Category Archives: Cambiamento Climatico

La Parola Fine Al “Consenso Climatico IPCC”

Il Dr. John Everett:

  • Ha lavorato nell’IPCC (l’organismo internazionale dell’ONU che si occupa di cambiamento climatico) dal 1988 al 2000 come Lead Author e Co-Chair
  • E’ stato premiato dall’istituto americano NOAA nel 1996 per il suo lavoro su cambiamenti climatici e pesci
  • E’ attualmente “Reviewer” per l’IPCC
  • Non ha mai ricevuto fondi dall’industria petrolifera
  • Pubblica le sue analisi al sito http://www.climatechangefacts.info/

Ebbene, costui che non so con quale coraggio potrebbe mai essere tacciato di “negazionismo“, ha parlato molto chiaramente di fronte a una commissione parlamentare della Camera dei Rappresentanti USA il 17 Aprile scorso (links ed estratti in inglese riportati in calce).

Per chi non volesse perdere tempo: sul sito “Climate Change Facts” il Dr. Everett ha un paragrafo intitolato: “The Present and Projected Increases Are Not Huge” vale a dire “Gli Aumenti di Temperatura Presenti e Previsti Non Sono Grandi” e scrive delle parole di saggezza molto pratica:

We should respond prudently to the threats from climate change. These actions should include things that make sense in their own right and which will be important whether the Earth warms or cools in the near future

Dovremmo rispondere prudentemente alle minacce da cambiamento climatico. Queste azioni dovrebbero includere cose che sono sensate di per se’ e che saranno importanti sia che la Terra si riscaldi, sia che si raffreddi nel prossimo futuro“.

E meno male che erano solo Lindzen, Pielke Sr., Chrichton e altri quattro stupidi me incluso, gli unici rimasti a non idolatrare l’IPCC…

PS:

http://www.climatechangefacts.info/Documents/StatementOralJohnEverett.htm
http://www.climatechangefacts.info/Documents/StatementOralJohnEverett.htm

I have some concerns about some few species near the margins of their suitable habitat range, such as polar bears. But I would much rather have the present warm climate, and even further warming, than the next ice age that will bring temperatures much colder than even today.

Warming is not a big deal and is not a bad thing. No one knows whether the Earth is going to keep warming, or since reaching a peak in 1998, we are at the start of a cooling cycle that will last several decades or more. Whichever it is, our actions should be prudent.

The one degree F. rise since 1860 is virtually noise in this rapidly changing system. Sea level has been inexorably rising since the last glaciation lost its grip a mere 10,000 years ago.

Most people agree that there has been a warming of 1 degree Fahrenheit in the instrumental record of 150 years. Those in the “IPCC-oriented consensus” believe it is due to mankind’s increased CO2 and other gas emissions […] Scientists in the “other consensus” believe that, even if the 1 degree change is accurate (and is not just “noise”), the CO2 rise can, at most, explain a piece of the temperature rise

Sette Risposte Brevi sul Cambiamento Climatico

Un excursus velocissimo che mi e’ stato chiesto da piu’ persone:

1. E’ in corso un cambiamento climatico livello globale? Probabilmente si’.

2. Si tratta di un cambiamento eccezionale? Probabilmente no.

3. Dobbiamo spaventarci delle possibili conseguenze di un riscaldamento globale, e concentrare tutti i nostri sforzi per difenderci da quelle? No, almeno finche’ non venga fuori una prova eccezionale di tale riscaldamento, e di tali conseguenze.

4. Esiste un contributo umano al cambiamento climatico? Probabilmente si’.

5. Esiste un contributo umano significativo al cambiamento climatico? Probabilmente no.

6. Perche’ chiedo delle prove straordinarie? Perche’ dichiarare che e’ in corso un “cambiamento climatico eccezionale” , e’ un’affermazione straordinaria. ((c) Carl Sagan)

7. Di che mi preoccupo? Delle buone intenzioni che causano disastri quando spinte nella direzione sbagliata; del rischio per il movimento ambientalista di scomparire se il riscaldamento globale e’ una bufala; della deriva autoritaria di cui possono approfittare i Governi assimilando la “difesa del clima” a quella “antiterrorismo” . etc etc

Esempio di Cambiamento Climatico (Fallito)

Ecco un esempio di “potenziale prova” non-termometrica del cambiamento climatico, poi rivelatasi una bufala.Si parla di periodi abbastanza brevi (cinque anni) ma sarebbe un buon inizio. C’e’ qualcuno capace di trovare niente del genere che non si riveli poi una bufala dopo cinque minuti di indagine?

IL CC E LA BARRIERA SUL TAMIGI

Poco a valle di Londra e’ stata edificata da una ventina d’anni una “Barriera sul Tamigi” che permette di isolare la citta’ (fino a un certo punto) da eventuali maree di grossa entita’ dal mare del Nord.

Il legame con il cambiamento climatico e’ che se gli oceani si stanno espandendo visto che la Terra si sta riscaldando e i ghiacciai si sciolgono prima, la Barriera dovrebbe essere chiamata a fare il suo lavoro sempre piu’ spesso.

E infatti, al giornalista di “The Investigation” (trasmesso il 25 gennaio dalla BBC Radio 4) un politico dei Liberali britannici ha detto: “Negli ultimi 5 anni la Barriera e’ stata chiusa 55 volte. Nei 5 anni precedenti, solo 12 volte“.

(Il sito del programma e’ http://www.bbc.co.uk/radio4/theinvestigation/pip/cjkmk/ . Ne ho una trascrizione che pubblichero’ quanto prima. Il file audio dovrebbe essere ancora disponibile nell’area del “Listen Again”)

Da 12 a 55: numeri da far paura: ma falsi, come rivelato allo stesso giornalista dal Gestore delle Maree che si occupa della Barriera: “Negli ultimi 5 anni la Barriera e’ stata chiusa 31 volte. Nei 5 anni precedenti, 35 volte“.

Quindi: secondo la leggenda, si e’ passati da 12 a 55 chiusure, con un aumento del 460%.

In realta’, si e’ passati da 35 a 31 chiusure, con una riduzione dell’11%.

Dov’e’ finito, il cambiamento climatico? Il riscaldamento globale che doveva espandare gli oceani?

Perche” quel politico liberale non ha fatto una telefonata al Gestore della Barriera prima di bersi quei numeri di fantasia?

E perche’ un mese _dopo_ il programma, un politico londinese verde e’ venuto fuori con altri numeri sempre campati in aria?

Siân Berry, infatti, Portavoce dei Verdi ha detto: ‘Negli ultimi sei anni [la Barriera] e’ stata incredibilmente usata per 56 volte, mentre quando nei primi sei anni nel 1980 solo 3 volte” (citato a: http://www.london.gov.uk/view_press_release.jsp?releaseid=11011 )

Boh. Come detto dal giornalista, in questo campo purtroppo i numeri sembrano prendere vita propria, e una volta menzionati, piu’ fanno paura e piu’ vengono bevuti senza che nessuno si prenda la briga di controllarli.

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Facciamolo pure dormire, il nostro pensiero critico, ma poi non ci lamentiamo dei mostri che verranno generati.

Dialogo Sul Cambioclimatismo

Due amici discutono della serieta’ del problema “Cambiamento Climatico”. Adattamento libero da una serie di scambi da una mailing list. ATTENZIONE: QUESTA NON E’ UNA OPERA DI FANTASIA. E’ uno scambio realmente avvenuto, anche se con piu’ persone e non una sola.

Cambioclimaticio: Dopo il Rapporto IPCC chi non crede al Cambiamento Climatico non ha piu’ niente cui appigliarsi. L’ultima trincea scavata in fretta, la nuova parola d’ordine e’ “Liberta’ alla Ricerca”.

Maurizio: Ma quale “ultima trincea” e “parola d’ordine”? C’e’ una sfilza di domande cui non e’ data risposta, figuriamoci. Dovrei essere io per esempio a chiedere perche’ non venga mai spesa una parola per rispondere al fatto che la “scienza” dell’IPCC e’ una mascherata.

Come ha appena scritto su un’altra lista Leigh Palmer (Astronomo, Professore Emeritus alla Simon Fraser University):

“L’IPCC non e’ un’organizzazione scientifica. Non ci sono scienziati IPCC. L’obiettivo dell’IPCC e’ politico. I rapporti che produce sul Cambiamento Climatico sono scritti da governi, organizzazioni non-governative, gruppi ambientalisti e scienziati. Il contributo degli scienziati del Gruppo di Lavoro 1 (Scienze Fisiche) non e’ pubblicato se non dopo essere stato modificato in modo che sia conforme al Sommario per i Politici – che e’ elaborato a porte chiuse settimane prima.”

Cambioclimaticio: Apprezzo il tuo continuo controcanto che mette in guardia dal pericolo della manipolazione della informazione ambientale. Però mi piacerebbe sapere quale potrebbe per te essere un segnale convincente che il cambiamento climatico è un po’ troppo repentino per essere compatibile con l’attività umana come si sta sviluppando: la divisione delle acque del mar Rosso potrebbe andare bene?.

Maurizio: Ho gia’ scritto in passato su questo punto.

Mi piacerebbe vedere un cambiamento climatico prima di spaventarmene. Finora c’e’ stato il passaggio nel 1989 della NAO in modalita’ “meridionale” (che porta il caldo specie in Europa), e un curioso spostamento verso il sud dell’Equatore Metereologico.

La prima e’ un’oscillazione, per cui non c’entra con la CO2 (e’ gia’ oscillata in passato, e cambiera’ in futuro). Il secondo e’ un mistero, e non e’ stato previsto da nessun modello (anzi pare essere contrario a quanto ci si aspetterebbe).

Se hai notizia di _cambiamento_ del _clima_ in un qualunque punto del pianeta, e non solo un paio di gradi in piu’ o in meno, fammelo sapere: un invito che rinnovo.

Per “cambiamento del clima” intendo spostamenti di monsoni, cambio dei venti dominanti, modifica del jet stream. Fai un po’ tu.

Cambioclimaticio: Sei rimasto l’ultimo a dubitare.

Maurizio: L’ennesima bufala. ormai non si contano piu’. ma perche’ ci caschi senza mostrare un mezzo senso raziocinante?

Cambioclimaticio: Anche l’Australia che insieme agli USA è rimasta fuori dal Protocollo di Kyoto comincia a ricredersi ed i contendenti nelle attuali elezioni basano la loro campagna elettorale proprio sull’adesione al protocollo.

Maurizio: Anche in Texas e’ importante dirsi favorevoli alla pena di morte, altrimenti niente governatorato. e allora? Il fatto che una cosa sia politicamente importante non ha relazione alcuna con l’esistenza del problema nel mondo reale.

Cambioclimaticio: Leggi questo articolo su Australia e siccità dalla Stampa.

Maurizio: In Australia il problema e’ la cattiva gestione idrica, combinata a un (normale) periodo di siccita’. Nient’altro. Comunque stiamo solo “ciurlando”. Attendo ancora risposte sul merito, invece che bufale e “pop psychology”.

Ecco un suggerimento. Prenditi un esperto cambioclimatista qualunque, e digli che c’e’ un cretino (io) che dice che il clima non e’ davvero cambiato da nessuna parte, tranne che per la NAO e l’Equatore Metereologico. Chiedigli di dire dove e’ cambiato, il clima, a causa
del “cambiamento climatico”, e poi (se ti va) dimmelo cosi’ sto zitto 😉

Cambioclimaticio: Ma neanche i negazionisti negano l’esistenza dei cambiamenti climatici: negano magari che tale cambiamento sia di origine antropica.

Maurizio: Sbagliato di nuovo. La discussione e’ anche sull’entita’ di tali cambiamenti. Certo, non mi aspetto che il clima del 2007 sia uguale a quello del 1997, ma da qui a prevedere tragedie da anidride carbonica ce ne corre. Insomma, se questo cambiamento climatico portera’ a disastri, da qualche parte dovra’ pur apparire evidente “nella sua gloria”, non trovi?

Cambioclimaticio: Scusa Maurizio, la temperatura media del globo è aumentata, i ghiacciai si sono sciolti ovunque.

Maurizio: Sara’ vero, caro Cambioclimaticio? Andiamo un passo oltre i titoli dei giornali. La temperatura globale, questo parametro termodinamicamente campato in aria, e’ il risultato di una serie di misure in punti discreti, in seguito messi insieme facendo un po’ di ipotesi e usando un modello al calcolatore. Dopo tanto calcolare si arriva a un numero. Questo numero sembra essere aumentato di poco piu’ di mezzo grado in vari decenni.

Boh. Siamo al limite della sensibilita’ degli strumenti moderni, figuriamoci quelli di trenta o cento anni fa. Perche’ dovrei dare poteri dittatoriali a Blair sulla base di questo, me lo dici tu.

E i ghiacciai. Si dice che si siano sciolti. Io mi sono fatto un giro (virtuale, ahime’) su quelli della Patagonia, compreso l’Upsala la cui foto piace tanto a Greenpeace e Al Gore, e (come al solito) ho trovato una situazione molto piu’ complessa di quanto raccontata (incluso almeno due ghiacciai avanzati in tempi sospetti).

Non ho certo tempo di studiare anche le Alpi e l’Himalaya, pero’ ho appena letto che le nevi del Kilimanjaro non scompariranno presto, e non dipendono poi tanto da cambiamenti di temperatura (ce ne sono meno adesso a causa dello spostamento delle precipitazioni con l’Equatore Metereologico).

Insomma delle due aeree “glaciali” cui mi sono interessato, ben due (100%) si sono rivelate ben lontane dall’essere chiari esempi di “cambiamento climatico”.

Al mio posto, non dubiteresti delle altre notizie sui ghiacciai anche tu?

Cambioclimaticio: Pensiamo al gradiente di modifica. Ciò che avveniva in 5/10 mila anni sta capitando nel corso della mia vita.

Maurizio: Cosa? dove? quando? Ti ho chiesto appunto dove si siano avuti questi cambiamenti.

Cambioclimaticio: Fammi capire: stai dicendo, perché ci dobbiamo preoccupare di un aumento di 1 grado della temperatura media e del 30% della CO2? E quindi non ci dobbiamo neanche preoccupare se la temperature cresce di 5 o 10 gradi e se la CO2 raddoppia. Molto curioso. .

Maurizio: Che l’effetto serra della CO2 cresca logaritmicamente non penso lo contesti nessuno. Vuol dire che l’effetto di un raddoppio e’ davvero minimo. O hai letto qualcosa di diverso in proposito?

Cambioclimaticio: Comunque, prima delle prove che tu pretenderesti, ci bastano gli sconvolgimenti attuali.

Maurizio: Quali?

Cambioclimaticio: Adombri che potrebbe trattarsi di una montatura politica. Ma quando mai le classi politicamente dominanti sono state preveggenti.

Maurizio: Ma adesso tutti sono sul carrozzone. Mi verrebbe voglia di dirti, QED (o CVD in itagliano).

Cambioclimaticio: La domanda legittima che mi pongo, per esempio, sull’intervento e l’influenza dei governi a manipolare i dati, e’: quale è il giovamento che ne ricavano ?.

Maurizio: che sia o meno un bluff non importa, la verita’ e’ che non possono sbagliare, a denunciarlo. se succede, avevano ragione, e se non succede, Kyoto e dintorni hanno salvato l’umanita’ dal disastro.

Cambioclimaticio: Spaventano per meglio controllare i sudditi? Vallo a raccontare a quelli di New Orleans.

Maurizio: E sarebbe questo, lo sconvolgimento?

Per l’ennesima volta, viaggiamo a cervello spento. Ma perche’ non ti informi, sul clima?

Ma lo sai il grado di Katrina quando ha toccato terra? Tre, mica tanto forte. Pensi che e’ passata su New Orleans? Ti sbagli, ci e’ passata ben di lato. Ritieni che sia legata alla CO2 o a un cambiamento climatico? Ma se sono anni e anni che scienziati e tecnici dicevano che New Orleans non era protetta correttamente, e che prima o poi un uragano ci sarebbe arrivato (e infatti, c’e’ arrivato).

Il pensiero critico, per favore, non facciamolo marciare a giorni alterni.

Cambioclimaticio: La mummia del Similaun è ricomparsa nel 1991 dal ghiacciaio che un tempo si sarebbe detto perenne ( a 5200-5300 anni fa si fa risalire la sua epoca).

Maurizio: Scriveva tal Leopardi:

“è manifesto per isperienza, e per ragioni naturali, che la civiltà degli uomini venendo innanzi, rende l’aria, ne’ paesi abitati da essi, di giorno in giorno più mite”

“un secolo e mezzo addietro, [il] Magalotti [.] nelle Lettere familiari scriveva: ‘egli è pur certo che l’ordine antico delle stagioni par che vada pervertendosi. Qui in Italia è voce e querela comune, che i mezzi tempi non vi son più; e in questo smarrimento di confini, non vi è dubbio che il freddo acquista terreno.'”

Cambioclimaticio: E’ bastato un modesto uragano, e per di più di striscio, a causare quel po po’di disastro?E dunque nulla dovremmo temere da eventuali maggiori intemperie?.

Maurizio: Primo, che ci saranno maggiori e minori intemperie e’ una certezza, e non dipende dalla CO2. Secondo, e’ vero, all’incompetenza umana non c’e’ mai fine (figuriamoci poi a che livelli e’ arrivata sotto George W. Bush).

Cambioclimaticio: Vedi Maurizio che sei in contraddizione con te stesso? Adesso ammetti che i cambiamenti ci sono.

Maurizio: Ho detto “Per ‘cambiamento del clima’ intendo spostamenti di monsoni, cambio dei venti dominanti, modifica del jet stream”. Roba “grossa” visto che si parla di “sconvolgimenti climatici”. Dei bruscolini, che ci interessa?

Cambioclimaticio: Ma tutti sono d’accordo che i cambiamenti abbiano una accelerazione dovuta all’azione deleteria umana.

Maurizio: Non “tutti”. E’ questa la bufala che dovresti investigare, Cambioclimaticio. E non sono certo quattro o cinque a dichiararsi scettici di questa accelerazione. Devo proprio fare una lista?

Cambioclimaticio: La stessa amministrazione Bush ha dovuto a denti stretti ammetterlo. Mi pare che tu rimanga l’ultimo strenuo e rigido negazionista in assoluto, solo al mondo. Sei tu che sbagli perchè ti tappi le orecchie e chiudi gli occhi.

Maurizio: Il fatto e’ che quando leggo di una “prova del Cambiamento Climatico” mi vado a leggere gli articoli originali. Il mio tempo lo perdo, i miei occhi li apro, e le mie orecchie le stappo.

Per esempio anni fa pensai di averla trovata, la “prova”, quando ci fu un uragano nel sud atlantico: visto che di solito non ce ne sono, ecco un bel “cambiamento climatico”. Poi pero’ non ne sono comparsi piu’.

Se vuoi solo fermarti ai giornali.

Cambioclimaticio: Sarai convinto solo quando gli ‘scienziati’ ti asseconderanno con dimostrazioni secondo quelle che sono le tue tesi. Partita persa.

Maurizio: Au contraire.saro’ convinto quando l’annunciato cambiamento climatico si manifestera’.

E delle due l’una: o il cambiamento climatico (rilevante, catastrofico, chiamalo come vuoi) e’ in atto, e la CO2 sta causando (ad esempio) la siccita’ in Australia OPPURE il cambiamento climatico e’ una previsione per il futuro, certa o incerta che si voglia, ma senza granche’ segnali ad annunciarlo. Chi ci vuol credere ci creda.

Cambioclimaticio: Scusa Maurizio, i ghiacciai delle Alpi si sono ritirati a vista d’occhio, come pure i ghiacciai delle altre catene montuose.

Maurizio: Se hai qualche link a qualche articolo scientifico sull’argomento, manda pure. Io quelli sulla Patagonia li ho indicati.

Cambioclimaticio: Per quanto riguarda le temperature anomale ti linko una sezione da RealClimate.

Maurizio: gia’.RealClimate, come la “Real IRA”.non abbiamo ancora imparato a dubitare di chi si erge a depositario della verita’? Il gestore Gavin Schmidt, poverino, ha messo su il sito per ovviare alla sua scarsa capacita’ di dibattito. Buon pro gli faccia.

Invito a leggere l’originale: “P. Brohan, J.J. Kennedy, I. Harris, S.F.B. Tett and P.D. Jones, Uncertainty estimates in regional and global observed temperature changes: a new dataset from 1850. J. Geophys. Res, 111, D12106, doi:10.1029/2005JD006548.”

In particolare l’Appendice A dove grazie a un modello al calcolatore tutto il sistema viene “valutato” (_non_ “validato”: non si puo’ validare un bel niente, purtroppo, visto che non ci sono previsioni abbastanza dettagliate e nel breve termine).

Questo per dire che anche nel calcolo della temperatura media entrano modelli e ipotesi (e che quindi e’ un numero che lascia il tempo 😎 che trova, almeno finche’ qualcuno non trova come validarlo).

Invito anzi a guardarsi tutto il sito HadCRUT3 (e’ dei “buoni”, non preoccuparti.)

Come gia’ detto, magari la “temperatura” cresce davvero ma gli errori sono troppo grossi e la crescita troppo piccola per suggerire problemi di alcuna sorta.

Sul fatto che la “temperatura” globale e’ un numero campato in aria, segnalo l’opinione (peer-reviewed) di alcuni esperti in termodinamica: Bjarne Andresen del Niels Bohr Institute, University of Copenhagen, Christopher Essex dell’University of Western Ontario e Ross McKitrick dell’University of Guelph, sempre in Ontario.

C. Essex, R. McKitrick, B. Andresen: Does a Global Temperature Exist?; Journal of Non-Equilibrium Thermodynamics vol. 32, p. 1-27 (2007)”

“Le medie di Temperatura della Terra sono prive di contesto fisico che indichi come interpretarle. [.] La Statistica non puo’ far le veci della Fisica che ci manca, perche’ i dati da soli non hanno contesto. [.] I dibattiti riguardo il livello e le previsioni delle cosidette temperature globali continueranno all’infinito [.] finche’ non verra’ data una base fisica alle misurazioni delle variabili climatiche”

Cambioclimaticio: Sui ghiacciai non capisco cosa mi chiedi. Per le Alpi la documentazione è inoppugnabile, come pure sugli altri ghiacciai. La Patagonia è un caso a parte, probabilmente nell’andamento generale ci sarà pure qualche caso particolare in controtendenza, embè?.

Maurizio: Boh. Vorra’ dire che un giorno cerchero’ la documentazione sulle Alpi.

Cambioclimaticio: E poi non confondere giudizi caratteriali con giudizi scientifici. E’ vero: lo stile è l’uomo, ma lo stile non è la scienza, altrimenti ci dovremmo sbarazzare di Newton e forse anche di Einstein.

Maurizio: Chissa’ se qualcuno dei due ha sentito la necessita’ di bacchettare chi osava fare domande?

Cambioclimaticio: L’influenza politica c’è, ma non è nel senso che vedi tu. le intenzioni dei ‘politici’ erano rivolte a mitigare il grido.

Maurizio: C’e’ ben di peggio. L’IPCC ha scritto a statuto che produce prima il Summary for Policymakers, e poi pubblica i rapporti scientifici che _non possono_ smentire lo SFP. Insomma i politici possono mettere la museruola agli scienziati.

Come faccia una persona assennata ad accettare una situazione del genere non lo so proprio.

Cambioclimaticio: Rilevante è l’aumento della temperatura media planetaria.

Maurizio: Se c’e’.quello che e’ stato misurato in un modo o nell’altro (come descritto altrove) e’ comunque cosi’ infimo da non essere avvertibile. E visto che l’effetto della CO2 e’ logaritmico, il grosso e’ gia’ passato.

Cambioclimaticio: Gli eventi straordinari ci sono sempre stati e sempre ci saranno ma non dicono nulla da soli.

Maurizio: Certo. Il cambiamento vuol dire passare da una situazione stabile a un’altra. Per esempio se cominciassero ad uscir fuori uragani sud-atlantici tutti i santi anni, ecco il cambiamento climatico. Oppure la pioggia a nord del Ciad.

Cambioclimaticio: In parte del nostro globo ciò comporta una desertificazione progressiva, e alluvioni da altre parti.

Maurizio: Un po’ debole come previsione non trovi? Insomma si “prevede” un po’ meno pioggia da qualche parte, un po’ piu’ dall’altra.

Allora io prevedo che domani un po’ di persone staranno peggio, e un po’ meglio. Vuoi vedere che indovino?

Cambioclimaticio: Comunque il rapporto IPCC ti sverg.oops smentisce.

Maurizio: Davvero? Contiene una lista di “cambiamenti climatici”? Urka. Mandameli pure, mi devono essere sfuggiti.

Cambioclimaticio: Tu non cambierai mai idea perchè parti da presupposti sbagliati. Il singolo evento NON dice nulla. Lo scoglimento dei ghiacciai NON dice.

Maurizio: Guarda che qualche millennio fa pioveva nel Sahara. Ora non piove. Mi sembra un bel cambiamento che non ha bisogno di analisi statistiche.

Cambioclimaticio: Dobbiamo guardare gli eventi nel loro complesso statisticamente correlandoli alla concentrazione di CO2 con un parametro importante che è lo scorrere del tempo.

Maurizio: E va bene. Diciamo che il cambiamento climatico e’ un cambiamento statistico. Lasciamo perdere il problema di affidarsi a correlazioni invece che a una sana analisi fisica.

Saro’ buono e di animo generoso, e aggiungero’ questo alla mia richiesta di “cambiamento climatico”. Allora.se e’ in corso vorra’ dire che qualcosa sta cambiando, statisticamente parlando: mi puoi dire cosa, e dove?

A proposito, ecco un bell’articolo dove si fanno delle previsioni precise su un cambiamento climatico (aumento del “wind shear” verticale nell’Atlantico): “Vecchi, G. A., and B. J. Soden (2007), Increased tropical Atlantic wind shear in model projections of global warming, Geophys. Res. Lett., 34, L08702, doi:10.1029/2006GL028905.”

Curiosita’: il “wind shear” aumentera’, secondo 18 modelli climatici. Tale aumento sara’ deleterio per la uraganogenesi (l’eccessivo ws li fa letteralmente a pezzi). Ultimamente il “wind shear” e’ diminuito.

ps per il “wind shear” si veda http://it.wikipedia.org/wiki/Wind_shear

Cambioclimaticio: ne’ quello che dico io nè quello che dici tu ha nessuna rilevanza a livello globale, il GW va avanti a prescindere.

Maurizio: Fosse cosi’ semplice, ci sarebbe poco di che accapigliarsi. per il momento i tuoi “amici” cambioclimatisti sono responsabili dell’ottuso investimento in etanolo da mais, che sta provocando quello si’ distruzioni di ambienti naturali per far posto alle coltivazioni, e repentini aumenti di un genere alimentare di prima necessita’. Non nel 2100: qui-e-ora.

E tutto questo per 0.65C che forse non hanno neanche senso fisico?

Cambioclimaticio: Ah, beh! questa è l’ultima, è il colmo! Adesso sono i cambioclimatisti che chiedono i carburanti liquidi sostitutivi del petrolio!.

Maurizio: Mica per cattiveria, eh. Si chiama “Legge delle Conseguenze Non-Volute” (“Unintended Consequences”).

Quando si da’ spazio all’isterismo, _tutto_ viene reso possibile. Cosi’ come quando, preoccupati per quattro insetti, alcuni introdussero il Rospo delle Canne in Australia, causando distruzioni senza fine.

Cambioclimaticio: Coloro che vogliono l’etanolo sono gli amici del tuo amico negazionista per eccellenza (ma non negazionista fino al punto in cui ti esprimi tu) che è Bush.

Maurizio: Coloro che vogliono l’etanolo stanno approfittando della situazione di isterismo collettivo portata avanti da chi la pensa come te, con grande guadagno (loro) e grande perdita (per tutti gli altri). E’ come per il carbone “pulito” che “pulito” non e’ se non facendo leva sull’isteria da anidride carbonica. Un motivo in piu’ per non essere isterici.

Cambioclimaticio: Tutto ciò fa il paio con l’appoggio politico ricevuto dai “catastrofisti”.

Maurizio: Adesso il Consiglio di Sicurezza dell’ONU. Che vuoi di piu’? Lo dici sempre che sono rimasti in quattro gatti a non crederci.come fai a lamentare miseria?

Cambioclimaticio: Aspetto ulteriori giustificazioni per la rotta su cui siete incamminati.

Maurizio: Ma io non voglio andare da nessuna parte. Sei tu a lastricare il percorso di buone intenzioni.

Cambioclimaticio: Insomma, ammettilo. I negazionisti non hanno più il ben che minimo argomento su cui attaccarsi per stare a galla.

Maurizio: e’ il giorno delle favole, evidentemente. Leggiti o ascoltati invece il dibattito sulla mozione “Global warming is not a crisis” da Intelligence-Squared. E’ roba seria, tosta e lunga.

IntelligenceSquared ha una reputazione di ferro, cosi’ come il conduttore Brian Lehrer. Il dibattito e’ stato ritrasmesso dalla NPR, la National Public Radio americana. Fra gli sponsor della serie di dibattiti, anche il New York Times.

Ci ha partecipato anche Gavin Schmidt, quello di RealClimate sopra menzionato.

Il dibattito, tenuto alla “maniera oxfordiana” con una tesi (il titolo) e una contro-tesi ciascuna portata avanti da tre persone (almeno tre dei sei erano scienziati di professione), puo’ essere interessante sia che uno creda, sia che uno non creda al riscaldamento globale.

Ma di nuovo, cio’ che tengo a sottolineare e’ che quelli che tu vaneggi non aver piu’ argomenti, possono invece portarne, e molti. Se poi vuoi ancora vivere in un tuo mondo dove sul riscaldamento globale non si discute piu’, fai pure.

Aspetto solo che tu mi venga a dire che il New York Times e’ un covo di negazionisti al soldo della Exxon, e poi chiudo bottega.

IPCC: Politica, prima che Scienza Climatica

E’ purtroppo diffusissima l’impressione che il “Sommario per i Policymakers” pubblicato a inizio Febbraio dall’IPCC (“Intergovernmental Panel on Climate Change“, Comitato Intergovernamentale sul Cambiamento Climatico) non sia un documento politico, ma semplicemente un riassunto delle conclusioni scientifiche.

Guardiamo invece in faccia la realta’:

1) l’IPCC e’ INTERgovernamentale, il che vuol dire che ci sono scienziati, ma anche tecnici, attivisti, burocrati: e tutti approvati da questo o quel Governo.

2) Il sommario e’ scritto in un meeting dove ogni Governo puo’ e dice la sua.

3) Le “conclusioni scientifiche” vengono pubblicate dopo il sommario (fra qualche settimana, figuriamoci).

4) Questo perche’ e’ esplicitamente scritto nelle regole dell’IPCC che le “conclusioni scientifiche” devono essere modificate in modo che non contraddicano il sommario.

I Governi nominano, i Governi scrivono, i Governi dettano: se non e’ “politico” quello, allora cos’e’?

Pale? Forse…meglio il Carbone!

Italia Nostra, e non e’ la sola, fa tanto chiasso per evitare che vengano costruiti nuovi impianti eolici, apparentemente per “conservare il paesaggio”.

Mi permetto di cantare fuori dal coro per l’ennesima volta, per dire che i generatori eolici a me piacciono, anzi provvedono un senso di pace e tranquillita’.

Magari dovremmo travestirli all’olandesina, oppure colorarli di verde per renderli piu’ appetibili a un certo ambientalismo?

Il problema vero e’ l’inaffidabilita’…se non c’e’ vento, tutti con le candele.

Il futuro prossimo venturo e’ chiaramente nella produzione familiare di energia usando il sole (basterebbe che i prezzi si dimezzassero…). Nel presente intanto, lasciamo perdere la falsa alba del nucleare (con i suoi lustri prima dell’attivazione, e le scorie da stoccare per centomila anni: usiamo il carbone invece!

Dopotutto basterebbe poter filtrare per bene i fumi (e fregarsene della CO2) e il problema energetico sarebbe risolto forse per un altro secolo…

Climatologia del Mito

A quanto pare, il coordinatore della Conferenza Nazionale sul Clima del prossimo Settembre a Roma ha bisogno di aggiornarsi.

Se il buongiorno si vede dal mattino, immaginiamoci che Conferenza che sara’…

(segue mia Lettera alla Redazione del “Venerdi’ di Repubblica)

E’ con rammarico che leggo che Vincenzo Ferrara, climatologo dell’Enea e futuro coordinatore della Conferenza Nazionale sul Clima, non e’ esattamente aggiornato e proprio in materia di scienza climatica.

Nell’intervista di Luca Fraioli pubblicata sul numero del Venerdi’ del 16 Marzo 2007, Ferrara riesce infatti a fare due errori in una sola risposta, quando dice a proposito di “una nuova glaciazione in Gran Bretagna e in parte del Nord Europa“:

E’ uno degli scenari possibili. Se […] fara’ cosi’ caldo che si scioglieranno i ghiacci della Groenlandia [cio’] causera’ l’interruzione della Corrente del Golfo.

Ferrara insomma riporta come veri due miti della climatologia: infatti, (1) la Corrente del Golfo non puo’ essere interrotta dallo scioglimento dei ghiacci della Groenlandia, (2) non e’ la Corrente del Golfo a proteggere la Gran Bretagna e il Nord Europa da una glaciazione.

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Riguardo (1) consiglierei a Ferrara, Fraioli e tutti quanto scritto da Carl Wunsch, Cecil and Ida Green Professor of Physical Oceanography al celeberrimo MIT di Cambridge, Massachusetts (USA) in risposta ad affermazioni simili riportate su The Economist:

The Gulf Stream is a wind-driven phenomenon (as explained in a famous 1948 paper by Henry Stommel). […] Shut-off would imply repeal of the law of conservation of angular momentum […] focusing on near-impossible Gulf Stream failure is an unproductive distraction

La Corrente del Golfo e’ un fenomeno dettato dai venti (come spiegato da Henry Stommel in un famoso articolo scientifico del 1948). […] Un’interruzione significherebbe una violazione della legge di conservazione del momento angolare […] concentrarsi su una fine quasi impossibile della Corrente del Golfo e’ una distrazione improduttiva

La lettera e’ disponibile in toto su Internet.

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A proposito di (2), sul ruolo (o meglio, pressocche’ mancato ruolo) della Corrente del Golfo nel mitigamento del clima britannico e nordeuropeo, c’e’ un interessantissimo articolo di Richard Seager su “Le Scienze” di Febbraio 2007: “Le ragioni del clima europeo” dal sottotitolo “La teoria per cui il clima relativamente mite dell’Europa sarebbe dovuto agli effetti della Corrente del Golfo è un mito che va sfatato“.

Invito davvero a leggere anche quell’articolo, dove il Seager dice fra l’altro che si tratta di una conclusione basata su vecchie ricerche che pero’ nessuno aveva finora “messo assieme“.

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Considero assolutamente preoccupante il fatto che il Coordinatore della Conferenza Nazionale sul Clima non si sia preso la briga di leggere ne’ articoli del 1948, ne’ le piu’ recenti…riscoperte (!) della climatologia.

Mi aspetto una vostra rettifica immediata, per bloccare per quanto possibile certa disinformazione almeno voi.

Saluti
Maurizio Morabito

Pacatezza Climatica in Svizzera

MeteoSvizzera riporta di Cambiamenti Climatici in maniera un po’ meno catastrofista del solito. Mi sembra un documento ben scritto, nei limiti della ortodossia climatica naturalmente.

Magari tutti i cambio-climatisti parlassero sempre cosi’.

Gennaio 2007 – “Cambiamenti climatici e catastrofi naturali in Svizzera”

Da pagina 1: “Dato l’importante ruolo svolto dalla variabilità naturale del clima (soprattutto dagli effetti dell‘oscillazione nordatlantica) non è ancora possibile dimostrare l’eventuale natura antropica di questi cambiamenti osservati a livello regionale. Tuttavia, allo stato attuale delle conoscenze una simile ipotesi è plausibile.

E’ notevole la menzione dell’oscillazione nordatlantica (meglio nota come “NAO” dall’acronimo inglese), il conosciuto fenomeno che ogni venti anni o giu’ di li’ sposta ora verso Sud ora verso Nord il percorso delle perturbazioni atlantiche che raggiungono l’Europa.

Un fenomeno questo sicuramente di “cambiamento climatico” oscillante, e che dal 1979 ad oggi ha significato temperature in aumento: e che pur tuttavia ultimamente non ricorda piu’ nessuno quando si parla di inverni miti ed estati secche.

A pagina 2 del documento di MeteoSvizzera si parla di possibili aumenti degli “eventi metereologici intensi” (piu’ caldo d’estate, meno freddo d’inverno, piu’ pioggia in autunno, piu’ neve in inverno, piu’ acqua nei fiumi): “Tuttavia, non è ancora chiaro se quanto illustrato costituisca un segnale dell’influsso antropico sul clima. Dal punto di vista qualitativo, le modifiche corrispondono alle previsioni formulate dagli studi sui cambiamenti climatici.

I cambiamenti climatici di cui si parla sono insomma solo un po piu’ di questo, un po’ meno di quello, etc etc.

All’anima del “cambiamento”!

Ma se l’effetto antropico e’ una ipotesi “plausibile“, e le modifiche corrispondono “qualitativamente” alle previsioni, vuole anche dire che chi vuole pendere di qua o di la’ dell’argomento “riscaldamento globale” non ha penuria di argomenti. Siamo ancora al qualitativo, dopotutto.

Pagina 3: nel futuro piu’ pioggia tranne che in estate. Per chi ci crede, sara’ il caso di rafforzare gli argini e aumentare le strutture di stoccaggio dell’acqua piovana (da usare evidentemente per controbilanciare l’eventuale “siccita'” estiva): “Si deve pertanto presumere che i conseguenti cambiamenti verranno percepiti con molta
chiarezza dalla società.

In altre parole: al momento, non sono percepiti con altrettanta chiarezza.

Pagina 4: si parla giustamente del problema dell’urbanizzazione selvaggia. Si suggeriscono soluzioni flessibili (immagino che poter raccogliere meglio l’acqua piovana sia una delle idee piu’ pratiche e che susciterebbero meno discussione).

Mano alle vanghe quindi e non stiamo qui a spaventarci per uno o due gradi in piu’, che
anche nei modelli portano almeno in Svizzera solo a conseguenze minuscole: una cosa tutto sommato ovvia, visto che ai piedi delle Alpi sono soprattutto le montagne a “fare” il clima.

E per finire: “I pericoli che le catastrofi naturali comportano per la nostra società non sono determinati soltanto dal clima.” Non avrei potuto dirlo meglio.

ps Notizia dell’ultim’ora: sembra che MeteoSvizzera abbia dichiarato che l’inverno 2006-2007 nella Svizzera Italiana non ci sia stato, climaticamente parlando, con pochissime precipitazioni. Ma non avevano detto che nel futuro avrebbe nevicato d’inverno e piovuto d’autunno piu’ del solito?

Prozac per i Climatologi

A leggere il rapporto della World Meteorological Association (l’Associazione Metereologica Mondiale) sul 2006 (in inglese), si comincia forse a capire perche’ la maggior parte dei Climatologi non ha remore nel predire catastrofi, specie quelle attese per il riscaldamento globale che si dice causato dall’anidride carbonica di produzione umana.

E’ davvero una collezione di disastri e tragedie quasi senza pari, con ondate di calore, siccita’, alluvioni, tifoni, buco dell’ozono, etc. etc.

C’e’ da spaventarsi pure quando dice che l’inverno e la primavera sono stati miti (sara’ la prima volta che “mite” e “spavento” appaiono nella stessa frase?).

Non mi sembra di potervi leggere niente di “normale”o “positivo”. Finanche le precipitazioni nel Sahel, dopo anni e anni di siccita’, sono menzionate solo di striscio.

Piu’ che un rapporto serio, mi sembra un comunicato stampa redatto a favore di giornali scandalistici e dal titillamento facile.

Oppure, dopo tanti anni ad azzeccare previsioni metereologiche solo marginalmente meglio degli astrologi, quelli della WMO hanno ormai ceduto alla depressione, e vedono solo cio’ che va male ed e’ inusuale?

Poverini…

Calabria, Sempre Un Passo Indietro!

Le misurazioni di temperatura per il 2006 alla stazione UCEA di Sibari non sembrano mostrare alcun aumento da cambiamento climatico.

Da reggino, non me ne meraviglio…

Al solito, la Calabria e’ indietro su tutto. Figuriamoci: si riscaldamentoglobalizzera’ dopo tutti gli altri!

Clima: Agire per non Rischiare?

Bufala o no, c’e’ chi dice che sia piu’ logico agire contro il riscaldamento climatico, piuttosto che rischiare che avvenga. Ma sara’ davvero cosi’?

Stiamo parlando di una “teoria” scientifica che non si basa su dati di fatto, ma su modelli di previsione del futuro. L’aumento di CO2, se e’ colpa sua, ha aumentato la temperatura globale di 0.65C piu’ o meno: una variazione risibile.

Come spiego altrove (in inglese, per ora) al link , anche il non credere che tale minuzia portera’ a conseguenze importanti se non catastrofiche e’ una scelta _razionale_.

Orbene, se davvero nel 2050 i mari si saranno innalzati di dieci
centimetri (altra quantita’ al limite dell’umorismo) , non ci sara’ piu’ da discutere di modelli. Ci sara’ stata una previsione, e sara’ stata verificata: e il discorso sara’ molto diverso.

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E di che robustezza di modelli si tratta, se ancora non considerano adeguatamente l’effetto delle nuvole? Non possono spiegare il clima polare? Non possono prevedere la prossima stagione di uragani?

Certo, e’ il meglio che sappiamo oggi sul Clima. E certamente fra un paio di lustri o decenni saranno molto meglio di adesso, e avranno fatto previsioni che avremo “toccato con mano”.

Non e’ piu’ logico, quindi, magari, aspettare il 2016?

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Guardiamo inoltre a come vengono fatti certi calcoli dei “costi“. Si dice (l’altro ieri) che a Sydney fara’ cosi’ caldo che invece di 180 morti all’anno, ne causera’ quasi duemila.

Il difetto di fondo e’ che non viene considerata nessuna iniziativa di “adattamento“.

Possibile che i Sydney-ti siano cosi’ tonti che quando un anno gliene muoiono 200, un altro 300, un altro 400 _non_ facciano niente per attenuare l’impatto del (al momento, presunto!) riscaldamento?

Di nuovo, non ci sara’ da discutere di “previsioni” : le morti in aumento saranno li’ per tutti da vedere. E qualunque gruppo di persone non-acefale fara’ in modo che non aumentino vertiginosamente, ben prima che se ne contino a migliaia.

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Insomma, non se sappiamo abbastanza, non abbiamo nessuna prova concreta, e l’unica certezza e’ che a qualunque modifica del nostro ambiente risponderemo con l’ingegno, o moriremo (chi ha paura del riscaldamento globale si vada a comprare il terreno vicino alla Baia di Hudson: per ora, costa poco).

Cambiare il nostro stile di vita perche’ forse qualcosa succedera’ nel lontano futuro: quella si’ che mi sembra una scelta “del caso”.

Cosi’ come intervenire con sistemi di geo-ingegneria per evitare il “pericolo del riscaldamento”; imporre tasse carboniche basate sul niente; togliere il diritto o la voglia di viaggiare, spostarsi in auto, accendere la lavatrice; distribuire miliardi di euro _gratis_ alle compagnie petrolifere (gia’ successo, nell’ambientalista Europa); dire che chi non si pente della sua impronta di CO2 e’ un Criminale contro l’Umanita’.

Climatologia fra Bufale e Scienza

Rinaldo Lampis sul blog Consensus si chiede: “L’effetto serra. Un’altra bufala?” citando i “cambiamenti climatici” che sembrano interessare un po’ di oggetti del Sistema Solare, e non solo la Terra.

E’ una delle tante indicazioni che fanno venir dubbi sulla fissazione dei climatisti nel voler controllare le emissioni di CO2 per evitare chissa’ quali catastrofi.

E’ una bufala, allora, lo sforzo di 2,500 esperti climatologi che partorira’ il 2 Febbraio a Parigi il Primo Rapporto dell’IPCC, il Gruppo Intergovernamentale sul Cambiamento Climatico?

E soprattutto: e’ una scienza, la Climatologia, o piu’ che altro uno sforzo politico per dimostrare che l’Umanita’ e’ perniciosa al resto del Pianeta?

Nella mia non troppo umile opinione, la Climatologia è una scienza: solo, è troppo giovane per essere immune dal lavoro di persone di buona volonta’ attualmente impegnate (1) a pavimentare inconsapevoli la proverbiale strada per l’Inferno e (2) a cercare di scoprire come convincerci a utilizzare quella perniciosa via.

Mi ricorda l’antropologia nel XIX e nel primo XX secolo, quando il malguidato scopo di una scienza appena fondata era di classificare le razze umane per farne una graduatoria: anche quello, uno sforzo fatto onestamente per migliorare l’umanità e il mondo.

Un altro esempio molto lampante è cosa è accaduto quando persone ben informate hanno deciso di introdurre in Australia il Rospo delle Canne (Bufo Marinus) per combattere le infestazioni di insetti. ..con risultati orrendi e quelli si’ catastrofici.

Quando riusciranno, la maggior parte dei Climatologi, a liberarsi dal servilismo verso la Politica che caratterizza i lavori ONU dell’IPCC?

Figuriamoci, il Secondo Rapporto, quello che dovrebbe essere scientifico, deve per statuto sottostare al Primo Rapporto, scritto con e da qualche decina di burocrati.

Quando tornera’ la Climatologia a mostrare quella umilta’ e quell’amore per la ricerca di base e la fisica dell’atmosfera che ne farebbero una scienza solida?

E quando smettera’ di inseguire l’ennesimo supercomputer per far calcolare l’ennesimo modello di clima futuro, modello che puo’ essere modificato per predire tutto e niente?

Una speranza c’e’: la si puo’ trovare (in inglese) nell’ottimo blog di Hendrik Tennekes, Direttore della Ricerca all’Istituto Metereologico Reale Olandese.

Cambio-Climatisti Minacciosi Anche in Italia

Cosa e’ piu’ preoccupante: la presunta minaccia di disastri climatici che ha sostituito ultimamente Nostradamus, o le malcelate minacce di chi vuole imporre agli altri  il proprio modo di pensare, il proprio catastrofismo, “altrimenti sono guai“?

Esempi del primo tipo non se ne contano piu’: speriamo che la moda passi presto. Per un esempio del secondo tipo, consiglio di ascoltare Mario Tozzi nella puntata del 23 Gennaio 2007 di VivaVoce, la trasmissione quotidiana di Radio24 condotta da Vittorio Zincone

Intitolata “Catastrofi Ambientali”, e’ disponibile sul sito di VivaVoce (postero’ a giorni un resoconto completo della puntata)

Il Tozzi, popolare conduttore televisivo, geologo e neo-Direttore del Parco dell’Arcipelago Toscano, spinto da entusiasmo, determinazione e  preoccupazione che andrebbero meglio devoluti a miglior causa, a 15m 22s dall’inizio della puntata si e’ lasciato andare a dichiarazioni avventate (l’enfasi e’ mia):

“…vorrei che i giornalisti come Cascioli [scettici sulle catastrofi prossime venture] si prendessero la responsabilita’ di quello che dicono, perche’ se poi succede invece quello che sembra stia per succedere, sono tra i responsabili di questo tipo di situazione. [voce dal tono alterato] E li chiameremo in causa!

Cos’e’ questo, “Bullismo da Cambiamento Climatico“?

E chi e’ il soggetto di chiameremo

C’e’ forse anche in Italia qualcuno che fantasizza di futuri Tribunali che puniranno chi osa adesso esprimere il proprio scetticismo in tema di Futuri Catastrofi da Effetto Serra? Proposte di tal genere gia’ non mancano negli USA e in Gran Bretagna

Prometto che appena le coste italiane verranno inondate dal mare, mi presentero’ gia’ ammanettato dal Tozzi, per risparmiargli la fatica di chiamarmi in causa

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Per fortuna Zincone, il conduttore della trasmissione, ha fatto subito notare l’assurdita’ di incolpare un giornalista se i Governi di tutto il mondo non agiscono in questa o quella direzione.

Comunque, sara’ bene intanto preparare il pigiamone a strisce per la Sing-Sing Climatica che prepareranno Tozzi & Soci

L’Insensata Commedia del Cambiamento Climatico

Migliaia di delegati sono arrivati in aeroplano per partecipare alla conferenza di Nairobi sul Riscaldamento Globale in enormi sale congresso e camere d’albergo dotate di aria condizionata. E con loro, giornalisti, troupes TV, etc etc

Tutti stanno mangiando e bevendo roba che e’ difficile pensare venga tutta dai mercatini locali

E il risultato? Le solite sciocchezze inconcludenti della Commedia del Cambiamento Climatico

C’e’ niente di cui preoccuparsi riguardo il Circo del Riscaldamento Globale? Penso proprio di no

Democrazia, Deimocrazia e il Surriscaldamento Intorno ad Al Gore

Lettera da Londra a “Notizie Radicali” e Valter Vecellio

(riguardo la recente proposta di annoverare fra i “miti” radicali anche l’attivita’ ecologista dell’ex-vice presidente americano, Al Gore, ora nelle sale con il documentario “Una Verita’ Scomoda” sul riscaldamento globale)

Caro Direttore,

L’amletico dibattito “Gore si’-Gore no” in casa radicale ha valenza strategica e come tale non puo’ ridursi all’argomentare sull’effetto di questa o quella concentrazione di anidride carbonica

E’ vero che quando si parla di cambiamento climatico si deve parlare di “scienza”. Ma e’ ben piu’ importante capire la compatibilita’ fra un certo modo di pensare e fare la politica, e una eventuale introduzione dell’ex vicepresidente americano nel Pantheon di una organizzazione liberale, liberista e libertaria

E’ quindi opportuno fare alcune considerazioni di base soprattuto riguardo il terreno minato che fa da interfaccia fra questa e la politica: con da una parte l’assurda cagnara manipolativa dell’“al lupo-al lupo” che sempre piu’ minaccia la liberta’ della persona; e dall’altra la traduzione, spesso poco saggia e consapevole, del linguaggio scientifico sul terreno della politica

Al Gore fa cilecca su entrambi i fronti

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E’ stato detto riguardo Jim Hansen, famoso climatologo della NASA molto impegnato nella “lotta” contro il cambiamento climatico: “o Hansen è un “terrorista” prezzolato (da chi?), e se me lo si spiega, sono disposto a crederci. Oppure quantomeno penso che quello che dice val la pena di prenderlo in considerazione”

Ma quella dicotomia non e’ completa: perche’ nel mondo di oggi non occorre essere “terroristi” ne’ “prezzolati” (e neanche bugiardi) per perorare la propria causa usando un linguaggio apocalittico: il linguaggio dello zeitgeist, paradossalmente, di _inizio_ millennio

Siamo circondati da notizie da fine del mondo: dall’AIDS, alla SARS, alla Guerra al Terrore, alla Sovrappopolazione, all’Invasione dei Barbari Immigrati Clandestini fino appunto al Cambiamento Climatico. Non passa quasi giorno senza che qualcuno dichiari la nostra specie in via di estinzione, il pianeta prossimo a diventare un mucchietto di cenere, o anche il nostro agiato stile di vita pronto a scomparire a causa dell’al-Qaeda di turno

E adesso a quelle voci si e’ unito Al Gore, rimproverandoci una colpevole inerzia mondiale a livello di popoli, governi ed individui, destinati ad alluvioni, siccita’, uragani, ondate di caldo e freddo, fame, miseria, etc etc (incluse, naturalmente, le cavallette), solo per fare ricche un po’ di multinazionali del petrolio

Questa sottile e cosi’ alla moda sostituzione della Democrazia, del potere del Popolo, con la “_Deimocrazia_”, il potere della Paura (per non abusare del termine Terrore), non e’ certo un modo intelligente di fare politica: prova ne siano i continui attacchi alla Costituzione e alle Leggi Internazionali permessi ad un’Amministrazione USA pronta ad agitare i suoi babau preferiti pur di giustificare nuovi accaparramenti di potere

“A volte aver paura e’ salutare”: ma quand’e’ che abbiamo abbiamo abbandonato i vecchi strumenti della politica, per abbracciare la Paura come unico strumento di persuasione? Perche’ credere che l’unico modo per proteggere l’ambiente, per difendersi dal terrorismo suicida, per ricondurre il numero di umani a dimensioni piu’ ragionevoli, sia far credere agli elettori che devono “farsela sotto”, magari a causa di fantasmi sempre piu’ mostruosi?

E’ tutto cio’ forse ad uso e consumo di un presunto “popolo bue” da circuire con l’eccitazione pornografica della tragedia e del disastro? Ma se la pensiamo cosi’, c’e’ da buttare al macero il concetto stesso di Democrazia

Oppure, ci sara’ da accettare, cinicamente, che l’”Homo Sapiens” e’ piu’ che altro “Homo Insanus”, e reagisce solo quando sbatte il naso contro il problema? Ma allora lasciamo perdere i discorsi, i programmi, i progetti: semplicemente facciamo la “Politica del Giorno Dopo”, e inseguiamo i problemi cosi’ come appaiono stampati sulle prime pagine dei giornali (ahinoi, sembra che ci sia gia’ chi lo segue, quel principio)

In realta’, Jim Hansen, che non parla d’altro che delle previsioni peggiori in caso di cambiamento climatico; Tim Flannery, lo scienziato australiano che scrive che bruciare carbone significhera’ forse la fine dell’umanita’; Jared Diamond, l’ex-scettico che ha sposato l’inossidabile pessimismo di Paul Ehrlich per incolpare di consumismo e anti-ecologismo gli schiavizzati e decimati abitanti dell’Isola di Pasqua: ebbene, costoro non usano che un certo politichese adesso troppo diffuso e pernicioso, legato sempre alla tragedia annunciata, allo spaventare l’interlocutore, al costringerlo in maniera molto anti-libertaria ad accettare che siamo in condizioni disperate, e che quindi vanno prese misure disperate

E non solo: la politica della “_Deimocrazia_” portata al parossismo assume chiari stampi religiosi: un po’ perche’ millenarista, un po’ perche’ il linguaggio di certa religione e’ sempre piu’ comune, come nelle “crociate” anti-terrorismo; nei discorsi da “il mio Dio e’ meglio del tuo”; nelle insinuazioni anti-islamiche (tutte cose centellinate piano piano, con tanti distinguo e tante scuse inutili, e che stanno inculcando nel mondo Occidentale l’idea che la persona di fede islamica e’ un terrorista, imbecille, imbroglione o fannullone…magari in vista di un prossimo pogrom?)

Anche il dibattito sul riscaldamento globale e’ stato trasformato in una dichiarazione di fede. Michael Chricton ha provato a dirlo e ci ha rinunciato, dopo aver subito attacchi personali ed aver visto anche tele-evangelisti alla Pat Robertson predire la Fine della Natura nell’ecatombe climatica. L’editorialista del britannico Guardian, George Monbiot dice chiaro e tondo che Lui (Monbiot) Ci Guarda. Margo Kingston ha scritto sull’australiano Daily Briefing che chi nega l’esistenza del riscaldamento globale commette un crimine contro l‘umanita’. Altri hanno suggerito che chi non e’ d’accordo sul fatto che ci sia un cambiamento climatico, andra’ processato in futuro come i Nazisti a Norimberga

Curiosamente dietro questa nuova religione c’e’ anche un nuovo Mercato delle Indulgenze. L’Al Gore che ci dice di volare meno mentre saetta per i cieli di tutto il mondo fra alberghi di lusso e cene da nababbo, ci assicura di stare azzerando i suoi danni con larghe donazioni a questa o quella NGO, che pianta alberi o fa altre azioni benefiche volte a ridurre la CO2 atmosferica (vorra’ dire che quando mi compro il SUV ci faro’ crescere un melo sul cofano, per dormire il sonno del giusto)

Che differenza allora fra il linguaggio di chi dice che se non smettiamo di produrre anidride carbonica entro dieci anni, il mondo e’ alla frutta; e quello di chi passa di casa in casa a prevedere che se noi peccatori non ci pentiamo e non cambiamo per seguire quanto imposto da un qualche comitato di saggi che ne sanno divinamente piu’ degli altri, non faremo parte degli apocalittici 144 mila?

Che ironia pazzesca sarebbe allora che proprio i Radicali abbracciassero un modo di pensare cosi’ fondamentalmente illiberale!

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Certo, Jim Hansen va comunque preso in considerazione.

Personalmente, su molte delle sue conclusioni sono abbastanza scettico, alla Carl Sagan: catastrofi cosi’ straordinarie saranno sicuramente preannunciate da avvenimenti, “prove” altrettanto straordinarie

Non ho pero’ alcun timore a dire che le previsioni del meglio dell’intelletto investigativo umano, rappresentato da scienziati giustamente rispettati come Hansen e Flannery, sono una cosa ben diversa dalle visioni mistiche di chi prevede la fine del mondo giovedi’ pomeriggio alle due. E’ qui pero’ che interviene il secondo ostacolo nella strada fra la scienza e la politica

La scienza e’ fatta di teorie da confutare: “teorie” ma naturalmente in senso positivo, come modelli verosimili della realta’, il piu’ possibile oggettivi e completi, e che funzionano fino a prova contraria. Compito dello scienziato e’ espandere tali modelli, dimostrando la loro applicabilita’ in altri campi (attivita’ di solito noiosa) o confutandoli magari per portare avanti un modello nuovo e piu’ preciso (attivita’ di solito da Premio Nobel). Il dibattito scientifico non puo’ chiudersi: altrimenti, non e’ piu’ scientifico

In politica il discorso e’ molto diverso. Una volta intrapresa una strada, per esempio estendere l’obbligo scolastico fra i 4 e i 18 anni, anche se e’ possibile cambiare idea se i risultati sono palesemente negativi, la strada alternativa non sara’ semplicemente tornare indietro, o provare un’ipotesi differente: non fosse altro perche’ gli effetti sociali non sono quasi mai trascurabili (in questo caso, la diminuzione della disponibilita’ economica nelle famiglie piu’ povere; e l’aumento del lavoro nero fra i quasi-maggiorenni); inoltre, l’elettorato difficilmente si fara’ tirare per il naso piu’ di una volta in questa o quella direzione: l’opinione, conta.

Come passare quindi dai risultati “oggettivi” della scienza alle decisioni “d’opinione” della politica? La scienza non vuole essere basata sulle opinioni: ma al contempo e’ difficile pubblicare qualcosa che vada contro il “senso comune” fra gli scienziati del proprio tempo: le riviste scientifiche si nutrono di credibilita’, e nessun editore vuole apparire un credulone.

In realta’ nel mondo scientifico ci sono varie pulsioni in direzioni non sempre compatibili: e’ piu’ facile per esempio ottenere fondi per ripetere gli esperimenti altrui che per dimostrare qualcosa di nuovo, ma il piacere e la gloria non sono certo nelle repliche.

E’ anche vero che esistono dei meccanismi compensativi, come il cosiddetto peer review, la revisione dei manoscritti da parte di piu’ esperti del settore, di solito senza nomi e cognomi proprio per evitare qualunque interferenza, magari causata da antiche rivalita’

Il risultato finale e’ che il Mare Magnum della scienza e’ un oceano in ebollizione, dove I partecipanti fanno a gare (di solito, positivamente) per scoprire nuove caratteristiche del mondo che ci circonda, e venire a galla per “mostrare la via” ai colleghi

Il voler riportare questo a un livello politico implica una serie di problemi. Mi limitero’ ad illustrarne quattro: tecnicismo; manipolazione; inazione e monomania.

Il tecnicismo e’ l’interpretazione di una ricerca scientifica come definitiva parola su un argomento: per esempio, l’eugenetica quando era di moda un secolo fa, e non era affatto considerata un orrore da genocidio. Ma se la selezione di un’orchidea perfetta attraverso l’eliminazione delle sue 25 mila sorelle (meno perfette) e’ un’impresa tecnicamente mirabile, le proposte, e le decisioni in campo eugenetico umano, presentate come scientifiche all’epoca, non possono che essere considerate azzardate da noi, grazie al senno di poi (alcuni milioni di morti dopo, cioe’)

La manipolazione, cugina del tecnicismo, avviene quando il politico sceglie la scienza che piu’ pare e piace, e trascura ogni altro argomento, per fini precisi e prestabiliti. Pensiamo alle politiche americane degli anni ’20 volte ad escludere gli immigrati dal Sud Europa per motivi razziali, ma ufficialmente perche’ dotati di un’intelligenza inferiore (tutto naturalmente dimostrato scientificamente, dati alla mano). Anche in questo caso la “scienza” venne usata per zittire il dissenso; e anche in questo caso il progresso scientifico si e’ poi mosso ben al di la’ di certe affermazioni piu’ che assurde

Speculare alla manipolazione e altrettanto perniciosa e’ l’inazione, ahime’ tipica di piu’ di un Governo, di fronte a quanto tecnici e scienziati continuano a predire. Rimaniamo all’America, e perche’ no: e alle dighe che dovevano proteggere New Orleans da un colpo diretto di un uragano di categoria 3. La famigerata Katrina (uragano, appunto, di categoria 3), ha addirittura “mancato” la citta’, ma le dighe hanno ceduto lo stesso: perche’ erano fatte male e nessuno si e’ preso la briga di finanziarne la (ri-)messa in opera nonostante l’opinione espressa in tal senso da innumerevoli esperti

E’ forse quello, il modello piu’ vicino all’attuale discorso sul cambiamento climatico? Solo all’apparenza. E’ qui che si reintroduce il discorso allarmista/catastrofista, il pericolo della “_Deimocrazia_”: la quale, se associata a una monomania impervia alle complicazioni del mondo, puo’ portare al terribile connubio di una _politica scientista_ che calpesta tutto e tutti, e di una _scienza politicante_ che intromette ovunque l’ideologia di turno

Ovviamente a volte la monomania serve: pensiamo agli sforzi di Henri Dunant che portarono alla Croce Rossa e al primo consolidamento legislativo internazionale. Ma il problema delle _monomania scientista_ non e’ tanto il fatto che non veda altro: e’ che tutto ingloba e tutto spiega con una sola causa. E quindi come politica non puo’ lasciare spazio a nient’altro, mentre come scienza non puo’ che riscoprire le stesse cose, ovunque esplori

Ad esempio di quest’ultima condizione riporto (prometto di non citarne altri) dal recentissimo “Risposte culturali all’aridita’ nel Medio Olocene e aumento della complessita’ sociale” (Nick Brooks, Quaternary International 151 (2006) 29–49): “Nel mondo odierno sempre piu’ globalizzato, gli stili di vita tradizionali sono sotto pressione a causa della liberalizzazione economica, della monetizzazione delle economie locali e dei programmi di sviluppo basati in gran parte sui modelli occidentali”

Belle parole ma che c’entrano con lo studio sociale riguardo l’aridita’ del Medio Olocene? C’entrano, solo se si pensa al cambiamento climatico odierno come a una piovra ammazzatutto, che causa ogni problema e va fermata ad ogni costo, incluse citazioni negative piu’ diffuse del prezzemolo (o delle ortiche)

E quale esempio migliore di _politica scientista_ che il piu’ recente Al Gore? I ghiacciai del suo film recedono, le inondazioni devastano, la natura muore etc etc: e tutto viene ricondotto al riscaldamento globale. E’ particolarmente notevole il fatto che non esiste nessuna “pistola fumante”, nessun uragano su cui sia scritto “riscaldamento globale”: ma questo non ha alcuna importanza per l’autore di Una Verita’ Scomoda, perche’ nella cultura del riscaldamento globale ogni fenomeno atmosferico e’, naturalmente, riconducibile ad esso

Le conseguenze negative di questo modo di vedere il mondo non sono solo nella noia mortale di centinaia di messaggi che descrivono prossime distruzioni e catastrofi da decine di giornali, riviste, tribune politiche (e pulpiti)

Da una parte, la soluzione di Gore e’ un nuovo statalismo: visto che gli individui si sono dimostrati recalcitranti, tocca ai governanti mostrare “leadership”, che in questo caso significa votare misure impopolari qualunque sia il pensiero dei cittadini
D’altronde, se ogni problema e’ causato da un fenomeno come il cambiamento climatico, infatti, ciascun Governo potra’ lavarsene le mani. Non sappiamo infatti che le uniche soluzioni effettive saranno quelle che coinvolgeranno tutti gli Stati, e soprattutto quelli piu’ inquinatori? Cosa’ potra’ fare allora, una singola Nazione?

Potra’, anzi potrebbe, se non potesse nascondersi cosi’ facilmente. Prendiamo ad esempio l’Australia, recentemente sulle pagine dei giornali perche’ sofferente per il sesto anno consecutivo per la “siccita’” (naturalmente, subito imputata al riscaldamento globale). Ebbene, proprio mentre ero a Sydney nel settembre 2006 (il _piu’_ piovoso da tantissimi anni, guarda caso) ho potuto seguire il dibattito locale sulla mancata realizzazione dell’infrastruttura necessaria a raccogliere la finalmente copiosa acqua piovana, per far fronte alla summentovata siccita’

Qual’e’ la vera questione, dunque: il “cambiamento climatico” o la mancata gestione del patrimonio idrico? Dobbiamo davvero chiedere all’umanita’ di non produrre piu’ CO2…per salvare (forse) il Governo australiano dalla sua inettitudine? O qualunque altro Governo, sempre pronto a un nuovo spreco, e a una nuova incompetenza?

La monomania scientista che tutto causa e tutto spiega e’ uno strumento di propaganda statalista utile soprattutto a rimuovere dalla vista le malgestioni governative, e a procrastinare le soluzioni vere dei nostri problemi. E’ davvero questa, la strada che vogliamo seguire?

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Ulteriore prova, se occorresse, delle motivazioni poco scientifiche dietro una certa frenesia apocalittica: all’incessante martellamento sulla necessita’ di vivere parsimoniosamente per evitare il possibile riscaldamento globale, non corrisponde altrettanta spinta per evitare un disastro prossimo venturo, su cui davvero tutti gli scienziati sono d’accordo: la caduta di un piccolo asteroide o di una minuscola cometa su una zona abitata. Quello e’ un argomento che non viene ripreso e men che meno ingigantito, appunto perche’ non puo’ essere manipolato a fini di ingegneria sociale

Insomma, in materia di riscaldamento climatico (e Al Gore) rischiamo panglossianamente di vederci allegramente recapitare il peggiore dei mondi possibili, con una scienza a senso unico perche’ contaminata dal linguaggio dell’ideologia, e una politica a senso unico costruita per essere senza dibattito e senza scelta.

Non esiste analisi delle priorita’, nel mondo della Verita’ Scomoda. La scienza, ci viene detto, ha previsto certe cose: e noi zitti, dobbiamo considerare quelle previsioni come oro colato. O peggio per noi!

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Udite! Udite! La Royal Society ha bacchettato le dita della Exxon, cattivona multinazionale colpevole di finanziare “le lobby anti-ambientaliste per minimizzare i rischi legati al cambiamento climatico” (piu’ precisamente: alcune associazioni che propagandano l’idea che il cambiamento climatico non ci sara’ o non sara’ catastrofico; sul loro ecologismo o meno non possiamo pronunciarci)

Siamo sicuri che tutto cio’ sia un trionfo della Scienza contro chi vorrebbe manipolarla? Come mai la Royal Society non ha fatto mai niente del genere fino ad ora, e si e’ mossa proprio nell’ambito di quel riscaldamento globale che abbiamo visto non riesce mai ad esulare dal catastrofismo?

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Non sara’ quella l’ennesima prova di un atteggiamento anti-libertario fra chi ha fatto del cambiamento climatico un articolo di fede?  Da quand’e’ che applaudiamo agli attacchi contro la liberta’ di espressione? E quale punto di contatto potra’ mai avere, questo modo di pensare, con la tradizione liberista, liberale e libertaria?

Al massimo, sara’ un ottimo strumento per toglierla di mezzo

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Esiste un altro pericolo nel passaggio fra scienza e politica, forse ancora piu’ grande: e se i disastri annunciati non accadranno, cosa diranno quei politici che hanno fatto di quelle previsioni l’unico o principale cavallo di battaglia? Daranno la colpa “agli scienziati”? Ma non lo sapevano che ne’ il mondo, ne’ il mondo scientifico sono cosi’ semplici?

La pubblicazione scientifica, e men che meno la press release che la accompagna spesso con titoli ad effetto, non possono certo mostrare l’infinito dettaglio del discorso scientifico. E’ scritta da scienziati per scienziati, dopotutto. E non si tratta di un problema volumetrico, risolvibile pubblicando altri cento articoli sullo stesso argomento: perche’ la scienza e’ sempre pronta a lasciare il vecchio modello per il nuovo, mentre la societa’ deve vivere con le conseguenze delle scelte passate

Se infatti il dibattito politico fosse davvero circoscrivibile da quello scientifico, molto semplicemente, ci faremmo governare solo e unicamente da Tecnocrati (con buona pace, ancora una volta, della Democrazia). Ma quella e’ una soluzione improponibile anche e soprattutto perche’ la consapevolezza che il cervellone, lo studioso, lo scienziato possono sbagliare, e di grosso

Si tratta di una convinzione sicuramente molto piu’ vero nella mitologia del senso comune, che nella realta’ dell’attivita’ scientifica. E forse e’ proprio quello il punto: esistono grossi problemi di comunicazione non solo fra scienza e politica, ma anche fra scienza e pubblico non-scientifico.

E ancora una volta e’ apparente la disutilita’ di un certo ecologismo: che non solo e’ ormai moribondo in America a causa delle catastrofi continuamente annunciate e mai avveratesi (come scrisse sul New York Times nel marzo 2005 Nicholas D Kristof, personaggio al di sopra di ogni sospetto); ma e’ anche riuscito ad infilarsi come tramite principale fra la scienza e la popolazione, la quale a furia di dichiarazioni al-lupate (mi si perdoni il gioco di parole) da tregenda prossima ventura, comincera’ presto a pensare che i rinoceronti non siano in pericolo di estinzione; che le tigri siberiane siano in grandissimi numeri; e magari che si puo’ inquinare quanto si vuole, senza tante storie.

La vera catastrofe dell’ecologismo _deimocratico_ potra’ davvero essere la…fine dell’ecologia

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Perche’ questa lettera? Il mio unico desiderio e’ che non ci si riduca mai a politichette sempliciste e messaggini da quattro soldi, incaponendosi magari su facili discorsi da Politica della Paura: cominciando con il “tutto sta andando a rotoli”, per passare a decisioni illiberali e anti-liberiste che finiranno magari con lo slogan “respirate meno per produrre meno anidride carbonica”

Le priorita’ sono tante e tanto difficili da mettere in fila: davvero dobbiamo intraprendere scorciatoie monomaniache alla idiot savant, lastricate di propaganda deimocratica?

O per dirla con un’analogia: Osama bin Laden esiste, e le Torri Gemelle sono davvero state abbattute da un gruppo di fanatici terroristi pronti a uccidere migliaia di innocenti. Questo non significa pero’ che dobbiamo idolatrare George W Bush e seguirlo dovunque ci porti

Allo stesso modo, Al Gore, Jim Hansen e gli altri possono anche aver ragione sul riscaldamento globale: pur tuttavia i loro metodi di propaganda e di azione politica rimangono da rigettare, per principio

L’Al Gore di Una Verita’ Scomoda nel mio Pantheon proprio non riesco a vederlo

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Qual’e’ l’alternativa alla “_Deimocrazia_” scientista? Temo di dover ammettere che e’ un’alternativa molto meno sexy dell’Armageddon catastrofista, perche’ imperniata su un dibattito fatto di analisi e ri-analisi di ideali, obiettivi, risultati e priorita’. E’ un sistema dove le varie ricerche scientifiche sono analizzate in tutto il loro contesto prima di essere applicate in campo politico. Ed e’ un sistema dove ogni obiettivo va definito e raggiunto perche’ risolve un problema, e non solo perche’ altrimenti c’e’ la Fine del Mondo.

Insomma: la propria casa va tenuta pulita perche’ e’ meglio cosi’ da tanti punti di vista: e non solo perche’ altrimenti c’e’ il rischio di ammalarsi di SARS o Peste Nera.. E cosi’ i Diritti Umani per esempio vanno stabiliti e tutelati per il loro valore intrinseco, e non facendo credere che l’unica alternativa sarebbe subire un genocidio. I rigassificatori sono uno dei piccoli passi per consumare sempre meno petrolio: e di questo ne va consumato sempre meno, non per evitare siccita’ e incendi (e il fuoco della Geenna…) ma perche’ si possono fare meraviglie con la plastica, e l’aria satura di composti del carbonio bruciati male sarebbe insalubre anche se priva di CO2.

Che sia ben inteso: quelli sono solo degli spunti. I Radicali, come gli appartenenti a ogni altro partito o associazione, siano liberi di fare quello che vogliono: e Viva la Democrazia!

Dissociamoci pero’ fermamente dai discorsi da “Politica dello Spavento”. Abbasso la _Deimocrazia_!

ps Rinviamo a un’altra volta il dibattito su Tony Blair, il Primo Ministro che mi ha governato per otto anni, e che si e’ rivelato demagogo, centralista, amante di un premierato presidenzialista, dirigista e piramidale, e sempre pronto a “stabilire quello che è giusto e quel che è sbagliato” come i piu’ biechi bacchettoni di qua e di la’ dell’Atlantico: e la cui presenza quindi fra i Miti Radicali mi lascia perplesso, a meno che non sia limitata al Blair Liberista e Progressista sapientemente disegnato dall’agiografia laburista di inizio mandato

Razzolamenti ed Isterie Climatiche – Due Lettere Pubblicate

In tema di cambiamento climatico (tanto…per cambiare!) sono state pubblicate due mie lettere, una su La Repubblica e l’altra sull’International Herald Tribune

La Repubblica – Lettere al Direttore Vittorio Zucconi – 11 Ottobre 2006

Titolo: SPORT UTILITY VANITY

Caro Direttore
anche se fosse vero che siamo “in debito ecologico” e che dovremmo “modificare i nostri stili di vita oggi eccessivi”, che senso potrebbero mai le affermazioni di un Al Gore che vola in lungo e in largo per dirci di volare meno, o di un Jeffrey Sachs che parla di sviluppo sostenibile da un opulentissimo pulpito newyorkese? Più che aspettare di “sbattere il naso”, immagino che adesso sarebbe un buon segno se qualcuno cominciasse a razzolare come predica
saluti
Maurizio Morabito
UK

[Risponde Zucconi:] Io razzolo malissimo. Ho un Suv, pago più tasse degli altri (in the US of A, non nella terra dei noti bolscevichi alla Padoa Schioppa) e non mi sento un San Sebastiano perseguitato. Semmai un pirla che ha comperato qualcosa di inutilmente e vanitosamente dispendioso.

International Herald Tribune – Letters to the Editors – 16 Ottobre 2006

Titolo: Isteria sul Clima

Il vostro editoriale critica il senatore USA James Inhofe per aver considerato irrilevante l'”isteria” dei mass-media riguardo il riscaldamento globale (“Isterici Dubbiosi del Clima”, 13 ottobre)

Ma articoli da panico e agitazione circa il riscaldamento globale sono davvero la norma, con un fuoco di sbarramento riguardo specie che scompaiono, parassiti incontrollabili, mari sempre piu’ alti, inondazioni, siccita’, ondate di calore, incendi, tempeste violente, mancanza di cibo e previsioni di milioni di morti umane

La “isteria per il riscaldamento globale” è purtroppo cio’ che compare quotidianamente in innumerevoli pagine di giornali, e tantissime pubblicazioni

Il vero dibattito semmai e’ se quella isteria e’ giustificata e se ha uno scopo, oltre a spaventare la gente

Maurizio Morabito
England

Un Meccanismo Indiretto Fra Attivita’ Solare e Clima Terrestre

La vecchia idea che i raggi cosmici influiscano sul clima aumentando l’annuvolamento e’ stata infine dimostrata

Esplosioni Stellari Influenzano il Clima sulla Terra” (da Spacedaily)

[… ] I dati hanno rivelato che gli elettroni liberati dai raggi cosmici fungono da catalizzatori, che accelerano significativamente la formazione di stabili, ultra-piccoli agglomerati di acido solforico e acqua da cui poi nascono i nuclei di condensazione delle nubi. Un gran numero di tali goccioline microscopiche è comparso, galleggiando nell’aria nella camera di reazione [… ]

E’ noto come le nubi basse abbiano un effetto di raffreddamento generale della superficie terrestre. Quindi, le variazioni in annuvolamento causate dai raggi cosmici possono cambiare la temperatura di superficie. L’esistenza di tale collegamento cosmico al clima terrestre potrebbe contribuire così a spiegare le sue variazioni passate e presenti [… ]

Che cosa rende questo ancora piu’ potente, e’ che potrebbe espandere il ruolo del Sole nella modellatura del clima terrestre, visto che puo’ essere usato per collegare l’attività magnetica solare (cioe’ il numero di macchie solari) al riscaldamento ed al raffreddamento del nostro pianeta

E’ notevole che, durante il ventesimo secolo, il campo magnetico del Sole che scherma la Terra dai raggi cosmici e’ piu’ che raddoppiato, quindi riducendo il flusso medio di raggi cosmici.

La riduzione risultante dell’opacita’, particolarmente delle nubi basse, puo’ essere un fattore significativo nel riscaldamento globale che la Terra ha subito durante il secolo scorso. Tuttavia, finora, non c’erano state prove sperimentali di come un meccanismo causale che colleghi i raggi cosmici e la formazione delle nubi potesse funzionare [… ]

Analogamente, quando durante il Minimo di Maunder (1645-1715) il campo magnetico solare era straordinariamente debole, gli inverni furono particolarmente aspri

In Tema di Ecofascismo

Non conosco bene la situazione in Italia ma da quanto si puo’ leggere nell’editoriale di Brendan O’Neill su Spiked Online di oggi (“Global warming: the chilling effect on free speech“), molto piu’ che del riscaldamento globale c’e’ da preoccuparsi dell’ottusita’ menachea (e squisitamente fascista) di chi non riesce a concepire l’idea che in un tema nuovo e delicato come il futuro climatico del Pianeta, possano esistere opinioni diverse dal “mainstream” (in questo caso, forse meglio definito come “conformismo” )

In breve: adesso chi osa dubitare che il riscaldamento globale esista o finanche solo si permette di dire che non ci stia portando necessariamente verso disastri inenarrabili e ingestibili, viene comparato a revisionisti sull’Olocausto come David Irving, o a quegli idioti che pensano che Armstrong non sia mai sbarcato sulla Luna; e anche minacciato di condanna in un futuro processo stile-Norimberga

La terminologia stessa impiegata nel mondo anglosassone e’ piu’ da culto religioso che da dibattito scientifico o politico (un punto ribadito piu’ volte da Michael Crichton dopo tutti gli attacchi da lui subiti in seguito alla pubblicazione del suo romanzo “State of Fear” )

A quando il primo rogo degli eretici?

(uhm…forse un rogo no, visto che tutti avrebbero paura del conseguente aumento di anidride carbonica nell’atmosfera 😉  )

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Sono almeno tre anni che scrivo su vari fora su Internet sollevando le mie obiezioni (scientifiche) sul riscaldamento globale: ma soprattutto sottolineando che non puo’ essere accettabile un atteggiamento che maschera decisioni politiche come “realta’ scientifiche inequivocabili”, che vengono poste “sopra dibattito”, denigrando o ignorando chi osi dubitare la Verita’ Rivelata. Sembra diventato normale addirittura anche il buttarsi in una propaganda  post-maoista da quattro soldi (come denuncio in un mio articolo sull’argomento)

A chi (come me) si preoccupa dell’ambiente, non posso che rinnovare l’invito a farlo ragionevolmente, efficacemente e democraticamente (e senza perdere di vista liberismo e libertarianismo)

Altrimenti, come dice O’Neill, la strada porta a un moralismo autoritario che non puo’ che far paura. E che differenza ci sarebbe con un Dubya qualunque, pronto a calpestare i diritti costituzionali per motivi ideologici, imponendo i suoi “fatti” a chi creda altrimenti?

Senza tolleranza, che ce ne facciamo del fresco e del caldo?

Propaganda sul Cambiamento Climatico? No grazie

TCS Daily (Edizione Europea) ha appena pubblicato un mio articolo (in Inglese) sul Lato Oscuro della propaganda sul riscaldamento globale, scritto a commento del nuovo rapporto “Calde Parole: Come stiamo raccontando la storia del cambiamento climatico e come raccontarla meglio?

Tradurro’ presto il testo in Italiano. Eccone alcuni assaggi:

I pessimisti sul riscaldamento globale [… ] vengono ora incoraggiati a costruirsi una loro propria realtà, quasi certamente destinando tutti noi ad un triste futuro. Armati di propaganda invece che razionalita’, stanno sostenendo un’ortodossia che rievoca certi Stati comunisti. […]

[Gli autori del rapporto] arrivano quasi a riconoscere implicitamente che forse il catastrofismo sul cambiamento climatico e’ “un’altra costruzione apocalittica [… ] forse un sottoprodotto delle nostre immaginazioni culturali”. […]

Qualcuno sta forse preparando il terreno perche’ zeloti eco-rivoluzionari rimuovano la maggior parte delle nostre liberta’ e una vasta gamma dei nostri successi tecnologici, imponendoci una vita “ecologica” di dolore, malattia, lavoro manuale, pensando che l’ingegnosita’ umana e’ una malvagita’ che distruggera’ il pianeta invece che migliorare le nostre vite? [… ]

Sto ancora aspettando che un singolo fenomeno metereologico (ad esempio il percorso degli uragani; o i venti prevalenti in una zona) cambi a causa del riscaldamento globale. Se ne venite a conoscenza, fatemelo sapere!

Gli Stupidi e il Riscaldamento Globale

Lettera aperta a Richard Littlemore di DeSmogBlog

Caro Richard

Tanto quanto apprezzo il tuo blog per il reporting della conferenza Environmental Wars, cui non ho potuto attendere, trovo il tuo blog "Pagliacci" non poco una vergogna, con tutti quegli ingiustificati ad-hominems

Se davvero credi in una crisi imminente del clima, non ha senso per te appannare il dibattito con tentativi di umorismo poco divertenti.

Come conseguenza ci saranno altrettanto poco divertenti blog riguardo gli "sciocchi a mente chiusa che credono al riscaldamento globale" e così via

In altre parole, le tue affermazioni non porteranno ne' te, ne' nessun altro, ne' il clima del pianeta da nessuna parte

Potrebbero anzi essere usate da qualcuno per "dimostrare" che "la lobby del riscaldamento globale" non ha argomenti da discussione

Confidando che non abbandonerai il tuo lavoro per darti al teatro buffo, continuero' a leggere il tuo blog per opinioni più interessanti

Il Cambiamento Climatico e la Skeptics Society – prime impressioni

L’american Skeptics Society ha appena tenuto il congresso “Environmental Wars” (“Guerre Ambientali”) dedicato a “dibattere se l’attività umana realmente sta cambiando il clima del pianeta”

I migliori link (in inglese) per ottenere le informazioni sul congresso sembrano finora essere:

Da scettico di lunga data, posso soltanto essere felice di vedere che nientemeno che Michael Shermer e’ stato fino ad alcune settimane fa poco disposto a entrare il gregge del Cambiamento Climatico. Spero basti questo come prova che non sono pagato da diaboliche compagnie petrolifere nello scrivere le mie opinioni: particolarmente quando dubito delle affermazioni piu’ catastrofiche

In ogni caso: dopo aver letteralmente letto tutto ai link summentovati, la mia impressione è che il dibattito rimane come polarizzato come sempre, con ogni partecipante disposto solo a vedere quello che vuole

Tutto sommato, potrebbe essere un problema di comunicazione

Alcuni semplicemente rifiutano di essere guidati come buoi, sottomessi intellettualmente da storie spaventevoli e descrizioni di disastri imminenti

Altri pensano che quei disastri siano prossimi venturi, ma non riescono a comunicarlo senza ricorrere al vetusto “la fine del mondo e’ vicina! pentitevi!”

E così, avendo realizzato che il loro messaggio non ha l’effetto previsto, questi altri provano a forzare ancor di piu’, e gia’ che ci sono buttano insulti qua e la’

E quindi questa e’ la mia richiesta a chi dice che “Il Cambiamento Climatico e’ terribile, facciamo qualcosa subito!”: Per favore cambiate la maniera del vostro messaggio. Quello che fate adesso non e’ il modo di condurre un dibattito intelligente. Ed non ha senso se volete ottenere i risultati

Se realmente credete di essere nel giusto, trovate un modo per ottenere cosa volete

E a proposito: non dite “il dibattito è superato“. Non funziona neanche quello