blog in inglese dove mostro la lista al mondo.

In inglese ne hanno parlato in molti su internet, in Canada, USA, Australia, Regno Unito (per esempio Bishop Hill ha un po’ di link). Ci sono anche articoli in Francia e in Olanda. Prima o poi ne farò una lista. Ho anche partecipato come ospite per parlare proprio di “28Gate” alla recente maratona TV online di 24 ore sul clima, organizzata da Anthony Watts su WUWT (il video sarà messo qui appena disponibile).

Il nome “28Gate” è stato dato da uno dei commentatori su WUWT, in assonanza con il mitico Watergate e il numero di “esterni” presenti al seminario BBC, che erano appunto ventotto (o almeno così diceva la BBC…ora se ne vedono trenta. Boh.)

Sulla carta stampata è uscito un articolo di James Delingpole sullo Spectator, dal titolo al solito molto esplicito “Ecco lo scandalo alla BBC che dovrebbe davvero farvi sentire disgusto” (ricordiamo infatti che la BBC in questo periodo va da uno scandalo all’altro – fra l’altro i quattro alti dirigenti appena dimessisi erano tutti al seminario del 2006).

In Italiano ne hanno parlato Piero Vietti de Il Foglio (online e su carta) e Guido Guidi di climatemonitor (online). Più un altro blog dove l’ossessione nei miei confronti non ha limiti…ma quando io sono l’argomento di discussione, non c’è evidentemente da sprecare neanche un link.

Qualche precisazione:

  • io di quella lista, la cui prima richiesta è di cinque anni fa, non mi interessavo. Non avevo neanche comprato l’e-book da Bishop Hill.
  • Che la BBC abbia davvero cambiato linea editoriale il 26 gennaio 2006, mi sembra una bufala fatta e finita, una bufala raccontata però dalla BBC stessa.
  • È la BBC e non io ad aver dato importanza a quella lista. Non è colpa mia se la BBC ha deciso di buttare via 40mila sterline al giorno per quattro giorni due settimane fa e per giunta contro un pensionato.
  • Lo “scoop” è nel fatto di aver trovato pubblicato online (da un altro degli organizzatori) quello che alla BBC hanno spergiurato essere un segreto. Magari potevano pagare un avvocato in meno e far cercare il documento a una persona in più.

Adesso sappiamo che:

  1. la BBC ha probabilmente mentito quando ha detto che era un segreto (stiamo parlando di una lista di nomi, non di cosa abbiano detto al meeting);
  2. la BBC ha probabilmente mentito quando ha detto che era un meeting di alto livello;
  3. la BBC ha probabilmente mentito quando ha detto che quel meeting aveva cambiato tutto;
  4. nessuno alla BBC né alcuno dei suoi strapagati avvocati sono capaci di usare internet (come detto ho trovato la lista lunedì sera in una mezz’oretta).

Ci sono cose ancora più gravi (la presenza di qualcuno dall’Ambasciata USA al seminario sarebbe una violazione dei principi fondativi della BBC) – ma non mi interessano almeno per il momento.

Tengo anche a dire il seguente:

  • A me non importa se la BBC si ispira editorialmente a maghi e fatine. A me importa che la BBC sia esplicita, chiara, limpida e trasparente, e dica a tutti quando si fa ispirare da maghi e fatine. È una questione di Trust, in tutti i sensi della parola.
  • Non so se qualcuno ha notato, ma non c’era in quel meeting nessuno del Met Office…come se in Italia la RAI facesse un meeting sul clima senza invitare il CMCC. Se vi va bene così…
  • Padronissima la BBC di usare avvocati in tribunale. A me però importa che la BBC, dopo avermi preso 145 sterline all’anno, non le dedichi poi al bullismo, perché di questo si tratta – continuo ad aspettare di trovare una-persona-una che giustifichi la necessità di ingaggiare sei avvocati contro un pensionato. Non uno (ragionevole), due (se se li possono permettere), non tre (già troppi) – addirittura sei!

Te Lo Do’ Io Il PR…

C’e’ un po’ di discussione riguardo un blog abbastanza ingenuo di Ugo Bardi (fa parte della mai troppo vituperabile serie dove divide il mondo in Buoni e Cattivi), blog dove si vuole passare per buona l’idea che dietro lo scetticismo climatico ci sia la mano cattivona di Big Oil. In particolare vi si puo’ leggere un allegro scambio di idee riguardo la traduzione in italiano dell’About del noto blog cambioclimatista RealClimate.

Pubblico (anche) qui un paio di precisazioni.

Ho scritto “RealClimate e’ stato messo in piedi da una ditta di public relations“. Infatti su RC, in tutta onesta’ ma facendo pieno uso delle sfumature e degli eufemismi tipici del mondo anglosassone ma che evidentemente sfuggono a chi non ci e’ abituato, parlano dello “INITIAL planning” (“pianificazione INIZIALE“, l’enfasi e’ mia).

Se poi qualcuno vuole credere su RC siano ospitati dallo “Science Communications Network” (“dedicated to encouraging environmental public health scientists and medical practitioners to contribute to public discussions about their work through the media“) senza che per mettere su il sito quell'”encouraging” abbia avuto alcuna importanza, e senza che abbiano fatto uso del fior fiore dei professionisti del PR ambientalista, insomma, a questa persona ho un Colosseo da vendere…

Senza SCN/EMS, e senza Fenton, RealClimate sarebbe un’altra cosa (un blog dei tanti che non fanno uso di professionisti del PR, come i miei). E quindi, come ho detto nel mio commento iniziale a Bardi, lamentarsi che nel discorso climatico siano coinvolte organizzazioni di PR, presentando poi il tutto come se il PR fosse solo quello di Big Oil, non mi sembra una cosa molto saggia.

Faccio anche notare come sia in corso la un po’ imbarazzante conferenza Heartland (da cui, come ripeto da anni, mi tengo ben lontano). Qualcuno sa dove sono questi maghi del PR, o quali risultati abbiano ottenuto? Ci sono star del cinema o della TV, o personaggi famosi per qualcos’altro che la loro viscontita’? (domanda)

Infine…sondaggio di questi giorni…il 41% dei britannici e’ scettico “integrale” (non pensano che il riscaldamento sia di origine antropica in nessun modo). Qualcuno conosce quali iniziative di PR di Big Oil o Big Coal abbiano ottenuto cotanto risultato? Anche perche’ io, che in UK ci vivo, non me ne sono accorto.

La Sindrome di Scassandra

no, il titolo non e’ un refuso…un’altra versione: “Accusiamo i catastrofisti di complicita’ in genocidio?

Proviamo un “se voi foste il giudice”…siamo al processo contro una babysitter perche’ il bambino cui stava badando e’ finito in ospedale cadendo da un tavolo. La babysitter dichiara di non aver fatto personalmente del male al bambino, e tutti sono d’accordo sull’argomento. Pur tuttavia si sa anche che la babysitter, pur consapevole del fatto che il bambino stesse giocando al gioco dei contrari, gli ha intimato di non salire sul tavolo perche’ preoccupata, appunto, che cadesse da quell’altezza.

Se voi foste il giudice…pensereste che la babysitter fosse innocente?

Io no.

Come commentare allora coloro i quali, pur nutrendo ragionevolissime preoccupazioni riguardo argomenti come l’evoluzione del clima, o il picco del petrolio, continuano a ripetere argomentazioni ed azioni gia’ dimostratesi fallimentari, nonostante la consapevolezza (di tutti) che tutto cio’ non abbia mai portato, e quindi mai potra’ portare da nessuna parte? Sono “colpevoli”, evidentemente anche loro…e colpevoli poi di “complicita’ in genocidio”, perche’ a loro dire qualora non si facesse niente ci aspetta un futuro di morte a livello, appunto, di genocidio.

L’unica loro possibilita’ di salvezza dall’accusa di “complicita’ in genocidio” sara’ dimostrare allora che non abbiano comunque troppo sale in zucca (e non dico che cio’ sarebbe difficile…).

Esiste evidentemente un problema di comunicazione fra chi nutre certe preoccupazioni ed il mondo esterno. E’ chiaro anche a tutti che il mondo esterno non accetta il primo profeta che capita. Piu’ straordinarie siano poi le affermazioni, piu’ straordinarie dovranno essere le prove a supporto. Maggiore la richiesta di cambiamento sociale e/o addirittura psicologico, maggiore sara’ il fronte di coloro che si dimostreranno recalcitranti al cambiamento (e meno male, altrimenti saremmo tutti gia’ morti dietro questo o quel profeta di morte).

Si tratta di nozioni gia’ stra-note e al limite del banale. Eppure continuiamo a vedere questo stesso cozzare di teste contro gli stessi muri per le stesse ragioni.

Peggio: alcuni fra quella serie di teste prossime all’auto-danneggiamento, invece di acquisire consapevolezza della situazione e provare un registro piu’ efficace, hanno elaborato una loro psicosociofantasia fra lo strambo e il patetico, rifugiandosi fra le confortevoli braccia della “Sindrome di Cassandra“.

L’idea e’ molto semplice…piu’ di uno e’ convinto di conoscere il futuro (=sapere esattamente come andra’) ma di essere condannato a rimanere inascoltato come, appunto, Cassandra. Ci sono vari aspetti a livello psicologico, in proposito, fra i quali:

  • Le preoccupazioni per il futuro diventano una certezza che capitera’ il peggio
  • Il problema dell’essere inascoltati in passato diventa la convinzione che nessuno ascoltera’ mai

Al catastrofismo piu’ orripilante si accoppia quindi il rigetto del mondo esterno, un rigetto tanto piu’ illogico quanto piu’ la soluzione del problema (cambiamenti climatici, o picco del petrolio) comporta il lavorare assieme al mondo esterno.

E se dietro tutto questo ci fosse una specie di “desiderio di morte” (di nuovo, rendendo appropriata l’accusa di complicita’ in genocidio)? Il Prof. Giampiero Tre Re, “docente di filosofia, psicologia e scienze sociali, […] dottore di ricerca in Diritti dell’Uomo presso l’Università di Palermo e […] specialista di bioetica” descrive la situazione cosi’ nel suo blog “Terra di Nessuno” (“Ecologia e psicologia. Profezie che si autoavverano: la sindrome di Cassandra“, 8 Marzo 2007):

[…] Il dibattito pubblico sulla crisi dell’ecosistema, muovendosi tra rimozioni e catastrofismi, assume l’andamento oscillatorio di una sindrome psicosociale, che ricorda il personaggio omerico di Cassandra […] una sindrome da fine del mondo (o, almeno, di certi mondi) tipica dei passaggi di crisi culturali. […] è la rivelazione stessa che, mentre annuncia la catastrofe, la rende ineluttabile per cause connesse, in definitiva, non al problema in sé ma ai modi della comunicazione e delle dinamiche dell’organizzazione sociale. […] Il complesso esita in una profonda frustrazione per l’incapacità di agire tempestivamente ed efficacemente, mentre Cassandra finisce per distruggere se stessa: mentre trova conferma della propria ideologia di salvezza, provoca, proprio per questo, la catastrofe collettiva annunciata.

Da notare che il Prof. Tre Re non e’ certo da annoverare fra coloro che non ritengano essere in corso una crisi ecologica. Ma i suoi suggerimenti per il futuro sono ben diversi dalle solite stupidaggini catastrofiste riguardo masse ignoranti o complotti malvagi:

Se non si troverà il modo di cogliere scientificamente il nesso tra la globalità della crisi dell’ecosistema e il carattere globale dell’interazione culturale uomo-natura il grido di Cassandra non basterà a scongiurare la catastrofe ed anzi, suo malgrado, si presterà a strumentalizzazioni e manipolazioni politiche. […] Occorre una visione ecofilosofica profonda e al tempo stesso profondamente umanistica, senza inutili e dannosi catastrofismi. Una riflessione epistemologica che si ponga l’obiettivo d’individuare l’eventuale punto di contatto tra una nuova gestalt ecologica ed un antropocentrismo non dispotico nei confronti della natura

Sottolineo: “il grido di Cassandra non basterà a scongiurare la catastrofe ed anzi, suo malgrado, si presterà a strumentalizzazioni e manipolazioni politiche“. Appunto.

E dire che invece qualcosa si potrebbe davvero fare. Pochi giorni fa ne hanno parlato gli esperti convenuti per parlare di “Evidence-based decision making” (“Decidere sulla base delle prove scientifiche“) all’University College of London. A una precisa domanda in argomento, cosa possono fare i cambioclimatisti invece di rifugiarsi nella Sindrome di Cassandra?, hanno dato i seguenti suggerimenti:

  • Impegnarsi nello studiare tecniche implementative, fare tesoro di esperienze passate (come la campagna per la lotta all’AIDS)
  • Parlare con tutti, essere aperti e coinvolgere quante piu’ persone possibile, costruire networks di persone che abbiano lo stesso obiettivo, indipendentemente dalle motivazioni di ognuno
  • Non partire dal presupposto che nessuno ci ascolti, aiutare anzi chi lo fa ad acquisire visibilita’
  • Iniziare con un progetto dimostrativo che accetti invece di negare le obiezioni raccolte

Il guaio e’ che tutto questo “dura fatica”…molto piu’ facile crogiolarsi in un’interpretazione semplicistica del mito di Cassandra. Un po’ come rimprovera Garrison Keillor dalle pagine del New York Times ai Democratici USA:

Credo ancora nel lavorare faticosamente. È più divertente ed è un modo di vita migliore. Non ho molta pazienza per i Democratici che afferrano la sconfitta e trovano in essa la loro ragion d’essere. Sognano di essere una eroica voce che urla nel deserto contro l’egoismo e la crudeltà e affronta nobilmente la sconfitta, e necrologi che dicano che erano visionari e in anticipo sui tempi. Preferirei che si trovino nel loro tempo invece che in anticipo, e che si mettano al lavoro.

Lavoro? Figuriamoci…il cassandrista medio cerca nemici, in modo da non dover far niente di concreto, rendendo assolutamente inutili gli sforzi sui cambiamenti climatici, e sul picco del petrolio.

In un clima perennemente da Fortezza Bastiani, costituzionalmente incapaci di rapportarsi con il mondo esterno, i cassandristi sono pronti a offendere e denigrare, trincerarsi dietro l’autorita’ altrui, impermeabili a una qualunque discussione che non sia fra iniziati, bravi solo a cercare il pelo nell’uovo altrui.

In Italia ovviamente la citazione finale puo’ essere una sola…”continuiamo cosi’, facciamoci del male“.

Nessun Rida!

Consenso A Copenhagen!

Dipende da come uno se la voglia girare, suscitera’ sicuramente delle acrobazie linguistiche per dimostrare quando ci sia da essere comunque ottimisti sulla riduzione delle emissioni, ha gia’ provocato poco igieniche fughe nella paranoia da parte di alcuni commentatori…ma di una cosa tutti sono in fondo d’accordo: 45mila persone sono andate in Danimarca per due settimane piu’ o meno per parlare di cambiamenti climatici, hanno fatto una confusione incredibile, e sono riuscite a non arrivare assolutamente a niente.

Il documento finale firmato da USA, Cina, India, Brasile e (chissa’ perche’) Sudafrica non vale neanche la pena che sia commentato.

Un altro paio di Conferenze cosi’ e la Nazioni Unite fanno una strapessima fine.

Copenhagen: Lo Speranzoso Audace Colpisce Ancora…

Arriva il Presidente Obama e che succede al summit di Copenhagen? Forse, viene raggiunto un accordo globale. Si pensa, che sara’ un accordo significativo. Viene espresso il desiderio, che in futuro vengano messe in atto azioni effettiva per ridurre le emissioni. La soddisfazione e’ nel fatto, che viene compiuto un primo passo nella direzione di evitare un aumento delle temperature oltre i 2C.

D’altronde, cosa possiamo aspettarci dall’intervento del primo Presidente premiato preventivamente per (la) Pace? Speranze, soprattutto speranze. La vera audacia e’ nel mantenersi a galla contando soprattutto sul fatto che la speranza e’ l’ultima a morire.

Se I Climatologi Non Si Fanno Capire Dai Meteorologi

Non e’ strano incontrare scienziati convinti cambioclimatisti che giustificano il perdurare dello scetticismo sul riscaldamento globale catastrofico fra i meteorologi con frasi tipo

spesso manca [a chi e’ un professionista del meteo] il background culturale adeguato per comprendere tutte le componenti e le dinamiche del sistema climatico

E’ un discorso semplicistico che non puo’ reggere. Immaginiamo infatti un tizio che sia affetto da una lunga malattia. Mentre e’ in ospedale, nota che gli infermieri che lo seguono e aiutano continuamente sono in generale scettici delle idee dei dottori che stanno si’ lavorando a farlo star bene, ma promettono che cio’ succedera’ solo fra lungo tempo.

Quel tizio, sara’ forse tranquillizzato dal sapere che, secondo i dottori, agli infermieri “spesso manca il background culturale adeguato per comprendere tutte le componenti e le dinamiche del sistema“? Oppure, molto piu’ probabilmente, tutto cio’ gli fara’ pensare che se i dottori non sono capaci di convincere neanche gli infermieri, allora c’e’ qualcosa di strano e imperscrutabile, e dunque potenzialmente errato, nelle idee dei dottori?

Dopotutto, al contrario di quei dottori che promettono guarigioni solo nel futuro e fino ad allora non avranno da giustificare eventuali errori, gli infermieri devono dimostrare la loro professionalita’ tutti i giorni.

Dunque il nostro sfortunato malato, si convincera’ che un bel problema da risolvere per quei dottori esiste, ed e’ un problema che dovrebbero affrontare seriamente invece di inventarsi scuse riguardo “background culturali adeguati”. Le quali scuse, potendo essere appiccicate a molte delle attivita’ umane, non mi sembrano molto serie.

Anche negli scandali finanziari degli ultimi tempi, alla LTCM, alla Enron e da Bernie Madoff gli “esperti” dicevano che coloro che erano scettici nelle loro capacita’ di far soldi, semplicemente non conoscevano abbastanza, e quindi non comprendevano tutte le componenti e le dinamiche del sistema…

Ecco Come Ho Scoperto Il Rapporto Della CIA del 1974 Sul Raffreddamento Globale

(i retroscena della scoperta del rapporto CIA del 1974 che dimostra le vacuita’ delle paure climatiche – articolo originariamente pubblicato su Svipop)

Certo non avevo modo di immaginare come sarebbe andata a finire, quella mattina di un sabato estivo quando per curiosità ho cercato vecchi articoli di carattere meteorologico nel sito del Washington Post. E cosa mi è apparso? Un pezzo del 1976 a firma Jonathan Powers, riguardo, diremmo oggi, “Il deterioramento del meteo mondiale”.

Purtroppo il testo integrale era nascosto, disponibile solo a pagamento, ma nelle due righe iniziali visibili si parlava di un rapporto CIA di due anni prima, che a dire del giornalista suonava come un documento del Club di Roma.

Il Club di Roma? La fine del mondo, più o meno? E che strano, mi sono detto, in tutto l’annoso dibattito riguardo il concetto e il consenso sul raffreddamento globale negli anni ’70, mai una volta avevo letto della CIA. Eppure un trio di un certo peso, Peterson, Connolley e Fleck, avevano perso un mucchio di tempo per pubblicare nell’ottobre 2008 su una prestigiosa rivista dell’American Meteorological Society un lungo e dotto articolo per dire che il consenso scientifico sul global cooling non c’era mai stato, negli anni ’70. Dimenticando, ahimè, di guardare quel rapporto della CIA.

Con la curiosità in continuo aumento mi sono dunque recato in biblioteca, per scoprire che il rapporto CIA “Uno studio della ricerca climatologica in considerazione dei problemi di intelligence” era disponibile, bastava aspettare un paio di giorni per averlo dalla British Library. Tutto facile? Non esattamente: quella che è arrivata è una microfiche, un oggetto fragile e antidiluviano per leggere il quale ho dovuto fare il giro di tre biblioteche nel centro di Londra. Non vi dico poi come è stato difficile stamparne il contenuto su carta, con apparecchiature degne di HG Wells o Flash Gordon e particolarmente pronte a smettere di funzionare.

Eccomi allora con quelle 36 pagine, e subito sono stato colpito dal contenuto. Sembravano una parodia, una presa in giro, uno scherzo fatto da qualche “negazionista climatico” che si era divertito a prendere un documento IPCC qualunque e sosituire (è facile, oggi, con Microsoft Word) ogni riferimento “global warming” con “global cooling”.

Cosa dicevano gli spioni USA nel 1974 infatti? Arriverà il freddo: e con quello, siccita’, alluvioni, meteo impazzita, fame, problemi economici anche nelle nazioni più ricche, rischi di instabilità, l’Africa starà peggio, il Sahara si espanderà, e così via in una vera litania di catastrofi presenti e future, tutto o quasi preso dalla Bibbia, a parte la pioggia di rane (sono sicuro che qualcuno ci stava, e ci sta lavorando).

I modelli climatici? Sono presentati come il futuro della climatologia, e se avremo pazienza, in pochi anni saranno in grado di prevedere il clima che verrà (non l’abbiamo già sentita, questa?).

Consiglio a tutti la lettura di quel rapporto (in inglese, a questo link, incluso (comica finale?) una conferenza a San Diego che stabilisce un consenso scientifico sul raffreddamento globale. Wow!

Alla fine, ho deciso di affidare la “notizia” alla carta stampata (il settimanale The Spectator nel Regno Unito, e il quotidiano Il Foglio in Italia, co-ordinati per un lancio in esclusiva mondiale il 3 dicembre 2009). Più naturalmente il mio blog in inglese, la stessa mattina.

E’ possibile prendere ancora sul serio la climatologia, dopo aver letto quel rapporto? Sì: perché è evidente che il problema non è nella Scienza, ma nel modo in cui troppi scienziati e troppi politici riescono a trovare punti in comune per esagerare gli uni le dichiarazioni degli altri, in un parossismo che poco ha a che fare con la ricerca di migliorare le nostre conoscenze, o il desiderio di occuparci del nostro ambiente, e molto invece con il desiderio di “convincere” i cittadini a fare quello che politici (e scienziati) vogliono che loro facciano.

Rendiamocene conto: le paure climatiche sono le stesse oggi di trentacinque anni fa perché, anche se la Scienza è cambiata, anche se le letture termometriche sono cambiate, anche se i modelli sono cambiati, anche se la politica stessa è cambiata, alla fine quella che non è cambiata è la natura umana, con tutte le sue paure.

Ai catastrofisti del clima possiamo dunque solo rispondere: basta con i soliti terrori, basta con le bambinate, quello che ci occorre è diventare adulti, maturi nel senso di capaci di prenderci cura dell’ambiente per quello che è, e non come ricettacolo dei nostri terrori. Altrimenti, come nella recentissima parodia sul riscaldamento globale (quella sì, scritta per far ridere, da un irlandese), fra trentacinque anni ci troveremo a discutere di… Rallentamento Globale!!!

Come, non lo sapete? Il rallentamento globale è causato dalle importazioni di merci dall’Oriente…. (sottofondo: musica da film dell’orrore)

Esclusiva Mondiale: Il Rapporto CIA del 1974 Che Dimostra La Vacuita’ delle Paure Climatiche (E Non Solo)

(Ho recentemente scoperto in biblioteca a Londra un eccezionale documento della CIA, dimenticato per 35 anni, sul consenso scientifico intorno al raffreddamento globale negli anni ’70. Data l’importanza, versioni dell’articolo qui sotto sono state pubblicate lo scorso 3 dicembre in esclusiva mondiale a pagina XIII del settimanale britannico The Spectator (UK) a firma mia, sulla prima pagina l Foglio a firma Piero Vietti e sul blog Climate Monitor a firma mia e di Guido Guidi)

Un rapporto della CIA vecchio di 35 anni sul raffreddamento globale rivela che il consenso scientifico e le paure del clima non ci hanno mai veramente lasciati …stranamente, quale che fosse e sia la tendenza delle temperature!”

Il documento può essere del 1974, ma lo scenario e’ stranamente familiare: un importante rapporto governativo avverte che il cambiamento climatico porterà ad alluvioni e carestie. “Climatologi di chiara fama” parlano di un “pernicioso cambiamento climatico globale”, che minaccia “la stabilità della maggior parte degli Stati “. Ma questo documento – mai reso pubblico prima d’ora – è stato scritto per rispondere al raffreddamento globale, non al riscaldamento (e sì, si parla anche dell’esistenza di un “consenso” tra gli scienziati!).

Il rapporto della CIA intitolato Uno Studio della Ricerca Climatologica per quanto Riguarda i Problemi dell’Iintelligence, scritto nel marzo del 1974 per aiutare la “pianificazione interna” potrebbe tutto solo spiegare la diffusa sensazione di deja-vu riguardo i cambiamenti climatici e giustificare i ricordi delle discussioni scientifiche della metà degli anni ‘70 circa il raffreddamento globale. Anzi, con il senno di poi, un po’ fa anche ridere e imbarazza il lettore, visto che le due fraseologie, di ieri sul raffreddamento e di oggi sul riscaldamento, sono praticamente identiche.

Quasi come se le paure climatiche fossero fatte con lo stesso stampino, la “nuova era climatica” era descritta nel 1974 come foriera di carestie, morti per fame, ondate di rifugiati, inondazioni, siccità, fallimenti delle coltivazioni e dei
monsoni, con ogni genere di fenomeni meteorologici in una mescolanza di catastrofi attuali e future e con la solita sottovalutazione dei possibili benefici, solo accennati. E accanto al Sahara che si doveva espandere, ecco il consueto riferimento alle riserve mondiali di cereali inferiori ad un mese e alle civiltà passate distrutte da “maggiori e minori” episodi di raffreddamento (le civilta’ dell’Indo, gli Ittiti, i Micenei, e l’Impero del Mali, se qualcuno lo volesse sapere).

Secondo la CIA, nel 1974 i modelli climatici erano in fase di perfezionamento (come sempre) e il bilancio energetico dell’atmosfera perfettamente spiegabile (incredibilmente, senza un solo riferimento ai gas serra). L’intervento governativo (ovviamente) aveva riunito famosi scienziati fino ad allora vittime di “scontri di personalità” (ma va’), e aiutato a stabilire un “consenso scientifico” (interdisciplinare, naturalmente) riguardo un “cambiamento climatico globale”, delle vaghe minacce (come no) a proposito di “una maggiore variabilità” nel clima, gravi problemi economici in tutto il mondo (difficile da indovinare, vero?), e una serie di proposte circa la creazione di nuove agenzie governative (chi l’avrebbe mai detto).

Quello è esattamente il consenso di cui si parlava all’epoca nelle pagine di Newsweek e del New York Times. Come mai un tale documento è allora stato fin’ora tralasciato? Perchè alcuni si sono sforzati per anni per definire “un mito” il
concetto stesso di consenso sul “raffreddamento globale”, come ad esempio in un noto articolo di Thomas C. Peterson, William M. Connolley, e John Fleck pubblicato dalla American Meteorological Society nel mese di settembre 2008?

Forse è facile non notare ciò che non si sta cercando (si può trovare menzione di un consenso sul raffreddamento globale almeno dal lontano 1961). La Scienza poi, nel 1974, non era fatta da gruppi intergovernativi di esperti. Infine, i documenti come questo della CIA che appaiono sul web solo nel titolo possono essere dichiarati a tutti gli effetti perduti nelle raccolte di microfiches delle biblioteche di tutto il mondo (in questo caso, della British Library).

Ipotizzando liberamente, il più probabile motivo che può aver spinto la CIA a produrre quel documento è stata la perdita di “una parte significativa” del raccolto invernale di grano dell’URSS nel 1972, con le conseguenze del caso sulla “politica degli approvvigionamenti” nella consapevolezza di non avere seri “strumenti di analisi”. Da qui la richiesta agli scienziati di rispondere (all’unanimità) a chi si occupa di leggi e regolamenti, un’altra caratteristica che fino ad oggi è rimasta sostanzialmente invariata. Vuol forse dire che ci sono climatologi modaioli in giro, pronti a fare di ogni tendenza una previsione?

Oppure il problema risiede nel pubblico in generale, in grado di parlare del clima solo in termini inquietanti, mentre il cielo resta l’ultimo dio animista maligno, volubile e mai indifferente? Forse il “raffreddamento” e il “riscaldamento” globali sono solo la versione emotivamente carica delle chiacchiere sulla meteo? Questa allora deve essere la lezione più importante da trarre da un rapporto del 1974 sul raffreddamento globale: che dobbiamo diventare adulti, separare per una buona volta la climatologia dai nostri terrori e riconoscere, per quanto se ne possano dolere ad ammetterlo i nostri politici piu’ vani e i nostri scienziati piu’ primadonna, che la nostra comprensione di come cambi il clima rimane ancora molto, molto immatura.

Elogio (Plurimo) Dello Scetticismo

Elogio (Plurimo) Dello Scetticismo
di Maurizio Morabito (pubblicato sul blog “Climate Monitor” il 19 Settembre 2009)

Straordinaria pagina, quella numero 35 del Domenicale del Sole24Ore del 2 agosto 2009, quasi interamente dedicata (quattro articoli, due grandissimi riferimenti) all’elogio dello scetticismo, antico e moderno, in quanto approccio più ragionevole alla conoscenza (anche a quella “scientifica”); scudo di difesa contro il dogmatismo e strumento di tolleranza, dunque indispensabile per elevarsi dal punto di vista etico.

Uno scetticismo che è arrivato a noi anche grazie all’Illuminismo. Chi lo rifiuta dunque, chi lo denigra, chi incautamente si affida a una “Autorita’ Indiscutibile” nel reame della Scienza, si pone in ultima analisi al di fuori della Scienza stessa e di quasi quattrocento anni di Filosofia.

Quello scettico è un atteggiamento diametralmente opposto dunque al cambioclimatismo attualmente di moda, dove invece una incredibile rigidità dogmatica porta più d’uno ad inalberarsi per Lesa Maestà per esempio allorquando un interlocutore si permetta di mettere in dubbio la profezia della catastrofe impellente, o alcune conclusioni dell’ultimo rapporto IPCC, se non addirittura la pericolosità del riscaldamento globale di origine antropica.

(il resto dell’articolo e’ disponibile su Climate Monitor)

Obama – Primo Scivolone Sul Clima – Articolo su Svipop

Terzo mio articolo su Svipop, l’agenzia online del CESPAS, il cui Presidente e’ il giornalista e scrittore Riccardo Cascioli:

OBAMA, PRIMO SCIVOLONE SUL CLIMA

di Maurizio Morabito

Nel primo intervento sulle politiche climatiche da futuro presidente degli Stati Uniti, Barack Obama ha subito inanellato una serie di sciocchezze dal punto di vista scientifico, dando per certi fenomeni (mari che salgono, siccità, uragani sempre più violenti) che sono oggetto di dibattito scientifico. Un inizio poco incoraggiante. E come pensa Obama di conciliare la filosofia del “Yes, we can” con il catastrofismo imperante?

La CO2 Non E’ D’Accordo Con I Catastrofisti – Articolo su Svipop

Un mio nuovo articolo su Svipop, l’agenzia online del CESPAS, il cui Presidente e’ il giornalista e scrittore Riccardo Cascioli:

LA Co2 NON E’ D’ACCORDO CON I CATASTROFISTI

di Maurizio Morabito

Le oscillazioni del clima della terra sono state notevoli negli ultimi 800mila anni e 120mila anni fa erano di 5°C superiori a quelle attuali. Inoltre la concentrazione di Co2 è legata alla proporzione di ferro nelle polveri atmosferiche. Sono alcuni dei risultati delle analisi sulla carota di ghiaccio più profonda mai estratta, presentati al convegno internazionale “Epica” a Venezia. Quasi del tutto ignorato dai media. Chissa perché?

For the English version click here: “Two-Mile-Deep Antarctic Ice Core Reveals Stupidity of AGW Catastrophism

Riscaldamento Globale: Siamo Al Contenimento dei Danni?

Traduzione di un articolo del paleoclimatologo Bob Foster, “Riscaldamento globale: è questo il contenimento dei danni?” (15 luglio 2008);

In PRIMO luogo, un po ‘di contesto. La tendenza all’aumento delle temperature dal “minimo di Maunder”, quando il Sole era “quieto” (1645-1715) fino all’epoca moderna con un Sole iperattivo (fenomeno cominciato intorno al 1920) sembra giungere al termine. L’impatto variabile dei pianeti sull’irregolare orbita solare intorno al centro di massa del sistema solare può essere calcolato, e un’altra “piccola era glaciale”, un periodo freddo cioe’, sembra essere imminente. Un primo indicatore è che il “ciclo solare 23” non e’ ancora finito – il ciclo 24 proprio non vuole cominciare. In passato, un ciclo extra-lungo (come lo e’ ora il 23) è stato seguito da un ciclo extra-debole. La Terra si è leggermente raffreddata dal 1998 con il suo enorme fenomeno “El Niño” – e il raffreddamento si intensificherà fino a circa il 2030.

E’ in gioco la credibilità del dogma adottato da alcune istituzioni (IPCC / Royal Society / NASA). Il Quarto Rapporto di Valutazione IPCC (AR4) e’ basato sull’idea che la Terra sia un sistema autonomo Terra con un clima che non dipende dall’esterno. Ad essere significativi sarebbero solo la “variabilità naturale” e le attivita’ umane. Nel “Riassunto per i Responsabili Politici” il capitolo “Cambiamenti Climatici 2007: La Fisica di Base” mostra i contributi al riscaldamento globale da parte della “irradianza solare” e delle emissioni di CO2 di origine antropogenica (Fig. SPM-2). Le emissioni di CO2 “umane” forniscono una forzante di 1,66 Watts/m2 (alias un ‘riscaldamento’). L’unica influenza esterna è la irradianza solare – con un minuscolo aumento di 0,12 W/m2 dal 1750. Il deflusso altamente variabile di plasma magnetizzato dal Sole viene ignorato – come lo sono tutti gli effetti inerziali esterni.

Essenzialmente – e in maniera insensata – secondo l’IPCC la Terra viaggia in un universo vuoto!

Tutto cio’ fa parte adesso del “mainstream”…ma gli scienziati non sono degli stupidi, e sanno che hanno molto da perdere se la Terra si raffredda invece di riscaldarsi – il loro status, i finanziamenti e, soprattutto, la credibilità (= il peso politico). Ecco dunque arrivato il momento di contenere i danni.

In SECONDO luogo, che dire della NASA? Evita di discutere il legame tra attività solare e clima terrestre – e parla solo di “Meteo Spaziale”. Perché? Proviamo a tornare indietro di un secolo – come riportato in questo articolo:

Soon & Yaskell 2003, “The Maunder Minimum and the Variable Sun-Earth connection”, World Scientific 278 p. (“Il Minimo di Maunder e la connessione variabile Sole-Terra”)

Come vi e’ descritto, un legame fra Sole e Terra era stato riconosciuto tempo fa. Ma si leggano le pagine 119-122; Lord Kelvin (al secolo, William Thompson), Presidente della Royal Society, ha davvero cambiato tutto con il suo articolo su Nature dell’1 Dicembre 1892 (vol. 47). Sulla base dei suoi calcoli, ha scritto:

Questo risultato [i suoi calcoli], mi sembra, è assolutamente conclusivo e sfata l’ipotesi che le tempeste magnetiche terrestri siano dovute all’azione magnetica del Sole… Possiamo anche essere costretti a concludere che il presunto legame tra le tempeste magnetiche e le macchie solari non esiste e l’apparente accordo tra i due cicli è una semplice coincidenza.

[Come sappiamo oggi, le tempeste magnetiche terrestri SONO dovute all’azione magnetica del Sole, che interagisce con il campo magnetico terrestre].

Il calcolo sconfigge l’osservazione. La Royal Society non ha ancora rinunciato a questo implausibile dogma di Kelvin – un concetto che e’ penetrato al centro del pensiero scientifico correntemente accettato.

Torniamo alla NASA. Il comunicato di David Hathaway dell’11 luglio 2008, un aggiornamento della situazione riguardo il ciclo solare, è intitolato:

Cosa c’è che non va con il Sole? (Niente) – Ultime Notizie! Il Sole si sta comportando normalmente

Hathaway prevede che il ciclo 24, in ritardo, avra’ comunque un picco più alto nel numero di macchie solari del puntuale ciclo 23. Ma sicuramente, questo è voler negare l’evidenza – non “contenimento del danno”.

In TERZO luogo, consideriamo il Centro Ricerca Hadley di Previsione del Clima (a Exeter nel Regno Unito). Ne e’ stato Direttore Sir John Houghton, quando dirigeva anche il Met Office del Regno Unito – e ha diretto anche l’IPCC nel 2001, per il Terzo Rapporto. Di conseguenza, questo articolo del Centro Hadley datato 10 agosto scorso potrebbe essere considerato come un tentativo di contenimento dei danni, in una certa misura – mettendo l’osservato, e molto scomodo, raffreddamento globale dal 1998 in un contesto non controverso:

Doug M. Smith et al 2007, “Improved surface temperature prediction for the coming decade from a global climate model”, Science v. 317 pp. 796-9. (“Previsione migliorata delle temperature di superficie per il prossimo decennio sulla base di un modello climatico globale”)

Nel sommario dicono: “Il nostro sistema prevede che la variabilità interna compenserà parzialmente il segnale del riscaldamento globale antropogenico per i prossimi pochi anni. Tuttavia, il clima continuerà a riscaldarsi, con almeno la metà degli anni dopo il 2009 previsti piu’ caldi dell’anno più caldo mai registrato finora“.

Notare bene la conclusione: a loro dire, almeno la metà degli anni dopo il 2009 sono previsti per essere più caldo che il 1998, l’anno più caldo mai registrato finora. Tutto cio’ sembra bastare, per il momento. Ma non protegge il futuro della climatologia. Non è un vero contenimento dei danni.

In QUARTO luogo, la sezione scientifica del Quinto Rapporto di Valutazione IPCC è attesa per il 2013, con gli altri due volumi nel 2014. La credibilità deve essere mantenuta il più a lungo possibile – e, perlomeno, fino al 2014. Quindi, un deciso sforzo di contenimento dei danni è iniziato il 1 ° maggio:

N.S. Keenleyside et al 2008, “Advancing decadal-scale climate prediction in the North Atlantic sector”, Nature v. 453 pp. 84-8. (“Previsioni del clima su scala decennale nel settore Nord Atlantico”)

Nello stesso numero di Nature, è apparso una traduzione per non-specialisti di questo documento tecnico:

Richard Wood, “Climate Change: Natural ups and downs”, p. 43. (“Cambiamenti climatici: aumenti e diminuzioni naturali”)

Inoltre, uno “strillo” all’inizio della rivista (p. xi) fornisce una sintesi brevissima: “… Nel prossimo decennio, variazioni naturali del clima negli oceani del Nord Atlantico e del Pacifico tropicale compenseranno temporaneamente il previsto riscaldamento di origine antropogenica: le temperature al suolo in Europa e in Nord America potranno anche diminuire un po‘”.

Esattamente UN GIORNO dopo il messaggio è stato ripreso altrove:

Richard A. Kerr 2008, “Global Warming: Mother Nature Cools the Greenhouse, But Hotter Times Still Lie Ahead”, Science v. 320 p. 595. (“Riscaldamento globale: Madre Natura raffredda l’effetto serra, ma periodi piu’ caldi ci aspettano comunque”)

Chiaramente, e’ l’Establishment scientifico che viene li’ difeso, perché il pezzo inizia: “Come piace dire agli scettici del cambiamento climatico, le temperature nel mondo non sono aumentate molto negli ultimi dieci anni. Se il riscaldamento globale è cosi’ importante, si chiedono, ecc…

Kerr quindi parla dell’articolo di Nature del giorno precedente: “Guardando verso il futuro, il modello prevede un rallentamento delle correnti atlantiche di trasporto del calore e quindi il raffreddamento del Nord Atlantico, del Nord America, dell’Europa occidentale nel prossimo decennio. Prevede anche un lieve raffreddamento del globo. Ma verso il 2030, le temperature globali previste rimbalzano fino a ritornare al riscaldamento previsto dall’effetto dei soli gas-serra“.

È questo, il “contenimento dei danni”? Non ci posso giurare, ovviamente, ma come si dice in inglese: se cammina come un’anatra, e starnazza come un’anatra, allora è…un’anatra…

Che ne pensate?

Antartide, Oltre Ogni Immaginazione

In questo video, viene visualizzata la Condizione Uno in Antartide, che significa venti a piu’ di 55 nodi (circa 100km/h), o visibilita’ meno di 30 metri, o temperatura con wind-chill meno di -60C.

E’ ovviamente proibito andare da nessuna parte, in Condizione Uno. Non e’ permesso neanche partire per missioni di soccorso.

Annuncio Lavoro: Climatologo Cercasi

Ricevo e rimando

Con la presente desidero segnalarle un’opportunità di lavoro, che eventualmente può inviare ai suoi contatti, presso la Fondazione Edmund Mach – Istituto Agrario di San Michele all’Adige (TN). La contatto perchè sul suo blog ho trovato delle notizie riguardanti clima e meteorologia. Stiamo ricercando un modellista climatologo con laurea quinquennale. Troverà maggiori informazioni e modalità di partecipazione al collegamento web:

http://www.fondazioneedmundmach.it/sperimentazione_context2.jsp?ID_LINK=3018&area=6

Cordialmente
Fondazione Edmund Mach
Centro ricerca – Settore amministrativo
Via Mach 1, 38010 S. Michele all’Adige (TN) – Italy
Phone +39 0461 615542 – Fax + 39 0461 650956
Skype daniele.barbacovi_crfem
http://www.fondazioneedmundmach.eu

Reggio e Messina, Un Blog da Non Perdere

Il blog LA PAGINA di Peppe Caridi e’ insuperabile per quanto riguarda notizie e fotografie da entrambe le sponde dello Stretto.

Vivamente consigliato!!!

ps E’ davvero difficile immaginare che cominci a tessere le lodi di Veltroni (ma ultimamente, non le farebbe neanche la zia del segretario del PD)

pps da non perdere neanche i reportage e le previsioni meteo. Peppe e’ anche uno dei motori principali di Meteoweb – il meteoportale del Mediterraneo di cui segnalo anche il Forum.

Lo Stretto da Scilla
Lo Stretto da Scilla

Osservatorio di Catania in “Solar Imbroglio”

L’Osservatorio di Catania e’ in mezzo a una accesa discussione sulla presenza o meno di macchie solari sul Sole il 21 agosto scorso.

Come si sa, l’ultima macchia “conclamata” e’ del 18 luglio e agosto 2008 sembrerebbe essere stato il primo mese senza macchie dal lontano 1913. Invece all’ultimo momento il SIDC belga ha deciso di usare un paio di osservazioni da Catania, non confermate da nessun altro sito, praticamente elevando un “poro” a “macchia”.

La discussione e’ “in diretta” a questo link, dove partecipa l’esperto Leif Svalgaard. 

Queste le osservazioni da Catania. Posto solo il link perche’ sono immagini mogrosse 

Osservazione Catania 21 Agosto
Osservazione Catania 21 Agosto
Osservazione Catania 22 Agosto
Osservazione Catania 22 Agosto

Ricordiamo che decine e decine di persone osservano il Sole da settimane, con vari strumenti, alla ricerca della “prossima macchia”. Il fatto che il “poro di Catania” sia contato con dieci giorni di ritardo ha fatto salire il livello della polemica.

Tutto sommato, come dice Svalgaard, e’ una discussione accademica. Zero macchie, o un piccolo poro invisibile, significa comunque zero attivita’. Anche perche’ nel 1913 non avrebbero certo visto una cosa del genere. In realta’ un russo all’epoca disse di aver notato qualcosa, ma la assenza di conferme lascio’ il conto a zero.

Come ho detto e’ una notizia ancora in sviluppo.

ps “imbroglio” in inglese significa piu’ che altro “pasticcio”

Il Lato Buffo di Gustav

C’e’ anche un lato un po’ buffo di Gustav, l’uragano adesso su Cuba. Alcune settimane fa un predicatore americano aveva pregato in un video su youtube perche’ piovessero piogge torrenziali su Obama e sulla Convention democratica. E invece niente.

Anzi, Gustav adesso sta mettendo in difficolta’ la Convention Repubblicana, sia perche’ quattro Governatori hanno detto che devono stare a casa loro, sia perche’ forse non e’ il caso di festeggiare mentre arriva il Mostro, sia perche’ alcuni delegati potranno avere cose piu’ urgenti in mente, sia perche’ non e’ detto che le rimanenze di Gustav non arrivino proprio a St Paul, Minnesota.

Come dire…stai attento quando preghi, perche’ potresti essere “quasi” soddisfatto. O per chi vuole: Dio ha un grande senso dell’umorismo.

Paginone Domenicale Sole24Ore sul Clima

Un po’ di correzioni e commenti riguardo il paginone sul Clima dal supplemento Domenicale del Sole24Ore del 29 Giugno 2008:

(a) Nella “cornice” superiore viene detto che nel 2006 lo studioso Harry Bryden rivelo’ che la Corrente del Golfo stava rallentando, fermandosi addirittura per 10 giorni nel 2004. Le dichiarazioni originali di Bryden sono in realta’ del dicembre 2005, ed e’ di circa un anno dopo la smentita da parte di Bryden stesso (cfr. p 11-12 del libro “Six Degrees” di Mark Lynas).

A parte l’errore quasi trascurabile sull’anno, non sarebbe stato il caso di informare i lettori delle ultime ricerche di Bryden?

(b) Nell’articolo a pagina 42 “Imprese, state attente al Bau“, Francesco Daveri dice che le stime dei costi del “business as usual” cosi’ come calcolate da Nicholas Stern per il Governo britannico sarebbero approssimate “per difetto” in quanto non si valutano i costi sociali.

Sara’ anche vero, ma e’ altrettanto vero dire che quelle stime sono approssimate “per eccesso” in quanto Stern ha usato un tasso di sconto straordinariamente basso, primo economista ad aver espresso idee del genere. Daveri inoltre non mostra consapevolezza del fatto che il “disinquinamento climatico” ha dei costi di opportunita’ (opportunity costs, spero di aver tradotto bene) non indifferenti.

(c) E’ (anche) a quei costi che si rifa’ Bjorn Lomborg del cui ultimo libro si occupa Sylvie Coyaud nell’articolo “Il grande freddo sulle priorita’” a pagina 43, su cui non ho niente da eccepire, a parte esprimere un caloroso appello perche’ ci si renda conto che i “dissidenti climatici” non sono tutti pagati dall’industria carbonifera e petrolifera.

(d) Abbisogna di alcune correzioni anche l’articolo “Paure come meteore” di Patrizia Caraveo, sempre a pagina 43. Non e’ vero che l’evento di Tunguska del giugno 1908 passo’ inosservato. Per esempio, come si puo’ leggere nell’archivio del New York Times, una “strana aurora” fu osservata in Europa il 30 giugno e l’1 luglio 1908 (l’articolo e’ “STRANGE NORTHERN LIGHTS; Seen on Tuesday and Wednesday Nights in North Europe“, del 3 luglio 1908).

E’ certamente un refuso l’attribuire la scomparsa dei dinosauri a 60 milioni invece che 65 milioni di anni fa, mentre qualche specificazione in piu’ occorrerebbe riguardo “la probabilita’ di morire per l’impatto di un asteroide” che dovrebbe essere “simile a quella di soccombere all’attacco di un pescecane”. Quand’anche fosse cio’ fosse matematicamente vero (e non dico che non lo sia) bisogna distinguere fra i due eventi, perche’ il primo e’ rarissimo ma uccide milioni di persone.

(e) Infine esprimo un doppio disappunto riguardo l”articolo “Il cataclisma e’ anche sociale” di Alessandro Melazzini (in basso a pagina 43).

Prima di tutto il recente saggio della Rosenzweig su Nature non riguardatempeste, inondazioni, siccita’, incendi e maremoti” e non c’entra niente con “l’inondazione di New Orleans”. Trovo particolarmente oltraggiosa per l’intelligenza dei lettori l’idea che “il cambiamento climatico subito dalla Terra per effetto dell’azione umana” sia causa di maremoti.

Melazzini passa poi ad illustrare le ipotesi di Harald Welzer su futuri conflitti sulle risorse, che vengono accettate senza un particolare senso critico. E invece semplicemente, non ci sono esempi in epoca storica di “guerre per le risorse” dopo le invasioni barbariche. In innumerevoli occasioni nel corso dei secoli, le popolazioni che si sono ritrovate con scarsita’ di cibo e acqua sono state troppo occupate a sopravvivere, e non hanno certo organizzato invasioni dei territori altrui. E’ difficile combattere a stomaco vuoto. Le uniche “guerre per le risorse” che ci sono state, sono state dovute all’ingordigia e all’ambizione, come nel caso della idea della Lebensraum nazista.

Insomma i professori di psicologia sociale scrivano quello che vogliono, ed e’ giusto che il Domenicale riporti i libri piu’ interessanti, ma senza senso critico non si arriva davvero da nessuna parte.

Il Riscaldamento Globale Dimentica Due Terzi del Pianeta

Nel rapporto IPCC 2007 (AR4-WG2):

(a) Il 96% dei cambiamenti riportati e’ avvenuto in Europa
(b) Per tutta l’Africa, hanno trovato solo 7 cambiamenti
(c) Per Australia e Nuova Zelanza, solo 6 cambiamenti
(d) Per l’Asia, il continente piu’ grosso, solo 114 cambiamenti
etc etc

In termini di cambiamenti per kmq, l’Europa ne ha:

1- 11,978 piu’ dell’Africa
2- 85 piu’ del Nord America
3- 853 piu’ del Sud America
4- 1,066 piu’ dell’Asia
5- 3,702 piu’ di Australia e Nuova Zelanda
6- 270 piu’ dell’Antartide

Se anche escludiamo l’Europa, e ci riferiamo al Nord America, quest’ultimo ha:

1- 142 piu’ cambiamenti per kmq dell’Africa
2- 10 piu’ del Sud America
3- 12 piu’ dell’Asia
4- 43 piu’ di Australia e Nuova Zelanda
5- 3 piu’ dell’Antartide

Insomma quando all’IPCC si parla di “verifica globale” si sta dicendo una grossa esagerazione. Prima di parlare di “globale” occorrerebbe studiare per bene l’Africa, l’Asia, l’Australia, la Nuova Zelanda, e il Sud America. Per un totale dei due terzi delle terre emerse.

Convegno CNR a Roma: “Il Clima Urbano”

Ricevo e rimando:

L’Istituto sull’Inquinamento Atmosferico del CNR, attraverso importanti contributi dei principali esperti della materia,  intende contribuire alla discussione  sul cambiamento climatico d’origine antropica nei grandi centri urbani, (urban warming) che solo negli ultimi anni ha assunto entità tali da coinvolgere tutti noi in modo diretto, con impatti rilevanti anche sulla salute umana. Abbiamo quindi il piacere di INVITARLA all’’evento:

IL CLIMA URBANO: DIAGNOSI E PREVISIONE
Giovedì 12 giugno 2008, presso il CNR, P.le Aldo Moro, 7 , 00185 Roma.

Il programma e le indicazioni per l’iscrizione sono disponibili all’indirizzo http://www.iia.cnr.it/clima_urbano

La partecipazione è gratuita. Per esigenze organizzative, chiediamo la cortesia di inviare l’adesione quanto prima.

Seminario ALTE QUOTE 2008

SEMINARIO – ALTE QUOTE 2008

ALTE QUOTE – Verso la costituzione di un gruppo di attenzione interdisciplinare per la ricerca meteo-climatica in alta montagna e gli aspetti ambientali correlati

SEMINARIO – 14 maggio 2008
Università degli Studi – Facoltà di Agraria
Aula Magna (C03) – Via Celoria, 2 – Milano

OBIETTIVI – Le grandi montagne sono ecosistemi unici la cui sopravvivenza è un dovere sia nei confronti delle future generazioni sia per la salvaguardia di risorse turistiche e culturali di inestimabile valore. Dalle grandi montagne dipendono le popolazioni della pianura per l’approvvigionamento idrico, per la produzione di legname e più in generale le montagne racchiudono un patrimonio di diversità biologica ed antropologica che trova pochi eguali nel resto del mondo.

Le grandi catene montuose hanno un effetto rilevantissimo sul clima del pianeta sottraendo umidità alla circolazione generale ed alterando la circolazione generale stessa. Basti pensare, ad esempio, a quanto diverso sarebbe il clima padano senza la presenza delle Alpi o il clima europeo senza la presenza delle montagne Rocciose: recenti studi (Seager, 2002) hanno, infatti, evidenziato che la mitezza del clima europeo è in larga misura determinata non dalla Corrente del Golfo, ma dalla circolazione atmosferica che sull’Europa assume una caratteristica componente da sud per effetto delle Montagne Rocciose.

L’importanza ambientale ed economica, oltre che l’amore per la montagna, hanno spinto negli ultimi 50 anni ad intensificare le attività di ricerca negli ambienti estremi montani, sia per conoscerne le peculiari caratteristiche ancora oggi poco note sia, più recentemente, per cogliere testimonianze di cambiamenti i cui processi sono ancora da identificare completamente.

In tale attività è particolarmente attivo da oltre venti anni il Comitato Ev-K2-CNR, che promuove, anche attraverso l’Unità di Ricerca del Dipartimento Terra e Ambiente del Consiglio Nazionale delle Ricerche, recentemente costituito presso l’associazione, la ricerca scientifica interdisciplinare utilizzando dati provenienti dai monitoraggi effettuati nelle catene dell’Himalaya, Karakorum, Alpi, Appennino e Ruwenzori nell’ambito del loro Progetto SHARE (Stations at High Altitude for Research on the Environment). In occasione del seminario, Ev-K2-CNR allestirà un collegamento in diretta con la spedizione SHARE-Everest 2008, che sarà impegnata nell’installazione dei una stazione meteorologica a Colle Sud, Monte Everest, a 8000 metri di quota.

Da tali presupposti e da altri che emergeranno nel corso del seminario nasce l’idea di attivare un gruppo di attenzione ai temi della ricerca meteo-climatica applicata in alta montagna che veda il più ampio coinvolgimento di università, enti di ricerca ed appassionati.

PROGRAMMA RELAZIONI

09:15-09:30 Saluti autorità
Preside della facoltà di Agraria, Claudia Sorlini
Direttore del DiProVe, Maurizio Cocucci
Rappresentante Unimib, Angelo Cavallin
Direttore Generale Ev-K2-CNR, Beth Schommer

Parte Prima: Lo stato delle conoscenze
09:30-09:45 Serie storiche dell’area alpina e delle zone al contorno (Maurizio Maugeri)
10:00-10:15 L’alta montagna e la scienza del suolo (Roberto Comolli)
10:15-10:30 L’alta montagna e le risorse idriche (Claudio Smiraglia)
10:30-10:45 L’alta montagna e le tracce dell’inquinamento globale (Valter Maggi)
10:45-11:00 L’alta montagna e la misura del trasporto degli inquinanti nell’aria (Paolo Bonasoni)
11:00-11:30 Pausa

Parte Seconda: Prospettive di ricerca
11:30-11:45 Il Progetto SHARE e le basi di dati disponibili per l’alta montagna (Elisa Vuillermoz)
11:45-12:00 Le serie storiche della valle del Khumbu (Simone Parisi, Emanuele Cabini, Luigi Mariani,
Elisa Vuillermoz, Gianni Tartari)
12:00-12:15 Iniziative internazionali di ricerca in alta quota e la neonata attività CEOP-High Elevations
(Gianni Tartari, Emanuela Manfredi)

DIBATTITO
12:15-13:00 Verso un gruppo di attenzione interdisciplinare alla ricerca meteo-climatica in alta
montagna ed agli aspetti ambientali correlati (coordina: Luigi Mariani)

COME RAGGIUNGERE LA SEDE
In auto: chi arriva dalle autostrade può raggiungere via Celoria dalla tangenziale Est (uscite v.le Rubattino o Lambrate). Dalle stazioni ferroviarie di Milano Centrale, Stazione Nord, Porta Garibaldi o Lambrate, la sede del convegno è facilmente raggiungibile con la linea 2 (linea verde) della metropolitana, scendendo alla stazione di Piola. Dall’aeroporto di Linate: bus 73, scendere all’incrocio con Corso 22 marzo e prendere il filobus 91 che percorre viale Romagna, scendendo all’incrocio con Via Pascoli. Dall’aeroporto di Malpensa: treno Malpensa Express fino alla Stazione Nord ove si prende la linea 2 (verde) della metropolitana scendendo alla fermata di Piola. I bus e filobus sopra indicati sono usufruibili con il semplice biglietto urbano ATM, che dopo la vidimazione ha validità per 75’. Per usufruire del Malpensa Express occorre un apposito biglietto che si acquista all’aeroporto o alla Stazione Nord.

La Religione Ambientalista del Riscaldamento Globale

Carlo Stagnaro (si’, proprio lui) ha deciso di citarmi sul blog de Il Foglio: “Gli ambientalisti costruiscono la loro nuova fede alla Nicea del global warming“:

La religione del global warming ha finalmente avuto il suo Concilio di Nicea. Il blog RealClimate.org – una specie di assemblea dei saggi dell’allarmismo climatico – ha pubblicato un importante post in seguito alla scomparsa di Ed Lorenz. Lorenz ha conquistato la fama pubblica e l’immortalità scientifica inaugurando le teorie del caos e sintetizzandole nell’effetto farfalla: il battito d’ali di una farfalla in Brasile può causare un uragano in Texas. I redattori di RealClimate.org si sono sentiti in dovere di spiegare che sì, l’effetto farfalla crea qualche grattacapo a chi vorrebbe sfruculiare le interiora di gallina per cavarne previsioni affidabili sulle temperature tra cent’anni. Però, nessun grattacapo è insuperabile se lo si seppellisce sotto una dichiarazione di fede: e hanno risolto la questione deliberando in questa maniera: “But how can climate be predictable if weather is chaotic? The trick lies in the statistics. In those same models that demonstrate the extreme sensitivity to initial conditions, it turns out that the long term means and other moments are stable. […] Climate change then is equivalent seeing how the structure changes, while not being too concerned about the specific trajectory you are on”. Che può essere liberamente tradotto così: non importa cosa succede oggi, cosa è accaduto ieri, come andranno le cose domani; i nostri modelli guardano oltre, all’alba del giorno dopo, e allora si dimostreranno infine giusti e il mondo sarà un’immensa palla rovente a causa dell’uso indiscriminato degli spazzolini elettrici. Come ha rivelato l’attento Maurizio Morabito, “la mancanza di attenzione per la traiettoria specifica del riscaldamento globale fa sì che letteralmente non possa esistere alcun set di osservazioni in grado di falsificare i modelli”. A differenza del Concilio di Nicea del 325 dC, che era una cosa seria tanto che siamo qui a quasi due millenni di distanza e ancora ne parliamo, il pronunciamento di RealClimate.org non ha a che fare con la Verità ma con la fuffa, non con la vita eterna ma col cattivo tempo. Non c’è proprio più religione.

 

RealClimate: (quasi) Niente Puo’ Falsificare i Nostri Modelli

Momenti di comicita’ involontaria sul sito RealClimate, considerato da molti il Faro e/o l’Oracolo per cio’ che concerne i cambiamenti climatici di origine antropogenica.

Gestito da ricercatori della NASA sotto lo sguardo dell’esimio James Hansen, “RealClimate” si propone da anni come il sito “de rigueur” per chi crede che le attivita’ umane stiano cambiando il clima in una maniera che a breve (nel giro di qualche decennio) si rivelera’ disastrosa.

Il problema pero’ e’ che come si sa, anche le previsioni del tempo a due settimane se non due giorni possono essere completamente sbagliate, per cui a tutta prima pensare di sapere quanto piovera’ nel 2087 o quanto saranno estese le zone desertiche nel 2103 sembrerebbe davvero eccessivo. Il tempo contiene elementi molto instabili, per cui una piccola variazione iniziale puo’ portare a risultati assolutamente divergenti.

RealClimate (attenzione: il gruppo intero, non solo uno o due persone come di solito) ha deciso di rispondere a quel dubbio approfittando della morte di Ed Lorenz, lo scienziato americano che sviluppo la Teoria del Caos proprio a partire dalle sue esperienze di metereologo.

Sfortunatamente, in “Le Farfalle, I Tornado e I Modelli Climatici” il gruppo di RealClimate ha inavvertitamente dichiarato al mondo che i modelli climatici non possono praticamente essere mai falsificati: qualunque cosa succeda, cioe’, sia che faccia caldo, o freddo, o piova, o sia secco, o se ci sono piu’ uragani, o meno uragani, o piu’ tornado, o meno tornado, o se la calotta polare si scioglie, oppure se ingrandisce di dimensione: qualunque fenomeno atmosferico, semplicemente non potra’ mai essere usato per negare veridicita’ ai modelli climatici che prevedono il riscaldamento globale e il cambiamento climatico.

Discorsi perfettamente analoghi si applicano anche a qualunque insieme di fenomeni atmosferici nel breve periodo, dove per “breve periodo” si intende probabilmente “di durata inferiore ai venti o trenta anni”.

Entro in piu’ dettagli nel mio blog sul clima (in inglese: “RealClimate rende la vita piu’ difficile ai modelli climatici” e “Ulteriori considerazioni sulla infalsificabilita’ dei modelli climatici su RealClimate“) quindi almeno per ora mi limito a una brevissima citazione:

[…] per il problema del clima, il tempo metereologico (o la traiettoria individuale) e’ [solo] rumore […]

Se per esempio i modelli indicano riscaldamento prossimo venturo, e i termometri indicano Gennaio e Febbraio 2008 come abbastanza piu’ freddi del solito, RealClimate puo’ comunque dire che i modelli sono giusti, e si tratta solo un fenomeno momentaneo (il “tempo”, appunto: “rumore”).

E se i modelli dicono che all’aumentare della concentrazione di gas-serra devono aumentare le temperature globali, mentre tale aumento si e’ interrotto dal 1998, di nuovo RealClimate puo’ dire che i modelli sono giusti, e che semplicemente la strada verso un pianeta piu’ caldo passa per alcuni anni senza aumento del riscaldamento (la “traiettoria individuale”).

L’unica maniera per verificare i modelli climatici sembra essere l’aspettare venti o trenta anni per vedere se il riscaldamento c’e’ stato. Difficilmente pero’ un tale atteggiamento puo’ essere usato per giustificare gli interventi drastici e illiberali che tanti richiedono, anzi pretendono.

Lo stesso Gavin Schmidt di RealClimate, in un blog di qualche mese fa, ha detto esplicitamente che le osservazioni servono “a migliorare i modelli” (invece che, che ne so, elaborare quelle “bestemmie” che sarebbero nuove interpretazioni). In altre parole: non e’ il modello climatico ad essere subordinato al mondo esterno, ma l’esatto opposto…

===========

Forse e’ solo un triste caso di “amore soffocante”, con i modellisti cosi’ innamorati dei modelli, da proteggerli a ogni costo, estraniandoli pero’ allora dalla “scienza” che e’ fatta, appunto, di teorie falsificabili, non corazzate contro qualunque critica o osservazione.

E’ davvero ironico che cio’ accada su RealClimate, dove non e’ praticamente possibile postare commenti se non di elogio e di accordo per i gestori del sito.

RealClimate, insomma, e’ il posto impermeabile al mondo esterno, dove modellisti impermeabili al mondo esterno pubblicano articoli impermeabili al mondo esterno…

L’Inopportuno “Earth Day”: Intervista a Roberto Vacca su skytv.it

Ricevo e rimando l’intervista andata al noto ingegnere e scrittore Roberto Vacca, oggi a skytv.it in occasione dell'”Earth Day”:

E’ ragionevole minimizzare l’uso di energia, acqua, metalli: il risparmio evita sprechi e ci rende più ricchi ed efficienti. Meno ragionevole installare pannelli fotovoltaici perché hanno rendimento basso (14%) e sono costosi, quindi sprecano risorse: meglio investirle in ricerca per realizzare fotovoltaico ad alto rendimento.
Il risparmio non va fatto per i motivi sbagliati, ad es. per timore che le attività umane producano riscaldamento globale del pianeta. Non lo producono: gli allarmi di Al Gore e IPCC sono infondati. Il clima varia per cause astronomiche con ciclo di 100.000 anni. Su Nord Europa e America 20.000 anni fa c’era uno strato di ghiaccio spesso 2 km: in 10.000 anni si è sciolto e il clima interglaciale ha favorito lo sviluppo delle nostre civiltà. L’attività solare, poi, produce un ciclo di mille anni: ora siamo in fase di alta temperatura, ma era più alta 1000 anni fa quando la Groenlandia era verde. Queste spiegazioni sono condivise da Freeman Dyson (uno dei maggiori fisici viventi) e da climatologici esperti (ad es. Prof. Luigi Mariani, Università di Milano, IBIMET, Istituto Biometeorologia CNR Bologna, etc.).
Le ragioni giuste per risparmiare sono, ad es., che il petrolio è più utile per alimentare l’industria petrochimica e quella farmaceutica, che non per essere bruciato.
Le iniziative come Earth Day sono inopportune: Il pubblico, esortato a risparmiare per ragioni sbagliate, quando capirà che non è l’uomo a modificare il clima del pianeta, ricomincerebbe a sprecare allegramente.
Iniziativa giusta sarebbe quella di far capire a tutti come stanno davvero le cose. Va fornita al pubblico informazione su quanta energia, quanta acqua, quante risorse consumiamo giorno per giorno. Poi sfidiamoci a risparmiare e controlliamo che cosa abbiamo ottenuto.
Il risparmio non si ottiene, ad esempio, usando un’auto che consuma pochissimo – se pi la usiamo per viaggi che si rivelano inutili. Serve organizzazione logistica per aumentare i rendimenti, evitare di costruire macchine e strutture inutili e risparmiare non solo energia ma anche tempo.

 

Antartide: Risposta a Leucophaea

Risposte al blogger Leucophaea che dice di voler restare calmo riguardo il recente “Caso Gonfiato dell’Iceberg Antartico“:

  • Il riscaldamento globale non c’e’: o meglio, se c’e’, non sappiamo ancora se sia globale o no, visto che all’IPCC ammettono a denti stretti che le osservazioni del riscaldamento sono quasi tutte europee.
  • E’ la fine dell’estate, il periodo di massimo riscaldamento. E quindi il momento piu’ probabile perche’ la banchisa si frantumi. Mi sembra un punto rilevante.
  • In alcuni punti il Polo sud si riscalda, in altri si raffredda. Cosa succeda in Antartide e’ una cosa ancora tutta da scoprire. L’immagine sopra mostra trend dal 1981 al 2007 che arrivano al massimo a +/-0.1C per decade (quindi un totale inferiore a 0.3C. E visto che l’Antartide e’ freddo, non sono quelle differenze a causare granche’ cambiamenti). Ne parlavo giusto ieri, perche’ dalla NASA arrivano informazioni almeno apparentemente contraddittorie, sull’Antartide, incluso il fatto che l’area di scioglimento, nel 2008, e’ stata di 300mila kmq, lontano dalla media storica che e’ 860mila kmq. Il gia’ citato IPCC, poi, sottolinea continuamente come il riscaldamento al Polo Sud si e’ visto chiaramente solo nella Penisola Antartica: guarda caso, proprio’ dov’e’ la banchisa Wilkins.
  • Le dimensioni dell’iceberg sono minime: minime rispetto all’intera banchisa Wilkins. Non dico di aspettare che si sciolga tutta…ma perche’ preoccuparsi se se ne stacca meno dell’1%? Altri e ben piu’ grandi iceberg si sono staccati dalle banchise antartiche, in passati recenti e remoti.
  • L’estensione dei ghiacci marini antartici e’ un milione di kmq superiore alla media storica. Io il link l’avevo messo: al famoso sito Cryosphere Today dell’Universita’ dell’Illinois a Urbana-Champaign.
  • I mesi appena trascorsi sono stati a livello globale fra i piu’ freddi degli ultimi anni. Non ho citato, quello, a riguardo del riscaldamento globale, ma proprio riferendomi alla banchisa Wilkins e al nuovo iceberg gigante. Se si e’ staccato in un periodo freddo, non possiamo certo imputare la sua dipartita al riscaldamento.
  • Le conferme che la presunta instabilita’ climatica sia da imputare all’uomo non sono “infinite”. Sono tutte nelle pagine del secondo gruppo di lavoro del quarto rapporto IPCC, capitolo 1. A proposito, sono 26.285 conferme, insieme a 3.174 smentite.
  • Su Franco Battaglia non mi pronuncio. Difendera’ le sue opinioni come piu’ gli aggrada. C’e’ da considerare che mentre chi crede nel riscaldamento antropogenico ha qualcosa in cui credere, appunto, chi ne e’ scettico per definizione non ha altro in comune con gli altri scettici, se non lo scetticismo. Sono consapevole quindi che ci sono un mucchio di svitati che non credono al riscaldamento globale, e che tanti di loro non usano i miei stessi argomenti, ne’ io i loro.

Il Caso Gonfiato dell’Iceberg Antartico

(grazie a FM per aver raccolto parte di queste informazioni)

Alla deriva un iceberg gigantesco“, tuona il Corriere della Sera del 26 Marzo. “Antartide: l’iceberg gigante fa tremare il pianeta“, dice Il Manifesto. “COLLASSO ANTARTICO, ICEBERG DA 415 KMQ“, tuona l’ANSA.

Peccato siano le solite esagerazioni: anzi, ancora piu’ esagerate del solito: ingiustificatamente gonfiate nei numeri, e nell’analisi.

(1) NUMERI GONFIATI, ZERO IN GEOMETRIA

Ad esempio si dice un po’ ovunque che l’iceberg e’ “sette volte Manhattan“. Ora, Manhattan e’ di circa 80 kmq…come si arriva all’iceberg di 7×80=560 Kmq?

La fonte originale era chiara:

“[…] un grande iceberg, 41×2.5km (102kmq) si e’ staccato…portando alla disintegrazione di 405kmq della banchisa [di Wilkins] interna […]

In Italia invece tutto cio’ è diventato, su RaiNews24 (dove la geometria piu’ elementare e’ sconosciuta):

Un mastodontico frammento di una banchisa antartica grande 415 chilometri quadri si e’ staccato […] Il blocco e’ lungo 41 chilometri ed e’ largo 2,4

Anche sui quotidiani italiani, una serie di strafalcioni hanno mostrato un “pensiero unico”. A parte il Corriere e il Manifesto gia’ menzionati:

Il Giornale: “La natura non fa sconti: un gigantesco frammento di Antartide, vasto circa 405 chilometri quadrati, si sta staccando dalla piattaforma principale di Wilkins Ice Shelf“.

La Repubblica: “Il frammento di 415 km quadrati si è separato dall’area dello Wilkins Ice Shelf – Antartide, si stacca iceberg gigante ‘E’ grande sette volte Manhattan'”

Wall Street Italia: “Il frammento di 415 km quadrati si è separato dall’area dello Wilkins Ice Shelf
Antartide, si stacca iceberg gigante ‘E’ grande sette volte Manhattan’

E’ evidente che in molte redazioni si copia dall’ANSA senza neanche fare una verifica anche minima.

Se non altro alla CNN non hanno sbagliato i conti. Alla BBC, poi, cercano di essere molto molto cauti, e non si pronunciano sul “distacco”.

=========

(2) L’ICEBERG E… IL RISCALDAMENTO GLOBALE (CHE NON C’E’)

La notizia di un iceberg che si stacca da una banchisa al Polo Sud, naturalmente, diventa subito “prova” del riscaldamento globale. Ma anche su questo si tratta di un’interpretazione praticamente senza base alcuna:

  1. E’ la fine dell’estate, al Polo Sud, il momento cioe’ di massimo riscaldamento
  2. La zona interessata e’ quella della Penisola Antartica, dove da vari anni si nota un innalzamento delle temperature in opposizione all’abbassamento in corso in altre parti dell’Antartide stesso, come si vede in questa elaborazione della NASA Temperature dell'Antartico
  3. La banchisa interessata ha una superficie fra i 13mila e i 16mila kmq, piu’ di 100 volte l’iceberg e piu’ di 25 volte la zona “disintegrata” (termine che fra l’altro vuol dire semplicemente “separatasi in blocchi di ghiaccio liberi di muoversi l’uno contro l’altro”, e non “scomparsa completamente”)
  4. Nel frattempo, l’estensione dei ghiacci marini antartici e’ un milione di kmq superiore alla media storica
  5. I mesi appena trascorsi sono stati a livello globale fra i piu’ freddi degli ultimi anni
  6. Nel 2000 si e’ staccato un iceberg di 11mila kmq. E nel 1956 galleggio’ libero un iceberg di 31mila kmq addirittura, piu’ grande della Sicilia

Tutto considerato insomma, non ci sono le basi per dire che l’iceberg del 2008 “conferma che il clima sta cambiando e sta cambiando adesso, come scrive invece EcoAlfabeta.

La Normalita’ del Tempo Fuori Stagione

Quanti si preoccupano del “riscaldamento globale causato dalle attivita’ umane” non perdono quasi mai occasione di portare fenomeni metereologici fuori stagione come prova che il clima della Terra stia davvero cambiando.

Il problema è che il “tempo fuori stagione” ha accompagnato l’umanità molto a lungo. Così a lungo, infatti, che la gente ha avuto modo di assegnare dei nomi precisi agli eventi metereological ritenuti eccezionali, e tuttavia ricorrenti.

Ecco una lista estratta da un articolo dal New York Times Magazine del 5 novembre 1933 (“L’Estate Indiana: un Mito ma anche un Fatto: cosa dicono i metereologi riguardo il periodo caldo autunnale“, di Charles Fitzhugh Talman):

Nomi per periodi caldi fuori stagione:

  • Scioglimento di Gennaio (America del Nord; caldo sopra 0C, appunto, a Gennaio)
  • Estate indiana (America del Nord, fra settembre a dicembre; giorni caldi e confortevoli d’autunno)
  • Estate di San Martino (Europa, novembre; intorno ai giorni dedicati ai santi Luca, Martino, Michele, Brigitta, Teresa, o Venceslao; il nome esatto cambia a seconda della zona, e del santo)
  • Altweibersummer (“Estate delle Vecchie Mogli”, Germania; periodo caldo a novembre)
  • Giorni d’Alcione (Grecia antica, 14 giorni di tempo calmo intorno al solstizio di inverno)

Nomi per periodi freddi fuori stagione:

  • Inverni dei Fiori (per esempio in Inghilterra, l’inverno del prugnolo, e l’inverno della bursaria; gli inverni dei Cercis e del corniolo in America del Nord; periodi freddi durante la primavera, fra aprile e maggio)
  • Santi di Ghiaccio (Europa, maggio; giorni freddi intorno alle festivita’ dei Santi Mamerto, Pancrazio, Servazio e Bonifacio fra l’11 e il 14 maggio)
  • Schafkaelte (“Freddo delle Pecore”, Germania, giugno; freddo abbastanza da causare problemi con gli agnelli piu’ giovani)
  • Inverno della Squaw (America del Nord, fra settembre a novembre; freddo e neve prima dell’estate indiana)
  • Inverno della Barbabietola (Francia, settembre a novembre; freddo abbastanza da gelare le barbabietole non ancora raccolte)
  • Inverno di San Clemente, e Neve di Santa Caterina (Calabria: “Per San Clemente (23 novembre) il verno mette un dente” e “Per Santa Caterina (25 novembre) la neve alla collina“. )

Nomi per periodi piovosi fuori stagione:

  • Alluvioni Lammas (Inghilterra, inizio di agosto)
  • Tempeste equinoziali (Roma antica ed Europa, entrambe intorno agli equinozi; America del Nord, intorno all’equinozio d’autunno; pioggie torrenziali, in America probabilmente le estremità settentrionali degli uragani)

Sono sicuro che ci sono molti più esempi in molte altre culture. La “verità” è semplicemente che “il tempo di stagione” non è scritto nella rocca: e non è mai stato…

ps “Inverno di San Clemente” e “Neve di Santa Caterina” aggiunti il 10 Giugno 2008

Lombroso Cade Sul Favonio

Intervista a Luca Lombroso da GreenReport: ‘Il global warming “è finito” solo sui titoli dei giornali’ (6 Marzo 2008):

Cominciamo dall’Italia, dove il global warming era evidente fino a 3 giorni fa, tanto che in alcune località si è registrata la temperatura di 27 gradi, che “abitualmente” dovremmo avere a metà maggio

E’ davvero tremendo leggere dichiarazioni cosi’ profondamente errate da chi si fa passare per esperto del settore.

Le alte temperature che a volte si verificano d’inverno e cui si riferisce Lombroso, sono dovute all’effetto-Foehn, il vento che i Romani chiamavano Favonio e che si verifica vicino alle catene montuose. Il riscaldamento globale non c’entra assolutissimamente niente.

Una “svista” del genere e’ cosi’ madornale da far dubitare di ogni dichiarazione sul clima da parte del “tecnico” Lombroso. E’ come se un matematico dicesse che pi-greco e’ uguale a 3, o un giurista confondesse una causa civile con una penale. E Lombroso parla pure di “rigore scientifico”? Si vada a studiare un po’ di metereologia, e pensi al suo, di “rigore”…

E si legga un po’ di climatologia, gia’ che c’e’: nessuno climatologo, neanche su RealClimate.org, dira’ mai che il riscaldamento globale e’ “evidente” in un episodio caldo…

Il resto dell’intervista non e’ meglio. Si arriva all’estremo ridicolo quando da una parte si lamenta il fatto che sul clima “intervengono non climatologi, ma esperti di altri settori“, e poi si elogia il lavoro dell’IPCC, che si appoggia all’intervento, appunto, di esperti di molti altri settori, e non solo di climatologi.

Conseguenze Pratiche delle Paure Climatiche

(commento al blog sull’IHT “Benvenuti nella nuova Era Nucleare“)

Vediamo se ho capito bene…finora, le uniche conseguenze pratiche di tutto il casino fatto intorno ai presunti, futuri cambiamenti climatici sono state:

(1) Il trasferimento di miliardi di euro dai contribuenti UE alle multinazionali del petrolio e dell’energia, grazie allo Schema di Compravendita delle Emissioni

(2) Un enorme incremento di sussidi all’agricoltura per spronare la coltivazione del granturco (nonostante sia ben noto l’estrazione di carburante dal granturco sia ecologicamente peggiore di quella dal petrolio)

(3) Un sostanziale aumento dei prezzi specialmente per popolazioni molto povere, in molte parti del mondo (visto che il prezzo del granturco e della soya sono aumentati)

(4) Il ritorno di una industria nucleare che prosperera’ grazie a garanzie (soldi) statali, e produrra’ montagne di scorie radioattive che nessuno sa ancora come gestire

Eh???

Se quanto sopra dovrebbe essere il mondo “piu’ pulito, piu’ verde” come ci viene detto, allora preferisco averlo sporco e marroncino, grazie!