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La Genetica, Non E’ Piu’ Quella Di Una Volta

In un recente articolo d’opinione, Olivia Judson sembra perplessa dal fatto che, lungi dal rivelare che cosa effettivamente definisca ciascuno di noi, molte differenze genetiche “sembrano essere più o meno irrilevanti” (“Testing genes, solving little “, IHT, 18 Agosto 2008).

In pratica, lasciando da parte l’altezza e qualche informazione riguardo gli antenati, una analisi genetica non può essere utilizzata per capire quasi niente. Ma i nostri tratti sono scritti nei nostri geni, o no?

La Judson ha due ipotesi come soluzioni a questo enigma. O “un enorme numero di geni influenzano la maggior parte dei tratti” oppure “varianti di alcuni geni che hanno un effetto sostanziale ma sono troppo rare non sono state ancora scoperte“.

Ma c’è un altra, molto più plausibile soluzione, attraverso la scienza della Epigenetica.

Molto semplicemente, l’Epigenetica è lo studio della ‘espressione’ dei geni, vale a dire l’effettiva attività di ogni gene e le sue modifiche nel corso del tempo.

Cosi’ come la Risonanza Magnetica Funzionale (fMRI) ha consentito ai ricercatori di sondare l’effettivo funzionamento del cervello, invece di essere limitati al suo aspetto fisico, come visibile attraverso la MRI statica, allo stesso modo l’Epigenetica apre la possibilità di comprendere come i geni agiscano veramente, invece che semplicemente vederli come frammenti di DNA che quasi per caso risiedono nelle nostre cellule.

Dopo tutto, la definizione stessa della vita implica un continuo dinamismo.

Sarebbe abbastanza difficile comprendere il mondo se non avessimo altro che immagini statiche, incapaci di vedere tutto ciò che accada dinamicamente.

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Introducing John P. Holdren, Harvard Authoritarian

In supreme case of Irony with capital “I”, and as a fitting tribute to Alexander Solzhenitsyn’s courage as a free thinker, the following articles have appeared almost at the same time:

First, selected quotes from Holdren’s raging philippic on the dangers of “unfounded skepticism about the disruption of global climate” (Holdren is “professor at the Kennedy School of Government and the Department of Earth and Planetary Sciences at Harvard and the director of the Woods Hole Research Center in Massachusetts”):

The few climate-change “skeptics” with any sort of scientific credentials […] muddying of the waters of public discourse […] parroting of these arguments by […] amateur skeptics […] climate-change skeptics […] infest talk shows, Internet blogs, letters to the editor, op-ed pieces, and cocktail-party conversations […] the denier fringe […]

The extent of unfounded skepticism about the disruption of global climate by human-produced greenhouse gases is not just regrettable, it is dangerous. It has delayed – and continues to delay – the development of the political consensus that will be needed if society is to embrace remedies commensurate with the challenge. The science of climate change is telling us that we need to get going. Those who still think this is all a mistake or a hoax need to think again.

Presumably, Holdren means climate change skeptics need a good bit of re-education until they change their minds. After all, the danger they cause is because for Holdren, the only way to tackle “the challenge” is by developing an all-encompassing, literally unanimous “political consensus”.

People should just defer to the experts, and just shut up if any one of those “dangerous ideas” pop up in their heads.

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Compare the above with what The Economist has to say about Democracy, and the one aspect about which Solzhenitsyn “was wrong”:

Democracies produce a cacophony, in which each voice complains that its own urgent message is being drowned in a sea of pap. […] The cacophony is the lesser evil. Ideas should not be suppressed, but nor should they be worshipped. […] There is no sure defence against bad ideas, but one place to start is with a well-educated and sceptical citizenry that is free to listen to the notions of the intellectuals but is not in thrall to them—and, yes, may prefer the sports channel instead. The patrician in Solzhenitsyn hated this lack of deference in the West. That is one respect in which the great man was wrong

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Holdren’s “unanimous political consensus” is not a solution for climate change. It is an evil, a much larger evil than Democracy, and skepticism, will ever be: because it would mean having no defence against what could potentially be very bad ideas indeed (such as giving climate control precedence over development or fighting disease).

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Corrupt Police in Heilongjiang Province, China

For evidence of corruption in Heilongjiang Province, China, look no further than the story of Gao Chuancai.

Obviously there is something at work at present in China that prevents the oppressive regime from imploding upon itself in an outburst of paranoia and red tape. I just wonder what that is.. 

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Mark Lynas: Sei Gradi di Mezza Cecita’

E’ appena uscito in Italia “Sei Gradi” di Mark Lynas, libro molto venduto in Gran Bretagna e che dovrebbe descrivere come potrebbe evolvere il pianeta se il riscaldamento globale aumentasse la temperatura media fra 1 e 6 gradi (c’e’ un capitolo per ogni grado di aumento).

Io ho recentemente deciso di leggere quel libro (nell’edizione originale) sulla base della sorprendentemente moderata recensione fatta da Eric Steig sul blog RealClimate.

Così come rivelato da Steig, devo infatti confessare che tendo a stare lontano dai libri di divulgazione scientifica che sembrano sovrastimare i loro argomenti. Sulla copertina inglese del libro di Lynas si vede un’onda gigante schiantarsi su un Big Ben mezzo-sommerso, con fulmini da una nube oscura e una citazione dal Sunday Times che definisce il libro come “terrificante” (sul retro, il Financial Times lo descrive come “apocalittico”).

Ovviamente, HarperCollins (l’editore) ha ritenuto importante per le vendite a fare Lynas guardare come un allarmista con un’incorreggibile predilezione per la “pornografia climatica”. Sembra che l’autore abbia dichiarato di essere stato malinteso, ma sospetto che comunque non controlli quanto appare sulla copertina del suo libro, e come i suoi ragionamenti vengano popolar-polverizzati dalla stampa.

In ogni caso, la scelta di citare dall’ Inferno di Dante è stata tutta di Lynas.

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Che cosa penso del libro? Non posso dire che sia “allarmista”, nel senso di cercare di gonfiare le prove per imminenti catastrofi. Lynas ha ovviamente cercato di attenersi alla “scienza disponibile”: ma questa è esattamente la principale lacuna del libro, che appare come una vittima della condizione neurologica chiamata “neglect”.

Il “neglect” succede quando un paziente semplicemente non riesce a rendersi conto di qualcosa che gli è davanti. Per esempio nel caso di “neglect visivo”, il paziente può essere in grado di descrivere in dettaglio tutta una immagine, a parte una zona o un oggetto in essa, che semplicemente non vengono registrate a livello cosciente.

Analogamente, l’attuale “scienza disponibile” in climatologia, per un qualche motivo, descrive sempre che cosa potrebbe andare male in un pianeta più caldo, dimostrando “neglect” di tutto cio’ che potrebbe andare bene.

C’e’ qualcuno che seriamente creda che le attuali condizioni climatiche siano una sorta di “optimum”, così che anche una variazione di 1C verso l’alto può portare solo o quasi cattive notizie?

Nel libro, ci si potrebbe aspettare all’inizio una situazione pari, con buone e cattive notizie in parti uguali o quasi per uno o due gradi di cambiamento, con sempre piu’ cattive notizie nei capitoli successivi.

In realta’, ho fatto due conti i cui dettagli sono nel mio blog “Numerical Analysis of Mark Lynas’ “Six Degrees” Claims” (in inglese). Orbene, ci sono 4 cattive notizie, e 2 catastrofi, per ogni buona notizia.

Ora, se Lynas, o un qualsiasi scienziato, credono veramente che un pianeta più caldo significhi che le cattive notizie supereranno in numero le buone di 4 a 1 (o includendo le catastrofi, di 7 a 1), una molto, molto buona analisi ragionata del perche’ sia cosi’ non solo sarebbe benvenuta, ma e’ anzi strettamente necessaria.

Altrimenti, come per tante altre cose in termini di clima, si trattera’ solo di un’altra affermazione straordinaria priva di alcuna prova straordinaria. E quindi, di un’affermazione vuota.

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A proposito… la preponderanza di cattive e catastrofiche notizie rende la lettura un po’ noiosa dopo un paio di pagine. Lo schema diventa troppo prevedibile. Lynas apparentemente senza accorgersene costruisce quello che i consulenti di management definirebbero il “reverse sh*t sandwich”: invece di nascondere la cattiva notizia tra due buone (il classico “sh*t sandwich”), e’ la buona notizia viene posta in mezzo a due cattive notizie.

Per esempio, a pagina 37 ci viene detto prima che il corallo ha perso i suoi colori, poi che potrebbe sopravvivere dopotutto, ma infine il sandiwch è completato con un esperto che afferma che sara’ comunque troppo caldo perche’ il corallo sopravviva.

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La soluzione di Lynas al problema è discusso a lungo nel libro, ma sembra faccia sempre perno sul concetto di “fare politica invocando la sopravvivenza della specie”. Incapace di vedere altro che brutte notizie riguardo il clima, Lynas mostra un simile grado di “neglect intellettuale” nel tentativo di accantonare ogni altro problema che c’è al mondo.

Ancora una volta, se fermare il riscaldamento globale entro 1 o 6 gradi è più importante della lotta contro la malaria o la fame, dovrebbe esserci detto esattamente perché.

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Un ultimo gioiello a dimostrare la mia critica principale a Lynas, da pagina 278:

“Le persone stavano meglio ed erano più sane in Gran Bretagna durante il razionamento alimentare nella Seconda Guerra Mondiale”

Su cosa e’ basata questa incredibile dichiarazione?

O Lynas studia per fare il comico, o a volte può davvero essere “mezzo cieco” alle cose del mondo.

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About Debate-Challenged Climate Scientists

A truly awful and extremely funny remark from the recent “Trip Report” by Goddard’s Climate Supremo Jim Hansen:

My guess is that scientists may not fare very well in”…”you-tube “debates” between scientists and contrarians

Why is it funny? Because what Hansen is likely trying to do is rationalize the failure of people like Gavin Schmidt to “win” any debate they are invited to.

As I have already stated, the inherent inability of Mr Schmidt and others in putting forward a cogent argument when publicly challenged, may be the reason why the RealClimate blog’s comment policy leans so much towards censorship.

Why is that statement awful? Because as a skeptic of the Carl Sagan/James Randi/Michael Shermer/Isaac Asimov variety I have followed debating scientists for more than two decades, and have seen them not just “fare very well”, but “win” hundreds of debates against believers in all sorts of fallacies, including the fakery of the Moon landings, UFOs, astrology, the paranormal, etc etc.

Why would climate scientists, and only climate scientists, be unable to survive a public challenge, whilst scientists studying evolution for example win all their debates hands down?

What is the difference? What is special about AGW?

Could the underlying problem be that, as Hansen inadvertently admits, nothing truly important has happened in terms of climate as yet, and the evidence for AGW if not for an upcoming disaster is flimsy? Direct quote from Hansen himself:

It is extremely dangerous to wait for real-world events to be so large that they overwhelm special interests and their contrarian lawyers

In other words, “real-world events” have not been large enough to justify AGW.

ps The “danger of waiting”, by the way, is exactly what some people have been claiming for many years…those people, that is, fond of carrying “The End of the World is Nigh” plaquards.

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Subtle Irony from Tehran

They did it, or they did not. Well, if James Oberg says they tried but failed to, I will believe in what he has to say.

In any case, the Iranians have played a couple of days ago with the launch of a rocket. And the rocket is called “Safir“.

“Safir” in Arabic (and I suspect, in Farsi) may mean something like “Messenger” or “Ambassador”. Is that a supreme act of irony or what?

Imagine the new US President inviting Ahmadinejad to send a new Legate to Washington…if he asks for the “Ambassador”, will a little misunderstanding cause a salvo of missiles to be sent to bombard the US capital city?