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Birmania Etica Italiano

Una Questione Birmana per la Total

Daniel Altman dell’International Herald Tribune menziona sul suo blog “Gestire la Globalizzatione” la riluttanza da parte del gigante francese del petrolio Total di abbandonare i le attivita’ in Birmania.

Malgrado infatti decenni di dittatura e la crisi in corso, Total “insiste che la sua presenza migliora le vite quotidiane di decine di migliaia di persone del luogo“.

Orbene, e’ difficile immaginare Total come un gruppo di angeli verginali preoccupati delle potenziali ricadute negative dei loro comportamenti.Quello che sappiamo e’ che qualcuno li’ ovviamente decise un certo tempo fa che sarebbe una buona idea investire in una dittatura.

E’ ancora piu’ difficile immaginare che uno Stato dia via le proprie risorse gratis: e quindi e’ evidente che Total ha contratti in cui si spartisce i profitti con il Governo Birmano: cioe’, Total sta finanziando la continuazione della dittatura.

Ma c’e’ di piu’: la Birmania e’ il Paese piu’ corrotto al mondo insieme alla Somalia (secondo l’indice appena pubblicato da Transparency International e segnalato dal Washington Post il 27 settembre).

Chi allora potrebbe seriamente sostenere che Total (o qualunque altra azienda per quello che importi) abbia trovato il modo di ottenere il petrolio o il gas dalla Birmania senza partecipare ad alcuna corruzione?

Quello sarebbe davvero un miracolo. E quindi possiamo ragionevolmente dire che con tutta probabilita’, ci sono tutti i segni che Total, ancora una volta, sta appoggiando la dittatura birmana (e no, non e’ sola).

Di conseguenza la presenza di Total e’ direttamente collegata alla sofferenza di circa 50 milioni di persone in Birmania. Ma i diritti di quelli superano forse i miglioramenti grazie alla Total alle “vite quotidiane di decine di migliaia di persone del luogo“?

Se cosi’ non fosse, si potrebbe giustificare qualunque violazione dei diritti umani a patto che una quantita’ ragionevole di persone appaiano guadagnarne economicamente. Non sono sicuro che quella sia la strada da percorrere.

Cosa dovrebbe fare la Total, allora? Dipende dal suo rapporto con la Giunta Militare al momento.

Se Total deve essere supina perche’ teme di perdere i contratti ed non se lo puo’ permettere, cio’ significherebbe che l’azienda sta correndo un grande rischio con i soldi dei suoi investitori, visto che una parte critica dei suoi redditi dipende dalle fisime di un numero di persone mai elette e piuttosto impopolari sia nel mondo che nel loro Paese.

E’ sicuramente ora per la Total di ridurre quel rischio, per esempio andandosene dalla Birmania alla prima occasione.

Se Total puo’ invece avere il coltello dalla parte del manico (per esempio visto che i Generali birmani hanno bisogno di un flusso di reddito stabile, i loro guadagni dalla corruzione), allora la ditta dovrebbe fare pressione affinche’ vengano fatte le riforme necessarie oppure uscire del Paese: perche’ se non usa il potere che ha, la Total e’ complice in tutte le uccisioni, tutti gli assalti, tutte le torture e tutte le incarcerazioni.

Forse, malgrado la grandezza e la profondita’ delle sue cassaforti, e’ troppo chiedere alla Total di portare il cambiamento in un Paese. Ma per l’azienda e’ davvero obbligatorio almeno tentare, oppure chiudere il becco riguardo il portare “miglioramenti” alle vite di chicchessia.

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Burma English Ethics

Total’s Burmese Question

The IHT’s Daniel Altman mentions in his “Managing Globalization” blog French’s giant oil company Total’s reluctance to abandon its Burmese operations.

Despite decades of dictatorship and the ongoing crisis, Total “insists that its presence improves the daily lives of tens of thousands of local people“.

Well, it’s hard to imagine Total as a bunch of virginal angels wondering about their potential wrongdoings. Obviously somebody there decided some time ago it would be a good idea to invest in a dictatorship.

It is even harder to imagine any State giving away its resources for free, so it is obvious that Total is in some sort of revenue-sharing agreement with the Burmese government: hence, Total is financing the continuation of the dictatorship.

Not only that: Burma is the most corrupted country in the world alongside Somalia (according to Transparency International’s 2007 index, reported by the Washington Post on September 27 ). Who would then seriously argue that Total or any other company for that matter has found a way to get oil or gas out of Burma without paying bribes?

That would be nothing short of miraculous. So we can reasonably say that in all probability, there are all the signs that Total is, once again, propping up the Burmese dictatorship (and no, it is not alone).

Therefore the continued presence by Total is directly linked to misery for a little short of 50 million people.

Do the rights of those outweigh Total’s improvements of the “the daily lives of tens of thousands of local people“?

Well, if they don’t, then we could justify any violation of human rights as long as a reasonable amount of people appears to be gaining economically. I wouldn’t be sure that is the way forward.

So what is Total to do? It depends on what the relationship with the Junta is at the moment.

If Total has to be supine because it fears losing the contracts, and it can’t afford to, that would mean the company is running a large risk with his investors’ money, as a critical part of his revenues depends on the vagaries of an unelected number of people rather unpopular the world over, and in their country.

It is high time Total should lower that risk then, for example by moving out of Burma at the first opportunity.

If Total can gain the upper hand instead (as the Burmese Generals need a stable revenue stream, i.e. the bribes), then it should push for the necessary reforms or get out of the country: because if it does not use the power it has, then it is an accomplice in all of the deaths, assaults, tortures and incarceration.

Perhaps Total, despite its size and coffers, cannot really bring change to a country. But it is mandatory for the company to give it at least a try, or else shut up about bringing “improvements” to anybody.

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Cambiamento Climatico Catastrofismo Italiano Riscaldamento Globale

Tutte le Conseguenze del Riscaldamento Globale

Chi vuole sapere quasi siano le conseguenze previste del Riscaldamento Globale non ha che da prendere un’enciclopedia e leggere ogni voce dalla A alla Z.

Rielaborando quanto raccolto dal sito Numberwatch (in inglese) e’ infatti possibile rendersi conto dell’assurdamente enorme carrozzone che e’ stato imbastito intorno al Riscaldamento Globale, l’Orco dei nostri giorni a cui viene imputato tutto ma proprio tutto.

La lista in calce contiene 428 “effetti del riscaldamento globale” (o dei cambiamenti climatici, come si dice ultimamente). Sono stati tutti ricavati da notizie pubblicate da periodici su carta e su Internet.

La gamma e’ straordinariamente vasta (esattamente come consigliato da Vincenzo Ferrara, in modo da poter proclamare “L’avevo detto, io! qualunque cosa succeda).

In 24 casi e’ stato previsto tutto e il contrario di tutto. C’e’ poi un totale di 31 notizie positive, solo due previsioni neutre, ne’ positive ne’ negative, e naturalmente, una lista di ben 347 disastri prossimi venturi.

Previsione piu’ stramba: ex-aequo “Cervelli piu’ piccoli” e “Invasione di aironi“.

Come abbia fatto una situazione cosi’ ridicola a diventare uno dei temi dominanti del tempo presente, non lo capiro’ mai…

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Previsioni che non potranno essere smentite (24):
Anfibi che si accoppiano prima (o piu’ tardi)
Aumento (o diminuzione) della colorazione degli alberi
Aumento (o diminuzione) della nuvolosita’
Aumento (o riduzione) del numero e della potenza degli uragani
Aumento (o riduzione) della salinita’
Aumento (o riduzione) delle pioggie
Avanzamento (o ritiro) dei deserti
Barriere coralline che muoiono (o si restringono) (o si espandono)
Barriere coralline che muoiono (o si restringono) (o si espandono)
Declino (o espansione) delle foreste
Diminuzione (o aumento) dei raccolti
Diminuzione (o aumento) del pescato
Diminuzione (o aumento) dello spessore dei ghiacci
Espansione (o ritirata) dei ghiacciai
Estinzione (o no) degli Orsi polari
Fine delle banane (o aumento della produzione)
Giorni piu’ corti (o piu’ lunghi)
Innalzamento (o prosciugamento) dei fiumi
Laghi che si restingono (o aumentano di dimensioni)
Oceano Atlantico meno (o piu’ ) salato
Penuria (o aumento della disponibilita’) dell’acqua
Riduzione (o aumento) delle nevicate
Rischio (o miglioramento) della salute umana
Valanghe in aumento (o in diminuzione)

Buone Notizie (31):
Abbassamento della mortalita’
Aiuto ai microbi a decomporre il carbonio nel suolo piu’ rapidamente
Alberi in Antartide
Alberi lussureggianti
Apertura del passaggio a Nord-Ovest
Aumento degli accoppiamenti fra foche
Aumento degli accoppiamenti fra scoiattoli
Aumento dei vini inglese
Aumento del fogliame (Regno Unito)
Aumento del numero di gattini
Aumento del numero di gruppi di ricerca universitari in campo climatico
Aumento del terreno agricolo
Aumento del turismo
Avvantaggiamento dei vini tedeschi
Birra migliore
Erba antartica
Estensione della stagione di costruzione degli edifici
Fioriture nell’Artico
Nessun effetto in India
Occasioni per nuovi affari
Orchidee spettacolari
Piu’ ricerca
Piu’ verde piu’ a Nord
Poche indicazioni nell’atmosfera
Renne piu’ grandi
Ricchezze
Ritorno dei mitiloidi
Salmoni piu’ forti
Sfide ed opportunita’
Sopravvivenza delle creature che amano il freddo
Sviluppo lussureggiante delle foreste pluviali

Previsioni neutre (2):
Aumento del numero di centrali nucleari
Conferenze

Disastri di varia grandezza (347):
Problemi all’Atmosfera (30):
Atmosfera sempre piu’ opaca
Aumento dei cicloni in Australia
Aumento dell’ozono
Cambiamenti alla circolazione atmosferica
Cambiamenti della pressione dell’aria
Chiusura del buco dell’ozono rallentata
Diminuzione globale della luminosita’ al suolo
Eruzioni di metano
Fine del sogno del Bianco Natale
Gelate
Indebolimento degli alisei
Innalzamento della tropopausa
Inverni in Gran Bretagna piu’ freddi
Megacriometeore – pezzi di ghiaccio che cadono da cieli senza nuvole
Nevicate pesanti
Nubi luminose
Ondate di calore
Ondate di freddo
Ondate di freddo in Australia
Perdita di ozono
Piu’ giorni con aria nociva
Praterie piu’ piovose
Riduzione dei venti
Spostamento dei venti
Temperature siberiane in Gran Bretagna
Tempeste di neve
Tempo inclemente
Tempo metereologico “fuori di testa”
Terra sempre piu’ calda
Uragani come Katrina nel Regno Unito

Problemi all’Economia (39):
Abbassamento del rendimento del riso
Aumenti dei prezzi dei generi alimentari
Aumenti delle spese pubbliche
Aumento (sorpresa!) della retribuzione degli avvocati
Aumento dei premi assicurativi
Aumento del numero di assicurazioni pagate per incidenti da fulmini
Aumento del numero di cause civili
Aumento delle diseguaglianze economiche
Azioni legali da parte degli Inuit
Bancarotta mondiale
Barriere commerciali
Collasso dei profitti
Crisi fra gli agricoltori
Danni all’industria vitivinicola californiana
Danni per $200 miliardi
Declino della Florida
Declino della produttivita’ dei laghi e dei fiumi
Disastro per l’industria vitivinicola americana
Fine degli aiuti occidentali
Fine dei sussidi all’Africa
Fine dei vini francesi
Fine del turismo polare
Inflazione in Cina
Migliaia di miliardi in costi aggiuntivi
Miliardi di dollari in progetti di ricerca
Minacce alle coltivazioni di riso
Minacce alle industrie
Operai licenziati
Problemi all’industria vitivinicola australiana
Problemi per le case di prostituzione
Raddoppio del costo dell’acqua
Razionamento delle emissioni personali di CO2
Rendimenti del grano in diminuzione in Australia
Rischi per le imprese
Ritorno delle tempeste di polvere nelle zone di produzione del mais
Scarsita’ di sciroppo d’acero
Tasse
Tasse per I giardini Kew
Uve piu’ acide

Effetti geografici (37):
Abbassamento del livello dei Grandi Laghi
Amazzonia trasformata in un deserto
Cambiamenti estremi in California
Collasso delle Dolomiti
Danni al delta del Nilo
Erosione
Eruzioni vulcaniche
Espansione dei tropici
Europa che cuoce e congela simultaneamente
Febbre della Terra malata
Il tetto del mondo trasformato in un deserto
Montagne piu’ alte
Movimenti delle placche tettoniche
Nuova era glaciale
Nuove isole
Pianeta in cambiamento veloce
Pianeta morente
Picchi rocciosi che si spezzano
Piu’ terremoti
Raffreddamento globale
Restringimento delle montagne (Everest)
Rimodellamento dell’Alaska
Rimpicciolimento degli stagni
Rottura delle montagne
Scomparsa di isole
Siccità
Spostamento dell’asse terrestre
Terra a rischio di esplosione
Terra oltre il punto di non-ritorno
Terra senza controllo
Terra sottosopra
Tremori del pianeta
Tsunami
Valanghe
Valanghe di fango
Valanghe di ghiaccio a 220km/h
Valanghe di roccie

Cambiamenti dei ghiacci (9):
Fusione (dei ghiacci) del pianeta
Fusione dei ghiacciai alpini
Fusione del permafrost
Fusione delle torbiere artiche
Fusione globale piu’ veloca
Gigantesca fusione del letame ghiacciato dei mammuth
Scomparsa dei laghi artici
Spostamento dei ghiacciai
Terremoti glaciali

Incendi (3):
Grandi incendi
Incendi
Mondo in fiamme

Malattie/Morti/Guerre (56):
Ansia
Asma
Aumenti degli agenti patogeni
Aumento degli annegamenti
Aumento degli arresti cardiaci
Aumento dei casi di malaria
Aumento dei casi di melanoma
Aumento dei casi di sindrome polmonare di Hantavirus
Aumento dei suicidi
Aumento del tasso di mortalità (Stati Uniti)
Aumento della malnutrizione
Aumento delle allergie
Aumento delle irritazioni da agrifoglio
Aumento delle malattie da congelamento
Aumento dell’incidenza della diarrea
Aumento dell’incidenza della febbre Dengue
Aumento dell’incidenza della malattia di Lyme
Aumento dell’incidenza delle malattie cardiache
Avvelenamento degli Inuit
Carestie
Cervelli piu’ piccoli
Cinque milioni di malattie
Colera
Dermatiti
Diffusione del virus della “West Nile Fever”
Encefalite
Epidemie
Epidemie di febbre del fieno
Estinzione degli esseri umani
Estinzione degli Inuit
Febbre gialla
Febbri
Guerre
Insonnia nei bambini
Intossicazioni alimentari
Malattie che consumano le carni
Malattie del deserto che si muovono a nord
Malattie e morti
Malattie infettive
Malattie marine
Miliardi di morti
Minaccia alla sicurezza del cibo (Sud Africa)
Morte lenta
Morti per ipodermia
Nuove malattie infettive
Peste bubbonica
Poliartrite epidemica
Problemi psicosociali
Riduzione della fertilita’ umana
Rilascio di virus antichi finora congelati
Salmonellosi
Smog
Sommosse e guerra nucleare
Terrorismo
Tracimazione dai siti contenenti rifiuti tossici
Virus delle piante

Problemi alla Natura (106):
Accelerazione dell’evoluzione
Alberi in difficolta’
Animali su per le colline
Annegamenti di orsi polari
Antiche foreste cambiate drammaticamente
Anticipo (o ritardo) eccessivo dell’ibernazione
Anticipo della Primavera
Anticipo della stagione del polline
Appassimento del Giardino dell’Eden
Aumento degli attacchi da parte di scarabei contro gli alberi
Aumento degli attacchi dei puma
Aumento del numero delle vespe
Aumento del numero di squali
Aumento dell’aggressivita’ degli orsi polari
Aumento delle emissioni di metano dalle piante
Cambiamenti dei rapporti fra cicli biologici e climatici (fenologia)
Cambiamenti delle abitudini alimentari degli uccelli canterini
Cambiamenti di sesso
Cambiamenti nei giardini britannici
Cambiamenti nella distribuzione degli uccelli
Cambiamenti sessuali nei coccodrilli
Cannibalismo fra orsi polari
Coralli senza colore
Crisi della biodiversita’
Decimazione del ciclo alimentare marino
Declino dei krill
Declino del numero dei pulcinella di mare
Declino della diversita’ genetica
Destabilizzazione del plankton
Devastazione dell’Africa
Difficolta’ alle migrazioni degli uccelli
Diminuzione del numero di anatre ed oche
Diminuzione del numero di pesci
Diminuzione del numero di tartarughe
Diminuzione del numero di uccelli migratori
Distruzione dell’ambiente
Erbacce
Espansione dell’habitat degli scarafaggi
Esplosione del numero di calamari
Esplosione del numero di meduse
Estinzione degli Elefanti
Estinzione degli opossum pigmei
Estinzione degli Orang-utan
Estinzione dei “woodlice”
Estinzione dei Fiori selvatici
Estinzione dei Gorilla
Estinzione dei Koala
Estinzione dei merluzzi
Estinzione dei panda
Estinzione dei piccoli mammiferi Pika
Estinzione dei pipistrelli
Estinzione dei Rospi
Estinzione dei Salmoni
Estinzione dei Trichechi
Estinzione delle Balene
Estinzione delle coccinelle
Estinzione delle Piante
Estinzione delle piu’ piccole farfalle
Estinzione delle Rane
Estinzione delle Sanguisughe
Estinzione delle Tartarughe
Estinzione delle Tigri
Estinzione delle Trote
Estinzione di meta’ di tutti gli animali e piante
Estinzione di un milione di specie
Estinzione Pinguini
Falene vampiro
Fine del canto dei merli
Fioriture d’alghe
Fioriture di plankton
Infestazioni da scarabei
Invasione di aironi
Invasione di funghi
Invasione di gatti
Invasione di insetti
Invasione di ragni della Scozia
La peste negli uccelli Magnanina
Lupi che mangiano di meno
Lupi che mangiano piu’ alci
Malattia da lingua blu dei ruminanti
Malattie delle ostriche
Migrazione verso sud del merluzzo
Migrazioni di animali
Mondo in crisi
Morte del 95% della Grande Barriera Corallina
Morte di trichechi adulti
Morte per fame di orsi polari
Movimento verso Nord delle balene
Movimento verso Nord delle farfalle
Perdita del plankton
Perdita dell’habitat
Perdita di peso per le Balene grigie
Piante che procedono verso Nord
Rallentamento della crescita degli alberi
Riduzione dei geni disponibili in totale
Rientro anticipato degli uccelli
Rimpicciolimento delle pecore
Spostamento dei bruchi
Spostamento delle quercie a nord
Squali che si spostano verso Nord
Tartarughe che perdono la strada
Uova di tartaruga deposte in anticipo
Vita sulla Terra minacciata
Zecche si muovono verso il Nord (Svezia)
Zona morta nel Pacifico
Zone morte nel mare

Cambiamenti di Mari e Oceani (12):
Accelerazione dell’aumento del livello del mare
Accelerazione delle onde oceaniche
Acidificazione dell’oceano
Affondamento di isole
Aumento del livello del mare
Aumento delle maree
Cambiamenti delle inondazioni
Fallimento della Corrente del Golfo
Inondazioni
Inondazioni di spiagge e citta’
Intensificazione di EL Niño
Venezia sommersa

Problemi di varia umanita’ (56):
Aumento del numero di esperti costretti al silenzio
Aumento dei crimini in strada
Aumento del consumo di alcolici fra I teenager
Aumento della criminalita’
Aumento dello prosopopea
Cambiamenti negli sport di squadra
Chiusure delle scuole
Chiusure di negozi
Cinquanta milioni di nomadi
Collasso della societa’
Conflitto nel Darfur
Convincimento che il mondo sta per finire
Crollo degli edifici
Crollo del ponte di Minneapolis
Danni alle strade
Danni alle strade, agli edifici e alle fognature
Deformazioni ai binari delle ferrovie
Dibattiti nelle Alte Corti
Disordini civili
Erosione dei sentieri
Estinzione della civilizzazione
Fine del Sogno Americano
Fine della logica
Fine della tradizione di costruire case di pan di zenzero
Fine delle cremazioni
Guasti alle infrastrutture (Canada)
Guerre riguardo l’acqua
Hockey su ghiaccio in esterni in pericolo
Inattendibilita’ del rifornimento idrico
Luoghi archeologici minacciati
Migrazione forzata per gli Inuit
Minacce agli impianti sciistici
Noia
Ondata di violenze sessuali
Onnipresenza di Al Gore
Pericoli per I monumenti
Problemi ai modelli climatici
Problemi ai sistemi di raccolta delle acque piovane
Problemi alla sicurezza nazionale
Problemi alle centrali idroelettriche
Problemi di spazio
Problemi in Cina
Problemi intorno all’acqua
Problemi piu’ gravi in Africa
Rifugiati
Rimpicciolimento dei templi
Rovina per I professionisti del golf
Rovine rovinate
Scomparsa delle città litoranee
Scomparsa di attrezzature turistiche
Scomparsa di divinita’ induista
Spaccature fra I governanti
Teatro d’opera da demolire
Templi buddhisti minacciati
Accelerazione dei satelliti

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America Italiano

Tanti Padri per “America”

Nella piu’ incredibile delle coincidenze, o forse come prova della incredibile capacita’ umana di trovare quello che si vuole dappertutto e dovunque (o forse come indicazione di qualcos’altro che evitero’ di citare), ci sono almeno sei spiegazioni differenti (con vari gradi di credibilita’) per l’origine della parola “America”:

  • La spiegazione classica: dal nome di Amerigo Vespucci, l’esploratore italiano che per primo ha capito che l’America e’ un continente separato, non la parte orientale dell’Asia. Amerigo a proposito sembra derivare da una parola gotica per “Mastro Operaio”
  • America potrebbe essere una modifica dello scandinavo Amteric “terra di Eric”, dai tempi in cui i Vichinghi attraversavano l’Atlantico
  • Oppure l’origine e’ Ommerike, antico norvegese per “Terra Piu’ Lontana”, a sua volta or derivato dal gotico Amalric , “Regno del Cielo”
  • C’era inoltre un Richard Amerike o Ameryk o Ap Meryke “figlio di Meryk”, un gallese che era il funzionario piu’ elevato del Re a Bristol quando Giovanni Caboto torno’ li’ dal suo viaggio oceanico
  • Curiosamente, Amerrique e’ il nome di una tribù di Amerindi che vivevano nell’attuale Nicaragua, forse da interpretare come “Popolo della Terra del Vento “
  • E perche’ no, c’e’ un Santo Emeric (Latino: “Sanctus Americus“), figlio del primo Re d’Ungheria

Chi ne volesse saperne di piu’ puo’ leggere il saggio (in inglese) “The Naming of America” di Jonathan Cohen, dove ci sono riflessioni su cosa significa preferire una spiegazione su tutte altre.

Per informazione: la mia scelta va su Amerrique. con il nome di Vespucci scelto per la posterita’ all’inizio del XVI secolo da persone che riuscivano a capacirarsi di quale fosse l’etimologia reale.

Tutto sommato pero’, rimane una gigantesca serie di coincidenze…

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The Many Fathers of “America”

In the most incredible of coincidences, or perhaps as evidence of mankind’s incredible ability to find patterns everywhere and anywhere (or perhaps as indication of something else I shall not name here), there are at least six different explanations for the origin of the word “America” (with various degrees of credibility):

  • The classical explanation: from the first name of Amerigo Vespucci, the Italian explorer who first figured out that America is a separate continent, not the easternmost part of Asia. Amerigo by the way appears to derive from a Gothic word for “Master Workman”
  • Alternatively, America could be a modification of the Scandinavian Amteric “Land of Eric”, from the times when the Vikings were crossing the Atlantic
  • A related possibility is Ommerike, Norse for “Farthest outland”or derived from Gothic Amalric, “Kingdom of Heaven”
  • There was also a Richard Amerike or Ameryk or Ap Meryke “Son of Meryk”, a Welshman and the King’s official involved with John Cabot’s voyage
  • Remarkably, Amerrique is the name of an Amerindian tribe that lived in present-day Nicaragua, perhaps to be interpreted as “People of the Land of the wind”
  • And why not, there is a Saint Emeric (Latin: “Sanctus Americus“), the Son of the first king of Hungary

For those in search of more details, there is a very interesting essay called “The Naming of America” by Jonathan Cohen, with intriguing reflections on what it means to prefer one explanation over all the others.

FYI: my choice goes to Amerrique. with Vespucci’s name chosen for posterity in the early XVI century by people that could not figure out the actual etymology.

Still, it’s a giant set of coincidences indeed…

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Burma, Myanmar, India and us

Are we going to let India lead us by our noses once again?

In these hours not that dissimilar from that night on 3 June 1989, hours before the Tian-an-men massacre in Beijing, it may be difficult to think of how to realistically support the demonstrations in Burma, apart from sending more and more appeals for calm to a Military Junta probably second to none in matters of bloody-thirsty repressions and the political and economic strangling of a country.

Still, it is possible to perform three not-just-symbolic gestures:

(1) Categorically refuse the use of “Myanmar” in place of “Burma”.

Even if “quasi-etymologically correct”, “Myanmar” is the invention of the Military Junta, forced upon the country in 1989 with no democratic process at all. If the Burmese will want to change the official “foreign” name of their country to “Myanmar”, they will be able to do so after getting their country back from the usurpers.

More: a couple of years ago the Foreign Minister of Burma protested for the use of “Burma” by the US State Department: all more the reason not to use “Myanmar”.

(2) Let’s publish the names of the dictators.

For way too long the Military Junta of Burma has been treated as a shapeless entity, not as a group of ferocious dictators (humanity-free to the point of denying Aung San Suu Kyi the chance to meet her dying husband for one last time).

Here then some of the persons who should be answering charges in a court of law, instead of commanding Burma against the will of its people:

General Than Shwe – President
General Soe Win – Prime Minister
General Major Nyan Win – Foreign Minister

If we force as much publicity as possible on the names (and pictures) of those in charge of Burma, they won’t be able to hide themselves with the anonymity they have so far much cultivated.

(3) And finally, we should not let India lead us by the nose once again.

Not only many European Governments have underplayed the scandal of the Dhruv helicopters, built also using European supplies and then supplied to the Burmese Junta against every EU embargo rule. It’s worse than that: while outside the Burmese monks were demonstrating, Indian Oil Minister Murli Deora was busy signing a US$150-million agreement for natural gas research in Burma: a clear sign of support of the Junta on the part of a “democratic” Government.

This behaviour is part of New Dehli’s strategic myopia, with India so scared by rebellions in the Northeast to the point of propping up the Burmese Military Junta to get their help in preventing an escalation of those conflicts. And it is based on the apparent impunity when a State goes against rules established by other democratic countries.

If that way of thinking would be intolerable when done by communist China, all the more so for India.

Foreign and International Trade Ministers from all the EU countries (and elsewhere) have a clear duty tonight to apply all possible pressures: including a protest against the present Indian acquiescence, and possible future complicity with the Burmese Junta, before things turn to the worse.

(link to the AVAAZ petition “Stand with the Burmese Protesters”)

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Birmania democrazia India Italiano Myanmar

Birmania (non Myanmar), India, Italia

(Intervento pubblicato su Notizie Radicali del 27 Settembre 2007)

Permettera’ l’Italia di farsi prendere per il naso ancora una volta dall’India?

In queste ore che ricordano quella notte del 3 giugno 1989, l’ultima prima della strage a Pechino nella Piazza Tian-an-men, puo’ risultare difficile pensare come poter appoggiare realisticamente i dimostranti Birmani per la Democrazia, a parte lanciare appelli a una Giunta Militare che pero’ non e’ probabilmente seconda a nessuna in tema di repressioni sanguinarie e strangolamento politico ed economico del proprio Paese.

Comunque, e’ possibile mettere subito in atto tre gesti non solo simbolici.

(1) Rifiutiamoci categoricamente di usare il termine “Myanmar” per indicare la Birmania.

Anche se etimologicamente “quasi corretto”, si tratta pur sempre di una invenzione della Giunta Militare imposta senza nessun controllo democratico nel 1989.

Se i Birmani vorranno cambiare il nome ufficiale “per l’estero” del loro Paese in Myanmar, lo potranno tranquillamente fare dopo essere tornati proprietari tutti della loro Nazione. Anzi: un paio di anni fa il Ministro degli Esteri Birmano protesto’ per l’uso di “Burma” da parte dello State Department americano: motivo in piu’ per non usare “Myanmar”.

(2) Diamo nomi e cognomi.

Per troppo tempo si e’ parlato della Giunta Militare Birmana come se fosse un’entita’ informe e non un gruppo di dittatori feroci (al punto di negare per esempio ad Aung San Suu Kyi di rivedere il marito morente). Ecco allora alcun delle persone che dovrebbero sedere da imputati in un tribunale, e non nei posti di comando di uno Stato:

Generale Than Shwe – Presidente
Generale Soe Win – Primo Ministro
General Maggiore Nyan Win – Ministro degli Esteri

Bisogna pubblicizzare nomi (e fotografie) di tutti quelli che comandano, perche’ non si possano nascondere dietro l’anonimato all’estero, che hanno cosi’ ben coltivato.

(3) E infine, non permettiamo all’India di prenderci per il naso per l’ennesima volta.

Gia’ il nostro Governo ha detto poco o niente sugli elicotteri Dhruv, costruiti in India usando anche forniture italiane e poi forniti alla Giunta Birmana in barba a ogni embargo della Unione Europea.

Adesso addirittura, proprio mentre fuori i monaci dimostravano, il Ministro Indiano per il Petrolio Murli Deora ha firmato un accordo di 150 milioni di dollari per ricerche di gas naturale in Birmania: un chiaro segno di appoggio alla Giunta da parte di un Governo “democratico”.

Questo comportamento da parte di Nuova Dehli deriva una miopia strategica che vede l’India cosi’ spaventata dalle ribellioni nel Nord-Est da doversi affidare alla Birmania per evitare che diventino qualcosa di piu’ grosso. E da una apparente impunita’ quando si va contro le regole stabilite da altri Paesi democratici: un modo di pensare che dovrebbe essere intollerabile con la Cina della dittatura comunista, e quindi ancora di piu’ con l’India.

Il nostro Ministro degli Esteri Massimo D’Alema, ma anche Emma Bonino come Ministro per il Commercio Internazionale, hanno insomma il dovere in questo momento drammatico di fare tutte le pressioni possibili: inclusa una protesta contro l’acquiescenza attuale se non la complicita’ Indiana futura con la Giunta Birmana, e questo prima che succeda il peggio.

(Petizione online “Stand with the Burmese Protesters”)
 

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Step Zero in Freeing Up Half of the Human Race

“There can be no safe future without safe motherhood”
Women Deliver global conference (London, 18-20 October)

The very, very first step we need to do to provide at least the possibility of freedom for the whole of humanity, and not just men, is actually made up of two actions:

Step 0.1: diminish the chances of death during pregnancy
Step 0.2: increase the survival rate for children 0-5

In fact, as long as would-be mothers die at the enormous rates of 1 in 6 in places like Sierra Leone and Afghanistan, no wonder the relative value of each of those human beings is not considered that much.

Cynically one would ask why would anybody emotionally attach himself to a person that is quite as likely to die within a year (obviously, in reality things do not work out so simplistic, but still…).

Furthermore, if children die in large numbers (especially in their most vulnerable years, from birth to 5), the only way to nurture some possibility of leaving descendants in this world, is to conceive as many babies as possible.

Having women wait out their entire reproductive lives doing only house chores, with no time for business or political activities whilst going from one pregnancy to the next, becomes then a perfectly logical, if horrendous choice.

Given the fact that death-during-pregnancy and the need of a large number of children just to hope for one’s family not to die have both accompanied humanity for much of its existence, no wonder women have been set aside as virtual slaves for millennia.

And so there is simply no opportunity for “emancipation” if we don’t get mortality rates lower for mother and for young children.

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Luckily but tragically, the solution is not that difficult.

It’s all very feasible stuff and so it is a real tragedy that we have not achieved yet that for all: just as abject poverty and “under-development” are still very widespread.

In truth, there is a precise correlation between those concepts, and the health of women and children is one of the best indicators of how truly “rich” a country is.

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And so: let’s provide education to all the girls, and provide them with all the drugs and all the resources needed to mantain their health and the health of their children.

Otherwise, all efforts may as well go to nothing.

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Germania Italiano Lingue Repubblica Tedesco

Come Imparare il Tedesco

Nella rubrica “Lettere al Direttore” su La Repubblica di oggi il lettore Carlo Bertonotti chiede a Vittorio Zucconi “qualche consiglio per imparare questa ‘maledetta’ lingua [tedesca]”.

Io il modo l’ho trovato (no, niente fidanzatina indigena).

Semplicemente, visto che ha il privilegio di vivere in Germania, Bertonotti si deve incaponire a parlare in tedesco in ogni momento della sua giornata (a parte quando lavora ovviamente almeno finche’ non arriva a un livello sufficiente per comunicare bene e in fretta).

Quando dico “in ogni momento” voglio proprio dire “in ogni momento”: quando si fa la spesa, quando si compra una camicia o un pantalone, quando uno e’ al ristorante (menu’ da leggere rigorosamente in tedesco). Al cinema, solo per vedere film in tedesco. Discussioni con gli amici, tutte in tedesco.

Due dettagli non trascurabili: un dizionario italiano-tedesco in tasca a ogni ora, e poi non dimenticarsi che bisogna imparare un tedesco grammaticalmente corretto, altrimenti i nativi storceranno i nasi e chiuderanno le orecchie a sentire la propria lingua storpiata impunemente (quindi, una buona scuola serale e’ obbligatoria).

Lo sforzo che uno fa di parlare invece sempre e bene in tedesco lo apprezzano molto, e aspettano anzi con pazienza che uno riesca a mettere assieme le frasi: perche’ evidentemente, per i primi sei mesi uno non potra’ che parlare molto, molto lentamente (con grande soddisfazione degli amici, naturalmente…)

Attenzione pero’ quando si parla con i medici. Una volta l’oculista mi ha detto che la mia vista era a posto, ma io ho capito che la cecita’ era incipiente…

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Clima Conferenza Nazionale sui Cambiamenti Climatici Italia Italiano Riscaldamento Globale Scienza

Vincenzo Ferrara, Climatologo Sicuro Di Non Sbagliare Mai

(Note: I have translated this blog in English: How to Be Right About the Climate: Always!)

(Grazie ad Antonio Gaspari di Svipop per questo straordinario documento [riscoperto poco tempo fa da Fabio Malaspina])

Vincenzo Ferrara, lo scienziato coordinatore della Conferenza Nazionale Sui Cambiamenti Climatici (quella della famosa bufala del Ministro Pecoraro Scanio sull’Italia che si riscalderebbe quattro volte piu’ in fretta del resto del pianeta), spiega in questo articolo del 1982 (“Rivista di Meteorologia Aeronautica”, Volume XLII n. 1, Gen-Mar 1982) come si diventa un climatologo famoso:

[…] se voi siete climatologo e contemporaneamente desiderate sopravvivere come un climatologo, accrescendo magari la vostra fama, non avete che da [fornire] proprio la diagnosi e la prognosi che la gente si aspetta.

Guai a rispondere: “Ma no, è tutto normale, oppure: “Sono tutte balle montate dai giornali e dalla televisione” […] perché la gente […] conclude all’unanimità che […] non capite un accidente né di tempo, né di clima. Sarebbe la fine della vostra carriera

[…] L’unica risposta sensata alla domanda: “Il clima sta cambiando?” è: “Ma certo che sta cambiando! E’ ormai una cosa nota, scientificamente accertata e fuori discussione”. A questo punto prevedete per il futuro e per il prossimo secolo un clima esattamente uguale al tempo atmosferico presente, esaltando magari il fenomeno fino alle estreme conseguenze. Così, se fa freddo prevedete “glaciazioni”, se fa caldo prevedete una “era torrida, e se vi sono condizioni di forte variabilità prevedete “estremi climatici” a breve termine e clima più o meno immutato a lungo termine (secolare).

Ma, direte voi, come fa un climatologo serio a fornire previsioni climatiche, attualmente impossibili, e […] così opposte senza sentirsi un buffone? Non temete c’è la scienza che vi sorregge, perché la scienza in questo campo ha pensato a tutto e fornisce la soluzione per ogni caso, anche per quelli più disperati.

Perciò, se fa freddo, il discorso scientifico da fare è il seguente: “Il clima sta cambiando e ci avviamo verso una nuova glaciazione. Questo fatto è già stato accertato perché a partire dal 1940, la temperatura media dell’emisfero nord è diminuita di circa 0,4°C, a causa probabilmente della minor trasparenza dell’atmosfera intorbidita dal sempre maggior inquinamento dell’aria. Il raffreddamento dell’aria provoca una maggiore estensione dei ghiacciai e dei mantelli nevosi, i quali essendo altamente riflettenti (albedo elevata) per la radiazione solare provocano a loro volta un successivo raffreddamento e quindi nuovi e più vasti ghiacciai, e così via in una spirale che porterà ad una nuova glaciazione nel giro di un secolo e forse meno”.

Già, ma se fa caldo come si fa a giustificare una previsione di era torrida con questi dati di fatto sul raffreddamento? […] da un altro punto di vista altrettanto scientifico […] il discorso è: “Il clima sta cambiando e ci avviamo verso un’era torrida. Tutto ciò è stato già scientificamente accertato perché a partire dal 1850 il contenuto di anidride carbonica nell’atmosfera è andato progressivamente aumentando e solo in questi ultimi venti anni si è passati da 315 a 334 parti per milione. Ciò significa che nel 2020 l’accumulo di anidride carbonica sarà più che raddoppiato se si tiene anche conto dei sempre crescenti consumi di energia e di utilizzo dei combustibili fossili. L’aumento di anidride carbonica riduce le perdite di radiazione ad onda lunga dalla terra verso lo spazio (effetto serra) e nel giro di meno di mezzo secolo la temperatura media dell’aria aumenterà di circa 2 o 3°C; ci sarà scioglimento dei ghiacci polari ed un aumento medio del livello del mare che sommergerà parecchie località costiere”. […]

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Insomma parafrasando una vecchia barzelletta: un fisico atmosferico, un metereologo e Vincenzo Ferrara partecipano a un colloquio per diventare climatologo.

Al fisico atmosferico viene chiesto: “Come prevede che sara’ il clima per l’anno prossimo?“. Quello risponde: “Non ne sono sicuro, ma se mi date un supercomputer so come impostare i calcoli per fare una previsione di massima“. Tocca poi al metereologo, cui viene chiesto: “Come prevede che sara’ il clima per l’anno prossimo?“. Egli risponde: “Non ne sono sicuro, ma se mi date le carte stagionali e un buon archivio degli anni passati, so come impostare i calcoli per fare una previsione di massima“.

Tocca infine a Ferrara, che alla domanda: “Come prevede che sara’ il clima, l’anno prossimo?” risponde: “Cio’ che volete che io preveda…“.

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Astronomy & Space Cosmos English Parallel Universes Philosophy Physics Science Universe

Crowds, Echoes and Communication with Parallel Universes

The existence of a Multiverse has many philosophical consequences (and it just makes so much more physical sense than having us living in a Goldilocks Universe). And as the Multiverse has been postulated from actual observations, we can almost say we can test its existence.

Of course it would be all much more interesting if we could talk to a parallel universe.

Or would it? Communication between Universes may actually be made rather difficult by a “crowding echo effect“.

Imagine I were to try send a message via a quantum interference pattern, for example.

Obviously, all my quasi-identical copies from “nearby” parallel universes quasi-identical to my own Universe, would be trying to send quasi-identical information via quasi-identical ways at quasi-identical times: so we could all be creating so much noise as to make the reception of any message next-to-impossible.

Even more paradoxically, we could actually be reading each other’s message: but since those messages would all be quasi-identical to each other, we could mistakenly convince ourselves that we were listening each one only to his own echo.

After all what meaningful information could anybody exchange with a quasi-identical copy?

It may take a very very long time to figure out the minute differences between the two and those may as well be undetectable or absolutely irrelevant.

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Death Penalty English Moratorium on Capital Punishment Radical Party UN

Support the UN Vote on the Moratorium on Capital Punishment

(by the Nonviolent Radical Party, Transnational and Transparty, registered as an Ngo in General Consultative Status with the UN’s ECOSOC under the name of Transnational Radical Party)

S.O.S. MORATORIUM

URGENT NONVIOLENT INITIATIVE FOR A UN MORATORIUM ON CAPITAL PUNISHMENT!

The 62nd UN General Assembly opens on September 24.

According to a communiqué by the Italian Government dated September 11, the text of the Resolution for a Universal Moratorium on Capital Punishment will be presented to the UN the day after, September 25.

The Members of the Transnational Nonviolent Radical Party, of the “Hands Off Cain” association and of the Italian Radical Party have however not forgotten that in 14 years the approval of the Resolution has been compromised three times, by mistakes and delays caused by, if not outright ostracising behaviour from, several European Governments.

Above all, for more than a decade the European Council bureaucracy in Brussels has hindered the voting of the Universal Moratorium on Capital Punishment at the UN General Assembly, where the number of member nations still using the death penalty has been reduced to a mere fifth of the total.

In order for the Resolution pro-Moratorium (for emphasis: moratorium on the death penalty, not abolition) to be presented at the opening of the General Assembly on September 24, we must strengthen our nonviolent movement right now – and more than ever before.

A hunger strike is in progress from September 2, by many people including Italian politicians Marco Pannella, Lucio Bertè, Guido Biancardi, Sergio D’Elia, Marco Perduca, Michele Rana, Alessandro Rosasco, Antonio Stango, Claudia Sterzi, Valter Vecellio and Dominique Velati.

At the same time, an extraordinary number of people have become members to show their support.

Becoming a member is in fact a vital part of the nonviolent action supporting the Transnational Radical Party, “Hands Off Cain” and the Italian Radical Party in their effort to provide the UN General Assembly the chance to vote the Resolution for a Universal Moratorium on Capital Punishment.

HOW YOU CAN PARTICIPATE IN THE INITIATIVE (click on the link of your chosen option):

BECOME A MEMBER OF:

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Italia Italiano Universita' Varese

Universita’ di Varese, Vituperio…degli Italiani All’Estero

Dalle Alpi alla Sicilia, anzi, dalla Sicilia alle Alpi, il malcostume regna incontrastato nelle Universita’ italiane.

Dopo le sciocchezze, gli imbrogli e i morti a Messina, ecco infatti l’Universita’ di Varese farsi notare per un’altra ignominia: l’esclusione illegale di un validissimo candidato da un concorso a Professore Ordinario perche’ ha fatto esperienza all’estero.

Il Consiglio di Stato ha annullato circa una settimana fa il concorso universitario che aveva giudicato Marco Lanzetta non idoneo per ricoprire l’incarico di Professore Ordinario  di Ortopedia.

Marco Lanzetta non e’ una persona qualunque. Ha lavorato per molti anni in Australia, Francia e Canada ed e’ vice direttore della Microsearch Foundation di Sydney, e presidente della Società Italiana Trapianto di Mano e Ricostruzione Funzionale.

Lanzetta ha perfino eseguito per primo in Italia un trapianto di mano.

E’ chiaro che per qualche motivo oscuro (e illegale) qualcuno ha cercato di bloccargli la carriera. Ci saranno questioni “politiche” fra Lanzetta e i baroni dell’Universita’ di Varese.

Ma la motivazione della sentenza dovrebbe far sperare e preoccupare allo stesso tempo:

“[non deve essere penalizzato a priori] il candidato che ha arricchito la propria esperienza professionale, sia clinica che didattica, all’ estero, dove l’affidamento di incarichi «avviene sulla base del merito del professore”.

Marco Lanzetta ce l’ha fatta. Contro di lui, hanno cercato di fargliela troppo grossa. Ma cosa c’e’ a difendere il ricercatore che voglia tornare in Italia, dai soprusi delle Commissioni giudicatrici?

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English History Humanity War

History, a Murderous Farce

Napoleon, the Emperor of the French, destroyed the Holy Roman Empire in 1806, thereby establishing the basis for the ascent of the German Empire that was going to humiliate France in 1871.

Prussia and Austria fought hard to establish their leadership over Germany. The result was a militarized Prussian class that killed Germany once in the First World War, and then again with its support for Hitler.

“Of course” Adolf, from Austria of all places, dedicated his life to the nationalist cause, with the result that Germany was annihilate and Prussia airbrushed from history at the end of World War II.

Those are not the only ironies of history. The end result of the Christian Crusades was the undermining of the Byzantine Empire, and the opening up of Eastern Europe to the Ottoman Muslims. Nobody has killed as many Communists as Stalin, or as many Chinese as Chairman Mao, and since Tamerlane perhaps nobody has killed as many Muslims as Osama bin Laden and his loose “organization”.

I am sure there are many more examples of unbelievably unintended consequences. Hadn’t it been for the continuous slaughter, History would be a topic to laugh very hard about.

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Bagnasco Cattolicesimo Italia Italiano

Bagnasco Ha Ragione!!!

Evidentemente, la forza dell’insegnamento Cristiano non basta: bisogna legiferarci sopra.

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Mons. Angelo Bagnasco, Presidente della Conferenza Episcopale Italiana, denuncia:

l’Italia “sta attraversando una grave crisi morale in cui sono diffusi comportamenti criminali che non trovano soluzione ed è ”illusorio sperare in un improvviso quanto miracolistico rinsavimento’. C’è invece bisogno di ‘una ricentratura profonda dei singoli soggetti e degli organismi sociali, sul senso e sulla ragione dello stare insieme come comunità di destini e di intenti'”.

E ha perfettamente ragione.

Ecco infatti una serie di esempi di “comportamenti criminali”: estorsione (indagato: Antonio Buoncristiani, Arcivescovo di Siena); incendio doloso, calunnia e truffa (indagato: mons. Giuseppe Acampa, economo della Curia di Siena); violenza sessuale su minorenni (indagato: don Lelio Cantini, Parroco a Firenze); gestione disinvolta del patrimonio immobiliare della Curia (sospettato: Claudio Maniago, vescovo ausiliare  alla diocesi di Firenze), nonche’ copertura delle attivita’ di don Cantini, e partecipazione a festini gay (questo non e’ certo un crimine, fra maggiorenni, ma insomma, in un Vescovo ausiliare della Chiesa Cattolica sembra davvero un sintomo di “grave crisi morale”…); e abusi sessuali (indagato: don Pietro Gelmini).

Tutti innocenti fino a prova contraria, ovviamente: ma che disastro che sarebbe, se anche uno solo di quelli fosse dichiarato colpevole in un tribunale.

L’unica buona notizia e’ che non ci sono ecclesiastici italiani sotto processo in Argentina per aver favorito la pratica delle torture da parte della dittatura militare durante la tragedia dei Desaparecidos. Ce n’e’, un prete che aspetta la sentenza per un comportamente cosi’ infame, ma il suo nome e’ chiaramente tedesco.

Ahi, questa Chiesa nella (e che mi) tormenta! Sara’ possibile, all’interno della CEI, un “miracoloso rinsavimento”? Riusciranno, i Vescovi italiani, a ricentrare profondamente se stessi e la comunita’ della Chiesa, “sul senso e sulla ragione dello stare insieme come comunità di destini e di intenti“?

Ai posteri…direbbe il Manzoni. Campa cavallo, verrebbe da rispondere: perche’ l’occupazione principale di Bagnasco e’ quella di far scrivere le leggi secondo i suoi precetti morali.

Evidentemente, la forza dell’insegnamento Cristiano non basta, bisogna legiferarci sopra.

Preghiamo: Quae sunt Caesaris Caesari et quae sunt Dei Deo (Mt, 22:21)

Quae sunt Caesaris Caesari et quae sunt Dei Deo!
Quae sunt Caesaris Caesari et quae sunt Dei Deo!
Quae sunt Caesaris Caesari et quae sunt Dei Deo!
Quae sunt Caesaris Caesari et quae sunt Dei Deo!
Quae sunt Caesaris Caesari et quae sunt Dei Deo!

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Climate Change English Humor Policy UK

Lib-Dems Vote to Depopulate Scotland

Brighton, 18 Sep (MNN) – At their annual conference in Brighton, the Lib-Dems have decided to back a radical series of proposals to tackle climate change – including a ban on people living in Scotland by 2040.

Environment spokesman Chris Huhne said tackling global warming would need an “enormous economic change”.

As simply too many people stubbornly keep their abodes in the damp, cold northern regions of the British Isles, generating humongous amounts of carbon dioxide just to heat their houses up, the only solution is to get everybody over to the warmer side of Hadrian’s Wall.

“Climate Change is a threat to democracy”, Lib-Dem delegates have been told, “and tough sacrifices are in order to save our planet.”

In other news: Lib-Dems are going to vote on a proposal to mandate nomadism by 2047.

This will allow everybody to move (on foot!) from one day to the next to find the warmest place where to mount their tent, without having to burn any greenhouse-gas-emitting fuel.

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Ambiente Energia Italia Italiano Nucleare Peak Oil Petrolio Politica Radicali rientrodolce

Riepilogo dei Commenti in vista del Convegno Energia-Ambiente 19-20 Settembre

Riepilogo riassuntivo delle mie riflessioni in vista del Convegno “ENERGIA & AMBIENTE – Scenari e prospettive per l’Europa e per l’Italia“, Mercoledì 19 settembre 2007 ore 15.00 – 20.00 e Giovedì 20 settembre ore 9.30 – 14.00 presso la Camera dei Deputati – Sala del Refettorio (Palazzo San Macuto), Via del Seminario

(a) Venti Anni Senza Nucleare (http://tinyurl.com/3czldr)

Nel 1987 il nucleare italiano fu abbandonato per una diffusa sensazione di incompetenza tecnica e politica.

Approfittando dei Verdi assurdamente posizionatisi all’estrema sinistra, c’e’ lo spazio per ottenere molti (altri) consensi in tema energetico ed ambientale.

(b) Sui Consumi Energetici (http://tinyurl.com/3czldr)

Bernard Laponche calcola che se vivessimo tutti bene, non ci sarebbe energia per tutti. Ma a leggere bene i suoi argomenti, porta anche un messaggio di speranza.

(c) Energia, Ambiente e Il Problema della Leadership (http://tinyurl.com/2jftfe)

Proclamarsi “verde” e’ diventato cosi’ facile per un politico da trasformarsi in un marchio di pigrizia ipocrita. E cosi’ si sta dando spazio a esperimenti sociali, colossali perdite di tempo destinate al fallimento, perche’ basate sul pessimismo.

Bisogna invece aborrire questo revival dello Stato Etico, ed affrontare i problemi reali uscendo dal solito elenco di sogni ed obiettivi per parlare di risorse e strumenti da usare per implementarli, e di alleanze e priorita’.

(d) Gestire Il Picco del Petrolio (http://tinyurl.com/2opvok)

Raggiungere il picco della produzione mondiale di petrolio nei prossimi quindici anni e’ un rischio significativo, che va gestito. E quindi studiato, non solo per lanciare allarmi ma principalmente per mitigarlo, che e’ quanto quasi inconsapevolmente stiamo facendo gia’ .

(e) I Criteri di Scelta delle Fonti Energetiche (http://tinyurl.com/3bxjch)

Non ha senso rifugiarsi solo nella Scienza per trovare tutte le indicazioni su come scegliere il nostro futuro, e men che meno in campo energetico ed ambientale. Bisogna avere il coraggio di includere anche le proprie motivazioni politiche, in perfetta trasparenza.

E non vanno dimenticati gli strumenti manageriali gia’ esistenti, come il “Total Cost of Ownership” e la “Balanced Scorecard”.

(f) Rientrodolce e Il Paradosso del Bagagliaio (http://tinyurl.com/2o42jb)

Il rischio della sovrappopolazione va gestito come quello del picco del petrolio.

Per far questo, l’Associazione Rientrodolce dovrebbe abbandonare ogni traccia di catastrofismo: perche’ non si puo’ fare nessun rientro-dolce se non si ha fiducia nei propri mezzi, ma anche fiducia nell’Umanita’. E se questo e’ vero, allora c’e’ la concreta speranza che l’Umanita’ stessa sia capace comunque di adattarsi a quello che ha, ed escogitare nuovi modi per avere di piu’ e vivere meglio.

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English Iran Politics War

Men of Peace Are Idiots

In the meanwhile, those provided with rational minds sleepwalk into a needless war of untold tragedy.

Where have I seen this already?

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Ambiente Energia Italia Italiano Politica Radicali rientrodolce

Rientrodolce e Il Paradosso del Bagagliaio (Convegno Energia-Ambiente 19-20 Settembre – 5)

Una serie di riflessioni in vista del Convegno “ENERGIA & AMBIENTE – Scenari e prospettive per l’Europa e per l’Italia“, Mercoledì 19 settembre 2007 ore 15.00 – 20.00 e Giovedì 20 settembre ore 9.30 – 14.00 presso la Camera dei Deputati – Sala del Refettorio (Palazzo San Macuto), Via del Seminario

(vai al precedente…)

(f) Commento al problema della sovrappopolazione che sara’ probabilmente trattato da Marco Pannella nell'”Intervento di Chiusura

Marco Pannella Deputato europeo, iscritto all’Associazione RientroDolce

Comincero’ con il parlare di Rientrodolce come associazione, per poi passare all’argomento della sovrappopolazione.

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L’Associazione Rientrodolce

Rientrodolce, che seguo da “esterno” da piu’ di un anno, ha tre anime che non sempre vanno d’accordo: una (dolcemente!) “misantropa”, una scientifica, una politica.

Il guaio e’ che a volte si mescolano, nella stessa persona o nello stesso messaggio, con un malcelato catastrofismo (il Dolore da Giovane Werther gia’ menzionato).

Quando e’ l’anima misantropa a contaminarsi al catastrofismo, per esempio, il resto dell’umanita’ e’ ritenuto troppo cocciuto per cambiare prima della Fine. Ci si dovrebbe chiedere perche’ continuare l’Associazione invece di continuare a farle fornire perle ai proverbiali porci.

Oppure quando l’anima scientifica diventa catastrofica, si discute scientificamente ma invariabilmente secondo gli scenari peggiori: per cui se un organismo internazionale (l’IPCC) prevede disastri climatici, viene portato ad esempio, ma se un altro (la Banca Mondiale) non prevede disastri da sovrappopolazione, viene considerato un lacche’ dei Poteri Forti.

E quando infine e’ la politica ad impregnarsi di un senso di tragedia imminente, ecco che scatta il meccanismo fin troppo naturale della “setta”.

Come su un treno che corra veloce verso un ponte, quei pochi fra i passeggeri che sanno che quel ponte e’ gravemente danneggiato si stringeranno l’uno con l’altro, frustrati dall’incapacita’ degli altri di capire il disastro che (forse) sta per occorrere.

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Per vederne i risultati si puo’ dare un’occhiata a quanto pubblicato nel recente supplemento all’Agenda Coscioni “Per un Rientro Dolce dell’Umanita’” (Speciale Agenda Coscioni Anno II – N. 9 – Settembre 2007).

Mario Marchitti, Presidente di Rientrodolce, discute molto bene di Demografia come limite allo sviluppo, o per meglio dire alla crescita. Poi pero’ verso la fine del suo pezzo si pone l’ingenuissima domanda su quale sia la “motivazione alla crescita”, con improbabili paragoni alla salute corporea.

La “crescita”, mi sembra ovvio, deriva dal fatto che un mucchio di persone vogliono arricchirsi e/o ottenere il potere di controllare la piu’ grande quantita’ di risorse (e persone!) possibile. Si chiama “ambizione” e a quanto mi risulta e’ innata nella specie.

Luca Pardi parla di “Esplosione Demografica e il ‘Rientro Dolce’”. Anche questo articolo e’ ben argomentato e si merita una lunga risposta (una e’ nel mio blog su “Il Petrolio”). Pardi menziona anche la “militanza fanatica” di chi pensa che sia un valore in se’ il fatto che l’economia cresca a dismisura.

Ma poi come ho potuto esperire, nel discutere di questi temi non c’e’ sempre traccia di una volonta’ di dialogo quanto semmai di prevaricazione: la quale magari e’ all’apparenza giustificata, agli occhi di chi si aspetta la catastrofe entro 15 anni.

Ma come ho gia’detto, visto che neanche i figli di Troia ascolterebbero Cassandra

Nel supplemento all’Agenda Coscioni c’e’ anche un pezzo dal Los Angeles Times, dove si parla di urbanizzazione e dei suoi aspetti peggiori, senza pero’ chiedersi perche’ la gente abbandoni le campagne per una vita del genere. Poi un articolo di Luigi De Marchi che e’ pero’ solo un lamento del fatto che su certi temi tutti sembrano sordi.

Poi c’e’ un’intervista a Bill Ryerson del Population Media Center, intervista che il lettore piu’ attento consigliera’ a Pardi e De Marchi di leggere bene.

Ma lo Speciale Rientro Dolce finisce con un articolo di Paolo Musumeci che andrebbe riscritto daccapo, perso com’e’ in un guazzabuglio di concetti campati in aria (l’Economia non si occuperebbe di mancanza di risorse? Begg non sarebbe d’accordo…) ed accorati appelli millenaristi (“un vincolo che non resta che accogliere”, “revisione dei modi di abitare umani”) che arrivano ad auspicare una preconcetta e inspiegata “fine di progetti di opere titaniche” che davvero non sembra avere relazione logica diretta con il rientro-dolce.

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Cosa puo’ imparare Rientrodolce, da Bill Ryerson? Che quello che serve per ottenere risultati e’ uno sforzo perche’ prevalgano gli aspetti politici e pratici, e quindi inclusivi, e scientifici, e quindi consapevoli e con i piedi per terra: invece di perdersi in chiacchiere descrivendo come strumento del Maligno chiunque faccia un’obiezione.

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Il Problema della Sovrappopolazione

Ma insomma, esiste un problema “sovrappopolazione”?

Il rischio e’ serio e puo’ essere valutato assieme al rischio del picco del petrolio (non a caso, il problema dell’esaurimento delle risorse e’ in cima alle preoccupazioni di Rientrodolce). E come il rischio del “picco”, quello della sovrappopolazione va in primis gestito e mitigato, agendo da subito nell’ipotesi che sia reale.

A guardare i numeri e le previsioni a medio termine, in realta’, si potrebbe ipotizzare come gia’ fatto in passato che l’espansione dell’umanita’ stia quasi seguendo una curva “logistica”, quelle con la forma a “S” dove a una crescita molto rapida segue un rallentamento e poi una sostanziale stabilizzazione. Su questo pero’ non vi e’ certezza, anche se in assenza di drastici cambiamenti possiamo aspettarci un massimo fra gli otto e i nove miliardi di persone in pochi decenni.

Quindi la gestione del rischio-sovrappopopolazione significa anche prepararsi fin da ora a gestire quel massimo.

Il rischio principale (1) e’ che non ci siano risorse sufficienti a garantire la sopravvivenza di tutte queste persone, molte piu’ che in qualunque momento storico e preistorico precedente. Una volta raggiunto questo punto, il rischio ulteriore (2) sarebbe di vedere un aggiustamento verso il basso, con l’eliminazione fisica di una parte dell’umanita’: in un linguaggio meno terso, diversi milioni di morti.

Per mitigare (2) occorrono politiche internazionali che garantiscano la distribuzione piu’ efficiente delle risorse, e accordi multilaterali perche’ nessuno si senta messo da parte o candidato alla eliminazione. Naturalmente e’ molto piu’ semplice mitigare (1), e cioe’ fare in modo che le risorse disponibili siano ampiamente sufficienti: e quindi bisogna aumentare la quantita’ di tali risorse, o mantenere basso il numero di umani: magari diminuendolo in maniera “dolce”.

E’ quest’ultima, ovviamente, la strada scelta da Marco Pannella e Rientrodolce (e Bill Ryerson). Ma e’ possibile “risparmiare risorse” semplicemente diminuendo di numero?

Non e’ strettamente vero, come ben noto anche ai membri di Rientrodolce. La presenza di maggiori risorse per persona potrebbe tranquillamente portare a un consumo pro capite sostanzialmente piu’ alto, con il risultato che il consumo totale non cambi o cambi di poco.

Istintivamente, sembrerebbe logico quindi iniziare delle campagne di sensibilizzazione al risparmio individuale e collettivo, magari anche con delle tariffe di consumo particolarmente punitive per chi superasse una certa soglia.

Questo metodo e’ molto efficace, se e quando funziona. Ci sono molti esempi molto simili nella Storia, inclusi i vari razionamenti durante le ultime guerre, anche se il contrabbando proliferava non poco. Insomma se si riesce a convincere la popolazione che certi sacrifici vanno fatti per un “bene superiore”, e’ poi abbastanza semplice ottenere dei risultati, a parte delle situazioni ai margini.

Purtroppo pero’ questo e’ un metodo da indottrinamento, che va usato con estrema cautela e “gentilezza” e soprattutto senza duri metodi coercitivi. Per far questo bisogna avere una grande fede nel proprio modo di agire, e un’encombiabile stabilita’ nel percorso di fronte ad ogni avversita’: due caratteristiche di Ryerson che con il suo Population Media Center continua a parlare di sovrappopolazione con le “soap operas” radiofoniche.

Ma esiste davvero un grande rischio che la persuasione fallisca, o che i persuasori si facciano prendere la mano e decidano di obbligare invece che persuadere, qualora i risultati tardassero. D’altronde cosa si potrebbe fare altrimenti, qualora si fosse convinti che l’alternativa saranno inenarrabili stragi?

Ma non e’ tutto cio’ straordinariamente simile all’egualitarismo comunista e con limiti per forza di cose arbitrari che spingono sostanzialmente la societa’ verso uno stato quasi mummificato, dove ciascuno si impegna a raggiungere il massimo allocato e nulla piu’.

Davvero un Brave New World, la distopia di Aldous Huxley di una societa’ scientificamene controllata. Cosa avremmo fatto, scegliendo quel futuro, se non barattare possibili ma non ineluttabili problemi di sovrappopolazione, con un terrificante mondo senza liberta’?

E’ davvero possibile, il Rientro-DOLCE? Non lo so.

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In realta’ una speranza c’e’ comunque. La diminuzione del numero di umani potrebbe non essere la strada possibile.

Paradossalmente la risposta e’ insita nei discorsi di Bernard Laponche, che gira il mondo per dire che se tutti avessero i bisogni energetici dei popoli piu’ ricchi della Terra, ce ne vorrebbero tre, di pianeti.

Di pianeti pero’ ce n’e’ uno solo, almeno per ora, e con questo stiamo andando avanti noi del mondo presente, come naturalmente tutte le popolazioni umane del passato.

Ripensiamo ora al fatto che l’aumento di risorse per persona non porta ai risparmi teoricamente possibili.

Se mi si perdette l’aneddotica: avendo sostituito in casa le lampadine classiche da 100W con modelli a risparmio energetico da 18W, non ho tagliato la bolletta dell’80%, anche perche’ adesso e’ molto piu’ conveniente lasciare accese piu’ luci di prima: perche’ il “costo” di spegnerle per poi magari riaccenderle piu’ tardi e’ piu’ alto dei pochi soldi dei kilowattora “sprecati” (pochi proprio per l’aumentata efficienza delle lampadine stesse).

Di piu’: immaginiamo un ascensore disegnato per sei persone, e occupato da cinque estranei fra loro. In quell’ambiente ristretto, questi si sistemeranno in modo da stare il piu’ lontano possibile gli uni dagli altri. Ma se ad un piano scendono due di loro, non e’ che improvvisamente il 40% della cabina rimane vuoto: i rimanenti tre si sposteranno approfittando dello spazio in piu’ per allontanarsi ulteriormente. E occuperanno l’intero spazio, di nuovo.

Ricordiamo in proposito che fino all’inizio del XX secolo, per mantenere tenori di vita simili, un nobile russo aveva bisogno di dieci o piu’ volte terra e servitu’ di un suo “pari” tedesco: soprattutto perche’ la grande disponibilita’ di risorse non invogliava il primo ad essere efficiente come il secondo.

Chiamiamolo “il paradosso del bagagliaio”. Chi fa viaggi lunghi in automobile sara’ familiare con il fatto che, quasi indipendentemente dalla durata e dal numero di viaggiatori, qualunque siano le dimensioni della macchina lo spazio dei bagagli e’ praticamente sempre usato pienamente.

Per legge naturale incoscienti e alieni al risparmio, usiamo insomma sempre tutte le risorse che sono disponibili, semplicemente adeguandoci a quello che si ha. Ci vorranno allora davvero, tre pianeti? O non dobbiamo fare altro che continuare ad adattarci, e fare in modo che il pianeta che abbiamo basti comunque per tutti?

D’altronde non ha alcun senso, per l’ingegno umano, di dubitare se stesso: perche’ vorrebbe dire dubitare anche quel dubbio…

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E per concludere: questo non vuol dire che si debba lasciare strada alle offensive “nataliste” di chi lamenta la diminuzione del numero di bambini per coppia.

Spingere verso l’alto la natalita’ significa infatti presupporre che la meta’ femminile dell’umanita’ sia per forza di cose piu’ utile a fare figli invece che lavorare, fare carriera, creare dell’arte e qualunque altra attivita’ che viene invece offerta ai maschietti senza nessun cavillo.

Sovrappopolazione o no, non permettiamo a nessuno di far regredire una societa’, vedendo uteri la’ dove ci sono persone.

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I Criteri di Scelta delle Fonti Energetiche (Convegno Energia-Ambiente 19-20 Settembre – 4)

Una serie di riflessioni in vista del Convegno “ENERGIA & AMBIENTE – Scenari e prospettive per l’Europa e per l’Italia“, Mercoledì 19 settembre 2007 ore 15.00 – 20.00 e Giovedì 20 settembre ore 9.30 – 14.00 presso la Camera dei Deputati – Sala del Refettorio (Palazzo San Macuto), Via del Seminario

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(e) Commento al tema che sara’ trattato nella sessione: “Energie Rinnovabili: +20% Criteri Scientifici per la Valutazione dell’Utilita’ delle Diverse Fonti Energetiche Rinnovabili

Presidenza: Marco Perduca, Direzione di Radicali Italiani
Massimo Ippolito Sequoia Automation
Carlo Ripa di Meana, già Commissario Europeo per l’Ambiente, presidente del Comitato Nazionale del Paesaggio
Maurizio Turco Deputato della Rosa nel Pugno
Massimo Gaiani Ministro plenipotenziario – Coordinatore dell’Ufficio di Segreteria del Comitato interministeriale per gli affari comunitari europei – CIACE
Carmine Nardone Presidente della Provincia di Benevento, inventore del Marsec (Mediterranean Agency for Remote Sensing)

Problemi come energia, ambiente e clima sono all’attenzione di molti, ma non da molto tempo. Il percorso che ci attende e’ quasi inesplorato.

Naturale quindi chiedersi quali siano i criteri da usare per scegliere da che parte andare. Ma una lista non basta: servono anche gli strumenti per valutare e confrontare tali criteri.

(d.1) Criteri di Scelta

Si fa presto a dire che i criteri di scelta dovrebbero essere appannaggio della Scienza, vista come pinnacolo della ragione umana in termini di obiettivita’ e coincidenza con il reale.

Ma la ricerca in cambo energetico e ambientale e’ cominciata relativamente di recente. E’ comune quindi che nella Letteratura Scientifica appaiano degli articoli a tutta prima contrastanti.

Per esempio e’ in corso un grande dibattito sul contributo teorica all’effetto serra da parte delle foreste: c’e’ chi dice che quelle boreali aumentino la temperatura del globo visto che sono verdi e quindi, piu’ scure della neve, assorbono piu’ calore. Altri pensano invece che ogni albero e’ per forza di cose un assorbitore di anidride carbonica, e quindi occorre piantarne tanti per controbilanciare le emissioni umane. Altri ancora si preoccupano perche’ le foreste di eucalipti messe su per l’appunto in Ecuador e Uganda non sono native, ne’ favoriscono la biodiversita’.

Cosa ci sarebbe da seguire, allora? Il “consenso scientifico”, se mai questo quasi-ossimoro esiste? Quando si deve passare a dettagli e decisioni operative, non ha certamente senso implementare la soluzione “du jour, basata su un articolo scientifico pubblicato ieri e che verra’ poi messo in discussione altrettanto scientificamente una settimana o un mese dopo.

Per evitare il dilettantismo e l’obsolescenza quasi immediata, e’ importante allora ricuperare un discorso politico da affiancare a quello scientifico, senza che l’uno affossi l’altro.

E’ allora possibile individuare una serie di criteri non-scientifici, ma non per questo meno importanti, per cominciare a dare un’indicazione sul futuro da scegliere:

* Quali sono tutti i costi e tutti i benefici di una scelta?
* Puo’ funzionare, quella scelta, eliminando le esistenti manipolazioni del mercato?
* E’ una scelta che semplificare la struttura degli incentivi e delle penalita’ in campo energetico e ambientale?
* E’ una scelta che mette al centro l’attenzione a favorire le liberta’ di vita e di scelta di ogni individuo allorquando questi non interferisca negativamente con le stesse liberta’ di qualunque altro individuo?
* E’ una scelta che favorisce l’abbandono dalla dipendenza dal petrolio o addirittura da tutte le fonti di energia non rinnovate?
* E’ una scelta di transizione, che aiutera’ sia a sganciarsi dal petrolio, sia ad accumulare esperienza su come riconvertire al meglio la societa’ da una fonte energetica all’altra? E quali sono i costi di tale transizione?
* Quali modifiche vanno portate alla distribuzione e commercializzazione di energia sul territorio?
* Cosa possiamo imparare dalle esperienze all’estero nello stesso campo?
* E’ una scelta contraria al dirigismo economico ed energetico?
* Quali sono le conseguenze a livello di coordinamento delle politiche energetiche a livello nazionale e a livello europeo, sia per aumentare le efficienze, sia per eliminare sprechi e duplicazione, sia infine per permettere di minimizzare i rischi legati a questa o quella incertezza sulla disponibilita’ energetica futura?

(d.2) Strumenti per valutare i criteri di scelta

Una volta individuati i criteri, il problema diventa come stabilire quale sia la priorita’ relativa. E’ piu’ importante la superficie occupata da questo o quel sistema di generazione di energia, o il co-ordinamento a europeo? O e’ piu’ urgente abbandonare il petrolio?

La risposta classica a queste domande suggerisce l’uso dell’analisi dei costi e dei benefici relativi di ogni criterio. Ma certo non e’ una panacea.

Il Regno Unito, che in materia di finanza non ha da imparare da nessuno, ha fatto quelle analisi, trenta anni fa, e ha deciso di abbandonare la tecnologia dei treni ad alta velocita’. Il primato e’ allora divenuto francese, nonostante almeno un decennio di vantaggio nella ricerca da parte della vecchia British Rail. Adesso, a Londra e dintorni l’esperienza di viaggio su rotaia e’ almeno di quindici anni indietro a quella francese, tedesca, e anche italiana.

Altri calcoli costi-benefici sono stati fatti, dieci anni fa da Major e poi da Blair, e un miliardo di sterline e piu’ se ne sono andate per quella mostruosa scioccezza chiamata Millennium Dome.

Insomma se uno vuole i costi-benefici, un esperto da qualche parte si trova pure, pronto a fare due conti. Non meravigliamoci pero’ se verranno fuori esattamente i numeri che voleva il committente.

Per un esempio di come si possano manovrare di nascosto conti, guardiamo al giochino dei “costi marginali“. Per uscire dai soliti temi: per lanciare dieci Space Shuttle in un anno occorrono dieci miliardi di dollari. Ma una volta che si e’ pagato per lanciare nove Shuttle, il lavoro per il decimo e’ praticamente completato.

Si potrebbe dire, il “costo marginale” di quel lancio e’ poche centinaia di milioni. Ma non sarebbe una truffa? Perche’ infatti non applicare lo stesso ragionamento ad ognuno degli altri nove lanci? A meno che, come al solito, quei miliardi mancanti li paghi Pantalone.

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Non basta dunque appellarsi a un’ideale “Matematica Super Partes” che possa indicare in maniera assolutamente oggettiva su cosa impegnarsi, e cosa scartare: perche’ anche la matematica e’ un’opinione, in campo finanziario, e soprattutto in materia di opere ed investimenti pubblici.

E la decisione dunque rimane per forza di cose politica: come indicato in passato, cio’ su cui si deve puntare e’ quindi la trasparenza.

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Rinunciamo quindi del tutto a ogni oggettivita’? Non necessariamente. In realta’ esiste un meccanismo che permette di scegliere in pressocche’ assoluta trasparenza, in una maniera che puo’ essere compresa ed analizzata da tutti gli interessati. Ed e’ la Metodologia dell’analisi del _Costo Totale_ (in inglese: Total Cost of Ownership).

Si tratta di un concetto relativamente nuovo, che vuol dire inserire nell’analisi _tutti_ i costi e i benefici associati a una certa scelta, a cui vengono poi assegnati “pesi”, coefficienti indicativi della sua importanza relativa.

In questo modo e’ possibile effettuare dei calcoli ed arrivare a conclusioni matematiche accettate e accertate da tutti, dove si dichiara espliciamente a quali problemi di fondo viene data maggiore importanza, appunto con il meccanismo dei “pesi”.

Certo non possiamo aspettarci che il Total Cost possa mettere tutti d’accordo: ma il punto e’ palesare le motivazioni e preoccupazioni di fondo, troppo spesso nascoste dietro analisi economiche “massaggiate” e di parte.

Naturalmente, il Total Cost non riguardera’ solo i costi ed i ricavi strettamente economico-monetari, ma anche i benefici e le sofferenze non immediatamente monetarizzabili.

Ad esempio, parlando di Piano Energetico Nazionale (PEN), il Total Cost dell’etanolo da mais includerebbe gli enormi sussidi a questa nuova, tragicomica industria.

Il Total Cost, il costo vero del carbone includerebbe gli effetti nocivi sulla salute nelle vicinanze delle miniere e delle centrali, e la scomparsa di fiumi e foreste seppelliti dai residui delle miniere a cielo aperto. Se siamo preoccupati delle emissioni di anidride carbonica possiamo poi aumentare il peso dei costi legati all’uso di vecchie centrali a carbone, anche se il prezzo di mercato di quel combustibile rimane basso.

E il Total Cost del nucleare includerebbe l’intero ciclo di vita della centrale (obsolescenza inclusa), e dei rifiuti radioattivi.

Come applicare il Total Cost? E’ molto piu’ semplice di quanto sembri.

Il primo passo e’ stabilire a priori dei criteri di peso e di misurazione. E’ importante includere _tutto_ quello che si deve e si vuole misurare, e _non_ solo quanto e’ piu’ facile da misurare (un’altra amara lezione di tutto il periodo Blair).

Ogni possibile soluzione viene poi valutata rispetto a quei criteri prestabiliti, ottenendo quindi una tabella di immediata lettura. Ovviamente per garantire la bonta’ dei risultati, occorrono anche alcuni cicli di calcolo per risolvere le eventuali, inevitabili lacune nell’insieme dei criteri di peso e di misurazione.

Gli esperti del settore avranno riconosciuto in quanto sopra alcuni principi elementari del “Balanced Scorecard”.

Si puo’ sempre migliorare, nella gestione di una crisi o comunque di un abbandono obbligato del “continuare come se nulla fosse”. Ma con il Total Cost of Ownership e la Balanced Scorecard, e la consapevolezza che in fondo a ogni nostra scelta c’e’ la politica e non la scienza, possiamo almeno cominciare con il passo giusto. 

(continua…)

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Gestire Il Picco del Petrolio (Convegno Energia-Ambiente 19-20 Settembre – 3)

Una serie di riflessioni in vista del Convegno “ENERGIA & AMBIENTE – Scenari e prospettive per l’Europa e per l’Italia“, Mercoledì 19 settembre 2007 ore 15.00 – 20.00 e Giovedì 20 settembre ore 9.30 – 14.00 presso la Camera dei Deputati – Sala del Refettorio (Palazzo San Macuto), Via del Seminario

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(d) Commento a parte del tema che sara’ trattato nella sessione: “Petrolio e Gase: Risorse e Problemi Geo Politici

Presidenza: Antonio Bacchi, direzione di Radicali Italiani
Luca Pardi – Aspo Italia – Segretario Associazione radicale RientroDolce
Diego Gavagnin Direttore Editoriale di Quotidiano Energia
Igor Boni Segretario Associazione Adelaide Aglietta
Alessandro Ortis Presidente Autorità per l’Energia Elettrica e il Gas
Leonardo Bellodi – Responsabile affari istituzionali ENI
Francesco Giorgianni – Responsabile affari istituzionali ENEL

Limitero’ per il momento le mie considerazioni al solo aspetto del petrolio come risorsa, senza considerazioni geopolitiche.

Una prece per le Cassandre, pero’: visto che neanche i figli di Troia vi ascolterebbero, capirete che forse e’ il caso di parlare in maniera diversa?

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A differenza del Riscaldamento Globale, il problema del Peak Oil (l’eventuale raggiungimento di un picco nella produzione mondiale di petrolio, con susseguente precipitoso declino della stessa), problema di cui si occupa l’Aspo, non e’ di moda, non e’ usato per raccogliere consensi, non appare sui giornali tre volte al giorno, e non e’ neanche urlato.

Forse perche’ non e’ un messaggio facilmente manipolabile; forse perche’ non e’ direttamente collegabile ai panda, ai coralli o agli orsi bianchi; o forse perche’ e’ un problema reale.

Purtroppo chi ne parla deve fare i conti con un passato in cui non sono certo mancati gli allarmi riguardo l’imminente fine della civilta’ a causa della fine del carburante: allarmi che fino ad ora si sono ovviamente rivelati troppo allarmisti.

Ma se vengono letti i discorsi pacati e ragionati sul Peak Oil, la possibilita’ che si raggiunga un picco di produzione nei prossimi dieci anni e’ significativa.

Rendersi conto di questo rischio ed agire di conseguenza non e’ quindi cadere nella fallace trappola del Principio di Precauzione (secondo il quale non si dovrebbe fare niente finche’ non se ne conoscono le conseguenze): e’ “semplicemente” un problema di rischio, appunto, da gestire e dunque mitigare.

Agiamo allora nell’ipotesi che ci sara’ davvero un picco nella produzione mondiale di petrolio. La prima cosa da fare e’ ovviamente migliorarne le stime, e quindi investire in piu’ ricerca e stabilire quantomeno un Osservatorio Europeo sul Petrolio.

E le domande a cui rispondere sono molte: cosa ci dice che diminuira’ dopo il picco precipitosamente, la produzione di petrolio? O ci saranno i tempi perche’ agiscano meccanismi “naturali” di compensazione, nel mercato? Possiamo imparare qualcosa, da cio’ che e’ avvenuto negli “Oil Shocks” del passato (pur considerando la loro temporaneita’)?

D’altronde, la plastica, la benzina e l’elettricita’ da gas e petrolio costano davvero poco. Buste, bicchieri e posate di plastica sono letteralmente troppo poco costosi per essere venduti, e vengono regalati dal 99.99% dei negozianti.

E come dimostrano anni di aumenti dei costi dei carburanti, possiamo aspettarci che anche se triplicassero o quintuplicassero, la societa’ si adeguerebbe alla nuova situazione (probabilmente, spenderemmo un po’ di meno per il tempo libero, invece di risparmiare benzina): perche’ cinque volte un bruscolino, sono solo cinque bruscolini.

Non e’ quindi obbligatorio pensare che l’unico modo per sostenere il tenore di vita attuale sia trovare un sostituto del petrolio allo stesso identico costo di quello attuale.

Forse ci sarebbero problemi non trascurabili solo se il costo del petrolio decuplicasse o piu’ in tempi brevissimi. Sarebbe interessante allora vedere il grafico delle previsioni del costo del “barile” dopo il picco, invece che la quantita’ di petrolio che viene estratta.

Non viene anche detto ripetutamente che le fonti di energia rinnovabili ci sono, ma attualmente risultano troppo costose?

Se per esempio il solare fosse in totale cinque volte piu’ costoso del petrolio, e’ evidente che quand’anche quest’ultimo diventasse cento volte piu’ caro, alla fine la nostra bolletta potra’ al massimo quintuplicare (senza considerare le ovvie riduzioni dei costi del solare se fosse adottato pressocche’ universalmente come lo e’ adesso il petrolio).

Non c’e’ neanche bisogno di puntare tutto sulle rinnovabili pero’. Se di petrolio ce ne sara’ poco, avremo sempre il carbone, e l’uranio, entrambi inquinanti ma dalla tecnologia matura.

Visto poi che le riserve di uranio non sono ben note, invece di tentare il fato e dover gestire a breve un “picco dell’uranio”, possiamo puntare sul carbone, e tentare il fato sui cambiamenti climatici.

In ultima analisi, non e’ forse vero che abbiamo degli standard di vita eccezionalmente alti?

Forse possiamo solo cadere, ma non stiamo forse costruendo comunque dei grandi cuscini che addolciranno la caduta? Sia coltivando la scienza e la tecnica delle rinnovabili, sia usando le alternative esistenti, come carbone ed uranio: il che e’ la cosa migliore da fare, per mitigarne il rischio.

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Quindi come la si volti e la si giri, non ci sono indicazioni di crisi irreversibili sul lato-petrolio nei prossimi tre o quattro decenni (e cercare di vedere piu’ in la’ e’ un giochino inutile).

Magari mi si dira’ che non e’ cosi’: e perche’, non lo sarebbe?

E se non lo fosse: invece che sognare future “guerre per le risorse”, e frutta e verdura vendute a meta’ del XXI secolo di nascosto e care come droghe illegali (immagini usate recentemente a Gaia su RaiTre per mostrare come potrebbe essere un mondo con poco petrolio), dovremmo in ogni caso continuare a concentrarci su cosa ci sarebbe da fare per cambiare la situazione, diminuire i rischi, mitigare le conseguenze.

Chi e’ sicuro che non ci sia piu’ niente da fare, almeno non faccia come quei manager della Nasa: i quali per supponenza e fatalismo, lasciarono morire i sette astronauti del Columbia nel Febbraio 2003, convinti (i manager) che anche il pensare a un rimedio fosse un’azione inutile.

(continua…)

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Atheism English God Philosophy

The Atheist’s Goddess (2)

One thing to clarify first. I wrote a blog, not a 100-page tome dissecting the question from all points of view. So it naturally had to come across simplified and blunt.

Anyway, as usual in discussions like this, the main point is not necessarily the topic of the blog. And so the contention, more than the beliefs of professed atheists, is on the exact concept of “Deity”.

Of course, usually “Deity” is associated (in the shared culture of most of the people reading this blog) with a “Personal, Sentient, Omnipotent and Benevolent God”. People are free not to believe in that God. Many of those will then develop the impression that that will qualify them as “atheists”.

According to my reasoning, that is a logical fallacy. And even if one doesn’t believe in Abraham’s God, or the Hindu “Pantheon” or whatever other organized religion, still one is not necessarily an “atheist”.

Actually, one cannot be a “logical atheist“. Since we are here there has to be something that caused us to be. Either we accept the agnosticist’s point, and that “something” is not knowable, or we have to accept the existence of some sort of Deity (or deity).

To explain it further I start with NF: “If ‘luck’ fills the ‘gap’ where you think a ‘god’ should be, it doesn’t mean that person views luck in the same way that you view God, or someone else views their gods, i.e raised to a level of a diety of some sort, to be revered and venerated”.

Well, I made in the blog the point that a deity doesn’t have to be worshiped, venerated, and may be uninterested to the world or completely lacking any conscience. There are plenty of examples one way or the other in hundreds of human traditions. And of course, it could be Nature.

In fact, I suggested that a “logical atheist” can only recur to “Luck” as the Source of Everything. Some people may not like that: call it “chance” then, or “the force of randomness”. Or “Nature” (a slightly different concept). The main argument does not change: there has to be a “Source of Everything

And so to Joe, who writes “There is no reason to suppose that anything other than natural processes are the cause of our existence”; to SL, who says “we can at least conceive plausible explanations that do not require supernatural intervention”, and to MJP, who makes the point of being an “agnostic atheist”, saying “I see no reason to posit a supernatural cause”: my answer is that the rejection of “supernatural” is not necessarily the mark of an atheist.

One can only say that the Creator in that view of the world is “Natural”. There we go with Spinoza again.

Actually, as I wrote in my reply to Joe, a wholly-natural outlook of the Universe is very, very similar to animism. Under that, we are in the hands of Nature and all its constituents. Just substitute subatomic particles with the Spirit of the River, and the Spirit of the Mountain, etc etc.

Interestingly, this is a point that did not escape JB, as per his comment: “So how many quarks can dance on the head of a pin?

And to finish: WV says “I no more consider myself an atheist for not believing in a supernatural being than I consider myself an aphilatelist for not collecting stamps”: but the situation varies considerably, if you believe or not in the nonexistence of stamps. It is one thing to be uninterested to them, another to actively argue they are not there.

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Ambiente Energia Italia Italiano Politica Radicali

Energia, Ambiente e Il Problema della Leadership (Convegno Energia-Ambiente 19-20 Settembre – 2)

Una serie di riflessioni in vista del Convegno “ENERGIA & AMBIENTE – Scenari e prospettive per l’Europa e per l’Italia“, Mercoledì 19 settembre 2007 ore 15.00 – 20.00 e Giovedì 20 settembre ore 9.30 – 14.00 presso la Camera dei Deputati – Sala del Refettorio (Palazzo San Macuto), Via del Seminario

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(c) Commento al tema che sara’ trattato da Emma Bonino, Ministro per le Politiche Europee e il Commercio Internazionale: “Gli obiettivi europei nel contesto globale

Nel contesto globale e ancor piu’ in quello europeo, per una serie di motivi precisi non esiste alcuna leadership seria per affrontare i problemi dell’energia e dell’ambiente. E questo e’ un problema e al tempo stesso un’opportunita’.

Altro che “leadership”: i segni sono quelli della pigrizia mentale e politica, e un’ipocrisia che regna sovrana procurando affari agli esperti di public relations capaci di mascherare i loro clienti in “paladini dell’ambiente”.

Essere “verdi” e’ infatti facilissimo, al giorno d’oggi, come dice il New York Times a proposito di Angela Merkel. Basta farsi fotografare su un ghiacciaio in Groenlandia; poi andare a Kyoto per lanciare un inflazionatissimo “appello al mondo”; fare qualche dichiarazione di qua’ e di la’; e le credenziali, sono a posto.

Oppure si puo’ fare come Gordon Brown, che da Cancelliere dello Scacchiere (Superministro dell’Economia) britannico prima, e da Primo Ministro adesso, ha giustificato tasse ed aumenti di tasse come “verdi”, ricevendo il plauso generale anche se poi gli introiti sono usati per qualcos’altro invece che “l’ambiente”.

Oppure ancora, si puo’ rimanere sul vago e, preoccupati, descrivere come obiettivo un futuro piu’ radioso per tutti: meno sprechi, piu’ spazi, piu’ verde, meno smog. E perche’ no, una “Nuova Alleanza con la Natura”, alla Prodi (manco fossimo Noe’). Chi si direbbe contrario?

In tema ambientale, l’atteggiamento di gran lunga meno rischioso per un parlamentare o un ministro odierno, in Europa e altrove, e’ proprio quello di prendere per buone le “emergenze ambientali catastrofiche” e apparire di cercare di fare qualcosa al riguardo.

Se accadranno, quelle emergenze, quel politico potra’ sottolineare la propria lungimiranza al cospetto di un’umanita’ ingorda, illusa e irresponsabile. Se non accadranno, si congratulera’ con se stesso e girera’ gonfio come un tacchino spacciandosi per salvatori del pianeta, e quindi…potra’ sottolineare la propria lungimiranza.

Insomma sembrerebbe quasi “segnare a porta vuota”. Cosa volere di piu’? E invece tutto questo ha evocato un atteggiamento a meta’ fra l’incosciente e l’ingenuo.

L’ambiente presentato come “emergenza ambientale catastrofica” viene infatti usato da alcuni come strumento per stimolare e incanalare una sensibilita’ politica a livello europeo (o americano) e fra i giovani.

Ma non e’ tutto cio’ un artificioso esperimento sociale, studiato a tavolino e venduto come una saponetta e, nel suo desiderio di reclutare le masse in “comportamenti etici” non troppo dissimile dalla propaganda politica del Ventennio, che adesso ci fa ridere nel film “Fascisti su Marte” ma all’epoca era straordinariamente efficace ancorche’ falsa e manipolatoria?

E che ideali si vogliono inculcare nelle giovani generazioni, poi! Viaggiare di meno, produrre di meno, agire di meno, per un futuro da mummie addormentate vivacchianti da un giorno a un altro.

Se l’Europa non avesse basi sulle quali costruire il futuro, che se ne prendesse atto. Ma le basi ci sono, in quella spinta verso una “economia basata sulla conoscenza” (la Knowledge Economy) di cui tanto si parla e su cui tanto si promette ma sulla quale non vuole investire nessuno, in Europa (differentemente che in India o in Cina per esempio).

E quindi, piu’ che una risposta a un’assenza di ideali, l’”emergenza ambientale catastrofica” appare essere la manifestazione di un malessere di moda nella cultura occidentale odierna, un riflusso quasi ai tempi di Goethe con milioni di Giovani (e meno giovani) Werther crogiolantisi quasi compiaciuti nel gioco filo-nichilista del pessimismo per un futuro dove andra’ piu’ o meno tutto a rotoli (anzi, non avremo nemmeno i rotoli).

E come dei parassiti, tali concetti diffondono se stessi, attraverso la situazione paradossale di quelli che vogliono stimolare le folle ad agire “per salvare il pianeta” ma usano dei messaggi millenaristi che al massimo potranno ispirare sfiducia, depressione e inazione (il classico caso dell’ultima sigaretta che il condannato a morte puo’ naturalmente fumare tranquillo, senza preoccuparsi di un futuro tumore).

Consci dell’assenza di risultati ma incapaci di additare le proprie manchevolezze, quelli stessi poi decidono di urlare di piu’, e tinteggiare il disastro a tinte ancora piu’ forti, con il risultato di aumentare la sfiducia, la depressione e l’inazione (se non, moti di riso quando ne viene sparata una piu’ grossa del solito), in un parossismo che ormai ha raggiunto il grottesco.

Bisogna fare esperienza di quanto e’ avvenuto nel Regno Unito, dove la “massima allerta” e’ stata abusata cosi’ tanto (SARS, aviaria, terrorismo islamico) che adesso la maggior parte del pubblico non crede piu’ agli allarmi lanciati dal Governo (cambiamento climatico incluso).

Altro che “leadership”: ormai non possiamo quasi che aspettarci quella disperazione in passato gia’ anticamera della violenza, o un pernicioso revival dello Stato Etico. Oppure, se l’“Al lupo! Al lupo!” del cambiamento climatico non apparira’, la distruzione della credibilita’ dell’intero ambientalismo contemporaneo.

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I problemi reali, pero’, esistono, e scegliere non e’ facile. Per esempio, c’e’ chi si preoccupa molto del fatto che la Cina e l’India stiano puntando molto sul carbone, per le loro centrali elettriche. Quelle centrali, viene ricordato, emetteranno enormi quantita’ di anidride carbonica nell’atmosfera, e causeranno quindi ulteriori cambiamenti climatici.

Ma anche se sposiamo una tale causa, qual’e’ l’alternativa che offriamo, a Pechino e Nuova Dehli? Diciamo loro di consumare meno, o di svilupparsi meno, comodi nelle nostre confortevoli case dove l’elettricita’ non manca mai? Oppure consigliamo quei Governi a puntare sulle rinnovabili, dando il bell’esempio di non prenderle noi stessi davvero sul serio?

Oppure avremo mai il coraggio di dire agli elettori sensibili alle cause ambientali, scusate Signori, ma per evitare che i Cinesi costruiscano centrali a carbone pagheremo tutti di tasca nostra la differenza, e faremo tappezzare la Cina di pannelli solari capaci di fornire la stessa quantita’ di energia?

E che senso ha, chiedere ai Cinesi di rinunciare al carbone che estraggono a casa loro, mentre chiediamo agli Italiani di emanciparsi dalla dipendenza da forniture di petrolio e gas dall’estero?

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Finora, la soluzione e’ stata procedere a tentoni, in Italia ma anche altrove. C’e’ invece bisogno di una leadership la quale, senza tante scene di fronte alle telecamere, e senza farsi prendere da uno sconforto quantomeno incoerente in un attivista politico, possa parlare seriamente di energia ed ambiente, uscendo dal solito elenco di sogni ed obiettivi per parlare di risorse e strumenti da usare per implementarli, di alleanze e di priorita’.

E’ fondamentale allora discutere/stabilire/pubblicizzare Criteri di Scelta trasparenti, e logicamente e scientificamente forti.

Perche’ piu’ che di progettisti, delle idee dei quali se ne perde facilmente il conto nella cagnara generalizzata dei mille interessi che oscurano i temi dell’energia e dell’ambiente, in un momento di incertezza c’e’ davvero bisogno di qualcosa che ci indichi la strada futura.

(continua…)

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Atheism English God Philosophy

The Atheist’s Goddess

Atheists have their Supreme Being too

One who disbelieves or denies the existence of God or gods”: that is the usually-accepted definition for an Atheist.

Paradoxically, though, it cannot be true.

What do Atheists believe in, in fact? By denying the existence of God or gods, they have to assume that the “world” just happen to exist, and that we are here to talk about it due to pure luck.

Or to say it better, due to Pure Luck.

The ancient Greeks themselves recognized the power of Luck, and they worshiped Her as the Goddess Thyke.

And so Atheists have to believe in something: they have to believe in Luck.

Perhaps Luck is not a personal deity. Perhaps She is not interested to the ways of the world (still, can’t resist dabbling into it) and perhaps there is no point in praying to Her.

That is besides the point. The point is that if one exists and there is no God, then Luck must exist, and Luck is the Creator: for all intents and purposes, a God.

This applies also if Luck gets out of the way, and Creation is a property of a Spinozian Nature.

Hence nobody can be a strict, logical “Atheist”.

Agnosticists, on the other hand…

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Ambiente Energia Italia Italiano Politica Radicali

Senza Nucleare da Venti Anni + Sui Consumi Energetici (Convegno Energia-Ambiente 19-20 Settembre – 1)

Una serie di riflessioni in vista del Convegno “ENERGIA & AMBIENTE – Scenari e prospettive per l’Europa e per l’Italia“, Mercoledì 19 settembre 2007 ore 15.00 – 20.00 e Giovedì 20 settembre ore 9.30 – 14.00 presso la Camera dei Deputati – Sala del Refettorio (Palazzo San Macuto), Via del Seminario

(a) Commento al tema che sara’ trattato da Rita Bernardini, Segretaria di Radicali Italiani: “L’iniziativa radicale su energia e ambiente; un po’ di storia

Dal 1987 al 2007: siamo a 20 anni dai referendum contro il nucleare. Quanti si lamentano, ultimamente, dell’esito di quel referendum?

Personalmente mi dispiace che non venga mai riconosciuto il contesto storico.

Era l’Italia del Pentapartito, del CAF Craxi-Andreotti-Forlani. Era l’Italia con un’industria nucleare che non era riuscita a crescere, e Beppe Grillo usava i suoi passaggi televisivi per raccontare l’incredibile numero di incidenti e mancati incidenti, naturalmente mai riportati dai mass media.

Venti anni dopo, oltre che celebrare, possiamo tirare le somme per capire anche cosa non ha funzionato, e per evitare di ricadere nell’errore.  Mi riferisco in primis alla sostanziale scomparsa di ogni discorso di pianificazione energetica da allora ad oggi, come se il futuro fosse solo nucleare: e quindi, senza nucleare non era rimasto piu’ niente da discutere.

Si dice infine che l’industria nucleare italiana sia morta all’epoca: sarebbe invece interessante scoprire se e come potrebbe tornare in vita, nel 2007. Quanti anni dovrebbero passare prima che una centrale nucleare fornisse elettricita’? E avrebbe senso ricominciare daccapo in Italia invece che rivolgersi a chi per scelte sue ha continuato a usare l’energia atomica?

Cosa sarebbe, un revival dell’Autarchia?

E’ interessante anche notare che sulla scia delle vittorie politiche dei Gruenen tedeschi, nell’ultimo quarto di secolo sono cresciuti anche in Italia movimenti politici ambientalisti, poi confluiti nella Federazione dei Verdi che negli ultimi sei anni, grazie a Pecoraro Scanio, ha risolto il problema di come far andare avanti un partito monotematico, transitando sempre piu’ verso sinistra: e abbandonando quindi al loro destino tutti coloro cui interessa l’ambiente ma non necessariamente le politiche fiscali di Rifondazione Comunista.

E quindi esistono molti spazi per iniziative non-Verdi di largo consenso.

(b) Commento al tema che sara’ trattato da Bernard Laponche, Fisico ed economista dell’energia, parlera’ su “Consumi energetici: ci vorrebbero tre pianeti Terra

Ci vorrebbero tre pianeti Terra per cosa? Ci vorrebbero tre pianeti Terra se l’energia consumata per capita nel 2030 o 2050 fosse mediamente identica per tutti in giro per il mondo. Insomma se finalmente si riuscisse a “sviluppare” tutte le nazioni del mondo, non ci sarebbe abbastanza energia per tutti.

Ma il messaggio di Laponche, a leggere altri interventi in passato, probabilmente sara’ ottimista, non pessimista, perche’ ci sono ancora moltissimi modi per migliorare la situazione, cominciando con il decentralizzare la produzione. Per non parlare poi del “paradosso del bagagliaio“…

(continua…)

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Poveri Gli Scienziati Alla Conferenza Nazionale Sui Cambiamenti Climatici 2007

Dopo tante chiacchiere sulle banane made in Italy, e l’ennesimo rapporto “scientifico” dove si trovano cambiamenti climatici ma solo quelli cattivi, emblematica la fine dell’articolo su La (surriscaldatissima) Repubblica:

nei corridoi del palazzo della Fao dove sono riunite le centinaia di esperti chiamati a raccolta per la Conferenza già si sussurra dei primi dissidi sul tenore del documento di sintesi da consegnare domani a Romano Prodi. Da un lato ci sarebbero i “politici” del ministero dell’Ambiente che chiedono conclusioni in grado di passare all’azione immediata, dall’altra i tecnici dell’Apat, l’Agenzia per la protezione dell’ambiente e del territorio che vorrebbero approfondire ancora scenari e conoscenze.

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Power Lines, Cancer and the Meaning of Statistics

Another day, another bunch of medical results draped in statistics. What is the right way to interpret them?

This article on Power Lines and Cancer provides the basic tools. In a sentence: take with a grain of salt all results based purely on statistics, where the risks or the benefits are less than 300%.

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Do overhead Power lines cause cancers, especially leukaemia in children?

Like in a “Rosenkrantz and Guildenstern” match of oratorical tennis, two sides of a supposedly scientific debate have not been able to get down to a reasonable conclusion after 30 years of research.

One month, we are told that Science has demonstrated that Power Lines induce leukaemia and other diseases. Cue schools asking for pylons to be removed; and people selling their houses before values start sliding down.

The following month (or year), we are told that scientific studies have shown that the danger, if it exists, is not discernible at all. Cue schools asking for pylons to be removed anyway. And so on and so forth.

How can one make any sense out of this? After all those children either get, or do not get leukaemia. Should that be a matter of debate?

In an era where Science appears to be tugged in all kinds of directions (think of the MMR vaccine debate; the forecasted disasters of Climate Change; the purported obesity epidemic), an analysis of the Power Lines and Cancer debate can teach important lessons on the limits of translating Science into Policy; the need to exercise critical thinking, also about “Authorities”; the perils of letting the media interpret the world for you; and the danger that scientific analysis, endlessly manipulated by unscrupulous hacks and pressure groups, will be used to dent our freedom.

The Science

Studies on adverse effects of electromagnetic fields have been concentrating recently on Power Lines and Mobile Phones [2]. Power Lines are a source of electrical and magnetic fields in their proximity and these can interact with biological material [8]. However, for the frequencies and strengths involved with overhead Power Lines, there is no indication from laboratory studies of any negative effect, for example on rats or cell cultures.

An alternative line of investigation is through epidemiological studies, using statistics to identify adverse effects if any. For example, an increase on the incidence of diseases in children living near Power Lines (“cases”), compared to children living far away from them (“controls”).

Results are usually provided in terms of Relative Risk (RR), the ratio between the percentages of people developing an illness among the “cases” and among the “controls”. A value of 1.0 for RR means there is no difference between cases and controls. A value less than 1.0 indicates that the “cases” are safeguarded against the illness more than the general population. A value above 1.0 is evidence that the “cases” are at greater danger to fall ill than usual.

For example, the RR of developing lung cancer is around 40 23 for habitual (male) smokers. In other words, a smoker’s chance to get lung cancer is 2,300% that for a non-smoker.

The first report on higher leukaemia rate for children living near high-voltage Power Lines is the Wertheimer & Leeper study of 1979 and another by Savitz et al. in 1988 [2]. Much work has been done afterwards by organizations such the US-based Institute of Electrical and Electronic Engineers (IEEE) mostly disproving the findings above. The United Kingdom Childhood Cancer Study UKCCS (UKCSS) found no evidence for increased “risk for childhood leukaemia, cancers of the nervous system, or any other childhood cancer” in reports in 1999 (about electricity supply), in 2000 (proximity to electrical installations including Power Lines) and 2002 (electric fields in general) [5].

The most important recent scientific epidemiological results for Power Lines and cancer have been published in June 2005 by Professor Gerald Draper of the University of Oxford’s Childhood Cancer Research Group [4]. In the study:

• Children within 200 m of high-voltage Power Lines had a relative risk of leukaemia of 1.69
• Those between 200 and 600 m had a RR of 1.23. This is not compatible with current knowledge on biological effects of magnetic fields. At 200 m, fields from Power Lines are less than the average fields in homes from other sources.
• RR appeared to decrease with distance. There is less than 1% probability that this finding is purely due to chance (an estimate usually indicated with “p<.01”)
• No excess risk for other childhood cancers correlated to proximity to lines

Conflicting interpretations

At first glance, there may be something about children leukaemia, likely associated to proximity to Power Lines. Still, there is no known mechanism, and the relative risk is minimal. As pointed out in the editorial accompanying the Draper article, Power Lines may account (if they do) for no more than five cases of disease per year in the UK, compared to more than 200 children dying because of traffic accidents, and 32 in house fires [8]. Furthermore, there is no indication of effects for any other form of cancer [5]. This means that at present there is no incontrovertible data clearly indicating a cancerous danger in power lines for children and adults.

But it is not possible to design a study proving the negative, that Power Lines do not cause any risk of cancer. The consequence is that the public controversy is likely to stay with us for the foreseeable future. The diversity of comments to the Draper study is in fact truly remarkable [4].

Take for example the opinion of Denis Henshaw, Professor of Human Radiation Effects at the University of Bristol [3] (my emphasis): “[Draper’s] latest findings not only strengthen further the evidence that children living in proximity to high voltage power lines are at increased risk of childhood leukaemia, but in finding effects up to 600 metres away they invoke electric field corona ion effects as a possible causal mechanism”.

Professor Henshaw, whose work is funded by the charity “Children with Leukaemia”, goes as far as stating that “this may be the tip of the iceberg […] in terms of the many other illnesses also associated with magnetic fields such as adult leukaemia, adult brain cancer, miscarriage and depression”.

Which side is “right”? The “Authority” of the “Authorities” is not an answer: because Science is not about following the Authorities; and there are well-known scientists and organizations either side of the debate. Among those skeptical of any cancerous danger in Power Lines, the International Commission on Non-Ionizing Radiation Protection (2001); the International Agency for Research on Cancer (2001); the U.S. National Institutes of Health (2002); and the U.K. National Radiological Protection Board (2004) [8].

Obstacles on the road to a good Policy

Where Science cannot reach, opinions start kicking in, and competing interests maneuver to cajole us in one direction or the other. In the case of Power Lines and Cancer, the controversy has indeed been “sustained by uneven reporting on this issue by the mass media” and “lay-oriented books that allege that there has been a conspiracy to conceal the health risks of power-frequency fields” [8].

“Uneven reporting” is visible on the BBC News Website. Again in response to the publication of the Draper article [1], there is an article that presents the issue in scarier traits at first: “leukaemia rates are significantly higher among children who live close to power lines”.

It then progressively mellows “In the past, evidence suggested that low frequency magnetic fields, generated by high voltage cables, may be implicated in some way – a theory which hasn’t been endorsed by [Draper’s] Childhood Cancer Research Group” before ending with “we also spoke to Dr David Grant, director of the Leukaemia Research Fund. He told us he thought the higher incidence of leukaemia near pylons was a coincidence”.

Statistical indicators are explained poorly and in an alarmistic manner. For example, a Relative Risk of 1.69 is described as a 69% increased probability to develop leukaemia. Such a reporting is mathematically right, conceptually wrong and frankly misleading. Is there as 400% growth in increasing one’s savings from £1 to £4? Yes, but it’s still just £4. Moreover, as explained below, values of RR less than 3 seldom are considered worth of note in epidemiological studies.

Perhaps, given that the page is from the Breakfast section, the BBC’s was a clumsy, rather misinforming attempt at eliciting controversy and comments from the audience (see form at bottom of page). That’s bad news for present-day Britain, where its media-conscious Government gives “insufficient weight to available evidence” placing “too great a reliance on unsubstantiated reports that often have their origin in the media” [12]

There is concern also reading on the bias of the published scientific literature. For example, a study done in Montecito [6] reported as much as seven cases of children with leukaemia or lymphoma around a school in the vicinity of overhead Power Lines. However, “five of the seven Montecito children […] attended the school. Of those five, two attended the school for a very brief duration, leaving only three with plausible cases for school exposures as a possible cause” [7].

The Montecito study is one of the scientifically flawed pillars behind the most famous “conspiracy” book, “The Great Power-Line Cover-Up” written by Paul Brodeur [10]. Mr Brodeur set out to demonstrate the cancerous effects of high-voltage power lines, and to denounce a world-wide conspiracy to keep such evidence hidden from the public.

Long rebuttals have been published since [7]. In a telling sign that there may have been a case of “investigative journalism with a purpose”, few if any opinions of the “conspirators” were either solicited or included in the book, leading to a commentator to state that “Brodeur’s criticisms of the people […] are no more than unsupported innuendo, gross exaggeration, and serious misstatement.” [7].

Dealing with epidemiological studies

Epidemiology is a powerful tool. It can even provide estimation on the likelihood that the outcome of a study is due to random coincidences, rather than an actual casual link. The Draper article cited above scientifically asserts that there is less than a 1% chance (“p<.01”) that such its findings are due to a random quirk in the measurements, instead than actual physical processes.

That 1% may appear a very low figure. On the other hand, it also means that among the epidemiological studies published every year with a similar p, one out of every 100 will on average report irrelevant findings.

Trouble is, we do not know which one. An epidemiological study like Draper’s may indicate a link childhood leukaemia-Power Lines. But there is always the possibility that by a run of bad luck, that study is the one out of 100 that “got it wrong”.

And with values of p around .05, incorrect findings will affect one out of every 20 of the great majority of Power Lines and Cancer studies. This problem is further compounded by the normal “reporting bias” (when “multiple studies are done but only some are reported” [8]). A result labeled with p<.05 may have no real meaning: when 20 or more measurements are performed, one of them will be randomly positive.

With other issues at play like “confounders”, (non-electromagnetic causes like traffic density and socioeconomic class); and “publication bias” (as “positive studies are more likely to be published than negative studies”) [8], epidemiology alone cannot suffice in understanding a phenomenon. What else is needed to complement it? Here’s a checklist [7]:

1. Epidemiology should find a strong association (i.e. a high value for RR, e.g. above 3)
2. A very specific disease should be involved (for example, one type of leukaemia)
3. There should be a consistency between studies and with data from laboratory work, cancer incidence trends and other sources. In fact, “when two studies with similar designs find different results and the differences cannot easily be explained or rationalized, neither study is accepted as definitive” [7].
4. The results should be preferably not involve a rewriting of biology and physics

Obviously, an enormous RR could be used to justify investigations on how to rewrite biology and physics. Vice-versa, a very plausible biological mechanism only needs a relatively low value for RR.

Future investigations?

As of June 2006 criteria 3 and 4 (consistency and plausibility) are still missing, and relative risks are no more than 1.5-2.5 (sometimes, they are less than 1.0).

More of the same types of epidemiological studies are unlikely to resolve anything [8]. Decades of laboratory studies have shown “little evidence of a link between power-frequency fields and cancer” even in “life-time exposure of animals”. And despite the increasing use of electricity, a 1993 report by the World Health Organization and an analysis for Sweden from 1960 to 1991 have found no discernible changes in leukaemia incidence in adults or children [7].

Perhaps it may be interesting to finally identify the role of the “confounders” [8]. But this may be like shooting in the dark: and there may really be no need to invest resources in trying to identify a link between Power Lines and Cancer.

Lessons learned

One side of the debate states that leukaemia cases do not depend on the presence of overhead power lines: because there is no evidence in that direction. The other side goes as far as to say that children, if not everybody, should be kept at distance from those same lines, in order to lessen the chances of getting leukaemia and other disease: because there is no evidence that power lines are safe.

I do not see any reason to fear power lines. More in detail: for power-line-induced leukaemia to be actually happening, a small, yet peculiar but not impossible rewrite of biology and physics is necessary. We would need very hard evidence to back that up. And there are a lot of other causes of deaths that kill much more than 5 children per year in a country like the UK.

An opinion, but that is the whole point. The problem is if and how we translate a potential risk into a policy, a set of guidelines defining our course of action. If we leave the interpretation to interested parties and sensationalistic media, they will be in charge of regulating our lives in ways unwarranted by our own scientific data.

Do we have to evacuate all areas around power lines because there is some possibility that they will cause leukaemia? Or should we agree that it is much wiser to keep living our lives, unless something is ultimately proven dangerous? To put it simply: shall we move forward only if we can get an “all clear”? Alternatively, shall we stay put only if there is any clear danger in moving?

Are we for being very cautious, or ready to embrace progress? The natural answer for Humanity seems to be the latter. Our brains are hard-wired into recognizing and appreciating the novelties in our environment. From very early childhood, we find it natural to explore, investigate. And walk. Who among us would refuse to walk until checking the ground ahead at every step?

Some have suggested to resolve the controversy by implementing “Prudent Avoidance”, one kind of Precautionary Principle, “taking steps [of modest costs] to keep people out of fields, both by re-routing facilities and by redesigning electrical systems and appliances” [7]. For example, underground lines have been suggested. But they are expensive, and “difficult, time-consuming and expensive to repair […] (and they do break)” [8].

“Prudent Avoidance” is quite dangerous for a free society [12]. It may end up becoming the hijacking tools for vocal individuals and organizations to lock up resources that could be better spent in making everybody’s lives freer and easier, instead of in the futile attempt to eliminate all chance of risk.

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The Power Lines debate is not just about electrical power, and is not just about personal choice. It is a matter of societal power.

The definition of the very rules governing our society is at stake: if the Ultra-cautious Party wins, it will be one of the first steps in the future prohibition of most of what it is new. After all, who can demonstrate that there is no danger at all in using WiFi to get to the Internet? Or that there are no negative consequences in distributing ideas through online magazines?

References

[1] Power lines and childhood cancer, Friday, 3 June, 2005, from the BBC Breakfast programme

[2] Michel Ianoz, ‘Biological And Health Effects Of Electromagnetic Fields’, IEEE EMC Society, 2004

[3] Reported in “Responses to the CCRG study of power lines and childhood cancer”

[4] Gerard Draper et al., ‘Childhood cancer in relation to distance from high voltage power lines in England and Wales: a case-control study’, British Medical Journal 2005; 330: 1290

[5] ‘EMFs and childhood cancer’, by the British company National Grid’s EMF Unit Public Information Line

[6] R Kreutzer et al., ‘Investigation of the Montecito Leukaemia and Lymphoma Cluster Final Report [Draft]’, California Department of Health Services, 1990

[7] R D Miller, ‘Unfounded Fears: The Great Power-Line Cover-Up Exposed’, IEEE EMBS Committee on Man and Radiation (IEEE, 1998)

[8] J Moulder, ‘Power Lines and Cancer FAQs’, Medical College of Wisconsin, Milwaukee, Wisc, U.S.A,

[10] P Brodeur, ‘The Great Power-Line Cover-Up’ (Little, Brown 1993)

[12] J Luik, “Risk vs. Liberty”, TCS Daily, 27 June 2006

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Beppe Grillo Italiano

L’Antica Novita’ di Beppe Grillo

Uomo legato alla commedia, non-politico, un po’ stravagante, un po’ esibizionista, un po’ forcaiolo, tuona a furia di parolacce contro i politici di destra e di sinistra, e denuncia la loro separazione dal Paese reale.

Grillo 2007? No, Guglielmo Giannini 1946. Quel Giannini fondatore del Qualunquismo, movimento che si sciolse a causa di un messaggio davvero troppo vago e…politicamente ingenuo. D’altronde, se uno non vuole fare il politico ma entra in gioco lo stesso, cosa c’e’ da aspettarsi se non errori politici in serie?

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Pearls of Unintended Irony on The Economist

Editorial control must have relaxed at The Economist, of late, or else for a series of unfortunate circumstances nobody at HQ is reading the magazine end-to-end any longer.

That may be a couple of reasons to justify the following of pearls of unintended irony on those esteemed pages…

(1) From one kind of waste to another

Nuclear power-Atomic renaissance“, Sep 6th, where we are told that “the current expansion of nuclear power”, based on lowering emissions of greenhouse gases, “is unlikely to be slowed down by concerns about what to do with the waste”.

(2) Errare humanum, perseverare…

Jolly green heretic“, Sep 6th, where credit is given to a Stewart Brand who, having been wrong about “his alarmism over the Y2K computer bug”, and having thereby convinced himself that the world is “modular, shockproof and robust”, for unfathomable (and unfathomed) reasons considers global warming the “single most important environmental threat facing mankind”.

(3) Warming fantasy

Gambling on Tomorrow” and “Tomorrow and Tomorrow“, Aug 18th, where we are told that all current climate models are too simple, and were not really checked against reality. This from the same magazine that has recently changed its mind, and thinks global warming is “for real”.

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L’Aspetto Migliore della Conferenza Nazionale Sui Cambiamenti Climatici 2007

Di una cosa possiamo essere certi, riguardo la Conferenza Nazionale sui Cambiamenti Climatici 2007, il 12-13 Settembre a Roma: che lascera’ il tempo che trova.

In tutti i sensi. Figuriamoci, ci sono i soliti inutili saluti delle Autorita’, e anche una tavola rotonda con i rappresentanti dei sindacati.

Che faranno, uno sciopero se fa troppo caldo?

Manchera’ solo Beppe Grillo con una proposta di legge di iniziativa popolare per mettere in galera tutti i politici beccati ad emettere anidride carbonica nel loro respiro.

In ogni caso, la Conferenza e’ tutta improntata a come adattarsi ai cambiamenti climatici, e quindi rallegriamoci almeno che Pecoraro Scanio e compagni non si perderanno in chiacchiere su come rovinarci la vita.