Categories
Cultura Italiano Politica UK

Il Multiculturalismo, la Tolleranza e…il Test del Cricket

Il Regno Unito, e in particolare l’Inghilterra e la zona di Londra, sono il laboratorio dove il futuro multiculturale dell’Europa viene sperimentato e i suoi problemi risolti con discreto successo.

Definiamo multiculturale: una societa’ fatta di persone che convivono pacificamente anche se in forte, irreconciliabile disaccordo sui “valori”, gli ideali per i quali sono disposti a (metaforicamente) combattere. Non quindi solo l’idea che “se al mio vicino non piacciono le rose rosse, piantero’ le rose gialle”. “Multiculturalismo” significa risolvere il problema: “al mio vicino non piacciono le rose, ma io non posso neanche pensare di lasciare il giardino senza quei fiori”. Non bastano buona volonta’ e un romanesco “Volemose bbene!”: ci sono questioni fondamentali di tolleranza reciproca.

Come suggerito dal filosofo Kwame A. Appiah della prestigiosa Princeton, e’ quanto gia’ avviene anche in piccole comunita’: per esempio certuni sono favorevoli all’aborto libero, altri lo praticano addirittura invece dei metodi anticoncezionali, mentre altri ancora lo considerano un omicidio, anzi piu’ grave perche’ praticata su un esserino indifeso. C’e’ chi ritiene l’omosessualita’ un “atto contro natura”, nell’intimita’ dei suoi pensieri o nelle smorfie rivolte a uomini (o donne) che camminano mano nella mano: i quali vivono magari il loro rapporto come simbolo dell’Amore che fa girare il Mondo, altro che abominio. Valori irreconciliabili ed irreconciliati, ma la cui esistenza non causa violente sommosse o la rovina della societa’.

Nell’uso contemporaneo, la parola multiculturalismo si riferisce all’esistenza in uno Stato di usi e tradizioni che si ispirano a religioni diverse. Vista da alcuni come nuova, diversa e pericolosa, questa situazione e’ il pane quotidiano per il Regno Unito, dove la maggioranza, di tradizione Cristiana (senza molti praticanti) e’ differenziata in Cattolici (Riformati/Anglicani, e Romani/Papisti) e Protestanti (Luterani, Metodisti, e altri), con solide comunita’ Ebraiche, Musulmane e Induiste: il risultato di un espansionismo commerciale globale e continuato, dalla pirateria autorizzata da Elisabetta I alla crisi di Suez del 1956. Quando un secolo fa le terre emerse appartenevano in gran parte all’Impero britannico, merci, ricchezza e sudditi gravitarono verso il centro. Dopo la fine del colonialismo, l’immigrazione e’ continuata, grazie all’Unione Europea e soprattutto alla uso dell’Inglese come lingua franca di quasi tutte le attivita’ umane.

Alcune questioni riguardo i “nuovi arrivi” vengono poste spesso: sono ospiti, o lavoratori, o cittadini? Risiedono per concessione, o acquisiscono diritti grazie al sudore della fronte? Quali diritti: liberta’ personale, o anche la possibilita’ di eleggere il Governo locale o della nazione? E poi, questi “estranei” cosa cambieranno, magari contro le aspirazioni degli indigeni? Problemi discussi per secoli da fior di intellettuali, filosofi e scienziati, senza una risposta teorica soddisfacente: pero’, l’esperimento chiamato United Kingdom sta gia’ dando risultati interessanti. Guardiamo infatti alla attuale “seconda generazione”, per lo piu’ figli di coloro che immigrarono negli anni ’50 e ’60.

Come testimoniato dai vari conduttori radiotelevisivi, gli accenti originari sono quasi scomparsi. Fra i giovani, le mode non sembrano avere confini cultural-religiosi, ne’ nel vestirsi, ne’ nel gergo, ne’ infine nella musica: al fallimento dei canali specializzati di musica “asiatica” e “afro-caraibica” della BBC, si contrappone il contributo culturale dato da artisti di ogni tradizione al panorama musicale britannico. Anche a livello politico sembrano esistere poche barriere, fino ai livelli ministeriali.

C’e’ pero’ un aumento della separazione sociale a seconda delle origini, con interi quartieri monoculturali. Un fenomeno sostanzialmente naturale (pensiamo a Little Italy, la piccola Italia di New York) che potrebbe preludere alla ghettizzazione. Pensiamo allo sport professionistico, con calciatori di origine afro-caraibica, e giocatori di cricket di famiglia indo-pakistana, comunita’ sottorappresentate nel nuoto o nell’hockey su ghiaccio. Al bando assurdi discorsi basati su presunte incapacita’ razziali: quanti ragazzini (e ragazzine!) indo-britannici potrebbero eccellere, per esempio, nel tennis, e non lo fanno perche’ tale attivita’ non e’ considerata “indiana” dalla comunita’ in cui vivono? Passando a livelli ben piu’ seri, quanti potenziali scrittori, educatori, giornalisti non diventano tali a causa di pressioni sociali su giovani e giovanissimi?

Un triste esempio e’ la tragedia delle case popolari: nei pressi di Londra una settantina di anni fa e’ sorto il complesso residenziale pubblico di Becontree, il piu’ grande del mondo con 27mila appartamenti ospitanti 100mila persone: ma nella maggior parte delle innumerevoli iniziative governative per dare una casa a tutti, si e’ creato un ambiente poverissimo sia socialmente che igienicamente, dove, diabolici idoli per le nuove generazioni, pochi ma violenti criminali e drogati in cerca di soldi facili terrorizzano il quartiere.

L ‘emarginazione economica nutre quella sociale, e viceversa, e a cio’ si aggiunge l’emarginazione culturale degli immigrati. Ma non e’ corretto mischiare culture e poverta’ britanniche: alcuni discendenti di famiglie islamiche o di colore sono perfettamente integrati, anglo-musulmani, o anglo-africani, mentre coetanei con radici simili sono ai margini della societa’. Un recente studio mostra che le famiglie afro-caraibiche “fortunate” che ottennero una casa popolare sono piu’ povere di quelle che ebbero la “sventura” di dover sistemarsi per conto loro. Come dire che la cattiva sorte di oggi e’ figlia della buona sorte di ieri.

Forse anche per questo la societa’ inglese e’ restia all’ ingegneria sociale, una “difesa” dei poveri che si trasforma spesso nella loro rovina. Tutti i giornali protestano contro pur timidi interventi governativi nella vita privata dei sudditi, accusando il Primo Ministro di voler creare il Nanny State, lo Stato-Tata che controlla, guida, rimprovera e castiga i Sudditi-Bambini. Un rimarchevole risultato di questo modo di pensare e’ l’assenza di polemiche per la recente istituzione dei matrimoni omosessuali, un concetto che continua ad ispirare battaglie feroci: in America, Bush si oppone al punto da voler cambiare la Costituzione; in Spagna, Zapatero ha dovuto far fronte a migliaia di dimostranti; e in Italia, certi partiti offrono un incerto appoggio ai minimalisti PACS pur di non spaventare gli elettori.

In Inghilterra nessuna dimostrazione contro, ne’ a favore: come se il matrimonio gay (Civil Partnership, la Coppia Civile senza differenza pratica con il matrimonio) fosse la cosa piu’ normale del mondo, invece che alternativamente una conquista sociale o la picconata finale contro la societa’. Chiediamoci perche’ nessuno dei tanti contrari a una novita’ del genere si sia sentito minacciato al punto da scendere in piazza. E se fosse questa capacita’ di tollerare e disapprovare, la risposta che ci puo’ dare l’Esperimento Gran Bretagna? E’ quella, la via al multiculturalismo? Parafrasando quanto scritto da Remo Bodei poche settimane fa sul Domenicale del Sole 24Ore,  ha una societa’ finalmente preso coscienza del suggerimento semplice e profondo di Michel de L’Hopital “Non importa quale sia la vera religione, ma come si possa vivere insieme”?

E se fosse ipocrisia? La polizia inglese ha radiato delle reclute che rivelarono in un documentario televisivo un razzismo spregevole ed indegno, tenuto consciamente nascosto in pubblico. Tempo fa certi preconcetti erano certo piu’ diffusi: lo stesso Primo Ministro Chamberlain negli anni ’30 non faceva remore di esser membro di un Gentlemen’s Club ufficialmente chiuso agli Ebrei (per non parlare, naturalmente, dei doppiamente alieni, i Cattolici Irlandesi). Al giorno d’oggi, certi pregiudizi prendono aria “legalmente” in due partiti: l’UKIP, il Partito per l’Indipendenza del Regno Unito (che vorrebbe espellere tutti gli immigrati; che dite, mi restituiranno nove anni di tasse?); e il BNP, Partito Nazionale Britannico, (loschi, a volte incravattati figuri cosi’ xenofobi da far sembrare progressista il Le Pen del Fronte Nazionale francese).

Si tratta anche ma non solo dei “prodotti” di una certa sottocultura purtroppo in auge di qua’ della Manica, il cosiddetto movimento degli Yobs, che potremmo vagamente tradurre con il dialettale Trucidi: bianchi, rasati, pronti a ridursi ad ogni bassezza per sfogare una luciferina, presunta mascolinita’, la cui dimostrazione per qualche motivo include picchiare/accoltellare anche bambini dalla pelle o atteggiamento “sbagliati”. Un’emarginazione fra coloro che in teoria fanno parte della cultura “indigena”, e che nella sua violenza inutile e disutile fa il paio con l’al-Qaeda casareccia responsabile delle bombe del 7 Luglio 2005, e formata da cittadini inglesi di discendenza pachistana e afro-caraibica, apparentemente piu’ pronti a un suicidio stupido che all’integrarsi nelle loro stesse comunita’, figuriamoci nella societa’ inglese tutta.

Questi “rifiuti del multiculturalismo” sono fenomeni pericolosi da analizzare, prevedere e contenere: ma se difficili da evitare, non vanno certo ingigantiti oltre il dovuto, dando una mano agli estremisti. Perche’ la speranza di una sana societa’ multiculturale del XXI secolo e’ gia’ nella reazione di Londra, degna del Nobel per la Pace, dove in risposta agli attentati di Luglio tutti si sono uniti, quale che fosse la loro origine e la loro cultura, per continuare la loro vita e dimostrare che la migliore arma contro il terrore e’ la normalita’ della consapevolezza, che non si fa vincere dalla paura che il suicida/omicida di turno abbia deciso che e’ il tuo momento.

Londra: da piu’ di mezzo millennio la Citta’ Multiculturale grande argomento contro i profeti di sventura odierni: prima i sassoni, i danesi, poi i banchieri lombardi, gli ebrei, gli ugonotti, i giacobini, poi ancora gli irlandesi e tanti italiani, e infine gli indiani, i pakistani, gli egiziani e gli ugandesi: oggi i “volti nuovi” sono Lituani e Polacchi, in lavori adesso umili ma gia’ portatori di ricchezza per il Regno per il semplice fatto che devono mangiare, vestirsi…e divertirsi anche loro.

Una citta’ “meticcia”: termine che e’ un insulto solo per chi culla un irresponsabile ed anacronista culto della razza. Un luogo dove prendono corpo i principi del Cosmopolitanismo recentemente auspicati in un libro di Appiah. D’altronde quale sarebbe l’alternativa? Quale “monocultura a base religiosa” potrebbe mai imporsi su Londra, sull’Inghilterra, sull’Europa, quando le stesse tradizioni Cristiane sono cosi’ variegate, e hanno imparato a suon di cannonate e stragi il valore della tolleranza? L’uniculturalismo suona piu’ come l’imposizione esterna di un conformismo stantio, invece che un progetto per il futuro.

Il proverbio dice, “Chi e’ stanco di Londra e’ stanco della vita”…la coesistenza pacifica nella tolleranza quasi totale lungo il Tamigi, suggesisce che “chi e’ stanco del multiculturalismo” e’ stanco in primis della propria cultura. Ma se il Londinese e’ un individuo costretto a, e capace di riconciliare il proprio stile di vita con le centinaia di stili di vita che lo circondano, chi e’, allora, l’Inglese?

In un tacito e incontrovertibile abbraccio per il multiculturalismo, Tony Blair ha risposto con una scelta all’americana,. Chi volesse prendere la cittadinanza ha bisogno di dimostrare una certa conoscenza dei moderni usi e costumi della non piu’ perfida Albione. Niente di trascendentalmente difficile e oscuro, per coloro che perfettamente integrati non solo imparano e si adattano a tali tradizioni, ma contibuiscono alla loro evoluzione.

Tempo fa un potente politico conservatore propose in maniera semiseria di usare il cosiddetto Test del Cricket: la dimostrazione del proprio essere cittadini sarebbe, per esempio durante un match fra Pakistan e Inghilterra, tifare anima e corpo per i rappresentanti isolani. La risposta sembra invece essere che un Inglese puo’ tifare Pakistan, e rimanere 100% inglese. Asiatico, ed inglese.

Categories
Italia Italiano Parallelo38 Politica UE UK

Buonaparte non e’ venuto qui

E se il nostro rapporto con la Unione Europea dipendesse dalle azioni del piu' famoso Corso della Storia?

Prendiamo ad esempio…il Regno Unito! Ma come, diranno i miei due lettori, lo sanno tutti che l’Imperatore di Francia non riusci’ mai a traversare la Manica, quei 40 chilometri di mare avevano visto trionfare Giulio Cesare, Claudio Augusto e Guglielmo il Conquistatore, ma sui quali il Vincitore di Austerlitz non ebbe fortuna, ne’ con la flotta (sbaragliata a Trafalgar dall'Ammiraglio Nelson poco piu’ di 200 anni fa), e neanche con un azzardato tunnel dalla zona di Calais.

Ma e’ proprio questo il punto: Inglesi (e Gallesi, e Scozzesi) non hanno subito l’invasione del Tricolore francese, e quindi non hanno fatto esperienza di alcuni cambiamenti importantissimi, “dettagli” ormai insiti nella cultura e nella societa’ degli altri Paesi dell’Unione Europea, intorno all’anno 1800 erano quasi tutti vassalli o sudditi di Parigi al contrario della Gran Bretagna,.

Tanti degli scontri e delle incomprensioni fra le nazioni britanniche e il resto dell’Europa possono quindi essere considerati conseguenze…della Presa della Bastiglia (dando fra l’altro ragione al Presidente Cinese Mao, che alla domanda “Qual’e’ stato l’impatto della Rivoluzione Francese del 1789?” rispose nel 1950 con una battuta “E’ passato ancora troppo poco tempo per saperlo”)

Alcune differenze fra la Gran Bretagna e il Continente sono ben note e palesi: per esempio, Napoleone impose che i cimiteri venissero trasferiti fuori citta’, mentre non e’ raro vedere a Londra dei camposanti annessi alle Chiese, usati fino a pochi decenni fa. Ma cio’ che aveva dato impeto alle grandi battaglie dopo la fine violenta del Regno di Luigi XVI, era qualcosa di piu’ significativo che semplici decisioni amministrative di igiene pubblica.

Il popolo e le elite francesi volevano esportare i principi della Rivoluzione: Liberta’, Uguaglianza e Fraternita’. Si tratta di tre concetti straordinariamente nuovi e davvero…rivoluzionari per un’Europa allora (e forse anche tuttora) rigidamente suddivisa in Stati sovrani dediti principalmente a fare i propri interessi, o meglio quelli delle rispettive classi dirigenti . L’avanzata delle armate francesi in Germania, Spagna, Italia e oltre semino’ i tre principi rivoluzionari nelle coscienze popolari di tutti i territori coinvolti. Gli eserciti transalpini e le amministrazioni che li seguivano avevano come scopo dichiarato il liberare i “fratelli”, vale a dire le nazioni vicine, e per riorganizzarle intorno all’idea che tutti i Cittadini hanno gli stessi diritti, e sono uguali di fronte alla Legge.

L’idea stessa di un’Unione Europea deve molto a questo concetto di Fraternita’ Militante fra i popoli (un atteggiamento curiosamente detestato, al giorno d’oggi, quando e’ rimasto un ideale principalmente americano). Di piu’: nel suo impeto di distruzione dell’Ancien Regime la Francia permise all’epoca l’ascesa al comando generale delle truppe, poi a quello della nazione e infine addirittura al Trono Imperiale, di una persona quasi rappresentante di quanto di piu’ lontano si potesse immaginare dalle vecchie elite borboniche. Di origine italiana, privo di parentele con l’alta nobilta’, e senza una robusta eredita’ e/o potenti interessi commerciali, Napoleone proveniva da un territorio come la Corsica, acquisito da poco, lontano dal centro e per questo a dir poco riottoso.

Insomma i vincitori Francesi, ad un certo padroni d’Europa, liberatori potentissimi ed invincibili (a parte le isole britanniche e poco piu’), mostrarono a tutti i popoli del continente che ne’ la casata, ne’ il commercio, ne’ il denaro, ne’ le origini e neanche l’accento erano necessari per poter entrare nelle “stanze dei bottoni”. Invece non c’e’ traccia nella storia (e quindi nella societa’ del Regno Unito) della possibilita’ che una rivoluzione popolare possa cambiare una nazione e sovvertire gli strati sociali prestabiliti, e che una persona “qualunque” per quanto eccezionale come il Bonaparte, possa prendere il controllo dell’autorita’. E qualunque Primo Ministro deve far bene attenzione a non parlare se non con un accento pulito (ed elitario).

Sommosse popolari, naturalmente, sono accadute anche a Londra e dintorni, e sono tutte fallite. La piu’ seria, nel 1381, quando migliaia di contadini marciarono sulla Capitale, solo per vedere le promesse del giovane re rinnegate dopo pochi istanti (e i loro capipopolo, giustiziati). L’unica Rivoluzione di successo e’ stata quella che porto’ nel 1646 al potere il nobiluomo Oliver Cromwell, che governo’ rifutando di farsi proclamare sovrano (altro che Napoleone, il quale invito’ il Papa volente o nolente a Parigi, e poi si incorono’ da solo).

Pensiamo invece alla filoeuropeista Irlanda, dove Bonaparte non arrivo’ ma che si rese indipendente dal Regno Unito all’inizio del XX secolo proprio con una insurrezione. Non e’ impossibile quindi stabilire un trait-d’union fra l’assenza di rivoluzioni popolari di successo, e l’apparente riluttanza, particolarita’, finanche ambivalenza britannica verso l’Unione Europea. Ricordiamo la borsetta agitata dalla ferrea Thatcher, e l’impopolarita’ dell’Euro nello stesso Governo Blair.

Le conseguenze non sono difficili da immaginare. Priva anche dell’esempio franco-napoleonico, la popolazione britannica e’ divenuta refrattaria a qualunque accenno di possibile rivoluzione, e ha conservato un fortissimo senso dell’Autorita’. In quale altro stato moderno potremmo trovare i cittadini definiti ufficialmente “sudditi” della Regina? E con tutte le guerre e i rivolgimenti del XIX e XX secolo, dove altro e’ il “comando” saldamente in mano dell’Establishment, l’Autorita’ Costituita, classi dirigenti, i cosiddetti “The Great and the Good” (Grandi e Bravi), un misto di nobilta’ ereditaria e mercantile ininterrottamente al potere almeno dall’epoca di Guglielmo d’Orange (a capo della “Rivoluzione” del 1688, dietro invito un gruppo di nobili inglesi)?

Come prova, guardiamo ai leader dei maggiori partiti politici degli ultimi tre secoli. Non tutti, ovviamente, di alto lignaggio o di famiglia ricca e potente, ma ognuno di essi saldamente parte dell’Establishment, anche coloro apparentemente ai margini, come quella Thatcher, in teoria un’outsider donna fra tantissimi uomini, e che invece dedico’ i suoi Governi a ristabilire una certa idea di societa’ britannica (centrata non per caso sulla sua persona), e non per fondare un “ordine nuovo”.

La tradizione dell’Autorita’ si rinnova continuamente, e non solo con il cambiare di Sovrani e Primi Ministri, anche negli aspetti apparentemente piu’ democratici. Per esempio, la definizione dei piani di implementazione delle politiche governative, processo teoricamente aperto alle opinioni di tutti i sudditi, e’ cosi’ misteriosa ed improntata al consenso da non poter risultare che in annacquati progetti difficilmente volti a stravolgere lo status quo.

Inoltre, e’ tuttora comune che venga favorito un approccio alla vita caratterizzato dallo stiff upper lip. Si tratta di un’espressione difficilmente traducibile: pensiamo a una persona che non riveli sentimenti ed emozioni, e la cui bocca non tradisca quindi mai ne’ gioia ne’ nervosismo: le cui passioni, e le cui rabbie quindi, rimangano nascoste, affinche’ il quieto vivere domandato dalla Societa’ non venga disturbato. Di conseguenza, il cittadino medio britannico e’ educato a non lamentarsi mai in maniera efficace. Magari parlera’ male della qualita’ dei treni, pero’ niente piu’, stoicamente deciso a sopportare antiquati treni da Far West o carrozze finto-moderne che altrove in Europa sarebbero gia’ vecchie di venti anni.

Una situazione simile e opposta a quanto succede nel Sistema Sanitario Nazionale, dove si sperimenta quello che probabilmente si cerchera’ ahime’ di esportare un po’ ovunque entro il decennio. Al posto dei medici, in fase diagnostica vengono infatti utilizzati infermieri specializzati istruiti a seguire rigidi criteri basati sui sintomi riportati, invece che ad analizzare il paziente in modo attento e completo. Gli “utenti”, ligi al dovere, accettano la situazione come una necessita’, come ignari del fatto che le vessazioni di oggi diventeranno la routine di domani. Dal loro canto, gli amministratori delle strutture di medicina di base, possono escogitare nuovi sistemi per risparmiare sulle spese, senza preoccuparsi troppo della sempre peggiore qualita’ del servizio.

La burocrazia britannica e’ infatti particolarmente rigida e inamovibile, fredda e impersonale, come si addice appunto a una nazione comandata dall’alto. Il 2006 si e’ aperto con il caso di una coppia di anziani separati loro malgrado dagli assistenti sociali, lui veterano della Seconda Guerra Mondiale, lei cieca. Al marito e’ stato ordinato dal medico curante di andare in una casa di riposo, alla moglie e’ stato proibito, perche’ certi oscuri criteri stabiliti dalle amministrazioni locali sono soddisfatti dalla situazione dell’uno, ma non dell’altra. Tutte le persone coinvolte si trovano quindi in una situazione che potrebbe sembrarci paradossale, e che purtroppo ha una sua logica riconducibile ancora al “Senso dell’Autorita’”.

Il marito e’ in un ospizio suo malgrado, ma non pensa di tornare a casa perche’ gli e’ stato proibito dal medico. La moglie e’ accudita dalla sua famiglia ma si sente ovviamente molto sola. Fosse stato per lei, pero’, la storia sarebbe potuta finire li’, visto che a ribellarsi a certe decisioni sono stati i figli, che pero’ lasciano il padre dov’e’ e non ci pensano neanche a riunire i genitori in una casa di riposo privata, o a prendere una badante, “proteste” molto piu’ efficaci di una lettera o visita all’autorita’ costituita. Gli assistenti sociali, invece di far vivere meglio i cittadini, si sono resi responsabili di una grave e palese ingiustizia che ha rovinato la vita di due anziani innocenti, una dei quali non vedente. Ma neanche loro possono farci niente: per chi le deve applicare, alle regole non c’e’ alternativa. Qualunque interpretazione personale sarebbe interpretata come insubordinazione e la carriera del “colpevole” terminata all’istante. Dulcis in fundo, non esiste nessun canale ufficiale per chiedere deroghe ai regolamenti in casi eccezionali.

Insomma, in una struttura dirigista, ferrea, piramidale e congelata, l’assistente sociale, come qualunque altro rappresentate dello Stato o di una organizzazione, e’ solamente un messaggero, un tramite fra le regole da servire e riverire e il suddito che ci si deve abituare. Il cittadino che non lo volesse fare, o l’assistente sociale che volesse aiutare i suoi utenti, rischiano il loro benessere e la pace loro e quella delle loro famiglie.

Anche grazie al disastro di Trafalgar, e alla disfatta di Waterloo, il pensare altrimenti e’ imprescindibilmente legato in Gran Bretagna all’idea dell’Europa, e quindi del caos, delle guerre, dei potenziali invasori, dei Nemici. Al singolo, senza appoggi fra le alte sfere, rimane solo uno sterile ribellarsi, curiosamente concentrato nella sfera privata. E infatti ai rivoltosi del 1968 in Francia, Italia e Germania corrisposero i ribelli degli anni ’60 inglesi: le bande di ragazzi descritte nel famoso film Quadrophenia, pronti a picchiarsi con la Polizia, ma assolutamente privi di qualunque connotato politico e senza alcuna intenzione di cambiare la societa’.

Al giorno d’oggi, ai pendolari che si siedono di fronte agli affollatissimi treni di Torino o Milano corrispondono le battute di spirito inglesi sullo stato delle loro ferrovie. Non e’ certo un caso che l’umorismo britannico sia cosi’ famoso e sviluppato (e tollerato), quasi una delle tre principali valvole di sfogo per rendere piu’ sopportabile la vita del cittadino vaso-di-coccio. Una seconda “valvola di sfogo” e’ la fissazione con il creare e distruggere miti (come descritto poco tempo fa riguardo Tony Blair). La terza e’ l’ambigua celebrazione dell’alcol, e  dell’alcolismo, ma questo argomento merita un articolo a parte.

Per ora ci rimane solo sospirare alla domanda: Napoleone perche’ non sei venuto qui?

Categories
Economia Italia Italiano Medio Oriente Politica Religione Sviluppo UE UK USA

Le Piu’ Grandi Ipocrisie

Con quante palesi falsita' dobbiamo convivere?

1. "Sviluppo Del Terzo mondo"? E' solo colonialismo vecchio-stile sotto una nuova apparenza. La prova è il fatto che così poche "pæsi in via di sviluppo" hanno potuto "emergere": e non c'e' stato nessun paese "emergente" capace di sedersi con le "Grandi Potenze" (la Cina è un caso speciale semplicemente per le dimensioni). Così il risultato di decenni di "sviluppo" e' che le cose sono più o meno esattamente com'erano

2. "Democrazia Liberale"? E invece, continua a evolversi in oligarchie auto-perpetuantisi. Si veda la creazione dei partiti-personalità in Francia ed in Italia; ed il numero osceno di figli e figlie di ex presidenti e di altri politici, che ereditano dai genitori dei posti di potere all'apparenza elettivi

3. "Guerra alle Droghe"? Soltanto un idiota non capisce che una tal "guerra" è stata vinta, ma dai cartelli e dalle mafie della droga in tutto il mondo. Completamente ma speriamo involontariamente immemori del disastro proibizionista americano negli anni 20, spendiamo e spandiamo soldi e risorse, in qualcosa che può essere solo descritto come un elaborato schema per finanziare i trafficanti

4. "Servizio Pubblico"? In realtà, meglio descritto come un "contentino a minimo costo" visto che la maggior parte del tempo, non si fornisce alcun servizio, anzi l'efficacia è misurata dai soldi risparmiati, piuttosto che dalla qualità dell'assistenza fornita alla gente nel bisogno

5. "Reality TV"? Manco per niente. La televisione può ritrarre la "realta'" usando le tecniche di candid camera, forse, ma definitivamente nessuna persona sensata al mondo si comporterebbe "naturalmente" e "realisticamente" con al seguito una squadra di tecnici della luce, della fotografia e del suono. L'unica speranza di vedere "la realtà" è se i personaggi dimenticano l'esistenza di tutta quella gente intorno. Ma allora, è solo Televisione, una specie di teatro aumentato in cui le cose accadono a causa del loro valore intrattenitivo

6. "Stato Etico"? L'Inferno sulla Terra. Quante volte abbiamo bisogno di ripetere gli errori orrendi dell'inizio del XX secolo, dove gente altrimenti buona e intelligente ha inventato, approvato, incoraggiato e promulgato crimini in nome dell'Eugenica, nella speranza di rendere il mondo e l'umanita' migliori? E così dovremmo stare lontani da soluzioni semplicistiche su come abbellire noi e il pianeta, specialmente quando portate avanti indipendentemente dal resto: cosi' come, contrariamente a quanto suggerito da D.H. Lawrence, la povertà urbana non può essere risolta seriamente intossicando tutti i poveri in una costruzione grande quanto il vecchio Crystal Palace

7. "Amore Cristiano"? E perchè allora si trasforma così facilmente in crudeltà illimitata, come quando prova ad ostacolare l'amore tra omosessuali? Crudelta' durissima, per esempio in Italia, pronta a rendere l'inseminazione artificiale quasi impossible, in nome della protezione delle vite di feti che ora non saranno mai impiantati? E che finge di risolvere il problema dell'aborto rendendolo illegale? Ed che infine lascia tranqullamente a soffrire malati terminali in un'agonia indescrivibile, solo per difendere un diritto alla vita che diventa un obbligo di essere torturato dal proprio stesso corpo?

8. "Fondamentalismo Islamico"? Magari! Nelle ultime due decadi, ogni sforzo armato per "proteggere l'Islam" e' riuscito in primis ad eliminare…altri musulmani. Si pensi a tutti i morti dopo la bomba all'ambasciata degli Stati Uniti in Tanzania. Si pensi agli algerini uccisi durante la guerra civile negli anni 90. Si pensi alla vasta maggioranza delle vittime in quasi tutti gli attentati in Egitto. Si pensi alle nozze palestinesi misteriosamente designate come obiettivo per le bombe ad Amman nel 2005. E si pensi ai bambini musulmani uccisi durante l'attacco contro il quartierino per stranieri nella capitale saudita

9. "Guerra al Terrorismo"? Che cosa sta venendo fuori è invece un riposizionamento forte dei Governi, negli USA, in Gran Bretagna, in Europa ed altrove. I governi di tutti i colori e gusti sembrano provare a infiltrarsi sempre più nelle vite private dei loro cittadini. L'unica cosa che non hanno ancora giustificato con "la guerra al terrorismo" sembra essere la visita proctologica. Per il resto, cimici, macchine fotografiche nascoste, burocrazia supplementare, passaporti complicati, per non parlare della museruola del dissenso anche vicino al Parlamento di Londra. E chi osare fermarli, senza timore di essere identificato come un terrorista, o peggio, un debole nei confronti dei terroristi

10. "Valutazione Logica"? Sarebbe ridicola se non fosse così perniciosa. In tutti i generi di aziende e agenzie governative, le decisioni sembrano su carta essere il risultato di una larga consultazione con tutti gli interessati: perche' allora sono solitamente così vicine ai pregiudizi di chiunque sia in carica?Semplicemente troppo di quanto facciamo finisce nelle mani di chi ha l'oratoria piu' fine, invece che in quelle di chi ne avrebbe davvero bisogno

Ed ancora ipocrisie:

a. Chiamano "esportazione della democrazia" un modo di ottenere il controllo di una zona bombardando i potenziali "elettori"

b. Chiamano "protezione dell'ambiente" la fissazione di considerare ogni cosa fatta dagli esseri umani come "tossica". Nel frattempo, gli schemi di riduzione delle emissioni di CO2 forniscono finanziamento supplementare…alle grandi compagnie petrolifere

c. Dicono che "sport" è una competizione fisica in cui un'etica specifica permette divertimento in un ambiente giusto. Peccato sia solo un altro gigantesco business dell'intrattenimento, oppio delle grandi masse che si sottometto, scaricando la violenza intorno ad un campo verde piuttosto che sul tarmac grigio di una città

d. Denominano "processo di pace Israelo-Palestinese" cio' che ovviamente e' una serie di pazzi colpi di coda nell'affano che precede la stabilizzazione, un acchiappa-e-bombarda-mentre-puoi.

e. Dicono che stanno sviluppando "nuovi farmaci", mentre una grande parte di quelli e' solo una serie di sostituzioni superflue

Categories
Italia Italiano Politica

Perche’ ho votato NO al Referendum Costituzionale

Dopo la porcata delle elezioni, chi c'e' dietro questa modifica costituzionale? La Lega e Tremonti

A me basterebbe questo. Per chi una mezz'oretta libera, c'e' un programma radiofonico dove l'ex ministro del tesoro appare in gran spolvero (piu' o meno) per discutere del referendum

VivaVoce, Radio24, 6 Giugno 2006

Il file Real Audio e' all'URL http://tinyurl.com/qlol2

Interessante anche questo articolo:

La Costituzione del ’48 si tocca (insieme) di Antonio Polito, Il Riformista, 22 maggio 2006

[…] La riforma nata a Lorenzago è un pericoloso pasticcio e non poteva essere diversamente, visto che è stata fatta per tener buono un piccolo partito anti-sistema. Invece di liberare il governo dal doppio voto di due camere identiche, consegna un potere di veto paralizzante proprio a quella Camera che non avrà più il voto di fiducia. Finge un rafforzamento delle autonomie rafforzandone solo l’anarchia. Consegna un potere di ricatto alle minoranze delle maggioranze, dando loro il potere di scioglimento

[…] No a questa riforma per farne una migliore, insieme con la minoranza, che in queste materie non va considerata minoranza