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Do services degenerate faster in an informal economy?

In conventional thinking, there are many advantages in living in a formal economy, where entrepreneurs and laborers work together according to established rules agreed by everybody through the involvement of the State.

This is supposed to guarantee fairness and more recently, a widespread care system centered around protecting the poorest, most vulnerable and the most elderly members of the society

On the other hand, a more or less completely informal economy is the day-to-day experience of hundreds of millions if not billions of fellow humans, especially (but by no means only) in so-called emerging and developing Countries.

In an informal economy, certain types of income and the means of their generation are “unregulated by the institutions of society, in a legal and social environment in which similar activities are regulated.”

It is usually a sign that the State is locally very weak. So income (including salaries) is received without paying taxes; work arrangements do or do not follow lawful standards, there is no apparent provision for old-age pension

And more often than not, one has to have cash at hand to guarantee speedy treatment of one’s issue for example in a state court: in what we call corruption

However scandalous to the average well-disposed thinker, this is a system that a) is very widespread and b) appears to be working more or less smoothly. In fact, there is an element of trust: however small or big the bribery, it would not get paid if the service would then not be provided

This obviously applies to specific cases. You can call it “salary informalisation”, where things get done quickly only when the “customer” pays directly into the pocket of the employee on the other side of the counter, rather than through the State for example via taxes.

Other circumstances are completely different: think of the police officer that threatens to impound the car unless offered money; the politician cutting 15% on a nation’s foreign contracts, “otherwise they won’t get signed”

These are two different kinds of corruption. The former is about asking additional money in order to provide a service. The latter is greedy intimidation into paying in order to avoid getting oneself into a dangerous position. This is far worse, as it sucks money away with very little to show in return

Corruption as parasitical intimidation is what stiff sentences and worldwide campaigns against corruption should concentrate on

What are the drawbacks then of the more benign kind of corruption, the “salary informalisation”? At first glance, it is quite tempting to accept it. If (and when) it works, it is much more efficient than having to deal with a far-away incorporeal entity called “the State”. Even fairness can be far superior than in the formal economy, as rules are ready to be renegotiated and can be bent to be just in every occasion, not only as described by the necessarily incomplete Law.

The problem is of course in those two words: IF and WHEN. An informal economy works well only as long as there is no excess of abuse on one side or the other: otherwise the requisite of fairness disappears, and we fall back in the “corruption as greed” trap.

And in fact, is not that what too easily happens when the Rules and the Laws are not enforced appropriately, exactly when the State is too weak to do so? Worse, the usual cures evolved the world over can be worse than the malady: as soon as “Groups of Mutual Help” arise to protect the members against unfair treatment, their intentions are hijacked turning them into Mafias, with further damage to the economy

This is not a necessity. But an informal economy is simply too fragile: its services may disappear at the whim of the providers, and organized crime can only thrive without a clear, enforced set of rules called the Law

An informal economy can never be considered a good, healthy economy

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Calcio Coppa del Mondo 2006 Italia Italiano

Tifare Italia proprio non si puo’ – riportateli a casa

Se un partner tradisse anche di poco la fiducia dell’altro, non sarebbe meglio che adottasse almeno per un po’ un basso profilo?

E anche se siamo sicuri che la meta’ tradita tornera’ sicuramente ad appassionarsi della meta’ traditrice: come pensare che cio’ sia possibile, a ferita fresca?

Il marito sgarbato a cena, puo’ pretendere le attenzioni coniugali pochi minuti dopo?

O la atleta che urlasse sguaiatamente al marito allo stadio di atletica, con che coraggio gli chiedera’ di non arrossire e di applaudirla dopo pochi istanti durante la sua corsa?

E’ cosi’ proprio non si puo’, tifare Italia quest’anno

Sarebbe meglio tornassero tutti a casa adesso, invece che dopo alcuni giorni di agonia in un torneo che d’altronde non possono e non debbono vincere (figuriamoci se la FIFA puo’ permettersi di premiare chi ha rotto cosi’ vistosamente il giocattolo)

Un po’ come avere un braccio contuso: se e’ vero che non verra’ tagliato, e’ anche vero che sara’ piu’ saggio metterlo a riposo per un po’, invece che sforzarlo subito come se nulla fosse mai successo

I discorsi sui panni sporchi altrui non c’entrano: dimostrano magari solo che il calcio italiano e’ troppo stupido per non farsi beccare. Ed e’ una faccenda di fiducia tradita: i risvolti penali sono ben altra cosa

Il Campionato del Mondo ritornera’, nel 2010. L’Italia avra’ altre occasioni

!Que viva Mexico!

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Italia Italiano Politica

Non e’ ancora finita

La Padania: "Il Referendum ci salvera'"

gianluigi paragone (21 maggio)

Il referendum del 25-26 giugno è anche l'occasione per una battaglia politica. Se vince il centrodestra, abbiamo la prova provata che nel paese c'era e c'è una maggioranza che il risultato ufficiale del voto ha cancellato con un'operazione alla Moggi. Ha in mano una cambiale in bianco che va onorata al più presto, soprattutto se Prodi non dovesse più avere la maggioranza. In quel caso, niente tentativi di inciuci o governi tecnici: elezioni subito.
Il voto delle amministrative di domenica prossima e quello referendario di fine giugno non sono due appuntamenti da sottovalutare. Sono l'ultima curva di un percorso che è stato faticoso, certo, ma che non possiamo concludere arrendevolmente solo perché la giornata è soleggiata e le tentazioni di una gita ci invitano a disertare le urne. No, no e ancora no.

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Calabria Italiano Politica Radio24 Stretto

Il Ponte su Radio24 (incluso un mio breve intervento)

Radio24 (Giuseppe Cruciani) ha dedicato un po' di tempo martedi' 22 maggio al Ponte sullo Stretto di Messina, e il sottoscritto ne ha approfittato per distribuire perle di saggezza via radio

La giornata e' cominciata alle 09:00 italiane con Viva Voce: Ponte sullo Stretto: e' giusto ripensarci?

Il file audio di VivaVoce e' disponibile all'URL http://www.radio24.ilsole24ore.com/radio24_audio/vivavoce220506.rm

Il dibattito in breve e' riportato in calce a questo blog

Grazie al sottoscritto ed altri, una "coda" di discussione e' apparsa anche ne La Zanzara sempre il 22 maggio, alle 19:15 sempre su Radio24,

Il file audio de La Zanzara e' disponibile all'URL http://www.radio24.ilsole24ore.com/radio24_audio/zanzara220506.rm

Il mio intervento, dove descrivo la mia preoccupazione per un Ponte che simboleggerebbe solo stupidita' se poi un terremoto a Reggio e Messina uccidesse decine di migliaia di persone, e' nel file audio fra 25m13s e 25m43s (prima parte) e poi fra 28m31s e 31m07s (seconda parte)

Altri due interventi coprono il periodo fra 57m56s e 1h03m10s

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Il dibattito sul Ponte sullo Stretto di Messina, a Viva Voce il 22 Maggio 2006

(in breve)

Maurizio Lupi (Responsabile infrastrutture per Forza Italia): Se il progetto si ferma l'Italia paghera' uno scotto

Sen Anna Donati (Verdi): Il rimborso sara' meno di 60M€. Ci sono alltre priorita’: autostrade, i treni a binario unico

Guido Gentili (Giornalista Sole24ore, autore de “Le incompiute”): Qui si rischia di bloccare tutte le grandi opere. Ci sara' battaglia fra gli avvocati se ci ritiriamo

Guido Signorino (Economista, messinese): Le imprese saranno 100% a partecipazione statale. Non c'e' capitale rischio da privato, mentre il rischio per lo Stato e’ altissimo. Il piano finanziario e' stato sottostimato. Lo Stato garantisce la restituzione dell'equivalente capitale privato. I costi sono sottostimati di molto. Il modo piu’ economico e’ via mare: 3 volte meno sono i costi rispetto alle strade sopra i 500km di lunghezza. Sono tante anche le obiezioni fatte nel mondo scientifico. Il progetto ipotizza che la maggior parte del movimento sara’ sul ponte: sbagliata perche’ la maggior parte movimento e’ adesso locale e verrebbe penalizzato

Lupi: Signorino sbaglia. E' opera strategica per l’UE, parte dei corridoi europei, e ricevera' finanziamento europeo. L'Italia e' ancora vista come pezzi staccati, mentre una grande opera puo' dare respiro diverso. La Sicilia e' senza treni veloci. La decisione e' gia’ stata presa, il Paese sara' danneggiato dal ritorno sulle decisioni 

Ascoltatore: Condivido il commento di Signorino. C'e' pochissima informazione. I calcoli della societa’ sono fermi al 1999. L'acciaio costa ora di piu’. Il Ponte va valutato non come simbolo, non e' una Piramide: e' un vantaggio per tutti? Lo sviluppo andrebbe inteso in senso diverso

Gentili: Discorsi fra Svedesi e Danesi prima del nuovo ponte. Poi invece buoni risultati e traffico aumentato. Problemi tecnologici superati, opera finita in 5 anni. Flussi di traffico mancano di discorsi sull’ambizione di un Paese e sulla soddisfazione collettiva. C'e' anche un discorso legato alla questione del Mezzogiorno. Il Ponte lo avvicinerebbe

Donati: Non sono convinta. Ponte servirebbe solo se freniamo il traffico aereo e marino. Su questo sono basati i numeri della societa’. A livello UE il Parlamento ha votato inutile il Ponte due anni fa. Poi pero’ costretto a firmare tutte le opere o nessuna, ha acconsentito. Sono in corso procedure infrazione sulla qualita’ dei progetti. Il contributo europeo max sara' il 10% ma solo se tutti i problemi risolti. Comprendo il Ponte come simbolo. Ma il contesto territoriale e' diverso dalla Svezia-Danimarca. Li' e' stato l'ultimo atto dopo un piano urbanistico, metropolitane, aeroporti. Noi abbiamo tanti territori abusivi e disordinati e facciamo un ponte "scavalcando" i territori. Salta la logica di pianificazione territoriale. Rimaniamo con carenza di servizi e degrado. L'Italia non ha bisogno di ponti.Ha altre ricchezze – fa l’esempio di Antonello da Messina.

Ascoltatrice (messinese) Sono contro la discussione riguardo difesa ambiente. L'abusivismo c'e' gia’ adesso. Ponte non sara’ disastro ambientale. A Messina c'e' una lotta ideologica. La Sicilia e' molto isolata. Dobbiamo imparare dalla Spagna dove si fanno altre cose. Tutte cose grandi fanno paura all’Italia. Che c’entra con il bene culturale? Fate altre cose se non il ponte

Ascoltatore (napoletano): Il Debito e' enorme, l'opera costosissima – che senso ha? E poi la mafia gia’ infiltrata nei cantieri autostrade e quelli non terminano mai. Il Tunnel sotto manica e' in passivo. Pagheranno “i soliti fessi”

Signorino: Paragone con la Manica e' molto vicino, con Eurotunnel fallito, 90miliardi euro debito finisce nel 2007. C'e' una modalita’ alternativa nei voli low-cost. L'opera danese simile e’ il ponte verso arcipelago, completato in dieci anni ed e’ la meta’ in lunghezza del Ponte sullo Stretto. Le persone vanno in Sicilia da Napoli per fare prima? Discorso allora non e’ ponte ma autostrade. La casa non si costruisce dal tetto 

Lupi: C'e' un pregiudizio ideologico sulle infrastrutture. Non sono un costo ma un investimento. E' la sfida per paese competitivo. Dare atto al governo Berlusconi che ha deciso di cominciare 

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What’s wrong with Development Studies?

It is hard to think “Development Studies” (“DS”) as a proper “science” at the moment.

In fact, the one thing that comes out clearly of a rapid analysis of the evolution of DS thinking, is that most if not all “Development Breakthroughs” look much like a “flavour of the decade” list rather than solid processes valid most of the time

Here’s a quick review:

  • 1950s “Development” substituted colonialism as a way for Western countries to keep control and a presence, also against the Communist threat
  • 1960s “Rising income with own growth”. Huge investments in infrastructure. Large loans from private sources, but growth did not take into account distribution
  • 1970s Focus on poverty and “basic needs” with redistribution. Further borrowing
  • 1980s Switch to aid as poverty of people and States became entrenched. World Bank and IMF pushed for Structural Adjustment Programs. Start of NGOs
  • 1990s “Development” started to include non-financial indicators (Freedom, Democracy, Environment Damage). Focus on participatory programs.
  • 2000s Idea of the State back in focus. “Development” as power dynamics, considering also Women and Universities

What shall then we make of today’s mantras of DS such as Beneficiary Participation, Gender Issues, etc etc?

Obviously I am not suggesting they are not worthwhile and appropriate.

But what’s out there to indicate they will not simply be substituted by new fads, in a few years?

And of course the big counterpoint is that the one and only thing that has changed, ever, is the “Own Interest” of the most powerful countries, ready to defend it no matter what (and no matter what their stated intentions on getting people out of poverty)

This is doubly disturbing, if we consider that at the end of the day enormous resources will keep being wasted in following the latest fashion, rather than in making people get out of a life of poverty and high risk

A thorough rethinking of the whole field of Development and Development Studies is in order