Capitalismo Autoritario in Cina: Meglio della Democrazia Liberale?

(la risposta e': no, non lo e': cosi come provare a guadagnarsi da vivere al tavolo da gioco non e’ meglio dell’avere uno stipendio, anche se i potenziali ritorni economici sono molto piu’ alti)

Il capitalismo autoritario della Cina e’ forse meglio della democrazia liberale (come “condizione necessaria e motore dello sviluppo economico”)? E’ piu’ o meno quanto si chiede Slavoj Žižek, co-Direttore del Centro Internazionale per gli Studi Umanistici al Birkbeck College, una delle Universita’ di Londra, nella sezione delle lettere sulla London Review of Books (volume 30 no. 8, datato 24 aprile 2008), dopo aver descritto in maniera straordinariamente equilibrata le relazioni passate e presenti fra Tibet e Cina (che, a proposito, non sono una storia di buoni e cattivi). Scrive Žižek:

Fareed Zakaria ha indicato come la democrazia “attecchi” solo nei Paesi economicamente sviluppati: se un Paese in via di sviluppo e’ “democratizzato prematuramente”, il risultato e’ un populismo che si conclude nella catastrofe economica ed nel despotismo politico. Nessuna sorprese quindi nel notare che i Paesi del terzo mondo economicamente piu’ riusciti (Taiwan, Corea del Sud, Cile) hanno optato per una democrazia completa solo dopo un periodo autoritario.
Seguento questo stesso percorso, la Cina ha fatto uso di un sistema autoritario per gestire i costi sociali della transizione al capitalismo. La combinazione bizzarra del capitalismo e del potere politico comunista e’ risultata essere non un ridicolo paradosso, ma una benedizione. La Cina si e’ sviluppata così velocemente non nonostante l’autoritarismo comunista, ma grazie ad esso.

In realta’ c’e’ da mettere i “puntini sulle i” a questo discorso. In primo luogo, Taiwan, la Corea del Sud ed il Cile si sono transformati “Paesi del terzo mondo economicamente piu’ riuscitidopo avere superato il “periodo autoritario“. Con quelli come esempi, sembra che una dittatura possa fare da gestante ad un’economia di successo, ma che l’autoritarismo si trasforma poi in una madre soffocante, se non in una cattiva matrigna.

Ancora piu’ importante, la Cina in se e’ in un certo senso soltanto la piu’ recente manifestazione di una “verità”: una dittatura (economicamente) illuminata puo’ essere molto piu’ efficiente di cumulo di trucchi e trucchetti conosciuti come “democrazia”. Voltaire probabilmente ha creduto in questo, e anche Platone e tantissimi altri, ed anche se il tutto suona come un concetto elitista, e’ pur tuttavia ovvio: un Principe intelligente, che si preoccupa del suo Stato e dei suoi sudditi, politicamente ed economicamente saggio può decidere la cosa migliore per tutti nel giro di minuti, invece che sprecando mesi provando a convincere e negoziare, magari forse in interminabili Commissioni Parlamentari.

Un tal principe può anche garantire decenni di buon governo, davvero una benedizione per il suo popolo. C’e’ un piccolo aspetto pero’. Immaginiamo che il Principe sia Ottaviano Augusto, e la pace e la prosperità sono di tutti.

Dopo viene Tiberio, e le cose cominciano a peggiorare con la sua paranoia. Tocca quindi a Caligola, e a Nerone non manca molto.

Le cose non sono cambiate granche’ durante i passati 2.000 anni. Il problema dell’autoritaritarismo, e quindi del capitalismo autoritario, non e’ la sua capacità di generare prosperità: piuttosto, la perfettamente analoga capacità di degenerare, rapidamente perché quasi senza controllo, arrivando quindi a impedire lo sviluppo della prosperita’ se non ad ucciderla completamente.

Come si dice nel mondo finanziario: cosi’ come un nuovo Amministratore Delegato puo’ far risorgere o distruggere un’azienda, analogamente un Principe despotico (o un Comitato di Principi, altrimenti detto “Comitato Centrale del Partito Comunista della Cina”) e’ una ricetta per nuove opportunita’ di guadagno e, per gli stessi motivi, per un aumento del rischio. E cio’ andrebbe decisamente considerato, quando si vuol dare un giudizio circa che cosa scegliere come “la condizione necessaria ed il motore di sviluppo economico”.

Dopo tutto, chi desidera scommettere continuamente tutta la sua ricchezza?