La Sindrome di Scassandra

no, il titolo non e’ un refuso…un’altra versione: “Accusiamo i catastrofisti di complicita’ in genocidio?

Proviamo un “se voi foste il giudice”…siamo al processo contro una babysitter perche’ il bambino cui stava badando e’ finito in ospedale cadendo da un tavolo. La babysitter dichiara di non aver fatto personalmente del male al bambino, e tutti sono d’accordo sull’argomento. Pur tuttavia si sa anche che la babysitter, pur consapevole del fatto che il bambino stesse giocando al gioco dei contrari, gli ha intimato di non salire sul tavolo perche’ preoccupata, appunto, che cadesse da quell’altezza.

Se voi foste il giudice…pensereste che la babysitter fosse innocente?

Io no.

Come commentare allora coloro i quali, pur nutrendo ragionevolissime preoccupazioni riguardo argomenti come l’evoluzione del clima, o il picco del petrolio, continuano a ripetere argomentazioni ed azioni gia’ dimostratesi fallimentari, nonostante la consapevolezza (di tutti) che tutto cio’ non abbia mai portato, e quindi mai potra’ portare da nessuna parte? Sono “colpevoli”, evidentemente anche loro…e colpevoli poi di “complicita’ in genocidio”, perche’ a loro dire qualora non si facesse niente ci aspetta un futuro di morte a livello, appunto, di genocidio.

L’unica loro possibilita’ di salvezza dall’accusa di “complicita’ in genocidio” sara’ dimostrare allora che non abbiano comunque troppo sale in zucca (e non dico che cio’ sarebbe difficile…).

Esiste evidentemente un problema di comunicazione fra chi nutre certe preoccupazioni ed il mondo esterno. E’ chiaro anche a tutti che il mondo esterno non accetta il primo profeta che capita. Piu’ straordinarie siano poi le affermazioni, piu’ straordinarie dovranno essere le prove a supporto. Maggiore la richiesta di cambiamento sociale e/o addirittura psicologico, maggiore sara’ il fronte di coloro che si dimostreranno recalcitranti al cambiamento (e meno male, altrimenti saremmo tutti gia’ morti dietro questo o quel profeta di morte).

Si tratta di nozioni gia’ stra-note e al limite del banale. Eppure continuiamo a vedere questo stesso cozzare di teste contro gli stessi muri per le stesse ragioni.

Peggio: alcuni fra quella serie di teste prossime all’auto-danneggiamento, invece di acquisire consapevolezza della situazione e provare un registro piu’ efficace, hanno elaborato una loro psicosociofantasia fra lo strambo e il patetico, rifugiandosi fra le confortevoli braccia della “Sindrome di Cassandra“.

L’idea e’ molto semplice…piu’ di uno e’ convinto di conoscere il futuro (=sapere esattamente come andra’) ma di essere condannato a rimanere inascoltato come, appunto, Cassandra. Ci sono vari aspetti a livello psicologico, in proposito, fra i quali:

  • Le preoccupazioni per il futuro diventano una certezza che capitera’ il peggio
  • Il problema dell’essere inascoltati in passato diventa la convinzione che nessuno ascoltera’ mai

Al catastrofismo piu’ orripilante si accoppia quindi il rigetto del mondo esterno, un rigetto tanto piu’ illogico quanto piu’ la soluzione del problema (cambiamenti climatici, o picco del petrolio) comporta il lavorare assieme al mondo esterno.

E se dietro tutto questo ci fosse una specie di “desiderio di morte” (di nuovo, rendendo appropriata l’accusa di complicita’ in genocidio)? Il Prof. Giampiero Tre Re, “docente di filosofia, psicologia e scienze sociali, [...] dottore di ricerca in Diritti dell’Uomo presso l’Università di Palermo e [...] specialista di bioetica” descrive la situazione cosi’ nel suo blog “Terra di Nessuno” (“Ecologia e psicologia. Profezie che si autoavverano: la sindrome di Cassandra“, 8 Marzo 2007):

[...] Il dibattito pubblico sulla crisi dell’ecosistema, muovendosi tra rimozioni e catastrofismi, assume l’andamento oscillatorio di una sindrome psicosociale, che ricorda il personaggio omerico di Cassandra [...] una sindrome da fine del mondo (o, almeno, di certi mondi) tipica dei passaggi di crisi culturali. [...] è la rivelazione stessa che, mentre annuncia la catastrofe, la rende ineluttabile per cause connesse, in definitiva, non al problema in sé ma ai modi della comunicazione e delle dinamiche dell’organizzazione sociale. [...] Il complesso esita in una profonda frustrazione per l’incapacità di agire tempestivamente ed efficacemente, mentre Cassandra finisce per distruggere se stessa: mentre trova conferma della propria ideologia di salvezza, provoca, proprio per questo, la catastrofe collettiva annunciata.

Da notare che il Prof. Tre Re non e’ certo da annoverare fra coloro che non ritengano essere in corso una crisi ecologica. Ma i suoi suggerimenti per il futuro sono ben diversi dalle solite stupidaggini catastrofiste riguardo masse ignoranti o complotti malvagi:

Se non si troverà il modo di cogliere scientificamente il nesso tra la globalità della crisi dell’ecosistema e il carattere globale dell’interazione culturale uomo-natura il grido di Cassandra non basterà a scongiurare la catastrofe ed anzi, suo malgrado, si presterà a strumentalizzazioni e manipolazioni politiche. [...] Occorre una visione ecofilosofica profonda e al tempo stesso profondamente umanistica, senza inutili e dannosi catastrofismi. Una riflessione epistemologica che si ponga l’obiettivo d’individuare l’eventuale punto di contatto tra una nuova gestalt ecologica ed un antropocentrismo non dispotico nei confronti della natura

Sottolineo: “il grido di Cassandra non basterà a scongiurare la catastrofe ed anzi, suo malgrado, si presterà a strumentalizzazioni e manipolazioni politiche“. Appunto.

E dire che invece qualcosa si potrebbe davvero fare. Pochi giorni fa ne hanno parlato gli esperti convenuti per parlare di “Evidence-based decision making” (“Decidere sulla base delle prove scientifiche“) all’University College of London. A una precisa domanda in argomento, cosa possono fare i cambioclimatisti invece di rifugiarsi nella Sindrome di Cassandra?, hanno dato i seguenti suggerimenti:

  • Impegnarsi nello studiare tecniche implementative, fare tesoro di esperienze passate (come la campagna per la lotta all’AIDS)
  • Parlare con tutti, essere aperti e coinvolgere quante piu’ persone possibile, costruire networks di persone che abbiano lo stesso obiettivo, indipendentemente dalle motivazioni di ognuno
  • Non partire dal presupposto che nessuno ci ascolti, aiutare anzi chi lo fa ad acquisire visibilita’
  • Iniziare con un progetto dimostrativo che accetti invece di negare le obiezioni raccolte

Il guaio e’ che tutto questo “dura fatica”…molto piu’ facile crogiolarsi in un’interpretazione semplicistica del mito di Cassandra. Un po’ come rimprovera Garrison Keillor dalle pagine del New York Times ai Democratici USA:

Credo ancora nel lavorare faticosamente. È più divertente ed è un modo di vita migliore. Non ho molta pazienza per i Democratici che afferrano la sconfitta e trovano in essa la loro ragion d’essere. Sognano di essere una eroica voce che urla nel deserto contro l’egoismo e la crudeltà e affronta nobilmente la sconfitta, e necrologi che dicano che erano visionari e in anticipo sui tempi. Preferirei che si trovino nel loro tempo invece che in anticipo, e che si mettano al lavoro.

Lavoro? Figuriamoci…il cassandrista medio cerca nemici, in modo da non dover far niente di concreto, rendendo assolutamente inutili gli sforzi sui cambiamenti climatici, e sul picco del petrolio.

In un clima perennemente da Fortezza Bastiani, costituzionalmente incapaci di rapportarsi con il mondo esterno, i cassandristi sono pronti a offendere e denigrare, trincerarsi dietro l’autorita’ altrui, impermeabili a una qualunque discussione che non sia fra iniziati, bravi solo a cercare il pelo nell’uovo altrui.

In Italia ovviamente la citazione finale puo’ essere una sola…”continuiamo cosi’, facciamoci del male“.

Ecco Come Ho Scoperto Il Rapporto Della CIA del 1974 Sul Raffreddamento Globale

(i retroscena della scoperta del rapporto CIA del 1974 che dimostra le vacuita’ delle paure climatiche – articolo originariamente pubblicato su Svipop)

Certo non avevo modo di immaginare come sarebbe andata a finire, quella mattina di un sabato estivo quando per curiosità ho cercato vecchi articoli di carattere meteorologico nel sito del Washington Post. E cosa mi è apparso? Un pezzo del 1976 a firma Jonathan Powers, riguardo, diremmo oggi, “Il deterioramento del meteo mondiale”.

Purtroppo il testo integrale era nascosto, disponibile solo a pagamento, ma nelle due righe iniziali visibili si parlava di un rapporto CIA di due anni prima, che a dire del giornalista suonava come un documento del Club di Roma.

Il Club di Roma? La fine del mondo, più o meno? E che strano, mi sono detto, in tutto l’annoso dibattito riguardo il concetto e il consenso sul raffreddamento globale negli anni ’70, mai una volta avevo letto della CIA. Eppure un trio di un certo peso, Peterson, Connolley e Fleck, avevano perso un mucchio di tempo per pubblicare nell’ottobre 2008 su una prestigiosa rivista dell’American Meteorological Society un lungo e dotto articolo per dire che il consenso scientifico sul global cooling non c’era mai stato, negli anni ’70. Dimenticando, ahimè, di guardare quel rapporto della CIA.

Con la curiosità in continuo aumento mi sono dunque recato in biblioteca, per scoprire che il rapporto CIA “Uno studio della ricerca climatologica in considerazione dei problemi di intelligence” era disponibile, bastava aspettare un paio di giorni per averlo dalla British Library. Tutto facile? Non esattamente: quella che è arrivata è una microfiche, un oggetto fragile e antidiluviano per leggere il quale ho dovuto fare il giro di tre biblioteche nel centro di Londra. Non vi dico poi come è stato difficile stamparne il contenuto su carta, con apparecchiature degne di HG Wells o Flash Gordon e particolarmente pronte a smettere di funzionare.

Eccomi allora con quelle 36 pagine, e subito sono stato colpito dal contenuto. Sembravano una parodia, una presa in giro, uno scherzo fatto da qualche “negazionista climatico” che si era divertito a prendere un documento IPCC qualunque e sosituire (è facile, oggi, con Microsoft Word) ogni riferimento “global warming” con “global cooling”.

Cosa dicevano gli spioni USA nel 1974 infatti? Arriverà il freddo: e con quello, siccita’, alluvioni, meteo impazzita, fame, problemi economici anche nelle nazioni più ricche, rischi di instabilità, l’Africa starà peggio, il Sahara si espanderà, e così via in una vera litania di catastrofi presenti e future, tutto o quasi preso dalla Bibbia, a parte la pioggia di rane (sono sicuro che qualcuno ci stava, e ci sta lavorando).

I modelli climatici? Sono presentati come il futuro della climatologia, e se avremo pazienza, in pochi anni saranno in grado di prevedere il clima che verrà (non l’abbiamo già sentita, questa?).

Consiglio a tutti la lettura di quel rapporto (in inglese, a questo link, incluso (comica finale?) una conferenza a San Diego che stabilisce un consenso scientifico sul raffreddamento globale. Wow!

Alla fine, ho deciso di affidare la “notizia” alla carta stampata (il settimanale The Spectator nel Regno Unito, e il quotidiano Il Foglio in Italia, co-ordinati per un lancio in esclusiva mondiale il 3 dicembre 2009). Più naturalmente il mio blog in inglese, la stessa mattina.

E’ possibile prendere ancora sul serio la climatologia, dopo aver letto quel rapporto? Sì: perché è evidente che il problema non è nella Scienza, ma nel modo in cui troppi scienziati e troppi politici riescono a trovare punti in comune per esagerare gli uni le dichiarazioni degli altri, in un parossismo che poco ha a che fare con la ricerca di migliorare le nostre conoscenze, o il desiderio di occuparci del nostro ambiente, e molto invece con il desiderio di “convincere” i cittadini a fare quello che politici (e scienziati) vogliono che loro facciano.

Rendiamocene conto: le paure climatiche sono le stesse oggi di trentacinque anni fa perché, anche se la Scienza è cambiata, anche se le letture termometriche sono cambiate, anche se i modelli sono cambiati, anche se la politica stessa è cambiata, alla fine quella che non è cambiata è la natura umana, con tutte le sue paure.

Ai catastrofisti del clima possiamo dunque solo rispondere: basta con i soliti terrori, basta con le bambinate, quello che ci occorre è diventare adulti, maturi nel senso di capaci di prenderci cura dell’ambiente per quello che è, e non come ricettacolo dei nostri terrori. Altrimenti, come nella recentissima parodia sul riscaldamento globale (quella sì, scritta per far ridere, da un irlandese), fra trentacinque anni ci troveremo a discutere di… Rallentamento Globale!!!

Come, non lo sapete? Il rallentamento globale è causato dalle importazioni di merci dall’Oriente…. (sottofondo: musica da film dell’orrore)

Esclusiva Mondiale: Il Rapporto CIA del 1974 Che Dimostra La Vacuita’ delle Paure Climatiche (E Non Solo)

(Ho recentemente scoperto in biblioteca a Londra un eccezionale documento della CIA, dimenticato per 35 anni, sul consenso scientifico intorno al raffreddamento globale negli anni ’70. Data l’importanza, versioni dell’articolo qui sotto sono state pubblicate lo scorso 3 dicembre in esclusiva mondiale a pagina XIII del settimanale britannico The Spectator (UK) a firma mia, sulla prima pagina l Foglio a firma Piero Vietti e sul blog Climate Monitor a firma mia e di Guido Guidi)

Un rapporto della CIA vecchio di 35 anni sul raffreddamento globale rivela che il consenso scientifico e le paure del clima non ci hanno mai veramente lasciati …stranamente, quale che fosse e sia la tendenza delle temperature!”

Il documento può essere del 1974, ma lo scenario e’ stranamente familiare: un importante rapporto governativo avverte che il cambiamento climatico porterà ad alluvioni e carestie. “Climatologi di chiara fama” parlano di un “pernicioso cambiamento climatico globale”, che minaccia “la stabilità della maggior parte degli Stati “. Ma questo documento – mai reso pubblico prima d’ora – è stato scritto per rispondere al raffreddamento globale, non al riscaldamento (e sì, si parla anche dell’esistenza di un “consenso” tra gli scienziati!).

Il rapporto della CIA intitolato Uno Studio della Ricerca Climatologica per quanto Riguarda i Problemi dell’Iintelligence, scritto nel marzo del 1974 per aiutare la “pianificazione interna” potrebbe tutto solo spiegare la diffusa sensazione di deja-vu riguardo i cambiamenti climatici e giustificare i ricordi delle discussioni scientifiche della metà degli anni ‘70 circa il raffreddamento globale. Anzi, con il senno di poi, un po’ fa anche ridere e imbarazza il lettore, visto che le due fraseologie, di ieri sul raffreddamento e di oggi sul riscaldamento, sono praticamente identiche.

Quasi come se le paure climatiche fossero fatte con lo stesso stampino, la “nuova era climatica” era descritta nel 1974 come foriera di carestie, morti per fame, ondate di rifugiati, inondazioni, siccità, fallimenti delle coltivazioni e dei
monsoni, con ogni genere di fenomeni meteorologici in una mescolanza di catastrofi attuali e future e con la solita sottovalutazione dei possibili benefici, solo accennati. E accanto al Sahara che si doveva espandere, ecco il consueto riferimento alle riserve mondiali di cereali inferiori ad un mese e alle civiltà passate distrutte da “maggiori e minori” episodi di raffreddamento (le civilta’ dell’Indo, gli Ittiti, i Micenei, e l’Impero del Mali, se qualcuno lo volesse sapere).

Secondo la CIA, nel 1974 i modelli climatici erano in fase di perfezionamento (come sempre) e il bilancio energetico dell’atmosfera perfettamente spiegabile (incredibilmente, senza un solo riferimento ai gas serra). L’intervento governativo (ovviamente) aveva riunito famosi scienziati fino ad allora vittime di “scontri di personalità” (ma va’), e aiutato a stabilire un “consenso scientifico” (interdisciplinare, naturalmente) riguardo un “cambiamento climatico globale”, delle vaghe minacce (come no) a proposito di “una maggiore variabilità” nel clima, gravi problemi economici in tutto il mondo (difficile da indovinare, vero?), e una serie di proposte circa la creazione di nuove agenzie governative (chi l’avrebbe mai detto).

Quello è esattamente il consenso di cui si parlava all’epoca nelle pagine di Newsweek e del New York Times. Come mai un tale documento è allora stato fin’ora tralasciato? Perchè alcuni si sono sforzati per anni per definire “un mito” il
concetto stesso di consenso sul “raffreddamento globale”, come ad esempio in un noto articolo di Thomas C. Peterson, William M. Connolley, e John Fleck pubblicato dalla American Meteorological Society nel mese di settembre 2008?

Forse è facile non notare ciò che non si sta cercando (si può trovare menzione di un consenso sul raffreddamento globale almeno dal lontano 1961). La Scienza poi, nel 1974, non era fatta da gruppi intergovernativi di esperti. Infine, i documenti come questo della CIA che appaiono sul web solo nel titolo possono essere dichiarati a tutti gli effetti perduti nelle raccolte di microfiches delle biblioteche di tutto il mondo (in questo caso, della British Library).

Ipotizzando liberamente, il più probabile motivo che può aver spinto la CIA a produrre quel documento è stata la perdita di “una parte significativa” del raccolto invernale di grano dell’URSS nel 1972, con le conseguenze del caso sulla “politica degli approvvigionamenti” nella consapevolezza di non avere seri “strumenti di analisi”. Da qui la richiesta agli scienziati di rispondere (all’unanimità) a chi si occupa di leggi e regolamenti, un’altra caratteristica che fino ad oggi è rimasta sostanzialmente invariata. Vuol forse dire che ci sono climatologi modaioli in giro, pronti a fare di ogni tendenza una previsione?

Oppure il problema risiede nel pubblico in generale, in grado di parlare del clima solo in termini inquietanti, mentre il cielo resta l’ultimo dio animista maligno, volubile e mai indifferente? Forse il “raffreddamento” e il “riscaldamento” globali sono solo la versione emotivamente carica delle chiacchiere sulla meteo? Questa allora deve essere la lezione più importante da trarre da un rapporto del 1974 sul raffreddamento globale: che dobbiamo diventare adulti, separare per una buona volta la climatologia dai nostri terrori e riconoscere, per quanto se ne possano dolere ad ammetterlo i nostri politici piu’ vani e i nostri scienziati piu’ primadonna, che la nostra comprensione di come cambi il clima rimane ancora molto, molto immatura.

Elogio (Plurimo) Dello Scetticismo

Elogio (Plurimo) Dello Scetticismo
di Maurizio Morabito (pubblicato sul blog “Climate Monitor” il 19 Settembre 2009)

Straordinaria pagina, quella numero 35 del Domenicale del Sole24Ore del 2 agosto 2009, quasi interamente dedicata (quattro articoli, due grandissimi riferimenti) all’elogio dello scetticismo, antico e moderno, in quanto approccio più ragionevole alla conoscenza (anche a quella “scientifica”); scudo di difesa contro il dogmatismo e strumento di tolleranza, dunque indispensabile per elevarsi dal punto di vista etico.

Uno scetticismo che è arrivato a noi anche grazie all’Illuminismo. Chi lo rifiuta dunque, chi lo denigra, chi incautamente si affida a una “Autorita’ Indiscutibile” nel reame della Scienza, si pone in ultima analisi al di fuori della Scienza stessa e di quasi quattrocento anni di Filosofia.

Quello scettico è un atteggiamento diametralmente opposto dunque al cambioclimatismo attualmente di moda, dove invece una incredibile rigidità dogmatica porta più d’uno ad inalberarsi per Lesa Maestà per esempio allorquando un interlocutore si permetta di mettere in dubbio la profezia della catastrofe impellente, o alcune conclusioni dell’ultimo rapporto IPCC, se non addirittura la pericolosità del riscaldamento globale di origine antropica.

(il resto dell’articolo e’ disponibile su Climate Monitor)

Dedicato A Chi Non Vuole Bambini Perche’ Ambientalista…

Un articolo/editoriale oggi sulla BBC da parte di Joanna Benn, che scaldera’ il cuore di alcuni: “Decidere di avere bambini…un modo per aggiungere ai problemi del mondo?

Ottima invece la risposta di un lettore:

Sentire la Sig.ra Benn chiedere ad alta voce “quanto verde” sia avere un figlio mi fa provare la sensazione come di una lama di ghiaccio alla schiena. I miei genitori sono vissuti in un periodo storico in cui alcune persone si chiedevano l’un l’altra, in maniera mortalmente seria, “quanto ariano” potesse essere questa o quella scelta personale. Rigiriamo allora la domanda alla Benn e chiediamole “quanto verde” sia per persone come lei continuare a stare al mondo. Dopo tutto, la Sig.ra Benn, con una casa sua propria, indubbiamente consuma più preziose risorse di un bambino che semplicemente vive con i suoi genitori. Ma è a questo che arriveremo quando cominceremo a pensare le nostre vite in termini di numeri.
Seajay, Seattle, Washingto
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Obama – Primo Scivolone Sul Clima – Articolo su Svipop

Terzo mio articolo su Svipop, l’agenzia online del CESPAS, il cui Presidente e’ il giornalista e scrittore Riccardo Cascioli:

OBAMA, PRIMO SCIVOLONE SUL CLIMA

di Maurizio Morabito

Nel primo intervento sulle politiche climatiche da futuro presidente degli Stati Uniti, Barack Obama ha subito inanellato una serie di sciocchezze dal punto di vista scientifico, dando per certi fenomeni (mari che salgono, siccità, uragani sempre più violenti) che sono oggetto di dibattito scientifico. Un inizio poco incoraggiante. E come pensa Obama di conciliare la filosofia del “Yes, we can” con il catastrofismo imperante?

La CO2 Non E’ D’Accordo Con I Catastrofisti – Articolo su Svipop

Un mio nuovo articolo su Svipop, l’agenzia online del CESPAS, il cui Presidente e’ il giornalista e scrittore Riccardo Cascioli:

LA Co2 NON E’ D’ACCORDO CON I CATASTROFISTI

di Maurizio Morabito

Le oscillazioni del clima della terra sono state notevoli negli ultimi 800mila anni e 120mila anni fa erano di 5°C superiori a quelle attuali. Inoltre la concentrazione di Co2 è legata alla proporzione di ferro nelle polveri atmosferiche. Sono alcuni dei risultati delle analisi sulla carota di ghiaccio più profonda mai estratta, presentati al convegno internazionale “Epica” a Venezia. Quasi del tutto ignorato dai media. Chissa perché?

For the English version click here: “Two-Mile-Deep Antarctic Ice Core Reveals Stupidity of AGW Catastrophism

UE e Clima: Commento al Blog di Antonello Pasini

(commento al blog di Antonello Pasini del Sole24Ore “Battaglie di retroguardia e CO2“)

Luca Lombroso dice che il Pacchetto sul Clima non e’ tanto sul Clima, quanto sull’energia (risparmio, diversificazione).

Allora sarebbe bello se qualcuno lo chiamasse semplicemente Pacchetto sull’Energia e ci fosse meno fissazione intorno alla riduzione delle emissioni di CO2; che non si capisce bene se sia importante dal punto di vista climatico, o strumentale per forzare il cambiamento energetico.

Il sospetto della strumentalita’ aumenta vedendo come di fronte alla recentissima crisi economica mondiale, adesso si propone l'”energia verde” come speranza per il futuro (come se appunto, si trattasse di una soluzione in cerca di un problema; e appena compare un problema, subito l'”energia verde” venga additata come soluzione).

Dubito che abbia senso dire che “i Paesi in via di sviluppo ci copiano”: se la UE dimostrera’ che bisogna spendere quattrini a palate per ridurre le emissioni del 20%, quanti di quei Paesi se lo potranno permettere? E siamo sicuri di poter giustificare almeno 60 miliardi di euro di costi all’anno per la UE (se non 120) con la vaga speranza che forse qualcun altro si accodera’, in futuro?

Poniamo anche che la UE convinca tutti gli altri di fare lo stesso. Stiamo parlando allora di spendere almeno 300/400 miliardi di euro all’anno a livello mondiale per tagliare le emissioni del 20%? Non pensavo fossimo cosi’ ricchi.

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Per Pasini: grazie del link a RealClimate (ho due commenti li’, il 10 e il 76).

Sono ovviamente tutt’orecchi per sapere da chi puo’ fare i conti meglio di me, di quanto si ridurra’ la temperatura globale nel 2020 grazie al pacchetto 20-20-20. Anche Lomborg sul Sole24Ore recentemente ha parlato di centesimi di grado, nel 2100.

Se io fossi comunque preoccupato per la CO2 nell’atmosfera, non penso che pochi centesimi di grado in piu’ o in meno cambierebbero le mie preoccupazioni. Anzi, mi chiedo se davvero non ci sia altro che si possa fare, se non il 20-20-20?

Perche’ allora in quel caso, anche chi si preoccupa della CO2 ha poco senso che si preoccupi, visto che alla fine, a parte un miracolo come estrarre petrolio dell’aria non c’e’ davvero niente di concreto che possa evitare l’inevitabile

UE e Clima: Grandi Risultati (o forse no)

Riguardo alla polemica fra il Governo italiano (e non solo) e quanti nella Unione Europea vogliono mandare avanti il “Pacchetto Clima 20-20-20“:

(1) Il contributo attuale della UE alle emissioni di CO2 e’ il 14% di quelle mondiali

(2) Il pacchetto 20-20-20 le ridurra’ del 20%. Nell’ipotesi che gli altri non emettano piu’ di adesso, cio’ si traduce in una riduzione delle emissioni del 14×0.2=2.8% (in realta’ sara’ di meno, perche’ le emissioni altrui aumenteranno). Quindi invece di emettere 100, nel 2020 emetteremo almeno 97.2

(3) Visto che l’effetto serra agisce in maniera logaritmica, log(97.2)/log(100)=99.38

(4) Quindi anche nelle previsioni UE andremo a spendere 0.66% del PIL per dodici anni (7.92% del PIL di un anno) per ottenere un miglioramento dello 100%-99.38%=6.2 per mille.

(5) Un’efficienza straordinaria: ben 8 parti per diecimila di raffreddamento per ogni % di PIL speso. Esagerati!

Chissa’ il perche’ di tanta titubanza, allora…

ps si’, sono sarcastico

L’Unione Europea Pronta a Risolvere il Problema Immigrazione

E come fara’ l’UE a risolvere il problema dell’immigrazione? Ma e’ semplice: adottando criteri stringenti e costosissimi per combattere il “riscaldamento globale”, proprio adesso che c’e’ la crisi finanziaria.

Con l’economia in rovina, immigrati non ne verranno piu’. E quindi almeno quel problema sara’ risolto.

Riscaldamento Globale: Siamo Al Contenimento dei Danni?

Traduzione di un articolo del paleoclimatologo Bob Foster, “Riscaldamento globale: è questo il contenimento dei danni?” (15 luglio 2008);

In PRIMO luogo, un po ‘di contesto. La tendenza all’aumento delle temperature dal “minimo di Maunder”, quando il Sole era “quieto” (1645-1715) fino all’epoca moderna con un Sole iperattivo (fenomeno cominciato intorno al 1920) sembra giungere al termine. L’impatto variabile dei pianeti sull’irregolare orbita solare intorno al centro di massa del sistema solare può essere calcolato, e un’altra “piccola era glaciale”, un periodo freddo cioe’, sembra essere imminente. Un primo indicatore è che il “ciclo solare 23″ non e’ ancora finito – il ciclo 24 proprio non vuole cominciare. In passato, un ciclo extra-lungo (come lo e’ ora il 23) è stato seguito da un ciclo extra-debole. La Terra si è leggermente raffreddata dal 1998 con il suo enorme fenomeno “El Niño” – e il raffreddamento si intensificherà fino a circa il 2030.

E’ in gioco la credibilità del dogma adottato da alcune istituzioni (IPCC / Royal Society / NASA). Il Quarto Rapporto di Valutazione IPCC (AR4) e’ basato sull’idea che la Terra sia un sistema autonomo Terra con un clima che non dipende dall’esterno. Ad essere significativi sarebbero solo la “variabilità naturale” e le attivita’ umane. Nel “Riassunto per i Responsabili Politici” il capitolo “Cambiamenti Climatici 2007: La Fisica di Base” mostra i contributi al riscaldamento globale da parte della “irradianza solare” e delle emissioni di CO2 di origine antropogenica (Fig. SPM-2). Le emissioni di CO2 “umane” forniscono una forzante di 1,66 Watts/m2 (alias un ‘riscaldamento’). L’unica influenza esterna è la irradianza solare – con un minuscolo aumento di 0,12 W/m2 dal 1750. Il deflusso altamente variabile di plasma magnetizzato dal Sole viene ignorato – come lo sono tutti gli effetti inerziali esterni.

Essenzialmente – e in maniera insensata – secondo l’IPCC la Terra viaggia in un universo vuoto!

Tutto cio’ fa parte adesso del “mainstream”…ma gli scienziati non sono degli stupidi, e sanno che hanno molto da perdere se la Terra si raffredda invece di riscaldarsi – il loro status, i finanziamenti e, soprattutto, la credibilità (= il peso politico). Ecco dunque arrivato il momento di contenere i danni.

In SECONDO luogo, che dire della NASA? Evita di discutere il legame tra attività solare e clima terrestre – e parla solo di “Meteo Spaziale”. Perché? Proviamo a tornare indietro di un secolo – come riportato in questo articolo:

Soon & Yaskell 2003, “The Maunder Minimum and the Variable Sun-Earth connection”, World Scientific 278 p. (“Il Minimo di Maunder e la connessione variabile Sole-Terra”)

Come vi e’ descritto, un legame fra Sole e Terra era stato riconosciuto tempo fa. Ma si leggano le pagine 119-122; Lord Kelvin (al secolo, William Thompson), Presidente della Royal Society, ha davvero cambiato tutto con il suo articolo su Nature dell’1 Dicembre 1892 (vol. 47). Sulla base dei suoi calcoli, ha scritto:

Questo risultato [i suoi calcoli], mi sembra, è assolutamente conclusivo e sfata l’ipotesi che le tempeste magnetiche terrestri siano dovute all’azione magnetica del Sole… Possiamo anche essere costretti a concludere che il presunto legame tra le tempeste magnetiche e le macchie solari non esiste e l’apparente accordo tra i due cicli è una semplice coincidenza.

[Come sappiamo oggi, le tempeste magnetiche terrestri SONO dovute all'azione magnetica del Sole, che interagisce con il campo magnetico terrestre].

Il calcolo sconfigge l’osservazione. La Royal Society non ha ancora rinunciato a questo implausibile dogma di Kelvin – un concetto che e’ penetrato al centro del pensiero scientifico correntemente accettato.

Torniamo alla NASA. Il comunicato di David Hathaway dell’11 luglio 2008, un aggiornamento della situazione riguardo il ciclo solare, è intitolato:

Cosa c’è che non va con il Sole? (Niente) – Ultime Notizie! Il Sole si sta comportando normalmente

Hathaway prevede che il ciclo 24, in ritardo, avra’ comunque un picco più alto nel numero di macchie solari del puntuale ciclo 23. Ma sicuramente, questo è voler negare l’evidenza – non “contenimento del danno”.

In TERZO luogo, consideriamo il Centro Ricerca Hadley di Previsione del Clima (a Exeter nel Regno Unito). Ne e’ stato Direttore Sir John Houghton, quando dirigeva anche il Met Office del Regno Unito – e ha diretto anche l’IPCC nel 2001, per il Terzo Rapporto. Di conseguenza, questo articolo del Centro Hadley datato 10 agosto scorso potrebbe essere considerato come un tentativo di contenimento dei danni, in una certa misura – mettendo l’osservato, e molto scomodo, raffreddamento globale dal 1998 in un contesto non controverso:

Doug M. Smith et al 2007, “Improved surface temperature prediction for the coming decade from a global climate model”, Science v. 317 pp. 796-9. (“Previsione migliorata delle temperature di superficie per il prossimo decennio sulla base di un modello climatico globale”)

Nel sommario dicono: “Il nostro sistema prevede che la variabilità interna compenserà parzialmente il segnale del riscaldamento globale antropogenico per i prossimi pochi anni. Tuttavia, il clima continuerà a riscaldarsi, con almeno la metà degli anni dopo il 2009 previsti piu’ caldi dell’anno più caldo mai registrato finora“.

Notare bene la conclusione: a loro dire, almeno la metà degli anni dopo il 2009 sono previsti per essere più caldo che il 1998, l’anno più caldo mai registrato finora. Tutto cio’ sembra bastare, per il momento. Ma non protegge il futuro della climatologia. Non è un vero contenimento dei danni.

In QUARTO luogo, la sezione scientifica del Quinto Rapporto di Valutazione IPCC è attesa per il 2013, con gli altri due volumi nel 2014. La credibilità deve essere mantenuta il più a lungo possibile – e, perlomeno, fino al 2014. Quindi, un deciso sforzo di contenimento dei danni è iniziato il 1 ° maggio:

N.S. Keenleyside et al 2008, “Advancing decadal-scale climate prediction in the North Atlantic sector”, Nature v. 453 pp. 84-8. (“Previsioni del clima su scala decennale nel settore Nord Atlantico”)

Nello stesso numero di Nature, è apparso una traduzione per non-specialisti di questo documento tecnico:

Richard Wood, “Climate Change: Natural ups and downs”, p. 43. (“Cambiamenti climatici: aumenti e diminuzioni naturali”)

Inoltre, uno “strillo” all’inizio della rivista (p. xi) fornisce una sintesi brevissima: “… Nel prossimo decennio, variazioni naturali del clima negli oceani del Nord Atlantico e del Pacifico tropicale compenseranno temporaneamente il previsto riscaldamento di origine antropogenica: le temperature al suolo in Europa e in Nord America potranno anche diminuire un po‘”.

Esattamente UN GIORNO dopo il messaggio è stato ripreso altrove:

Richard A. Kerr 2008, “Global Warming: Mother Nature Cools the Greenhouse, But Hotter Times Still Lie Ahead”, Science v. 320 p. 595. (“Riscaldamento globale: Madre Natura raffredda l’effetto serra, ma periodi piu’ caldi ci aspettano comunque”)

Chiaramente, e’ l’Establishment scientifico che viene li’ difeso, perché il pezzo inizia: “Come piace dire agli scettici del cambiamento climatico, le temperature nel mondo non sono aumentate molto negli ultimi dieci anni. Se il riscaldamento globale è cosi’ importante, si chiedono, ecc…

Kerr quindi parla dell’articolo di Nature del giorno precedente: “Guardando verso il futuro, il modello prevede un rallentamento delle correnti atlantiche di trasporto del calore e quindi il raffreddamento del Nord Atlantico, del Nord America, dell’Europa occidentale nel prossimo decennio. Prevede anche un lieve raffreddamento del globo. Ma verso il 2030, le temperature globali previste rimbalzano fino a ritornare al riscaldamento previsto dall’effetto dei soli gas-serra“.

È questo, il “contenimento dei danni”? Non ci posso giurare, ovviamente, ma come si dice in inglese: se cammina come un’anatra, e starnazza come un’anatra, allora è…un’anatra…

Che ne pensate?

Arcobaleno Capovolto. E Repubblica Spara Un’Altra Bufala.

(un nuovo articolo su Svipop)

ARCOBALENO CAPOVOLTO. E REPUBBLICA SPARA UN’ALTRA BUFALA
di Maurizio Morabito e Peppe Caridi

Un arcobaleno capovolto fotografato a Cambridge è stata l’occasione di un’altra invenzione di Repubblica, che ne ha approfittato per sostenere che è un effetto dei cambiamenti climatici. Nulla di più falso, è un fenomeno naturale ben conosciuto che non ha niente a che vedere con i cambiamenti del clima. Ma forse per capire l’insistenza di Repubblica è utile sapere che la proprietà del quotidiano è la stessa di Sorgenia, azienda leader nel settore dell’energia eolica. (Cliccare qui per il resto dell’articolo)

IL WWF Italia Salva Gli Orsi e Mangia la Bufala

(mia risposta, pubblicata anche su SVIPOP al (presunto?) comunicato stampa del 10 settembre da parte del WWF Italia “Nessuna Bufala sugli Orsi Polari“)

(un ringraziamento particolare a Riccardo Cascioli per la disponibilita’)

E’ con notevole disappunto che leggo l’intervento del WWF Italia riguardo l’incresciosa invenzione giornalistica dell’estate 2008, nota come “la bufala degli orsi”.

Il WWF infatti, che da una parte fa cenno alla “comunità scientifica” per ribadire che “i cambiamenti climatici sono reali”, ha perso una buona occasione per prendere le distanze da coloro che, al di fuori di ogni scienza e di ogni conoscenza, hanno distorto i comunicati…del WWF internazionale!

Innanzitutto ribadisco quanto dovrebbe essere chiaro dall’articolo su SVIPOP: La “bufala” non e’ stata perpetrata dal WWF, che e’ invece la mia fonte di riferimento nello smascherare le invenzioni giornalistiche del Daily Mail, e di Repubblica.

Confrontando quegli articoli con i comunicati stampa del WWF internazionale, si scopre infatti quanto alcuni giornalisti siano capaci di inventare certe cose di sana pianta. Insomma e’ proprio se si crede a quanto riferito dal WWF internazionale, che non si puo’ credere al Daily Mail, e a Repubblica, e che si capisce la “profondita’” (per non dire peggio) della “bufala”.

Invece adesso leggiamo il WWF Italia avventurarsi a intitolare “Nessuna bufala sugli orsi polari” per poi arrivare addirittura a dire che i nove orsi polari avvistati “nuotavano a centinaia di chilometri di distanza da un qualsiasi approdo“.

Ma tutto cio’ non e’ assolutamente vero.

Primo: ho dimostrato con dovizia di particolari come il Daily Mail e Repubblica abbiano costruito due “notizie-romanzo” intorno a nove orsi in affogamento, andando assolutamente al di la’ di quanto riportato dal WWF internazionale.

Secondo: proprio il WWF internazionale, e in particolare la loro sezione in Alaska, aveva chiaramente indicato fin dal principio che solo uno di quegli orsi era stato visto “ad almeno” cento chilometri dalla costa (gli altri otto, quindi, erano molto piu’ vicini), e non certo tutti e nove “a centinaia di chilometri da un qualsiasi approdo”.

(Dall’originale: “at least nine polar bears swimming in open water – with one at least 60 miles from shore” )

Forse ci sono dei problemi con la lingua inglese, al WWF Italia? Oppure i comunicati stampa vengono scritti senza leggere gli originali?

Oppure ancora: bisogna cominciare a pensare che il WWF Italia vuole smentire il WWF internazionale, per entrare a pieno titolo nello sporco gioco delle notizie inventate?

Negando l’evidenza dei fatti, non sta forse il WWF Italia diventando praticamente complice in quel reato morale che e’ la manipolazione di cio’ che accade in natura a scopo pubblicitario e/o sensazionalistico e/o propagandistico?

Non bisogna essere seguaci di Sarah Palin in giro per l’Alaska armati di fucile e apparato da campo per l’inscatolamento di carne di orso bianco, per capire che quanti dichiarano di voler proteggere gli orsi ma poi si inventano notizie e situazioni senza base nella realta’, commettono un triplo disservizio alla loro causa: rischiando di perdere la credibilita’ per le lotte ambientali future; di sprecare tempo in sforzi inutili perche’ ingiustificati; e di provocare interventi nocivi all’equilibrio naturale (e agli orsi) perche’ basati su false premesse.

E’ davvero interessato il WWF Italia a capire di piu’ della vita degli orsi polari? Allora il mio primo e piu’ pressante invito e’ di mantenere i venditori di fumo a distanza anche se si dichiarano “amici”, e di essere sempre precisi e puntuali. Perche’ quando si parla di Natura, la precisione e la puntualita’ non sono degli optional: sono tutto.

Citato Su Il Giornale Riguardo La “Bufala degli Orsi”

Segnalo su Il Giornale di oggi 18 settembre un pezzo di Nino Materi che riprende (citandomi) il mio articolo sulla “bufala” degli orsi polari in affogamento: “Gli orsi ‘naufraghi’ sono una bufala“.

Noto con piacere che l’articolo di Materi e’ ripreso in prima pagina.

Il Giornale - Prima Pagina 18 Settembre 2008

Il Giornale - Prima Pagina 18 Settembre 2008

L’Unico Progetto di Geoingegnerica Climatica Buono…

… e’ quello morto in partenza!

No, seriamente, è abbastanza divertente guardare il crescente impegno nell’immaginare questo o quell’altro modo di raffreddare il pianeta prima che diventi caldo abbastanza da causare una qualsivoglia sensata preoccupazione.

Auguri a tutti nel ramo buona fortuna, e chissa’ che qualcosa di utile non ne venga fuori per pura “serendipita'” (=fortuna sfacciata).

C’è un unico punto, tuttavia, su cui bisogna essere inamovibili. Non sappiamo quasi nulla del nostro pianeta, della sua atmosfera e del suo clima, e quindi ci deve essere una regola fondamentale per tutte le implementazioni di geoingegneria: vanno consentite solo quelle che possano essere attivate e disattivate completamente, quando si vuole.

Cioè, ogni progetto attuato in pratica deve essere “reversibile”.

Se è controllo planetario che vogliamo, dobbiamo cercare di essere assolutamente in controllo. Non ha senso, e’ anzi folle rilasciare apposta materiale nell’atmosfera o negli oceani se non abbiamo un modo per rimuovere quanto rilasciamo, quando vogliamo, ad esempio nel caso in cui qualcosa funzioni male (una quasi assoluta certezza, soprattutto durante i primi tentativi) .

Sarebbe estremamente sciocco ripetere con l’atmosfera e gli oceani gli errori del passato, come quelli che hanno portato a importare conigli e rospi (“cane toads”) in Australia facendoli moltiplicare incontrollabilmente.

E quindi partendo dalla lista dei progetti di geoingegneria legati al clima, appena pubblicata dall’Economist, sono questi i verdetti:

Fertilizzare l’oceano con il ferro: NO
Alberti geneticamente modificati, a crescita rapida: Sì, se per esempio un gene è aggiunto per eliminarli tutti se necessario
Reazioni CO2-idrogeno per produrre combustibile: SI
Espulsione magnetica della CO2 nello spazio: SI
Inquinare la stratosfera con lo zolfo: NO
Inquinare l’alta troposfera con lo zolfo: NO
Irrorare nubi con acqua di mare – Sì, se non altro per lo spettacolo. Chissa’, forse finalmente impareremo come si formano le nuvole

In particolare, l’articolo fa menzione di un problema fondamentale: come giustificare l’intervento di raffreddamento (potenzialmente dannoso per il Canada e la Russia, dove vasti tratti ghiacciati rimarrebbero tali) o il nonintervento (potenzialmente nocivo per Panama, per esempio, se il Passagio a Nord-ovest diventa commercialmente valido).

Ma poi si procede a dire che quelli riportati sono:

grandi esperimenti [di geongegneria], ma sarebbero almeno pianificati -a differenza dell’altrettanto grande, ma non pianificato esperimento che viene ora condotto da automobili, centrali elettriche, fabbriche di cemento e le compagnie che tagliano alberi e foreste in tutto il pianeta

Su quel punto l’Economist applica una logica fallace. In realtà, l’intervento non può avere lo stesso peso morale del nonintervento: con il primo, chi lo fa si prende su di sé la responsabilità delle conseguenze. Anche di quelle non volute.

Ma di questo ne parliamo in un altro momento…

La Bufala degli Orsi – Articolo su Svipop

Ringrazio il giornalista e scrittore Riccardo Cascioli che ha avuto la bonta’ di pubblicare sul suo sito Svipop – Sviluppo e Popolazione e nella sua newsletter un mio articolo sulla bufala propinata tramite stampa alla fine di Agosto, la storia dei nove orsi polari in affogamento:

LA MEGA-BUFALA DEGLI ORSI POLARI: ECCO LE PROVE

di Maurizio Morabito

E’ il 21 agosto quando la sezione USA del WWF segnala che 9 orsi sono stati avvistati in Alaska, a nuoto nel Mare di Chutki: una notizia subito ripresa da molti giornali in tutto il mondo. Il che andrebbe bene, senonché almeno uno di questi giornali, il britannico Daily Mail, ha poi pensato di infiorettarla e ingigantirla con particolari errati e/o inventati, solo per poi cancellare tutto quando la storia non poteva piu’ reggere.

Nel frattempo, a migliaia di persone sono state date informazioni errate, anche in Italia, in quella che è stata una colossale presa in giro. Ma procediamo con ordine…

Aggiornamenti Polari: Orsi OK, Ghiaccio OK

Due brevissimi aggiornamenti a post recentissimi:

  1. Il WWF ha confermato (fra le righe) che la storia degli orsi polari prossimi all’affogamento era una bufala giornalistica, inventata al Daily Mail e bevuta da tanti giornali e TV anche in Italia. Il Daily Mail ha rimosso l’articolo dal suo sito.
  2. Andrew Revkin del New York Times spiega nel suo blog come le immagini da satellite con il mare Artico senza ghiaccio non sono tutte cosi’ facili da interpretare: potrebbe esserci anche molto ghiaccio, nelle zone considerate “libere”, ma sotto certe condizioni non si vedrebbe niente nelle mappe aggiornate giornalmente. Anzi, e’ quasi certo che le notizie sul polo nord circumnavigabile per la prima volta nella storia dell’uomo, siano sbagliate.

Orsi Polari Alla Deriva, Prossimi All’Affogamento?

Orsi polari alla deriva, prossimi all’affogamento, dopo che l’iceberg su cui vivevano si e’ sciolto? Il WWF e la guardia costiera USA all’inseguimento dei plantigradi, prima che scompaiano fra i flutti?

Ma neanche per sogno!

Direi che con oggi possiamo affermare con certezza che quella del Daily Mail di sabato, ripresa da Repubblica, era una notizia si’, ma di fantascienza.

Il WWF, che dovrebbe essere impegnato a seguire questi poveri orsi alla deriva prossimi all’affogamento, non dice una parola dal 21 agosto, se non vado errato. 

Gli orsi a nuoto quindi ci sono, ma della loro sorte non e’ dato sapere. Immagino infatti che se qualcuno sapesse dove sono e cosa fanno, quegli orsi, e se davvero stessero annaspando prossimi alla morte, saremmo tempestati ormai di foto e video di ogni tipo.

Chissa’ se e’ troppo chiedere una rettifica, per tutti i lettori genuinamente dispiaciuti e preoccupati?

Nel 1932, Meno Ghiaccio Artico ?

 “Oceano Artico circumnavigabile per la prima volta nella storia” si urla di qua e di la’ (dimenticandosi che non ci sono dati affidabili prima dei satelliti, cioe’ prima del 1979).

Poi uno cerca negli archivi del New York Times e cosa ti trova? Che il 5 dicembre 1932, un articolo parlava della “impresa, realizzata per la prima volta” di circumnavigazione della Terra di Francesco Giuseppe (in realtà, un arcipelago artico).

La stessa spedizione (guidata da un Professor N.N. Subkov) è stata descritta anche nel mese di marzo 1933 nelle pagine della rivista Nature.

Arctic Map

Arctic Map

Mappa Artico (la Terra di Francesco Giuseppe è tra il Polo Nord e la Novaja Zemlja nella mappa sopra)

In particolare, usando le parole del NYT, tale circumnavigazione era stata “finora considerata come impossibile“. In realtà ci vollero solo 34 giorni, dal 17 agosto in poi. E fu abbastanza caldo, al punto che le isole “Eva” e “Liv” furono riconosciute come unite da un “basso tratto di terra” e, di conseguenza, ribattezzate “Isola Evaliv“.

Torniamo adesso al 2008. Al 31 agosto 2008, il sito Cryosphere Today mostra due lingue di ghiaccio ancora aggrappate alla Terra di Francesco Giuseppe.

Il Prof Subkov non sarebbe stato così fortunato, quest’anno.

      

Paginone Domenicale Sole24Ore sul Clima

Un po’ di correzioni e commenti riguardo il paginone sul Clima dal supplemento Domenicale del Sole24Ore del 29 Giugno 2008:

(a) Nella “cornice” superiore viene detto che nel 2006 lo studioso Harry Bryden rivelo’ che la Corrente del Golfo stava rallentando, fermandosi addirittura per 10 giorni nel 2004. Le dichiarazioni originali di Bryden sono in realta’ del dicembre 2005, ed e’ di circa un anno dopo la smentita da parte di Bryden stesso (cfr. p 11-12 del libro “Six Degrees” di Mark Lynas).

A parte l’errore quasi trascurabile sull’anno, non sarebbe stato il caso di informare i lettori delle ultime ricerche di Bryden?

(b) Nell’articolo a pagina 42 “Imprese, state attente al Bau“, Francesco Daveri dice che le stime dei costi del “business as usual” cosi’ come calcolate da Nicholas Stern per il Governo britannico sarebbero approssimate “per difetto” in quanto non si valutano i costi sociali.

Sara’ anche vero, ma e’ altrettanto vero dire che quelle stime sono approssimate “per eccesso” in quanto Stern ha usato un tasso di sconto straordinariamente basso, primo economista ad aver espresso idee del genere. Daveri inoltre non mostra consapevolezza del fatto che il “disinquinamento climatico” ha dei costi di opportunita’ (opportunity costs, spero di aver tradotto bene) non indifferenti.

(c) E’ (anche) a quei costi che si rifa’ Bjorn Lomborg del cui ultimo libro si occupa Sylvie Coyaud nell’articolo “Il grande freddo sulle priorita’” a pagina 43, su cui non ho niente da eccepire, a parte esprimere un caloroso appello perche’ ci si renda conto che i “dissidenti climatici” non sono tutti pagati dall’industria carbonifera e petrolifera.

(d) Abbisogna di alcune correzioni anche l’articolo “Paure come meteore” di Patrizia Caraveo, sempre a pagina 43. Non e’ vero che l’evento di Tunguska del giugno 1908 passo’ inosservato. Per esempio, come si puo’ leggere nell’archivio del New York Times, una “strana aurora” fu osservata in Europa il 30 giugno e l’1 luglio 1908 (l’articolo e’ “STRANGE NORTHERN LIGHTS; Seen on Tuesday and Wednesday Nights in North Europe“, del 3 luglio 1908).

E’ certamente un refuso l’attribuire la scomparsa dei dinosauri a 60 milioni invece che 65 milioni di anni fa, mentre qualche specificazione in piu’ occorrerebbe riguardo “la probabilita’ di morire per l’impatto di un asteroide” che dovrebbe essere “simile a quella di soccombere all’attacco di un pescecane”. Quand’anche fosse cio’ fosse matematicamente vero (e non dico che non lo sia) bisogna distinguere fra i due eventi, perche’ il primo e’ rarissimo ma uccide milioni di persone.

(e) Infine esprimo un doppio disappunto riguardo l”articolo “Il cataclisma e’ anche sociale” di Alessandro Melazzini (in basso a pagina 43).

Prima di tutto il recente saggio della Rosenzweig su Nature non riguardatempeste, inondazioni, siccita’, incendi e maremoti” e non c’entra niente con “l’inondazione di New Orleans”. Trovo particolarmente oltraggiosa per l’intelligenza dei lettori l’idea che “il cambiamento climatico subito dalla Terra per effetto dell’azione umana” sia causa di maremoti.

Melazzini passa poi ad illustrare le ipotesi di Harald Welzer su futuri conflitti sulle risorse, che vengono accettate senza un particolare senso critico. E invece semplicemente, non ci sono esempi in epoca storica di “guerre per le risorse” dopo le invasioni barbariche. In innumerevoli occasioni nel corso dei secoli, le popolazioni che si sono ritrovate con scarsita’ di cibo e acqua sono state troppo occupate a sopravvivere, e non hanno certo organizzato invasioni dei territori altrui. E’ difficile combattere a stomaco vuoto. Le uniche “guerre per le risorse” che ci sono state, sono state dovute all’ingordigia e all’ambizione, come nel caso della idea della Lebensraum nazista.

Insomma i professori di psicologia sociale scrivano quello che vogliono, ed e’ giusto che il Domenicale riporti i libri piu’ interessanti, ma senza senso critico non si arriva davvero da nessuna parte.

Mark Lynas: Sei Gradi di Mezza Cecita’

E’ appena uscito in Italia “Sei Gradi” di Mark Lynas, libro molto venduto in Gran Bretagna e che dovrebbe descrivere come potrebbe evolvere il pianeta se il riscaldamento globale aumentasse la temperatura media fra 1 e 6 gradi (c’e’ un capitolo per ogni grado di aumento).

Io ho recentemente deciso di leggere quel libro (nell’edizione originale) sulla base della sorprendentemente moderata recensione fatta da Eric Steig sul blog RealClimate.

Così come rivelato da Steig, devo infatti confessare che tendo a stare lontano dai libri di divulgazione scientifica che sembrano sovrastimare i loro argomenti. Sulla copertina inglese del libro di Lynas si vede un’onda gigante schiantarsi su un Big Ben mezzo-sommerso, con fulmini da una nube oscura e una citazione dal Sunday Times che definisce il libro come “terrificante” (sul retro, il Financial Times lo descrive come “apocalittico”).

Ovviamente, HarperCollins (l’editore) ha ritenuto importante per le vendite a fare Lynas guardare come un allarmista con un’incorreggibile predilezione per la “pornografia climatica”. Sembra che l’autore abbia dichiarato di essere stato malinteso, ma sospetto che comunque non controlli quanto appare sulla copertina del suo libro, e come i suoi ragionamenti vengano popolar-polverizzati dalla stampa.

In ogni caso, la scelta di citare dall’ Inferno di Dante è stata tutta di Lynas.

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Che cosa penso del libro? Non posso dire che sia “allarmista”, nel senso di cercare di gonfiare le prove per imminenti catastrofi. Lynas ha ovviamente cercato di attenersi alla “scienza disponibile”: ma questa è esattamente la principale lacuna del libro, che appare come una vittima della condizione neurologica chiamata “neglect”.

Il “neglect” succede quando un paziente semplicemente non riesce a rendersi conto di qualcosa che gli è davanti. Per esempio nel caso di “neglect visivo”, il paziente può essere in grado di descrivere in dettaglio tutta una immagine, a parte una zona o un oggetto in essa, che semplicemente non vengono registrate a livello cosciente.

Analogamente, l’attuale “scienza disponibile” in climatologia, per un qualche motivo, descrive sempre che cosa potrebbe andare male in un pianeta più caldo, dimostrando “neglect” di tutto cio’ che potrebbe andare bene.

C’e’ qualcuno che seriamente creda che le attuali condizioni climatiche siano una sorta di “optimum”, così che anche una variazione di 1C verso l’alto può portare solo o quasi cattive notizie?

Nel libro, ci si potrebbe aspettare all’inizio una situazione pari, con buone e cattive notizie in parti uguali o quasi per uno o due gradi di cambiamento, con sempre piu’ cattive notizie nei capitoli successivi.

In realta’, ho fatto due conti i cui dettagli sono nel mio blog “Numerical Analysis of Mark Lynas’ “Six Degrees” Claims” (in inglese). Orbene, ci sono 4 cattive notizie, e 2 catastrofi, per ogni buona notizia.

Ora, se Lynas, o un qualsiasi scienziato, credono veramente che un pianeta più caldo significhi che le cattive notizie supereranno in numero le buone di 4 a 1 (o includendo le catastrofi, di 7 a 1), una molto, molto buona analisi ragionata del perche’ sia cosi’ non solo sarebbe benvenuta, ma e’ anzi strettamente necessaria.

Altrimenti, come per tante altre cose in termini di clima, si trattera’ solo di un’altra affermazione straordinaria priva di alcuna prova straordinaria. E quindi, di un’affermazione vuota.

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A proposito… la preponderanza di cattive e catastrofiche notizie rende la lettura un po’ noiosa dopo un paio di pagine. Lo schema diventa troppo prevedibile. Lynas apparentemente senza accorgersene costruisce quello che i consulenti di management definirebbero il “reverse sh*t sandwich”: invece di nascondere la cattiva notizia tra due buone (il classico “sh*t sandwich”), e’ la buona notizia viene posta in mezzo a due cattive notizie.

Per esempio, a pagina 37 ci viene detto prima che il corallo ha perso i suoi colori, poi che potrebbe sopravvivere dopotutto, ma infine il sandiwch è completato con un esperto che afferma che sara’ comunque troppo caldo perche’ il corallo sopravviva.

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La soluzione di Lynas al problema è discusso a lungo nel libro, ma sembra faccia sempre perno sul concetto di “fare politica invocando la sopravvivenza della specie”. Incapace di vedere altro che brutte notizie riguardo il clima, Lynas mostra un simile grado di “neglect intellettuale” nel tentativo di accantonare ogni altro problema che c’è al mondo.

Ancora una volta, se fermare il riscaldamento globale entro 1 o 6 gradi è più importante della lotta contro la malaria o la fame, dovrebbe esserci detto esattamente perché.

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Un ultimo gioiello a dimostrare la mia critica principale a Lynas, da pagina 278:

“Le persone stavano meglio ed erano più sane in Gran Bretagna durante il razionamento alimentare nella Seconda Guerra Mondiale”

Su cosa e’ basata questa incredibile dichiarazione?

O Lynas studia per fare il comico, o a volte può davvero essere “mezzo cieco” alle cose del mondo.

Critica Gnosepistemologica alla Climatologia del Riscaldamento Globale

Possibile che proprio nella nostra epoca, quando siamo riusciti a costruire i computer per fare i PRIMI calcoli sul clima futuro, e proprio quando abbiamo lanciato i PRIMI satelliti per osservare l’andamento dei ghiacci polari e osservare l’atmosfera terrestre nel suo insieme…possibile che GIUSTO ORA capita che scopriamo il Riscaldamento Globale e/o i Cambiamenti Climatici? Possibile che GIUSTO ORA dobbiamo rivoluzionare le nostre vite altrimenti va tutto a catafascio?

Se tutto cio’ fosse vero, sarebbe un incredibile colpo di fortuna, o molto piu’ probabilmente la prova dell’esistenza della Provvidenza, e quindi di Dio.

Amen.

Il Riscaldamento Globale Dimentica Due Terzi del Pianeta

Nel rapporto IPCC 2007 (AR4-WG2):

(a) Il 96% dei cambiamenti riportati e’ avvenuto in Europa
(b) Per tutta l’Africa, hanno trovato solo 7 cambiamenti
(c) Per Australia e Nuova Zelanza, solo 6 cambiamenti
(d) Per l’Asia, il continente piu’ grosso, solo 114 cambiamenti
etc etc

In termini di cambiamenti per kmq, l’Europa ne ha:

1- 11,978 piu’ dell’Africa
2- 85 piu’ del Nord America
3- 853 piu’ del Sud America
4- 1,066 piu’ dell’Asia
5- 3,702 piu’ di Australia e Nuova Zelanda
6- 270 piu’ dell’Antartide

Se anche escludiamo l’Europa, e ci riferiamo al Nord America, quest’ultimo ha:

1- 142 piu’ cambiamenti per kmq dell’Africa
2- 10 piu’ del Sud America
3- 12 piu’ dell’Asia
4- 43 piu’ di Australia e Nuova Zelanda
5- 3 piu’ dell’Antartide

Insomma quando all’IPCC si parla di “verifica globale” si sta dicendo una grossa esagerazione. Prima di parlare di “globale” occorrerebbe studiare per bene l’Africa, l’Asia, l’Australia, la Nuova Zelanda, e il Sud America. Per un totale dei due terzi delle terre emerse.

Grandi Novita’ Possibili nel Prossimo Ciclo Solare

(mia traduzione di un testo di Timo Niroma, Master of Statistics all’Universita’ di Helsinki, Finlandia)

Il ciclo solare 24 portera’ a un “cambiamento di fase” nel Sole.

L’annuncio della NASA che adesso, all’inizio del ciclo solare 24, non c’è nulla di sbagliato nel comportamento attuale del Sole va esaminato attentamente. (A proposito: come può il Sole essere “sbagliato”?).

La Nasa afferma che “il basso numero di macchie solari al momento rientra nelle norme storiche dei cicli solari”. Suppongo che per “norme storiche” si intenda “comportamento passato”.

Per essere in grado di valutare il valore di tale affermazione ho contato la lunghezza dei minimi del ciclo, a partire dal secondo mese al di sotto di un valore di 10 Wolfs fino al penultimo mese al di sotto del 10 Wolfs, e comparato con quei valori il periodo in corso.

Durate dei minimi:

Inferiore a 1 anno: 2 cicli (2 1766- e 18 1944-)
Fra 1.0 e 1.9 anni: 12 cicli (inclusi tutti i cinque ultimi cicli, dal 19 al 23 (1954-,… fino al 1996 -).
2.0-2.9 anni: 2 cicli (1 1755- e 17 1933-) (*)
3.0-3.9 anni: 3 cicli (5 1798-, 12 1878- 15 1913-)
4.0-4.9 anni: 3 cicli (7 1823-, 13 1889- 14 1901-)
5.0-5.9 anni: nessuno
6.0-6.9 anni: nessuno
7,1 anni: ciclo 6 (1810-) (**)

(*)Il ciclo 24 rientrerà almeno in questa categoria, perché ad oggi (luglio 2008), il minimo e’ già durato 2,4 anni.

(**) Notare che il 1810 è il solo anno dal 1713 in poi ad essere stato completamente privo di macchie solari.

Se continua cosi’, nel mese di Agosto 2008 si potranno contare 16 cicli con minimi più brevi dell’attuale, e 7 cicli con minimi più lunghi. Ancora più importante è che i minimi più lunghi sono in due gruppi consecutivi: cicli 5-7 (“Minimo di Dalton”) e 12-15 (1878-1913). Tutti i cicli dal 16-23 (1923-1996) hanno avuto minimi più brevi del ciclo 24.

La Nasa continua: “Questa notizia, che non c’è notizia, è una notizia a causa delle dicerie fra persone comuni e in circoli accademici che ci sia qualcosa di sbagliato riguardo il Sole”. Probabilmente la Nasa vuol dire che sono le nostre osservazioni / ipotesi / teorie, e non il Sole, a essere sbagliate.

La vera notizia è che dal 1913 nessun minimo e’ durato tanto quanto quello in corso. E la fine non è in vista. La vera notizia è che dopo un periodo di 76 anni “Gleissberg” (1923-1996) di minimi brevi siamo tornati a periodi come i 25 anni di Dalton (1798-1823) o la seconda parte del minimo di Maunder (1675-1699) o ai cicli 12-15 (1878-1913). E la parte attiva del ciclo dopo minimi lunghi e’ durata 7-8 anni, mentre dopo minimi brevi circa 9 anni.

Quindi, siamo in una fase di cambiamento nel comportamento del Sole e questa è la vera notizia. Il clima cambia da freddo a caldo e viceversa in accordo con i cambiamenti di fase del Sole.

La Nasa continua: “Il ciclo solare 23 in fase di esaurimento finora è durato 142 mesi – entro la prima deviazione standard (SD) e quindi assolutamente anormale. “(Perché non dicono se la loro SD e’ .95 o .98?).

Ma se, in teoria, questo è vero in un senso matematico, in realta’ non ha alcuna importanza in questo contesto. Il motivo è che non abbiamo qui una cosiddetta “distribuzione normale”, dove si potrebbe utilizzare la deviazione standard in una maniera statisticamente e logicamente sensata.

Invece ecco una lista dei cambiamenti di fase:

(a) nel 1798 (ciclo del 1796) con passaggio verso minimi lunghi;
(b) nel 1833 (1832) verso minimi brevi
(c) nel 1878 (1876) verso minimi lunghi
(d) nel 1923 (1922) verso minimi brevi
(e) e ora di nuovo (dal 2005/2006) di nuovo verso minimi lunghi.

La Nasa continua: “Il minimo attuale non è anormalmente debole o lungo”. Ma non è questo il punto. Il punto è che e’ in corso la fase di passaggio con ciclo di 24. La Nasa compara questo minimo anche con il minimo di Maunder ( “il più lungo minimo mai registrato”), ma tutto cio’ e’ fuorviante perché quello in corso è minimo tra cicli (forse anche tra super-cicli, ma non si può sapere) mentre il minimo di Maunder è stato un super-minimo nel corso del quale si possono vedere (appena, ma pur tuttavia ci sono) cinque cicli.

La Nasa: “La tranquillita’ solare del 2008 non è il ritorno del minimo di Maunder, secondo Hathaway. Abbiamo già osservato alcune macchie solari dal prossimo ciclo solare, spiega. Ciò suggerisce che il ciclo solare sta procedendo normalmente”. Ritengo questa una esagerazione. Ci sono stati tre macchie molto piccole della durata di 1-2 giorni, durante l’ultimo semestre. Normale? Sicuramente no. 10,7 centimetri flusso che scende a circa 65 durante lo stesso periodo. Normale? Forse, se vogliamo mettere insieme Maunder, Dalton e il Sole iper-attivo del XX secolo. Quasi a dire che comunque si comporti il Sole, sara’ normale.

Ma c’è qualcosa di vero, al riguardo. Il Sole si comporta sempre normalmente (secondo le leggi della fisica), ma i vari modi e molte sorprese in cui mostra la sua normalità sono veramente affascinanti.

Staordinarie Misure di Sicurezza negli Aereoporti (o forse no)

Come riferito su “Private Eye“, la rivista satirica inglese, un interessante chiarimento sulle procedure di sicurezza in aereoporto proviene dalla Nuova Zelanda:

Mio cognato era ai controlli di sicurezza all’aeroporto nazionale a Auckland quando ha visto una passeggera ripescare dalla sua borsetta e poi buttare via le forbicette per le unghie. Passata anch’egli la zona della sicurezza, e’ salito sull’aereo. Dopo essersi seduto pero’ ha cominciato a sentire odore di benzina. Sapeva che c’era qualcosa che non andava, perché gli aerei non utilizzano la benzina. L’odore e’ andato peggiorando finche’ mio cognato ha ottenuto l’attenzione di uno degli assistenti di volo. Hanno cominciato a cercare di capire la provenienza dell’odore, e quindi hanno trovato in uno scompartimento una motosega in una borsa, dal cui serbatoio fuoriusciva la benzina. L’aereo è stato ritardato, il proprietario della borsa è stato identificato e la motosega e’ stata rimossa e messa con gli altri bagagli. Il proprietario della motosega ha detto che la Sicurezza all’aereoporto lo aveva bloccato, ma poi lo aveva lasciato passare perché la motosega non era nel loro elenco di materiale da confiscare.

Questa è sicuramente una buona notizia, almeno per i Klingons di Star Trek… non dovranno piu’ lasciare la loro Bat’leth a casa!

Il Crollo del Ponte di Ghiaccio del Perito Moreno

(mia traduzione di un messaggio di Eduardo Ferreyra, curatore in Argentina del sito “Ecologia: Mytos y Fraudes“, riguardo il ghiacciaio Perito Moreno il cui ponte di ghiaccio e’ recentemente salito agli onori della cronaca visto che e’ in fase di crollo)

Al ghiacciaio Perito Moreno sta per crollare il suo “ponte di ghiaccio”, come accade regolarmente. In passato succedeva ogni quattro anni, ma il fenomeno si interruppe per un periodo di 16 anni fino al 1998. Naturalmente, la causa di questi crolli è la massa di ghiaccio in aumento, e il rapido movimento del ghiacciaio. Ultimamente, il ponte di ghiaccio si rompe ogni due anni, invece di quattro, il che indica che l’avanzamento e’ più veloce che mai.

Naturalmente, le temperature non hanno nulla a che vedere con questo, che dipende dalle precipitazioni a monte. Di solito, il ponte si e’ sempre rotto a fine estate (marzo o fine febbraio), ma il fenomeno di questi giorni, capitante in inverno, può essere attribuito solo ad acqua molto più fredda contenuta nella diga che si forma quando la lingua del ghiacciaio raggiunge la terraferma dall’altra parte del lago di San Martin. Acqua piu’ calda scioglie il ghiacciaio da sotto creando il famoso “ponte”. Questo processo e’ cominciato a Febbraio, quando l’acqua nel lago era più calda, e all’epoca tutti i media prevedevano la rottura in Marzo.

Sembra che l’acqua nei mesi di Marzo, Aprile e Maggio sia stata piu’ fredda del solito, e quindi la fusione e’ durata più del previsto. L’avanzare veloce del ghiacciaio crea un forte stress sul ponte, che quindi crolla. Non c’e’ niente di strano che non possa essere spiegato dalla fisica e della meteorologia.

L’Importanza Relativa dei Nostri Discendenti del 2100

Discussione sul blog Oca Sapiens sul “tasso di preferenza intertemporale” (tecnicamente, PRTP), una serie di paroloni che significano “quanta importanza diamo ai nostri contemporanei rispetto alle persone del futuro, per esempio del 2100?”.

Un PRTP uguale a zero, vuol dire dare a tutti la “stessa importanza”. Maggiore di zero, vuol dire dare “maggiore importanza” ai contemporanei, e poi via via sempre meno “importanza” man mano che si va nel futuro.

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Mi e’ stato detto che il PRTP deve essere zero “per motivi etici”. Lo dice anche un professor Heal della Columbia University.

A me invece sembra un’affermazione straordinaria, che ovviamente avrebbe bisogno di prove e dimostrazioni straordinarie. Il fatto poi che certi discorsi provengano praticamente esclusivamente da “cambioclimatisti” e “economisti ambientali” non provvede granche’ fondamenta al concetto.

Usare un PRTP maggiore di zero infatti non vuol dire “chi se ne frega del 2100″ ma e’ semplicemente riconoscere la naturale, eticissima preferenza verso coloro che esistono rispetto a quelli che potrebbero esistere. Ci sono vari aspetti riguardo questo:

(1) la nostra e’ una specie tribale, e l’importanza nella nostra vita di familiari, vicini, amici e conoscenti e’ diversa da quella di completi sconosciuti. Allo stesso modo, la vita e il benessere di chi e’ nostro contemporaneo sono piu’ importanti di quelli di persone future

(2) mentre l’esistenza dei contemporanei e’ un dato di fatto, l’esistenza delle “persone future” e’ “solo” una possibilita’, e di questo bisogna tenere conto. L’esempio che ho fatto in passato e’ quello del genitore che si ritrova con il figlio malato e una medicina introvabile e/o costosissima a disposizione: che senso avrebbe non dare quella medicina a quel figlio, per tenerla da parte nel caso che in futuro nasca un altro figlio che potrebbe forse averne bisogno?

(3) e’ molto difficile prevedere, specie il futuro, ha piu’ o meno detto qualcuno prima di me. E’ molto divertente rivedere documentari di venti o cinquanta anni fa, in cui si cercava di descrivere la “vita negli anni Duemila”, proprio perche’ c’hanno azzeccato poco o niente. Non si capisce perche’ improvvisamente adesso dovremmo essere piu’ bravi a vedere nel futuro: e quindi perche’ fare finta che possiamo scegliere noi in maniera sensata per i terrestri del 2100? E se piu’ si cerca di prevedere lontano nel tempo, meno si puo’ essere sicuri, allora e’ perfettamente logico (ed etico) introdurre un “fattore di preferenza intertemporale” che vada a diminuire con la nostra sicurezza.

Purtroppo Heal rimanda, riguardo l’ultimo punto, a un suo lavoro che non e’ disponibile su Internet.

Similitudini fra Cambioclimatisti e Lysenkoisti

Molto tempestiva la trasmissione “In Our Time” sulla BBC Radio 4, riguardo il “lysenkoismo“, la “biologia sovietica” travestita da “scienza” ma in realta’ pura propaganda, che Trofim D. Lysenko, consulente agricolo di Stalin, è riuscito a spacciare come “verità” dal 1928 fino almeno al 1962. Questa la descrizione originale del programma (mia traduzione dall’inglese)

Nel 1928, mentre l’America marcia verso il “crash” a Wall Street, Joseph Stalin rivela il suo progetto piu’ importante – la Natura verra’ conquistata dalla Scienza, la Russia diventera’ brutalmente, luccicantemente moderna e il Mondo sara’ trasformato dall’impegno comunista.

Nel cuore di questa visione arrivo’ Trofim Lysenko, un genetista autodidatta che promise di trasformare il deserto russo in giardino dell’Eden carico di grano.

Oggi, Lysenko è sinonimo di frode, ma nella Russia di Stalin le sue idee divennero legge. Esse rivelano un ambiente scientifico distorto dalla ideologia, in cui le idee erano letteralmente una questione di vita o di morte. Rischiava il gulag, chi era in disaccordo con Lysenko, ma questi ha forse irreparabilmente danneggiato [con la sua opera] la capacità dell’Unione sovietica di combattere e vincere la Guerra Fredda.

Il file MP3 del programma può essere scaricato qui.

Grazie a quel programma, e’ possibile fare una lista degli elementi simili o in comune, fra la “biologia e genetica sovietica” di Lysenko e le idee a noi contemporaneee riguardo un Riscaldamento Globale di origine Antropogenica (comunemente indicate con l’acronimo AGW):

(a) Si proclamano risultati e si dichiarano successi prima che un esperimento sia completato (a 12m10s, nel file mp3 sopra indicato). In AGW, basta guardare agli innumerevoli documenti che prendono l’AGW stesso come verità stabilita, anche se il dibattito sull'”attribuzione” stessa dei cambiamenti osservati è ancora molto aperto.

(b) I fautori dichiarano sempre e comunque “vittoria”, non importa cosa accada, e sono sempre pronti a “cambiare le carte in tavola” (mp3: 14m15s). Un modo di fare piuttosto comune negli ambienti AGW: oggi, che il pianeta si riscalda o si raffreddi, le osservazioni saranno comunque “compatibili” con la teoria dell’AGW.

(c) La scienza è presentata come una serie di “soluzioni”, non semplicemente come un accumulo di “conoscenza” (mp3: 19m45s). Chi crede nell’AGWers non sembra capace di distinguere fra “ricerca” ed “impegno civile”: per esempio, l’IPCC è politicamente attivo, tanto da vincere un Premio Nobel per la Pace.

(d) Secondo gli scienziati implicati, la pianificazione centralizzata è meglio del capitalismo libero (mp3: 35m45s). Da Al Gore al Professor Lord Giddens della London School of Economics, in ambienti AGW c’è un solo pensiero: il libero mercato non basta, ed occorre un grande intervento dello Stato per salvare il pianeta da un castigo climatico.

E’ curioso notare come gli ospiti della trasmissione della BBC abbiano riso solo fino a un certo punto dopo che uno di essi ha spiritosamente detto che Lysenko, con quella personalità e quegli atteggiamenti, avrebbe fatto una carriera “sicura” nella scienza britannica moderna (mp3: 24m15s).

Ancora più ironico è il fatto che Lysenko stesso ha cercato di fare della ingegneria planetaria, per cambiare il clima della Siberia: a suo dire, piantando alberi in gruppo, i più deboli si sarebbero sacrificati per consentire alle piante più resistenti di sopravvivere.

E nel caso in cui qualcuno se lo chieda: no, non ha funzionato …

Spazzatura Comune, Mezzo Gaudio (“Atene”, o “Nonsolonapoli”)

L’IHT riferisce di una emergenza rifiuti in Grecia (di cui in Italia ancora non ne parla nessuno):

  1. Discariche piccole, innumerevoli, insufficienti, poco controllate, molte illegali
  2. Nessuno vuole nuove discariche
  3. I manifestanti si scontrano con la polizia
  4. Il riciclo sconosciuto o quasi
  5. Nessuno che si assuma responsabilita’
  6. Il Governo che propone di militarizzare o quasi le discariche
  7. Una grande citta’ (Atene) che si riempie di spazzatura non raccolta

Che c’e’ da fare? Mezzogodiamoci questo momento…

Riassunto Inceneritori per i Lettori di Beppe Grillo (e Jacopo Fo e Stefano Montanari)

Breve riassunto della mia ricerca su inceneritori e salute umana, dopo la disinformazione diffusa da parte di Beppe Grillo, Jacopo Fo e Stefano Montanari (e La Repubblica).
Le mie conclusioni sono molto semplici:
  • il giornalista di Repubblica ha confuso il numero di casi in una ricerca francese con il numero di articoli sull’argomento 
  • lo stesso giornalista ha citato PubMed a sproposito. La ricerca dell’Istituto di Vigilanza Sanitaria francese(InVS) e’ stata pubblicata sul loro sito, e non e’ visibile al momento su PubMed 
  • Lo studio dell’InVS dice esplicitamente che i risultati NON PERMETTONO di stabilire la causalità del collegamento osservato l’esposizione alle emissioni di un inceneritore e l’incidenza di tumori; e che ”e’ importante sottolineare che visto che lo studio riguarda una situazione passata, i suoi risultati NON POSSONO essere applicati al contesto attuale” 
  • In ogni caso, l’epidemiologia dice che aumenti del 6% o anche del 20% sono troppo bassi per dimostrare alcunche’ 
  • Ritornando a PubMed, i lavori li’ presenti indicano chiaramente come sia molto aperto il dibattito intorno agli effetti degli inceneritori su tumori, malattie, mortalita’ 
  • E’ provato che l’esposizione alle diossine causi problemi, per esempio un deciso aumento dei casi di sarcoma 
  • Uno studio francese di cinque anni fa riporta un deciso aumento anche dei casi di Linfoma non-Hodgkin, ma solo nella zona piu’ vicina a un inceneritore. 
  • Una quantita’ di studi effettuati in varie parti del mondo, Italia, nel Regno Unito, a Taiwan, in Portogallo, in Spagna, in Slovacchia, negli Stati Uniti, riportano invece trascurabili o comunque poco chiari effetti sulla salute da parte degli inceneritori, specie quelli piu’ moderni 

Per quanto mi riguarda, la polemica sugli inceneritori, dal punto di vista scientifico, dovrebbe chiudersi oggi stesso. Chi non mi crede, si rilegga lo studio InVS.