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Democrazia, Deimocrazia e il Surriscaldamento Intorno ad Al Gore

Lettera da Londra a “Notizie Radicali” e Valter Vecellio

(riguardo la recente proposta di annoverare fra i “miti” radicali anche l’attivita’ ecologista dell’ex-vice presidente americano, Al Gore, ora nelle sale con il documentario “Una Verita’ Scomoda” sul riscaldamento globale)

Caro Direttore,

L’amletico dibattito “Gore si’-Gore no” in casa radicale ha valenza strategica e come tale non puo’ ridursi all’argomentare sull’effetto di questa o quella concentrazione di anidride carbonica

E’ vero che quando si parla di cambiamento climatico si deve parlare di “scienza”. Ma e’ ben piu’ importante capire la compatibilita’ fra un certo modo di pensare e fare la politica, e una eventuale introduzione dell’ex vicepresidente americano nel Pantheon di una organizzazione liberale, liberista e libertaria

E’ quindi opportuno fare alcune considerazioni di base soprattuto riguardo il terreno minato che fa da interfaccia fra questa e la politica: con da una parte l’assurda cagnara manipolativa dell’“al lupo-al lupo” che sempre piu’ minaccia la liberta’ della persona; e dall’altra la traduzione, spesso poco saggia e consapevole, del linguaggio scientifico sul terreno della politica

Al Gore fa cilecca su entrambi i fronti

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E’ stato detto riguardo Jim Hansen, famoso climatologo della NASA molto impegnato nella “lotta” contro il cambiamento climatico: “o Hansen è un “terrorista” prezzolato (da chi?), e se me lo si spiega, sono disposto a crederci. Oppure quantomeno penso che quello che dice val la pena di prenderlo in considerazione”

Ma quella dicotomia non e’ completa: perche’ nel mondo di oggi non occorre essere “terroristi” ne’ “prezzolati” (e neanche bugiardi) per perorare la propria causa usando un linguaggio apocalittico: il linguaggio dello zeitgeist, paradossalmente, di _inizio_ millennio

Siamo circondati da notizie da fine del mondo: dall’AIDS, alla SARS, alla Guerra al Terrore, alla Sovrappopolazione, all’Invasione dei Barbari Immigrati Clandestini fino appunto al Cambiamento Climatico. Non passa quasi giorno senza che qualcuno dichiari la nostra specie in via di estinzione, il pianeta prossimo a diventare un mucchietto di cenere, o anche il nostro agiato stile di vita pronto a scomparire a causa dell’al-Qaeda di turno

E adesso a quelle voci si e’ unito Al Gore, rimproverandoci una colpevole inerzia mondiale a livello di popoli, governi ed individui, destinati ad alluvioni, siccita’, uragani, ondate di caldo e freddo, fame, miseria, etc etc (incluse, naturalmente, le cavallette), solo per fare ricche un po’ di multinazionali del petrolio

Questa sottile e cosi’ alla moda sostituzione della Democrazia, del potere del Popolo, con la “_Deimocrazia_”, il potere della Paura (per non abusare del termine Terrore), non e’ certo un modo intelligente di fare politica: prova ne siano i continui attacchi alla Costituzione e alle Leggi Internazionali permessi ad un’Amministrazione USA pronta ad agitare i suoi babau preferiti pur di giustificare nuovi accaparramenti di potere

“A volte aver paura e’ salutare”: ma quand’e’ che abbiamo abbiamo abbandonato i vecchi strumenti della politica, per abbracciare la Paura come unico strumento di persuasione? Perche’ credere che l’unico modo per proteggere l’ambiente, per difendersi dal terrorismo suicida, per ricondurre il numero di umani a dimensioni piu’ ragionevoli, sia far credere agli elettori che devono “farsela sotto”, magari a causa di fantasmi sempre piu’ mostruosi?

E’ tutto cio’ forse ad uso e consumo di un presunto “popolo bue” da circuire con l’eccitazione pornografica della tragedia e del disastro? Ma se la pensiamo cosi’, c’e’ da buttare al macero il concetto stesso di Democrazia

Oppure, ci sara’ da accettare, cinicamente, che l’”Homo Sapiens” e’ piu’ che altro “Homo Insanus”, e reagisce solo quando sbatte il naso contro il problema? Ma allora lasciamo perdere i discorsi, i programmi, i progetti: semplicemente facciamo la “Politica del Giorno Dopo”, e inseguiamo i problemi cosi’ come appaiono stampati sulle prime pagine dei giornali (ahinoi, sembra che ci sia gia’ chi lo segue, quel principio)

In realta’, Jim Hansen, che non parla d’altro che delle previsioni peggiori in caso di cambiamento climatico; Tim Flannery, lo scienziato australiano che scrive che bruciare carbone significhera’ forse la fine dell’umanita’; Jared Diamond, l’ex-scettico che ha sposato l’inossidabile pessimismo di Paul Ehrlich per incolpare di consumismo e anti-ecologismo gli schiavizzati e decimati abitanti dell’Isola di Pasqua: ebbene, costoro non usano che un certo politichese adesso troppo diffuso e pernicioso, legato sempre alla tragedia annunciata, allo spaventare l’interlocutore, al costringerlo in maniera molto anti-libertaria ad accettare che siamo in condizioni disperate, e che quindi vanno prese misure disperate

E non solo: la politica della “_Deimocrazia_” portata al parossismo assume chiari stampi religiosi: un po’ perche’ millenarista, un po’ perche’ il linguaggio di certa religione e’ sempre piu’ comune, come nelle “crociate” anti-terrorismo; nei discorsi da “il mio Dio e’ meglio del tuo”; nelle insinuazioni anti-islamiche (tutte cose centellinate piano piano, con tanti distinguo e tante scuse inutili, e che stanno inculcando nel mondo Occidentale l’idea che la persona di fede islamica e’ un terrorista, imbecille, imbroglione o fannullone…magari in vista di un prossimo pogrom?)

Anche il dibattito sul riscaldamento globale e’ stato trasformato in una dichiarazione di fede. Michael Chricton ha provato a dirlo e ci ha rinunciato, dopo aver subito attacchi personali ed aver visto anche tele-evangelisti alla Pat Robertson predire la Fine della Natura nell’ecatombe climatica. L’editorialista del britannico Guardian, George Monbiot dice chiaro e tondo che Lui (Monbiot) Ci Guarda. Margo Kingston ha scritto sull’australiano Daily Briefing che chi nega l’esistenza del riscaldamento globale commette un crimine contro l‘umanita’. Altri hanno suggerito che chi non e’ d’accordo sul fatto che ci sia un cambiamento climatico, andra’ processato in futuro come i Nazisti a Norimberga

Curiosamente dietro questa nuova religione c’e’ anche un nuovo Mercato delle Indulgenze. L’Al Gore che ci dice di volare meno mentre saetta per i cieli di tutto il mondo fra alberghi di lusso e cene da nababbo, ci assicura di stare azzerando i suoi danni con larghe donazioni a questa o quella NGO, che pianta alberi o fa altre azioni benefiche volte a ridurre la CO2 atmosferica (vorra’ dire che quando mi compro il SUV ci faro’ crescere un melo sul cofano, per dormire il sonno del giusto)

Che differenza allora fra il linguaggio di chi dice che se non smettiamo di produrre anidride carbonica entro dieci anni, il mondo e’ alla frutta; e quello di chi passa di casa in casa a prevedere che se noi peccatori non ci pentiamo e non cambiamo per seguire quanto imposto da un qualche comitato di saggi che ne sanno divinamente piu’ degli altri, non faremo parte degli apocalittici 144 mila?

Che ironia pazzesca sarebbe allora che proprio i Radicali abbracciassero un modo di pensare cosi’ fondamentalmente illiberale!

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Certo, Jim Hansen va comunque preso in considerazione.

Personalmente, su molte delle sue conclusioni sono abbastanza scettico, alla Carl Sagan: catastrofi cosi’ straordinarie saranno sicuramente preannunciate da avvenimenti, “prove” altrettanto straordinarie

Non ho pero’ alcun timore a dire che le previsioni del meglio dell’intelletto investigativo umano, rappresentato da scienziati giustamente rispettati come Hansen e Flannery, sono una cosa ben diversa dalle visioni mistiche di chi prevede la fine del mondo giovedi’ pomeriggio alle due. E’ qui pero’ che interviene il secondo ostacolo nella strada fra la scienza e la politica

La scienza e’ fatta di teorie da confutare: “teorie” ma naturalmente in senso positivo, come modelli verosimili della realta’, il piu’ possibile oggettivi e completi, e che funzionano fino a prova contraria. Compito dello scienziato e’ espandere tali modelli, dimostrando la loro applicabilita’ in altri campi (attivita’ di solito noiosa) o confutandoli magari per portare avanti un modello nuovo e piu’ preciso (attivita’ di solito da Premio Nobel). Il dibattito scientifico non puo’ chiudersi: altrimenti, non e’ piu’ scientifico

In politica il discorso e’ molto diverso. Una volta intrapresa una strada, per esempio estendere l’obbligo scolastico fra i 4 e i 18 anni, anche se e’ possibile cambiare idea se i risultati sono palesemente negativi, la strada alternativa non sara’ semplicemente tornare indietro, o provare un’ipotesi differente: non fosse altro perche’ gli effetti sociali non sono quasi mai trascurabili (in questo caso, la diminuzione della disponibilita’ economica nelle famiglie piu’ povere; e l’aumento del lavoro nero fra i quasi-maggiorenni); inoltre, l’elettorato difficilmente si fara’ tirare per il naso piu’ di una volta in questa o quella direzione: l’opinione, conta.

Come passare quindi dai risultati “oggettivi” della scienza alle decisioni “d’opinione” della politica? La scienza non vuole essere basata sulle opinioni: ma al contempo e’ difficile pubblicare qualcosa che vada contro il “senso comune” fra gli scienziati del proprio tempo: le riviste scientifiche si nutrono di credibilita’, e nessun editore vuole apparire un credulone.

In realta’ nel mondo scientifico ci sono varie pulsioni in direzioni non sempre compatibili: e’ piu’ facile per esempio ottenere fondi per ripetere gli esperimenti altrui che per dimostrare qualcosa di nuovo, ma il piacere e la gloria non sono certo nelle repliche.

E’ anche vero che esistono dei meccanismi compensativi, come il cosiddetto peer review, la revisione dei manoscritti da parte di piu’ esperti del settore, di solito senza nomi e cognomi proprio per evitare qualunque interferenza, magari causata da antiche rivalita’

Il risultato finale e’ che il Mare Magnum della scienza e’ un oceano in ebollizione, dove I partecipanti fanno a gare (di solito, positivamente) per scoprire nuove caratteristiche del mondo che ci circonda, e venire a galla per “mostrare la via” ai colleghi

Il voler riportare questo a un livello politico implica una serie di problemi. Mi limitero’ ad illustrarne quattro: tecnicismo; manipolazione; inazione e monomania.

Il tecnicismo e’ l’interpretazione di una ricerca scientifica come definitiva parola su un argomento: per esempio, l’eugenetica quando era di moda un secolo fa, e non era affatto considerata un orrore da genocidio. Ma se la selezione di un’orchidea perfetta attraverso l’eliminazione delle sue 25 mila sorelle (meno perfette) e’ un’impresa tecnicamente mirabile, le proposte, e le decisioni in campo eugenetico umano, presentate come scientifiche all’epoca, non possono che essere considerate azzardate da noi, grazie al senno di poi (alcuni milioni di morti dopo, cioe’)

La manipolazione, cugina del tecnicismo, avviene quando il politico sceglie la scienza che piu’ pare e piace, e trascura ogni altro argomento, per fini precisi e prestabiliti. Pensiamo alle politiche americane degli anni ’20 volte ad escludere gli immigrati dal Sud Europa per motivi razziali, ma ufficialmente perche’ dotati di un’intelligenza inferiore (tutto naturalmente dimostrato scientificamente, dati alla mano). Anche in questo caso la “scienza” venne usata per zittire il dissenso; e anche in questo caso il progresso scientifico si e’ poi mosso ben al di la’ di certe affermazioni piu’ che assurde

Speculare alla manipolazione e altrettanto perniciosa e’ l’inazione, ahime’ tipica di piu’ di un Governo, di fronte a quanto tecnici e scienziati continuano a predire. Rimaniamo all’America, e perche’ no: e alle dighe che dovevano proteggere New Orleans da un colpo diretto di un uragano di categoria 3. La famigerata Katrina (uragano, appunto, di categoria 3), ha addirittura “mancato” la citta’, ma le dighe hanno ceduto lo stesso: perche’ erano fatte male e nessuno si e’ preso la briga di finanziarne la (ri-)messa in opera nonostante l’opinione espressa in tal senso da innumerevoli esperti

E’ forse quello, il modello piu’ vicino all’attuale discorso sul cambiamento climatico? Solo all’apparenza. E’ qui che si reintroduce il discorso allarmista/catastrofista, il pericolo della “_Deimocrazia_”: la quale, se associata a una monomania impervia alle complicazioni del mondo, puo’ portare al terribile connubio di una _politica scientista_ che calpesta tutto e tutti, e di una _scienza politicante_ che intromette ovunque l’ideologia di turno

Ovviamente a volte la monomania serve: pensiamo agli sforzi di Henri Dunant che portarono alla Croce Rossa e al primo consolidamento legislativo internazionale. Ma il problema delle _monomania scientista_ non e’ tanto il fatto che non veda altro: e’ che tutto ingloba e tutto spiega con una sola causa. E quindi come politica non puo’ lasciare spazio a nient’altro, mentre come scienza non puo’ che riscoprire le stesse cose, ovunque esplori

Ad esempio di quest’ultima condizione riporto (prometto di non citarne altri) dal recentissimo “Risposte culturali all’aridita’ nel Medio Olocene e aumento della complessita’ sociale” (Nick Brooks, Quaternary International 151 (2006) 29–49): “Nel mondo odierno sempre piu’ globalizzato, gli stili di vita tradizionali sono sotto pressione a causa della liberalizzazione economica, della monetizzazione delle economie locali e dei programmi di sviluppo basati in gran parte sui modelli occidentali”

Belle parole ma che c’entrano con lo studio sociale riguardo l’aridita’ del Medio Olocene? C’entrano, solo se si pensa al cambiamento climatico odierno come a una piovra ammazzatutto, che causa ogni problema e va fermata ad ogni costo, incluse citazioni negative piu’ diffuse del prezzemolo (o delle ortiche)

E quale esempio migliore di _politica scientista_ che il piu’ recente Al Gore? I ghiacciai del suo film recedono, le inondazioni devastano, la natura muore etc etc: e tutto viene ricondotto al riscaldamento globale. E’ particolarmente notevole il fatto che non esiste nessuna “pistola fumante”, nessun uragano su cui sia scritto “riscaldamento globale”: ma questo non ha alcuna importanza per l’autore di Una Verita’ Scomoda, perche’ nella cultura del riscaldamento globale ogni fenomeno atmosferico e’, naturalmente, riconducibile ad esso

Le conseguenze negative di questo modo di vedere il mondo non sono solo nella noia mortale di centinaia di messaggi che descrivono prossime distruzioni e catastrofi da decine di giornali, riviste, tribune politiche (e pulpiti)

Da una parte, la soluzione di Gore e’ un nuovo statalismo: visto che gli individui si sono dimostrati recalcitranti, tocca ai governanti mostrare “leadership”, che in questo caso significa votare misure impopolari qualunque sia il pensiero dei cittadini
D’altronde, se ogni problema e’ causato da un fenomeno come il cambiamento climatico, infatti, ciascun Governo potra’ lavarsene le mani. Non sappiamo infatti che le uniche soluzioni effettive saranno quelle che coinvolgeranno tutti gli Stati, e soprattutto quelli piu’ inquinatori? Cosa’ potra’ fare allora, una singola Nazione?

Potra’, anzi potrebbe, se non potesse nascondersi cosi’ facilmente. Prendiamo ad esempio l’Australia, recentemente sulle pagine dei giornali perche’ sofferente per il sesto anno consecutivo per la “siccita’” (naturalmente, subito imputata al riscaldamento globale). Ebbene, proprio mentre ero a Sydney nel settembre 2006 (il _piu’_ piovoso da tantissimi anni, guarda caso) ho potuto seguire il dibattito locale sulla mancata realizzazione dell’infrastruttura necessaria a raccogliere la finalmente copiosa acqua piovana, per far fronte alla summentovata siccita’

Qual’e’ la vera questione, dunque: il “cambiamento climatico” o la mancata gestione del patrimonio idrico? Dobbiamo davvero chiedere all’umanita’ di non produrre piu’ CO2…per salvare (forse) il Governo australiano dalla sua inettitudine? O qualunque altro Governo, sempre pronto a un nuovo spreco, e a una nuova incompetenza?

La monomania scientista che tutto causa e tutto spiega e’ uno strumento di propaganda statalista utile soprattutto a rimuovere dalla vista le malgestioni governative, e a procrastinare le soluzioni vere dei nostri problemi. E’ davvero questa, la strada che vogliamo seguire?

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Ulteriore prova, se occorresse, delle motivazioni poco scientifiche dietro una certa frenesia apocalittica: all’incessante martellamento sulla necessita’ di vivere parsimoniosamente per evitare il possibile riscaldamento globale, non corrisponde altrettanta spinta per evitare un disastro prossimo venturo, su cui davvero tutti gli scienziati sono d’accordo: la caduta di un piccolo asteroide o di una minuscola cometa su una zona abitata. Quello e’ un argomento che non viene ripreso e men che meno ingigantito, appunto perche’ non puo’ essere manipolato a fini di ingegneria sociale

Insomma, in materia di riscaldamento climatico (e Al Gore) rischiamo panglossianamente di vederci allegramente recapitare il peggiore dei mondi possibili, con una scienza a senso unico perche’ contaminata dal linguaggio dell’ideologia, e una politica a senso unico costruita per essere senza dibattito e senza scelta.

Non esiste analisi delle priorita’, nel mondo della Verita’ Scomoda. La scienza, ci viene detto, ha previsto certe cose: e noi zitti, dobbiamo considerare quelle previsioni come oro colato. O peggio per noi!

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Udite! Udite! La Royal Society ha bacchettato le dita della Exxon, cattivona multinazionale colpevole di finanziare “le lobby anti-ambientaliste per minimizzare i rischi legati al cambiamento climatico” (piu’ precisamente: alcune associazioni che propagandano l’idea che il cambiamento climatico non ci sara’ o non sara’ catastrofico; sul loro ecologismo o meno non possiamo pronunciarci)

Siamo sicuri che tutto cio’ sia un trionfo della Scienza contro chi vorrebbe manipolarla? Come mai la Royal Society non ha fatto mai niente del genere fino ad ora, e si e’ mossa proprio nell’ambito di quel riscaldamento globale che abbiamo visto non riesce mai ad esulare dal catastrofismo?

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Non sara’ quella l’ennesima prova di un atteggiamento anti-libertario fra chi ha fatto del cambiamento climatico un articolo di fede?  Da quand’e’ che applaudiamo agli attacchi contro la liberta’ di espressione? E quale punto di contatto potra’ mai avere, questo modo di pensare, con la tradizione liberista, liberale e libertaria?

Al massimo, sara’ un ottimo strumento per toglierla di mezzo

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Esiste un altro pericolo nel passaggio fra scienza e politica, forse ancora piu’ grande: e se i disastri annunciati non accadranno, cosa diranno quei politici che hanno fatto di quelle previsioni l’unico o principale cavallo di battaglia? Daranno la colpa “agli scienziati”? Ma non lo sapevano che ne’ il mondo, ne’ il mondo scientifico sono cosi’ semplici?

La pubblicazione scientifica, e men che meno la press release che la accompagna spesso con titoli ad effetto, non possono certo mostrare l’infinito dettaglio del discorso scientifico. E’ scritta da scienziati per scienziati, dopotutto. E non si tratta di un problema volumetrico, risolvibile pubblicando altri cento articoli sullo stesso argomento: perche’ la scienza e’ sempre pronta a lasciare il vecchio modello per il nuovo, mentre la societa’ deve vivere con le conseguenze delle scelte passate

Se infatti il dibattito politico fosse davvero circoscrivibile da quello scientifico, molto semplicemente, ci faremmo governare solo e unicamente da Tecnocrati (con buona pace, ancora una volta, della Democrazia). Ma quella e’ una soluzione improponibile anche e soprattutto perche’ la consapevolezza che il cervellone, lo studioso, lo scienziato possono sbagliare, e di grosso

Si tratta di una convinzione sicuramente molto piu’ vero nella mitologia del senso comune, che nella realta’ dell’attivita’ scientifica. E forse e’ proprio quello il punto: esistono grossi problemi di comunicazione non solo fra scienza e politica, ma anche fra scienza e pubblico non-scientifico.

E ancora una volta e’ apparente la disutilita’ di un certo ecologismo: che non solo e’ ormai moribondo in America a causa delle catastrofi continuamente annunciate e mai avveratesi (come scrisse sul New York Times nel marzo 2005 Nicholas D Kristof, personaggio al di sopra di ogni sospetto); ma e’ anche riuscito ad infilarsi come tramite principale fra la scienza e la popolazione, la quale a furia di dichiarazioni al-lupate (mi si perdoni il gioco di parole) da tregenda prossima ventura, comincera’ presto a pensare che i rinoceronti non siano in pericolo di estinzione; che le tigri siberiane siano in grandissimi numeri; e magari che si puo’ inquinare quanto si vuole, senza tante storie.

La vera catastrofe dell’ecologismo _deimocratico_ potra’ davvero essere la…fine dell’ecologia

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Perche’ questa lettera? Il mio unico desiderio e’ che non ci si riduca mai a politichette sempliciste e messaggini da quattro soldi, incaponendosi magari su facili discorsi da Politica della Paura: cominciando con il “tutto sta andando a rotoli”, per passare a decisioni illiberali e anti-liberiste che finiranno magari con lo slogan “respirate meno per produrre meno anidride carbonica”

Le priorita’ sono tante e tanto difficili da mettere in fila: davvero dobbiamo intraprendere scorciatoie monomaniache alla idiot savant, lastricate di propaganda deimocratica?

O per dirla con un’analogia: Osama bin Laden esiste, e le Torri Gemelle sono davvero state abbattute da un gruppo di fanatici terroristi pronti a uccidere migliaia di innocenti. Questo non significa pero’ che dobbiamo idolatrare George W Bush e seguirlo dovunque ci porti

Allo stesso modo, Al Gore, Jim Hansen e gli altri possono anche aver ragione sul riscaldamento globale: pur tuttavia i loro metodi di propaganda e di azione politica rimangono da rigettare, per principio

L’Al Gore di Una Verita’ Scomoda nel mio Pantheon proprio non riesco a vederlo

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Qual’e’ l’alternativa alla “_Deimocrazia_” scientista? Temo di dover ammettere che e’ un’alternativa molto meno sexy dell’Armageddon catastrofista, perche’ imperniata su un dibattito fatto di analisi e ri-analisi di ideali, obiettivi, risultati e priorita’. E’ un sistema dove le varie ricerche scientifiche sono analizzate in tutto il loro contesto prima di essere applicate in campo politico. Ed e’ un sistema dove ogni obiettivo va definito e raggiunto perche’ risolve un problema, e non solo perche’ altrimenti c’e’ la Fine del Mondo.

Insomma: la propria casa va tenuta pulita perche’ e’ meglio cosi’ da tanti punti di vista: e non solo perche’ altrimenti c’e’ il rischio di ammalarsi di SARS o Peste Nera.. E cosi’ i Diritti Umani per esempio vanno stabiliti e tutelati per il loro valore intrinseco, e non facendo credere che l’unica alternativa sarebbe subire un genocidio. I rigassificatori sono uno dei piccoli passi per consumare sempre meno petrolio: e di questo ne va consumato sempre meno, non per evitare siccita’ e incendi (e il fuoco della Geenna…) ma perche’ si possono fare meraviglie con la plastica, e l’aria satura di composti del carbonio bruciati male sarebbe insalubre anche se priva di CO2.

Che sia ben inteso: quelli sono solo degli spunti. I Radicali, come gli appartenenti a ogni altro partito o associazione, siano liberi di fare quello che vogliono: e Viva la Democrazia!

Dissociamoci pero’ fermamente dai discorsi da “Politica dello Spavento”. Abbasso la _Deimocrazia_!

ps Rinviamo a un’altra volta il dibattito su Tony Blair, il Primo Ministro che mi ha governato per otto anni, e che si e’ rivelato demagogo, centralista, amante di un premierato presidenzialista, dirigista e piramidale, e sempre pronto a “stabilire quello che è giusto e quel che è sbagliato” come i piu’ biechi bacchettoni di qua e di la’ dell’Atlantico: e la cui presenza quindi fra i Miti Radicali mi lascia perplesso, a meno che non sia limitata al Blair Liberista e Progressista sapientemente disegnato dall’agiografia laburista di inizio mandato

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God’s Many Dices (II) – The Philosophy of Parallel Universes

There are more things in heaven and earth, Horatio,
Than are dreamt of in your philosophy.”
(Hamlet, I, v, 166-167)

In a Reality of many and much varied Parallel Universes, as modeled from contemporary Cosmology, it is possible not just to revisit and better understand scientific puzzles like the nature of Mathematics and Time, the Goldilocks Enigma, and the Many-Worlds interpretation of Quantum Physics

The Science of Parallel Universes has also significant consequences outside science itself, and can be used to provide answers to age-old questions in the fields of philosophy, morality and theology, such as:

  1. Why would a benevolent God, or gods, or any Creator let bad things happen?
  2. Do we have Free Will and what exactly is that?
  3. Are we the combination of a physical entity called body and ethereal ones called mind and/or soul? And what is the reality of our thoughts?

Surprisingly, the one and only assumption really necessary for that to happen, is for cosmos to be unimaginably big, containing an untold number of different versions of everything we see, some of them stranger to us than others

(I know: the below is far from complete, far from perfect, and under development: but elegantly simple)

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A branch of contemporary Cosmology predicts that “All There Is” (let’s call it the Cosmos) is made of many “Parallel Universes”

Not of the creepy, nearby kind favored in sci-fi movies: as explained by Max Tegmark of MIT in a recent SciAm article, those Universes all reside in the same hugely gargantuan volume of space but at very big and growing larger distances from one another

Those Parallel Universes can be grouped in Multiverses at Level I (same physics, only initial conditions differ); Level II (different physical constants and particles); and Level IV (different physical laws, different mathematical structures)

More: there is equivalence between the Level I//II set of those Universes and the multiple-outcome probabilistic world of Quantum Mechanics (the Level III Multiverse)

This suggests that the quantity of Parallel Universes is truly huge, and their diversity enormously great: because their combination will cover everything that is possible

A detailed overview on the topic can be found at this link

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But if “All There Is” coincides with “All That Is Possible”, then any thing that can happen, does, did and will do, in some Parallel Universes (or just one)

Let’s call this the “EP:H Model of Reality“: somewhere, sometime everything possible happens

(That should obviously read Almost Everything and almost any thing: it depends on the number and variety of Parallel Universes. The qualifying adverb is implied in the rest of the text)

The implications beyond a strictly scientific arena are almost unimaginable

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1. Why would God, or the gods, or any Creator let bad things happen?

In the EP:H Cosmos, because the possibilities of existence appear to be more important than a pre-ordained good and evil

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The question about the apparent inaction of the Divinity in the face of iniquity or calamity is the topic of the branch of philosophy and theology called Theodicy: from the Greek: theos, “god” and dike (pr. dee-kay), “justice”

“The justice of God” (or lack thereof) has kept philosophers busy for millennia

Why for example doesn’t any God just intervene to rescue a little child on top of whom a house has collapsed after an earthquake? Or to eliminate a little-know Austrian painter called Adolf instead of letting him butcher people in the millions?

In ancient Greece, philosopher Epicure elaborated the Epicurean Paradox, arguing that a benevolent, omnipotent God indeed does not exist: “God either wants to eliminate bad things and cannot, or can but does not want to, or neither wishes to nor can, or both wants to and can. […] If he can but does not want to, then he is spiteful […] If he wants to and can, which is the only thing fitting for a god, where then do bad things come from? Or why does he not eliminate them?” (from “The Epicurus Reader”, translated and edited by Brad Inwood and L.P. Gerson, Hackett Publishing, 1994, p. 97)

Interestingly, whilst Epicurus still believed in a different kind of Gods, his argument has been repeated by countless people since, as way to deny tout-court the existence of a God.

Pick a tragedy, any tragedy, and you will find your proof that there is no God

German polymath Leibniz coined the term Theodicy in a 1710 essay, and he is remembered as arguing that in spite of much evil within it, the world is the best of all possible worlds. He went further, saying that God as “infinite being” will create as a matter of course an infinitely rich universe (perfect in the sense of being complete)

In reaction to that, after the Lisbon quake of on All Saints’ Day, 1755, French philosopher Voltaire wrote the novel “Candide, or Optimism” (1759). In there, Leibniz himself (or possibly, French savant Pierre de Maupertuis (1698-1759)) is satirized as the character Pangloss, convinced against all kinds of odds and runs of bad luck that “All is for the best in the best of all possible worlds

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The centuries -old Epicurean argument against the existence of God loses validity in the EP:H Cosmos: the God(s) (if existing) is/are simply letting everything happen.

Everything means everything: everything good, and everything bad. It will include all things evil, and all disasters (and not-so-incidentally, all joys and all luck)

This is known as the Plenitude Principle. It can be traced back to Aristotle, and has been reasoned by many including St. Augustine, Thomas Aquinas and Kant.

Paraphrasing then Albert Einstein (once scorning Quantum Mechanics by saying that “God does not play dice with the Universe”): God (if one exists) does indeed play with the Universe(s), throwing a very large lot of dices, making sure that all possible results do happen

This is another way of saying that there is no “morality” in “Nature”

Reality coincides with the Realm of The Possible, not the Empire of the Good: therefore, for a benevolent (or otherwise) God (if one exists indeed) there may be no meaning in “preventing evil”

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Three (obvious?) points about EP:H and the Divinity:

(a) EP:H is no proof of the existence of God(s)
(b) If there is no God the Theodicea question becomes a moot point
(c) A Divinity may as well choose to intervene, in particular circumstances in particular Universes…that’s compatible with EP:H as long as the action is physically possible)

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2. Do we have free will and what exactly is that?

With EP:H, on the whole Free Will is an overall illusion, and a particular reality

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The issue of Free Will is about a conscious being’s ability of choose and/or control their decisions

In the EP:H Cosmos something somewhere is going to happen, as long as it is possible. At first glance then, the question of Free Will may appear as having no meaning

In one sense, anything possible is compelled to happen

If there is, say, a one-in-a-million chance of you buying the winning lottery ticket, and 999,999 copies of yours have failed to do so in as many Universes, well, really there will be no escape…

Still, each individual’s life experiences are evidently a limited subset of the whole range of possibilities. Therefore the fact that everything is happening can only be statistically reflected at the level of the person, who may as well retain Free Will for all intents and purposes

Thus, each of us is practically free as individual to choose one’s next action. The only constraint is on the set of all our “copies”. They (we) will commit all possible acts wherever they exist somewhere in the Cosmos, but only when considered together

On the other hand, in a gas that is moving in one direction as a whole, a particular molecule can yet move at a particular instant in the opposite direction. Likewise, each of us can still be free to choose which way to go at every particular step in our lives

Paradoxically (but only up to a point), the EP:H Cosmos is made of items that are individually free, but constrained as a group

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3. Are we the combination of a physical entity called body and ethereal ones called mind and/or soul? And what is the reality of our thoughts?

Everything is physical: there is no need for any “external metaphysics” located somewhere outside of the EP:H Cosmos

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The belief in a soul may have accompanied our species for at least 30,000 years (although our concept of it is of strictly ancient Greek origin). It has sometimes crossed or collided with the other belief, that of a mind just as well separated from lowly physical body, a major point in the philosophy of great rationalist Descartes himself.

Current Christian theology speaks of a soul-body singular union that will be reinstated by God at the End of Times. But a fundamental question remains: how can a non-physical entity act in the physical world? Where is the ultimate interface between the body and the soul?

Wolfgang Pauli answered with the consideration that in quantum physics, it is not possible to precisely measure all variables, and thus they may be considered even not to “physically” exist: in a sense, “hiding” metaphysics in the uncertainties of quantum mechanics

In the EP:H Cosmos things are much simpler. There is no need for anything “beyond physics” to exist: either it is possible, and therefore is indeed “happening” in one or many Parallel Universes: or it isn’t possible, and therefore it does not exist

Thus there is no need for the concept of a soul. But that does not mean that the soul does not exist: it means that it is a physical entity

Or starting from a slightly different point of view: in the EP:H model, anything we can think of is indeed “happening” in some other Parallel Universe

But if thoughts inside us are as real as anything we experience outside ourselves, then there is no necessity for a “spiritual” or “metaphysical” world beyond the physical universe

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EP:H is a strange Cosmos indeed

It is a freer world: God (if one exists) prefers to make everything (possible) happen rather than constraining us in a particular setting. Even if our life will overall resemble some of our copies’, still we can choose to do whatever particular action we want

Our whole being is a single entity, not a split creature with an untraceable soul. The world in our heads is just as real as the one in our hands

It is at the same time a terrible and an uplifting thought

Somewhere out there in the EP:H universe, I am (i.e. my equivalent being is) winning loads in Las Vegas. Somewhere else my whole family is being gunned down and/or persecuted. In a place I am the Emperor of the Galaxy, in another I wasn’t born, or my infant body has been discarded in some garbage dump

Somewhere, I am a refugee holding on to dear life to reach some kind of Promised Land. Somewhere else I am the policeman charged of sending the refugee back home, or the people-smuggler profiting from the refugee’s awful situation

What sense can we make of all of this? Obviously, the best way to understand all that is through probability

In fact, even if “everything happens” it doesn’t mean that it has the same chances to happen. It only means that somebody able to oversee all the various “equivalent Earths” out there would see some kind of a pattern.

For example, with my body size and shape the likelihood that any of my equivalents is the topmost dancer at the local Russian Bolshoi theatre in any Universe is, say, 1/100,000. In an EP:H Cosmos big enough to contain one hundred thousand of my equivalents, just a lonely one of them will manage that miraculous feat (in the Universe of the Very Plump People, no doubt)

If the Cosmos is instead full of 100 million of my copies, there will be a whole thousand of them proudly working as “primo ballerino” at the Bolshoi (in the 1,000 Universes of the Very Plump People, no doubt)

But if on the contrary the Cosmos contains just 10 Maurizio’s, well, so much for my Barishnikov impersonation

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Is the inherently ethics-less EP:H Cosmos a licence to do as one pleases?

Can we justify any action we do by saying that everything is happening, anyway? Can one make it out with the intern whilst his copy is becoming the US president?

(Well, we all know something managed to do both at the same time. Is there an unfortunate William C of Little Rock, Arkansas, living a life with no lust and no power in another Universe, just to even out the overall chances?)

On the other hand, even if there are countless other people out there, similar or even identical “copies” of us, in EP:H each individual is still substantially free to will as he or she wants to

And just like there are many copies of us in the Cosmos, there are many houses like ours in our streets. Some homes are tidy, some dirty, some are well maintained and some are left to run down

Still, the state of any other house has no bearing on our individual “duty” to keep our own house as clean and in as good conditions as possible (if we want to)

And so for our own good, for everybody’s good, because of our nature, to happily live next to one another: or for whatever personal reason driving us to act in one way or another, still there is a meaning to have, develop and follow our own specific brand of ethics (if we want to). All that, whatever the number and diversity of Parallel Universes

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The journey through the implications of a EP:H Cosmos of many and much varied Parallel Universes has just begun

Consider the concept of “Humanity”: just as every “copy of me” is another Maurizio with slightly (or a lot) changed initial conditions, so every person could be seen as the copy of somebody else, from the same Universe, with changed initial conditions

Not only then we belong to the same species, we may as well consider each other as variations on the same theme

In EP:H we are all brothers indeed: twin brothers

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Perhaps there are as many questions as universes, still left to explore. Is the EP:H model too simple? Does it explain too many things at once? Can it be partially or wholly confuted?

What’s next step in discussing Cosmological Theodicea? Is it compatible to the beliefs of any mainstream religion?

One thing we can be sure of: things much weirder still are out there to discover

There is a theory which states that if ever
anybody discovers exactly what the Universe is for
and why it is here, it will instantly disappear
and be replaced by something even more
bizarre and inexplicable. There is another theory
which states that this has already happened
(Douglas Adams, The Restaurant at the End of the Universe)