Associazione Radicale Antiproibizionista

(durante la campagna elettorale interrompo momentaneamente il limite autoimposto di un blog al giorno)

Giuliano Zincone ha scritto su un recente supplemento domenicale de IlSole24Ore, in un articolo intitolato: “Il divieto non ferma le stragi

“il proibizionismo non ha mai prodotto risult decenti. anzi: e’ una fontana perenne di contrabbandi, di delinquenze, di trasgressioni demenziali, di commerci inquinati e velenosi. Proibire e’ facilissimo, ma (spesso) e’ inutile

Ricevo dunque e giro volentieri il seguente messaggio:

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In previsione di una prossima assemblea costituente dell’ Associazione Radicale Antiproibizionista, ti inviamo una sintesi delle intenzioni che la motivano, invitandoti:

  1. a farci pervenire le tue osservazioni

  2. a dichiarare la tua eventuale disponibilità ad iscriverti e a partecipare

  3. ad esprimere la tua posizione rispetto all’iniziativa.

       Attendiamo le tue risposte per inviarti una bozza di Statuto e di lettera di convocazione e ti chiediamo di inoltrare questa comunicazione a tutti coloro che pensi possano essere interessati.
      
       Grazie per l’attenzione
,

Rispondere a antiproibizionistiradicali@gmail.com

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       Premesso che:
      
       la storica battaglia antiproibizionista radicale da molti anni sostiene la strategia antiproibizionista e nonviolenta applicata al governo dei fenomeni sociali; dal dibattito sulla legalizzazione delle droghe leggere sollevato nel 1975 dall’arresto di Marco Pannella a seguito di uno spinello fumato in pubblico, alle decine di processi per disobbedienza civile che vedono coinvolti, con Marco Pannella e Rita Bernardini, decine di dirigenti e militanti radicali, passando per l’esperienza del Coordinamento Radicale Antiproibizionista e dei referendum, costituisce un patrimonio di iniziative e di esperienze che non devono essere disperse, bensì rilanciate;

       da troppi anni il dibattito pubblico e l’iniziativa legislativa sono impantanati in una riduttiva ripetizione di luoghi comuni e errati, come l’obbligatorietà di una escalation da droghe leggere a pesanti, l’importanza delle “cattive compagnie”, ecc.;

       la legge Iervolino Vassalli prima, la Giovanardi Fini poi, non solo non sono servite ad arginare la diffusione di fenomeni drammatici come le gravi tossicodipendenze, la microcriminalità correlata, la gestione da parte della malavita organizzata di un enorme e redditizio mercato, ma ne hanno permesso l’aggravamento; sono in costante aumento la diffusione di droghe clandestine e incontrollabili, i processi e la carcerazione di cittadini coinvolti a vario titolo; le comunità di recupero godono di ingenti finanziamenti assegnati senza controllo sufficiente sul loro operato;

       è’ urgente la ripresa della battaglia antiproibizionista radicale, l’unica in grado di sollevare un serio dibattito e di produrre iniziative popolari e legislative tendenti a un radicale cambiamento di rotta.   
      
       Si intende:

       recuperare e studiare la storia dei processi per disobbedienza civile in Italia, con particolare attenzione alla perdita dei diritti elettorali passivi, alla schizofrenia delle sentenze applicate, alla giurisprudenza maturata;

       porre l’attenzione sulla convergenza “droghe come farmaci”, una duplicità che si è mantenuta nella parola inglese drug, allo stesso tempo farmaco e droga, e che ritorna chiara nelle definizioni dei manuali farmacologici e della Organizzazione Mondiale della Sanità, seconda la quale si dicono farmaci e droghe “ tutti i composti che introdotti in un organismo vivente possono modificarne una o più funzioni” e sviluppare, in sede di studio, di dibattito e di iniziativa politica, i temi: cannabis terapeutica, psicofarmaci, doping, somministrazione di eroina controllata;

       analizzare le nuove diffusioni di sostanze stupefacenti: cocaina, pasticche, ecc., e delle droghe legali come alcool, tabacco e caffeina, consolidando un discorso e un dibattito organico e strutturato sull’uso e l’abuso di sostanze psicoattive;

       allargare il punto di vista in senso transnazionale sui problemi inerenti la coltivazione, il commercio e le legislazioni internazionali, in accordo e in collaborazione con la Lega Internazionale Antiproibizionista, anche attraverso la stesura di un rapporto annuale sul rapporto costi/benefici di politiche e strategie;  

       sostenere l’antiproibizionismo anche su altri temi, come politica di sviluppo sociale e come argine ai fenomeni clandestini incontrollati: prostituzione, aborto, ricerca scientifica, immigrazione ecc.