Bambini Rom: Quali Alternative Alle Impronte?

Un intervento di Valerio Vagnoli, gia’ insegnante al carcere minorile e al riformatorio di Firenze, pubblicato oggi su “Notizie Radicali”: “Bambini Rom: Quali Alternative Alle Impronte?

[…] non so bene cosa si possa fare per cambiare la vita a queste creature; so solo che in questi decenni non è stato fatto nulla e tutti noi siamo stati costretti a convivere con situazioni di vera e  propria promiscuità con i lager senza scandalizzarci e senza tante campagne in favore dei diritti dei bambini (rom). Oggi c’è chi sostiene, invece, che un trattamento da  lager lo si abbia costringendo i bambini ad offrire le loro impronte digitali agli organi di polizia. Di sicuro la decisione del governo ha avuto il merito di mettere l’opinione pubblica finalmente di fronte alla realtà e di offrire, se non altro, all’opposizione la possibilità di fare delle proposte concrete e mirate a far sì che questi bambini abbiano una loro identità e da lì si possa finalmente partire per garantirgli dignità di esseri umani. Aspetto fiducioso che una proposta alternativa e seria finalmente arrivi

2 Replies to “Bambini Rom: Quali Alternative Alle Impronte?”

  1. Tuttavia l’atteggiamento del presente governo mi sembra puramente strumentale: si prepara una misura cosi’ sgangherata che sicuramente qualcuno (l’UE, l’UNICEF, il Consiglio d’Europa…) la bloccherà, e cosi’ non si farà niante. I problemi di criminalità continueranno esattamente come prima, ma il governo potrà senza difficoltà dare la colpa a qualcun altro. Tutti contenti (tranne i cittadini).

  2. La soluzone sarebbe di prendere le impronte anziché “a tutti i bambini Rom” a “tutti i bambini in età scolare che non frequentano regolarmente la scuola dell’obbligo” (vale a dire o che non sono proprio iscritti, oppure che fanno un numero veramente esagerato di assenze)

    In questo modo si lascerebbero fuori i bambini Rom “integrati” che non destano particolari preoccupazioni, e si includerebbero molti bambini italianissimi di mia conoscenza che hanno un rischio criminalità altissimo. La misura potrebbe anche rappresentare un certo incentivo ai loro genitori a non prendere sottogamba l’obbligo scolastico.

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