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(Legally) Bombing The Moon

Still not much out of the LCROSS team, victims of “HYPErspace” to say the least. Let’s entertain ourselves in the intervening time with a Forbes.com article “Bombing the Moon“. And for those in a hurry:

The LCROSS mission is an important and expensive scientific experiment. Nonetheless, comments on Web sites such as Scientific American and Nature indicate that quite a few people thought the whole venture to be some sort of outer-space vandalism. Some even wondered whether NASA might have acted illegally or violated an international law or treaty by setting out to “bomb the Moon.”

The answer is no. But while many might be surprised–dismayed, even–to hear that there is such a thing as “space law,” there are treaties governing activities in outer space, including the Moon.

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Berlusconi lo Sfacciato. A difesa del Primo Ministro italiano – di William Ward

(articolo originariamente apparso su ItaliaChiamaItalia)

Newsweek di questa settimana pubblica una “difesa di Berlusconi” (in inglese).

Qui di seguito, ItaliachiamaItalia vi propone la traduzione a cura di Maurizio Morabito, connazionale residente nel Regno Unito.

Fra le infinite esasperazioni da parte di commentatori stranieri, una consistente maggioranza di elettori italiani continua ad ignorare i loro rimproveri e i loro allarmi circa il Primo Ministro Silvio Berlusconi. Ma comunque bizzarre le sue dichiarazioni pubbliche, e comunque non-politicamente-corretta la sua vita privata, sulla scena politica gli italiani continuano a preferire questo coriaceo Don Giovanni di 73 anni a chiunque altro.

Strana come possa sembrare questa preferenza ad estranei, ci sono diversi motivi molto italiani per il continuo potere politico interno di Berlusconi. Per cominciare, i politici italiani hanno una lunga tradizione di nascondere agli elettori la loro vita privata e i loro subdoli accordi. Il risultato e’ che le persone raramente sanno per cosa stiano votando. Prima del 1993 (l’inizio dell’era Berlusconi) coalizioni su coalizioni continuavano a succedersi, e da allora a oggi la debolezza della sinistra ha portato ambiguità nella sua linea politica (a parte la sua opposizione a Berlusconi). Con lui, almeno, quello che vedi è quello che è. Anzi, si potrebbe dire che la sua virtù più grande sia il fatto che i suoi vizi siano così chiaramente e spudoratamente in mostra.

Mentre i suoi avversari possono disprezzare il cattivo gusto dimostrato dal personaggio pubblico che è il Primo Ministro (gli abiti sgargianti, la petulanza, gli indelicati commenti riguardo altri leader mondiali) e la sua noiosa auto-glorificazione (si e’ paragonato a Napoleone e Gesù), gli elettori italiani hanno, in tre elezioni, scelto quanto ben conoscono invece che i suoi avversari a sinistra, grigi e affaticati.

Non è solo una questione di capacità mediatica; gli italiani apprezzano anche il suo lavoro duro come politico attento al dettaglio, e come stratega elettorale. Berlusconi non solo ha reso lodevolmente chiaro il suo piano antiburocratico e favorevole al “business”, in un Paese dove non esistono Manifesti di Partito, ma ha anche messo insieme una efficace coalizione fatta da elementi disparati, a volte ostili fra di loro, nel centro-destra. Nessun altro politico conservatore ha avuto la pazienza, l’astuzia, o il carisma per fare lo stesso. E questa capacità di tenere insieme una coalizione ha dato i suoi frutti. Berlusconi è il solo Premier del dopoguerra italiano ad aver governato per una durata totale di cinque anni. Che non è solo un record, ma ha anche contribuito alla stabilità dell’Italia e alla sua coerenza.

Questo aiuta a spiegare perché, nonostante una lunga campagna estiva da parte della stampa di sinistra (che include tre dei primi quattro quotidiani d’Italia, uno dei suoi due maggiori periodici, e due dei sette canali televisivi nazionali) e volta a esporre le sue “prodezze” con ragazze squillo e stelline minorenni, secondo i sondaggi gli italiani a maggioranza hanno deciso che a loro tutto cio’ non importa, e continuano dunque a concedergli il “beneficio del dubbio”.

E consente inoltre di spiegare la persistente disponibilità degli italiani a tollerare i suoi altri difetti. Sì, Berlusconi tenta in modo grossolano e miope di mettere a tacere i suoi avversari, e di mettere in evidenza i suoi successi sui mezzi di comunicazione di massa – compresi i tre canali TV di sua proprietà, quelli di proprietà dello Stato a da lui quindi controllati come Primo Ministro, il suo quotidiano e il suo periodico. Ma in questo è solo l’erede di una ben consolidata tradizione italiana. Basta esaminare vecchie registrazioni dai canali statali RAI, quando la sinistra era al potere, per notare un comportamento molto simile.

Che dire allora delle accuse che Berlusconi abbia giocato al limite e oltre il limite della Legge quando stava costruendo il suo impero commerciale? E del suo impegno come Primo Ministro per abbreviare i termini di prescrizione dei reati e di concedere l’immunità a se stesso nei confronti di tai accuse (un tentativo spettacolarmente rovesciato dalla Corte Costituzionale) ? L’immunità in sé non era così insolita; molte altre democrazie europee la concedono ai loro leader, almeno per il periodo durante il quale sono in carica. E sì, è possibile che il Primo Ministro non abbia esattamente seguito vie strettamente legali. Ma le suoi frequenti denunce che i Magistrati in Italia (un gruppo molto politicizzato e a schiacciante maggioranza di sinistra) lo stiano perseguitando non sono del tutto irragionevoli. Qualsiasi osservatore spassionato del tempo che certi giudici-crociati dedicano a Berlusconi, e la poca attenzione che sembrano concedere ai suoi
numerosi rivali in affari, è sufficiente a convincere molti italiani che sotto sotto qualcosa di strano ci sia davvero.

E quindi gli italiani continuano a sostenere Berlusconi, che rende chiaro cosa pensa ed è lodevolmente diretto nel suo astuto modo di fare. Una figura polarizzante e divisiva non è necessariamente una cosa negativa in un Paese dove i partiti politici hanno tradizionalmente fatto i loro accordi a porte chiuse. Se i Giudici in Italia ora riuscissero a farlo dimettere, andrebbero contro almeno la metà degli elettori italiani. E una lotta costituzionale è l’ultima cosa di cui ha bisogno l’Italia in un periodo di crisi.

William Ward è un giornalista che si occupa dell’Italia dal Regno Unito, corrispondente da Londra per Panorama e Il Foglio.

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Tipping Points Revisited – The Impossibility Of Action Between Rare Examples And Complex Behavior

“American Scientist”, solidly warmist yet likely to be among the first publications to recognize the failure of AGW sometimes in the future, has a topical book review article (Runaway Change by John R. McNeill) of what appears to be a more-reasoned-than-most “tipping point” book, Marten Scheffer’s “Critical Transitions in Nature and Society“:

Runaway Change by John R. McNeill
November-December 2009, Volume 97, Number 6
Page: 506
DOI: 10.1511/2009.81.506

Scheffer defines “critical transitions” as “sharp shifts in systems driven by runaway change toward a contrasting alternative state once a threshold is exceeded.” His interest includes but also goes beyond doom and gloom, as the aim is to apply system dynamics to nature and of society so that we might in the future have  “the possibility of predicting, preventing, or catalyzing big shifts in nature and society.”

However, Sheffer’s ultimate goal (large-scale “predictability” e.g. in lake ecosystems as it is already possible in “petri dishes“) doesn’t appear easy to reconcile with all the examples he describes.

For one thing, transitions (critical or otherwise) do not necessarily include just one beginning state and one final state. And what a “state” actually is, gets less clear the more an example is studied

Scheffer begins with lakes, one of his areas of expertise. Lakes, especially small and shallow ones, can tip from one fairly stable state to another easily enough. But the more closely one looks, the less the behavior of lakes matches theory, because the theory is too simple. There are more than two possible states; indeed, there are infinite gradations. Moreover, as Scheffer notes, the notion of stability is fraught.

The situation is even more difficult about climate:

Scheffer turns next to climate systems. In contrast to lakes, the opportunities for controlled experiments on climate systems are nil, and our knowledge of critical shifts, positive feedback and runaway trends is all inferred from slim evidence.

Among possible example of climate-related critical tranistions, Scheffer lists “the oxidation of 2.4 billion years ago“, “snowball Earth”, “glaciation“, “Milankovitch cycles“, “Younger Dryas” and ENSO. Buf if McNeil is right in stating that “climate history (as currently understood) presents many examples of critical shifts on various timescales“, then doesn’t that also mean there is no such a thing as a stable climate?

Natural history doesn’t clarify much about tipping points either. The underlying theme is that “critical transitions are rare“:

A chapter on oceans shortens the timescale, discussing regime shifts in Pacific and Atlantic waters and focusing on sardine-anchovy cycles, the famous cod collapse of the North Atlantic, and, in coastal ecosystems, on coral reefs, kelp forests and estuarine oyster beds. These matters remain comparatively mysterious, and the role of human actions in them is uncertain, but the pattern of sudden dramatic shifts from one state to another is unmistakable. Scheffer follows with a chapter on terrestrial ecosystems that includes several more examples of transitions between alternative stable states on geographic scales ranging from the Sahara desert to peat bogs. Here he emphasizes that critical transitions are rare, which is true in other contexts as well, but which he does not emphasize elsewhere in the book.

The argument appears to collapse when human sciences are included, where Sheffer is mostly guided by his own preferences  (Jared Diamond, “the role of charismatic opinion makers“). That is a pity as obviously the most important aspect of being able to manage tipping points, is to be able to effectively inspire people in..managing tipping points.

Consider also the fact that

the existence of alternative states within a system and the nearness of tipping points often prove hard to figure out, especially with larger-scale systems

and, regarding climate change,

We do know that there are potential alternative states and probably tipping points. But we don’t know what those alternative states are; nor do we know where the tipping points lie.

The end result can only be that effective action, of the kind that might benefit all but only if everyone participates, would be next to impossible even if everybody suddenly became an AGW believer.

And so at the end of the day for all the efforts activists will ever put in the idea of AGW, the most likely way forward will be, as usual in the history of humanity, “to act blindly in the future, as we have in the past”.