“Nessuno sta dalla parte di Rosarno: ecco perchè in Calabria vince la ‘ndrangheta, e perde lo Stato”

Segnalo questo blog sulla situazione a Rosarno, scritto da Peppe Caridi. Non sono d’accordo su tutti i dettagli ma la conclusione e’ straordinaria nel suo centrare l’antico problema della Calabria:

Quella di Rosarno è stata una guerra fra poveri: da un lato c’erano poveri Italiani, dall’altro c’erano poveri Africani. Hanno perso tutti, ma l’intellighenzia culturale del nostro Paese ha deciso che “i negri hanno ragione” e che i cittadini di Rosarno sono “razzisti e xenofobi”. L’hanno detto e l’hanno scritto un pò tutti, tranne la ‘ndrangheta: l’unica organizzazione che ha deciso di stare dalla parte di Rosarno. Gli altri non possono stare dalla parte di Rosarno perchè pensano che Rosarno sia la ‘ndrangheta. Perchè pensano solo a quei 300 affiliati criminali, non certo rappresentativi anche degli altri 15.700 Rosarnesi onesti e sani.
Qualcuno, tra loro, ha detto di voler fondare un circolo della ‘Lega Nord’ a Rosarno: c’è già a Pantelleria, e una ragazza di Scilla, Carmela Santagati, 29 anni, alle ultime elezioni Europee del 6 e 7 giugno 2009 s’è candidata con la ‘Lega Nord’ in Calabria e ha preso quasi duemila voti. Probabilmente sarà candidata anche alle vicine elezioni Regionali nella lista Calabrese della ‘Lega Nord’, che – strano ma vero – in Calabria rappresenta oggi l’ultimo presidio dello Stato contro la ‘ndrangheta, l’unico appiglio possibile per la gente comune rispetto alla ‘ndrangheta, l’unica organizzazione che – come la ‘ndrangheta – in situazioni simili sceglie di stare dalla parte dei cittadini.

Come ci siamo ridotti…da culla della civiltà Mediterranea, a regno dei paradossi. Siamo costretti a scegliere tra la Lega Nord e la ‘ndrangheta perchè tutti gli altri stanno contro di noi.

Un Reggino Al Crocevia della Storia

Settantacinque anni fa veniva messo a morte Giuseppe Zangara, originario di Ferruzzano (RC), emigrato in America e protagonista di un attentato quasi dimenticato alla vita del futuro Presidente USA Franklin D Roosevelt (FDR), il 15 Febbraio 1933.

Zangara, che a quanto pare soffriva di disturbi mentali forse legati a problemi di salute, diceva di essere un anarchico.

Roosevelt scampo’ senza un graffio (probabilmente grazie al provvidenziale intervento della signora Lilian Cross, che si aggrappo’ al braccio di Zangara), ma questi fu condannato a morte perche’ il Sindaco di Chicago Anton J Cermak mori’ dopo alcune settimane di agonia, a causa dei suoi proiettili (circostanza che ha dato spago a teorie cospiratoriali, come se Zangara fosse stato ingaggiato dalla Mafia di Chicago appunto).

FDR governo’ poi fino alla morte nel 1945, unico (e ultimo) Presidente Americano eletto tre volte di fila. Come sappiamo, risollevo’ l’economia americana dopo il crollo del ’29, si schiero’ a favore della Gran Bretagna quando questa lottava da sola contro Hitler, e poi all’ingresso in guerra gesti’ vittoriosamente due fronti, consegnando praticamente al successore Truman gli USA come prima e maggiore Superpotenza.

Chissa’ cosa sarebbe successo invece, se Zangara lo avesse ucciso…

Certa Magistratura Non Si Smentisce

Se qualcuno avesse ancora dubbi sull’operare di certa Magistratura in Italia…

Protezione civile, Bertolaso indagato per l’alluvione di Vibo Valentia

Il capo del Dipartimento della Protezione Civile, Guido Bertolaso è iscritto nel registro degli indagati della procura di Vibo Valentia per l’alluvione che colpì la provincia calabrese il 3 luglio del 2006, provocando la morte di quattro persone. A Bertolaso sarebbe contestata la mancata emissione dell’avviso di avverse condizioni meteo.

Che e’ successo, a Vibo, il lunedi’ 3 luglio 2006? Scrive Andrea Meloni sul sito “Meteogiornale”:

Un temporale che arreca oltre 200 millimetri di pioggia in meno di tre ore su un territorio non abituato a tali piovosita’

Le conseguenze, oltre i 4 morti (uno, in verita’, a causa di un fulmine) e i 22 feriti, si possono vedere in queste foto da La Repubblica.

Continua il Meteogiornale:

Dai dati storici pare che l’evento [...] sia raffrontabile con i 328 mm caduti in 24 ore nel lontano 2 dicembre 1938. In zona sono rarissimi i giorni con oltre o circa 100 millimetri di accumulo di pioggia nelle 24 ore, per altro tutti avvenuti nella stagione delle piogge, ovvero d’inverno.

In risposta all’indagine, in base a quanto dice il sito La Destra:

la Protezione Civile ribadisce che “nessuno dei sistemi di previsione disponibili indicava per il 3 luglio del 2006 la possibilità che si verificasse un evento di così grande intensità”, un evento “di portata eccezionale e di impossibile previsione relativamente alla sua energia.

E quali erano le previsioni quel giorno? Dagli archivi 3bMeteo:

Domani, Lunedi’ 3 Luglio [2006]

Sud: In prevalenza soleggiato in Sicilia, variabilità su peninsulari con rovesci già al mattino su Calabria centro-settentrionale, in intensificazione nel pomeriggio e tendenti ad assumere forma temporalesca, con fenomeni più frequenti su Calabria, Lucania, interne campane e sul Salento. Venti deboli o moderati da NNO, mari poco mossi o mossi al largo, temperature in lieve calo con massime sui 28-32°.

Il punto (e il problema) e’ che, come dice Meloni, “Purtroppo nubifragi così intensi non sono prevedibili“. Possibile? Si’, se si va oltre alla semplicioneria di incolpare la Protezione Civile per la mancata previsione al giorno prima. Scrive Peppe Caridi su “Strilli”:

[...] La vera domanda che ci dobbiamo porre, interrogando le nostre coscienze, è: E’ davvero possibile che con i livelli odierni di progresso, non riusciamo a salvaguardare la nostra vita da fenomeni simili, neanche utilizzando tutti gli strumenti a disposizione? [...]

Perchè in Calabria non esiste ancora un Centro Meteorologico Regionale, che invece c’è in molte altre Regioni d’Italia ?
Perchè in Calabria non esistono radar che permettono un costante monitoraggio della situazione meteorologica ?
Perchè in Calabria non esiste una rete di stazioni di rilevamento atmosferico e ambientale ?
[...]

Sono quelli argomenti per un Giudice? Ed e’ colpa della Protezione Civile? Penso proprio di no.

Calabria Solare Termodinamica

Carlo Rubbia ha ottenuto di far costruire in Calabria, Puglia e Lazio i suoi primi impianti per l’energia “solare termodinamica“.

Incrociamo le dita.

La Calabria e’ una terra di cattedrali nel deserto, dal polo siderurgico di Gioia Tauro all’illusione della Liquichimica a Saline Joniche. Il fatto che ci vogliano infilare anche il solare termodinamico e’ l’inizio di un lungo progresso, o l’ultimissimo esempio di soldi buttati al vento dietro l'”ultima moda”.

Guarda caso, pero': “Il segretario generale della Cgil di Reggio Calabria, Francesco Alì, ha [proposto come] secondo sito per una nuova centrale a impianto solare [a] Saline Joniche“.

Webcam a Capo Vaticano, di fronte allo Stromboli

Segnalo la nuova webcam a Capo Vaticano, vicino Tropea, a picco sul mare di fronte allo Stromboli.

Ad ogni preset (pulsante) corrisponde un’ inquadratura intorno spiaggia di “Grotticelle” di Capo Vaticano.

Lo Stromboli lo si può vedere, in condizioni meteo ottimali, (no foschia) col preset 4. Dal preset 17 lo si può ingrandire.

In alcune inquadrature, i dettagli non vengono (ahime’!) messi a fuoco per motivi di privacy.

La Calabria a “Viva Voce”, Radio24

La nuova serie di Viva Voce, trasmissione quotidiana in onda nei giorni feriali dalle 9h alle 10h su Radio24 (Conduttori: Giancarlo Santalmassi, Giuseppe Cruciani, Giancarlo Loquenzi), ha visto finora alcune puntate dedicate alla Calabria, e non solo nella immediata scia di fatti di cronaca mafiosa

Ne raccolgo qui un elenco per futuro riferimento, e quindi comprendente i testi esplicativi pubblicati sul sito di Radio24

Calabria: passato, presente e futuro
24 Ottobre 2005
Francesco Fortugno, vicepresidente del Consiglio regionale calabrese ed esponente di primo piano della Margherita calabrese, è stato assassinato domenica 16 ottobre mentre si trovava davanti al seggio elettorale della sua città, Locri, per votare alle elezioni Primarie dell’Unione. Si tratta del più grave attentato mafioso perpetrato in Italia da molti anni a questa parte. Dalle stragi del 1992 le mafie non colpivano infatti importanti esponenti delle istituzioni. Un ritorno al passato? Ne parliamo con Enzo Ciconte, scrittore, docente, presso l’Università Roma Tre, del Corso sulla Storia della Criminalità organizzata ed esperto di mafia calabrese e Vincenzo Macrì, sostituto procuratore addetto alla Direzione Nazionale Antimafia.

Primo piano Calabria
31 Ottobre 2005

Il presidente degli industriali calabresi, dopo l’appello al presidente della Repubblica del giugno scorso, ha di nuovo preso carta e penna a seguito dell’omicidio Fortugno per denunciare la situazione disastrosa in cui regna la Calabria. E lo ha fatto tramite le pagine del quotidiano Il Sole24Ore. Le dichiarazioni seguite all’originario appello di Callipo e all’omicidio Fortugno si sono inscritte, autorevolmente, in quella “commedia degli inganni e delle parole a vuoto” che da oltre mezzo secolo, secondo gli “attori calabri”, ha creato polveroni, stravolgendo e mistificando l’impegno serio, che pure c’è, delle istituzioni civili e religiose, dei partiti politici , dei sindacati, degli amministratori, dei giornali e dei calabresi contro la “ndrangheta”, per cui alla fine non si capisce chi è ne è realmente contro e chi, invece, la favorisce. Il risultato di questa operazione è stata la crescita dell’invadenza mafiosa che invece di regredire, ha finito per condizionare in maniera determinante l’economia e il libero mercato, la politica, le istituzioni, l’informazione e le prospettive di sviluppo sociale e civile di questa Regione del Mezzogiorno. Ne parliamo con Enzo Ciconte, scrittore e esperto di mafia calabrese, Nicola Tranfaglia, storico ed editorialista de La Repubblica, Sergio Romano, storico ed editorialista de Il Corriere della Sera, Filippo Callipo, presidente di Confindustria Calabria e Mariano Maugeri, inviato de Il Sole24Ore.

Storie di mafia e ‘ndrangheta
8 Novembre 2005
Aperto com’è per vocazione alla condivisione e alla fratellanza, il Sud è gioia e sole, è luce e allegria, è spensieratezza. Accade forse qualcosa? Per omertà no. Eppure è un temporale continuo: per ultimo la morte di Francesco Fortugno. 54 anni, medico, padre di due figli, il vice presidente della Regione Calabria è stato colpito a Locri tre settimane fa. Omicidio che ha riacceso l’interesse nazionale su situazioni presenti, come la mafia e la ‘ndrangheta, con cui la società civile deve scontrarsi ogni giorno. Ne parliamo con due protagoniste: Rita Borsellino, presidente onorario dell’Associazione Libera e sorella del magistrato Paolo Borsellino e la Baronessa Teresa Cordopatri, eroina calabrese degli anni Novanta e simbolo della resistenza all’illegalità della società civile.

Un superprefetto contro la ‘Ndrangheta
28 Novembre 2005
Si è ufficialmente insediato il 7 novembre Luigi De Sena, il nuovo prefetto di Reggio Calabria, con la speranza generale che il suo arrivo coincida con l’inizio di una nuova fase nella lotta contro la ‘ndrangheta e l’avvio di una vera e propria terapia d’urto contro quella che risulta essere ormai la più potente organizzazione criminale italiana. L’ex vicecapo della Polizia, e direttore centrale della Polizia criminale, è stato nominato il 28 ottobre scorso dal Consiglio dei Ministri, su proposta del responsabile del Viminale Giuseppe Pisanu con l’incarico di gestire “poteri speciali” nella lotta contro la ‘ndrangheta, esigenza particolarmente avvertita dopo l’ assassinio il 21 ottobre scorso a Locri del vicepresidente del Consiglio regionale della Calabria, Francesco Fortugno. Dall’omertà al pentitismo, dalla richiesta di militarizzare la Regione alla nuova sfida aperta anche alla società civile: di questo e altro parliamo insieme a Luigi De Sena, il neo Prefetto di Reggio Calabria, ma anche a Domenico Luppino, ex sindaco di Sinopoli, constretto a lasciare il suo incarico pubblico dopo le dimissione dei suoi sette consigliere e nove minacce di vario tipo subite nel corso degli ultimi tre anni.

‘Ndrangheta e Sanità: la vedova Fortugno si racconta
7 Dicembre 2005
Sopraffatta dal dolore ma decisa a non arrendersi, la vedova Fortugno ha fatto sentire forte la sua voce dopo l’omocidio del marito, Francesco Fortugno, vicepresidente del Consiglio regionale della regione Calabria. “Faccio appello ai calabresi – ha detto Maria Grazia Laganà – a reagire. Come farò io per il futuro dei miei figli. Questa regione e la politica non devono essere lasciate sole. Non lo dico per retorica, ma spero che il sacrificio di mio marito valga a qualcosa”. Queste le parole di Maria Grazia Laganà, vedova per mano della ‘ndrangheta, ospite di Viva Voce per raccontarsi e raccontare cosa vuol dire vivere, o convivere, nella Locride. Insieme a lei anche Maurizio Carbonera, sindaco del comune di Buccinasco, vittima, per ben tre volte, della ‘ndrangheta “milanese”.

Riordinare le coste calabresi
19 Dicembre 2005
La nuova Giunta della Regione Calabria sta cercando di applicare la Legge Regionale Urbanistica, rimasta in un cassetto dal 2002. Nel definire gli scenari e il contesto dell’attuale condizione del territorio calabrese, è emerso che la maggiore pressione insediativa riguarda proprio le coste. La Giunta ha quindi ipotizzato alcune misure specifiche che possano, in attesa del Piano Paesaggistico, quantomeno garantire la corretta applicazione delle misure di salvaguardia della legge Galasso, quindi arginare in parte e regolare l’attività edilizia sulle coste calabresi almeno e soprattutto per gli ambiti più sensibili. Dopo queste indicazioni della Regione Calabria in molti hanno pubblicamente la loro disapprovazione: con pagine a pagamento sui principali quotidiani locali sono scesi in campo la Compagnia delle Opere, poi addirittura i Presidenti degli Ordini degli Architetti e Agronomi di Cosenza e i Costruttori Edili della Calabria. Come si può arginare il problema dell’abusivismo edilizio? Ne parliamo con Michelangelo Tripodi, assessore ai Trasporti e alle Infrastrutture della Regione Calabria, Giancarlo Franzè, presidente della Compagnia delle Opere calabrese, Giuseppe Gatto, presidente regionale dell’Ance Calabria, Antonio Ruggiero, presidente della Commissione straordinaria del comune di Vibo Valentia e Bernardo Secchi, urbanista dell’Università di Venezia.

Agazio Loiero, “cessato” dal suo partito
20 Marzo 2006

Non voglio fare la guerra alla Margherita, voglio fare una scommessa in Calabria. Se dovessimo perderla, io sono in grado di trarne le conseguenze, se invece sara’ un’affermazione, allora bisogna trarne un insegnamento”. Lo ha detto il Presidente della Regione Calabria, Agazio Loiero, nel corso della conferenza stampa di presentazione delle Liste del Codacons dove sono candidati alcuni dissidenti della Margherita, espulsi, come lui, dal partito della loro Regione. Dai primi malumori legati alle nomine alle Asl calabresi alla composizione delle liste per le future politiche: un percorco a ostacoli che ha portato la rottura tra Loiero e la Margherita. A raccontare questo percorso è proprio il governatore della Calabria Agazio Loiero insieme a Luigi Fedele, esponente di Forza Italia e consigliere-questore dell’Ufficio di Presidenza del Consiglio regionale della Calabria, Mariano Maugeri, inviato de Il Sole24Ore e Filippo Veltri, capo redattore calabrese dell’agenzia Ansa.

E’ emergenza Calabria?
20 Giugno 2006
“Sicurezza, sicurezza, sicurezza. La Calabria non ha bisogno d’altro. Serve solo sicurezza per chi opera e investe nel Sud”: è questo il messaggio che Filippo Callipo, presidente degli imprenditori calabresi, ha consegnato in un’intervista a Repubblica nella quale annunciava di voler gettare la spugna “dopo anni di denunce contro la strapotere criminale cadute nel vuoto”. L’imprenditore di Vibo Valentia lascia infatti l’incarico di presidente di Confindustria Calabria, in scadenza, con amarezza: “Senza essere riuscito a scalfire o a modificare, quelli che sono i rapporti consolidati di criminalità, politica e alcuni tipi di imprenditore”. Esiste quindi un’emergenza Calabria? Ne parliamo con Luciano Violante, onorevole dei Democratici di Sinistra e presidente della Commissione Affari costituzionali, della Presidenza del Consiglio e Interni, Filippo Callipo, presidente uscente di Confindustria Calabria e Marina Valensise, giornalista de Il Foglio.  

Il Ponte su Radio24 (incluso un mio breve intervento)

Radio24 (Giuseppe Cruciani) ha dedicato un po' di tempo martedi' 22 maggio al Ponte sullo Stretto di Messina, e il sottoscritto ne ha approfittato per distribuire perle di saggezza via radio

La giornata e' cominciata alle 09:00 italiane con Viva Voce: Ponte sullo Stretto: e' giusto ripensarci?

Il file audio di VivaVoce e' disponibile all'URL http://www.radio24.ilsole24ore.com/radio24_audio/vivavoce220506.rm

Il dibattito in breve e' riportato in calce a questo blog

Grazie al sottoscritto ed altri, una "coda" di discussione e' apparsa anche ne La Zanzara sempre il 22 maggio, alle 19:15 sempre su Radio24,

Il file audio de La Zanzara e' disponibile all'URL http://www.radio24.ilsole24ore.com/radio24_audio/zanzara220506.rm

Il mio intervento, dove descrivo la mia preoccupazione per un Ponte che simboleggerebbe solo stupidita' se poi un terremoto a Reggio e Messina uccidesse decine di migliaia di persone, e' nel file audio fra 25m13s e 25m43s (prima parte) e poi fra 28m31s e 31m07s (seconda parte)

Altri due interventi coprono il periodo fra 57m56s e 1h03m10s

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Il dibattito sul Ponte sullo Stretto di Messina, a Viva Voce il 22 Maggio 2006

(in breve)

Maurizio Lupi (Responsabile infrastrutture per Forza Italia): Se il progetto si ferma l'Italia paghera' uno scotto

Sen Anna Donati (Verdi): Il rimborso sara' meno di 60M€. Ci sono alltre priorita’: autostrade, i treni a binario unico

Guido Gentili (Giornalista Sole24ore, autore de “Le incompiute”): Qui si rischia di bloccare tutte le grandi opere. Ci sara' battaglia fra gli avvocati se ci ritiriamo

Guido Signorino (Economista, messinese): Le imprese saranno 100% a partecipazione statale. Non c'e' capitale rischio da privato, mentre il rischio per lo Stato e’ altissimo. Il piano finanziario e' stato sottostimato. Lo Stato garantisce la restituzione dell'equivalente capitale privato. I costi sono sottostimati di molto. Il modo piu’ economico e’ via mare: 3 volte meno sono i costi rispetto alle strade sopra i 500km di lunghezza. Sono tante anche le obiezioni fatte nel mondo scientifico. Il progetto ipotizza che la maggior parte del movimento sara’ sul ponte: sbagliata perche’ la maggior parte movimento e’ adesso locale e verrebbe penalizzato

Lupi: Signorino sbaglia. E' opera strategica per l’UE, parte dei corridoi europei, e ricevera' finanziamento europeo. L'Italia e' ancora vista come pezzi staccati, mentre una grande opera puo' dare respiro diverso. La Sicilia e' senza treni veloci. La decisione e' gia’ stata presa, il Paese sara' danneggiato dal ritorno sulle decisioni 

Ascoltatore: Condivido il commento di Signorino. C'e' pochissima informazione. I calcoli della societa’ sono fermi al 1999. L'acciaio costa ora di piu’. Il Ponte va valutato non come simbolo, non e' una Piramide: e' un vantaggio per tutti? Lo sviluppo andrebbe inteso in senso diverso

Gentili: Discorsi fra Svedesi e Danesi prima del nuovo ponte. Poi invece buoni risultati e traffico aumentato. Problemi tecnologici superati, opera finita in 5 anni. Flussi di traffico mancano di discorsi sull’ambizione di un Paese e sulla soddisfazione collettiva. C'e' anche un discorso legato alla questione del Mezzogiorno. Il Ponte lo avvicinerebbe

Donati: Non sono convinta. Ponte servirebbe solo se freniamo il traffico aereo e marino. Su questo sono basati i numeri della societa’. A livello UE il Parlamento ha votato inutile il Ponte due anni fa. Poi pero’ costretto a firmare tutte le opere o nessuna, ha acconsentito. Sono in corso procedure infrazione sulla qualita’ dei progetti. Il contributo europeo max sara' il 10% ma solo se tutti i problemi risolti. Comprendo il Ponte come simbolo. Ma il contesto territoriale e' diverso dalla Svezia-Danimarca. Li' e' stato l'ultimo atto dopo un piano urbanistico, metropolitane, aeroporti. Noi abbiamo tanti territori abusivi e disordinati e facciamo un ponte "scavalcando" i territori. Salta la logica di pianificazione territoriale. Rimaniamo con carenza di servizi e degrado. L'Italia non ha bisogno di ponti.Ha altre ricchezze – fa l’esempio di Antonello da Messina.

Ascoltatrice (messinese) Sono contro la discussione riguardo difesa ambiente. L'abusivismo c'e' gia’ adesso. Ponte non sara’ disastro ambientale. A Messina c'e' una lotta ideologica. La Sicilia e' molto isolata. Dobbiamo imparare dalla Spagna dove si fanno altre cose. Tutte cose grandi fanno paura all’Italia. Che c’entra con il bene culturale? Fate altre cose se non il ponte

Ascoltatore (napoletano): Il Debito e' enorme, l'opera costosissima – che senso ha? E poi la mafia gia’ infiltrata nei cantieri autostrade e quelli non terminano mai. Il Tunnel sotto manica e' in passivo. Pagheranno “i soliti fessi”

Signorino: Paragone con la Manica e' molto vicino, con Eurotunnel fallito, 90miliardi euro debito finisce nel 2007. C'e' una modalita’ alternativa nei voli low-cost. L'opera danese simile e’ il ponte verso arcipelago, completato in dieci anni ed e’ la meta’ in lunghezza del Ponte sullo Stretto. Le persone vanno in Sicilia da Napoli per fare prima? Discorso allora non e’ ponte ma autostrade. La casa non si costruisce dal tetto 

Lupi: C'e' un pregiudizio ideologico sulle infrastrutture. Non sono un costo ma un investimento. E' la sfida per paese competitivo. Dare atto al governo Berlusconi che ha deciso di cominciare 

Una Questione Settentrionale per il governo della Regina?

Dopo quasi dieci anni di incontro ravvicinato con la nazione e cultura inglese non posso negare di essergliene debitore (e non solo a causa del mutuo sulla casa).

E in questi giorni di Questioni Meridionali a cui si cerca di dare risposta con spiagge che forse si vendono e forse non si vendono e con Casse per il Mezzogiorno che compaiono e scompaiono a giorni alterni, un aspetto curioso di Londra e dintorni mi ha dato modo di riflettere sul perche’ di una certa condizione, in Calabria, in Italia, in Europa e nel mondo.

Il fatto e’ che in Inghilterra poverta’ e sottosviluppo esistono, anche peggiori che nel Bel Paese, ma sono soprattutto al Nord.

La situazione potrebbe essere usata per un curioso “chi ci ricorda?”. Con il costo di mezza villetta bifamiliare a Londra e’ possibile acquistare due o piu’ strade (finanche una sessantina di case) in quel di Leeds o Newcastle. Il loro tasso di disoccupazione e’ cronicamente doppio rispetto alla media della Nazione (cioe’ quadruplo rispetto alla ricca zona meridionale).

In compenso gli stipendi, specie degli impiegati statali, permettono una vita considerevolmente piu’ tranquilla che nella costosa Capitale economica (e politica). Tirando le somme, l’area sopra la foresta di Nottingham ha una dubbia e ingiusta fama di arretratezza e mancanza di prospettive, ed era e rimane zona di forte emigrazione, nonostante gli impegni del Governo con vari, costosi progetti per “rigenerarla”.

Guarda caso, e’ un territorio pieno di spettacolari opere pubbliche. La specularita’ con la condizione italiana e’ troppo perfetta per essere solo dovuta al caso. In effetti, se allarghiamo lo sguardo all’Unione Europea possiamo notare che le aree povere si chiamano anche Portogallo, Grecia, ma anche il Nord-Ovest tedesco e il Sud Ovest francese, ed adesso le aree piu’ orientali di Polonia e Slovacchia.

A livello continentale (Russia esclusa) non c’e’ probabilmente regione in stato peggiore che la Moldavia, seguita a ruota dalla Bielorussia e dall’oriente Ucraino. Cosa unisce tutti questi territori? Non certo il clima, non certo la cultura, non certo i modi o le tradizioni, e neanche la stirpe, con buona pace di certi malpensanti dai discorsi sensati da odore di zolfo e razzismo.

La spiegazione molto piu’ semplice (e molto piu’ vera) e’ da ricercare nella unione della Geografia con l’Economia.

Un articolo sulla prestigiosa Scientific American di alcuni anni fa mostrava un planisfero con il territorio di tutte le nazioni colorato a seconda della “ricchezza” di ciascuna delle loro “provincie”.

Certi fattori geografici risaltavano subito: infatti la “ricchezza” e’ tutta distribuita lungo assi di comunicazione come i grandi fiumi del mondo, e poi concentrata in porti e “nodi di interscambio” che corrispondono a prosperose citta’ come Londra, Parigi, Monaco di Baviera, e naturalmente Milano. Milano, appunto, Mediolanum in mezzo alla pianura e quindi ipso facto il posto economicamente piu’ sviluppato di un Nord Italia che in realta’ e’ anch’esso in mezzo, uno dei passaggi quasi obbligati per gli scambi fra Europa occidentale e orientale, meridionale e settentrionale.

Una conclusione abbastanza ovvia con il senno di poi: le regioni “di mezzo” sono sempre le piu’ ricche per lo stesso motivo per cui fra il compratore e il venditore l’unico che ci guadagna davvero sempre e’ l’intermediario.

Altro che Questione Meridionale…la prima domanda da farsi dovrebbe essere, “che scambi si praticano li’ e perche’?” Poi, naturalmente, ricchezza chiama altra ricchezza: in un circolo che e’ virtuoso ma solo per le aree che ne approfittano.

Quello che vediamo nel mondo oggi e’ quindi il risultato della competizione passata fra diverse aree (non popoli, a causa di secoli di flussi migratori)…l’analogia piu’ calzante e’ probabilmente quella fra colonialisti e colonizzati, dove il “centro” si trova in posizione dominante e si accaparra di tutte le risorse delle “colonie” (umane e materiali) lasciandole sempre piu’ povere mentre diventa sempre piu’ ricco.

Potremmo anche riferirci al Carrasco quando parla degli agglomerati urbani come a dei parassiti dei territori intorno.

Molto vicino a noi, basta guardare al declino delle grandi ex-capitali italiane, Palermo, Napoli, Parma/Piacenza, Ferrara, Genova, Venezia, subito dopo aver perso il loro status di “citta’ centrali” con una loro specifica area di influenza In assenza di cambiamenti nella situazione descritta, diviene allora chiaro che i miliardi di euro stanziati per “sviluppare” certe aree, dal Meridione d’Italia al Portogallo a gran parte dell’Africa, sono semplicemente palliativi che non portano a nessun risultato a medio o lungo termine, perche’ non lo possono portare.

Come puo’ allora uscire fuori dallo status quo chi non e’ in mezzo, chi si trova alla periferia, chi non e’ colonialista ma colonia, chi non vive lungo un’importante asse di comunicazione ma la’ dove i transiti non si fermano?

Cosa possiamo fare noi, spostare la Calabria? Per decenni abbiamo semplicemente spostato i calabresi.

Ma altre possibilita’ ci sono, indicate dalla storia e addirittura da Adam Smith nel suo Ricchezza delle Nazioni nel lontano 1776: la salvezza e’ nell’identificare nel territorio che ci interessa, attivita’, beni, servizi, caratteristiche molto utili e molto difficili da ritrovare altrove, specie nelle zone che ricche gia’ lo sono. Anche geograficamente, la situazione non e’ cosi’ statica come sembra. Pensiamo all’Irlanda, poverissima quando era semplicemente un’isola al largo della Gran Bretagna.

Senza imponenti sconvolgimenti tellurici, nell’ultimo decennio l’Eire si e’ sviluppata al punto di essere definita la “Tigre Celtica”, da quando ha capito di essere in realta’ in mezzo fra Europa/Regno Unito e America. Numerosissime ditte d’oltreoceano sono ora stanziate a Dublino e dintorni per giovarsi della vicinanza geografica, dei buoni collegamenti, della padronanza dell’inglese, dei costi decisamente inferiori a quelli britannici e ultimamente dell’adozione dell’Euro.

Questo esempio non e’ cosi’ lontano come sembra…la Calabria (e la Sicilia) sono al sud di un Continente, ma anche al centro di un mare.

Non e’ un caso che il Meridione fosse cosi’ all’avanguardia ai tempi della Magna Grecia e dell’Impero Romano, quando il Mediterraneo era in mezzo alle terre e non quel confine rigido fra Europa e Africa e Medio Oriente in cui si e’ trasformato da quando Colombo scopri’ l’America.

Una possibilita’ di grande sviluppo per la Calabria si trova nel rimarginare questa ferita, incoraggiando gli scambi fra le zone costiere e soprattutto diventando il tramite fra il ricco centro Europa e quel mondo Arabo e Africano che ha incredibili potenzialita’ ancora non sfruttate (ci sarebbe finanche da promuovere il loro progresso per promuovere il nostro).

Da questo punto di vista strade, porti, aereoporti non sarebbero piu’ cattedrali nel deserto, ma vera infrastruttura capace di far crescere le aree in cui si trovano. A proposito, e’ interessante rilevare che il senso di periferia diminuisce quando i collegamenti a lunga distanza sono molto meno costosi, soprattutto quelli aerei (una strategia che sta rinvigorando l’entroterra di Bordeaux).

C’e’ anche un deciso miglioramento della situazione locale quando viene incoraggiata l’immigrazione della ricchezza, pubblicizzando il clima straordinariamente mite e gentile ma anche fornendo servizi per l’immigrazione non solo degli ex-emigrati (come si sta facendo nella costa meridionale spagnola).

Il Governo nazionale puo’ anche attuare una politica seria di decentramento distribuendo ministeri e agenzie nazionali su tutto il territorio (non e’ forse molto piu’ bilanciata nelle sue ricchezze quella Germania federale da sempre?).

Tutto questo non e’ solo legato a scelte politiche…il futuro dello sviluppo di una Calabria fuori mano puo’ essere legato al lavoro remoto tramite Internet. Quando sara’ comune e facilmente possibile lavorare per una banca di Londra o New York da qualunque parte del mondo, molti sicuramente decideranno di stabilirsi nella perenne primavera calabra (dove, al contrario di Tahiti, non arrivano mai gli uragani) piuttosto che nella brumosa Albione o caotica Manhattan.

Insomma in un’economia decentrata l’essere in periferia non sara’ necessariamente uno svantaggio.

Per finire, c’e’ sempre la possibilita’ che la Calabria diventi un centro essa stessa, una volta che scopra una nuova (o utilizzasse appieno una esistente) sua “specialita’”. Si potrebbe parlare della Corea del Sud, difficilmente eguagliabile in campo tecnologico dopo essere stata poverissima per decenni.

Ma forse esempio migliore e’ la contea di Doncaster, piu’ ricca tra il povero Nord inglese grazie alla sua specializzazione nell’industria del cavallo (allevamenti, corse) in una nazione come l’Inghilterra dove scommettere e’ uno sport nazionale. Certo questo non vuol dire che la Calabria debba darsi all’ippica …ma di sicuro non farebbe male usare certi sovvenzionamenti per costruire meno ponti e sperimentare piu’ iniziative che rendano la Calabria speciale agli occhi di tutti.

Insomma la Questione Meridionale non e’ risolvibile perche’ mal posta. La disperazione economica e’ intrinseca alla domanda. L’unica risposta e’ che il Meridione non sara’ piu’ il Meridione quando, appunto, non sara’ piu’ a sud della ricchezza

“Sei sempre il Meridionale di qualcuno”, diceva un comico di venti anni fa. Forse dovremmo invece dire “Sei sempre alla Periferia di qualcuno…a meno che non riesci a fare di quella Periferia un Centro”