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International Herald Tribune Israele Italiano Politica

La Mediorientalizzazione di Israele

Uno Stato multietnico e multireligioso, dove: una “etnia” domina su tutte le altre; il senso di appartenenza al proprio gruppo supera la lealta’ civica comune; ci sono partiti su base etnica, e/o disinteressati ai problemi di chi non e’ “dalla stessa parte” ; interi villaggi “sconvenienti” per il Governo sono abbandonati senza praticamente alcun servizio statale, da decenni; i confini sono per lo piu’ completamente artificiali; i militari sono un po’ troppo importanti e lavorano un po’ troppo in segreto; non mancano certo i fondamentalisti; una “religione di Stato” controlla tante parti della vita e della morte di tutti i cittadini, anche quelli di un’altra religione.

E’ questo l’Israele descritto da Adam LeBor nel commentare sull’International Herald Tribune il nuovo libro “The Hebrew Republic” di Bernard Avishai.

Insomma, dopo 60 anni Israele si e’ mediorientalizzato, uno Stato fra i tanti minati dalla propria storia. A distinguere lo Stato ebraico dai vicini piu’ immediati sono rimasti solo un potere giudiziario indipendente, una stampa libera e vociante, e una robusta societa’ civile.

Ma sopravvirerebbero quelli, a un conflitto interno tipo quelli del Libano, o addirittura a un confronto fra i coloni piu’ duri e puri, e il resto (ebraico) del Paese?

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Blogging Business English Innovation

First, Fastest, Tallest, Fat- and Cancer-Free, Money and Sex News

London, June 30 (MNN) – Breaking a new, safe, easy and fresh way forward for the blogosphere, Maurizio Morabito, the green, environmental author of the blog Omnologos, is revealing the tricks and secrets “to get some ink in the general audience media” and to help “put your release at the top of the search engines.

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Drugs English Politics

BBC: All The Reasons for Growing Opium in Afghanistan

Not to be missed this week’s BBC Radio4’s “File on 4”, available in MP3 format at this link.

Although there is little mention in the programme’s download page, and in a small accompanying article written for BBC News site, journalist author Kate Clark explains in detail how and why to cultivate opium in Afghanistan has been for some years an entirely logical decision, if not the only option in some areas at least.

As soon as I’ll have time I’ll write a summary of Clark’s findings, but in essence: if the opium guarantees a safe monetary income, with buyers visiting the producers rather than the produces being forced to go to the market, if travel market is risky both because of road conditions and corruption at all levels including the police, if the opium is a commodity that never rots away; if the eradication campaigns always hit only the small producer with no political connections, THEN it become obvious why Afghanistan dominates the world production of opium.

The UN can try to pick the last flower, and destroy the last seedling; and NATO can attempt to link Afghan opium to the Taliban, Osama bin Laden or even to children snatchers and old grandma’s torturers, for all one cares; still if there is no effort on eliminating the underlying reasons, fields of Papaver Somniferum will still call in the thousands… and rightly so!

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Afghanistan Droga Italiano Politica

BBC: Tutti i Motivi per Coltivare Oppio in Afghanistan

Sicuramente da ascoltare (in inglese, ahime’) il programma “File on 4” trasmesso sul canale radio BBC4 il 24 giugno scorso, e disponibile in formato MP3 a questo link.

Anche se ce n’e’ poca traccia sia nel sito del programma, sia in un articoletto di accompagnamento scritto per il sito di BBC News, l’autrice giornalista Kate Clark spiega in dettaglio come e perche’ coltivare oppio in Afghanistan sia da alcuni anni una decisione perfettamente logica, se non addirittura l’unica possibilita’ in alcune zone.

Appena ne ho il tempo scrivo un riassunto di quanto scoperto dalla Clark, ma in sostanza: se l’oppio garantisce un reddito (denaro) sicuro, con gli acquirenti che si recano dai produttori invece che questi vedersi obbligati di recarsi al mercato; se recarsi al mercato e’ un’avventura sia per le condizioni delle strade, sia per la corruzione a tutti i livelli inclusa la polizia; se l’oppio e’ una merce praticamente indeperibile, cosa che non si puo’ dire di quasi tutti gli altri prodotti dell’agricoltura; se le campagne di eradicazione finiscono sempre per colpire solo il piccolo produttore senza connessioni politiche; ALLORA e’ ovvio il perche’ l’Afghanistan domini al momento la produzione mondiale di oppio.

L’ONU insomma puo’ fare tutte le campagne che vuole per cercare di estirpare fino all’ultima piantina; e la NATO puo’ cercare di associare l’oppio afghano ai talebani, a Osama bin Laden o anche a mangiatori di bambini e torturatori di vecchiette, per quello che importa; finche’ non si toccano i motivi di fondo, di piantagioni di Papaver Somniferum da quelle parti ce ne saranno a migliaia…e a ragion veduta!

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Climate Change CO2 Emissions Global Warming Omniclimate Skepticism

Tony Blair Sees The Light (Partially at Least)

Not your usual climate mumbo-jumbo by Tony Blair in today’s International Herald Tribune: “Breaking the deadlock“.

Apparently Mr Blair amongs all his other committments, also is the leader of the “Breaking the Climate Deadlock” initiative. This is good news in the sense that somebody somewhere finally must have recognised that at the current rate of negotiation, all talk about climate change and emission reduction truly is just hot air.

Mr Blair shows more insightfulness in other statements: no politician can count on long-term visions alone; whatever is proposed about climate change must be realistic; people should be able to “enjoy the material and social benefits of growth and consumption” even if CO2 emissions are getting cut; the Kyoto protocol cannot simply be repeated; every further agreement must be flexible and open to renegotiation should circumstances change.

There isn’t even any mention of biblical catastrophes. All in all, not the usual miserabilist rant, with a hint of optimism even. I am sure that’ll make Mr Blair very, very unpopular in AGW circles.

That said, there’s still important points to disagree with:

(a) Mr Blair fears the Copenhagen December 2009 agreement will see “each country giving as little as they believe possible”. Well, that’s what happens with international agreements

(b) The goal is still to set emission targets for 2050. That’s simply way too far in the future: most political leaders of 2050 have barely learnt to read, in 2008.

Is there any chance for a break in the “climate deadlock” I think so: provided there is enough flexibility, to the point of being ready even for the case of the climate not changing after all. Otherwise, we’ll go from one Kyoto to another Son of Kyoto, literally with much ado about nothing (or less).

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Italia Italiano

Sanno Leggere e Scrivere, negli Istituti Italiani di Cultura

Attivita’ un po’ insolita ultimamente su Contrappunto, il blog di Riccardo Chiaberge, Direttore del supplemento domenicale del Sole24Ore, dove e’ stato pubblicato un pezzo molto, molto critico nei confronti di chi lavora in certi Istituti Italiani di Cultura.

Con tutti quei commenti decisamente un po’ lunghi, se non altro adesso sappiamo che tanti addetti di vario livello in tanti Istituti di Cultura, sanno leggere, sanno pure scrivere (addirittura!)…e non difettano certo di permalosita’!!!

L’Istituto di Londra dove vivo, se qualcuno e’ interessato alla mia opinione, ha un grosso problema, ed e’ quello di riuscire a informare delle proprie iniziative.

Io sono stato a un paio di mostre d’arte recentemente ma solo perche’ ho per caso conosciuto personalmente la Sig.ra Pittelli: e quindi sono entrato nella mailing list. Ma dal resto dell’IIC non mi e’ mai arrivata neanche una cartolina postale.

Come si sa, le iniziative che accadono senza che lo sappia nessuno, e’ come se non fossero mai esistite. Invito quindi il Dott. Barrotta, e ogni altro Direttore IIC ovunque nel mondo, a investire prima di tutto tempo, risorse e denaro in una massiccia campagna di pubblicizzazione delle loro attivita’ presso gli italiani cola’ rispettivamente residenti.

E chissa’, magari si vedranno nascere anche tanti blog cui iscriversi per essere sempre a conoscenza per tempo, di quanto venga organizzato

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Cina Italiano Politica Tibet

Tibet e Cina: La Storia su Limes

Limes Online ha un interessante video “Atlante Storico del Tibet“. E’ questo un argomento particolarmente difficile da interpretare correttamente, perche’ l’eccessiva politicizzazione della questione-Tibet anche fra gli storici fa sempre dubitare se quanto venga presentato sia “il vero” o una distorsione piu’ egregia del solito.

Non ho motivo di ritenere che il lavoro di Alfonso Desiderio e Laura Canali sia peggiore di quanto altro ho letto finora sull’argomento, anzi! Qualche dettaglio in piu’ sul periodo 1950-1959 non avrebbe certo fatto male…

[…] Il Tibet è stato un grande impero tra il VII e il IX secolo, periodo in cui si diffonde e si sviluppa nel paese il buddhismo.
Nel XIII secolo il Tibet cade sotto l’influenza dei mongoli e qui la storiografia cinese fa iniziare l’assoggettamento tibetano alla Cina. A loro volta i mongoli subiranno l’influenza del buddhismo mentre in Tibet prevarrà tra le varie scuole rivali quella del Dalai Lama.

A partire dal Settecento una serie di spedizioni cinesi metterà fine all’indipendenza tibetana, mentre nell’Ottocento sarà la Gran Bretagna a contendere la regione alla Cina, ormai alle prese con una lunga crisi interna, che consentì al Tibet di sottrarsi di fatto al controllo di Pechino. […]

 

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Italiano Politica

Il Grigio Tramonto del Professore

Eri attivo e interessato. Hai trovato la tua “causa” e ci hai creduto, e lavorato. Hai diffuso cio’ in cui credevi, e ancora credi. Ma adesso cosa hai fatto? Solo con gli “specialisti” vuoi parlare, e chiunque fa domande marchi come “troll”, disonesto, non-persona.

E se poi l’eta’ e’ dalla tua parte, il non-interlocutore diventa un’attempata spogliarellista.

Rifugiato nelle tue certezze troppo incerte per poterne discutere, non vuoi piu’ dialogo. E quindi non ti scrivo. Fai del male alla tua causa, non potrai che rovinarvi: e un giorno tocchera’ a te, diventare l’attempata.

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AGW Climate Change Global Warming Omniclimate Science Skepticism

Honesty on Nature's Climate Feedback

I want to thank Olive Heffernan for being so honest: her blog at Nature’s Climate Feedback, that will surely make Lord Lawson proud despite a tad too many personal attacks, is definitely neither cool nor rational. Exactly “what it says on the tin”…

As for Rosenzweig et al.: could anybody please confirm or deny if the “30,000 phenomena” are the same 30,000 phenomena mentioned in AR4-WG2, chapter 1?

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Climate Change Data Global Warming Omniclimate Science

Earth, then Mars…Venus Next in Line for "Giant Impact" Explanation

Big news today about Mars’ peculiar north-south terrain divide having been caused by the impact of a Moon-size object shortly after the planet formed. Since there is also strong evidence for Earth having undergone a similar impact, with a Mars-size planetoid, thereby forming our Moon, it would be odd to imagine that no such catastrophe ever occurred to Venus.

After all there’s lots still to explain about “Earth’s Twin”: a very slow retrograde rotation, an incredibly massive atmosphere and a relatively young (<500 million years) surface. To me, the whole setting cries out loud for an “impact” explanation, rather than the classic “it’s warm because of the CO2!” theory that says nothing about all the other peculiarities (and it’s not exactly necessary…).

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Death Penalty English Politics USA

US Supreme Court’s Double Blow Against Death Penalty

With a 5-to-4 decision, the U.S. Supreme Court has ruled yesterday June 25 against the capital punishment of child rapists.

Of course those rapists better spend a few decades in prison. But it is quite momentuous finally to hear affirmed in the USA the principle that the death penalty cannot be applied to crimes where victims have not died.

One may start wondering if, according to the Supreme Court, capital punishment is “just” a “State revenge”, a death to compensate another death. But we can leave that to a more appropriate time.: because the other important achievement in the majority’s opinion, written by Justice Anthony Kennedy:

When the law punishes by death, it risks its own sudden descent into brutality, transgressing the constitutional commitment to decency and restraint

Justice Kennedy has thus confirmed what already known to those fighting for the abolition of the death penalty: the very application of capital punishment means (running the risk of) brutalizing the entire legal system of the whole nation, including the professional executioners, the prosecutors arguing to terminate a human being’s life, and the judges and juries deciding to end that life.

Three “hoorays” for Justice Kennedy.

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AGW catastrophism Climate Change Data Global Warming Omniclimate Science Skepticism

Hansen's "Desperation 350" – And Still They Travel

Full-page ad on the IHT on June 23 by the Taellberg Forum:

<350

Remember this number for the rest of your life

It is left to the reader’s imagination to hear music like in an old Bela Lugosi movie…

Anyway: such an effort is apparently linked to the 20th anniversary of Hansen’s warning to the US Congress about global warming.

We are told, CO2 concentration at the time was 350 ppm, and now it’s 385. We are also told that “Science says” the worst effects happen above the level of 450ppm.

Looks like it’s not too much of a worry then? Don’t even think about it.

For unfathomable reasons (=otherwise a lot of people would become inconsequential), the ad says that we have to go back to levels lower than 350ppm anyway (and yes, there is no scientific basis at all for choosing the value “350”) “peacefully and deliberately, with all possible speed” (rather ominous words if you ask me…): because “<350 is essential to maintain human and planetary well-being

(planetary???)

Why then “350”? Perhaps as a celebratory level for Hansen’s true guidance. But with planetary temperatures refusing to go up, I do expect lots more of this stuff in the near future

I have a small question though: if they believe in what the ad says then…why are they still travelling so much? For example, to the Taellberg Forum, june 26-29 in Sweden.

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Italiano Politica Radicali USA

Corte Suprema USA: Doppio Colpo contro la Pena di Morte

Con una decisione 5-contro-4, la Corte Suprema americana ha stabilito ieri 25 Giugno 2008 che non e’ possibile applicare la pena capitale a chi ha violentato uno o piu’ minori.

Naturalmente i violentatori si devono passare i loro decenni in galera, ma insomma e’ passato il principio secondo il quale la pena di morte non si applica ai delitti che non comportino la morte delle vittime.

Questo potrebbe suggerire ulteriori argomenti di discussione: vuol forse dire, la Corte Suprema, che la pena di morte e’ “solo” una vendetta di Stato, una morte per compensare un’altra morte? Ma non e’, probabilmente, il momento giusto.

E’ il momento giusto invece di sottolineare quanto scritto nell’opinione di maggioranza dal Giudice Anthony Kennedy:

“When the law punishes by death, it risks its own sudden descent into brutality, transgressing the constitutional commitment to decency and restraint”

Quando la Legge punisce con la morte, rischia di far precipitare se stessa verso la brutalita’, trasgredendo al dettato costituzionale della decenza e della moderazione”

Insomma, il Giudice Kennedy ha confermato quanto ripetuto da anni da chi lotta per l’abolizione della pena di morte: l’applicazione di questa significa (rischiare fortemente di) brutalizzare tutto il sistema legale di una nazione, dai carnefici di professione ai procuratori che discutono del perche’ terminare la vita di un imputato ai giudici e alle giurie che a quella vita decidono di porre fine.

Tre “hooray” per il Giudice Kennedy.

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AGW Climate Change CO2 Emissions Global Warming Omniclimate Policy

Spare a Thought for IATA

They emit very very little CO2 compared to everything else, they have set up a “4-pillar strategy to address climate change”, they have been hardly hit by gigantic fuel prices.

They have also been plagued for decades and decades by poor managerial and cost-control skills, resulting in a multitude of bankruptcies and often disappearance of once-thriving companies.

Still, that’s not enough for the miserabilists at the EU trying to force emission trading schemes on anything that moves. And so today, IATA, the International Air Transport Association, decided to pay for a full-page ad on the International Herald Tribune, detailing their perfectly mainstream ideas about climate change.

Much has been said about coercing evil Big Oil and Big Energy companies into emission trading schemes. Let’s see if airlines will be treated any better: one fears not, as the underlying goal is not so much actual emissions, rather the removal of whatever can provide fun

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Cina Italiano Politica Tibet

Il Dalai Lama e l’Indipendenza del Tibet

Ma insomma il Dalai Lama vuole un Tibet indipendente o no? C’e’ qualcosa di vero nelle accuse delle autorita’ cinesi, secondo le quali egli nasconderebbe un continuo desiderio o addirittura dei piani per raggiungere l’indipendenza?

Non e’ facile rispondere a queste domande. E’ vero che Sua Santita’ continua a ripetere che il suo obiettivo e’ “solo” un’ampia autonomia per il Tibet, ma non possiamo limitarci certo solo a quello che si dice: men che meno nel caso del Dalai Lama, i cui pensieri sono spesso difficili da intendere.

Si puo’ comunque partire dall’Appello inviato dal Dalai Lama nell’Aprile 2008, riguardo la rivolta del mese precedente in Tibet, nel quale ci sono alcune interessanti ambiguita’:

  1. L’appello e’ al popolo cinese, ma l’originale e’ in tibetano
  2. Si parla di “diverse nazionalita'” ma il discorso e’ tutto riguardo “tibetani” e “cinesi”
  3. Viene menzionata “un’escalation della tensione” nel 1956 come inizio del tracollo della situazione, senza precisare pero’ cosa mai sia successo in quell’anno
  4. Si dice che la decisione di non cercare di “separate il Tibet dalla Cina” e’ stata presa ma sono nel 1974, cioe’ 15 anni dopo la fuga del Dalai Lama verso l’India, e due anni dopo il viaggio di Nixon in Cina con la conseguente rinuncia da parte della CIA nel 1973 di supportare i ribelli tibetani (armati)
  5. Il Dalai Lama menziona il “grande beneficio per il Tibet nel rimanere in seno” alla Repubblica Popolare Cinese riguardo alla “modernizzazione e allo sviluppo economico” – un’affermazione non troppo implicita della separazione fra Tibet e Cina
  6. Come soluzione attuale viene proposta una “via di mezzo” che per definizione non e’ quanto vorrebbe il governo Cinese, e cioe’ il riconoscimento che il Tibet e’ parte della Cina

Dal canto suo il governo di Pechino accusa il Dalai Lama di volere l’indipendenza del Tibet, e quindi la “scissione” della Cina, sulla base di alcuni elementi dal loro punto di vista circostanziati. Come elencato da Robert Barnett in “Thunder from Tibet” (New York Review of Books, 29 Maggio 2008 ) in una recensione del libro “The Open Road: The Global Journey of the Fourteenth Dalai Lama” di Pico Yier:

  1. Il rifiuto del Dalai Lama di dire che il Tibet ha fatto parte della Cina, in passato
  2. I viaggi sempre piu’ frequenti in Occidente, spesso risultanti in condanne contro la Cina da parte dell’opinione pubblica internazionale
  3. Il suo non voler denunciare qeugli esponenti tibetani in esilio che chiedono esplicitamente l’indipendenza

Non c’e’ dubbio comunque che per i Tibetani in generale e’ l’indipendenza l’unico vero obiettivo. Riferisce Barnett di come ci sia chi e’ morto pur di mostrare una bandiera tibetana in pubblico; e che nel passato almeno, alle dimostrazioni e le rivolte dei monaci si accompagnavano richieste per l’indipendenza. Gli stessi disordini del Marzo 2008 non sono capitati allora per caso, ma in concomitanza del 49mo anniversario della rivolta tibetana del 1959. 

Giusto per eliminare ogni qualsivoglia dubbio, Somini Sengupta riporta sull’International Herald Tribune come alle giovani generazioni tibetane non vada tanto a genio la “via di mezzo”, perche’ a loro importa solo l’indipendenza (“For some young Tibetan exiles, Dalai Lama’s ‘middle way’ is a road to failure“, 22 Marzo 2008 ).

Ma a leggere fra le pieghe nell’articolo, non possono che aumentare i dubbi riguardo il vero pensiero e la vera aspirazione del Dalai Lama. Questi infatti:

  1. Dice di sentirsi obbligato a chiedere ai giovani tibetani di essere “pratici” nelle loro richieste – in altre parole, di dissimulare il loro desiderio ultimo
  2. Viene descritto come guidato da una strategia che e’ volta a risparmiare vite…Tibetane
  3. Afferma che chiedere l’indipendenza significherebbe perdere il supporto da parte dei leader mondiali
  4. Descrive il suo ripetere che “non cerchiamo l’indipendenza” come il suo “mantra” – parola che nell’originale anche Buddista indica un suono come strumento di indagine spirituale, e non necessariamente qualcosa di interpretare per quello che sembra

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Tutto sommato, la “via di mezzo” non sembra un’iniziativa particolarmente promettente, visto che scontenta tutti ma proprio tutti e risulta solo in una montagna di ambiguita’ che ognuno puo’ leggere come vuole.

Sarebbe sicuramente meglio se il Dalai Lama attuasse quello che dice, comportandosi come se il Tibet davvero fosse parte della Cina e le sue etnie non fossero rigidamente divise. E chi ha poi detto che la cultura dell’etnia Han sia necessariamente monolitica?

Oppure altrimenti, che dica la verita’, e chieda l’indipendenza piena. Come fece Gandhi stesso, fin quasi dal principio.

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English Iraq War Politics USA

Bush: Right about the Surge?

I usually appreciate David Brooks’ peculiar take on many subjects, but am not sure I follow his reasoning about the Surge (“Look at that surge…“, IHT, June 25).

Brooks tells us President Bush and VP Cheney have made the “right” decision when they increased the US presence in Iraq by 20,000 troops. That may be correct but…wouldn’t it be more meaningful to discuss why exactly they made the right decision?

As the saying goes, not even the astrologer can be wrong all of the time. Among the hundreds and hundreds of decisions made by the Bush admnistration over the course of more than seven years in office, surely some “have” to be “right”, whatever the astuteness and courage of the people in charge.

Does the fact that the Surge appears to have achieved “large, tenuous gains” help build up confidence for the remaining six months of President George W Bush? One wonders what Brooks would say about that…

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Asia English Politics Tibet

Nothing Justifies Tibetan Independence…

… as much as the behavior of the Chinese government.

If I only could ask a single question to Hu Jintao, the Chinese President, it would be this: if Tibet really is part of China and not a colony, then why is China treating it as if it were a colony?

Forget the Dalai Lama’s “political” or non-political ambitions; forget also what Tibetans inside and outside Tibet think about independence, and the anti-Chinese propaganda occupying most international media.

Those topics are important but they do not explain, and they will never be able to explain the reason for decades of harsh crackdowns by the Beijing government about the “Tibetan issue”, despite the fact that it is blatantly obvious that only a “softer China” can hope to avoid being categorized as a “colonial empire” (a point recently made by Sir Malcolm Rifkind, former UK Minister of Defence, in “A pragmatic solution“, International Herald Tribune, 24/3/2008 )

The Chinese government can write miles and miles of articles against the Dalai Lama; Chinese historians may yell at will in Universities, on television, on the radio describing in all minute details how Tibet and China were united as a single state entity since before the dawn of Humanity; gigabytes of photographs and video clips can be published all over the Internet with happy smiling Tibetans greeting the Olympic torch, all too grateful of Beijing’s efforts to improve their material welfare.

Still, little of that will have any value, because ‘the truth’ is evident not in words, not in laws, not even in studies and in pictures. To understand whether Tibet is a colony, and thus whether it is entitled to Independence (provided that’s the wish of its inhabitants), the only things of value are facts, and attitudes.

And countless facts and attitudes point in a single direction: Tibet indeed is a colony of China.

For a help in the details, look at Howard W French writing in the New York Times in March last year ( “In Tibetan areas, parallel worlds now collide“); at an Economist “leader” article of March 22 ( “Tibet: A Colonial Uprising“) ; at the op-ed by Patrick French, author of “Tibet, Tibet: A Personal History of a Lost Land”, published in the New York Times under the title “He’s no politician“; and at the exceptional reportage of the Economist correspondent, “forgotten” in Lhasa exactly during this year’s riot days (“Thrashing the Beijing Road“):

  1. Fifty years have passed since Mao finally extended Beijing’s jurisdiction to Tibet. Yet, the only means to achieve “harmony” over there still seem to be firearms, and a heavy military presence
  2. When rioting broke out in Lhasa and other places in March this year, there was no immediate response by the authorities. With the local chief Zhang Qingli at that time in Beijing, this suggests that Zhang has centralized, without much thought for delegation, every possibility of a decision: and that’s precisely how a Viceroy govern his colony
  3. The Tibetans are treated as second-class citizens. Even if unofficially, the “system” still favours ethnic Chinese Han
  4. There are no Tibetans in command positions, in the military or in the bureaucracy or in the Party (structures well-known to be closed to strangers, and to colonized peoples)
  5. Thousands of Han Chinese are being encouraged to move to Tibet (if that is not “colonization” then what is?)
  6. Tibetans and non-Tibetans live in Tibet in virtually separate worlds
  7. Even very peaceful protests are virtually impossible
  8. There’s plenty of prejudice, and little trust among ethnic Han Chinese (the majority of Chinese in the world) and Tibetans, in Tibet. Few develop friendships across ethnic boundaries
  9. Chinese propaganda is crudely active, inculcating a series of “myths” such as the centuries-long “chineseness” of Tibet
  10. The “Father of Tibetan homeland,” the Dalai Lama, a symbol for all Tibetans anywhere in the world, is not just “unrevered” by the Chinese State: he is almost routinely the target for denigrations and insults. Described one day as “irrelevant”, and the following day as “capable of stirring up anti-Chinese sentiments” (and therefore not at all “irrelevant”)
  11. Do I need to mention the child Panchen Lama, “disappeared” by the Chinese government many years ago?
  12. And finally, there is the fact that the main thoroughfare in Lhasa has been renamed “Beijing Road”

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If it walks like a duck and quacks like a duck, then … it’s a duck.

Similarly, if China behaves in Tibet as an occupying / colonizing power, then of course Tibet is a colony, and not “part of China”…

It’s not just that: the behavior of the Government in Beijing recalls in many ways the worst years of Stalin and Mao, as pointed out by Vaclav Havel, Frederik Willem de Klerk, and other eminent personalities in an open letter published on the New York Review of Books on 1 May 2008: “Tibet: The Peace of the Graveyard“.

Someone should tell Hu Jintao: what’s happening is no sign of strength and maturity, but rather of weakness and the inability to resolve a decade-long conflict. Behaving like a colonial power, China certainly cannot bring about any lasting solution of the “Tibetan issue”, let alone a generalized “state of harmony”.

The most it can do, is push Tibet towards full independence.

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Elezioni2008 Italia Italiano PdL Politica

Di Girolamo A Spasso…Chissa’…

Il senatore/nonsenatore Di Girolamo non verra’ arrestato. Buon per lui. O quasi. Finora il Nostro non e’ riuscito a tirar fuori quel documento che risolverebbe tutto, accertando definitivamente che era sia residente all’estero che iscritto alle liste elettorali estere, quando si e’ candidato al Senato.

Il GIP che ne aveva chiesto gli arresti (domiciliari, benintesto!) aveva pero’ accennato a possibili inquinamenti di probe. E infatti…che bisognerebbe fare se proprio adesso quei “documenti” spuntassero improvvisamente?

Ecco, come disse Andreotti, non si potrebbe in quel caso che commettere un peccato…e pensare male!

Povero senatore/nonsenatore: quand’anche adesso riuscisse a salvarsi, il sospetto sara’ quasi impossibile da cancellare.  

ps io so quale documento dovrebbe saltare fuori, per scagionare il Di Girolamo: una paginetta semplice semplice. In assenza della quale c’e’ poco da disquisire.

Ma visto che non sono sicuro che esista, quella paginetta, per non far cadere nessuno in tentazione di fabbricarne una fresca fresca, non entro in dettagli in questo momento…

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Italia Italiano Olimpiadi Politica Radio24 Umorismo

Delegazione Italiana Alternativa per Pechino 2008

In spirito di continuita’ con l’abituale indecisione e cerchiobottismo, l’Italia ha ieri garantito alla Cina che l’8 Agosto ci sara’ una “personalita’ di alto livello” a capeggiare la nostra delegazione a Pechino.

I dettagli sono stati naturalmente lasciati alle misteriose nebbie del futuro. In prima analisi comunque, il particolare dell’altezza sembrerebbe escludere l’attuale Primo Ministro.

Chi avra’ l’onore del viaggio a spese dei contribuenti? La trasmissione Jefferson Ming su Radio24 ha chiesto consigli agli ascoltatori. Suggerimenti fino a questo momento:

(a) il Gabibbo
(b) Paolini (il “disturbatore” )
(c) Rocco Siffredi
(d) Elio (senza Storie Tese)

Ulteriori candidature sono ancora ben accette. Peccato per Maurizio Costanzo…forse c’e’ qualche speranza ancora per Ferrara, Pera o Vattimo?

Dopotutto, non e’ stato ancora precisato se la delegazione sara’ poi fatta rientrare in Italia.

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Diritti Umani Etica Italiano Politica Radicali

Esplosiva Ipotesi Sulla Sessualita’

Adam Phillips fa la recensione sull’ultima London Review of Books del libro “Sexual Fluidity: Understanding Women’s Love and Desire” (“Fludita’ Sessuale: Comprendere Desiderio e Amore nelle Donne”) di Lisa Diamond: un libro frutto di una pluriennale ricerca personale dell’autrice nel campo dell’omosessualita’ femminile.

Ci sarebbero da fare un po’ di critiche all’approccio della Diamond, e quindi anche a quello di Phillips: per esempio c’e’ un po’ troppa insistenza nelle presunte differenze fra la sessualita’ (e l’omosessualita’) maschile e le loro corrispondenti femminili. A parte il fatto che alla fine siamo tutti della stessa specie, non viene in mente alla Diamond, e a Phillips, che se la nuova ricerca sovverte pregiudizi sulla sessulita’ femminile, forse anche una nuova ricerca sulla sessualita’ maschile potrebbe portare a delle sorprese?

In ogni caso, questi sono i risultati principali della ricerca: (a) le donne intervistate lungo un arco di 10 anni hanno cambiato continuamente il loro orientamento sessuale; (b) c’e’ stato un aumento della consapevolezza della possibilita’ di cambiamento; (c) le prime esperienze sessuali non danno alcuna indicazione su quali saranno gli orientamenti futuri.

Il punto fondamentale del libro, e della recensione, e’ quindi questo (mia traduzione):

La Diamond crede che finora c’e’ stato “un modello troppo rigido della omosessualita'” e della sessualita’ femminile in generale. Questo modello – il quale, dice, e’ alla base di quanto riportato sia nei libri di testo, sia nei mass media – ipotizza che l’orientamento sessuale femminile si sviluppi presto, e che sia piu’ o meno fisso poi per sempre. La sua ricerca ha invece rivelato che tale orientamento “puo’ emergere piu’ tardi in eta’ adulta” e che le “sensazioni sessuali” possono cambiare “sia improvvisamente, sia gradualmente nel tempo”.

Si tratta di una visione davvero rivoluzionaria: da un lato permette di andare oltre i soliti discorsi sull’omosessualita’ come malattia o diversita’; dall’altro puo’ addirittura riconciliare il pensiero di chi considera la scelta sessuale come qualcosa di personale, con il fatto che alcuni dicano di aver appreso come ritornare ad essere eterosessuali.

Semplicemente, c’e’ tutta una serie di fattori da considerare, e il risultato e’ una “sessualita’ fluida” che si puo’ solo accettare, cosi’ come si puo’ solo accettare il modo in cui una persona si vesta, o l’auto che abbia acquistato. L’aspetto “religioso” e’ praticamente irrilevante.

L’unica cosa che importa, e’ non farsi etichettare.

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AGW catastrophism Humor IPCC Omniclimate Policy Skepticism

Algorino's Opera

Very funny and inspired yesterday John Tierney in his parody of a letter to Al Gore about the upcoming opera based on his book “An Inconvenient Truth“.

No prize to guess who the main character Prince Algorino is meant to resemble closely…

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Cina democrazia Italiano Politica Tibet

Niente Dimostra il Perche’ dell’Indipendenza Tibetana…

…quanto il comportamento del Governo Cinese.

Potessi fare una sola domanda a Hu Jintao, il Presidente Cinese, gli chiederei: Ma se il Tibet e’ davvero parte della Cina, e non una colonia, allora perche’ viene trattato dalla Cina come se fosse una colonia?

Lasciamo pure perdere le ambizioni “politiche” o meno del Dalai Lama; le opinioni sulla indipendenza diffuse fra la diaspora tibetana e fra i tibetani in Cina; e la malcelata propaganda anti-cinese sulla maggior parte dei mezzi di comunicazione internazionali.

Quelli sono argomenti importanti ma che non spiegano, e non potranno mai spiegare il perche’ del “muso duro” scelto dal Governo di Pechino per decenni riguardo la “questione tibetana”: nonostante il fatto che solo un approccio piu’ morbido permettera’ alla Cina stessa di non essere categorizzata come “un impero coloniale” (come detto recentemente da Sir Malcolm Rifkind, ex Ministro della Difesa britannico, in “A pragmatic solution“, International Herald Tribune, 24/3/2008 )

Il Governo Cinese puo’ far scrivere chilometri di articoli contro il Dalai Lama; gli storici Cinesi possono sgolarsi nelle aule universitarie, in televisione, alla radio descrivendo per filo e per segno come il Tibet e la Cina siano stati uniti come un solo Stato fin dai tempi degli australopitechi; gigabytes di fotografie e filmati possono essere pubblicati su internet con tibetani festanti al passaggio della fiaccola olimpica, tutti molto grati del benessere tecnologico generosamente offerto da Pechino.

Eppure, tutto cio’ non avra’ molto valore, perche’ la verita’ si vede non nelle parole, non nelle leggi, non negli studi e neanche nelle fotografie. Per capire se il Tibet e’ una colonia, e quindi se ha diritto all’Indipendenza (sempreche’ cosi’ vogliano i suoi abitanti), ad aver valore sono solo i fatti, e gli atteggiamenti.

E i fatti e gli atteggiamenti puntano innumerevoli a una sola risposta: il Tibet e’ una colonia della Cina.

Guardiamo ai dettagli aiutandoci anche con quanto scritto da Howard W French sul New York Times nel marzo scorso (“In Tibetan areas, parallel worlds now collide“); su un editoriale dell’Economist del 22 marzo (“Tibet: A Colonial Uprising“); da Patrick W French, autore di “Tibet, Tibet: A Personal History of a Lost Land“, in un’opinione pubblicata sul New York Times sotto il titolo “He’s no politician“; e nell’eccezionale reportage del corrispondente dell’Economist, “dimenticato” a Lhasa proprio nei giorni della rivolta (“Thrashing the Beijing Road“);

  1. Cinquanta anni sono passati da quando Mao finalmente estese la giurisdizione di Pechino all’altopiano del Tibet. Eppure, gli unici strumenti per raggiungere l'”armonia” in Tibet sembrano essere l’arma da fuoco, e i militari
  2. Quando e’ scoppiata la rivolta a Lhasa e in altri posti nel Marzo scorso, non c’e’ stata risposta immediata da parte delle autorita’. Con il capo locale Zhang Qingli in quel momento a Pechino, cio’ fa pensare che Zhang abbia accentrato su di se’, senza alcuna delega, ogni possibilita’ di decisione: come, appunto, puo’ fare un Vicere’ per governare la sua colonia
  3. I Tibetani sono trattati come cittadini di seconda classe. Anche se solo ufficiosamente, il “sistema” favorisce comunque i Cinesi Han
  4. Non ci sono Tibetani ai posti di comando, fra i militari o nella burocrazia o nel partito (strutture come si sa molto chiuse in se stesse, e malfidate delle e dalle popolazioni colonizzate)
  5. Migliaia di Cinesi Han vengono incoraggiati a trasferirsi in Tibet (se non e’ colonizzazione, quella, allora cos’e’?)
  6. I Tibetani e i non-Tibetani vivono in Tibet praticamente in mondi separati
  7. Manifestazioni di protesta anche molto pacifiche sono praticamente impossibili
  8. C’e’ molto pregiudizio, e poca fiducia fra gli uni e gli altri. I Cinesi di etnia Han (la maggioranza dei Cinesi nel mondo) evitano i Tibetani in Tibet, e hanno pochi o zero amici Tibetani
  9. Vengono propinati alla popolazione una serie di “miti”, come la secolare cinesita’ del governo in Tibet, che sono propaganda finanche troppo rozza
  10. Il “Padre della Patria Tibetana”, il Dalai Lama, simbolo per ogni tibetano ovunque nel mondo, non solo non e’ riverito dallo Stato Cinese: e’ addirittuare oggetto di vilipendio e offesa quasi come routine quotidiana. Un giorno descritto come “irrilevante”, poi il giorno dopo come “capace di fomentare sentimenti anti-Cinesi” (e quindi, assai poco “irrilevante”)
  11. Non parliamo neanche del Panchen Lama, fatto sommariamente sparire bambino, tanti anni fa.

A completare la situazione, il fatto che la strada principale di Lhasa e’ stata rinominata “Beijing Road”

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In inglese c’e’ un detto, se cammina come un papero e starnazza come un papero, allora…e’ un papero. Analogamente, se la Cina in Tibet si comporta da occupante/colonizzatrice, vuol allora dire che il Tibet e’ una colonia, e non fa parte della Cina…

Non solo: il Governo di Pechino ricorda nel suo modo di esprimersi e di agire, i tempi peggiori degli anni di Stalin, e di Mao, come sottolineato da Vaclav Havel, Frederik Willem de Klerk, e altre eminenti personalita’ in una lettera aperta pubblicata sulla New York Review of Books il 1 Maggio 2008: “Tibet: The Peace of the Graveyard (“Tibet: la Pace del Cimitero”).

Qualcuno lo dica a Hu Jintao: tutto cio’ non e’ un segno di forza e maturita’, ma anzi di debolezza e incapacita’ di risolvere un conflitto addirittura pluridecennale. Comportarsi da potenza coloniale di sicuro non puo’ portare la Cina ne’ ad alcuna soluzione duratura della “questione tibetana”, ne’ verso alcun stato generalizzato di “armonia”.

Al massimo, puo’ portare il Tibet verso l’indipendenza piena.

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AGW Climate Change Data Global Warming Omniclimate Skepticism

Why Are Weather Forecasters Skeptical of AGW?

An interesting topic via the Global Warming blog on Accuweather, where Brett Anderson points to an article by Bill Dawson of The Yale Forum on Climate Change and the Media.

Note in a couple of Dawson’s interviewees, a slight-but-steady series of slurs against weathercasters that don’t buy into the AGW faith:

Broadcast meteorologists are so busy disseminating information about near-term weather conditions[…] that they simply don’t have much time to keep up with scientific developments related to longer-term climate conditions

many “naysayers” […] are coming from a perspective of the policy first

they’re against it because they think it will hurt the economy

[the “naysayers”] are putting their own personal views – sometimes even fundamentalist religious beliefs – first

[they] have no academic training or degrees in meteorology

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Luckily, Messrs Anderson and Dawson don’t engage in such awful rhetoric, with the former publicly declaring

“from what I personally see, there are also a number of current and retired TV meteorologists with a good deal of atmospheric science eduaction/professional background that are also skeptical about man-made global warming”

Myself, I have a weather forecasting background…who knows, that might explain my skepticism about AGW…in any case, I find it natural to respect people whose forecasts are challenged by thousands of viewers against the hard evidence of each day’s weather.

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Climate Change Data Global Warming Omniclimate Skepticism

Is Global Warming Invisible?

Is “global warming” invisible, or at least very, very difficult to depict, one wonders. How else to justify image-rich weekly The Economist’s decision juxtapose to an article about “climate change talks”, a picture of a smog-choked Chinese city? A place where the amount of CO2 in the atmosphere is surely the least of their pollution concerns…

Evidently they had absolutely no way to show in pictures what “climate change” and “global warming” actually look like

This goes on par with Scientific American’s inability to find 10 “pictures of a warming world “ (slides 1 and 2 are just one single “evidence”; slides 4, 5, 7 and 10 are no evidence of anything; and slide 9 may be misleading…)

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democrazia Iran Italiano Politica USA

Iran: Finiamola con l’Interventismo

Esprimo tutta la mia contrarieta’ all’irresponsabile articolo di Antonio Stango “Iran libero unica alternativa alla guerra imminente” su Notizie Radicali di oggi: irresponsabile, perche’ Stango con la sua proposta non farebbe che precipitare, e non prevenire, sia le condizioni di una guerra, sia lo stesso sviluppo dell’atomica in Iran (e non solo!).

C’e’ un unico motivo per cui l’Iran cerca di costruire la bomba atomica: per garantire la sicurezza nazionale. Questa e’ un’opinione diffusa fra tutti gli esperti di strategia internazionale. Prova anche ne sia il fatto che il programma atomico e’ stato cominciato da ben prima della Rivoluzione Islamica di Khomeini, ai tempi dello Shah Reza Pahlavi.

L’Iran non e’ certo il solo o il primo Stato a proseguire su quella strada. Gia’ India e Pakistan hanno sviluppato la Bomba per difendersi l’una dall’altro. Non e’ poi un caso che le guerre convenzionali contro Israele siano cessate allorquando e’ stata resa nota l’esistenza di ordigni atomici sotto controllo del Governo di Tel Aviv/Gerusalemme.

Il fatto poi che la Corea del Nord, con la sua micro-atomica, non sia stata ne’ invasa ne’ attaccata dagli USA, sorte invece toccata al nuclearmente disarmato Iraq di Saddam Hussein, non puo’ che spronare le autorita’ di Teheran a premere l’acceleratore affinche’ anche una sola Bomba sia disponibile al piu’ presto: per salvare la propria vita, piu’ che per attaccare chicchessia.

Cosa propone invece Stango? Di “[non] concedere tempo agli ayatollah al potere“? Di pretendere “entro pochi mesi, un governo iraniano che tuteli le libertà e i diritti umani, fermi la corsa all’arma nucleare e rinunci alle manovre terroristiche all’estero“?

A parte che mi sembra avessimo smesso di sognare di esportare la democrazia…possibile che non ci rendiamo conto che rischiamo di vedere gli Ayatollah, come chiunque farebbe al loro posto, una volta messi all’angolo con il rischio di essere eliminati da un momento all’altro, fare quanto di piu’ logico e mettere insieme una bomba nucleare, magari rudimentale, magari “sporca” ma ovviamente pronta all’uso?

E non e’ vero che militarmente, gli innumerevoli motoscafi da guerra iraniani sono paradossalmente, tatticamente superiori alla potente flotta americana, come dimostrato gia’ nel 2002 dal Lieutenant General Paul Van Riper dei Marines in un significativissimo “war game” puntualmente messo nel dimenticatoio? (ne parla Roger Stern della Princeton University in questo articolo)

Dov’e’ la Verita’ in tutto questo? Non e’ quasi banale dire che per uscire fuori da questo circolo vizioso, ed evitare un conflitto di qualsivoglia genere, bisogna andare alle radici del problema, che rimane la questione della sicurezza per l’Iran stesso, islamico o democratico che sia?

Chi lo dice? Lo dice il famoso Hans Blix. Lo dicono George Perkovich, Direttore del Programma di Nonproliferazione al Carnegie Endowment for International Peace, e Pierre Goldschmidt, gia’ vice Direttore della International Atomic Energy Agency. Lo dice Zbigniew Brzezinski, gia’ consigliere di Carter.

Lo dice lo scrittore e giornalista Christopher de Bellaigue. Lo dice il New York Times, in un editoriale senza firma del 28 Maggio 2008.

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L’unico modo per evitare la tragedia di una guerra e’ condurre dei negoziati seri con l’Iran: e l’unico modo per essere seri e’ garantire all’Iran che l’Europa, e gli USA smettano di appoggiare tentivi piu’ o meno segreti di colpo di Stato violento in Iran.

Ogni altro atteggiamento portera’ a morti e distruzione. Ovviamente, e logicamente.

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Per una volta, perche’ non proviamo a lasciare la societa’ iraniana evolversi dall’interno, in maniera nonviolenta, ritornando appena possibile alla democrazia di Mossadeq cosi’ stupidamente soffocata dagli USA e dal Regno Unito nel 1953?

Dopotutto, OGNI nostro intervento in Iran dopo la II guerra mondiale e’ stato un fiasco completo: dal golpe contro Mossadeq appunto, passando per l’appoggio ufficiale alla polizia segreta dello Shah, e ufficioso/intellettuale per l’esiliato Khomeini, per arrivare all’incoraggiamento a Saddam Hussein a scatenare una guerra contro la Repubblica Islamica che causo’ un milione di morti, e alla dichiarazione dell’Iran come “Stato Canaglia” spezzando le gambe ai riformatori e spianando la strada a quel furbacchione di Ahmadinejad.

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Droga Italia Italiano Politica

Siena, 18 Giugno ore 12: Conferenza Stampa Associazione Radicale Antiproibizionisti

Ricevo e rimando:

 

18 giugno 2008 – ore 12 – Conferenza Stampa ( Bar la Piazzetta Via Montanini, n. 52, Siena)

Il 18 giugno 2008, a Siena, giunge all’udienza (forse!) finale uno delle decine di processi per disobbedienza civile radicale in tema di droghe leggere o nondroghe. Il Tribunale di Siena dovrà decidere in merito alla cessione e distribuzione gratuita e pubblica di mariuana, preannunciata alle Forze dell’ordine, attuata in Piazza del Campo il 7 giugno 2002 da Rita Bernardini, segretaria di Radicali Italiani, oggi deputata alla Camera nella delegazione radicale nel PD, Giulio Braccini e Claudia Sterzi, responsabile dell’Associazione radicale antiproibizionisti.

 

La disobbedienza civile del 7 giugno 2002, a Siena, era stata dedicata alla canapa terapeutica e ad Ennio Boglino, uno dei tanti radicali che ha reso politico il suo privato dando voce e corpo alla battaglie nonviolente, e che oggi ricordiamo; era affetto da una gravissima forma di neuropatia invalidante con fasi acute di dolori resistenti al trattamento con morfina farmaceutica; nel 2002 gli era vietato accesso al Marinol, farmaco contro il dolore a base di principi attivi estratti dalla canapa, venduto nelle farmacie americane, inglesi, olandesi, ma vietato in Italia.

 

Ennio è morto l’ 8 novembre 2005 mentre le agenzie battevano la notizia della sperimentazione di derivati della cannabis nella terapia del dolore presso l’Ospedale Molinette di Torino e il policlinico Umberto I di Roma; ricordiamo con lui tutti i malati privati del loro diritto alla libertà di cura e terapia.

 

In Italia la demonizzazione della canapa e di ogni suo possibile utilizzo, avvenuta nel corso di pochi decenni ( agli inizi del ‘900 l’Italia era la seconda produttrice al mondo, dopo la Russia; è stata liberamente coltivata nelle campagne italiane, per usi tessili, fino agli anni ’50 e oltre ), è arrivata a livelli demenziali. Alla proibizione di coltivare fosse anche una sola pianta di canapa, ribadito recentemente dalla Corte di Cassazione, va aggiunto che l’accesso ai farmaci a base di canapa per i malati, per esempio, di sclerosi multipla, è un accesso che varia nella risposta, nei tempi e nei costi a seconda se l’ammalato sia una città o di un’altra. Determinando una violazione dei diritti del cittadino e del malato. Se da parte del Governo emerge una desolante tattica di arroccamento su politiche punitive e proibizioniste, con toni che sfiorano la predica profetica, da parte delle forze al governo per i due anni e mezzo precedenti, non c’è stata né l’intenzione né la forza di realizzare riforme ma neanche di regolamentare il non riformato. Così Gianfranco Fini può promettere attuazioni più rigide e applicazione più rigorosa della legge vigente, che porta il suo nome, e che la sinistra non è riuscita a cambiare in due e mezzo anni. Così malati di sclerosi multipla, ma anche malati terminali e trattati con chemioterapie, che potrebbero trarre sollievo dalle qualità terapeutiche della canapa, si vedono rifiutare i farmaci, di produzione estera, o ottenerli, sì, ma a costi proibitivi o in tempi non regolari. A seconda della unità sanitaria di riferimento, della regione, dei comuni.

 

Claudia Sterzi – responsabile dell’Associazione radicale antiproibizionisti – Comitato Nazionale di Radicali Italiani –

 

antiproibizionistiradicali@gmail.com

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AGW catastrophism Omniclimate

Andrew Revkin, (Language) Gymnastics Olympic Hopeful

Who needs to clarify between what’s certain and what’s possible, when it’s so much more useful to mix those up, especially if all you want to do is push forward your single-minded agenda about upcoming climate disasters?

For an example, step forward Andrew C Revkin, AGWer extraordinaire at the New York Times, and his recent article “Increase in carbon dioxide to have dramatic effects in U.S., report says“. A few excerpts (my EMPHASIS):

“IS influencing”
“WILL…disrupt”

“changes are unfolding in ways that are LIKELY to produce”
“main value of its PROJECTIONS”
“high CONFIDENCE”

“western states WILL face”

“anticipated water flows…are LIKELY”

“runoff…is EXPECTED”
“farmers…WILL face”

“plants are LIKELY to grow…”

“…but WILL BE more subject to…”

As you can see, all you need is a clever use of tenses, then you will be able to say pretty much anything. Including: “Increase in carbon dioxide may or may not have dramatic effects in U.S., report says” 😎

Too bad there’s no “language” competition at the Olympics, otherwise Mr Revkin would have been an almost-sure winner!

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CO2 Emissions Humor Omniclimate

Well, At Least He Drives A Prius

This is surely old stuff for many, but still quite funny: a spoof Toyota ad campaign by David Krulik: “Well, at least he drives a Prius

Talk about giving too much importance to “saving the planet”… 😎

 (click on the picture to go to David Krulik’s site)

(note: the pictures are definitely politically INcorrect)

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English Sport

One for the Celtics

Normally I’d side with the LA Lakers but tonight it’s high time that “Paul Pierce et al.” win the NBA title. There’s no super superstar among the Boston Celtics but they are a team, not just a series of Kobe Bryant extensions…

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English Italy Moon

The Moon, and the Volcano

Click here for beautiful pictures of the Moon setting behind active volcano Mt Etna in Sicily