Catastrofismo, Al Limite Dell’Inumano

I “Quattro incubi energetici” sognati da Michael Klare su Notizie Radicali del 7 luglio scorso sono fantasie basate su informazioni fuorvianti, e al limite dell’inumano.

Prendiamo ad esempio l’incubo numero uno, riguardo un immenso iceberg che colpisce la piattaforma Hibernia al largo di Terranova nel gennaio del 2018 proprio dove la “nave appoggio” Ocean Ranger e’ affondata nel 1982. Peccato che se Klare si fosse informato meglio, avrebbe ovviamente spostato il suo romanzo a febbraio, mese in cui un incidente come quello descritto avrebbe almeno qualche probabilita’ non remota di capitare (la stagione tipica degli iceberg nel Nord Atlantico e’ da febbraio ad agosto).

Basta poco poi per stabilire come la Ocean Ranger fosse una “unita’ mobile semi-sommersa di trivellazione d’alto mare” (“semi-submersible mobile offshore drilling unit”), cioe’ una piattaforma galleggiante, altro che “nave appoggio”. La Hibernia invece e’ tutta un’altra cosa, un’isola a tutti gli effetti, piu’ di 600mila tonnellate appoggiate sul fondo oceanico, e infatti (guarda caso) e’ sempre al suo posto dall’estate del 1997.

Sono passati insomma quindici anni dalla tragedia del 1982 alla produzione nel 1997. Sono cambiate naturalmente tante cose, incluso il concetto stesso di piattaforma per lo sfruttamento del giacimento al largo di Terranova. E invece Klare e’ ancora qui a disinformare.

Prendere tragedie passate ed estenderle al futuro come se nessuno imparasse mai niente e’ un filosofare disutile, perche’ estraneo alla realta’. Se uno la pensa davvero in quel modo, allora e’ inutile discutere di alcunche’, visto che presuppone che non ci sia mai alcun progresso.

Cantiamo Insieme Per Copenhagen!

Sono passati un bel po’ di anni dalla canzone di beneficenza degli “Italy for Africa” o come-si-chiamavano (era il Natale 1984 o il 1985?).

Visto che la canzone era “Volare” ma adesso l’interesse e’ tutto sul clima, mi sono consentito una liberta’ di troppo (possa Modugno perdonarmi!) in onore del recente Climategate:

Truccare

Penso un grafico cosi` non ritorni mai piu`,
io ne aggiustavo i primi valori all’ingiu’.
Poi d’improvviso venivan dal cielo rapiti,
e incominciavan a salire pressocche’ infiniti.

Truccare, oh oh,
aumentare, oh oh oh oh.
Nel caldo sempre piu’ su,
felice di vederli lassu`.

E truccavo truccavo felice
piu` caldo del sole ed ancora di piu`
mentre il mondo reale non mi interessava
lontano laggiu`.
Un finanziamento dolce arrivava soltanto per me.

(per il resto della canzone, cliccare qui)

Esclusiva Mondiale: Il Rapporto CIA del 1974 Che Dimostra La Vacuita’ delle Paure Climatiche (E Non Solo)

(Ho recentemente scoperto in biblioteca a Londra un eccezionale documento della CIA, dimenticato per 35 anni, sul consenso scientifico intorno al raffreddamento globale negli anni ’70. Data l’importanza, versioni dell’articolo qui sotto sono state pubblicate lo scorso 3 dicembre in esclusiva mondiale a pagina XIII del settimanale britannico The Spectator (UK) a firma mia, sulla prima pagina l Foglio a firma Piero Vietti e sul blog Climate Monitor a firma mia e di Guido Guidi)

Un rapporto della CIA vecchio di 35 anni sul raffreddamento globale rivela che il consenso scientifico e le paure del clima non ci hanno mai veramente lasciati …stranamente, quale che fosse e sia la tendenza delle temperature!”

Il documento può essere del 1974, ma lo scenario e’ stranamente familiare: un importante rapporto governativo avverte che il cambiamento climatico porterà ad alluvioni e carestie. “Climatologi di chiara fama” parlano di un “pernicioso cambiamento climatico globale”, che minaccia “la stabilità della maggior parte degli Stati “. Ma questo documento – mai reso pubblico prima d’ora – è stato scritto per rispondere al raffreddamento globale, non al riscaldamento (e sì, si parla anche dell’esistenza di un “consenso” tra gli scienziati!).

Il rapporto della CIA intitolato Uno Studio della Ricerca Climatologica per quanto Riguarda i Problemi dell’Iintelligence, scritto nel marzo del 1974 per aiutare la “pianificazione interna” potrebbe tutto solo spiegare la diffusa sensazione di deja-vu riguardo i cambiamenti climatici e giustificare i ricordi delle discussioni scientifiche della metà degli anni ‘70 circa il raffreddamento globale. Anzi, con il senno di poi, un po’ fa anche ridere e imbarazza il lettore, visto che le due fraseologie, di ieri sul raffreddamento e di oggi sul riscaldamento, sono praticamente identiche.

Quasi come se le paure climatiche fossero fatte con lo stesso stampino, la “nuova era climatica” era descritta nel 1974 come foriera di carestie, morti per fame, ondate di rifugiati, inondazioni, siccità, fallimenti delle coltivazioni e dei
monsoni, con ogni genere di fenomeni meteorologici in una mescolanza di catastrofi attuali e future e con la solita sottovalutazione dei possibili benefici, solo accennati. E accanto al Sahara che si doveva espandere, ecco il consueto riferimento alle riserve mondiali di cereali inferiori ad un mese e alle civiltà passate distrutte da “maggiori e minori” episodi di raffreddamento (le civilta’ dell’Indo, gli Ittiti, i Micenei, e l’Impero del Mali, se qualcuno lo volesse sapere).

Secondo la CIA, nel 1974 i modelli climatici erano in fase di perfezionamento (come sempre) e il bilancio energetico dell’atmosfera perfettamente spiegabile (incredibilmente, senza un solo riferimento ai gas serra). L’intervento governativo (ovviamente) aveva riunito famosi scienziati fino ad allora vittime di “scontri di personalità” (ma va’), e aiutato a stabilire un “consenso scientifico” (interdisciplinare, naturalmente) riguardo un “cambiamento climatico globale”, delle vaghe minacce (come no) a proposito di “una maggiore variabilità” nel clima, gravi problemi economici in tutto il mondo (difficile da indovinare, vero?), e una serie di proposte circa la creazione di nuove agenzie governative (chi l’avrebbe mai detto).

Quello è esattamente il consenso di cui si parlava all’epoca nelle pagine di Newsweek e del New York Times. Come mai un tale documento è allora stato fin’ora tralasciato? Perchè alcuni si sono sforzati per anni per definire “un mito” il
concetto stesso di consenso sul “raffreddamento globale”, come ad esempio in un noto articolo di Thomas C. Peterson, William M. Connolley, e John Fleck pubblicato dalla American Meteorological Society nel mese di settembre 2008?

Forse è facile non notare ciò che non si sta cercando (si può trovare menzione di un consenso sul raffreddamento globale almeno dal lontano 1961). La Scienza poi, nel 1974, non era fatta da gruppi intergovernativi di esperti. Infine, i documenti come questo della CIA che appaiono sul web solo nel titolo possono essere dichiarati a tutti gli effetti perduti nelle raccolte di microfiches delle biblioteche di tutto il mondo (in questo caso, della British Library).

Ipotizzando liberamente, il più probabile motivo che può aver spinto la CIA a produrre quel documento è stata la perdita di “una parte significativa” del raccolto invernale di grano dell’URSS nel 1972, con le conseguenze del caso sulla “politica degli approvvigionamenti” nella consapevolezza di non avere seri “strumenti di analisi”. Da qui la richiesta agli scienziati di rispondere (all’unanimità) a chi si occupa di leggi e regolamenti, un’altra caratteristica che fino ad oggi è rimasta sostanzialmente invariata. Vuol forse dire che ci sono climatologi modaioli in giro, pronti a fare di ogni tendenza una previsione?

Oppure il problema risiede nel pubblico in generale, in grado di parlare del clima solo in termini inquietanti, mentre il cielo resta l’ultimo dio animista maligno, volubile e mai indifferente? Forse il “raffreddamento” e il “riscaldamento” globali sono solo la versione emotivamente carica delle chiacchiere sulla meteo? Questa allora deve essere la lezione più importante da trarre da un rapporto del 1974 sul raffreddamento globale: che dobbiamo diventare adulti, separare per una buona volta la climatologia dai nostri terrori e riconoscere, per quanto se ne possano dolere ad ammetterlo i nostri politici piu’ vani e i nostri scienziati piu’ primadonna, che la nostra comprensione di come cambi il clima rimane ancora molto, molto immatura.

Elogio (Plurimo) Dello Scetticismo

Elogio (Plurimo) Dello Scetticismo
di Maurizio Morabito (pubblicato sul blog “Climate Monitor” il 19 Settembre 2009)

Straordinaria pagina, quella numero 35 del Domenicale del Sole24Ore del 2 agosto 2009, quasi interamente dedicata (quattro articoli, due grandissimi riferimenti) all’elogio dello scetticismo, antico e moderno, in quanto approccio più ragionevole alla conoscenza (anche a quella “scientifica”); scudo di difesa contro il dogmatismo e strumento di tolleranza, dunque indispensabile per elevarsi dal punto di vista etico.

Uno scetticismo che è arrivato a noi anche grazie all’Illuminismo. Chi lo rifiuta dunque, chi lo denigra, chi incautamente si affida a una “Autorita’ Indiscutibile” nel reame della Scienza, si pone in ultima analisi al di fuori della Scienza stessa e di quasi quattrocento anni di Filosofia.

Quello scettico è un atteggiamento diametralmente opposto dunque al cambioclimatismo attualmente di moda, dove invece una incredibile rigidità dogmatica porta più d’uno ad inalberarsi per Lesa Maestà per esempio allorquando un interlocutore si permetta di mettere in dubbio la profezia della catastrofe impellente, o alcune conclusioni dell’ultimo rapporto IPCC, se non addirittura la pericolosità del riscaldamento globale di origine antropica.

(il resto dell’articolo e’ disponibile su Climate Monitor)

Schizocronia, Malattia della Comunicazione Scientifica

Nuovo articolo del sottoscritto, pubblicato su Svipop:

SCHIZOCRONIA, MALATTIA DELLA COMUNICAZIONE SCIENTIFICA
di Maurizio Morabito

Schizocronia” è un termine che sarebbe doveroso introdurre nel dizionario della lingua italiana. Dal greco antico schizein (“per parti separate“) e chronos (“tempo“), andrebbe definito come “un disturbo della comunicazione scientifica in genere caratterizzato da confusione tra la realtà di ciò che accade adesso, e la possibilità di ciò che potrebbe accadere decenni più tardi”. Andrebbe poi specificato che “la schizocronia è associata con il pensiero catastrofista e potrebbe avere una causa politica di fondo”.[...]

Sonni Tranquilli sulla Catastrofe Finanziaria In Corso

E come si fa? Si fa, si fa. Perche’ in realta’ ci sono due (se non piu’) modi di intendere cosa sia una catastrofe. C’e’ la “catastrofe” secondo la definizione piu’ comune (chiamiamola “di tipo a”), un avvenimento o una serie di avvenimenti che portano a sfacelo e distruzione. Ma c’e anche la “catastrofe” nel senso di Thom e della teoria delle catastrofi (di tipo “b”), e cioe’ un “mutamento discontinuo” che porti un sistema a una condizione completamente nuova.

In campo finanziario, una catastrofe “di tipo a” vedrebbe lunghe file al monte dei pegni e alle distribuzioni di pasti caldi e gratuiti, con la nascita di baraccopoli nei parchi pubblici: una ripetizione del ’29, insomma, anzi di quasi tutti gli anni ’30 del XX secolo negli USA. E’ questa la catastrofe che ritengo assai improbabile: se non altro perche’ nel 1929 non c’era alcuna esperienza…del 1929; mentre noi abbiamo avuto circa 80 anni per pensarci su’, e magari se sbaglieremo sara’ per qualcos’altro e non una ripetizione idiota degli stessi errori dell’epoca.

La catastrofe finanziaria in corso e’ invece sicuramente “di tipo b”. Se e quando ne usciremo fuori, la situazione sara’ completamente diversa rispetto a quella in vigore fino all’Agosto 2008: niente piu’ bizzarrie diffuse fra le banche di investimento, molte meno opportunita’ di registrazioni “fuori bilancio”, un diverso ruole per le Banche Centrali, meno cene, colazioni e festini per coloro che regolano i mercati finanziari assieme a coloro che dovrebbero essere regolati. Ma il mio e’ solo un timido elenco: chi si fidera’ mai piu’ di chi ha rischiato di giocare le camicie di milioni di persone pur di guadagnare quel mezzo punto percentuale in piu’, e poi ha dovuto presentarsi capello alla mano per chiedere l’elemosina al Governo?

Inutile perdere il sonno, su quest’ultimo tipo di catastrofe. L’unica cosa da pregare e’ che la “correzione di rotta” non porti troppi danni essa stessa. Ma tanto, siamo tutti sulla stessa barca. Se uno diventa povero, il problema e’ suo. Se cento milioni diventano poveri, il problema e’ del Governo…

Obama – Primo Scivolone Sul Clima – Articolo su Svipop

Terzo mio articolo su Svipop, l’agenzia online del CESPAS, il cui Presidente e’ il giornalista e scrittore Riccardo Cascioli:

OBAMA, PRIMO SCIVOLONE SUL CLIMA

di Maurizio Morabito

Nel primo intervento sulle politiche climatiche da futuro presidente degli Stati Uniti, Barack Obama ha subito inanellato una serie di sciocchezze dal punto di vista scientifico, dando per certi fenomeni (mari che salgono, siccità, uragani sempre più violenti) che sono oggetto di dibattito scientifico. Un inizio poco incoraggiante. E come pensa Obama di conciliare la filosofia del “Yes, we can” con il catastrofismo imperante?

La CO2 Non E’ D’Accordo Con I Catastrofisti – Articolo su Svipop

Un mio nuovo articolo su Svipop, l’agenzia online del CESPAS, il cui Presidente e’ il giornalista e scrittore Riccardo Cascioli:

LA Co2 NON E’ D’ACCORDO CON I CATASTROFISTI

di Maurizio Morabito

Le oscillazioni del clima della terra sono state notevoli negli ultimi 800mila anni e 120mila anni fa erano di 5°C superiori a quelle attuali. Inoltre la concentrazione di Co2 è legata alla proporzione di ferro nelle polveri atmosferiche. Sono alcuni dei risultati delle analisi sulla carota di ghiaccio più profonda mai estratta, presentati al convegno internazionale “Epica” a Venezia. Quasi del tutto ignorato dai media. Chissa perché?

For the English version click here: “Two-Mile-Deep Antarctic Ice Core Reveals Stupidity of AGW Catastrophism

Catastrofismo Finanziario, Non Catastrofe (per ora)

Un grande articolo (in inglese) dal blog misto inglese / italiano blog “noisefromAmerika” con David K. Levine e Michele Boldrin che spiegano i motivi in base ai quali non sembra che il sistema finanziario mondiale stia per crollare domani.

A meno che la coppia Bernanke&Paulson in America  non dicano tutta la verità …

Tutto ciò spiega anche l’altrimenti assurdo comportamento di tanti politici americani, che dichiarano un imminente Armageddon con una mano, e litigano su quello che al confronto sarebbero solo sciocchezze, con l’altra.

Come di consueto, l’unica cosa di cui aver paura è la paura stessa (e una soluzione troppo affrettata). A questo ritmo, la cosa migliore che può accadere è che nulla di sostanziale sia fatto fino a dopo le elezioni presidenziali. Manca poco piu’ di un mese. Se il Presidente Bush è davvero preoccupato, può imporre un mese di ferie bancarie forzate, come fece Franklin D. Roosevelt per qualche giorno, tanti anni fa.

[...] il valore complessivo dei mutui in sospeso è di $11mila miliardi [...] mentre il valore dei contratti di assicurazione scritti su di essi è di circa cinque volte più grande. Chiaramente, le Mortgage Backed Securities (MBSs), i CDOs e così via, sono stati utilizzati come garanzia per un sacco di altri prestiti [...] Ciò spiega perché sia il valore di quei mutui a poter far cadere l’intero castello di carte [...]

Il problema nel settore bancario è la possibilità di fallimenti a cascata, con le banche insolventi che fallendo trascinano giù le banche piu’ solide [...]

Qual è la soluzione? Una è far intervenire il Governo perche’ acquisti titoli, come proposto nel piano di salvataggio [appena bocciatio dal] Congresso USA.

[Se tali titoli non sono adeguatamente valutati, il governo potra' ottenere] solo titoli a valore inferiore [a quanto stimato] con i contribuenti a dover pagare la differenza. Si noti che quelli che raccolgono i frutti sono i possessori di titoli senza valore [...] In effetti, per evitare che le banche peggiori trascinino con loro quelle migliori, salviamo le banche peggiori.

Ci sono molti sistemi alternativi a quello proposto dal Tesoro USA:

  • Richiedere alle banche di effettuare aumenti di capitale. [In quel caso] le perdite sono a carico delle banche migliori piuttosto che del contribuente
  • Scambiare debiti con partecipazioni azionarie. [E' noto che] regimi di “remissione del debito” hanno aiutato nella risoluzione di crisi finanziarie, in passato.
  • Fare comprare allo Stato USA immobili per il valore del credito ipotecario
  • Forzare una liquidazione ordinata dei titoli derivati basati sui mutui [...]

E’ vero: ci possono essere fallimenti a catena e cio’ è una cosa negativa. Ma tutto quello non avviene istantaneamente, non domani, non la prossima settimana, non il mese prossimo [...]

Alla fine della fiera, in un futuro immediato la situazione è questa. La Federal Reserve Bank e le sue agenzie-sorelle [...] possiedono già forti strumenti per gestire fallimenti nel sistema bancario. [...] Non abbiamo visto fallire le banche migliori, né abbiamo visto fallimenti a catena. Non ci è stato dato alcun motivo per pensare che qualcosa del genere sia imminente. [...]

Il fatto che le banche siano riluttanti a prestare le une alle altre non ha molto impatto sulla loro capacità di prestare a breve termine ai clienti. [...]

Se la Federal Reserve Bank e il Tesoro USA dispongono di informazioni in base alle quali le cose stanno peggio di quanto riferito da Bernanke, essi dovrebbero dirci quali siano quelle informazioni. In caso contrario dovrebbero dire chiaramente che l’Apocalisse non è dietro l’angolo.

Arcobaleno Capovolto. E Repubblica Spara Un’Altra Bufala.

(un nuovo articolo su Svipop)

ARCOBALENO CAPOVOLTO. E REPUBBLICA SPARA UN’ALTRA BUFALA
di Maurizio Morabito e Peppe Caridi

Un arcobaleno capovolto fotografato a Cambridge è stata l’occasione di un’altra invenzione di Repubblica, che ne ha approfittato per sostenere che è un effetto dei cambiamenti climatici. Nulla di più falso, è un fenomeno naturale ben conosciuto che non ha niente a che vedere con i cambiamenti del clima. Ma forse per capire l’insistenza di Repubblica è utile sapere che la proprietà del quotidiano è la stessa di Sorgenia, azienda leader nel settore dell’energia eolica. (Cliccare qui per il resto dell’articolo)

IL WWF Italia Salva Gli Orsi e Mangia la Bufala

(mia risposta, pubblicata anche su SVIPOP al (presunto?) comunicato stampa del 10 settembre da parte del WWF Italia “Nessuna Bufala sugli Orsi Polari“)

(un ringraziamento particolare a Riccardo Cascioli per la disponibilita’)

E’ con notevole disappunto che leggo l’intervento del WWF Italia riguardo l’incresciosa invenzione giornalistica dell’estate 2008, nota come “la bufala degli orsi”.

Il WWF infatti, che da una parte fa cenno alla “comunità scientifica” per ribadire che “i cambiamenti climatici sono reali”, ha perso una buona occasione per prendere le distanze da coloro che, al di fuori di ogni scienza e di ogni conoscenza, hanno distorto i comunicati…del WWF internazionale!

Innanzitutto ribadisco quanto dovrebbe essere chiaro dall’articolo su SVIPOP: La “bufala” non e’ stata perpetrata dal WWF, che e’ invece la mia fonte di riferimento nello smascherare le invenzioni giornalistiche del Daily Mail, e di Repubblica.

Confrontando quegli articoli con i comunicati stampa del WWF internazionale, si scopre infatti quanto alcuni giornalisti siano capaci di inventare certe cose di sana pianta. Insomma e’ proprio se si crede a quanto riferito dal WWF internazionale, che non si puo’ credere al Daily Mail, e a Repubblica, e che si capisce la “profondita’” (per non dire peggio) della “bufala”.

Invece adesso leggiamo il WWF Italia avventurarsi a intitolare “Nessuna bufala sugli orsi polari” per poi arrivare addirittura a dire che i nove orsi polari avvistati “nuotavano a centinaia di chilometri di distanza da un qualsiasi approdo“.

Ma tutto cio’ non e’ assolutamente vero.

Primo: ho dimostrato con dovizia di particolari come il Daily Mail e Repubblica abbiano costruito due “notizie-romanzo” intorno a nove orsi in affogamento, andando assolutamente al di la’ di quanto riportato dal WWF internazionale.

Secondo: proprio il WWF internazionale, e in particolare la loro sezione in Alaska, aveva chiaramente indicato fin dal principio che solo uno di quegli orsi era stato visto “ad almeno” cento chilometri dalla costa (gli altri otto, quindi, erano molto piu’ vicini), e non certo tutti e nove “a centinaia di chilometri da un qualsiasi approdo”.

(Dall’originale: “at least nine polar bears swimming in open water – with one at least 60 miles from shore” )

Forse ci sono dei problemi con la lingua inglese, al WWF Italia? Oppure i comunicati stampa vengono scritti senza leggere gli originali?

Oppure ancora: bisogna cominciare a pensare che il WWF Italia vuole smentire il WWF internazionale, per entrare a pieno titolo nello sporco gioco delle notizie inventate?

Negando l’evidenza dei fatti, non sta forse il WWF Italia diventando praticamente complice in quel reato morale che e’ la manipolazione di cio’ che accade in natura a scopo pubblicitario e/o sensazionalistico e/o propagandistico?

Non bisogna essere seguaci di Sarah Palin in giro per l’Alaska armati di fucile e apparato da campo per l’inscatolamento di carne di orso bianco, per capire che quanti dichiarano di voler proteggere gli orsi ma poi si inventano notizie e situazioni senza base nella realta’, commettono un triplo disservizio alla loro causa: rischiando di perdere la credibilita’ per le lotte ambientali future; di sprecare tempo in sforzi inutili perche’ ingiustificati; e di provocare interventi nocivi all’equilibrio naturale (e agli orsi) perche’ basati su false premesse.

E’ davvero interessato il WWF Italia a capire di piu’ della vita degli orsi polari? Allora il mio primo e piu’ pressante invito e’ di mantenere i venditori di fumo a distanza anche se si dichiarano “amici”, e di essere sempre precisi e puntuali. Perche’ quando si parla di Natura, la precisione e la puntualita’ non sono degli optional: sono tutto.

Citato Su Il Giornale Riguardo La “Bufala degli Orsi”

Segnalo su Il Giornale di oggi 18 settembre un pezzo di Nino Materi che riprende (citandomi) il mio articolo sulla “bufala” degli orsi polari in affogamento: “Gli orsi ‘naufraghi’ sono una bufala“.

Noto con piacere che l’articolo di Materi e’ ripreso in prima pagina.

Il Giornale - Prima Pagina 18 Settembre 2008

Il Giornale - Prima Pagina 18 Settembre 2008

Miserabilifico

miserabilìfico (agg.): si dice di persona che, convinta che stia andando tutto a rotoli, passa il suo tempo a rimproverare chiunque la pensi diversamente, nel malcelato tentativo di approfittare del “mal comune, mezzo gaudio”. Spesso associato a un complesso di superiorita’ (nel qual caso la pronuncia viene modificata in miserabilifìco. Vedi anche: riscaldamento globale, crisi finanziaria del 2008, fine del mondo nel 2012.

Sonni Tranquilli sulla Crisi Finanziaria

Visto che Repubblica ne parla come se domani dovesse arrivare il Giudizio Universale, possiamo dormire sonni tranquilli riguardo la crisi finanziaria che ha visto Lehman Brothers dichiarare fallimento (che negli USA e’ un passo un po’ meno drammatico che in Italia).

Anzi, e’ positivo il fatto che il governo USA non e’ voluto intervenire. Spendere soldi pubblici per tenere su’ delle ditte fallimentari porta solo alla stagnazione, come in Giappone e naturalmente in Italia.

(nota: la discussione prosegue a questo link: Catastrofismo Finanziario, Non Catastrofe (per ora))

La Bufala degli Orsi – Articolo su Svipop

Ringrazio il giornalista e scrittore Riccardo Cascioli che ha avuto la bonta’ di pubblicare sul suo sito Svipop – Sviluppo e Popolazione e nella sua newsletter un mio articolo sulla bufala propinata tramite stampa alla fine di Agosto, la storia dei nove orsi polari in affogamento:

LA MEGA-BUFALA DEGLI ORSI POLARI: ECCO LE PROVE

di Maurizio Morabito

E’ il 21 agosto quando la sezione USA del WWF segnala che 9 orsi sono stati avvistati in Alaska, a nuoto nel Mare di Chutki: una notizia subito ripresa da molti giornali in tutto il mondo. Il che andrebbe bene, senonché almeno uno di questi giornali, il britannico Daily Mail, ha poi pensato di infiorettarla e ingigantirla con particolari errati e/o inventati, solo per poi cancellare tutto quando la storia non poteva piu’ reggere.

Nel frattempo, a migliaia di persone sono state date informazioni errate, anche in Italia, in quella che è stata una colossale presa in giro. Ma procediamo con ordine…

Aggiornamenti Polari: Orsi OK, Ghiaccio OK

Due brevissimi aggiornamenti a post recentissimi:

  1. Il WWF ha confermato (fra le righe) che la storia degli orsi polari prossimi all’affogamento era una bufala giornalistica, inventata al Daily Mail e bevuta da tanti giornali e TV anche in Italia. Il Daily Mail ha rimosso l’articolo dal suo sito.
  2. Andrew Revkin del New York Times spiega nel suo blog come le immagini da satellite con il mare Artico senza ghiaccio non sono tutte cosi’ facili da interpretare: potrebbe esserci anche molto ghiaccio, nelle zone considerate “libere”, ma sotto certe condizioni non si vedrebbe niente nelle mappe aggiornate giornalmente. Anzi, e’ quasi certo che le notizie sul polo nord circumnavigabile per la prima volta nella storia dell’uomo, siano sbagliate.

Orsi Polari Alla Deriva, Prossimi All’Affogamento?

Orsi polari alla deriva, prossimi all’affogamento, dopo che l’iceberg su cui vivevano si e’ sciolto? Il WWF e la guardia costiera USA all’inseguimento dei plantigradi, prima che scompaiano fra i flutti?

Ma neanche per sogno!

Direi che con oggi possiamo affermare con certezza che quella del Daily Mail di sabato, ripresa da Repubblica, era una notizia si’, ma di fantascienza.

Il WWF, che dovrebbe essere impegnato a seguire questi poveri orsi alla deriva prossimi all’affogamento, non dice una parola dal 21 agosto, se non vado errato. 

Gli orsi a nuoto quindi ci sono, ma della loro sorte non e’ dato sapere. Immagino infatti che se qualcuno sapesse dove sono e cosa fanno, quegli orsi, e se davvero stessero annaspando prossimi alla morte, saremmo tempestati ormai di foto e video di ogni tipo.

Chissa’ se e’ troppo chiedere una rettifica, per tutti i lettori genuinamente dispiaciuti e preoccupati?

Nel 1932, Meno Ghiaccio Artico ?

 ”Oceano Artico circumnavigabile per la prima volta nella storia” si urla di qua e di la’ (dimenticandosi che non ci sono dati affidabili prima dei satelliti, cioe’ prima del 1979).

Poi uno cerca negli archivi del New York Times e cosa ti trova? Che il 5 dicembre 1932, un articolo parlava della “impresa, realizzata per la prima volta” di circumnavigazione della Terra di Francesco Giuseppe (in realtà, un arcipelago artico).

La stessa spedizione (guidata da un Professor N.N. Subkov) è stata descritta anche nel mese di marzo 1933 nelle pagine della rivista Nature.

Arctic Map

Arctic Map

Mappa Artico (la Terra di Francesco Giuseppe è tra il Polo Nord e la Novaja Zemlja nella mappa sopra)

In particolare, usando le parole del NYT, tale circumnavigazione era stata “finora considerata come impossibile“. In realtà ci vollero solo 34 giorni, dal 17 agosto in poi. E fu abbastanza caldo, al punto che le isole “Eva” e “Liv” furono riconosciute come unite da un “basso tratto di terra” e, di conseguenza, ribattezzate “Isola Evaliv“.

Torniamo adesso al 2008. Al 31 agosto 2008, il sito Cryosphere Today mostra due lingue di ghiaccio ancora aggrappate alla Terra di Francesco Giuseppe.

Il Prof Subkov non sarebbe stato così fortunato, quest’anno.

      

Paginone Domenicale Sole24Ore sul Clima

Un po’ di correzioni e commenti riguardo il paginone sul Clima dal supplemento Domenicale del Sole24Ore del 29 Giugno 2008:

(a) Nella “cornice” superiore viene detto che nel 2006 lo studioso Harry Bryden rivelo’ che la Corrente del Golfo stava rallentando, fermandosi addirittura per 10 giorni nel 2004. Le dichiarazioni originali di Bryden sono in realta’ del dicembre 2005, ed e’ di circa un anno dopo la smentita da parte di Bryden stesso (cfr. p 11-12 del libro ”Six Degrees” di Mark Lynas).

A parte l’errore quasi trascurabile sull’anno, non sarebbe stato il caso di informare i lettori delle ultime ricerche di Bryden?

(b) Nell’articolo a pagina 42 “Imprese, state attente al Bau“, Francesco Daveri dice che le stime dei costi del “business as usual” cosi’ come calcolate da Nicholas Stern per il Governo britannico sarebbero approssimate “per difetto” in quanto non si valutano i costi sociali.

Sara’ anche vero, ma e’ altrettanto vero dire che quelle stime sono approssimate “per eccesso” in quanto Stern ha usato un tasso di sconto straordinariamente basso, primo economista ad aver espresso idee del genere. Daveri inoltre non mostra consapevolezza del fatto che il “disinquinamento climatico” ha dei costi di opportunita’ (opportunity costs, spero di aver tradotto bene) non indifferenti.

(c) E’ (anche) a quei costi che si rifa’ Bjorn Lomborg del cui ultimo libro si occupa Sylvie Coyaud nell’articolo “Il grande freddo sulle priorita’” a pagina 43, su cui non ho niente da eccepire, a parte esprimere un caloroso appello perche’ ci si renda conto che i “dissidenti climatici” non sono tutti pagati dall’industria carbonifera e petrolifera.

(d) Abbisogna di alcune correzioni anche l’articolo “Paure come meteore” di Patrizia Caraveo, sempre a pagina 43. Non e’ vero che l’evento di Tunguska del giugno 1908 passo’ inosservato. Per esempio, come si puo’ leggere nell’archivio del New York Times, una “strana aurora” fu osservata in Europa il 30 giugno e l’1 luglio 1908 (l’articolo e’ “STRANGE NORTHERN LIGHTS; Seen on Tuesday and Wednesday Nights in North Europe“, del 3 luglio 1908).

E’ certamente un refuso l’attribuire la scomparsa dei dinosauri a 60 milioni invece che 65 milioni di anni fa, mentre qualche specificazione in piu’ occorrerebbe riguardo “la probabilita’ di morire per l’impatto di un asteroide” che dovrebbe essere “simile a quella di soccombere all’attacco di un pescecane”. Quand’anche fosse cio’ fosse matematicamente vero (e non dico che non lo sia) bisogna distinguere fra i due eventi, perche’ il primo e’ rarissimo ma uccide milioni di persone.

(e) Infine esprimo un doppio disappunto riguardo l”articolo “Il cataclisma e’ anche sociale” di Alessandro Melazzini (in basso a pagina 43).

Prima di tutto il recente saggio della Rosenzweig su Nature non riguardatempeste, inondazioni, siccita’, incendi e maremoti” e non c’entra niente con “l’inondazione di New Orleans”. Trovo particolarmente oltraggiosa per l’intelligenza dei lettori l’idea che “il cambiamento climatico subito dalla Terra per effetto dell’azione umana” sia causa di maremoti.

Melazzini passa poi ad illustrare le ipotesi di Harald Welzer su futuri conflitti sulle risorse, che vengono accettate senza un particolare senso critico. E invece semplicemente, non ci sono esempi in epoca storica di “guerre per le risorse” dopo le invasioni barbariche. In innumerevoli occasioni nel corso dei secoli, le popolazioni che si sono ritrovate con scarsita’ di cibo e acqua sono state troppo occupate a sopravvivere, e non hanno certo organizzato invasioni dei territori altrui. E’ difficile combattere a stomaco vuoto. Le uniche “guerre per le risorse” che ci sono state, sono state dovute all’ingordigia e all’ambizione, come nel caso della idea della Lebensraum nazista.

Insomma i professori di psicologia sociale scrivano quello che vogliono, ed e’ giusto che il Domenicale riporti i libri piu’ interessanti, ma senza senso critico non si arriva davvero da nessuna parte.

Mark Lynas: Sei Gradi di Mezza Cecita’

E’ appena uscito in Italia “Sei Gradi” di Mark Lynas, libro molto venduto in Gran Bretagna e che dovrebbe descrivere come potrebbe evolvere il pianeta se il riscaldamento globale aumentasse la temperatura media fra 1 e 6 gradi (c’e’ un capitolo per ogni grado di aumento).

Io ho recentemente deciso di leggere quel libro (nell’edizione originale) sulla base della sorprendentemente moderata recensione fatta da Eric Steig sul blog RealClimate.

Così come rivelato da Steig, devo infatti confessare che tendo a stare lontano dai libri di divulgazione scientifica che sembrano sovrastimare i loro argomenti. Sulla copertina inglese del libro di Lynas si vede un’onda gigante schiantarsi su un Big Ben mezzo-sommerso, con fulmini da una nube oscura e una citazione dal Sunday Times che definisce il libro come “terrificante” (sul retro, il Financial Times lo descrive come “apocalittico”).

Ovviamente, HarperCollins (l’editore) ha ritenuto importante per le vendite a fare Lynas guardare come un allarmista con un’incorreggibile predilezione per la “pornografia climatica”. Sembra che l’autore abbia dichiarato di essere stato malinteso, ma sospetto che comunque non controlli quanto appare sulla copertina del suo libro, e come i suoi ragionamenti vengano popolar-polverizzati dalla stampa.

In ogni caso, la scelta di citare dall’ Inferno di Dante è stata tutta di Lynas.

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Che cosa penso del libro? Non posso dire che sia “allarmista”, nel senso di cercare di gonfiare le prove per imminenti catastrofi. Lynas ha ovviamente cercato di attenersi alla “scienza disponibile”: ma questa è esattamente la principale lacuna del libro, che appare come una vittima della condizione neurologica chiamata “neglect”.

Il “neglect” succede quando un paziente semplicemente non riesce a rendersi conto di qualcosa che gli è davanti. Per esempio nel caso di “neglect visivo”, il paziente può essere in grado di descrivere in dettaglio tutta una immagine, a parte una zona o un oggetto in essa, che semplicemente non vengono registrate a livello cosciente.

Analogamente, l’attuale “scienza disponibile” in climatologia, per un qualche motivo, descrive sempre che cosa potrebbe andare male in un pianeta più caldo, dimostrando “neglect” di tutto cio’ che potrebbe andare bene.

C’e’ qualcuno che seriamente creda che le attuali condizioni climatiche siano una sorta di “optimum”, così che anche una variazione di 1C verso l’alto può portare solo o quasi cattive notizie?

Nel libro, ci si potrebbe aspettare all’inizio una situazione pari, con buone e cattive notizie in parti uguali o quasi per uno o due gradi di cambiamento, con sempre piu’ cattive notizie nei capitoli successivi.

In realta’, ho fatto due conti i cui dettagli sono nel mio blog “Numerical Analysis of Mark Lynas’ “Six Degrees” Claims” (in inglese). Orbene, ci sono 4 cattive notizie, e 2 catastrofi, per ogni buona notizia.

Ora, se Lynas, o un qualsiasi scienziato, credono veramente che un pianeta più caldo significhi che le cattive notizie supereranno in numero le buone di 4 a 1 (o includendo le catastrofi, di 7 a 1), una molto, molto buona analisi ragionata del perche’ sia cosi’ non solo sarebbe benvenuta, ma e’ anzi strettamente necessaria.

Altrimenti, come per tante altre cose in termini di clima, si trattera’ solo di un’altra affermazione straordinaria priva di alcuna prova straordinaria. E quindi, di un’affermazione vuota.

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A proposito… la preponderanza di cattive e catastrofiche notizie rende la lettura un po’ noiosa dopo un paio di pagine. Lo schema diventa troppo prevedibile. Lynas apparentemente senza accorgersene costruisce quello che i consulenti di management definirebbero il “reverse sh*t sandwich”: invece di nascondere la cattiva notizia tra due buone (il classico “sh*t sandwich”), e’ la buona notizia viene posta in mezzo a due cattive notizie.

Per esempio, a pagina 37 ci viene detto prima che il corallo ha perso i suoi colori, poi che potrebbe sopravvivere dopotutto, ma infine il sandiwch è completato con un esperto che afferma che sara’ comunque troppo caldo perche’ il corallo sopravviva.

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La soluzione di Lynas al problema è discusso a lungo nel libro, ma sembra faccia sempre perno sul concetto di “fare politica invocando la sopravvivenza della specie”. Incapace di vedere altro che brutte notizie riguardo il clima, Lynas mostra un simile grado di “neglect intellettuale” nel tentativo di accantonare ogni altro problema che c’è al mondo.

Ancora una volta, se fermare il riscaldamento globale entro 1 o 6 gradi è più importante della lotta contro la malaria o la fame, dovrebbe esserci detto esattamente perché.

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Un ultimo gioiello a dimostrare la mia critica principale a Lynas, da pagina 278:

“Le persone stavano meglio ed erano più sane in Gran Bretagna durante il razionamento alimentare nella Seconda Guerra Mondiale”

Su cosa e’ basata questa incredibile dichiarazione?

O Lynas studia per fare il comico, o a volte può davvero essere “mezzo cieco” alle cose del mondo.

Critica Gnosepistemologica alla Climatologia del Riscaldamento Globale

Possibile che proprio nella nostra epoca, quando siamo riusciti a costruire i computer per fare i PRIMI calcoli sul clima futuro, e proprio quando abbiamo lanciato i PRIMI satelliti per osservare l’andamento dei ghiacci polari e osservare l’atmosfera terrestre nel suo insieme…possibile che GIUSTO ORA capita che scopriamo il Riscaldamento Globale e/o i Cambiamenti Climatici? Possibile che GIUSTO ORA dobbiamo rivoluzionare le nostre vite altrimenti va tutto a catafascio?

Se tutto cio’ fosse vero, sarebbe un incredibile colpo di fortuna, o molto piu’ probabilmente la prova dell’esistenza della Provvidenza, e quindi di Dio.

Amen.

Il Riscaldamento Globale Dimentica Due Terzi del Pianeta

Nel rapporto IPCC 2007 (AR4-WG2):

(a) Il 96% dei cambiamenti riportati e’ avvenuto in Europa
(b) Per tutta l’Africa, hanno trovato solo 7 cambiamenti
(c) Per Australia e Nuova Zelanza, solo 6 cambiamenti
(d) Per l’Asia, il continente piu’ grosso, solo 114 cambiamenti
etc etc

In termini di cambiamenti per kmq, l’Europa ne ha:

1- 11,978 piu’ dell’Africa
2- 85 piu’ del Nord America
3- 853 piu’ del Sud America
4- 1,066 piu’ dell’Asia
5- 3,702 piu’ di Australia e Nuova Zelanda
6- 270 piu’ dell’Antartide

Se anche escludiamo l’Europa, e ci riferiamo al Nord America, quest’ultimo ha:

1- 142 piu’ cambiamenti per kmq dell’Africa
2- 10 piu’ del Sud America
3- 12 piu’ dell’Asia
4- 43 piu’ di Australia e Nuova Zelanda
5- 3 piu’ dell’Antartide

Insomma quando all’IPCC si parla di “verifica globale” si sta dicendo una grossa esagerazione. Prima di parlare di “globale” occorrerebbe studiare per bene l’Africa, l’Asia, l’Australia, la Nuova Zelanda, e il Sud America. Per un totale dei due terzi delle terre emerse.

L’Importanza Relativa dei Nostri Discendenti del 2100

Discussione sul blog Oca Sapiens sul “tasso di preferenza intertemporale” (tecnicamente, PRTP), una serie di paroloni che significano “quanta importanza diamo ai nostri contemporanei rispetto alle persone del futuro, per esempio del 2100?”.

Un PRTP uguale a zero, vuol dire dare a tutti la “stessa importanza”. Maggiore di zero, vuol dire dare “maggiore importanza” ai contemporanei, e poi via via sempre meno “importanza” man mano che si va nel futuro.

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Mi e’ stato detto che il PRTP deve essere zero “per motivi etici”. Lo dice anche un professor Heal della Columbia University.

A me invece sembra un’affermazione straordinaria, che ovviamente avrebbe bisogno di prove e dimostrazioni straordinarie. Il fatto poi che certi discorsi provengano praticamente esclusivamente da “cambioclimatisti” e “economisti ambientali” non provvede granche’ fondamenta al concetto.

Usare un PRTP maggiore di zero infatti non vuol dire “chi se ne frega del 2100″ ma e’ semplicemente riconoscere la naturale, eticissima preferenza verso coloro che esistono rispetto a quelli che potrebbero esistere. Ci sono vari aspetti riguardo questo:

(1) la nostra e’ una specie tribale, e l’importanza nella nostra vita di familiari, vicini, amici e conoscenti e’ diversa da quella di completi sconosciuti. Allo stesso modo, la vita e il benessere di chi e’ nostro contemporaneo sono piu’ importanti di quelli di persone future

(2) mentre l’esistenza dei contemporanei e’ un dato di fatto, l’esistenza delle “persone future” e’ “solo” una possibilita’, e di questo bisogna tenere conto. L’esempio che ho fatto in passato e’ quello del genitore che si ritrova con il figlio malato e una medicina introvabile e/o costosissima a disposizione: che senso avrebbe non dare quella medicina a quel figlio, per tenerla da parte nel caso che in futuro nasca un altro figlio che potrebbe forse averne bisogno?

(3) e’ molto difficile prevedere, specie il futuro, ha piu’ o meno detto qualcuno prima di me. E’ molto divertente rivedere documentari di venti o cinquanta anni fa, in cui si cercava di descrivere la “vita negli anni Duemila”, proprio perche’ c’hanno azzeccato poco o niente. Non si capisce perche’ improvvisamente adesso dovremmo essere piu’ bravi a vedere nel futuro: e quindi perche’ fare finta che possiamo scegliere noi in maniera sensata per i terrestri del 2100? E se piu’ si cerca di prevedere lontano nel tempo, meno si puo’ essere sicuri, allora e’ perfettamente logico (ed etico) introdurre un “fattore di preferenza intertemporale” che vada a diminuire con la nostra sicurezza.

Purtroppo Heal rimanda, riguardo l’ultimo punto, a un suo lavoro che non e’ disponibile su Internet.

Similitudini fra Cambioclimatisti e Lysenkoisti

Molto tempestiva la trasmissione “In Our Time” sulla BBC Radio 4, riguardo il “lysenkoismo“, la “biologia sovietica” travestita da “scienza” ma in realta’ pura propaganda, che Trofim D. Lysenko, consulente agricolo di Stalin, è riuscito a spacciare come “verità” dal 1928 fino almeno al 1962. Questa la descrizione originale del programma (mia traduzione dall’inglese)

Nel 1928, mentre l’America marcia verso il “crash” a Wall Street, Joseph Stalin rivela il suo progetto piu’ importante – la Natura verra’ conquistata dalla Scienza, la Russia diventera’ brutalmente, luccicantemente moderna e il Mondo sara’ trasformato dall’impegno comunista.

Nel cuore di questa visione arrivo’ Trofim Lysenko, un genetista autodidatta che promise di trasformare il deserto russo in giardino dell’Eden carico di grano.

Oggi, Lysenko è sinonimo di frode, ma nella Russia di Stalin le sue idee divennero legge. Esse rivelano un ambiente scientifico distorto dalla ideologia, in cui le idee erano letteralmente una questione di vita o di morte. Rischiava il gulag, chi era in disaccordo con Lysenko, ma questi ha forse irreparabilmente danneggiato [con la sua opera] la capacità dell’Unione sovietica di combattere e vincere la Guerra Fredda.

Il file MP3 del programma può essere scaricato qui.

Grazie a quel programma, e’ possibile fare una lista degli elementi simili o in comune, fra la “biologia e genetica sovietica” di Lysenko e le idee a noi contemporaneee riguardo un Riscaldamento Globale di origine Antropogenica (comunemente indicate con l’acronimo AGW):

(a) Si proclamano risultati e si dichiarano successi prima che un esperimento sia completato (a 12m10s, nel file mp3 sopra indicato). In AGW, basta guardare agli innumerevoli documenti che prendono l’AGW stesso come verità stabilita, anche se il dibattito sull’”attribuzione” stessa dei cambiamenti osservati è ancora molto aperto.

(b) I fautori dichiarano sempre e comunque “vittoria”, non importa cosa accada, e sono sempre pronti a “cambiare le carte in tavola” (mp3: 14m15s). Un modo di fare piuttosto comune negli ambienti AGW: oggi, che il pianeta si riscalda o si raffreddi, le osservazioni saranno comunque “compatibili” con la teoria dell’AGW.

(c) La scienza è presentata come una serie di “soluzioni”, non semplicemente come un accumulo di “conoscenza” (mp3: 19m45s). Chi crede nell’AGWers non sembra capace di distinguere fra “ricerca” ed “impegno civile”: per esempio, l’IPCC è politicamente attivo, tanto da vincere un Premio Nobel per la Pace.

(d) Secondo gli scienziati implicati, la pianificazione centralizzata è meglio del capitalismo libero (mp3: 35m45s). Da Al Gore al Professor Lord Giddens della London School of Economics, in ambienti AGW c’è un solo pensiero: il libero mercato non basta, ed occorre un grande intervento dello Stato per salvare il pianeta da un castigo climatico.

E’ curioso notare come gli ospiti della trasmissione della BBC abbiano riso solo fino a un certo punto dopo che uno di essi ha spiritosamente detto che Lysenko, con quella personalità e quegli atteggiamenti, avrebbe fatto una carriera “sicura” nella scienza britannica moderna (mp3: 24m15s).

Ancora più ironico è il fatto che Lysenko stesso ha cercato di fare della ingegneria planetaria, per cambiare il clima della Siberia: a suo dire, piantando alberi in gruppo, i più deboli si sarebbero sacrificati per consentire alle piante più resistenti di sopravvivere.

E nel caso in cui qualcuno se lo chieda: no, non ha funzionato …

Un Malinteso chiamato RealClimate

Quale Scienza per il Clima?
Siamo sicuri che i climatologi che parlano di riscaldamento globale di origine antropogenica (in acronimo dall’inglese, AGW) e chi ne e’ invece scettico da un punto di vista scientifico, stiano parlando del medesimo argomento?

La pensavo così, ma adesso non ne sono piu’ sicuro….

Questa e’ la mia impressione, avendo seguito il dibattito sull’AGW per gli ultimi cinque anni ultimi, e considerando anche il recentissimo blog sulle “Farfalle” su “Real Climate” (RC), il sito considerato da alcuni una specie di Vate da mai dubitare:

  • Gli scienziati che si occupano di clima e sono convinti dell’AGW stanno facendo quello che possono, ma dopo aver molto limitato il loro campo di ricerca, a partire dalla scelta di occuparsi pressocche’ esclusivamente di modelli del clima al calcolatore
  • Io, ed altri “colleghi scettici” con una preparazione scientifica, ci riferiamo invece e semplicemente alle ampie e inesplorate regioni della conoscenza fuori dalla comprensione e dall’abilità di calcolo del modellista climatico medio.

Per fare un’analogia: immaginiamo se i paleontologi avessero deciso di concentrarsi sui crani degli ominidi della Rift Valley in Kenya, disdegnando (in altri termini, trattando come “rumore “) tutto il contesto dei ritrovamenti, comprese altre ossa umane, resti di animali, la geografia locale (ed il clima). Ed ignorando deliberatamente ogni altro ritrovamento riguardante gli ominidi, altrove nel mondo.

La loro sarebbe ancora “scienza”, ma anche una ricerca cosi’ focalizzata da risultare abbastanza improbabile che possa aggiungere molto alla conoscenza e alla comprensione di alcunche’, a parte se stessa.

Incomprensioni
Se un così colossale malinteso è effettivamente in atto, sarebbe una spiegazione plausibile dello straordinario… clima di conflitto che attanaglia al momento la climatologia (e sto deliberatamente evitando di parlare di politica). Da un lato, si considera lo scetticismo come uno scandalo disonesto che dovrebbe essere schiacciato e cancellato una volta per tutte dall’esistenza; dall’altro lato, si vuole buttare via anni e gli anni di ricerca come sciocchezze praticamente irrilevanti scritte da bugiardi incompetenti.

Nessuna meraviglia quindi se i due lati non possono sopportarsi… come potrebbero andar d’accordo due giudici ad un concorso per cani, se uno di loro fosse soltanto interessato nella (ed avesse sviluppato un’intera teoria della bellezza canina riguardo alla) forma della coda?

Storia Breve della Climatologia
La storia di come la climatologia contemporanea e’ diventata quella che e’ puo’ chiarire molte cose.

Inizialmente, esperimenti di laboratorio hanno dato alcune indicazioni su come i gas costituenti dell’atmosfera potessero interagire tra loro e con la radiazione solare. Notevole fra quelli, lo studio sull’effetto serra dell’anidride carbonica (CO2) condotto da Arrhenius nel 1896.

Ma il mondo reale della meteorologia (clima compreso) è molto più complesso della regolazione del laboratorio. Per esempio, ampi scambi di energia si manifestano nella grande circolazione atmosferica “a celle”, nella termodinamica degli oceanici e in interi cicli con forte influenza climatica, attualmente conosciuti come l’Oscillazione Decennale nel Pacifico (PDO), l’Oscillazione nell’Atlantico del Nord (NAO), gli ormai famosi el Nino/la Nina, ecc ecc.

Non potendo replicare tutto cio’ in condizioni controllate in laboratorio, i climatologi hanno optato per modelli dell’atmosfera fatti al calcolatore. Ciò e’ stato possibile naturalmente soltanto dopo che una minima capacita’ di calcolo è divenuta disponibile.

I calcolatori naturalmente capiscono soltanto i numeri, e formule sotto forma di serie di istruzioni. Per ottenere quelli e quelle, è stato fatto un presupposto molto importante: in un metodo curiosamente rievocativo della scienza dell’aeronautica, il clima è stato considerato come la risposta dell’atmosfera alle “forzanti”, cioè a componenti distinguibili l’una dall’altra e che “spingono” l’atmosfera ciascuna in una direzione.

Il “clima” è allora l’effetto generale risultante dall’azione di ciascuna forzante, mediato per un certo periodo di tempo.

In quel contesto, le “forzanti” erano strumenti puramente operativi, “digitazionali” usati per avere una base per calcolare il clima. Per definizione, infatti, le forzanti non possono essere misurate: tutte le osservazioni dell’atmosfera reale (ovviamente!) comprendono il loro effetto cumulativo, da cui e’ impossibile discernere quello individuale.

Se le “forzanti” usate esistano davvero o no, è quindi irrilevante. Possiamo sceglierle plausibili dal punto di vista fisico, o implausibili: per quello che valgono, potrebbero essere sostituite dall’analisi di Fourier, o dalla Principal Component Analysis, o da qualunque strumento tecnico che possa trasformare un insieme di segnali (e di formule) in numeri (e procedure) che un calcolatore possa capire.

Tuttavia, il fascino della semplicita’ del concetto di forzante, unito al costante aumento nella potenza di calcolo disponibile, ha causato un importante quanto fuorviante spostamento dell’attenzione, dal clima (osservabile) alle forzanti appunto (individualmente inosservabili). In una prima dicotomia con il mondo reale, invece che usare le forzanti per investigare lo sviluppo (possibile) del clima reale, sono stati usati i modelli come strumenti per lo studio dell’effetto (possibile) di ciascuna forzante sul virtualissimo clima dei modelli stessi.

Questo cambiamento è meno sottile di quanto possa apparire. Significa gettare la spugna e rinunciare a provare di capire l’atmosfera reale, preferendole il concentrarsi su prestabiliti, gia’ conosciuti effetti di cause gia’ conosciute anch’esse. I modelli infatti sono ben lontani dall’essere indipendenti dalle forzanti: anzi, sono creati in base a quelle. L’effetto di una forzante è già scritto nella programmazione del modello che dovrebbe servire a investigarla, e quindi i risultati del modello non potranno mostrare che quell’effetto al lavoro.

Anche se i risultati potrebbero variare per esempio cambiando la rappresentazione orografica in un modello, non potra’ mai accadere che quel modello si metta a funzionare in maniera contraria a quello che e’ per ipotesi il suo comportamento. Per esempio se la forzante-CO2 dice che a un aumento della concentrazione, aumentera’ la temperatura, nessun modello basato su quella forzante indichera’ diminuzioni della temperatura stessa, all’aumentare della concentrazione di CO2.

Un’altra analogia: se scrivo un programma al computer che aumenti un contatore di “uno” ogni volta che un oggetto bianco attraversa il campo visivo di una webcam, non accadra’ mai che il mio programma conti verso numeri negativi, perche’ non e’ stato programmato per sottrarre.

Il fatto che il contatore aumenti nel tempo non dice niente circa la densita’ di oggetti bianchi nel mondo reale. Mostra solo… come funziona il contatore.

Parametri, Troppi Parametri
Che cosa rimane da fare quando tutti quello che si ha, sono modelli utili soltanto per studiare quale potrebbe essere l’effetto di una o piu’ forzanti? Si puo’ solo “giocare” con i parametri, modificandoli in maniera da “essere compatibili” con le osservazioni e “la plausibilità”. Questo si vede benissimo nell’articolo di Hansen ed altri (2007), “Simulazioni di clima per il periodo 1880-2003 con il modello GISS ModelE”, letteralmente infestato di innumerevoli valori “stimati”, sei dei quali in maniera esplicitamente “soggettiva” (in altre parole, poco piu’ che tirando a indovinare) e pur tuttavia ritenuti degni di essere pubblicati in un articolo scientifico “peer-reviewed”.

Si noti che il confronto con il mondo reale è tutto sommato una questione marginale, in quell’articolo. Si parla di “osservazioni” (medie lungo 25 anni o piu’) ma solo perche’ ritenute utili per valutare le probabili grandezze dei parametri usati nei modelli, e quindi la possibile rilevanza relativa di ciascuna forzante.

Agli autori praticamente non interessa tutto cio’ che non e’ finalizzato a quella specifica valutazione: perche’ in una seconda dicotomia con il mondo reale, in una tale visione del mondo tutto cio’ che non sia incluso nella modellistica è “rumore”, in altre parole “trascurabile”.

Nel “mainstream” della scienza contemporanea del clima, non c’è nessun tentativo di “tornare in laboratorio”, tutta basata sulle forzanti, neanche per esempio per rianalizzare e imparare qualcosa di nuovo da osservazioni inattese: perché queste ultime sono “rumore” (a volte denominato “tempo metereologico”) e quindi sono, anzi vanno ignorate. E non c’è nessuno sforzo significativo per misurare se qualcosa non stia andando per il verso giusto: per esempio, i confronti fra i risultati dei modelli e le osservazioni sono semplicemente visivi, non numerici.

Quel che c’e’ di buono in tutto questo è che rimangono aree enormi di ricerca in campo climatico, lasciate intonsi per le generazioni future. Il lato negativo invece è che i modelli climatici, al momento, sono come scavati nella pietra, inamovibili, qualunque sia il clima reale là fuori.

Quali previsioni dai modelli climatici?
Scettici e non-scettici sembrano andare d’accordo sul fatto che i modelli non possano fare previsioni (previsioni cioè che possano essere falsificate, o confermate, tramite osservazioni) per periodi più brevi di circa 25 anni a partire dalla data del calcolo.

Infatti, RealClimate sembra indicare un quarto di secolo, più o meno, come il periodo di tempo minimo necessario a ottenere le necessarie “medie” che possano essere chiamate “clima” piuttosto che “tempo metereologico”. In realta’ si tratta di un secondo esempio di come i climatologi AGW abbiano severamente limitato il loro campo d’azione: come tutto cio’ che non possa essere modellato dalle forzanti è indicato come “rumore”, così tutto cio’ che si annulli sulle scale venticinquennali è, anch’esso, “rumore”.

Abbiamo insomma cominciato con la “scienza del clima” ma poi ci siamo incastrati nel “fare medie multi-decennali per valutare i parametri da utilizzare nella stima dell’effetto delle forzanti”.

Si puo’ falsificare (o dimostrare) i modelli basati sulle forzanti?
No. Cosi’ come stanno le cose, e’ assolutamente impossibile. Bisognerebbe aspettare venticinque anni, per poi verificare questo o quell’altro modello, e tutti quelli, all’epoca, saranno drammaticamente obsoleti. E basteranno un paio di eruzioni vulcaniche per annullare ogni previsione.

Insomma, senza modo per falsificarli, direbbe l’epistemiologo Karl Popper, i modelli proprio non sembrano poter essere scienza.

Alcuni di coloro che credono nell’AGW rispondono a quella domanda con improbabili affermazioni, insinuando che il criterio della falsificazione sia ormai roba vecchia: una risposta un po’ lugubre, che uno si aspetterebbe non da scienziati, ma da loschi inventori di macchine dal moto perpetuo.

In relta’, la domanda sul dimostrare/falsificare i modelli climatici, può semplicemente essere la domanda sbagliata. I modelli non sono ne’ adatti, ne’ pensati per fare previsioni, anche se poi vengono abusati in tal senso da fior di scienziati (e da politici e ambientalisti innamorati delle catastrofi). I modelli climatici sono soltanto strumenti per studiare l’effetto possibile di ciascuna forzante. Hansen ed altri, nell’articolo sopracitato, parlano di “usare il modello per simulazioni di cambiamenti climatici futuri”.

La parola chiave è naturalmente “simulazioni”.

I modelli non sono uno strumento per previsioni del tempo, e neanche del clima. Nel suo rapporto 2001 l’IPCC (il gruppo intergovernamentale delle Nazioni Unite che si occupa di cambiamenti climatici) ha infatti dichiarato, in termini non incerti: (dal IPCC TAR-WG1, 2001).

“Nella ricerca e nella modellistica sul clima, bisogna riconoscere che abbiamo a che fare con un sistema caotico accoppiato in maniera non-lineare, e quindi che la previsione a lungo termine delle condizioni climatiche future non è possibile”

Quello che i modelli possono fare è simulare l’effetto delle diverse forzanti, qualcosa che comunque non e’ possibile osservare; e simulare l’effetto cumulativo delle forzanti, aggiungengo incertezza a incertezza visto che vanno modellate anche le varie interazioni. E anche l’effetto cumulativo, non si pensa che sia davvero osservabile.

A quanto e’ dato sapere, il gruppo di RC non ha mai affermato altro. Buon per loro. Forse pero’ potrebbero essere stati più chiari, più spesso, ma finalmente, ultimamente stanno cominciando a muoversi nel verso giusto, arrivando a scrivere:

“[...] La media di insieme (dei modelli) aumenta monotonicamente in assenza di grandi eruzioni vulcaniche, ma [quella media] è la componente forzata del cambiamento climatico, non [qualcosa] che potrebbe accadere nel mondo reale. [...] “

E Kevin Trenberth, un autore importante del rapporto IPCC-TAR nel 2001, ha scritto recentemente:

“In effetti non ci sono affatto previsioni fatte dall’IPCC. E non ci sono mai state. L’IPCC offre invece ‘what-if’, “cosa succederebbe se”, possibili scenari climatici futuri che corrispondono a determinati andamenti delle emissioni.”

Debolezze Composte
Occorre ricordare un punto importante: di per sè, fare una “stima” è normale nel fare ricerca scientifica; la modellistica al calcolatore è un ottimo strumento per situazioni molto complesse; le forzanti sono un buon metodo per tradurre un sistema in un modello trattabile; ed l’analisi degli “scenari” e’ il modo standard per valutare il rischio.

Ma quando si parla di climatologia basata sulle forzanti, tutte quelle componenti agiscono insieme peggiorando le loro debolezze piuttosto che migliorando i loro punti forti: le stime sono troppo spesso soggettive, i modelli al calcolatore sono usati per studiare le forzanti invece che il clima, le forzanti sono considerate “reali” anche se non possono essere misurate ed gli “scenari” sono usati come previsioni invece che per quantificare i rischi reali.

La scienza dell’AGW è addirittura alla base di una grande organizzazione intergovernativa (l’IPCC), decine di riunioni internazionali, l’azione collettiva di migliaia di persone, un Oscar ed un Nobel per la Pace: tutto in nome di qualcosa che ogni persona informata sa essere impossible da predire.

Che genere di scienza è la Climatologia?
Se ci si limita al “calcolo degli scenari”, la climatologia modellistica è una scienza (“la scienza dele forzanti del clima”, in effetti). E RealClimate un buonissimo sito. Lo stesso ragionamento si applica a tanto giornalismo scientifico contemporaneo preoccupato dell’AGW, compresi Scientific American, American Scientist, New Scientist, Science, Nature.

Quando si leggono articoli e reportage su quelle pubblicazioni, basta immaginare una visione del mondo (una “narrativa climatica“) dove la climatologia, la più incerta delle scienze esatte, è trasmutata in una scienza applicata, uno strumento politico-decisionale dove contano soltanto le forzanti e, fra le forzanti, solo quelle di origine antropogenica (sarebbe infatti difficile fare politica riguardo le forzanti non-antropogeniche…).

Ma quella e’ una visione troppo ristretta per essere utile, per esempio nella gestione del rischio, e tanto meno per far progredire la scienza. Piu’ che altro, porta all’assurdo di preoccuparsi di possibili uragani futuri, invece che degli argini che cedono adesso agli uragani presenti.

È tempo di ampliare la “narrativa climatica”, estraendo e liberando la scienza del clima dalla gabbia dei modelli, delle forzanti, degli scenari. I modelli sono stati la culla della climatologia, avrebbe detto Tsiolkovsky, ma non possiamo vivere per sempre nella culla.

La Religione Ambientalista del Riscaldamento Globale

Carlo Stagnaro (si’, proprio lui) ha deciso di citarmi sul blog de Il Foglio: “Gli ambientalisti costruiscono la loro nuova fede alla Nicea del global warming“:

La religione del global warming ha finalmente avuto il suo Concilio di Nicea. Il blog RealClimate.org – una specie di assemblea dei saggi dell’allarmismo climatico – ha pubblicato un importante post in seguito alla scomparsa di Ed Lorenz. Lorenz ha conquistato la fama pubblica e l’immortalità scientifica inaugurando le teorie del caos e sintetizzandole nell’effetto farfalla: il battito d’ali di una farfalla in Brasile può causare un uragano in Texas. I redattori di RealClimate.org si sono sentiti in dovere di spiegare che sì, l’effetto farfalla crea qualche grattacapo a chi vorrebbe sfruculiare le interiora di gallina per cavarne previsioni affidabili sulle temperature tra cent’anni. Però, nessun grattacapo è insuperabile se lo si seppellisce sotto una dichiarazione di fede: e hanno risolto la questione deliberando in questa maniera: “But how can climate be predictable if weather is chaotic? The trick lies in the statistics. In those same models that demonstrate the extreme sensitivity to initial conditions, it turns out that the long term means and other moments are stable. [...] Climate change then is equivalent seeing how the structure changes, while not being too concerned about the specific trajectory you are on”. Che può essere liberamente tradotto così: non importa cosa succede oggi, cosa è accaduto ieri, come andranno le cose domani; i nostri modelli guardano oltre, all’alba del giorno dopo, e allora si dimostreranno infine giusti e il mondo sarà un’immensa palla rovente a causa dell’uso indiscriminato degli spazzolini elettrici. Come ha rivelato l’attento Maurizio Morabito, “la mancanza di attenzione per la traiettoria specifica del riscaldamento globale fa sì che letteralmente non possa esistere alcun set di osservazioni in grado di falsificare i modelli”. A differenza del Concilio di Nicea del 325 dC, che era una cosa seria tanto che siamo qui a quasi due millenni di distanza e ancora ne parliamo, il pronunciamento di RealClimate.org non ha a che fare con la Verità ma con la fuffa, non con la vita eterna ma col cattivo tempo. Non c’è proprio più religione.

 

RealClimate: (quasi) Niente Puo’ Falsificare i Nostri Modelli

Momenti di comicita’ involontaria sul sito RealClimate, considerato da molti il Faro e/o l’Oracolo per cio’ che concerne i cambiamenti climatici di origine antropogenica.

Gestito da ricercatori della NASA sotto lo sguardo dell’esimio James Hansen, “RealClimate” si propone da anni come il sito “de rigueur” per chi crede che le attivita’ umane stiano cambiando il clima in una maniera che a breve (nel giro di qualche decennio) si rivelera’ disastrosa.

Il problema pero’ e’ che come si sa, anche le previsioni del tempo a due settimane se non due giorni possono essere completamente sbagliate, per cui a tutta prima pensare di sapere quanto piovera’ nel 2087 o quanto saranno estese le zone desertiche nel 2103 sembrerebbe davvero eccessivo. Il tempo contiene elementi molto instabili, per cui una piccola variazione iniziale puo’ portare a risultati assolutamente divergenti.

RealClimate (attenzione: il gruppo intero, non solo uno o due persone come di solito) ha deciso di rispondere a quel dubbio approfittando della morte di Ed Lorenz, lo scienziato americano che sviluppo la Teoria del Caos proprio a partire dalle sue esperienze di metereologo.

Sfortunatamente, in “Le Farfalle, I Tornado e I Modelli Climatici” il gruppo di RealClimate ha inavvertitamente dichiarato al mondo che i modelli climatici non possono praticamente essere mai falsificati: qualunque cosa succeda, cioe’, sia che faccia caldo, o freddo, o piova, o sia secco, o se ci sono piu’ uragani, o meno uragani, o piu’ tornado, o meno tornado, o se la calotta polare si scioglie, oppure se ingrandisce di dimensione: qualunque fenomeno atmosferico, semplicemente non potra’ mai essere usato per negare veridicita’ ai modelli climatici che prevedono il riscaldamento globale e il cambiamento climatico.

Discorsi perfettamente analoghi si applicano anche a qualunque insieme di fenomeni atmosferici nel breve periodo, dove per “breve periodo” si intende probabilmente “di durata inferiore ai venti o trenta anni”.

Entro in piu’ dettagli nel mio blog sul clima (in inglese: “RealClimate rende la vita piu’ difficile ai modelli climatici” e “Ulteriori considerazioni sulla infalsificabilita’ dei modelli climatici su RealClimate“) quindi almeno per ora mi limito a una brevissima citazione:

[...] per il problema del clima, il tempo metereologico (o la traiettoria individuale) e’ [solo] rumore [...]

Se per esempio i modelli indicano riscaldamento prossimo venturo, e i termometri indicano Gennaio e Febbraio 2008 come abbastanza piu’ freddi del solito, RealClimate puo’ comunque dire che i modelli sono giusti, e si tratta solo un fenomeno momentaneo (il “tempo”, appunto: “rumore”).

E se i modelli dicono che all’aumentare della concentrazione di gas-serra devono aumentare le temperature globali, mentre tale aumento si e’ interrotto dal 1998, di nuovo RealClimate puo’ dire che i modelli sono giusti, e che semplicemente la strada verso un pianeta piu’ caldo passa per alcuni anni senza aumento del riscaldamento (la “traiettoria individuale”).

L’unica maniera per verificare i modelli climatici sembra essere l’aspettare venti o trenta anni per vedere se il riscaldamento c’e’ stato. Difficilmente pero’ un tale atteggiamento puo’ essere usato per giustificare gli interventi drastici e illiberali che tanti richiedono, anzi pretendono.

Lo stesso Gavin Schmidt di RealClimate, in un blog di qualche mese fa, ha detto esplicitamente che le osservazioni servono “a migliorare i modelli” (invece che, che ne so, elaborare quelle “bestemmie” che sarebbero nuove interpretazioni). In altre parole: non e’ il modello climatico ad essere subordinato al mondo esterno, ma l’esatto opposto…

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Forse e’ solo un triste caso di “amore soffocante”, con i modellisti cosi’ innamorati dei modelli, da proteggerli a ogni costo, estraniandoli pero’ allora dalla “scienza” che e’ fatta, appunto, di teorie falsificabili, non corazzate contro qualunque critica o osservazione.

E’ davvero ironico che cio’ accada su RealClimate, dove non e’ praticamente possibile postare commenti se non di elogio e di accordo per i gestori del sito.

RealClimate, insomma, e’ il posto impermeabile al mondo esterno, dove modellisti impermeabili al mondo esterno pubblicano articoli impermeabili al mondo esterno…

L’Inopportuno “Earth Day”: Intervista a Roberto Vacca su skytv.it

Ricevo e rimando l’intervista andata al noto ingegnere e scrittore Roberto Vacca, oggi a skytv.it in occasione dell’”Earth Day”:

E’ ragionevole minimizzare l’uso di energia, acqua, metalli: il risparmio evita sprechi e ci rende più ricchi ed efficienti. Meno ragionevole installare pannelli fotovoltaici perché hanno rendimento basso (14%) e sono costosi, quindi sprecano risorse: meglio investirle in ricerca per realizzare fotovoltaico ad alto rendimento.
Il risparmio non va fatto per i motivi sbagliati, ad es. per timore che le attività umane producano riscaldamento globale del pianeta. Non lo producono: gli allarmi di Al Gore e IPCC sono infondati. Il clima varia per cause astronomiche con ciclo di 100.000 anni. Su Nord Europa e America 20.000 anni fa c’era uno strato di ghiaccio spesso 2 km: in 10.000 anni si è sciolto e il clima interglaciale ha favorito lo sviluppo delle nostre civiltà. L’attività solare, poi, produce un ciclo di mille anni: ora siamo in fase di alta temperatura, ma era più alta 1000 anni fa quando la Groenlandia era verde. Queste spiegazioni sono condivise da Freeman Dyson (uno dei maggiori fisici viventi) e da climatologici esperti (ad es. Prof. Luigi Mariani, Università di Milano, IBIMET, Istituto Biometeorologia CNR Bologna, etc.).
Le ragioni giuste per risparmiare sono, ad es., che il petrolio è più utile per alimentare l’industria petrochimica e quella farmaceutica, che non per essere bruciato.
Le iniziative come Earth Day sono inopportune: Il pubblico, esortato a risparmiare per ragioni sbagliate, quando capirà che non è l’uomo a modificare il clima del pianeta, ricomincerebbe a sprecare allegramente.
Iniziativa giusta sarebbe quella di far capire a tutti come stanno davvero le cose. Va fornita al pubblico informazione su quanta energia, quanta acqua, quante risorse consumiamo giorno per giorno. Poi sfidiamoci a risparmiare e controlliamo che cosa abbiamo ottenuto.
Il risparmio non si ottiene, ad esempio, usando un’auto che consuma pochissimo – se pi la usiamo per viaggi che si rivelano inutili. Serve organizzazione logistica per aumentare i rendimenti, evitare di costruire macchine e strutture inutili e risparmiare non solo energia ma anche tempo.

 

Presentazione Forum delle Associazioni per l’Ecologia Umana

Ricevo e rimando

Presentazione Forum delle Associazioni per l’Ecologia Umana

Ambiente è Sviluppo

Forum delle Associazioni per l’Ecologia Umana composto da:
Ambiente azzurro
Ambiente e Libertà
ANEV
Cespas
Cristiani per l’Ambiente
Fare Ambiente
Forza Verde
Mare Amico
Movimento Azzurro
Sorella Natura
Umana Dimora
VIVA

Info: info@vivaaa.org Tel. 063222820

Vi invita alla conferenza stampa indetta per illustrare le basi di una nuova cultura ambientale caratterizzata da una forte connotazione antropocentrica.

Martedì 8 aprile alle ore 11.00 presso la Sala Stampa della Camera dei Deputati Via della Missione, 4 – Roma

Partecipano i rappresentanti delle associazioni membri del forum:

Comunicato stampa

Ambiente da problema a risorsa

Il Forum delle associazioni per l’ecologia umana propone la difesa dell’ambiente per lo sviluppo

L’Italia soffre di un cronico ritardo infrastrutturale. La produzione di energia è carente e monodipendente dalle fonti fossili. Lo sviluppo di vie di comunicazione, strade, ponti, ferrovie è tra i più bassi d’Europa.

Nonostante le tante parole, poco o nulla è stato fatto per migliorare le circolazione ed il trasporto nei centri cittadini. Nessuna promozione delle auto ibride, nessun incremento e miglioramento dei trasporti pubblici.

I progetti per la costruzione di parcheggi è risultata ridicola. La carbon tax, le multe e la circolazione a targhe alterne, hanno penalizzato i cittadini senza nessun beneficio né in qualità della vita né tantomeno in difesa ambientale.

Gravissima la situazione creatasi a Napoli con il fallimento dei piani di trattamento rifiuti.

Napoli sommersa dalla “munnezza” è la più chiara espressione del fallimento di un modo di guardare alla crescita dell’umanità ed al suo sviluppo come causa dell’inquinamento.

Ma l’uomo non è “il cancro del pianeta” né “lo sviluppo la causa dell’inquinamento”.

Al contrario è solo con lo sviluppo favorito e diretto dalla comunità di persone, che si possono risolvere anche i problemi ambientali.

Al fine di presentare una nuova cultura d’ambiente, un’ecologia fondata su un idea più ottimista della comunità umana e delle sue attività. Un umanità che non è maledizione ma medicina del pianeta, non è impoverimento ma ricchezza per il mondo, il Forum delle associazioni per l’ecologia umana, ha organizzato una conferenza stampa che si terrà Martedì 8 aprile alle ore 11.00 presso la Sala Stampa della Camera dei Deputati Via della Missione, 4 – Roma.

Il Forum “Ambiente & Sviluppo”intende presentare un programma culturale e di comunicazione al fine di rendere possibile la realizzazione di impianti nucleari per la generazione di energia elettrica, la costruzione del Ponte sullo Stretto di Messina, la realizzazione di porti, strade, autostrade, metropolitane, parcheggi, ferrovie e linee ad alta velocità per rendere più agevole ed economico il trasporto di persone e merci.

Ambiente & Sviluppo intende inoltre liberare l’Italia dalla dittatura anti-OGM e fornire agli scienziati, agli agricoltori, ed alle famiglie italiane la libertà di poter ricercare, coltivare e consumare prodotti OGM, usufruendone della migliore qualità e del prezzo più basso.

Intendiamo superare la dittatura dell’ecologismo catastrofista, proponendo l’ecologia umana in cui la crescita demografica e lo sviluppo economico e civile suscitino speranza e non disperazione.

La Normalita’ del Tempo Fuori Stagione

Quanti si preoccupano del “riscaldamento globale causato dalle attivita’ umane” non perdono quasi mai occasione di portare fenomeni metereologici fuori stagione come prova che il clima della Terra stia davvero cambiando.

Il problema è che il “tempo fuori stagione” ha accompagnato l’umanità molto a lungo. Così a lungo, infatti, che la gente ha avuto modo di assegnare dei nomi precisi agli eventi metereological ritenuti eccezionali, e tuttavia ricorrenti.

Ecco una lista estratta da un articolo dal New York Times Magazine del 5 novembre 1933 (“L’Estate Indiana: un Mito ma anche un Fatto: cosa dicono i metereologi riguardo il periodo caldo autunnale“, di Charles Fitzhugh Talman):

Nomi per periodi caldi fuori stagione:

  • Scioglimento di Gennaio (America del Nord; caldo sopra 0C, appunto, a Gennaio)
  • Estate indiana (America del Nord, fra settembre a dicembre; giorni caldi e confortevoli d’autunno)
  • Estate di San Martino (Europa, novembre; intorno ai giorni dedicati ai santi Luca, Martino, Michele, Brigitta, Teresa, o Venceslao; il nome esatto cambia a seconda della zona, e del santo)
  • Altweibersummer (“Estate delle Vecchie Mogli”, Germania; periodo caldo a novembre)
  • Giorni d’Alcione (Grecia antica, 14 giorni di tempo calmo intorno al solstizio di inverno)

Nomi per periodi freddi fuori stagione:

  • Inverni dei Fiori (per esempio in Inghilterra, l’inverno del prugnolo, e l’inverno della bursaria; gli inverni dei Cercis e del corniolo in America del Nord; periodi freddi durante la primavera, fra aprile e maggio)
  • Santi di Ghiaccio (Europa, maggio; giorni freddi intorno alle festivita’ dei Santi Mamerto, Pancrazio, Servazio e Bonifacio fra l’11 e il 14 maggio)
  • Schafkaelte (“Freddo delle Pecore”, Germania, giugno; freddo abbastanza da causare problemi con gli agnelli piu’ giovani)
  • Inverno della Squaw (America del Nord, fra settembre a novembre; freddo e neve prima dell’estate indiana)
  • Inverno della Barbabietola (Francia, settembre a novembre; freddo abbastanza da gelare le barbabietole non ancora raccolte)
  • Inverno di San Clemente, e Neve di Santa Caterina (Calabria: “Per San Clemente (23 novembre) il verno mette un dente” e “Per Santa Caterina (25 novembre) la neve alla collina“. )

Nomi per periodi piovosi fuori stagione:

  • Alluvioni Lammas (Inghilterra, inizio di agosto)
  • Tempeste equinoziali (Roma antica ed Europa, entrambe intorno agli equinozi; America del Nord, intorno all’equinozio d’autunno; pioggie torrenziali, in America probabilmente le estremità settentrionali degli uragani)

Sono sicuro che ci sono molti più esempi in molte altre culture. La “verità” è semplicemente che “il tempo di stagione” non è scritto nella rocca: e non è mai stato…

ps “Inverno di San Clemente” e “Neve di Santa Caterina” aggiunti il 10 Giugno 2008