Ateismo Al Capolinea

Da Scientific American, citato per intero sull’Integral Options Cafe:

Una teoria matematica pone dei limiti su quanto una entità fisica possa conoscere del passato, presente o futuro …

David H. Wolpert, un informatico con preparazione di base in fisica che lavora presso lo Ames Research Center della NASA, ha definito la sua versione di “limite della conoscenza”. A causa di quel limite, sono le sue conclusioni, l’universo si trova al di là della portata di qualsiasi intelletto, non importa quanto potente, che potrebbe esistere entro l’universo. In particolare, nel corso degli ultimi due anni, ha progressivamente migliorato una teoria in base alla quale non importa quali siano le leggi della fisica che governano un universo, ci saranno inevitabilmente fatti riguardo l’universo che i suoi abitanti non possono apprendere tramite esperimenti o prevedere tramite calcoli …

Come spiega Scott Aaronson, un informatico presso il Massachusetts Institute of Technology: “Che le tue previsioni circa l’universo siano fondamentalmente vincolate dal fatto che sei anche tu parte dell’universo di cui vuoi fare una previsione, e’ sempre sembrato abbastanza ovvio per me …”

Cosa rimane dunque dell’ateismo? Quand’anche non esistesse altro che l’universo fisico, non vi è alcun modo per qualsiasi parte di esso di apprendere tutto con lo sperimentare o predire con un calcolo. In altre parole, se non esiste altro, l’universo fisico è l’unica cosa che può pienamente conoscere l’universo fisico.

Quanto è lontano tutto cio’ dalla definizione di Divinità? E che cosa lascia tutto cio’ all’ateo? Credere in assurdità come la non-esistenza dell’universo fisico?

Se ha ragione Wolpert, non vi è piu’ alcuna logica nell’ateismo. L’”Ultimate 747″, la prova di Richard Dawkins della non esistenza di Dio, appare pittoresca: semplicemnte, la Divinità non può essere una qualsiasi parte del l’universo fisico.

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Ovviamente si può e potrà ragionevolmente parlare di agnosticismo. Ma nel post-Wolpert l’agnosticismo diventa semplicemente il credere che con la Divinità non si possa entrare in comunicazione.

Di una cosa possiamo essere certi: che ci sia, la’ fuori, molto piu’ di un semplice insieme di oggetti.

Sul Complesso di Inferiorita’ Degli Atei Italiani

Piagnisteo a Genova dopo che la pubblicita’ sulla non-esistenza di Dio non viene accettata dalla concessionaria locale

“Biancheria intima e villaggi vacanze sì, ma guai a chiedere uno spazio pubblicitario e a usarlo per dire che Dio non esiste. Sembra che in questo paese non ci sia spazio per dichiararsi atei, che sia qualcosa di cui parlare con vergogna, o non parlare affatto, pena la censura. Alla Igp vorremmo chiedere se direbbero davvero di no a uno slogan che sostiene che Dio esiste”, ha detto Raffaele Carcano, segretario generale della [Unione degli atei e degli agnostici razionalisti]

Razionalisti forse, ma razionali proprio no…possibile che a nessuno di loro sia venuto in mente di controllare perche’ l’analoga iniziativa in Inghilterra conteneva il testo “Probabilmente non c’e’ nessun Dio” invece che “Non c’e’ nessun Dio“: perche’, altrimenti, sarebbe stata cestinata anche li’.

Non e’ certo la prima volta che attivisti atei in Italia dimostrano di non avere “santi in Paradiso”…che magari avrebbero potuto consigliare loro di limitarsi a un peraltro efficacissimo “Che Dio esista o meno“. Efficacissimo, almeno, se prendiamo per buona l’idea che la Uaar sia solo interessata a mostrare che per comportarsi moralmente e civilmente non occorra credere in una Divinita’.

Limiti dell’Analisi Religiosa Scientifica Contemporanea

Devo leggermi con calma davvero, il saggio “Religion: Bound to believe?” (“Religione: Destinati a Credere?”) di Pascal Boyer su Nature (455, 1038-1039 (23 October 2008)), perche’ a tutta prima mi sembra una gigantesca sciocchezza (la solita visione afflitta da un grande complesso di superiorita’ nei confronti di chi crede, con un vago innaffiamento di vetusti concetti religiosi “cristiani”).

Innanzitutto, “fictional character” (“personaggio finto“) Boyer lo dica a suo nonno.

E poi “organized religions present themselves as a package” (“le religioni organizzate si presentano come un pacchetto [intero]“)?

Dice invece bene Giuseppe Bonfrate sul Domenicale Sole24Ore del 19 ottobre (”Alle radici di una fede”):

[…] Comprendere una religione comporta riconoscere che l’oggetto ultimo della fede e’ la realta’ della rivelazione e non gli asserti che la esprimono. Fare storia del cristianesimo [e non solo del cristianesimo, aggiungo io] domanda di misurarsi con lo Spirito […]

E ancora “central tenets of most established religions…the notion that their particular creed differs from all other (supposedly misguided) faiths” (“fra le credenze fondamentali della maggior parte delle religioni maggiori…il concetto che il loro particolare credo sia diverso da tutte le altre fedi, che si presume siano in errore“?

Qualcuno regali a Boyer una raccolta dei discorsi di Gandhi, oppure una guida alle religioni Sikh o Baha’i.

Non sarebbe piu’ saggio studiare le modalita’ religiose del pensiero senza presupporre che siano basate sul niente? Altrimenti e’ un po’ come analizzare la musicalita’ della razza umana rifiutando per principio ogni importanza alla musica. Sarebbe proprio necessario?

Senza Dio, Senza Cervello?

In risposta a questo blog “L’ateismo è più diffuso di quanto si creda” su Universi Paralleli:

(nota ai lettori di Universi Paralleli: questo commento e’ stato li’ censurato. Spero che qualcuno sara’ gentile al punto di farmi sapere quando l’autore di UP si svegliera’ dal sonno della ragione e decidera’ di rispondere. grazie)

Chiedete a un cristiano perché i musulmani credono che ogni beato maschio riceverà in paradiso 72 vergini: il cristiano vi dirà che purtroppo i musulmani sono stati educati a crederlo.

Chiedete a un musulmano perché i cristiani sono convinti di essere macchiati dal peccato originale: vi dirà che purtroppo glielo hanno insegnato da bambini.

Tutti sono atei sugli dei degli altri.

Intanto bisognerebbe trovare un cristiano e un musulmano a cui fare davvero quelle domande, invece di inventarsene due cosi’ tanto per dire.

Secondo il cristiano e il musulmano, a meno che non siano incredibilmente ignoranti o con il prosciutto sugli occhi, dovranno riconoscere che il Dio in cui pregano e’ uno solo, quello di Abramo: per cui non avrebbero senso che si dessero dell’”ateo” l’un l’altro.

Magari un cristiano dira’ che un musulmano e’ una specie di eretico, e vice-versa: ma l’eresia non e’ certo l’ateismo.

La faccenda e’ molto piu’ complessa di quanto le cretinate di Dawkins lascino pensare. Per esempio quante volte e’ stato detto che islamismo e induismo sono assolutamente incompatibili? E poi si va invece a scoprire che c’e’ almeno una popolazione indiana che pratica sostanzialmente entrambi (per non parlare dei Sikh, che hanno elementi islamici e induisti nel loro Credo).

Anche se non nutro alcuna speranza che quanto ho appena scritto aiutera’ nessuno a chiarirsi le idee, mi permetto un piccolo suggerimento: non parlate di cose che per definizione non conoscete.

Se non avete una fede religiosa, parlando di fede religiosa non potrete infatti che dire sciocchezze: a meno che non riusciate a immedesimarvi con coloro che a quanto pare disprezzate.

Dio, Wittgenstein e il Significato come Giustificazione

Nicla Vassallo giustamente suggerisce che si ragioni di piu’ e si sproloqui di meno, in tema di religione ma non solo (“In cosa crede chi (non) crede“, Domenicale Sole24Ore, 20 Aprile 2008). Peccato pero’ che le manchi l’ultimo pezzo del puzzle.

Vassallo parte da Wittgenstein (“Su cio’ di cui non si puo’ parlare, si deve tacere“) per passare alla “nozione di significato come giustificazione“: nel senso che ha significato solo cio’ che si puo’, appunto, giustificare.

Quindi “La Luna e’ fatta di formaggio” non ha senso (e bisogna tacere, invece dire quella sciocchezza) perche’ non c’e’ modo di dimostrare che la Luna, appunto, sia fatta di prodotti caseari.

Applicare questo ragionamento all’ateismo, e alla Fede, sembra un processo molto semplice. Scrive Vassallo a proposito dell’ateismo (prima di fare un discorso perfettamente analogo riguardo chi crede in Dio):

Quando affermiamo ‘sono ateo’ stiamo in effetti affermano ‘Dio (o dio) non esiste‘ per la nozione di significato come giustificazione stiamo dicendo qualcosa che ha significato solo nel caso in cui disponiamo di buone ragioni per credere che sia vero che Dio (o dio) non esiste

Non disponendo Vassallo di quelle “ragioni“, dice (pero’ e sfortunatamente) di ritenere che

sempre che ci siano, queste ragioni sono conseguibili grazie a competenze in filosofia della religione e teologia

(e quindi, in ultima analisi sul problema dell’esistenza di Dio tutti dovrebbero stare zitti)

La qual cosa non mi sembra, diciamo cosi’, un’affermazione molto intelligente…

Si vede che Vassallo non ha mai creduto, e non e’ mai stata atea. Va bene che e’ Professore di Filosofia, ma ci vuole cosi’ tanto a vedere al di la’ del proprio guscio, invece che ritenere che un argomento che ha tenuto impegnate tante menti umane per millenni, e’ risolvibile (se mai e’ risolvibile) semplicemente studiando filosofia della religione e teologia?

Ce l’avra’, un amico credente o ateo a cui chiedere la giustificazione dell’ateismo o della Fede? Le cui “buone ragioni” sono, e lo dico con quasi assoluta certezza, assolutamente personali, soggettive, anzi cosi’ non-obiettive da risultare quasi impossibili da comunicare.

Pur tuttavia, quelle “ragioni” esistono.

E non vengono da nessuna laurea in filosofia o teologia.

Notizie dal Partito Smembro-(demo)-cratico

Il carrozzone comandato (scusate la battuta) da Walter Veltroni ha ricevuto oggi ben due contributi decisamente significativi…

Sul lato preti, il Cardinale Bertone si e’ candidato a un Premio per la Comicita’ dicendo che il Partito Democratico non deve “mortificare i cattolici”. Mortificare? Mortificare??? Ma se c’hanno la sede di fronte all’unica Chiesa di Roma aperta 24h? E il leader (scusate, ancora…) non e’ neanche capace di far approvare il riconoscimento delle unioni di fatto nel Comune di Roma (figuriamoci al Parlamento).

Bertone sembra anche aver scoperto che il PCI era anch’esso fautore dello Stato Etico, e quindi Togliatti e Berlinguer parlavano la stessa lingua di certa gerarchia cattolica odierna. Non mi sembra proprio che ci sia niente di cui vantarsi.

Sul lato mangiapreti, invece, Piergiorgio Odifreddi, ultimo difensore della Vera Laicita’, ha cosi’ tanto terrore di considerare finanche la possibilita’ di un’esistenza “spirituale” , da non poter esimersi dall’inficiare i suoi giustissimi discorsi sulla separazione fra Chiesa e Stato con insulti di bassa lega (ufo e astrologia oggi, babbo natale l’anno scorso) in una maniera cosi’ vetusta che finanche Gramsci se ne era voluto allontanare.

Come faranno tutti questi signori a convivere nello stesso Partito, sara’ un mistero che bisognera’ davvero vedere per credere.

I Gran Sacerdoti dell’Ateismo

Sono davvero lontani i giorni di Epicuro.

Non si discute piu’ di Libero Arbitrio, ne’ di Teodicea. Recentemente, un certo numero di atei molto loquaci sembrano aver stabilito che e’ il momento delle opinioni puerili.

Sicuro, molte “persone senza dio” (agnostici compresi, come Daniel C. Dennett autore di “Breaking the Spell”, “Spezzare l’Incantesimo”) hanno un sano rispetto per le esperienze e la fede di esseri umani come loro, che siano atei oppure no.

Ma che cosa puo’ si dire quando un pensatore brillante come Richard Dawkins pubblica senza un alcun senso di autocritica l’argomento “Come Un Boeing 747“, una cosiddetta “prova ultima” che Dio non esiste? E’ una versione dela domanda “Chi ha generato il Creatore“, con una risposta che chiunque con un minimo di cervello puo’ smontare in modo bello, semplice ed abbastanza ovvio (suggerimento: il Creatore non deve fare necessariamente parte della Creazione).

In Italia, il Professore di Filosofia Maurizio Ferraris trova interessante dedicare il suo tempo a sostenere che Gesu’ e’ l’analogo di Babbo Natale, mentre il matematico Piergiorgio Odifreddi non puo’ neppure pensare alla fede in Dio se non come superstizione irrazionale.

Le cose sembrano ora andare anche peggio, con il nuovo libro di Christopher Hitchens “Dio non e’ grande”: apparentemente, un capolavore con perle di saggezza come chiedere se gli Ebrei non sapessero che l’omicidio ed l’adulterio erano moralmente sbagliati prima di ricevere i Dieci Comandamenti.

Ovviamente, il problema non e’ Hitchens, un polemico professionale che dedica la sua vita a provocare. Il problema non e’ neppure la crociata anti-fondamentalista di Dawkins che confonde Fede e Religione Organizzata.

C’e’ un problema molto più grande: l’accettazione cieca con cui ragionamenti cosi’ deboli sono accettati da persone evidentemente nella necessita’ di giustificare il loro ateismo a se stessi.

Guardiamo per esempio al commento di Michael Kinsley al libro di Hitchens (Con brio e rabbia, un ateo va faccia a faccia con la religione“, International Herald Tribune, 12  Maggio 2007).

Kinsley trova finanche “divertenti” alcune domande di Hitchens palesemente stupide, del tipo “come puo’ Cristo morire per i nostri peccati, quando si crede che non sia morto affatto?” (risposta: si legga prego almeno un vangelo, una volta).

Peggio, Kinsley si ritiene “soddisfatto” da un argomento (ancora un altro?) che “confuta” l’esistenza di Dio. Ah, com’e’ bello sapere che domande antichissime possono finalmente avere risposta: gia’ che ci sono, perche’ Hitchens e Kinsley non ci spiegano anche il senso della vita?

Kinsley e’ inoltre perfettamente felice di ripetere i pensieri di Hitchens sull’ecumenismo religioso. “Se una qualunque delle fedi principali e’ vera, le altre devono essere false in punti molto importanti – un problema evidente dimenticato spesso nell’opacità dell’ecumenismo“. Ma che, hanno “evidentemente” quadrato il cerchio o cosa?

Tipi come Kinsley e Hitchens si rendono forse conto quanto profondamente, e reazionariamente cattolico (con la piccola “c”) e’ una visione della fede cosi’ limitata (un dio, una verità, un mondo)?

E allora il Mahatma Gandhi, quanto era “stupido, pazzo, o falso” (la definizione di Hitchens e Kinsley di un fedele moderno)? Dopo tutto ha detto “la Non-violenza richiede una doppia fede, la fede in Dio ed anche la fede nell’uomo” e “la propria religione e’ una faccenda fra ognuno ed il suo creatore e nessun altro.

Si ricorda nessuno di Quintus Aurelius Symmachus? Uno degli ultimi pagani della Roma antica, Symmachus protesto’ la rimozione dell’Altare della Vittoria dal Senato Romano, da parte di un Imperatore cristiano, dicendo “Contempliamo le stesse stelle, il cielo e’ comune a noi tutti e il mondo che ci circonda e’ lo stesso. Che cosa importa il percorso di saggezza attraverso il quale ogni persona cerca la verità?“.

(Nessuna necessita’ di sprecare il fiato sui nostri atei attivisti, o civis Symmachus! Non capirebbero nemmeno di cosa tu stia parlando).

In ogni modo, c’e’ ancora una debole speranza di una certa possibilità di ragionamento rimasto nella mente dell’attivista ateo. Hitchens scrive che una discussione sostenuta sulla  (non-)esistenza di Dio non dovrebbe essere necessaria, ne’ sufficiente. Sono sicuro che soltanto i piu’ fanatici credenti e atei non saranno d’accordo. Qual’e’ allora per gli atei il senso di scrivere libri per ironizzare su qualcosa che non hanno?

Forse, proprio forse, un giorno Hitchens e Dawkins si renderanno conto che tanto varrebbe ponderare misteri come il perche’ una persona meravigliosa come mia moglie di sia mai innamorata di un tipo men-che-perfetto come me. Buona fortuna!

Sono caduti cosi’ in basso millenni di dibattiti fra credenti e atei?

Qualcuno precisera’ giustamente che c’e’ abbondanza di idioti che credono che la loro fede vada espressa insultando, proscrivendo, minacciando ed uccidendo chi non ce l’ha. Davvero ce ne sono in abbondanza!

Ma una stortuta non ne raddrizza un’altra: Dawkins e gli altri non dovevano essere i Brights, i Brillanti, gli esseri umani di intelligenza superiore capaci di liberarci con i loro argomenti da stupide superstizioni? Perche’ allora proprio loro spengono i loro cervelli ogni volta che il soggetto e’ la religione?

Se sono essi a dover darci la luce, viviamo in un mondo molto molto oscuro.

Come i Conquistadores nelle Americhe, questi Brights combattono per distruggere quanto non possono capire, credendo di migliorare il genere umano. Buttare giu’ ogni senso della spiritualita’, e’ il fondamento della loro vita spirituale. Lo stile di vita della vasta maggioranza degli esseri umani come loro, lo considerano un tratto primitivo indegno della loro propria perfezione. Migliaia di anni di contributi in logica e filosofia, non significano niente per loro. Scoprendo “le prove definitive” della doppia impossibilita’ di dimostrare la non-esistenza della divinita’, si sono messi fuori di storia umana.

E si riuniscono persino, intorno ai loro libri di saggezza, per accettare con poco senso critico ogni discorso che prenda in giro l’idea stessa che un umano possa credere in Dio.

E’ il Festival della Presunzione.

Gli atei contemporanei (attivisti) davvero si pongono in concorrenza con Dio: ecco un indizio sul perche’ cerchino di fare di tutto contro lo scandalo rappresentato da chiunque non creda alla loro “religione dell’ateismo“.

La Fisica dei Miracoli e del Libero Arbitrio

Una scoperta scientifica pubblicata alcuni mesi fa sulla rivista Physical Review Letters e segnalata su The Economist potra’ avere presto come conseguenza un rinnovato interesse religioso sulla Fisica:

Il 5% del magnetismo del Protone è dovuto non dai quark al suo interno ma da quark virtuali che appaiono e scompaiono dal nulla dentro il Protone stesso

E’ un dato perfettamente ragionevole. Infatti la Fisica Quantistica corrente

“predice che i cosiddetti “quark virtuali”, insieme ai loro corrispettivi fatti di antimateria, emergano continuamente dal vuoto per poi scomparire, come conseguenza del principio di incertezza del Heisenberg. Così, mentre un Protone ha tre quarks residenti fissi, ha anche altri ospiti di molto breve durata”.

Una tal scoperta puo’ pero’ anche preannunciare delle conseguenze affascinanti.

In primo luogo, 5% non e’ esattamente una quantita’ trascurabile.

In secondo luogo, la misura e’ ovviamente una media. Un protone otterra’ una piccola spinta in un senso, un altro protone una spinta un po’ piu’ grande o piu’ piccola in un altro sensom, e cosi’ via. Senza effetto macroscopico… ma soltanto nella misura in cui le particelle virtuali appaiano a caso nei protoni.

In terzo luogo, se questo accade per un genere di particella, e’ estremamente probabile che esso accadra’ per tutti i generi di particelle, non solo protoni.

Quarto, se questo accade per un genere di forza, è altamente probabile che accadra’ per tutti i generi di forze, non solo il magnetismo.

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Il risultato finale è che quando potremo controllare dove, quando e come le particelle virtuali si materializzano all’interno delle particelle reali, saremo capaci di fare tutta una serie di azioni al momento impossibili.

Immaginiamoci di poter “mettere a fuoco” un magnete in modo che attragga un oggetto metallico particolare, anziche’ tutti gli oggetti all’interno di un certo raggio….improvvisamente, ecco che spostiamo oggetti specifici a distanza. Quella e’ Telecinesi.

Oppure pensiamo a campi gravitazionali rinforzati, indeboliti, focalizzati a volonta’. Quella e’ Levitazione. E il volo spaziale e le automobili volanti si transformeranno in giochi da ragazzi da costruire e pilotare.

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Si tratta solo di sogni al momento, di impossibilita’, che potremmo denominare Miracoli se dovessimo esserne testimoni (secondo il famoso detto di A.C. Clarke: Una Tecnologia sufficientemente avanzata e’ indistinguibile dalla Magia).

Ma che cosa impedirebbe a Dio di usare quegli stessi quark virtuali per effettuare… Miracoli? (a parte la non-esistenza, naturalmente…ma ammettiamo per un attimo che Dio esista).

La Levitazione permette di camminare sull’acqua e il volo da Mecca a Gerusalemme, e la Telecinesi la divisione del Mare Rosso. Un certo controllo della “forza forte” e della meccanica dei quark facilita la trasformazione di acqua in vino. Ecc ecc.

Le particelle virtuali che appaiono dappertutto possono quindi essere il Meccanismo di Dio di Controllo da Dietro Le Quinte: invisibile e intangibile ma dalle vaste conseguenze: una Fisica dei Miracoli.

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Per il Teista, tutto cio’ ha senso.

Dio avrebbe creato un Universo che puo’ prendersi cura di se’ ma non e’ completamente impermeabile ai cambiamenti.

Inoltre l’obiezione principale contro i Miracoli, decadrebbe, visto che nella Fisica dei Miracoli la Divinita’ puo’ intervenire senza intaccare le leggi naturali scritte nell’Universo.

Proprio come la luce e’ fatta di onde E di particelle, potremmo dire che l’Universo è allo stesso tempo deterministico E casuale.

Anche l’Evoluzione puo’ allora essere una camminata casuale E la rivelazione guidata di un certo programma di fondo.

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E noi (SE esistiamo)? Possediamo un Libero Arbitrio o siamo nelle mani di una figura onnipotente (Dio, o il Fato, o il Caso) che decide per noi? Entrambi.

I Quattro Cavalieri dell’Ateismo

Raccolgo i miei arti superiori da terra dopo aver letto il recentissimo contributo di Maurizio Ferraris (“Non Sapendo A Chi Credere”, Domenicale Sole24Ore, 29 Ottobre): un contributo che oserei dire dis-arm-ante se mi si perdona il doppio senso e lo strano neologismo misto-inglese

Sono sicuro che altri (come Ravasi) riusciranno a rispondere alle provocazioni filosofiche del Ferraris meglio di quanto io possa mai permettermi di pensare (ma qualcuno lo dica, al Ferraris, che avventurarsi in palesi falsita’ come “la maggior parte dei conflitti coinvolg[e] ora le religioni abramiche” non e’ un buon segno riguardo la presunta fattualita’ dell’intera sua polemica)

Ne approfitto allora per tentare, partendo dal punto di vista del Credente, una classificazione dell’Ateo Contemporaneo in quattro categorie: Indifferente, Devoto, Remoto ed Economico

(1) L’Ateo Indifferente e’ quella persona a cui, appunto, della Divinita’ e della Religione non importa niente: cui cui il Credente potra’ avere un dialogo, ma magari sullo sport, il cinema o la televisione

(2) L’Ateo Devoto e’ colui che vede nella religione una serie di precetti morali da usare per manipolare questa o quella riforma sociale: e per questo assomiglia piu’ all’Anticristo che a un interlocutore serio per chi ha fede. Come dice il Ferraris, la religione e’ qualcosa di piu’

(3) L’Ateo Remoto e’ il tipo alla Ferraris: il quale pur non avendo fede, ritiene di poterne parlare alla stregua della storiellina per bambini e/o idioti. Accomuna cosi’ Gesu’ Cristo a Babbo Natale; esce fuori con perle del tipo “Chi crede in una cosa infinita crede in qualsiasi cosa”; riduce l’appartenenza a una tradizione religiosa a una forma di contabilita’, con una serie di dogmi da seguire alla lettera per non essere “eretici” (una ingenuita’ che suonera’ vetusta per i Cattolici, e completamente estranea per Ebrei, Musulmani, Induisti, etc etc). C’e’ da aspettarsi che il Ferraris, messo di fronte a un Credente, non possa bonta’ sua trattenersi dalle risa: e meno male che dovrebbe rappresentare il meglio della razionalita’ (Ferraris non e’ solo: si veda Richard Dawkins in “L’Illusione di Dio” e Daniel C Dennett in “Rompere l’Incantesimo: La Religione come Fenomeno Naturale“)

(4) L’Ateo Economico infine, e’ quello che ha capito che un serio Ateismo non-indifferente e che quindi desideri almeno capire il perche’ esistano i Credenti, deve imparare dalla recente rivoluzione in campo economico: nella quale, come dice Matteo Mortellini sul Domenicale Sole24Ore del 15 Ottobre (“Charlie Brown decide cosi’”), il fantomatico Homo Economicus iper-razionalista delle vecchie teorie e’ stato finalmente sostituito da una persona che segue “una logica diversa da quella matematica, ma non meno sistematica

Ed e’ solo con quest’ultimo che ha senso, per il Credente, discutere di religione. L’Ateo Economico infatti non avra’ per ipotesi che la Fede sia sinonimo di irrazionalita’, e sara’ davvero aperto allo scambio di idee

Il discettare degli altri in tema di religione, vale quanto una toilette per sole donne sul Monte Athos