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Mario Tozzi, Quando il Clima Fa Perdere La Testa

Guardavo stasera il programma Gaia di Rai3, e notavo sia con favore l’interesse suscitato in Junior (di anni 5), sia con stupore la professionalita’ e preparazione del conduttore, il celeberrimo Mario Tozzi.

In realta’, Gaia e’ forse l’unico programma televisivo che attualmente mi dispiace perdere, quando per un motivo o per l’altro non lo guardo in diretta (anche perche’, misteriosamente in replica non lo mandano proprio mai se non di nuovo in prima serata su Rai3).

Quando parla di terremoti, vulcani, tsunami, naturalmente il geologo Tozzi non puo’ che dimostrare un’ammirevole padronanza di linguaggio. Ma e’ lo stile a tu-per-tu con il telespettatore ad essere accattivante, e a differenziare Gaia dalle lezioncine troppo da scuola elementare della Famiglia Angela.

Cio’ che mi ha piu’ attirato in tutti questi anni e’ stato comunque il trovare una trasmissione italiana di qualita’ e livello simili a quelle naturalistiche della BBC, dove pero’ si possono scoprire particolarita’ del Bel Paese appunto e non dei soliti Albione e USA.

E poi Gaia e’ insuperabile quando come oggi mostra gli effetti “spiccioli” degli sconvolgimenti geologici, come la strada in Hokkaido trasformata da un vulcano in una serie di scaloni.

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Di fronte a tutto questo, lo stupore cui ho accennato viene naturale quando uno si rende conto che il Dott. Tozzi, appena si parla di clima, sembra invece trasformarsi in Mr. Hyde, anzi il Sig. Ade, con trasmissioni e proclami da tregenda, e dalle basi scientifiche molto piu’ opinabili.

Per esempio, in un passaggio in radio il 23 gennaio scorso ha intimato con tono adirato che chi non crede al riscaldamento globale, potra’ esserne ritenuto responsabile.

E in un altro passaggio radiofonico, pochi giorni fa, ha collezionato vari svarioni, fra il confondere “uragano” con “tornado” (piu’ di una volta); l’incolpare le migrazioni degli ultimi anni alla desertificazione (neanche Jeffrey Sachs arriva a tanto); il fare spallucce sulle ricerche che dimostrano che le nevi del Kilimanjaro non stanno diminuendo a causa di aumenti di temperatura (nonostante ne parli finanche American Scientist); il ripetere la fantasia secondo la quale l’IPCC e’ fatto di 2500 climatologi concordi sul riscaldamento globale (non e’ vero; per un esempio contrario molto rilevante, si legga qui); e il suggerire che la potenza degli uragani e’ semplicemente legata all’energia disponibile (una posizione estremista anche rispetto al blog cambioclimatista RealClimate gestito da scienziati della NASA; Chris Mooney ha appena pubblicato un libro, sulle discussioni scientifiche in corso).

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Insomma di rocce, il signore si’ che se ne intende, ma riguardo le nuvole, pioggia e compagnia bella improvvisamente quasi quasi ne sbaglia piu’ che l’astrologo.

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Nel romanzo di Stevenson, il Dr. Jekyll non poteva esimersi dal bere la pozione che lo trasmutava in un mostro. Nel mondo reale, l’impressione e’ che la pozione del Dr. Tozzi si chiami catastrofismo: anzi, catastrofilia, una specie di nichilismo radical-chic troppo in voga al momento in quasi tutto il mondo “Occidentale”, e troppo affascinante perche’ anche uno come il Tozzi possa evitare di perdervici la testa.

Speriamo che prima o poi, trovi l’antidoto. Nel frattempo, quando parla di clima, faro’ finta che il volume sia troppo basso.

Magari le prossime puntate di Gaia sul riscaldamento globale saranno utili per insegnare a Junior come guardare sempre in maniera critica la televisione.

Il Cambiamento Climatico E’ Morto

O quantomeno, in animazione sospesa.

Dopotutto, c’e’ un limite anche a quanto si possa spremere fuori da questo o quel modello di disastro prossimo venturo. Dopo un po’ di articoli, supplementi e urla di dolore ambientale in televisione, la noia regna sovrana.

Si e’ appena concluso un G-8 dove e’ stata fatta la solita pantomima inconcludente su come combattere il “riscaldamento globale”. Non c’e’ che da aspettarsi successi del calibro di quelli ottenuti per far scomparire droghe e poverta’.

Gli accordi e i congressi internazionali non si contano piu’, e l’unica differenza percettibile sara’ nello straordinario inquinamento che producono con migliaia di persone che volano di qua’ e di la’ per dirci di non inquinare.

Nel frattempo, “la scienza” del cambiamento climatico ha i piedi di argilla sempre piu’ fragile. Un rispettato ed eminente membro dell’IPCC dichiara pubblicamente che “dovremmo rispondere prudentemente alle minacce dal cambiamento di clima“.

Michael Griffin, il Capo della NASA, non ci pensa troppo a commettere il peccato cardinale di parlare contro tutto il “consenso climatico”: “Non sono sicuro che sia giusto dire che [ il riscaldamento globale ] sia un problema che dobbiamo affrontare [… ] Mi chiedo quale essere umano possa mai avere il privilegio di decidere quello se questo clima particolare qui oggi, ora, sia il clima migliore per tutti gli altri esseri umani.”

In un segno ulteriore che c’e’ qualcosa che non va, non esiste neppure mezzo suggerimento di progettazione di un satellite capace di raccogliere i dati e possibilmente le prove globali del cambiamento climatico che sarebbe in atto. Il cosidettro GoreSat e’ dimenticato da tutti, malgrado aspetti di volare da 7 anni.

E adesso la Sigma Xi, associazione di scienziati americani in prima linea nello studio del riscaldamento globale, decide di pubblicare nel numero di Luglio-Agosto 2007 un articolo che dice che le nevi del Kilimanjaro non stanno scomparendo a causa del cambiamento climatico

Quanto sopra indica chiaramente che ormai il “riscaldamento globale” e’ morto, moribondo o in animazione sospesa.

Nel migliore dei casi, si e’ rivelato una scusa per qualcosa di differente, nel peggiore, uno specchietto per allodole.

Diamo a tutti quelli coinvolti il beneficio del dubbio. Qual’e’ allora il problema reale cui interessarsi, se il “cambiamento climatico” e’ giusto una scusa?

I candidati possibili includono: (1) la volontà di neutralizzare la potenza delle multinazionali stabilendo un qualche tipo di governo globale; (2) il desiderio di ripulire l’umanità dai suoi peccati, in particolare ingordigia e mancanza di rispetto per l’ambiente; (3) un modo di contenere lo sviluppo di Cina e India sotto controllo, rendendo loro la vita difficile con tutti questi discorsi sulle emissioni di CO2.

Ma se c’e’ un problema che sono attualmente piu’ propenso a considerare, e’ (4) la preoccupazione che ci sono semplicemente troppi esseri umani vivi allo stesso tempo, ed il loro numero continua ad aumentare: mentre allo stesso tempo, abbiamo l’istinto ma non gli attrezzi ne’ la volonta’ di fornire loro tutti una vita decente.

Quello e’ un soggetto molto piu’ interessante che le quisquilie sulla misura dell’anidride carbonica atmosferica e delle temperature planetarie.

No-cleare

L’energia nucleare sembra tornare di moda adesso che c’e’ la fissazione sul ridurre le emissioni di anidride carbonica.

Io sul nucleare ho forti dubbi: sull’approviggionamento e sulla durata dei giacimenti; sulla tempistica visto che non si costruiscono centrali dall’oggi al domani; sulla presunta rinascita dell’industria italiana del settore (sarebbe assurdo non rivolgersi a chi l’esperienza ce l’abbia gia’, e quindi all’estero); sui costi (troppo spesso mascherati al ribasso facendo finta che interessino solo quelli marginali); sullo stoccaggio dei rifiuti per n-mila anni; e dulcis in fundo, sulla opportunita’ di far giocare con l’atomo l’italietta che ci ritroviamo (ma qui si va su un altro discorso).

Sette Risposte Brevi sul Cambiamento Climatico

Un excursus velocissimo che mi e’ stato chiesto da piu’ persone:

1. E’ in corso un cambiamento climatico livello globale? Probabilmente si’.

2. Si tratta di un cambiamento eccezionale? Probabilmente no.

3. Dobbiamo spaventarci delle possibili conseguenze di un riscaldamento globale, e concentrare tutti i nostri sforzi per difenderci da quelle? No, almeno finche’ non venga fuori una prova eccezionale di tale riscaldamento, e di tali conseguenze.

4. Esiste un contributo umano al cambiamento climatico? Probabilmente si’.

5. Esiste un contributo umano significativo al cambiamento climatico? Probabilmente no.

6. Perche’ chiedo delle prove straordinarie? Perche’ dichiarare che e’ in corso un “cambiamento climatico eccezionale” , e’ un’affermazione straordinaria. ((c) Carl Sagan)

7. Di che mi preoccupo? Delle buone intenzioni che causano disastri quando spinte nella direzione sbagliata; del rischio per il movimento ambientalista di scomparire se il riscaldamento globale e’ una bufala; della deriva autoritaria di cui possono approfittare i Governi assimilando la “difesa del clima” a quella “antiterrorismo” . etc etc

IPCC: Politica, prima che Scienza Climatica

E’ purtroppo diffusissima l’impressione che il “Sommario per i Policymakers” pubblicato a inizio Febbraio dall’IPCC (“Intergovernmental Panel on Climate Change“, Comitato Intergovernamentale sul Cambiamento Climatico) non sia un documento politico, ma semplicemente un riassunto delle conclusioni scientifiche.

Guardiamo invece in faccia la realta’:

1) l’IPCC e’ INTERgovernamentale, il che vuol dire che ci sono scienziati, ma anche tecnici, attivisti, burocrati: e tutti approvati da questo o quel Governo.

2) Il sommario e’ scritto in un meeting dove ogni Governo puo’ e dice la sua.

3) Le “conclusioni scientifiche” vengono pubblicate dopo il sommario (fra qualche settimana, figuriamoci).

4) Questo perche’ e’ esplicitamente scritto nelle regole dell’IPCC che le “conclusioni scientifiche” devono essere modificate in modo che non contraddicano il sommario.

I Governi nominano, i Governi scrivono, i Governi dettano: se non e’ “politico” quello, allora cos’e’?

Pale? Forse…meglio il Carbone!

Italia Nostra, e non e’ la sola, fa tanto chiasso per evitare che vengano costruiti nuovi impianti eolici, apparentemente per “conservare il paesaggio”.

Mi permetto di cantare fuori dal coro per l’ennesima volta, per dire che i generatori eolici a me piacciono, anzi provvedono un senso di pace e tranquillita’.

Magari dovremmo travestirli all’olandesina, oppure colorarli di verde per renderli piu’ appetibili a un certo ambientalismo?

Il problema vero e’ l’inaffidabilita’…se non c’e’ vento, tutti con le candele.

Il futuro prossimo venturo e’ chiaramente nella produzione familiare di energia usando il sole (basterebbe che i prezzi si dimezzassero…). Nel presente intanto, lasciamo perdere la falsa alba del nucleare (con i suoi lustri prima dell’attivazione, e le scorie da stoccare per centomila anni: usiamo il carbone invece!

Dopotutto basterebbe poter filtrare per bene i fumi (e fregarsene della CO2) e il problema energetico sarebbe risolto forse per un altro secolo…

Pacatezza Climatica in Svizzera

MeteoSvizzera riporta di Cambiamenti Climatici in maniera un po’ meno catastrofista del solito. Mi sembra un documento ben scritto, nei limiti della ortodossia climatica naturalmente.

Magari tutti i cambio-climatisti parlassero sempre cosi’.

Gennaio 2007 – “Cambiamenti climatici e catastrofi naturali in Svizzera”

Da pagina 1: “Dato l’importante ruolo svolto dalla variabilità naturale del clima (soprattutto dagli effetti dell‘oscillazione nordatlantica) non è ancora possibile dimostrare l’eventuale natura antropica di questi cambiamenti osservati a livello regionale. Tuttavia, allo stato attuale delle conoscenze una simile ipotesi è plausibile.

E’ notevole la menzione dell’oscillazione nordatlantica (meglio nota come “NAO” dall’acronimo inglese), il conosciuto fenomeno che ogni venti anni o giu’ di li’ sposta ora verso Sud ora verso Nord il percorso delle perturbazioni atlantiche che raggiungono l’Europa.

Un fenomeno questo sicuramente di “cambiamento climatico” oscillante, e che dal 1979 ad oggi ha significato temperature in aumento: e che pur tuttavia ultimamente non ricorda piu’ nessuno quando si parla di inverni miti ed estati secche.

A pagina 2 del documento di MeteoSvizzera si parla di possibili aumenti degli “eventi metereologici intensi” (piu’ caldo d’estate, meno freddo d’inverno, piu’ pioggia in autunno, piu’ neve in inverno, piu’ acqua nei fiumi): “Tuttavia, non è ancora chiaro se quanto illustrato costituisca un segnale dell’influsso antropico sul clima. Dal punto di vista qualitativo, le modifiche corrispondono alle previsioni formulate dagli studi sui cambiamenti climatici.

I cambiamenti climatici di cui si parla sono insomma solo un po piu’ di questo, un po’ meno di quello, etc etc.

All’anima del “cambiamento”!

Ma se l’effetto antropico e’ una ipotesi “plausibile“, e le modifiche corrispondono “qualitativamente” alle previsioni, vuole anche dire che chi vuole pendere di qua o di la’ dell’argomento “riscaldamento globale” non ha penuria di argomenti. Siamo ancora al qualitativo, dopotutto.

Pagina 3: nel futuro piu’ pioggia tranne che in estate. Per chi ci crede, sara’ il caso di rafforzare gli argini e aumentare le strutture di stoccaggio dell’acqua piovana (da usare evidentemente per controbilanciare l’eventuale “siccita'” estiva): “Si deve pertanto presumere che i conseguenti cambiamenti verranno percepiti con molta
chiarezza dalla società.

In altre parole: al momento, non sono percepiti con altrettanta chiarezza.

Pagina 4: si parla giustamente del problema dell’urbanizzazione selvaggia. Si suggeriscono soluzioni flessibili (immagino che poter raccogliere meglio l’acqua piovana sia una delle idee piu’ pratiche e che susciterebbero meno discussione).

Mano alle vanghe quindi e non stiamo qui a spaventarci per uno o due gradi in piu’, che
anche nei modelli portano almeno in Svizzera solo a conseguenze minuscole: una cosa tutto sommato ovvia, visto che ai piedi delle Alpi sono soprattutto le montagne a “fare” il clima.

E per finire: “I pericoli che le catastrofi naturali comportano per la nostra società non sono determinati soltanto dal clima.” Non avrei potuto dirlo meglio.

ps Notizia dell’ultim’ora: sembra che MeteoSvizzera abbia dichiarato che l’inverno 2006-2007 nella Svizzera Italiana non ci sia stato, climaticamente parlando, con pochissime precipitazioni. Ma non avevano detto che nel futuro avrebbe nevicato d’inverno e piovuto d’autunno piu’ del solito?

Prozac per i Climatologi

A leggere il rapporto della World Meteorological Association (l’Associazione Metereologica Mondiale) sul 2006 (in inglese), si comincia forse a capire perche’ la maggior parte dei Climatologi non ha remore nel predire catastrofi, specie quelle attese per il riscaldamento globale che si dice causato dall’anidride carbonica di produzione umana.

E’ davvero una collezione di disastri e tragedie quasi senza pari, con ondate di calore, siccita’, alluvioni, tifoni, buco dell’ozono, etc. etc.

C’e’ da spaventarsi pure quando dice che l’inverno e la primavera sono stati miti (sara’ la prima volta che “mite” e “spavento” appaiono nella stessa frase?).

Non mi sembra di potervi leggere niente di “normale”o “positivo”. Finanche le precipitazioni nel Sahel, dopo anni e anni di siccita’, sono menzionate solo di striscio.

Piu’ che un rapporto serio, mi sembra un comunicato stampa redatto a favore di giornali scandalistici e dal titillamento facile.

Oppure, dopo tanti anni ad azzeccare previsioni metereologiche solo marginalmente meglio degli astrologi, quelli della WMO hanno ormai ceduto alla depressione, e vedono solo cio’ che va male ed e’ inusuale?

Poverini…

Calabria, Sempre Un Passo Indietro!

Le misurazioni di temperatura per il 2006 alla stazione UCEA di Sibari non sembrano mostrare alcun aumento da cambiamento climatico.

Da reggino, non me ne meraviglio…

Al solito, la Calabria e’ indietro su tutto. Figuriamoci: si riscaldamentoglobalizzera’ dopo tutti gli altri!

Clima: Agire per non Rischiare?

Bufala o no, c’e’ chi dice che sia piu’ logico agire contro il riscaldamento climatico, piuttosto che rischiare che avvenga. Ma sara’ davvero cosi’?

Stiamo parlando di una “teoria” scientifica che non si basa su dati di fatto, ma su modelli di previsione del futuro. L’aumento di CO2, se e’ colpa sua, ha aumentato la temperatura globale di 0.65C piu’ o meno: una variazione risibile.

Come spiego altrove (in inglese, per ora) al link , anche il non credere che tale minuzia portera’ a conseguenze importanti se non catastrofiche e’ una scelta _razionale_.

Orbene, se davvero nel 2050 i mari si saranno innalzati di dieci
centimetri (altra quantita’ al limite dell’umorismo) , non ci sara’ piu’ da discutere di modelli. Ci sara’ stata una previsione, e sara’ stata verificata: e il discorso sara’ molto diverso.

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E di che robustezza di modelli si tratta, se ancora non considerano adeguatamente l’effetto delle nuvole? Non possono spiegare il clima polare? Non possono prevedere la prossima stagione di uragani?

Certo, e’ il meglio che sappiamo oggi sul Clima. E certamente fra un paio di lustri o decenni saranno molto meglio di adesso, e avranno fatto previsioni che avremo “toccato con mano”.

Non e’ piu’ logico, quindi, magari, aspettare il 2016?

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Guardiamo inoltre a come vengono fatti certi calcoli dei “costi“. Si dice (l’altro ieri) che a Sydney fara’ cosi’ caldo che invece di 180 morti all’anno, ne causera’ quasi duemila.

Il difetto di fondo e’ che non viene considerata nessuna iniziativa di “adattamento“.

Possibile che i Sydney-ti siano cosi’ tonti che quando un anno gliene muoiono 200, un altro 300, un altro 400 _non_ facciano niente per attenuare l’impatto del (al momento, presunto!) riscaldamento?

Di nuovo, non ci sara’ da discutere di “previsioni” : le morti in aumento saranno li’ per tutti da vedere. E qualunque gruppo di persone non-acefale fara’ in modo che non aumentino vertiginosamente, ben prima che se ne contino a migliaia.

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Insomma, non se sappiamo abbastanza, non abbiamo nessuna prova concreta, e l’unica certezza e’ che a qualunque modifica del nostro ambiente risponderemo con l’ingegno, o moriremo (chi ha paura del riscaldamento globale si vada a comprare il terreno vicino alla Baia di Hudson: per ora, costa poco).

Cambiare il nostro stile di vita perche’ forse qualcosa succedera’ nel lontano futuro: quella si’ che mi sembra una scelta “del caso”.

Cosi’ come intervenire con sistemi di geo-ingegneria per evitare il “pericolo del riscaldamento”; imporre tasse carboniche basate sul niente; togliere il diritto o la voglia di viaggiare, spostarsi in auto, accendere la lavatrice; distribuire miliardi di euro _gratis_ alle compagnie petrolifere (gia’ successo, nell’ambientalista Europa); dire che chi non si pente della sua impronta di CO2 e’ un Criminale contro l’Umanita’.

Climatologia fra Bufale e Scienza

Rinaldo Lampis sul blog Consensus si chiede: “L’effetto serra. Un’altra bufala?” citando i “cambiamenti climatici” che sembrano interessare un po’ di oggetti del Sistema Solare, e non solo la Terra.

E’ una delle tante indicazioni che fanno venir dubbi sulla fissazione dei climatisti nel voler controllare le emissioni di CO2 per evitare chissa’ quali catastrofi.

E’ una bufala, allora, lo sforzo di 2,500 esperti climatologi che partorira’ il 2 Febbraio a Parigi il Primo Rapporto dell’IPCC, il Gruppo Intergovernamentale sul Cambiamento Climatico?

E soprattutto: e’ una scienza, la Climatologia, o piu’ che altro uno sforzo politico per dimostrare che l’Umanita’ e’ perniciosa al resto del Pianeta?

Nella mia non troppo umile opinione, la Climatologia è una scienza: solo, è troppo giovane per essere immune dal lavoro di persone di buona volonta’ attualmente impegnate (1) a pavimentare inconsapevoli la proverbiale strada per l’Inferno e (2) a cercare di scoprire come convincerci a utilizzare quella perniciosa via.

Mi ricorda l’antropologia nel XIX e nel primo XX secolo, quando il malguidato scopo di una scienza appena fondata era di classificare le razze umane per farne una graduatoria: anche quello, uno sforzo fatto onestamente per migliorare l’umanità e il mondo.

Un altro esempio molto lampante è cosa è accaduto quando persone ben informate hanno deciso di introdurre in Australia il Rospo delle Canne (Bufo Marinus) per combattere le infestazioni di insetti. ..con risultati orrendi e quelli si’ catastrofici.

Quando riusciranno, la maggior parte dei Climatologi, a liberarsi dal servilismo verso la Politica che caratterizza i lavori ONU dell’IPCC?

Figuriamoci, il Secondo Rapporto, quello che dovrebbe essere scientifico, deve per statuto sottostare al Primo Rapporto, scritto con e da qualche decina di burocrati.

Quando tornera’ la Climatologia a mostrare quella umilta’ e quell’amore per la ricerca di base e la fisica dell’atmosfera che ne farebbero una scienza solida?

E quando smettera’ di inseguire l’ennesimo supercomputer per far calcolare l’ennesimo modello di clima futuro, modello che puo’ essere modificato per predire tutto e niente?

Una speranza c’e’: la si puo’ trovare (in inglese) nell’ottimo blog di Hendrik Tennekes, Direttore della Ricerca all’Istituto Metereologico Reale Olandese.

Cambio-Climatisti Minacciosi Anche in Italia

Cosa e’ piu’ preoccupante: la presunta minaccia di disastri climatici che ha sostituito ultimamente Nostradamus, o le malcelate minacce di chi vuole imporre agli altri  il proprio modo di pensare, il proprio catastrofismo, “altrimenti sono guai“?

Esempi del primo tipo non se ne contano piu’: speriamo che la moda passi presto. Per un esempio del secondo tipo, consiglio di ascoltare Mario Tozzi nella puntata del 23 Gennaio 2007 di VivaVoce, la trasmissione quotidiana di Radio24 condotta da Vittorio Zincone

Intitolata “Catastrofi Ambientali”, e’ disponibile sul sito di VivaVoce (postero’ a giorni un resoconto completo della puntata)

Il Tozzi, popolare conduttore televisivo, geologo e neo-Direttore del Parco dell’Arcipelago Toscano, spinto da entusiasmo, determinazione e  preoccupazione che andrebbero meglio devoluti a miglior causa, a 15m 22s dall’inizio della puntata si e’ lasciato andare a dichiarazioni avventate (l’enfasi e’ mia):

“…vorrei che i giornalisti come Cascioli [scettici sulle catastrofi prossime venture] si prendessero la responsabilita’ di quello che dicono, perche’ se poi succede invece quello che sembra stia per succedere, sono tra i responsabili di questo tipo di situazione. [voce dal tono alterato] E li chiameremo in causa!

Cos’e’ questo, “Bullismo da Cambiamento Climatico“?

E chi e’ il soggetto di chiameremo

C’e’ forse anche in Italia qualcuno che fantasizza di futuri Tribunali che puniranno chi osa adesso esprimere il proprio scetticismo in tema di Futuri Catastrofi da Effetto Serra? Proposte di tal genere gia’ non mancano negli USA e in Gran Bretagna

Prometto che appena le coste italiane verranno inondate dal mare, mi presentero’ gia’ ammanettato dal Tozzi, per risparmiargli la fatica di chiamarmi in causa

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Per fortuna Zincone, il conduttore della trasmissione, ha fatto subito notare l’assurdita’ di incolpare un giornalista se i Governi di tutto il mondo non agiscono in questa o quella direzione.

Comunque, sara’ bene intanto preparare il pigiamone a strisce per la Sing-Sing Climatica che prepareranno Tozzi & Soci

L’Insensata Commedia del Cambiamento Climatico

Migliaia di delegati sono arrivati in aeroplano per partecipare alla conferenza di Nairobi sul Riscaldamento Globale in enormi sale congresso e camere d’albergo dotate di aria condizionata. E con loro, giornalisti, troupes TV, etc etc

Tutti stanno mangiando e bevendo roba che e’ difficile pensare venga tutta dai mercatini locali

E il risultato? Le solite sciocchezze inconcludenti della Commedia del Cambiamento Climatico

C’e’ niente di cui preoccuparsi riguardo il Circo del Riscaldamento Globale? Penso proprio di no

Democrazia, Deimocrazia e il Surriscaldamento Intorno ad Al Gore

Lettera da Londra a “Notizie Radicali” e Valter Vecellio

(riguardo la recente proposta di annoverare fra i “miti” radicali anche l’attivita’ ecologista dell’ex-vice presidente americano, Al Gore, ora nelle sale con il documentario “Una Verita’ Scomoda” sul riscaldamento globale)

Caro Direttore,

L’amletico dibattito “Gore si’-Gore no” in casa radicale ha valenza strategica e come tale non puo’ ridursi all’argomentare sull’effetto di questa o quella concentrazione di anidride carbonica

E’ vero che quando si parla di cambiamento climatico si deve parlare di “scienza”. Ma e’ ben piu’ importante capire la compatibilita’ fra un certo modo di pensare e fare la politica, e una eventuale introduzione dell’ex vicepresidente americano nel Pantheon di una organizzazione liberale, liberista e libertaria

E’ quindi opportuno fare alcune considerazioni di base soprattuto riguardo il terreno minato che fa da interfaccia fra questa e la politica: con da una parte l’assurda cagnara manipolativa dell’“al lupo-al lupo” che sempre piu’ minaccia la liberta’ della persona; e dall’altra la traduzione, spesso poco saggia e consapevole, del linguaggio scientifico sul terreno della politica

Al Gore fa cilecca su entrambi i fronti

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E’ stato detto riguardo Jim Hansen, famoso climatologo della NASA molto impegnato nella “lotta” contro il cambiamento climatico: “o Hansen è un “terrorista” prezzolato (da chi?), e se me lo si spiega, sono disposto a crederci. Oppure quantomeno penso che quello che dice val la pena di prenderlo in considerazione”

Ma quella dicotomia non e’ completa: perche’ nel mondo di oggi non occorre essere “terroristi” ne’ “prezzolati” (e neanche bugiardi) per perorare la propria causa usando un linguaggio apocalittico: il linguaggio dello zeitgeist, paradossalmente, di _inizio_ millennio

Siamo circondati da notizie da fine del mondo: dall’AIDS, alla SARS, alla Guerra al Terrore, alla Sovrappopolazione, all’Invasione dei Barbari Immigrati Clandestini fino appunto al Cambiamento Climatico. Non passa quasi giorno senza che qualcuno dichiari la nostra specie in via di estinzione, il pianeta prossimo a diventare un mucchietto di cenere, o anche il nostro agiato stile di vita pronto a scomparire a causa dell’al-Qaeda di turno

E adesso a quelle voci si e’ unito Al Gore, rimproverandoci una colpevole inerzia mondiale a livello di popoli, governi ed individui, destinati ad alluvioni, siccita’, uragani, ondate di caldo e freddo, fame, miseria, etc etc (incluse, naturalmente, le cavallette), solo per fare ricche un po’ di multinazionali del petrolio

Questa sottile e cosi’ alla moda sostituzione della Democrazia, del potere del Popolo, con la “_Deimocrazia_”, il potere della Paura (per non abusare del termine Terrore), non e’ certo un modo intelligente di fare politica: prova ne siano i continui attacchi alla Costituzione e alle Leggi Internazionali permessi ad un’Amministrazione USA pronta ad agitare i suoi babau preferiti pur di giustificare nuovi accaparramenti di potere

“A volte aver paura e’ salutare”: ma quand’e’ che abbiamo abbiamo abbandonato i vecchi strumenti della politica, per abbracciare la Paura come unico strumento di persuasione? Perche’ credere che l’unico modo per proteggere l’ambiente, per difendersi dal terrorismo suicida, per ricondurre il numero di umani a dimensioni piu’ ragionevoli, sia far credere agli elettori che devono “farsela sotto”, magari a causa di fantasmi sempre piu’ mostruosi?

E’ tutto cio’ forse ad uso e consumo di un presunto “popolo bue” da circuire con l’eccitazione pornografica della tragedia e del disastro? Ma se la pensiamo cosi’, c’e’ da buttare al macero il concetto stesso di Democrazia

Oppure, ci sara’ da accettare, cinicamente, che l’”Homo Sapiens” e’ piu’ che altro “Homo Insanus”, e reagisce solo quando sbatte il naso contro il problema? Ma allora lasciamo perdere i discorsi, i programmi, i progetti: semplicemente facciamo la “Politica del Giorno Dopo”, e inseguiamo i problemi cosi’ come appaiono stampati sulle prime pagine dei giornali (ahinoi, sembra che ci sia gia’ chi lo segue, quel principio)

In realta’, Jim Hansen, che non parla d’altro che delle previsioni peggiori in caso di cambiamento climatico; Tim Flannery, lo scienziato australiano che scrive che bruciare carbone significhera’ forse la fine dell’umanita’; Jared Diamond, l’ex-scettico che ha sposato l’inossidabile pessimismo di Paul Ehrlich per incolpare di consumismo e anti-ecologismo gli schiavizzati e decimati abitanti dell’Isola di Pasqua: ebbene, costoro non usano che un certo politichese adesso troppo diffuso e pernicioso, legato sempre alla tragedia annunciata, allo spaventare l’interlocutore, al costringerlo in maniera molto anti-libertaria ad accettare che siamo in condizioni disperate, e che quindi vanno prese misure disperate

E non solo: la politica della “_Deimocrazia_” portata al parossismo assume chiari stampi religiosi: un po’ perche’ millenarista, un po’ perche’ il linguaggio di certa religione e’ sempre piu’ comune, come nelle “crociate” anti-terrorismo; nei discorsi da “il mio Dio e’ meglio del tuo”; nelle insinuazioni anti-islamiche (tutte cose centellinate piano piano, con tanti distinguo e tante scuse inutili, e che stanno inculcando nel mondo Occidentale l’idea che la persona di fede islamica e’ un terrorista, imbecille, imbroglione o fannullone…magari in vista di un prossimo pogrom?)

Anche il dibattito sul riscaldamento globale e’ stato trasformato in una dichiarazione di fede. Michael Chricton ha provato a dirlo e ci ha rinunciato, dopo aver subito attacchi personali ed aver visto anche tele-evangelisti alla Pat Robertson predire la Fine della Natura nell’ecatombe climatica. L’editorialista del britannico Guardian, George Monbiot dice chiaro e tondo che Lui (Monbiot) Ci Guarda. Margo Kingston ha scritto sull’australiano Daily Briefing che chi nega l’esistenza del riscaldamento globale commette un crimine contro l‘umanita’. Altri hanno suggerito che chi non e’ d’accordo sul fatto che ci sia un cambiamento climatico, andra’ processato in futuro come i Nazisti a Norimberga

Curiosamente dietro questa nuova religione c’e’ anche un nuovo Mercato delle Indulgenze. L’Al Gore che ci dice di volare meno mentre saetta per i cieli di tutto il mondo fra alberghi di lusso e cene da nababbo, ci assicura di stare azzerando i suoi danni con larghe donazioni a questa o quella NGO, che pianta alberi o fa altre azioni benefiche volte a ridurre la CO2 atmosferica (vorra’ dire che quando mi compro il SUV ci faro’ crescere un melo sul cofano, per dormire il sonno del giusto)

Che differenza allora fra il linguaggio di chi dice che se non smettiamo di produrre anidride carbonica entro dieci anni, il mondo e’ alla frutta; e quello di chi passa di casa in casa a prevedere che se noi peccatori non ci pentiamo e non cambiamo per seguire quanto imposto da un qualche comitato di saggi che ne sanno divinamente piu’ degli altri, non faremo parte degli apocalittici 144 mila?

Che ironia pazzesca sarebbe allora che proprio i Radicali abbracciassero un modo di pensare cosi’ fondamentalmente illiberale!

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Certo, Jim Hansen va comunque preso in considerazione.

Personalmente, su molte delle sue conclusioni sono abbastanza scettico, alla Carl Sagan: catastrofi cosi’ straordinarie saranno sicuramente preannunciate da avvenimenti, “prove” altrettanto straordinarie

Non ho pero’ alcun timore a dire che le previsioni del meglio dell’intelletto investigativo umano, rappresentato da scienziati giustamente rispettati come Hansen e Flannery, sono una cosa ben diversa dalle visioni mistiche di chi prevede la fine del mondo giovedi’ pomeriggio alle due. E’ qui pero’ che interviene il secondo ostacolo nella strada fra la scienza e la politica

La scienza e’ fatta di teorie da confutare: “teorie” ma naturalmente in senso positivo, come modelli verosimili della realta’, il piu’ possibile oggettivi e completi, e che funzionano fino a prova contraria. Compito dello scienziato e’ espandere tali modelli, dimostrando la loro applicabilita’ in altri campi (attivita’ di solito noiosa) o confutandoli magari per portare avanti un modello nuovo e piu’ preciso (attivita’ di solito da Premio Nobel). Il dibattito scientifico non puo’ chiudersi: altrimenti, non e’ piu’ scientifico

In politica il discorso e’ molto diverso. Una volta intrapresa una strada, per esempio estendere l’obbligo scolastico fra i 4 e i 18 anni, anche se e’ possibile cambiare idea se i risultati sono palesemente negativi, la strada alternativa non sara’ semplicemente tornare indietro, o provare un’ipotesi differente: non fosse altro perche’ gli effetti sociali non sono quasi mai trascurabili (in questo caso, la diminuzione della disponibilita’ economica nelle famiglie piu’ povere; e l’aumento del lavoro nero fra i quasi-maggiorenni); inoltre, l’elettorato difficilmente si fara’ tirare per il naso piu’ di una volta in questa o quella direzione: l’opinione, conta.

Come passare quindi dai risultati “oggettivi” della scienza alle decisioni “d’opinione” della politica? La scienza non vuole essere basata sulle opinioni: ma al contempo e’ difficile pubblicare qualcosa che vada contro il “senso comune” fra gli scienziati del proprio tempo: le riviste scientifiche si nutrono di credibilita’, e nessun editore vuole apparire un credulone.

In realta’ nel mondo scientifico ci sono varie pulsioni in direzioni non sempre compatibili: e’ piu’ facile per esempio ottenere fondi per ripetere gli esperimenti altrui che per dimostrare qualcosa di nuovo, ma il piacere e la gloria non sono certo nelle repliche.

E’ anche vero che esistono dei meccanismi compensativi, come il cosiddetto peer review, la revisione dei manoscritti da parte di piu’ esperti del settore, di solito senza nomi e cognomi proprio per evitare qualunque interferenza, magari causata da antiche rivalita’

Il risultato finale e’ che il Mare Magnum della scienza e’ un oceano in ebollizione, dove I partecipanti fanno a gare (di solito, positivamente) per scoprire nuove caratteristiche del mondo che ci circonda, e venire a galla per “mostrare la via” ai colleghi

Il voler riportare questo a un livello politico implica una serie di problemi. Mi limitero’ ad illustrarne quattro: tecnicismo; manipolazione; inazione e monomania.

Il tecnicismo e’ l’interpretazione di una ricerca scientifica come definitiva parola su un argomento: per esempio, l’eugenetica quando era di moda un secolo fa, e non era affatto considerata un orrore da genocidio. Ma se la selezione di un’orchidea perfetta attraverso l’eliminazione delle sue 25 mila sorelle (meno perfette) e’ un’impresa tecnicamente mirabile, le proposte, e le decisioni in campo eugenetico umano, presentate come scientifiche all’epoca, non possono che essere considerate azzardate da noi, grazie al senno di poi (alcuni milioni di morti dopo, cioe’)

La manipolazione, cugina del tecnicismo, avviene quando il politico sceglie la scienza che piu’ pare e piace, e trascura ogni altro argomento, per fini precisi e prestabiliti. Pensiamo alle politiche americane degli anni ’20 volte ad escludere gli immigrati dal Sud Europa per motivi razziali, ma ufficialmente perche’ dotati di un’intelligenza inferiore (tutto naturalmente dimostrato scientificamente, dati alla mano). Anche in questo caso la “scienza” venne usata per zittire il dissenso; e anche in questo caso il progresso scientifico si e’ poi mosso ben al di la’ di certe affermazioni piu’ che assurde

Speculare alla manipolazione e altrettanto perniciosa e’ l’inazione, ahime’ tipica di piu’ di un Governo, di fronte a quanto tecnici e scienziati continuano a predire. Rimaniamo all’America, e perche’ no: e alle dighe che dovevano proteggere New Orleans da un colpo diretto di un uragano di categoria 3. La famigerata Katrina (uragano, appunto, di categoria 3), ha addirittura “mancato” la citta’, ma le dighe hanno ceduto lo stesso: perche’ erano fatte male e nessuno si e’ preso la briga di finanziarne la (ri-)messa in opera nonostante l’opinione espressa in tal senso da innumerevoli esperti

E’ forse quello, il modello piu’ vicino all’attuale discorso sul cambiamento climatico? Solo all’apparenza. E’ qui che si reintroduce il discorso allarmista/catastrofista, il pericolo della “_Deimocrazia_”: la quale, se associata a una monomania impervia alle complicazioni del mondo, puo’ portare al terribile connubio di una _politica scientista_ che calpesta tutto e tutti, e di una _scienza politicante_ che intromette ovunque l’ideologia di turno

Ovviamente a volte la monomania serve: pensiamo agli sforzi di Henri Dunant che portarono alla Croce Rossa e al primo consolidamento legislativo internazionale. Ma il problema delle _monomania scientista_ non e’ tanto il fatto che non veda altro: e’ che tutto ingloba e tutto spiega con una sola causa. E quindi come politica non puo’ lasciare spazio a nient’altro, mentre come scienza non puo’ che riscoprire le stesse cose, ovunque esplori

Ad esempio di quest’ultima condizione riporto (prometto di non citarne altri) dal recentissimo “Risposte culturali all’aridita’ nel Medio Olocene e aumento della complessita’ sociale” (Nick Brooks, Quaternary International 151 (2006) 29–49): “Nel mondo odierno sempre piu’ globalizzato, gli stili di vita tradizionali sono sotto pressione a causa della liberalizzazione economica, della monetizzazione delle economie locali e dei programmi di sviluppo basati in gran parte sui modelli occidentali”

Belle parole ma che c’entrano con lo studio sociale riguardo l’aridita’ del Medio Olocene? C’entrano, solo se si pensa al cambiamento climatico odierno come a una piovra ammazzatutto, che causa ogni problema e va fermata ad ogni costo, incluse citazioni negative piu’ diffuse del prezzemolo (o delle ortiche)

E quale esempio migliore di _politica scientista_ che il piu’ recente Al Gore? I ghiacciai del suo film recedono, le inondazioni devastano, la natura muore etc etc: e tutto viene ricondotto al riscaldamento globale. E’ particolarmente notevole il fatto che non esiste nessuna “pistola fumante”, nessun uragano su cui sia scritto “riscaldamento globale”: ma questo non ha alcuna importanza per l’autore di Una Verita’ Scomoda, perche’ nella cultura del riscaldamento globale ogni fenomeno atmosferico e’, naturalmente, riconducibile ad esso

Le conseguenze negative di questo modo di vedere il mondo non sono solo nella noia mortale di centinaia di messaggi che descrivono prossime distruzioni e catastrofi da decine di giornali, riviste, tribune politiche (e pulpiti)

Da una parte, la soluzione di Gore e’ un nuovo statalismo: visto che gli individui si sono dimostrati recalcitranti, tocca ai governanti mostrare “leadership”, che in questo caso significa votare misure impopolari qualunque sia il pensiero dei cittadini
D’altronde, se ogni problema e’ causato da un fenomeno come il cambiamento climatico, infatti, ciascun Governo potra’ lavarsene le mani. Non sappiamo infatti che le uniche soluzioni effettive saranno quelle che coinvolgeranno tutti gli Stati, e soprattutto quelli piu’ inquinatori? Cosa’ potra’ fare allora, una singola Nazione?

Potra’, anzi potrebbe, se non potesse nascondersi cosi’ facilmente. Prendiamo ad esempio l’Australia, recentemente sulle pagine dei giornali perche’ sofferente per il sesto anno consecutivo per la “siccita’” (naturalmente, subito imputata al riscaldamento globale). Ebbene, proprio mentre ero a Sydney nel settembre 2006 (il _piu’_ piovoso da tantissimi anni, guarda caso) ho potuto seguire il dibattito locale sulla mancata realizzazione dell’infrastruttura necessaria a raccogliere la finalmente copiosa acqua piovana, per far fronte alla summentovata siccita’

Qual’e’ la vera questione, dunque: il “cambiamento climatico” o la mancata gestione del patrimonio idrico? Dobbiamo davvero chiedere all’umanita’ di non produrre piu’ CO2…per salvare (forse) il Governo australiano dalla sua inettitudine? O qualunque altro Governo, sempre pronto a un nuovo spreco, e a una nuova incompetenza?

La monomania scientista che tutto causa e tutto spiega e’ uno strumento di propaganda statalista utile soprattutto a rimuovere dalla vista le malgestioni governative, e a procrastinare le soluzioni vere dei nostri problemi. E’ davvero questa, la strada che vogliamo seguire?

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Ulteriore prova, se occorresse, delle motivazioni poco scientifiche dietro una certa frenesia apocalittica: all’incessante martellamento sulla necessita’ di vivere parsimoniosamente per evitare il possibile riscaldamento globale, non corrisponde altrettanta spinta per evitare un disastro prossimo venturo, su cui davvero tutti gli scienziati sono d’accordo: la caduta di un piccolo asteroide o di una minuscola cometa su una zona abitata. Quello e’ un argomento che non viene ripreso e men che meno ingigantito, appunto perche’ non puo’ essere manipolato a fini di ingegneria sociale

Insomma, in materia di riscaldamento climatico (e Al Gore) rischiamo panglossianamente di vederci allegramente recapitare il peggiore dei mondi possibili, con una scienza a senso unico perche’ contaminata dal linguaggio dell’ideologia, e una politica a senso unico costruita per essere senza dibattito e senza scelta.

Non esiste analisi delle priorita’, nel mondo della Verita’ Scomoda. La scienza, ci viene detto, ha previsto certe cose: e noi zitti, dobbiamo considerare quelle previsioni come oro colato. O peggio per noi!

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Udite! Udite! La Royal Society ha bacchettato le dita della Exxon, cattivona multinazionale colpevole di finanziare “le lobby anti-ambientaliste per minimizzare i rischi legati al cambiamento climatico” (piu’ precisamente: alcune associazioni che propagandano l’idea che il cambiamento climatico non ci sara’ o non sara’ catastrofico; sul loro ecologismo o meno non possiamo pronunciarci)

Siamo sicuri che tutto cio’ sia un trionfo della Scienza contro chi vorrebbe manipolarla? Come mai la Royal Society non ha fatto mai niente del genere fino ad ora, e si e’ mossa proprio nell’ambito di quel riscaldamento globale che abbiamo visto non riesce mai ad esulare dal catastrofismo?

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Non sara’ quella l’ennesima prova di un atteggiamento anti-libertario fra chi ha fatto del cambiamento climatico un articolo di fede?  Da quand’e’ che applaudiamo agli attacchi contro la liberta’ di espressione? E quale punto di contatto potra’ mai avere, questo modo di pensare, con la tradizione liberista, liberale e libertaria?

Al massimo, sara’ un ottimo strumento per toglierla di mezzo

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Esiste un altro pericolo nel passaggio fra scienza e politica, forse ancora piu’ grande: e se i disastri annunciati non accadranno, cosa diranno quei politici che hanno fatto di quelle previsioni l’unico o principale cavallo di battaglia? Daranno la colpa “agli scienziati”? Ma non lo sapevano che ne’ il mondo, ne’ il mondo scientifico sono cosi’ semplici?

La pubblicazione scientifica, e men che meno la press release che la accompagna spesso con titoli ad effetto, non possono certo mostrare l’infinito dettaglio del discorso scientifico. E’ scritta da scienziati per scienziati, dopotutto. E non si tratta di un problema volumetrico, risolvibile pubblicando altri cento articoli sullo stesso argomento: perche’ la scienza e’ sempre pronta a lasciare il vecchio modello per il nuovo, mentre la societa’ deve vivere con le conseguenze delle scelte passate

Se infatti il dibattito politico fosse davvero circoscrivibile da quello scientifico, molto semplicemente, ci faremmo governare solo e unicamente da Tecnocrati (con buona pace, ancora una volta, della Democrazia). Ma quella e’ una soluzione improponibile anche e soprattutto perche’ la consapevolezza che il cervellone, lo studioso, lo scienziato possono sbagliare, e di grosso

Si tratta di una convinzione sicuramente molto piu’ vero nella mitologia del senso comune, che nella realta’ dell’attivita’ scientifica. E forse e’ proprio quello il punto: esistono grossi problemi di comunicazione non solo fra scienza e politica, ma anche fra scienza e pubblico non-scientifico.

E ancora una volta e’ apparente la disutilita’ di un certo ecologismo: che non solo e’ ormai moribondo in America a causa delle catastrofi continuamente annunciate e mai avveratesi (come scrisse sul New York Times nel marzo 2005 Nicholas D Kristof, personaggio al di sopra di ogni sospetto); ma e’ anche riuscito ad infilarsi come tramite principale fra la scienza e la popolazione, la quale a furia di dichiarazioni al-lupate (mi si perdoni il gioco di parole) da tregenda prossima ventura, comincera’ presto a pensare che i rinoceronti non siano in pericolo di estinzione; che le tigri siberiane siano in grandissimi numeri; e magari che si puo’ inquinare quanto si vuole, senza tante storie.

La vera catastrofe dell’ecologismo _deimocratico_ potra’ davvero essere la…fine dell’ecologia

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Perche’ questa lettera? Il mio unico desiderio e’ che non ci si riduca mai a politichette sempliciste e messaggini da quattro soldi, incaponendosi magari su facili discorsi da Politica della Paura: cominciando con il “tutto sta andando a rotoli”, per passare a decisioni illiberali e anti-liberiste che finiranno magari con lo slogan “respirate meno per produrre meno anidride carbonica”

Le priorita’ sono tante e tanto difficili da mettere in fila: davvero dobbiamo intraprendere scorciatoie monomaniache alla idiot savant, lastricate di propaganda deimocratica?

O per dirla con un’analogia: Osama bin Laden esiste, e le Torri Gemelle sono davvero state abbattute da un gruppo di fanatici terroristi pronti a uccidere migliaia di innocenti. Questo non significa pero’ che dobbiamo idolatrare George W Bush e seguirlo dovunque ci porti

Allo stesso modo, Al Gore, Jim Hansen e gli altri possono anche aver ragione sul riscaldamento globale: pur tuttavia i loro metodi di propaganda e di azione politica rimangono da rigettare, per principio

L’Al Gore di Una Verita’ Scomoda nel mio Pantheon proprio non riesco a vederlo

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Qual’e’ l’alternativa alla “_Deimocrazia_” scientista? Temo di dover ammettere che e’ un’alternativa molto meno sexy dell’Armageddon catastrofista, perche’ imperniata su un dibattito fatto di analisi e ri-analisi di ideali, obiettivi, risultati e priorita’. E’ un sistema dove le varie ricerche scientifiche sono analizzate in tutto il loro contesto prima di essere applicate in campo politico. Ed e’ un sistema dove ogni obiettivo va definito e raggiunto perche’ risolve un problema, e non solo perche’ altrimenti c’e’ la Fine del Mondo.

Insomma: la propria casa va tenuta pulita perche’ e’ meglio cosi’ da tanti punti di vista: e non solo perche’ altrimenti c’e’ il rischio di ammalarsi di SARS o Peste Nera.. E cosi’ i Diritti Umani per esempio vanno stabiliti e tutelati per il loro valore intrinseco, e non facendo credere che l’unica alternativa sarebbe subire un genocidio. I rigassificatori sono uno dei piccoli passi per consumare sempre meno petrolio: e di questo ne va consumato sempre meno, non per evitare siccita’ e incendi (e il fuoco della Geenna…) ma perche’ si possono fare meraviglie con la plastica, e l’aria satura di composti del carbonio bruciati male sarebbe insalubre anche se priva di CO2.

Che sia ben inteso: quelli sono solo degli spunti. I Radicali, come gli appartenenti a ogni altro partito o associazione, siano liberi di fare quello che vogliono: e Viva la Democrazia!

Dissociamoci pero’ fermamente dai discorsi da “Politica dello Spavento”. Abbasso la _Deimocrazia_!

ps Rinviamo a un’altra volta il dibattito su Tony Blair, il Primo Ministro che mi ha governato per otto anni, e che si e’ rivelato demagogo, centralista, amante di un premierato presidenzialista, dirigista e piramidale, e sempre pronto a “stabilire quello che è giusto e quel che è sbagliato” come i piu’ biechi bacchettoni di qua e di la’ dell’Atlantico: e la cui presenza quindi fra i Miti Radicali mi lascia perplesso, a meno che non sia limitata al Blair Liberista e Progressista sapientemente disegnato dall’agiografia laburista di inizio mandato

Un Meccanismo Indiretto Fra Attivita’ Solare e Clima Terrestre

La vecchia idea che i raggi cosmici influiscano sul clima aumentando l’annuvolamento e’ stata infine dimostrata

Esplosioni Stellari Influenzano il Clima sulla Terra” (da Spacedaily)

[… ] I dati hanno rivelato che gli elettroni liberati dai raggi cosmici fungono da catalizzatori, che accelerano significativamente la formazione di stabili, ultra-piccoli agglomerati di acido solforico e acqua da cui poi nascono i nuclei di condensazione delle nubi. Un gran numero di tali goccioline microscopiche è comparso, galleggiando nell’aria nella camera di reazione [… ]

E’ noto come le nubi basse abbiano un effetto di raffreddamento generale della superficie terrestre. Quindi, le variazioni in annuvolamento causate dai raggi cosmici possono cambiare la temperatura di superficie. L’esistenza di tale collegamento cosmico al clima terrestre potrebbe contribuire così a spiegare le sue variazioni passate e presenti [… ]

Che cosa rende questo ancora piu’ potente, e’ che potrebbe espandere il ruolo del Sole nella modellatura del clima terrestre, visto che puo’ essere usato per collegare l’attività magnetica solare (cioe’ il numero di macchie solari) al riscaldamento ed al raffreddamento del nostro pianeta

E’ notevole che, durante il ventesimo secolo, il campo magnetico del Sole che scherma la Terra dai raggi cosmici e’ piu’ che raddoppiato, quindi riducendo il flusso medio di raggi cosmici.

La riduzione risultante dell’opacita’, particolarmente delle nubi basse, puo’ essere un fattore significativo nel riscaldamento globale che la Terra ha subito durante il secolo scorso. Tuttavia, finora, non c’erano state prove sperimentali di come un meccanismo causale che colleghi i raggi cosmici e la formazione delle nubi potesse funzionare [… ]

Analogamente, quando durante il Minimo di Maunder (1645-1715) il campo magnetico solare era straordinariamente debole, gli inverni furono particolarmente aspri

In Tema di Ecofascismo

Non conosco bene la situazione in Italia ma da quanto si puo’ leggere nell’editoriale di Brendan O’Neill su Spiked Online di oggi (“Global warming: the chilling effect on free speech“), molto piu’ che del riscaldamento globale c’e’ da preoccuparsi dell’ottusita’ menachea (e squisitamente fascista) di chi non riesce a concepire l’idea che in un tema nuovo e delicato come il futuro climatico del Pianeta, possano esistere opinioni diverse dal “mainstream” (in questo caso, forse meglio definito come “conformismo” )

In breve: adesso chi osa dubitare che il riscaldamento globale esista o finanche solo si permette di dire che non ci stia portando necessariamente verso disastri inenarrabili e ingestibili, viene comparato a revisionisti sull’Olocausto come David Irving, o a quegli idioti che pensano che Armstrong non sia mai sbarcato sulla Luna; e anche minacciato di condanna in un futuro processo stile-Norimberga

La terminologia stessa impiegata nel mondo anglosassone e’ piu’ da culto religioso che da dibattito scientifico o politico (un punto ribadito piu’ volte da Michael Crichton dopo tutti gli attacchi da lui subiti in seguito alla pubblicazione del suo romanzo “State of Fear” )

A quando il primo rogo degli eretici?

(uhm…forse un rogo no, visto che tutti avrebbero paura del conseguente aumento di anidride carbonica nell’atmosfera 😉  )

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Sono almeno tre anni che scrivo su vari fora su Internet sollevando le mie obiezioni (scientifiche) sul riscaldamento globale: ma soprattutto sottolineando che non puo’ essere accettabile un atteggiamento che maschera decisioni politiche come “realta’ scientifiche inequivocabili”, che vengono poste “sopra dibattito”, denigrando o ignorando chi osi dubitare la Verita’ Rivelata. Sembra diventato normale addirittura anche il buttarsi in una propaganda  post-maoista da quattro soldi (come denuncio in un mio articolo sull’argomento)

A chi (come me) si preoccupa dell’ambiente, non posso che rinnovare l’invito a farlo ragionevolmente, efficacemente e democraticamente (e senza perdere di vista liberismo e libertarianismo)

Altrimenti, come dice O’Neill, la strada porta a un moralismo autoritario che non puo’ che far paura. E che differenza ci sarebbe con un Dubya qualunque, pronto a calpestare i diritti costituzionali per motivi ideologici, imponendo i suoi “fatti” a chi creda altrimenti?

Senza tolleranza, che ce ne facciamo del fresco e del caldo?

Propaganda sul Cambiamento Climatico? No grazie

TCS Daily (Edizione Europea) ha appena pubblicato un mio articolo (in Inglese) sul Lato Oscuro della propaganda sul riscaldamento globale, scritto a commento del nuovo rapporto “Calde Parole: Come stiamo raccontando la storia del cambiamento climatico e come raccontarla meglio?

Tradurro’ presto il testo in Italiano. Eccone alcuni assaggi:

I pessimisti sul riscaldamento globale [… ] vengono ora incoraggiati a costruirsi una loro propria realtà, quasi certamente destinando tutti noi ad un triste futuro. Armati di propaganda invece che razionalita’, stanno sostenendo un’ortodossia che rievoca certi Stati comunisti. […]

[Gli autori del rapporto] arrivano quasi a riconoscere implicitamente che forse il catastrofismo sul cambiamento climatico e’ “un’altra costruzione apocalittica [… ] forse un sottoprodotto delle nostre immaginazioni culturali”. […]

Qualcuno sta forse preparando il terreno perche’ zeloti eco-rivoluzionari rimuovano la maggior parte delle nostre liberta’ e una vasta gamma dei nostri successi tecnologici, imponendoci una vita “ecologica” di dolore, malattia, lavoro manuale, pensando che l’ingegnosita’ umana e’ una malvagita’ che distruggera’ il pianeta invece che migliorare le nostre vite? [… ]

Sto ancora aspettando che un singolo fenomeno metereologico (ad esempio il percorso degli uragani; o i venti prevalenti in una zona) cambi a causa del riscaldamento globale. Se ne venite a conoscenza, fatemelo sapere!

PIL e GPI: una critica

Guido Ferretti ha pubblicato sul sito di Rientrodolce una Sintesi della relazione di Mauro Bonaiuti al convegno di Rivoli (To) “Lo sviluppo e la decrescita” del 26 e 27 Maggio 2006

Mario Bonaiuti ha iniziato il suo intervento presentando un grafico in cui vengono giustapposti gli indici del PIL (Gross National Product) e GPI (Genuine Progress Indicator) in funzione del tempo. In esso si vede che, mentre il PIL cresce, il GPI raggiunge un massimo in corrispondenza di un certo valore di PIL, per poi decrescere anche se il PIL continua ad aumentare. L’intera presentazione consisterà nella discussione di questo grafico. […]

Essendo quasi alla fine dei miei studi sullo Sviluppo al Birkbeck College di Londra, e ovviamente dubbioso dell’uso un po’ spregiudicato di un “nuovo” indicatore come il GPI, mi permetto di pubblicare qualche critica anche alle argomentazioni del Bonaiuti

1. ANDAMENTO: Non avendo visto il grafico del Bonaiuti,  sono andato al sito di Redefining Progress e ne ho trovato uno per gli Stati Uniti

GPI USA 1950-2002

Non ci sono tabulati di numeri, ma a colpo d’occhio si vede che il GPI cresce fra il 1950 e il 2002: non come il GDP, ma il trend generale in aumento e’ chiaro. Perche’ quindi ipotizzare un “ottimo PIL” oltre il quale il GPI decresce?

E’ da notare che l’analisi susseguente sulle economie in crescita come produttrici di entropia si basa soprattutto
su quel punto, ancora tutto da dimostrare

2. DEFINIZIONE: il GPI appare fortemente politicizzato. La negativita’ reale della Income Distribution e’ tutta da discutere. Si parla di Resource Depletion ma non si considerano effetti positivi come la riduzione degli aerosol. Nel Long-Term Environmental Damage si calcolano costi per il Riscaldamento Globale, valori di stima con margini giganteschi di errore. etc etc

3. CONSENSO: L’idea dietro il GPI non e’ certo malvagia, anzi. Chissa’ pero’ se c’e’ ancora in atto un qualche tentativo perche’ sia adottato internazionalmente. I riferimenti al GPI su Wikipedia diradano con il tempo

Altrimenti il GPI rimane un “indicatore” per gli “attivisti”, i “credenti” (“true believers“). E come il resto dell’intervento del Bonaiuti, il rischio reale e’ che lasci il tempo che trova

Etica e Carbone

Buona o cattiva notizia? Ho avuto appena la mia settima lettera pubblicata sulle pagine dell’International Herald Tribune (28 giugno 2006)

“La Falsa Promessa Del Carbone”

Jeff Goodell cade in un ragionamento circolare quando scrive che il problema piu’ grande legato all’uso del carbone e’ “che cosa fa alle nostre menti. Mantiene l’illusione che non dobbiamo cambiare le nostre vite”(“Coal’s false promise to America,” Views, June 24).

Se il carbone è abbondante e disponibile, come Goodell segnala, certamente ci sono pochi motivi per preoccuparsi per la fine dell’era del petrolio a basso costo? E se il carbone causa i problemi ambientali a causa dell’estrazione antiquata e del modo in cui viene bruciato, non è il problema uno di migliorare tecnologie e processi, piuttosto che abbandonare il carbone del tutto?

Uno è lasciato con l’impressione che la campagna contro il carbone è giusta un’altra impresa moralizzatrice, che approfitta delle pretese scarsita’ di risorse per costringerci a vivere una vita “più etica”.

Maurizio Morabito Orpington, Inghilterra

Scrivero’ altri blog riguardo le altre sei lettere pubblicate finora (e tutte quelle mai stampate), ma per ora una lista e’ disponibile cercando “maurizio morabito” a questo link