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Come Condurre una Campagna Politica di Successo

Note da una presentazione del parlamentare britannico Lembit Oepik, tenuta alla British Inteplanetary Society di Londra il 29 Giugno 2006 

Suggerimenti su Come Condurre una Campagna Politica di Successo

Le idee di fondo sono tre: (a) essere preparati; (b) imparare a comunicare, e soprattutto (c) non agire come Profeti disdegnando chiunque non abbia ancora “visto la Luce” 

  • Diventa un esperto del settore
  • Descrivi un pericolo o un problema che il pubblico puo’ capire
  • Rimani sempre sorridente e ottimista
  • Non perdere tempo con altre lotte e cause
  • Mantieni a fuoco l’obiettivo: essere pronti quando il pericolo si materializzera’
  • Chiarifica dall’inizio le tue ipotesi di lavoro, le barriere fra te e il successo, e di che tipo di organizzazione hai bisogno
  • Politicamente, lo scopo principale e’ convincere il Governo ad organizzare una Task Force che si occupi del problema, in modo che il Governo stesso lo prenda a cuore e sia fortemente incentivato a risolverlo
  • Chiarisci fatti e responsabilita’. Punta sempre a responsabilizzare “chi comanda”, cioe’ il Governo
  • Prepara in anticipo il dibattito parlamentare
  • Chiediti: perche’ dovrebbe interessarsi a questo problema, il Governo?
  • Scrivi ai tuoi Parlamentari, chiedendo che venga fatto qualcosa
  • Visto che le tue lettere saranno lette da membri dei loro rispettivi staff, scrivile in modo da aiutare i lettori a trovare le informazioni necessarie
  • Per i Media, prepara una manciata di immagini significative, e non cambiarle mai. In questo modo non dovrai ogni volta descrivere di nuovo il problema o pericolo: bastera’ l’immagine
  • Preparati a lunghe attese per “il prossimo passo” quando la Campagna si arenera’ periodicamente 

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Lembit Oepik e’ il parlamentare Liberal-Democratico per il Montgomeryshire in Galles dal 1997 

La sua presentazione alla British Interplanetary Society a Londra il 29 giugno era intitolata molto allegramente “Moriremo Tutti” (“We are all going to die”) 

La prima diapositiva conteneva un profilo del parlamentare: figlio di una coppia Estone rifugiatasi dalle persecuzioni di Stalin in Irlanda del Nord (non il miglior posto dove rifugiarsi, negli anni ’60), laureato, con una lunga passione per l’Astronomia e un po’ scavezzacollo 

Il suo nonno era Ernst Julius Oepik, che lavoro’ negli anni ’50 e ’60 a un argomento allora poco in voga, i NEO (“Near Earth Objects”, cioe’ asteroidi e comete che passano vicino al nostro pianeta) 

Eletto in Parlamento, Lembit Oepik penso di convincere il Governo a occuparsi dei NEO, vista la loro drammatica pericolosita’ 

Comincio’ chiedendosi cosa mai renderebbe il problema interessante per un Governo, al punto da far loro prendere seriamente il pericolo che un asteroide collida con il nostro pianeta 

Se guardiamo la cosa cinicamente, un Governo trascurerebbe qualunque evento a “estinzione totale”: se tutta o quasi l’umanita’ perirebbe, non ci sarebbero piu’ neanche elezioni da perdere… 

La faccenda e’ diversa per impatti relativamente piu’ piccoli: un asteroide di 300 metri potrebbe causare effetti catastrofici sull’economia e la societa’, senza uccidere miliardi di persone. Il Governo si troverebbe anzi a dover rimettere in piedi la nazione in condizioni disperate 

Come stabilire allora una Campagna per difenderci dai NEO? Oepik e il suo team partirono da alcune semplici ipotesi di lavoro (all’inizio del 1999) 

1. Un futuro impatto e’ una certezza

2. Puo’ distruggere la civilta’ umana senza annichilire la nostra specie

3. Ci occupiamo gia’ di rischi molto inferiori, incidenti e disastri con conseguenze molto minori

4. Il pericolo dei NEO non e’ considerato seriamente

5. Non c’e’ segno di alcuna azione da parte del Governo 

(A proposito, tre fatti interessanti:

(i) Se l’asteroide o cometa di Tunguska in Siberia nel 1908 avesse ritardato di poche ore, avrebbe colpito l’abbazia di Westminster in piena Londra (la latitudine e’ simile), e la capitale inglese sarebbe andata quasi completamente distrutta

(ii) Un asteroide di 15 km ucciderebbe il 90% dell’umanita’. Rimarrebbe comunque un rispettabilissimo numero (600 milioni) di persone

(iii) Qualunque soluzione troveremo riguardo i NEO, il pericolo non sara’ mai zero. Un asteroide che provenga dall’altro lato del sistema solare, e che venisse verso di noi perso nel bagliore solare, sarebbe invisibile quasi fino al momento dell’impatto) 

Oepik si occupo’ anche delle barriere che aveva davanti: 

1. Un Governo democratico segue la “moda” prevalente

2. Per forza di cosa, pensera’ prima di tutto alle elezioni, alle paure dei votanti, e a difendersi da qualunque possa fargli “del male”

3. Su scale di vita umane, impatti disastrosi sono rari. Ma se vivessimo 100 mila anni, avremmo gia’ esperito due impatti terribili

4. Un evento come quello di Tunguska capita ogni cento anni piu’ o meno

5. Lo spazio non e’ cosi’di moda adesso come nel 1969 

La Campagna fu quindi organizzata su queste basi: 

a) Obiettivo

b) Proposta di Base

c) Calendario

d) Team

e) Strategia Politica

f) Strategia Mediatica 

Obiettivo: Creare una Task Force sui NEO per investigare il pericolo e pubblicare un rapporto governativo con precise raccomandazioni su cosa fare 

Proposta di Base: Presentare l’impegno di seguire gli spostamenti dei NEO come una polizza assicurativa (calcolata infine a circa 10€ per persona). I calcoli furono basati su rischi assicurativi (attuariali): esperti furono chiamati a stimare i costi a breve e lungo periodo  sia per gli Stati che per le compagnie assicurative. Questi divennero quindi facili da comparare con la devastazione da impatto, e con altri rischi 

Calendario: Il ministero competente fu contattato nel Marzo 99; il dibattito parlamentare tenuto un mese dopo, e la Task Force implementata nel Dicembre 99; il Rapporto fu pubblicato un anno dopo e le prime azioni basate su quello cominciarono nel 2001 

(In realta’, trovare il Ministero giusto per parlare di asteroidi e’ stata una sfida a se’. Oepik ha avuto un po’ di fortuna nel fatto che il ministro per l’Industria Lord Sainsbury, al dicastero da moltissimo tempo, e’ personalmente interessato all’argomento)  

Strategia Politica: Fare in modo che la minaccia dei NEO diventi di pubblico interesse e faccia parte del dibattito pubblico. Stabilire fatti e responsabilita’, e quindi coinvolgere il Governo 

E’ stato anche importante preparare il dibattito parlamentare in anticipo, in modo che il rappresentante del Governo quel giorno sapesse in anticipo i contenuti e i retroscena della richiesta di Oepik, e potesse dichiarare subito l’interesse da parte del Ministero dell’Industria 

Strategia Mediatica: Sollecitare interesse nella stampa. In questo caso e’ etico cercare di spaventare i lettori, visto che il fatto che un asteroide cadra’ sul pianeta e’ una certezza. Pubblicizzare i NEO che passano molto vicini al pianeta, assieme a quali effetti avrebbero avuto se ci avessero colpiti 

Bisogna bilanciare il disinteresse dei politici con il sensazionalismo dei media, a volte anche ironici e sarcastici in maniera distruttiva 

(Oepik stesso ha avuto articoli su di lui come Salvatore, ma anche come Distruttore del Mondo, quando l’asteroide che porta il nome di suo nonno fu considerato per errore in rotta di collisione con il nostro pianeta) 

E’ utile avere a disposizione una manciata di illustrazioni chiare e facili da ricordare. Una volta pubblicate sui giornali, queste permetteranno in futuro di “richiamare” il problema-NEO nelle menti dei lettori senza
dover spiegare di nuovo tutto da capo
 

(In un altro caso di fortuna sfacciata, Oepik fu beneficiato da un “miracolo”: nel mezzo dei suoi sforzi, due film di Hollywood si occuparono di asteroidi, “Deep Impact” e “Armageddon”, quest’ultimo addirittura con Bruce Willis: la stampa non ebbe piu’ remore a mostrare interesse nei NEO) 

Situazione attuale: La Task Force ha compiuto il suo lavoro senza problemi. Formata da scienziati famosi, la sua composizione ha dimostrato la solidita’ della Campagna, visto che Oepik non ha avuto bisogno di farne parte 

Dopo un anno, la Task Force ha pubblicato 14 raccomandazioni. Solo una di loro e’ stata implementata: il Governo pubblicizza come notizie tutte le volte che un asteroide passa vicino alla Terra, e i mass-media se ne occupano regolarmente. 

Oepik aspetta adesso l’occasione per un nuovo “balzo in avanti”, che trasformi in realta’ le rimanenti 13 raccomandazioni della Task Force 

Oepik chiede anche a tutti coloro che sono interessati, di scrivere ai propri parlamentari chiedendo che il Governo si muova ulteriormente nella giusta direzione 

La serata si e’ concluda con una sessione di domande e risposte. Oepik ha ribadito la sua convinzione che e’ giustificato nel cercare di instillare paura negli interlocutori, perche’ le probabilita’ di morire a causa di un asteroide sono superiori a quelle di vincere la lotteria britannica. Non ha pero’ chiarito come pensa di differenziarsi da tutte le altre campagne basate anche esse sulla paura 

Infine, Oepik ha suggerito di non impantanarsi cercando di seguire piu’ di una campagna politica alla volta, altrimenti si perde solo tempo 

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How to run a successful political campaign

Recommendations For How to Run a Successful Political Campaign

As extracted from a lecture given at the British Interplanetary Society in London on June 29 by UK parliamentarian Lembit Oepik:

The main gist appeared to be (a) get yourself prepared, (b) learn how to communicate, and most important of all (c) do not act like a True Believer, treating with disdain anybody not yet married to the cause

  • Be an expert
  • Describe a danger or issue that people understand
  • Do it with a smile
  • Don’t involve yourself in other issues
  • Keep in mind the ultimate goal: be ready for when the danger materializes
  • Clarify from the start your assumptions, the barriers on the path to success, and what organization you are going to need
  • Politically, the main goal is establishing a Task Force to get the Government to take ownership of the problem.
  • Facts and responsibilities must be clearly established. “Take it to the top”, i.e. the Government itself
  • Prepare the Parliamentary debate beforehand
  • Question yourself: why would a Government care?
  • Write to your MP asking for something to be done
  • Understand the letter will be passed to a “researcher”. Write it so as to help the researcher find the necessary information
  • For the Media, prepare a handful of established pictures and stick to those, so you won’t have to describe the basics of your problem again and again
  • Get ready for a long wait for “next big push”, when the campaign runs out of steam

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Lembit Oepik has been the LibDem MP for Montgomeryshire in Wales since 1997

Officially, his lecture at the British Interplanetary Society in London on June 29 was on the cheerful topic of “We are all going to die

Self-styled profile provided at the lecture included age, Estonian parents escapees from Stalin, a birth in Northern Ireland (admittedly, not the wisest choice for emigrating a place to), a degree, a long-standing passion for Astronomy, and being a risk taker.

His grandfather was Ernst Julius Oepik, who did NEOs NEOs (Near Earth Objects, i.e. asteroids and comets flying close to our planet)work in the 1950s and 1960s, when it was particularly unfashionable.

Lembit Oepik wanted to get the UK government interested in NEOs.

He started by asking himself why would a Government care, so that they’d take seriously the threat of an asteroid smashing against our planet

Cynically, Governments won’t be interested in “extinction level events” wiping out most of humanity: if that were to be announced, all the Government would think of is that they will not lose next election.

It’s all different with relatively small impacts: a 300m-diameter asteroid could cause catastrophic effects on the economy or social cohesion, without killing billions of people. The Government would be left with the job of patching things up together again.

How to establish then a Campaign to defend ourselves against NEOs? Oepik and his team defined their Assumptions (date is early 1999)

1. A future impact is a certainty
2. It can definitely destroy civilization without wiping out humanity
3. We are taking care of lower risks already, incidents and disaster with far easier consequences
4. The threat from NEOs is not taken seriously
5. There is no sign of any Government working on this.

(Three interesting facts as an aside:
(i) If the Tunguska asteroid or comet of 1908 had hit a few hours later, say, just on top of Westminster Abbey (similar latitude), most of London would have been wiped out
(ii) A 15-km asteroid would be enough to kill up to 90% of humanity. That would leave alive a still sizable 600 millions of us)
(iii) Whatever solution we come up about the threat of NEOs, it may still not be enough. An asteroid zipping on the other side of the solar system that gets aimed at us as if straight from the Sun, would be invisible in the glare of the stellar light, and detected (if at all) when it’s way too late)

Then Oepik listed the Barriers:

1. Governments follow “fashion”
2. Governments think about elections, voters’ fears and anything that can hurt them
3. On a human timescale, hugely-disastrous NEO collisions against our planet are rare an event. If we would be living for 100,000 years, we would witness a couple of terrible impacts. We can only expect a Tunguska event every 100 years.
4. Space is not as fashionable nowadays as in 1969

The Campaign was then organized around:

a) Goal
b) Core Proposition
c) Timetable
d) Team
e) Political Strategy
f) Media Strategy

Goal: Create a NEO task force to investigate the threat and publish a Government report with recommendations for actions

Core proposition: Present the effort for tracking NEOs as an insurance policy (comes down to around 10€ per citizen). Computations were based on actuarial risks: insurance experts can calculate the short- and long-term costs of action and inaction, for countries and insurance companies. This is easy then to compare with impact devastation, and with other risks

Timetable: Relevant Ministerial Department contacted in March 99; Parliamentary debate in April 99; Task Force established in December 99; Report published in December 2000; Actions from 2001 onwards

(Actually, finding the right department has been a challenge in itself. Oepik run into a bit of luck as the long-standing Minister for DTI (Lord Sainsbury) was personally interested)

Political strategy: Make NEO threats a public talking point. Establish facts and responsibilities. And “Take it to the top”, i.e. the Government itself

It is also important to prepare the Parliamentary debate beforehand, making sure the Government spokesman on the floor is aware of what request is going to be submitted.

Media strategy: Elicit press interest. Scare tactics are Ok in this case as the upcoming disaster is a certainty. “Near misses” by NEOs must be publicized, along with the effects they would have had had they stricken our planet.

The aim is to balance the politicians’ neglect and the media’s sensationalism, sometimes destructive irony and sarcasm.

(Oepik saw himself described alternatively as the Savior, or the Destroyer of Planet Earth, when the asteroid sporting his grandfather’s name was mistakenly thought approaching our planet)

A handful of established pictures are very helpful, as after they are distributed through the popular press, they can easily be used in the future to recall the whole issue in the minds of the readers without having to explain the whole problem all over again.

(In another case of hard luck, a “miracle” happened in the midst of Oepik’s efforts, and 2 movies came out of Hollywood on the topic of NEO threats: “Deep Impact” and “Armageddon”, the latter with Bruce Willis. It became much easier to get the media interested)

Situation now: The Task Force was established without much of a problem, and included topmost scientists. As a positive sign of strength, Oepik himself did not have to be a member of it.

After a year, the Task Force came out with 14 recommendations. Only one of them has been implemented: the Government has pushed for NEO threats to be considered as facts, with regular coverage by the media.

Oepik is now waiting for the opportunity for “next big push”, something to get the remaining 13 recommendations back on top of the Government’s priorities.

He is also asking everybody interested in the issue to write to their own MP asking for all recommendations to be implemented asap

The evening ended with a Q&A session. Oepik re-asserted his conviction that scare tactics are in this case justified, as chances of dying because of an asteroid impact are superior to those winning the UK lottery. He wasn’t clear however on how he planned to differentiate his campaign from others also using scare tactics.

Finally, Oepik strongly recommended not getting oneself embroiled in other, even similar campaigns, so as not to lose focus

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Genetica Italiano Lettere Sole24Ore

Matematica Genetica

Date: Wed, 26 Jul 2006 16:42:23 -0700 (PDT)
From: “Maurizio Morabito”
Subject: Questioni di Matematica genetica – riguardo il Fermo Posta “Sardi ed Etruschi” (Guido Barbujani, Domenicale Sole24Ore, 25 Giugno 2006)
To: guido barbujani, fermoposta@ilsole24ore.com
   
Caro Barbujani

Probabilmente non ho capito niente, o i tagli editoriali hanno fatto una nuova vittima, ma trovo difficile da seguire quanto scrive nel Fermo Posta “Sardi ed Etruschi” (Domenicale Sole24Ore, 25 Giugno 2006)

In particolare quando estrapola dal “ciascuno di noi ha meta’ del DNA della mamma e meta’ di quello del papa’” per mostrare che ciascun nostro antenato di 500 anni fa “ci ha trasmesso, in media, un milionesimo del suo…Dna

I problemi sono due: le presunte differenze fra il Dna dei genitori; e l’effetto degli antenati in comune

(1) Se fosse vero che semplicemente prendiamo meta’ Dna da un genitore, e meta’ dall’altro, allora per assurdo, risalendo di 1,000 anni _nessuno_ dei nostri antenati ci avrebbe trasmesso _neanche_ una base (stimando a 3 miliardi le basi nel Dna umano, e a menod di un bilionesimo la frazione di Dna trasmessaci da ciascun antenato dopo 40 generazioni)

Figuriamoci cosa mai possiamo aver ereditato dai nostri antenati, umani come noi, di dieci o ventimila anni fa. Da ciascuno dei toscani di 2,500 anni fa, i discendenti avrebbero ricevuto meno di 1 parte su dieci alla trentesima potenza. Forse, neanche un atomo?

In realta’ papa’ e mamma hanno sempre vasti tratti di Dna in comune, e cosi’ ciascun nostro antenato Homo sapiens, anche di 40mila anni fa, condivide con noi un’enorme percentuale di materiale genetico (speriamo piu’ che il 98.4% che si dice condividiamo con i bonobo…)

E questa condivisione non e’ anche “trasmissione”? Altrimenti, per esempio, come possiamo mai distinguere fra due geni identici in due persone diverse?

(2) L’altro problema e’ che tornando indietro nel tempo il numero di antenati deve per forza diminuire, e non aumentare esponenzialmente.

Anche se i nostri rispettivi 8 bisnonni e 16 trisnonni fanno probabilmente parte di gruppi distinti, risalendo di qualche centinaio di anni saremmo quasi certi di trovare antenati in comune fra me, Lei, e Cristoforo Colombo.

E le specificita’ genetiche di questi antenati in comune saranno state trasmesse a noi tre, per forza di cose, in maniera molto piu’ marcata che una frazione con una potenza di due al denominatore

saluti
 

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Shermer wins against Sachs in the July 2006 Scientific American magazine

Date: Wed, 26 Jul 2006 15:44:23 -0700 (PDT)
From: “Maurizio Morabito”
Subject: Shermer vs. Sachs on the July 2006 magazine: Shermer wins
To: editors@sciam.com
CC: “Michael Shermer”
Dear Editors

Still puzzled by your choice of providing Jeffrey D. Sachs with a full page of your magazine _not_ to talk about science, I could only appreciate the (unintentional?) irony of seeing the Sustainable Developments column juxtaposed with Michael Shermer’s (definitely science-related) Skeptic musings.

And especially so in the July 2006 magazine: on the left side, Mr Shermer discussing how skepticism should be applied to politics, because “partisans twirl the cognitive kaleidoscope until they get the conclusions they want“.

On the right side, Mr Sachs…twirling “the cognitive kaleidoscope” until he got the conclusions he wanted.

For example, Mr Sachs mentions the Darfur crisis saying “the deadly carnage…has roots in ecological crisis directly arising from climate change“.

That is not given out by Mr Sachs as a possibility or a hypothesis: rather, it is clearly described as a “fact”

Would you mind asking Mr Sachs where he took that “fact” from?

I know that the relationship Darfur-“war on scarce resources” has been mentioned recently by some clergy members in the media. But it would be big news indeed to hear that _that_ has been “demonstrated”, let alone accepted as a “fact”

Mr Sachs goes on to more politicized statements, such as “A drought-induced famine is much more likely to trigger conflict in a place that is already impoverished“. Could you please ask Mr Sachs to provide a list of all conflicts triggered by drought-induced famines, say, during the last 100 years?

Please do follow Mr Shermer’s suggestion: and do control for “confirmation bias” on all your contributors, _including_ those writing about something else than science
 

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Telefoni cellulari, armi di difesa personale

I dispositivi personali di registrazione (e con quello intendo particolarmente i telefoni cellulari), si transformeranno presto in strumenti per la riaffermazione dei nostri diritti individuali

Già ora, uno può registrare suoni e perfino immagini senza essere notato da nessuno.

Le immagini vengono riprese senza molti problemi nei posti piu’ improbabili e qualunque cosa accada nel mondo (collegato alla Rete), prima o poi finisce in audio/video su Internet (giornali e TV cominciano a fare grande uso di contenuti forniti dagli utenti).

Tutto quello di cui abbiamo bisogno affinchè il mobile si transformi in uno scudo elettronico è una minicamera senza fili e memoria sul telefonino

La nostra intera vita sarà allora registrabile *

E che cosa potremo registrare, per difenderci? Per esempio: una volta subita una richiesta di corruzione, potremo avviarci alla stazione di polizia piu’ vicina e depositare la prova del crimine.

O minacciati dalla mafia, potremo restituire la minaccia.

O davanti a politici che cercano di espandere il loro impero corrotto e colluso, la “vittima” avrà l’opzione di diventare ricca inviando i video giusti a giornali affamati di scandali

Gli anziani potranno mostrare a tutti chi li ha attaccati in casa, e quali badanti e infermieri li trattano in maniera inumana

I bambini che ora subiscono il “nonnismo” a scuola non dovranno nascondere piu’ niente e la vita diventera’ dura per sadici insegnanti e baby-sitters.

Presto potremo letteralmente guardare l’ultima cosa vista dalla vittima di un omicidio

Anche i torturatori saranno in difficolta’, se non elimineranno ogni memoria elettronica: ed ancora potra’ non essere abbastanza: si può immaginare che i files saranno trasferiti continuamente altrove (già accade con alcuni fornitori di telefonia mobile), di modo che anche se i Cattivi strapperanno via la macchina fotografica, quanto scattato fino ad allora sara’ conservato per la posterita’

C’e’ da aspettarsi un turbinio di rivelazioni-shock. Ehi, persino Robocop risolse le sue difficoltà mostrando che cosa aveva registrato. E non e’ l’Italia la Patria degli scandali basati sulle registrazioni?

C’e’ da aspettarsi anche che articoli “interessanti” compaiano su giornali seri e scandalistici, principalmente durante il periodo iniziale, con la gente non abbastanza astuta per capire le conseguenze di essere filmati durante il 99% delle loro vite.

Le cose saranno definitivamente migliori su parecchi fronti (ed anche se siete il paradigma dell’onestà, fate attenzione a non pulirvi il naso con le dita per strada: la vostra fama potrebbe precedervi al prossimo colloquio di lavoro)

Ma certamente non sara’ un Paradiso: i criminali semplicemente dovranno trovare un modo differente di agire.

Alcuni scandali saranno rivelati come imbrogli elaborati basati su immagini ritoccate e senza dubbio vedremo discussioni a proposito di prove audio/video intrattenerci come la genetica durante il processo a OJ Simpson

Eppure, ci sara’ un progresso.

L’ipocrisia avrà bisogno di piu’ sforzo per essere mantenuta.

Dopo tutto, l’unica libertà che perdiamo con le nostre vite registrate, e’ la libertà di non dovere affrontare le nostre coscenze

(* Quanta memoria? 24hx3600s/hx24pics/s=2 milioni di immagini al giorno. Con risoluzione pixel 320×240=76,800 x 3 byte colore= 230kB/immagine. Così un giorno è 230kB/pic * 2 milioni pics = 440 megabyte. Con un buon tasso di compressione, 200 megabyte. Desideriamo registrare mentre addormentati? Se no, 180 megabyte possono bastare. Quanto tempo prima che molto sarà disponibile sui telefoni mobili? Lo e’ gia’. La memoria media ora è attorno a 400 megabyte)

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Mobile phones, weapons of self defence

Personal recording devices, and by that I mean especially mobile phones, will soon become a tool for reasserting our individual rights

Already now, one can record sound and even images with nobody noticing. Pictures are taken with no much of a fuss in the most unlikely of places, and whatever happens in the (connected) world, some sort of audio/video record usually tends to show up on the Internet (newsmedia are starting to make large use of user-provided content).

All you need for your mobile to become an electronic shield is some kind of wireless minicamera and a bit more memory on the phone

Your entire life will then be recordable *

And what could be there to record, as a way of defending oneself? For example: when asked for a bribery, the business person could walk into next police station and deposit the evidence of the crime.

Or when threatened by the mob, he or she will be able to throw back the threat. Or when confronting politicians that are trying to expand their sleaze empire, the “victim” will have the option of cashing in by sending the right files to scandal-hungry magazines

Elderly people will be able to show who attacked them in their house, and which carers treat them inhumanely

Children bullied at school won’t need to hide a thing, and life will become harder for sadistic teachers and nannies as well.

We’ll soon be able to literally see the last thing a murder’s victim was looking at

Even torturers will be in trouble, if they won’t take care of eliminating anything with an electronic memory: and still it may not be enough: one can imagine pictures being downloaded elsewhere continuously (it already happens with some mobile phone providers), so that even if the Bad People snatch the camera, what’s been snapped until then will be left for posterity

Expect a flurry of hi-tech bust-ups then not prepared by police. Ehi, even Robocop got out of trouble by showing what he had recorded.

And expect lots of “interesting” items appear on gossipy and even serious newspapers, mostly during the initial period, with people not smart enough to understand they are being filmed during 99% of their lives.

Things will definitely get better on several fronts for a while (and even if you’re the paradigm of honesty, just be careful about picking your nose in the street: your fame may be preceding you at your next job application)

But surely it will be no Paradise: criminals and evildoers will simply have to find a different way.

Some scandals will turn up to be elaborate hoaxes based on doctored pictures, and no doubt we will see discussions about that at trials, as entertaining as genetics during OJ Simpson’s

Still, it will be a progress. Hypocrisy will need a tad more effort to be maintained.

After all, the only freedom we are losing by getting our lives recorded, is the freedom of not having to face our individual consciences

(* How much memory? 24hx3600s/hx24pics/s=2 million pictures. Say, 320×240=76,800 pixels x 3 bytes = 230kB/pic

So one day is 230kB/pic * 2 million pics = 440 Megabytes. With a good compression rate, 200 Megabytes. Do we want to record while asleep? If not, 180 megabytes may suffice. How long before that much will be available on mobile phones? It is already. Average memory now is a bit more than 400 Megabytes)

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Aperta la Campagna Reclutamento Terroristi “Classe 2016”

C’e’ grande abbondanza di analisi delle varie crisi attuali riguardo Israele, nella striscia di Gaza e in Libano.

Certamente molte di loro sono più significative di qualunque cosa io possa scrivere

Cio’ detto, il mio non umile parere (anche, da studente di Politica Internazionale) e’ che ci sono giochi di guerra multipli, a piu’ livelli con piu’ strategie su parecchi fronti, compresi i mass-media internazionali e l’opinione pubblica, a livello regionale e globale.

Ciò è raramente o mai menzionato in TV ed sulla stampa. Trovo la vasta maggioranza delle interviste fuorvianti nel migliore dei casi.

Ed ogni osservazione che incolpa la crisi tutta da un lato o dall’altro e’ poco ragionata, informata male o anche disonesta

Allora elenchero’ semplicemente alcune idee e problemi riguardo cui sono principalmente interessato e preoccupato:

• E’ certo che nessuno si preoccupa per le vite dei civili, particolarmente se libanesi 

• Abbiamo ulteriore conferma che le vite umane hanno valori differenti: un fatto su cui tutti sembrano d’accordo. Durante la Intifada 2000-2005, i morti Israeliani erano in proporzione di uno ogni 3.4 Palestinesi. Al giorno d’oggi i morti israeliani sono uno ogni 10 libanesi. La disparita’ e’ sostenuta dal fatto che la liberta’ di un soldato israeliano e’ stata negoziata in passato per la libertà di circa 133 prigionieri palestinesi

• Siamo a poche vite di distanza dalla “Guerra Perfetta del XXI secolo“, che sara’ senza nessuna vittima fra i militari (completando cosi’ una tendenza iniziata centinaia di anni fa, quando invece la maggior parte dei morti e feriti erano fra il personale militare)

Infatti, l’infrastruttura militare classica e’ stata appena toccata

• La frase “risposta sproporzionata” e’ falsamente ingenua in bocca a politici ed esperti. La risposta di ogni “attore” e’ perfettamente razionale e proporzionata, dal proprio punto di vista.

La chiave alla loro “razionalità” e’ la mancanza di preoccupazione alcuna per le vittime civili particolarmente se libanesi

• Israele stava preparando questo da anni. Nessun intervento militare importante, particolarmente quando è combattuto sul secondo fronte, può essere organizzato durante la notte. Si può azzardare che l’organizzazione e’ iniziata almeno un anno fa, come fronte alternativo di combattimento da tenere “in calso” dopo l’uscita da Gaza

• Anche Hizbullah stava preparando questo da anni. Anziché i soliti missili manca-obiettivo (il genere sprecato al giorno d’oggi da Hamas), Hizbullah ha messo insieme un impressionante numero di razzi differenti, con una rete sotterranea del trasporto, stoccaggio e distribuzione che non dipende dall’esistenza di strade e ponti.

Tutte “meraviglie” molto aiutate naturalmente dai tanti petrodollari in arrivo dall’Iran

• Prima della crisi corrente, Hamas era in una posizione debole: un disastro come Governo, un disastro economicamente, un disastro politicamente con il referendum del 26 Luglio che rischiava di deleggittimarne l’esistenza stessa, se i Palestinesi avessero riconosciuto il diritto di Israele a esistere.

Adesso, il referendum è posposto indefinitamente

• Anche Israele era in una posizione debole: apertamente incapace di difendere (e ritrovare) i suoi propri soldati, impotente a guardare Hizbullah prepararsi forse per un’invasione e in pericolo di essere scavalcata dal referendum Palestinese del 26 luglio.

Il nuovo Primo Ministro, mancante delle credenziali militari, puo’ solo mostrarsi spietato e militarista, dando la mano libera ai Generali. La promessa difficile uscire di alcuni stabilimenti della Riva a Ovest era abbastanza rischiosa da mantenere, e ora e’ molto piu’ facile poichè può essere accantonata a lungo.

La debolezza della posizione dell’Israele è confermata ogni volta che un israeliano dice le abusate parole “Israele non puo’ fare altrimenti”. E questa sarebbe una maggiore Potenza regionale? Perchè e quando si sono fatti mettere in un angolo?

• Neanche Hizbullah era in una posizione forte: non ancora pronti per una guerra in grande scala, con la minaccia della Risoluzione ONU 1680 che ne chiede il disarmo, sempre sull’orlo di essere annullati da una crisi politica a Teheran o Damasco, o persino in un compromesso nucleare fra l’Iran ed il resto del mondo

Nessun comandante militare o politico coinvolto in questa crisi ha interesse a concludere il conflitto a breve termine. O persino medio

• I mercati azionari locali la pensano allo stesso modo, visto che le borse in Israele e Libano non stanno soffrendo come ci si aspetterebbe in un momento della guerra

• Tristemente, questa non e’ un’intifada, combattuta per piazzarsi nella posizione migliore in vista di una pace permanente. E’ una guerra di annientamento politico

• In primo luogo e’ stato annichilito il Libano come Stato. Non c’e’ alcuno sforzo per difendere i propri cittadini, per esempio. E Hizbullah, in teoria parte del governo di Beirut, ha lanciato una campagna militare senza avvisare nessuno.

In passato, avremmo potuto parlare del Libano come di un Protettorato di Hizbullah, ma poichè non hanno intenzione di proteggere alcunche’, il paragone piu’ vicino puo’ essere la Germania della guerra dei Trenta Anni: un “campo da gioco” per le guerre altrui

• Trattative di pace non hanno senso. Non c’e’ niente da negoziare fra Hamas e Hizbullah,  e Israele. Uno puo’ immaginarseli solo a negoziare riguardo gli altri intraprendere un viaggio di sola andata verso le lune di Saturno

• Chiunque non e’ direttamente toccato da questa guerra ha poco da preoccuparsi. Lo testimonia la reazione pigra americani: Condi Rice andra’ li’ “presto”, cioe’ la settimana prossima

• Il fatto che l’Iran supporta Hizbullah significa che non uno degli Stati vicini al Libano desidererà intervenire nel conflitto. Tutti avrebbero pochissimo da guadagnare intervenendo e molto da perdere

• Molto più facile ed efficiente per il mondo intero e’ lasciare che i combattenti si instupidiscano a vicenda e manovrare per ottenere il massimo qualunque sia il risultato

• E’ difficile immaginare la conclusione di queste crisi senza pensare che Israele otterra’ un vantaggio ancora una volta, come in ogni guerra dal 1946 ad oggi a parte il 1956 e 1973 (forse!)

• D’altra parte, come l’invasione del 1982 ha contribuito a generare Hizbullah, la guerra 2006 significherà che un’altra campagna di reclutamento di terroristi e’ “sostenuta” da Israele

I terroristi del 2016 cioe’

In un universo parallelo piu’ felice, Israele sta mostrando la forza della democrazia preoccupandosi realmente almeno un po’ dei civili libanesi (non solo a parole; ma allora, nel nostro universo il Regno Unito e gli USA. hanno insegnato la lezione, con la loro negligenza per le vite irachene).

Hizbullah sta mostrando la resistenza delle sue credenziali islamiche permettendosi di avere pieta’ per tutti i civili, piuttosto che per nessuno. Hamas e Hizbullah hanno imparato che non ha senso protestare se il leone vicino di casa comincia ad aggredire i vostri bambini, dopo che lo avete stuzzicato, colpito e svegliato.

Ed almeno un Leader non-violento sta aiutando tutti gli abitanti della Palestina Storica ad imparare a vivere insieme.

In una realtà alternativa differente, sempre più felice della nostra, la Comunità Internazionale sta lavorando per fermare l’interminabile guerra asciugandone le relative fonti finanziarie.

Nessuno può sparare se non hanno i soldi per comprare le pallottole. Ed abbastanza gente la’ sta pensando, quanto e’ idiota passare il proprio odio ai propri bambini innocenti.

Ma questo è quello che abbiamo. Come Steve Hackett ha scritto e Phil Collins ha cantato per i Genesis 30 anni fa:

Lasciamo perdere le notizie, amico mio (faccio del the’)

Arabi ed Ebrei amico mio (e’ troppo per me)

Mi confondono sempre amico mio (mi fanno dormire)

E quello che davvero odio, Signore Mio!

E’ restare sveglio a tarda notte, per guardare un dibattito, sul destino di una nazione

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English International Israeli / Palestinian Politics

The 2016 Middle Eastern terrorism recruitment campaign is in full swing

There’s been plenty of analysis of the current crises around Israel, both in the Gaza strip and Lebanon, surely many of them more meaningful than anything I can write myself

That said, in my not so humble opinion (also, as a student of International Relations) I can see multiple games being played, and multiple strategies on several fronts, including the international media and public opinion at local, regional and global level.

This is seldom if ever talked about on TV and in print. I find the vast majority of interviews misleading at best.

And any comment blaming the crisis on one or the other side is pea-brained, or misinformed, and even dishonest

I’ll simply list then a few ideas and issues I am mostly concerned about:

• It is apparent that nobody cares about civilian lives, especially Lebanese lives

• We have yet more confirmation that lives have different values. That looks like something everybody agrees on. During the 2000-2005 Intifada, one Israeli dead every 3.4 Palestinians. Nowadays it’s one Israeli dead every 10 Lebanese. This is supported by the fact that the freedom of one Israeli soldier has been bargained for the freedom of around 133 “Palestinian” prisoners

• We are a few lives away from the “Perfect XXI Century War”, with no military casualties at all (thus completing a trend started hundreds of years ago, when most of the dead and injured were instead military personnel)

In fact, classic military infrastructure is hardly being touched

• The phrase “disproportionate response” is disingenuous when pronounced by politicians and experts. Everybody’s response is perfectly rational and proportionate from their point of view.

The key to their “rationality” is lack of care for civilian casualties especially if Lebanese

• Israel had been preparing this for years. No major military intervention, especially when being fought on the second front, can be organised overnight. One may hazard the buildup started at least one year ago, as an alternative fighting front to keep “warm”.after the Gaza pullout

• Hizbullah had been preparing this for years too. Instead of the usual short-of-target missiles (the kind wasted around by Hamas nowadays) they have a truly impressive set of different rockets, with an underground transportation, collection and distribution network that does not care of the existence of roads and bridges. All wonders helped a lot by plenty of oil money from Iran

• Before the current crisis, Hamas was in a weak position: a failure as a Government, a failure economically, a failure politically with the Jul 26 referendum risking to delegitimise its very Charter, if the Palestinians had recognised Israel’s right to exist. Now that referendum is postponed indefinitely

• Israel was in a weak position too: blatantly unable to defend (and find) his own soldiers, sitting lamely watching Hizbullah arming itself perhaps for an invasion, and in danger of being outmaneuvered by the Jul 26 Palestinian referendum too.

The new Prime Minister, lacking military credentials, can only show himself ruthless and militaristic, giving free hand to the Generals. The difficult promise to get out of some West Bank settlements was quite risky to fulfill, so it is much easier now as it can be shelved for a long time.

The weakness of Israel’s position is confirmed every time an Israeli utters the overused words “Israel cannot do otherwise”. Hardly the stuff of a regional Power: why and when did it let itself get cornered like this?

• And Hizbullah was not in a strong position either: not yet ready for a full-scale war, with the threat of UN Resolution 1680 calling for its disarmament, always on the edge of being cancelled out by a political crisis in Tehran or Damascus, or even in a nuclear deal between Iran and the rest of the world

All in all, military and political commanders on all sides have no interest in ending the conflict in the short term. Or even medium

• Stock traders may think the same as the markets in Israel and Lebanon are not suffering as one would expect in a time of war

• Sadly this is not an intifada, fought to get oneself in best position for an upcoming permanent peace settlement. This is a war of political annihilation

• First to be annihilated is Lebanon as a State. There is no effort to defend its own citizens, for example. And Hizbullah, in theory part of Beirut’s Government, launched on a campaign on its own without agreeing or alerting anybody. In other times we could have called it a Hizbullah Protectorate, but as they have no intention to protect anything in Lebanon, the nearest similarity may be Germany during the Thirty Years’ War: a playground for somebody else’s wars

• Negotiations cannot go anywhere. There is nothing to negotiate between Hamas and Hizbullah., and Israel. One can only see them negotiating about the others’ embarking on a one-way trip to the moons of Saturn

• Anybody not directly touched by this war has little to worry about. Witness the US’s sluggish reaction: Condi Rice may go there as “early” as next week

• The fact that Iran is behind Hizbullah means not one of the states around Lebanon and Siria will want to be involved in any conflict. They would all have very little if anything to gain by intervening, and a lot to lose

• Much easier for the whole world to let the fighters pummel each other into stupidity, and get ready to make the most of whatever the outcome.

• It is hard to conceive any ending that will not see Israel getting the upper hand once again, as in every war from 1946 apart from 1956 and 1973 (perhaps!)

• On the other hand, just like the 1982 invasion helped create Hizbullah, the 2006 war will mean yet another terrorist recruitment campaign “supported” by Israel

The terrorists of 2016 that is.

In an alternate, happier reality, Israel is showing the strength of its democracy by actually caring at least a iota about civilian Lebanese (not just in words; but then, in this universe the UK and USA have taught the lesson, with their disregard for Iraqi lives). Hizbullah is showing the strength of its Islamic credentials by allowing compassion to all civilians, rather than none.

Hamas and Hizbullah have learnt that there is no point complaining if the lion living next door starts mauling your children, after you hurt him, poke him and finally woke him up. And at least one Leader of non-violent attitude is helping all the inhabitants of Historical Palestine to learn to live together.

In a different alternate reality, also happier than ours, the international community is going to stop the unstoppable war by drying up its financial resources. Nobody can shoot if they don’t have the money to buy the bullets. And enough people are thinking there, how idiotic is to pass one’s hate down to their innocent offsprings

But this is what we’ve got. As Steve Hackett wrote and Phil Collins sang for Genesis 30 years ago:

Let’s skip the news boy (I’ll make some tea)
Arabs and the Jews boy (too much for me)
They get me confused boy (puts me off to sleep)
And the thing I hate – oh lord!
Is staying up late, to watch some debate, on some nation’s fate.

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Ambiente Economia Italiano Politica rientrodolce Sviluppo

PIL e GPI: una critica

Guido Ferretti ha pubblicato sul sito di Rientrodolce una Sintesi della relazione di Mauro Bonaiuti al convegno di Rivoli (To) “Lo sviluppo e la decrescita” del 26 e 27 Maggio 2006

Mario Bonaiuti ha iniziato il suo intervento presentando un grafico in cui vengono giustapposti gli indici del PIL (Gross National Product) e GPI (Genuine Progress Indicator) in funzione del tempo. In esso si vede che, mentre il PIL cresce, il GPI raggiunge un massimo in corrispondenza di un certo valore di PIL, per poi decrescere anche se il PIL continua ad aumentare. L’intera presentazione consisterà nella discussione di questo grafico. […]

Essendo quasi alla fine dei miei studi sullo Sviluppo al Birkbeck College di Londra, e ovviamente dubbioso dell’uso un po’ spregiudicato di un “nuovo” indicatore come il GPI, mi permetto di pubblicare qualche critica anche alle argomentazioni del Bonaiuti

1. ANDAMENTO: Non avendo visto il grafico del Bonaiuti,  sono andato al sito di Redefining Progress e ne ho trovato uno per gli Stati Uniti

GPI USA 1950-2002

Non ci sono tabulati di numeri, ma a colpo d’occhio si vede che il GPI cresce fra il 1950 e il 2002: non come il GDP, ma il trend generale in aumento e’ chiaro. Perche’ quindi ipotizzare un “ottimo PIL” oltre il quale il GPI decresce?

E’ da notare che l’analisi susseguente sulle economie in crescita come produttrici di entropia si basa soprattutto
su quel punto, ancora tutto da dimostrare

2. DEFINIZIONE: il GPI appare fortemente politicizzato. La negativita’ reale della Income Distribution e’ tutta da discutere. Si parla di Resource Depletion ma non si considerano effetti positivi come la riduzione degli aerosol. Nel Long-Term Environmental Damage si calcolano costi per il Riscaldamento Globale, valori di stima con margini giganteschi di errore. etc etc

3. CONSENSO: L’idea dietro il GPI non e’ certo malvagia, anzi. Chissa’ pero’ se c’e’ ancora in atto un qualche tentativo perche’ sia adottato internazionalmente. I riferimenti al GPI su Wikipedia diradano con il tempo

Altrimenti il GPI rimane un “indicatore” per gli “attivisti”, i “credenti” (“true believers“). E come il resto dell’intervento del Bonaiuti, il rischio reale e’ che lasci il tempo che trova

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Famiglia Italiano

In ricordo di Charles Morabito, internato 25084 al campo nazista di Berga

Tutto e’ cominciato da una fotografia NARA pubblicata anni fa sull’International Herald Tribune: nel campo di internamento nazista di Berga, sulla sinistra, una croce con il nome “Morabito Charles”:

La tomba e’ stata trasferita altrove da tempo.

Dopo una breve ricerca, sono riuscito a stabilire che Charles e’ stato davvero sfortunato, Prigioniero di Guerra quando questa stava per finire, e internato in uno dei campi in cui sono morti (in percentuale) piu’ prigionieri.

La pagine della PBS riguardo il documentario “BERGA: Soldati di un altra Guerra” indicano Charles come prigioniero 25084, di grado PFC.

A quanto ne so finora, era della 106ma Divisione di Fanteria dell’esercito USA, ma non ho prove tangibili. Continuero’ a cercare

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English Family Morabito

Remembering Charles Morabito, PoW 25084 at the Berga slave camp

It all started for me whilst reading the IHT, with a NARA photo of Charles Morabito’s then-grave at Berga:

Now I know Charles was a very unfortunate Prisoner of War, sent to a deadly slave camp in the last months of the war. The PBS pages about the documentary “BERGA: SOLDIERS oF ANOTHER WAR” list him as prisoner #25084, with rank PFC

He may have been of the 106th Infrantry Division, but it is not a given. I’m still looking for details

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Calabria Italiano Politica Radio24

La Calabria a “Viva Voce”, Radio24

La nuova serie di Viva Voce, trasmissione quotidiana in onda nei giorni feriali dalle 9h alle 10h su Radio24 (Conduttori: Giancarlo Santalmassi, Giuseppe Cruciani, Giancarlo Loquenzi), ha visto finora alcune puntate dedicate alla Calabria, e non solo nella immediata scia di fatti di cronaca mafiosa

Ne raccolgo qui un elenco per futuro riferimento, e quindi comprendente i testi esplicativi pubblicati sul sito di Radio24

Calabria: passato, presente e futuro
24 Ottobre 2005
Francesco Fortugno, vicepresidente del Consiglio regionale calabrese ed esponente di primo piano della Margherita calabrese, è stato assassinato domenica 16 ottobre mentre si trovava davanti al seggio elettorale della sua città, Locri, per votare alle elezioni Primarie dell’Unione. Si tratta del più grave attentato mafioso perpetrato in Italia da molti anni a questa parte. Dalle stragi del 1992 le mafie non colpivano infatti importanti esponenti delle istituzioni. Un ritorno al passato? Ne parliamo con Enzo Ciconte, scrittore, docente, presso l’Università Roma Tre, del Corso sulla Storia della Criminalità organizzata ed esperto di mafia calabrese e Vincenzo Macrì, sostituto procuratore addetto alla Direzione Nazionale Antimafia.

Primo piano Calabria
31 Ottobre 2005

Il presidente degli industriali calabresi, dopo l’appello al presidente della Repubblica del giugno scorso, ha di nuovo preso carta e penna a seguito dell’omicidio Fortugno per denunciare la situazione disastrosa in cui regna la Calabria. E lo ha fatto tramite le pagine del quotidiano Il Sole24Ore. Le dichiarazioni seguite all’originario appello di Callipo e all’omicidio Fortugno si sono inscritte, autorevolmente, in quella “commedia degli inganni e delle parole a vuoto” che da oltre mezzo secolo, secondo gli “attori calabri”, ha creato polveroni, stravolgendo e mistificando l’impegno serio, che pure c’è, delle istituzioni civili e religiose, dei partiti politici , dei sindacati, degli amministratori, dei giornali e dei calabresi contro la “ndrangheta”, per cui alla fine non si capisce chi è ne è realmente contro e chi, invece, la favorisce. Il risultato di questa operazione è stata la crescita dell’invadenza mafiosa che invece di regredire, ha finito per condizionare in maniera determinante l’economia e il libero mercato, la politica, le istituzioni, l’informazione e le prospettive di sviluppo sociale e civile di questa Regione del Mezzogiorno. Ne parliamo con Enzo Ciconte, scrittore e esperto di mafia calabrese, Nicola Tranfaglia, storico ed editorialista de La Repubblica, Sergio Romano, storico ed editorialista de Il Corriere della Sera, Filippo Callipo, presidente di Confindustria Calabria e Mariano Maugeri, inviato de Il Sole24Ore.

Storie di mafia e ‘ndrangheta
8 Novembre 2005
Aperto com’è per vocazione alla condivisione e alla fratellanza, il Sud è gioia e sole, è luce e allegria, è spensieratezza. Accade forse qualcosa? Per omertà no. Eppure è un temporale continuo: per ultimo la morte di Francesco Fortugno. 54 anni, medico, padre di due figli, il vice presidente della Regione Calabria è stato colpito a Locri tre settimane fa. Omicidio che ha riacceso l’interesse nazionale su situazioni presenti, come la mafia e la ‘ndrangheta, con cui la società civile deve scontrarsi ogni giorno. Ne parliamo con due protagoniste: Rita Borsellino, presidente onorario dell’Associazione Libera e sorella del magistrato Paolo Borsellino e la Baronessa Teresa Cordopatri, eroina calabrese degli anni Novanta e simbolo della resistenza all’illegalità della società civile.

Un superprefetto contro la ‘Ndrangheta
28 Novembre 2005
Si è ufficialmente insediato il 7 novembre Luigi De Sena, il nuovo prefetto di Reggio Calabria, con la speranza generale che il suo arrivo coincida con l’inizio di una nuova fase nella lotta contro la ‘ndrangheta e l’avvio di una vera e propria terapia d’urto contro quella che risulta essere ormai la più potente organizzazione criminale italiana. L’ex vicecapo della Polizia, e direttore centrale della Polizia criminale, è stato nominato il 28 ottobre scorso dal Consiglio dei Ministri, su proposta del responsabile del Viminale Giuseppe Pisanu con l’incarico di gestire “poteri speciali” nella lotta contro la ‘ndrangheta, esigenza particolarmente avvertita dopo l’ assassinio il 21 ottobre scorso a Locri del vicepresidente del Consiglio regionale della Calabria, Francesco Fortugno. Dall’omertà al pentitismo, dalla richiesta di militarizzare la Regione alla nuova sfida aperta anche alla società civile: di questo e altro parliamo insieme a Luigi De Sena, il neo Prefetto di Reggio Calabria, ma anche a Domenico Luppino, ex sindaco di Sinopoli, constretto a lasciare il suo incarico pubblico dopo le dimissione dei suoi sette consigliere e nove minacce di vario tipo subite nel corso degli ultimi tre anni.

‘Ndrangheta e Sanità: la vedova Fortugno si racconta
7 Dicembre 2005
Sopraffatta dal dolore ma decisa a non arrendersi, la vedova Fortugno ha fatto sentire forte la sua voce dopo l’omocidio del marito, Francesco Fortugno, vicepresidente del Consiglio regionale della regione Calabria. “Faccio appello ai calabresi – ha detto Maria Grazia Laganà – a reagire. Come farò io per il futuro dei miei figli. Questa regione e la politica non devono essere lasciate sole. Non lo dico per retorica, ma spero che il sacrificio di mio marito valga a qualcosa”. Queste le parole di Maria Grazia Laganà, vedova per mano della ‘ndrangheta, ospite di Viva Voce per raccontarsi e raccontare cosa vuol dire vivere, o convivere, nella Locride. Insieme a lei anche Maurizio Carbonera, sindaco del comune di Buccinasco, vittima, per ben tre volte, della ‘ndrangheta “milanese”.

Riordinare le coste calabresi
19 Dicembre 2005
La nuova Giunta della Regione Calabria sta cercando di applicare la Legge Regionale Urbanistica, rimasta in un cassetto dal 2002. Nel definire gli scenari e il contesto dell’attuale condizione del territorio calabrese, è emerso che la maggiore pressione insediativa riguarda proprio le coste. La Giunta ha quindi ipotizzato alcune misure specifiche che possano, in attesa del Piano Paesaggistico, quantomeno garantire la corretta applicazione delle misure di salvaguardia della legge Galasso, quindi arginare in parte e regolare l’attività edilizia sulle coste calabresi almeno e soprattutto per gli ambiti più sensibili. Dopo queste indicazioni della Regione Calabria in molti hanno pubblicamente la loro disapprovazione: con pagine a pagamento sui principali quotidiani locali sono scesi in campo la Compagnia delle Opere, poi addirittura i Presidenti degli Ordini degli Architetti e Agronomi di Cosenza e i Costruttori Edili della Calabria. Come si può arginare il problema dell’abusivismo edilizio? Ne parliamo con Michelangelo Tripodi, assessore ai Trasporti e alle Infrastrutture della Regione Calabria, Giancarlo Franzè, presidente della Compagnia delle Opere calabrese, Giuseppe Gatto, presidente regionale dell’Ance Calabria, Antonio Ruggiero, presidente della Commissione straordinaria del comune di Vibo Valentia e Bernardo Secchi, urbanista dell’Università di Venezia.

Agazio Loiero, “cessato” dal suo partito
20 Marzo 2006

Non voglio fare la guerra alla Margherita, voglio fare una scommessa in Calabria. Se dovessimo perderla, io sono in grado di trarne le conseguenze, se invece sara’ un’affermazione, allora bisogna trarne un insegnamento”. Lo ha detto il Presidente della Regione Calabria, Agazio Loiero, nel corso della conferenza stampa di presentazione delle Liste del Codacons dove sono candidati alcuni dissidenti della Margherita, espulsi, come lui, dal partito della loro Regione. Dai primi malumori legati alle nomine alle Asl calabresi alla composizione delle liste per le future politiche: un percorco a ostacoli che ha portato la rottura tra Loiero e la Margherita. A raccontare questo percorso è proprio il governatore della Calabria Agazio Loiero insieme a Luigi Fedele, esponente di Forza Italia e consigliere-questore dell’Ufficio di Presidenza del Consiglio regionale della Calabria, Mariano Maugeri, inviato de Il Sole24Ore e Filippo Veltri, capo redattore calabrese dell’agenzia Ansa.

E’ emergenza Calabria?
20 Giugno 2006
“Sicurezza, sicurezza, sicurezza. La Calabria non ha bisogno d’altro. Serve solo sicurezza per chi opera e investe nel Sud”: è questo il messaggio che Filippo Callipo, presidente degli imprenditori calabresi, ha consegnato in un’intervista a Repubblica nella quale annunciava di voler gettare la spugna “dopo anni di denunce contro la strapotere criminale cadute nel vuoto”. L’imprenditore di Vibo Valentia lascia infatti l’incarico di presidente di Confindustria Calabria, in scadenza, con amarezza: “Senza essere riuscito a scalfire o a modificare, quelli che sono i rapporti consolidati di criminalità, politica e alcuni tipi di imprenditore”. Esiste quindi un’emergenza Calabria? Ne parliamo con Luciano Violante, onorevole dei Democratici di Sinistra e presidente della Commissione Affari costituzionali, della Presidenza del Consiglio e Interni, Filippo Callipo, presidente uscente di Confindustria Calabria e Marina Valensise, giornalista de Il Foglio.  

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Development English International Policy

Limits to Front-End Beneficiary Participation in the Development Process

Prepared for the course “Development in Practice”, Birkbeck College, London March 2006

Introduction

The global sustainability debates, a turn towards a deliberative/communicative academic approach to Development [15], disillusionment with traditional blue-print planning [9]: these are some of the reasons behind the ongoing popularity of Front-End Beneficiary Participation, i.e. the involvement in a project, long before its design stage, of the people that are going to benefit from it (the Beneficiaries, communities and individuals).

With a group approach, FEBP can in theory encourage self-reliance among Beneficiaries [3][16][9], guarantee wider reach and involvement, and achieve “higher production levels“, a “more equitable distribution of benefits” and a reduction in recurrent costs “by stressing decentralization […] and self-help” [16], apart of course from helping in the adoption of innovations and even supporting social peace [12].

However, to fulfill its potential, FEBP must allow Beneficiaries to move up the Ladder of Citizen Participation, beyond tokenism [2] to let them have an effective say in the definition, control and verification of what is done, and how. But who really has that “power“? For example, what are the consequences of internal power dynamics [9] among Beneficiaries? With the above in mind, FEBP’s limits are evaluated here with the help of published literature and an analysis of the experience of Concern.

A Development Organization: “Concern

Started by Irish priests after the Biafra famine of 1968, Concern is a “non-governmental, international, humanitarian organization dedicated to the reduction of suffering“, with as goal the “elimination of extreme poverty in the world’s poorest countries” [8]. Its Beneficiaries are typically living in extreme poverty in States in the bottom forty of the UN Human Development Index; often in a rural setting, dependent on agriculture, lacking essential services in health and education and denied fundamental rights [1]. Emphasis is on lifestyle improvements sustainable without “ongoing support from Concern” [6], and on the promotion of gender equality [8].

Projects (covering Health, Basic Education, Livelihoods, HIV/AIDS and Emergency Response) focus more on matters of necessity than efficient use of resources [1]. The work is organized “directly with beneficiary groups or “a wide range of intermediate organizations” [5] in alliances such as FairTrade and MakePovertyHistory. Usually, research is carried out by answering questions such as ‘Does this [proposal] fit our mandate?’, ‘Can we intervene?’ (security, skills, funds, relationship with host government), ‘How much should we spend?’ and ‘How should we intervene?’ [4].

Results: The Limits of FEBP

FEBP at Concern – For Concern, FEBP is fundamental, “not only important but imperative” [1]. As stated in the Project Cycle Management System and several policy papers [1], any analysis “should include the involvement of those living in poverty” [4]. The actual implementation depends on targeting –scale, level and mechanism of involvement [6] – and is usually achieved through the following tools [1]:· Participatory Rural Appraisal, with local knowledge, analysis and plans [17]· Participatory Learning and Action, with local people learning their “needs, opportunities, and […] the actions required to address them” [14]· Community-Based Participatory Development, i.e. engaging existing structures

· Gender and Development (GAD), seeking the “participation of women and women’s groups at every stage of the process” [1]

· Goal Oriented Project Planning (ZOPP), with the involvement of all stakeholders

· Rapid Rural Appraisal, interdisciplinary teams with local involvement [11]

· Other tools of best practice depending on appropriateness and skills

Methodological Limits Concern’s attention to GAD reveals how important issues of power are in the techniques of FEBP. In fact, Participation runs paradoxically the risk of disempowering people “already without a voice” [7], for example if the Development Organization approaches the Beneficiaries just as yet another “interest group” lobbying its way to being listened to and catered for [10]. Additional problems relate to on Development workers’ lack of awareness of participatory principles and methods [1], combined with a plethora of not-easy-to-select available tools. There are also the usual difficulties with “issue remoteness” (Beneficiaries don’t get involved unless policies/actions have an immediate impact in their lives) [9]; and “consultation fatigue” (projects ask too much and too often to and from their participants) [10]. Any implementation of FEBP is also bound to the particular Organization that is sponsoring it, to the Project that will be designed [9], to the Community whose participation is requested; and by the natural, human resistance to change of the Development workers, their cultural baggage and their linguistic abilities. FEBP may also suffer from uncertainties on “what is a group” and the “group’s” internal cohesion / homogeneity (the “myth of community”) [9].

Beneficiary-side LimitsThe outcomes of FEBP approaches are in fact greatly influenced by complex psychological group dynamics [9], such as exchanges (between the community, its members, the Development Organization and other “actors”) of their “relative power”, the capacity to control, influence, and decide. For example, as FEBP is done through groups, certain individuals may feel less prone to fully participate, if they don’t see that as part of their contribution to the society. The community itself could feel inclined to express its “needs” in terms of what the particular Development Organization is expected to deliver.

Poor, poorly educated, poorly skilled, subsistence-farming beneficiaries may also not have enough time or other resources, to become fully aware of participatory principles and methods, and to dedicate the appropriate amounts of time to FEBP. And on top of the usual cultural/linguistic barriers, Beneficiaries have to deal with the unfamiliar terminology of institutional language and the jargon of Development [9].

Mitigation The shortcomings of FEBP restrict its possibilities, leading at times to “formulaic”, “religious” [9] applications of “rigid” methodologies [1]. Participation could transmutate in political co-option: “talking” a previously-neglected community (often, its already overburdened female members), into providing cheap labor [9].Good Participation evidently depends on Good Governance of FEBP, starting from lessening the consequences of power dynamics: by giving due consideration to the “relative bargaining power” of the Participants, Beneficiaries included [9]; by delegating decision-making to a local level [1]; and by building close personal relationships with individuals, not only communities [9].

Knowledge, effectiveness and flexibility can be improved via a “Lessons Learned” process: with FEBP appraisals and improvements as ongoing tasks; with their results pushed out to the whole Organization; and with the replication of successful participatory programmes [1]. “Lessons Learned” must also include the spreading of the awareness of the limitations of FEBP itself, and lead to the exploration/investigation of alternatives [9].

Conclusions

In the face of its many advantages Front-End Beneficiary Participation has specific limits and is no panacea for the efficient and effective development of communities:

· Limits of FEBP come both from the approach taken by the Development Organization; and from the conditions of the Beneficiaries themselves

· Issues include Power, Awareness/Information, Flexibility, and Culture

· When limitations are native to FEBP, improvements or alternative approaches should be considered

· A continuous re-evaluation of methodologies an increased attention to individuals may help overcome some of those constraints

Bibliography

[1] Deering, K. (UK Head of Partnership Development at Concern Worldwide UK) (2006) Personal correspondence with the author.

[2] Arnstein, S. (1969) A ladder of citizen participation. Journal of the American Institute of Planners, 34: 216-225

[3] Chambers, R. (1984) Putting the last first. London: Longman

[4] Concern Worldwide (2000) How Concern Targets Countries for Poverty Elimination. Dublin

[5] Concern Worldwide (2001) Capacity Building Policy. Dublin

[6] Concern Worldwide (2002) Concern’s approach to emergencies. Dublin

[7] Concern Worldwide (2004) Programme Participant Protection Policy. Dublin

[8] Concern Worldwide (2005), Policy Statement. Dublin

[9] Cooke, B., Kothari, U. (2001) “Introduction”, in Cooke, B., Kothari, U. (Eds.) Participation: the New Tyranny. London: Zed Books Ltd.

[10] Croft, S. and Beresford, P. (1996) “The Politics Of Participation”, in Taylor, D. (Editor) Critical Social Policy: A reader, London: Sage, pp175-198 (cited in Cornwall, A., and Gaventa, J. (2000) From users and choosers to makers and shapers: Repositioning Participation in Social Policy. IDS Bulletin 31 (4): pp 50-62)

[11] Crawford, I.M. (1997) “Chapter 8: Rapid Rural Appraisal”, in Marketing Research and Information Systems. (Marketing and Agribusiness Texts – 4). Rome: Food and Agriculture Organization of the United Nations

[12] De Soto, H. (1989) The Other Path: The Economic Answer to Terrorism. New York: Basic Books

[13] Healey, P. (1997) Collaborative Planning: shaping places in fragments societies. Basingstoke: Macmillan

[14] International Institute for Environment and Development (2003) What is Participatory Learning and Action?. London: IIED

[15] Mbiba, B. (2006) Participation: The ladder of citizen participation and limits to participation. Lecture Notes

[16] Van Heck, B. (2003) “Why Participation and What are the Obstacles?”, in Participatory Development: Guidelines on Beneficiary Participation in Agricultural and Rural Development. Rome: Food and Agriculture Organization of the United Nations

[17] World Bank (1996) The World Bank Participation Sourcebook, Appendix I: Methods and Tools. Washington, D.C.

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Israele e Palestina – L’Ottusita’ di Fondo

Triste ascoltare il 28 Giugno scorso alcune parti di Viva Voce, programma condotto da Giancarlo Loquenzi su Radio 24 tutte le mattine feriali dalle 9h alle 10h (“Medio Oriente: una pace impossibile?”).

Se ne scaricate la registrazione, da 29m15sec in poi si puo’ ascoltare Fiamma Nirenstein, corrispondente da Israele per La Stampa, difendere appassionatamente…la sua assenza di passione.

La Nirenstein dice di essere Ebrea, ma cio’ non avrebbe “inficiato” i suoi giudizi. Anzi, prosegue “Ho insight senza pregiudizio

Meno male che ce lo dice in maniera cosi’ chiara…

Ma bando al sarcasmo: quello che dice la Nirenstein e’ l’ennesima manifestazione di un problema annoso quanto comune, e che non ha portato, non porta e non portera’ mai da nessuna parte.

Infatti la Nostra dedica ogni suo intervento in trasmissione a “dimostrare” che Israele fa bene, qualunque cosa faccia (anche nell’idiotica idea degli omicidi mirati, nonostante questa politica sia fra le cause della nascita del terrorismo palestinese di questo secolo). E naturalmente ogni crisi, ogni incidente e ogni dramma e’ sempre colpa dei Palestinesi.

Il punto non e’ negare l’innegabile: la Nirenstein fa un lungo e preciso elenco degli errori da parte palestinese. E’ un elenco da condividere in pieno (manca solo il lato strategico-militare: che senso ha per un topolino attaccare frontalmente un orso? Perche’ costringere Israele a reagire se non si hanno i mezzi per una pur minima difesa militare? argomento che avra’ il suo blog)

Il punto e’ che concentrarsi sugli “errori” di una sola delle due parti, nel conflitto mediorientale, significa cercare di mascherare una ottusita’ senza fine

Infatti, perche’ non dovrebbe un commentatore palestinese usare gli stessi metodi retorici? In cosa avrebbe torto, se si occupasse solo di ripetere la litania di tutto cio’ che c’e’ di sbagliato e innegabile nel modo in cui Israele gestisce i Territori Occupati?

(per un limitato elenco, si legga “What Does Olmert Want?”, dell’ebreo israeliano Amos Elon, sulla New York Review of Books, Volume 53, Number 11 · June 22, 2006)

E’ questa ottusita’, questo voler santificare un contendente e demonizzare e/o dipingere come stupido l’avversario, che appiattisce il dibattito. E non fa niente per risolvere il conflitto Israelo-Palestinese. Anzi!

Altrimenti, i due nemici avranno sempre ragione, e procederanno d’odio e d’accordo nel piu’ classico caso di Tirem innanz’ di due nazioni

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Etica e Carbone

Buona o cattiva notizia? Ho avuto appena la mia settima lettera pubblicata sulle pagine dell’International Herald Tribune (28 giugno 2006)

“La Falsa Promessa Del Carbone”

Jeff Goodell cade in un ragionamento circolare quando scrive che il problema piu’ grande legato all’uso del carbone e’ “che cosa fa alle nostre menti. Mantiene l’illusione che non dobbiamo cambiare le nostre vite”(“Coal’s false promise to America,” Views, June 24).

Se il carbone è abbondante e disponibile, come Goodell segnala, certamente ci sono pochi motivi per preoccuparsi per la fine dell’era del petrolio a basso costo? E se il carbone causa i problemi ambientali a causa dell’estrazione antiquata e del modo in cui viene bruciato, non è il problema uno di migliorare tecnologie e processi, piuttosto che abbandonare il carbone del tutto?

Uno è lasciato con l’impressione che la campagna contro il carbone è giusta un’altra impresa moralizzatrice, che approfitta delle pretese scarsita’ di risorse per costringerci a vivere una vita “più etica”.

Maurizio Morabito Orpington, Inghilterra

Scrivero’ altri blog riguardo le altre sei lettere pubblicate finora (e tutte quelle mai stampate), ma per ora una lista e’ disponibile cercando “maurizio morabito” a questo link

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Ethics and Coal

Is this sad or cool? I just had my seventh published letter on the pages of the International Herald Tribune (June 28, 2006)

“Coal’s False Promise”

Jeff Goodell indulges in circular reasoning when he writes that the biggest problem with coal is “what it does to our minds. It preserves the illusion that we don’t have to change our lives” (“Coal’s false promise to America,” Views, June 24).

If coal is abundant and available, as Goodell reports, surely there are fewer reasons to worry about the end of cheap oil? And if coal causes environmental problems because of antiquated extraction and burning practices, isn’t the problem one of improving those technologies and processes, rather than abandoning coal altogether? 

One is left with the impression that the campaign against coal is just another moralizing enterprise, taking advantage of purported shortages to corral us into living a “more ethical” life.

Maurizio Morabito Orpington, England

I will blog about the other six letters published so far (and all the ones never printed), but for now a list is available by searching for “maurizio morabito” at this link