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Noi, il Male

(o L’Orrore Chiamato Politica Estera)

Per la fortunatissima serie radiofonica BBC “From Our Own Correspondent” (“Dal Nostro Inviato”), David Loyn ha preparato pochi giorni fa un servizio che spiega quanto ci sia di sbagliato in quella che e’ anche la nostra politica estera (“In viaggio con i Taleban”, 21 Ottobre 2006)

Loyn mostra come tutti i soldi spesi finora non hanno portato a granche’ di meglio dal punto di vista pratico. Ottimo pessimo esempio: le strade, come al solito dissestate e infestate da soldati in cerca di guadagni facili (cioe’ pronti all’estorsione) sotto lo sguardo speriamo solo disattento della NATO. E mentre la corruzione viene istituzionalizzata, la NATO stessa conduce campagne aeree distruggendo case e moschee ovunque ci sia il minimo sentore di presenza Taleban

Ebbene si’: “campagne aeree” il cui risultato principale e’ la distruzione di case, persone incluse. Naturalmente non viene fatto un conteggio serio di vittime, civili e innocenti, e tutto viene giustificato con il presunto vantaggio del far fuori esponenti della resistenza armata talebana, e quindi oscurantista, al governo di Kabul

Non e’ certo la prima volta che Forze Armate (e quindi, Governi) occidentali decidono che per “salvare” i cittadini di questo o quel Paese, occorre bombardarli e ucciderli. Magari poi si nascondono (ci nascondiamo) dietro il dito criminale chiamato “danni collaterali” (le vittime civili, appunto): come nel famoso aforisma coniato (o riportato) da Peter Arnett riguardo la cittadina di Ben Tre in Vietnam: “Abbiamo distrutto il villaggio per salvarlo [dal Comunismo]

Che senso ha agitarsi tanto per risollevare le sorti delle donne afghane quando pensiamo di risolvere tutto lanciando materiale esplosivo da un aeroplano? Invece, tristemente e ovviamente, “Trucida l’Innocente” e’ ormai il nostro sport piu’ praticato in Iraq, non solo da folli terroristi pronti ad immolarsi

Ed e’ di oggi la notizia della Scuola Islamica distrutta da elicotteri vicino Khar, in Pakistan, con 80 studenti morti probabilmente senza alcun preavviso o possibilita’ di scampo. Ammettiamo per pura ipotesi che fossero tutti cugini cattivi di Osama bin Laden: da quand’e’ che abbiamo accettato l’omicidio di massa come una tecnica di risoluzione dei conflitti?

Come se qualcuno seriamente potesse appoggiare, in nome della Lotta alla Mafia, il bombardamento di Secondigliano a Napoli, di Bagheria e Corleone in Sicilia e di larga parte della Calabria

Tutto cio’ e’ piu’ che scandaloso: e’ stupido, perche’ danneggia gli altri ma anche noi stessi. Ci rende partecipi e complici del Male, quando le uniche alternative dovrebbero essere fra un intervento serio di ricostruzione di uno Stato _o_ il ritiro immediato delle nostre truppe

E’ un vero peccato che la Comunita’ Internazionale, noi tutti inclusi, si ostini a non voler imparare da quel successo per la Pace che fu l’intervento ONUMOZ in Mozambico fra il 1993 e il 1995, forse l’unico vero esempio di peacebuilding mai messo in pratica

Invece, c’e’ da chiedersi se ci rendiamo conto del fatto che proprio in questo momento, in nostro nome e con i nostri soldi, vengono organizzati bombardamenti a tappeto in cui vengono rasi al suolo interi villaggi

Hai voglia a meravigliarsi quando l'”Occidente” viene odiato da milioni di persone. Immagino l’entusiasmo di quei bambini per i quali NATO e’ il nome della morte. Cosa diremo alla Storia: che non ne sapevamo niente? Che non era colpa nostra? Che quello che faceva la NATO non ci interessava?

Probabilmente, la verita’ e’ che della vita di chi non e’ cittadino di un “Paese Sviluppato” non ci importa un fico secco

E con quale faccia andiamo allora in giro per il mondo facendo finta di incoraggiare la democrazia e per difendere i diritti umani? Con la faccia degli Ipocriti, naturalmente

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Democrazia, Deimocrazia e il Surriscaldamento Intorno ad Al Gore

Lettera da Londra a “Notizie Radicali” e Valter Vecellio

(riguardo la recente proposta di annoverare fra i “miti” radicali anche l’attivita’ ecologista dell’ex-vice presidente americano, Al Gore, ora nelle sale con il documentario “Una Verita’ Scomoda” sul riscaldamento globale)

Caro Direttore,

L’amletico dibattito “Gore si’-Gore no” in casa radicale ha valenza strategica e come tale non puo’ ridursi all’argomentare sull’effetto di questa o quella concentrazione di anidride carbonica

E’ vero che quando si parla di cambiamento climatico si deve parlare di “scienza”. Ma e’ ben piu’ importante capire la compatibilita’ fra un certo modo di pensare e fare la politica, e una eventuale introduzione dell’ex vicepresidente americano nel Pantheon di una organizzazione liberale, liberista e libertaria

E’ quindi opportuno fare alcune considerazioni di base soprattuto riguardo il terreno minato che fa da interfaccia fra questa e la politica: con da una parte l’assurda cagnara manipolativa dell’“al lupo-al lupo” che sempre piu’ minaccia la liberta’ della persona; e dall’altra la traduzione, spesso poco saggia e consapevole, del linguaggio scientifico sul terreno della politica

Al Gore fa cilecca su entrambi i fronti

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E’ stato detto riguardo Jim Hansen, famoso climatologo della NASA molto impegnato nella “lotta” contro il cambiamento climatico: “o Hansen è un “terrorista” prezzolato (da chi?), e se me lo si spiega, sono disposto a crederci. Oppure quantomeno penso che quello che dice val la pena di prenderlo in considerazione”

Ma quella dicotomia non e’ completa: perche’ nel mondo di oggi non occorre essere “terroristi” ne’ “prezzolati” (e neanche bugiardi) per perorare la propria causa usando un linguaggio apocalittico: il linguaggio dello zeitgeist, paradossalmente, di _inizio_ millennio

Siamo circondati da notizie da fine del mondo: dall’AIDS, alla SARS, alla Guerra al Terrore, alla Sovrappopolazione, all’Invasione dei Barbari Immigrati Clandestini fino appunto al Cambiamento Climatico. Non passa quasi giorno senza che qualcuno dichiari la nostra specie in via di estinzione, il pianeta prossimo a diventare un mucchietto di cenere, o anche il nostro agiato stile di vita pronto a scomparire a causa dell’al-Qaeda di turno

E adesso a quelle voci si e’ unito Al Gore, rimproverandoci una colpevole inerzia mondiale a livello di popoli, governi ed individui, destinati ad alluvioni, siccita’, uragani, ondate di caldo e freddo, fame, miseria, etc etc (incluse, naturalmente, le cavallette), solo per fare ricche un po’ di multinazionali del petrolio

Questa sottile e cosi’ alla moda sostituzione della Democrazia, del potere del Popolo, con la “_Deimocrazia_”, il potere della Paura (per non abusare del termine Terrore), non e’ certo un modo intelligente di fare politica: prova ne siano i continui attacchi alla Costituzione e alle Leggi Internazionali permessi ad un’Amministrazione USA pronta ad agitare i suoi babau preferiti pur di giustificare nuovi accaparramenti di potere

“A volte aver paura e’ salutare”: ma quand’e’ che abbiamo abbiamo abbandonato i vecchi strumenti della politica, per abbracciare la Paura come unico strumento di persuasione? Perche’ credere che l’unico modo per proteggere l’ambiente, per difendersi dal terrorismo suicida, per ricondurre il numero di umani a dimensioni piu’ ragionevoli, sia far credere agli elettori che devono “farsela sotto”, magari a causa di fantasmi sempre piu’ mostruosi?

E’ tutto cio’ forse ad uso e consumo di un presunto “popolo bue” da circuire con l’eccitazione pornografica della tragedia e del disastro? Ma se la pensiamo cosi’, c’e’ da buttare al macero il concetto stesso di Democrazia

Oppure, ci sara’ da accettare, cinicamente, che l’”Homo Sapiens” e’ piu’ che altro “Homo Insanus”, e reagisce solo quando sbatte il naso contro il problema? Ma allora lasciamo perdere i discorsi, i programmi, i progetti: semplicemente facciamo la “Politica del Giorno Dopo”, e inseguiamo i problemi cosi’ come appaiono stampati sulle prime pagine dei giornali (ahinoi, sembra che ci sia gia’ chi lo segue, quel principio)

In realta’, Jim Hansen, che non parla d’altro che delle previsioni peggiori in caso di cambiamento climatico; Tim Flannery, lo scienziato australiano che scrive che bruciare carbone significhera’ forse la fine dell’umanita’; Jared Diamond, l’ex-scettico che ha sposato l’inossidabile pessimismo di Paul Ehrlich per incolpare di consumismo e anti-ecologismo gli schiavizzati e decimati abitanti dell’Isola di Pasqua: ebbene, costoro non usano che un certo politichese adesso troppo diffuso e pernicioso, legato sempre alla tragedia annunciata, allo spaventare l’interlocutore, al costringerlo in maniera molto anti-libertaria ad accettare che siamo in condizioni disperate, e che quindi vanno prese misure disperate

E non solo: la politica della “_Deimocrazia_” portata al parossismo assume chiari stampi religiosi: un po’ perche’ millenarista, un po’ perche’ il linguaggio di certa religione e’ sempre piu’ comune, come nelle “crociate” anti-terrorismo; nei discorsi da “il mio Dio e’ meglio del tuo”; nelle insinuazioni anti-islamiche (tutte cose centellinate piano piano, con tanti distinguo e tante scuse inutili, e che stanno inculcando nel mondo Occidentale l’idea che la persona di fede islamica e’ un terrorista, imbecille, imbroglione o fannullone…magari in vista di un prossimo pogrom?)

Anche il dibattito sul riscaldamento globale e’ stato trasformato in una dichiarazione di fede. Michael Chricton ha provato a dirlo e ci ha rinunciato, dopo aver subito attacchi personali ed aver visto anche tele-evangelisti alla Pat Robertson predire la Fine della Natura nell’ecatombe climatica. L’editorialista del britannico Guardian, George Monbiot dice chiaro e tondo che Lui (Monbiot) Ci Guarda. Margo Kingston ha scritto sull’australiano Daily Briefing che chi nega l’esistenza del riscaldamento globale commette un crimine contro l‘umanita’. Altri hanno suggerito che chi non e’ d’accordo sul fatto che ci sia un cambiamento climatico, andra’ processato in futuro come i Nazisti a Norimberga

Curiosamente dietro questa nuova religione c’e’ anche un nuovo Mercato delle Indulgenze. L’Al Gore che ci dice di volare meno mentre saetta per i cieli di tutto il mondo fra alberghi di lusso e cene da nababbo, ci assicura di stare azzerando i suoi danni con larghe donazioni a questa o quella NGO, che pianta alberi o fa altre azioni benefiche volte a ridurre la CO2 atmosferica (vorra’ dire che quando mi compro il SUV ci faro’ crescere un melo sul cofano, per dormire il sonno del giusto)

Che differenza allora fra il linguaggio di chi dice che se non smettiamo di produrre anidride carbonica entro dieci anni, il mondo e’ alla frutta; e quello di chi passa di casa in casa a prevedere che se noi peccatori non ci pentiamo e non cambiamo per seguire quanto imposto da un qualche comitato di saggi che ne sanno divinamente piu’ degli altri, non faremo parte degli apocalittici 144 mila?

Che ironia pazzesca sarebbe allora che proprio i Radicali abbracciassero un modo di pensare cosi’ fondamentalmente illiberale!

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Certo, Jim Hansen va comunque preso in considerazione.

Personalmente, su molte delle sue conclusioni sono abbastanza scettico, alla Carl Sagan: catastrofi cosi’ straordinarie saranno sicuramente preannunciate da avvenimenti, “prove” altrettanto straordinarie

Non ho pero’ alcun timore a dire che le previsioni del meglio dell’intelletto investigativo umano, rappresentato da scienziati giustamente rispettati come Hansen e Flannery, sono una cosa ben diversa dalle visioni mistiche di chi prevede la fine del mondo giovedi’ pomeriggio alle due. E’ qui pero’ che interviene il secondo ostacolo nella strada fra la scienza e la politica

La scienza e’ fatta di teorie da confutare: “teorie” ma naturalmente in senso positivo, come modelli verosimili della realta’, il piu’ possibile oggettivi e completi, e che funzionano fino a prova contraria. Compito dello scienziato e’ espandere tali modelli, dimostrando la loro applicabilita’ in altri campi (attivita’ di solito noiosa) o confutandoli magari per portare avanti un modello nuovo e piu’ preciso (attivita’ di solito da Premio Nobel). Il dibattito scientifico non puo’ chiudersi: altrimenti, non e’ piu’ scientifico

In politica il discorso e’ molto diverso. Una volta intrapresa una strada, per esempio estendere l’obbligo scolastico fra i 4 e i 18 anni, anche se e’ possibile cambiare idea se i risultati sono palesemente negativi, la strada alternativa non sara’ semplicemente tornare indietro, o provare un’ipotesi differente: non fosse altro perche’ gli effetti sociali non sono quasi mai trascurabili (in questo caso, la diminuzione della disponibilita’ economica nelle famiglie piu’ povere; e l’aumento del lavoro nero fra i quasi-maggiorenni); inoltre, l’elettorato difficilmente si fara’ tirare per il naso piu’ di una volta in questa o quella direzione: l’opinione, conta.

Come passare quindi dai risultati “oggettivi” della scienza alle decisioni “d’opinione” della politica? La scienza non vuole essere basata sulle opinioni: ma al contempo e’ difficile pubblicare qualcosa che vada contro il “senso comune” fra gli scienziati del proprio tempo: le riviste scientifiche si nutrono di credibilita’, e nessun editore vuole apparire un credulone.

In realta’ nel mondo scientifico ci sono varie pulsioni in direzioni non sempre compatibili: e’ piu’ facile per esempio ottenere fondi per ripetere gli esperimenti altrui che per dimostrare qualcosa di nuovo, ma il piacere e la gloria non sono certo nelle repliche.

E’ anche vero che esistono dei meccanismi compensativi, come il cosiddetto peer review, la revisione dei manoscritti da parte di piu’ esperti del settore, di solito senza nomi e cognomi proprio per evitare qualunque interferenza, magari causata da antiche rivalita’

Il risultato finale e’ che il Mare Magnum della scienza e’ un oceano in ebollizione, dove I partecipanti fanno a gare (di solito, positivamente) per scoprire nuove caratteristiche del mondo che ci circonda, e venire a galla per “mostrare la via” ai colleghi

Il voler riportare questo a un livello politico implica una serie di problemi. Mi limitero’ ad illustrarne quattro: tecnicismo; manipolazione; inazione e monomania.

Il tecnicismo e’ l’interpretazione di una ricerca scientifica come definitiva parola su un argomento: per esempio, l’eugenetica quando era di moda un secolo fa, e non era affatto considerata un orrore da genocidio. Ma se la selezione di un’orchidea perfetta attraverso l’eliminazione delle sue 25 mila sorelle (meno perfette) e’ un’impresa tecnicamente mirabile, le proposte, e le decisioni in campo eugenetico umano, presentate come scientifiche all’epoca, non possono che essere considerate azzardate da noi, grazie al senno di poi (alcuni milioni di morti dopo, cioe’)

La manipolazione, cugina del tecnicismo, avviene quando il politico sceglie la scienza che piu’ pare e piace, e trascura ogni altro argomento, per fini precisi e prestabiliti. Pensiamo alle politiche americane degli anni ’20 volte ad escludere gli immigrati dal Sud Europa per motivi razziali, ma ufficialmente perche’ dotati di un’intelligenza inferiore (tutto naturalmente dimostrato scientificamente, dati alla mano). Anche in questo caso la “scienza” venne usata per zittire il dissenso; e anche in questo caso il progresso scientifico si e’ poi mosso ben al di la’ di certe affermazioni piu’ che assurde

Speculare alla manipolazione e altrettanto perniciosa e’ l’inazione, ahime’ tipica di piu’ di un Governo, di fronte a quanto tecnici e scienziati continuano a predire. Rimaniamo all’America, e perche’ no: e alle dighe che dovevano proteggere New Orleans da un colpo diretto di un uragano di categoria 3. La famigerata Katrina (uragano, appunto, di categoria 3), ha addirittura “mancato” la citta’, ma le dighe hanno ceduto lo stesso: perche’ erano fatte male e nessuno si e’ preso la briga di finanziarne la (ri-)messa in opera nonostante l’opinione espressa in tal senso da innumerevoli esperti

E’ forse quello, il modello piu’ vicino all’attuale discorso sul cambiamento climatico? Solo all’apparenza. E’ qui che si reintroduce il discorso allarmista/catastrofista, il pericolo della “_Deimocrazia_”: la quale, se associata a una monomania impervia alle complicazioni del mondo, puo’ portare al terribile connubio di una _politica scientista_ che calpesta tutto e tutti, e di una _scienza politicante_ che intromette ovunque l’ideologia di turno

Ovviamente a volte la monomania serve: pensiamo agli sforzi di Henri Dunant che portarono alla Croce Rossa e al primo consolidamento legislativo internazionale. Ma il problema delle _monomania scientista_ non e’ tanto il fatto che non veda altro: e’ che tutto ingloba e tutto spiega con una sola causa. E quindi come politica non puo’ lasciare spazio a nient’altro, mentre come scienza non puo’ che riscoprire le stesse cose, ovunque esplori

Ad esempio di quest’ultima condizione riporto (prometto di non citarne altri) dal recentissimo “Risposte culturali all’aridita’ nel Medio Olocene e aumento della complessita’ sociale” (Nick Brooks, Quaternary International 151 (2006) 29–49): “Nel mondo odierno sempre piu’ globalizzato, gli stili di vita tradizionali sono sotto pressione a causa della liberalizzazione economica, della monetizzazione delle economie locali e dei programmi di sviluppo basati in gran parte sui modelli occidentali”

Belle parole ma che c’entrano con lo studio sociale riguardo l’aridita’ del Medio Olocene? C’entrano, solo se si pensa al cambiamento climatico odierno come a una piovra ammazzatutto, che causa ogni problema e va fermata ad ogni costo, incluse citazioni negative piu’ diffuse del prezzemolo (o delle ortiche)

E quale esempio migliore di _politica scientista_ che il piu’ recente Al Gore? I ghiacciai del suo film recedono, le inondazioni devastano, la natura muore etc etc: e tutto viene ricondotto al riscaldamento globale. E’ particolarmente notevole il fatto che non esiste nessuna “pistola fumante”, nessun uragano su cui sia scritto “riscaldamento globale”: ma questo non ha alcuna importanza per l’autore di Una Verita’ Scomoda, perche’ nella cultura del riscaldamento globale ogni fenomeno atmosferico e’, naturalmente, riconducibile ad esso

Le conseguenze negative di questo modo di vedere il mondo non sono solo nella noia mortale di centinaia di messaggi che descrivono prossime distruzioni e catastrofi da decine di giornali, riviste, tribune politiche (e pulpiti)

Da una parte, la soluzione di Gore e’ un nuovo statalismo: visto che gli individui si sono dimostrati recalcitranti, tocca ai governanti mostrare “leadership”, che in questo caso significa votare misure impopolari qualunque sia il pensiero dei cittadini
D’altronde, se ogni problema e’ causato da un fenomeno come il cambiamento climatico, infatti, ciascun Governo potra’ lavarsene le mani. Non sappiamo infatti che le uniche soluzioni effettive saranno quelle che coinvolgeranno tutti gli Stati, e soprattutto quelli piu’ inquinatori? Cosa’ potra’ fare allora, una singola Nazione?

Potra’, anzi potrebbe, se non potesse nascondersi cosi’ facilmente. Prendiamo ad esempio l’Australia, recentemente sulle pagine dei giornali perche’ sofferente per il sesto anno consecutivo per la “siccita’” (naturalmente, subito imputata al riscaldamento globale). Ebbene, proprio mentre ero a Sydney nel settembre 2006 (il _piu’_ piovoso da tantissimi anni, guarda caso) ho potuto seguire il dibattito locale sulla mancata realizzazione dell’infrastruttura necessaria a raccogliere la finalmente copiosa acqua piovana, per far fronte alla summentovata siccita’

Qual’e’ la vera questione, dunque: il “cambiamento climatico” o la mancata gestione del patrimonio idrico? Dobbiamo davvero chiedere all’umanita’ di non produrre piu’ CO2…per salvare (forse) il Governo australiano dalla sua inettitudine? O qualunque altro Governo, sempre pronto a un nuovo spreco, e a una nuova incompetenza?

La monomania scientista che tutto causa e tutto spiega e’ uno strumento di propaganda statalista utile soprattutto a rimuovere dalla vista le malgestioni governative, e a procrastinare le soluzioni vere dei nostri problemi. E’ davvero questa, la strada che vogliamo seguire?

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Ulteriore prova, se occorresse, delle motivazioni poco scientifiche dietro una certa frenesia apocalittica: all’incessante martellamento sulla necessita’ di vivere parsimoniosamente per evitare il possibile riscaldamento globale, non corrisponde altrettanta spinta per evitare un disastro prossimo venturo, su cui davvero tutti gli scienziati sono d’accordo: la caduta di un piccolo asteroide o di una minuscola cometa su una zona abitata. Quello e’ un argomento che non viene ripreso e men che meno ingigantito, appunto perche’ non puo’ essere manipolato a fini di ingegneria sociale

Insomma, in materia di riscaldamento climatico (e Al Gore) rischiamo panglossianamente di vederci allegramente recapitare il peggiore dei mondi possibili, con una scienza a senso unico perche’ contaminata dal linguaggio dell’ideologia, e una politica a senso unico costruita per essere senza dibattito e senza scelta.

Non esiste analisi delle priorita’, nel mondo della Verita’ Scomoda. La scienza, ci viene detto, ha previsto certe cose: e noi zitti, dobbiamo considerare quelle previsioni come oro colato. O peggio per noi!

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Udite! Udite! La Royal Society ha bacchettato le dita della Exxon, cattivona multinazionale colpevole di finanziare “le lobby anti-ambientaliste per minimizzare i rischi legati al cambiamento climatico” (piu’ precisamente: alcune associazioni che propagandano l’idea che il cambiamento climatico non ci sara’ o non sara’ catastrofico; sul loro ecologismo o meno non possiamo pronunciarci)

Siamo sicuri che tutto cio’ sia un trionfo della Scienza contro chi vorrebbe manipolarla? Come mai la Royal Society non ha fatto mai niente del genere fino ad ora, e si e’ mossa proprio nell’ambito di quel riscaldamento globale che abbiamo visto non riesce mai ad esulare dal catastrofismo?

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Non sara’ quella l’ennesima prova di un atteggiamento anti-libertario fra chi ha fatto del cambiamento climatico un articolo di fede?  Da quand’e’ che applaudiamo agli attacchi contro la liberta’ di espressione? E quale punto di contatto potra’ mai avere, questo modo di pensare, con la tradizione liberista, liberale e libertaria?

Al massimo, sara’ un ottimo strumento per toglierla di mezzo

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Esiste un altro pericolo nel passaggio fra scienza e politica, forse ancora piu’ grande: e se i disastri annunciati non accadranno, cosa diranno quei politici che hanno fatto di quelle previsioni l’unico o principale cavallo di battaglia? Daranno la colpa “agli scienziati”? Ma non lo sapevano che ne’ il mondo, ne’ il mondo scientifico sono cosi’ semplici?

La pubblicazione scientifica, e men che meno la press release che la accompagna spesso con titoli ad effetto, non possono certo mostrare l’infinito dettaglio del discorso scientifico. E’ scritta da scienziati per scienziati, dopotutto. E non si tratta di un problema volumetrico, risolvibile pubblicando altri cento articoli sullo stesso argomento: perche’ la scienza e’ sempre pronta a lasciare il vecchio modello per il nuovo, mentre la societa’ deve vivere con le conseguenze delle scelte passate

Se infatti il dibattito politico fosse davvero circoscrivibile da quello scientifico, molto semplicemente, ci faremmo governare solo e unicamente da Tecnocrati (con buona pace, ancora una volta, della Democrazia). Ma quella e’ una soluzione improponibile anche e soprattutto perche’ la consapevolezza che il cervellone, lo studioso, lo scienziato possono sbagliare, e di grosso

Si tratta di una convinzione sicuramente molto piu’ vero nella mitologia del senso comune, che nella realta’ dell’attivita’ scientifica. E forse e’ proprio quello il punto: esistono grossi problemi di comunicazione non solo fra scienza e politica, ma anche fra scienza e pubblico non-scientifico.

E ancora una volta e’ apparente la disutilita’ di un certo ecologismo: che non solo e’ ormai moribondo in America a causa delle catastrofi continuamente annunciate e mai avveratesi (come scrisse sul New York Times nel marzo 2005 Nicholas D Kristof, personaggio al di sopra di ogni sospetto); ma e’ anche riuscito ad infilarsi come tramite principale fra la scienza e la popolazione, la quale a furia di dichiarazioni al-lupate (mi si perdoni il gioco di parole) da tregenda prossima ventura, comincera’ presto a pensare che i rinoceronti non siano in pericolo di estinzione; che le tigri siberiane siano in grandissimi numeri; e magari che si puo’ inquinare quanto si vuole, senza tante storie.

La vera catastrofe dell’ecologismo _deimocratico_ potra’ davvero essere la…fine dell’ecologia

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Perche’ questa lettera? Il mio unico desiderio e’ che non ci si riduca mai a politichette sempliciste e messaggini da quattro soldi, incaponendosi magari su facili discorsi da Politica della Paura: cominciando con il “tutto sta andando a rotoli”, per passare a decisioni illiberali e anti-liberiste che finiranno magari con lo slogan “respirate meno per produrre meno anidride carbonica”

Le priorita’ sono tante e tanto difficili da mettere in fila: davvero dobbiamo intraprendere scorciatoie monomaniache alla idiot savant, lastricate di propaganda deimocratica?

O per dirla con un’analogia: Osama bin Laden esiste, e le Torri Gemelle sono davvero state abbattute da un gruppo di fanatici terroristi pronti a uccidere migliaia di innocenti. Questo non significa pero’ che dobbiamo idolatrare George W Bush e seguirlo dovunque ci porti

Allo stesso modo, Al Gore, Jim Hansen e gli altri possono anche aver ragione sul riscaldamento globale: pur tuttavia i loro metodi di propaganda e di azione politica rimangono da rigettare, per principio

L’Al Gore di Una Verita’ Scomoda nel mio Pantheon proprio non riesco a vederlo

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Qual’e’ l’alternativa alla “_Deimocrazia_” scientista? Temo di dover ammettere che e’ un’alternativa molto meno sexy dell’Armageddon catastrofista, perche’ imperniata su un dibattito fatto di analisi e ri-analisi di ideali, obiettivi, risultati e priorita’. E’ un sistema dove le varie ricerche scientifiche sono analizzate in tutto il loro contesto prima di essere applicate in campo politico. Ed e’ un sistema dove ogni obiettivo va definito e raggiunto perche’ risolve un problema, e non solo perche’ altrimenti c’e’ la Fine del Mondo.

Insomma: la propria casa va tenuta pulita perche’ e’ meglio cosi’ da tanti punti di vista: e non solo perche’ altrimenti c’e’ il rischio di ammalarsi di SARS o Peste Nera.. E cosi’ i Diritti Umani per esempio vanno stabiliti e tutelati per il loro valore intrinseco, e non facendo credere che l’unica alternativa sarebbe subire un genocidio. I rigassificatori sono uno dei piccoli passi per consumare sempre meno petrolio: e di questo ne va consumato sempre meno, non per evitare siccita’ e incendi (e il fuoco della Geenna…) ma perche’ si possono fare meraviglie con la plastica, e l’aria satura di composti del carbonio bruciati male sarebbe insalubre anche se priva di CO2.

Che sia ben inteso: quelli sono solo degli spunti. I Radicali, come gli appartenenti a ogni altro partito o associazione, siano liberi di fare quello che vogliono: e Viva la Democrazia!

Dissociamoci pero’ fermamente dai discorsi da “Politica dello Spavento”. Abbasso la _Deimocrazia_!

ps Rinviamo a un’altra volta il dibattito su Tony Blair, il Primo Ministro che mi ha governato per otto anni, e che si e’ rivelato demagogo, centralista, amante di un premierato presidenzialista, dirigista e piramidale, e sempre pronto a “stabilire quello che è giusto e quel che è sbagliato” come i piu’ biechi bacchettoni di qua e di la’ dell’Atlantico: e la cui presenza quindi fra i Miti Radicali mi lascia perplesso, a meno che non sia limitata al Blair Liberista e Progressista sapientemente disegnato dall’agiografia laburista di inizio mandato

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God’s Many Dices (II) – The Philosophy of Parallel Universes

There are more things in heaven and earth, Horatio,
Than are dreamt of in your philosophy.”
(Hamlet, I, v, 166-167)

In a Reality of many and much varied Parallel Universes, as modeled from contemporary Cosmology, it is possible not just to revisit and better understand scientific puzzles like the nature of Mathematics and Time, the Goldilocks Enigma, and the Many-Worlds interpretation of Quantum Physics

The Science of Parallel Universes has also significant consequences outside science itself, and can be used to provide answers to age-old questions in the fields of philosophy, morality and theology, such as:

  1. Why would a benevolent God, or gods, or any Creator let bad things happen?
  2. Do we have Free Will and what exactly is that?
  3. Are we the combination of a physical entity called body and ethereal ones called mind and/or soul? And what is the reality of our thoughts?

Surprisingly, the one and only assumption really necessary for that to happen, is for cosmos to be unimaginably big, containing an untold number of different versions of everything we see, some of them stranger to us than others

(I know: the below is far from complete, far from perfect, and under development: but elegantly simple)

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A branch of contemporary Cosmology predicts that “All There Is” (let’s call it the Cosmos) is made of many “Parallel Universes”

Not of the creepy, nearby kind favored in sci-fi movies: as explained by Max Tegmark of MIT in a recent SciAm article, those Universes all reside in the same hugely gargantuan volume of space but at very big and growing larger distances from one another

Those Parallel Universes can be grouped in Multiverses at Level I (same physics, only initial conditions differ); Level II (different physical constants and particles); and Level IV (different physical laws, different mathematical structures)

More: there is equivalence between the Level I//II set of those Universes and the multiple-outcome probabilistic world of Quantum Mechanics (the Level III Multiverse)

This suggests that the quantity of Parallel Universes is truly huge, and their diversity enormously great: because their combination will cover everything that is possible

A detailed overview on the topic can be found at this link

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But if “All There Is” coincides with “All That Is Possible”, then any thing that can happen, does, did and will do, in some Parallel Universes (or just one)

Let’s call this the “EP:H Model of Reality“: somewhere, sometime everything possible happens

(That should obviously read Almost Everything and almost any thing: it depends on the number and variety of Parallel Universes. The qualifying adverb is implied in the rest of the text)

The implications beyond a strictly scientific arena are almost unimaginable

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1. Why would God, or the gods, or any Creator let bad things happen?

In the EP:H Cosmos, because the possibilities of existence appear to be more important than a pre-ordained good and evil

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The question about the apparent inaction of the Divinity in the face of iniquity or calamity is the topic of the branch of philosophy and theology called Theodicy: from the Greek: theos, “god” and dike (pr. dee-kay), “justice”

“The justice of God” (or lack thereof) has kept philosophers busy for millennia

Why for example doesn’t any God just intervene to rescue a little child on top of whom a house has collapsed after an earthquake? Or to eliminate a little-know Austrian painter called Adolf instead of letting him butcher people in the millions?

In ancient Greece, philosopher Epicure elaborated the Epicurean Paradox, arguing that a benevolent, omnipotent God indeed does not exist: “God either wants to eliminate bad things and cannot, or can but does not want to, or neither wishes to nor can, or both wants to and can. […] If he can but does not want to, then he is spiteful […] If he wants to and can, which is the only thing fitting for a god, where then do bad things come from? Or why does he not eliminate them?” (from “The Epicurus Reader”, translated and edited by Brad Inwood and L.P. Gerson, Hackett Publishing, 1994, p. 97)

Interestingly, whilst Epicurus still believed in a different kind of Gods, his argument has been repeated by countless people since, as way to deny tout-court the existence of a God.

Pick a tragedy, any tragedy, and you will find your proof that there is no God

German polymath Leibniz coined the term Theodicy in a 1710 essay, and he is remembered as arguing that in spite of much evil within it, the world is the best of all possible worlds. He went further, saying that God as “infinite being” will create as a matter of course an infinitely rich universe (perfect in the sense of being complete)

In reaction to that, after the Lisbon quake of on All Saints’ Day, 1755, French philosopher Voltaire wrote the novel “Candide, or Optimism” (1759). In there, Leibniz himself (or possibly, French savant Pierre de Maupertuis (1698-1759)) is satirized as the character Pangloss, convinced against all kinds of odds and runs of bad luck that “All is for the best in the best of all possible worlds

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The centuries -old Epicurean argument against the existence of God loses validity in the EP:H Cosmos: the God(s) (if existing) is/are simply letting everything happen.

Everything means everything: everything good, and everything bad. It will include all things evil, and all disasters (and not-so-incidentally, all joys and all luck)

This is known as the Plenitude Principle. It can be traced back to Aristotle, and has been reasoned by many including St. Augustine, Thomas Aquinas and Kant.

Paraphrasing then Albert Einstein (once scorning Quantum Mechanics by saying that “God does not play dice with the Universe”): God (if one exists) does indeed play with the Universe(s), throwing a very large lot of dices, making sure that all possible results do happen

This is another way of saying that there is no “morality” in “Nature”

Reality coincides with the Realm of The Possible, not the Empire of the Good: therefore, for a benevolent (or otherwise) God (if one exists indeed) there may be no meaning in “preventing evil”

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Three (obvious?) points about EP:H and the Divinity:

(a) EP:H is no proof of the existence of God(s)
(b) If there is no God the Theodicea question becomes a moot point
(c) A Divinity may as well choose to intervene, in particular circumstances in particular Universes…that’s compatible with EP:H as long as the action is physically possible)

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2. Do we have free will and what exactly is that?

With EP:H, on the whole Free Will is an overall illusion, and a particular reality

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The issue of Free Will is about a conscious being’s ability of choose and/or control their decisions

In the EP:H Cosmos something somewhere is going to happen, as long as it is possible. At first glance then, the question of Free Will may appear as having no meaning

In one sense, anything possible is compelled to happen

If there is, say, a one-in-a-million chance of you buying the winning lottery ticket, and 999,999 copies of yours have failed to do so in as many Universes, well, really there will be no escape…

Still, each individual’s life experiences are evidently a limited subset of the whole range of possibilities. Therefore the fact that everything is happening can only be statistically reflected at the level of the person, who may as well retain Free Will for all intents and purposes

Thus, each of us is practically free as individual to choose one’s next action. The only constraint is on the set of all our “copies”. They (we) will commit all possible acts wherever they exist somewhere in the Cosmos, but only when considered together

On the other hand, in a gas that is moving in one direction as a whole, a particular molecule can yet move at a particular instant in the opposite direction. Likewise, each of us can still be free to choose which way to go at every particular step in our lives

Paradoxically (but only up to a point), the EP:H Cosmos is made of items that are individually free, but constrained as a group

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3. Are we the combination of a physical entity called body and ethereal ones called mind and/or soul? And what is the reality of our thoughts?

Everything is physical: there is no need for any “external metaphysics” located somewhere outside of the EP:H Cosmos

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The belief in a soul may have accompanied our species for at least 30,000 years (although our concept of it is of strictly ancient Greek origin). It has sometimes crossed or collided with the other belief, that of a mind just as well separated from lowly physical body, a major point in the philosophy of great rationalist Descartes himself.

Current Christian theology speaks of a soul-body singular union that will be reinstated by God at the End of Times. But a fundamental question remains: how can a non-physical entity act in the physical world? Where is the ultimate interface between the body and the soul?

Wolfgang Pauli answered with the consideration that in quantum physics, it is not possible to precisely measure all variables, and thus they may be considered even not to “physically” exist: in a sense, “hiding” metaphysics in the uncertainties of quantum mechanics

In the EP:H Cosmos things are much simpler. There is no need for anything “beyond physics” to exist: either it is possible, and therefore is indeed “happening” in one or many Parallel Universes: or it isn’t possible, and therefore it does not exist

Thus there is no need for the concept of a soul. But that does not mean that the soul does not exist: it means that it is a physical entity

Or starting from a slightly different point of view: in the EP:H model, anything we can think of is indeed “happening” in some other Parallel Universe

But if thoughts inside us are as real as anything we experience outside ourselves, then there is no necessity for a “spiritual” or “metaphysical” world beyond the physical universe

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EP:H is a strange Cosmos indeed

It is a freer world: God (if one exists) prefers to make everything (possible) happen rather than constraining us in a particular setting. Even if our life will overall resemble some of our copies’, still we can choose to do whatever particular action we want

Our whole being is a single entity, not a split creature with an untraceable soul. The world in our heads is just as real as the one in our hands

It is at the same time a terrible and an uplifting thought

Somewhere out there in the EP:H universe, I am (i.e. my equivalent being is) winning loads in Las Vegas. Somewhere else my whole family is being gunned down and/or persecuted. In a place I am the Emperor of the Galaxy, in another I wasn’t born, or my infant body has been discarded in some garbage dump

Somewhere, I am a refugee holding on to dear life to reach some kind of Promised Land. Somewhere else I am the policeman charged of sending the refugee back home, or the people-smuggler profiting from the refugee’s awful situation

What sense can we make of all of this? Obviously, the best way to understand all that is through probability

In fact, even if “everything happens” it doesn’t mean that it has the same chances to happen. It only means that somebody able to oversee all the various “equivalent Earths” out there would see some kind of a pattern.

For example, with my body size and shape the likelihood that any of my equivalents is the topmost dancer at the local Russian Bolshoi theatre in any Universe is, say, 1/100,000. In an EP:H Cosmos big enough to contain one hundred thousand of my equivalents, just a lonely one of them will manage that miraculous feat (in the Universe of the Very Plump People, no doubt)

If the Cosmos is instead full of 100 million of my copies, there will be a whole thousand of them proudly working as “primo ballerino” at the Bolshoi (in the 1,000 Universes of the Very Plump People, no doubt)

But if on the contrary the Cosmos contains just 10 Maurizio’s, well, so much for my Barishnikov impersonation

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Is the inherently ethics-less EP:H Cosmos a licence to do as one pleases?

Can we justify any action we do by saying that everything is happening, anyway? Can one make it out with the intern whilst his copy is becoming the US president?

(Well, we all know something managed to do both at the same time. Is there an unfortunate William C of Little Rock, Arkansas, living a life with no lust and no power in another Universe, just to even out the overall chances?)

On the other hand, even if there are countless other people out there, similar or even identical “copies” of us, in EP:H each individual is still substantially free to will as he or she wants to

And just like there are many copies of us in the Cosmos, there are many houses like ours in our streets. Some homes are tidy, some dirty, some are well maintained and some are left to run down

Still, the state of any other house has no bearing on our individual “duty” to keep our own house as clean and in as good conditions as possible (if we want to)

And so for our own good, for everybody’s good, because of our nature, to happily live next to one another: or for whatever personal reason driving us to act in one way or another, still there is a meaning to have, develop and follow our own specific brand of ethics (if we want to). All that, whatever the number and diversity of Parallel Universes

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The journey through the implications of a EP:H Cosmos of many and much varied Parallel Universes has just begun

Consider the concept of “Humanity”: just as every “copy of me” is another Maurizio with slightly (or a lot) changed initial conditions, so every person could be seen as the copy of somebody else, from the same Universe, with changed initial conditions

Not only then we belong to the same species, we may as well consider each other as variations on the same theme

In EP:H we are all brothers indeed: twin brothers

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Perhaps there are as many questions as universes, still left to explore. Is the EP:H model too simple? Does it explain too many things at once? Can it be partially or wholly confuted?

What’s next step in discussing Cosmological Theodicea? Is it compatible to the beliefs of any mainstream religion?

One thing we can be sure of: things much weirder still are out there to discover

There is a theory which states that if ever
anybody discovers exactly what the Universe is for
and why it is here, it will instantly disappear
and be replaced by something even more
bizarre and inexplicable. There is another theory
which states that this has already happened
(Douglas Adams, The Restaurant at the End of the Universe)

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God’s Many Dices (I) – The Science of Parallel Universes

Space is big. You just won’t believe how vastly, hugely, mind-bogglingly big it is
(Douglas Adams, “The Hitchhiker’s Guide to the Galaxy”)

By considering the implications of contemporary Science and in particular of the Cosmology of Parallel Universes, it is now possible to build an all-encompassing Model of Reality

From solid scientific bases, such a Model may be able to move Science itself beyond the “Realm of the Whats” and into the “Region of the Whys”: providing clues not only for what is out there, but also for the reasons why things are the way they are

Not only can we say that All-There-Is (let’s call it the Cosmos) is far larger and more diverse than we have ever fathomed. We can even work out elegant explanations on scientific conundrums like:

  1. Why our Universe is so very well “tuned” for life, and especially for intelligent life to exist
  2. Why is Mathematics such a powerful tool in our scientific investigations
  3. And why against a microscopic world driven by probabilistic quantum mechanics, there is the macroscopic deterministic-like tangible reality of our day-to-day experience

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Parallel Universes” is the title of a thought-provoking Scientific American article (now a Special Report) written by Max Tegmark, currently working at the Dept. of Physics at the MIT in Cambridge, MATegmark’s Parallel Universes are not meant to be fifth-dimensional ghosts lying next to us, metaphysical threats that can be visited by opening the wrong door as in overdone horror sci-fi movies

In fact, Tegmark writes that the most logical deduction from all known cosmological observations is that Parallel Universes are just “out there”, albeit exceptionally far

In this respect, the Cosmos becomes the set of all Parallel Universes, plus the empty space in-between

Some of those “Parallel Universes” are identical copies of ours. Some are more or less similar to what we experience. Others are barely alike our Universe, others still less and less so

Present-day theories and observations “predict” 3 or 4 types of mutually compatible “Multiverses” (i.e., collections of “Parallel Universes”):

  • Level I – Universes with different initial conditions
  • Level II – Universes with different physical constants and particles
  • Level III – The Many-Worlds interpretation of quantum physics
  • Level IV – Universes with different physical laws

In some Universe, a copy of me has never completed writing this article (for great joy of the readers, no doubt). In other Parallel Universes, neither I nor you exist, and there are completely different subatomic particles, physical laws, even mathematical structures

Tegmark defines “Level I Multiverse” as the collection of “Hubble Volumes” similar to the one we inhabit, composed of the same stuff and following the same laws of physics

Only, as the initial conditions were different, the history of each Universe differs. Still, the “simplest and most popular cosmological model predicts that you have a twin in a galaxy about (10 to the power of 28, or 10^28) meters away”

Such a number, the result of a straightforward computation based on the size and composition of the known Universe, means that there is a massive 10 billions of billions of billions of meters between each of us and a doppelganger sharing the same history (at least so far)

On the other hand, that’s “just” 25 times as far as the radius of our own Universe (the so-called “Hubble Volume”)

Much farther away: another solar system and, say, a 100-light-year radius of space completely identical to ours (10^92 meters); and an entire Universe practically indistinguishable from ours, with all the galaxies and stars and planets and people, all in the same position (10^118 meters)

Remarkably, the “currently popular theory of chaotic eternal inflation” predicts also the existence of a “Level II Multiverse”, a collection of Level I’s (like “gas pockets in a rising loaf of bread”) each with its own set of “nature fundamentals

Within Level II, some Level I Multiverses will have extra spacetime dimensions, some will be made of different elementary particles, some will be built around different physics constants

Perhaps somewhere out there, there really is the Liquid Space of Species 8472, from the TV series Star Trek Voyager. But that’s still not all in this fascinatingly game towards increasingly weirder levels of Multiverses

Tegmark describes as out there, on the edge of anybody’s wildest imagination, “all mathematical structures exist as well

This is the “Level IV Multiverse“: and its existence may help us clarify the so-called Miracle of Mathematics

In the 1960’s paper “The Unreasonable Effectiveness of Mathematics in the Natural Sciences” Nobel Prize E. P. Wigner has extensively written about such a “miracle”, describing the unease of the scientist when realizing how “the mathematical formulation of the physicist’s often crude experience leads in an uncanny number of cases to an amazingly accurate description of a large class of phenomena

A clear example is in the theory of gravitation, extremely simple in its formulae and yet capable to account for the behavior of an enormous number and variety of planets, stars and galaxies

In a large Level IV Multiverse, if there are enough Level II Multiverses each with its own mathematics, then one or more of them will be bound to possess a coincidence between mathematics and physics as strong as the one we experience

At the same time, in some place far, far away, there is a completely different mathematics at play. And so if our Earth’s orbit is an graceful, regular ellipse, the path followed by another Earth in another Universe will resemble the work of a madman

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The Level III Multiverse deserves particular attention

Prof. Tegmark describes Level III as the standard “Many-Worlds” interpretation of Quantum Physics

“Many-Worlds” is an attempt at reconciling the probabilistic behavior predicted by Quantum Physics for microscopic particles with the deterministic working of the day-to-day macroscopic environment

In the famous example of Schroedinger’s Cat, a (macroscopic) feline is locked in an opaque box next to a weapon triggered by the nuclear decay of a (microscopic) atom

(Disclaimer: No animal has been harmed during the writing of this article)

In the box, the cat is somehow alive and dead. The atom’s decay is described statistically as a quantum phenomenon. The so-called “wave function” of the cat-weapon-atom system, provides a measure of the probability for either event (“cat alive” and “cat dead”), will have to “collapse” to a single outcome when the box is opened, and the cat can be seen alive or dead, not a collection of probabilities

In the Many-Worlds interpretation, that is explained by postulating that our Universe is “branching” into a Universe (A) where the cat is alive, and another (B) where the cat is dead. By hearing the meowing, we observe that we have somehow landed in A (an identical copy of us will of course mourn the unfortunate mammal in B)

Now, this is ridicule even more than most Models of the Cosmos. With a “branching” for anything happening to each atom and subatomic particle, the number of copies will have to increase exponentially trillions of trillions times a second (perhaps made by some Humongous Celestial Photocopier forever replicating Universes?)

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Thankfully, we can get out of that physical cul-de-sac by considering that all possible Universes already exist at Levels I and II Level, rather than having them perpetually xeroxed at Level III

Tegmark reports indeed equivalence between the Level III Multiverse (the probabilistic cosmos of quantum physics) and the Level I/II Multiverse (Parallel Universes with different initial conditions, physical constants and particles)

Tegmark goes on to say that Level III “adds nothing new

That is not strictly true: it adds a lot:. It means that the number of Parallel Universes is gargantuan: because for the Level I/II-Level III equivalence to work, all the possible “wave function collapses” of every particle of our Universe have to be happening somewhere, sometime in the Level I/II Multiverse

And so the Multiverse is extraordinarily big and contains a huge number and a very large variety of Universes. And the Cosmos is not deterministic: it only appears as such to our limited experience, lacking the ability to “see” what happens in other Universes.

Paraphrasing Albert Einstein (once scorning Quantum Mechanics by saying that “God does not play dice with the Universe”): God (if one exists) does indeed play with the Universe(s), but with a very large lot of dices, making sure that all possible results do happen

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In this respect my only negative comment about Prof. Tegmark’s text’s is the cavalier usage of the term “infinite”The number of Level I/II Parallel Universe is giant, enormous, hard-to-describe, colossal, etc. etc. But needs not be “infinite

Tegmark himself acknowledges as much, when he writes “The estimate [that we have twins in galaxies on average 10^28) meters away] merely [assumes] that space is infinite (or at least sufficiently large)” (my emphasis)

For example, to us puny human beings, measuring in the region of 2 meters / 6 feet a finite space with a radius of, say, 10^(one million) meters would behave as infinite for all intents and purposes without possessing any of the logical impossibilities of the “infinite

Infinite” carries a baggage of apparent impossibilities: for example, “infinite” is as large as “two infinites” and “half a infinite”. An infinite space cannot expand as it always occupies by definition its own maximum volume. Etc etc

French authors Luminet and Lachieze-Rey appear to make a big fuss about precisely the same point in “L’Univers Chiffonné” (Fayard, 2001)

As “infinite” has historically been a dangerous word for discussions, and arguments about its nature risk overshadowing the actual gist of an article or book, we should refrain from using that word at all cost apart from the exceptional circumstances when it is strictly necessary

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The existence of a very large number of Parallel Universe has several interesting upshots

As Tegmark writes, when seen through the Quantum Physics’s lenses of “Many-Worlds” the Levels I Multiverse may explain Time, as “a never ending slide from one already-existing state to another”: like an unending jumping from one Universe to another, and so on and so forth

In other words, if there are enough Universes out there, there will be a Universe “T+1” with a copy of you, one second in your future: so instead of imagining yourself traveling forward in time one second per second, “the passage of Time” could just mean yourself “in Universe T+1

Tegmark explains also how a very large number of Parallel Universes can help us confine the (in)famous Anthropic Principle to the annals of irrelevant philosophy

Our Universe is “fine tuned”: even tiny changes to one physical constant or another would make our very existence next to impossible

This is called the “Goldilocks Enigma”, after the fairy tale about a girl entering the house of the three bears. Why are the Universe’s characteristics not too warm, not too cold, and just about right?

Past answers included the self-referential “Anthropic Principle”, stating more or less that the Universe is like it is because otherwise we wouldn’t have been here to talk about it: a bit like analyzing a defeat by stating “you’re a loser

Tegmark elegantly prefers taking a different route

Within a Level II Multiverse, inside our particular Level I Multiverse our particular Hubble Volume does harbour life because there’s lots (really lots) of other Hubble Volumes out there, in many Level I Multiverses: and one (or more) of them is bound to be just about right for life as we know it

This is a bit like analyzing a defeat by stating that “not all participants to a competition can be winners

Goldilocks may have just had to taste three soups before finding one not too warm, and not too cold. In our case, the Cosmos may need to have 3 trillion Universes, or many more, before getting it “right” for humans to exist: but the underlying principle is the same

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What is there to prevent all that from happening? Is all of the above just too large, too complex, too un-necessary, or even not elegant enough?(a) Are all those Parallel Universes an ugly waste of space and time?Years ago people argued against there being a galaxy of stars, as the absolutely vast majority of them do not provide heat or illumination to any human whatsoever

Tegmark also asks, “What precisely would nature be wasting?

In fact, if there are huge quantities of Hubble Volumes (“Universes”) at Level I and II, there is no reason why there would not be huge quantities of universes at Level IV

Furthermore, the Level IV Multiverse is truly an esthetically pleasing Cosmos, even from a strictly philosophical point of view

We have learned that our planet is not the Center of the Universe. Apart from being able to harbor life, Earth is a run-of-the-mill planet in an average star in a not-so-special galaxy, belonging to an ordinary Local Group gravitationally linked to a Supergroup like many others, in a corner of the Universe that is not extraordinary at all

Let’s call that the “Banality Principle”, with us since at least since the times of Copernicus (banality “with life”, obviously)

And in the Cosmos of the Levels I, II and IV, isn’t our own very Universe just one of many, sporting one of many possible sets of initial conditions, elementary particles, physical laws, mathematical structures, in a virtually unbound escalation of the very same “Banality (with life) Principle”?

(Is there anything then beyond Level IV? I bet there is. But our imagination is silent about it, at least for now)

(b) Would a Cosmos made of all those Parallel Universes be just too complex to comprehend?

Tegmark replies that more often than not there is far less complexity in defining a set with a general overarching rule, rather than a particular item of that set with a precise description: “complexity increases when we restrict our attention to one particular element in an ensemble

Consider in fact a description of the Cosmos, “All-There-Is” as the Level IV Multiverse: there are many sets of physical laws and mathematics, each at work in its own Level II Multiverse, all expressed following a large variety of different initial conditions in a large number of Hubble Volumes (Level I Multiverse)

That’s 38 words

A description of our own Hubble Volume, with all its physical constants having particular values, and all the galaxies and stars and human beings placed in a particular position, etc etc would be definitely much, much longer than 38 words

And a Cosmos made up of a single Hubble Volume is complicated indeed

The simplest and arguably the most elegant theory involves Parallel Universes by default” – writes Tegmark. “To deny the existence of those universes, one needs to complicate the theory by adding experimentally unsupported processes and ad hoc postulates” (like finite space)

And finally, “Our judgement therefore comes down to which we find more wasteful and inelegant: many worlds or many words” (my emphasis)

(c) Is all the above just too weird?

Illuminatingly, Tegmark responds “[…] what did we expect? When we ask a profound question about the nature of reality, do we not expect an answer that sounds strange?

(d) Are all those Universes just too far away to care?

I am not sure that remains a relevant question against a Model that provides new insights into the nature of Mathematics and Time, the Goldilocks Enigma, the Many-Worlds interpretation of Quantum Physics and Einstein’s dice-playing Divinity

Anyway, it is true that spatial distances even to the nearest Parallel Universe are too large to comprehend, let alone traverse or even use to communicate anything.

Or are they? There is a phenomenon called “Quantum Entanglement” or (by Einstein) “action at a distance”. If you get two particles A and B to share the same quantum state, by observing A it is possible to know the state of B: actually, the state of B is “instantaneously” determined by the observation of the state of A, no matter how far separated they are

Now, if we only could demonstrate entanglement between two or more Parallel Universes…

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Anyway, we need now not limit ourselves to pure science…what are the philosophical consequences of a Cosmos made of a humongous number of Parallel Universes?

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Mostruosa Eugenetica

L’altrimenti ottimo Armando Massarenti semplifica un po’ troppo il discorso sull’eugenetica nella sua rubrica “Filosofia Minima” sul Domenicale del Sole24Ore, il 10 Settembre scorso (nell’articolo “Tutti iscritti alla stupidita’ hitleriana“)

Massarenti scrive “Non necessariamente [l’] eugenetica [assume] le forme mostruose adottate dai nazisti

Ebbene, come discusso in un saggio di Stephen Jay Gould sulle coltivazioni di fiori, occorre seguire due principi fondamentali se si vuole praticare un’eugenetica seria (capace di migliorare una specie, e non solo alcuni rappresentanti):

1. Selezionare gli esemplari migliori, e farli procreare

2. Eliminare gli altri

E’ solo cosi’ che si puo’ togliere di mezzo caratteristiche non gradite. Come esempio pratico, basta pensare alla selezione del cane a partire dal lupo, o molto piu’ recentemente all’esperimento che sta selezionando topini mansueti e topini feroci

Non basta supportare i cuccioli piu’ docili e amorevoli: per ottenere risultati, bisogna davvero uccidere tutti gli altri cuccioli

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E quindi non vedo come l’eugenetica possa mai avere applicazioni non mostruose in campo umano

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Help the American Heroes of the Iraq War

Dear American Citizen

The Iraq War has been going on for more than 3 years now. Many Americans soldiers are being sent back home daily, dead or wounded (the latter sometimes, a fate worse than the former)

With no clear indication for an immediate stop for that, and a very uncertain political future for Iraq itself, that’s simply too tragic: it is high time every individual provided all the help they could

I am referring especially to all the people that are convinced that a continuing presence in that country is necessary: if you are of the right age, enlist at once

If you are not, do find a way, any way to help the soldiers, and their families

If you don’t want to enlist or help, actively support the immediate withdrawal of all US troops from Iraq

(If you are, or anybody in your family is already a war veteran, I respect you)

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I will not deal with the reasons for the USA to invade, stay or leave Iraq, or talk about any other country, since the importance of American decisions and actions cannot be overestimated

Whatever the color of your politics, there surely is a big problem now: American soldiers are dying or being maimed in Iraq in large numbers

Tragically, some of them may even be dying for no other reason than because the mid-term elections are in a few weeks’ time, and not tomorrow

And especially in case of a quick exit leaving Iraq as death-stricken as ever, a lot of those soldiers and their families may have had their lives ruined, interrupted or ended needlessly

Like all veterans of all long-standing wars, the US soldiers serving in Iraq are all heroes to me (apart from those guilty of crimes)

Does it make any difference the fact that the US Army is made of volunteers? After 3 years of war, it does not. Surely there is no draftee as such: but then what would you call a person that is called on for their third tour of duty?

Didn’t they know what they were going to be asked to do, when they enrolled? Well, all those that joined the army before the war surely did not. And I am not sure how many are really willing to carelessly undergo three tours of duty in present-day Iraq

Don’t they get paid well for their efforts? They are not paid “well”: at best they are paid “right”. And if they have no choice but to return to Iraq, there is little consolation in any money

Aren’t they sacrificing their lives to let the rest of the people get on with theirs as if nothing ever happened? After a few hundred billion dollars of US expenditure in Iraq, and with no end in sight, that question is too tragically ironic to deserve an answer

What if one does not support at all the intervention in Iraq? Well, if you believe those soldiers are there for no good reason, you will surely be motivated to save them one way or another

——

And so, unless you are or anybody in your immediate family is already a war veteran, I suggest there is only one way forward: support the American Heroes of the Iraq war, all of them.

If you are of the right age, enlist at once and save a soldier and their family from having to survive the icy-cold months of the soul of another tour of duty (What about those that have committed crimes? All more the reason to get them repatriated asap)

If you are not of the right age, there surely must be a way to help the soldiers and their families

If you don’t want to enlist or help, join an organization advocating the immediate withdrawal of all US troops from Iraq

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Salviamo La Chiesa Cattolica dagli Atei Devoti

L’idea che la Chiesa Cattolica italiana consideri “normale” avvicinarsi ai cosiddetti “Atei Devoti” al punto di parlare quasi con la loro stessa voce, non riesco a digerirla

Gli Atei Devoti sono coloro che, come Marcello Pera, nonostante non credano in Dio vogliono agganciarsi alla Chiesa Cattolica come riferimento socio-culturale

Com’e’ possibile che nessuno trovi niente di sbagliato nell’invitare quei Lupi nell’Ovile Cattolico, solo perche’ indossano un maglione di lana?

E che senso avrebbe per un non-Credente appoggiarsi alla dottrina della Chiesa, se non per oscure, reazionarie motivazioni di manipolazione sociale, come gia’ accaduto per secoli?

Gli “Atei Devoti” non hanno alcun motivo di diffondere la fede, la carita’ o la speranza cristiana. Anzi, come detto dal Cardinale Mario F Pompedda nel numero di Jesus del Marzo 2006:

non manca un grande rischio e l’aspetto fortemente negativo di questo fenomeno. Non vorrei, cioè, che sotto questa spinta si svuotasse il contenuto della fede delle sue radici vere. L’accettazione di questi valori universali di tipo etico e morale, se distaccati dalla loro fede ispiratrice, rischia di far venir meno la stessa fede nel suo nucleo centrale, per ridurla solo a una realtà esteriore

Gli “Atei Devoti”, dice Rossana Rossanda sullo stesso numero, sono “una trovata politico-mediatica di bassa lega“. Lasciamoli ai loro idoli di pezza

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Dawkins Inc.’s Hyperrealism Myth

Richard Dawkins’ “The God Delusion” and Daniel C Dennett “Breaking the Spell: Religion as a Natural Phenomenon ” are both works of awowed atheists somehow intent to speak out about “religion”

And it appears that in both cases, the message is an exhortation to get rid of the divine and the religious sides of one’s life, in order to walk positively free and serene towards a bright future without the weight of legends and superstition

This over-reductive vision of the idea of the Myth (not to mention of the Rituals) is not absurd, is inhuman: because to consider religiosity as a child’s play of fantasies and personal and collective delusion, means to deny the existence not just of a God, but an important part of our human nature

Does anybody really live without a myth? “Myth” in a positive sense, even just the archetypal symbol of our hopes for being or having something better

To those that think that rationalism is the only logical way forward I want to say: even Voltaire had his share of petty behavior: who knows what, perhaps he kept picking his nose

Does that mean that those that want to be guided by Voltaire’s thought, are also all nose-picker? Of course not

The “guide” is not the “true Voltaire”: it’s Voltaire-the-Myth. And that’s just about right. He may never had spoken the famous utterance about fighting to the death to defend somebody’s else right of free speech: who cares? Those words are an integral part of the myth of Voltaire

Paris, was it really worth a mass? Was a kingdom given given away for a horse? To spend time trying to verify those and any other “myth” is an interesting historical exercise but makes one lose sight of the original meaning

Would it not be stupid to throw 2001 – A Space Odissey in the bin because there is no black monolith orbiting Jupiter?

The fantasy of a certain contemporary attitude, hyperrealist to the point of being completely imaginary, was already underlined by Piero Manzoni in his bizarre 1961 “Merda d’Artista

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I am sure even the ancient Greek myths, obscure fairy tales for us, had in origin important meanings and messages

It’s therefore a pity that to the word “Myth” and to the idea of the Divinity, it is now customary to associate the concept of the Great Unwashed, uncultivated, lazy, stupid and easy to fool: “And so from now on we can do without that”

On second thought, that’s a Myth too

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UPDATE: There is a nice review of Dawkins’ book on the New York Times / International Herald Tribune:

A passionate atheist’s case against religion By Jim Holt The New York Times – Published: October 20, 2006

Grab it while you can

I particularly like this passage: “Despite the many flashes of brilliance in this book, Dawkins’s failure to appreciate just how hard philosophical questions about religion can be makes reading it an intellectually frustrating experience

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Il Mito Iperrazionalista Di Dawkins et al.

Richard Dawkins ha appena pubblicato “L’Illusione di Dio“. Daniel C Dennett ha dedicato il  suo tempo a scrivere “Rompere l’Incantesimo: La Religione come Fenomeno Naturale

In entrambi i casi, scrittori dichiaratamente atei hanno voluto dire la loro opinione sulla “religione”. E a quanto sembra in entrambi i casi, il messaggio e’ un’esortazione a liberarsi da divinita’ e religiosita’, per camminare liberi e sereni verso un luminoso futuro privo di leggende e superstizioni

Questa visione riduttiva all’estremo del mito (per non parlare del rito) non solo e’ assurda, e’ inumana: perche’ pensare che la religiosita’ sia un giochino di fantasie e suggestione personale e collettiva significa negare l’esistenza non di un dio, ma dell’umanita’ di ciascuna persona

Esiste nessuno che viva senza un mito? “Mito” in senso positivo, magari l’archetipo simbolo di cio’ che e’ la nostra aspirazione verso l’essere o l’avere qualcosa di meglio?

A chi pensa che il razionalismo sia l’unica strada logica vorrei dire: anche Voltaire aveva le sue meschinita’: che ne so, magari si puliva il naso con i mignoli.

Vuol dire che chi si fa guidare dal pensiero di Voltaire, si pulisce anche il naso con i mignoli? Certo che no

Non e’ il “Voltaire vero” la guida, e’ il “Voltaire mito”. E questo basta, naturalmente. Non avra’ mai detto la celebre frase sul difendere le idee altrui fino alla morte, ma chi se ne importa?

Quella frase fa parte del mito di Voltaire

Parigi valeva bene una messa? Il regno venne dato via per un cavallo? Perdersi a cercare convalide di quelli e altri “miti” e’ interessante storicamente ma significa perdere di vista il significato originale

Non sarebbe una sciocchezza cestinare 2001 – Odissea nello Spazio perche’ di parallelipedi neri non ce ne sono, intorno a Giove?

L’assurdita’ di un atteggiamento contemporaneo iperrealista (e quindi, curiosamente, completamente immaginario) era gia’ stata individuata nel curioso episodio della Merda d’Artista di Piero Manzoni

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Sono sicuro che i miti greci stessi, adesso letti come favolette, avessero in origine dei significati e dei messaggi importanti.

E’ allora un peccato che la parola “mito” e all’idea della divinita’ si associ il concetto di un popolino incolto, imbelle, imbecille e facilmente manipolabile: “Per cui ora possiamo farne a meno”

A pensarci bene, e’ un mito pure quello

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Astronomia Italiano Universo

Astronomia, Punto Debole de Il Giornale

Date: Mon, 16 Oct 2006 12:02:03
From: “Maurizio Morabito”

Caro Direttore [de Il Giornale]

Mi permetto di segnalare un errore grossolano nell’edizione del 16 ottobre

L’astronomia è il punto debole di molti” scrive Enza Cusmai in “Viaggio nell’universo con ‘il Giornale” (n. 41 del 16-10-2006 pagina
21).

Purtroppo, sembra anche essere il punto debole della Cusmai, e a quanto pare di che trascina con se’ l’involontario Leopoldo Benacchio, professore di astrofisica a Padova, il quale viene citato a dire che “Marte ha le dimensioni della Terra”.

Il pianeta Marte ha un diametro che e’ la meta’ di quello terrestre. Il nostro pianeta ha una massa che e’ ben 9 volte quella di Marte.

La gravita’ superficiale e’ il 38% di quella terrestre, per cui non occorrerebbe per rientrare nessun razzo “alto cento metri”, altra perla dell’articolo.

Spero solo che la qualita’ del testo dell’Atlante Enciclopedico dell’Universo [appena pubblicato da Il Giornale] sia molto superiore.

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“L’universo spiegazzato” (IlSole24Ore 24 Settembre)

Ho letto con interesse la recensione di Umberto Bottazzini a “Finito o Infinito?” di Luminet e Lachieze-Rey (“L’universo spiegazzato“, Sole24Ore Domenicale, 24 Settembre 2006)

Devo dire che cosi’ come presentati gli argomenti del libro non mi convincono

Da una parte la dicotomia finito-infinito e’ meno vera di quanto possa sembrare

Un universo il cui raggio fosse davvero enorme, per esempio (10 alla 1,000,000) metri, sarebbe di per se’ _finito_ (con buona pace dei filosofi) ma dal nostro punto di vista _infinito_ (gran parte della fisica comporta approssimazioni ben piu’ grossolane: si vedano ad esempio le formule dell’elettromagnetismo da sorgente puntiforme e l’effetto-riflesso)

L’universo “chiffonne’” di Luminet poi non e’ certo una novita’. Seguo la discussione in materia sulle pagine di Scientific American da piu’ di un lustro e l’ultimo articolo sull’argomento riportava, appunto, che _non_ c’era niente nelle osservazioni a suggerire alcuna “immagine fantasma”

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Cambiamento Climatico International Herald Tribune Italiano Lettere Repubblica

Razzolamenti ed Isterie Climatiche – Due Lettere Pubblicate

In tema di cambiamento climatico (tanto…per cambiare!) sono state pubblicate due mie lettere, una su La Repubblica e l’altra sull’International Herald Tribune

La Repubblica – Lettere al Direttore Vittorio Zucconi – 11 Ottobre 2006

Titolo: SPORT UTILITY VANITY

Caro Direttore
anche se fosse vero che siamo “in debito ecologico” e che dovremmo “modificare i nostri stili di vita oggi eccessivi”, che senso potrebbero mai le affermazioni di un Al Gore che vola in lungo e in largo per dirci di volare meno, o di un Jeffrey Sachs che parla di sviluppo sostenibile da un opulentissimo pulpito newyorkese? Più che aspettare di “sbattere il naso”, immagino che adesso sarebbe un buon segno se qualcuno cominciasse a razzolare come predica
saluti
Maurizio Morabito
UK

[Risponde Zucconi:] Io razzolo malissimo. Ho un Suv, pago più tasse degli altri (in the US of A, non nella terra dei noti bolscevichi alla Padoa Schioppa) e non mi sento un San Sebastiano perseguitato. Semmai un pirla che ha comperato qualcosa di inutilmente e vanitosamente dispendioso.

International Herald Tribune – Letters to the Editors – 16 Ottobre 2006

Titolo: Isteria sul Clima

Il vostro editoriale critica il senatore USA James Inhofe per aver considerato irrilevante l'”isteria” dei mass-media riguardo il riscaldamento globale (“Isterici Dubbiosi del Clima”, 13 ottobre)

Ma articoli da panico e agitazione circa il riscaldamento globale sono davvero la norma, con un fuoco di sbarramento riguardo specie che scompaiono, parassiti incontrollabili, mari sempre piu’ alti, inondazioni, siccita’, ondate di calore, incendi, tempeste violente, mancanza di cibo e previsioni di milioni di morti umane

La “isteria per il riscaldamento globale” è purtroppo cio’ che compare quotidianamente in innumerevoli pagine di giornali, e tantissime pubblicazioni

Il vero dibattito semmai e’ se quella isteria e’ giustificata e se ha uno scopo, oltre a spaventare la gente

Maurizio Morabito
England

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Climate Change English Environment International Herald Tribune Letters

Climate Hysteria – a letter published on the IHT

The following letter of mine has been published top on the International Herald Tribune on October 16, 2006

Title: Climate Hysteria

[Dear Editors] 

Your editorial criticizes Senator James Inhofe of Oklahoma for dismissing media “hysteria” about global warming (“Hysterical climate doubters,” Oct. 13)

But panic and frenzied reporting about global warming is indeed the norm, with a barrage of stories on disappearing species, uncontrollable pests, rising seas, floods, droughts, heat waves, fires, violent storms, scarce food and forecasts of millions of human deaths

“Global warming hysteria” is unfortunately what appears on the pages of countless newspapers and publications. The real debate is whether that hysteria is justified and if it serves any purpose apart from scaring people

Maurizio Morabito England

The original was bit longer and a tad less harsh 😎

Dear Editors

You criticize Sen James Inhofe of Oklahoma for “dismissing media ‘hysteria’ ” about global warming (“Hysterical climate doubters”, IHT, Editorial, Oct 13)

But panic, frenzied reporting about global warming is indeed the norm, with a barrage of stories on disappearing species, uncontrollable pests, rising seas, floods, droughts, heat waves, fires, violent storms, scarce food/jobs/resources, and forecasts of millions of human deaths

On your very pages, Nicholas D Kristof lamented the catastrophist stance of mainstream environmentalim (“I Have a Nightmare“, IHT, March 12, 2005). And a left-leaning UK think-tank has explicitly compared it to adults-only horror movies ( “Warm Words: How are we telling the climate story and can we tell it better?“, IPPR, July 2006)

“Global Warming Hysteria” is unfortunately what appears on the pages of countless newspapers and publications

What is really a matter of debate, is if that “hysteria” is justified, and if it serves any purpose apart from scaring people

Some people answer yes on both counts

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Ambiente Cambiamento Climatico Italiano Scienza

Un Meccanismo Indiretto Fra Attivita’ Solare e Clima Terrestre

La vecchia idea che i raggi cosmici influiscano sul clima aumentando l’annuvolamento e’ stata infine dimostrata

Esplosioni Stellari Influenzano il Clima sulla Terra” (da Spacedaily)

[… ] I dati hanno rivelato che gli elettroni liberati dai raggi cosmici fungono da catalizzatori, che accelerano significativamente la formazione di stabili, ultra-piccoli agglomerati di acido solforico e acqua da cui poi nascono i nuclei di condensazione delle nubi. Un gran numero di tali goccioline microscopiche è comparso, galleggiando nell’aria nella camera di reazione [… ]

E’ noto come le nubi basse abbiano un effetto di raffreddamento generale della superficie terrestre. Quindi, le variazioni in annuvolamento causate dai raggi cosmici possono cambiare la temperatura di superficie. L’esistenza di tale collegamento cosmico al clima terrestre potrebbe contribuire così a spiegare le sue variazioni passate e presenti [… ]

Che cosa rende questo ancora piu’ potente, e’ che potrebbe espandere il ruolo del Sole nella modellatura del clima terrestre, visto che puo’ essere usato per collegare l’attività magnetica solare (cioe’ il numero di macchie solari) al riscaldamento ed al raffreddamento del nostro pianeta

E’ notevole che, durante il ventesimo secolo, il campo magnetico del Sole che scherma la Terra dai raggi cosmici e’ piu’ che raddoppiato, quindi riducendo il flusso medio di raggi cosmici.

La riduzione risultante dell’opacita’, particolarmente delle nubi basse, puo’ essere un fattore significativo nel riscaldamento globale che la Terra ha subito durante il secolo scorso. Tuttavia, finora, non c’erano state prove sperimentali di come un meccanismo causale che colleghi i raggi cosmici e la formazione delle nubi potesse funzionare [… ]

Analogamente, quando durante il Minimo di Maunder (1645-1715) il campo magnetico solare era straordinariamente debole, gli inverni furono particolarmente aspri

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An Indirect Way For The Sun To Influence Earth’s Climate

The old idea that cosmic rays influence climate on Earth by increasing cloud cover is finally being proven

Exploding Stars Influence Climate Of Earth” (from Spacedaily)

[…] The data revealed that electrons released by cosmic rays act as catalysts, which significantly accelerate the formation of stable, ultra-small clusters of sulphuric acid and water molecules which are building blocks for the cloud condensation nuclei. A vast numbers of such microscopic droplets appeared, floating in the air in the reaction chamber […]

It is known that low-altitude clouds have an overall cooling effect on the Earth’s surface. Hence, variations in cloud cover caused by cosmic rays can change the surface temperature. The existence of such a cosmic connection to Earth’s climate might thus help to explain past and present variations in Earth’s climate. […]

What makes this all the more powerful, is that it could expand the role of the Sun in the shaping of Earth’s climate, as it can be used to link Solar magnetic activity (i.e. the number of sunspots) to the heating and cooling of our planet

Interestingly, during the 20th Century, the Sun’s magnetic field which shields Earth from cosmic rays more than doubled, thereby reducing the average influx of cosmic rays.

The resulting reduction in cloudiness, especially of low-altitude clouds, may be a significant factor in the global warming Earth has undergone during the last century. However, until now, there has been no experimental evidence of how the causal mechanism linking cosmic rays and cloud formation may work […]

Likewise, when the solar magnetic field was weak during the Maunder Minimum (1645-1715), winters were definitely harsher

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Italiano Scienza Tecnologia

Marte, Pianeta per Anziani

MARS, la rivista internazionale della scienza e dell’esplorazione di Marte, ha da poco pubblicato due articoli da Donald Rapp circa i problemi ancora da chiarire prima di inviare astronauti al Quarto Pianeta di Quarto: “Sistemi di Supporto Vitale per Marte” e “Effetti di Radiazione e Requisiti di Protezione in Missioni Umane verso la Luna e Marte

Quest’ultimo articolo arriva a conclusioni poco ottimistiche circa lo stato attuale della tecnologia dei viaggi spaziali (l’enfasi e’ mia):

Per le missioni verso Marte, ipotizziamo un viaggio di andata e ritorno di 400 giorni a e una sosta di circa 560 giorni sulla superficie. Durante il minimo solare la dose di [Radiazione Cosmica Galattica] equivalente con 15 g/cm2 di alluminio a proteggere è circa il doppio della dose annuale permissibile per ogni tratta del viaggio. Se un maggiore [Evento Solare di Particelle] si presentasse durante il transito, gli astronauti riceverebbero una dose sufficiente a ridurre la loro speranza di vita più del limite di 3% [… ]

Sulla superficie di Marte, l’accumulata [Radiazione Cosmica Galattica] eccede il massimo importo annuale permissibile Per un soggiorno di 560 giorni su Marte [la dose] eccederebbe il totale permissibile durante un’intera carriera per la maggior parte delle donne e dei maschi più giovani.

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Astronomy & Space English Science Space Technology

Mars, the OAP Planet

MARS, the International Journal of  Mars Science and Exploration, has just published two articles by Donald Rapp about the hurdles still to be clarified before sending astronauts to the Fourth Planet: “Mars life support systems” and “Radiation effects and shielding requirements in human missions to the moon and Mars

The latter article contains sobering statements about the current status of space-travel technology (my emphasis):

For Mars missions, we conjecture a 400-day round trip transit to and from Mars, and about 560 days on the surface. The [Galactic Cosmic Radiation] dose equivalent with 15 g/cm2 of aluminum shielding during Solar Minimum is about double the allowable annual dose for each leg of the trip to and from Mars. If a major [Solar Particles Event] occurred during a transit, the crew would receive a sufficient dose to reduce their life expectancy by more than the 3% limit. […]

On the surface of Mars, the accumulated [Galactic Cosmic Radiation] exceeds the annual allowable [amount]. For a 560-day stay on Mars [it] would exceed the career allowable dose for most females and younger males.

May Richard Branson live looooooooong then (and prosper)!

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Ambiente Cambiamento Climatico Italiano Politica Scienza

In Tema di Ecofascismo

Non conosco bene la situazione in Italia ma da quanto si puo’ leggere nell’editoriale di Brendan O’Neill su Spiked Online di oggi (“Global warming: the chilling effect on free speech“), molto piu’ che del riscaldamento globale c’e’ da preoccuparsi dell’ottusita’ menachea (e squisitamente fascista) di chi non riesce a concepire l’idea che in un tema nuovo e delicato come il futuro climatico del Pianeta, possano esistere opinioni diverse dal “mainstream” (in questo caso, forse meglio definito come “conformismo” )

In breve: adesso chi osa dubitare che il riscaldamento globale esista o finanche solo si permette di dire che non ci stia portando necessariamente verso disastri inenarrabili e ingestibili, viene comparato a revisionisti sull’Olocausto come David Irving, o a quegli idioti che pensano che Armstrong non sia mai sbarcato sulla Luna; e anche minacciato di condanna in un futuro processo stile-Norimberga

La terminologia stessa impiegata nel mondo anglosassone e’ piu’ da culto religioso che da dibattito scientifico o politico (un punto ribadito piu’ volte da Michael Crichton dopo tutti gli attacchi da lui subiti in seguito alla pubblicazione del suo romanzo “State of Fear” )

A quando il primo rogo degli eretici?

(uhm…forse un rogo no, visto che tutti avrebbero paura del conseguente aumento di anidride carbonica nell’atmosfera 😉  )

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Sono almeno tre anni che scrivo su vari fora su Internet sollevando le mie obiezioni (scientifiche) sul riscaldamento globale: ma soprattutto sottolineando che non puo’ essere accettabile un atteggiamento che maschera decisioni politiche come “realta’ scientifiche inequivocabili”, che vengono poste “sopra dibattito”, denigrando o ignorando chi osi dubitare la Verita’ Rivelata. Sembra diventato normale addirittura anche il buttarsi in una propaganda  post-maoista da quattro soldi (come denuncio in un mio articolo sull’argomento)

A chi (come me) si preoccupa dell’ambiente, non posso che rinnovare l’invito a farlo ragionevolmente, efficacemente e democraticamente (e senza perdere di vista liberismo e libertarianismo)

Altrimenti, come dice O’Neill, la strada porta a un moralismo autoritario che non puo’ che far paura. E che differenza ci sarebbe con un Dubya qualunque, pronto a calpestare i diritti costituzionali per motivi ideologici, imponendo i suoi “fatti” a chi creda altrimenti?

Senza tolleranza, che ce ne facciamo del fresco e del caldo?

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English EU Sociology UK

Napoleon Was (not) Here

What if a member country’s relationship with the European Union depended on the achievements of the most famous Corsican in History?

Take…the United Kingdom (please! I mean, as an example)

What about the UK? Don’t we all know that the Emperor of France was unable to cross the Channel? Those 25 miles of sea had seen the advance of Julius Cesar, Claudius Augustus and William the Conqueror, but were impenetrable to the Victor of Austerlitz, either by sea (with his fleet destroyed at Trafalgar by Admiral Nelson), or by a risky tunnel from the Calais area.

But that is the point: having endured no French invasion, the English (and Welshmen, and Scots) did not experience some important changes, “details” that are now native to cultures and societies of the European Countries, that around the year 1800 were under the hegemony of Paris

From this point of view, many of the clashes and misunderstandings between the British nations and the rest of Europe are consequences… of the Fall of the Bastille (a reminder to Chinese President Mao’s 1950s answer about the impact of the French Revolution of 1789: “Too early to tell” )

Some differences between Great Britain and the Continent are self-evident: for example, Napoleon deliberated for cemeteries to be transferred outside cities, whilst most London Churches sport quite more recent tombstones nearby

But the real break with past after the violent end of King Louis XVI of France, was something more meaningful than simple administrative decisions concerning public hygiene

In fact, the French (people and elites) moved on to export the Principles of the Revolution: Liberty, Equality and Fraternity. Those were extraordinarily new concepts and revolutionary indeed for an Europe rigidly divided then (as now) in sovereign States keen to defend their own (ruling classes’) interests

Amid all the chaos of war, French armies propagated those Principles in the popular consciences in Germany, Spain, Italy and beyond. The administrations that followed had the stated goal of freeing their “brothers”, that is all nearby nations, reorganizing them around the idea that all the Citizens have the same rights, and are equal in front of the Law

The very notion of a European Union proceeds from the idea of a Militant Fraternity between Peoples (curiously, an attitude currently disliked as “American”). More: in its fit of destruction against the Ancien Regime France allowed a person like Napoleon Bonaparte, born far away from the old Bourbon elites, to become first a General, then a Head of State, and finally an Emperor

Of Italian origins, with little links to the Upper Strata of society, and without a large inheritance to sustain himself, Napoleon came from Corsica, a restive island itself far away from the command centres of the Kingdom and then the Republic

The conquering French Emperor and his armies, powerful and invincible masters and liberators of Europe (apart from the British islands and little more), showed thus to all the people of the continent that lineage, commercial interests, money were not needed (not even a good accent) to soar to power

In the United Kingdom instead, there is no historical trace of a popular revolution capable to change the nation and subvert the Establishment, nor of a non-Establishment person (no matter how exceptional), to take control of the State

Popular uprisings, of course, did happen in centuries past, but they all failed. The most serious, in 1381, saw thousands of peasants march only to see a young king renege on his promises (and execute their ringmasters)

The one Revolution that succeeded brought to power nobleman Oliver Cromwell in 1646: but he refused to let himself proclaimed Head of State (in stark contrast, Napoleon crowned himself in Paris in front of a reluctant Pope)

Europhile Ireland, also untouched by Napoleon, managed instead a popular revolution to free itself from United Kingdom at the beginning of XX the century, reinforcing the feeling that British ambivalence towards the European Union is linked to a its (un-) revolutionary history

The consequences are not difficult to imagine. The British population has become allergic to any thought of an uprising, and has maintained a strong sense of Authority. In what other modern state could one find the citizens officially defined as “subjects” of the Queen?

And with all the wars and revolutions of the XIX and XX century, where else is power firmly in the hands of the (old) ruling classes, the so-called “The Great and the Good”, a mixture of nobility and hereditary merchant classes uninterruptedly in control, at least from the age of Wilhelm of Orange (King since 1688 having been “invited over” by a group of English parliamentarians)?

Obviously not all the UK political leaders of last three centuries were of high lineage or coming from powerful, rich families: but all of them effectively belonged to, or became part of the Establishment. Margaret Thatcher, potentially an outsider woman in a world of men, worked instead to re-establish the most cliched idea of what the British society ought to be (centred, not by chance, around her person as a sort of Queen-in-all-but-name)

The British tradition of Authority is continuously renewed also in the apparently more democratic aspects. For example, governmental planning, a process theoretically opened to the opinions of all citizens, is so mysterious and forcefully dedicated to reach a consensus, that is almost impossible for plans not to be watered down, let alone be able to change the status quo

The British citizen is educated never to complain in an effective manner. The tradition of the “stiff upper lip” is waning but not disappearing: think of a person that does not reveal feelings nor emotions, and whose mouth never betrays joy nor anxiety: whose passions, and whose angers therefore, remain hidden, to leave Society undisturbed. People may complain about the quality of the trains, but they will do nothing more, stoically enduring antiquated pre-modern services reminding of 1980’s continental Europe.

True, the National Health System (NHS) is now at the forefront of contemporary provision: at the wrong forefront, one might say, as it is showing the rest of Europe that nurses can cheaply (but how effectively?) “diagnose” illnesses simply by following rigid criteria based on the patient’s own reporting of symptoms, rather than with a careful analysis and an experienced doctor

The dutiful “customers” accept the situation as a necessity, unaware of the fact that today’s awful service will become tomorrow’s standard. Healthcare managers of course are very happy with the savings, and further encouraged to find out how to spend less, without consideration to the actual health benefits to the patients

Particularly rigid and unmovable, cold and impersonal, the British bureaucracy is clearly geared to satisfy superiors rather than citizens. The year 2006 opened with the case of an old couple separated by social workers: he, a veteran of the Second World war; she, blind. The husband’s GP ordered him to enter a clinic specialised in the treatment of the elderly. Alas, the wife could not follow, as her situation did not fulfil obscure criteria established by the local Council

Last I checked on this piece of news, paradoxes were piling up, all related to an excessive importance given to the “Authority”. The husband is unwillingly parked in the clinic, but does not return home as he is following doctor’s orders. The wife is home just as lonely with the family taking care of her now. Some letter-based protest had been lodged by their children, but they did not move their father back nor considered using a private healthcare provider

The social workers, instead of improving the citizens lives, became responsible of a serious and self-evident injustice that ruined the life of two old innocents. Why couldn’t they do differently? Because there is no alternative

Any “personal interpretation” of the rules (the shock! The horror!) would be considered an act of insubordination and the career of the “guilty” probably finished to the moment. And of course there is no official channel where to ask exceptions to the regulations in exceptional circumstances.

In a centre-driven, hard, harsh, pyramidal and frozen structure, even the social worker, as any other representative of the State or any organization, is just a messenger

There is also a European aspect that is directly affected by this attitude. The EU is famous for its “directives”: technically, “a legislative act of the European Union which requires member states to achieve a particular result without dictating the means of achieving that result

Peculiarly, those directives do not have the same consequences in the UK as elsewhere. For example recently hundreds of local British abattoirs have been closed due to some EU directive, whilst nothing of the sort has happened in the rest of the European Union.

Some fundamental cultural misunderstanding must be at work: so whereas most countries consider a “directive” as a “strong suggestion”, a rule indicating the direction of things to come, in the UK it is interpreted as a mandatory law that must be followed to the letter: exactly the difference between guidelines expressed by popular representatives, and the imperative commands of a King/Ruling Prime Minister.

Even in 1968, to the rioters in France, Italy and Germany the English youth answered with pointless rebellions as seen in movies like Quadrophenia. And today, instead of blocking crowded trains like in Turin or Milan, London commuters find refuge in witticisms about the state of the railroads

It’s not by chance that British humour is famous worldwide, well developed (and widely tolerated). It’s one of the three main discharge valves for life-stressed citizens. Another valve is the creation and destruction of myths (like Tony Blair). And the third is the ambiguous celebration of alcohol and alcoholism, but these topics deserve their own articles.

And so consider Bonaparte’s disasters at Trafalgar and Waterloo, when trying to understand British idiosyncrasies about “Europe”. For now let’s just heave a sigh whilst lamenting: Napoleon, why didn’t you come here?