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Tony Blair Sees The Light (Partially at Least)

Not your usual climate mumbo-jumbo by Tony Blair in today’s International Herald Tribune: “Breaking the deadlock“.

Apparently Mr Blair amongs all his other committments, also is the leader of the “Breaking the Climate Deadlock” initiative. This is good news in the sense that somebody somewhere finally must have recognised that at the current rate of negotiation, all talk about climate change and emission reduction truly is just hot air.

Mr Blair shows more insightfulness in other statements: no politician can count on long-term visions alone; whatever is proposed about climate change must be realistic; people should be able to “enjoy the material and social benefits of growth and consumption” even if CO2 emissions are getting cut; the Kyoto protocol cannot simply be repeated; every further agreement must be flexible and open to renegotiation should circumstances change.

There isn’t even any mention of biblical catastrophes. All in all, not the usual miserabilist rant, with a hint of optimism even. I am sure that’ll make Mr Blair very, very unpopular in AGW circles.

That said, there’s still important points to disagree with:

(a) Mr Blair fears the Copenhagen December 2009 agreement will see “each country giving as little as they believe possible”. Well, that’s what happens with international agreements

(b) The goal is still to set emission targets for 2050. That’s simply way too far in the future: most political leaders of 2050 have barely learnt to read, in 2008.

Is there any chance for a break in the “climate deadlock” I think so: provided there is enough flexibility, to the point of being ready even for the case of the climate not changing after all. Otherwise, we’ll go from one Kyoto to another Son of Kyoto, literally with much ado about nothing (or less).

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Sanno Leggere e Scrivere, negli Istituti Italiani di Cultura

Attivita’ un po’ insolita ultimamente su Contrappunto, il blog di Riccardo Chiaberge, Direttore del supplemento domenicale del Sole24Ore, dove e’ stato pubblicato un pezzo molto, molto critico nei confronti di chi lavora in certi Istituti Italiani di Cultura.

Con tutti quei commenti decisamente un po’ lunghi, se non altro adesso sappiamo che tanti addetti di vario livello in tanti Istituti di Cultura, sanno leggere, sanno pure scrivere (addirittura!)…e non difettano certo di permalosita’!!!

L’Istituto di Londra dove vivo, se qualcuno e’ interessato alla mia opinione, ha un grosso problema, ed e’ quello di riuscire a informare delle proprie iniziative.

Io sono stato a un paio di mostre d’arte recentemente ma solo perche’ ho per caso conosciuto personalmente la Sig.ra Pittelli: e quindi sono entrato nella mailing list. Ma dal resto dell’IIC non mi e’ mai arrivata neanche una cartolina postale.

Come si sa, le iniziative che accadono senza che lo sappia nessuno, e’ come se non fossero mai esistite. Invito quindi il Dott. Barrotta, e ogni altro Direttore IIC ovunque nel mondo, a investire prima di tutto tempo, risorse e denaro in una massiccia campagna di pubblicizzazione delle loro attivita’ presso gli italiani cola’ rispettivamente residenti.

E chissa’, magari si vedranno nascere anche tanti blog cui iscriversi per essere sempre a conoscenza per tempo, di quanto venga organizzato

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Tibet e Cina: La Storia su Limes

Limes Online ha un interessante video “Atlante Storico del Tibet“. E’ questo un argomento particolarmente difficile da interpretare correttamente, perche’ l’eccessiva politicizzazione della questione-Tibet anche fra gli storici fa sempre dubitare se quanto venga presentato sia “il vero” o una distorsione piu’ egregia del solito.

Non ho motivo di ritenere che il lavoro di Alfonso Desiderio e Laura Canali sia peggiore di quanto altro ho letto finora sull’argomento, anzi! Qualche dettaglio in piu’ sul periodo 1950-1959 non avrebbe certo fatto male…

[…] Il Tibet è stato un grande impero tra il VII e il IX secolo, periodo in cui si diffonde e si sviluppa nel paese il buddhismo.
Nel XIII secolo il Tibet cade sotto l’influenza dei mongoli e qui la storiografia cinese fa iniziare l’assoggettamento tibetano alla Cina. A loro volta i mongoli subiranno l’influenza del buddhismo mentre in Tibet prevarrà tra le varie scuole rivali quella del Dalai Lama.

A partire dal Settecento una serie di spedizioni cinesi metterà fine all’indipendenza tibetana, mentre nell’Ottocento sarà la Gran Bretagna a contendere la regione alla Cina, ormai alle prese con una lunga crisi interna, che consentì al Tibet di sottrarsi di fatto al controllo di Pechino. […]

 

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Il Grigio Tramonto del Professore

Eri attivo e interessato. Hai trovato la tua “causa” e ci hai creduto, e lavorato. Hai diffuso cio’ in cui credevi, e ancora credi. Ma adesso cosa hai fatto? Solo con gli “specialisti” vuoi parlare, e chiunque fa domande marchi come “troll”, disonesto, non-persona.

E se poi l’eta’ e’ dalla tua parte, il non-interlocutore diventa un’attempata spogliarellista.

Rifugiato nelle tue certezze troppo incerte per poterne discutere, non vuoi piu’ dialogo. E quindi non ti scrivo. Fai del male alla tua causa, non potrai che rovinarvi: e un giorno tocchera’ a te, diventare l’attempata.