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Ghiacciai Impolverati

Anche Nature comincia ad accorgersi che non tutti i fenomeni climatici sono riconducibili all’anidride carbonica. Meglio tardi che mai…

Qual’e’ dunque la situazione riguardo la tanto vociferata scomparsa dei ghiacciai mondiali? Allora: su quelli della Patagonia non si puo’ ancora dire se il Riscaldamento Globale (da anidride carbonica) faccia effetto (ma comunque non certo quest’anno).

Su quelli del Kilimanjaro il consenso scientifico dice che il Riscaldamento Globale non c’entra per niente.

Adesso si e’ scoperto che sull’Himalaya c’e’ un bell’effetto-pulviscolo (e quindi, a parita’ di ritiro ghiacciai, l’effetto del GW va ridimensionato).

Sulle Alpi il ritiro dei ghiacciai dura da decenni, dalla fine della Piccola Era Glaciale, e curiosamente si e’ fermato momentaneamente proprio l’anno che e’ cambiata la Oscillazione Nord-Atlantica (di nuovo mettendo in dubbio che il Riscaldamento Globale c’entri davvero qualcosa, e che invece non si tratti di un fenomeno legato alle precipitazioni).

Aggiungiamo al tutto la misteriosa diminuzione globale della Pan Evaporation (al momento ricondotta anch’essa ai pulviscoli) e dal frullatore uscira’ un grande punto interrogativo su cosa rimarra’ mai, alla fine, del Riscaldamento Globale, una volta che ogni particolare fenomeno venga indagato a fondo.

D’altronde si sa che l’argomentazione piu’ forte che la CO2 stia causando un aumento di temperatura globale, e’ espressa di solito con frasi del tipo “non ci sono spiegazioni naturali del fenomeno”.

Un deus-ex-machina dunque, che svanisce un pezzettino alla volta, non appena quelle spiegazioni vengono trovate.

7 replies on “Ghiacciai Impolverati”

Non è la CO2 che determina il global warming

Da: “processo alla CO2: assolta per non aver commesso i fatti” di Claudio Costa ed. iuculano (PV)

Questo grafico lo trovate qui:
http://www.1ststepfinancial.com/Vostok42k.jpg

Figura 11

In questo grafico Fig. 11 sempre tratto dai dati sui ghiacci antartici, oltre alla linea della CO2, quella più in alto, e la linea della radiazione solare, quella più in basso, ci sono altre 3 linee. Partendo dal basso ci sono gli andamenti della radiazione solare, dell’isotopo dell’ossigeno O180, del metano CH4, della temperatura, ed infine della CO2. La linea del metano è simile a quella della CO2. E’ molto interessante la linea dell’ O180 perché è strettamente correlata a quella della radiazione solare, infatti gli autori ne hanno unito i vertici. Dai dati sul rapporto tra O180 e O160 si ricava la linea delle medie della temperatura, che sta più in alto.
Questo grafico è molto importante, perché evidenzia come l’aumento del O180, avvenga prima dell’aumento della CO2. E’ la dimostrazione che la CO2 ed il metano, aumentano in seguito all’aumento della temperatura, e mai viceversa.(F.Amman)

Il glaciologo K.M.Cuffey nel 1994 studiando i ghiacci della Groenlandia ha dimostrato che il termometro isotopico può sbagliare anche di 10° C, quindi i valori delle temperature dell’emisfero nord erano sottostimate. Questi errori sembrano meno evidenti nelle carote dell’Antartico.

Questo grafico lo travate qui:
http://biocab.org/Pseudoscience2.html

Figura 15

Nel grafico della fig. 15 si vede che nel Paleocene, circa 60 milioni di anni fa, la concentrazione della CO2 schizzò fino a 2050 ppm. Probabilmente la concentrazione raggiunse anche valori superiori, tenendo presente che questo valore è dedotto dalle carote di ghiaccio, quindi sottostimato, e che è una media, quindi mancano i valori massimi assoluti. Questa improvvisa impennata di CO2, durata circa 10 milioni di anni, sembra essere dovuta ad una serie di innumerevoli eruzioni vulcaniche.
Quale fu il meccanismo che riportò la concentrazione a valori intorno ai 450 ppm?
Sicuramente non il protocollo di Kyoto! Si è ipotizzato un sequestro massiccio da parte di miliardi di conchiglie marine. Il sequestro avvenne fissando il carbonio nei carbonati dei gusci delle conchiglie, che morendo portarono il carbonio sul fondo degli oceani.Un altro sequestro fù da parte delle foreste lussureggianti, favorite nello sviluppo proprio dalle alte concentrazioni di CO2 e dalle alte temperature. Queste enormi masse vegetali coperte da innumerevoli sedimenti, nel corso di milioni di anni, si sono trasformate in carbone, petrolio e gas. I combustibili fossili nel bruciare riemettono in atmosfera la CO2 sequestrate dai vegetali milioni di anni fa.
Inoltre nel grafico, sempre nel periodo del paleocene e dell’eocene, è molto interessante analizzare l’andamento della temperatura, che rimane costante per più di 50 milioni di anni. La temperatura non risente né dell’altissima concentrazione di CO2, né degli sbalzi enormi di concentrazione, si passa da 300 ppm, a 2050 ppm, con un innalzamento di 1650 ppm per poi tornare a 400 ppm. Sembrerebbe quindi che la CO2 non abbia nessuna influenza sulla temperatura, non aumenti l’effetto serra e nemmeno lo diminuisca. In modo particolare non sembra credibile l’ipotesi dell’IPCC, che l’aumento della CO2 fino a 500 ppm, comporti un innalzamento di temperatura di 2° C. Gli scienziati dell’IPCC sostengono che la completa indipendenza della temperatura dalla CO2, nel paleocene, è dovuta all’azione schermante delle ceneri vulcaniche. Miliardi di GT di ceneri in aerosol, molto probabilmente hanno impedito alle radiazioni solari ad onda corta, di giungere sulla terra. Ma le polveri e le ceneri vulcaniche, hanno anche un azione di rifrazione molto importante sulle radiazioni calore, ad onda lunga, in salita dalla terra. Questa capacità delle ceneri di trattenere il calore, sommata a 2050 ppm di CO2 avrebbe dovuto determinare un rialzo termico molto consistente. Se fossero vere le teorie sui gas serra, non sarebbe giustificabile una linea della temperatura perfettamente orizzontale, cioè costante, per 50 milioni di anni, come dal paleocene al pliocene.
Inoltre nell’eocene la CO2 cala drasticamente, di circa 1500 ppm mentre la temperatura rimane invariata, per milioni di anni. Questa è un’altra prova che la riduzione del 8% delle emissioni voluta dal protocollo di Kyoto, non ha alcun fondamento scientifico, è solo un accordo politico commerciale.

La paleontologa G. Keller al congresso 2007 della società geologica americana, ha ipotizzato che l’estinzione dei dinosauri sia da imputare alle polveri vulcaniche, della fine cretaceo inizio olocene.
La concentrazione della CO2 dipende da equilibri fisici, chimici, astronomici, e biologici, che ancora non si conoscono. Di fatto nella storia del pianeta la concentrazione di CO2 è salita e scesa, senza l’intervento dell’uomo, e senza influenzare la temperatura.

Questo grafico lo trovate qui:
http://biocab.org/GWMA-002_op_987x740.jpg

Figura 8

Nel grafico in fig. 8 fatto da M.L. Khandekar la linea più in alto è quella delle variazioni di temperatura, parte a circa 0 e finisce a 0,18, si vedono i picchi medioevali: i più alti, e il picco del 1998. E’ un errore scientifico sostenere che il pianeta abbia in questo periodo le temperature più alte degli ultimi milleni.
Sempre sul riscaldamento, non tutti gli scienziati concordano sull’impennata anomala delle temperature degli ultimi anni. La crescita delle temperature per molti studiosi è graduale e sovrapponibile ai periodi di riscaldamento globale, che caratterizzano le ere interglaciali. Per molti scienziati la situazione climatica, se pur in cambiamento, non è preoccupante, perché rientra nelle medie del passato.
E’ molto interessante seguire la linea della CO2 in questo grafico, perché evidenzia che non c’è nessuna correlazione causa effetto, tra aumento della CO2 e crescita della temperatura. Tra il 900 dc. e il 1000 dc. la temperatura salì senza nessuna influenza della CO2. Negli ultimi 200 anni, sicuramente le attività umane hanno determinato una perturbazione nell’equilibrio del ciclo del carbonio, come successe nel paleocene, quando la perturbazione fù dovuta alle eruzioni, ma queste variazioni di concentrazione della CO2 non hanno nessuna influenza sulla temperatura.

Per chi ha voglia di approfondire fatevi un giro qui
http://www.legnostorto.com/index.php?option=com_joomlaboard&Itemid=30&func=view&id=357678&catid=3

Fabrizio

E’ curioso come il nostro atteggiamento sia assolutamente speculare. Io stavo per proporti di abbandonare la statistica, vera jettatura della climatologia moderna (almeno per me). Tu invece ti butti da quel lato anima e corpo. E allora proviamo a trovare un punto in comune: mi piacerebbe leggere di una predizione del tipo “avremo il 25%+-4 di heat-waves nei prossimi dieci anni” e poi una sua conferma “sul campo”.

Altrimenti, dire “avremo piu’ heat-waves” e’ troppo generico, perche’ la probabilita’ di sbagliare e’ solo di poco superiore al 50%. Dire che ci sara’ un terremoto in Giappone nelle prossime due settimane, senza precisare neanche l’intensita’, non fa di me un “terremotologo” 😉

Il problema è che la correlazione non la puoi trovare tra l’aumento globale del clima e il fatto che ad Aprile non ti sei messo il maglioncino di lana. Era proprio quello che volevo dire io.
Un fenomeno come quello globale è sia spazialmente che temporalmente basato su valori medi (ovvero mediani). E non ha senso cercare quella correlazione.
Tante scienze funzionano cosi’. L’intera ottica studia fenomeni di campo lontano e si guarda bene di stabilire la correlazione tra il funzionamento di un’ottica per fare una foto e il suo andamento su scale nanometriche. Anche cercarle queste correlazioni ha poco senso.
Quello che si puo’ cercare è il mutuare di alcune frequenze, ovvero come cambiano le occorrenze (spaziali e temporali) di alcuni fenomeni. Per cui è valido un discorso del tipo “dovremo aspettarci piu’ heat waves nel futuro”; mentre non ha senso prendere il ciclone che c’e’ stato in Iran e additarlo a prova del riscaldamento.
In generale ti sconsiglio leggere di climatologia basandosi sui giornali. Meglio spulciarsi gli studi su Nature o sulla NASA.

hronir: Non voglio tediare i lettori con troppi articoli sul CC/RG ma provero’ a tirar fuori quanto avevo trovato riguardo le Alpi…

Fabrizio: i fenomeni locali non saranno argomento di discussione (almeno per il momento, finche’ i modelli non scendono su scale regionali e annuali, invece che globali e pluridecennali). Pero’, se uno e’ interessato al clima, suscita comunque curiosita’ cosa succeda ai vari sistemi glaciali in giro per il mondo. E la “scomparsa dei ghiacci” e’ stato uno degli argomenti cui ho dovuto rispondere quando ho affermato che del riscaldamento globale non abbiamo altra prova che un presunto aumento di temperature di .6C…
E uno dei miei rimproveri alla climatologia di moda al momento, e’ che non si cerca di stabilire una correlazione fra il presunto aumento della t e i fenomeni atmosferici che poi causano il tempo metereologico. Per esempio se ad Aprile ha fatto un caldo eccezionale in Inghilterra, non e’ perche’ la CO2 ha riflesso il calore a terra, ma perche’ i sistemi di alte e basse pressioni erano stabili in modo e maniera da diminuiire la copertura nuvolosa, e portare venti caldi dal Sud.
Cercare di fare tali correlazioni non e’ cosa facile ma perche’ non tentere neanche?

Io la vedo diversamente: i fenomeni locali (spazialmente e temporalmente) portati da entrambe le fazioni in discussione sulla tematica del global warming non sono argomento di discussione. E vengono usati per lo piu’ dai giornalisti (ne ho scritto riguardo alla stupidaggine riportata dalla Stampa: http://tinyurl.com/29kcn4).
Quando si parla di riscaldamento globale, si parla di un fenomeno che coinvolge alcuni valori medi di un sistema complesso. Ora, alzare di 1 o 2 gradi la temperatura media potrebbe voler dire raffreddare alcune zone o riscaldarne altre, a periodi alterni. Quello che però puo’ essere misurato è la modifica della frequenza di alcuni fenomeni locali (e.g. l’aumento delle heat wave).
Numeri e simulazioni alla mano, si parla di un 80% causato dall’aumento degli agenti causati dall’uomo, e da un 20% dovuto al sole. Aspettiamo poi i risultati dell’esperimento CLOUD del CERN per vedere se quel 20% cresca o scenda.

Snapshot preview mi fornisce effettivamente la preview del link alla pagina dell’ansa (quella che link a “Oscillazione nord-atlantica”), ma poi sembra che il link non funzioni (The requested object does not exist on this server).
Parlando del ghiacciai delle alpi, fai riferimento al tuo dialogo sul cambioclimatismo, ma li’ la questione delle alpi viene citata ma come continuo rimando ad ulteriori approfondimenti: hai fatto qualche ulteriore ricerca, utlimamente?
Ciao!

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