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CO2 Emissions Omniclimate Policy

Carbon: Time To Clean Up…the Soot

Given that:

  1. Black carbon (a component of soot) is widely believed to be an “agent of global warming” also in mainstream AGW circles
  2. It is very easy to show the effect of ash on snow. And it is very intuitive.
  3. Such an effect is very likely to be acting right now on the Himalayas, and in the Arctic
  4. CO2 “greenhouse effect” is forecasted to hit us hard but only many, many years in the future. And the science of CO2 warming is not very intuitive, really.

wouldn’t it be infinitely wiser to cut the emissions of anthropogenic soot, rather than of CO2?

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Economia Italiano Londra

Io, Lavoro

Il mio lavoro consiste nel supporto e implementazione dell’applicativo MUREX, un nome noto nelle Investment Banks (ma anche Hedge Funds, etc) in tutto il mondo come prodotto leader mondiale da svariati anni nella gestione del trading (equities, derivatives, commodities, credit derivatives) un po’ a tutti i livelli incluso il risk management. In pratica faccio in modo che funzioni, e funzioni meglio, laddove e’ gia’ “in produzione”, e che venga implementato al meglio, laddove sia partito un progetto per installarlo.

Mi occupo del lato tecnico (software, UNIX, SQL, ma anche gestione della memoria, co-ordinamento testing, etc).

In questi anni (dal settembre 1998 in poi) ho sviluppato dei report per MUREX per il back office e lavorato ad espandere le capacita’ del sistema (alla Commerzbank), supportato i traders ed estratto informazione non-standard da MUREX (HSBC), definito la strategia di testing per un upgrade del sistema (Standard Chartered), sviluppato i workflow interni (Standard Bank of South Africa), gestito tutto l’ambiente MUREX (“environment management”) sia per production che per development (ABN AMRO, Bank of America), e guidato il dipartimento per cui lavoravo fino al go-live con MUREX (JP Morgan). Tutto questo come Consultant per una ditta (gia’ City Practitioners, ora Capco), tranne che alla Commerzbank (dove pero’ sono stato anche manager di un gruppo fino a 15 persone).

Insomma ho fatto un po’ di tutto un po’ da tutte le parti. Sono stato presso i clienti per il 95% del tempo se non di piu’. Prossimo incarico alla Swiss Re, sempre per la Capco, per un’analisi del sistema attuale volta a renderlo piu’ veloce e meno prono a intoppi.

Nel frattempo sto sviluppando delle lezioni brevi (30min-1h) per i miei colleghi, e organizzando la documentazione MUREX ma non solo per tutta la ditta Capco (sede di Londra) tramite un applicativo wiki (“Confluence” della Atlassian), lo stesso usato in molte banche di investimento nella City.

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Berlusconi Economist Elezioni2008 fainotizia Italia Italiano Partito Democratico PdL Politica Veltroni

L’Economist Appoggia Berlusconi (forse, senza accorgersene)

Qualcuno prima di me ha detto che non esiste pubblicita’ negativa: perche’ chi si sgola per disprezzarti, in fondo, non fa che affermare la tua importanza. E il suo rispetto nei tuoi confronti.

E cosi’ l’Economist, che scende in campo questa settimana per dire la sua sulle elezioni italiane, praticamente (forse) senza accorgersene dice un po’ a tutti: votate Berlusconi!.

Cosa appare infatti addirittura sulla copertina dell’Economist del 5 Aprile 2008 in tutte le edizioni (USA, UKAsia/Pacifico, Europa)?  “Why Berlusconi is still unfit“, “Perche’ Berlusconi e’ ancora inadatto”  (a diventare Primo Ministro italiano, cioe’).

Sara’, ma vuole anche dire che a svariati milioni di lettori dell’Economist in tutto il mondo il nome “Berlusconi” proprio non potra’ sfuggire.

Si passa dunque all’interno, e fra gli editoriali (“Leaders”) ce n’e’, appunto, uno su Berlusconi. Il pezzo e’ a pagina 17, terzo di cinque e quindi sara’ fra i piu’ letti, anche da coloro che non hanno molto tempo per leggere un settimanale. Il titolo: “A Leopard, spots unchanged“, “Un Gattopardo, con le stesse macchie” (tutti i riferimenti a Tomasi di Lampedusa e alle “macchie” nel personaggio-Berlusconi, intensamente voluti dalla redazione dell’Economist…).

Sottotitolo: “Silvio Berlusconi has failed to show that he is any more worthy of leading Italy today than he was in the past“, “Silvio Berlusconi non e’ riuscito a dimostrare di essere in alcun modo piu’ degno di guidare l’Italia adesso di quanto lo fosse in passato“. L’editoriale poi si lancia nell’elenco delle solite storie di corruzione, falsi in bilancio, conflitti d’interesse.

Si noti pero’ la debolezza del ragionamento. L’Economist (gli articoli, come da tradizione, non sono mai firmati) ribadisce , come piu’ volte in passato, che Berlusconi non dovrebbe diventare Primo Ministro perche’ non ne e’ “adatto”, e non ne e’ “piu’ degno che prima”. Ma naturalmente non e’ questa, la domanda da porsi: in un sistema come quello italiano di oggi, invece di analisi per assoluti bisognerebbe chiedersi chi e’ relativamente “piu’ degno” e “piu’ adatto” a guidare l’Italia, fra Berlusconi e gli altri candidati alla Presidenza del Consiglio.

Di tutti quelli, nell’editoriale dell’Economist, non e’ dato sapere: tranne che per una fugace e totalmente immotivata richiesta di votare per il maggiore rivale di Berlusconi, proprio in fondo all’articolo (e quasi invisibile, dunque, visto che e’ posta la’ dove si sa che meno lettori arrivano).

Ma andiamo oltre: a pagina 51, nella sezione “Europa” i lettori proprio interessati trovano un articolo sui progetti per l’economia italiana da parte del Popolo delle Liberta’ e del Partito Democratico (un pezzo giustamente pessimista, se me lo chiedete): “Rival plans – Both main parties have similar plans – but neither is bold enough“, “Progetti rivali – Entrambi i partiti principali hanno progetti simili – ma nessuno dei due e’ abbastanza coraggioso“.

Di nuovo, il nome di Berlusconi e’ ripetuto spesso (6 volte, contro le 4 di Veltroni). Anche nella colonna accanto, dedicata alla pittoresca storia di Giuseppe Pizza, si parla di Berlusconi (e di Casini), non di altri.

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Nell’archivio dell’Economist, da Gennaio 2008 ad oggi ci sono 9 articoli che menzionano Veltroni. Ci sono ben 18 articoli (il doppio!) che parlano di Berlusconi.

Fossi in Silvio, chiuderei le vecchie azioni legali contro il settimanale londinese, e direi: Thank you, Mr Economist!!!