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For Christmas, A Little Respect

Merry Christmas to everybody.

With the full notion that there’s still a lot to do before Christmas becomes Christian enough to be Christmas…

A little respect by Abubakar N. Kasim Monday, December 22, 2008

If Santa Claus were ever to pay me a visit and grant me a wish, I would reply with one word: respect.

I would wish that society at large would show some respect toward me and my faith.

I am judged negatively whenever someone of my faith is accused of committing a crime.

I am viewed as an enemy within, a home-grown fanatic whom everyone should guard against.

I am harassed at the boarding gate when I leave the country, as if I was going to an Al Qaeda convention.

I am also bullied by the customs and immigration officers when I come back home, as if I don’t belong here.

I am pulled aside for extra inspections, as if I was carrying instructions on making weapons of mass destruction.

I am told repeatedly to tell the real truth about what I am bringing with me that I have not declared.

When a crime occurs where a Muslim is the primary suspect, I am asked to issue a statement in the strongest possible terms against terrorism and to dissociate myself from the crime. Whatever language I use in my denunciation, I am told is not enough and I must do more.

On the day after the crime, the headline reads: “Moderate Muslims Fail To Speak Up,” even though I have spoken and have condemned the crime.

When I try to access my own money, the bank teller reminds me of the seriousness of money laundering.

A bank supervisor recently alleged that my signature did not match the signature they had in my file. I emptied my wallet and showed all my identifications, to no avail.

Although I have lived in Canada for more than a decade and have been working hard to pay taxes and make ends meet, I am still viewed as a foreigner who belongs somewhere else.

A colleague at the airport where I work asked me recently, “Why did you choose Canada, a Christian country, and did not go to your own people instead?”

Another coworker said the other day that she cannot tolerate seeing Muslim women covering up. “I feel the urge to remove the piece of rag by force,” she said. “Why in the world would she hide her beauty?” she added.

Another airline employee suggested that we should stop Muslim women from entering the country if they choose to wear the hijab.

I cried like a child when a friend said that the only way the world can solve the problem of terrorism is to nuke the Muslim world. Only then will the planet live in real peace, he said.

It is deeply troubling to see how Muslims are treated in society. While I was having dinner at work, my colleagues next to me were discussing the shooting death right after the Sept. 11 tragedy of a Sikh man in the United States who was thought to be a Muslim. One of the people involved in the conversation blamed the murderer for not doing his homework in making sure that the person he was targeting was a real Muslim. The people in the cafeteria did not find the statement troubling and they all laughed approvingly.

We are reminded – again and again – that freedom of expression has limits. But when the same freedom involves the dehumanization of Muslims, it has no limit.

I don’t think I am asking too much if I expect some respect from my fellow countrymen.

I might have some lunatics in my midst but who doesn’t? If Christians are not held responsible for the death and destruction their co-religionist George W. Bush caused in Iraq, why should I be held responsible for the acts of a few mad men who might create mayhem in the name of my faith?

Abubakar N. Kasim is a freelance writer based in Toronto, working as a customer service representative for a major airline.

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Per Natale. Un Po’ di Rispetto.

Buon Natale a tutti.

Con la piena consapevolezza che c’è ancora molto da fare prima che il Natale diventi abbastanza Cristiano da meritarsi il nome di Natale …

Un po ‘di rispetto” di Abubakar N. Kasim Lunedi, 22 dicembre 2008

Se Babbo Natale mai mi visitera’ e mi concedera’ un desiderio, vorrei rispondere con una sola parola: rispetto.

Mi auguro che la società in generale che mostra alcuni rispetto verso me e la mia fede.

Io sono giudicato negativamente ogni volta che qualcuno della mia fede è accusato di aver commesso un reato.

Io sono considerato come un nemico interno, un fanatico contro cui tutti dovrebbero essere in guardia.

Io sono perseguitato al gate d’imbarco all’aereoporto quando lascio il Paese, come se stessi per andare a un raduno di Al Qaed.

Io sono anche vittima del bullismo da parte dei funzionari della dogana e dell’immigrazione ufficiali quando rientro a casa, come se non appartenessi qui.

Io sono messo da una parte per ispezioni supplementari, come se stessi portando istruzioni per costruire armi di distruzione di massa.

Mi è stato chiesto più volte di raccontare la vera verità riguardo quello che sto trasportando con me e non ho dichiarato.

Quando si verifica un crimine, se un musulmano è il sospettato principale, mi viene chiesto di rilasciare una dichiarazione di condanna del terrorismo con la massima fermezza, e di dissociarmi dal reato. Qualunque sia il linguaggio che uso nella mia denuncia, mi viene detto che non è sufficiente e devo fare di più.

Il giorno dopo il reato, i titoli recitano: “I musulmani moderati non ne parlano, e non condannano”, anche se ho parlato e ho condannato il crimine.

Quando provo ad accedere al mio stesso denaro, allo sportello della banca Bancomat mi viene ricordata la gravità del reato di riciclaggio di denaro sporco.

Un dirigente di banca di recente ha affermato che la mia firma non corrispondeva alla firma che conoscevano. Ho svuotato il mio portafoglio e ho mostrato tutte le mie tessere identificative, ma non e’ bastato.

Anche se ho vissuto in Canada per più di un decennio e ho lavorato sodo per pagare le tasse e far quadrare il bilancio, sono ancora considerato come uno straniero che appartiene da qualche altra parte.

Un collega all’aeroporto a dove lavoro mi ha chiesto di recente, “Perché hai scelto il Canada, un Paese cristiano, e non sei invece andato dal tuo popolo?”

Un altro collega ha detto l’altro giorno che lei non può tollerare vedere donne musulmane con il velo. “Mi viene voglia di rimuovere quel pezzo di straccio con la forza”, ha detto. “Perché mai al mondo dovrebbe lei nascondere la sua bellezza?” ha aggiunto.

Un altro impiegato di compagnia aerea ha suggerito che dovremmo smettere di permettere a donne musulmane di entrare nel Paese se scelgono di indossare l’hijab.

Ho pianto come un bambino quando un amico ha detto che l’unico modo in cui il mondo può risolvere il problema del terrorismo è di usare le bombe atomiche contro il mondo musulmano. Solo allora il Pianeta vivrebbed una pace reale, ha detto.

E ‘profondamente preoccupante vedere come vengono trattati i musulmani nella società. Mentre mangiavo al lavoro, i miei colleghi accanto a me sono state discutendo l’omicidio a colpi di pistola dopo l’11 settembre di un Sikh negli Stati Uniti che era stato scambiato per musulmano. Una delle persone coinvolte nella conversazione ha accusato l’assassino di non aver fatto il suo dovere, per sincerarsi che il target fosse stato un vero musulmano. La gente intorno non ha trovato niente di preoccupante nella dichiarazione, e tutti ridevano in approvazione.

Ci viene ricordato – molto spesso – che la libertà di espressione ha dei limiti. Ma quando la stessa libertà comporta la disumanizzazione dei musulmani, non c’e’ limite.

Non credo che sto chiedendo troppo, se mi aspetto rispetto da parte dei miei connazionali.

Posso avere qualche pazzo dalla mia “parte musulmana”, ma chi non ne ha? Se i cristiani non sono ritenuti responsabili per la morte e la distruzione che il cristiano George W. Bush ha causato in Iraq, perché dovrei essere ritenuto responsabile per gli atti di qualche pazzo che potrebbe [seminare morte e distruzione] in nome della mia fede?

Abubakar N. Kasim è uno scrittore freelance, che risisede a Toronto, e lavora come rappresentante del Servizio Clienti di una grande compagnia aerea.