Calcio Marcio (Polizia da Rifare)

 

Diciamo allora una prima cosa su quanto e’ accaduto il 2 febbraio a Catania: e’ stata una fallita operazione di polizia.

Primo perche’ la violenza organizzata era perfettamente pronosticabile sia nella quantita’ che nei luoghi, che nelle forme (incluse, le bombe rudimentali). E’ difficile immaginare come i dirigenti responsabili dell’ordine pubblico abbiano fatto ad essere presi quasi alla sprovvista al punto da perdere una vita.

In secondo luogo, non e’ forse principio fondamentale dei sistemi  di controllo delle folle, l’idea di che la polizia si presenti in un assetto tale da far passare a ogni malintenzionato la voglia di attaccare alcunche’?

L’obiettivo e’ fare paura per evitare incidenti: “prevenire”, piu’ che “curare”.

Non mi riferisco certo ai poliziotti al lavoro sul campo: e’ proprio ai dirigenti incaricati a Catania, e poi su per il prefetto fino al Ministro degli Interni, che vorrei chiedere in base a quale criterio abbiano consentito ai piu’ facinorosi non solo di non aver “paura” della violenza di Stato, ma addirittura di potersi organizzare in assalti e imboscate.

L’impressione e’ che, come ahime’ sospettato da tempo, la Repubblica Italiana si fermi a qualche centinaio di metri dagli stadi, dentro e intorno ai quali vige solo l’Impunita’.

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Chiediamoci pero’ anche che se l’omicidio dell’ispettore Raciti non sia ben di piu’ che l’ennesima manifestazione dell’intromissione fra i tifosi del calcio di elementi violenti ed estranei.

Anzi, visto che distruzione e violenza fanno ormai parte della normalita’ da una domenica all’altra, perche’ non dirla tutta: e se la violenza fosse parte integrante se non fondamentale del calcio italiano moderno?

Di un calcio, cioe’, che e’ diventato una collettivita’ “Imbroglio e Violenza”, rigettandoli a parole mentre li si invocano (ed evocano) molto nei fatti.

Difficile trovare dei partecipanti privi di responsabilita’. I presidenti e gli allenatori che si lamentano di complotti e sviste arbitrali a senso unico, solo per poi cercare di partecipare agli stessi complotti?

I giocatori che cercano di imbrogliare l’arbitro gettandosi per un nonnulla, o commettendo falli quando sperano che nessuno stia a guardare? Gli arbitri che si fanno trovare in atteggiamenti equivoci (e magari fossero incontri di natura sessuale!!) con questo o quel dirigente?

La struttura dirigenziale precedente, imbelle di fronte a Calciopoli e alle manovre di Moggi?

La struttura dirigenziale attuale, che ha presieduto a un colossale annacquamento incluso la miracolosa scoperta che durante Calciopoli ne’ la Lazio, ne’ il Milan dell’ex-Presidente di Lega hanno commesso alcun illecito peggiore della (“pluriscudettata”) Reggina?

(Ai giornalisti “sportivi” rimprovero poco. Che dovrebbero fare, finta che la pentola sia piena di zuppa invece che fango? Magari si chieda ai giornalisti “non-sportivi” dove stessero pisolando mentre l’ennesimo scandalo italiano procedeva tranquillo)

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Per qualche motivo, non c’e’ violenza sugli spalti e intorno agli stadi del Rugby: probabilmente, perche’ quello e’ uno sport che non ne ispira.

A voler andare fino in fondo infatti, c’e’ qualcosa di fondamentalmente sbagliato nel gioco stesso del Calcio, con le sue regole ambigue su cosa sia permesso fare per bloccare l’avversario; l’intrinseca ingiustizia di poter vedere una squadra di 10 brocchi piu’ un campione battere compagini tecnicamente molto piu’ forti (ricordiamoci cosa disse Nereo Rocco a chi gli auguro’ che vincesse il migliore: “Speriamo di no“); il legame quasi imprenscidibile al territorio, con il 99.99% delle squadre identificantesi con il nome di una localita’ e quindi quasi versioni contemporanee di milizie di difesa civile di tempi piu’ antichi.

Tutte componenti di una “seduzione alla violenza”, come quei vestiti semitrasparenti che giocano a un’invocazione quasi subliminale facendo anche finta di non essere espliciti.

E tutte cose che rendono il Calcio ovviamente inferiore al Rugby, dove la violenza e’ organizzata in campo invece che falsamente repressa.

E’ per questo che non credo che, in assenza di calcio, teppisti e bombaroli semplicemente si trasferirebbero a fare violenza da un’altra parte.

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Poco di che meravigliarsi allora quando questi problemi vengono a presentarsi in maniera assurdamente violenta sul substrato di una societa’ come quella italiana dove l’assenza di legalita’ per “il piu’ forte” e’ diventata negli anni passati quasi una politica di Governo; dove lo Stato sostanzialmente permette ogni tipo di reato a chi riesca ad organizzarsi da solo, come le Mafie; dove l’attesa del prossimo condono ha sostituito il desiderio di sottostare alle leggi; dove la scalata verso la ricchezza e’ con mezzi da “Furbetti del Quartierino”; e dove la corruzione e l’imbroglio continuano senza posa a ogni livello, in una specie di illusione collettiva in cui ognuno pensa che i “fessi” siano tutti gli altri.

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Cosa facciamo allora? Aspettiamo di riformare l’Italia tutta? Convinciamo Platini e Blatter a cambiare certe regole, per esempio impedendo qualunque tipo di contatto fisico fra i giocatori (oppure, liberalizzandolo) e la moviola in campo?

Per il momento mi piacerebbe che fossero toccati gli interessi economici di tutti gli “attori” del calcio italiano, per scatenarne una qualche reazione, tipo una sportivita’ e una umilta’ piu’ marcate in certi commenti post-partita, contro il naturale desiderio a tornare al solito tran tran.

Ma per favore non illudiamoci che cambi niente nel breve periodo: almeno finche’ l’ennesimo furbo non pensera’ di essere molto intelligente a passare con il rosso.