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Why Are Weather Forecasters Skeptical of AGW?

An interesting topic via the Global Warming blog on Accuweather, where Brett Anderson points to an article by Bill Dawson of The Yale Forum on Climate Change and the Media.

Note in a couple of Dawson’s interviewees, a slight-but-steady series of slurs against weathercasters that don’t buy into the AGW faith:

Broadcast meteorologists are so busy disseminating information about near-term weather conditions[…] that they simply don’t have much time to keep up with scientific developments related to longer-term climate conditions

many “naysayers” […] are coming from a perspective of the policy first

they’re against it because they think it will hurt the economy

[the “naysayers”] are putting their own personal views – sometimes even fundamentalist religious beliefs – first

[they] have no academic training or degrees in meteorology

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Luckily, Messrs Anderson and Dawson don’t engage in such awful rhetoric, with the former publicly declaring

“from what I personally see, there are also a number of current and retired TV meteorologists with a good deal of atmospheric science eduaction/professional background that are also skeptical about man-made global warming”

Myself, I have a weather forecasting background…who knows, that might explain my skepticism about AGW…in any case, I find it natural to respect people whose forecasts are challenged by thousands of viewers against the hard evidence of each day’s weather.

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Is Global Warming Invisible?

Is “global warming” invisible, or at least very, very difficult to depict, one wonders. How else to justify image-rich weekly The Economist’s decision juxtapose to an article about “climate change talks”, a picture of a smog-choked Chinese city? A place where the amount of CO2 in the atmosphere is surely the least of their pollution concerns…

Evidently they had absolutely no way to show in pictures what “climate change” and “global warming” actually look like

This goes on par with Scientific American’s inability to find 10 “pictures of a warming world “ (slides 1 and 2 are just one single “evidence”; slides 4, 5, 7 and 10 are no evidence of anything; and slide 9 may be misleading…)

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Iran: Finiamola con l’Interventismo

Esprimo tutta la mia contrarieta’ all’irresponsabile articolo di Antonio Stango “Iran libero unica alternativa alla guerra imminente” su Notizie Radicali di oggi: irresponsabile, perche’ Stango con la sua proposta non farebbe che precipitare, e non prevenire, sia le condizioni di una guerra, sia lo stesso sviluppo dell’atomica in Iran (e non solo!).

C’e’ un unico motivo per cui l’Iran cerca di costruire la bomba atomica: per garantire la sicurezza nazionale. Questa e’ un’opinione diffusa fra tutti gli esperti di strategia internazionale. Prova anche ne sia il fatto che il programma atomico e’ stato cominciato da ben prima della Rivoluzione Islamica di Khomeini, ai tempi dello Shah Reza Pahlavi.

L’Iran non e’ certo il solo o il primo Stato a proseguire su quella strada. Gia’ India e Pakistan hanno sviluppato la Bomba per difendersi l’una dall’altro. Non e’ poi un caso che le guerre convenzionali contro Israele siano cessate allorquando e’ stata resa nota l’esistenza di ordigni atomici sotto controllo del Governo di Tel Aviv/Gerusalemme.

Il fatto poi che la Corea del Nord, con la sua micro-atomica, non sia stata ne’ invasa ne’ attaccata dagli USA, sorte invece toccata al nuclearmente disarmato Iraq di Saddam Hussein, non puo’ che spronare le autorita’ di Teheran a premere l’acceleratore affinche’ anche una sola Bomba sia disponibile al piu’ presto: per salvare la propria vita, piu’ che per attaccare chicchessia.

Cosa propone invece Stango? Di “[non] concedere tempo agli ayatollah al potere“? Di pretendere “entro pochi mesi, un governo iraniano che tuteli le libertà e i diritti umani, fermi la corsa all’arma nucleare e rinunci alle manovre terroristiche all’estero“?

A parte che mi sembra avessimo smesso di sognare di esportare la democrazia…possibile che non ci rendiamo conto che rischiamo di vedere gli Ayatollah, come chiunque farebbe al loro posto, una volta messi all’angolo con il rischio di essere eliminati da un momento all’altro, fare quanto di piu’ logico e mettere insieme una bomba nucleare, magari rudimentale, magari “sporca” ma ovviamente pronta all’uso?

E non e’ vero che militarmente, gli innumerevoli motoscafi da guerra iraniani sono paradossalmente, tatticamente superiori alla potente flotta americana, come dimostrato gia’ nel 2002 dal Lieutenant General Paul Van Riper dei Marines in un significativissimo “war game” puntualmente messo nel dimenticatoio? (ne parla Roger Stern della Princeton University in questo articolo)

Dov’e’ la Verita’ in tutto questo? Non e’ quasi banale dire che per uscire fuori da questo circolo vizioso, ed evitare un conflitto di qualsivoglia genere, bisogna andare alle radici del problema, che rimane la questione della sicurezza per l’Iran stesso, islamico o democratico che sia?

Chi lo dice? Lo dice il famoso Hans Blix. Lo dicono George Perkovich, Direttore del Programma di Nonproliferazione al Carnegie Endowment for International Peace, e Pierre Goldschmidt, gia’ vice Direttore della International Atomic Energy Agency. Lo dice Zbigniew Brzezinski, gia’ consigliere di Carter.

Lo dice lo scrittore e giornalista Christopher de Bellaigue. Lo dice il New York Times, in un editoriale senza firma del 28 Maggio 2008.

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L’unico modo per evitare la tragedia di una guerra e’ condurre dei negoziati seri con l’Iran: e l’unico modo per essere seri e’ garantire all’Iran che l’Europa, e gli USA smettano di appoggiare tentivi piu’ o meno segreti di colpo di Stato violento in Iran.

Ogni altro atteggiamento portera’ a morti e distruzione. Ovviamente, e logicamente.

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Per una volta, perche’ non proviamo a lasciare la societa’ iraniana evolversi dall’interno, in maniera nonviolenta, ritornando appena possibile alla democrazia di Mossadeq cosi’ stupidamente soffocata dagli USA e dal Regno Unito nel 1953?

Dopotutto, OGNI nostro intervento in Iran dopo la II guerra mondiale e’ stato un fiasco completo: dal golpe contro Mossadeq appunto, passando per l’appoggio ufficiale alla polizia segreta dello Shah, e ufficioso/intellettuale per l’esiliato Khomeini, per arrivare all’incoraggiamento a Saddam Hussein a scatenare una guerra contro la Repubblica Islamica che causo’ un milione di morti, e alla dichiarazione dell’Iran come “Stato Canaglia” spezzando le gambe ai riformatori e spianando la strada a quel furbacchione di Ahmadinejad.