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The Atheist’s Goddess (2)

One thing to clarify first. I wrote a blog, not a 100-page tome dissecting the question from all points of view. So it naturally had to come across simplified and blunt.

Anyway, as usual in discussions like this, the main point is not necessarily the topic of the blog. And so the contention, more than the beliefs of professed atheists, is on the exact concept of “Deity”.

Of course, usually “Deity” is associated (in the shared culture of most of the people reading this blog) with a “Personal, Sentient, Omnipotent and Benevolent God”. People are free not to believe in that God. Many of those will then develop the impression that that will qualify them as “atheists”.

According to my reasoning, that is a logical fallacy. And even if one doesn’t believe in Abraham’s God, or the Hindu “Pantheon” or whatever other organized religion, still one is not necessarily an “atheist”.

Actually, one cannot be a “logical atheist“. Since we are here there has to be something that caused us to be. Either we accept the agnosticist’s point, and that “something” is not knowable, or we have to accept the existence of some sort of Deity (or deity).

To explain it further I start with NF: “If ‘luck’ fills the ‘gap’ where you think a ‘god’ should be, it doesn’t mean that person views luck in the same way that you view God, or someone else views their gods, i.e raised to a level of a diety of some sort, to be revered and venerated”.

Well, I made in the blog the point that a deity doesn’t have to be worshiped, venerated, and may be uninterested to the world or completely lacking any conscience. There are plenty of examples one way or the other in hundreds of human traditions. And of course, it could be Nature.

In fact, I suggested that a “logical atheist” can only recur to “Luck” as the Source of Everything. Some people may not like that: call it “chance” then, or “the force of randomness”. Or “Nature” (a slightly different concept). The main argument does not change: there has to be a “Source of Everything

And so to Joe, who writes “There is no reason to suppose that anything other than natural processes are the cause of our existence”; to SL, who says “we can at least conceive plausible explanations that do not require supernatural intervention”, and to MJP, who makes the point of being an “agnostic atheist”, saying “I see no reason to posit a supernatural cause”: my answer is that the rejection of “supernatural” is not necessarily the mark of an atheist.

One can only say that the Creator in that view of the world is “Natural”. There we go with Spinoza again.

Actually, as I wrote in my reply to Joe, a wholly-natural outlook of the Universe is very, very similar to animism. Under that, we are in the hands of Nature and all its constituents. Just substitute subatomic particles with the Spirit of the River, and the Spirit of the Mountain, etc etc.

Interestingly, this is a point that did not escape JB, as per his comment: “So how many quarks can dance on the head of a pin?

And to finish: WV says “I no more consider myself an atheist for not believing in a supernatural being than I consider myself an aphilatelist for not collecting stamps”: but the situation varies considerably, if you believe or not in the nonexistence of stamps. It is one thing to be uninterested to them, another to actively argue they are not there.

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Energia, Ambiente e Il Problema della Leadership (Convegno Energia-Ambiente 19-20 Settembre – 2)

Una serie di riflessioni in vista del Convegno “ENERGIA & AMBIENTE – Scenari e prospettive per l’Europa e per l’Italia“, Mercoledì 19 settembre 2007 ore 15.00 – 20.00 e Giovedì 20 settembre ore 9.30 – 14.00 presso la Camera dei Deputati – Sala del Refettorio (Palazzo San Macuto), Via del Seminario

(vai al precedente…) 

(c) Commento al tema che sara’ trattato da Emma Bonino, Ministro per le Politiche Europee e il Commercio Internazionale: “Gli obiettivi europei nel contesto globale

Nel contesto globale e ancor piu’ in quello europeo, per una serie di motivi precisi non esiste alcuna leadership seria per affrontare i problemi dell’energia e dell’ambiente. E questo e’ un problema e al tempo stesso un’opportunita’.

Altro che “leadership”: i segni sono quelli della pigrizia mentale e politica, e un’ipocrisia che regna sovrana procurando affari agli esperti di public relations capaci di mascherare i loro clienti in “paladini dell’ambiente”.

Essere “verdi” e’ infatti facilissimo, al giorno d’oggi, come dice il New York Times a proposito di Angela Merkel. Basta farsi fotografare su un ghiacciaio in Groenlandia; poi andare a Kyoto per lanciare un inflazionatissimo “appello al mondo”; fare qualche dichiarazione di qua’ e di la’; e le credenziali, sono a posto.

Oppure si puo’ fare come Gordon Brown, che da Cancelliere dello Scacchiere (Superministro dell’Economia) britannico prima, e da Primo Ministro adesso, ha giustificato tasse ed aumenti di tasse come “verdi”, ricevendo il plauso generale anche se poi gli introiti sono usati per qualcos’altro invece che “l’ambiente”.

Oppure ancora, si puo’ rimanere sul vago e, preoccupati, descrivere come obiettivo un futuro piu’ radioso per tutti: meno sprechi, piu’ spazi, piu’ verde, meno smog. E perche’ no, una “Nuova Alleanza con la Natura”, alla Prodi (manco fossimo Noe’). Chi si direbbe contrario?

In tema ambientale, l’atteggiamento di gran lunga meno rischioso per un parlamentare o un ministro odierno, in Europa e altrove, e’ proprio quello di prendere per buone le “emergenze ambientali catastrofiche” e apparire di cercare di fare qualcosa al riguardo.

Se accadranno, quelle emergenze, quel politico potra’ sottolineare la propria lungimiranza al cospetto di un’umanita’ ingorda, illusa e irresponsabile. Se non accadranno, si congratulera’ con se stesso e girera’ gonfio come un tacchino spacciandosi per salvatori del pianeta, e quindi…potra’ sottolineare la propria lungimiranza.

Insomma sembrerebbe quasi “segnare a porta vuota”. Cosa volere di piu’? E invece tutto questo ha evocato un atteggiamento a meta’ fra l’incosciente e l’ingenuo.

L’ambiente presentato come “emergenza ambientale catastrofica” viene infatti usato da alcuni come strumento per stimolare e incanalare una sensibilita’ politica a livello europeo (o americano) e fra i giovani.

Ma non e’ tutto cio’ un artificioso esperimento sociale, studiato a tavolino e venduto come una saponetta e, nel suo desiderio di reclutare le masse in “comportamenti etici” non troppo dissimile dalla propaganda politica del Ventennio, che adesso ci fa ridere nel film “Fascisti su Marte” ma all’epoca era straordinariamente efficace ancorche’ falsa e manipolatoria?

E che ideali si vogliono inculcare nelle giovani generazioni, poi! Viaggiare di meno, produrre di meno, agire di meno, per un futuro da mummie addormentate vivacchianti da un giorno a un altro.

Se l’Europa non avesse basi sulle quali costruire il futuro, che se ne prendesse atto. Ma le basi ci sono, in quella spinta verso una “economia basata sulla conoscenza” (la Knowledge Economy) di cui tanto si parla e su cui tanto si promette ma sulla quale non vuole investire nessuno, in Europa (differentemente che in India o in Cina per esempio).

E quindi, piu’ che una risposta a un’assenza di ideali, l’”emergenza ambientale catastrofica” appare essere la manifestazione di un malessere di moda nella cultura occidentale odierna, un riflusso quasi ai tempi di Goethe con milioni di Giovani (e meno giovani) Werther crogiolantisi quasi compiaciuti nel gioco filo-nichilista del pessimismo per un futuro dove andra’ piu’ o meno tutto a rotoli (anzi, non avremo nemmeno i rotoli).

E come dei parassiti, tali concetti diffondono se stessi, attraverso la situazione paradossale di quelli che vogliono stimolare le folle ad agire “per salvare il pianeta” ma usano dei messaggi millenaristi che al massimo potranno ispirare sfiducia, depressione e inazione (il classico caso dell’ultima sigaretta che il condannato a morte puo’ naturalmente fumare tranquillo, senza preoccuparsi di un futuro tumore).

Consci dell’assenza di risultati ma incapaci di additare le proprie manchevolezze, quelli stessi poi decidono di urlare di piu’, e tinteggiare il disastro a tinte ancora piu’ forti, con il risultato di aumentare la sfiducia, la depressione e l’inazione (se non, moti di riso quando ne viene sparata una piu’ grossa del solito), in un parossismo che ormai ha raggiunto il grottesco.

Bisogna fare esperienza di quanto e’ avvenuto nel Regno Unito, dove la “massima allerta” e’ stata abusata cosi’ tanto (SARS, aviaria, terrorismo islamico) che adesso la maggior parte del pubblico non crede piu’ agli allarmi lanciati dal Governo (cambiamento climatico incluso).

Altro che “leadership”: ormai non possiamo quasi che aspettarci quella disperazione in passato gia’ anticamera della violenza, o un pernicioso revival dello Stato Etico. Oppure, se l’“Al lupo! Al lupo!” del cambiamento climatico non apparira’, la distruzione della credibilita’ dell’intero ambientalismo contemporaneo.

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I problemi reali, pero’, esistono, e scegliere non e’ facile. Per esempio, c’e’ chi si preoccupa molto del fatto che la Cina e l’India stiano puntando molto sul carbone, per le loro centrali elettriche. Quelle centrali, viene ricordato, emetteranno enormi quantita’ di anidride carbonica nell’atmosfera, e causeranno quindi ulteriori cambiamenti climatici.

Ma anche se sposiamo una tale causa, qual’e’ l’alternativa che offriamo, a Pechino e Nuova Dehli? Diciamo loro di consumare meno, o di svilupparsi meno, comodi nelle nostre confortevoli case dove l’elettricita’ non manca mai? Oppure consigliamo quei Governi a puntare sulle rinnovabili, dando il bell’esempio di non prenderle noi stessi davvero sul serio?

Oppure avremo mai il coraggio di dire agli elettori sensibili alle cause ambientali, scusate Signori, ma per evitare che i Cinesi costruiscano centrali a carbone pagheremo tutti di tasca nostra la differenza, e faremo tappezzare la Cina di pannelli solari capaci di fornire la stessa quantita’ di energia?

E che senso ha, chiedere ai Cinesi di rinunciare al carbone che estraggono a casa loro, mentre chiediamo agli Italiani di emanciparsi dalla dipendenza da forniture di petrolio e gas dall’estero?

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Finora, la soluzione e’ stata procedere a tentoni, in Italia ma anche altrove. C’e’ invece bisogno di una leadership la quale, senza tante scene di fronte alle telecamere, e senza farsi prendere da uno sconforto quantomeno incoerente in un attivista politico, possa parlare seriamente di energia ed ambiente, uscendo dal solito elenco di sogni ed obiettivi per parlare di risorse e strumenti da usare per implementarli, di alleanze e di priorita’.

E’ fondamentale allora discutere/stabilire/pubblicizzare Criteri di Scelta trasparenti, e logicamente e scientificamente forti.

Perche’ piu’ che di progettisti, delle idee dei quali se ne perde facilmente il conto nella cagnara generalizzata dei mille interessi che oscurano i temi dell’energia e dell’ambiente, in un momento di incertezza c’e’ davvero bisogno di qualcosa che ci indichi la strada futura.

(continua…)