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Corrected Text for Friends of the Earth's Goebbelite Campaign Against Houghton Mifflin

Troubled about Friends of the Earth’s goebbelite campaign in the USA against Houghton Mifflin‘s decision to dare suggest to high school pupils that there can be a thing called “debate” about global warming? 

“Goebbelite” in the sense of being yet another attempt at using all means and powers to repress dissent, so that people will eventually come to believe in anthropogenic global warming.

Well, trouble yourself no further: just go to Friends of the Earth’s US website and enter the following text in place of the existing “message”:

Subject (instead of “Teach the truth about the Environment”):

Keep up the good work about the Environment

Message under “Dear Sir, Madam” (instead of a long, incoherent tirade that first asks for censorship by appealing to authority and then claims to uphold the need for people to be provided all information):

I am writing to support Houghton Mifflin against the debate-stifling, coarse, ethically unsound attempts by Friends of the Earth to force Houghton Mifflin to immediately issue a corrective packet to all the school districts currently using the textbook: American Government, 11th edition, by Professors James Q. Wilson and John J. DiIulio, Jr. 

I also ask that Houghton Mifflin keep up in the future too, its consensus-challenging, fact-based outlook that can only enhance the capabilities for critical thinking in high school pupils.

The reason? Chapter 21 on Environmental Policy is a godsend, not a “disgrace” as claimed by Friends of the Earth.

We trust the textbook authors to be fair and speak the truth.  To address global warming as “enmeshed in scientific uncertainty” is to describe things as they are. Far from dismissing the work of the nation’s and the world’s top climate scientists, such text underlines the huge challenges facing them and us in understanding the relationship between humanity and the rest of the planet. 

We need the nation’s youth to be given all the information we have available, not just the so-called “consensus”, so that they are able to make their own well-informed decisions.  For years, Houghton Mifflin has provided that information–and I am encouraged to see that a company with such a highly respected reputation is continuing to publish along the same tradition.

I am copying my governor with this message to ensure that my state knows that there is absolutely no problem whatsoever with this textbook!

Sincerely,

(alas, I do not have a US address as yet, so I took the liberty of putting Hayden Planetarium‘s, a place I do consider like home).

Of course, my message is unlikely to reach Houghton Mifflin or Governor Paterson of New York via Friends of the Earth, but who knows? And by the way: here’s a form to send your support to Houghton Mifflin directly.

Many thanks to JunkScience for pointing in this direction. More here about Friends of the Earth’s “contempt for democracy”.

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Feeling Just Fine About USA 2008

I am not that worried this year about the results of the Presidential elections in the USA.

If Hillary Clinton wins, we’ll get four years of Clintonism. Nothing to celebrate, but not that bad either.

If Barack Obama wins, we’ll get kick-started into the XXI century, with an experimentally fresh jump in the unknown (a bit like Reagan in 1981, and Clinton in 1993…).

If John McCain wins, there’ll be the steady hand of a maverick commanding the Superpower nation. Who knows, maybe like fellow ex-serviceman Eisenhower in the 1950’s, President McCain will be able to isolate the centers of power from the Military-Industrial Complex that has been pushing the USA towards an interminable series of wars and ingerences, for more than a generation.

Plenty to be optimistic about 2009 onwards then…

My personal preferences:

Obama-Clinton: Obama.
McCain-Clinton: McCain
McCain-Obama: I’d likely stay home as a sign of my approval, whatever the result.

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Pena di Morte negli USA: Non Fasciamoci La Testa

RaiNews24 ha riportato ieri commenti molto pessimisti da parte del prof. Cassese riguardo la recente sentenza della Corte Suprema USA che ha legittimato l’uso del sistema a tre iniezioni per le esecuzioni capitali in Kentucky.

La sentenza rappresenta “un macigno sulla strada della moratoria nell’esecuzione della pena capitale“, denuncia il professor Antonio Cassese, oggi, in un editoriale sul quotidiano La Repubblica. “Questa sentenza – spiega Cassese – è una gravissima ferita alle speranze di molti: che lentamente anche in quella grande democrazia prendesse piede una moratoria di fatto della pena capitale“.

Con tutto il rispetto, ho l’impressione che il prof. Cassese parli piu’ per emotivita’ che dopo un’analisi tecnica della sentenza. Ecco una dichiarazione di Sergio D’Elia, Presidente di “Nessuno Tocchi Caino”:

La Corte Suprema degli Stati Uniti non era chiamata a decidere sulla pena di morte in sé ma sulla crudeltà e inusualità del metodo di esecuzione. Ma il problema di fondo non è la umanità o meno, la civiltà o meno del modo di eseguire una sentenza capitale, ma l’anacronismo della pena di morte nel terzo millennio in cui ormai siamo.
Ragion per cui la sentenza della Corte Suprema non può essere considerata uno stop al processo abolizionista tanto meno una controindicazione rispetto al valore politico e di indirizzo della risoluzione Onu, peraltro non vincolante giuridicamente, sulla moratoria universale delle esecuzioni capitali.
La recente abolizione della pena di morte nel New Jersey e le moratorie legali o di fatto in atto in Illinois, Maryland, California, New York, North Carolina sono prova di un processo irreversibile in atto anche negli Stati Uniti, dove le abolizioni e le moratorie possono essere decise solo dal Congresso oppure, dato il sistema federale, dalle assemblee legislative o dai Governatori dei singoli Stati federati.

Quanto affermato da D’Elia trova conferma in un paio di articoli dal New York Times/International Herald Tribune.

Nel primo “Pena di morte un caso non ancora chiuso negli USA dopo la sentenza sulle iniezioni letali“, Adam Liptak riporta l’opinione di esperti legali secondo cui la decisione allarghera’ il divario fra gli stati che praticano attivamente la pena di morte, e quelli che sostanzialmente la conservano ancora ma solo a statuto.

L’opinione di maggioranza scritta dal Giudice Capo John Roberts Jr. dice che per evitare le iniezioni letali e usare un altro metodo di esecuzione, il condannato deve dimostrare non solo che dette iniezioni “creano un rischio dimostrato di forti dolori“, ma anche che ci sono alternative “praticabili” e “pronte da usare” che riducono “significativamente” tale rischio. Roberts ha poi esplicitato che tali considerazioni si applicano a tutti gli stati che usano procedure “sostanzialmente simili” a quelle del Kentucky.

Visto pero’ che le procedure del Kentucky sono poco conosciute, e non e’ facile trovare due stati che usino esattamente gli stessi protocolli, c’e’ da aspettarsi tutta una serie di cause e ricorsi, specie in quegli stati dove sono noti i problemi legati all’uso delle iniezioni (ad esempio, se il sedativo iniettato per primo non funziona adeguatamente, il paralizzante e il bloccante cardiaco somministrati dopo possono causare soffocamento e dolore intenso).

Il Giudice Roberts, insomma, volente o nolente ha incoraggiato coloro che vogliono piu’ trasparenza nei metodi di applicazione della pena capitale. Aspettiamoci anche un deciso aumento del numero e della qualita’ dei dettagli riguardo esecuzioni fatte male e/o cruente.

Il secondo articolo degno di nota dal NYT/IHT e’ di Linda Greenhouse e parla del Giudice John Paul Stevens, che a 88 anni e dopo 32 anni da Giudice della Corte Suprema USA ha scritto che la pena di morte e’ incostituzionale.

Stevens e’ lo stesso che nel 1976 approvo’, a nome della maggioranza della Corte, il ripristino delle esecuzioni in Texas, scrivendo che quello stato aveva “trovato un modo per promuovere l’imposizione delle sentenze capitali legali in maniera equilibrata, razionale e coerente“.

Adesso Stevens dice che nel 1976 credeva che “ci fossero procedure adeguate” perche’ la possibilita’ di sentenze di morte facesse trattare quei casi in maniera speciale, in modo da minimizzare gli errori. E invece, “casi piu’ recenti” hanno portato ad accettare “procedure che provvedono meno protezione a chi rischia la pena di morte, che ad altri imputati“: insomma il contrario di quanto si aspettava 32 anni fa.

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La pena di morte, eliminata in Europa e in tantissimi altri Paesi, sopravvive ancora negli USA per accidenti storici che sarebbe interessante esaminare, visto anche che accomunano la Superpotenza democratica a nazioni poco salubri come la Corea del Nord. Il dibattito adesso li’ in corso si svolge su un piano per lo piu’ giuridico/costituzionale, come un tempo riguardo l’aborto, a dimostrazione del fatto che le esecuzioni capitali sono una patata troppo bollente per la politica. Ma a differenza dell’aborto, tale dibattito si fa sempre piu’ complesso e si riempie di sfumature. Senza aspettarci quindi miracoli da un giorno all’altro, quello che possiamo fare e’ incoraggiare gli USA nella direzione giusta, e sopratutto mai e poi mai perdere la speranza.

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The BBC Stumbles on "Cosmic Climate Link"

Letter sent to the BBC via their website:

The title of Richard Black’s article “More doubt on cosmic climate link” is wrong, as Mr Black proceeds in the second part of the article to illustrate a relationship between cosmic rays and “local” polar temperatures. A better choice would be “New findings in cosmic climate links. How on Earth can an effect on both poles be considered as “local”, I cannot understand. The maps published in the article seem to show cosmic rays changing temperatures over large parts of the globe.

Some hope! Since I am not a pro-AGW rabid activist threatening the reputation and livelihood of Richard Black or any other journalist, chances are my comments won’t be taken into consideration.