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Iraq: American, British, Italian TV/Radio Coverage Compared

(originally posted on March 21, 2003)

Thanks to the wonders of satellite and cable one is able to compare the attitude and approach to the war in Iraq by American (CNN, Fox News), British (BBC) and Italian (RAI) tv and radio channels.

Very briefly and perhaps not surprisingly:

1) The Americans are very positive about the actions, and can’t wait to tell you their excitement in having been “embedded” in fighting units. Problems are unheard of, and likely to be inaudible anyway. Could we get some truth please.

2) The British are obsessed to find out what is going wrong, and what scandals can be uncovered. Problems are the only thing that matters. Furthermore, any idiot with a microphone and a tv press pass will jump to the opportunity to show himself or herself as the “XXI Century Bard”. Can’t you stick to the news please.

3) The Italians concentrate their reporting on two fronts. From the beginning, all rumors are considered true, and analysed viscerally by hordes of tv experts, before being invariably forgotten when demonstrated false. On the other hand, the news are full of sad, unlikely personal stories, from the journalist that couldn’t sleep in Baghdad during a night of bombing, up, up, up to the awful youth of some Saddam Hussein. Listeners are encouraged to weep along. May we talk about the real victims please…

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Pacatezza Climatica in Svizzera

MeteoSvizzera riporta di Cambiamenti Climatici in maniera un po’ meno catastrofista del solito. Mi sembra un documento ben scritto, nei limiti della ortodossia climatica naturalmente.

Magari tutti i cambio-climatisti parlassero sempre cosi’.

Gennaio 2007 – “Cambiamenti climatici e catastrofi naturali in Svizzera”

Da pagina 1: “Dato l’importante ruolo svolto dalla variabilità naturale del clima (soprattutto dagli effetti dell‘oscillazione nordatlantica) non è ancora possibile dimostrare l’eventuale natura antropica di questi cambiamenti osservati a livello regionale. Tuttavia, allo stato attuale delle conoscenze una simile ipotesi è plausibile.

E’ notevole la menzione dell’oscillazione nordatlantica (meglio nota come “NAO” dall’acronimo inglese), il conosciuto fenomeno che ogni venti anni o giu’ di li’ sposta ora verso Sud ora verso Nord il percorso delle perturbazioni atlantiche che raggiungono l’Europa.

Un fenomeno questo sicuramente di “cambiamento climatico” oscillante, e che dal 1979 ad oggi ha significato temperature in aumento: e che pur tuttavia ultimamente non ricorda piu’ nessuno quando si parla di inverni miti ed estati secche.

A pagina 2 del documento di MeteoSvizzera si parla di possibili aumenti degli “eventi metereologici intensi” (piu’ caldo d’estate, meno freddo d’inverno, piu’ pioggia in autunno, piu’ neve in inverno, piu’ acqua nei fiumi): “Tuttavia, non è ancora chiaro se quanto illustrato costituisca un segnale dell’influsso antropico sul clima. Dal punto di vista qualitativo, le modifiche corrispondono alle previsioni formulate dagli studi sui cambiamenti climatici.

I cambiamenti climatici di cui si parla sono insomma solo un po piu’ di questo, un po’ meno di quello, etc etc.

All’anima del “cambiamento”!

Ma se l’effetto antropico e’ una ipotesi “plausibile“, e le modifiche corrispondono “qualitativamente” alle previsioni, vuole anche dire che chi vuole pendere di qua o di la’ dell’argomento “riscaldamento globale” non ha penuria di argomenti. Siamo ancora al qualitativo, dopotutto.

Pagina 3: nel futuro piu’ pioggia tranne che in estate. Per chi ci crede, sara’ il caso di rafforzare gli argini e aumentare le strutture di stoccaggio dell’acqua piovana (da usare evidentemente per controbilanciare l’eventuale “siccita'” estiva): “Si deve pertanto presumere che i conseguenti cambiamenti verranno percepiti con molta
chiarezza dalla società.

In altre parole: al momento, non sono percepiti con altrettanta chiarezza.

Pagina 4: si parla giustamente del problema dell’urbanizzazione selvaggia. Si suggeriscono soluzioni flessibili (immagino che poter raccogliere meglio l’acqua piovana sia una delle idee piu’ pratiche e che susciterebbero meno discussione).

Mano alle vanghe quindi e non stiamo qui a spaventarci per uno o due gradi in piu’, che
anche nei modelli portano almeno in Svizzera solo a conseguenze minuscole: una cosa tutto sommato ovvia, visto che ai piedi delle Alpi sono soprattutto le montagne a “fare” il clima.

E per finire: “I pericoli che le catastrofi naturali comportano per la nostra società non sono determinati soltanto dal clima.” Non avrei potuto dirlo meglio.

ps Notizia dell’ultim’ora: sembra che MeteoSvizzera abbia dichiarato che l’inverno 2006-2007 nella Svizzera Italiana non ci sia stato, climaticamente parlando, con pochissime precipitazioni. Ma non avevano detto che nel futuro avrebbe nevicato d’inverno e piovuto d’autunno piu’ del solito?