Brexit – in pillole

  1. La relazione fra UK e le comunità europee è problematica da subito – non essendo il Regno invitato neanche alla firma del Trattato di Roma nel 1957
  2. Nel 1963 e 1967 De Gaulle mette il veto all’ingresso UK nelle comunità europee
  3. Finalmente De Gaulle va in pensione e UK entra nella CEE nel 1972
  4. Subito pianto e stridore di denti, e referendum nel 1975 per confermare la decisione di tre anni prima
    IMPORTANTE: tale referendum è il primo nazionale mai effettuato in UK, e viene organizzato perché promesso dai Laburisti nella campagna elettorale dell’ottobre 1974, da loro vinta
  5. Il referendum non placa le polemiche
  6. Se Labour avessero vinto nel 1983, UK fuori dalla CEE (senza referendum)
  7. Invece c’è la Signora di Ferro, e nonostante i movimenti di borsetta non cambia niente
  8. 1992, Venerdì nero, sterlina a picco in uscita dal Serpente Monetario europeo
  9. 1993, Trattato di Maastricht: il governo Tory di John Major è dilaniato dalle polemiche, nasce il partito poi noto come UKIP e che esiste solo per uscire dalle comunità europee
  10. Dopo gli anni di Blair (che vorrebbe entrare nell’Euro ma nonostante le maggioranze bulgare in parlamento, non ce la fa o non ce la vuole fare), i Tory riprendono il potere nel 2010 e rinnegano la promessa di un referendum sul Trattato di Lisbona
  11. Nel frattempo UKIP sale nei risultati, e nel 2004 è terza nelle elezioni europee. Poi seconda nel 2009 e prima nel 2014, roba mai vista dove avevano sempre vinto Tory o Labour dal 1910
  12. Cameron decide di rompere gli indugi e promette un referendum nelle elezioni del 2015, che vince
    IMPORTANTE: la legge che indice il referendum è votata da tutti i partiti tranne i nazionalisti scozzesi
  13. Il referendum che noi conosciamo come Brexit succede nel 2016 e vincono i Leave
  14. A questo punto occorre uscire dalla UE, o convincere l’elettorato che era solo uno scherzo. Cameron si dilegua
  15. Passano tre anni in cui i Tory di Theresa May non combinano niente, a parte una elezione fallimentare e poco entusiasmo per la Brexit. Ma il Parlamento decide di cominciare la procedura
    IMPORTANTE: questa decisione è a larga maggioranza, non solo voti governativi
    IMPORTANTE: nelle elezioni del 2017 Tory e Labour promettono che la Brexit ci sarà. Questo significa che l’80% dei parlamentari è stato eletto promettendo che la Brexit ci sarà 

Adesso la Brexit non c’è stata. Chi vuole che non ci sia non ha il coraggio di chiedere al Parlamento che la blocchi del tutto, e quindi riesce solo a rimandare la data.

Nel frattempo gli elettori si chiedono se i parlamentari sono dei fedifraghi. L’ultimo sondaggio di ieri dice che l’80% pensa che questo parlamento corrente è da mandare a casa

Bisogna farla questa Brexit? Inutile avere un referendum se non si ha il coraggio di implementare qualunque decisione sia

Sarà dannosa, la Brexit? Non si può sapere. Sicuramente porterà a cambiamenti, e alcuni ne soffriranno così come altri ne trarranno vantaggi. 

Bisogna preoccuparsi, della Brexit? Forse. Ma quasi tutti coloro che se ne lamentano e prevedono sventure, non si sono trasferiti altrove. I grandi giornali non hanno venduto i loro edifici e non si sono trasferiti a Parigi. Nessuno dei giornalisti contro la Brexit ha cambiato sede, e nessuno di loro ha chiesto di essere pagato in euro. Google, Apple, Bloomberg aprono quartier generali a Londra da miliardi di sterline, come se nulla fosse. Londra ha visto la sua economia crescere in maniera straordinaria anche dopo il referendum

Di cosa bisogna avere paura? Solo della paura (cit.) .

L’incertezza arreca danno molto più che la Brexit o la revoca della Brexit. 

Speriamo che decidano presto in un modo o nell’altro. Chi voglia, nel suo piccolo, si adeguerà. Come sempre.

ps andrebbe fatto, un altro referendum? Visti i precedenti storici nel 1975 e 2016, un altro referendum va fatto SE E SOLO SE un partito lo promette in campagna elettorale e quel partito poi vince le elezioni