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Elezioni2008 fainotizia Italia Italiano Politica

Questione-Di Girolamo Sempre Aperta

Continua a rimanere aperta la questione-Di Girolamo: Senatore o non Senatore? Ormai le accuse sono state fatte, e le denunce pure.

Il fatto che il quasi-Onorevole Nicola non abbia ancora tirato fuori dalla manica un bell’asso per zittire il primo dei non-eletti in Europa, l’Avv. Raffaele Fantetti, fa pensare che davvero a quest’ultimo tocchi il seggio a Palazzo Madama, almeno dal punto di vista legale. Come detto ancora da Picchi:

Io vivo e ho vissuto all’estero, Di Girolamo no. Punto. O uno è residente all’estero o non lo è. Su questo, credo che la procura di Roma abbia atti e fatti in mano per dire che Di Girolamo non era residente all’estero e in ogni caso ha dichiarato il falso. Se Di Girolamo, o chi per lui, ha in mano documenti con i quali può dimostrare che io ho dichiarato il falso, si faccia avanti e agisca pubblicamente.

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Elezioni2008 Italia Italiano PdL Picchi Politica

Italiani all’Estero: SuperMantica Proteggici Tu!

Al Senatore AN-PDL Alfredo Mantica, veterano  di Palazzo Madama e Sottosegretario agli Esteri, e’ stato conferita la delega agli “Italiani del Mondo” dal Ministro Franco Frattini, lo scorso 26 Maggio, con i compiti (come riportato su Italia Chiama Italia) di intraprendere “azioni volte alla loro integrazione nei vari aspetti e i loro diritti” e di occuparsi della “valorizzazione degli imprenditori italiani all’estero” e del coordinamento delle “attività volte al rafforzamento e alla razionalizzazione della rete consolare“, provvedendo “alla costituzione di apposite Commissioni e gruppi in materia“.

Auguroni al Senatore Mantica…anche perche’ nello snellimento generale delle cariche governative, ha avuto altre deleghe non trascurabili: “Paesi europei, compreso il Caucaso e i Paesi dell’ex Unione Sovietica; Rapporti con le istituzioni Europee e, infine, l’esercizio della presidenza della commissione nazionale per la promozione della cultura italiana all’estero”

Urka! Ma non sara’ un po’ troppo? Forse Frattini ha in mente di regalare a Mantica mantello rosso e costume blu, adesso che diventera’ veloce ed efficiente come l'”Uomo d’Acciaio“? 

Insomma, sempre meglio della imperscrutabile Barbara Contini, dira’ qualcuno, Ma qual’e’ la probabilita’ che il Sottosegretario Mantica faccia qualcosa di concreto per gli italiani all’estero? Speriamo solo abbia ragione l’On. Picchi (la cui mancata nomina come Viceministro per gli Italiani all’Estero indica un certo pressapochismo e mancanza di coraggio ai piani alti del Popolo della Liberta’):

Gli italiani all’estero sono interessanti alle chiacchiere, o al fatto che la delega agli italiani nel mondo sia stata comunque concessa? E poi, è stata da solo ieri. Se tra un mese, due, tre, non ci sarà nessun provvedimento legislativo a favore degli italiani all’estero, allora vedremo.

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Diritti Umani Etica fainotizia Italia Italiano Politica

Ziganopedocleptia Relativistica

Un’interessantissima serie dedicata da Lisa, l’autrice del blog Paniscus, “alla Zingara Rapitrice perpetua, quella che si aggira senza requie tra gli orli e le cuciture della storia come il Kowalsky dei Gang e l’eterno soldato di Roberto Vecchioni“.

Proprio lei, sempre la stessa: quella che in tutti i centri commerciali d’Italia, o in tutte le piazze affollate di città turistiche, periodicamente tenta di sequestrare un bambino nostrano” spesso manifestando almeno sui giornali, delle doti di ubiquita’ e rapidita’ da fisica relativistica, se non addirittura oltre i limiti del paranormale…

Come scrive Lisa:

Mai ‘na volta che ci riuscisse: puntualmente messa in fuga dalle grida disperate della madre, bloccata dai passanti, spesso ritrovata all’ultimo momento nel bagno del supermercato con la piccola vittima nascosta sotto la lunga gonna, solitamente scomparsa, qualche volta arrestata ma rilasciata subito, mai dimostrata colpevole, mai condannata esemplarmente per un reato così grave; e però, ogni volta,  immortalata e cristallizzata nella memoria collettiva, ed eletta a mito da qualche migliaio di persone in più, che da quel giorno in poi saranno prontissime a spergiurare che “…è dimostrato che questi fattacci esistono, me lo ricordo bene io quel caso che successe una volta tre anni fa che ne parlarono tutti i giornali per una settimana!

C’e’ quindi abbastanza materiale per far si’ che le “ipotesi” qui sotto non siano affatto azzardate:

  1. Ulteriori storie di rapimenti o tentati rapimenti di bambini da parte di Rom sono da considerare false fino a prova contraria
  2. Il numero di rapimenti di bambini da parte di Rom e’ zero. Altrimenti alla prima prova/condanna ci sarebbe un martellamento mediatico senza precedenti
  3. Il pregiudizio contro i Rom in Italia si manifesta sotto forma di razzismo
  4. Alcuni giornalisti sono incapaci o indegni (bella scoperta!)

Rifacciamoci gli occhi quindi con una semplice riflessione da parte di una persona seria:

Quando leggo di due casi tanto simili e spaventosi nell’arco di pochi giorni, in questo clima da caccia all’untore, le mie pur vecchie antenne di cronista si rizzano. Possibile che questi Rom proprio adesso, mentre sanno di essere sotto il fuoco incrociato e non metaforico di governo e di popolazione, si lancino in massa a rapire bambini italiani, il peggiore dei reati possibili, penalmente e psicologicamente? Poi inciampo in una storia che nessun TG, certamente non l’orrido TG1 autocelebratorio del momento, vi racconterà, dopo avere dato ampio credito alla mamma sconvolta, una storia che apre qualche dubbio almeno sulla vicenda di Ponticelli che ha scatenato il pogrom e che potete leggere in inglese sul sito dell’organizzazione per i diritti civili Gruppo EveryOne o, in italiano su http://www.annesdoor.com/club.html#195082, grazie a Luca Sofri e al suo “Wittgenstein”. Non so, perché sono sempre scettico (non cinico) se questa sia la verità o se sia soltanto la versione della difesa, ma so, e così rispondo anche a lei, che prima di aprire la botola, far correre le palline di cianuro, fare pulizie con le molotov o pompare la siringa, occorre sempre fermarsi e pensare. Non sempre le cose sono quello che appaiono. (Vittorio Zucconi, La Repubblica, 21 Maggio 2008)

 

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AGW Data Omniclimate Policy

Discounting the Future: Economics 1 – AGW 0

How can we evaluate future costs against present ones? Could it be right to apply a discount factor, so that $1 of today is equivalent to, say, $37 in the year 2100 (rate=4%), and to base on that, for example, climate change policy ?

The answer (“yes it may well be right!“) is buried deep among the dozens of comments to RealClimate’s quick rebuttal of Freeman Dyson’s ideas on global warming. And it is written in clear and concise explanations by a “card-carrying economist” signing as “Bob Murphy” (and no, I don’t think he considers himself as an “AGW skeptic”).

I report Murphy’s comments below (for my own convenience, mostly). Nothing against RealClimate here: there are plenty of blogs with hundreds and hundreds of replies by readers, and who knows how much truly insightful stuff is simply lost in the crowd.

One thing to note is that the reactions to Murphy’s perfectly reasonable remarks clearly show what the political and ethical slants of the RealClimate scientists are. Gavin’s conclusion is that “ethics are not discountable [so] there is no reason to think that [we should use] the same discounting rate that applies to today’s monetary investment decisions“. I am sure those are not the last words on this subject.

Bob Murphy Says:
25 May 2008 at 3:04 PM

Like Lou above, I also am a card-carrying economist, so you may want to discount what I say (ha ha)…

For the people who think economists have nothing to contribute to this issue, I guess all I can do is remind them that the various solutions being proposed to tackle climate change involve things economic. E.g., a tax on carbon or a cap-and-trade program. The hard sciences alone don’t tell us how many dollars per ton a carbon tax should be, just as it would be ridiculous for an economist to try to calculate that figure without asking help from the climatologists.

As far as discounting for future generations: You need to use a discount rate to make sure you’re helping them as much as possible. It seems that some posters here are objecting not to the discounting per se, but to the conversion of everything to dollars and cents. I have no problem with that objection.

However, if we’re going to quantify future damages from climate change into dollar terms, then we need to discount those numbers to sensibly determine how much it’s worth spending today to try to mitigate those damages. The reason is simple: We could take the money and invest it, giving a larger inheritance to future generations. Discounting makes sense even if the recipient isn’t alive yet. Presumably our grandkids would rather get something worth more than something worth less. And so that’s why it would be silly, say, to spend $900 today to avert $1000 in damages in the year 2100. It would make more sense to take that $900 and buy T-bills, and keep rolling them over for our descendants.

Again, if that talk sounds crazy to you, because “you can’t put a number on climate damage!” OK fair enough. But your problem isn’t with the discounting per se.

[Response: My problem is with discounting over long time frames, longer than a human lifetime. What if the ancient Greeks two thousand years ago had come up fossil energy, allowing them to thrive for a couple of hundred years? Would we thank them for leaving us a degraded world? Or do you think there would be some bank account somewhere where we could get all the invested money back, with interest, in compensation? David]

Bob Murphy Says:
25 May 2008 at 8:47 PM
David wrote:

My problem is with discounting over long time frames, longer than a human lifetime. What if the ancient Greeks two thousand years ago had come up fossil energy, allowing them to thrive for a couple of hundred years? Would we thank them for leaving us a degraded world? Or do you think there would be some bank account somewhere where we could get all the invested money back, with interest, in compensation?

If the ancient Greeks had attained our current level of technology, then right now I think we would all be thousands of times wealthier than we currently are. If the Earth were a bit warmer than it is right now, that would definitely be worth the extra wealth; everyone would turn up the AC in his or her hovercraft on the way to his or her 10-hour-per-week job.

Yes this is a fanciful scenario, but only because you gave me a fanciful assumption and asked about its implications.

There are billions of people who right now lack basic utilities like clean drinking water and dependable electricity. If they are encouraged (forced?) to try to leapfrog over fossil fuels and go right to solar or whatever, their development will be hindered. And hence their grandchildren will be much poorer than under the business-as-usual case.

I used the T-bill example just to make the point, but it doesn’t rely on direct lineage. E.g. you and I benefit right now from the capital accumulation of earlier generations. When people work with tools and equipment, their labor is much more productive than if we all had to start from scratch with just nature and our bare hands.

Obviously, if you think that business-as-usual will lead to catastrophic damages, then a rational response would be to limit GHG emissions in the present, notwithstanding the high cost. But I’m just saying, the way to handle this in economic terms is to realize that the future damages are so high (measured in $$) that, even with discounting, they are still higher than the present costs of mitigation.

One other point: I want to second the statement of a previous poster, that yes Stern actually does discount future climate damages. This is because of the small probability that those generations won’t exist to enjoy the fruits of our current, costly mitigation efforts. E.g. there could be nuclear war, an asteroid could blow up the world in 2025, etc.

But Stern does not allow a “pure” discount rate, where the utility of future generations is discounted simply because of its futurity. So that’s why his overall discount rate is lower than Nordhaus’, who bases his on the market’s observed discount rate.

Bob Murphy Says:
25 May 2008 at 8:53 PM
David Benson wrote:

Lamont (48 ) wrote “Why can’t mitigating climate change and GHGs produce economic stimulus, rather than be a drag on the economy?” It can. I opine that it largely will be, due to ingenuity and innovation.

I agree that human ingenuity will always find ways to make a given situation better. But the point is, requiring a reduction in CO2 emissions takes away our range of options. Other things equal, it necessarily makes us poorer.

Now of course, most posters here would say other things aren’t equal. They would say the costs of mitigation are outweighed by the avoided damages of further global warming.

I’m not arguing that point right now. I’m merely saying that it’s not correct to, say, count up the “green jobs” as a benefit of a carbon tax or cap-and-trade program. This is because you would have to then include all the jobs that were destroyed (in SUV manufacturing, coal-fired power plants, etc.) by those measures.

If the government passed a law forbidding the production of anything that was yellow, that could only make us poorer. By the same token, if the government says industry has to reduce its carbon emissions by x% next year, in and of itself that makes us poorer.

Bob Murphy Says:
26 May 2008 at 9:26 AM

The real problem with doing nothing now will be the cost in lives not air conditioning later. That means you, your kids and the rest.

But this is also the “real problem” with severe restrictions on the use of fossil fuels. As I said earlier, there are billions of people who don’t have what we consider to be necessities of life. They really are dying every day in ways directly traceable to this lack.

So if your criterion is, “Minimize the number of premature deaths over the next 200 years” or something like that, it doesn’t automatically follow that a massive carbon tax now is the answer. It could be the answer, but it is an empirical question. Many posters here are acting as if altruism for others necessarily implies support for radical curbs on carbon emissions, when it doesn’t. You would have to (a) care about future generations, and (b) agree with some of the more catastrophic predictions, in order to support radical measures today.

On the issue of discounting, I agree that on the face of it, it sounds crazy to even ask, “How many future people are worth one person today?” But as I tried to get across (obviously not very persuasively) in earlier posts, the fact is that the price of current purchasing power is higher than (right now) the price of purchasing power in the year 2100. So there needs to be some discount rate (and people can argue about how high it should be) to make sure present mitigation efforts are as effective as they can be.

One final note: I am not saying that the psychological motivation of most “deniers” is concern for people dying of dysentery in Africa today. Of course not. But even so, it is a fact that there are people we know are dying today from poverty. Their efforts to climb out of poverty will be hampered by mitigation proposals. So it’s not simply a matter of, “Do you value human lives?” It’s an empirical an ethical issue of, “Is allowing x more people to die for sure over the next 20 years, counterbalanced by models that lead us to believe we will thus save x+y people over the next 200 years?”

Incidentally I am not being sarcastic in writing the above. The answer may very well be “yes, it is worth it.” I’m only trying to show that it is a question of balance, to quote Nordhaus. It’s not simply, “Do I value my SUV more than 80 kids 100 years from now?”

Bob Murphy Says:
26 May 2008 at 1:25 PM
In response to post #70, raypierre wrote:

The two points you make have been quite thoroughly addressed, but you weren’t paying attention….Besides [Nordhaus’ dubious model], there’s the highly questionable issue of the discount rate assumed by Nordhaus and many other economists. David addressed that specifically in his post.

Hang on a second. The following is David’s addressing of the issue of discount rates:

I personally can get my head around the concept of discounting if the time span is short enough that it’s the same person on either end of the transaction, but when the time scales start to reach hundreds and thousands of years, the people who pay in the future are not the same as the ones who benefit now.

There’s no polite way I can say this, but the above is honestly analogous to me (an economist) criticizing the IPCC at a website like WeHateGore.org and saying, “Personally, I don’t see why we should put any faith in these models. They can’t even tell me if it’s going to rain next week, so when the time scale goes to hundreds or thousands of years…!”

So whatever your thoughts on discounting, David’s expression of personal confusion over the practice of economists hardly counts as a thorough disposal of the practice.

And yes, some people pointed to Weitzman’s work, and the RFF paper. Again, this is analogous to me pointing to Lindzen and saying, “Look, even an MIT expert on this stuff agrees with me! These models are bunk!”

It’s hard to keep the different objections separate on this thread. As I keep pointing out, a lot of people here don’t like the idea of using dollar measurements in the first place, in which case the discussion of discounting is superfluous.

But if you are prepared to accept that a cost/benefit test of proposed mitigation measures isn’t absurd, then the next step is to ask whether future costs and benefits should be given equal weight to present ones.

And I’m saying the answer is no, because whether we agree with it or not, the market right now undervalues future dollars. So we can achieve our aims more cheaply by recognizing this basic fact, rather than declaring it immoral.

I’ll try one more analogy to get the point across. Suppose there is a homeowner trying to decide whether to spend $1000 renovating the insulation in his house, in order to save $100 on utility bills per year. Should he do it or not?

If David is right, then before we can answer that question, we need to know how old the homeowner is. After all, if he’s going to die in two years, then clearly the expenditure isn’t worth it, right?

(The standard answer of course is no, the age of the homeowner is irrelevant, assuming he wants to pass on as much wealth as possible to his heirs. They will reap the benefits of the efficient purchase of insulation. They would rather get the insulated home, and $800 less in cash, than the non-insulated home, and $800 more in cash. [The $200 comes from the two years of life left in the homeowner, in which he lowers his utility bills from the new insulation.])

[Response: There is a real difference between assessing a discount rate for dollar investments for which clear alternatives are available (i.e. why bother to invest in something special if the bank interest rate is higher than the expected return), and assessing the worth of non-economic goods (’the social discount rate’). Confusing the two concepts is at the heart of most of the noise surrounding this issue. To give an extreme example for clarity, if someone uses a bomb to blow up someone today, that is surely just as heinous as if they bury the bomb and set it to blow up tomorrow (or next week or next year). It is equally unethical to set the timer for a day in the future as for a hundred years, yet any substantial social discounting would downgrade the crime to a misdemeanor given a long enough lead time. There is a difference and pretending that only the economically illiterate think so, is not constructive. It is however an ethical decision, and can’t be proven one way or another using economics alone. – gavin]

Bob Murphy Says:
26 May 2008 at 1:28 PM
One final comment, and then I think I should quit while I’m ahead (or not too far behind): Nordhaus is actually on “your” side in this. He has been one of the most vocal economists on the importance of climate change.

If you think he is unduly activist, it might be because, as a professional economist, he sees costs of your personally favored policies that you aren’t considering.

Bob Murphy Says:
26 May 2008 at 1:52 PM
Whoops–typo: I meant above to say that if you think Nordhaus’ isn’t activist enough, then it might be because he is worrying about drawbacks to mitigation policies that you aren’t taking seriously. I.e. there seems to be a sense here that because he’s skeptical of some approaches, he must not care about the environment as much as Gore (or Stern) does. And I don’t think that’s it at all. Believe me, I have been a critic of Nordhaus on this very issue, so it’s odd that I’m defending him here.

Bob Murphy Says:
26 May 2008 at 2:54 PM
Well shoot, I said I was done pestering you guys, but then Gavin goes and makes a great analogy that I hope will really clarify our different positions on this. So if you’ll forgive me for one more attempt:

There is a real difference between assessing a discount rate for dollar investments for which clear alternatives are available (i.e. why bother to invest in something special if the bank interest rate is higher than the expected return), and assessing the worth of non-economic goods (’the social discount rate’). Confusing the two concepts is at the heart of most of the noise surrounding this issue. To give an extreme example for clarity, if someone uses a bomb to blow up someone today, that is surely just as heinous as if they bury the bomb and set it to blow up tomorrow (or next week or next year). It is equally unethical to set the timer for a day in the future as for a hundred years, yet any substantial social discounting would downgrade the crime to a misdemeanor given a long enough lead time.

OK thanks, as I said this really crystallized our differences on this. Note that we’re actually closer to agreement than you seem to think; all along I have said, “If you don’t want to put a dollar value on lives or the environment, that’s fine. But if you do then you need to discount.” I think we’re both agreed, then, that the basic problem with Nordhaus is his attempt to monetize everything, rather than his application of a discount rate to those monetary values.

But anyway, back to your example: First of all, under the law you will get a lighter sentence (today) for planting a bomb set to go off in one year, than if you planted one that went off two minutes ago. And the difference of course is that you haven’t actually killed anybody with the first bomb. This is relevant to the climate discussion, because those future harms might not actually occur. And I don’t even mean, maybe carbon-munching trees will be developed. As I said, Stern discounts the future because of the possibility that those people won’t exist (asteroid, nuclear war, etc.).

(Now in fairness, you could say, “OK, if the bomb is set to go off in one week, versus one year.” I don’t know what the legal treatment of these cases would be, but in either case you would not be charged with murder, because no one is yet dead.)

But now let’s make your bomb scenario a little closer to the climate change one, and hopefully you’ll see why I keep insisting that discounting is important. Suppose that instead of just an outright government crackdown on bomb-planting, the government capitulates to the bomb lobbyists and only imposes a $35 tax on every bomb planted. (Maybe most citizens view bomb planting as essential to their way of life.)

Now in that case, it really would be crazy to not discount the fine based on the timer setting, because otherwise the same crime would be penalized at different levels. E.g. someone today plants a bomb set to go off in one year, and he gets fined $35. Then next year, someone plants a bomb to go off in 24 hours, and he also gets fined $35.

Both bombers killed one person in the year 2009. But the first bomber paid a higher fine, because he had to pay $35 in 2008, while the second guy had to pay it in 2009. During his trial, the first guy in 2008 could have said, “Hang on a second! Don’t make me pay it now, make me pay the $35 when it actually kills someone.” And naturally he would prefer that outcome, because he could set aside less than $35 today (in 2008 when he’s convicted), and let it roll over to $35 in 2009 when his bomb actually causes damage.

So that’s one way of seeing why, if you’re going to bring monetary incentives into it, which plenty of environmentalists want to do, then it matters that “current money” is more expensive than “future money.”

To insist that monetary fees (carbon taxes, prices for cap-and-trade permits, etc.) reflect the prevailing exchange rate between present and future dollars, is no crazier than saying a carbon tax expressed in Japanese yen has to be higher per ton than a carbon tax expressed in US dollars.

To push the bomb analogy even further, yes it certainly would be better if the bomb planters could be persuaded to set their timers farther into the future, even if we’re solely concerned about minimizing the damages from their actions. This is because we have more time to adapt to the bombs. People in the vicinity can move away, they can buy armor for their cars, etc.

Obviously I’ve carried the analogy a bit far, but I’m just trying to show that the closer you make it to the actual situation of carbon emissions causing future damages, and especially where the government’s response is to inflict monetary fines on the parties doing the damaging, then you need to use discounting. Otherwise you end up with an outcome that is inferior from everyone’s viewpoint, to what would be achievable if discounting were used.

[Response: My point was only that ethics are not discountable. It is equally unethical to plant the bomb with a one day setting as with a century setting. Your extension to my analogy is really a stretch to make an ethical point into an economic point – I don’t see that any of your additional assumptions are necessarily valid. But nonetheless, there are clear uncertainties with future actions that mean that something that is almost certain to happen if I plan it for a day ahead, is less certain if I plan for a century ahead. Fine – some kind of allowance needs to be made for that (as Stern does). But there is no reason to think that it should be the same discounting rate that applies to today’s monetary investment decisions. – gavin]

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Data Omniclimate Science Skepticism

Positive Feedback…or Oscillation?

A very interesting remark by Roy Spencer in a guest blog at Roger Pielke Sr’s:

[…] Oscillation, or any other mode of internal variability will ALWAYS look like positive feedback – even if there is no feedback present.  The question of how the neglect of this effect has contaminated observational estimates of feedback has never even been addressed, let alone answered.

I repeat: to the extent that any non-feedback radiative fluctuations occur, their signature in climate data LOOKS LIKE positive feedback.  And when modelers use those relationships to help formulate cloud parameterizations, it can lead to models that are too sensitive. […]

Obviously the above does not mean there is _no_ positive feedback. It “just” means that this “fake feedback” effect has to be removed from the data BEFORE announcing to the world how sensitive climate is eg to CO2 concentrations.

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Italia Italiano Politica Radicali

Vittoria per Gian Piero Buscaglia

Il Tribunale di Alessandria ha deciso il reintegro al lavoro e il rimborso delle mensilità arretrate nei confronti di Gian Piero Buscaglia, ingiustamente licenziato il 15 settembre 2002 (e sottoposto per ben 12 volte a ingiustificate perizie psichiatriche, tutto per aver denunciato ). Il Giudice del processo, la Dott.ssa Lippi, ha letto la sentenza alla presenza di Gian Piero Buscaglia e dei suoi avvocati, Avv. Bisacca e Avv. Buzzi.

Igor Boni ha commentato: “Gian Piero Buscaglia vince la causa per il reintegro. Ma chi risarcisce il tempo perduto e il danno all’immagine? E la casta sindacale perché non si è accorta di nulla?

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Italia Italiano

Cena Partigiana – Bagnone (MS) 14 Giugno

Ricevo e rimando:

Anpi Villafranca-Bagnone / Comune di Bagnone / Anpi Licciana Nardi
organizzano
CENA PARTIGIANA
Sabato 14 giugno ore 20.30
Presso la sala polifunzionale di BAGNONE (MS)

seguira’ concerto
MATTIA RINGOZZI / ANDREA MASSONE
PREZZO € 15,00 CON PIATTI TIPICI LUNIGIANESI
A CURA DI SLOW FOOD LUNIGIANA

le prenotazioni dovranno essere effettuate entro domenica 8 giugno ai seguenti recapiti: anpivillafrancalunig@libero.it

 

 

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English Ethics Humanity Politics

Cluster Ban Treaty Approved

Cluster bomb ban treaty approved

More than 100 nations have reached an agreement on a treaty which would ban current designs of cluster bombs.

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AGW catastrophism Omniclimate Policy Science

Science a Side Issue in International Scientific Congress on Climate Change

Early birds at the University of Copenhagen, talking already about the International Scientific Congress on Climate Change scheduled for March 2009 (only 9 months to go…).

The Preliminary Programme is available and I cannot see anything to be optimistic about. First of all, the one all-science Parallel Session (#1: Exploring the Risks: Understanding Climate Change) shows little chance of understanding much apart from all that may go bad with climate change itself. Not a single topic on anything good that may come out of a warmer world, heaven forbid!!

Even more worrying, overall proper “Science” does not appear to be central to the conference. There are many topics that more properly fall under “Policy”, “Politics” and “Management”.

What are those doing in a meeting aiming “to provide a synthesis of existing and emerging scientific knowledge necessary“, is anybody’s guess: or a sign that too many AGW scientists really cannot extricate themselves from climate activism.

And that’s a way of debasing their own science.

 

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Ambiente Etica Italia Italiano Politica

Riassunto Inceneritori per i Lettori di Beppe Grillo (e Jacopo Fo e Stefano Montanari)

Breve riassunto della mia ricerca su inceneritori e salute umana, dopo la disinformazione diffusa da parte di Beppe Grillo, Jacopo Fo e Stefano Montanari (e La Repubblica).
Le mie conclusioni sono molto semplici:
  • il giornalista di Repubblica ha confuso il numero di casi in una ricerca francese con il numero di articoli sull’argomento 
  • lo stesso giornalista ha citato PubMed a sproposito. La ricerca dell’Istituto di Vigilanza Sanitaria francese(InVS) e’ stata pubblicata sul loro sito, e non e’ visibile al momento su PubMed 
  • Lo studio dell’InVS dice esplicitamente che i risultati NON PERMETTONO di stabilire la causalità del collegamento osservato l’esposizione alle emissioni di un inceneritore e l’incidenza di tumori; e che ”e’ importante sottolineare che visto che lo studio riguarda una situazione passata, i suoi risultati NON POSSONO essere applicati al contesto attuale” 
  • In ogni caso, l’epidemiologia dice che aumenti del 6% o anche del 20% sono troppo bassi per dimostrare alcunche’ 
  • Ritornando a PubMed, i lavori li’ presenti indicano chiaramente come sia molto aperto il dibattito intorno agli effetti degli inceneritori su tumori, malattie, mortalita’ 
  • E’ provato che l’esposizione alle diossine causi problemi, per esempio un deciso aumento dei casi di sarcoma 
  • Uno studio francese di cinque anni fa riporta un deciso aumento anche dei casi di Linfoma non-Hodgkin, ma solo nella zona piu’ vicina a un inceneritore. 
  • Una quantita’ di studi effettuati in varie parti del mondo, Italia, nel Regno Unito, a Taiwan, in Portogallo, in Spagna, in Slovacchia, negli Stati Uniti, riportano invece trascurabili o comunque poco chiari effetti sulla salute da parte degli inceneritori, specie quelli piu’ moderni 

Per quanto mi riguarda, la polemica sugli inceneritori, dal punto di vista scientifico, dovrebbe chiudersi oggi stesso. Chi non mi crede, si rilegga lo studio InVS. 

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AGW Omniclimate Policy

AGW Environmentalism Just a Moral and Fashion Statement

The Washington Post wakes up to the vacuity of so many anti-climate-change initiatives: “On Climate, Symbols Can Overshadow Substance – Lights-Out Event More Showy Than Practical” – by Shankar Vedantam

[…] the modern environmental movement […] has become a crusade that is partly moral statement and partly fashion statement. Earth Hour, Earth Day and the Miss Earth beauty pageant — “saving the planet, one pageant at a time” — generate lots of publicity, but they also tend to prompt people and companies to choose what looks good over what works.

[…] “Solar panels are popular because you can see you are doing something — and your neighbors can see it, too.”

[…] The behavior of individuals, companies and nations is largely determined by structural factors, not personal choices.

[…] When it comes to turning off lights, for example, Earth Hour would have produced far more energy savings — although no cool photos of darkened cities — if it had asked people to save energy during the late afternoon, rather than at 8 p.m.

 

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Ambiente Cambiamento Climatico Clima Conferenza Nazionale sui Cambiamenti Climatici Italiano Riscaldamento Globale Scienza

Convegno CNR a Roma: “Il Clima Urbano”

Ricevo e rimando:

L’Istituto sull’Inquinamento Atmosferico del CNR, attraverso importanti contributi dei principali esperti della materia,  intende contribuire alla discussione  sul cambiamento climatico d’origine antropica nei grandi centri urbani, (urban warming) che solo negli ultimi anni ha assunto entità tali da coinvolgere tutti noi in modo diretto, con impatti rilevanti anche sulla salute umana. Abbiamo quindi il piacere di INVITARLA all’’evento:

IL CLIMA URBANO: DIAGNOSI E PREVISIONE
Giovedì 12 giugno 2008, presso il CNR, P.le Aldo Moro, 7 , 00185 Roma.

Il programma e le indicazioni per l’iscrizione sono disponibili all’indirizzo http://www.iia.cnr.it/clima_urbano

La partecipazione è gratuita. Per esigenze organizzative, chiediamo la cortesia di inviare l’adesione quanto prima.

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Rifiuti: Beppe Grillo il Disinformatore (con Jacopo Fo, Stefano Montanari e La Repubblica)

(NOTA BENE: il blog qui sotto e’ dedicato solo ed esclusivamente a chiarire gli aspetti scientifici degli inceneritori riguardo la salute umana; ci sono ovviamente altre considerazioni da fare, riguardo incenerimento e “termovalorizzazione”, e magari me ne occupero’ in un altro momento)

Tuona e rituona contro gli inceneritori, Beppe Grillo si sta dimostrando un meschino disinformatore, dando oggi spazio a un non molto intelligente testo di Jacopo Fo che a sua volta cita un fuorviante, assolutamente errato articolo dal Venerdi’ di Repubblica, basato (ovviamente) su un clamoroso malinteso e un po’ di (mal)sana invenzione giornalistica. Il tutto fa pendant con il blog dello “scienziato” Stefano Montanari, che il 5 maggio scorso non ha esitato a far passare per “scientifiche” quelle che erano le considerazioni anti-inceneritori da parte di un gruppo di attivisti, invece delle molto piu’ pacate conclusioni dell’Istituto di Vigilanza Sanitaria francese.

E non basta: sembra che in Italia sugli inceneritori si stia ripetendo pari-pari un dibattito gia’ concluso negli Stati Uniti nel 1996, con la sconfitta da parte di coloro che sulla base di citazioni ad arte ed interpretazioni fantasiose dei dati scientifici, volevano demonizzare gli inceneritori stessi. 

Certo che se Grillo e’ il Profeta di tanti italiani (come dimostrato dalle decine di siti che riprendono le sue parole senza un minimo di pensiero critico, per non parlare dei tanti che si bevono tutto quanto scritto da Jacopo Fo, Montanari o La Repubblica) allora stiamo proprio freschi.

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Grillo ha pubblicato oggi un blog “Ultimatum agli inceneritori” ospitando uno scritto di Jacopo Fo “Repubblica Ammette: Gli Inceneritori Fanno Strage” che a sua volta cita un trafiletto comparso sul Venerdi’ di Repubblica “Quando la Salute Se Ne Va in Fumo (Tossico)” secondo il quale

Nelle popolazioni che vivono in prossimità di impianti di incenerimento dei rifiuti è stato riscontrato un aumento dei casi di cancro dal 6 al 20 per cento. Lo dice una ricerca, resa pubblica dall’istituto statale di sorveglianza sanitaria francese, l’ultima delle 435 ricerche consultabili presso la biblioteca scientifica internazionale Pub Med (www.ncbi.nim.nih.gov) che rilevano danni alla salute causati dai termovalorizzatori per le loro emissioni di diossina, prodotta dalla combustione della plastica insieme ad altri materiali.

Come ho gia’ scritto a proposito di quell’altro scienziato a cui manca sempre l’ultimo pezzo per completare un discorso logico (Stefano Montanari), un aumento dei casi del 20% non significa quasi niente. E non puo’ essere considerato come “prova scientifica” che gli inceneritori siano davvero causa di quei tumori (la “prova” e’ per aumenti dal 200% in su, cioe’ per rischi relativi da 3 in poi).

In tanti, comunque, visto che l’ha detto Grillo, hanno fatto il loro compitino di copiato, e riportato le parole del loro Messia ex-Comico come fossero oro colato. Io, per far finta di non sapere ne’ leggere ne’ scrivere, sono andato a cercare queste fantomatiche 435 ricerche su “Pub Med” (meglio nota come PubMed).

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E cosa ho trovato? Ho trovato che l’articolista di Repubblica ha citato PubMed a sproposito. I dati dell’aumento dei tumori dal 6% al 20% sono stati pubblicati dal francese InVS (l’Istituto di Vigilanza Sanitaria), ma non su PubMed. Notare le discussione e le conclusioni dell’InVS: non si puo’ incriminare un inquinante particolare; non si puo’ stabilire una causalita’ fra esposizione alle emissione dell’inceneritore e tumori; lo studio riguarda una situazione passata, non il presente; le riduzioni degli inquinanti nell’ultimo decennio fanno pensare che ci sara’ una diminuzione dei casi di tumore).

Perche’ allora la citazione da PubMed? Perche’ il giornalista di Repubblica ha anche letto male una ricerca francese, pubblicata su PubMed, che parla di 434 “incident cases” (“incidenti”, cioe’ “casi di tumore”) e non di 434 ricerche (435 inclusa l’ultima).

Int J Health Geogr. 2008 Jan 28;7:4.
Dioxin emissions from a municipal solid waste incinerator and risk of invasive breast cancer: a population-based case-control study with GIS-derived exposure.
Viel JF, Clément MC, Hägi M, Grandjean S, Challier B, Danzon A.

D’altronde PubMed indica chiaramente come sia molto aperto il dibattito intorno agli effetti degli inceneritori su tumori, malattie, mortalita’.

Su PubMed alla parola “incinerator” corrispondono 886 articoli; a “waste-to-energy” (“termovalorizzazione”) 37 articoli; e all’abbreviazione “wte” 45 articoli. In fondo a questo blog, una breve scelta, che qui sommarizzo:

(a) La disinformazione da parte di chi odia gli inceneritori per principio, era gia’ in auge negli USA (e denunciata per quello che e’) ben 12 anni fa

(b) E’ provato che l’esposizione alle diossine causi problemi, per esempio un deciso aumento dei casi di sarcoma

(c) Uno studio francese di cinque anni fa riporta un deciso aumento anche dei casi di Linfoma non-Hodgkin, ma solo nella zona piu’ vicina a un inceneritore

(d) Una quantita’ di studi effettuati in varie parti del mondo, Italia, nel Regno Unito, a Taiwan, in Portogallo, in Spagna, in Slovacchia, negli Stati Uniti, riportano trascurabili o comunque poco chiari effetti sulla salute da parte degli inceneritori, specie quelli piu’ moderni

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Se il signor Grillo fosse davvero interessato a informare i cittadini, se il signor Jacopo Fo avesse davvero a cuore la “verita'”, se su Repubblica (a parte l’Oca Sapiens) i giornalisti scrivessero ogni tanto qualcosa di serio invece dei soliti strafalcioni), e se il signor Montanari desiderasse davvero portare avanti un discorso serio invece di spacciare per scientifici i commenti da parte di un gruppo di attivisti, la polemica sugli inceneritori finirebbe oggi stesso. O forse, non sarebbe mai iniziata.

Se.

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SELEZIONE DI ARTICOLI DA PUBMED RIGUARDO INCENERITORI, DIOSSINE E SALUTE UMANA

Environ Health. 2007 Jul 16;6:19. 
Sarcoma risk and dioxin emissions from incinerators and industrial plants: a population-based case-control study (Italy).
Zambon P, Ricci P, Bovo E, Casula A, Gattolin M, Fiore AR, Chiosi F, Guzzinati S.
(Italia: l’esposizione alle diossine fa male, nel caso del sarcoma, con un aumento del rischio di 2.3)

Waste Manag. 2008;28(5):885-95. Epub 2007 Jul 3.
Health risk assessment of air emissions from a municipal solid waste incineration plant–a case study.
Cangialosi F, Intini G, Liberti L, Notarnicola M, Stellacci P.
(Inceneritore a Taranto: basso aumento del rischio individuale totale, molto piccolo aumento del rischio di cancro)

Int J Hyg Environ Health. 2007 May;210(3-4):455-9. Epub 2007 Mar 1.
Human exposure to heavy metals in the vicinity of Portuguese solid waste incinerators–Part 3: biomonitoring of Pb in blood of children under the age of 6 years.
Reis MF, Sampaio C, Brantes A, Aniceto P, Melim M, Cardoso L, Gabriel C, Simão F, Miguel JP.
(Portogallo: risultati non chiari sul rapporto fra incineratori e livelli di piombo nel sangue dei bambini)

J Public Health (Oxf). 2006 Sep;28(3):261-6. Epub 2006 Jul 25.
Waste incineration–how big is the health risk? A quantitative method to allow comparison with other health risks.
Roberts RJ, Chen M.
(Regno Unito: aumento del rischio di morte dovuto a inceneritore di 1 su 4 milioni per anno i.e. 4 volte meno del minimo “accettato” di 1 su un milione)

Epidemiol Prev. 2006 Jan-Feb;30(1 Suppl 1):5-95.
Comment in:
Epidemiol Prev. 2006 Jul-Oct;30(4-5):210-1; author reply 211-2.
[Report on health status of residents in areas with industrial, mining or military sites in Sardinia, Italy]Biggeri A, Lagazio C, Catelan D, Pirastu R, Casson F, Terracini B.
(Sardegna: analisi degli effetti dell’inquinamento in varie localita’. A Sarroch, dove c’e’ un inceneritore, aumento del rischio di malattia a 1.24 negli uomini. A Tempio Pausania, dove c’e’ un altro inceneritore, niente da segnalare)

Epidemiology. 2003 Jul;14(4):392-8.
Dioxin emissions from a solid waste incinerator and risk of non-Hodgkin lymphoma.
Floret N, Mauny F, Challier B, Arveux P, Cahn JY, Viel JF.
(Francia: aumento del 130% del lymphoma non-Hodgkin nelle aree piu’ vicine all’inceneritore, dove la concentrazione e’ piu’ alta. Nessun aumento nelle altre, anche in quelle immediatamente piu’ vicine. Lo studio e’ di cinque anni fa. Gli autori ne hanno recentemente pubblicato un altro, dove indicano come le camere di combustione piu’ vecchie siano state recentemente sostituite)

Environ Sci Technol. 2007 Oct 1;41(19):6847-53.
Comparative health risks of domestic waste combustion in urban and rural Slovakia.
Krajcovicová J, Eschenroeder AQ.
(Slovacchia: aumento morti dovute a inceneritore moderno, 1 su in un milione; riguardo il vecchio inceneritore: 7-370 su un milione)

Epidemiol Prev. 2001 Mar-Apr;25(2 Suppl):1-71.
[Meta-analysis of the Italian studies on short-term effects of air pollution]
Biggeri A, Bellini P, Terracini B; Italian MISA Group.
(Italia: aumenti fino al 5% del rischio di morte associato a vari inquinanti atmosferici)

Waste Manag Res. 2002 Jun;20(3):223-33.
Energy recovery from New York City municipal solid wastes.
Themelis NJ, Kim YH, Brady MH.
(New York: ambientalmente, e’ meglio bruciare che seppellire)

Med Pr. 2005;56(1):55-62.
[Health risk related to municipal waste incineration]
Starek A.
(Polonia: dati non univoci nell’indicare una relazione causa-effetto fra inceneritori e malattie)

J Air Waste Manag Assoc. 2001 Jul;51(7):1100-9.
Health effects of waste incineration: a review of epidemiologic studies.Hu SW, Shy CM.
(Taiwan: analisi di vari studi legati agli inceneritori non porta a risultati univoci)

Ann Ist Super Sanita. 2004;40(1):101-15.
Health effects of exposure to waste incinerator emissions:a review of epidemiological studies.
Franchini M, Rial M, Buiatti E, Bianchi F.
(Italia: analisi di vari studi riguardo gli inceneritori suggerisce che se ne facciano di nuovi)

Toxicol Ind Health. 1996 Mar-Apr;12(2):277-87.
Health effects from hazardous waste incineration facilities: five case studies.
Pleus RC, Kelly KE.
(USA: denunciano la disinformazione fatta da chi e’ convinto dei danni alla salute da parte degli inceneritori.)

Chemosphere. 2008 Feb;70(9):1588-95. Epub 2007 Oct
Dietary exposure to PCDD/PCDFs by individuals living near a hazardous waste incinerator in Catalonia, Spain: temporal trend.
Martí-Cid R, Bocio A, Domingo JL.
(Spagna: riportano addirittura una diminuzione delle diossine nel cibo dopo l’installazione di un inceneritore)

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AGW catastrophism Omniclimate Policy Skepticism

Gambling People's Lives to Fight Anthropogenic Global Warming

An insightful comment by Alex Cull to my blog “Is It Ethical To Hold a Biased, Negative View on Climate Change?” deserves to be replicated verbatim as its own blog:

As far as I am concerned, what it boils down to is this: there are people in the world who are suffering and dying, due to a number of causes. For instance, one known cause is contaminated drinking water. Governments and charities can spend money on things that can help this situation, e.g., better infrastructure, better hospitals, education for women, etc. Or they can spend this money on “tackling climate change”.

So: they have a choice, either to devote this money to improving the situation directly (let’s say, connecting an actual village somewhere in Asia to a sewer system) or spending it on attempting to reduce carbon dioxide levels in the atmosphere, in the hope that this will address the problem sometime in the future.

In my opinion, the second option would be far less effective than the first. For argument’s sake, let’s assume that an NGO has 6,000 USD allocated to reducing suffering and death caused by contaminated water. These 6,000 Dollars can pay for water storage tanks in Uttar Pradesh, or they can go towards “tackling climate change”, perhaps to plant a grove of trees in Indonesia.

I think that ultimately, the second option is no different to gambling. It is like someone walking into a casino with 6,000 Dollars and placing it all on one spin of the roulette wheel. This person would have decided: “I can enjoy the benefits of this money now, or I can gamble, on the chance that my winnings (if I win) will create far more benefits than I would have gained, had I not gambled.” I think my hypothetical NGO might be making a similar choice, basing their decision on several criteria, which if true would correspond to the win at roulette. If one or more of these are untrue, however (as I suspect is the case!), this would correspond to losing the gamble. They would win the gamble only:

1- If we are still in a period of global warming and there is a continuing upward trend in average global temperatures AND
2- If this warming is mainly the result of increased levels of carbon dioxide in the atmosphere AND
3- If this warming trend will be responsible for more suffering and death caused by contaminated drinking water than is occurring now AND
4- If man-made carbon dioxide is a significant factor in the total level of carbon dioxide in the atmosphere AND
5- If it is possible to reduce levels of man-made carbon dioxide without damaging the economy to a level where we have even more suffering and death caused by contaminated drinking water (which would be defeating the object) AND
6- If reducing man-made carbon dioxide will reduce atmospheric levels of atmospheric carbon dioxide generally AND
7- If reducing atmospheric carbon dioxide will halt or reverse the warming trend AND
8- If money spent on planting that grove of trees in Indonesia will have an appreciable effect on atmospheric levels of atmospheric carbon dioxide.

Well, I’m not a scientist, economist or mathematician, and it’s possible that my reasoning is at fault, or too simplistic. But if I was in a position to make this kind of choice, I wouldn’t want to gamble. I’d probably want to spend the money addressing a measurable problem affecting actual people now, i.e. I would want to install those water storage tanks in Uttar Pradesh.

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America English Politics USA USA 2008

Straw Men vs. Obama

(UPDATE: a shortened version of the text below has been published in the Letters section of the International Herald Tribune, May 25, 2008)

Truly there must be something powerful in Barack Obama’s message for the US Presidential Campaign of 2008, if critics are so busy setting up flawed arguments about his heritage, or foreign policy ideas.

First we had Luttwak’s improbable stint as a Shari’a scholar, somehow “demonstrating” that Obama’s Muslim father would be a liability… in the Muslim world. And now, how do N Thrall and J J Wilkins criticize Obama’s suggestion that, in foreign policy, talks are better than wars-by-proxy?

Why, they try to make a rather esoteric analogy with a Kennedy-Khrushchev summit of 47 years ago (“Kennedy talked, Khrushchev triumphed“, IHT, May 23).

Never mind that Obama has never suggested starting off by meeting face-to-face with the Presidents of Iran or Hamas, for example; that the world is vastly different from 1961’s; and that as anybody living in the real world knows very well already, the Administration of President George W Bush has engaged in talks with “America’s enemies” such as Lybia and North Korea.

And rightly so! Well, if Messrs Thrall and Wilkins are so convinced that the mere act of talking brings huge risks of being considered “too weak”, perhaps they should suggest closing off much of the State Department.

A flawed argument is also known as a “straw man”. Well, I for one think there have been enough of those scarecrows set up, especially against Obama. Please, can we have now some serious political discussion instead?

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AGW catastrophism Omniclimate Policy Science

Is It Ethical To Hold a Biased, Negative View on Climate Change?

There are at least two key omissions in John Broome’s “The Ethics of Climate Change” (Scientific American, June 2006). One is about the uncertainties of predicting the future. The other concerns the unethical stance of considering Climate Change as purely a collection of negatives.

(1) There are many things we do not know about future climate. The IPCC itself is not in the business of predicting anything, rather of working on projections of where the global climate may be heading to, for those variable that we can compute. There are other variables involved, that are not captured by climate models (for example, of course volcanoes cannot be foretold). In other words, there is no way to know what the climate of 2058 or 2108 will actually be.

There is no trace of such uncertainty in Broome’s discourse. I would go as far as to say, Prof. Broome completely disregards the concept of risk management.

And so we are told at some point that we should take a “temporally impartial” stance, that is the death of a child today is as important as the death of a child in 100 years’ time (Broome rather unethically recommends to read his books to find out why).

But a child dying today is a certainty, whilst little can be said about children decades in the future: their very lives, and their deaths are a matter of probabilities. And surely the longer we try to see in the future, the fewer the chances of getting those probabilities right.

A Victorian scientist would have had no idea of how many children would survive today into adulthood. To claim that we are better today at seeing the XXII century is truly preposterous.

(2) As many sad articles about Climate Change, Broome’s is a collection of negatives.

Now, does one have to be a philosopher to understand that, as in almost everything else, in climate matters too there are positives and negatives whatever happens? Because the alternative would be, to consider a cooling world as a collection of positives…

We are told for example of how many deaths and disasters will Climate Change bring. Is Prof Broome aware of the fact that heat waves kill the already-dying, whilst cold waves simply kill? Death rates get below average at the end of a heat wave: they only get back to normal at the end of a cold wave.

Where are the people whose lives will be saved by an increase in global temperature? Certainly nowhere to be seen or taken care of in Broome’s article. And why not? Are some deaths more equal than others?

WIll people matter if they die because of heat, and matter less or not at all if they die because of cold?

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Until such huge reasoning and moral gaps are not filled up properly, I will say thank you, but no thank you, I don’t need your ethical lessons, Prof. Broome.

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English Politics USA USA 2008

Republican Alert: Major Presidential Speeches Warning

The Economist quotes outgoing Republican congressman Tom Davis:

When Bush tries to articulate a vision, he will butcher the Gettysburg Address. Obama, he will make an A&P grocery list sing.

Obama has already managed to star in a “presidential speech” in Philadelphia, when challenged about race. The risk for McCain is to inspire more exceptional performances, eg about women (after attacks on Michelle Obama) and white working-class poverty (if remarks of Obama being too sophisticated for his own good keep coming).

Yet more signs that this is going to be a sedate campaign, with two candidates simply too nice to each other to inspire any enthusiasm…

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Beppe Grillo Italia Italiano Politica

Cari Grillo e Travaglio, Informare Non Basta

Tanto entusiasmo fra Grillini e Travagliati (e non solo) riguardo la trasparenza dell’informazione, la quale permetterebbe ai “cittadini [di] formarsi una loro opinione e decidere con la loro testa“. Ad esempio sugli inceneritori.

Naturalmente non sono in disaccordo: diciamo magari che non mi faccio incantare. Perche’ informare non basta: altrimenti con internet e Google, saremmo tutti candidati Premi Nobel.

Come disse Thomas B Macaulay, “la mezza conoscenza e’ peggiore dell’ignoranza“.

Appoggiarsi solo sull’informazione, infatti, fa correre il rischio di dipendere completamente da chi distribuisce tale informazione: incluse, per esempio, le mezze verita’ di un Travaglio che dice che Castelli e’ stato condannato a risarcire 98mila euro dalla Corte dei Conti, che ha davvero chiesto quei soldi: ma il procedimento giudiziario e’ solo agli inizi, e l’ex-Ministro della GIustizia ha bene il diritto di contestare quella richiesta.

Cio’ che manca, quando si fa informazione, e’ l’educazione: la quale dovrebbe in primo luogo essere l’educazione di se stessi, perche’ senza gli strumenti necessari si possono prendere grandi abbagli o, appunto, si rischia di essere tirati per il naso da questo o quel manipolatore di popoli.

Altro che “decidere con la propria testa”…

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L’esempio dell’epidemiologia l’ho gia’ fatto: quando un Montanari o un Grillo si dicono allarmati per un aumento del 16% di questa o quella malattia nei pressi di un inceneritore (=informazione), e’ evidente che per mancanza di tempo o voglia o peggio non si rendono conto che anche un aumento del 100% potrebbe al massimo essere caratterizzato come un “debole collegamento” (=educazione).

Un altro esempio riguarda la circolazione stradale: si possono fare molti sforzi per riempire i centri abitati di cartelli che indichino il divieto di procedere a piu’ di 50km/h (=informazione). Ma quanti sanno che quel limite e’ stato scelto perche’, ad andare solo leggermente piu’ veloci, il numero di morti fra i pedoni aumenta a dismisura (=educazione)?

E che dire del monossido di di-idrogeno, mortale alla respirazione, distruttore della superficie terrestre e fondamentale nella formazione delle piogge acide (=informazione)? Peccato che si tratti della comunissima acqua (H2O) (=educazione).

Altri esempi di “seminformazione” su questa pagina.

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E’ questa, forse, la grande tragedia di Internet: la capacita’ di seppellire i suoi navigatori di informazione, spesso pero’ senza alcuna possibilita’ di convertire tutto cio’ in quella comprensione necessaria affinche’ i “cittadini [possano] formarsi una loro opinione e decidere con la loro testa“.

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Economia Italia Italiano Politica

Positiva Moderazione sul “Mutuo Tremonti”

Il Consiglio dei Ministri parte gagliardo a Napoli e Tremonti annuncia la possibilita’ di “ristrutturare” il mutuo tornando ai tassi del 2006, che diventano fissi. Un’idea perlomeno innovativa e che molti potranno trovare allettante, visto che la rata mensile puo’ abbassarsi decisamente.

Anche se non sono un consulente finanziario, e queste mie riflessioni non vanno assolutamente prese come consigli o suggerimenti d’investimento, penso a voce alta e dico che i soldi gratis non esistono, e se la Banche con una mano danno, con l’altra naturalmente prendono.

Chi optasse per la ristrutturazione, infatti, praticamente passerebbe da un mutuo fisso a tasso variabile a un mutuo variabile a tasso fisso.

Alla scadenza infatti se e’ vero che la Banca potrebbe restituire dei soldi (nel caso i tassi di interesse siano stati inferiori al tasso fisso del 2006), e’ anche vero che il mutuo stesso potrebbe essere esteso anche per anni e anni (nel caso i tassi di interesse rimangano alti rispetto a quelli del 2006).

Insomma chi avesse 50 anni oggi con un mutuo fino al 2018, potrebbe ritrovarsi a doverlo pagare fino al 2020 o 2025, quindi abbondantemente dopo essere andato in pensione.

Prima di ristrutturare quindi bisognerebbe valutare quali siano i rischi possibili di “sforamento” della scadenza. Per il cinquantenne sopra menzionato, per esempio, sara’ la pensione sufficiente al pagamento delle rate?

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Il “Mutuo Tremonti” e’ una soluzione al problema del “flusso di cassa” degli italiani. E’ particolarmente vantaggioso per salariati e pensionati, i quali si troveranno piu’ soldi in tasca potendo far affidamento su un pagamento mensile fisso del mutuo, almeno momentaneamente “protetti” dagli inopinati aumenti dei tassi da parte dell’odiosa Banca Centrale Europea.

E’ anche una soluzione preventiva che dovrebbe allontanare il pericolo che decine di migliaia di famiglie si trovino da un momento all’altro a dover scegliere fra il pagamento del mutuo, e il mangiare dignitosamente.

Speriamo pero’ che qualcuno chieda all’associazione bancaria ABI (la quale, per essere d’accordo con un sistema del genere, deve avere pochissima fiducia nelle capacita’ di pagamento dell’italiano medio, nel caso i tassi continuino a salire), la garanzia che a ogni “ristrutturante” verranno spiegati in dettaglio tutti i rischi cui va incontro.

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Humor Omniclimate Science

GLOBAL WARMING: IT'S ALL MY FAULT!!!

TierneyLab mentions a Lancet study according to which “obesity promotes global warming”.

Oops!! I should have done that diet last year!!!

Hopefully though, the paunch police won’t throw me in jail any time soon (you know, we Large People are usually easy to catch…)

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Italiano Scienza

Guida Brevissima alla Epidemiologia

In campo epidemiologico, la “certezza” non si ha al di sotto di un rischio relativo pari a 3 (vale a dire, il 200% in piu’ o in meno del normale).

In altri termini, quando si sente dire per esempio che “e’ stato accertato che bere moderatamente il vino diminuisce l’incidenza delle malattie coronariche dell’XYZ%”, tale affermazione ha tanto meno valore quanto piu’ XYZ% e’ inferiore a 200%.

E’ per questo che si puo’ dire che il fumo di sigaretta CAUSA i tumori al polmone (rischio relativo circa 40, vale a dire, circa il 4000% in piu’ del normale) mentre per gli inceneritori e’ tutto ancora molto oscuro (aumenti dell’incidenza di alcune malattie del 16%, cioe’ un rischio relativo di 1.16).

E’ anche per questo che la commissione del governo britannico sulla cannabis, avendo scoperto un aumento a tutta prima impressionante, del 100% (rischio relativo: 2) del rischio di problemi psichiatrici fra i consumatori abituali di quella droga, ha solo potuto dire che “c’e’ un debole collegamento fra consumo e malattia”

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AGW catastrophism Omniclimate Policy Science Skepticism

AGW: Straight Answers

(thanks to GH for providing the questions)

(1) Is there a consensus among climatologists that AGW is real?

Yes, mainstream climatologists of today believe in AGW

(2) If real, AGW poses a serious threat – drought, rising sea level, severe weather and more. Yes or No.

Yes. If.

(3) Beyond broad incremental change there is a risk of significant, catastropic and irreversible change. Yes, or No, and if No, who are you to be so sure?

There is a risk of everything. An asteroid may come our way lost in the glare of the Sun, bringing a catastrophic change orders of magnitude worse than the direst AGW prediction. The issue is about evaluating those risks. And that is a political decision at the end of the day, because such evaluation includes non-quantifiable factors

(4) Remedial action is easier the sooner it is undertaken. Yes or what the bleep are you thinking?

Yes, remedial action is better taken asap. On the other hand, the wrong remedial action more often than not cause makes the situation worse. If you have pain at the level of the heart, a painkiller will be “remedial action” but…

(5) There has been a systematic campaign to discredit AFW by commercial interests, Yes or No.

Yes, but nothing in comparison to the far bigger systematic campaign to shove AGW down everybody’s throat, by commercial and political interests. We are talking a few million dollars against hundreds and hundreds million dollars.

(6) US political support for action has been a much lower percentage of lawmakers than of qualified climatologists, Yes or read the newspapers.

US political support for action has been a much lower percentage of lawmakers (and professional weathermen) than of qualified climatologists

(7) The discrepancy between political support for action and scientific concerns is due largely to BAU interests, Yes or No.

No. The discrepancy between political support for action and scientific concerns is due largely to the inability to bring the AGW credo to the masses

(8 ) Politicians seeking to do harmful things for profit of special interests, will seek shelter under any contrary opinion they can find, no matter how well or poorly founded it is, Yes or No.

No. Politicians seeking to do harmful things for profit of special interests, will masquerade their actions as perfectly aligned with current scientific consensus (corn-based ethanol where are thou)

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English Olympics

Pistorius: Everything’s Good

I will try to explain in detail why I do not agree with those who reacted negatively to the news that Pistorius will be given the opportunity to attempt qualifying for the Olympics.

And no, I will not use emotional arguments.

There are several objections I have heard, and none of them stands up to scrutiny. Some say that the artificial legs give Pistorius an unfair advantage: well, then it’s not a matter of preventing him to compete, rather to help hilm design legs without unfair advantages.

Others declare their opposition to the use of any “non-natural equipment” at the Olympics: shall we then also prohibit hi-tech swimming gear, and super-special running shoes? Or at least make sure everybody uses the same gear, and the same shoes.

In truth, there already is a “mechanical device” that allows people with disabilities to compete with all others: that is, glasses. I am extremely short-sighted myself: I would be almost blind, if I had not the good fortune of being born in an age where the right type of correcting lenses are available.

Unfortunately many others, for example those forced to move on wheelchairs, have no such luck (yet).

Now, is there anybody willing to say that short-sighted people ought not to compete for example in archery, as glasses could provide unfair advantages compared to “normal people”? After all, the ability to focus at large distances is very important in some sports and it can happen (as it happened to me) that glasses or contact lenses correct vision to 11/10.

Years ago, by the way, a female archers has been allowed to compete from a wheelchair…

What’s’ so different, in the Pistorius case? The fact that glasses are known and accepted by all, even in everyday life, while artificial legs are good at the moment only for running, look “alien” to most and therefore raise a certain fear of the “new and different”.

But in that case the problem is not with Pistorius, rather with those who are still not accepting the possibility that even if “running” means “on two legs”, still doesn’t necessarily mean “the same legs you were born with”.

Others still worry that the Pistorius will set a precedent, and the IOC has opened a dangerous door unto the unknown. Such “precautionary principle” is very dangerous in general (none should use bathrooms at home, for example, since that’s where most of the accidents happen), and in this particular case, too simplistic.

What will happen, in fact, after the decision favourable to Pistorius? Other amputees will try to follow, and the IOC and the International Athletics Federation will finally define the standards necessary for the approval of an artificial leg.

Therefore, scientific and technological research will focus on creating artificial legs more and more similar to natural ones, which in all likelihood will translate into better models intended for use also in everyday life.

And so even putting aside the emotional considerations around the Pistorius case, it is time to loudly cheer for Pistorius: just as years ago for Bosman, who courageously and tenaciously demolished an entire slave system, I mean the European market for football players.

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Italiano Olimpiadi

Pistorius: Le Conseguenze (Positive)

Provero’ a spiegare perche’ non sono d’accordo con coloro che vedono negativamente l’autorizzazione data a Pistorius a provare a qualificarsi per le Olimpiadi. E non usero’ argomenti di carattere emotivo.

Bisogna prima di tutto chiarire quali siano le obiezioni. C’e’ chi dice che le gambe artificiali di Pistorius portino dei vantaggi sleali: benissimo, allora non gli si impedisca e basta di gareggiare, ma lo si aiuti a progettare delle gambe artificiali senza quei vantaggi sleali.

Altri sono contrari all’uso di equipaggiamento non-naturale alle Olimpiadi: ma allora, che si vietino anche i costumi da bagno hi-tech nelle gare di nuoto, e le scarpette super-specializzate in tutta l’atletica. O quantomeno, si imponga a tutti l’uso di un solo tipo di costume, e di un solo tipo di scarpe.

Esiste gia’, in realta’, un ausilio “meccanico” che permette a persone portatrici di handicap di gareggiare con tutti gli altri: si tratta degli occhiali. Chi scrive e’ estremamente miope: sarei praticamente privo se non dei rudimenti della vista, se non avessi la fortuna di essere nato in un’epoca in cui sono gia’ disponibili lenti capaci di correggere completamente questo mio difetto fisico. Purtroppo molti altri, per esempio costretti su sedie a rotelle, non hanno (ancora) questa fortuna.

Ora, c’e’ qualcuno disposto a dire che i miopi non debbano gareggiare per esempio nel tiro con l’arco, visto che indossano occhiali che potrebbero fornire vantaggi sleali rispetto ai “normodotati”? Dopotutto, la capacita’ di mettere a fuoco a distanze ragguardevoli e’ importantissima, in certi sport: e puo’ capitare (come a me e’ capitato) che gli occhiali o le lenti a contatto correggano la vista a 11/10.

Anni fa, fra l’altro, un’arciere pote’ gareggiare da una sedia a rotelle…

Cosa c’e’ di diverso, nel caso di Pistorius? C’e’ che gli occhiali sono noti e accettati da tutti, anche nella vita di tutti i giorni, mentre per sfortuna le gambe artificiali sono buone al momento solo per la corsa, risultano “estranee” ai piu’ e quindi suscitano una certa “paura del nuovo e del diverso”.

Ma allora il problema non e’ di Pistorius, ma di chi non ha ancora accettato la possibilita’ che se per correre ci vogliono due gambe, non per forza quelle gambe devono essere le stesse presenti alla nascita.

Alcuni dicono di essere preoccupati che il caso-Pistorius diventi un precedente, e che il CIO abbia aperto una porta che non si sa a cosa potra’ portare. Questo “principio della precauzione” e’ pero’ sia in generale molto pericoloso (non bisognerebbe andare in bagno in casa, per esempio, visto che e’ il luogo dove accadono la maggior parte degli incidenti); sia nel caso particolare troppo riduttivo.

Cosa succedera’ infatti, adesso che Pistorius ha acquisito il diritto di provare a qualificarsi per le Olimpiadi? Succedera’ che altri amputati proveranno a fare lo stesso, e il CIO e la Federazione Internazionale di Atletica saranno finalmente costretti a definire gli standard necessari perche’ una protesi sia “omologata”, e quindi “accettata” (nella sentenza di Losanna, si fa accenno proprio all’assenza di alcuna regolamentazione in proposito).

E quindi la ricerca scientifica e tecnologica portera’ a protesi da gara sempre piu’ sofisticate e simili alle gambe naturali, che in tutta probabilita’ si tradurranno in modelli migliori, destinati all’uso nella vita quotidiana.

Al di la’ di tutte le considerazioni emotive intorno alla partecipazione di portatori di handicap agli stessi eventi sportivi che i “normodotati”. permettiamoci dunque di dire “viva Pistorius!”, come anni fa si disse “viva Bosman!” per il coraggioso e tenace calciatore il cui caso cambio’ tutto il sistema dello schiavismo, volevo dire della compravendita dei calciatori nell’Unione Europea

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English Israeli / Palestinian Politics

Israel at 60: Celebrate or What?

Among all the postmodernist rubbish, there may be one good idea: “what we say about any given subject is always constructed, and there are only partial truths“. All the more so about Israel and the whole Palestine, where if there is one thing that never changes, is the conviction of people on both sides to be speakers of the whole truth, completely disregarding the others’ arguments: and thereby guaranteeing there will be no progress whatsoever.

I have my own ideas on what should be done and by whom. But there is little point in arguing who’s wrong and who’s right. Personally, I believe they are right those (where they come from) whose actions bring less suffering, less deaths, and less instability.

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Cultura Italiano Meteorologia Metereologia Scienza

Ancora sulle Scie Chimiche

Si riparla di “scie chimiche” (qui il mio blog “Scie Chimiche? Splendide Nuvole“), questa volta sul blog dell’astronomo Gianni Comoretto: “Scie Chimiche” (sulle troppe affermazioni, e sullo scarso desiderio di fornire prove tangibili da parte di chi crede che esista una cospirazione internazionale per spargere veleni per tutta l’atmosfera); “Scie Chimiche 2” (con varie risposte per entrare nei dettagli, ed alcune osservazioni molto semplici e molto chiare); e infine “Complotti” (visto che chi crede nelle “scie chimiche” finisce sempre con il parlare, appunto, di cospirazioni internazionali).

Pletora di commenti, e pletora di insulti contro Comoretto, ovviamente…

Come superare l’impasse? Innanzitutto, chi crede nelle “scie chimiche” dovrebbe mettere bene in chiaro quali “prove” e “condizioni” gli farebbero cambiare idea. Se tali prove e condizioni non esistono, allora e’ inutile discutere.

Naturalmente occorre qualcosa del genere anche da parte di chi non crede. Io comincerei con il richiedere prove documentate di “scie” da aereoplani in giorni in cui l’atmosfera non e’ nelle condizioni adatte perche’ tali scie vengano prodotte naturalmente ad esempio come suggerisce qui sotto Comoretto:

un campionamento di una scia. Non e’ cosi’ difficile: i sostenitori del complotto dicono che le scie vengono rilasciate a meno di 2000 metri di quota, durano ore, e sono formate da sostanze chimiche non naturali (sicuramente non vapore al 99%). Noleggiare un aereo da turismo, in grado di raggiungere quelle scie e raccoglierle è perfettamente fattibile, e non troppo costoso. Lo stesso volo dimostrerebbe senza dubbi che la scia è alla quota suddetta, e non molto più in alto.

Sarebbe quantomeno un buon inizio davvero un bel colpo contro gli “scettici”…

ps All’argomento dedichera’ una serata il CICAP Lombardo, il prossimo 24 maggio, alle 17, a Milano

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China English

Don’t Stop Digging

After an earthquake, and after the quake (or perhaps, the quakes) in China this month, talks of ”too much time has passed for anybody to be still alive” chillingly keep coming back.

It is actually known since the Messina earthquake of 1908 if not longer, that humans can survive well beyond what we can imagine. Hope should never die, or at least for three weeks. Certainly not after just a handful of days.

Dig, dig, dig: nothing else makes sense, right now.

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Ambiente Cambiamento Climatico Catastrofismo Italiano Scienza

Un Malinteso chiamato RealClimate

Quale Scienza per il Clima?
Siamo sicuri che i climatologi che parlano di riscaldamento globale di origine antropogenica (in acronimo dall’inglese, AGW) e chi ne e’ invece scettico da un punto di vista scientifico, stiano parlando del medesimo argomento?

La pensavo così, ma adesso non ne sono piu’ sicuro….

Questa e’ la mia impressione, avendo seguito il dibattito sull’AGW per gli ultimi cinque anni ultimi, e considerando anche il recentissimo blog sulle “Farfalle” su “Real Climate” (RC), il sito considerato da alcuni una specie di Vate da mai dubitare:

  • Gli scienziati che si occupano di clima e sono convinti dell’AGW stanno facendo quello che possono, ma dopo aver molto limitato il loro campo di ricerca, a partire dalla scelta di occuparsi pressocche’ esclusivamente di modelli del clima al calcolatore
  • Io, ed altri “colleghi scettici” con una preparazione scientifica, ci riferiamo invece e semplicemente alle ampie e inesplorate regioni della conoscenza fuori dalla comprensione e dall’abilità di calcolo del modellista climatico medio.

Per fare un’analogia: immaginiamo se i paleontologi avessero deciso di concentrarsi sui crani degli ominidi della Rift Valley in Kenya, disdegnando (in altri termini, trattando come “rumore “) tutto il contesto dei ritrovamenti, comprese altre ossa umane, resti di animali, la geografia locale (ed il clima). Ed ignorando deliberatamente ogni altro ritrovamento riguardante gli ominidi, altrove nel mondo.

La loro sarebbe ancora “scienza”, ma anche una ricerca cosi’ focalizzata da risultare abbastanza improbabile che possa aggiungere molto alla conoscenza e alla comprensione di alcunche’, a parte se stessa.

Incomprensioni
Se un così colossale malinteso è effettivamente in atto, sarebbe una spiegazione plausibile dello straordinario… clima di conflitto che attanaglia al momento la climatologia (e sto deliberatamente evitando di parlare di politica). Da un lato, si considera lo scetticismo come uno scandalo disonesto che dovrebbe essere schiacciato e cancellato una volta per tutte dall’esistenza; dall’altro lato, si vuole buttare via anni e gli anni di ricerca come sciocchezze praticamente irrilevanti scritte da bugiardi incompetenti.

Nessuna meraviglia quindi se i due lati non possono sopportarsi… come potrebbero andar d’accordo due giudici ad un concorso per cani, se uno di loro fosse soltanto interessato nella (ed avesse sviluppato un’intera teoria della bellezza canina riguardo alla) forma della coda?

Storia Breve della Climatologia
La storia di come la climatologia contemporanea e’ diventata quella che e’ puo’ chiarire molte cose.

Inizialmente, esperimenti di laboratorio hanno dato alcune indicazioni su come i gas costituenti dell’atmosfera potessero interagire tra loro e con la radiazione solare. Notevole fra quelli, lo studio sull’effetto serra dell’anidride carbonica (CO2) condotto da Arrhenius nel 1896.

Ma il mondo reale della meteorologia (clima compreso) è molto più complesso della regolazione del laboratorio. Per esempio, ampi scambi di energia si manifestano nella grande circolazione atmosferica “a celle”, nella termodinamica degli oceanici e in interi cicli con forte influenza climatica, attualmente conosciuti come l’Oscillazione Decennale nel Pacifico (PDO), l’Oscillazione nell’Atlantico del Nord (NAO), gli ormai famosi el Nino/la Nina, ecc ecc.

Non potendo replicare tutto cio’ in condizioni controllate in laboratorio, i climatologi hanno optato per modelli dell’atmosfera fatti al calcolatore. Ciò e’ stato possibile naturalmente soltanto dopo che una minima capacita’ di calcolo è divenuta disponibile.

I calcolatori naturalmente capiscono soltanto i numeri, e formule sotto forma di serie di istruzioni. Per ottenere quelli e quelle, è stato fatto un presupposto molto importante: in un metodo curiosamente rievocativo della scienza dell’aeronautica, il clima è stato considerato come la risposta dell’atmosfera alle “forzanti”, cioè a componenti distinguibili l’una dall’altra e che “spingono” l’atmosfera ciascuna in una direzione.

Il “clima” è allora l’effetto generale risultante dall’azione di ciascuna forzante, mediato per un certo periodo di tempo.

In quel contesto, le “forzanti” erano strumenti puramente operativi, “digitazionali” usati per avere una base per calcolare il clima. Per definizione, infatti, le forzanti non possono essere misurate: tutte le osservazioni dell’atmosfera reale (ovviamente!) comprendono il loro effetto cumulativo, da cui e’ impossibile discernere quello individuale.

Se le “forzanti” usate esistano davvero o no, è quindi irrilevante. Possiamo sceglierle plausibili dal punto di vista fisico, o implausibili: per quello che valgono, potrebbero essere sostituite dall’analisi di Fourier, o dalla Principal Component Analysis, o da qualunque strumento tecnico che possa trasformare un insieme di segnali (e di formule) in numeri (e procedure) che un calcolatore possa capire.

Tuttavia, il fascino della semplicita’ del concetto di forzante, unito al costante aumento nella potenza di calcolo disponibile, ha causato un importante quanto fuorviante spostamento dell’attenzione, dal clima (osservabile) alle forzanti appunto (individualmente inosservabili). In una prima dicotomia con il mondo reale, invece che usare le forzanti per investigare lo sviluppo (possibile) del clima reale, sono stati usati i modelli come strumenti per lo studio dell’effetto (possibile) di ciascuna forzante sul virtualissimo clima dei modelli stessi.

Questo cambiamento è meno sottile di quanto possa apparire. Significa gettare la spugna e rinunciare a provare di capire l’atmosfera reale, preferendole il concentrarsi su prestabiliti, gia’ conosciuti effetti di cause gia’ conosciute anch’esse. I modelli infatti sono ben lontani dall’essere indipendenti dalle forzanti: anzi, sono creati in base a quelle. L’effetto di una forzante è già scritto nella programmazione del modello che dovrebbe servire a investigarla, e quindi i risultati del modello non potranno mostrare che quell’effetto al lavoro.

Anche se i risultati potrebbero variare per esempio cambiando la rappresentazione orografica in un modello, non potra’ mai accadere che quel modello si metta a funzionare in maniera contraria a quello che e’ per ipotesi il suo comportamento. Per esempio se la forzante-CO2 dice che a un aumento della concentrazione, aumentera’ la temperatura, nessun modello basato su quella forzante indichera’ diminuzioni della temperatura stessa, all’aumentare della concentrazione di CO2.

Un’altra analogia: se scrivo un programma al computer che aumenti un contatore di “uno” ogni volta che un oggetto bianco attraversa il campo visivo di una webcam, non accadra’ mai che il mio programma conti verso numeri negativi, perche’ non e’ stato programmato per sottrarre.

Il fatto che il contatore aumenti nel tempo non dice niente circa la densita’ di oggetti bianchi nel mondo reale. Mostra solo… come funziona il contatore.

Parametri, Troppi Parametri
Che cosa rimane da fare quando tutti quello che si ha, sono modelli utili soltanto per studiare quale potrebbe essere l’effetto di una o piu’ forzanti? Si puo’ solo “giocare” con i parametri, modificandoli in maniera da “essere compatibili” con le osservazioni e “la plausibilità”. Questo si vede benissimo nell’articolo di Hansen ed altri (2007), “Simulazioni di clima per il periodo 1880-2003 con il modello GISS ModelE”, letteralmente infestato di innumerevoli valori “stimati”, sei dei quali in maniera esplicitamente “soggettiva” (in altre parole, poco piu’ che tirando a indovinare) e pur tuttavia ritenuti degni di essere pubblicati in un articolo scientifico “peer-reviewed”.

Si noti che il confronto con il mondo reale è tutto sommato una questione marginale, in quell’articolo. Si parla di “osservazioni” (medie lungo 25 anni o piu’) ma solo perche’ ritenute utili per valutare le probabili grandezze dei parametri usati nei modelli, e quindi la possibile rilevanza relativa di ciascuna forzante.

Agli autori praticamente non interessa tutto cio’ che non e’ finalizzato a quella specifica valutazione: perche’ in una seconda dicotomia con il mondo reale, in una tale visione del mondo tutto cio’ che non sia incluso nella modellistica è “rumore”, in altre parole “trascurabile”.

Nel “mainstream” della scienza contemporanea del clima, non c’è nessun tentativo di “tornare in laboratorio”, tutta basata sulle forzanti, neanche per esempio per rianalizzare e imparare qualcosa di nuovo da osservazioni inattese: perché queste ultime sono “rumore” (a volte denominato “tempo metereologico”) e quindi sono, anzi vanno ignorate. E non c’è nessuno sforzo significativo per misurare se qualcosa non stia andando per il verso giusto: per esempio, i confronti fra i risultati dei modelli e le osservazioni sono semplicemente visivi, non numerici.

Quel che c’e’ di buono in tutto questo è che rimangono aree enormi di ricerca in campo climatico, lasciate intonsi per le generazioni future. Il lato negativo invece è che i modelli climatici, al momento, sono come scavati nella pietra, inamovibili, qualunque sia il clima reale là fuori.

Quali previsioni dai modelli climatici?
Scettici e non-scettici sembrano andare d’accordo sul fatto che i modelli non possano fare previsioni (previsioni cioè che possano essere falsificate, o confermate, tramite osservazioni) per periodi più brevi di circa 25 anni a partire dalla data del calcolo.

Infatti, RealClimate sembra indicare un quarto di secolo, più o meno, come il periodo di tempo minimo necessario a ottenere le necessarie “medie” che possano essere chiamate “clima” piuttosto che “tempo metereologico”. In realta’ si tratta di un secondo esempio di come i climatologi AGW abbiano severamente limitato il loro campo d’azione: come tutto cio’ che non possa essere modellato dalle forzanti è indicato come “rumore”, così tutto cio’ che si annulli sulle scale venticinquennali è, anch’esso, “rumore”.

Abbiamo insomma cominciato con la “scienza del clima” ma poi ci siamo incastrati nel “fare medie multi-decennali per valutare i parametri da utilizzare nella stima dell’effetto delle forzanti”.

Si puo’ falsificare (o dimostrare) i modelli basati sulle forzanti?
No. Cosi’ come stanno le cose, e’ assolutamente impossibile. Bisognerebbe aspettare venticinque anni, per poi verificare questo o quell’altro modello, e tutti quelli, all’epoca, saranno drammaticamente obsoleti. E basteranno un paio di eruzioni vulcaniche per annullare ogni previsione.

Insomma, senza modo per falsificarli, direbbe l’epistemiologo Karl Popper, i modelli proprio non sembrano poter essere scienza.

Alcuni di coloro che credono nell’AGW rispondono a quella domanda con improbabili affermazioni, insinuando che il criterio della falsificazione sia ormai roba vecchia: una risposta un po’ lugubre, che uno si aspetterebbe non da scienziati, ma da loschi inventori di macchine dal moto perpetuo.

In relta’, la domanda sul dimostrare/falsificare i modelli climatici, può semplicemente essere la domanda sbagliata. I modelli non sono ne’ adatti, ne’ pensati per fare previsioni, anche se poi vengono abusati in tal senso da fior di scienziati (e da politici e ambientalisti innamorati delle catastrofi). I modelli climatici sono soltanto strumenti per studiare l’effetto possibile di ciascuna forzante. Hansen ed altri, nell’articolo sopracitato, parlano di “usare il modello per simulazioni di cambiamenti climatici futuri”.

La parola chiave è naturalmente “simulazioni”.

I modelli non sono uno strumento per previsioni del tempo, e neanche del clima. Nel suo rapporto 2001 l’IPCC (il gruppo intergovernamentale delle Nazioni Unite che si occupa di cambiamenti climatici) ha infatti dichiarato, in termini non incerti: (dal IPCC TAR-WG1, 2001).

“Nella ricerca e nella modellistica sul clima, bisogna riconoscere che abbiamo a che fare con un sistema caotico accoppiato in maniera non-lineare, e quindi che la previsione a lungo termine delle condizioni climatiche future non è possibile”

Quello che i modelli possono fare è simulare l’effetto delle diverse forzanti, qualcosa che comunque non e’ possibile osservare; e simulare l’effetto cumulativo delle forzanti, aggiungengo incertezza a incertezza visto che vanno modellate anche le varie interazioni. E anche l’effetto cumulativo, non si pensa che sia davvero osservabile.

A quanto e’ dato sapere, il gruppo di RC non ha mai affermato altro. Buon per loro. Forse pero’ potrebbero essere stati più chiari, più spesso, ma finalmente, ultimamente stanno cominciando a muoversi nel verso giusto, arrivando a scrivere:

“[…] La media di insieme (dei modelli) aumenta monotonicamente in assenza di grandi eruzioni vulcaniche, ma [quella media] è la componente forzata del cambiamento climatico, non [qualcosa] che potrebbe accadere nel mondo reale. […] “

E Kevin Trenberth, un autore importante del rapporto IPCC-TAR nel 2001, ha scritto recentemente:

“In effetti non ci sono affatto previsioni fatte dall’IPCC. E non ci sono mai state. L’IPCC offre invece ‘what-if’, “cosa succederebbe se”, possibili scenari climatici futuri che corrispondono a determinati andamenti delle emissioni.”

Debolezze Composte
Occorre ricordare un punto importante: di per sè, fare una “stima” è normale nel fare ricerca scientifica; la modellistica al calcolatore è un ottimo strumento per situazioni molto complesse; le forzanti sono un buon metodo per tradurre un sistema in un modello trattabile; ed l’analisi degli “scenari” e’ il modo standard per valutare il rischio.

Ma quando si parla di climatologia basata sulle forzanti, tutte quelle componenti agiscono insieme peggiorando le loro debolezze piuttosto che migliorando i loro punti forti: le stime sono troppo spesso soggettive, i modelli al calcolatore sono usati per studiare le forzanti invece che il clima, le forzanti sono considerate “reali” anche se non possono essere misurate ed gli “scenari” sono usati come previsioni invece che per quantificare i rischi reali.

La scienza dell’AGW è addirittura alla base di una grande organizzazione intergovernativa (l’IPCC), decine di riunioni internazionali, l’azione collettiva di migliaia di persone, un Oscar ed un Nobel per la Pace: tutto in nome di qualcosa che ogni persona informata sa essere impossible da predire.

Che genere di scienza è la Climatologia?
Se ci si limita al “calcolo degli scenari”, la climatologia modellistica è una scienza (“la scienza dele forzanti del clima”, in effetti). E RealClimate un buonissimo sito. Lo stesso ragionamento si applica a tanto giornalismo scientifico contemporaneo preoccupato dell’AGW, compresi Scientific American, American Scientist, New Scientist, Science, Nature.

Quando si leggono articoli e reportage su quelle pubblicazioni, basta immaginare una visione del mondo (una “narrativa climatica“) dove la climatologia, la più incerta delle scienze esatte, è trasmutata in una scienza applicata, uno strumento politico-decisionale dove contano soltanto le forzanti e, fra le forzanti, solo quelle di origine antropogenica (sarebbe infatti difficile fare politica riguardo le forzanti non-antropogeniche…).

Ma quella e’ una visione troppo ristretta per essere utile, per esempio nella gestione del rischio, e tanto meno per far progredire la scienza. Piu’ che altro, porta all’assurdo di preoccuparsi di possibili uragani futuri, invece che degli argini che cedono adesso agli uragani presenti.

È tempo di ampliare la “narrativa climatica”, estraendo e liberando la scienza del clima dalla gabbia dei modelli, delle forzanti, degli scenari. I modelli sono stati la culla della climatologia, avrebbe detto Tsiolkovsky, ma non possiamo vivere per sempre nella culla.

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Terremoto: Mai Perdere La Speranza

Dopo un terremoto, e dopo il terremoto (o forse, i terremoti) in Cina questo mese, i discorsi sull'”ormai e’ passato troppo tempo” tornano con agghiacciante regolarita’.

In realta’ e’ noto fin dai tempi del sisma di Messina del 1908 che le capacita’ di sopravvivenza umane sono molto piu’ grandi di quanto stimato, e non bisogna perdere la speranza, mai, o almeno per tre settimane. Certo non per una manciata di giorni.

Scavare, scavare, scavare: nient’altro ha senso, adesso.

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Astronomia Italiano Scienza

La Fine del Mondo

La giapponese NHK ha simulato cosa succederebbe se un grosso asteroide colpisse il nostro pianeta. Ecco il risultato (attenzione: si consiglia la visione solo a un pubblico poco emotivo):

http://www.youtube.com/watch?v=oB3G0rvCIJc

(la simulazione prevede che il “contatto” si abbia vicino al Giappone. tanto non importa, moriremmo tutti comunque)

Qualche traduzione dei testi: all’inizio dice “simulazione”. A 01:24 parla (presumo) dell’onda di marea oceanica. A 03:32 c’e’ l’Himalaya (distrutta 3 ore dopo l’impatto). A 04:13 c’e’ l’Amazzonia, raggiunta dall’onda d’urto dopo un giorno. A 04:50 si vede Londra. Il tempio a 05:00 e’ forse l’Acropoli.

A 06:21 si vede il Mar Mediterraneo. E chissa’ perche’, Reggio Calabria sembra piu’ bruciata del resto…