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La Mediorientalizzazione di Israele

Uno Stato multietnico e multireligioso, dove: una “etnia” domina su tutte le altre; il senso di appartenenza al proprio gruppo supera la lealta’ civica comune; ci sono partiti su base etnica, e/o disinteressati ai problemi di chi non e’ “dalla stessa parte” ; interi villaggi “sconvenienti” per il Governo sono abbandonati senza praticamente alcun servizio statale, da decenni; i confini sono per lo piu’ completamente artificiali; i militari sono un po’ troppo importanti e lavorano un po’ troppo in segreto; non mancano certo i fondamentalisti; una “religione di Stato” controlla tante parti della vita e della morte di tutti i cittadini, anche quelli di un’altra religione.

E’ questo l’Israele descritto da Adam LeBor nel commentare sull’International Herald Tribune il nuovo libro “The Hebrew Republic” di Bernard Avishai.

Insomma, dopo 60 anni Israele si e’ mediorientalizzato, uno Stato fra i tanti minati dalla propria storia. A distinguere lo Stato ebraico dai vicini piu’ immediati sono rimasti solo un potere giudiziario indipendente, una stampa libera e vociante, e una robusta societa’ civile.

Ma sopravvirerebbero quelli, a un conflitto interno tipo quelli del Libano, o addirittura a un confronto fra i coloni piu’ duri e puri, e il resto (ebraico) del Paese?

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First, Fastest, Tallest, Fat- and Cancer-Free, Money and Sex News

London, June 30 (MNN) – Breaking a new, safe, easy and fresh way forward for the blogosphere, Maurizio Morabito, the green, environmental author of the blog Omnologos, is revealing the tricks and secrets “to get some ink in the general audience media” and to help “put your release at the top of the search engines.

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BBC: All The Reasons for Growing Opium in Afghanistan

Not to be missed this week’s BBC Radio4’s “File on 4”, available in MP3 format at this link.

Although there is little mention in the programme’s download page, and in a small accompanying article written for BBC News site, journalist author Kate Clark explains in detail how and why to cultivate opium in Afghanistan has been for some years an entirely logical decision, if not the only option in some areas at least.

As soon as I’ll have time I’ll write a summary of Clark’s findings, but in essence: if the opium guarantees a safe monetary income, with buyers visiting the producers rather than the produces being forced to go to the market, if travel market is risky both because of road conditions and corruption at all levels including the police, if the opium is a commodity that never rots away; if the eradication campaigns always hit only the small producer with no political connections, THEN it become obvious why Afghanistan dominates the world production of opium.

The UN can try to pick the last flower, and destroy the last seedling; and NATO can attempt to link Afghan opium to the Taliban, Osama bin Laden or even to children snatchers and old grandma’s torturers, for all one cares; still if there is no effort on eliminating the underlying reasons, fields of Papaver Somniferum will still call in the thousands… and rightly so!

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BBC: Tutti i Motivi per Coltivare Oppio in Afghanistan

Sicuramente da ascoltare (in inglese, ahime’) il programma “File on 4” trasmesso sul canale radio BBC4 il 24 giugno scorso, e disponibile in formato MP3 a questo link.

Anche se ce n’e’ poca traccia sia nel sito del programma, sia in un articoletto di accompagnamento scritto per il sito di BBC News, l’autrice giornalista Kate Clark spiega in dettaglio come e perche’ coltivare oppio in Afghanistan sia da alcuni anni una decisione perfettamente logica, se non addirittura l’unica possibilita’ in alcune zone.

Appena ne ho il tempo scrivo un riassunto di quanto scoperto dalla Clark, ma in sostanza: se l’oppio garantisce un reddito (denaro) sicuro, con gli acquirenti che si recano dai produttori invece che questi vedersi obbligati di recarsi al mercato; se recarsi al mercato e’ un’avventura sia per le condizioni delle strade, sia per la corruzione a tutti i livelli inclusa la polizia; se l’oppio e’ una merce praticamente indeperibile, cosa che non si puo’ dire di quasi tutti gli altri prodotti dell’agricoltura; se le campagne di eradicazione finiscono sempre per colpire solo il piccolo produttore senza connessioni politiche; ALLORA e’ ovvio il perche’ l’Afghanistan domini al momento la produzione mondiale di oppio.

L’ONU insomma puo’ fare tutte le campagne che vuole per cercare di estirpare fino all’ultima piantina; e la NATO puo’ cercare di associare l’oppio afghano ai talebani, a Osama bin Laden o anche a mangiatori di bambini e torturatori di vecchiette, per quello che importa; finche’ non si toccano i motivi di fondo, di piantagioni di Papaver Somniferum da quelle parti ce ne saranno a migliaia…e a ragion veduta!