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Fra un tira e molla e l’altro, ecco cosa rischia (positivamente) il Popolo della Liberta’

(questo testo e’ apparso anche su ItaliaChiamaItalia e su L’Occidentale)

E’ ovviamente difficile seguire il turbinio di dichiarazioni e controdichiarazioni che provengono in queste settimane dal PdL. Ed e’ ancora piu’ difficile quando bisogna farlo da circa 1200km di distanza. Sembra non passare giorno senza che qualcuno, compiaciuto o meno, annunci la fine dell’esperimento politico inaugurato con la Convention di Roma del Marzo 2009, mentre dall’altro lato si sentono i mormorii soddisfatti di un’opposizione che non vedrebbe l’ora di veder implodere il lavoro di Silvio Berlusconi, misteriosamente ignara del fatto che non esistendo alcuna alternativa seria toccherebbe all’Italia un periodo particolarmente buio e difficile.

Diciamoci allora: davvero stanno per suonare le campane a lutto per il Popolo della Liberta’! E’ vicino il capolinea, buonanotte suonatori, e l’ultimo chiuda la porta!

Anzi, no. Chiediamoci invece: i cambiamenti che tutti sanno essere necessari a livello economico e sociale, possono davvero essere raggiunti da soporosi gruppi di persone categoricamente sempre d’accordo su tutto (leggi, il PD) o succubi al Leader su tutto (leggi, l’IdV)? E dunque: e se tutti i segnali di sconvolgimento dall’interno del PdL non fossero altro che la prova che il PdL stesso sia un partito (anche troppo!) vitale, e che si trovi alla vigilia di una fase di sviluppo e capacita’ di riforma davvero fuori dal comune per un Paese come l’Italia?

E’ proprio questo, dopotutto, che viene indicato dalle teorie di psicologia sociale. In particolare quanto sta accadendo ricorda molto da vicino il modello di evoluzione della vita di gruppo proposto nel 1965 dall’americano Bruce Tuckman, sulla base della sua esperienza come psicologo nella Marina degli Stati Uniti, modello successivamente modificato fino a includere cinque stadi di sviluppo:

  1. Formazione (=”forming” nell’originale)
  2. Conflitto (=”storming”)
  3. Strutturazione (=”norming”)
  4. Attivita’ (=”performing”)
  5. Trasformazione (=”transforming”)

Cosa significano i vari stadi? Inizialmente (la “Formazione”), il gruppo e’ creato dalla volonta’ in tal senso dei suoi membri. Non vengono quindi discussi gli argomenti piu’ scottanti, ma ci si concentra sullo stabilire i meccanismi e le regole necessarie al funzionamento del gruppo stesso. Questo e’ il periodo piu’ tranquillo, del “volemose bene”, e anche se non vengono ottenuti molti risultati pratici, i partecipanti hanno l’occasione di conoscersi meglio l’un l’altro.

A un certo punto pero’ i nodi arrivano al pettine e si passa al “Conflitto”. Quali sono le priorita’? Come verranno coordinate? Come potranno essere riconciliati aspetti e prospettive individuali a tutta prima inconciliabili? Come reagiranno i vari membri alle situazioni difficili? Questo e’ il periodo meno tranquillo, quando la tolleranza, il rispetto e la pazienza reciproci sono messi a durissima prova. C’e’ chi si vuole allontanare, altri che vogliono allontanare, ogni tanto qualcuno inspiegabilmente sembra impegnarsi a distruggere tutto e tutti.

Alcuni gruppi non sopravvivono allo stadio del “Conflitto”, ma secondo Tuckman non e’ possibile lavorare insieme in maniera efficiente e fattiva senza passare per lo stadio del “Conflitto”: anzi, un eccessivo uso della diplomazia a questo punto puo’ risultare, paradossalmente, nell’autodistruzione del gruppo stesso. Il gruppo che invece sopravvive si trova poi nell’invidiabile situazione di avere finalmente individuato un unico e chiaro scopo comune, a cui tutti cominciano a lavorare in maniera responsabile per il successo di tutti (=”strutturazione”). Si puo’ quindi passare all'”attivita'”, dove i problemi vengono risolti praticamente senza piu’ conflitto interno, e dunque alla “trasformazione”, incidendo in maniera efficace e significativa sul mondo.

Non si tratta di idee campate in aria, visto che sono applicate (ed esperite!) da 45 anni con poche modifiche. E se e’ vero che Tuckman pensava a gruppi piccoli, e’ anche vero che i meccanismi della politica italiana significano che in un partito come il PdL la dinamica piu’ appropriata da osservare e’ quella fra la manciata di personalita’ di spicco. A che punto siamo dunque, secondo il modello di Tuckman? Piu’ o meno dall’autunno 2009, il PdL e’ ovviamente entrato nella fase del “conflitto”: il che vuole anche dire che la struttura di partenza e’ stata messa insieme con una rapidita’ straordinaria. Comunque, c’e’ poco di che lamentarsi nell’attuale tempesta, che anzi deve essere la benvenuta: il PdL sta attraversando uno sviluppo assolutamente naturale, dietro il quale non esiste altra regia che quella della natura umana.

Il rischio e’ che il partito scompaia da un giorno all’altro, semmai le “corde” vengano troppo tirate, o le parole risultino troppo forti, o le dichiarazioni di mutua inimicizia diventino troppo roboanti. Ma questo e’ il prezzo da pagare per un “rischio” ben piu’ grande e positivo, quello di diventare come PdL quel gruppo di riformatori, liberalizzatori e modernizzatori che tutti aspiriamo essere.

A questo punto, e’ solo una questione di tempo…

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Cap-And-Trade, Killed By (Lack Of) Consensus

There’s much commentary of course about the recent “death” of climate-change related cap-and-trade legislation in the US Congress (eg by Krugman, Douthat and Wasserman at the New York Times).

It is not straightforward to follow all the various, complex reasonings used to apportion blame. And is all that really necessary? At the end of the day, in a modern democracy bills are approved because a suitable majority of Parliamentarians votes for them. And such a majority only comes together because a consensus is built around each bill.

In this context, Walter Russell Mead’s “The Big Green Lie Exposed” makes perfect sense. In fact, who has actually tried to build a consensus in the USA regarding cap-and-trade? Those activists liberally accusing the rest of humanity of “denialism”? Or those promising a Nuremberg-style trial to all “dissenters”? Or those more or less explicitly trying to manipulate primal fears in order to change society wholesale?

In the Bible, Qohelet says: “Whoever watches the wind will not plant – whoever looks at the clouds will not reap“. Indeed.

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The Big Green Lie Exposed – Mandatory Reading

Thanks to Andy Revkin, here’s the link to Walter Russell Mead‘s blog post “The Big Green Lie Exposed“, that I believe vindicates all The Unbearable Nakedness of CLIMATE CHANGE has been writing about since December 2007.

The text is incredibly jam-packed with quotable remarks, such as:

the reason that the Great Global Green Dream is melting lies in the sad truth that whatever the scientific facts of the matter, the global green movement is so blind and inept when it comes to policy and process that it has deeply damaged the causes it cares most about

(about Climategate) The greens were found innocent of inventing the science, but guilty of systematically hyping their case

excitable greens have oversold a wide variety of worst case scenarios — and underestimated the complex nature of the relationship between climate change and world politics

The Big Lie is that the green movement is a source of coherent or responsible counsel about what to do

Many leaders of today’s environmental movement are like the anti-alcohol activists before Prohibition

The green movement’s strategic failure is also reminiscent of the Peace Movement of the 1920s

You can diagnose a disease but have no clue how to treat it. You can be an excellent climate scientist and a wretched social engineer. You can want to do good and end up furthering exactly the evils you most deplore

The real and lasting damage that the green movement sustained in the last eight months has been the revelation that it is strategically and politically incompetent

Precisely because a growing body of science points to the existence of some serious concerns about climate, we must think carefully and clearly

Alcohol abuse was a real problem in 1918, but the Prohibitionist belief that there was One Big Legislative Answer only made things worse

At best, the green movement might be compared to an alarm clock: jangling shrilly to wake up the world. That is fair enough; they have turned our attention to a problem that needs to be carefully examined and dealt with. But the first thing you do when you wake up is to turn the alarm clock off; otherwise that shrill beeping noise will distract you from the problems of the day

And so on and so forth. Whatever one thinks of AGW, “The Big Green Lie Exposed” has to be mandatory reading!