Category Archives: Cambiamento Climatico

Il Riscaldamento Globale Dimentica Due Terzi del Pianeta

Nel rapporto IPCC 2007 (AR4-WG2):

(a) Il 96% dei cambiamenti riportati e’ avvenuto in Europa
(b) Per tutta l’Africa, hanno trovato solo 7 cambiamenti
(c) Per Australia e Nuova Zelanza, solo 6 cambiamenti
(d) Per l’Asia, il continente piu’ grosso, solo 114 cambiamenti
etc etc

In termini di cambiamenti per kmq, l’Europa ne ha:

1- 11,978 piu’ dell’Africa
2- 85 piu’ del Nord America
3- 853 piu’ del Sud America
4- 1,066 piu’ dell’Asia
5- 3,702 piu’ di Australia e Nuova Zelanda
6- 270 piu’ dell’Antartide

Se anche escludiamo l’Europa, e ci riferiamo al Nord America, quest’ultimo ha:

1- 142 piu’ cambiamenti per kmq dell’Africa
2- 10 piu’ del Sud America
3- 12 piu’ dell’Asia
4- 43 piu’ di Australia e Nuova Zelanda
5- 3 piu’ dell’Antartide

Insomma quando all’IPCC si parla di “verifica globale” si sta dicendo una grossa esagerazione. Prima di parlare di “globale” occorrerebbe studiare per bene l’Africa, l’Asia, l’Australia, la Nuova Zelanda, e il Sud America. Per un totale dei due terzi delle terre emerse.

Grandi Novita’ Possibili nel Prossimo Ciclo Solare

(mia traduzione di un testo di Timo Niroma, Master of Statistics all’Universita’ di Helsinki, Finlandia)

Il ciclo solare 24 portera’ a un “cambiamento di fase” nel Sole.

L’annuncio della NASA che adesso, all’inizio del ciclo solare 24, non c’è nulla di sbagliato nel comportamento attuale del Sole va esaminato attentamente. (A proposito: come può il Sole essere “sbagliato”?).

La Nasa afferma che “il basso numero di macchie solari al momento rientra nelle norme storiche dei cicli solari”. Suppongo che per “norme storiche” si intenda “comportamento passato”.

Per essere in grado di valutare il valore di tale affermazione ho contato la lunghezza dei minimi del ciclo, a partire dal secondo mese al di sotto di un valore di 10 Wolfs fino al penultimo mese al di sotto del 10 Wolfs, e comparato con quei valori il periodo in corso.

Durate dei minimi:

Inferiore a 1 anno: 2 cicli (2 1766- e 18 1944-)
Fra 1.0 e 1.9 anni: 12 cicli (inclusi tutti i cinque ultimi cicli, dal 19 al 23 (1954-,… fino al 1996 -).
2.0-2.9 anni: 2 cicli (1 1755- e 17 1933-) (*)
3.0-3.9 anni: 3 cicli (5 1798-, 12 1878- 15 1913-)
4.0-4.9 anni: 3 cicli (7 1823-, 13 1889- 14 1901-)
5.0-5.9 anni: nessuno
6.0-6.9 anni: nessuno
7,1 anni: ciclo 6 (1810-) (**)

(*)Il ciclo 24 rientrerà almeno in questa categoria, perché ad oggi (luglio 2008), il minimo e’ già durato 2,4 anni.

(**) Notare che il 1810 è il solo anno dal 1713 in poi ad essere stato completamente privo di macchie solari.

Se continua cosi’, nel mese di Agosto 2008 si potranno contare 16 cicli con minimi più brevi dell’attuale, e 7 cicli con minimi più lunghi. Ancora più importante è che i minimi più lunghi sono in due gruppi consecutivi: cicli 5-7 (“Minimo di Dalton”) e 12-15 (1878-1913). Tutti i cicli dal 16-23 (1923-1996) hanno avuto minimi più brevi del ciclo 24.

La Nasa continua: “Questa notizia, che non c’è notizia, è una notizia a causa delle dicerie fra persone comuni e in circoli accademici che ci sia qualcosa di sbagliato riguardo il Sole”. Probabilmente la Nasa vuol dire che sono le nostre osservazioni / ipotesi / teorie, e non il Sole, a essere sbagliate.

La vera notizia è che dal 1913 nessun minimo e’ durato tanto quanto quello in corso. E la fine non è in vista. La vera notizia è che dopo un periodo di 76 anni “Gleissberg” (1923-1996) di minimi brevi siamo tornati a periodi come i 25 anni di Dalton (1798-1823) o la seconda parte del minimo di Maunder (1675-1699) o ai cicli 12-15 (1878-1913). E la parte attiva del ciclo dopo minimi lunghi e’ durata 7-8 anni, mentre dopo minimi brevi circa 9 anni.

Quindi, siamo in una fase di cambiamento nel comportamento del Sole e questa è la vera notizia. Il clima cambia da freddo a caldo e viceversa in accordo con i cambiamenti di fase del Sole.

La Nasa continua: “Il ciclo solare 23 in fase di esaurimento finora è durato 142 mesi – entro la prima deviazione standard (SD) e quindi assolutamente anormale. “(Perché non dicono se la loro SD e’ .95 o .98?).

Ma se, in teoria, questo è vero in un senso matematico, in realta’ non ha alcuna importanza in questo contesto. Il motivo è che non abbiamo qui una cosiddetta “distribuzione normale”, dove si potrebbe utilizzare la deviazione standard in una maniera statisticamente e logicamente sensata.

Invece ecco una lista dei cambiamenti di fase:

(a) nel 1798 (ciclo del 1796) con passaggio verso minimi lunghi;
(b) nel 1833 (1832) verso minimi brevi
(c) nel 1878 (1876) verso minimi lunghi
(d) nel 1923 (1922) verso minimi brevi
(e) e ora di nuovo (dal 2005/2006) di nuovo verso minimi lunghi.

La Nasa continua: “Il minimo attuale non è anormalmente debole o lungo”. Ma non è questo il punto. Il punto è che e’ in corso la fase di passaggio con ciclo di 24. La Nasa compara questo minimo anche con il minimo di Maunder ( “il più lungo minimo mai registrato”), ma tutto cio’ e’ fuorviante perché quello in corso è minimo tra cicli (forse anche tra super-cicli, ma non si può sapere) mentre il minimo di Maunder è stato un super-minimo nel corso del quale si possono vedere (appena, ma pur tuttavia ci sono) cinque cicli.

La Nasa: “La tranquillita’ solare del 2008 non è il ritorno del minimo di Maunder, secondo Hathaway. Abbiamo già osservato alcune macchie solari dal prossimo ciclo solare, spiega. Ciò suggerisce che il ciclo solare sta procedendo normalmente”. Ritengo questa una esagerazione. Ci sono stati tre macchie molto piccole della durata di 1-2 giorni, durante l’ultimo semestre. Normale? Sicuramente no. 10,7 centimetri flusso che scende a circa 65 durante lo stesso periodo. Normale? Forse, se vogliamo mettere insieme Maunder, Dalton e il Sole iper-attivo del XX secolo. Quasi a dire che comunque si comporti il Sole, sara’ normale.

Ma c’è qualcosa di vero, al riguardo. Il Sole si comporta sempre normalmente (secondo le leggi della fisica), ma i vari modi e molte sorprese in cui mostra la sua normalità sono veramente affascinanti.

Il Crollo del Ponte di Ghiaccio del Perito Moreno

(mia traduzione di un messaggio di Eduardo Ferreyra, curatore in Argentina del sito “Ecologia: Mytos y Fraudes“, riguardo il ghiacciaio Perito Moreno il cui ponte di ghiaccio e’ recentemente salito agli onori della cronaca visto che e’ in fase di crollo)

Al ghiacciaio Perito Moreno sta per crollare il suo “ponte di ghiaccio”, come accade regolarmente. In passato succedeva ogni quattro anni, ma il fenomeno si interruppe per un periodo di 16 anni fino al 1998. Naturalmente, la causa di questi crolli è la massa di ghiaccio in aumento, e il rapido movimento del ghiacciaio. Ultimamente, il ponte di ghiaccio si rompe ogni due anni, invece di quattro, il che indica che l’avanzamento e’ più veloce che mai.

Naturalmente, le temperature non hanno nulla a che vedere con questo, che dipende dalle precipitazioni a monte. Di solito, il ponte si e’ sempre rotto a fine estate (marzo o fine febbraio), ma il fenomeno di questi giorni, capitante in inverno, può essere attribuito solo ad acqua molto più fredda contenuta nella diga che si forma quando la lingua del ghiacciaio raggiunge la terraferma dall’altra parte del lago di San Martin. Acqua piu’ calda scioglie il ghiacciaio da sotto creando il famoso “ponte”. Questo processo e’ cominciato a Febbraio, quando l’acqua nel lago era più calda, e all’epoca tutti i media prevedevano la rottura in Marzo.

Sembra che l’acqua nei mesi di Marzo, Aprile e Maggio sia stata piu’ fredda del solito, e quindi la fusione e’ durata più del previsto. L’avanzare veloce del ghiacciaio crea un forte stress sul ponte, che quindi crolla. Non c’e’ niente di strano che non possa essere spiegato dalla fisica e della meteorologia.

L’Importanza Relativa dei Nostri Discendenti del 2100

Discussione sul blog Oca Sapiens sul “tasso di preferenza intertemporale” (tecnicamente, PRTP), una serie di paroloni che significano “quanta importanza diamo ai nostri contemporanei rispetto alle persone del futuro, per esempio del 2100?”.

Un PRTP uguale a zero, vuol dire dare a tutti la “stessa importanza”. Maggiore di zero, vuol dire dare “maggiore importanza” ai contemporanei, e poi via via sempre meno “importanza” man mano che si va nel futuro.

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Mi e’ stato detto che il PRTP deve essere zero “per motivi etici”. Lo dice anche un professor Heal della Columbia University.

A me invece sembra un’affermazione straordinaria, che ovviamente avrebbe bisogno di prove e dimostrazioni straordinarie. Il fatto poi che certi discorsi provengano praticamente esclusivamente da “cambioclimatisti” e “economisti ambientali” non provvede granche’ fondamenta al concetto.

Usare un PRTP maggiore di zero infatti non vuol dire “chi se ne frega del 2100″ ma e’ semplicemente riconoscere la naturale, eticissima preferenza verso coloro che esistono rispetto a quelli che potrebbero esistere. Ci sono vari aspetti riguardo questo:

(1) la nostra e’ una specie tribale, e l’importanza nella nostra vita di familiari, vicini, amici e conoscenti e’ diversa da quella di completi sconosciuti. Allo stesso modo, la vita e il benessere di chi e’ nostro contemporaneo sono piu’ importanti di quelli di persone future

(2) mentre l’esistenza dei contemporanei e’ un dato di fatto, l’esistenza delle “persone future” e’ “solo” una possibilita’, e di questo bisogna tenere conto. L’esempio che ho fatto in passato e’ quello del genitore che si ritrova con il figlio malato e una medicina introvabile e/o costosissima a disposizione: che senso avrebbe non dare quella medicina a quel figlio, per tenerla da parte nel caso che in futuro nasca un altro figlio che potrebbe forse averne bisogno?

(3) e’ molto difficile prevedere, specie il futuro, ha piu’ o meno detto qualcuno prima di me. E’ molto divertente rivedere documentari di venti o cinquanta anni fa, in cui si cercava di descrivere la “vita negli anni Duemila”, proprio perche’ c’hanno azzeccato poco o niente. Non si capisce perche’ improvvisamente adesso dovremmo essere piu’ bravi a vedere nel futuro: e quindi perche’ fare finta che possiamo scegliere noi in maniera sensata per i terrestri del 2100? E se piu’ si cerca di prevedere lontano nel tempo, meno si puo’ essere sicuri, allora e’ perfettamente logico (ed etico) introdurre un “fattore di preferenza intertemporale” che vada a diminuire con la nostra sicurezza.

Purtroppo Heal rimanda, riguardo l’ultimo punto, a un suo lavoro che non e’ disponibile su Internet.

Similitudini fra Cambioclimatisti e Lysenkoisti

Molto tempestiva la trasmissione “In Our Time” sulla BBC Radio 4, riguardo il “lysenkoismo“, la “biologia sovietica” travestita da “scienza” ma in realta’ pura propaganda, che Trofim D. Lysenko, consulente agricolo di Stalin, è riuscito a spacciare come “verità” dal 1928 fino almeno al 1962. Questa la descrizione originale del programma (mia traduzione dall’inglese)

Nel 1928, mentre l’America marcia verso il “crash” a Wall Street, Joseph Stalin rivela il suo progetto piu’ importante – la Natura verra’ conquistata dalla Scienza, la Russia diventera’ brutalmente, luccicantemente moderna e il Mondo sara’ trasformato dall’impegno comunista.

Nel cuore di questa visione arrivo’ Trofim Lysenko, un genetista autodidatta che promise di trasformare il deserto russo in giardino dell’Eden carico di grano.

Oggi, Lysenko è sinonimo di frode, ma nella Russia di Stalin le sue idee divennero legge. Esse rivelano un ambiente scientifico distorto dalla ideologia, in cui le idee erano letteralmente una questione di vita o di morte. Rischiava il gulag, chi era in disaccordo con Lysenko, ma questi ha forse irreparabilmente danneggiato [con la sua opera] la capacità dell’Unione sovietica di combattere e vincere la Guerra Fredda.

Il file MP3 del programma può essere scaricato qui.

Grazie a quel programma, e’ possibile fare una lista degli elementi simili o in comune, fra la “biologia e genetica sovietica” di Lysenko e le idee a noi contemporaneee riguardo un Riscaldamento Globale di origine Antropogenica (comunemente indicate con l’acronimo AGW):

(a) Si proclamano risultati e si dichiarano successi prima che un esperimento sia completato (a 12m10s, nel file mp3 sopra indicato). In AGW, basta guardare agli innumerevoli documenti che prendono l’AGW stesso come verità stabilita, anche se il dibattito sull'”attribuzione” stessa dei cambiamenti osservati è ancora molto aperto.

(b) I fautori dichiarano sempre e comunque “vittoria”, non importa cosa accada, e sono sempre pronti a “cambiare le carte in tavola” (mp3: 14m15s). Un modo di fare piuttosto comune negli ambienti AGW: oggi, che il pianeta si riscalda o si raffreddi, le osservazioni saranno comunque “compatibili” con la teoria dell’AGW.

(c) La scienza è presentata come una serie di “soluzioni”, non semplicemente come un accumulo di “conoscenza” (mp3: 19m45s). Chi crede nell’AGWers non sembra capace di distinguere fra “ricerca” ed “impegno civile”: per esempio, l’IPCC è politicamente attivo, tanto da vincere un Premio Nobel per la Pace.

(d) Secondo gli scienziati implicati, la pianificazione centralizzata è meglio del capitalismo libero (mp3: 35m45s). Da Al Gore al Professor Lord Giddens della London School of Economics, in ambienti AGW c’è un solo pensiero: il libero mercato non basta, ed occorre un grande intervento dello Stato per salvare il pianeta da un castigo climatico.

E’ curioso notare come gli ospiti della trasmissione della BBC abbiano riso solo fino a un certo punto dopo che uno di essi ha spiritosamente detto che Lysenko, con quella personalità e quegli atteggiamenti, avrebbe fatto una carriera “sicura” nella scienza britannica moderna (mp3: 24m15s).

Ancora più ironico è il fatto che Lysenko stesso ha cercato di fare della ingegneria planetaria, per cambiare il clima della Siberia: a suo dire, piantando alberi in gruppo, i più deboli si sarebbero sacrificati per consentire alle piante più resistenti di sopravvivere.

E nel caso in cui qualcuno se lo chieda: no, non ha funzionato …

Convegno CNR a Roma: “Il Clima Urbano”

Ricevo e rimando:

L’Istituto sull’Inquinamento Atmosferico del CNR, attraverso importanti contributi dei principali esperti della materia,  intende contribuire alla discussione  sul cambiamento climatico d’origine antropica nei grandi centri urbani, (urban warming) che solo negli ultimi anni ha assunto entità tali da coinvolgere tutti noi in modo diretto, con impatti rilevanti anche sulla salute umana. Abbiamo quindi il piacere di INVITARLA all’’evento:

IL CLIMA URBANO: DIAGNOSI E PREVISIONE
Giovedì 12 giugno 2008, presso il CNR, P.le Aldo Moro, 7 , 00185 Roma.

Il programma e le indicazioni per l’iscrizione sono disponibili all’indirizzo http://www.iia.cnr.it/clima_urbano

La partecipazione è gratuita. Per esigenze organizzative, chiediamo la cortesia di inviare l’adesione quanto prima.

Un Malinteso chiamato RealClimate

Quale Scienza per il Clima?
Siamo sicuri che i climatologi che parlano di riscaldamento globale di origine antropogenica (in acronimo dall’inglese, AGW) e chi ne e’ invece scettico da un punto di vista scientifico, stiano parlando del medesimo argomento?

La pensavo così, ma adesso non ne sono piu’ sicuro….

Questa e’ la mia impressione, avendo seguito il dibattito sull’AGW per gli ultimi cinque anni ultimi, e considerando anche il recentissimo blog sulle “Farfalle” su “Real Climate” (RC), il sito considerato da alcuni una specie di Vate da mai dubitare:

  • Gli scienziati che si occupano di clima e sono convinti dell’AGW stanno facendo quello che possono, ma dopo aver molto limitato il loro campo di ricerca, a partire dalla scelta di occuparsi pressocche’ esclusivamente di modelli del clima al calcolatore
  • Io, ed altri “colleghi scettici” con una preparazione scientifica, ci riferiamo invece e semplicemente alle ampie e inesplorate regioni della conoscenza fuori dalla comprensione e dall’abilità di calcolo del modellista climatico medio.

Per fare un’analogia: immaginiamo se i paleontologi avessero deciso di concentrarsi sui crani degli ominidi della Rift Valley in Kenya, disdegnando (in altri termini, trattando come “rumore “) tutto il contesto dei ritrovamenti, comprese altre ossa umane, resti di animali, la geografia locale (ed il clima). Ed ignorando deliberatamente ogni altro ritrovamento riguardante gli ominidi, altrove nel mondo.

La loro sarebbe ancora “scienza”, ma anche una ricerca cosi’ focalizzata da risultare abbastanza improbabile che possa aggiungere molto alla conoscenza e alla comprensione di alcunche’, a parte se stessa.

Incomprensioni
Se un così colossale malinteso è effettivamente in atto, sarebbe una spiegazione plausibile dello straordinario… clima di conflitto che attanaglia al momento la climatologia (e sto deliberatamente evitando di parlare di politica). Da un lato, si considera lo scetticismo come uno scandalo disonesto che dovrebbe essere schiacciato e cancellato una volta per tutte dall’esistenza; dall’altro lato, si vuole buttare via anni e gli anni di ricerca come sciocchezze praticamente irrilevanti scritte da bugiardi incompetenti.

Nessuna meraviglia quindi se i due lati non possono sopportarsi… come potrebbero andar d’accordo due giudici ad un concorso per cani, se uno di loro fosse soltanto interessato nella (ed avesse sviluppato un’intera teoria della bellezza canina riguardo alla) forma della coda?

Storia Breve della Climatologia
La storia di come la climatologia contemporanea e’ diventata quella che e’ puo’ chiarire molte cose.

Inizialmente, esperimenti di laboratorio hanno dato alcune indicazioni su come i gas costituenti dell’atmosfera potessero interagire tra loro e con la radiazione solare. Notevole fra quelli, lo studio sull’effetto serra dell’anidride carbonica (CO2) condotto da Arrhenius nel 1896.

Ma il mondo reale della meteorologia (clima compreso) è molto più complesso della regolazione del laboratorio. Per esempio, ampi scambi di energia si manifestano nella grande circolazione atmosferica “a celle”, nella termodinamica degli oceanici e in interi cicli con forte influenza climatica, attualmente conosciuti come l’Oscillazione Decennale nel Pacifico (PDO), l’Oscillazione nell’Atlantico del Nord (NAO), gli ormai famosi el Nino/la Nina, ecc ecc.

Non potendo replicare tutto cio’ in condizioni controllate in laboratorio, i climatologi hanno optato per modelli dell’atmosfera fatti al calcolatore. Ciò e’ stato possibile naturalmente soltanto dopo che una minima capacita’ di calcolo è divenuta disponibile.

I calcolatori naturalmente capiscono soltanto i numeri, e formule sotto forma di serie di istruzioni. Per ottenere quelli e quelle, è stato fatto un presupposto molto importante: in un metodo curiosamente rievocativo della scienza dell’aeronautica, il clima è stato considerato come la risposta dell’atmosfera alle “forzanti”, cioè a componenti distinguibili l’una dall’altra e che “spingono” l’atmosfera ciascuna in una direzione.

Il “clima” è allora l’effetto generale risultante dall’azione di ciascuna forzante, mediato per un certo periodo di tempo.

In quel contesto, le “forzanti” erano strumenti puramente operativi, “digitazionali” usati per avere una base per calcolare il clima. Per definizione, infatti, le forzanti non possono essere misurate: tutte le osservazioni dell’atmosfera reale (ovviamente!) comprendono il loro effetto cumulativo, da cui e’ impossibile discernere quello individuale.

Se le “forzanti” usate esistano davvero o no, è quindi irrilevante. Possiamo sceglierle plausibili dal punto di vista fisico, o implausibili: per quello che valgono, potrebbero essere sostituite dall’analisi di Fourier, o dalla Principal Component Analysis, o da qualunque strumento tecnico che possa trasformare un insieme di segnali (e di formule) in numeri (e procedure) che un calcolatore possa capire.

Tuttavia, il fascino della semplicita’ del concetto di forzante, unito al costante aumento nella potenza di calcolo disponibile, ha causato un importante quanto fuorviante spostamento dell’attenzione, dal clima (osservabile) alle forzanti appunto (individualmente inosservabili). In una prima dicotomia con il mondo reale, invece che usare le forzanti per investigare lo sviluppo (possibile) del clima reale, sono stati usati i modelli come strumenti per lo studio dell’effetto (possibile) di ciascuna forzante sul virtualissimo clima dei modelli stessi.

Questo cambiamento è meno sottile di quanto possa apparire. Significa gettare la spugna e rinunciare a provare di capire l’atmosfera reale, preferendole il concentrarsi su prestabiliti, gia’ conosciuti effetti di cause gia’ conosciute anch’esse. I modelli infatti sono ben lontani dall’essere indipendenti dalle forzanti: anzi, sono creati in base a quelle. L’effetto di una forzante è già scritto nella programmazione del modello che dovrebbe servire a investigarla, e quindi i risultati del modello non potranno mostrare che quell’effetto al lavoro.

Anche se i risultati potrebbero variare per esempio cambiando la rappresentazione orografica in un modello, non potra’ mai accadere che quel modello si metta a funzionare in maniera contraria a quello che e’ per ipotesi il suo comportamento. Per esempio se la forzante-CO2 dice che a un aumento della concentrazione, aumentera’ la temperatura, nessun modello basato su quella forzante indichera’ diminuzioni della temperatura stessa, all’aumentare della concentrazione di CO2.

Un’altra analogia: se scrivo un programma al computer che aumenti un contatore di “uno” ogni volta che un oggetto bianco attraversa il campo visivo di una webcam, non accadra’ mai che il mio programma conti verso numeri negativi, perche’ non e’ stato programmato per sottrarre.

Il fatto che il contatore aumenti nel tempo non dice niente circa la densita’ di oggetti bianchi nel mondo reale. Mostra solo… come funziona il contatore.

Parametri, Troppi Parametri
Che cosa rimane da fare quando tutti quello che si ha, sono modelli utili soltanto per studiare quale potrebbe essere l’effetto di una o piu’ forzanti? Si puo’ solo “giocare” con i parametri, modificandoli in maniera da “essere compatibili” con le osservazioni e “la plausibilità”. Questo si vede benissimo nell’articolo di Hansen ed altri (2007), “Simulazioni di clima per il periodo 1880-2003 con il modello GISS ModelE”, letteralmente infestato di innumerevoli valori “stimati”, sei dei quali in maniera esplicitamente “soggettiva” (in altre parole, poco piu’ che tirando a indovinare) e pur tuttavia ritenuti degni di essere pubblicati in un articolo scientifico “peer-reviewed”.

Si noti che il confronto con il mondo reale è tutto sommato una questione marginale, in quell’articolo. Si parla di “osservazioni” (medie lungo 25 anni o piu’) ma solo perche’ ritenute utili per valutare le probabili grandezze dei parametri usati nei modelli, e quindi la possibile rilevanza relativa di ciascuna forzante.

Agli autori praticamente non interessa tutto cio’ che non e’ finalizzato a quella specifica valutazione: perche’ in una seconda dicotomia con il mondo reale, in una tale visione del mondo tutto cio’ che non sia incluso nella modellistica è “rumore”, in altre parole “trascurabile”.

Nel “mainstream” della scienza contemporanea del clima, non c’è nessun tentativo di “tornare in laboratorio”, tutta basata sulle forzanti, neanche per esempio per rianalizzare e imparare qualcosa di nuovo da osservazioni inattese: perché queste ultime sono “rumore” (a volte denominato “tempo metereologico”) e quindi sono, anzi vanno ignorate. E non c’è nessuno sforzo significativo per misurare se qualcosa non stia andando per il verso giusto: per esempio, i confronti fra i risultati dei modelli e le osservazioni sono semplicemente visivi, non numerici.

Quel che c’e’ di buono in tutto questo è che rimangono aree enormi di ricerca in campo climatico, lasciate intonsi per le generazioni future. Il lato negativo invece è che i modelli climatici, al momento, sono come scavati nella pietra, inamovibili, qualunque sia il clima reale là fuori.

Quali previsioni dai modelli climatici?
Scettici e non-scettici sembrano andare d’accordo sul fatto che i modelli non possano fare previsioni (previsioni cioè che possano essere falsificate, o confermate, tramite osservazioni) per periodi più brevi di circa 25 anni a partire dalla data del calcolo.

Infatti, RealClimate sembra indicare un quarto di secolo, più o meno, come il periodo di tempo minimo necessario a ottenere le necessarie “medie” che possano essere chiamate “clima” piuttosto che “tempo metereologico”. In realta’ si tratta di un secondo esempio di come i climatologi AGW abbiano severamente limitato il loro campo d’azione: come tutto cio’ che non possa essere modellato dalle forzanti è indicato come “rumore”, così tutto cio’ che si annulli sulle scale venticinquennali è, anch’esso, “rumore”.

Abbiamo insomma cominciato con la “scienza del clima” ma poi ci siamo incastrati nel “fare medie multi-decennali per valutare i parametri da utilizzare nella stima dell’effetto delle forzanti”.

Si puo’ falsificare (o dimostrare) i modelli basati sulle forzanti?
No. Cosi’ come stanno le cose, e’ assolutamente impossibile. Bisognerebbe aspettare venticinque anni, per poi verificare questo o quell’altro modello, e tutti quelli, all’epoca, saranno drammaticamente obsoleti. E basteranno un paio di eruzioni vulcaniche per annullare ogni previsione.

Insomma, senza modo per falsificarli, direbbe l’epistemiologo Karl Popper, i modelli proprio non sembrano poter essere scienza.

Alcuni di coloro che credono nell’AGW rispondono a quella domanda con improbabili affermazioni, insinuando che il criterio della falsificazione sia ormai roba vecchia: una risposta un po’ lugubre, che uno si aspetterebbe non da scienziati, ma da loschi inventori di macchine dal moto perpetuo.

In relta’, la domanda sul dimostrare/falsificare i modelli climatici, può semplicemente essere la domanda sbagliata. I modelli non sono ne’ adatti, ne’ pensati per fare previsioni, anche se poi vengono abusati in tal senso da fior di scienziati (e da politici e ambientalisti innamorati delle catastrofi). I modelli climatici sono soltanto strumenti per studiare l’effetto possibile di ciascuna forzante. Hansen ed altri, nell’articolo sopracitato, parlano di “usare il modello per simulazioni di cambiamenti climatici futuri”.

La parola chiave è naturalmente “simulazioni”.

I modelli non sono uno strumento per previsioni del tempo, e neanche del clima. Nel suo rapporto 2001 l’IPCC (il gruppo intergovernamentale delle Nazioni Unite che si occupa di cambiamenti climatici) ha infatti dichiarato, in termini non incerti: (dal IPCC TAR-WG1, 2001).

“Nella ricerca e nella modellistica sul clima, bisogna riconoscere che abbiamo a che fare con un sistema caotico accoppiato in maniera non-lineare, e quindi che la previsione a lungo termine delle condizioni climatiche future non è possibile”

Quello che i modelli possono fare è simulare l’effetto delle diverse forzanti, qualcosa che comunque non e’ possibile osservare; e simulare l’effetto cumulativo delle forzanti, aggiungengo incertezza a incertezza visto che vanno modellate anche le varie interazioni. E anche l’effetto cumulativo, non si pensa che sia davvero osservabile.

A quanto e’ dato sapere, il gruppo di RC non ha mai affermato altro. Buon per loro. Forse pero’ potrebbero essere stati più chiari, più spesso, ma finalmente, ultimamente stanno cominciando a muoversi nel verso giusto, arrivando a scrivere:

“[…] La media di insieme (dei modelli) aumenta monotonicamente in assenza di grandi eruzioni vulcaniche, ma [quella media] è la componente forzata del cambiamento climatico, non [qualcosa] che potrebbe accadere nel mondo reale. […] “

E Kevin Trenberth, un autore importante del rapporto IPCC-TAR nel 2001, ha scritto recentemente:

“In effetti non ci sono affatto previsioni fatte dall’IPCC. E non ci sono mai state. L’IPCC offre invece ‘what-if’, “cosa succederebbe se”, possibili scenari climatici futuri che corrispondono a determinati andamenti delle emissioni.”

Debolezze Composte
Occorre ricordare un punto importante: di per sè, fare una “stima” è normale nel fare ricerca scientifica; la modellistica al calcolatore è un ottimo strumento per situazioni molto complesse; le forzanti sono un buon metodo per tradurre un sistema in un modello trattabile; ed l’analisi degli “scenari” e’ il modo standard per valutare il rischio.

Ma quando si parla di climatologia basata sulle forzanti, tutte quelle componenti agiscono insieme peggiorando le loro debolezze piuttosto che migliorando i loro punti forti: le stime sono troppo spesso soggettive, i modelli al calcolatore sono usati per studiare le forzanti invece che il clima, le forzanti sono considerate “reali” anche se non possono essere misurate ed gli “scenari” sono usati come previsioni invece che per quantificare i rischi reali.

La scienza dell’AGW è addirittura alla base di una grande organizzazione intergovernativa (l’IPCC), decine di riunioni internazionali, l’azione collettiva di migliaia di persone, un Oscar ed un Nobel per la Pace: tutto in nome di qualcosa che ogni persona informata sa essere impossible da predire.

Che genere di scienza è la Climatologia?
Se ci si limita al “calcolo degli scenari”, la climatologia modellistica è una scienza (“la scienza dele forzanti del clima”, in effetti). E RealClimate un buonissimo sito. Lo stesso ragionamento si applica a tanto giornalismo scientifico contemporaneo preoccupato dell’AGW, compresi Scientific American, American Scientist, New Scientist, Science, Nature.

Quando si leggono articoli e reportage su quelle pubblicazioni, basta immaginare una visione del mondo (una “narrativa climatica“) dove la climatologia, la più incerta delle scienze esatte, è trasmutata in una scienza applicata, uno strumento politico-decisionale dove contano soltanto le forzanti e, fra le forzanti, solo quelle di origine antropogenica (sarebbe infatti difficile fare politica riguardo le forzanti non-antropogeniche…).

Ma quella e’ una visione troppo ristretta per essere utile, per esempio nella gestione del rischio, e tanto meno per far progredire la scienza. Piu’ che altro, porta all’assurdo di preoccuparsi di possibili uragani futuri, invece che degli argini che cedono adesso agli uragani presenti.

È tempo di ampliare la “narrativa climatica”, estraendo e liberando la scienza del clima dalla gabbia dei modelli, delle forzanti, degli scenari. I modelli sono stati la culla della climatologia, avrebbe detto Tsiolkovsky, ma non possiamo vivere per sempre nella culla.

La Religione Ambientalista del Riscaldamento Globale

Carlo Stagnaro (si’, proprio lui) ha deciso di citarmi sul blog de Il Foglio: “Gli ambientalisti costruiscono la loro nuova fede alla Nicea del global warming“:

La religione del global warming ha finalmente avuto il suo Concilio di Nicea. Il blog RealClimate.org – una specie di assemblea dei saggi dell’allarmismo climatico – ha pubblicato un importante post in seguito alla scomparsa di Ed Lorenz. Lorenz ha conquistato la fama pubblica e l’immortalità scientifica inaugurando le teorie del caos e sintetizzandole nell’effetto farfalla: il battito d’ali di una farfalla in Brasile può causare un uragano in Texas. I redattori di RealClimate.org si sono sentiti in dovere di spiegare che sì, l’effetto farfalla crea qualche grattacapo a chi vorrebbe sfruculiare le interiora di gallina per cavarne previsioni affidabili sulle temperature tra cent’anni. Però, nessun grattacapo è insuperabile se lo si seppellisce sotto una dichiarazione di fede: e hanno risolto la questione deliberando in questa maniera: “But how can climate be predictable if weather is chaotic? The trick lies in the statistics. In those same models that demonstrate the extreme sensitivity to initial conditions, it turns out that the long term means and other moments are stable. […] Climate change then is equivalent seeing how the structure changes, while not being too concerned about the specific trajectory you are on”. Che può essere liberamente tradotto così: non importa cosa succede oggi, cosa è accaduto ieri, come andranno le cose domani; i nostri modelli guardano oltre, all’alba del giorno dopo, e allora si dimostreranno infine giusti e il mondo sarà un’immensa palla rovente a causa dell’uso indiscriminato degli spazzolini elettrici. Come ha rivelato l’attento Maurizio Morabito, “la mancanza di attenzione per la traiettoria specifica del riscaldamento globale fa sì che letteralmente non possa esistere alcun set di osservazioni in grado di falsificare i modelli”. A differenza del Concilio di Nicea del 325 dC, che era una cosa seria tanto che siamo qui a quasi due millenni di distanza e ancora ne parliamo, il pronunciamento di RealClimate.org non ha a che fare con la Verità ma con la fuffa, non con la vita eterna ma col cattivo tempo. Non c’è proprio più religione.

 

RealClimate: (quasi) Niente Puo’ Falsificare i Nostri Modelli

Momenti di comicita’ involontaria sul sito RealClimate, considerato da molti il Faro e/o l’Oracolo per cio’ che concerne i cambiamenti climatici di origine antropogenica.

Gestito da ricercatori della NASA sotto lo sguardo dell’esimio James Hansen, “RealClimate” si propone da anni come il sito “de rigueur” per chi crede che le attivita’ umane stiano cambiando il clima in una maniera che a breve (nel giro di qualche decennio) si rivelera’ disastrosa.

Il problema pero’ e’ che come si sa, anche le previsioni del tempo a due settimane se non due giorni possono essere completamente sbagliate, per cui a tutta prima pensare di sapere quanto piovera’ nel 2087 o quanto saranno estese le zone desertiche nel 2103 sembrerebbe davvero eccessivo. Il tempo contiene elementi molto instabili, per cui una piccola variazione iniziale puo’ portare a risultati assolutamente divergenti.

RealClimate (attenzione: il gruppo intero, non solo uno o due persone come di solito) ha deciso di rispondere a quel dubbio approfittando della morte di Ed Lorenz, lo scienziato americano che sviluppo la Teoria del Caos proprio a partire dalle sue esperienze di metereologo.

Sfortunatamente, in “Le Farfalle, I Tornado e I Modelli Climatici” il gruppo di RealClimate ha inavvertitamente dichiarato al mondo che i modelli climatici non possono praticamente essere mai falsificati: qualunque cosa succeda, cioe’, sia che faccia caldo, o freddo, o piova, o sia secco, o se ci sono piu’ uragani, o meno uragani, o piu’ tornado, o meno tornado, o se la calotta polare si scioglie, oppure se ingrandisce di dimensione: qualunque fenomeno atmosferico, semplicemente non potra’ mai essere usato per negare veridicita’ ai modelli climatici che prevedono il riscaldamento globale e il cambiamento climatico.

Discorsi perfettamente analoghi si applicano anche a qualunque insieme di fenomeni atmosferici nel breve periodo, dove per “breve periodo” si intende probabilmente “di durata inferiore ai venti o trenta anni”.

Entro in piu’ dettagli nel mio blog sul clima (in inglese: “RealClimate rende la vita piu’ difficile ai modelli climatici” e “Ulteriori considerazioni sulla infalsificabilita’ dei modelli climatici su RealClimate“) quindi almeno per ora mi limito a una brevissima citazione:

[…] per il problema del clima, il tempo metereologico (o la traiettoria individuale) e’ [solo] rumore […]

Se per esempio i modelli indicano riscaldamento prossimo venturo, e i termometri indicano Gennaio e Febbraio 2008 come abbastanza piu’ freddi del solito, RealClimate puo’ comunque dire che i modelli sono giusti, e si tratta solo un fenomeno momentaneo (il “tempo”, appunto: “rumore”).

E se i modelli dicono che all’aumentare della concentrazione di gas-serra devono aumentare le temperature globali, mentre tale aumento si e’ interrotto dal 1998, di nuovo RealClimate puo’ dire che i modelli sono giusti, e che semplicemente la strada verso un pianeta piu’ caldo passa per alcuni anni senza aumento del riscaldamento (la “traiettoria individuale”).

L’unica maniera per verificare i modelli climatici sembra essere l’aspettare venti o trenta anni per vedere se il riscaldamento c’e’ stato. Difficilmente pero’ un tale atteggiamento puo’ essere usato per giustificare gli interventi drastici e illiberali che tanti richiedono, anzi pretendono.

Lo stesso Gavin Schmidt di RealClimate, in un blog di qualche mese fa, ha detto esplicitamente che le osservazioni servono “a migliorare i modelli” (invece che, che ne so, elaborare quelle “bestemmie” che sarebbero nuove interpretazioni). In altre parole: non e’ il modello climatico ad essere subordinato al mondo esterno, ma l’esatto opposto…

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Forse e’ solo un triste caso di “amore soffocante”, con i modellisti cosi’ innamorati dei modelli, da proteggerli a ogni costo, estraniandoli pero’ allora dalla “scienza” che e’ fatta, appunto, di teorie falsificabili, non corazzate contro qualunque critica o osservazione.

E’ davvero ironico che cio’ accada su RealClimate, dove non e’ praticamente possibile postare commenti se non di elogio e di accordo per i gestori del sito.

RealClimate, insomma, e’ il posto impermeabile al mondo esterno, dove modellisti impermeabili al mondo esterno pubblicano articoli impermeabili al mondo esterno…

L’Inopportuno “Earth Day”: Intervista a Roberto Vacca su skytv.it

Ricevo e rimando l’intervista andata al noto ingegnere e scrittore Roberto Vacca, oggi a skytv.it in occasione dell'”Earth Day”:

E’ ragionevole minimizzare l’uso di energia, acqua, metalli: il risparmio evita sprechi e ci rende più ricchi ed efficienti. Meno ragionevole installare pannelli fotovoltaici perché hanno rendimento basso (14%) e sono costosi, quindi sprecano risorse: meglio investirle in ricerca per realizzare fotovoltaico ad alto rendimento.
Il risparmio non va fatto per i motivi sbagliati, ad es. per timore che le attività umane producano riscaldamento globale del pianeta. Non lo producono: gli allarmi di Al Gore e IPCC sono infondati. Il clima varia per cause astronomiche con ciclo di 100.000 anni. Su Nord Europa e America 20.000 anni fa c’era uno strato di ghiaccio spesso 2 km: in 10.000 anni si è sciolto e il clima interglaciale ha favorito lo sviluppo delle nostre civiltà. L’attività solare, poi, produce un ciclo di mille anni: ora siamo in fase di alta temperatura, ma era più alta 1000 anni fa quando la Groenlandia era verde. Queste spiegazioni sono condivise da Freeman Dyson (uno dei maggiori fisici viventi) e da climatologici esperti (ad es. Prof. Luigi Mariani, Università di Milano, IBIMET, Istituto Biometeorologia CNR Bologna, etc.).
Le ragioni giuste per risparmiare sono, ad es., che il petrolio è più utile per alimentare l’industria petrochimica e quella farmaceutica, che non per essere bruciato.
Le iniziative come Earth Day sono inopportune: Il pubblico, esortato a risparmiare per ragioni sbagliate, quando capirà che non è l’uomo a modificare il clima del pianeta, ricomincerebbe a sprecare allegramente.
Iniziativa giusta sarebbe quella di far capire a tutti come stanno davvero le cose. Va fornita al pubblico informazione su quanta energia, quanta acqua, quante risorse consumiamo giorno per giorno. Poi sfidiamoci a risparmiare e controlliamo che cosa abbiamo ottenuto.
Il risparmio non si ottiene, ad esempio, usando un’auto che consuma pochissimo – se pi la usiamo per viaggi che si rivelano inutili. Serve organizzazione logistica per aumentare i rendimenti, evitare di costruire macchine e strutture inutili e risparmiare non solo energia ma anche tempo.

 

Antartide: Risposta a Leucophaea

Risposte al blogger Leucophaea che dice di voler restare calmo riguardo il recente “Caso Gonfiato dell’Iceberg Antartico“:

  • Il riscaldamento globale non c’e’: o meglio, se c’e’, non sappiamo ancora se sia globale o no, visto che all’IPCC ammettono a denti stretti che le osservazioni del riscaldamento sono quasi tutte europee.
  • E’ la fine dell’estate, il periodo di massimo riscaldamento. E quindi il momento piu’ probabile perche’ la banchisa si frantumi. Mi sembra un punto rilevante.
  • In alcuni punti il Polo sud si riscalda, in altri si raffredda. Cosa succeda in Antartide e’ una cosa ancora tutta da scoprire. L’immagine sopra mostra trend dal 1981 al 2007 che arrivano al massimo a +/-0.1C per decade (quindi un totale inferiore a 0.3C. E visto che l’Antartide e’ freddo, non sono quelle differenze a causare granche’ cambiamenti). Ne parlavo giusto ieri, perche’ dalla NASA arrivano informazioni almeno apparentemente contraddittorie, sull’Antartide, incluso il fatto che l’area di scioglimento, nel 2008, e’ stata di 300mila kmq, lontano dalla media storica che e’ 860mila kmq. Il gia’ citato IPCC, poi, sottolinea continuamente come il riscaldamento al Polo Sud si e’ visto chiaramente solo nella Penisola Antartica: guarda caso, proprio’ dov’e’ la banchisa Wilkins.
  • Le dimensioni dell’iceberg sono minime: minime rispetto all’intera banchisa Wilkins. Non dico di aspettare che si sciolga tutta…ma perche’ preoccuparsi se se ne stacca meno dell’1%? Altri e ben piu’ grandi iceberg si sono staccati dalle banchise antartiche, in passati recenti e remoti.
  • L’estensione dei ghiacci marini antartici e’ un milione di kmq superiore alla media storica. Io il link l’avevo messo: al famoso sito Cryosphere Today dell’Universita’ dell’Illinois a Urbana-Champaign.
  • I mesi appena trascorsi sono stati a livello globale fra i piu’ freddi degli ultimi anni. Non ho citato, quello, a riguardo del riscaldamento globale, ma proprio riferendomi alla banchisa Wilkins e al nuovo iceberg gigante. Se si e’ staccato in un periodo freddo, non possiamo certo imputare la sua dipartita al riscaldamento.
  • Le conferme che la presunta instabilita’ climatica sia da imputare all’uomo non sono “infinite”. Sono tutte nelle pagine del secondo gruppo di lavoro del quarto rapporto IPCC, capitolo 1. A proposito, sono 26.285 conferme, insieme a 3.174 smentite.
  • Su Franco Battaglia non mi pronuncio. Difendera’ le sue opinioni come piu’ gli aggrada. C’e’ da considerare che mentre chi crede nel riscaldamento antropogenico ha qualcosa in cui credere, appunto, chi ne e’ scettico per definizione non ha altro in comune con gli altri scettici, se non lo scetticismo. Sono consapevole quindi che ci sono un mucchio di svitati che non credono al riscaldamento globale, e che tanti di loro non usano i miei stessi argomenti, ne’ io i loro.

Il Caso Gonfiato dell’Iceberg Antartico

(grazie a FM per aver raccolto parte di queste informazioni)

Alla deriva un iceberg gigantesco“, tuona il Corriere della Sera del 26 Marzo. “Antartide: l’iceberg gigante fa tremare il pianeta“, dice Il Manifesto. “COLLASSO ANTARTICO, ICEBERG DA 415 KMQ“, tuona l’ANSA.

Peccato siano le solite esagerazioni: anzi, ancora piu’ esagerate del solito: ingiustificatamente gonfiate nei numeri, e nell’analisi.

(1) NUMERI GONFIATI, ZERO IN GEOMETRIA

Ad esempio si dice un po’ ovunque che l’iceberg e’ “sette volte Manhattan“. Ora, Manhattan e’ di circa 80 kmq…come si arriva all’iceberg di 7×80=560 Kmq?

La fonte originale era chiara:

“[…] un grande iceberg, 41×2.5km (102kmq) si e’ staccato…portando alla disintegrazione di 405kmq della banchisa [di Wilkins] interna […]

In Italia invece tutto cio’ è diventato, su RaiNews24 (dove la geometria piu’ elementare e’ sconosciuta):

Un mastodontico frammento di una banchisa antartica grande 415 chilometri quadri si e’ staccato […] Il blocco e’ lungo 41 chilometri ed e’ largo 2,4

Anche sui quotidiani italiani, una serie di strafalcioni hanno mostrato un “pensiero unico”. A parte il Corriere e il Manifesto gia’ menzionati:

Il Giornale: “La natura non fa sconti: un gigantesco frammento di Antartide, vasto circa 405 chilometri quadrati, si sta staccando dalla piattaforma principale di Wilkins Ice Shelf“.

La Repubblica: “Il frammento di 415 km quadrati si è separato dall’area dello Wilkins Ice Shelf – Antartide, si stacca iceberg gigante ‘E’ grande sette volte Manhattan'”

Wall Street Italia: “Il frammento di 415 km quadrati si è separato dall’area dello Wilkins Ice Shelf
Antartide, si stacca iceberg gigante ‘E’ grande sette volte Manhattan’

E’ evidente che in molte redazioni si copia dall’ANSA senza neanche fare una verifica anche minima.

Se non altro alla CNN non hanno sbagliato i conti. Alla BBC, poi, cercano di essere molto molto cauti, e non si pronunciano sul “distacco”.

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(2) L’ICEBERG E… IL RISCALDAMENTO GLOBALE (CHE NON C’E’)

La notizia di un iceberg che si stacca da una banchisa al Polo Sud, naturalmente, diventa subito “prova” del riscaldamento globale. Ma anche su questo si tratta di un’interpretazione praticamente senza base alcuna:

  1. E’ la fine dell’estate, al Polo Sud, il momento cioe’ di massimo riscaldamento
  2. La zona interessata e’ quella della Penisola Antartica, dove da vari anni si nota un innalzamento delle temperature in opposizione all’abbassamento in corso in altre parti dell’Antartide stesso, come si vede in questa elaborazione della NASA Temperature dell'Antartico
  3. La banchisa interessata ha una superficie fra i 13mila e i 16mila kmq, piu’ di 100 volte l’iceberg e piu’ di 25 volte la zona “disintegrata” (termine che fra l’altro vuol dire semplicemente “separatasi in blocchi di ghiaccio liberi di muoversi l’uno contro l’altro”, e non “scomparsa completamente”)
  4. Nel frattempo, l’estensione dei ghiacci marini antartici e’ un milione di kmq superiore alla media storica
  5. I mesi appena trascorsi sono stati a livello globale fra i piu’ freddi degli ultimi anni
  6. Nel 2000 si e’ staccato un iceberg di 11mila kmq. E nel 1956 galleggio’ libero un iceberg di 31mila kmq addirittura, piu’ grande della Sicilia

Tutto considerato insomma, non ci sono le basi per dire che l’iceberg del 2008 “conferma che il clima sta cambiando e sta cambiando adesso, come scrive invece EcoAlfabeta.

La Normalita’ del Tempo Fuori Stagione

Quanti si preoccupano del “riscaldamento globale causato dalle attivita’ umane” non perdono quasi mai occasione di portare fenomeni metereologici fuori stagione come prova che il clima della Terra stia davvero cambiando.

Il problema è che il “tempo fuori stagione” ha accompagnato l’umanità molto a lungo. Così a lungo, infatti, che la gente ha avuto modo di assegnare dei nomi precisi agli eventi metereological ritenuti eccezionali, e tuttavia ricorrenti.

Ecco una lista estratta da un articolo dal New York Times Magazine del 5 novembre 1933 (“L’Estate Indiana: un Mito ma anche un Fatto: cosa dicono i metereologi riguardo il periodo caldo autunnale“, di Charles Fitzhugh Talman):

Nomi per periodi caldi fuori stagione:

  • Scioglimento di Gennaio (America del Nord; caldo sopra 0C, appunto, a Gennaio)
  • Estate indiana (America del Nord, fra settembre a dicembre; giorni caldi e confortevoli d’autunno)
  • Estate di San Martino (Europa, novembre; intorno ai giorni dedicati ai santi Luca, Martino, Michele, Brigitta, Teresa, o Venceslao; il nome esatto cambia a seconda della zona, e del santo)
  • Altweibersummer (“Estate delle Vecchie Mogli”, Germania; periodo caldo a novembre)
  • Giorni d’Alcione (Grecia antica, 14 giorni di tempo calmo intorno al solstizio di inverno)

Nomi per periodi freddi fuori stagione:

  • Inverni dei Fiori (per esempio in Inghilterra, l’inverno del prugnolo, e l’inverno della bursaria; gli inverni dei Cercis e del corniolo in America del Nord; periodi freddi durante la primavera, fra aprile e maggio)
  • Santi di Ghiaccio (Europa, maggio; giorni freddi intorno alle festivita’ dei Santi Mamerto, Pancrazio, Servazio e Bonifacio fra l’11 e il 14 maggio)
  • Schafkaelte (“Freddo delle Pecore”, Germania, giugno; freddo abbastanza da causare problemi con gli agnelli piu’ giovani)
  • Inverno della Squaw (America del Nord, fra settembre a novembre; freddo e neve prima dell’estate indiana)
  • Inverno della Barbabietola (Francia, settembre a novembre; freddo abbastanza da gelare le barbabietole non ancora raccolte)
  • Inverno di San Clemente, e Neve di Santa Caterina (Calabria: “Per San Clemente (23 novembre) il verno mette un dente” e “Per Santa Caterina (25 novembre) la neve alla collina“. )

Nomi per periodi piovosi fuori stagione:

  • Alluvioni Lammas (Inghilterra, inizio di agosto)
  • Tempeste equinoziali (Roma antica ed Europa, entrambe intorno agli equinozi; America del Nord, intorno all’equinozio d’autunno; pioggie torrenziali, in America probabilmente le estremità settentrionali degli uragani)

Sono sicuro che ci sono molti più esempi in molte altre culture. La “verità” è semplicemente che “il tempo di stagione” non è scritto nella rocca: e non è mai stato…

ps “Inverno di San Clemente” e “Neve di Santa Caterina” aggiunti il 10 Giugno 2008

Festival delle Scie(me)nze a Roma?

Pianto e stridore di denti in programma al Festival delle Scienze a Roma (14-20 gennaio, Auditorium – Parco della Musica).

Il finto documentario (come definire un “film sul futuro”? fantascienza?) intitolato “6 gradi” viene proiettato ai bambini. Quattro “lectiones magistrales” su sei riguardano disastri (tutti futuri, naturalmente).

C’e’ Pachauri dell’IPCC e il chetempochefaista Luca Mercalli a parlare di clima (che volete che diranno? “Siamo di fronte alla piu’ grande sfida dei nostri tempi” e “Abbiamo pochi anni per evitare il peggio“. Speriamo almeno qualcuno abbia il buon senso di spegnere l’aria condizionata, per mostrare come si viva emettendo meno CO2)

David King (quello che disse che il riscaldamento globale e’ piu’ importante del terrorismo) discettera’ sul XXI secolo, mentre Mario Tozzi (rimproverato anni fa per il suo catastrofismo non-scientifico addirittura da Mercalli stesso) ponderera’ sulla sopravvivenza umana (addirittura!).

A concludere, Stefano Benni, a dimostrare che si fa sempre in tempo a essere alla moda, fara’ l’elogio apocalittico…della blatta!

Due uniche note positive: Frank Furedi, il professore britannico che ha piu’ volte denunciato la “politica della paura”, parlera’ di manipolazione del rischio sabato 19 (Sala Petrassi, ore 11).

E Roberto Vacca, il noto ingegnere, giornalista e scrittore, interverra’ al Caffe’ Scientifico (BArt, domenica 20 alle ore 17) a parlare di Informatica e Tecnologia delle Comunicazioni, con uno sguardo non secondario ai pervadenti disastri culturali.

Conseguenze Pratiche delle Paure Climatiche

(commento al blog sull’IHT “Benvenuti nella nuova Era Nucleare“)

Vediamo se ho capito bene…finora, le uniche conseguenze pratiche di tutto il casino fatto intorno ai presunti, futuri cambiamenti climatici sono state:

(1) Il trasferimento di miliardi di euro dai contribuenti UE alle multinazionali del petrolio e dell’energia, grazie allo Schema di Compravendita delle Emissioni

(2) Un enorme incremento di sussidi all’agricoltura per spronare la coltivazione del granturco (nonostante sia ben noto l’estrazione di carburante dal granturco sia ecologicamente peggiore di quella dal petrolio)

(3) Un sostanziale aumento dei prezzi specialmente per popolazioni molto povere, in molte parti del mondo (visto che il prezzo del granturco e della soya sono aumentati)

(4) Il ritorno di una industria nucleare che prosperera’ grazie a garanzie (soldi) statali, e produrra’ montagne di scorie radioattive che nessuno sa ancora come gestire

Eh???

Se quanto sopra dovrebbe essere il mondo “piu’ pulito, piu’ verde” come ci viene detto, allora preferisco averlo sporco e marroncino, grazie!

Ambiente: Maledette Iperboli

Greenpeace ha annunciato che prendera’ le vie legali per fermare la decisione del Governo britannico di ricominciare a costruire centrali nucleari. Chissa’ quanti soldi saranno spesi in inutili avvocati…

Personalmente, a quelli di Greenpeace mi verrebbe da dire come Bart Simpson, “ciucciatevi il calzino!!!”.

Cosa si aspettavano? Greenpeace e tante altre organizzazioni di ogni genere e specie che piacciono sicuramente molto al nostro Pecoraro Scanio, non sono forse venute fuori anni fa con proclami del tipo “il cambiamento climatico (CC) e’ la piu’ grande sfida dell’umanita'” e “il riscaldamento globale (RG) e’ la piu’ grande minaccia alla sopravvivenza (del pianeta, di solito)”?

Perche’ abbiano deciso di parlare per iperboli penso di saperlo: non hanno saputo resistere alla ghiotta occasione di occupare il palco nel teatro delle decisioni politiche. O almeno, cosi’ la pensavano.

Ora, naturalmente chi era un po’ furbo ha fatto due piu’ due e capito che se CC e RG vengono davanti a tutto il resto, e’ chiaro che anche l’etanolo e l’uranio (e l’ETS europeo con i soldi aggratisse) sono soluzioni “vendibili”: e infatti sono state vendute e anche acquistate.

Per definizione, se OGNI altro problema ambientale e’ INFERIORE a quello del CC e del RG, allora e’ preferibile e puo’ essere scelto. Sono sicuro che non abbiamo ancora visto l’ultima furbata.

D’altronde, se sei nella padella e stai per morire anche la brace ti sembrera’ invitante.

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Questa “lobby ambientalista” tatticamente e strategicamente imbelle e’ sicuramente il miglior nemico che uno possa mai sognare di avere.

Idioti: perche’ se invece di isterismi politicamente dubbi (non si sa perche’, tutte le soluzioni sembrano invocare un aumento della presenza statale?) Greenpeace avesse POSTO LA DOMANDA GIUSTA, vale a dire la questione ambientale/antropica (occupazione del territorio; abuso del “bene comune” ambientale; demografia; poca differenziazione delle fonti energetiche; etc), ALLORA il NUCLEARE e l’ETANOLO NON SAREBBERO STATI proponibili come soluzioni. E non saremmo qui a lamentarcene.

Guarda caso, invece, i negoziati sul contenimento delle emissioni vanno a rilento, l’accordo di Kyoto era una presa in giro, quasi nessuno e’ riuscito a rispettarlo, etc etc.

Se adesso (puta caso) si scopre poi che il RG e il CC non ci sono o comunque non sono poi dei problemi cosi’ gravi, Greenpeace e gli altri, che hanno messo tutte le loro uova nello stesso cesto perderanno ogni credibilita’.

E chi se ne approfittera’, se non quelli che se ne sono gia’ approfittati fino ad adesso?

Nel frattempo, la questione ambientale/antropica non se la impippera’ nessuno. E noi, cui anni fa la benzina senza piombo era stata propagandata come “verde”, e adesso ci viene detto di comprare la lavatrice “verde”, rimarremo qui ad aspettare la prossima trovata sempre piu’ fortissimamente e inutilissimamente “verde”…

Riscaldamento Globale…o Solo Europeo???

A chi si prenda la briga di leggere l’AR4-WG2, il resconto del Gruppo di Lavoro 2 nel Quarto Rapporto di Valutazione dell’IPCC (l’organizzazione ONU che si occupa di cambiamento climatico) potra’ sicuramente essere perdonato il pensiero che dietro alle tante paure legate al riscaldamento globale ci sia un colossale malinteso su quali siano i dati davvero disponibili

Quel documento contiene infatti una mappa di “cambiamenti significativi” (CS) osservati nel mondo, ripetuta dappertutto e che si puo’ ad esempio vedere nel Sommario per i Legislatori (a pagina 10, figura SPM.1).

Viene indicato un totale di 29.459 “cambiamenti significativi” (CS). Un numero impressionante, alla prima occhiata.

Peccato pero’ che ben il 96% di quei cambiamenti siano tutti in Europa. Insomma neanche l’IPCC e’ riuscita a scovare piu’ di 1.225 CS fuori dall’Europa.

Questa enorme disparita’ geografica enorme non migliora quando contiamo quanti di quei CS siano realmente “concordanti con il riscaldamento globale”.

Di quelli l’IPCC ne trova, su tutto il pianeta, 26.285. Di nuovo, il 96% sono in Europa. Anzi, 25.022 sono CS europei e relativo “a sistemi biologici”. Cioe’, il 95% del totale.

Quello significa fuori dall’Europa, il IPCC non ha trovato che 1.150 CS “concordanti con il riscaldamento globale”. Si confronti quel numero con quanti CS europeo non sono “concordanti con il riscaldamento globale”: 3.100

Quindi, abbiamo due volte piu’ cambiamenti in Europa che CONTRADDICONO il riscaldamento globale, che cambiamenti nel resto del mondo CONCORDANTI con esso.

Notevole anche la distribuzione dei “cambiamenti osservati” non-Europei. Soltanto 7 di numero per tutta l’Africa, 114 per l’Asia e 144 per le regioni polari.

Ma ancora piu’ rimarchevole e’ che nell’America del Nord (dove ci si aspetterebbe molti ricercatori risiedano, e molte osservazioni vengano condotte), solo 810 “cambiamenti significativi” sono stati segnalati.

Di quelli, 752 sono consistenti con il riscaldamento globale, cioe’ il 3% del totale.

E quindi per tirare le somme: 96% dall’Europa. 3% dal Nord America. Quasi niente, altrove.

Qualcuno mi spieghi quanto globale possa cio’ essere…

Vergogna a Bali

Comincia domenica la conferenza per il dopo-Kyoto, e dura 12 giorni. Che sia fatta a Bali a Dicembre (temperatura:fra 23 e 33C. Nuvoloso, qualche probabilita’ di pioggia), la dice lunga sulle priorita’ dei conferenzieri.

E’ una vera vergogna: per chi non crede al Cambiamento Climatico, perche’ sara’ uno sperpero immane di denaro “per niente”.

E per chi ci crede, perche’ a parte non dare alcun esempio su come caspita dovremmo affrontare questa emergenza, generera’ colossali e inutili quantita’ di CO2 visto che per ogni delegato ci saranno almeno tre giornalisti e altri “addetti”.

I problemi della scarsezza delle risorse saranno forse discussi ma certo non esperiti dagli astanti. Basta vedere cosa hanno combinato l’anno scorso, a Nairobi, questi “turisti climatici”.

Ban Ki-Moon, naturalmente, ci sara’. Si vede che Skype e le webcam all’ONU ancora non funzionano.

Maurizio e…i Cambiamenti Climatici

In una mailing list italiana un noto personaggio televisivo mi ha chiesto “perche’ hai una posizione aggressiva in materia di cambiamenti climatici (peraltro ben esplicitata da quanto scrivi nel tuo blog)?”. Di seguito la mia risposta:

In realta’ scrivo tanto sui Cambiamenti Climatici (CC) ma si tratta di un effetto collaterale del mio atteggiamento scettico un po’ per istinto, un po’ per apprendimento.

Ai miei tempi mi sono formato in campo scientifico anche dietro a Skeptic Magazine, e James Randi e’ lassu’ nel mio Pantheon, assieme a Penn&Teller, Michael Shermer e tanti altri. A suo tempo leggevo anche la mailing list del Cicap.

Di astrologi e veggenti mi sono un po’ rotto, pero’, anche se trovo divertenti le pareidolie periodicamente fatte a pezzi dal Bad Astronomer (BA e’ un blog che consiglio di leggere, anche se sul clima io e Phil Plait la pensiamo molto diversamente)

Comunque, mi piace molto tenermi aggiornato dal punto di vista scientifico, sia da Scientific American, sia da Le Scienze, sia da American Scientist (piu’ una caterva di siti web di riviste varie. Ma New Scientist non lo sopporto, come stile).

Quando c’e’ bisogno mi leggo gli originali, anche se l’accesso da quando ho lasciato l’ambiente accademico e’ molto piu’ ristretto.

Se uniamo le due cose, otteniamo un tizio (me) che legge articoli scientifici con un occhio scettico, in maniera critica cioe’, perche’ quello che pretendiamo dal primo cafone illusionista lo dobbiamo richiedere anche a Lancet e Nature.

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Il CC da questo punto di vista e’ la “Tempesta Perfetta” per vari motivi.

Prima di tutto, francamente tanti studi sono campati in aria, tante affermazioni sono senza base scientifica, e tante previsioni sono solo lugubre paure del futuro. Non dico che la climatologia moderna vada buttata al macero, pero’ trovo difficile pensare che siano cose serie piu’ di una minima parte delle 428 e piu’ previsioni di cambiamento dovuto al riscaldamento globale.

Per far luce sulla situazione “vera”, proprio in questi giorni sto spulciando l’AR4-WG2 dell’IPCC pagina per pagina, per cercare finalmente di capire quali conseguenze del CC siano gia’ successe o stiano succedendo proprio adesso.

La prima cosa che salta all’occhio pero’ e’ che dei 26’200 cambiamenti riportati “consistenti con il riscaldamento” , ben 25mila siano relativi a sistemi biologici in Europa. Si tratta del 95.5% tutti da un continentino piccolo piccolo. E chissa’ quanti di quei cambiamenti sono legati fra di loro.

Insomma ci sono quasi tre volte piu’ cambiamenti “INconsistenti con il riscaldamento” in Europa (3’100) che cambiamenti “consistenti con il riscaldamento” nel resto del mondo (1’177)

E poi mi si chiede perche’ resto scettico? Che ci posso fare, se chiedo di “vedere per credere”? E cosa sbaglio?

Dei modelli del clima, non parlo neanche.

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Non si tratta comunque di attenzioni che riservo solo al CC. Ecco qui il mio commento in inglese a una fesseria pubblicata su The Lancet, l’ennesima associata alla Food Standards Agency britannica.

Questo poi e’ un mio articolo sempre in inglese sulla diatriba riguardo le linee elettriche e il cancro.

E infine una collezione di errori madornali e non, trovati sulle pagine di Astronomy Magazine.

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Ma e’ facile notare che tanti dei miei pezzi parlano di Cambiamento Climatico. Un grosso problema che ho con l’allarmismo climatico e’ infatti dovuto al suo debordare nella politica. Al momento e’ il carrozzone su cui sale chiunque vuole mangiarsi un po’ della nostra liberta’, cercando di pilotarci grazie alle paure (vedi Ban Ki-Moon e le sue stupidaggini sul Darfur).

Queste pero’ naturalmente sono considerazioni politiche per cui ciascuno la pensi come vuole.

L’Ascensione di Al Gore

1969 – Laurea Breve (Harvard)

1976 – Camera dei Rappresentanti USA

1984 – Senatore

1988 – Primo tentativo a diventare Presidente

1992 – Vice-Presidente

2000 – Candidato Presidente che ottiene piu’ voti

2007 – Oscar

2007 – Emmy (“Oscar” della Televisione USA)

2007 – Premio Nobel per la Pace

2009 – Secretario Generale ONU, a Vita

2010 – Presidente del Comitato del Nobel per la Pace, a Vita

2012 – Papa, a Vita (insomma, fa parte del mestiere)

2013 – Grand Ayatollah Leader Supremo (idem)

2014 – Allo stesso tempo Rabbino Capo, Guru dei Sikh, Reincarnazione di Buddha, etc etc

2015 – Sostituisce Carlo III come Re del Regno Unito

2015 – Sceglie il titolo di “Difensore delle Fedi e degli Ateismi” (per essere politicamente corretto)

2020 – Diventa Alus Gorus “Cesare” Augusto, Imperatore del Pianeta

2021 – Acclamato Divus in plebiscito mondiale

2021 – Ordina al Clima di non cambiare. Il Clima obbedisce (non sarebbe cambiato lo stesso, ma e’ un segreto…ssshhh!!)

2021 – Si cominciano a costruire Templi in suo nome

2022 – Convince la Corte Suprema USA a cambiare la decisione del 2000 che lo privo’ della Presidenza

2100 – Poco prima di morire^H^H^Hascendere in Cielo, dimentica di ordinare alla Terra di non far piu’ accadere terremoti (peccato!)

In Conseguenza del Nobel Preventivo ad Al Gore…

Una volta c’era la Guerra Preventiva (Iraq), oggi c’e’ il Nobel Preventivo per la Pace (ad Al Gore e all’IPCC, per la prima volta nella Storia un Premio assegnato non per quanto fatto in passato, ma sulla base di qualcosa che, forse, potrebbe accadere in futuro).

Perche’ allora non dare spazio anche a Notizie Preventive? Per esempio questo comunicato stampa dal futuro:

Roma, 12 Ottobre (MNN) –  I Cambiamenti Climatici dietro l’enorme frana sulle Dolomiti

Sesto Pusteria: un boato alle 9; il crollo da Cima Una. Dal rifugio in val Fiscalina chiamano soccorsi: “L’intera valle è invasa da detriti e polvere” (foto). I soccorritori: “Aiutati alcuni escursionisti, non ci sono feriti“.
Il Ministro Pecorario Scanio ha dichiarato: “Si tratta dell’ennesimo segno che i cambiamenti climatici stanno minando la sicurezza ambientale e sociale della Nazione. Stabiliro’ questa sera stessa un Comitato di Salute Pubblica che prendera’ in mano le redini del Paese. Dirameremo a breve un bollettino di informazione che andra’ a sostituire i giornali risparmiando cosi’ da morte certa milioni di alberi“.
Il Maresciallo d’Italia Plenipotenziario Pecoraro Scanio ha poi confermato l’abbattimento di una quercia “sacrificata per costruire la ghigliottina che ci aiutera’ a liberarci dai dissenzienti“.

Tutte le Conseguenze del Riscaldamento Globale

Chi vuole sapere quasi siano le conseguenze previste del Riscaldamento Globale non ha che da prendere un’enciclopedia e leggere ogni voce dalla A alla Z.

Rielaborando quanto raccolto dal sito Numberwatch (in inglese) e’ infatti possibile rendersi conto dell’assurdamente enorme carrozzone che e’ stato imbastito intorno al Riscaldamento Globale, l’Orco dei nostri giorni a cui viene imputato tutto ma proprio tutto.

La lista in calce contiene 428 “effetti del riscaldamento globale” (o dei cambiamenti climatici, come si dice ultimamente). Sono stati tutti ricavati da notizie pubblicate da periodici su carta e su Internet.

La gamma e’ straordinariamente vasta (esattamente come consigliato da Vincenzo Ferrara, in modo da poter proclamare “L’avevo detto, io! qualunque cosa succeda).

In 24 casi e’ stato previsto tutto e il contrario di tutto. C’e’ poi un totale di 31 notizie positive, solo due previsioni neutre, ne’ positive ne’ negative, e naturalmente, una lista di ben 347 disastri prossimi venturi.

Previsione piu’ stramba: ex-aequo “Cervelli piu’ piccoli” e “Invasione di aironi“.

Come abbia fatto una situazione cosi’ ridicola a diventare uno dei temi dominanti del tempo presente, non lo capiro’ mai…

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Previsioni che non potranno essere smentite (24):
Anfibi che si accoppiano prima (o piu’ tardi)
Aumento (o diminuzione) della colorazione degli alberi
Aumento (o diminuzione) della nuvolosita’
Aumento (o riduzione) del numero e della potenza degli uragani
Aumento (o riduzione) della salinita’
Aumento (o riduzione) delle pioggie
Avanzamento (o ritiro) dei deserti
Barriere coralline che muoiono (o si restringono) (o si espandono)
Barriere coralline che muoiono (o si restringono) (o si espandono)
Declino (o espansione) delle foreste
Diminuzione (o aumento) dei raccolti
Diminuzione (o aumento) del pescato
Diminuzione (o aumento) dello spessore dei ghiacci
Espansione (o ritirata) dei ghiacciai
Estinzione (o no) degli Orsi polari
Fine delle banane (o aumento della produzione)
Giorni piu’ corti (o piu’ lunghi)
Innalzamento (o prosciugamento) dei fiumi
Laghi che si restingono (o aumentano di dimensioni)
Oceano Atlantico meno (o piu’ ) salato
Penuria (o aumento della disponibilita’) dell’acqua
Riduzione (o aumento) delle nevicate
Rischio (o miglioramento) della salute umana
Valanghe in aumento (o in diminuzione)

Buone Notizie (31):
Abbassamento della mortalita’
Aiuto ai microbi a decomporre il carbonio nel suolo piu’ rapidamente
Alberi in Antartide
Alberi lussureggianti
Apertura del passaggio a Nord-Ovest
Aumento degli accoppiamenti fra foche
Aumento degli accoppiamenti fra scoiattoli
Aumento dei vini inglese
Aumento del fogliame (Regno Unito)
Aumento del numero di gattini
Aumento del numero di gruppi di ricerca universitari in campo climatico
Aumento del terreno agricolo
Aumento del turismo
Avvantaggiamento dei vini tedeschi
Birra migliore
Erba antartica
Estensione della stagione di costruzione degli edifici
Fioriture nell’Artico
Nessun effetto in India
Occasioni per nuovi affari
Orchidee spettacolari
Piu’ ricerca
Piu’ verde piu’ a Nord
Poche indicazioni nell’atmosfera
Renne piu’ grandi
Ricchezze
Ritorno dei mitiloidi
Salmoni piu’ forti
Sfide ed opportunita’
Sopravvivenza delle creature che amano il freddo
Sviluppo lussureggiante delle foreste pluviali

Previsioni neutre (2):
Aumento del numero di centrali nucleari
Conferenze

Disastri di varia grandezza (347):
Problemi all’Atmosfera (30):
Atmosfera sempre piu’ opaca
Aumento dei cicloni in Australia
Aumento dell’ozono
Cambiamenti alla circolazione atmosferica
Cambiamenti della pressione dell’aria
Chiusura del buco dell’ozono rallentata
Diminuzione globale della luminosita’ al suolo
Eruzioni di metano
Fine del sogno del Bianco Natale
Gelate
Indebolimento degli alisei
Innalzamento della tropopausa
Inverni in Gran Bretagna piu’ freddi
Megacriometeore – pezzi di ghiaccio che cadono da cieli senza nuvole
Nevicate pesanti
Nubi luminose
Ondate di calore
Ondate di freddo
Ondate di freddo in Australia
Perdita di ozono
Piu’ giorni con aria nociva
Praterie piu’ piovose
Riduzione dei venti
Spostamento dei venti
Temperature siberiane in Gran Bretagna
Tempeste di neve
Tempo inclemente
Tempo metereologico “fuori di testa”
Terra sempre piu’ calda
Uragani come Katrina nel Regno Unito

Problemi all’Economia (39):
Abbassamento del rendimento del riso
Aumenti dei prezzi dei generi alimentari
Aumenti delle spese pubbliche
Aumento (sorpresa!) della retribuzione degli avvocati
Aumento dei premi assicurativi
Aumento del numero di assicurazioni pagate per incidenti da fulmini
Aumento del numero di cause civili
Aumento delle diseguaglianze economiche
Azioni legali da parte degli Inuit
Bancarotta mondiale
Barriere commerciali
Collasso dei profitti
Crisi fra gli agricoltori
Danni all’industria vitivinicola californiana
Danni per $200 miliardi
Declino della Florida
Declino della produttivita’ dei laghi e dei fiumi
Disastro per l’industria vitivinicola americana
Fine degli aiuti occidentali
Fine dei sussidi all’Africa
Fine dei vini francesi
Fine del turismo polare
Inflazione in Cina
Migliaia di miliardi in costi aggiuntivi
Miliardi di dollari in progetti di ricerca
Minacce alle coltivazioni di riso
Minacce alle industrie
Operai licenziati
Problemi all’industria vitivinicola australiana
Problemi per le case di prostituzione
Raddoppio del costo dell’acqua
Razionamento delle emissioni personali di CO2
Rendimenti del grano in diminuzione in Australia
Rischi per le imprese
Ritorno delle tempeste di polvere nelle zone di produzione del mais
Scarsita’ di sciroppo d’acero
Tasse
Tasse per I giardini Kew
Uve piu’ acide

Effetti geografici (37):
Abbassamento del livello dei Grandi Laghi
Amazzonia trasformata in un deserto
Cambiamenti estremi in California
Collasso delle Dolomiti
Danni al delta del Nilo
Erosione
Eruzioni vulcaniche
Espansione dei tropici
Europa che cuoce e congela simultaneamente
Febbre della Terra malata
Il tetto del mondo trasformato in un deserto
Montagne piu’ alte
Movimenti delle placche tettoniche
Nuova era glaciale
Nuove isole
Pianeta in cambiamento veloce
Pianeta morente
Picchi rocciosi che si spezzano
Piu’ terremoti
Raffreddamento globale
Restringimento delle montagne (Everest)
Rimodellamento dell’Alaska
Rimpicciolimento degli stagni
Rottura delle montagne
Scomparsa di isole
Siccità
Spostamento dell’asse terrestre
Terra a rischio di esplosione
Terra oltre il punto di non-ritorno
Terra senza controllo
Terra sottosopra
Tremori del pianeta
Tsunami
Valanghe
Valanghe di fango
Valanghe di ghiaccio a 220km/h
Valanghe di roccie

Cambiamenti dei ghiacci (9):
Fusione (dei ghiacci) del pianeta
Fusione dei ghiacciai alpini
Fusione del permafrost
Fusione delle torbiere artiche
Fusione globale piu’ veloca
Gigantesca fusione del letame ghiacciato dei mammuth
Scomparsa dei laghi artici
Spostamento dei ghiacciai
Terremoti glaciali

Incendi (3):
Grandi incendi
Incendi
Mondo in fiamme

Malattie/Morti/Guerre (56):
Ansia
Asma
Aumenti degli agenti patogeni
Aumento degli annegamenti
Aumento degli arresti cardiaci
Aumento dei casi di malaria
Aumento dei casi di melanoma
Aumento dei casi di sindrome polmonare di Hantavirus
Aumento dei suicidi
Aumento del tasso di mortalità (Stati Uniti)
Aumento della malnutrizione
Aumento delle allergie
Aumento delle irritazioni da agrifoglio
Aumento delle malattie da congelamento
Aumento dell’incidenza della diarrea
Aumento dell’incidenza della febbre Dengue
Aumento dell’incidenza della malattia di Lyme
Aumento dell’incidenza delle malattie cardiache
Avvelenamento degli Inuit
Carestie
Cervelli piu’ piccoli
Cinque milioni di malattie
Colera
Dermatiti
Diffusione del virus della “West Nile Fever”
Encefalite
Epidemie
Epidemie di febbre del fieno
Estinzione degli esseri umani
Estinzione degli Inuit
Febbre gialla
Febbri
Guerre
Insonnia nei bambini
Intossicazioni alimentari
Malattie che consumano le carni
Malattie del deserto che si muovono a nord
Malattie e morti
Malattie infettive
Malattie marine
Miliardi di morti
Minaccia alla sicurezza del cibo (Sud Africa)
Morte lenta
Morti per ipodermia
Nuove malattie infettive
Peste bubbonica
Poliartrite epidemica
Problemi psicosociali
Riduzione della fertilita’ umana
Rilascio di virus antichi finora congelati
Salmonellosi
Smog
Sommosse e guerra nucleare
Terrorismo
Tracimazione dai siti contenenti rifiuti tossici
Virus delle piante

Problemi alla Natura (106):
Accelerazione dell’evoluzione
Alberi in difficolta’
Animali su per le colline
Annegamenti di orsi polari
Antiche foreste cambiate drammaticamente
Anticipo (o ritardo) eccessivo dell’ibernazione
Anticipo della Primavera
Anticipo della stagione del polline
Appassimento del Giardino dell’Eden
Aumento degli attacchi da parte di scarabei contro gli alberi
Aumento degli attacchi dei puma
Aumento del numero delle vespe
Aumento del numero di squali
Aumento dell’aggressivita’ degli orsi polari
Aumento delle emissioni di metano dalle piante
Cambiamenti dei rapporti fra cicli biologici e climatici (fenologia)
Cambiamenti delle abitudini alimentari degli uccelli canterini
Cambiamenti di sesso
Cambiamenti nei giardini britannici
Cambiamenti nella distribuzione degli uccelli
Cambiamenti sessuali nei coccodrilli
Cannibalismo fra orsi polari
Coralli senza colore
Crisi della biodiversita’
Decimazione del ciclo alimentare marino
Declino dei krill
Declino del numero dei pulcinella di mare
Declino della diversita’ genetica
Destabilizzazione del plankton
Devastazione dell’Africa
Difficolta’ alle migrazioni degli uccelli
Diminuzione del numero di anatre ed oche
Diminuzione del numero di pesci
Diminuzione del numero di tartarughe
Diminuzione del numero di uccelli migratori
Distruzione dell’ambiente
Erbacce
Espansione dell’habitat degli scarafaggi
Esplosione del numero di calamari
Esplosione del numero di meduse
Estinzione degli Elefanti
Estinzione degli opossum pigmei
Estinzione degli Orang-utan
Estinzione dei “woodlice”
Estinzione dei Fiori selvatici
Estinzione dei Gorilla
Estinzione dei Koala
Estinzione dei merluzzi
Estinzione dei panda
Estinzione dei piccoli mammiferi Pika
Estinzione dei pipistrelli
Estinzione dei Rospi
Estinzione dei Salmoni
Estinzione dei Trichechi
Estinzione delle Balene
Estinzione delle coccinelle
Estinzione delle Piante
Estinzione delle piu’ piccole farfalle
Estinzione delle Rane
Estinzione delle Sanguisughe
Estinzione delle Tartarughe
Estinzione delle Tigri
Estinzione delle Trote
Estinzione di meta’ di tutti gli animali e piante
Estinzione di un milione di specie
Estinzione Pinguini
Falene vampiro
Fine del canto dei merli
Fioriture d’alghe
Fioriture di plankton
Infestazioni da scarabei
Invasione di aironi
Invasione di funghi
Invasione di gatti
Invasione di insetti
Invasione di ragni della Scozia
La peste negli uccelli Magnanina
Lupi che mangiano di meno
Lupi che mangiano piu’ alci
Malattia da lingua blu dei ruminanti
Malattie delle ostriche
Migrazione verso sud del merluzzo
Migrazioni di animali
Mondo in crisi
Morte del 95% della Grande Barriera Corallina
Morte di trichechi adulti
Morte per fame di orsi polari
Movimento verso Nord delle balene
Movimento verso Nord delle farfalle
Perdita del plankton
Perdita dell’habitat
Perdita di peso per le Balene grigie
Piante che procedono verso Nord
Rallentamento della crescita degli alberi
Riduzione dei geni disponibili in totale
Rientro anticipato degli uccelli
Rimpicciolimento delle pecore
Spostamento dei bruchi
Spostamento delle quercie a nord
Squali che si spostano verso Nord
Tartarughe che perdono la strada
Uova di tartaruga deposte in anticipo
Vita sulla Terra minacciata
Zecche si muovono verso il Nord (Svezia)
Zona morta nel Pacifico
Zone morte nel mare

Cambiamenti di Mari e Oceani (12):
Accelerazione dell’aumento del livello del mare
Accelerazione delle onde oceaniche
Acidificazione dell’oceano
Affondamento di isole
Aumento del livello del mare
Aumento delle maree
Cambiamenti delle inondazioni
Fallimento della Corrente del Golfo
Inondazioni
Inondazioni di spiagge e citta’
Intensificazione di EL Niño
Venezia sommersa

Problemi di varia umanita’ (56):
Aumento del numero di esperti costretti al silenzio
Aumento dei crimini in strada
Aumento del consumo di alcolici fra I teenager
Aumento della criminalita’
Aumento dello prosopopea
Cambiamenti negli sport di squadra
Chiusure delle scuole
Chiusure di negozi
Cinquanta milioni di nomadi
Collasso della societa’
Conflitto nel Darfur
Convincimento che il mondo sta per finire
Crollo degli edifici
Crollo del ponte di Minneapolis
Danni alle strade
Danni alle strade, agli edifici e alle fognature
Deformazioni ai binari delle ferrovie
Dibattiti nelle Alte Corti
Disordini civili
Erosione dei sentieri
Estinzione della civilizzazione
Fine del Sogno Americano
Fine della logica
Fine della tradizione di costruire case di pan di zenzero
Fine delle cremazioni
Guasti alle infrastrutture (Canada)
Guerre riguardo l’acqua
Hockey su ghiaccio in esterni in pericolo
Inattendibilita’ del rifornimento idrico
Luoghi archeologici minacciati
Migrazione forzata per gli Inuit
Minacce agli impianti sciistici
Noia
Ondata di violenze sessuali
Onnipresenza di Al Gore
Pericoli per I monumenti
Problemi ai modelli climatici
Problemi ai sistemi di raccolta delle acque piovane
Problemi alla sicurezza nazionale
Problemi alle centrali idroelettriche
Problemi di spazio
Problemi in Cina
Problemi intorno all’acqua
Problemi piu’ gravi in Africa
Rifugiati
Rimpicciolimento dei templi
Rovina per I professionisti del golf
Rovine rovinate
Scomparsa delle città litoranee
Scomparsa di attrezzature turistiche
Scomparsa di divinita’ induista
Spaccature fra I governanti
Teatro d’opera da demolire
Templi buddhisti minacciati
Accelerazione dei satelliti

Poveri Gli Scienziati Alla Conferenza Nazionale Sui Cambiamenti Climatici 2007

Dopo tante chiacchiere sulle banane made in Italy, e l’ennesimo rapporto “scientifico” dove si trovano cambiamenti climatici ma solo quelli cattivi, emblematica la fine dell’articolo su La (surriscaldatissima) Repubblica:

nei corridoi del palazzo della Fao dove sono riunite le centinaia di esperti chiamati a raccolta per la Conferenza già si sussurra dei primi dissidi sul tenore del documento di sintesi da consegnare domani a Romano Prodi. Da un lato ci sarebbero i “politici” del ministero dell’Ambiente che chiedono conclusioni in grado di passare all’azione immediata, dall’altra i tecnici dell’Apat, l’Agenzia per la protezione dell’ambiente e del territorio che vorrebbero approfondire ancora scenari e conoscenze.

Sentirsi Bene nel Credere al Riscaldamento Globale

Quanto e’ piu’ semplice credere al Riscaldamento Globale, e pensare che le temperature, i cambiamenti delle coste, gli uragani, tutto quello che riguarda il Clima sia legato alle attivita’ umane?

Si chiedeva il New York Times il 13 Marzo del 1898: Perche’ il tempo metereologico e’ cosi’ inesplicabile?

Centonove anni dopo, eccoci qui allora con una larga fetta dell’umanita’ che si sente capace di dare una risposta, tutti sicuri che quella bestia selvaggia che chiamiamo Clima sia stata domata, e si muova proprio nella direzione che stiamo impartendo noi.

Secoli fa, avremmo visto sorgere come funghi, templi al Dio del Tempo dove sacrificare bovini e ovini. Adesso, ci viene chiesto di essere “climaticamente virtuosi”, e il sacrificio e’ magari acquistare automobili a emissione ridotta, e donare i nostri soldini dopo aver commesso l’atto impuro di volare in aeroplano.

Facciamoci coraggio, prima o poi passera’ anche questa.

Ghiacciai Impolverati

Anche Nature comincia ad accorgersi che non tutti i fenomeni climatici sono riconducibili all’anidride carbonica. Meglio tardi che mai…

Qual’e’ dunque la situazione riguardo la tanto vociferata scomparsa dei ghiacciai mondiali? Allora: su quelli della Patagonia non si puo’ ancora dire se il Riscaldamento Globale (da anidride carbonica) faccia effetto (ma comunque non certo quest’anno).

Su quelli del Kilimanjaro il consenso scientifico dice che il Riscaldamento Globale non c’entra per niente.

Adesso si e’ scoperto che sull’Himalaya c’e’ un bell’effetto-pulviscolo (e quindi, a parita’ di ritiro ghiacciai, l’effetto del GW va ridimensionato).

Sulle Alpi il ritiro dei ghiacciai dura da decenni, dalla fine della Piccola Era Glaciale, e curiosamente si e’ fermato momentaneamente proprio l’anno che e’ cambiata la Oscillazione Nord-Atlantica (di nuovo mettendo in dubbio che il Riscaldamento Globale c’entri davvero qualcosa, e che invece non si tratti di un fenomeno legato alle precipitazioni).

Aggiungiamo al tutto la misteriosa diminuzione globale della Pan Evaporation (al momento ricondotta anch’essa ai pulviscoli) e dal frullatore uscira’ un grande punto interrogativo su cosa rimarra’ mai, alla fine, del Riscaldamento Globale, una volta che ogni particolare fenomeno venga indagato a fondo.

D’altronde si sa che l’argomentazione piu’ forte che la CO2 stia causando un aumento di temperatura globale, e’ espressa di solito con frasi del tipo “non ci sono spiegazioni naturali del fenomeno”.

Un deus-ex-machina dunque, che svanisce un pezzettino alla volta, non appena quelle spiegazioni vengono trovate.

Niente di Nuovo alla Camera in Tema di Cambiamenti Climatici

E’ stata presentata il 2 luglio 2007 la “relazione della VIII commissione (Ambiente, territorio e lavori pubblici)” della Camera dei Deputati “sulle tematiche relative ai cambiamenti climatici”.

Il fatto che menzionino Katrina fa pensare a un percorso istruttorio a senso unico, cosi’ come l’auspicio che la “difesa del clima” diventi un motivo di ispirazione per l’Europa e la richiesta che tutti si impegnino a livello personale (quasi un ritorno al vetusto “la Patria si difende anche facendo la guardia a un bidone di benzina“).

Buona l’analisi dei problemi riguardo l’ETS, anche se potevano essere piu’ espliciti sullo scandalo dei miliardi regalati ai “padroni del vapore”. Manca invece una critica seria al perche’ l’Italia, e non solo
l’Italia, ha fallito sugli obiettivi di Kyoto.

Non sono molto sicuro sui numeri che vengono distribuiti qua’ e la’…la solita primitivita’ delle valutazioni economico-ambientali-strategiche, se non ci va bene riguardo la TAV, non dovrebbe andarci bene neanche riguardo l’immenso sforzo richiesto per “difendere il clima”.

Stampa Surriscaldata e il Povero Gio_c_acchino

To: lettere@lastampa.it

Cara Redazione del quotidiano La Stampa

Antonio Scurati, bonta’ del suo nome, tratteggia il clima a tinte fosche su La Stampa di oggi (“Apocalypse Gore”), per poi dirci che bisogna passare dalle ansie ai fatti, prima che compaia l’atmoterrorismo.

Scurati sembra particolarmente entusiasta dell’idea che tutto cio’ inspiri una “missione generazionale” in coloro abituati alla “pappa pronta”.

Ma io che ho quaranta anni, ce l’ho gia’, le mie missioni generazionali.

Una e’ quella di mandare a quel paese chi passa il suo tempo nella paura e nell’impaurire. Che si prenda un Prozac, il sig. Scurati.

L’altra missione e’ diminuire gli incidenti di battitura sui giornali. E quindi se vi perdono per aver scritto “Giocchino Murat” (ultimo paragrafo, seconda frase) proprio non posso fare a meno di brontolare per quel “Giocacchino Murat” scritto a quattro righe dalla fine dell’articolo di Scurati.

saluti
maurizio morabito

Mario Tozzi, Quando il Clima Fa Perdere La Testa

Guardavo stasera il programma Gaia di Rai3, e notavo sia con favore l’interesse suscitato in Junior (di anni 5), sia con stupore la professionalita’ e preparazione del conduttore, il celeberrimo Mario Tozzi.

In realta’, Gaia e’ forse l’unico programma televisivo che attualmente mi dispiace perdere, quando per un motivo o per l’altro non lo guardo in diretta (anche perche’, misteriosamente in replica non lo mandano proprio mai se non di nuovo in prima serata su Rai3).

Quando parla di terremoti, vulcani, tsunami, naturalmente il geologo Tozzi non puo’ che dimostrare un’ammirevole padronanza di linguaggio. Ma e’ lo stile a tu-per-tu con il telespettatore ad essere accattivante, e a differenziare Gaia dalle lezioncine troppo da scuola elementare della Famiglia Angela.

Cio’ che mi ha piu’ attirato in tutti questi anni e’ stato comunque il trovare una trasmissione italiana di qualita’ e livello simili a quelle naturalistiche della BBC, dove pero’ si possono scoprire particolarita’ del Bel Paese appunto e non dei soliti Albione e USA.

E poi Gaia e’ insuperabile quando come oggi mostra gli effetti “spiccioli” degli sconvolgimenti geologici, come la strada in Hokkaido trasformata da un vulcano in una serie di scaloni.

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Di fronte a tutto questo, lo stupore cui ho accennato viene naturale quando uno si rende conto che il Dott. Tozzi, appena si parla di clima, sembra invece trasformarsi in Mr. Hyde, anzi il Sig. Ade, con trasmissioni e proclami da tregenda, e dalle basi scientifiche molto piu’ opinabili.

Per esempio, in un passaggio in radio il 23 gennaio scorso ha intimato con tono adirato che chi non crede al riscaldamento globale, potra’ esserne ritenuto responsabile.

E in un altro passaggio radiofonico, pochi giorni fa, ha collezionato vari svarioni, fra il confondere “uragano” con “tornado” (piu’ di una volta); l’incolpare le migrazioni degli ultimi anni alla desertificazione (neanche Jeffrey Sachs arriva a tanto); il fare spallucce sulle ricerche che dimostrano che le nevi del Kilimanjaro non stanno diminuendo a causa di aumenti di temperatura (nonostante ne parli finanche American Scientist); il ripetere la fantasia secondo la quale l’IPCC e’ fatto di 2500 climatologi concordi sul riscaldamento globale (non e’ vero; per un esempio contrario molto rilevante, si legga qui); e il suggerire che la potenza degli uragani e’ semplicemente legata all’energia disponibile (una posizione estremista anche rispetto al blog cambioclimatista RealClimate gestito da scienziati della NASA; Chris Mooney ha appena pubblicato un libro, sulle discussioni scientifiche in corso).

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Insomma di rocce, il signore si’ che se ne intende, ma riguardo le nuvole, pioggia e compagnia bella improvvisamente quasi quasi ne sbaglia piu’ che l’astrologo.

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Nel romanzo di Stevenson, il Dr. Jekyll non poteva esimersi dal bere la pozione che lo trasmutava in un mostro. Nel mondo reale, l’impressione e’ che la pozione del Dr. Tozzi si chiami catastrofismo: anzi, catastrofilia, una specie di nichilismo radical-chic troppo in voga al momento in quasi tutto il mondo “Occidentale”, e troppo affascinante perche’ anche uno come il Tozzi possa evitare di perdervici la testa.

Speriamo che prima o poi, trovi l’antidoto. Nel frattempo, quando parla di clima, faro’ finta che il volume sia troppo basso.

Magari le prossime puntate di Gaia sul riscaldamento globale saranno utili per insegnare a Junior come guardare sempre in maniera critica la televisione.

Venere vs. Terra

Temperature medie===>
Terra, superficie (1000 mbar) : 288K
Venere, con atmosfera piena di CO2, a 50km (1000 mbar): 330K

A parita’ di pressione (superficie terrestre), la temperatura su Venere e’ il 114% di quella terrestre.

Disponibilita’ di potenza per la sonda Venus Express===>
Orbita terrestre: 806W
Orbita venusiana: 1,425W

Alla distanza di Venere c’e’ quindi il 177% piu’ energia dal Sole che all’orbita terrestre (in realta’ il valore e’ piu’ prossimo al 190%, considerati i raggi delle orbite dei due pianeti)

114%<177% = Venere e’ piu’ fredda di quanto di dovremmo aspettare = probabilmente l’effetto di raffreddamento e’ dovuto alle nuvole opache venusiane di acido solforico

E infine===>
Temperatura comprimendo aria terrestre da 288k/1,000mbar a 90,000mbar:
887K
Temperatura alla superficie di Venere (~90,000mbar): 735K

(calcoli basati su http://zebu.uoregon.edu/1996/ph162/l10a.html)

Quindi a parita’ di pressione (superficie venusiana), la temperatura terrestre sarebbe addirittura il 120% di quella di Venere. Di nuovo, Venere e’ piu’ fredda di quanto ci dovremmo aspettare: di nuovo, probabilmente a causa di un raffreddamento dovuto alle nuvole di cui sopra, alte nell’atmosfera di Venere, che fanno arrivare poca energia solare alla superficie.

==========

Evidentemente mi sto sbagliando di grosso, perche’ dell’ “effetto serra” da CO2 che starebbe causando le temperature infernali della superficie di Venere, non ne vedo traccia.

A naso sembrerebbe tutto un gran bel processo adiabatico. Magari pero’ un astronomo o fisico atmosferico potra’ fornirmi lumi.

Il Cambiamento Climatico E’ Morto

O quantomeno, in animazione sospesa.

Dopotutto, c’e’ un limite anche a quanto si possa spremere fuori da questo o quel modello di disastro prossimo venturo. Dopo un po’ di articoli, supplementi e urla di dolore ambientale in televisione, la noia regna sovrana.

Si e’ appena concluso un G-8 dove e’ stata fatta la solita pantomima inconcludente su come combattere il “riscaldamento globale”. Non c’e’ che da aspettarsi successi del calibro di quelli ottenuti per far scomparire droghe e poverta’.

Gli accordi e i congressi internazionali non si contano piu’, e l’unica differenza percettibile sara’ nello straordinario inquinamento che producono con migliaia di persone che volano di qua’ e di la’ per dirci di non inquinare.

Nel frattempo, “la scienza” del cambiamento climatico ha i piedi di argilla sempre piu’ fragile. Un rispettato ed eminente membro dell’IPCC dichiara pubblicamente che “dovremmo rispondere prudentemente alle minacce dal cambiamento di clima“.

Michael Griffin, il Capo della NASA, non ci pensa troppo a commettere il peccato cardinale di parlare contro tutto il “consenso climatico”: “Non sono sicuro che sia giusto dire che [ il riscaldamento globale ] sia un problema che dobbiamo affrontare [… ] Mi chiedo quale essere umano possa mai avere il privilegio di decidere quello se questo clima particolare qui oggi, ora, sia il clima migliore per tutti gli altri esseri umani.”

In un segno ulteriore che c’e’ qualcosa che non va, non esiste neppure mezzo suggerimento di progettazione di un satellite capace di raccogliere i dati e possibilmente le prove globali del cambiamento climatico che sarebbe in atto. Il cosidettro GoreSat e’ dimenticato da tutti, malgrado aspetti di volare da 7 anni.

E adesso la Sigma Xi, associazione di scienziati americani in prima linea nello studio del riscaldamento globale, decide di pubblicare nel numero di Luglio-Agosto 2007 un articolo che dice che le nevi del Kilimanjaro non stanno scomparendo a causa del cambiamento climatico

Quanto sopra indica chiaramente che ormai il “riscaldamento globale” e’ morto, moribondo o in animazione sospesa.

Nel migliore dei casi, si e’ rivelato una scusa per qualcosa di differente, nel peggiore, uno specchietto per allodole.

Diamo a tutti quelli coinvolti il beneficio del dubbio. Qual’e’ allora il problema reale cui interessarsi, se il “cambiamento climatico” e’ giusto una scusa?

I candidati possibili includono: (1) la volontà di neutralizzare la potenza delle multinazionali stabilendo un qualche tipo di governo globale; (2) il desiderio di ripulire l’umanità dai suoi peccati, in particolare ingordigia e mancanza di rispetto per l’ambiente; (3) un modo di contenere lo sviluppo di Cina e India sotto controllo, rendendo loro la vita difficile con tutti questi discorsi sulle emissioni di CO2.

Ma se c’e’ un problema che sono attualmente piu’ propenso a considerare, e’ (4) la preoccupazione che ci sono semplicemente troppi esseri umani vivi allo stesso tempo, ed il loro numero continua ad aumentare: mentre allo stesso tempo, abbiamo l’istinto ma non gli attrezzi ne’ la volonta’ di fornire loro tutti una vita decente.

Quello e’ un soggetto molto piu’ interessante che le quisquilie sulla misura dell’anidride carbonica atmosferica e delle temperature planetarie.